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Il Delirio del Giorno: “te che sei del Nebraska”

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Paolo sono contento che finalmente ti occupi di auto così la pianti una buona volta di trattare argomenti in maniera plutocratica. Voglio dirti che dopo l'esplosione della raffineria di scie chimiche vicino Pavia i dadi sono tratti. I giochi sono fatti. Le scie chimiche sono una realtà. Io capisco che tu sei americano e che voi americani, specie te che sei del Nebraska, andate avanti a mais e cavolate, ma a tutto c'è un limite. Ora tratti di Tesla, ovviamente ne tratti di parte senza parlare mai della terza dimensione e della traslocazione. Ma devi far felice i tuoi lettori e l'agenzia federale del tuo Paese a stelle e strisce. Però rifletti bene: sull'11 settembre hai perso, sulle scie chimiche pure, su tesla sei di parte. Sei come gli Usa - i tuoi Usa - in Vietnam. Avete perso su tutta la linea. Riflettici. e non mandarmi i sicari, che l'fbi non ha giuristizione qui. Dillo ai tuoi amici del partito republicano. Ma non potevi rimanere in Nebraska? che sei venuto a fare in Europa. il mais ti faceva schifo? Ma ora con Trump dovresti pensare a tornare a scrivere al New york times su Tesla e quello che ti pare.
cordialmente.




Per chi dubita che qualcuno possa davvero credere e scrivere seriamente questo genere di cose, leggete il mio incontro di persona con Vibravito: una persona per molti versi simile a Juventin87.

Per chi si sta chiedendo invece il perché del Nebraska: l’ipotesi più probabile è che Juventin87 abbia letto da qualche parte che sono nato a York e quindi ha pensato a York, Nebraska anziché a York, Regno Unito (grazie per l’idea a blasc0).
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Fuori di Tesla: notizie dal mondo delle auto elettriche 2016/12/04

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi (o fare un microabbonamento) per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2016/12/05 10:45.

Segnalo qui in breve alcune notizie riguardanti le auto elettriche e/o autonome che ho trovato e che pubblico come appunti veloci, privi della verifica e degli approfondimenti dei mie articoli normali: quindi prendete tutto con un pizzico di cautela, e se trovate delle fonti più precise (che confermino, diano maggiori dettagli o magari smentiscano), segnalatemele nei commenti.

300 km di ricarica in 20 minuti. Il progetto europeo Ultra E coinvolge Paesi Bassi, Belgio, Germania e Austria insieme ad Audi, BMW e Renault per creare una rete di stazioni di ricarica capaci di erogare fino a 350 kW (più del doppio dei Supercharger di Tesla, attuali detentori del primato). Non ci sono ancora auto elettriche capaci di caricarsi a 350 kW (le Tesla arrivano a 120 kW), ma i partner di Ultra E prevedono che ci saranno entro il 2018, quando sarà pronta la rete. Anche Porsche sta sviluppando una rete analoga, che sarà compatibile con le Tesla dotandosi di un adattatore.

Per Bloomberg, auto elettriche care come quelle a benzina tra soli sei anni; effetto valanga sul petrolio. I prezzi delle batterie sono scesi del 35% l'anno scorso; entro il 2040 le auto elettriche a lunga autonomia costeranno meno di 22.000 dollari di oggi; il 35% delle auto nuove avrà una presa elettrica. La Tesla Model S vende già ora più delle sue concorrenti nel settore delle auto di lusso negli Stati Uniti. Entro il 2023 le auto elettriche potrebbero causare un calo di domanda pari a 2 milioni di barili di petrolio al giorno: questo causerebbe una crisi petrolifera paragonabile a quella del 2014 (causata da un eccesso di produzione di 2 milioni di barili/giorno). Se la domanda di petrolio cala, estrarlo diventa meno conveniente, il prezzo sale e la domanda scende, in un circolo vizioso (o virtuoso, dal punto di vista ecologico). Questo è il sunto di un rapporto pubblicato da Bloomberg qualche mese fa, Here’s How Electric Cars Will Cause the Next Oil Crisis, e di un video che riassume bene quale effetto dirompente potrebbe avere un’auto elettrica economica sul mercato petrolifero (Jalopnik: 1, 2, 3).

Anche il Financial Times parla di “spirale mortale” per il petrolio. Lo fa parlando di scenari estremi, con adozioni rapide delle auto elettriche, ma il parallelo con l’adozione esplosiva dei telefonini e poi degli smartphone, spinta da prezzi in rapidissimo calo, fa riflettere.

Le batterie delle Tesla perdono il 6% di carica dopo 80.000 km e l'1% per ogni 50.000 km successivi. Questi sono i risultati di una statistica compilata dagli utenti Tesla in Olanda e Belgio.

Auto a idrogeno consumerebbero il triplo di elettricità di rete rispetto a quelle a batteria. Per chi teme che le auto elettriche implichino un eccessivo consumo di corrente elettrica dalla rete e pensa che le auto a idrogeno siano un’alternativa migliore, secondo Green Car Reports per produrre il volume di idrogeno necessario per far fare un chilometro di strada a un’auto a idrogeno ci vuole circa il triplo dell’energia richiesta per caricare una batteria che faccia fare lo stesso chilometro a un’auto elettrica, per cui “i veicoli a idrogeno aumenteranno la domanda di elettricità molto più delle auto elettriche per coprire le medesime distanze. E questo senza neanche prendere in considerazione il costo di installare una rete capillare di distribuzione di idrogeno”. Va detto che questi valori vengono forniti da Green Car Reports senza presentare i dati e i metodi che li hanno generati.

Quanto graveranno sulla rete elettrica le auto elettriche? Secondo Green Car Reports, uno studio condotto dieci anni fa dall'Electric Power Research Institute e dal Natural Resources Defense Council (non linkato, purtroppo, da GCR) indica che se negli Stati Uniti i due terzi dei chilometri complessivamente percorsi fossero alimentati da energia elettrica, i consumi aumenterebbero complessivamente del 6 o 7 per cento. L’arrivo improvviso sul mercato dei condizionatori domestici alcuni anni fa fu un evento ben più impegnativo da gestire di quanto potrà esserlo l’elettrificazione di massa delle auto, secondo questo rapporto.

Tesla: Supercharger non più gratuiti e illimitati. Finora le auto Tesla hanno beneficiato di un accesso gratuito e quasi illimitato alle stazioni di ricarica veloce Supercharger di Tesla. Per le auto ordinate dopo l'1/1/2017, invece, saranno gratuiti solo 400 kWh di ricarica (circa 1600 km) ogni anno. Dopo questi primi 400 kWh “ci sarà una piccola tariffa da pagare... comunque meno rispetto al pieno di un’auto di pari categoria” (Tesla.com).

Renault: Zoe ZE40 ha 300 km di autonomia; in vendita subito. La nuova versione ha una batteria maggiorata come capacità (41 kWh) ma non come peso o ingombro e solo 2.500 euro di differenza rispetto alla versione precedente (22 kWh) di batteria. Prezzi (in Olanda): da 31.890 euro per la versione da 41 kWh, riducibili a 23.900 in caso di noleggio della batteria (InsideEVs.com).

Tesla: incidente mortale in Olanda, il “pilota automatico” non era attivo, l’auto correva a oltre 155 km/h su strada ordinaria. A settembre scorso i giornali olandesi hanno dedicato ampio spazio a questo incidente di una Tesla, legandolo a quello avvenuto a maggio 2016 in Florida, ma i dati di telemetria inviati dall’auto a Tesla indicano che in questo caso l’auto era in modalità di guida manuale e viaggiava a velocità elevatissima su una strada a singola carreggiata e due sensi di marcia in mezzo a un bosco. L’auto ha preso fuoco (sì, anche un’auto elettrica può incendiarsi) e il conducente, un uomo di 53 anni, è morto sul posto. Le foto sono terribili (Electrek; Electrek).

Tesla: incidente da 55.000 euro in Germania. A settembre scorso un incidente autostradale fra una Tesla Model S e un autobus in Germania è avvenuto mentre il conducente (secondo quanto ha dichiarato) stava usando il “pilota automatico”, che però non è intervenuto. L’autobus aveva appena terminato di sorpassare un camion e stava rientrando nella corsia di destra, e il conducente della Tesla non ha visto la manovra e ha tamponato l’autobus. Grande spavento per gli occupanti dell’autobus, lievi ferite per il conducente dell’auto, e danni materiali per 55.000 euro (Electrek; Mopo.de).

Tesla: il primo incidente mortale con “pilota automatico” inserito non è quello in Florida. A settembre sono emerse notizie di un incidente precedente a quello in Florida già citato: a gennaio 2016, su un’autostrada nella zona di Hong Kong e Macao un uomo di 23 anni ha perso la vita schiantandosi con la Tesla Model S del padre contro un veicolo di pulizia stradale fermo sulla corsia di sinistra. Le immagini della dashcam non sembrano indicare alcun rilevamento dell’ostacolo o intervento di frenata o sterzata da parte del “pilota automatico” o del conducente (Electrek).
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Podcast del Disinformatico del 2016/12/02

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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Sgominata la rete internazionale di criminali informatici Avalanche

Buone notizie, una volta tanto, sul fronte della lotta al crimine informatico. La rete informatica di criminali denominata Avalanche, composta da centinaia di server sparsi per il pianeta messi a disposizione a noleggio dei malviventi per compiere attacchi che hanno colpito fino a mezzo milione di computer al giorno con infezioni, phishing, milioni di mail infette e altre delizie di questo genere, non esiste più.

Il 30 novembre scorso è stata infatti compiuta un’operazione di polizia coordinata a livello internazionale che ha liquidato Avalanche, compiendo cinque arresti, sequestrando 39 server, disattivandone altri 221, perquisendo 37 sedi e chiudendo ben 830.000 siti ostili.

Avalanche era una rete decisamente sofisticata, capace di cambiare ogni cinque minuti gli indirizzi IP associati a un nome di dominio e altre acrobazie anti-tracciamento, secondo la tecnica denominata double fast flux (infografica semplificata; infografica tecnica).

All’operazione hanno collaborato Europol, FBI, Eurojust e altre agenzie di una trentina di paesi, fra cui Armenia, Australia, Austria, Azerbaigian, Belgio, Belize, Bulgaria, Canada, Colombia, Finlandia, Francia, Germania, India, Italia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Romania, Singapore, Stati Uniti, Svezia, Taiwan, Ucraina e Ungheria. L’operazione conclude un’indagine avviata nel 2012 dalla polizia tedesca sulla provenienza di una serie di attacchi di ransomware.

Ovviamente l’eliminazione della rete di controllo e infezione non ripulisce i computer infetti degli utenti che sono finiti fra le vittime di Avalanche, ma già sapere che questa rete sofisticata non danneggerà più nessuno è un consistente passo avanti verso un’Internet più pulita.


Ultimo aggiornamento: 2016/12/03 15:45. Fonti: Europol, Justice.gov, National Crime Agency, Engadget, The Register.



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Ransomware causa tilt dei trasporti a San Francisco. L’aggressore si scusa

Credit: San Francisco CA
Ultimo aggiornamento: 2016/12/06 15:20.

Pochi giorni fa a San Francisco si sono viste scene degne di un film cybercatastrofico: su tutti i monitor della rete metropolitana leggera è comparso un avviso molto eloquente, anche se in inglese sgrammaticato: “You hacked” (sic).

La metropolitana della città è stata infatti colpita da un attacco informatico che ha mandato in tilt i sistemi di pagamento e di gestione dei biglietti. Ma a differenza dei film hollywoodiani, non c’è stata alcuna paralisi del traffico o crisi di panico, perché i gestori hanno saggiamente deciso di aprire tutti i cancelli e lasciare che tutti viaggiassero gratuitamente.

L’attacco chiedeva un riscatto per sbloccare i dati, secondo l’ormai consueta tecnica del ransomware. Ma diversamente da quello che succede di solito, l’aggressore, noto soltanto con lo pseudonimo cryptom27, si è scusato pubblicamente in un messaggio, spiegando che non aveva alcuna intenzione di attaccare la metropolitana leggera di San Francisco: il suo ransomware aveva lavorato automaticamente, vagando per Internet, e si era imbattuto per caso nei circa 2000 server o PC della metropolitana che erano infettabili perché non aggiornati e inadeguatamente protetti.

we don't attention to interview and propagate news ! our software working completely automatically and we don't have targeted attack to anywhere ! SFMTA network was Very Open and 2000 Server/PC infected by software ! so we are waiting for contact any responsible person in SFMTA but i think they don't want deal ! so we close this email tomorrow!

Un ladro gentiluomo o quasi, insomma, che viola i computer altrui e fa ricatti ma non vuole causare disagi ai pendolari.  Il problema è stato poi risolto senza pagare il riscatto, ripristinando i dati da una copia di scorta, e nel giro di 48 ore la metropolitana è tornata alla piena operatività.

Già così la vicenda sarebbe bizzarra, ma non è finita: infatti qualcuno ha attaccato informaticamente l’aggressore, ha preso il controllo di due dei suoi account di posta e poi ne ha passato il contenuto all’esperto di sicurezza Brian Krebs.

Questo ha permesso di vedere, una volta tanto, dietro le quinte di come lavora un criminale online: sarà anche gentiluomo, in questo caso, però si è visto che ha chiesto e ottenuto riscatti da 20 bitcoin e oltre (circa 14.000 euro o franchi svizzeri) da decine di aziende sparse per il mondo, offrendo addirittura anche assistenza tecnica alle vittime (sempre a pagamento).

Proteggersi da questo genere di attacco con riscatto è abbastanza semplice: basta leggere, per esempio, i consigli approntati a questo scopo dalla Centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione MELANI. In sintesi: fate sempre una copia dei vostri dati su un supporto non collegato a Internet, così potrete recuperarli; tenete aggiornati i vostri computer; e non aprite le mail inattese, specialmente se includono allegati. Certi gentiluomini è meglio non incontrarli affatto.
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