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2021/05/09

Razzo cinese rientrato senza far danni; SpaceX arriva al decimo riutilizzo

Lo stadio del vettore cinese Lunga Marcia 5B che ha generato titoli acchiappaclic a pioggia è rientrato in atmosfera sull’Oceano Indiano nella zona delle Maldive, come segnalato dall’Agenzia Spaziale Italiana. Non risultano notizie di danni a cose o persone. La fame di panico dei giornalisti irresponsabili può andare a cercarsi un altro boccone avvelenato da dare in pasto ai lettori.

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Intanto stanotte è partito dalla rampa 40 della base militare di Cape Canaveral, in Florida, un vettore Falcon 9 di SpaceX, che ha collocato in orbita intorno alla Terra 60 satelliti per telecomunicazioni Starlink. Il primo stadio del vettore (l’esemplare B1051) ha compiuto così il suo decimo lancio e atterraggio nel corso di un anno: una tappa simbolica e significativa nel riutilizzo di lanciatori orbitali e quindi nella riduzione dei costi di accesso allo spazio. Anche le due metà della carenatura protettiva del carico erano al loro secondo volo.

Non si tratta di un record assoluto di riutilizzo, dato che la NASA riuscì in due occasioni a riutilizzare ben 12 volte alcuni pezzi dei booster a propellente solido dello Shuttle, ma SpaceX sta riutilizzando l’intero primo stadio e richiede molta meno manutenzione, manodopera e riparazione rispetto alla NASA.

Fonti: SpaceX; Eric Ralph; Spaceflight Now. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o altri metodi.

2021/05/07

Podcast del Disinformatico RSI di oggi (2021/05/07) pronto da scaricare


È disponibile il podcast di oggi de Il Disinformatico della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, condotto da me insieme a Tiki. Questi sono gli argomenti trattati, con i link ai rispettivi articoli di approfondimento:

Il podcast di oggi, insieme a quelli delle puntate precedenti, è a vostra disposizione presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) ed è ascoltabile anche tramite feed RSS, iTunes, Google Podcasts e Spotify.

Buon ascolto!

2021/05/06

Bill e Melinda Gates si separano. I memi informatici si scatenano

Dopo 27 anni insieme, Bill Gates e la moglie Melinda si separano. Lo ha annunciato Gates direttamente su Twitter, chiedendo spazio e rispetto per la privacy. Auguro ai due ogni bene e che possano continuare a fare del bene per il mondo tramite la loro Fondazione, che ha donato circa 50 miliardi di dollari a varie iniziative in tutto il mondo, compresi quasi due miliardi per la lotta al coronavirus, ma ci sono alcune battute di stampo informatico, fra le tante fioccate su Internet, che meritano una citazione.

Per esempio, nel loro caso, è più corretto parlare di separazione o di partizionamento? Col passare del tempo si sono persi di Vista? Lei lo ha chiamato Microsoft Bob una volta di troppo? Quando lei gli diceva “Pensi solo a TE, non pensi mai a ME”, lui capiva un’altra cosa? Useranno Clippy come consulente?

"Il matrimonio ha riscontrato un problema e non può funzionare nel modo corretto, pertanto verrà chiuso"

E che dire della singolare coincidenza evidenziata da questo tweet?

Ecco svelato il piano diabolico: ha messo un microchip nei vaccini, così ora può localizzare tutte le donne single del mondo, e proprio ora, guarda caso, si separa.

Noi ci ridiamo su, con affetto verso la coppia, ma sotto sotto siamo consapevoli che purtroppo qualcuno, là fuori, prenderà sul serio persino questa tesi di complotto inventata. Quanta assurda, triste ironia nel fatto che uno dei più generosi benefattori del mondo sia additato come il capo di una cospirazione contro il mondo.

Saluto quindi la partizionanda coppia Bill e Melinda con questo video che dimostra la loro capacità di mettersi in gioco per una buona causa: in questo caso, nel 2016, la promozione di una loro iniziativa annuale, Gatesletter.com, al Tonight Show di Jimmy Fallon.

Nuovi aggiornamenti urgenti per smartphone, tablet e computer Apple

Credit: Pinspiry.com.
Pochi giorni fa è uscito un aggiornamento massiccio per vari prodotti Apple, come ho segnalato qui, ma è già ora di installarne un altro.

È infatti disponibile la versione 14.5.1 di iOS e iPadOS, che risolve due falle che forse vengono già utilizzate dai criminali informatici: si tratta dei bug identificati come CVE-2021-30663 e -30665, descritti qui da Apple in italiano, che possono essere sfruttati semplicemente convincendo l’utente a visitare un sito web appositamente confezionato.

L’aggiornamento è disponibile per “iPhone 6s e modelli successivi, iPad Pro (tutti i modelli), iPad Air 2 e modelli successivi, iPad 5a generazione e modelli successivi, iPad mini 4 e modelli successivi e iPod touch (7a generazione)”.

Oltre a eliminare questo rischio di attacco, l’aggiornamento corregge anche delle magagne nel suo sistema App Tracking Transparency che limita il tracciamento pubblicitario.

C’è un aggiornamento di sicurezza apposito anche per chi è rimasto al vecchio iOS 12, che inoltre risolve una falla separata e porta iOS 12 alla versione 12.5.3.

Anche macOS va aggiornato alla versione 11.3.1 allo scopo di correggere questi stessi bug. Fatelo. I malviventi online contano sul fatto che non lo farete.


Fonte aggiuntiva: Ars Technica.

SpaceX stavolta ce l’ha fatta: la Starship SN15 è atterrata intera

La versione SN15 del veicolo sperimentale Starship di SpaceX è partita verticalmente, si è arrampicata fino a circa 10 chilometri, ha effettuato la discesa in “spanciata”, si è raddrizzata ed è scesa fino a terra, sostenuta soltanto dai suoi motori, appoggiandosi dolcemente al suolo invece di esplodere o schiantarsi come gli esemplari precedenti.

A parte un principio d’incendio dopo l’atterraggio, domato dai sistemi antincendio, e una copertura nuvolosa che ha intralciato la visuale, con alcune interruzioni delle immagini video in diretta dal veicolo, tutto è andato bene. Un altro passo avanti nello sviluppo iterativo rapido di Starship. Il prossimo passo è rendere tutto questo normale e abituale.

La diretta di SpaceX. 6:15 - decollo; 11:15 vista della “spanciata” da una telecamera montata su una pinna anteriore; 12:15 atterraggio.

Nelle ore successive SpaceX ha dovuto affrontare un problema piuttosto nuovo nel settore, il cosiddetto safing: la messa in sicurezza di un vettore contenente propellente residuo e degli esplosivi (nel sistema di autodistruzione d’emergenza, il flight termination system). Normalmente i vettori spaziali, essendo monouso (a parte i Falcon di SpaceX e lo Shuttle, non più operativo), non pongono questa sfida: precipitano nell’oceano (o si schiantano in zone poco abitate nel caso dei vettori cinesi) e non vengono recuperati.

Nel caso della Starship, invece, il safing è un passo necessario e cruciale per consentire in futuro lo sbarco dell’equipaggio e poi il rifornimento e la ripartenza. Qui, sulla Terra e in questa fase altamente sperimentale, la Starship ha un rischio di inclinarsi e cadere piuttosto significativo, visto che si tratta di un cilindro vuoto alto 50 metri con delle piccole zampe che non sporgono lateralmente e conferiscono poca stabilità. Sarà interessante vedere come SpaceX affronterà questa fase. Per ora si sa che sta usando una normale gru mobile e che il propellente residuo è stato semplicemente sfiatato per evaporazione.


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2021/05/05

Titoli assurdi e irresponsabili per il rientro di uno stadio di un razzo cinese: i fatti

Pubblicazione iniziale: 2021/05/05 11:52. Ultimo aggiornamento: 2021/05/09 10:15.

Come al solito, una parte della stampa, quella che spesso si vanta di difenderci contro le fake news, non riesce a resistere alla tentazione di disseminare notizie false quando c’è di mezzo la tecnologia e in particolare lo spazio.

Stavolta quella parte di stampa parla di un “razzo incontrollato” che “rischia di abbattersi sull’Italia” e cita addirittura “scienziati” che preannuncerebbero “ingenti danni e pioggia di detriti”

Non c’è nessun pericolo significativo: la storia è una patetica montatura costruita da ciarlatani, acchiappaclic e incompetenti.

I fatti sono questi: uno stadio di un vettore cinese Lunga Marcia 5B, quello che pochi giorni fa ha portato nello spazio il primo componente della stazione spaziale di questo paese, rientrerà nell’atmosfera nei prossimi giorni.

Per ora nessuno sa né quando né dove ricadrà. Chiunque dica che rischia di cadere in un luogo preciso sta dicendo una stupidaggine. La Terra è enormemente vasta, per cui le probabilità che questo oggetto rientri in uno specifico punto sono le stesse che avete di sentirvi suonare il citofono e scoprire che c’è Beyoncé sotto casa vostra che vuole farvi una serenata; le probabilità che frammenti significativi colpiscano qualcuno sono microscopiche; quelle che colpisca proprio voi ancora più infinitesimali.

Mettetevi il cuore in pace e pensate ai rischi ben più concreti che correte ogni giorno. Tipo quello di leggere fesserie sul giornale. Fesserie come questa:


 

Se volete conoscere i dati tecnici, li trovate su Aerospace.org, che pubblica (anche su Twitter) il ground track, ossia la traccia delle zone man mano sorvolate dallo stadio, che cambiano in continuazione per via della rotazione terrestre. Lo stesso fa, su Twitter, lo EU Space Surveillance and Tracking (@EU_SST). 

Questa traccia stabilisce dei limiti massimi e minimi di latitudine: al di fuori di questi limiti il vettore non può ricadere, punto e basta. Per cui se state a Parigi o a Milano è fisicamente impossibile che ricada dalle vostre parti.


L’astronomo Phil Plait segnala che il vettore sorvola la terraferma soltanto per un quarto del tempo complessivo, mostrando questo grafico (molto utile in generale) che indica la percentuale di terraferma sorvolata al variare dell’inclinazione del piano dell’orbita:


Le agenzie spaziali civili e militari di tutto il mondo stanno monitorando l’evoluzione dello stadio in ricaduta, che ha ampi margini di incertezza dovuti alla densità variabile dell’atmosfera che lo sta man mano frenando e ad altri fattori. Questi margini si ridurranno nei prossimi giorni. Se ci saranno notizie, saranno loro a darle, senza catastrofismi.

L’unica particolarità della situazione è che normalmente i vettori usati per mettere in orbita un satellite o un componente di una stazione spaziale non entrano in orbita anch’essi ma raggiungono velocità inferiori (suborbitali) e quindi ricadono subito in modo pianificato e controllato, senza pericoli. Questo, intenzionalmente, non è avvenuto per il vettore cinese: il piano di volo prevedeva infatti il suo inserimento in orbita con rientro non controllato nei giorni successivi. Non è un approccio responsabile, ma in ogni caso il rischio rimane modestissimo.

Se volete saperne ancora di più, Space-track.org pubblica i dati tecnici costantemente aggiornati (anche su Twitter), N2YO pubblica la posizione stimata in tempo reale e c’è un articolo di approfondimento su Ars Technica che inoltre cita il caso precedente di un altro Lunga Marcia 5B che ha effettuato lo stesso tipo di rientro a maggio 2020 e i cui frammenti avrebbero potuto colpire New York se fossero rientrati quindici minuti prima: finirono invece nell’Atlantico senza fare danni e si parla di un possibile ritrovamento di rottami in Costa d’Avorio.

La Protezione Civile italiana ha pubblicato un comunicato che spiega la situazione e traccia i ground track che riguardano l’Italia l’8 e 9 maggio.

La situazione attuale in sintesi: per ora si stima che lo stadio ricadrà intorno all’8 maggio o poco dopo. Probabilmente finirà nel Pacifico, semplicemente perché il Pacifico è immenso e copre gran parte della Terra. Gran parte delle 22 tonnellate di materiale che lo compongono si frammenterà nel calore del rientro. Tutto qui.

Questi sono i dati più recenti:

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2021/05/09 10:15. Lo stadio del vettore cinese Lunga Marcia 5B è rientrato in atmosfera sull’Oceano Indiano nella zona delle Maldive, come segnalato dall’Agenzia Spaziale Italiana. Non risultano notizie di danni a cose o persone.

Video: spada laser con lama realmente retrattile. Non è un effetto digitale

Non è un effetto aggiunto in post-produzione. Questa spada laser è così dal vivo. Se volete saperne di più, dopo che vi siete ripresi, spiego qui come funziona (o perlomeno le congetture documentate su come potrebbe funzionare).

WhatsApp permette a chiunque di sapere se sei online e con chi stai comunicando

Ultimo aggiornamento: 2021/05/06 10:40.

WhatsApp lo dice chiaro e tondo nelle FAQ: “non è possibile nascondere o disattivare il proprio stato online o sta scrivendo. Inoltre tutti gli utenti di WhatsApp possono vedere le conferme di lettura e l’ultimo accesso effettuato di chiunque.

Questo vale anche se si imposta la visibilità di Ultimo accesso a Nessuno (in Impostazioni - Account - Privacy).

Vale anche se si imposta lo Stato come visibile a nessun contatto, andando in Impostazioni - Account - Privacy - Stato, perché quest’impostazione in realtà regola la visibilità dello Stato (un’immagine temporanea, simile alle Storie di Instagram o Snapchat), che è una cosa completamente diversa dallo stato online (che indica a tutti se siete online su WhatsApp) ma stupidamente ha un nome praticamente uguale.

In altre parole, queste impostazioni sono totalmente ingannevoli.

Siccome quindi non è possibile nascondere il proprio stato online, esistono siti che consentono di verificare se un utente è online sapendone soltanto il numero di telefonino e permettono persino di confrontare lo stato di due utenti per dedurre se stanno comunicando tra loro.

Lo ha segnalato Lorenzo Franceschi-Bicchierai su Vice.com, citando l’esistenza di varie app (che non nomina e che non mi sembra opportuno nominare qui) che si vantano pubblicamente di poter sapere con precisione quando qualcuno si è collegato a WhatsApp, con che probabilità due utenti hanno chattato nel corso della giornata, quando un utente è andato a dormire, quando si è svegliato e con quanti contatti hanno chattato. Si può anche sapere quanto tempo un utente ha trascorso online per ciascuna sessione di chat e si possono ricevere notifiche per essere avvisati quando quell’utente torna online.

In termini tecnici questo è cyberstalking, ed è una funzione integrata in WhatsApp. Non è un difetto o un bug: WhatsApp è proprio progettato così.

Ho provato uno di questi servizi su uno dei miei numeri, sul quale ho attivato WhatsApp, ed è decisamente impressionante. Ha rilevato correttamente i miei orari di attività in WhatsApp.


Ho poi creato una rubrica di numeri da monitorare e il servizio mi ha offerto informazioni non solo sulle ultime 24 ore ma anche su date passate. Ha identificato correttamente gli orari nei quali ho scambiato messaggi su WhatsApp:


È andata un po’ meno bene con il tracciamento delle chat: il sito non ha registrato il fatto che avevo chattato su WhatsApp con un altro dei miei numeri. In effetti il sito parla di probabilità di chat, per cui non garantisce nulla, ma il problema di questi errori è che l’utente che usa siti come questi per fare cyberstalking rischia di prendere dei granchi e accusare per esempio un partner di chattare con qualcuno quando non è vero oppure viceversa. In ogni caso il confronto delle attività online è notevole:


Se per caso pensavate che le promesse di crittografia end-to-end di un’azienda che dipende dai dati personali degli utenti per guadagnare potessero essere una garanzia di riservatezza, forse vi conviene pensare di nuovo.

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Rispondo qui a una domanda ricorrente: e Telegram? Nelle impostazioni (tre linee orizzontali/ingranaggio - Impostazioni) c’è la voce Privacy e sicurezza - Ultimo accesso e in linea, che permette di scegliere di non far vedere a nessuno il proprio stato. Su alcuni dispositivi bisogna confermare la scelta toccando il segno di spunta e poi OK. Questo farà vedere a tutti solo un orario approssimativo di ultimo accesso (una cosa del tipo “di recente, entro una settimana, entro un mese”, dicono le info interne dell’app Telegram).

2021/05/03

Trek It!, stasera (3/5) su RaiQuattro la storia dei fan italiani di Star Trek

Questa sera, poco prima delle 23, andrà in onda in prima visione su RaiQuattro Trek It! - La vera storia degli appassionati di Star Trek in Italia, il documentario di Marcello Rossi e Roberto Baldassari dedicato al fandom italiano di Star Trek, condotto dallo scrittore e storico della fantascienza Giovanni Mongini.

Io l’ho visto in anteprima: non vi faccio spoiler, ma posso dirvi che contiene tantissimi momenti e tante confessioni personali che in qualunque fan di Star Trek, ma in generale in qualunque appassionato di qualunque serie di fantascienza, produrranno sorrisi di gioia e comprensione (“Sì! Anch’io sono così!!”). Vi faranno capire che non siete soli, non siete strani: c’è tanta gente come voi e come noi, tutta convinta di essere un’isola anomala in un oceano di “normali”.

Queste persone, una o due volte l’anno, ormai da decenni, si radunano in convention come la StarCon per ritrovarsi e celebrare la propria passione, non solo per Star Trek ma per la fantascienza in generale e per la scienza e per quella speranza positiva che rappresentano. Io sono orgogliosamente uno di loro (mi scorgerete fra gli intervistati). Se vi siete mai chiesti cosa avvenga realmente durante una convention di fantascienza e come sia possibile che un gruppetto di appassionati (molti dei quali ormai sono serissimi professionisti in posti di responsabilità insospettabili) possa riuscire a far arrivare in Italia gli attori protagonisti delle serie TV, a costruire un intero ponte di comando di un’astronave, a fare beneficenza o a portare qualcosa nello spazio, è la vostra occasione per scoprirlo.

Trek It! è un bellissimo tributo al fandom, all’orgoglio di avere una passione e di essere considerati diversi ma apprezzati per la propria diversità e unicità, alle difficoltà e ai drammi che purtroppo avvengono in ogni grande famiglia. Guardatelo: vi riconoscerete in molte delle cose che vedrete e sentirete, sorriderete e vi commuoverete.

Il documentario ha richiesto quattro anni di lavorazione ed è stato realizzato con interviste in sette diverse città e con la collaborazione dello Star Trek Italian Club - Alberto Lisiero. Qui sotto trovate il trailer; la pagina Facebook è qui; la recensione di Fantascienza.com è qui; l’intervista di InGenereCinema ai realizzatori è qui su Instagram. Non guardare questo documentario stasera sarebbe... illogico.

La prossima StarCon è prevista per novembre 2021. Siateci.

 

Aggiornamento (2021/05/04): Se vi siete persi Trek It! in diretta, lo potete recuperare tramite RaiPlay qui.

2021/05/02

Rientro e ammaraggio notturno di una Crew Dragon, si conclude la prima missione operativa con equipaggio di SpaceX

Stanotte la capsula Resilience, una Crew Dragon di SpaceX, si è sganciata autonomamente dalla Stazione Spaziale Internazionale ed ha effettuato un rientro automatico, riportando sulla Terra quattro astronauti (Michael Hopkins, comandante; Victor Glover e Shannon Walker, astronauti NASA; Soichi Noguchi, astronauta dell’agenzia spaziale giapponese) con un ammaraggio notturno nel Golfo del Messico.

Gli astronauti, reduci da 167 giorni (cinque mesi e mezzo) a bordo della Stazione, sono rimasti nella capsula fino al momento in cui è stata caricata a bordo della nave appoggio GO Navigator, dalla quale sono poi tornati sulla terraferma con un volo in elicottero.

La decisione di effettuare un rientro notturno è stata presa per via delle condizioni meteorologiche, che avevano già portato a un rinvio di diversi giorni del rientro e che secondo le previsioni sarebbero peggiorate nei prossimi giorni.

Si è concluso così il Crew-1, il primo volo operativo del veicolo di SpaceX: per gli statunitensi è il primo ammaraggio notturno dai tempi di Apollo 8, nel 1968, che ammarò, di ritorno dalla Luna, poco prima del sorgere del sole. Nel 1976 i russi effettuarono un “ammaraggio” imprevisto, quando la capsula Soyuz finì in un lago invece di atterrare sulla terraferma.

Questa missione porta a sei gli astronauti portati in orbita e riportati sulla Terra da SpaceX e stabilisce il nuovo record di durata per una missione statunitense con equipaggio, quasi raddoppiando il primato precedente di 84 giorni, che spettava alla capsula Apollo dell’ultima missione Skylab. Il rientro stabilisce inoltre un nuovo record di rapidità di recupero: 54 minuti dall’ammaraggio fino all’uscita di tutti e quattro gli astronauti dalla capsula.

Veduta a infrarossi della discesa della capsula sotto i suoi quattro grandi paracadute.
La capsula galleggia nel Golfo del Messico in attesa di essere caricata a bordo della nave appoggio.
Da sinistra: Shannon Walker, Victor Glover, Mike Hopkins e Soichi Noguchi (Credit: NASA/Bill Ingalls).

Il video qui sotto consente di apprezzare le operazioni di recupero e di estrazione degli astronauti, molto differenti da quelle tradizionali alle quali ci hanno abituato le storiche immagini delle missioni Apollo: al posto di una portaerei, una piccola nave appoggio; immagini a infrarossi in diretta; riprese in HD, anch’esse in diretta, delle operazioni di aggancio e caricamento a bordo. 

Notate anche che la capsula (a 1:31:00 circa nel video) adesso viene fatta scorrere, una volta issata a bordo, fino a una passerella sulla quale gli astronauti escono in piedi abbastanza agevolmente. Non è il lusso della scaletta aeroportuale degli Shuttle, ma non è neanche il rustico scivolo di metallo dei recuperi delle Soyuz sulla terraferma.

Video del rientro e del recupero.

Fonti: NASA; NASA; SpaceflightNow,.

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