Cerca nel blog

2020/04/03

Bufale e fake news sul coronavirus alla TV svizzera

Ieri sera è andato in onda uno speciale della Radiotelevisione Svizzera dedicato alla situazione della pandemia in corso, particolarmente per quanto riguarda il Canton Ticino.

La puntata è ovviamente dedicata soprattutto al personale sanitario, che è in prima linea in questa lotta, ma ho partecipato anch’io insieme al collega e amico debunker David Puente (da 1:15:20) per quel che riguarda la disinformazione sul coronavirus che viene veicolata dagli utenti via Internet, anche qui in Svizzera. L’avvocato Gianluca Padlina spiega quali possono essere le conseguenze legali della diffusione di notizie false.

Il mio spettinatissimo intervento è stato registrato a metà marzo: è per questo che mi vedete in un video ripreso in esterni da un operatore invece che in un collegamento in video streaming. C’è anche una piccola clip di mie raccomandazioni.

Parliamo di Internet delle Cose e pandemia

Pochi giorni fa, il 30 marzo, sono stato ospite di Nicola Colotti alla Rete Uno della Radiotelevisione Svizzera nel programma Millevoci, intitolato Internet delle…cose che ci tengono connessi con gli altri: dove e come corrono i (big)dati dell’emergenza pandemia, insieme con Alessandro Longo, giornalista direttore del portale Agenda Digitale; Walter Quattrociocchi, Direttore del Laboratorio di Data Science and Complexity all’Università di Venezia; e Angelo Consoli, responsabile del laboratorio di Cyber Security della SUPSI.

Se volete riascoltare il programma, è disponibile in streaming qui.

Puntata del Disinformatico RSI del 2020/04/03 (in diretta dal Maniero Digitale)

È disponibile la puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotta da me insieme a Francesca Margiotta restando in “distanziamento sociale”: io al Maniero Digitale e lei in studio. Non c’è streaming video.

Podcast solo audio: link diretto alla puntata.

Argomenti trattati: link diretto.

Podcast audio precedenti: archivio sul sito RSI, archivio su iTunes e archivio su TuneIn, archivio su Spotify.

App RSI (iOS/Android): qui.

Video: stavolta non c’è.

Archivio dei video precedenti: La radio da guardare sul sito della RSI.

Buona visione e buon ascolto!

Trova una falla in iPhone, iPad e Mac, incassa 75.000 dollari

Cose da fare quando sei chiuso in casa: guadagnare 75.000 dollari, e farlo legalmente. È quello che è riuscito a fare un ricercatore di sicurezza, Ryan Pickren, che ha scoperto una serie di falle tecniche che consentivano di prendere il controllo da remoto della telecamera degli iPhone, degli iPad e dei laptop Apple.

In Safari, il browser di Apple, c’erano infatti ben sette vulnerabilità (CVE-2020-3852, CVE-2020-3864, CVE-2020-3865, CVE-2020-3885, CVE-2020-3887, CVE-2020-9784 e CVE-2020-9787). Concatenandone tre in modo astuto e corretto, permettevano a un sito ostile di accedere alla telecamera e al microfono della vittima, due delle risorse che Apple protegge maggiormente per ovvie ragioni.

Tutto quello che doveva fare la vittima era aver autorizzato in precedenza l’uso della telecamera e del microfono da parte di una qualsiasi app di Apple, cosa che fanno praticamente tutti, e visitare il sito ostile con Safari (cosa facilissima da ottenere con un classico messaggio “clicca qui per vincere un premio” o simile).

Pickren ha segnalato il problema con la massima discrezione ad Apple, che ha un bug bounty, ossia un programma di ricompense per chi segnala in maniera responsabile i difetti dei suoi prodotti, e l’azienda lo ha ringraziato dandogli appunto 75.000 dollari.

Niente panico: le falle più gravi sono state risolte dalle versione 13.0.5 in poi di Safari, uscita a fine gennaio, e le altre sono state messe a posto con Safari 13.1 a fine marzo. Se non avete ancora aggiornato Safari, fatelo.

Se vi interessano i dettagli tecnici delle scoperte di Pickren, li trovate qui in versione estesa e qui in sintesi.

Perché si fa incetta di carta igienica durante le crisi mondiali?

Sistematicamente, durante ogni evento drammatico di portata mondiale, dalle guerre ai terremoti alle pandemie, i media ci propongono scene di accaparramento nei supermercati. In tutto il mondo, in queste scene c’è un prodotto immancabile: la carta igienica. Perché?

Sono state presentate numerose teorie psicologiche per giustificare questo strano comportamento, dal bisogno di fare un gesto che dia una sensazione di controllo della situazione allo spirito imitativo, per cui vediamo qualcuno fare scorta di carta igienica e quindi tendiamo a fare altrettanto.

Ma ci sono anche alcune spiegazioni che hanno poco a che fare con la psicologia e molto con la creazione di miti e disinformazione.

Una teoria, proposta per esempio dalla ricercatrice di comportamenti dei consumatori Kit Yarrow su Ars Technica, è che la sparizione della carta igienica sia in realtà un fenomeno mediatico: riceviamo la maggior parte delle informazioni in forma visiva, e quindi un oggetto ingombrante e vistoso come un pacco di carta igienica spicca di più rispetto a una scatoletta di tonno, sia nel carrello della spesa pieno, sia come spazio vuoto sugli scaffali, e quindi finiscono per essere privilegiate le immagini di carta igienica. Il consumatore con il megapacco da trentadue rotoli sottobraccio è sicuramente più fotogenico di un cliente con otto scatole di spaghetti o penne lisce.

Queste immagini sono incoraggiate nei media anche dall’aspetto leggermente ridicolo e assurdo dell’incetta di carta igienica rispetto a una più sensata scorta di zucchero, detersivo o disinfettante per le mani.

Il fenomeno, insomma, sarebbe una creazione dei media. Quasi una fake news.

Un’altra teoria si basa su un’osservazione ancora più concreta, e vale in particolare per il momento che stiamo vivendo: l’improvviso cambiamento delle nostre abitudini, con un’ampia fetta della popolazione che rimane in casa invece di andare a scuola o al lavoro, ha come conseguenza il fatto che si consuma più carta igienica a casa (circa il 40% in più) e molta meno nei luoghi pubblici, e la produzione per questi due settori segue filiere completamente separate: piccoli pacchi di carta di elevata qualità da una parte, grandi rotoli di qualità più industriale consegnati su pallet dall’altra, spesso prodotti da aziende distinte.

Questo causerebbe un effettivo aumento della necessità di carta igienica per uso domestico e spiegherebbe il momentaneo svuotamento degli scaffali mentre la produzione si adegua all’aumento di domanda domestica e al calo di quella di scuole, uffici, stadi, aeroporti, stazioni, autogrill, ristoranti e altro ancora.

Oltretutto le grandi dimensioni dei pacchi di carta igienica al supermercato comportano il fatto che bastano pochi acquisti in più per svuotare uno scaffale di carta; questo non vale, invece, per altri prodotti ben più compatti.

Se almeno una di queste teorie è valida, possiamo smettere di dare la colpa di queste momentanee penurie alla stupidità del genere umano. Però ammettiamolo: la tesi della stupidità dava più soddisfazione.