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Europarlamentare denuncia Eurocensure: Europarlamento gli ordina di censurare il video

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Il trattato TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un controverso accordo commerciale fra Europa e Stati Uniti. Piccolo problema: il suo testo è segreto (ci sono solo dei vaghi sunti pubblici) e può essere letto dagli europarlamentari soltanto in una stanza nella quale è vietato portare qualunque dispositivo elettronico. Sono ammessi soltanto carta e matita e si viene sorvegliati a vista durante la lettura.

L’europarlamentare Luke Flanagan ha documentato in video come funziona quello che qualcuno in Europarlamento considera un processo di scelta democratico, aperto e trasparente. Risultato: il personale dell’Europarlamento gli ha intimato di rimuovere il video. Lui ha rifiutato.

Ecco il video: sono cinque minuti totalmente kafkiani che sembrano presi di peso dagli archivi polverosi di un regime fantoccio di stampo sovietico e invece sono stati ripresi pochi giorni fa a Bruxelles.

Perché ne parlo in un blog dedicato all’informatica e alla tecnologia? Perché senza l’informatica e la tecnologia non avremmo accesso a questo video e la censura di Bruxelles funzionerebbe. Questo è il potere della tecnologia e di Internet, ed è per questo che i politici di tutti gli schieramenti lo temono e lo vogliono imbrigliare con leggi arcaiche.


Traduco in sintesi quello che dice e fa Flanagan: si dirige alla TTIP Reading Room, la stanza nella quale è concesso leggere il trattato nella forma dei suoi consolidated texts, o testi unici, già approvati dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Gli viene data una biro, gli viene fornita della carta. Con quelli deve prendere appunti: niente fotocopie, niente fotocamere, niente dittafono.

Flanagan incontra il suo assistente, che gli spiega che deve lasciare il suo telefonino in un armadietto che verrà chiuso a chiave, e che l’assistente resterà con lui per tutta la durata della consultazione del trattato. Poi all’europarlamentare viene chiesto di firmare una serie di fogli contenenti il “briefing di sicurezza”. Flanagan racconta all’assistente che gli è stato detto da altri europarlamentari che se non firma questi fogli nessun europarlamentare vedrà mai più il trattato e nota che gli sembrano comportamenti da mafiosi o da gangster: “firma qui o non rivedrai mai più i tuoi figli”.

Flanagan prosegue, rivolgendosi alla telecamera: “Sto ora firmando che non racconterò alle persone che mi hanno eletto i dettagli di quello che c’è in questa stanza”.

Arrivati davanti alla porta della stanza che custodisce il trattato TTIP, l’assistente dice a Flanagan di entrare rapidamente, altrimenti scatta l’allarme. Flanagan le chiede cosa succede se suona l’allarme: “arriva la sicurezza”. E quando arriva la sicurezza? “Vorranno sapere perché è suonato l’allarme”, risponde diplomaticamente l’assistente. Flanagan e l’assistente entrano.

Meno di quindici minuti dopo sono già fuori: Flanagan si è infatti trovato davanti un ulteriore documento da firmare. Stando a come lo descrive l’europarlamentare, il documento gli dice che se trascrive testualmente brani del trattato e poi rende noti testualmente questi brani, c’è il rischio che nessun altro membro del Parlamento Europeo potrà mai leggere il trattato.

Flanagan ha chiesto chiarimenti, perché aveva capito che nonostante il divieto di fotocopie o registrazioni avrebbe potuto prendere appunti trascrivendo i brani salienti del trattato, ma adesso gli è stato spiegato che non può “trascrivere fedelmente”. “Come europarlamentare, mi viene chiesto di trascrivere maldestramente... mi è stato detto che posso anche raccontarlo con parole mie, ma se scelgo che le mie parole siano identiche a queste [del trattato], ho violato un’imprecisata legge. Benvenuti nell’Unione Europea, benvenuti nel cuore d’Europa”.

Flanagan viene messo in contatto con l’europarlamentare Bernd Lange, che gli risponde via mail come segue: “Il fatto che questi documenti riservati possano essere consultati presso la sede del Parlamento Europeo è stato un grande risultato per quest’istituzione e ha consentito a noi membri del Parlamento Europeo di esercitare meglio il nostro ruolo di monitoraggio parlamentare di questi negoziati.”

Conclude Flanagan: “Il fatto che la persona principale che si occupa di TTIP dall’Europarlamento considera questa cortina fumogena di democrazia un ‘grande risultato’ la dice lunga. In che modo ‘consentire’ agli europarlamentari eletti di vedere dei documenti su questioni già decise costituisce un ‘monitoraggio’ dei negoziati?”

Ho già fatto una copia del video di Flanagan per ogni eventualità. E non posso fare a meno di chiedermi: ma che cosa c’è, in quel trattato, di così pericoloso da doverlo tenere sotto chiave in modo così paranoico?

E se vi siete mai chiesti qual è il ruolo di organizzazioni come Wikileaks in una democrazia, ora avete la risposta.
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La farsa del “padre” dei Bitcoin

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Satoshi Nakamoto è lo pseudonimo dietro il quale si nasconde l’inventore dei bitcoin. La sua reale identità non è pubblica, ma scoprirla fa gola a molti, sia per semplice curiosità, sia perché Nakamoto sarebbe ricchissimo, dato che ha generato sui propri computer i primi bitcoin, che oggi hanno un valore enorme, stimabile in centinaia di milioni di dollari.

Nel 2011 il New Yorker diceva di aver identificato chi si riparava dietro il nome di fantasia: era Vili Lehdonvirta, un economista finlandese, oppure Michael Clear, uno studente di crittografia al Trinity College di Dublino. Poco tempo dopo, altri investigatori avevano invece indicato altre persone, e nel 2013 Nakamoto era stato “identificato” nel matematico Shinichi Mochizuki. Poi era stato il turno di un fisico, Dorian Nakamoto (il cui nome completo è Dorian Prentice Satoshi Nakamoto), e del crittologo Hal Finney. Tutti avevano negato.

Stavolta la nuova identità di Satoshi Nakamoto non è emersa dalle indagini giornalistiche, ma si è fatta avanti spontaneamente. Pochi giorni fa l’imprenditore australiano Craig Wright ha infatti dichiarato di essere Nakamoto, facendosi intervistare dalla BBC e dando apparenti dimostrazioni tecniche della propria identità.

In realtà il nome di Wright era già emerso a fine 2015 grazie alle indagini di Wired e Gizmodo, ma le prove della sua identità erano sembrate subito inattendibili agli esperti nonostante il fatto che due membri della Bitcoin Foundation (Gavin Andresen e Jon Matonis) avessero dichiarato di essere convinti della veridicità delle affermazioni di Wright.

L’annuncio di Craig Wright ha generato un’impennata nel valore dei bitcoin, ma gli esperti hanno invitato alla calma, parlando apertamente di frode e demolendo in poche ore le “prove” presentate dall’imprenditore, che ha risposto dichiarando che avrebbe dato a breve la dimostrazione definitiva che lui è Nakamoto.

Ma la dimostrazione inoppugnabile, gli hanno fatto notare gli addetti ai lavori, è davvero semplice e non ha bisogno di ricorrere agli arzigogoli usati da Wright fin qui: chi dice di essere Nakamoto non deve fare altro che apporre a un messaggio nuovo la firma digitale di Nakamoto, che è nota e può essere prodotta soltanto dal vero Nakamoto, che è l’unica persona che ha la chiave privata di crittografia necessaria. La chiave per verificare questa firma è invece pubblica e quindi chiunque può controllare se Wright dice il vero. In alternativa, Wright potrebbe spendere anche soltanto una piccolissima parte dei primissimi bitcoin intestati a Nakamoto, che sono registrati pubblicamente sin dal 2009.

Il 5 maggio è arrivato il colpo di scena: Craig Wright ha detto che non fornirà altre prove e ha cancellato il proprio sito, lasciando soltanto un messaggio conclusivo nel quale si atteggia a vittima di false accuse. Un copione purtroppo già visto tante volte nel mondo dei ciarlatani: quando ti chiedono le prove di quello che dici, invece di fornirle, attacca chi te le chiede.



Fonti aggiuntive: Ars Technica, BoingBoing.
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Rivincita contro il ransomware: intrusi buoni bloccano i criminali

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Il ransomware si è rivelato estremamente redditizio per i criminali informatici: moltissimi utenti che non prendono precauzioni (ossia che non fanno un backup offline dei propri dati e aprono disinvoltamente qualunque allegato ricevuto via mail) si trovano con il computer infetto e sono costretti a pagare un riscatto via Internet per riavere accesso ai propri dati, bloccati da una password complicatissima nota soltanto ai criminali. L’alternativa è perdere tutto, e se i dati sono aziendali o professionali questo implica spesso dover chiudere l’attività, con i danni che ne conseguono.

Di solito mi tocca raccontare l’ennesima storia di vittime che hanno perso tutto, ma stavolta c’è una buona notizia: uno dei ransomware più diffusi al mondo (secondo le analisi di Fortinet), denominato Locky, è stato sgominato almeno temporaneamente da un’incursione di white hat (o “hacker buoni”) che si sono infiltrati in uno dei server che controllano Locky e hanno sostituito il suo carico infettante, quello che viene iniettato nei computer delle vittime, con un contenuto innocuo.

La società di sicurezza informatica Avira, infatti, spiega che Locky funziona in questo modo: i criminali che gestiscono Locky mandano alle vittime delle mail che sembrano delle fatture o degli avvisi di scadenza di pagamenti importanti (per esempio multe). A queste mail sono allegati dei file ZIP che contengono un Javascript. Se l’utente apre l’allegato e il suo computer è impostato per eseguire automaticamente i Javascript ricevuti via mail da Internet (cosa che non dovrebbe fare ma che spesso avviene), questa esecuzione scarica dal server dei criminali un programma che inizia la cifratura dei dati della vittima.

Gli intrusi buoni hanno sostituito questo programma con un testo semplice che contiene le parole “STUPID LOCKY”, chiara presa in giro dei criminali, così bravi a entrare nei computer altrui ma non altrettanto bravi a impedire agli altri di entrare nei loro sistemi informatici. Di conseguenza, chi cade nella trappola di Locky non scarica nulla di pericoloso e quindi si salva.

Quanto durerà questa paralisi dei misfatti di Locky? Probabilmente non molto a lungo: i criminali dovranno riorganizzare le proprie difese. Ma almeno per un po’ questo ransomware non potrà fare vittime.
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Ti Porto la Luna sarà a Genova lunedì 9 maggio

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Ricevo e ripubblico il comunicato stampa che annuncia gli orari definitivi degli appuntamenti di Ti Porto la Luna edizione 2016 a Genova, dove ci sarò anch’io come co-relatore accanto a Luigi Pizzimenti (che sta proseguendo il tour una tappa dopo l’altra con questi appuntamenti).

Anche quest’anno Swhard, con la collaborazione dell'Osservatorio Astronomico del Righi, il Comitato Antikithera e il patrocinio dell'Università di Genova, porta nella nostra città un pezzo di Luna.

Il pubblico avrà la possibilità di ammirare da vicino questo reperto davvero eccezionale, osservarne la struttura e fotografarlo per portare con sè il ricordo di un'esperienza davvero unica.

Alle 18 Luigi Pizzimenti e Paolo Attivissimo terranno una conferenza che ripercorre la storia di questo campione di suolo lunare e della missione che più di 40 anni fa andò sul nostro satellite a raccoglierlo.

L'esposizione della roccia lunare inizierà lunedì 9 maggio, alle ore 10, presso la sede centrale dell'Università di Genova, in Via Balbi 5, e si concluderà alle 18 con la conferenza di Paolo Attivissimo e Luigi Pizzimenti, con gli interventi d'apertura del Prof. Lauro Magnani e del Preside della facoltà di Scienze Sandro Squarcia.

L'ingresso è gratuito.
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Transito di Mercurio davanti al Sole il 9 maggio

Fonte: Blueplanetheart.
Ospito con piacere questa segnalazione di Martinobri a proposito del prossimo transito di Mercurio davanti al Sole e ricordo che osservare il Sole senza protezione può causare danni irreversibili alla vista; osservare il Sole attraverso un binocolo o telescopio privo di apposito filtro può bruciare in pochi secondi la retina. Ultimo aggiornamento: 2016/05/05 15:50.

Nel pomeriggio del 9 maggio il pianeta Mercurio transiterà sul Sole. Durante un transito un corpo celeste si interpone tra tra un osservatore e un altro corpo, di solito più grande. In questo modo la sagoma del primo rimane proiettata sul secondo.

Nel nostro sistema solare i transiti possibili di oggetti naturali sul Sole sono ovviamente solo quelli dei pianeti interni. I transiti si verificano molto di rado: il prossimo di Venere, per esempio, avverrà l'11 dicembre 2117. I successivi di Mercurio invece si verificheranno più a breve ma comunque con periodicità assai dilatata.

Sono fenomeni astronomici affascinanti e relativamente facili da osservare. Il transito di Mercurio, a differenza di quello di Venere, non è visibile senza strumenti ottici, date le minori dimensioni angolari del pianeta (video): occorre come minimo un ottimo binocolo, a patto ovviamente di utilizzare un filtro solare fabbricato con materiale di qualità. Soluzioni artigianali come pellicole nere o vetri affumicati sono da evitare per la incompleta capacità di trattenere le radiazioni solari. Come è ovvio, il filtro deve essere posizionato tra i raggi solari e l’obiettivo dello strumento, non tra l’oculare e l’occhio dell’osservatore.

Il fenomeno inizierà poco dopo le 13 (ora italiana) e terminerà più o meno al tramonto.


Da Sky and Telescope aggiungo alcune altre info salienti: Mercurio passa fra la Terra e il Sole ogni quattro mesi circa, ma a causa dell’inclinazione della sua orbita rispetto a quella della Terra non capita spesso che Mercurio passi proprio davanti al Sole dal punto di vista terrestre. Il pianeta si sposta rapidamente nello spazio, a circa 173.000 chilometri orari, ma ci metterà circa sette ore e mezza ad attraversare il disco solare (dal punto di vista di noi terrestri). L’evento sarà visibile dall’inizio alla fine in buona parte del continente americano e nella zona occidentale dell’Africa e dell‘Europa; il resto del pianeta vedrà il transito solo in parte.

La sagoma circolare di Mercurio sarà soltanto 1/160 del diametro del Sole e si staglierà netta, a differenza delle macchie solari, che hanno contorni irregolari e sfumati. I momenti più interessanti si avranno quando il pianeta attraverserà i bordi del Sole (un evento che durerà circa tre minuti e mezzo). In questi momenti si potrà notare l’effetto “goccia nera”: una zona scura che unisce il pianeta al bordo del Sole, dando a Mercurio la forma apparente di una goccia: non è un’illusione ottica ma un fenomeno reale, dovuto al fatto che il bordo del Sole ci appare più scuro del resto del disco ma lo notiamo soltanto quando c’è un oggetto che lo evidenzia. Il prossimo transito di Mercurio avverrà l’11 novembre 2019.
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