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2019/06/25

La maledizione dei connettori USB

Questo articolo è il testo, leggermente ampliato, del mio podcast settimanale La Rete in tre minuti su @RadioInblu, in onda ogni martedì alle 9:03 e alle 17:03. 

Sarà capitato anche a voi. Prendete una chiavetta USB, tentate di inserirla nell’apposita presa di un computer e scoprite che non entra. Così la capovolgete, nella speranza di orientarla correttamente, e scoprite che non entra lo stesso. La capovolgete ancora, rimettendola nella posizione iniziale... ed entra perfettamente.

La maledizione dei connettori USB, che hanno due soli modi possibili di inserimento ma puntualmente entrano soltanto al terzo tentativo, è un tormentone dell’informatica, un’assurdità tecnologica che ha prodotto non solo innumerevoli esasperazioni ma anche numerosissimi memi e parodie. Cose del tipo “Hai inserito una chiavetta USB al primo colpo? Oggi sei invincibile.”

Per capire come mai questa particolarità affligge soltanto questo tipo di connettore ma non tutti gli altri che si usano in informatica bisogna risalire alle sue origini. Se vi siete mai chiesti chi mai può aver progettato un connettore così bizzarro, la risposta è Ajay Bhatt, direttore del gruppo di lavoro presso la Intel che creò lo standard USB nel 1994 e lo pubblicò nel 1996.

Bhatt era consapevole del problema del connettore non invertibile: anzi, fu una scelta ben precisa, fatta per ridurre i costi e facilitare l’adozione di questo standard di collegamento per dispositivi. Oggi i connettori USB sono ovunque, ma al loro esordio non era affatto così: nei computer c’erano connettori di ogni genere, quasi sempre incompatibili tra loro, e l’USB fu concepito proprio per eliminare queste incompatibilità. Invece di avere nei computer una porta per la stampante, una per il mouse, una per lo scanner e una per i dischi esterni, con l’USB sarebbe stato possibile collegare qualunque dispositivo a qualunque porta. La U di USB, infatti, sta per Universal.

Per convincere tutti i fabbricanti di computer ad adottare lo standard USB era quindi importante che fosse semplice e costasse poco. Renderlo invertibile avrebbe aumentato i suoi cablaggi e le saldature necessarie e avrebbe quindi aumentato i suoi costi, e quindi fu scelto il compromesso di avere un senso obbligato di inserimento. Anche la forma rettangolare fu adottata per contenere i costi rispetto a una sagoma circolare o asimmetrica.

Non va dimenticato che rispetto alla giungla di connettori differenti che c’era prima, l’USB era un enorme passo avanti e quindi a quei tempi il disagio sembrava più che accettabile. Se vi ricordate com’erano fatte le porte SCSI, seriali o parallele, con le loro viti o clip di serraggio e i loro ingombri mastodontici, le ragioni della scelta di Ajay Bhatt diventano parecchio più comprensibili.

Apple, con il suo iMac, fu il primo grande fabbricante ad adottare le porte USB come standard nel 1998; gli altri seguirono a ruota, e il resto è storia. Lo standard USB è oggi ovunque e si è evoluto: è diventato più veloce e, con la versione C, è ora finalmente reversibile.

Se volete diventare abilissimi inseritori di chiavette USB al primo colpo, il trucco è semplice: guardate dentro il connettore e la presa prima di collegarli e scoprirete che hanno un verso di inserimento abbastanza evidente. Sarete invincibili.

Cronache di Starmus: lunedì. Il concerto e gli astronauti

Il primo giorno dello Starmus Festival è interamente dedicato alla cerimonia di consegna della Medaglia Stephen Hawking e al concerto che vede insieme Hans Zimmer, Steve Vai, Brian May, Rick Wakeman e la violinista Rusanda Panfili. Come supporter, Chris Hadfield, l’astronauta canadese che aveva cantato Space Oddity nello spazio in un video memorabile e l’ha ricantata dal vivo stasera.

Fra il pubblico, insieme a noi, sette astronauti veterani delle missioni lunari.

Questa è la storia di questa incredibile serata, raccontata per ora attraverso i tweet che sono riuscito a fare nonostante l’emozione. Per ora è un po’ caotica e fuori sequenza, man mano che raccolgo le foto e gli appunti: troverete qui aggiornamenti nelle prossime ore.

Prima dell’inizio ufficiale arrivano artisti e astronauti, e la ressa dei fotografi è micidiale, ma io e Anna, la videomaker della RSI che copre l’evento, riusciamo a piazzarci decentemente e portarvi qualche foto (i video verranno trasmessi dalla RSI prossimamente).



Arriva Brian May, e i fotografi sono tutti per lui, ma chi conosce l’astronautica riconosce volti familiari, come quello dell’astronauta Shuttle e ISS statunitense Nicole Stott.


Per non parlare di questi signori:

Da sinistra: Charlie Duke, Rusty Schweickart, Walt Cunningham, Al Worden. Tutti astronauti del programma Apollo.


Brian May e l’astronauta britannico Tim Peake.

La sala principale della Samsung Hall.

Accompagnata dalla magnifica musica della 21st Century Symphony Orchestra e da nientemeno che Rick Wakeman, inizia la cerimonia di consegna delle Medaglie Stephen Hawking, che per la prima volta avviene in memoria, e non più in presenza, del fisico britannico.



Brian May presenta la Medaglia Hawking.

Parla il presidente dell’Armenia, Armen Sarkissian, che è un fisico prestato alla politica, e invita tutti in Armenia per la prossima edizione di Starmus. Anche Tony Fadell, creatore dell’iPod e di varie generazioni di iPhone, e Carlos Moedas, Commissario UE per la Scienza, Ricerca e Innovazione, tengono discorso brevi, intensi e appassionanti, ispirati e riferiti alla prima fila straordinaria di astronauti Apollo che li ascoltano.

Poi a sorpresa, così, arriva Peter Gabriel. Perché a Starmus succedono spesso cose come queste.











Pubblico in piedi per Buzz Aldrin, 90 anni, una carriera dedicata alla comunicazione scientifica dopo Apollo 11.


Poi comincia il concerto vero e proprio, presentato da Kip Thorne, e scusate se è poco.



















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2019/06/23

Cronache di Starmus: prologo

Ultimo aggiornamento: 2019/06/24 13:10.

Come preannunciato, sono a Zurigo per lo Starmus Festival (Starmus.com) per farne la cronaca per la Radiotelevisione Svizzera e anche per voi.

Con la Dama del Maniero e la nostra amica Elena, entrambe appassionate di scienza e musica, ho fatto un viaggio interamente elettrico: oltre al treno che ci ha portati da Lugano a qui, siamo partiti dal Maniero per raggiungere la stazione con una splendida Tesla Model 3 (grazie a Marco che ci ha portati).



Starmus non è ancora cominciato per il pubblico, ma gli addetti ai lavori si stanno già dando da fare. Chase Masterson, nota ai Trekker come Leeta di Star Trek: Deep Space Nine, è co-conduttrice di una delle serate-concerto e ha pubblicato questa chicca: Brian May che prova Who Wants to Live Forever insieme a Hans Zimmer (se la foto nel tweet non è più visibile, vuol dire che è stata rimossa da Chase).

Il primo appuntamento è per domani sera alle 19:30 alla Samsung Hall, dove ci sarà la cerimonia di consegna della Medaglia Stephen Hawking per la comunicazione scientifica, seguita dal concerto di Hans Zimmer “Once Upon a time on the Moon“ dedicato alle missioni Apollo e a chi le rese possibili. Gli ospiti del concerto includeranno Brian May, Rick Wakeman, Steve Vai, Kip Thorne e Paul Franklin. Il programma della serata è questo; quello generale è qui. Se l’emozione non mi paralizza, cercherò di fare una podcast-cronaca dell’evento. Intanto potete ascoltare il mio servizio per la RSI, con interventi di Brian May e Claude Nicollier, nel terzo blocco de Il Quinto Elemento, da 32:30.

Se vi sta venendo l’acquolina, siete ancora in tempo per partecipare (anche tramite Ticketcorner): non capiterà facilmente di ritrovare insieme così tanti artisti e astronauti. E se fate il conto di quanta gente straordinaria e quante conferenze vedrete anche con un biglietto giornaliero, non è più caro di tante partite o concerti di tutt’altro spessore.

23:15. Intanto è arrivato anche Buzz Aldrin, la cui presenza era stata annunciata a sorpresa di recente ma era ancora incerta, tanto che nel programma non ha ancora uno spazio tutto suo. E così due su tre degli astronauti di Apollo 11 sono qui. Il terzo, Neil Armstrong, purtroppo non è più con noi dal 2012.

23:40. Prima foto di Aldrin a Starmus:
In primo piano: a sinistra, Garik Israelian; a destra, Buzz Aldrin. Credit: David Eicher.


2019/06/24 11:30

A Starmus c'è Mission Moon 3D, il libro di foto 3D spaziali di Brian May, da sempre appassionato di stereoscopia. Ce l’ho, ed è splendido.




Intanto sono arrivati un po’ di astronauti:



Ecco la foto in dettaglio:
Al podio, Garik Israelian; da sinistra, Harrison Schmitt (Apollo 17), Charlie Duke (Apollo 16), Al Worden (Apollo 15), Buzz Aldrin (Apollo 11), Rusty Schweickart (Apollo 9), Walt Cunningham (Apollo 7).

A sinistra, gli artisti e gli scienziati. Credit: Rodri Van Click.

2019/06/21

“Moonscape” citato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica

L’INAF ha segnalato il mio documentario libero e gratuito Moonscape, che ricostruisce i primi passi dell’umanità sulla Luna. Gli ha anche dedicato un video:



Queste sono soddisfazioni che nessun lunacomplottista avrà mai. Visto che Moonscape esiste grazie anche alle vostre donazioni e al vostro lavoro, datevi anche voi una pacca sulla spalla.

Puntata del Disinformatico RSI del 2019/06/21

È disponibile la puntata di oggi, 21 giugno, del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotto da me insieme a Luca “Paltrax” Paltrinieri.

La versione podcast solo audio (circa 24 minuti) è scaricabile da questa sezione del sito RSI (link diretto alla puntata), qui su iTunes (per dispositivi compatibili) e tramite le app RSI (iOS/Android) o su TuneIn; la versione video (musica inclusa) sarà nella sezione La radio da guardare del sito della RSI ed è incorporata qui sotto.

Buona visione e buon ascolto!