2022/05/05

Elon Musk si compra (o quasi) Twitter: il punto della situazione dopo il panico mediatico

Il 14 aprile scorso Elon Musk ha fatto un’offerta formale di acquisto di Twitter, Inc., la società che gestisce il social network omonimo, per circa 43 miliardi di dollari. La notizia ha generato molto clamore e un diffuso panico all’idea di cosa potrebbe fare Musk, attualmente l’uomo più ricco del mondo, con questa piattaforma di comunicazione.

Molti hanno interpretato la notizia come un semplice “Musk ha comprato Twitter”, ma la cosa non è così semplice: l’offerta del magnate è stata accettata dai dirigenti di Twitter il 25 aprile, ma deve ancora ricevere l’approvazione degli enti di regolamentazione e degli azionisti, e i soldi in gioco non sono tutti di Musk ma provengono in buona parte da un gruppo di banche, che li presterebbero a Musk e che potrebbero cambiare idea di fronte a una situazione diventata sfavorevole.

Di fatto, quindi, al momento Twitter è ancora in mano ai proprietari di prima e le sue regole non sono cambiate. Quindi perché tutta questa agitazione per un social network tutto sommato piccolo, con solo 190 milioni di utenti attivi giornalieri in tutto il mondo, contro i due miliardi di Facebook?

La ragione sta nelle idee controverse di Elon Musk sul tema della libertà di espressione: poco dopo la notizia dell’offerta di acquisto, Musk ha dichiarato di voler comperare Twitter perché ritiene che “possa essere la piattaforma per la libertà di espressione in tutto il mondo” e che intende sbloccare questo potenziale. La sua autodichiarata visione assolutista di questa libertà è stata prontamente interpretata come un via libera dagli hater, che rivendicano un presunto diritto di pubblicare su Twitter discorsi di odio contro tutto e tutti sulla base appunto di questo principio di libertà assoluta di espressione.

Molti utenti, già presi di mira oggi dagli hater, sono così preoccupati da questo possibile cambio di gestione da aver già deciso di chiudere Twitter e cancellare i propri account, migrando per esempio ad alternative come Mastodon, che però non risolvono necessariamente il problema.

Musk, però, ha già precisato, naturalmente su Twitter, dove ha oltre 90 milioni di follower, che per lui “libertà di espressione” significa “semplicemente ciò che corrisponde alla legge”. Che però è quello che Twitter già fa, secondo gli esperti. E c’è il problema che le leggi variano da paese a paese. Anche con Elon Musk al timone, in Europa per esempio Twitter sarebbe comunque soggetto, come lo è ora, alle normative europee, come la prossima Legge sui servizi digitali (Digital Services Act), e sarebbe soggetto alle normative sulla disinformazione e sulla protezione delle affiliazioni politiche e religiose e degli orientamenti sessuali.

C’è anche un’altra idea di Elon Musk che preoccupa gli esperti di diritti digitali: quella di obbligare gli utenti a verificare la propria identità. Un obbligo del genere sarebbe paradossalmente contrario alla libertà d’espressione che Musk dichiara di voler sostenere. Lo spiega bene la Electronic Frontier Foundation, un’organizzazione che da anni si occupa di diritti online.

“Lo pseudonimato -- la gestione di un account su Twitter o su qualsiasi altra piattaforma con un’identità diversa da quella del nome legale dell’utente -- è un elemento importante della libertà di espressione. Pseudonimato e anonimato sono essenziali per proteggere gli utenti che possono avere opinioni, identità o interessi che non sono allineati con quelli di chi è al potere.” I dissidenti politici, per esempio, “sarebbero in grave pericolo se chi è al potere fosse in grado di scoprire le loro vere identità”.

Molti utenti comuni non esperti della materia sono favorevoli all’eliminazione dell’anonimato e all’obbligo di dichiarare la propria vera identità, perché ritengono che se non ci si potesse nascondere dietro l’anonimato gli utenti si comporterebbero meglio. Ma la Electronic Frontier Foundation aggiunge, fornendo fonti, che scarseggiano le prove che obbligare le persone a postare usando i propri nomi ‘veri’ crei un ambiente più civile, mentre al contrario abbondano le prove che questo obbligo possa avere conseguenze disastrose per alcuni degli utenti più vulnerabili della piattaforma.”

Insomma, Elon Musk sembra non aver capito bene i termini del problema che ha deciso di affrontare in maniera così drastica e sembra essersi lanciato in un pantano etico e giuridico dal quale sarà difficile uscire e che non si risolve semplicemente buttandogli addosso montagne di soldi.

Però alcune idee interessanti le ha messe sul piatto: per esempio, rendere più trasparenti gli algoritmi che rendono più o meno visibili i tweet ai vari utenti, e dotare finalmente Twitter di un pulsante di modifica dei tweet, che esiste già in quasi tutte le altre piattaforme social analoghe e sottopone gli utenti di Twitter allo strazio tutto particolare dei refusi e degli errori che non si possono correggere se non eliminando del tutto il tweet sbagliato, facendo però perdere il filo del discorso a chi legge.

Un’altra idea interessante di Musk è quella di adottare la crittografia end-to-end per i messaggi diretti di Twitter (quelli non visibili agli utenti comuni ma scambiati “privatamente”, si fa per dire, dagli interlocutori). Oggi questi messaggi non sono protetti, per cui i dipendenti di Twitter possono leggerli e questo accesso è già stato abusato in passato, nota la Electronic Frontier Foundation.

Per ora, a parte alcuni hater molto seguiti che si sentono galvanizzati e legittimati a disseminare odio più di prima, non è cambiato nulla su Twitter e non è il caso di prendere decisioni emotive e fasciarsi la testa prima di rompersela. Conviene semmai restare vigili per vedere cosa farà in concreto la gestione Musk, sempre che vada in porto l’acquisto, e intanto magari studiarsi le procedure per fare un rapido backup dei propri tweet e delle proprie impostazioni di privacy. Non si sa mai.

 

Fonti aggiuntive: Forbes, MSNBC, Mediamatters, Teslarati, The Verge, Engadget, BBC, Teslarati, Ars Technica.

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