2007/10/09

Megamulta musicale: 24 canzoni costano 220.000 dollari

Sentenza shock antipirateria: meritata, ma rischia di essere un boomerang inutile


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "crsl" e "gabritech". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il 4 ottobre scorso una trentenne del Minnesota, Jammie Thomas (nella foto, tratta da News.com), madre single di due figli, è stata dichiarata colpevole di violazione del diritto d'autore da un tribunale del suo stato: per aver offerto in condivisione su Kazaa ventiquattro canzoni senza il permesso dei titolari, dovrà pagare una multa di 222.000 dollari (155.000 euro, 260.000 franchi svizzeri), più 60.000 dollari di spese legali. La Thomas ha già deciso di appellare la sentenza.

E' il primo caso riguardante il file sharing che finisce davanti a una giuria negli Stati Uniti. La RIAA, l'associazione dei discografici statunitensi che ha promosso la causa, esulta. Per una trentenne che guadagna 36.000 dollari l'anno, la multa è una mazzata micidiale. Però, a costo di andare controcorrente e di attirarmi gli strali di una buona fetta della comunità di Internet, devo dire una cosa: Jammie Thomas se l'è cercata e la RIAA ha ragione.

La posizione della Thomas è infatti indifendibile, se non legalmente (ci sono dei possibili cavilli) perlomeno moralmente. Non ha scambiato canzoni altrimenti irreperibili, per cui non ha la scusante di dire che non aveva altro modo di arricchirsi culturalmente o tutelare una parte di cultura che rischiava il dimenticatoio: è andata su Kazaa a scambiare Aerosmith, Green Day, e Guns N' Roses (*). Tutta musica che poteva andare a comperare in negozio o su Internet o scaricare dai siti legali. Il principio che ho spesso invocato anch'io, quello della pirateria a scopo di difesa della cultura dalle manipolazioni dei discocinematografici, qui non si applica.

(*) questa è la grafia corretta ufficiale del nome della band, in contrasto con le regole dello spelling inglese che vorrebbero la doppia elisione (da and a 'n'). Grazie ad Alessandro per la segnalazione.

Non può neanche dire che voleva avere una versione priva di lucchetti DRM di queste canzoni, perché i CD che le contengono sono senza DRM (o se l'hanno, è un DRM facilmente eludibile) e i siti legali le offrono anche in versione MP3 pulita, senza lucchetti.

Ma la faccenda non è così semplice. Come nota giustamente The Register, molta gente va su Internet, ed è disposta a pagare un abbonamento al proprio provider, proprio perché allettata dall'idea di scaricare film e musica a scrocco. Le pubblicità dei provider giocano spesso ambiguamente sull'attrattiva del file sharing indiscriminato: avete mai visto una réclame che dica "potrete scaricare musica e film" specificando "dai siti legalmente autorizzati"?

Anzi, si potrebbe dire che i maggiori profittatori della pirateria non sono gli utenti, ma i provider, che grazie all'attrattiva dello scaricamento a scrocco vendono più abbonamenti e intascano sempre, anche quando l'utente passa ore su eMule e alla fine si trova bloccato in coda senza riuscire a scaricare nulla (o scarica e alla fine si trova con una patacca). E i provider sanno benissimo a cosa servono i loro abbonamenti e allestiscono campagne di marketing di conseguenza. Suvvia, non ditemi che le offerte di ADSL da 20 megabit in download servono per sfogliare meglio la Wikipedia.

Ma i provider non sono stati toccati dal clamore e dall'indignazione che hanno accompagnato questa sentenza statunitense. Chiediamoci perché. Nel frattempo, ci sono alcune considerazioni tecniche sul caso Thomas che vale la pena di conoscere per sapere come regolarsi personalmente e che sono segnalate da Declan McCulloch di News.com.

Innanzi tutto, possiamo esaminare parte degli atti della causa. Veniamo a sapere che la RIAA è riuscita ad associare alla Thomas un nome utente e un indirizzo IP unico, cosa non sempre possibile con certe configurazioni di rete: a uno stesso indirizzo IP aziendale, per esempio, possono corrispondere molti utenti, per cui è difficile attribuire la colpa a una persona specifica.

La Thomas si è inoltre incastrata da sola usando lo stesso nick "tereastarr" sia su Kazaa, sia nel proprio indirizzo di e-mail su Hotmail. Questo ha reso insostenibile, agli occhi della giuria popolare, la difesa della Thomas, che sosteneva di poter essere stata vittima di uno spoofing dell'indirizzo IP (qualcuno avrebbe fatto finta di essere lei su Internet simulando di avere il suo stesso indirizzo IP).

Inoltre la Thomas è stata colta a mentire sulla data in cui ha cambiato il proprio disco rigido: lei diceva di averlo fatto nel 2004, ma in realtà l'ha fatto nel 2005, guarda caso un mese dopo aver ricevuto dalla RIAA un SMS di avviso. E' probabile che la giuria abbia interpretato questa falsa testimonianza e questa sostituzione come un tentativo della Thomas di coprire le proprie tracce.

C'è poi una parte giuridica importante: il giudice ha chiarito alla giuria che lo scaricamento non autorizzato di brani musicali è una violazione del diritto esclusivo di riproduzione e che mettere a disposizione di chiunque questi brani (in questo caso tramite un circuito P2P) è una violazione di un altro diritto esclusivo, quello di distribuzione, e costituisce violazione anche se non è stata dimostrata l'effettiva distribuzione.

Quest'ultima è la novità importante, che perlomeno nel sistema giuridico statunitense costituisce un precedente molto forte. Il solo fatto di mettere a disposizione è già una violazione: non occorre che qualcuno scarichi dal computer dell'accusato. E come nota McCullogh, non è il primo precedente in merito.

Ma nonostante tutto, questa sentenza rischia di essere un autogol per i discografici. Innanzi tutto ci sono i costi: difficilmente la Thomas riuscirà a pagare la multa, e le spese legali della RIAA per questa causa e le decine di migliaia di altre patteggiate, fallite o in corso, sono elevatissime. Secondo l'IFPI (International Federation of the Phonographic Industry), sono state intraprese 50.000 azioni legali in 18 paesi, con sanzioni medie di circa 2000 euro. E intanto negli USA l'industria del disco (intesa come disco fisico, non come download legale) è crollata da 15,3 miliardi di euro nel 2001 a 4,1 nel 2006.

E poi c'è l'entità delle sanzioni, che farà indignare anche molte persone che in linea di principio sono d'accordo sull'illegalità della pirateria. E' giusto che ci si possa trovare con la vita rovinata economicamente soltanto per aver scambiato sul P2P ventiquattro canzoni?

Non solo: poteva andare molto peggio. Secondo il Copyright Act statunitense, la giuria avrebbe potuto infliggere una sanzione variabile da un minimo di 750 dollari a più di 30.000 per ogni violazione (ossia per ogni canzone piratata), che possono salire a 150.000 dollari se si dimostra l'intenzionalità della violazione. In questo caso, la giuria ha scelto un importo di 9250 dollari a canzone, ma poteva arrivare a 3,6 milioni di dollari. Sempre per 24 canzoni, l'equivalente di due album.

Sarà un autogol per i discografici non solo perché si potrà giocare sentimentalmente sul cliché della giovane madre single spennata dagli avvoltoi del disco mentre Elton John o Robbie Williams incassano cifre da nababbi, ma anche perché c'è un fatto molto semplice che la RIAA involontariamente sottolinea.

Questo è il primissimo caso di sentenza inflitta da una giuria, e il numero di azioni legali conclusesi con ammende o risarcimenti è bassissimo. Il che significa che in quasi dieci anni di musica scambiata online (Napster è del 1999), miliardi di atti di pirateria sono rimasti impuniti. Tuttora, le probabilità di finire nelle maglie della giustizia del copyright sono minori di quelle di essere colpiti da un fulmine. Specialmente se si prendono delle precauzioni decenti e non si è sfrontati come lo è stata la Thomas (diamine, se proprio voleva scroccare i Green Day, poteva farsi prestare un CD da un amico o registrarli dalla radio o dalla TV: sarebbe stata imprendibile).

E per questo, nonostante lo spauracchio di multe salatissime, gli utenti se ne fregano di sentenze come queste, perché pensano (e non a torto) che tanto a loro non succederà. Secondo i dati del servizio di statistica BigChampagne, il numero di utenti P2P che scambiano materiale non liberamente distribuibile si è quasi triplicato dal 2003, quando la RIAA ha iniziato a prendere di mira i singoli utenti.

Nel frattempo, è già nata una colletta per Jammie, con tanto di sito e video Youtube, per finanziare quela che viene presentata come una lotta contro "le grandi case discografiche" che fanno "bullismo e intimidazione".

Fonti: The Register, News.com, News.com, Minnesota Public Radio, Yahoo.

84 commenti:

  1. Come si fa a ritenere "giusta" una multa di 200 mila dollari per aver scaricato qualche mp3? Sono d'accordo sul fatto che scaricare e condividere illegalmente materiale coperto da copyright sia sbagliato (per il semplice fatto che le leggi vanno rispettate anche se le si trova stupide, e quella del copyright è *molto* stupida); ma qui ciò che fa la differenza è l'entità della pena, enorme se commisurata al ridicolo reato. Questa cosa è completamente fuori dal mondo.

    RispondiElimina
  2. Cito: "(o se l'hanno, è un DRM facilmente eludibile)"

    Che comunque di per sè rimane un reato...

    RispondiElimina
  3. di per sè rimane un reato...

    Non in Svizzera. Mi è stato confermato dal responsabile SUISA (equivalente della SIAE italiana). Finché si resta all'interno della copia per uso personale e/o della stretta cerchia familiare, lo scavalcamento dei DRM è perlomeno tollerato.

    Tornerò ancora su questa questione, con la radio svizzera sto preparando un'indagine sul tema.

    RispondiElimina
  4. E'giusto che si sia presa la multa, però cazzo, 200mila dollari son 200mila dollari...stiamo scherzando!?

    RispondiElimina
  5. Perfettamente d'accordo sulla colpevolezza della signora (implicitamente riconosciuta dall'esiguita' del suo apparato difensivo), ma anche sul fatto che, di fronte all'impossibilità di colpire i numerosissimi utenti che scambiano migliaia di files sui P2P si scelga di accanirsi sul "newbie" sconsiderato che scambia due compilation. E' come multare il pensionato che prende il caffè al bar dimenticandosi lo scontrino mentre il coiffeur di fronte elargisce permanenti, tinte e depilazioni con ricevute da dieci euro. Voglio essere ottimista come te e sperare che tutto ciò si trasformi in un boomerang, ma se questo ragionamento è ben applicabile in un sistema giuridico di stampo europeo, lo vedo più arduo da digerire nel sistema americano, fortemente basato sui precedenti. Probabilmente questo particolare caso diverrà un'occasione per la casa discografica di farsi bella "perdonando" la pericolosa criminale, ma il precedente rimarrà.

    RispondiElimina
  6. Io spero veramente che la situazione del peer to peer venga risolta il più presto possibile anche se mi rendo conto che è una speranza quasi vana.
    Da un parte c'è una marea di utenti che ritiene il diritto d'autore una specie di barzelletta.
    Seppure con le dovute limitazioni, il diritto d'autore è e dovrebbe essere un principio sacrosanto. L'eccessivo costo dei CD non è una giustificazione. Anche la Ferrari costa troppo ma mica per questo mi sento autorizzato a rubarla.
    La situazione è tale che se oso dire di fronte ad alcuni miei amici che ho comprato un cd o un dvd oppure che sono andato al cinema mi guardano come un povero scemo e mi dicono: "Io quella canzone (o quel film) la scarico gratis!" Molto spesso ancora prima che l'opera venga ufficialmente distribuita.
    Dall'altra parte poi abbiamo associazioni di discografici e di tutela dei diritti d'autore che sembra vivano sulla luna.
    Creano DRM che procurano solo danni agli utenti onesti, si procurano indirizzi ip in maniera praticamente illegale e con l'aiuto dei tribunali si accaniscono con qualche sfortunato capro espiatorio che si ritrova punito peggio di un rapinatore a mano armata.
    Ho letto recentemente di alcune proposte che prevedono la possibilità di scaricare liberamente pagando un piccolo prezzo fisso, magari già incluso nel canone ADSL.
    Potrebbe essere una soluzione. Purtroppo pare che nè gli "scaricatori" nè i discografici siano disposti a compromessi ragionevoli. L'impressione è che a rimetterci sia soprattutto la cultura.

    RispondiElimina
  7. Ti ricordo Paolo che l'immagine della signora Jammie Thomas pubblicata sul tuo post è una palese violazione del copyright di CNET Networks, a meno che tu non abbia compilato il modulo apposito e chiesto il permesso per pubblicare la foto. :-P

    Sai, non ti si addice il ruolo di sepolcro imbiancato.

    RispondiElimina
  8. l'immagine della signora Jammie Thomas pubblicata sul tuo post è una palese violazione del copyright di CNET Networks

    E' citata indicandone la fonte, in ossequio all'articolo 10 della Convenzione di Berna (diritto di citazione), per cui a mio avviso sono nel lecito.

    Del resto, se il copyright non consentisse il diritto di citazione, Internet sarebbe completamente priva di immagini.

    RispondiElimina
  9. Sì, ma Paolo, non consideri un fatto importante.
    Uno non scarica un mp3 di un cantante moravo perché non riesce a trovarlo a Milano (Nohavica, per esempio!).
    C'è anche questo discorso "culturale", d'accordo, ma non è l'unico.
    Secondo me è lecito scaricare anche la canzone che potresti comprare nel negozio sotto casa, quando questo non cambia la vita del cantante.
    Dimmi, agli Aerosmith cambia la vita se guadagnano qualche dollaruccio in più o in meno? Certo, potrai dire che sono soldi loro e hanno diritto ad incassarli.
    Ma se un cantante milionario si permette di sperperare fior di quattrini un utente si permette di scaricare un mp3. E che cavolo.
    Non datemi del comunista (che non sono!): è solo una questione di buon senso.
    Scusami, ma che male faccio a scaricare un episodio di "friends"? Hanno fatto talmente tanti soldi da quel prodotto che ormai il motivo storico del diritto d'autore (sostegno alla produzione di nuovi prodotti) ha cessato di esistere.
    La vendita degli episodi in DVD da Mediaworld serve solo ai produttori per comprarsi una villa in più dove tenere l'amante. Che si attacchino!

    RispondiElimina
  10. Era per dire...però non si può essere così inflessibili, altrimenti non capisco perché Han Solo che spara per primo sì ed i Green Day no... se in entrambi i casi c'è una violazione del copyright e quindi della legge, perché adottare due pesi e due misure? Sul far rientrare il file sharing nel campo legale, Rick Rubin scrive sul NYTimes:
    "To combat the devastating impact of file sharing, he, like others in the music business (Doug Morris and Jimmy Iovine at Universal, for instance), says that the future of the industry is a subscription model, much like paid cable on a television set. "You would subscribe to music," Rubin explained, as he settled on the velvet couch in his library. "You'd pay, say, $19.95 a month, and the music will come anywhere you'd like. In this new world, there will be a virtual library that will be accessible from your car, from your cellphone, from your computer, from your television. Anywhere. The iPod will be obsolete, but there would be a Walkman-like device you could plug into speakers at home. You'll say, 'Today I want to listen to ... Simon and Garfunkel,' and there they are. The service can have demos, bootlegs, concerts, whatever context the artist wants to put out. And once that model is put into place, the industry will grow 10 times the size it is now." Io li pagherei volentieri 10 euro al mese per un servizio del genere...o per il "diritto alla condivisione", pagando agli autori un tot annuo.

    RispondiElimina
  11. Mattia, non sono d'accordo. Ruberesti un cellulare a qualcuno soltanto perché possiede una Ferrari?

    (sì, lo so, furto e violazione del copyright non sono uguali; è solo un esempio)

    E qual è il criterio per distinguere l'artista "povero", dal quale non è giusto scroccare, rispetto a quello "ricco", dal quale sarebbe a tuo avviso lecito scroccare?

    Io ho pubblicato una decina di libri. Secondo te, sono ricco abbastanza da finire nella schiera di coloro ai quali sarebbe lecito scroccare una fotocopia dei suoi libri?

    E se tutti scroccano i miei libri invece di comperarli, perché pensano "tanto Paolo è ricco", come farò a mantenermi (e mantenere la mia famiglia) mentre scrivo il prossimo libro?

    No, mi spiace, non credo sia un'argomentazione sostenibile. Troppo arbitraria e troppo autolegittimante.

    RispondiElimina
  12. Io non trovo sbagliata la legge sul copyright quando si tratta dei diritti commerciali di riproduzione e distribuzione, il vucumprà che vende i dvd e i dischi pirata per strada commette un crimine, anche se viene tollerato perché se gli togli quello può essere costretto a fare cose ben peggiori e una radio che manda in onda musica senza averne i diritti per aumentare l'audience commette un crimine.

    Ma non credo che distribuire e riprodurre senza lucro sia un crimine, perché allora anche leggere un libro a voce alta ad un altra persona è un crimine, così come mandare un e-book via email ad un amico o masterizzare un cd musicale ad un amico, oppure scaricarsi un film in lingua originale dopo averlo visto al cinema in italiano, per non aspettare che venga aperta la finestra dei dvd o mandare ad un amico la foto che hai fatto ad un quadro o farla direttamente ed anche il ragazzino che crea una piccola radio su internet che viene ascoltata solo dai compagni di scuola commette un crimine punibile per legge.

    Se si ci sta bene a pensare generalizzando al massimo grado la legge sul copyright e possibile trovare cose ben più assurde.

    Dopo tutto credo proprio che sono le leggi assurde a creare l'anarchia nel senso brutto del termine...

    RispondiElimina
  13. Ferrari e cellulare sono prodotti, io la musica la considero cultura. Grazie ad eMule ho scoperto una miriade di gruppi, generi musicali e cantautori a me prima sconosciuti. Mi si è aperto un mondo che non mi sarei mai potuto permettere se avessi dovuto spendere l'equivalente in CD.
    Se prima la mia limitata conoscenza mi INVOGLIAVA solo all'acquisto dei dischi di massa, arricchendomi culturalmente con il P2P, conosco molto di più e se dovessi comprare dei dischi, di sicuro potrei effettuare una scelta più consapevole e più "ricca", eMule ha creato, nel mio caso, maggiori BISOGNI, economicamente parlando. Se questo non riescono a capirlo, mi dispiace per RIAA&Co. ma hanno toppato, su tutti i fronti...il P2P non ha influito minimamente sull'industria discografica, è una frontiera da esplorare, e chi riduce il fenomeno file sharing allo scrocco, ha descritto solo una minima parte di questo mondo. Sugli artisti "poveri" che fallirebbero per colpa del P2P: molti gruppi si fanno conoscere rilasciando le proprie opere in forma gratuita, del resto lo hai fatto anche tu Paolo con alcuni tuoi libri (L'acchiappavirus), i Radiohead adotteranno una vendita online sul loro sito con prezzo a piacere, gli Elio e le storie tese da anni vendono cd all'impronta, subito dopo i loro concerti, ad un prezzo accessibilissimo...Insomma, trovo un po' superficiale argomentare che se tutti scaricano le opere di un artista "povero", allora quell'artista morirà di fame. Intanto si fa conoscere, se piace avrà una buona pubblicità sulla Rete e poi potrà guadagnare comunque, dopotutto gli scrocconi totali non sono tanti e potrà pensare ad altre forme di commercializzazione del proprio operato. I musicisti guadagnano coi concerti dal vivo, le ospitate in tv ed alla radio, ecc. Chi scrive libri di solito non fa solo quello ed immagino che gli editori paghino bene e che non tutti si accontentino di un e-book letto su di un monitor :-)
    Scusa la prolissità Paolo, ma è un argomento che mi appassiona... e forse mi sento un po' "di parte", avendo avuto una buona esperienza col P2P...e pensare che prima non sapevo niente di musica barocca, di generi come lo zydeco, di strumenti come il clavicembalo, ecc...

    RispondiElimina
  14. condivido il parere di next. chi scarica un album di un artista a lui non noto o un film mai visto (entrambi nella stragrande maggioranza dei casi di bassa qualità rispetto alle versioni commerciali) vuole riempire il suo bagaglio culturale ed è probabilmente più propenso a comprare il disco X o il DVD del film Y perché è attratto dal fatto che, oltre ad avere un prodotto di qualità migliore, può usufruire della possibilità di avere la copertina originale (non una versione scadente fatta con la stampante domestica) o contenuti speciali (difficilissimi da reperire in altro modo).

    chi, come la signora, scarica 24 canzoncine che già conosce e le ha risentite mille e mille volte altrove (e non erano nemmeno troppo difficili da recuperare) secondo me commette un grave errore pensando che il P2P sia solamente un modo per fregare il prossimo.

    RispondiElimina
  15. Io penso che siamo tutti d'accordo nel dire che il peer to peer porti con sè molti benefici. Credo che un altro punto su cui si possa trovare ampia convergenza sia il fatto che scaricare musica non a scopo di lucro non rappresenti un crimine (come il furto) ma piuttosto un comportamento inappropriato come il viaggiare in treno oppure in bus senza pagare il biglietto.
    Tuttavia ritengo molto difficile che possa funzionare un sistema in cui sia l'utente a dover decidere se e quando pagare.
    E'vero infatti che molti cantanti e attori sono strepitosamente ricchi, però dobbiamo pensare che dietro alla facciata luccicante ci sono molte di persone che vivono nel mondo della musica(dall'elettricista alla donna delle pulizie nello studio di registrazione) con normali stipendi come tutti noi.
    Non dobbiamo infine dimenticare che dietro un'opera come una canzone o un film ci sono spesso autori che mai sono saliti e mai saliranno sul palco. Una delle canzoni più famose in Italia (e oltre) come "Nel blu dipinto di blu" è stata scritta da un certo Migliacci che probabilmente avrebbe ricevuto ben poca ricompensa per la propria opera d'ingegno se il diritto d'autore non fosse esistito.
    Insomma cerchiamo di salvare il peer to peer e i suoi benefici riconoscendo contemporaneamente il diritto d'autore a chi giustamente spetta. Io pago 8 euro al mese per poter ascoltare a mio piacimento e senza limiti in forma ovviamente legale tutta la musica del catalogo di MSN (circa un milione di brani di ogni genere). Non è il massimo ma è un buon inizio e una strada che con alcune modifiche si potrebbe percorrere.
    Il file sharing è uno strumento potente che può diventare tanto uno strepitoso mezzo di conoscenza quanto l'ultimo chiodo nella bara della cultura musicale e cinematografica. Sta a noi saperlo usare con intelligenza.

    RispondiElimina
  16. Potete solo immaginare come possa considerare una simile condanna uno come me che non usa più windows (se non in una macchina virtuale, legalmente pagato insieme al pc) ma linux (grazie Paolo!!) e non ha più neppure un byte di software a pagamento!! (contribuisco volontariamente a linux e ad applicazioni relative)
    In primo luogo l'accusata metteva a disposizione online 24 canzoni. Ma vi rendete conto se una simile condanna fosse stata possibile in Italia, quanti a Napoli, Palermo o in tutte le altri città sarebbero ora sul lastrico!! Quanti venditori abusivi sarebbero in prigione!!
    Rispetto la legge sul copyright e faccio tutto ciò che posso per rispettarla. Ma la condanna è sproporzionata! Quanti italiani hanno scaricato o messo a disposizione solo 24 canzoni??????!!!!!!! Credo che una giuria che non tenga conto dell'entità della violazione nello stabilire la condanna abbia qualche problema morale. Principi?? Condannatela! Ma quando hanno stabilito la "multa" avrebbero dovuto tenerne conto.
    Non ne ha avuto un guadagno finanziario!!
    Amo il mondo del software FREE (libero!! ) e OPEN SOURCE (a codice aperto) che sta lavorando molto bene dal punto di vista giuridico. informatevi!

    RispondiElimina
  17. Pena non sicuramente commisurata all'entità del reato, molto banalmente..

    RispondiElimina
  18. Ma come fa la RIAA a sapere quello che sto scaricando?? Non e' che se la meriterebbe lei una multa da 200.000 dollari, per violazione della privacy? Non e' che si arroga il diritto di guardare tutto quello che mi scarico, anche se legale?

    RispondiElimina
  19. Hai dimenticato un aspetto interessante.
    Se lei si avesse rubato la stessa musica, sotto forma di CD da un negozio, avrebbe avuto una pena pecuniaria di circa 1000 dollari.

    Per cui lo stesso reato consumato su internet avrebbe una gravità 200 vole maggiore.

    RispondiElimina
  20. "Chi scrive libri di solito non fa solo quello ed immagino che gli editori paghino bene e che non tutti si accontentino di un e-book letto su di un monitor"

    La baen books regala moltissimi libri in formato elettronico e a quanto pare la cosa rende perché lo stanno facendo da un bel pò di tempo.
    (http://www.baen.com/library/)

    Il mondo sta cambiando qualcuno se ne accorge qualcun'altro no.

    La pirateria del software è stata arginata più con programmi come open-office che non con le azioni legali.

    Certo la pirateria è un rato (non è un furto e chiamarla crimine mi sembra esagerato per lo meno per rispetto alle vittime dei veri crimini) ma è anche la conseguenza di una stortura del mercato dell'informazione. L'informazione grazie ad internet sta aumentando in maniera esponenziale ma i prezzi non scendono di conseguenza.

    Trent'anni fa un enciclopedia era un investimento e si pagava a rate come un'automobile adesso vai su wikipedia e buonanotte.Nonostante questo non mi sembra di vedere chi vendeva enciclopedie medicare agli angoli delle strade.

    Anche chi vende musica o film dovrà adeguarsi al nuovo mercato forse quando vedranno la parcella dell'avvocato cominceranno a pensarci su ...

    RispondiElimina
  21. Tutto chiacchiere ed Mp3

    Fino a quanto si continuerà con questa politica di colpire i pesci piccoli (24 canzoni?) festeggiando come se fosse in galera Al Capone la RIAA non avrà mai il tempo di dedicare nuove energie alla musica. Quella vera. Cercando nuove strade commerciali/promozionali.

    Ma le note sono sempre 7 (o dodici) e come si fa allora?
    Ci devono pensare i Radiohead (il prezzo d'acquisto su internet del nuovo lavoro lo dovrebbero decidere gli acquirenti) o Prince (cd in regalo con un quotidiano inglese).

    RispondiElimina
  22. Chi scrive libri di solito non fa solo quello ed immagino che gli editori paghino bene

    Immagini male. Una royalty lorda dell'8-10% sul prezzo di copertina è già tanto, e una tiratura di 5000 copie è già un successo nei settori specialistici tipo l'informatica. Con prezzi di copertina da 15-20 euro (o 7 nel caso del mio Acchiappavirus), lascio fare a te i conti.

    Un altro discorso è la narrativa o la saggistica su temi scottanti, dove hai prezzi più alti e tirature molto più grandi, alle quali si aggiungono le royalty delle edizioni estere.

    non tutti si accontentino di un e-book letto su di un monitor :-)

    Verissimo. E in questo senso ho in cantiere una cosina... ne parliamo a novembre.

    RispondiElimina
  23. I paragoni con automobili e cellulari non sono adeguati: l'opera d'ingegno non è una proprietà come una casa, ma un oggetto completamente diverso. Il copyright stabilisce i diritti che tutelano un'opera d'ingegno e d'autore dall'esercizio di chi ne trae profitto o convenienza copiandola e non rubandola. Copiare non è la stessa cosa di rubare in termini giuridici, ma è definibile nell'ambito dello sfruttamento delle idee altrui. Se si accettassero le idee di proprietà come le concepisce l'industria discografica, commetterei un reato anche acquistando lo stesso parquet del vicino che mi era piaciuto tanto dopo averlo visto quella sera che mi aveva invitato a casa sua. Immaginiamoci Aristotele che non gradisca oggi la diffusione della sua Poetica tra coloro che si passassero tra loro la copia della sua opera. Certo: è passato tanto tempo e il problema è proprio la limitazione nel tempo del diritto di sfruttamento di una propria idea e in che modo la si sfrutta, per lucro o per altro. Come ricorda Lessig in Free Culture il copyright è nato per tutelare gli autori deboli per un lasso di tempo limitato. Lo Statute of Anne del 1710, prima legislazione sul copyright in terra britannica e nel mondo, limitava tale tempo a 14 anni riconoscendo i diritti soltanto all'autore e cercando di tutelarlo nei confronti di chi intendeva trarre profitto dalla copia. Se oggi siamo arrivati al punto in cui siamo lo dobbiamo soprattutto ai principali sfruttatori degli autori: gli editori (major, case discografiche, ecc.). Ciò spiega la situazione abnorme per cui le legislazioni che si sono succedute hanno dilatato (ormai all'infinito) il copyright, trasformandolo in una concessione rinnovabile a tempo indeterminato. Essi parlano di proprietà, ma dovrebbero dire piuttosto appropriazione. Sono d'accordo con Paolo (e anche Lessig lo è) che i comportamenti degli utenti del p2p sono spesso illeciti e anche condannabili, ma ciò dovrebbe avvenire in un contesto completamente ripensato del copyright che restituisse valore legale ad un diritto che è stato essenzialmente calpestato da ben altre entità e in modo infinitamente più grave. La Walt Disney ha mai pagato una lira a qualcuno per Pinocchio? Basterebbe in fondo che il copyright non potesse essere trasferito agli eredi (come accadeva un tempo, visto anche che questi sono polli facili da spennare dall'industria culturale che ricompra i diritti per un pugno di dollari. Se io scrivo un libro (o un software) che mi fa guadagnare soldi, ho il diritto, per un tempo congruo, che altri non sfruttino il mio ingegno guadagnandoci al posto mio. Agli eredi lascerò il frutto del mio ingegno (il denaro guadagnato): che cosa centrano con il mio ingegno? Perché i nipoti di Calvino devono continuare a guadagnare sfruttando l'ingegno del nonno, rivendendo alla Mondadori i loro diritti?
    Insomma, ritengo che gli scaricatori abusivi possano essere perseguiti e multati (in modo proporzionato al reato commesso e non certo come ritengono gli sfruttatori dei contenuti), ma ciò può essere fatto soltanto se si rimettono in riga i pescecani (sono una decina di potentissime holding in tutto il mondo)che possiedono ormai tutti i contenuti prodotti dall'umanità in millenni di storia, da Aristotele a Jovanotti.

    RispondiElimina
  24. Vedete, il mercato evolve continuamente e molti, dall'uomo della strada, al commerciante hanno dovuto rivedere il loro modo e tipo di lavorare. Gli artisti musicali e discografici, dovrebbero fare la stessa cosa. Vendere musica non è più per un artista commercialmente remunerante, parecchie interviste (a gente sincera, come Samuele Bersani) testimoniano il fatto che un artista anche di discreto successo, non campa più coll'introiti dei CD e dei vari E-store. Il prezzo del disco serve solo a foraggiare i discografici. L'artista deve cominciare (come diceva anche Silvestri a PARLA CON ME) a pensare a far soldi suonando la sua musica, tra l'altro come giusto sia. Il disco deve servirgli da promo x quando va a suonare da qualche parte. Quindi, auspico un futuro di musica libera per tutti e tanti concerti in giro da potersi gustare.
    Greazie, Raffaele.

    RispondiElimina
  25. Il valore di un prodotto è proporzionale al lavoro necessario per produrlo.
    Una Ferrari costa tanto ma vale anche tanto, perché se ne producono poche centinaia.
    Un brano musicale vale molto meno di quanto costa, perché con un tot di "lavoro" di artisti e case discografiche se ne possono produrre pressoché infinite copie.
    I brani musicali costano tanto perché chi li compra deve pagare anche per 10 persone che li scaricano gratis.

    RispondiElimina
  26. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  27. "I brani musicali costano tanto perché chi li compra deve pagare anche per 10 persone che li scaricano gratis"

    Scusa ma credo che la musica costi cara solo perché qualcuno ha deciso che siamo disposti a pagarla cara e basta.

    Sono stato di recente nelle Filippine là un biglietto del cinema costa l'equivalente di un paio di euro eppure c'è una pirateria da far paura (addirittura durante i trasferimenti via mare la compagnia del traghetto ti intrattiene con un film su dvd vistosamente piratato e di pessima qualità).
    Il prezzo del biglietto dipende semplicemente dal fatto che se costasse 7 euro come da noi nessuno se lo potrebbe permettere (con 5 euro là compri 10 chili di riso per intenderci)

    RispondiElimina
  28. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  29. "I brani musicali costano tanto perché chi li compra deve pagare anche per 10 persone che li scaricano gratis"

    E se invece di far pagare un CD 20 euro lo facessero pagare 7-8 euro (la prima cifra che mi viene in mente), non credi che la gente sarebbe più invogliata a comprarselo?
    20 euro sono tanti, sia per un CD che per un libro. E come ha postato Paolo, agli autori vanno le briciole: i diritti d'autore come scusa suona un po' deboluccia

    RispondiElimina
  30. dico la mia: bisogna finirla di prendere in giro se stessi e gli altri colla favoletta "se costasse di meno scomparirebbe la pirateria".

    l'unico modo per cui tale affermazione possa essere vero è che il costo del supporto vergine sia uguale a quello col prodotto finito (leggasi costo dvd vergine=costo film in dvd), altrimenti se il secondo è superiore, ci sarà sempre convenienza a copiare piuttosto che comprare l'originale.

    non venitemi a raccontare (ed in effetti Maurizio qui sopra mi da conforto) che non avete mai sentito di gente che non è disposta nemmeno a comprare i cd dei videogioci della gazzetta (costo euro 4,90) perché "tanto si possono copiare gratis", o i dvd "regalo prima uscita" per non dover comprare nemmeno il giornale a cui sono allegati.

    i cantanti guadagnerebbero dai concerti dal vivo? Sì come no: "perché spendere 50 euro per sentire uno cantare, quando mi scarico gratis i suoi brani?".

    io non proprio se quando si fanno questi discorsi si sia fuori dal mondo o se si è proprio convinti di far fessi anche se stessi.

    RispondiElimina
  31. Mi sta benissimo tutto, però 200 mila dollari no. Sarebbe bastato infliggere una multa di 50 dollari a canzone (50 volte il loro prezzo su Internet): per una mamma single sarebbe stato comunque una bella mazzata (1200 dollari), nessuno l'avrebbe eletta a baluardo della libertà, e avrebbe fatto riflettere anche chi magari ha centinaia di canzoni condivise.

    Anche perché, se invece di 24 canzoni ne avesse condivise molte di più (la normalità, sulle reti p2p), cosa avrebbe dovuto pagare, milioni di dollari? E poi Microsoft per reati ben più gravi si becca delle misere multe che non la sfiorano minimamente.

    Se io salgo sullautobus senza biglietto pago 11 volte (mi pare) il prezzo massimo del biglietto su quell'autobus. Beccato una volta, mi gioco più di un mese di furberia, e ci penserò due volte prima di fregare di nuovo magari solo un misero euro, rischiando di pagarne 70/80. Ma se dovessi pagare 10000 euro di multa, permettetemi che mi verrebbe da ridere: i ladri beccati a rubare vengono condannati a multe misere dai trecento ai mille euro!!

    Le case discografiche farebbero bene a multare poco tutti, anziché sparare su un'unica persona cifre esorbitanti, che poi alla fine non paga nessuno, e si creano solo dei finti martiri.

    RispondiElimina
  32. Domenica scorsa sono stato al cinema: 20,5 euro per 2 adulti e 1 bambino. 17 minuti di pubblicità non eludibile all'inizio. (ho provato a cambiare canale, ma non funziona) Il cartone durava neanche un'ora e mezza ed è stato brutalmente interrotto a mezza scena per consentire l'acquisto di altri popcorn. (altri 10 minuti di attesa) Chi sono i veri pirati? Ciao, Max.

    RispondiElimina
  33. la mia idea è:esiste
    A) l'artista
    B) ciò che permette ad A di arrivare a C (case discografiche ecc.)
    C) i consumatori

    Consideriamo i seguenti punti indiscutibili (credo)
    1) Ovviamente A deve essere pagato.
    2) I soldi che si prende A sono però infinitesimali rispetto a quelli che si prende B.
    3) B serve a C, NON VICEVERSA!
    => per cui C paga B.

    Supponiamo però che B divenga inutile: le persone possono prendere musica senza servirsi di B (ad esempio scaricandola gratis da internet, oppure copiando cd da amici).

    Il punto 3) viene quindi falsificato: B non è più un servizio, ma diventa una cosa inutile.
    Visto che B è inutile, dovrebbe diventare obsoleto.

    INVECE quello che succede è che B obbliga C a utilizzarlo.

    Sarebbe come se i tassisti ci dicessero: non potete andare con le vostre gambe da una parte all'altra della città: dovete per forza pagare il nostro servizio.

    SEMPLICE NO!

    Ma, un momento! Ho dimenticato il punto 1)

    No, no: non l'ho dimenticato. Ma bisogna ricordare che (2) l'artista richiede un prezzo estremamente inferiore a quello che pretende B, e quindi vi si può porre facilmente rimedio (senza entrare in dettagli logorroici. non credo che sia questa una valida obiezione!!).

    Insomma riassumendo: i servizi si pagano perché/se servono, altrimenti diventa elemosina!

    RispondiElimina
  34. x Rado

    Io non voglio fare fessi gli altri, tantomeno me stesso.
    Tantomeno non vivo furoi dal mondo, ma ti ringrazio per i complimenti.
    Allora: io ho, più o meno, 250 cd originali: quasi tutti acquistati quando li ho trovati a un prezzo ragionevole, diciamo sotto i 10 euro. Quindi aspetto dei mesi prima di acquistarli, visto che quando escono costano il doppio. Se li vendono alla metà ci perdono? Non credo proprio. Non ci perdono neanche quando li vendono a meno di 5 euro. Sicuro. Ma stai sicuro che se li vendessero sempre a prezzo pieno, di cd originali ne avrei una decina, contro una marea di DVD pieni di file scaricati gratis da internet, anche se ti assicuro che personalmente il cd acquistato (come oggetto) lo trovo infinitamente più appagante di un cd copiato. Questo è il mio comportamento. NON CONOSCO gente che non compra i giochi della Gazzetta perché li può avere gratis, ma semplicemente perché quando econo con la Gazzetta li hanno già. Non originali, ovviamente, ma li comprano non so dove a prezzi ragionevoli.

    Per quanto riguarda il fatto che i cantanti guadagnino o meno a i concerti, il discorso che tu fai non sta in piedi: non è che uno va a un concerto come alternativa a un cd (non è riproducibile all'infinito, c'hai fatto caso?), ma ci va per ascoltare un cantante o un gruppo dal vivo. Per fare un esempio, i Police alla fine del tour del trentennale guadagneranno ca 50 milioni di euro a testa: per essere un gruppo che sta facendo un tour non promozionale mi sembra una buona mancia... figurati gruppi come gli U2 o gli Stones, che fanno concerti per due anni a fila dopo la pubblicazione del disco.
    E comunque non ho MAI scritto che se i cd costassero meno la pirateria scomparirebbe, ma solo che la gente sarebbe INVOGLIATA a comprare l'originale. Fine

    RispondiElimina
  35. Rado il tuo discorso è valido solo se si guarda al momento "storico": la gente scaricherebbe a scrocco la musica anche se i CD costassero 5 €, ma solo perchè c'è ancora la percezione della musica come di qualcosa che ha un costo che non si ritiene commisurato al reale valore. Se passasse un pò di tempo (anni?) probabilmente la pirateria scenderebbe a livelli fisiologici, anche perchè i pirati stessi dovrebbero diminuire il prezzo dei CD piratati, abbandonerebbero il business, e quindi tutto il mercato nero ne risentirebbe.

    Ma nel frattempo, come farebbe l'industria a mantenere i profitti che ha (o che vorrebbe) con i CD a 5 €? E' chiaro che non accetterà mai di rischiare e quindi la situazione è di stallo.

    D'altra parte non vedo come si possa uscire dallo stallo nel mondo del P2P. Anche qui, i discografici possono cedere alle richieste degli utenti e favorire lo sviluppo di negozi virtuali di brani DRM-free.
    Ma questo non interromperebbe istantaneamente il download francamente selvaggio di musica, e anche qui si presenta un rischio che non credo le etichette vogliano correre.

    Quello che succederà francamente non so prevederlo. Stiamo parlando comunque di un settore che può investire quanto vuole per qualsiasi genere di azione voglia intraprendere. Dall'altro lato c'è il potere delle masse che, quando vuole, smuove le montagne.

    A me preoccupa un pò, la cosa...

    RispondiElimina
  36. Per me tutto il discorso si riduce ad unico punto: gli editori sono obsoleti come i dinosauri, spiace per loro ma si devono estinguere prima o poi.

    Voglio dire: una volta per stampare libri o dischi, servivano attrezzature imponenti e grossi investimenti proprio per la produzione fisica del singolo libro o del singolo disco, e giustamente questo andava ripagato.

    Ora però chiunque è in grado di stamparsi un libro o masterizzarsi un disco a casa, quindi l'unica strada che vedo avere un senso è quella dal produttore (l'artista) direttamente al consumatore, in forma elettronica: il consumatore decide poi cosa vuole fare del prodotto (stamparlo, masterizzarlo, tenerselo nel computer o quello che più gli aggrada, basta che non sia duplicarlo per guadagnarci).

    RispondiElimina
  37. Sono d'accordo che le leggi sul copyright andrebbero almeno in parte riviste. Sono molti infatti coloro che lo vorrebbero trasformato in una sorta di eterno diritto divino con cui ottenere il massimo dei profitti. Se da una parte è più che giusto ottenere guadagni per le proprie opere d'ingegno (a meno che non si decida volontariamente di rinunciarvi) dall'altra bisogna accettare, e su questo concordo con chi lo ha detto prima di me, che il prodotto culturale non è totalmente equiparabile ad un prodotto industriale o d'artigianato. A un certo punto infatti il prodotto culturale diventa patrimonio collettivo e come tale deve essere da lì in poi considerato. Non si può certo pensare che la musica di Mozart (o persino solo di Lucio Battisti) non possa essere più riprodotta perchè magari agli eredi viene qualche strano capriccio.
    D'altronde anche uno scienziato che brevetta una propria scoperta può godere dei proventi per un massimo mi pare di 20 anni dopodichè il brevetto diventa utilizzabile liberamente da chiunque.
    Detto questo sono abbastanza convinto che entro breve non si porrà più tanto il dilemma tra cd e musica scaricata quanto tra musica scaricata legalmente o illegalmente.
    L'aspetto che più mi preoccupa di tutta la vicenda è l'atteggiamento furiosamente dogmatico sia delle case discografiche e delle varie SIAE che di molti utenti del p2p.
    Le prime sono arroccate su posizioni anacronistiche per cui esiste solo il CD e l'mp3 è (malvolrntieri) tollerato se e solo se ultralucchettato con DRM.
    I secondi invece cavalcano una sorta di battaglia ideologica per cui la musica non debba essere pagata senza se e senza ma.
    Se le due parti in causa non accettano l'idea di ammorbidire almeno un po' le proprie pretese temo che non si andrà da nessuna parte.

    RispondiElimina
  38. Una piccola provocazione ...
    Vi siete mai chiesti come mai bastino i pochi euro (il prezzo di un CD di musica classica) per sfamare un'intera orchestra di musicisti diplomati ma ce ne vogliano ben venti per sfamare in cantantucolo del momento?

    1) Non si pagano i copyright per gli autori della musica classica
    2) Il cantantucolo vuole vivere come un nababbo
    3) Se vendi un CD di musica classica a 20 euro non lo compra nessuno
    4) C'è una cospirazione mondiale che decide il prezzo dei cd

    Avvertenza: Amo la musica classica e quando parlo di cantantucolo non ho in mente nessuno in particolare

    RispondiElimina
  39. Come si fa a ritenere "giusta" una multa di 200 mila dollari per aver scaricato qualche mp3?

    E ritenere giusta la mini multa "inflitta" alla Sony?

    fa rabbia pure questo

    RispondiElimina
  40. Se obiettate alle mie considerazioni, vostro diritto farlo, ci mancherebbe altro. Una delle cose che più mi piace fare è proprio discutere. Però non "mettetemi in bocca" cose che non ho mai detto, o meglio scritto.

    Andrea, chi ha mai obiettato sul comprare a prezzo ridotto cd/dvd originali? È una pratica tranquillamente legale che uso anch'io, specie per i libri (anzi, in particolare per i libri): chi vende è libero di fissare il prezzo, anche abbassarlo, e chi compra di accettarlo o meno. Si chiama mercato.

    Poi siamo sul blog di PA, quindi: puoi provare che la vendita a prezzo inferiore di cd/dvd non crei un danno alle case editrici? Altrimenti siamo dalle parti dell'ineffabile Maurizio Blondet, per cui basta dire "è ovvio che sia così" per dimostrare qualsiasi cosa (o, peggio: "io posso dire quello che voglio, sei tu che devi dimostrare che sbaglio").

    E ripeto: ma avete mai visto veramente cosa sta crescendo nel nostro mondo? Una marea di gente che se gli chiedi: "andiamo al cinema'" ti risponde: "ma sei scemo? mi scarico il film gratis su internet e me lo guardo a casa"; se gli chiedi "andiamo al concerto'", ti risponde: "sei scemo? mi scarico l'album gratis e me lo sento a casa"; se gli chiedi: "andiamo a vedere la partita'" ti risponde: "sei scemo? me la vedo a casa su Sky, i cui codici segreti mi sono scaricato gratis da internet", e così via. Gente che non compra i videogiochi della Gazzetta non perché ce li ha già, ma perché non vuole spendere nemmeno un centesimo (ripeto: non prendono nemmeno le prime uscite gratis per non dover comprare il giornale a cui sono allegate). Gente che scarica da internet illegalmente e si lamenta pure perché " si c'è il film, ma mancano i contenuti speciali" o "si, ci sono le canzoni, ma le traccia fantasma mancano". Ovviamente rintracciabili nei supporti originali, che nessuno compra più perché è da scemi e si può scaricare tutto "tanto guadagnano già un sacco di soldi".

    Per Federico: il tuo schemino A - B - C ha un errore di base. Al momento B è indispensabile, perché volenti o nolenti è da B che proviene qualsiasi cosa si scarica da internet. Qui ha ragione Maurizio: inevitabilmente si arriverà al collegamento diretto A - C, ma il passo successivo sarà che A venderà un solo pezzo della sua opera, perché C provvederà metterlo in rete a disposizione di chiunque gratis. Poi si arriverà al metodo pizzaware di Paolo (libero accesso e libere offerte) poi dato che già adesso si dice "ma chi è quello scemo che va a fare offerte per siti dove si prende tutto gratis" ognuno si farà la propria opera d'arte in casa e lì se la terrà.

    RispondiElimina
  41. x rado il figo

    "Al momento B è indispensabile"

    ?!!

    B è "indispensabile" solo perché VUOLE esserlo: nel mio "mondo ideale" l'artista metterebbe semplicemente la sua musica su internet, fruibile da chiunque, e verrebbe pagato, ad esempio, dallo stato (o in qualche altro modo: ad ogni modo verrebbe pagato SOLO lui).

    "Al momento B è indispensabile, perché volenti o nolenti è da B che proviene qualsiasi cosa si scarica da internet".
    Non capisco questa frase, quando io ho detto: "ad esempio scaricandola gratis da internet" intendevo dire in modo pirata, quindi contro il volere di B!

    RispondiElimina
  42. Sono d'accordo con john_wayne. A 10.000 dollari a brano, o
    1) non puniscono nessuno, e allora la legge è una buffonata; o
    2) puniscono pochissimi, e allora è una buffonata e un'ingiustizia colossale; o
    3) puniscono tanti, ma allora mi si deve spiegare perché scambiare due canzonette dev'essere perseguito più severamente di altri reati ben più gravi.

    RispondiElimina
  43. Solo un'altra cosa. Penso che il fatto che esistano un'industria musicale e dei diritti d'autore faccia del male innanzitutto alla musica. Mozart è morto in miseria ma questo non gli ha impedito di scrivere centinaia di opere immortali. Invece oggi molti pretendono di arricchirsi vendendo musica di merda. Non mi basta non comprarla e non ascoltarla. Mi disturba il fatto che il meccanismo industriale gli frutti milioni a palate, quale che sia la qualità del prodotto.

    RispondiElimina
  44. >D'altronde anche uno scienziato che >brevetta una propria scoperta

    Si vede che non hai mai fatto richiesta di un brevetto. Le scoperte scientifiche non si possono brevettare per definizione. Perché non sono cose che hai inventato te ma esistono nella natura e tu hai avuto solo il merito di scoprirle.
    Quello che si brevetta è sempre l'invenzione associata, cioè come usare quella scoperta.
    La differenza talvolta è molto sottile ma sostanziale... ed è per quello che i brevetti li scrivono gli... avvocati!!!

    RispondiElimina
  45. Ad ogni modo, Paolo, la posizione indifendibile mi sembra proprio la tua.
    Insomma, un giorno sembri il paladino dei pirati scrivendo la filippica contro le case discografiche che basano il loro mercato sui CD (e si parlava dei Police, che puoi comprare sottocasa).
    E un altro giorno invece fai il moralizzatore contro chi scarica gli mp3 di complessi altrettanto famosi.
    Davvero non riesco a capirti.
    Ti dico solo una cosa. Oggi sono stato a teatro, e ho speso l'equivalente di 3 euro. Ok, ero in seconda galleria, ma ho speso pur sempre tre euro.
    L'opera mi è piaciuta e mi sono ripromesso di studiarla meglio e andare a rivederla il mese prossimo.
    Per quella cifra non faccio nemmeno la fatica di piratare, rivado a teatro. Questo si chiama accesso alla cultura!
    Con il mio complesso avevo inciso un cd sette anni fa: tutto compreso, celophan incluso, ci era costato 1000 lire a copia. Capito? A 18 euro è tutto guadagno! O meglio, è un furto!
    Pensi ancora che non abbia il diritto di combattere questo furto?
    Non so quanto sei ricco te per giuicare se posso scroccare i tuoi libri, ma la tua politica mi sembrava un'altra. Se fai questi discorsi perché metti a disposizione i pdf dei tuoi libri su internet gratuitamente? Vedi, non c'è coerenza....
    Davvero non ti capisco questa volta...

    RispondiElimina
  46. Dovevano darle la pena di morte, come aggravante per la sua ingenuità (che Paolo però definisce "sfrontatezza", pazzesco)

    Oggi è uno di quei giorni in cui sento più forte il perchè del mio nick ;)

    RispondiElimina
  47. >>Si vede che non hai mai fatto richiesta di un brevetto. Le scoperte scientifiche non si possono brevettare per definizione.

    E' ovvio che si brevetta l'applicazione tecnica. Avevo scritto così per semplificare in quanto il punto chiave era un altro. Quello che mi premeva sottolineare è che il brevetto decade dopo un numero limitato di anni, che mi pare siano venti (peraltro se non si paga può anche decadere prima). Questo avviene perchè da una parte si vuole consentire lo sfruttamento commerciale dell'invenzione da parte dell'inventore, ma dall'altra si vuole a un certo punto grantire la libera utilizzabilità dell'applicazione a beneficio della comunità.
    A mio avviso lo stesso principio dovrebbe essere applicato a musica e film. Una volta passato il tempo necessario che consenta all'autore di sfruttare economicamente la propria opera,questa dovrebbe essere "liberata" e quindi resa legale per lo scambio in file sharing.

    RispondiElimina
  48. Diciamo la verita'.

    Questa cosa del P2P proprio non ci va giu'. E' troppo semplice scaricare _tutto_ cio'
    che uno vuole da Internet, o meglio dal mondo del P2P.
    Perche' sbattersi a comprare qualcosa... d'altra parte, mica siamo cosi' ricchi da poterci
    permettere ogni volta un nuovo CD, un DVD, un libro, un software, un videogame e qualunque
    altra cosa. Anzi a volte c'e' come un senso di frustrazione nel non trovare cio' che
    cerchiamo.

    E ci autogiustifichiamo col discorso dei piu' ricchi, del fatto che non facciamo del male
    a nessuno, che non cambiamo la vita di nessuno ecc. Ma penso che nessuno di noi sarebbe felice
    se fossimo in qualche modo "truffati". Eppure continuiamo indifferentemente a scaricare di tutto.

    Questo, che ci piaccia o no, e' SBAGLIATO.

    La cosa che mi infastidisce pero' e' quest'arroganza dei potenti. Come si fa a dare ad
    una persona qualunque una multa di 220000 dollari per aver condiviso 24 canzoni??

    24 canzoni ragazzi. Conosco gente (moltissima gente) che si e' fatta l'abbonamento a Internet
    flat per lasciare il computer accesso 24 ore al giorno (o come minimo tutta la notte),
    connesso a eMule, Kazaa, ecc..
    Gente che non ha piu' spazio su hard disk da centinaia di GB perche' e' pieno di files
    scaricati, film che uno non avra' mai tempo di vedere, musica che non si avra' mai tempo di
    ascoltare, ecc..

    Allora queste persone che multa dovrebbero pagare? centinaia di milioni di dollari?
    Che senso ha?
    Tanto per fare un paragone, la Microsoft si e' beccata dall'UE una multa di 497 milioni di euro
    per abuso di posizione dominante. 497 milioni di euro = circa 70000 canzoni valutate
    a 9250 dollari l'una.

    Un utente con 70000 files MP3 corrisponde all'abuso di posizione dominante della Microsoft.
    Senza contare che 9250 dollari (per un solo MP3) mandano in rovina una persona semplice
    molto di piu' che i 497 milioni alla Microsoft (stimati in 15 giorni di utili).


    Mi sa tanto di "punizione esemplare" e questo non solo non e' giusto, ma e' inutile.

    1000 o 2000 dollari avrebbero gia' fatto passare la voglia di usare un programma P2P al 99%
    di questi utenti, dando lo stesso insegnamento.

    RispondiElimina
  49. Mattia:

    Insomma, un giorno sembri il paladino dei pirati scrivendo la filippica contro le case discografiche che basano il loro mercato sui CD (e si parlava dei Police, che puoi comprare sottocasa).
    E un altro giorno invece fai il moralizzatore contro chi scarica gli mp3 di complessi altrettanto famosi.
    Davvero non riesco a capirti.


    Esatto. La distinzione è importante. Ho difeso, dal punto di vista morale, chi ricorre alla violazione del copyright per poter accedere a opere che non potrebbe avere altrimenti. Che so, la versione non purgata di Fantasia, o i cartoni originali di Betty Boop, o la versione analogica di Tales of Mystery and Imagination di Alan Parsons (per anni introvabile).

    Quello che non trovo difendibile è lo scrocco al solo scopo di risparmiare pochi soldi. Quanto avrebbe speso Jammie Thomas per procurarsi 24 canzoni? 24 euro su ITunes. Ha scaricato e offerto canzoni facilmente acquistabili. Questo la rende, come dice giustamente The Register, "l'utente P2P più tonto del mondo".

    Pensi ancora che non abbia il diritto di combattere questo furto?

    Certamente. Ma non è scroccando che si combattono i prezzi troppo alti. La lotta si fa a livello legale, dandosi da fare per evitare che passino leggi idiote come quelle che danno fino a 150.000 dollari per ogni opera violata.

    Tu dov'eri quando leggi analoghe sono passate in Italia? Cosa hai fatto per opporti? Hai fatto quello che hanno fatto tanti, e in casi anche peggiori, dicendo "tanto io scrocco, e non mi beccano"?


    Se fai questi discorsi perché metti a disposizione i pdf dei tuoi libri su internet gratuitamente?

    Perché so benissimo che non si diventa ricchi facendo libri d'informatica, per cui moralmente mi sembra più efficace scriverli per la soddisfazione personale di aiutare il prossimo invece che sperare di portare a casa qualche euro in più.

    Ma offrirli in libera distribuzione è una mia scelta. Gli artisti musicali sotto contratto di solito non permettono la libera distribuzione. E' una loro scelta.

    Io considero moralmente legittima la "pirateria" quando ha lo scopo di tutelare i diritti morali del cittadino di avere accesso alla cultura: quindi diritto morale alla copia privata per scavalcare il DRM per uso personale; diritto morale alla condivisione di opere musicali o letterarie non disponibili altrimenti. Ma niente di più. Il resto è ingiustificabile.

    RispondiElimina
  50. Vedo molta confusione.
    Scavalchiamo la legge (insulsa) per un attimo.

    Pirateria cos'è? Guadagnare o condividere?
    Se presto un cd a Paolo sono un pirata? E se invece di prestare un cd gli preso un mp3 sono un pirata?

    Piuttosto sono un pirata se masterizzo un cd e lo vendo a 5 euro a Paolo. In quel caso ho un guadano (in nero) e faccio un danno economico grave a chi vende e chi ha prodotto e chi ha suonato il cd originale.

    Inoltre, Paolo, con quale criterio giudichi un'opera "introvabile quindi scaricabile" ?? Dovrebbe esserci un archivio mondiale... o ci si basa su quel che, limitatamente al nostro agire, sappiamo?


    Poi, chiaro, la legge è legge. Sbagliata, offensiva, terroristica, ma è legge.

    RispondiElimina
  51. rispondo dapprima a federico: per chiarire faccio un esempio con un brano musicale. Al momento B è indispensabile perché chi ha condiviso per primo tale brano in rete deve averlo per forza di cose avuto tramite B, vuoi per cd vuoi per acquisto in rete vuoi, al limite, perché qualcuno all'interno di B ha reso disponibile il brano prima che fosse pubblicato.
    poi, come avevo scritto, concordo anch'io che prima o poi si ritornerà al passaggio diretto A - C.

    quanto al discorso di Mattia, il suo ragionamento per cui il costo di un CD è (o meglio era sette anni fa) di appena 1000 lire per cui i 18 euro di prezzo di vendita sono solo guadagno, funziona solo se siamo "a parità di condizioni". Ovvero se nelle mille lire (la mia è una domanda, perché non l'ha specificato anche se credo che non sarà così) sono compresi i costi di contratto dell'artista, distribuzione e pubblicità, oltre a quelli di produzione vera e propria (cd e cellophane indicati). Altrimenti il discorso cade completamente.

    per Fabio: guadagnare è anche non spendere.

    Infine condivido con chi ha detto: se la legge si ritiene iniqua (addirittura terroristica) perché quando è stata emanata nessuno ha aperto bocca? È il classico discorso per cui tutti zitti salvo poi lamentarsi quando si viene colpiti. Ovvero: finché colpiscono gli altri, chi se ne frega, se colpiscono me è un attentato liberticida. Perché il ragionamento strisciante è del tipo: io decido quale legge sia giusta e quindi da applicare e quale no, e quindi violare. Salvo poi chiedere l'intervento di esercito e lagunari quando qualcuno altro fa lo stesso ragionamento ai nostri danni.

    RispondiElimina
  52. Ci sono molte leggi "terroristiche" in giro. La legge sulla privacy, ad esempio, con sanzioni spettacolari per non aver raccolto una firma (senza che magari ci sia stato un reato).

    Quando si parla di legge terroristica si intende " a livello psicologico". E il fatto che per 24 brani scaricati si rischia di avere una multa spropositata (come molti ammettono) significa che siamo al terrore psicologico.


    Anche non spendere è non guadagnare. Ok

    Ti presto 10 file mp3 provenienti da un cd originale. Tu li ascolti.
    Sei quindi un ladro?

    Quando pago il cd, devo poter disporre del suo contenuto. Soprattutto per una canzone.

    Perchè il diritto d'autore per una canzone? Sono 4 note il più delle volte..... che significato ha?

    Si guadagni dai concerti, dal sudore. Il cd è un mezzo promozionale per arrivare ad altro.

    Fermo restando che va pagato, su questo non ci piove. Se originale. Se non originale non va pagato (pirateria) bensì al limite condiviso.

    E' dimostrato che la pirateria non fa male alla discografia, comunque.

    RispondiElimina
  53. Non sono assolutamente d’accordo con questa sentenza, la pena è sproporzionata ed è stata fatta solo al fine di generare paura alla gente rispetto a questa cosa...

    Lo trovo profondamente ingiusto, perche', uno deve pagare per tutti... e alla fine sono sempre i piu' deboli che pagano... chi ha un minimo di conoscenze in questo campo sa come non farsi acchiappare e prende quel minimo di precauzioni.

    Sono daccordo con quanto detto da Alberto in uno dei precedenti post, pensate che la Disney attraverso la sua azione lobbistica è riuscita a far spostare la durata dei diritti d'autore da 50 a 70 anni, perchè nel 2003 sarebbero scaduti i diritti del primo cartone animato di Walt Disney.... e nel 2023 troveranno un'altra scusa, io però confido sul fatto che nel 2023 il mondo sarà molto diverso da questo.

    Questo fiume è inarrestabile e quella multa è come togliere una goccia d'acqua da un fiume in piena... anzi alla fine credo ci sarà un effetto boomerang...

    Però mi sento indignato dal fatto che tu Paolo dica che questa persona se l'è meritata.

    Se al posto di gruppi famosi questa donna avrebbe condiviso gruppi meno famosi dal punto di vista della pena non sarebbe cambiato nulla.

    Pero' tu l'avresti difesa perche' in quel caso lo ritenevi giusto solo perche' tu lo fai...

    Ma la legge è le legge e le tue considerazioni ad un giudice americano sarebbero interessate poco.

    In fondo basta avere un cd masterizzato in casa per aver leso i diritti del copyright.

    Tu Paolo quanti CD masterizzati hai in casa?

    Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

    Elia

    RispondiElimina
  54. >>Ti presto 10 file mp3 provenienti da un cd originale. Tu li ascolti.
    Sei quindi un ladro?

    E' stata già chiarita precedentemente la differenza tra il furto classico e la fruizione di opere di ingegno non autorizzata.

    >>Perchè il diritto d'autore per una canzone? Sono 4 note il più delle volte..... che significato ha?

    Che razza di discorso è? Anche la Cappella Sistina son 4 disegni e 4 pennellate. Qualsiasi opera d'ingegno deve poter essere tutelata dal diritto d'autore. Se passasse il principio che soltanto opere di qualità (magari con un'apposita commissione che decide) avessero il diritto alla tutela ci troveremmo in una situazione ben perggiore dell'attuale.

    >>Si guadagni dai concerti, dal sudore. Il cd è un mezzo promozionale per arrivare ad altro.

    Lo devi decidere tu come la gente può o non può guadagnare i propri soldi? E se io i concerti non li volessi fare? Non sono nemmeno libero di decidere come impostare la mia carriera artistica?

    >>E' dimostrato che la pirateria non fa male alla discografia, comunque.

    Alla fine si arriva sempre qui. Un bel modo di pulirsi la coscienza.
    E poi come si fa a dire "è stato dimostrato che"? Se qualcosa è stato dimostrato allora si citino le fonti, altrimenti io posso dire che è stato dimostrato che Elvis è vivo oppure che è stato dimostrato che il primo sbarco sulla luna è un falso.
    E poi se la pirateria fa così tanto bene perchè i discografici stanno tentando ogni strada (anche discutibile) per fermarla?

    RispondiElimina
  55. Le case discografiche stanno anche pagando per colpe del passato quando non c'era internet e facevano il bello e il cattivo tempo, tenendo i prezzi dei CD (e vinili e cassette) a 40.000 vecchie lirette.
    Va bene, questo non giustifica la pirateria, però se non avessero abusato del loro potere forse non si sarebbe sviluppato un movimento così forte ed organizzato per la condivisione gratuita della musica.

    E poi, che diamine! Va bene, la legge va rispettata, sono d'accordo, ma stiamo parlando di gruppi e case discografiche che guadagnano montagne di soldi, anche da diritti radio, tv, gadgets, sponsorizzazioni.

    Conosco molti musicisti, alcuni anche bravi, che per campare suonano liscio e/o fanno piano-bar, perché con il jazz, il rock, il blues non si porta a casa la pagnotta. E non li ho mai sentiti preoccupati di qualcuno che scaricasse i loro brani.

    Non mettiamo tutto nello stesso cesto: popstars e musicisti di mestiere.

    RispondiElimina
  56. Elia:

    la pena è sproporzionata ed è stata fatta solo al fine di generare paura alla gente rispetto a questa cosa...

    La pena è stata scelta da una giuria popolare, e se leggi i commenti dei giurati scoprirai che hanno usato la mano pesante perché la Thomas ha mentito spudoratamente.

    chi ha un minimo di conoscenze in questo campo sa come non farsi acchiappare e prende quel minimo di precauzioni.

    Anche questo è un fattore importante nella pena: un reato commesso stupidamente. Stupidamente perché in modo maldestro, stupidamente perché su canzoni che avrebbe potuto facilmente acquistare.

    Se hai 1000 euro in tasca e rubi un cesto di mele al supermercato, non solo sei un ladro, sei anche uno stupido perché scrocchi senza motivo.


    Se al posto di gruppi famosi questa donna avrebbe condiviso gruppi meno famosi dal punto di vista della pena non sarebbe cambiato nulla.

    Pero' tu l'avresti difesa perche' in quel caso lo ritenevi giusto solo perche' tu lo fai...


    Se avesse condiviso materiale altrimenti introvabile, il problema non si sarebbe posto, perché il materiale introvabile, per definizione, non ha più nessuno che lo tutela anche se è ancora sotto il vincolo del copyright.

    Se scambio musica armena, o Star Trek edizione turca, stà tranquillo che la RIAA/MPAA non mi fa nulla.

    E' questo che mi spinge a dire che la Thomas se l'è meritata: perché ha scroccato inutilmente quando poteva comperare. E' uno schiaffo doppio, il suo.

    In fondo basta avere un cd masterizzato in casa per aver leso i diritti del copyright.

    Tu Paolo quanti CD masterizzati hai in casa?


    Molti. Ma se credi che basti avere un CD masterizzato in casa per violare il diritto d'autore, sei molto fuori strada. Soprattutto in Svizzera.

    RispondiElimina
  57. Mah, tutto questo discuterne... vuol dire che ci sentiamo direttamente coinvolti alla faccenda...

    Io non amo la musica dei nostri tempi, non amo neppure tanto il cinema di oggi. Mi bastano TV e radio, e sono a posto. Fondamentalmente non amo il business che ruota intorno al divismo, alimentato dalla diffusione delle registrazioni. Forse piu' per merito di quelle illegali che per quelle legali.

    Ci sono musicisti che fanno musica "libera" dai diritti d'autore, liberamente scaricabile eccetera... Ma alla massa interessano di piu' i divi, che con i soldini del copyright contribuiscono ad alimentare il business (spettacoli, tourne, videoclip, luci, donnine che si dimenano sul palcoscenico...). Davanti a questa vicenda ci vorrebbe un bello sciopero del copyright: spegnere la radio e niente spettacoli o acquisti musicali per un paio di mesi...

    In quanto alla vicenda di Jammie Thomas, penso che si sia voluta dare una punizione esemplare e mi auguro che la RIAA arrivi poi a graziarla.


    Fatta questa doverosa premessa, la questione dei diritti e' veramente grave. Se un autore decide di far pagare la propria opera, lo faccia. Credo che sia giusto. I diritti d'autore sono nati anche per evitare che autori muoiano di fame per colpa di produttori o editori speculatori. Quello che non e' concepibile e' come gioielli della cinematografia, della letteratura e della musica siano chiusi in un cassetto e soggetti a dei divieti antistorici, anche dopo la morte degli autori.

    Non facciamoci illusioni sui 50 o 70 anni di durata dei diritti: quasi tutte le incisioni di musica Jazz (dixieland) dovrebbero essere libere dal copyright, ma... i produttori fanno una nuova raccolta di incisioni, registrandole nuovamente, e le spacciano per nuove. Oppure rinnovano i diritti. Per altri 70 anni possono godere dei frutti. Ho sotto gli occhi una raccolta di spartiti musicali: Blue Moon (copyright 1936 - renewed 1962), Begin the beguine (copyright 193/39 - renewed 1963/7). Chattanooga Cho Cho (copyright 1941 - renewed 1969)...
    Se vuoi lo spartito, devi pagare. Si dovrebbe fare un monumento a Bret Pimentel, che ha messo online la trascrizione del Summertime suonato da Sidney Bechet nel 1939. Non conoscete Sidney Bechet? Trovatelo su Youtube (e magari, gia' che ci siete, fatevi 4 risate con i filmati di Spike Jones prima che arrivino a cancellarli).

    Film come Made in Italy (Nanni Loy, 1965) non li rivedremo molto facilmente in TV. Non troveremo il DVD se non in allegato a un qualche settimanale. Per quale motivo non e' possibile, a distanza di 42 anni, renderlo disponibile su Internet?

    Al contrario, grazie ad archive.org e' possibile invece vedere visionare The General, di Buster Keaton (1926). Questa e' la via da seguire: diritti d'autore all'autore, per un periodo limitato, e riconoscimento della paternita' dell'opera. ma quando l'opera diventa storia, i diritti devono cadere. Figuratevi che (cosi mi dicono) la SIAE ha chiesto il pagamento dei diritti per poter diffondere Lili Marlene (1939) come musica di sottofondo in una mostra sull'Internamento!!!

    RispondiElimina
  58. Il problema reale è : come si fa a controllare tutto?
    Perchè se si controlla tutto allora il diritto d'autore ha senso di esistere (per chi lo vuole incassare). Altrimenti è un sistema altamente diseguale, dove si spara di qui di la, dove capita, ma il problema continua ad esistere.

    Un diritto d'autore deve essere tutelato bene, e attualmente questa tutela non c'è minimamente e sappiamo tutti perchè no?

    Allora o si chiude tutto o si cambiano le regole perchè il mondo sta cambiano.

    Il diritto d'autore è morto. Ormai chi poteva guadagnare l'ha fatto, siamo alla frutta.

    Il diritto d'autore per vivere ...chi l'ha detto? Musica su commissione... concerti...lezioni...apparizioni in tv. Tutti modi alternativi e puliti per guadagnare.

    Gli autori stanno passando ai diritti liberi, pochino alla volta. Sono gli editori che ancora non hanno capito come girerà il mondo.

    Le grandi opere del passato sono esistite anche senza i diritti d'autore. Va tutelata la proprietà al limite, la paternità di un brano.

    E va ristabilita la cultura. Quella che "il cd con la sua copertina e il formato audio non compresso vale tot euro quindi lo compro" e del "se scarico da internet ascolto e se mi piace compro" .

    Io conosco il valore del cd infatti ne ho 1000 a casa tutti originali. Ho visto nascere napster e dicevo "non è possibile non succederà mai una cosa del genere" Mi son sbagliato. E per fortuna. Grazie a napster e soci ho conosciuto nuovi gruppi che ho poi RICOMPRATO SU CD, perchè del file mp3 compresso non me ne faccio nulla.

    RispondiElimina
  59. oops, "stà tranquillo" --> "sta' tranquillo" :-)

    RispondiElimina
  60. ringrazio Maurizio che ha replicato più sopra a Fabio anticipandomi (inconsapevolmente) ma esprimendo il mio stesso pensiero. Una sola cosa aggiungerei: se dovete replicare a quanto scrivo, ripeto, replicate a quanto scrivo e non inventare cose che non ho mai scritto, come ha fatto Fabio, e commentarci sopra. Quando mai ho detto che farsi prestare un CD equivale a rubarlo? Per favore: non sbeffeggiamo i complottari e poi usiamo i loro stessi metodi.

    Un'altra cosa: non spendere=non guadagnare? allora anche spendere=guadagnare. ma che discorso economico è? Io guadagno se intasco o se evito di spendere. Altrimenti non è spendere: è investire, concetto totalmente diverso.

    Attenzione a certi discorsi, poi: siamo molto vicini al famoso "tutti rubano, ergo il furto non è più reato e bisogna togliere le leggi che lo vietano".

    Se le leggi non ti piacciono, cambiale, non accettarle quando escono e violarle quando si scopre che ti recano un danno

    RispondiElimina
  61. L'idea proposta da Paolo che non dovrebbe essere punibile la pirateria a scopo culturale, come il download di musica difficilmente rintracciabile, mi sembra palesemente insostenibile e, sotto certi punti di vista, pericolosa. Per poter essere efficace, la legge deve potersi basare su ragionamenti e circostanze il più possibile oggettive, in modo da guidare il compito di chi deve applicarla. Ovviamente, il problema non stà nel caso limite, come quelli forniti ad esempio da Maurizio Grillini, ma da casi quotidiani dove i confini sono ampiamente sfumati. Il succo è: chi e come decide se un brano o un'opera è un bene culturale? chi e come decide se un bene è non rintracciabile? Quale giudice al mondo può affermare con sicurezza che un incisione di Ray Charles è cultura e quella di Albano o dei Green Day no? Ad esempio, fa differenza se l'utente è un amante del blues, dei melodici italiani o un punk? Ancora, come definiamo la rintracciabilità di qualcosa? Se un incisione rara non si trova in negozio, il giudice la deve considerare non rintracciabile, anche se si può trovare on-line sui siti di aste? O torniamo indietro di 70-80 anni e reintroduciamo istituti quali il Minculpop, oppure l'idea del recupero culturale non ci porta da nessuna parte. Piuttosto, va interamente riformato il diritto d'autore, in modo che si sancisca che, una volta diffusa una'opera dell'ingegno, gli utilizzatori vantano un diritto alla diffusione della stessa, a patto che ciò non avvenga a scopo di lucro (e per inciso, la Thomposon con la sua "pollaggine", l'ha dimostrato).
    Ultima riflessione: la logica di Paolo sul "se l'è cercata, ben le stà!", mi ha fatto venire in mente commenti analoghi di coloro che, di fronte alle immagini dei grattaceli abbattuti nel 2001, dicevano "gli USA se la sono cercata, be gli stà!"

    RispondiElimina
  62. L'idea proposta da Paolo che non dovrebbe essere punibile la pirateria a scopo culturale, come il download di musica difficilmente rintracciabile, mi sembra palesemente insostenibile e, sotto certi punti di vista, pericolosa. Per poter essere efficace, la legge deve potersi basare su ragionamenti e circostanze il più possibile oggettive

    Perfettamente d'accordo. Infatti noterai che io ho sempre parlato di difendibilità morale di questo tipo di file sharing.

    Infatti la mia proposta sarebbe quella, già avanzata da altri ben più qualificati di me, di togliere il copyright dopo pochi anni se non interviene il titolare a rinnovarlo. Se non lo rinnova, vuol dire che non gli interessa, per cui l'opera diventa condivisibile.

    mi ha fatto venire in mente commenti analoghi di coloro che, di fronte alle immagini dei grattaceli abbattuti nel 2001, dicevano "gli USA se la sono cercata, be gli stà!"

    Questo paragone, senza offesa, è sbagliato e irriverente in così tanti modi che non vorrei commentarlo.

    RispondiElimina
  63. Come temevo mi ha preso la mano e la mia risposta era diventata troppo grossa, così l'ho pubblicata sul mio blog come articolo... e nel frattempo è diventata ancora più grossa. Se vi interessa, potete leggerla qui. Senza impegno.

    "Quello che mi premeva sottolineare è che il brevetto decade dopo un numero limitato di anni, che mi pare siano venti (peraltro se non si paga può anche decadere prima)."
    Argomento valido. Perchè per i brevetti vale questa regola del tutto sensata, mentre per altre opere d'ingegno vale un diritto permanente ereditario nei secoli dei secoli amen?

    RispondiElimina
  64. Paolo, capisco la tua ultima frase e mi scuso per la crudezza del paragone. Volevo essere volutamente polemico, ma assolutamente non intendevo risultare offensivo.
    D'altra parte, il mio scopo era quello di sottolineare come la sentenza sia moralmente insensata. La Thomas è stata poco furba, ok, ma da qui a rallegrarsene...
    A proposito: se recupero un video musicale su youtube, me lo guardo, lo inserisco nella mia playlist e la indico liberamente condivisibile, sono punibile?

    RispondiElimina
  65. Paolo, capisco la tua ultima frase e mi scuso per la crudezza del paragone.

    Nessun problema, figurati.

    D'altra parte, il mio scopo era quello di sottolineare come la sentenza sia moralmente insensata.

    Perfettamente d'accordo.

    La Thomas è stata poco furba, ok, ma da qui a rallegrarsene...

    Infatti non me ne rallegro; dico solo che se l'è cercata, con un comportamento a) inutile (poteva comperare i brani senza dissanguarsi e senza faticare) b) incauto (non ha fatto nulla per nascondere le proprie tracce) c) disonesto anche dopo essere stata smascherata (ha cercato di prendere in giro i giurati, che se la sono presa).

    A proposito: se recupero un video musicale su youtube, me lo guardo, lo inserisco nella mia playlist e la indico liberamente condivisibile, sono punibile?

    Secondo il diritto svizzero, sicuramente no (ho fatto la stessa domanda all'equivalente locale della SIAE e mi hanno detto "sicuramente no"). Secondo quello italiano, non ti posso dire nulla di certo, ma in linea di principio, finché il video rimane su Youtube, che teoricamente paga i diritti, non dovresti avere problemi. Ma l'ultima parola spetta alla SIAE.

    RispondiElimina
  66. E se ciò non fosse, potrei sostenere che il mio intento non è la diffusione del singolo filmato bensì di una playlist creata da me con un preciso scopo culturale (ad esempio, la playlist con i migliori video tamarri), che pongo liberamente condivisibile?

    RispondiElimina
  67. La fruizione di media come musica e film è cambiata RADICALMENTE.
    Non ci bastano più quei pochi dischi che si possedevano pochi anni fa, adesso ne vogliamo MIGLIAIA.
    Il p2p lo rende possibile, il mercato no.
    Per i libri è un po diverso, raramente li si legge più di una volta, si prestano, si scambiano, si liberano (è divertentissimo io li libero nel mio palazzo e poi ne trovo altri, chi li prende?).
    Si parla di cultura, la legge dovrebbe cercare di diffonderla, non di rinchiuderla!
    Le collezioni di mp3 che abbiamo sui nostri dischi varrebbero cifre che pochi si potrebbero permettere ai prezzi di mercato, è scorretto, ma di grandissimo valore per la NOSTRA personale cultura.

    RispondiElimina
  68. Cosa fanno a star trek quando fanno amicizia con una popolazione aliena?
    Si scambiano TUTTO lo scibile reciprocamente.
    In quasi tutti i film e libri sul futuro la cultura è libera e gratuita, indice che molti credono che quella sia la strada da seguire.

    RispondiElimina
  69. Questa storia dei diritti limitati mi ha fatto pensare un po'...

    Una domanda su tutte: se io pago alla SIAE i diritti per le canzoni che so', di Bruce Springsteen, l'omino della SIAE va in banca, e fa un bonifico della percentuale direttamente sul conto del Boss (semplifico e ironizzo, ovviamente). E mi può anche stare bene, perché in fondo se a me piace Bruce Springsteen in linea di principio sono disposto a riconoscere un compenso economico all'artista che mi ha procurato quel "piacere".
    Ma se compro un CD che so, di Elvis, l'omino della SIAE il bonifico a chi lo fa? A sua sorella? A sua moglie? A sua figlia? E che c'azzeccano?
    Davvero i diritti sono ereditari? Questo mi sembra assurdissimo!

    Certo, per i film é un po' più complicato, però credo che lo sia anche distribuire i diritti: a parte la colonna sonora, che é di solito venduta anche a parte (e anche il fatto che i telefilm in DVD la debbano cambiare rispetto alla messa in onda televsiva fa piangere), a chi vanno i diritti: al regista? Al protagonista? Allo sceneggiatore?

    RispondiElimina
  70. x attivissimo

    anche se te l'hanno detto varie volte, e tu hai risposto, ti ripeto che è assurdo FAR PAGARE 200 000 EURO DI MULTA PER UN REATO MINORE COME QUELLO.

    Detta questa ovvietà tu "pensa" pure quello che ti pare.

    RispondiElimina
  71. ti ripeto che è assurdo FAR PAGARE 200 000 EURO DI MULTA PER UN REATO MINORE COME QUELLO.

    Ehi, calma, sono vecchio ma non sono sordo :-)

    E poi hai scelto il bersaglio sbagliato per la tua ira funesta. Se leggi quello che ho scritto, sono perfettamente d'accordo che sia un'assurdità.

    Questo non toglie che la Thomas sia stata stupida e se la sia cercata.

    RispondiElimina
  72. potrei sostenere che il mio intento non è la diffusione del singolo filmato

    Improbabile. La SIAE non è nota per la sua flessibilità interpretativa o per basare le sue sanzioni sugli intenti.



    se compro un CD che so, di Elvis, l'omino della SIAE il bonifico a chi lo fa?

    Ai titolari dei diritti d'autore sulle sue canzoni. "Tanti auguri a te" è (C) Time Warner, dopo che le sorelle Hill (autrici) sono morte negli anni Quaranta. Esce dal (C) nel 2008 in alcuni stati, è già fuori dal (C) in Canada, esce dal (C) nel 2030 in USA.


    Davvero i diritti sono ereditari? Questo mi sembra assurdissimo!

    Perfettamente d'accordo.

    Certo, per i film é un po' più complicato

    Appunto per questo non posso risponderti qui, la cosa è mostruosamente complessa, ben oltre il limite dell'assurdo.

    Sono casi come questi che spingono molti, me compreso, a chiedere una riforma del copyright.

    Addirittura le versioni in DVD di film e telefilm hanno spesso le canzoni cambiate per non pagare i diritti una seconda volta.

    RispondiElimina
  73. x paolo

    mah forse ti ho frainteso: mi sembrava che il titolo (con quel "meritata") e altre tue frasi lasciassero poco spazio a interpretazioni per la tua posizione in merito!

    In questo caso scusa se ho "urlato" ;-)

    RispondiElimina
  74. scusa se scrivo commenti a raffica, ma visto che sei un esperto di informatica, non è che potresti allargare lo spazio per i commenti: io devo fare i chilometri per leggerli? capito cosa intendo?

    RispondiElimina
  75. non è che potresti allargare lo spazio per i commenti

    Che io sappia, quest'impostazione di Blogger.com non è modificabile, mi spiace.

    RispondiElimina
  76. X Federico, prova a leggere i commenti qui, anziché qui

    RispondiElimina
  77. Figurati, anch'io ho scoperto la doppia impaginazione per caso, e mi trovo meglio a leggere nel primo caso!

    RispondiElimina
  78. Michele, i miei non sono casi limite, ma esempi. Cosi come il "tanti auguri a te" citato da Paolo e tanti altri testi, video e canzoni. Di esempi ce ne sarebbero a tonnellate. I diritti d'autore dovrebbero tutelare la paternita' dell'opera e dare all'autore la possibilita' di "campare". E questo e' giusto. Anche Cervantes,nel 1.600, ebbe problemi a causa di un Don Chisciotte di un ignoto scrittore (e se anche non fosse ignoto non merita di essere citato) sulla scia del suo successo.

    Che gli eredi degli editori rinnovino il copyright su musiche, canzoni, libri... di 70 anni fa lo trovo completamente irrazionale. Per quali meriti? Che fatica hanno fatto? Quella di nascere da un papa' illustre? Vogliamo tornare alla monarchia?

    Ovviamente per la signora Thomas si tratta di tutt'altra musica. Ha scaricato delle canzoni e le ha messe a disposizione come se fossero sue. Io presto qualcosa di mio, ma non quello che appartiene ad altri. Con questo sottolineo: di quel genere di musica non mi importa un fico secco, non la vado a cercare, ma e' volonta' degli autori che non sia disponibile se non a pagamento. La vuoi? La paghi. Pero' si deve rivedere la durata del copiright: 10-15 anni sono piu' che sufficienti.

    RispondiElimina
  79. ma secondo me ci vuole coraggio da parte degli artisti e il problema si risolve alla fonte.

    Guardate i Radiohead (www.radiohead.com), disco liberamente scaricabile da Internet dal loro sito.

    Quanto costa?
    Quanto vuoi.... davvero! Quanto vuoi tu...

    e io l'ho comprato e ho deciso di pagare 5 sterline. Troppe? Poche?

    Non lo so.. sentirò il disco, se mi piace davvero molto nulla mi vieta di tornare sul sito e comprare ancora...

    avrei potuto anche non dare nulla all'acquisto, avrei potuto scrivere 0 nella parte dedicata al prezzo ma mi sembrava brutto, non avrebbe premiato il coraggio di questa grande band di rompere gli schemi!!

    E anche se non vi piacciono, andate almeno a dare una sterlina, per il coraggio...

    Il bello di Internet è che si può donare per le cose che ci piacciono.. guardate questo sito, si può donare se si hanno contenuti interessanti...

    insomma.. p2p è illegale, non ci sono storie, pagare di multa 9000$ per ogni canzone è folle, senza senso... ma le mezze misure proprio non esistono?

    RispondiElimina
  80. Magari, Grillini! Magari gli eredi degli aventi diritto RINNOVASSERO il copyright, vale a dire PAGASSERO periodicamente una congrua sommetta per continuare a campare beatamente di rendita, così come si pagano fior di tasse se si ha una seconda casa.

    Invece la triste realtà è che agli eredi il copyright del caro estinto VIENE RINNOVATO in automatico e gratis. Comodo, no?

    Io credo che non solo la signora americana sia stata stupida. Nossignori, cari miei: qui stupidi siamo stati e continuiamo ad essere NOI TUTTI finché non smettiamo di farci salassare da queste sanguisughe. È come combattere un'assurda guerra in cui siamo noi stessi a finanziare il nemico, per la gioia di sapere che i cannoni con cui ci spara addosso glieli abbiamo comprati noi coi nostri risparmi. Abbiamo un potere enorme, il nostro potere d'acquisto, e non ne siamo consapevoli. Le multinazionali si pagano gli avvocati e le pressioni lobbystiche sui governanti con quali soldi? Coi NOSTRI soldi. Ecco perché io ormai per me stesso non compro più cd e dvd (al massimo ogni tanto li regalo, ma anche lì sto cercando di perdere il vizio). Compro invece sempre più libri e fumetti, non avendo mai sentito in quei campi di editori che abbiano portato in tribunale come ladri i loro stessi clienti. Cercate in Rete le interviste al maggior editore di fumetti italiani, Sergio Bonelli, e scoprirete un vero signore che interrogato sui motivi della crisi del fumetto giustamente pensa alla concorrenza che il fumetto subisce oggigiorno da parte di playstation, dvd, cellulari e quant'altro, senza ricorrere all'equazione 1 copia = 1 furto come fanno i portavoce della Sony ormai spudoratamente, di qualsiasi copia si tratti, fosse anche un mero backup personale di supporti regolarmente acquistati e pagati. La verità è che le multinazionali del cinema e della musica hanno fatto un bel cartello per anni e vogliono ad ogni costo mantenere il controllo assoluto del mercato, anche laddove il mercato non si applica più - vedi condivisione senza scopo di lucro, che nessuno a parte lorsignori si sogna di equiparare al furto quando avviene in forma privata. Avete mai dato una festa invitando diciamo una trentina di persone a casa vostra? Avete mai pensato che voi e quei trenta amici foste dei ladri solo perché durante la festa offrivate loro la possibilità di ascoltare insieme a voi qualche disco? Eppure per quell'ascolto di ruppo nessun compenso arriverà mai ai poveri autori che fanno la fame...

    Qui dobbiamo semplicemente riprenderci il senso della realtà e comportarci di conseguenza, giorno per giorno.

    Grazie a Paolo per l'ospitalità e un saluto a tutti.

    RispondiElimina
  81. @fabiagens: come darti torto?

    la sig.ra è stata poco furba, nel senso che poteva usare un nick di fantasia o non usarlo proprio e poi registrare un indirizzo usando i dati personali non mi pare il massimo della vita...
    Basta che qualche spammer falsifichi il mittente di un messaggio e ti ritrovi la polizia a casa non è bello...

    Io personalmente sono a favore del P2P per uso PERSONALE (parlo di roba lecita non di quei bastardi che fanno circolare pedoporno), perchè non dovrei potermi scaricare una canzone?

    Se me la scarico e ME LA ASCOLTO? Che male faccio? il p2p in questo senso aiuta gli artisti davvero bravi a diventare famosi e a scansare quelli meno bravi...

    Cioè mi scarico una canzone se mi piace posso decidere anche di andare a comprare l'album (pur avendolo in MP3)... se non mi piace non lo compro

    Una proposta giusta potrebbe essere di legalizzare il P2P ma ci sono troppi interessi dietro...

    Per dirla tutta la multa inflitta alla tipa è davvero troppo sproporzionata non giova certo alle case discografiche...

    L'unica cosa che possiamo fare davvero è smettere di comprare dischi smettere di andare ai concerti, così voglio vedere dove vanno a prendere i soldi...
    Almeno fallite le case discografiche risolto il problema :))))))))

    RispondiElimina
  82. hai visto?!!

    http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/musica-digitale/sconfitta-major/sconfitta-major.html

    c'è da ben sperare!!

    ciao!

    RispondiElimina

Se vuoi commentare tramite Disqus (consigliato), vai alla versione per schermi grandi. I commenti immessi qui potrebbero non comparire su Disqus.

Pagine mobile