Cerca nel blog

1998/10/16

[IxT] Ancora DVD: apparecchi senza protezione regionale (16 ottobre 1998)

A proposito di lettori di DVD che scavalcano gli stupidi codici regionali presenti nei film registrati su DVD, per cui un utente italiano non può vedere un DVD comprato in America,

Giuseppe Sardo, un giornalista del Tirreno che ha la pazienza di leggersi questi miei articoli, mi segnala tre siti che vi giro volentieri:

www.codefreedvd.com 

www.e-town.com/dvd 

www.stonedesign.dk/dvd

Il primo, in particolare, offre gratuitamente il software per disattivare la protezione regionale sul DVD per computer della Creative. Tutti vendono lettori per DVD modificati per ignorare il codice regionale. Se questo renda nulla la garanzia del fabbricante, beh, non lo so ma direi di sì.

Felice shopping!

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

1998/10/13

[IxT] Apparecchi per musica MP3 (13 ottobre 1998)

Sto invecchiando. Ero convinto di aver scritto e pubblicato un magnifico pezzo a proposito dell'hardware per suonare gli MP3 senza computer, ma non ne ho traccia. Sarà finito in Tumbolia (il posto dove finiscono le chiavi della macchina quando non le trovate e i palloncini sfuggiti ai bambini).

Per cui perdonatemi se mi ripeto. Dicevo, gli MP3 sono magnifici: file audio in qualità quasi da CD, compressi al punto che ci stanno duecento canzoni su un CD-ROM.

Il guaio è che richiedono un computer per essere suonati. Non tutti hanno la fortuna (o la voglia) di portarsi in giro un Pentium portatile per suonare musica.

L'ideale sarebbe un apparecchio, magari un lettore di CD tipo walkman, che fosse in grado di leggere i CD-ROM contenenti musica compressa in formato MP3. Così con un solo CD ci si porta in giro otto-dieci ore di musica. Splendido.

Non mi risulta che ci siano in giro apparecchi del genere. Però potrei sbagliarmi; la Rete è grande. So invece di apparecchi autonomi ancora più sofisticati.

Il difetto di un lettore di CD, come ben sanno quelli che l'hanno in macchina o lo usano quando fanno jogging, è che il CD "salta". Nonostante i moderni lettori abbiano memorie tampone per "nascondere" la perdita della traccia, capita spesso che la musica venga interrotta a causa di uno scossone anche modesto (una buca nella strada, ad esempio). Ma con l'informatica si può fare di meglio.

Infatti sono in vendita apparecchi per suonare musica compressa in formato MP3 totalmente privi di parti in movimento e quindi immuni agli scossoni e alle vibrazioni. Contengono una quantità notevole di memoria (di solito flashRAM) che usano per immagazzinare i brani.

Si collegano al PC tramite porta parallela. Dal PC si scaricano i brani MP3 sull'aggeggio e poi lo si può portare in giro. Non avendo motorini o altro da far girare, le batterie durano moltissimo.

Bellissimo. Unico difetto: il prezzo, ancora stratosferico (più di un lettore di MiniDisc), intorno al milione di lire. C'e' anche da dire che trasferire tanti brani dal PC all'aggeggio tramite parallela richiede parecchio tempo e può diventare una scocciatura.

La Diamond Multimedia (http://www.diamondmm.com/rio/) offre un lettore di questo tipo. C'e' anche MPMan, presso http://www.emmpeethree.co.uk/hardware/mpman, che offre un modello da 16 mega a 600.000 lire (64 mega costano il doppio).

Certo che anche in 64 mega non ci sta molto: un'oretta di musica in qualità CD, aumentabile sacrificando la qualità audio (riducendola a quella FM non ci si rimette molto e la durata aumenta parecchio). Attendiamo versioni con 600 mega di RAM. Al ritmo al quale stanno crollando i prezzi, non ci dovrebbe volere molto.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

1998/10/07

[IxT] Riconoscimento vocale: finalmente funziona (7 ottobre 1998)

Le notizie su Internet sono tante ogni giorno e faccio del mio meglio per darvi quelle davvero utili. Il mio concetto e' "se una novità non ti cambia la vita, non vale la pena di scaldarsi troppo".

E' per questo che faccio un'eccezione e parlo di un programma che non ha niente a che vedere con Internet. E' un programma che mi sta cambiando la vita (lavorativa e non solo) e penso lo possa fare anche per voi.

Sto parlando, come avrete inevitabilmente dedotto dal titolo, del software per riconoscimento voce. Come me, molti di voi si saranno scottati comperando le prime, farraginose versioni di questi programmi e avranno deciso "mai più".

E' venuto il momento di ricredersi. Ho acquistato ViaVoice 98, dell'IBM (ma giuro che non è un programma nel solito, tossicissimo "stile IBM" cui ci avevano abituati bufale come il mitico EasyWriter), versione per il riconoscimento voce in inglese (esiste anche la versione italiana a circa 120.000 lire, cuffia e microfono compresi).

E funziona. Accidenti, come funziona. E' un po' noiosa la fase di addestramento per consentirgli di adattarsi al modo tutto personale che ognuno di noi ha di pronunciare le parole, ma una volta superata questa fase inizia il divertimento.

ViaVoice riconosce il parlato continuo. Basta parlare in modo chiaro, senza pause fra le parole. Anzi, più veloce andate, stranamente, e meglio e'. Se dovete battere un testo, vi basta leggerlo alla velocità alla quale leggete normalmente.

Errori? Pochi, e in rapida diminuzione. Al di là della qualità del riconoscimento audio, quello che rende validi questi programmi è l'"intelligenza" nel capire il contesto per risolvere le ambiguità, che è poi quello che facciamo noi per distinguere fra "l'ontano" e "lontano".

Cosa ancora più carina, ViaVoice impara dai suoi errori. Ad esempio, i testi che mi capita di tradurre sono pieni di numeri ("inserire la vite 8 nel foro 10..."). Dapprima ViaVoice li scriveva come parole.

Poi gli ho detto di correggersi. Ho indicato quattro o cinque volte, durante la rilettura (comunque necessaria), di sostituire "quattro" con "4". Da quel momento in poi ha "capito" che tutti i numeri che dico vanno scritti come cifre. Splendido.

Produttività? Beh, io batto a macchina a circa 60-70 parole al minuto, secondo i programmi di conteggio che uso. Fra pause per pensare, girare le pagine, riprendere il segno, sgranchirmi le dita e quant'altro, mi ci vuole un paio d'ore per tradurre in bozza una ventina di pagine.

Con ViaVoice ci metto un'ora e dieci. Cinquanta minuti netti risparmiati (e soprattutto niente indolenzimento alle dita!), un paio di volte al giorno, cambiano la vita lavorativa e migliorano quella privata (più tempo per me e per la mia famiglia e per la mia mailing list...).

Con l'arrivo di Internet è tornato di moda scrivere. Siamo diventati tutti scribacchini a furia di rispondere agli e-mail e scrivere nei newsgroup. Solo che scrivere porta via tempo e, per chi non ha dimestichezza con la tastiera, stanca molto e fa perdere il filo dei pensieri.

Rispondere a tutta la posta, ad esempio, porta via tempo e fatica in dosi industriali. Dettare le risposte invece di scriverle è un immenso passo avanti: con ViaVoice è possibile sul serio.

Intendiamoci: io ho scelto ViaVoice perché era il programma più adatto alle mie esigenze (dettare enormi quantità di testo, vocabolario enormemente espandibile).

Però non consente di comandare il computer a voce (scrive solo in Word 97) e ha esigenze notevoli: almeno un Pentium 200 con 64 MB di RAM. Questo non vuol dire che sia l'unico programma valido del suo genere: Dragon Dictate, ad esempio, pare sia un ottimo contendente. Ma io ho provato ViaVoice e lo posso consigliare caldamente: gli altri non li conosco.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

1998/10/06

[IxT] Rialzi tariffari Telecom? Certamente (6 ottobre 1998)

I giornali facciano pure le polemiche che vogliono, come al solito; i movimenti di consumatori si perdano pure in crociate insensate per l'abolizione del canone Telecom, efficaci quanto quella contro la TUT; tanto alla fine la Telecom avrà gli aumenti che vuole. Chiederà cento per ottenere cinquanta, che è in realtà quello che voleva ottenere in partenza.

Questa, amici, è la triste sostanza di come andranno le cose nei prossimi mesi. Le telefonate urbane aumenteranno e con loro il canone mensile. Collegarsi a Internet costerà quindi di più.

Le chiamate interurbane scenderanno di costo e chi si collega a Internet in interurbana ne sarà lieto. Ma gli altri (la maggioranza) che si collegano in rete urbana avranno penalizzazioni significative.

Inutile per ora perdersi nei dettagli e nelle ipotesi: non appena saranno pubblicate le nuove tariffe Telecom aggiornerò la mia pagina Web dedicata ai costi di accesso a Internet in Italia.

Una sola cosa è certa: conviene navigare adesso, finché costa poco; prelevate ora quei megabyte di programmi e giochini che rimandate sempre a domani!

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] Non solo Ericsson (6 ottobre 1998)

Negli articoli scorsi ho raccontato delle mie personali esperienze con Internet via cellulare usando un telefonino Ericsson.

Giusto per non dare l'impressione che solo Ericsson fa telefonini adatti per Internet, devo segnalare che anche Nokia produce telefonini che rispecchiano i miei consigli pratici su come dovrebbe essere un cellulare per trasmissione dati (cioe', fondamentalmente, essere collegabile al PC tramite una normale porta seriale).

Allora perché uso Ericsson? Perché quando ho fatto l'abbonamento alla rete cellulare, in Inghilterra, mi davano soltanto il telefonino Ericsson. Altrimenti avrei senz'altro considerato i modelli Nokia. Tutto qui.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] Carte prepagate anche per Internet? (6 ottobre 1998)

Come per i telefonini, anche per gli abbonamenti arrivano le soluzioni prepagate. Secondo il Sole 24 Ore del 2/10/98, TIN sta per distribuire una sorta di carta Internet ricaricabile, al prezzo di 99.000 lire, che include 50 ore di accesso alla Rete. Le ricariche, disponibili a blocchi di 50 ore, costeranno 80.000 lire l'una.

Conviene? Tutto dipende da una sola cosa: da quanto usate Internet. ad esempio, un utente molto occasionale (o un turista che viene in Italia) può trovarla più conveniente di un abbonamento normale (240.000 lire all'anno o più). Ma 80.000 lire per 50 ore significano 1.600 lire l'ora, cui si sommano, se ho ben capito, i normali costi telefonici. Occhio a fare bene i conti.

Certo che se fosse incluso il costo telefonico perché si accede tramite numero verde, beh... gli utenti situati nelle zone in cui si arriva a Internet solo tramite chiamata interurbana farebbero i salti di gioia. Ma non ci contate.

Così come non vi conviene contare sulla possibilità dell'anonimato.

Solo perché non avete un abbonamento e un account fissi non significa che non sia possibile rintracciarvi. Quindi non fate cose riprovevoli pensando di essere protetti dall'anonimato! Infatti TIN chiederà sicuramente i vostri dati personali e quindi saprà come pescarvi se non fate i bravi.

E di questi tempi è facile finire nei guai, con tutta questa faccenda della pedofilia. La pedofilia non è un problema da sottovalutare, per l'amor del cielo: ma i "media" l'hanno sfruttata per creare nella gente l'associazione "Internet uguale pedofili". Se pubblico le foto delle mie bimbe, Linda e Lisa, nel mio sito Web, istigo alla pedofilia? Secondo molta gente sì. Povera Italia.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

1998/10/05

[IxT] Aggiornamento sui DVD (5 ottobre 1998)

In un articolo del primo semestre di quest'anno ho accennato ai problemi che affliggono i DVD, cioe' i nuovi dischetti, simili a CD, che consentono di contenere un intero film e che soppianteranno le videocassette preregistrate.

Il problema primario, come dicevo, è che i DVD hanno una protezione regionale. Grazie ad appositi chip, un disco DVD comperato in un paese può essere suonato soltanto con lettori DVD dello stesso paese. Sto semplificando, perché in realtà i codici di zona comprendono vari paesi, ma il concetto è fondamentalmente lo stesso.

Sembrebbe dunque che non sarà possibile fare con i DVD quello che facciamo con i normali CD musicali, cioe' comperarli dove ci pare (ad esempio negli USA, dove costano molto meno) e comperare dischi locali quando andiamo in vacanza. Sembrerebbe.

Nel mio articolo auspicavo che si trovasse una soluzione software a questa stupida imposizione (dettata, pare, da "esigenze di protezione antipirateria". Ma fatemi il piacere). Infatti è arrivata, ed è arrivata (ecco il nesso) via Internet.

Non sono chiaroveggente; semplicemente conosco come funziona il mondo di Internet e so per esperienza che ogni volta che qualche cervellotico dirigente del marketing impone una protezione stupida su un prodotto che interessa a tanti avere, la comunità di Internet trova la maniera di scavalcare quella protezione. La resistenza è inutile, come dicono i Borg.

E così ecco il rimedio: i lettori di DVD per computer, come sospettavo, sono effettivamente "zone-free", cioe' esenti dal controllo di zona, o sono riprogrammabili con appositi software offerti in Rete in modo da disattivare il controllo di zona. In altre parole, un lettore di DVD per computer suonerà qualsiasi DVD di qualsiasi regione del mondo. Chiedete ragguagli al rivenditore prima di comperare, comunque!

Meglio ancora: esistono anche i lettori di DVD separati dai computer, cioe' da integrare nell'impianto audio/TV di casa, privi del controllo di zona. Costano una cifra (quasi due milioni, contro le 3-400.000 di un lettore per PC), ma esistono. Il trucco è comperarli in un paese che, secondo gli accordi internazionali, è esentato dal controllo di zona sui DVD. La Svezia, ad esempio, gode di questa esenzione.

Naturalmente in teoria i lettori di DVD "sprotetti" sono da vendere soltanto ai residenti, ma sappiamo tutti come aggirare questo inconveniente del tutto secondario...

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

1998/09/28

[IxT] Storia di Internet: il primo messaggio trasmesso (20 settembre 1998)

La TV inglese sta trasmettendo un'affascinante serie TV dedicata a Internet; una sorta di "Internet per Tutti" televisivo. Il conduttore è bravo, conciso e simpatico ed è persino più bello di me.

Cosa più importante, il programma è colmo di interviste a gente come Vinton Cerf e tutti gli altri padri di Internet. Sentire la genesi della Rete raccontata dalla viva voce dei creatori è un'esperienza illuminante per qualsiasi internettista.

Purtroppo la serie TV è ricevibile solo in Inghilterra (non è ritrasmessa via satellite) e quindi vi lascio a bocca asciutta.

Ma se avete colà amici o parenti, fatevela registrare: merita.

Vi propongo un paio di aneddoti raccontati dal programma.

Vi siete mai chiesti qual è stato il primissimo messaggio trasmesso via Internet?

La risposta è breve: una L.

Siamo nel 1969, Internet si chiama ancora Arpanet. Sono i tempi dei primi esperimenti di packet switching (la commutazione di pacchetti che è la caratteristica che distingue Internet dalle reti precedenti).

Due ingegneri sono seduti davanti ai rispettivi minicomputer (i PC non esistono ancora), collegati via Arpanet e situati in luoghi diversi degli Stati Uniti. Per tenere sotto controllo l'esperimento, oltre alla linea di trasmissione dati c'e' anche una linea telefonica convenzionale e i due si possono quindi parlare via telefono, con cuffia e microfono.

L'intenzione è digitare e trasmettere la parola "login".

"Hai ricevuto la L?" chiede il primo.

"Sì" gli risponde l'altro.

"Hai ricevuto la O?"

"Sì".

"Hai ricevuto la G?" Crash! A quel punto la rete collassa e non c'e' verso di farla ripartire per altre due ore, passate le quali riusciranno a digitare correttamente la parola "login".

Questi sono i modestissimi inizi della Rete.

La prima trasmissione di dati ad utilizzare la commutazione di pacchetti è avvenuta, per la precisione, il primo settembre 1969 (Labor Day USA). Questa, quindi, è la data di nascita di Internet. 

Altro aneddoto tratto dal medesimo programma: la nascita della chiocciolina (il simbolo @) come elemento degli indirizzi di e-mail.

La chiocciolina esisteva ben prima di Internet, ma era dimenticata in un angolo della tastiera. Nel mondo reale, la chiocciolina è un simbolo commerciale che in inglese indica "al prezzo di". Ma al di fuori di questo, prima di Internet non la usava nessuno.

La genesi della chiocciolina risale al 1972. Sono in corso i primi esperimenti di invio di messaggi via Internet (fra l'altro l'e-mail non era prevista come funzione primaria della Rete; non ci aveva pensato nessuno dei fondatori, perché la Rete era nata per collegare fra loro i computer, non le persone. L'e-mail è stata introdotta quasi per sbaglio, nei ritagli di tempo).

Bisogna scegliere un carattere che, nell'indirizzo di un utente, separi il nome dell'utente dal nome del computer presso il quale risiede. Ray Tomlinson, della Bolt, Beranek e Newman, seduto davanti alla sua telescrivente, nota la chiocciolina (che su quel modello è sopra il 2). La chiocciolina in inglese si chiama "At", che significa "presso", e a Ray viene spontaneo pensare che sarebbe carino se gli indirizzi di e-mail fossero del tipo "utente presso computer", che in inglese è appunto "user AT computer".

Ed è per questo che gli indirizzi di e-mail usano la chiocciolina.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

1998/09/27

[IxT] Il caso Marta Russo in Internet (27/9/98)

Manco a farlo apposta, nel mio precedente articolo per questa ML chiedevo quando Internet sarebbe stata usata anche in Italia per rendere pubblici gli atti giudiziari.

Beh, un primo passo c'e' stato. L'interrogatorio della Alletto, che ha suscitato tante (giustissime) polemiche sul modo di fare molto disinvolto dei magistrati italiani, è disponibile online in video presso il sito di Radio Radicale

(http://www.radioradicale.it/martarusso/spot-alletto.html).

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

1998/09/19

[IxT] Accessori per Internettari mobili (19 settembre 1998)

Come ben sapete, passo molta della mia vita a collegarmi a Internet dai posti più impensati, spesso durante viaggi di lavoro in mezza Europa.

So di non essere il solo a doversi districare con i diversi sistemi telefonici, le prese elettriche incompatibili e le spine telefoniche impossibili di ciascun paese europeo, e quindi magari la mia esperienza può essere utile a qualcuno che come me deve fare il "road warrior", come si dice in America.

Primo: dotarsi di un cellulare GSM predisposto per la trasmissione dati. Questo risolve drasticamente i problemi di spine e prese telefoniche. Spesso, inoltre, costa meno chiamare via GSM che chiamare dagli alberghi. Certo, navigare a 9600 bps non è entusiasmante, ma funziona e per la posta (senza allegati) basta e avanza.

Sconsiglio i cellulari dotati di scheda PCMCIA / PC Card separata per la trasmissione dati. A parte il costo supplementare della scheda, c'e' il problema di farla funzionare su PC fissi (un incubo) e ci vuole un portatile con alloggiamento per PC Card. E' vero che ormai ce l'hanno quasi tutti i PC portatili, ma farlo funzionare, soprattutto sotto DOS, è tuttora un'impresa.

Molto meglio una soluzione con le funzioni di trasmissione dati integrate nel telefonino. Nel mio caso, come raccontavo di recente, c'e' un cavetto seriale che si attacca a una qualsiasi porta COM del computer (fisso o portatile non fa differenza) e collega il telefonino direttamente al PC. Il mio Ericsson GS18 (introvabile in Italia, secondo quello che mi scrivete) funziona così, ma non è l'unico.

Certo che anche così c'e' la scocciatura del cavo seriale da portarsi appresso. Se volete ridurre il bagaglio, c'e' una bella soluzione: un cellulare con connessione a infrarossi. Se il vostro portatile ha una porta a infrarossi, potete collegare il telefonino al PC semplicemente appoggiandolo accanto al computer in modo che le due porte a infrarossi si possano "vedere" a vicenda. Niente cavi, certo, ma funziona?

Il mio portatile Texas/Acer ha una porta a infrarossi, ma non sono mai riuscito a farla funzionare. Windows 95/98 manco la vede.

Sotto DOS non ne parliamo nemmeno (ma chi mai usa ancora il DOS, direte voi? Semplice: i non vedenti, come quelli che partecipano a questa mailing list e che mi stanno raccontando le loro ricchissime esperienze telematiche).

Quindi prima di pensare a soluzioni a infrarossi, controllate che la vostra porta a infrarossi funzioni davvero. Utente avvisato, mezzo salvato.

Ma se siete fra i fortunati ai quali la porta a infrarossi funziona, e avete già comperato un cellulare Ericsson, ho visto un gingillo che potrebbe esservi utile. Non voglio fare pubblicità soltanto alla Ericsson, ma devo dire che questi signori ci sanno fare.

Considerate ad esempio il DI27. E' un micromodem a infrarossi. Talmente piccolo che si appende sotto il telefonino, dove si infila normalmente l'alimentatore. Niente cavi, naturalmente.

E' compatibile con tutti i modelli Ericsson serie 600/700 e fra l'altro, essendo a infrarossi, si collega anche a organizer e palmtop di ogni sorta; basta che supportino il protocollo IrDA.

Secondo: avere _sempre_ energia a disposizione. Non credete a quello che vi dicono i fabbricanti: le batterie di PC portatili e di telefonini durano invariabilmente meno di quanto promesso.

Cosa anche peggiore, le batterie supplementari costano cifre indecenti, specialmente per i portatili.

La mia soluzione? Un elevatore di tensione e una batteria d'automobile.

Mi spiego. Sono in vendita degli elevatori di tensione che convertono i 14-12 volt della batteria dell'automobile in 220 V in corrente alternata. Si posso attaccare ad esempio alla presa dell'accendisigari dell'auto ed erogano 220 volt. E' come avere una presa di corrente da casa in auto. C'e' un limite di circa 150 watt, ma è ampiamente sufficiente per alimentare un computer (anche un televisore e un videoregistratore, se volete il cinema a bordo...) usando il normale alimentatore di rete del PC.

Questo ha due vantaggi: l'autonomia del portatile è limitata soltanto dalla batteria dell'auto, che ha una capacità notevolissima e si ricarica intanto che guidate; inoltre il portatile può ricaricare la _propria_ batteria durante il viaggio, così quando arrivate avete la massima autonomia.

Se volete il top, comunque, procuratevi una batteria d'automobile a parte (ci sono degli ottimi modelli senza manutenzione e senza acidi o liquidi da rabboccare, e con una bella maniglia per il trasporto) e un caricabatterie per auto. Prima di andare a lavorare col PC in posti ameni ma privi di corrente, caricate la batteria d'automobile e portatela con voi insieme all'elevatore di tensione.

Lavorerete tutta una giornata senza problemi di ricarica e soprattutto spenderete meno che comperare uno stock di batterie per PC portatili.

Senza contare che potete ricaricare anche il telefonino con lo stesso sistema.

Indubbiamente le batterie d'auto pesano. E allora? finiamola una buona volta con questo mito degli internettari pallidi, gracili ed emaciati perché non fanno mai sforzi fisici! Portate una batteria d'auto sottobraccio e vedrete che gloriosi bicipiti...

Terzo: ricordare la nuova numerazione telefonica. Come la signora Dandini ci ha detto ossessivamente in tivù, da ottobre bisogna comporre il prefisso davanti ai numeri di telefono. Cosa meno nota, chi chiama l'Italia dall'estero deve lasciare lo zero del prefisso che prima si toglieva (se prima si chiamava lo 0039-2-123456 per raggiungere Milano, adesso si deve comporre 0039-02-123456).

Cosa ancor meno nota, tutto questo discorso non vale per i numeri dei cellulari. Se siete all'estero e volete chiamare un cellulare italiano, componete il numero esattamente come prima (ad esempio 0039-347-123456). Si continua a togliere lo zero iniziale del prefisso per i cellulari.

Non ho finito. Se viaggiate tanto, vi conviene memorizzare i numeri di telefono sul cellulare includendo il prefisso internazionale, cioe' nella forma +39-347-123456 per i cellulari o +39-02-123456 per i numeri di rete fissa. Così le memorie funzionano sia in Italia, sia all'estero.

La sorpresa finale è che il nuovo sistema di numerazione telefonica è già attivo adesso in Italia. In altre parole, se memorizzate sul telefonino i numeri includendo prefisso internazionale e prefisso locale con lo zero (per i numeri di rete fissa) o senza lo zero (per i numeri di cellulare), funziona già adesso.

Che confusione, vero? Riassumo:

-- se devo chiamare il numero 123456 di Milano, lo posso già memorizzare nel telefonino come +39-02-123456.

-- se devo chiamare un cellulare il cui numero è 0338-123456, lo posso già memorizzare nel telefonino come +39-338-123456.

I numeri memorizzati in questo modo funzionano sia in Italia, sia all'estero.

Cattiveria finale: secondo voci circolate in it.tlc.cellulari, le TIM Card con l'opzione che dà lo sconto sulle telefonate "locali" non riescono a riconoscere come "locali" i numeri memorizzati in questo modo e applicano tariffa piena invece di scontare.

Prendetela come notizia tutta da verificare e fate le vostre prove!

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.