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Repubblica illustra la marcia di Washington di ieri. Con una foto del 1995

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Repubblica ha pubblicato (e ora rimosso) una foto del 1995 per illustrare la marcia delle donne a Washington di ieri, come mi ha segnalato @VaeVictis.



C’erano due indizi piuttosto evidenti che rendevano falsa questa foto: il sole, con le sue ombre nette (tutte le altre hanno il cielo coperto) e l’uso di megaschermi in 4:3, vecchio stile, rispetto a quelli in 16:9 che si usano oggi.

Non ci sono dubbi sulla dimensione della manifestazione di ieri, ma questo episodio pone una domanda interessante: con che metodo lavora Repubblica? Come fa una foto del 1995 a finire in una sua galleria pubblicata nel 2017?
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11/9, complottisti giurano che un palazzo non può crollare per incendio. Poi un incendio fa crollare un palazzo

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/01/22 01:10.






Il sito dell’associazione è www.ae911truth.org. Questo è uno screenshot della sua pagina iniziale, che vanta ben 2772 architetti e ingegneri firmatari:





A parte i crolli delle Torri Gemelle e del WTC7 (un grattacielo adiacente, relativamente più piccolo) l’11 settembre 2001, in effetti nessun grattacielo è mai crollato in seguito a un incendio (anche se ci sono stati casi analoghi), per cui molti complottisti hanno usato questo fatto a sostegno delle proprie teorie di demolizione controllata. Fino all’altroieri, 19 gennaio 2017, quando a Teheran è crollato, a causa di un incendio, il Plasco Building, un edificio di 17 piani, alto circa 50 metri (BBC; NBC).



Il crollo richiama quello delle Torri Gemelle in molti aspetti: è stato improvviso, rapido, completo e sostanzialmente verticale; è stato innescato da un incendio situato ai piani superiori, ed è stato preceduto da una serie di sbuffi di fumo sulle fiancate (prodotti dalla fuoriuscita dell’aria interna, satura di fumo e compressa dai collassi interni).










Di fronte a questa dimostrazione tragica del fatto che le strutture, se incendiate, possono crollare, potreste aspettarvi che architetti e ingegneri, che in teoria dovrebbero capire qualcosa di scienza delle costruzioni, non abbiano più dubbi. Ma quest’associazione ha una logica tutta sua.






Questo è l’inizio del loro comunicato stampa:




Come si possano spendere 1850 dollari per diffondere un comunicato stampa non è chiaro, ma è quello che c’è scritto sul sito di AE911:






I membri firmatari dichiarati da AE911truth sono, come dicevo, 2772.








Fonti aggiuntive: Metabunk, ABC.net.eu.
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Podcast del Disinformatico del 2017/01/20

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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La CIA mette online 12 milioni di pagine di documenti, con UFO e telepatia militare

Avvistamenti ufologici, esperimenti di telepatia militare e molte altre chicche che farebbero invidia a una puntata di X-Files ma in realtà sono dati di fatto, perlomeno se possiamo fidarci di quello che dice la CIA: sì, la Central Intelligence Agency. L’agenzia prediletta dai complottisti ha infatti messo online circa 12 milioni di pagine dell’archivio CREST, che contiene un po’ di tutto ma soprattutto offre una collezione di documenti che rivelano come la CIA considerava internamente gli avvenimenti del mondo (non solo in campo paranormale e ufologico). Se volete perdervi in questo mare di documenti vintage, il vostro punto di partenza è qui.
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Test: cosa può sapere di voi un sito che visitate

Il fingerprinting è l’attività informatica che consiste nel raccogliere le “impronte digitali” lasciate per esempio dai visitatori di un sito per identificarli. Molti utenti pensano che usare le funzioni di navigazione privata o anonima mettano al riparo da questa raccolta, ma non è così: meglio saperlo prima di fare passi falsi.

Luigi Rosa, su Siamogeek.com, ha preparato una dimostrazione innocua di questo fingerprinting che sopravvive senza problemi all’uso della navigazione anonima/privata: la trovate presso https://siamogeek.com/jsinfo.

Nel mio test, ha rilevato il tipo e la versione del browser e del sistema operativo, la lingua utilizzata, la presenza di Flash Player e del plug-in di Skype, le dimensioni e l’orientamento dello schermo, il tipo di processore, il plug-in di riconoscimento vocale e altro ancora. E questa è la versione blanda: se volete saperne di più e conoscere le tecniche che consentono il fingerprinting attraverso la collezione di font del singolo utente, date un’occhiata all’articolo di Luigi Rosa.
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