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2020/01/25

Italia Oggi: un giornale di economia ha problemi a sommare cinque numeri

Molti colleghi mi rimproverano di trattarli male e di generalizzare eccessivamente quando dico che con pochissime eccezioni, il metodo redazionale del giornalismo italiano è uno schifo diffuso. Controlli inesistenti, titolisti inetti, articolisti incompetenti. Dai, mi dicono, non può essere così grave.

Il 21 gennaio scorso Italia Oggi, un giornale specializzato in notizie di economia, ha pubblicato un articolo intitolato Le tasse etiche valgono 13 mld, a firma di Giuliano Mandolesi.

Peccato che la cifra di 13 miliardi sia stata ottenuta includendo nel calcolo il valore numerico dell‘anno. Su un giornale di economia.


Si potrebbe pensare a una tabellina confezionata in fretta dallo stagista sottopagato che non s’è accorto di aver incluso l’anno nella somma di Excel, e a un titolista che non ha controllato e ha sommato i totali per arrivare a 13 miliardi e alla media di 3,4 miliardi l’anno, e già questo sarebbe sintomo di una redazione popolata da persone che lavorano a cervello spento, senza chiedersi come possano mai quei cinque numeri fare oltre 3000 di somma.

Ma Mandolesi ha citato il totale nell’articolo (“oltre 13 miliardi di euro nel prossimo quadriennio con una media di circa 3,4 miliardi all’anno”, scrive) e ha ribadito e citato in un suo tweet una delle somme clamorosamente sbagliate:



Cito:

“@marattin mi sento tirato in ballo visto che si tratta di un mio articolo su @ItaliaOggi

I dati sono della relazione tecnica (cialtronate????)

3,154 mld il 2020 pic.twitter.com/3HkL7HIVZJ”

Sarà interessante vedere quale sarà la reazione del giornale e del giornalista. Nel frattempo ringrazio Valerio Minnella per avermi segnalato questa perla.


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2020/01/24

Puntata del Disinformatico RSI del 2020/01/24

È disponibile la puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotta da me insieme a Tiki.

Podcast solo audio: link diretto alla puntata.

Argomenti trattati: link diretto.

Podcast audio precedenti: archivio sul sito RSI, archivio su iTunes e archivio su TuneIn, archivio su Spotify.

App RSI (iOS/Android): qui.

Video: lo trovate qui sotto.

Archivio dei video precedenti: La radio da guardare sul sito della RSI.

Buona visione e buon ascolto! La prossima puntata andrà in onda il 14 febbraio.


Torna l’hacker di buon cuore che ti pulisce il computer infetto. Forse

phorpiex-malware-uninstall.jpgDi solito si parla di intrusi informatici in senso negativo: malfattori che entrano nei computer altrui per fare danno. E poi ci sono quelli che fanno comparire sullo schermo falsi avvisi di infezione, per scherzo o per estorcere denaro. Ma stavolta non è così.

Numerosi utenti, segnala ZDnet, stanno ricevendo sui propri schermi un allarme sullo schermo che chiede educatamente, con tanto di “Please”, di installare un antivirus e aggiornare il computer.

Gli artefici di questo avviso, secondo le prime analisi, sono degli hacker buoni, che stanno rilevando via Internet la presenza del malware Phorpiex sui computer altrui e stanno quindi mettendo in guardia gli utenti di questi computer. Probabilmente questi hacker samaritani hanno preso possesso della rete di controllo di questo malware e la stanno usando per allertare le sue vittime.

Phorpiex è un malware usato per disseminare spam: infetta i computer Windows e li usa come punti di distribuzione di enormi campagne di mail pubblicitarie indesiderate, pagate da altri gruppi criminali. Secondo Check Point, questo genere di attività ha fruttato in passato 115.000 dollari in cinque mesi. La posta in gioco è insomma piuttosto alta.

Cartelloni pubblicitari digitali vulnerabili anche a Lugano

I cartelloni pubblicitari digitali sono molto pratici: niente carta da stampare e incollare, colori sempre nitidi, possibilità di animazioni e soprattutto aggiornamenti facilissimi senza dover scollare il poster precedente e attaccare quello nuovo.

Ma questa praticità richiede anche alcune attenzioni alla sicurezza che non tutti stanno applicando: sono arrivate segnalazioni, anche da Lugano, di cartelloni pubblicitari sui quali è comparsa la schermata di TeamViewer, un programma per la manutenzione remota, con tanto di nome utente e password in vista.

Come è possibile? Questi cartelloni sono in sostanza dei monitor collegati a normali computer Windows e comandati da remoto via Internet usando applicazioni come appunto TeamViewer. Se l’operatore addetto agli aggiornamenti non sta attento, la finestra di gestione di TeamViewer viene visualizzata sul cartellone e quindi diventa visibile a qualunque passante, potenzialmente con tutti i dati necessari per prenderne il controllo e proiettarvi qualunque cosa.

La soluzione più semplice e affidabile sarebbe avere un comando remoto di spegnimento del monitor/cartellone, in modo da spegnerlo durante le attività di manutenzione, e magari una webcam che permette all’operatore remoto di vedere cosa viene mostrato al pubblico. Ma queste cose costano, e quindi spesso la sicurezza viene tralasciata in cambio di un risparmio che potrebbe costare caro qualora qualcuno decidesse di approfittare della situazione.

Usate ancora Internet Explorer? Meglio smettere

Lo so che sembra il classico annuncio-bufala che gira nelle catene di Sant’Antonio, ma stavolta è vero che Microsoft ha pubblicato un avviso che segnala un difetto importante nella sicurezza di Internet Explorer (CVE-2020-0674), che permette a un aggressore di prendere il controllo del computer della vittima, per esempio installando programmi, leggendo i dati oppure cambiandoli o cancellandoli.

L’attacco richiede soltanto che la vittima venga indotta a visitare un sito Web appositamente confezionato.

Il difetto al momento non ha un rimedio sotto forma di aggiornamento correttivo, ma Microsoft dice che ci sta lavorando. L’azienda precisa inoltre di aver già rilevato casi di attacco mirato che sfruttano questa falla.

La soluzione, per il momento, è semplice: non usare Internet Explorer per accedere a siti Internet e sostituirlo con qualunque altro browser, come Firefox, Google Chrome, Opera o Edge della stessa Microsoft.