2013/10/25

Prova su strada dei bitcoin

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sto testando i bitcoin, la controversa moneta virtuale che farebbe a meno di un'autorità centrale e che è oggetto di molte attenzioni da parte di chi la vede come uno strumento per terroristi e spacciatori di droga. Eppure ci sono molte organizzazioni non criminali che accettano bitcoin (Wikileaks e la Electronic Frontier Foundation, per esempio).

Se già usate bitcoin e volete darmi una mano con questo test, potete inviarmi una donazione (anche simbolica) a sostegno del Disinformatico qui:

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Grazie!


2013/11/02


Grazie a tutti coloro che mi hanno inviato qualche spicciolo in Bitcoin: sono riuscito a fare le prove che volevo e continuerò a testare il sistema. Nel frattempo ho realizzato per la Radiotelevisione svizzera un dossier dettagliato e un podcast sui bitcoin.


2014/01/29


NOTA: Dato che tutti i miei articoli sul sito di ReteTre sono al momento irraggiungibili, ripubblico qui l'articolo sui bitcoin che avevo pubblicato per l'emittente il 25 ottobre 2013.

Ieri il Consiglio federale ha espresso dubbi in merito all'uso della moneta virtuale ‘bitcoin’, usata su Internet”, soprattutto perché questi bitcoin verrebbero usati per il riciclaggio di denaro o per finanziare attività criminali. Vari paesi premono per regolamentarli o vietarli. Ma che cos'è un bitcoin, e perché una moneta che non esiste fisicamente e non ha una banca centrale che la garantisca, esattamente come i soldi del Monopoli, si merita così tante attenzioni?

I bitcoin sono una valuta digitale inventata nel 2008 da uno sviluppatore che usa lo pseudonimo Satoshi Nakamoto. Il suo sito di riferimento è Bitcoin.org. Non ha un'autorità centrale e non è falsificabile o inflazionabile, perché i bitcoin sono autenticati da sistemi di crittografia distribuita e il loro numero è limitato intrinsecamente. È concepita principalmente per effettuare pagamenti via Internet, ma è usabile anche per transazioni locali.

Una transazione fatta con bitcoin ha numerosi vantaggi. Per esempio, avviene senza alcun intermediario e quindi consente pagamenti diretti tra persone, ha commissioni nulle o comunque molto più basse di altri sistemi, ed è utilizzabile in qualunque paese del mondo: basta che ci sia un accesso a Internet. Inoltre un conto in bitcoin non può essere bloccato e chiunque può averne uno. Altri sistemi di pagamento via Internet sono inaccessibili in alcuni paesi e i loro conti possono essere bloccati in caso di controversie o se si è personaggi non graditi agli operatori dei sistemi (come è successo per esempio a Wikileaks, i cui pagamenti tramite carte di credito sono stati congelati da Visa, Mastercard, Paypal e altri operatori).

Non c'è una zecca o una banca centrale che genera i bitcoin e li controlla: vengono prodotti in modo distribuito, da tutti gli utenti che partecipano al circuito di scambio di bitcoin (un po' come avviene per lo scambio di file nei circuiti peer-to-peer) usando un programma che si chiama “bitcoin miner”, letteralmente “minatore di bitcoin” (varie versioni sono scaricabili presso bitcoin.org/it/scarica).

Generare un bitcoin richiede calcoli molto complessi, e per evitare che vengano generati troppi bitcoin questa complessità aumenta progressivamente in modo automatico e c'è un limite matematico al numero di bitcoin che è possibile creare: non più di 21 milioni (il conteggio di quelli attualmente prodotti è presso blockchain.info/charts/total-bitcoins). Tutto il sistema è distribuito, senza un “cervello” centrale che possa creare vulnerabilità o dipendenze. Anche l'archivio delle transazioni è decentrato ed è inoltre pubblico e permanente.

Conviene smontare subito alcuni miti intorno ai bitcoin. Le normali transazioni fatte con questa moneta virtuale non sono realmente anonime: è piuttosto semplice risalire a chi vi ha partecipato, perché ogni movimento e ogni saldo di ogni portafogli di bitcoin sono pubblicamente consultabili per sempre e ogni singolo flusso di denaro virtuale è documentato e tracciabile (anche se i nomi sono cifrati).

Inoltre i bitcoin non sono usati soltanto dai criminali: associazioni come la Electronic Frontier Foundation e Wikileaks e servizi online regolari come Wordpress, Reddit e Baidu accettano donazioni e pagamenti in bitcoin (un elenco di altri siti che accettano bitcoin è presso www.spendbitcoins.com/places/). Fra l'altro, la tracciabilità e la natura pubblica delle transazioni in bitcoin rendono disagevole un uso che eluda le leggi vigenti, anche se esistono sistemi, come il tumbling, che permettono di far perdere le tracce di un flusso di bitcoin, esattamente come esistono sistemi per rendere impraticabile il tracciamento dei contanti e anche delle transazioni bancarie tradizionali.

Di per sé, i bitcoin sono neutrali quando un coltello da cucina: si prestano sia ad usi positivi, sia ad usi criminosi. Paradossalmente, una banconota tradizionale è invece molto più adatta dei bitcoin per gli illeciti, perché è davvero del tutto anonima, è scambiabile privatamente ed è quasi impossibile da tracciare, eppure nessuno si sogna di abolirla.

La prima cosa da fare per usare i bitcoin è, proprio come per i soldi normali, procurarsene un po' e metterli in un portamonete. Uno virtuale, s'intende: in questo caso si tratta di un particolare software, disponibile per Windows, Mac, Linux e Android. I vari portafogli virtuali per bitcoin si possono scaricare da Bitcoin.org, sono liberi e gratuiti e oltretutto completamente ispezionabili: si tratta di software open source, ossia è possibile vederne ogni singola istruzione informatica in un formato che un programmatore può decifrare per capirne il funzionamento e verificare che non contenga falle o trappole. Questa trasparenza è una buona forma di garanzia.

Si può possedere più di un portafogli, in modo da poter avere conti separati per le varie attività. Quando si ha almeno un portafogli per bitcoin si diventa un nodo della rete di calcolo distribuita sulla quale si basa il sistema di questa moneta virtuale.

Dopo aver installato il portafogli occorre mettergli dentro qualche soldo. Ci si può rivolgere a vari “uffici di cambio”, o exchange, che permettono di cambiare monete tradizionali (dollari, euro, franchi, per esempio) in bitcoin. Uno di questi uffici di cambio per bitcoin è Mt. Gox, dove si può creare un account gratuito, protetto da una password robusta, dando semplicemente un indirizzo di mail. Per poter effettuare depositi o prelievi, però, bisogna inviare un'immagine di un documento d'identità: altro che anonimato facile.

In sostanza, i bitcoin si acquisiscono in modo molto simile alle valute tradizionali, nelle quali sono riconvertibili passando sempre dagli “uffici di cambio” appositi. È vero che i tassi di cambio fra bitcoin e altre valute sono molto volatili: per esempio, a maggio 2013 un bitcoin valeva circa 125 dollari, mentre ora ne vale circa 202. Ma soprattutto in passato anche monete “reali” come la sterlina britannica o la lira italiana hanno subìto oscillazioni estreme e improvvise. Per cui il rischio di speculazione sui cambi dei bitcoin c'è, ma c'è anche con altre monete tradizionali.

La differenza fondamentale fra bitcoin e valute tradizionali emerge potentemente quando si tratta di fare o ricevere un pagamento. Mentre una transazione convenzionale via Internet richiede l'intermediazione di una banca o di un operatore analogo (per esempio Paypal), con i bitcoin il passaggio di denaro è diretto. Per ricevere un pagamento in bitcoin è sufficiente dare al debitore l'“indirizzo” pubblico del proprio portafogli virtuale, che ha un aspetto del tipo 175tWpb8K1S7NmH4Zx6rewF9WQrcZv245W; per inviare un pagamento, viceversa, basta conoscere l'indirizzo del portafogli del creditore.

È anche possibile assegnare allo stesso portafogli più di un indirizzo, in modo da avere flussi di denaro suddivisi. Per evitare di dover trascrivere il complicatissimo indirizzo di un portafogli, si può inoltre creare un codice QR da stampare o mostrare sullo schermo dello smartphone, oppure generare un pratico pulsante da incorporare in una pagina Web; questo, insieme alle commissioni inesistenti o quasi e all'assenza di spese di avvio del servizio, rende i bitcoin molto appetibili per i piccoli negozi via Internet e per le piccole transazioni private.

Chi ha preoccupazioni di sicurezza, inoltre, troverà confortante il fatto che pagando in bitcoin non occorre affidare al venditore i dati della propria carta di credito o farli viaggiare via Internet e non è neanche necessario comunicare il proprio nome o indirizzo di e-mail (cosa invece necessaria con i sistemi alternativi). Ma attenzione: come già accennato e a differenza dei normali sistemi di pagamento, la cronologia di ogni transazione in bitcoin è pubblica e consultabile via Internet da chiunque. Per esempio, è sufficiente visitare blockchain.info oppure blockexplorer.com e immettere l'indirizzo di un portafogli o un indirizzo IP per vedere tutte le transazioni associate a quelle coordinate identificative.

La matematica che sta alla base del sistema bitcoin (la cosiddetta crittografia a chiave pubblica) non è particolarmente intuitiva e comporta delle conseguenze altrettanto poco evidenti. Per esempio, un portafogli virtuale è rubabile esattamente quanto un portafogli tradizionale: se il computer sul quale lo custodiamo viene violato da un attacco informatico o da un virus, i file che contengono il portafogli possono essere trasferiti altrove e utilizzati dal ladro, oppure l'intruso digitale può disporre un trasferimento verso il proprio portafogli. In tutti questi casi è estremamente difficile risalire al colpevole, e a differenza dei conti bancari non c'è nessun obbligo legale di rimborso.

Allo stesso modo, un danneggiamento o un guasto del computer contenente il portafogli di bitcoin può rendere illeggibile il portafogli stesso e quindi far perdere il valore contenuto. Anche dimenticarsi la password che protegge il proprio portafogli è quasi sempre fatale: in pratica non ci sono opzioni di recupero. Infine va ricordato che le transazioni in bitcoin non sono revocabili: una volta che un pagamento è stato fatto, non ci si può più ripensare, come è invece possibile in altri sistemi. In questo senso i bitcoin sono come il denaro contante tradizionale.

L'aspetto in assoluto meno intuitivo del sistema bitcoin è che in caso di furto della chiave privata del portafogli digitale il ladro può rubare non solo il suo contenuto attuale, ma anche quello futuro. Però c'è un modo semplice e sorprendente per tenere al sicuro il proprio portafogli digitale: stamparlo e riporlo in un luogo fisicamente sicuro. Siti come BitAddress.org e BitcoinPaperWallet.com offrono tutto quello che serve per generare una copia cartacea (ma leggibile con sistemi informatici, come scanner o fotocamere) di un portafogli per bitcoin.

La massa monetaria attuale di bitcoin equivale a circa un miliardo e mezzo di dollari: quasi nulla rispetto alle masse delle altre valute tradizionali. Eppure è sufficiente a impensierire alcune autorità politiche ed economiche. La ragione più immediata è che i bitcoin consentono transazioni anonime che possono agevolare attività criminali (traffico di droga o di armi) ma anche facilitare l'evasione fiscale o il gioco d'azzardo non autorizzato (l'FBI ha recentemente sequestrato circa 28 milioni di dollari in bitcoin appartenenti a Silk Road, un'organizzazione dedita allo spaccio di stupefacenti via Internet). Se dovessero prendere piede, sarebbe necessario ripensare drasticamente i sistemi fiscali e riaddestrare le forze dell'ordine per conoscere questo nuovo canale di crimine potenziale.

Ma oltre a questo c'è la preoccupazione che un successo dei bitcoin come valuta di scambio diretto e gratuito fra persone e aziende possa rendere inutili gli operatori delle carte di credito e le banche, eliminando il mercato delle commissioni sulle transazioni con la stessa tecnica con la quale la musica online ha soppiantato il mercato dei CD musicali.

Per contro, una riduzione del costo delle transazioni economiche via Internet potrebbe aprire nuove opportunità di lavoro e di commercio, soprattutto nei paesi emergenti e per le piccole imprese. Cosa ancora più insidiosa, i bitcoin, essendo slegati dalle altre valute convenzionali e non soggetti alle decisioni delle banche centrali, potrebbero rendere obsoleto l'attuale monopolio di queste banche centrali sull'emissione di moneta, come ipotizzato in un rapporto della Banca Centrale Europea sulle monete virtuali, che sottolinea che alcuni economisti ritengono che questo porterebbe a “un sistema monetario altamente efficiente nel quale coesisterebbero soltanto valute stabili”. Internet e l'informatica, insomma, produrrebbero un'altra trasformazione epocale della società oltre a quelle già compiute nel settore delle comunicazioni e della cultura. Staremo a vedere.

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