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Se vi serve un nuovo sfondo per il vostro schermo

Stavo facendo un po' di riordino nelle cose che non ho avuto tempo di pubblicare e mi è tornata fra le mani questa, scattata dalla Stazione Spaziale Internazionale a maggio di quest'anno.

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L’ebbrezza irresistibile del volo: Les Chevaliers du Ciel


Da Les Chevaliers du Ciel (2005).
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Antibufala: la tuta che fa sembrare nude le cicliste

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “piero.err*” e “valesang*”.

Accenno brevemente, con la speranza di chiuderla, alla polemica sulla tuta delle cicliste colombiane che le fa sembrare nude sul ventre e all'inguine.

Molti, vedendo la foto qui accanto, scattata al Giro della Toscana, hanno pensato a una scelta intenzionale sessista e provocatoria per attirare l'attenzione. La Rai ha parlato di “scandalo” e il presidente dell'Unione Ciclistica Internazionale, Brian Cookson, ha detto che le tute sono “inaccettabili” e che l'UCI sta indagando sul caso; altri si sono scagliati contro le cicliste, rimproverandole di aver accettato questa pagliacciata. Ma è molto rumore per nulla.

In realtà, infatti, l'effetto “nude look” è semplicemente una combinazione del colore delle tute (falsato in questa foto), delle ombre prodotte dalle forme naturali delle cicliste e della bassa risoluzione della fotografia che sta circolando. Aggiungeteci un pizzico di pareidolia e l'inganno mediatico è perfetto.

Una versione meno sgranata della foto che ha dato il via alla polemica (grazie a @giusepperestivo che me l'ha mandata), tagliata per non includere gli elementi di distrazione, risolve ogni dubbio:


Non è una tuta che imita la pelle nuda, nello stile di certi grembiulini, ma semplicemente una zona in Lycra dorato che in particolari condizioni di luce produce un effetto color carne. In altre foto della stessa tuta l'effetto scompare completamente:





Gli indignati frenino dunque la propria indignazione e rivolgano le proprie energie a imprese più costruttive.

Fonti aggiuntive: ChasingWheels, TuttoBiciWeb (anche qui), El Tiempo (anche qui), Abc.es.

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Wikileaks pubblica FinFisher, il software-spia usato dai governi contro i dissidenti e i giornalisti; coinvolta anche VUPEN (antivirus)

Oggi Wikileaks ha messo online copie di FinFisher, il software d'intercettazione venduto dall'omonima azienda tedesca ai governi, che spesso lo usano per spiare giornalisti e dissidenti. Il software è in grado di intercettare le comunicazioni e i dati di sistemi OS X, Windows, Linux, Android, iOS, BlackBerry, Symbian e Windows Mobile. Finfisher, normalmente accessibile a caro prezzo soltanto alle agenzie governative, è ora scaricabile qui allo scopo di consentire a tutti (in particolare ai creatori onesti di antivirus) di analizzarlo e realizzare difese.

Finfisher ha fruttato ai suoi creatori circa 50 milioni di euro. Questi sono alcuni dei suoi clienti: in Europa spicca l'Italia insieme al Belgio e ai Paesi Bassi. Insieme al software sono disponibili anche i log dell'assistenza clienti di FinFisher, che contengono dati molto interessanti, compresi gli indirizzi IP dei “bersagli” e degli “agenti”.

Un aspetto particolarmente interessante per l'utente comune è che la società di sicurezza francese VUPEN Security ha collaborato con FinFisher fornendo vulnerabilità (exploit) che non rende pubbliche. Non è la prima volta che VUPEN è stata denunciata giornalisticamente per questo comportamento: anzi, VUPEN se ne vanta pure (Forbes, 2012; grazie a @flameeyes per la segnalazione).

Giusto per capirci: una società di sicurezza scopre una falla in un sistema operativo e invece di pubblicarla responsabilmente per consentirne la correzione, la tiene per sé e la rivela soltanto a chi realizza prodotti di sorveglianza. Questo significa che la falla nota non viene corretta neppure nei sistemi degli utenti onesti e innocenti.

Qui non si tratta più di argomentare se sia giusto o meno che un governo che voglia definirsi democratico abbia strumenti di sorveglianza così potenti e pervasivi, perché c'è sempre chi invoca la scusa (discutibile) che questi strumenti sono necessari per la lotta al terrorismo e al crimine organizzato. Qui siamo di fronte all'equivalente di avere un meccanico che scopre un difetto letale in una marca di automobili e lo rivende alla polizia, invece di segnalarlo al fabbricante, lasciando che continui a esserci (e sia scopribile da malintenzionati) in tutte le auto di quella marca. Compresa la vostra.
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Podcast del Disinformatico del 2014/09/12

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di venerdì scorso del Disinformatico radiofonico che ho condotto per la Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. Questi sono gli articoli di supporto:

Come fanno gli altri a sembrare così belli nelle foto?

Cinque milioni di password rubate? Niente panico

Apple, come attivare la verifica in due passaggi

Che sorpresa: le foto “spontanee” su Instagram delle celebrità non sono affatto spontanee

Per quanto riguarda le parodie della presentazione dell'Apple Watch, i siti che ho citato nel podcast sono The Onion e Medium.