2003/01/01

FAQ: “Paolo, sei credente? Come vedi l’Universo?”

Dipende cosa si intende per “credente”: lo vedo razionalmente. Credo in quel che si può verificare, misurare e sperimentare. Ho visto troppi abbagli e inganni per potermi fidare esclusivamente dei miei sensi (ne parlo in questo mio articolo). Non credo a divinità o simili, ma razionalmente non ne escludo l'esistenza. Ho motivi logici per dubitare che queste entità, se esistono, intervengano nelle cose umane o che ci abbiano a cuore o che possano essere blandite attraverso particolari riti.

Questo non mi impedisce di cogliere il fascino e la bellezza dell'universo e di apprezzare il valore della vita e la sua fragilità.

Se si dimostrasse una vita dopo la morte, accetterei il fatto e ne sarei contento (a patto che la nuova vita non sia una forma d'inferno). Sono aperto a dimostrazioni, ma invoco la Legge di Sagan: devono essere dimostrazioni a prova di bomba.

Se mi succede un fenomeno che non capisco, non mi butto subito su spiegazioni soprannaturali, ma mi chiedo se per caso esiste una spiegazione che non confligga con le leggi fisiche conosciute e non richieda di ricorrere a entità ultraterrene. Occam tiene sempre affilata la propria lama, a casa mia.

Mi considero un irrilevanteista, parola che credo di aver coniato in un mio commento a un mio articolo:

L'agnostico non sa se Dio c'è o non c'è. L'irrilevanteista va un po' più in là: considerato che non ci sono prove oggettive dell'esistenza di qualche ente superiore che intervenga concretamente nell'esistenza umana, può benissimo darsi che esista un ente superiore, che però non interferisce e non interviene nelle umane cose. Magari ha creato l'universo, ma non interviene nella propria (ipotetica) creazione. Per cui la sua esistenza è, all'atto pratico, irrilevante nella costruzione di un codice etico o morale.

E' imprudente basare le proprie scelte morali su qualcosa che forse non esiste.

Al tempo stesso, un irrilevanteista è chi accetta le religioni altrui se i precetti di queste religioni, pur partendo da verità rivelate, arrivano comunque a conclusioni etiche e morali compatibili con i diritti umani, senza discriminazioni di sesso o colore o credo.

Irrilevanteismo, insomma, significa "che tu faccia il bene perché te lo dice Gesù, Thor o Ganesh o perché ci sei arrivato da solo è irrilevante; basta che tu faccia del bene".

 

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