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Il missile con le zampe di SpaceX ce l’ha fatta: consegna cargo in orbita e ammaraggio “morbido”

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “ulricog”.

Credit: ScriptunasImages.com
Il vettore Falcon 9R di SpaceX partito poche ore fa da Cape Canaveral è riuscito a inserire correttamente in orbita il proprio carico, la capsula Dragon, carica di provviste ed esperimenti per la Stazione Spaziale Internazionale.

Sembra inoltre riuscito il tentativo, unico nella storia della missilistica, di far scendere in maniera controllata il primo stadio del missile, che stando alle prime segnalazioni di Elon Musk avrebbe effettuato correttamente un ammaraggio dolce nell'Oceano Atlantico, come previsto dal suo piano di volo.

Questo primo tentativo fa parte del piano a lungo termine di SpaceX di riutilizzare i vettori facendone rientrare a terra i singoli stadi, che atterrerebbero verticalmente su zampe come quelle già installate sul vettore partito oggi e visibili nella foto qui accanto in posizione ripiegata alla base del missile.

Per questo lancio è stato scelto di far scendere il primo stadio nell'oceano per questioni di sicurezza. Se volete un'anteprima dell'aspetto che avrebbe un atterraggio controllato, date un'occhiata a questo video a partire da circa 43 secondi: mostra il primo volo di prova del Falcon 9R (dove R sta per Reusable, ossia “riutilizzabile”).


Fra l'altro, il bravissimo astrofotografo Thierry Legault è riuscito a fotografare da Terra, specificamente dalla Francia, la capsula Dragon in orbita poco meno di mezz'ora dopo il lancio.

Maggiori dettagli sul volo di SpaceX sono su SpaceflightNow.
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Podcast del Disinformatico di oggi

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata del Disinformatico radiofonico che ho condotto stamattina per la Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera.

I temi di oggi, con i link di approfondimento, sono i seguenti:

Samsung Galaxy S5, già scavalcato il lettore d’impronte digitali

Il tracciamento degli amici sta per arrivare anche su Facebook

Che sistema operativo usano gli esperti di sicurezza? Tails

Comandare il computer dal telefonino o tablet Android: Chrome Remote Desktop

Heartbleed, alcuni milioni di cellulari e tablet Android sono vulnerabili; tutto OK per Apple

Buon ascolto!
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Samsung Galaxy S5, già scavalcato il lettore d’impronte digitali

Uno dei punti di forza del nuovo smartphone di Samsung, il Galaxy S5, almeno stando alla sua campagna pubblicitaria, è il suo sensore d'impronte digitali, che consente di fare a meno del PIN di blocco, come già fa Apple con l'iPhone 5S. Ma gli esperti sono già riusciti a scavalcare questa forma di protezione e non solo accedere al contenuto di un telefonino bloccato dall'impronta digitale (esattamente come con l'iPhone tempo addietro) ma anche avere accesso al conto Paypal protetto da questa funzione.

Il problema di fondo dell'uso delle impronte digitali come sistema di controllo degli accessi è che l'impronta digitale non è una password: al massimo è un identificativo d'utente. Infatti le password non si lasciano in giro dappertutto (gli esperti del Security Research Labs hanno sconfitto il Galaxy S5 usando proprio un'impronta raccolta e duplicata) e soprattutto si possono cambiare se vengono rubate. Cambiare le proprie impronte digitali è perlomeno disagevole.

Intendiamoci: in condizioni normali, un sensore d'impronte è sicuro grosso modo quanto un PIN a quattro cifre, nel senso che è un deterrente ragionevole e sufficiente a scoraggiare i ficcanaso occasionali, ma non sarà un ostacolo serio per un aggressore deciso. Mentre costringervi a rivelare un PIN memorizzato può richiedere un certo impegno, un'impronta digitale si ottiene facilmente: basta agguantare una vostra mano con la forza o aspettare che vi appisoliate. Ma questi sono scenari che normalmente, si spera, non capitano spesso.
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Il tracciamento degli amici sta per arrivare anche su Facebook

Facebook ha annunciato ufficialmente la nascita di Nearby Friends, una nuova funzione che permette di tracciare la posizione degli amici usando il GPS e i segnali delle antenne della rete cellulare.

Preoccupati per il rischio di stalking? Niente paura: per il momento il servizio verrà reso disponibile nelle prossime settimane soltanto per gli utenti statunitensi e comunque sarà disattivato salvo richiesta dell'utente. Inoltre bisognerà dare il proprio consenso, che sarà selettivo: si potrà scegliere a quali amici far avere la propria localizzazione e anche per quanto tempo rendergliela disponibile.

La funzione genera inoltre un registro cronologico (log) delle attività e dei luoghi nei quali è stato l'utente che la attiva: se ci tenete alla privacy, sarà opportuno ricordarsi di cancellare periodicamente questa cronologia.

Se vi sembra invadente, tenete presente che WeChat e altri social network fanno già la stessa cosa da tempo e senza chiedere tutti i consensi annunciati da Facebook.

Ovviamente questo genere di tracciamento genera un'enorme quantità di dati personali potenzialmente sfruttabili da Facebook per generare introiti pubblicitari (immaginate, per esempio, quanto pagherebbero i ristoranti per mandarvi l'annuncio di un menu a prezzo speciale se siete nelle loro vicinanze), ma Facebook ha dichiarato che “per ora... i dati non verranno utilizzati per pubblicità mirate”. Ma bisogna fare attenzione a quel “per ora”.
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Che sistema operativo usano gli esperti di sicurezza? Tails

Volete provare il brivido di usare lo stesso software che usano i massimi esperti di sicurezza informatica, compresi Edward Snowden e Bruce Schneier, per comunicare in modo segreto al riparo da spioni d'ogni sorta? Allora vi serve Tails.

Tails s'installa su una penna USB o su un DVD, che si inserisce in qualunque computer. Il computer, invece di avviare il proprio sistema operativo, avvia Tails e diventa temporaneamente un sistema anonimo per usare Internet senza lasciare tracce.

In sintesi, si tratta di una versione di Linux ottimizzata per facilitare l'anonimato e la comunicazione privata, usando Tor e altre soluzioni software ed evitando di salvare dati localmente. Questo lo rende praticamente immune ai malware e alle analisi d'informatica forense: strumento utilissimo, quindi, per giornalisti che devono proteggere le proprie fonti oltre che se stessi.

Come sappiamo che Tails è sicuro? Semplice: in uno dei documenti segreti dell'NSA divulgati da Snowden viene indicato che l'NSA si lamenta che Tails è un problema per i suoi sistemi d'intercettazione. Il nome, fra l'altro, sta per The Amnesic Incognito Live System: un sistema live per la navigazione in incognito che soffre d'amnesia, perché dopo l'uso dimentica tutto.