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2022/07/31

Ci ha lasciato Nichelle Nichols, leggendaria tenente Uhura di Star Trek

Forse molti conoscono Nichelle Nichols semplicemente come “la bella donna di colore sul ponte dell’astronave Enterprise” o “quella del primo bacio interrazziale della storia della TV” (anche se non è strettamente vero). Oggi è facile non ricordare quanto fosse rivoluzionario, per l’America segregazionista di quegli anni Sessanta, che una persona di colore, e per di più donna, apparisse in televisione in un programma di prima serata con un ruolo diverso da quello della cameriera o della serva. Uhura veniva trattata assolutamente alla pari dal Capitano Kirk, da Spock e da tutto l’equipaggio, e riparava gli apparati dell’astronave gomito a gomito con loro. Il colore della sua pelle non era un problema: era semplicemente irrilevante.

Nichelle Nichols racconta l’incontro nel quale Martin Luther King le chiese di non abbandonare Star Trek perché la sua presenza sugli schermi TV americani in quel ruolo era cruciale per l’emancipazione delle persone di colore. Bernice, una delle figlie di MLK, parla di quell’incontro qui sull’Atlanta Journal-Constitution (link potenzialmente bloccato per i paesi GDPR).

Sono passati cinquantacinque anni: il razzismo è ancora ben lontano dall’essere un vago ricordo come si augurava allora Gene Roddenberry, creatore di Star Trek, e anche la discriminazione verso le donne è tuttora fortemente presente. Alcuni passi avanti sono stati fatti, da allora, grazie anche a persone come Nichelle Nichols, che dopo la sua partecipazione a Star Trek è diventata ambasciatrice e reclutatrice della NASA, con il preciso compito di coinvolgere nell’esplorazione spaziale anche le persone di colore e le donne, riuscendoci egregiamente, ed è stata un modello e un’ispirazione per tantissime persone anche al di fuori della scienza e della fantascienza, a partire da Whoopi Goldberg. Se potete, guardate il documentario Woman in Motion, dedicato alla sua carriera.

Il video di reclutamento per la NASA interpretato da Nichelle Nichols.
Nichelle Nichols insieme a quasi tutto il cast della Serie Classica di Star Trek, alla presentazione del primo Space Shuttle, battezzato Enterprise in onore della serie TV.

Nel corso della sua lunga vita (89 anni) ha partecipato instancabilmente a innumerevoli raduni dei fan di Star Trek, e ho avuto l’onore di incontrarla in Italia nel 2003 e di tradurre per lei alla Sticcon, la convention annuale dello Star Trek Italian Club di Alberto Lisiero e Gabriella Cordone. Garbata, professionale, sempre pronta a regalare emozioni, anche con la sua splendida voce.

Nichelle Nichols canta sul palco della Sticcon a Bellaria, nel 2003, e io per l’emozione riesco a farle solo questa pessima foto.
In cabina a tradurre per Nichelle, nel 2003 a Bellaria.

Oggi ci ha lasciato un’icona che ha contribuito enormemente all’emancipazione delle persone discriminate in un’epoca nella quale la discriminazione era talmente radicata da essere considerata assolutamente normale. Forse potremmo onorare la sua vita chiedendoci, sommessamente, quali sono le discriminazioni che oggi consideriamo così assolutamente normali da non accorgerci nemmeno di praticarle, quelle che consideriamo “scocciature” o “pretese esagerate”, ma che nel prossimo futuro ci sembreranno così imbarazzantemente ovvie come lo sono adesso per noi quelle che subirono Nichelle Nichols e tanti, troppi come lei.

 

Fonti aggiuntive: The Guardian, Nerdist, New York Times, Foundation Interviews, TrekToday, Startrek.com.

2022/07/29

La Stampa e la bufala della risonanza che “inquina come 500 mila km in auto”

Secondo questo titolo de La Stampa, “Una risonanza inquina come 500mila km in auto: così la salute contribuisce al riscaldamento globale”. È falso, e la smentita è fornita nell’articolo stesso.

L’articolo, infatti, riporta questa frase: “Una risonanza magnetica che lavori per un anno mediamente produce una quantità di CO2 corrispondente all'inquinamento prodotto da un'auto che viaggi per 500mila chilometri” (copia permanente).

In altre parole, il titolo confonde una singola risonanza (inteso come esame medico) con un anno di lavoro della macchina che fa le risonanze magnetiche.

L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno in questo momento è la disinformazione. Specialmente quella che genera sensi di colpa inutili e insensati.

Podcast RSI - Story: La donna che scrisse di nascosto milioni di parole di storia russa falsa su Wikipedia

logo del Disinformatico

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) e qui sotto.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite feed RSS, iTunes, Google Podcasts e Spotify.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo integrale e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto.

Prologo

[CLIP AUDIO: Rumore di tastiera di computer]

Siamo nel 2010. Una donna cinese si siede al suo computer e inizia a modificare una voce della Wikipedia in cinese dedicata a un personaggio storico, Heshen, un celeberrimo funzionario corrotto vissuto in Cina, appunto, fra il 1750 e il 1799, famoso perché ammassò una fortuna illecita colossale, diventando uno degli uomini più ricchi della storia dell’umanità.

Ma le modifiche fatte dalla donna descrivono, con ricchezza di dettagli, eventi che in realtà non sono mai avvenuti, e negli anni successivi questa narrazione falsa spacciata per vera si estenderà fino alla storia russa, sfociando in oltre duecento voci interamente nuove di Wikipedia, che ammonteranno a vari milioni di parole, con tanto di mappe inventate, fonti storiche fittizie e descrizioni articolatissime della vita quotidiana nei vari periodi storici raccontati. 

La donna si costruirà una falsa identità di ricercatrice storica dell’Università di Mosca e alcune delle voci che scriverà riceveranno riconoscimenti formali dai coordinatori di Wikipedia e verranno anche tradotte in altre lingue. Ma è tutto finto.

Questa è la storia di Zhemao, la donna autrice di uno dei più spettacolari casi di falsificazione digitale e di costruzione di realtà alternativa, rimasto inosservato e indisturbato per oltre un decennio, ed è anche la storia di come questo falso dettagliatissimo è stato, alla fine, scoperto.

Benvenuti a questa puntata del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]

La Wikipedia è un’enciclopedia online multilingue gratuitamente accessibile, ben  nota per la sua particolare caratteristica di essere basata sul volontariato e di essere modificabile praticamente da chiunque, sia pure con qualche limite. Diventare autori di Wikipedia è abbastanza facile: basta creare un account gratuito e poi iniziare a scriverne una nuova voce, oppure ampliarne o correggerne una esistente. Lo so bene, perché sono anch’io un autore di Wikipedia. I contenuti verranno pubblicati immediatamente; la loro verifica è affidata agli altri autori e ai lettori stessi dell’enciclopedia.

Questo modello aperto di contribuzione ha consentito uno sviluppo straordinario di Wikipedia in numerosissime lingue: è il suo vantaggio principale, ma è anche il suo punto debole. Se un autore inizia facendo piccole modifiche innocue a voci non controverse, e se queste modifiche superano il vaglio dei colleghi, quell’autore comincia a costruirsi una reputazione, che spesso non verrà più messa in discussione. Nessuno chiederà credenziali accademiche e si formerà una rete di fiducia sottintesa.

Zhemao, nel 2010, inizia la propria carriera di falsaria storica esattamente in questo modo. In realtà Zhemao è uno pseudonimo: è uno degli alias usati da una persona la cui identità non è ancora stata accertata. Un suo profilo online su Wikipedia, ora scomparso, la presentava come una donna cinese, figlia di un diplomatico che risiede in Russia, laureata in storia russa all’Università di Mosca e diventata cittadina del paese dopo aver sposato un russo. Ma non si sa quanto ci sia di vero in tutto questo.

Zhemao comincia appunto modificando una voce relativamente poco importante della Wikipedia in cinese. Aggiunge solo alcuni abbellimenti e dettagli di poco conto alla storia del funzionario corrotto Heshen, e le sue modifiche passano il vaglio degli addetti di Wikipedia.

Ma poi, a partire dal 2012, si dedica alla storia medievale russa, e qui dà sfogo alla sua straordinaria creatività, mescolando fatti e fantasie, inventando ben tre insurrezioni dei tartari nel diciassettesimo secolo, scrivendo una lunghissima voce di Wikipedia in cinese, abbellita da una mappa (falsa) che descrive in dettaglio gli eventi (immaginari) e supportata da una ricca bibliografia in buona parte inventata anch’essa. 

La mappa inventata da Zhemao. Credit: Wikipedia (by 折毛 - 使用美图秀秀绘制, CC BY-SA 4.0, Link)

La costruzione della realtà alternativa di Zhemao non conosce freni. Negli anni successivi e fino al 2022, la donna crea centinaia di voci interconnesse di Wikipedia, dedicate a vicende come la vita dell’imperatore di Russia Alessandro I (realmente esistito) e la serie di guerre per il possesso della grande miniera d’argento di Kashin in Russia (una località che esiste veramente, a differenza della miniera e delle relative guerre). L’autrice mescola personaggi storici reali con persone ed eventi di fantasia, intessendo una trama ricchissima di dettagli di contese economiche e di episodi bellici sanguinari, arrivando anche a descrivere gli usi e costumi e i tipi di monete e le posate in uso all’epoca. È un affresco meticoloso, quasi maniacale. E quasi tutto falso.

Il fatto che una voce citi l’altra conferisce credibilità a tutta la costruzione agli occhi del lettore comune, e Zhemao usa uno stile arido, che non dà nell’occhio. Non solo: Zhemao crea anche dei sockpuppet, ossia degli account fittizi che sembrano appartenere ad altre persone ma sono in realtà gestiti da lei. Questi sockpuppet sostengono e confermano in apparenza l’autorevolezza delle sue modifiche a Wikipedia, e anche questi account, a loro volta, scrivono storie false sulla dinastia cinese Qing e sulla Russia sotto Vladimir Putin.

E i risultati non si fanno attendere: un suo articolo sulla deportazione dei cinesi nell’Unione Sovietica durante gli anni Venti del secolo scorso viene validato e segnalato come voce in vetrina di Wikipedia e viene anche tradotto in inglese, arabo e russo per le rispettive versioni dell’enciclopedia. Un autore veterano della Wikipedia in cinese, John Yip, le conferisce all’inizio del 2022 un riconoscimento per il suo grande lavoro.

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L’affresco immaginario e interconnesso creato da Zhemao è rimasto intatto e impunito fino a pochi mesi fa, quando Yifan, uno scrittore cinese, si è imbattuto su Wikipedia nella storia della contesa della grande miniera d’argento di Kashin e ha pensato che fosse una buona premessa storica per un suo romanzo.

Si è accorto di trovarsi di fronte a un complicatissimo falso quando ha chiesto a dei russofoni maggiori informazioni sulla storia di questa miniera e ha controllato le fonti citate da Zhemao, scoprendo che erano false. Zhemao, in maniera molto astuta, aveva citato dei libri di storia reali, come la monumentale e autorevolissima Storia della Russia dalle origini del celebre storico russo Sergei Soloviev, ma aveva indicato delle pagine o delle loro edizioni tradotte che in realtà non esistevano.

Yifan si è insospettito anche perché le versioni cinesi di queste voci di Wikipedia dedicate alla storia russa erano più lunghe, ricche e dettagliate di quelle inglesi e persino di quelle russe. Le versioni cinesi includevano inoltre personaggi totalmente assenti nelle altre versioni, frammisti a personaggi autentici.

I wikipediani, allertati da un articolo pubblicato da Yifan, hanno così avviato un lungo e laborioso processo di eliminazione e correzione dei falsi perpetrati da Zhemao. I suoi account su Wikipedia sono stati bloccati e i milioni di parole che aveva scritto sono stati rimossi. Di tutta la vicenda ora restano solo qualche immagine catturata prima della cancellazione, i resoconti pubblicati dai media, e paradossalmente una pagina di Wikipedia dedicata alle falsificazioni di Zhemao.

La donna ha pubblicato una lettera di scuse sul proprio account in Wikipedia, dicendo di essere solo una casalinga con un semplice diploma di scuola superiore, che non sa né il russo né l’inglese ma ha usato dei sistemi di traduzione automatica, e spiegando che aveva creato quasi tutte le voci false per colmare i vuoti delle prime voci (autentiche) che aveva riveduto e per combattere la solitudine e la noia.

Come si suol dire, per raccontare una bugia bisogna raccontarne altre“, ha scritto Zhemao. “Ero riluttante a cancellare le centinaia di migliaia di parole che avevo scritto, ma così facendo ho finito per perdere milioni di parole ed è crollata una cerchia di amici accademici”. Zhemao ha accettato l’espulsione permanente da Wikipedia e ha promesso di non fare mai più nulla del genere.

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La presenza per ben dodici anni di queste informazioni false su Wikipedia, con tanto di encomio alla falsaria, ha minato in parte la credibilità dell’enciclopedia, secondo alcuni commentatori e autori di Wikipedia stessa. Ma molti hanno lodato il talento creativo e la costanza di Zhemao, incoraggiandola a sfruttare queste doti in futuro per scrivere stavolta un romanzo chiaramente etichettato come finzione.

In un’epoca caratterizzata dalle fake news, dai deepfake, dalle falsificazioni operate dalla propaganda di vari paesi e anche dalla passione per i multiversi e le ucronie e le versioni alternative della storia, vedere che una fonte così diffusamente consultata e utilizzata come Wikipedia contiene falsi storici e sabotaggi sofisticati e credibili come quello di Zhemao è decisamente sconcertante e causa disagio e insicurezza.

Stavolta la falsificazione ha toccato un argomento tutto sommato non vitale, ma domani potrebbe riguardare un tema ben più delicato, come la salute o la storia contemporanea, e sapere che tutto il sistema si regge solo sulla diligenza dei volontari, che accettano fra l’altro il contributo di chiunque senza verificarne le credenziali, non è rassicurante.

Ma forse il fatto che questa falsificazione colossale sia stata scoperta va vista come la conferma che il sistema, alla lunga, funziona e si autocorregge. A differenza di un’enciclopedia cartacea tradizionale, nella quale un errore può persistere per decenni, i dati falsi di Wikipedia creati da Zhemao sono stati rimossi nel giro di pochi mesi.

Resta comunque la necessità di non accettare ciecamente quello che ci viene proposto dai media di qualunque provenienza, e di imparare a valutare e distinguere la qualità delle fonti e a riconoscere le tecniche usate dai falsari e dai fabbricanti di propaganda per ingannarci.

Ma più in generale, di fronte a storie incredibili come questa viene da porsi una domanda di fondo: come facciamo a sapere che quello che sappiamo è vero e reale? Gli esperti raccomandano di usare una tecnica ben collaudata, che è quella di partire dai cosiddetti princìpi primi, ossia dalle cose di cui si è assolutamente certi, e usarli per cercare di confermare o smentire la narrazione che ci viene proposta.

C’è un esempio molto celebre di questa tecnica: quello che oggi si chiamerebbe il debunking della Donazione di Costantino, il documento storico, apparentemente datato intorno al 315 dopo Cristo, che giustificava l’autorità temporale e politica dei papi. La sua falsità fu smascherata dallo scrittore e filologo Lorenzo Valla nel 1440 facendo affidamento su un dato indiscutibile: il latino del documento usava forme e termini che all’epoca di Costantino non c’erano. Niente nebulose giustificazioni filosofiche, ma un dato di fatto molto concreto. Princìpi primi, appunto.

Lorenzo Valla ce la fece senza computer e senza Internet, usando le proprie conoscenze. Noi che abbiamo il privilegio di disporre di strumenti che ci danno accesso istantaneo a tutto il sapere umano dovremmo forse evitare di usarli solo per copiaincollare disinvoltamente e invece tenere acceso più spesso il nostro senso critico, per non farlo addormentare al ritmo ipnotico di Control-C, Control-V e per non comperare azioni di una miniera d’argento che esiste solo nella fantasia straripante di una casalinga cinese annoiata e sola.

 

Fonti aggiuntive: SixthTone; Vice; Futurism; LitHub.

2022/07/27

(AGGIORNATO) Le prime foto dell’EVA di Samantha Cristoforetti. Quelle vere

Ultimo aggiornamento: 2022/08/14 22:50.

2022/07/27 16:40. Sono state pubblicate poco fa le prime fotografie scattate durante l’EVA del 21 luglio scorso. Dato che mostrano entrambi, presumo che siano state scattate dall’interno della Stazione Spaziale Internazionale. Sam indossa la tuta con le bande blu e ha sul braccio la bandiera italiana.

Foto iss067e191083 (credit: ESA/NASA).
Foto iss067e191081 (credit: ESA/NASA).
Foto iss067e191033 (credit: ESA/NASA).
Foto iss067e191090 (credit: ESA/NASA).
Foto iss067e191094 (credit: ESA/NASA).

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2022/07/28 21:00. Sono state pubblicate altre foto:

Foto iss067e203964 (credit: Roscosmos Sergey Korsakov).
Fotogramma tratto da video GoPro vlcsnap-2022-07-27-09h51m49s243 (credit: ESA / NASA / Roscosmos Sergey Korsakov).
Fotogramma tratto da video GoPro vlcsnap-2022-07-27-00h55m43s549 (credit: ESA / NASA / Roscosmos Sergey Korsakov).
Foto iss067e204029 (credit: Roscosmos Sergey Korsakov).
Fotogramma tratto da video GoPro vlcsnap-2022-07-27-01h46m23s303 (credit: ESA / NASA / Roscosmos Sergey Korsakov). Questa immagine dovrebbe essere stata scatta all’interno della camera di decompressione o airlock denominato Poisk.

Molte altre foto stanno arrivando sull’account Flickr di Sam.

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2022/08/14. La NASA ha pubblicato qualche altra foto dell’EVA e della sua preparazione.

Foto iss067e203968. Sam nel modulo Poisk si prepara per l’EVA. Sullo sfondo, il collega e compagno di EVA Oleg Artemyev.
Foto iss067e204030. Artemyev (in alto) e Cristoforetti (al centro) lavorano all’esterno del modulo Nauka.
Foto iss067e203986. Sam lavora all’esterno del modulo Nauka.

2022/07/26

Video: il mio intervento sulla sicurezza informatica al CicapFest 2022

L’audio è parecchio carente in alcuni punti, ma se vi interessa è online la registrazione del mio intervento Al sicuro sul web - Sicurezza informatica e privacy digitale quotidiana, presentato da Agnese Sonato, al CicapFest 2022.

2022/07/25

Il Mattino, il Gazzettino, Leggo, la Gazzetta del Sud pubblicano una foto falsa attribuendola a Samantha Cristoforetti. Nessuno controlla prima di pubblicare

Pubblicazione iniziale: 2022/07/25 23:38. Ultimo aggiornamento: 2022/07/27 16:25.

Ben quattro testate giornalistiche italiane (Leggo, Il Mattino, La Gazzetta del Sud e Il Gazzettino) hanno pubblicato un fotomontaggio scrivendo che sarebbe un selfie dell’astronauta Samantha Cristoforetti. 

  • “Samantha Cristoforetti, il web la premia: è suo il super selfie più bello della storia”, titola Il Mattino (copia permanente), precisando a scanso di equivoci anche nel testo che la foto sarebbe sua:“tra un esperimento e l'altro AstroSamantha trova anche il tempo di regalare al mondo uno dei selfie più belli della storia”.
  • Lo stesso testo viene pubblicato dal Gazzettino (copia permanente).
  • Leggo pubblica un tweet certissimo (è suo il super selfie della storia) e poi un testo (copia permanente) praticamente identico a quello delle altre due testate, ma con l’aggiunta di qualche frasetta dubitativa.
  • La Gazzetta del Sud titola “Samanta Cristoforetti passeggia nello spazio: il selfie con l'Europa alle spalle” (copia permanente).

Gli articoli di Leggo, del Gazzettino e del Mattino sono praticamente identici e tutti firmati da Niccolò Dainelli. Quello della Gazzetta del Sud non è firmato.

La notizia è falsa: il presunto selfie è in realtà un vecchio fotomontaggio che risale ad almeno un anno e mezzo fa ed è stato pescato dal Web, a quanto pare senza effettuare il minimo controllo.


 

Il fotomontaggio ha le luci completamente sbagliate: l’astronauta è illuminato a giorno, ma dietro la Terra è vista di notte. Da dove arriverebbe la luce che illumina l’astronauta? E cosa sarebbe quel grande oggetto bianco squadrato che si vede riflesso nella visiera?

Oltretutto il fotomontaggio mostra una tuta spaziale americana, mentre Samantha Cristoforetti è uscita nello spazio il 21 luglio scorso usando una tuta russa, che è completamente differente. E l’inquadratura della Terra è decisamente troppo ampia per essere presa dalla quota della Stazione Spaziale Internazionale, dove si trova ora Samantha, a 400 km di quota.

Non pretendo che un giornalista generalista sappia distinguere una tuta spaziale russa da una americana o che conosca l’aspetto della Terra da 400 km. Ma mi aspetto che non pubblichi foto a caso prese dal Web senza verificarle.

Nel caso specifico, l’articolo del Gazzettino mostra anche la fonte usata per questa foto falsa: un tweet di una utente qualsiasi.  

A questa utente ho chiesto educatamente se era disposta a rimuovere il tweet.

La risposta dell’utente “Giuliana Valenti”:

Però perlomeno ha rimosso il tweet.

Il fotomontaggio gira almeno dalla fine del 2020, come è facile verificare con tre secondi di ricerca su Tineye. 


@Ufoofinterest mi segnala che una variante della stessa foto è stata spacciata anche da CBS News come selfie fatto da Samantha Cristoforetti addirittura nel 2016, scrivendo persino nella didascalia “Samantha Cristoforetti/ESA” come fonte e dando dettagli (completamente falsi) sul contesto: “Italian Astronaut Samantha Cristoforetti sent the people of Macedonia a greeting from space on twitter with this selfie, 2014” (copia permanente). Non è vero, e non può essere vero perché durante la sua prima missione Samantha non ha effettuato nessuna uscita in tuta spaziale. Complimenti vivissimi anche a CBS News, insomma.

Altre info sulle origini di questo fotomontaggio sono state trovate da @PicPedant: l’immagine dell’astronauta è tratta da una foto (ISS032E025258) che mostra l’astronauta giapponese Aki Hoshide ed è stata scattata il 5 settembre 2012.

Lo sfondo, invece, è probabilmente un’immagine composita tratta da riprese satellitari come queste, segnalate da SMHoaxSlayer.

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Poco dopo la pubblicazione della mia segnalazione su Twitter, il Gazzettino ha semplicemente rimosso l’articolo, senza rettificarlo come sarebbe invece previsto dal codice dentologico dell’Ordine dei Giornalisti. La versione sul Mattino è invece ancora lì al momento in cui scrivo queste righe, ma con un bel buco al posto della foto, visto che il tweet di Giuliana Valenti che è stato usato per embeddare l’immagine è stato rimosso.

Questo è il modo in cui si fa giornalismo in certe redazioni. Meno male che i giornali dovrebbero salvarci dalle fake news

Ringrazio i tanti che mi hanno segnalato i dettagli di questo ennesimo scivolone giornalistico perfettamente evitabile. Ho preparato un’immagine che se volete potete usare per rispondere concisamente ai tanti che condivideranno questo falso:

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2022/07/27 16:25. Sono state pubblicate le prime foto effettive dell’escursione di Samantha. 

 

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2022/07/24

Serve troppa energia per le auto elettriche? Ecco come dimezzarla, con auto da oltre 1000 km di autonomia che consumano la metà delle attuali

Ultimo aggiornamento: 2022/07/24 21:40.

Una delle critiche più frequenti alla mobilità elettrica è che non ci sia energia elettrica sufficiente per caricare milioni di automobili. Le analisi degli esperti dicono che non è così, perché la percorrenza media giornaliera è ben sotto i 40 chilometri e quindi i kWh necessari ogni giorno sono una manciata abbastanza facile da gestire con una carica lenta diurna o notturna; gli ammodernamenti progressivi della rete elettrica che verranno fatti nei decenni che ci vorranno per rimpiazzare tutte le auto a carburante saranno all’altezza della situazione, a detta degli addetti ai lavori, se ci si rimbocca le maniche invece di proclamare che ogni cambiamento è impossibile.

Ma in momenti come questo, in cui la generazione di energia elettrica è azzoppata dalla scarsità d’acqua (necessaria per raffreddare le centrali elettriche nucleari, a combustibili fossili e idroelettriche) e la Russia minaccia di tagliare le forniture di gas per bullismo geopolitico, è comprensibile che ci si preoccupi che la transizione alla mobilità elettrica sia un passo troppo difficile da fare.

Quello che spesso non si considera in questa preoccupazione, però, è che invece di costruire nuove centrali per caricare le automobili elettriche si possono ridurre i consumi di queste auto. E si possono ridurre tantissimo.

Ridurre i consumi dei veicoli elettrici significa che il loro fabbisogno energetico diventa minore, che è già una buona cosa, ma significa anche che i loro costi operativi diminuiscono, rendendo le auto elettriche ancora più convenienti rispetto ai veicoli a carburante (già ora caricare un’elettrica costa un quarto di quello che costa fare gli stessi chilometri con un’auto tradizionale; immaginate quanto diventa attraente e conveniente un’auto che costa sei-otto volte meno da rifornire).

Non solo: auto che consumano meno si ricaricano più in fretta, riducendo le attese alla colonnina, e hanno bisogno di batterie più piccole a parità di autonomia, per cui riducono anche il fabbisogno di materiali e l’impatto ambientale (oppure rendono possibili grandissime autonomie usando le batterie attuali). C’è insomma una sorta di effetto valanga positivo.

Il 90% di risparmio al chilometro, 1200 km di autonomia elettrica e la possibilità di caricare semplicemente parcheggiando l’auto al sole vi interessano? Sono risultati già fattibili adesso, con la tecnologia attuale, a patto di ripensare a fondo il concetto di automobile e di allontanarsi dalla mania attuale di costruire veicoli inutilmente enormi che hanno l’aerodinamica di una lavastoviglie. Non va dimenticato, infatti, che a velocità autostradali gran parte dell’energia viene consumata per fendere l’aria. Pretendere di farlo con le forme ipertrofiche e squadrate che vanno così tanto di moda adesso è una follia.

Vi propongo una rassegna di alcuni esempi di quello che si sta facendo nella ricerca e che si fa concretamente, con veicoli che si possono acquistare già adesso. Le tecniche usate per ottenere questi risultati non sono fantascienza: sono, fondamentalmente, ottimizzazioni dei motori e dei materiali, riduzione dei pesi e forme aerodinamiche più efficienti. Nulla che non si possa fabbricare su vasta scala, insomma.

Mercedes Vision EQXX

Una casa automobilistica estremamente tradizionale come Mercedes ha realizzato un prototipo di auto puramente elettrica che fa 1200 km con una carica e consuma 8,7 kWh/100 km (11,25 km/kWh). Per fare un confronto, un’auto elettrica attuale consuma oltre il doppio. La mia Tesla Model S, per esempio,  a velocità autostradali consuma 18-20 kWh/100 km, ossia fa da 5 a 6 km con un kWh. Questa Mercedes fa più del doppio della strada con gli stessi kWh.

L’auto, una berlina a quattro posti lunga 4,97 metri, ottiene questo risultato usando varie soluzioni. Ha un motore singolo invece dei due montati su molte auto elettriche attuali, e questo aiuta a ridurre il peso (che è di 1700 kg, di cui 488 kg sono costituiti dalla batteria da 100 kWh, che è a raffreddamento passivo per ridurne la massa ed evitare il consumo energetico di pompe e ventole); ha un impianto di climatizzazione ultraleggero e alimentato dal pannello fotovoltaico sul tetto, in modo da non incidere sulla batteria primaria; monta pneumatici a bassa resistenza al rotolamento e cerchi lenticolari per ridurre la turbolenza prodotta dal passaruota; e ha un’aerodinamica efficientissima (Cd 0,17), alla quale contribuisce uno spoiler posteriore retrattile, che cambia la forma del retro dell’auto allungandola quando è in movimento, in modo da farle assumere una sagoma più vicina a quella ideale. Su Ars Technica trovate una dettagliata recensione con altre informazioni tecniche.

Sorprendentemente, quest’auto non usa telecamere al posto degli specchietti retrovisori esterni, come fanno altre auto (Audi Etron, per esempio) per ridurre la resistenza aerodinamica. Secondo Mercedes, infatti, il consumo di energia delle telecamere e soprattutto degli schermi interni che mostrano le immagini delle telecamere laterali vanifica buona parte del loro beneficio aerodinamico; Mercedes ha scelto quindi di installare specchietti tradizionali ma meno grandi di quelli comunemente usati oggi. Anche il grande schermo del cruscotto si accende solo quando serve, sempre per ridurre i consumi.

La EQXX ha fatto vari viaggi dimostrativi su strade normali: per esempio, è andata con una singola carica da Stoccarda a Cassis (in Francia, 1008 km). Con un’altra singola carica ha anche viaggiato da Stoccarda a Silverstone, percorrendo 1202 km in 14 ore e 30 minuti (media di 83 km/h), ed è avanzata carica per una decina di giri in pista a 140 km/h.

Intendiamoci: questo è un veicolo sperimentale che probabilmente non verrà mai realizzato in serie e se lo fosse avrebbe un prezzo di listino astronomico. Ma è una dimostrazione concreta, tangibile, di quello che si può fare. Una volta dimostrata la loro fattibilità, le innovazioni tendono a essere introdotte anche sui veicoli di massa. Airbag, ABS, barre anti-intrusione, accensione elettronica, per esempio, sono tutte tecnologie nate in fascia alta e poi portate nelle auto normali.

Lightyear 0

Questa auto elettrica iperefficiente a 5 posti, da oltre 1000 km di autonomia, è invece acquistabile, anche se il prezzo è da capogiro: 250.000 dollari (parte dell’importo serve a finanziare lo sviluppo del modello successivo, che sarà a basso costo; questo è un veicolo a tiratura limitata di circa mille esemplari). 

Ruote posteriori carenate, forma a goccia, quattro motori integrati nelle ruote (quindi niente peso e inefficienza del differenziale), telecamere al posto degli specchietti e cerchi lenticolari contribuiscono a portare quest’auto a 7,8 kWh/100 km o 12,8 km/kWh, ossia a consumi ancora inferiori a quelli della Mercedes EQXX.

Inoltre la Lightyear 0 si caratterizza per una superficie enorme di pannelli fotovoltaici, che caricano la batteria relativamente piccola (60 kWh, ricaricabile dal 10 all'80% in mezz'ora) anche mentre l’auto è in movimento. Normalmente i pannelli installati sulle auto sono una perdita di tempo, perché non generano energia in quantità significative per la propulsione, ma quest’auto è iperefficiente, appunto, per cui quel poco di energia che i pannelli producono viene sfruttata due volte meglio del normale, e in più la superficie dei pannelli è ben più grande della norma (5 metri quadrati): una buona giornata di sole consente di caricare (gratis) da 5 a 6 kWh, ossia una settantina di chilometri di autonomia, che è più della percorrenza media giornaliera. Il che significa che se viene parcheggiata all’aperto, è raro che debba mai caricare alla colonnina. Addio problemi di chi non ha un posto auto da dotare di presa di ricarica e di mancanza di colonnine. Si va in ufficio, si parcheggia l’auto all’aperto e la si lascia lì a caricare, gratis e senza bisogno di prese o colonnine o altro.

L’auto è lunga cinque metri e larga 1,9, e la sua forma allungata le conferisce un Cd di 0,19. I pesi vengono ridotti usando una carrozzeria in fibra di carbonio, che la portano a 1575 kg. Nel video qui sotto si vede un modello di preproduzione.

Aptera

Quando scrivo “ripensare a fondo il concetto di automobile”, però, ho in mente ben più di una forma a berlina molto aerodinamica. Ho in mente forme e soluzioni come quelle di Aptera: carrozzeria veramente a goccia (Cd 0,13), tre ruote per ridurre di un quarto la resistenza al rotolamento, pannelli fotovoltaici per ricaricare anche in movimento, pesi ridottissimi (da 900 a 1100 kg), due motori integrati nelle ruote (tre nella versione top).

Risultato: fino a 1600 km di autonomia nella versione con batteria da 100 kWh, vale a dire 16 km/kWh o 6,25 kWh/100 km. Il triplo dell’efficienza di un’auto elettrica normale (che, non va dimenticato, è già enormemente più efficiente di qualunque auto a carburante). Ci sono inoltre fino a 65 km di autonomia gratuita ogni giorno grazie ai pannelli fotovoltaici che generano fino a 700 watt, per cui in molti casi non è mai necessario attaccarla alla rete elettrica per caricarla. Quindi non grava sulla rete elettrica e nemmeno sul portafogli.

Il prezzo è già più abbordabile rispetto ai casi precedenti: si parte da 26.000 dollari per la versione base e si arriva a 50.700 per la versione a massima autonomia. Il veicolo è a due posti, più un bagagliaio usabile ma non eccessivo. Le dimensioni sono ragguardevoli: 4,3 metri di lunghezza e ben 2,23 metri di larghezza.

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Questi veicoli danno un’idea di quanto margine di miglioramento ci sia nell’efficienza dei veicoli senza per questo mortificarne le prestazioni e la fruibilità. E c’è ancora altro margine nelle batterie, con alleggerimenti, composizioni chimiche più efficienti e ottimizzazioni. 

Ovviamente, l’auto che inquina di meno e consuma meno energia in assoluto è comunque quella che non si compra e non si usa, per cui l’efficienza non deve essere una scusa per usare l’auto più di quanto sia realmente necessario o per continuare a soffocare le città con automobili che sono sì pulite ma rimangono assurdamente ingombranti (tutti questi esemplari sfiorano o superano i quattro metri e mezzo); ma la sfida tecnica di fornire energia per la mobilità elettrica di massa sembra meno drammatica di quello che molti pensano.

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Se vi state chiedendo perché questi miglioramenti di efficienza (per esempio quelli aerodinamici, relativamente semplici) non vengono applicati alle auto tradizionali, la risposta è che su un veicolo a carburante non si percepiscono tanto quanto su un’auto elettrica, e quindi c’è poca richiesta: lo si nota da quanti preferiscono correre in autostrada con SUV e simili che hanno un’aerodinamica demenziale, tanto basta mettere un po’ di benzina in più e pagare un po’ di più. Il risultato è che è rarissimo vedere qualcuno che compra un’auto perché consuma poco. Su un’elettrica, invece, l’efficienza maggiore può fare la differenza fra fermarsi mezz’ora o un’ora a caricare oppure arrivare direttamente a destinazione.

 

Ho rimosso i riferimenti alla Sono Sion presenti nella stesura iniziale di questo articolo perché erano dovuti a un mio errore di conversione dei valori di efficienza. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o altri metodi.

2022/07/22

Ho fatto due chiacchiere su YouTube con Luca Nardi sui complottismi lunari a 53 anni dal primo allunaggio

Pochi giorni fa sono stato ospite di una live su YouTube con Luca Nardi per parlare di complottismi intorno agli allunaggi. Se vi interessa, potete rivederla qui.

Aggiungo una piccola correzione: credo di aver detto che il veicolo Apollo, durante il viaggio da e verso la Luna, veniva ruotato sul proprio asse a tre giri al minuto, che è una fesseria: erano tre giri l’ora (uno ogni venti minuti, insomma). Scusate!

La prima “passeggiata spaziale" di Samantha Cristoforetti: dati e immagini

Ultimo aggiornamento: 2022/07/27 22:10.

Si è conclusa tardi ieri sera (alle 23:55 del 21 luglio, ora italiana), dopo sette ore e cinque minuti, la prima attività extraveicolare (EVA) di Samantha Cristoforetti, che è anche la prima di una donna europea, è una delle pochissime effettuate da europei usando tute russe, ed è anche l’unica compiuta da una persona europea usando una tuta russa sulla Stazione Spaziale Internazionale (le altre furono effettuate sulla stazione russa Mir da Jean-Loup Chrétien, Thomas Reiter e Jean-Pierre Haigneré). L’EVA è iniziata formalmente alle 14.50 GMT, con circa 50 minuti di ritardo, ed è terminata alle 21.55 GMT.

Qui sotto trovate qualche immagine presa dalla diretta-fiume di Nasa TV e Roscosmos. Le foto in alta risoluzione e i video arriveranno nei prossimi giorni. Alcune stanno già spuntando sull’account Flickr di Sam

Ho caricato su YouTube la mia registrazione della diretta NASA dell’EVA: la trovate in fondo alla serie di immagini con un indice breve delle sue fasi salienti. La diretta commentata da Gabriele Mascetti, Responsabile dell'ufficio volo umano dell’ASI, da Barbara Negri, responsabile dell’unità Volo umano e Sperimentazione Scientifica e da Paolo D’Angelo, giornalista della Direzione Comunicazione Istituzionale, è disponibile sul sito dell’ASI (prima parte; seconda parte). Su Astronautinews.it trovate una cronaca molto dettagliata dell’EVA.

Ho scritto “prima” EVA di Samantha perché credo che se ne prospetti una seconda, dato che durante questa non è stato possibile completare tutti i compiti previsti: sono stati lanciati dieci nanosatelliti, è stata montata una piattaforma temporanea che verrà usata dal braccio robotico europeo, è stato installato un adattatore per payload sul modulo russo Nauka, è stato preparato il pannello di controllo esterno del braccio robotico, è stata sostituita la copertura di una telecamera per migliorarne la nitidezza e sono state effettuate varie altre operazioni, ma non c’è stato tempo di estendere il braccio-passerella Strela per facilitare le prossime EVA. 

Normalmente, quando una EVA non completa tutti i lavori previsti ne viene fatta un’altra con gli stessi membri d’equipaggio, dato che sono quelli che hanno studiato e provato le operazioni da effettuare. Ma visto il metodo di lavoro piuttosto improvvisato delle EVA russe (particolarmente evidente ieri, con ordini e contrordini), è anche possibile che la seconda EVA venga affidata a qualcun altro.

Oggi (venerdì 22) Artemyev e Cristoforetti hanno riposato fino a tardi e hanno trascorso il resto della giornata a pulire le proprie tute spaziali e a ispezionare gli attrezzi e i cavi di sicurezza.

Nel frattempo è arrivata la notizia che il vettore Falcon 9 che dovrebbe essere usato per portare alla Stazione il cambio di equipaggio, con la missione Crew-5, ha subìto un danno durante il trasporto su strada e questo comporta il rinvio della partenza di circa un mese, a non prima del 29 settembre 2022. Questo potrebbe comportare uno slittamento del rientro di Samantha, previsto attualmente per settembre.

Questa è un’immagine risalente al 2012, tratta da questo album, che mostra Samantha mentre prova la tuta Orlan sulla Terra. Le note alla foto forniscono informazioni interessanti sulla regolabilità relativamente limitata della Orlan: “Optimizing arm length adjustment: pushing the Orlan adjustments to the limit! The Orlan is "one size fits all", but it has several adjustment possibilities, like folding back the arms until you get proper finger contact in the gloves”.
Torniamo al presente con Samantha durante la vestizione prima dell’EVA: indossa la sotto-tuta refrigerante e i doppi microfoni per le comunicazioni radio (foto tratta da Flickr).
Al centro si intravede lo “zaino” della tuta di Samantha, appena uscita dalla Stazione.
La Stazione passa continuamente dal giorno alla notte orbitale e quindi spesso si lavora al buio. I puntini non sono stelle; sono pixel bruciati della telecamera, danneggiata progressivamente dall’esposizione alle radiazioni all’esterno della Stazione.
L’unica luce è quella delle lampade montate ai lati dei caschi delle tute. Questa è un’immagine presa dalla telecamera installata sul casco di Oleg Artemyev, il cosmonauta russo che dirige l’EVA.
La visuale dalla telecamera montata sul casco di Samantha Cristoforetti.
Attività per la preparazione al lancio manuale di dieci nanosatelliti.
Si torna alla luce del giorno.
Oleg, riconoscibile dalle bande rosse sulla tuta, ripreso dalla telecamera di Samantha.
Al lavoro. Tutte le conversazioni, fra i Oleg e Sam e il centro di controllo a terra, sono in russo.
Il centro di controllo a Korolev, in Russia.
Lavoro in coppia per il lancio dei nanosatelliti.
Sam vista dalla telecamera di Oleg.
Artemyev lancia uno di dieci nanosatelliti. Uno di essi colpisce leggermente i pannelli fotovoltaici della sezione russa per errore. In basso, al centro, Sam.
Inquadratura larga dell’area di lavoro. Il tubo diagonale al centro è il braccio-passerella russo Strela. In alto, l’oggetto argenteo tondeggiante è una parte del veicolo di rifornimento automatico russo Progress.
Nanosatellite e Sam (a visiera riflettente alzata).
Qui si scorge bene il volto di Samantha. Non capita spesso di vedere i visi degli astronauti durante le EVA.
Altra immagine di Sam, che “spacchetta” i nanosatelliti da porgere a Oleg.
Dev’essere difficile lavorare senza farsi incantare dalla visione della Terra.
Si nota bene la bandiera italiana sulla tuta russa Orlan di Sam.
Ancora al lavoro per i nanosatelliti.
Altra immagine di Sam dalla telecamera di Oleg.
Le custodie protettive dei nanosatelliti fanno tribolare: sono legate molto strettamente. Sono decorate con immagini del teorico russo del volo spaziale, Konstantin Tsiolkovski.
Via Internet è possibile sapere dove si trova la Stazione e vedere quando sorvola l’Europa, e anche fotografarla. Alcuni appassionati sono riusciti ad ascoltare le comunicazioni radio di Oleg e Sam, trasmesse verso Terra.
Quasi tre ore di EVA: Oleg e Sam si spostano per proseguire il lavoro di preparazione per l’uso del braccio robotico europeo ERA.
Gli spazi sono stretti e la visibilità non è sempre ottimale. Questa è Sam, vista da Oleg.
I due lavorano all’esterno del modulo russo Nauka. Si nota il braccio robotico europeo ERA.
Oleg tiene in mano una foto/telecamera.
Oleg riprende Sam al lavoro.
La cassetta degli attrezzi di Oleg è decorata con foto personali.
Verso la fine dell’EVA c’è tempo di prendere fiato e farsi qualche foto e video. Questo è Oleg Artemyev, visto da Samantha Cristoforetti.

Registrazione della diretta NASA

Fra la prima parte e la seconda c’è una leggera sovrapposizione; fra la seconda e la terza mancano una decina di secondi.

Prima parte (uscita dall’airlock a 00:47:00 circa; 1:52:00 inizio lancio nanosatelliti; 2:16:00 collisione di un nanosatellite con uno dei pannelli solari russi; 2:54:00 circa, inizio lavoro all’adattore ERA; fine video a 4:06:12):

Seconda parte (00:00:00 lavoro all’adattatore ERA; 00:45:00 Oleg mostra foto di amici sulla sua cassetta degli attrezzi; 00:47:00 lavoro a protezione telecamera ERA e al pannello comandi del braccio; 2:09:00 traslazione verso e lungo il braccio-passerella Strela; fine video a 2:11:34):

Terza parte (00:15:36 ordine di iniziare procedure di rientro; 01:03:00 rientro nell’airlock e ultime immagini dalle telecamere delle tute; fine video a 1:44:03):

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2022/07/27 16:20. Sono state pubblicate le prime foto dell’EVA:

Foto iss067e191083 (credit: ESA/NASA).
Foto iss067e191081 (credit: ESA/NASA).
Foto iss067e191033 (credit: ESA/NASA).
Foto iss067e191090 (credit: ESA/NASA).
Foto iss067e191094 (credit: ESA/NASA).


Fonti aggiuntive: Space.com, Gizmodo.

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