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2022/10/03

Antibufala mini: “Acquista un Suv elettrico da 80.000 euro e scopre che per ricaricarlo in garage servono più di 4 giorni” (bufala)

Mi sono arrivate parecchie segnalazioni a proposito di un articolo pubblicato da Il Gazzettino e Leggo e firmato da Angela Casano (copia permanente; copia permanente). L’articolo titola “Acquista un Suv elettrico da 80.000 euro e scopre che per ricaricarlo in garage servono più di 4 giorni”, ma è ingannevole: non è affatto vero che normalmente serve così tanto tempo.

La giornalista non ha incluso nel suo articolo il link al video che descrive (un’omissione frequentissima nel giornalismo online), rendendo impossibile al lettore qualunque approfondimento, ma grazie a @Ruggio81, che ha trovato il video in questione, si può capire come stanno realmente le cose.

Il video citato e descritto da Angela Casano non mostra alcuna scoperta improvvisa da parte di un utente particolarmente sprovveduto (come suggerisce il titolo) ma presenta semplicemente un esperimento, pubblicato oltretutto su un canale YouTube dedicato alle auto elettriche e quindi competente in materia, che ha dato risposta a una semplice curiosità: quella di vedere quanto ci vorrebbe a caricare un veicolo elefantiaco (oltre 4 tonnellate) che ha una batteria enorme, da ben 212 kWh (il triplo di un’auto elettrica normale), se si volesse usare una comune presa domestica statunitense (a 110 V) e un caricatore mobile. Tutto qui. 

Alle colonnine rapide da 350 kW, un Hummer elettrico aggiunge, secondo il costruttore, 100 miglia (160 km) di autonomia in 10 minuti. Resta il fatto che usare su strada un veicolo del genere è la totale antitesi dell’efficienza e dell’attenzione per l’ambiente che invece una normale auto elettrica consente.

 

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o altri metodi.

2022/10/01

Chi c’è nello spazio? Aggiornamento 2022/09/30

Mi capita spesso di dover fare il punto della situazione di chi è nello spazio o ci deve andare o ne deve tornare, per cui inauguro oggi questa rubrica di mini-post riepilogativi. Magari possono essere utili a qualcuno.

Stazione Spaziale Internazionale

Kjell Lindgren (NASA) (dal 2022/04/27)

Bob Hines (NASA) (dal 2022/04/27)

Jessica Watkins (NASA) (dal 2022/04/27)

Samantha Cristoforetti (ESA) (dal 2022/04/27; comandante dal 2022/09/28)

Francisco Rubio (NASA) (dal 2022/09/21)

Sergei Prokopyev (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Dmitri Petelin (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Stazione Nazionale Cinese

Chen Dong (dal 2022/06/05)

Liu Yang (dal 2022/06/05)

Cai Xuzhe (dal 2022/06/05)

Altri voli spaziali umani in corso

Nessuno

Prossimi lanci di equipaggi

Crew-5 (SpaceX Crew Dragon Endurance): Nicole Mann (NASA), Josh Cassada (NASA), Koichi Wakata (JAXA), Anna Kikina (Roscosmos). Non prima del 2022/10/5 alle 12 EDT, rampa 39A, Kennedy Space Center, Florida. Attracco alla ISS alle 4.57 EDT del 2022/10/6.

Prossimi rientri di equipaggi

Crew-4 (SpaceX Crew Dragon): Kjell Lindgren (NASA), Bob Hines (NASA), Jessica Watkins (NASA), Samantha Cristoforetti (ESA). Non prima del 2022/10/10.

Fonti: Whoisinspace.com, NASA; Spaceflightnow.com; NASA.

2022/09/30

Allora, quando parte Artemis I?

Secondo il bollettino NASA più recente (30 settembre), Artemis I non partirà prima del periodo fra il 12 e il 27 novembre.

Teams at NASA’s Kennedy Space Center in Florida conducted initial inspections Friday to assess potential impacts from Hurricane Ian. There was no damage to Artemis flight hardware, and facilities are in good shape with only minor water intrusion identified in a few locations. Next, engineers will extend access platforms around the Space Launch System rocket and Orion spacecraft inside the Vehicle Assembly Building (VAB) to prepare for additional inspections and start preparation for the next launch attempt, including retesting the flight termination system.

As teams complete post-storm recovery operations, NASA has determined it will focus Artemis I launch planning efforts on the launch period that opens Nov. 12 and closes Nov. 27. Over the coming days, managers will assess the scope of work to perform while in the VAB and identify a specific date for the next launch attempt. Focusing efforts on the November launch period allows time for employees at Kennedy to address the needs of their families and homes after the storm and for teams to identify additional checkouts needed before returning to the pad for launch.

Podcast RSI - WhatsApp da aggiornare; intelligenze artificiali scatenate, fra Star Wars, K-Pop e truffatori

logo del Disinformatico

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) e qui sotto.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite feed RSS, iTunes, Google Podcasts e Spotify.

Buon ascolto, e se vi interessano i testi e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto.

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2022/09/29

DALL-E diventa libero e gratuito: immagini sintetiche per tutti

DALL-E, uno dei più popolari e potenti generatori di immagini basati sull’intelligenza artificiale, è da pochi giorni finalmente accessibile a chiunque. 

Dal 28 settembre scorso, infatti, è stata disattivata la restrizione che consentiva l’uso di questo generatore solo a chi riceveva un ambitissimo invito.

Ora è sufficiente creare un account gratuito sul sito di DALL-E e dare un indirizzo di mail e un numero di telefonino sul quale ricevere un codice di autorizzazione. Fatto questo, si può cominciare subito a usare questo software per generare immagini in alta risoluzione (1024x1024 pixel, come quella qui accanto) semplicemente digitando una descrizione testuale in inglese (“two cats holding hands, photoreal”). Potete provare anche con l’italiano; a volte funziona lo stesso. Più è ricca e dettagliata la descrizione, più sono belle e calzanti le immagini generate. 

DALL-E consente anche il cosiddetto outpainting, ossia l’estensione del contorno di un’immagine esistente, e la modifica e combinazione di immagini.

Il servizio di base è gratuito e offre 50 generazioni per il primo mese e 15 per i mesi successivi. Se si vogliono generare altre immagini oltre a quelle incluse gratuitamente ogni mese, si possono acquistare pacchetti di 115 generazioni a 15 dollari. Vale la pena di provarlo, perché i risultati sono impressionanti e in questo caso è proprio vero che un’immagine vale mille parole di descrizione.

Il truffator truffato: intelligenza artificiale contro stupidità naturale

Lo scambaiting è l’arte informatica di prendere in giro i truffatori online facendo leva sulla loro avidità. Questi truffatori senza scrupoli telefonano alle persone vulnerabili spacciandosi per l’assistenza tecnica di Microsoft o per qualche altra autorità, mettono in ansia la vittima dicendo che il suo computer sta disseminando virus e causando danni, e si offrono di risolvere il presunto problema. Con questa scusa entrano nel computer della vittima e lo infettano oppure si fanno pagare per il servizio di falsa assistenza tecnica.

Ma ci sono persone che si sostituiscono a queste vittime, chiamano i numeri di telefono dei truffatori e dialogano con loro, fingendosi ingenui e facendo perdere loro tanto tempo con mille scuse e altrettanti pretesti: sono appunto gli scambaiter. Il termine significa grosso modo “persona che fa da esca per un truffatore”. I truffatori, allettati dall’idea di aver trovato una vittima da spennare, sono disposti a sopportare enormi perdite di tempo e non si rendono conto di essere presi in giro. 

Questa tecnica riduce il tasso di efficacia dei truffatori tenendoli impegnati invano, ma ha un difetto: anche lo scambaiter deve investire altrettanto tempo. Per mantenersi e avere quel tempo libero, molti scambaiter creano canali YouTube nei quali pubblicano le registrazioni delle loro attività, che sono spesso ricche di momenti divertenti, e quindi monetizzano attraverso le pubblicità il tempo che investono.

Uno di questi scambaiter e YouTuber, che si fa chiamare Kitboga e opera dagli Stati Uniti, dice di aver trovato una soluzione che riduce moltissimo il tempo che deve dedicare al contrasto dei truffatori; usare un software di intelligenza artificiale per creare un chatbot vocale, ossia una sorta di interlocutore virtuale che converte in testo quello che viene detto dal truffatore al telefono, ne estrae le parole chiave e genera un testo di risposta pertinente, che viene letto e intonato dalla sintesi vocale.

 In altre parole, il truffatore dialoga con un computer ma ha l’impressione di essere alle prese con una vittima in carne e ossa. In questo modo il computer può passare ore a tenere in ballo il truffatore mentre lo scambaiter fa tutt’altro.

Stando a Kitboga, che al momento non ha fornito documentazione a supporto dei suoi video nei quali mostra la sua intelligenza artificiale all’opera, il suo software è in grado di far perdere quantità industriali di tempo ai truffatori, attingendo a un repertorio di scuse esasperanti, come per esempio fingere di non aver capito cosa è stato detto o chiedere insistentemente di parlare con un superiore, ed è capace di convincere i truffatori addirittura a dargli le loro coordinate bancarie. Gli imbroglioni, infatti, credono di aver a che fare con una vittima ingenua che è pronta a mandare loro dei soldi, e quindi devono fornire delle coordinate per il versamento.

Una volta ottenute le coordinate bancarie, Kitboga dice che le segnala agli esperti antifrode delle banche, che provvedono a bloccare i conti, ostacolando così le attività criminali dei truffatori. I suoi video sono divertenti, perché mostrano quanto i malviventi siano accecati dalla propria avidità e siano così ansiosi di mettere a segno il loro reato da sopportare conversazioni lunghissime ed estenuanti senza rendersi conto che stanno parlando con un programma automatico o con un burlone.

Comunque stiano le cose nel caso specifico, l’idea di creare un software di intelligenza artificiale che tenga impegnati i truffatori e riesca a farsi dare da loro le coordinate dei loro conti, per poi farli bloccare, è molto interessante e potrebbe contribuire a scoraggiare questo tipo di crimine rendendolo troppo oneroso e stressante. Perlomeno fino al momento in cui anche i truffatori si equipaggeranno con intelligenze artificiali da usare al posto dei telefonisti in carne e ossa.

Nel frattempo, queste truffe continuano a colpire vittime reali in tutto il mondo, per cui se ricevete chiamate da persone che dicono di rappresentare l’assistenza tecnica di Microsoft o di qualunque altro nome noto del settore e vi chiedono di dare dei comandi al vostro computer, non fatelo e riagganciate subito. E fate sapere anche ai vostri familiari e colleghi dell’esistenza di queste truffe, in modo che siano pronti a reagire correttamente quando verranno presi di mira dai criminali.

Darth Vader diventa immortale. O perlomeno lo diventa la sua voce

“No. Io sono tuo padre.” È una delle battute di dialogo più celebri della storia del cinema, detta da Darth Vader a Luke Skywalker ne L’Impero colpisce ancora e resa memorabile dal doppiaggio italiano di Massimo Foschi. 

La voce originale inglese di Darth Vader (“No. I am your father”) è però quella inconfondibile di James Earl Jones. E ora, grazie all’intelligenza artificiale che sta facendo capolino davvero dappertutto in questo periodo, quella voce diventerà immortale.

 

James Earl Jones, infatti, ha ormai 91 anni, e la sua voce è cambiata parecchio rispetto a quella che aveva all’epoca della trilogia originale di Star Wars, fra il 1977 e il 1983. Però il personaggio di Darth Vader è uno dei protagonisti di una nuova miniserie televisiva, Obi-Wan Kenobi, ambientata nello stesso periodo di quella trilogia, e quindi è nato il problema di dargli una voce conforme a quell’originale.

Nel doppiaggio in lingua italiana siamo abbastanza abituati al fatto che questo problema si risolve semplicemente cambiando doppiatore, e infatti nella nuova miniserie Darth Vader è doppiato da Luca Ward.

Niente da dire per quanto riguarda recitazione e qualità di entrambi i doppiatori, ma rimane il fatto che sono due voci differenti. Nell’originale, invece, sono uguali.

La voce inglese di Darth Vader nella nuova miniserie è infatti ancora quella di James Earl Jones; anzi, è quella del giovane James Earl Jones.

Questo risultato, secondo quanto pubblicato dalla rivista Vanity Fair, è stato ottenuto grazie al fatto che le battute del personaggio non sono state recitate direttamente da Jones di persona, ma sono state pronunciate da una voce sintetica basata su quella di Jones. 

Un software di intelligenza artificiale ha infatti analizzato un vasto campionario di registrazioni giovanili dell’attore e ha “imparato”, per così dire, a parlare come lui, e poi Bogdan Belyaev, uno specialista di un’azienda ucraina, Respeecher, ha scelto la cadenza e l’intonazione di ogni singola parola e frase, completando il lavoro proprio nei giorni iniziali dell’invasione russa del suo paese.

L’effetto finale è talmente realistico che moltissimi spettatori non si sono accorti che Darth Vader parla con una voce sintetica. Probabilmente questo successo è dovuto almeno in parte al fatto che il personaggio ha comunque una voce metallica e artificiale perché, per dirla con le parole di Obi-Wan Kenobi in Il Ritorno dello Jedi, Darth Vader “è più una macchina, ora, che un uomo.” Ma di fatto è un successo che segna un punto di svolta.

James Earl Jones ha dato il proprio consenso esplicito al campionamento e allo sfruttamento della sua voce con questo sistema, già usato anche per “ringiovanire” un altro attore, Mark Hamill, quello che interpreta Luke Skywalker e che compare in un’altra miniserie di Star Wars. Ma viene da chiedersi come reagiranno gli attori, e soprattutto i doppiatori, all’idea che la loro voce possa essere registrata una sola volta e poi riutilizzata all’infinito per interpretare nuovi ruoli. La tecnologia rischia di renderli disoccupati, ma al tempo stesso crea nuove opportunità di lavoro per altri artisti digitali come Bogdan Belyaev e i suoi colleghi, che sono grandi fan di Star Wars e orgogliosi di contribuire alla loro saga preferita con la loro competenza informatica.

Per citare Darth Vader: “Non essere troppo fiero di questo terrore tecnologico che hai costruito.”

 

Fonti aggiuntive: Lega Nerd, The Register, BBC.

Intelligenza artificiale per il riconoscimento di voci in ambienti rumorosi: Whisper

Il riconoscimento vocale oggigiorno funziona piuttosto bene quando la voce è scandita chiaramente e non c’è rumore di sottofondo, ma fallisce miseramente se chi parla si mangia un po’ le parole, ha un accento molto marcato oppure si trova in un ambiente rumoroso. Se poi si tratta di una voce che canta, accompagnata e magari coperta da tanti strumenti, non c’è niente da fare.

Ma pochi giorni fa la società OpenAI, già nota per altri prodotti di intelligenza artificiale di cui ho parlato in questo blog, come DALL-E per la generazione di immagini, ha rilasciato Whisper, che è un software di intelligenza artificiale capace di superare queste limitazioni, diventando abile quanto una persona nel decifrare le parole di una conversazione anche in contesti rumorosi.

Per esempio, Whisper è in grado di riconoscere le parole pronunciate in varie lingue, dette a grandissima velocità e registrate con bassa qualità, cantate in una canzone K-Pop o dette con un forte accento, come negli esempi che trovate sul sito di Whisper.

L’azienda ha addestrato Whisper alimentandolo con 680.000 ore di audio abbinato alle trascrizioni corrispondenti in 98 lingue differenti. Oltre a riconoscere il parlato in condizioni difficili, è anche in grado di fornirne una traduzione in inglese abbastanza dignitosa.

Whisper è stato rilasciato come prodotto open source, libero e gratuito, per cui chiunque lo può scaricare e installare liberamente e lo può anche modificare. Richiede un computer piuttosto potente, e i suoi creatori avvisano che il modo in cui Whisper analizza il parlato può a volte fargli “riconoscere” parole che in realtà non ci sono, per cui è sempre necessaria una revisione attenta da parte di una persona. Ma lo sviluppo esplosivo di questi software di intelligenza artificiale dovrebbe far riflettere molto attentamente chiunque faccia trascrizioni per lavoro. Forse dovrà cominciare a pensare a come riorganizzare il proprio lavoro per diventare revisore esperto anziché dattilografo.

Ci sono anche implicazioni più profonde e rivoluzionarie, che è necessario considerare ogni volta che un procedimento che prima era oneroso diventa semplice e automatizzato: se diventa possibile trascrivere enormi quantità di parlato a costo praticamente nullo e il costo dei supporti di registrazione è altrettanto trascurabile, diventa possibile per esempio automatizzare la sorveglianza di massa.

Diventa possibile registrare l’audio di tutte le telefonate di un intero paese e trascriverle tutte integralmente, per poi cercare eventuali nomi o parole di interesse o per riconoscere le singole voci, anche a distanza di tempo. C’è chi sospetta che alcuni governi abbiano già questo tipo di capacità, ma con Whisper potrebbe averle anche uno staterello relativamente squattrinato.

Pensando ad applicazioni meno controverse, invece, un riconoscimento vocale automatizzato con le capacità di Whisper permetterebbe di trasformare in testo, a costi ben più abbordabili di quelli attuali, gli enormi archivi dei programmi radiofonici e televisivi storici e renderli accessibili anche a chi ha difficoltà di udito oltre che ai linguisti, agli storici o a chiunque abbia semplicemente il desiderio di ritrovare una battuta o una dichiarazione fatta da qualcuno magari qualche decennio fa.

E queste sono solo le possibilità che vengono in mente adesso; chissà quali verranno inventate quando questa tecnologia sarà diventata normale.

 

Fonti aggiuntive: Ars Technica, Slashdot.

Piccoli aerei elettrici crescono: Eviation Alice

Il 27 settembre scorso questo aereo elettrico ha effettuato il suo primo breve volo dimostrativo. Si chiama Alice, lo fabbrica la statunitense Eviation ed è in grado di trasportare nove passeggeri con un’autonomia teorica massima di 440 miglia nautiche (circa 815 chilometri). Le prime consegne sono previste per il 2026.

Aggiornate subito WhatsApp per chiudere due falle critiche

Il 27 settembre scorso è stato rilasciato un aggiornamento di sicurezza molto importante per WhatsApp per Android e iOS, che va installato appena possibile, perché chiude due falle estremamente gravi che permettono a un aggressore di prendere il controllo degli smartphone semplicemente avviando una videochiamata oppure inviando alle vittime un video appositamente alterato.

Le falle sono identificate formalmente con le sigle CVE-2022-36934 e CVE-2022-27492. La prima è presente in WhatsApp normale e in WhatsApp Business per Android e per iOS nelle versioni prima della 2.22.16.12; la seconda è presente in Whatsapp per Android nelle versioni prima della 2.22.16.2 e in WhatsApp per iOS nelle versioni prima della 2.22.15.9. 

Se vi perdete nei numeri di versione, nessun problema: è sufficiente che aggiorniate WhatsApp alla versione più recente disponibile su Google Play su App Store.

Per gli amanti dei dettagli, la prima falla è un classico integer overflow, ossia una situazione in cui un valore intero usato nell’app diventa troppo grande per lo spazio che gli è stato assegnato, un po’ come quando occorre compilare un formulario e le caselle a disposizione non bastano per immettere il numero che bisogna scrivere. Questo produce un errore di calcolo, e se il risultato di quel calcolo viene usato per controllare il comportamento dell’app, l’errore può portare a problemi di sicurezza.

La seconda falla è invece l’esatto contrario, vale a dire un integer underflow, un errore nel quale un calcolo produce un risultato troppo piccolo, per esempio una sottrazione di un numero grande da un numero più piccolo che produce un valore negativo in una situazione nella quale i valori negativi non sono previsti.

Se pensate che questo tipo di falla sia troppo esotico per essere sfruttato, tenete presente che una vulnerabilità analoga che c’era nelle chiamate vocali di WhatsApp è stata utilizzata nel 2019 da una società che produce software spia, NSO Group, per iniettare un suo programma di sorveglianza nascosta, denominato Pegasus, negli smartphone di bersagli politici, docenti, avvocati e collaboratori di organizzazioni non governative.


Fonte aggiuntiva: The Hacker News.