2008/02/26

Il complotti dei cavi tranciati, seconda parte

I cavi tranciati rivelano i corti circuiti della mente


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Non sarà a prova di attacco nucleare, ma se la cava benino, questa Internet. I cavi intercontinentali di telecomunicazione misteriosamente tranciati di recente hanno rallentato ma non fermato le comunicazioni. A questo proposito, si è scatenata una ridda di ipotesi di complotto, alimentate dall'apparente coincidenza di questi tranciamenti e da alcuni articoli che davano per certo il sabotaggio sulla base di una dichiarazione di un funzionario dell'ITU (International Telecommunication Union), Sami al-Murshed, che ha semplicemente detto che al momento non è escluso il sabotaggio.

La faccenda si sta trasformando in realtà in una bella dimostrazione di come la mente umana (e la dinamica dei media) sia strutturata per creare associazioni e notare coincidenze anche dove non ce ne sono. Infatti soltanto i primi due tranciamenti hanno causato disturbi significativi, e secondo le indagini di Wired si tratta di eventi assai più frequenti di quel che si pensa: ne capita mediamente uno ogni tre giorni, tanto che ci sono in giro ben venticinque navi che non fanno altro che riparare questi cavi, ma non ce ne accorgiamo neanche perché il traffico viene dirottato in modo trasparente.

Ma sono bastati i primi due eventi per rendere degni di segnalazione anche tutti i più piccoli eventi che prima sarebbero passati inosservati: per esempio, il cavo fra Das e Haloul non era stato affatto tranciato, ma aveva subito un problema di alimentazione, e la causa del danno al cavo Falcon è stata identificata: un'ancora abbandonata, del peso di circa sei tonnellate.

Certo, restano ancora da diagnosticare le cause degli altri guasti, ma prima di gridare alla cospirazione è meglio attendere i dati concreti.

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