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Jon Stewart striglia Apple

Apple, una volta eri tu la ribelle


Se la parodia di Steve Jobs e del suo iPac realizzata da Maurizio Crozza e Raul Cremona a Crozza Alive (La7) vi è sembrata caustica, aspettare di sentire cosa dice in America Jon Stewart, quello del popolarissimo Daily Show.

Il video è qui sul sito del Daily Show. È in gran parte intraducibile, ma il succo – distillato dalle battute fulminanti di Stewart – è questo: Apple si sta giocando rapidamente l'immagine di ribelle controcorrente e di azienda innovatrice che si era creata negli anni. Si sta inimicando i fan con la sua reazione alla vicenda del prototipo trafugato del prossimo iPhone (polizia che irrompe in casa del giornalista che ha pubblicato la notizia, funzionari di Apple che tentano di perquisire la casa della persona che ha "trovato" il telefonino) e con le sue recenti scelte di marketing: le batterie non rimovibili, la nuova gamma di portatili tecnicamente arretrati, la polemica su Flash con Adobe, la segretezza ossessiva, l'App store sempre più restrittivo e controllato.

Lascio la parola a Stewart, la cui protesta come fan della Mela è infinitamente più eloquente della mia: "Quella cattiva doveva essere Microsoft, ma adesso Apple sfonda le porte a Palo Alto mentre Bill Gates libera il mondo dalle zanzare".
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Crimini informatici, rapporto degli agenti svizzeri

MELANI racconta sei mesi di crimini informatici


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "mykeike" e "emanuele.laf*" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il rapporto semestrale 2009/2 della Centrale d'annuncio e d'analisi per la sicurezza dell'informazione MELANI (www.melani.admin.ch; la sigla sta per Melde-und Analysestelle Informationssicherung) mette da parte i sensazionalismi di molti media generalisti e getta luce sul vero quadro delle minacce informatiche e dei crimini online e sulla loro evoluzione, contrastata appunto da organismi come MELANI, mostrando come la sicurezza informatica non sia un problema astratto che riguarda qualcun altro ma arriva ovunque e deve essere affrontato sia dal singolo cittadino sia dalle aziende.

Nelle quaranta pagine del documento PDF, disponibile in italiano, francese, tedesco e inglese, vengono esaminate e descritte le principali forme d'attacco informatico utilizzate a livello mondiale e nazionale. Si spazia dall'attacco tramite virus ai danni del Dipartimento federale degli affari esteri al defacement di circa 300 siti svizzeri dopo l'accettazione dell'iniziativa sul divieto di costruzione di minareti. Vengono descritti gli attacchi tramite DDOS (Distributed Denial of Service) ai siti erotici svizzeri, motivati forse dalla concorrenza sleale o da considerazioni morali. Anche gli assalti informatici a Twitter, Facebook, Livejournal e Google sono presi in considerazione, insieme alla divulgazione della corrispondenza privata di un gruppo britannico di ricercatori sul clima poco prima del vertice di Copenaghen a dicembre scorso.

Gli utenti di Facebook saranno particolarmente interessati all'analisi dettagliata dell'attacco agli account di questo social network effettuato mediante il cavallo di Troia Koobface, che ha avuto ripercussioni importanti anche in Svizzera. Anche l'esplorazione dei forum russi di vandali e malviventi digitali è molto ricca ed educativa: esistono veri e propri mercenari del crimine, secondo il modello del Crimeware as a service.

Ci sono anche truffe più tradizionali, come le false lettere o e-mail che esigono pagamenti per la registrazione di domini internet a nome di aziende. Ma la moda del momento sembra essere quella dello scareware/rogueware (siti o e-mail che impauriscono gli utenti avvisando che il loro computer è infetto e offrono di rimediare vendendo loro programmi dall'aspetto molto convincente, ma in realtà del tutto inefficaci o addirittura infettanti) e del ransomware (programmi che cifrano i dati sul PC, in modo che l'utente non li possa più leggere, e chiedono un riscatto per decodificarli, spesso spacciandosi per software che rintraccia e ripara i file danneggiati).

Sul fronte delle carte di credito, che è una delle preoccupazioni più frequenti fra gli utenti Internet, il 2009 è stato un anno turbolento non tanto per chi ha usato la propria carta online, ma per chi l'ha adoperata in Spagna, dove s'è verificata un'importante fuga di dati. La Svizzera è stata toccata solo marginalmente da quest'episodio, ma non tanto da motivare una sostituzione di massa delle carte.

Anche il popolare programma di telefonia online Skype è preso in considerazione dal rapporto di MELANI, con la trattazione del software che consente di ascoltare di nascosto le conversazioni fatte tramite Skype. L'evoluzione del phishing (furto di dati e codici d'accesso tramite messaggi-esca) indica il passaggio dalla caccia a codici per servizi finanziari al furto di codici d'accesso di servizi online di qualunque tipo, utili a commettere o preparare reati assumendo l'identità di utenti innocenti: "da questo punto di vista non sono soltanto interessanti la posta elettronica e il conto Facebook di una persona, ma piuttosto i contatti intrattenuti da una singola persona... l'obiettivo è di confezionare e-mail possibilmente su misura della vittima potenziale". Attenzione, insomma, anche alla posta che vi arriva dagli amici: potrebbe essere opera di un impostore. E attenzione a pubblicare la rete delle vostre conoscenze.

Evitate anche di usare programmi peer-to-peer, come eMule, sui computer di lavoro: il rapporto di MELANI racconta come alcuni dipendenti del governo USA hanno installato questo software su computer sui quali avevano memorizzato anche documenti riservati, che sono finiti nel circuito di scambio, diventando pubblici.

Ci sono anche buone notizie, come gli arresti di vari criminali informatici internazionali e l'introduzione di nuove misure di sicurezza per le transazioni elettroniche con gli istituti finanziari svizzeri, che hanno indotto i membri di un forum dove si radunano i malfattori online a dire che "Non c'è formaggio gratuito in Svizzera" perché il sistema di online banking nazionale è troppo complesso da scardinare e l'utenza è limitata.
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Misteri veri: rivelate le montagne sepolte dell’Antartide

Comincia a chiarirsi l'enigma delle montagne fantasma in Antartide


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "vadrian" e "leonardo.cr*" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Quasi due anni fa scrissi un articolo sull'intrigante mistero dei monti Gamburtsev, una catena montuosa grande come le Alpi che si estende per circa 1200 chilometri e ha vette di oltre 3000 metri sul livello del mare ma non è mai stata raggiunta dall'uomo perché è sepolta sotto centinaia di metri di ghiaccio antico, in Antartide.

Non se ne sapeva nulla fino alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, e i geologi non erano ancora riusciti a spiegare come si potessero essere formate montagne così alte al centro del continente. Il vulcanesimo non c'entrava e non c'erano state collisioni di zolle della crosta terrestre in quella zona inaccessibile del nostro pianeta. Inoltre alcuni metodi di datazione indicavano che queste montagne risalivano a 500 milioni di anni fa, eppure la loro altezza, non ridotta dall'erosione, le faceva risalire a circa 60 milioni di anni fa.

Una serie notevole di contraddizioni, insomma, che dimostra che non c'è bisogno di ricorrere ai soliti Templari o agli extraterrestri per trovare misteri e storie affascinanti. Senza andare lontano, abbiamo qui, sulla Terra, un inferno di freddo fino a -80°C, dove il carburante diventa gelatina e servono le bombole d'ossigeno a causa dell'altitudine, non esistono punti di riferimento e in caso di incidenti o ferite gravi non c'è possibilità di soccorso. La Luna, in confronto, è un posto tranquillo e ospitale.

Torno sull'argomento perché ci sono aggiornamenti importanti: la mappatura radar effettuata nel corso degli ultimi due anni ha raccolto dieci terabyte di dati, che hanno permesso di ottenere una cartografia tridimensionale dettagliata dei monti Gamburtsev, che qui sotto sono visibili con l'aspetto che avrebbero se la piatta coltre di ghiaccio che li nasconde (spessa fino a 4800 metri nelle valli) venisse magicamente rimossa.

Questo è il livello di dettaglio dell'intero continente antartico che si aveva nel 2006, prima della recente spedizione di mappatura: tutti i monti Gamburtsev sono rappresentati dal picco rosso.


E questo è invece il dettaglio di cui disponiamo oggi:


Mappa digitale dei monti Gamburtsev. La superficie dello strato di ghiaccio è mostrata in blu; la scala verticale è aumentata per evidenziare i dettagli. Credit: Michael Studinger.



Dettaglio di una delle valli nascoste e sepolte.



La tecnica di mappatura con radar e gravimetrica. Courtesy Michael Studinger.

il mistero comincia a chiarirsi. Secondo le ricerche più recenti, riferite dalla geofisica Robin Bell del Lamont-Doherty Earth Observatory presso la Columbia University statunitense, la catena montuosa si formò probabilmente 250 milioni di anni fa, prima di essere ricoperta dai ghiacci, visto che l'analisi radar ha rivelato segni di veri e propri fiumi che scorrono (o scorrevano) lungo le montagne e le valli sepolte. In profondità ci sono anche enormi bacini d'acqua subglaciali, che non hanno contatti con il mondo esterno da milioni di anni: lo spostamento dei ghiacci a volte li prende e li trascina, facendo superare loro anche i picchi più alti, ma li mantiene isolati dal resto del pianeta. Chissà se c'è vita lì dentro.

Inoltre David Braaten, dell'Università del Kansas, segnala che le ricerche hanno individuato una zona calda geotermica che si estende per alcuni chilometri, si trova a circa tre chilometri di profondità e tende a fondere e rimescolare il ghiaccio soprastante. Immaginate tre chilometri di ghiaccio appoggiati sopra un geyser e avrete un'idea della situazione da fantascienza, degna di un racconto di Lovecraft.

Infine, secondo i dati raccolti dall'Istituto di Ricerca Polare cinese, i picchi di queste montagne misteriose furono il punto d'inizio della formazione dei ghiacci antartici, circa 14 milioni di anni fa. La coltre gelida, che oggi costituisce di gran lunga la più grande riserva d'acqua dolce del mondo (26,6 milioni di chilometri cubi, pari al 92% dei ghiacciai del pianeta; la Groenlandia rappresenta il 7,5%) si estese progressivamente fino alle valli, formando ghiacciai che scavarono la grande conca centrale dei monti Gamburtsev, che oggi sono più inaccessibili delle valli di Marte, ma visualizzabili grazie a tanta matematica e tecnologia e alla determinazione e pazienza dei ricercatori di tutto il mondo.

La terra dimenticata dal tempo, letteralmente sotto i nostri piedi. Qualcuno ha detto che la scienza è noiosa?

Fonti: National Geographic, University of Kansas, CreSIS (con dati grezzi e mappe), United States Antarctic Program, International Polar Foundation, Ice Stories, The Telegraph, London Imperial College, Museo Nazionale Antartide, LDEO.
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India, uomo vive senza cibo e acqua da 74 anni? Insulto a chi muore di fame davvero

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "ettoregio*" e "mattiasch*". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/06/01.

Non capita spesso che una tesi paranormale sia contemporaneamente ridicola, pericolosa e offensiva. Volete credere che i globi luminosi che compaiono nelle foto siano anime di defunti anziché granelli di pulviscolo catturati dal flash, come è stato detto di recente a Mistero (Italia 1)? Fate pure. Non causate danno a nessuno.

Ma quelli che credono che si possa vivere letteralmente senza mangiare e senza bere lo causano eccome, questo danno. Soprattutto quando inducono gli altri a seguire queste credenze e li fanno morire. Hanno un nome: si chiamano breathariani o respiriani. Dicono di nutrirsi del prana, l'energia vitale secondo le credenze dell'induismo, o di energia proveniente dal Sole.

Non ridete. Ne parlo perché l'agenzia ANSA ha scritto oggi che in India certo Prahlad Jani, "un asceta indù, sopravvive senza mangiare e senza bere da 74 anni" e che "un centro di ricerca della difesa intende scoprire qual è il segreto di questa sua straordinaria capacità di resistenza". Non un accenno di esitazione, di scetticismo o di dubbio. Anzi, si segnala che Jani, "era già stato esaminato nel 2003 da un'altra squadra di medici, che non erano riusciti a spiegare scientificamente il fenomeno".

Annunciare la vicenda come se vivere d'aria fosse un dato di fatto è un gesto di giornalismo irresponsabile e di propaganda a una panzana pericolosa.

Perché panzana? Perché se davvero fosse possibile vivere d'aria, allora avremmo risolto il problema della fame nel mondo: anzi, se nel Terzo Mondo la gente muore di fame è colpa sua, perché non impara il breatharianesimo. Diffondere acriticamente la notizia che si può vivere senza mangiare e bere è, insomma, un insulto a chi invece muore davvero d'inedia. Ma l'hanno fatto comunque Libero.it, TGcom, La Stampa, Virgilio Notizie. Anche la stampa svizzera, con Ticinonline.ch, non s'è tirata indietro e non ha espresso dubbi sulla realtà delle affermazioni dell'asceta indiano.

Ho fatto un po' di ricerche, quelle che magari i giornalisti dovrebbero fare ogni tanto invece di esercitarsi col copiaincolla, e ho scoperto che altre testate sono state un po' meno scellerate e hanno pubblicato la notizia con molta cautela e dovizia di dettagli.

Leggendo per esempio il Telegraph inglese, che titola molto più correttamente "Uomo afferma di non aver assunto cibo o bevande per 70 anni", salta fuori che sono i militari indiani, non i medici, a voler credere al potere straordinario di Jani (foto qui accanto): lo hanno ricoverato in un ospedale ad Ahmedabad perché sperano di scoprire da lui come "aiutare i soldati a sopravvivere più a lungo senza cibo o permettere alle vittime dei disastri di resistere fino all'arrivo dei soccorsi". Buona fortuna. L'esperimento procede da sei giorni e durerà in tutto due settimane, entro le quali i medici si aspettano di riscontrare riduzione della massa muscolare, disidratazione grave, perdita di peso e insufficienza di vari organi.

Jani ha un solo medico dalla sua parte, Sudhir Shah, che si è già fatto raggirare da altri sedicenti fenomeni, come Hira Ratan Manek, che dice di vivere di sola acqua (con un tè o un caffè ogni tanto) dal 1995.  Secondo Shah, il signor Manek avrebbe vissuto 411 giorni senza cibo mentre era sotto osservazione. Un'osservazione così stretta che Shah stesso ammette che decine di persone avevano accesso a Manek e che il soggetto perse comunque 19 chili: un dato poco compatibile con le affermazioni del digiunatore estremo. Inoltre il fatto che il medico Sudhir Shah sia un seguace del jainismo, una religione che prevede fra gli altri riti quello del digiuno sacro, anche fino alla morte (sallekhana), pone qualche dubbio sulla sua imparzialità.

Tutti gli altri medici dicono che l'esperimento attuale è inutile e privo di senso, come riferisce il Courier Mail australiano. A differenza di molti altri giornali, il Courier Mail ha avuto il buon gusto di chiedere il parere di un nutrizionista, che ha chiarito senza mezzi termini come stanno le cose: "sarebbe molto difficile resistere per più di una settimana senz'acqua e senza cibo. Il corpo inizia a consumare i muscoli e poi aggredisce anche il muscolo cardiaco... poi si subisce un attacco cardiaco e si muore".

Non solo: Jani non è nuovo a questo tipo di prodezze, e quando fu esaminato nel 2003 visse a quanto pare senza cibo e acqua per dieci giorni, ma manifestò un calo di peso, modesto ma decisamente incompatibile con le sue asserzioni di vivere a digiuno da decenni.

Il problema particolare di questo genere di affermazioni paranormali è verificare che non ci siano frodi senza però ammazzare l'asceta di turno. Per esempio, un articolo dell'Associazione dei Razionalisti Indiani spiega che Kumari Neerja, nel 1999, viveva rintanata in uno stanzino e diceva di non aver mangiato da cinque anni e di essere prossima a trasformarsi in una statua di una divinità. La polizia, preoccupata, chiamò i razionalisti (l'India ha lezioni da dare a molti paesi europei, in questo campo). Scoprirono che dietro una serie di ripiani c'era nascosto un gabinetto e che un foro nel muro permetteva di passarle del cibo. Così fu introdotto nello stanzino un gas emetico (i razionalisti indiani non vanno per il sottile – immaginate se lo facesse il Cicap) e la signora vomitò chapati e patate. Kumari fu ricoverata e curata per la sue gravi turbe mentali. Lo stesso articolo cita anche altri truffatori e svitati e definisce Prahlad Jani "un ciarlatano del villaggio". Il sospetto, insomma, è che anche Jani un boccone lo ingerisca ogni tanto di nascosto.

Anche in Occidente non mancano quelli che sostengono queste tesi, e come sempre ci sono di mezzo i soldi. Tanti soldi. La signora Ellen Greve, ribattezzatasi Jasmuheen e diventata ricca tenendo conferenze in giro per il mondo e vendendo libri e oggetti collegati alla presunta terapia breathariana di ventuno giorni consecutivi di digiuno, fu messa alla prova per una settimana dal programma televisivo 60 Minutes (edizione australiana, ottobre 1999), che la sorvegliò 24 ore su 24 con il suo consenso. Yahoo News racconta che già dopo 48 ore la signora, che dichiarava di poter vivere senza mangiare e bere, mostrava i sintomi della disidratazione, ma disse che era colpa del programma TV che l'aveva messa in un luogo vicino a una strada trafficata che inquinava l'aria. Così fu portata in montagna, lontano dalla città. Al terzo giorno di digiuno parlava con fatica, aveva le pupille dilatate, il battito cardiaco accelerato e aveva perso quasi quattro chili. Lei diceva di sentirsi benissimo, ma uno dei medici chiese di porre fine alla prova perché sarebbe sopraggiunta un'insufficienza renale di cui il programma televisivo sarebbe stato ritenuto responsabile. L'esperimento fu interrotto e Jasmuheen accusò gli organizzatori di non aver dimostrato nulla.

Esiste inoltre nello Utah un Istituto Breathariano d'America, che chiede centomila dollari di parcella non rimborsabile per insegnare questa tecnica. Sì, centomila. Ma l'acconto è di soli diecimila.

Finché si tratta di spillare soldi agli ingenui, pazienza, ma il guaio è che c'è gente che crede a queste cose (Jasmuheen ha circa cinquemila seguaci in giro per il mondo), le mette in pratica e ci lascia la pelle. Nel 1997, Timo Degen, un insegnante trentunenne di Monaco, morì dopo dodici giorni di dieta d'aria dopo aver letto su Internet le tesi di Jasmuheen (Sunday Times). Nel 1999, la scozzese Verity Lynn, una breathariana seguace di Jasmuheen, fu trovata morta dopo sette giorni di un digiuno che si era autoimposto per "purificarsi spiritualmente", come racconta il suo diario (BBC). Nello stesso anno, l'australiana Lani Morris perse l'uso della parola e del braccio destro dopo sette giorni di astinenza da cibo e acqua e morì tre giorni più tardi. Jasmuheen commentò che la signora Morris forse non aveva la motivazione giusta. La rivista tedesca Esotera osservò che "una morte su cinquemila non è un prezzo troppo alto da pagare per combattere la fame nel mondo".

Come no. Per questi ciarlatani, la morte non è mai un prezzo troppo alto. Quella degli altri. E poi c'è ancora gente che va in giro a chiedersi che male fa credere ai misteri e al paranormale.

Fonti aggiuntive: HowStuffWorks.com, Randi.org.


Aggiornamento (2010/05/09)


The Hindu segnala che l'esperimento con Prahlad Jani si è concluso giovedì scorso, 6 maggio. Secondo il direttore del Defense Institute of Physiology and Allied Sciences (DIPAS) G. Ilavezhagen, le conclusioni in merito al meccanismo di sopravvivenza di Jani verranno tratte solo dopo un'analisi critica dei rapporti sui test effettuati durante l'esperimento.

Credo che il rigore della sorveglianza adottata nel corso del test, durante il quale Jani doveva sopravvivere senza mangiare e soprattutto senza bere, si riassuma in questa frase: "ha effettuato dei bagni occasionali e fatto gargarismi". Alla luce di questa violazione piuttosto macroscopica dei protocolli di test, le osservazioni secondo le quali Jani non avrebbe orinato o defecato per tutta la durata dell'esperimento e non avrebbe subito alterazioni metaboliche vanno prese con un pizzico di cautela.

Anche perché, considerato che lo scopo della prova era vedere se le tecniche di Jani erano applicabili a persone colpite da calamità, sembra improbabile che gente sepolta sotto le macerie o intrappolata senza cibo abbia modo di fare bagni e gargarismi.

Maggiori dettagli sono in questo mio articolo.
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Crozza e Voyager

Contro le scemenze propinate da Voyager arriva la corazzata Crozza


Impagabile. Semplicemente impagabile. Naturalmente i vari creduloni diranno che il Nuovo Ordine Mondiale ha sedotto anche Maurizio Crozza per ridicolizzare le loro tesi e la loro ricerca della Verità. Se solo sapessero come stanno realmente le cose.



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13 tonnellate di carburante al secondo

Niente male: il motore più potente del mondo in azione. Notevole: cinque di quei motori insieme. Epico: in HD e al rallentatore


Me l'avete segnalato in molti e ne deduco che è piaciuto a voi quanto a me questo spezzone del decollo dell'Apollo 11, in rotta verso la Luna nel luglio del 1969, sotto la spinta di cinque motori F-1 che ingurgitano 13 tonnellate di cherosene e ossigeno liquido al secondo. Quanto basta per sollevare verticalmente le circa 3000 tonnellate del veicolo Saturn V/Apollo (pari a dieci Jumbo Jet a pieno carico) fino a circa 70 chilometri d'altezza e accelerarle fino a 9900 chilometri l'ora. Ah, e fare tutto questo in poco più di due minuti e mezzo. Solo la turbina di alimentazione dei motori erogava 55.000 cavalli (41 MW). Ciascuno di questi motori F-1 produceva più spinta di tutti e tre i motori primari dello Shuttle.

Il video è in giro in Rete da tempo ma è stato segnalato solo di recente da vari siti molto popolari. La ripresa originale, effettuata su pellicola 16mm, è a 500 fotogrammi al secondo, quindi gli otto minuti del video rappresentano i primi trenta secondi effettivi del decollo. Le fiamme iniziali sono l'accensione dei motori e vengono risucchiate verso il basso dal getto dei motori stessi quando la spinta arriva a regime. Le schegge bianche che cadono sono costituite da ghiaccio, che si condensa sulla superficie esterna del veicolo Saturn V perché il razzo contiene immensi serbatoi di ossigeno liquido mantenuto a temperature bassissime. L'acqua che si vede più avanti è quella del sistema di attenuazione delle vibrazioni e del rumore.

Questa è la versione a bassa risoluzione: se volete quella in HD, andate qui da Mark Gray della Spacecraft Films.


Non dimenticate che in cima a questi centoundici metri di fuoco e d'inferno finemente regolati c'erano tre persone: Michael Collins, Buzz Aldrin e Neil Armstrong. E che tutto questo fu realizzato con tecnigrafi e regoli calcolatori.
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I complotti lunari spiegati a Piero Angela e Umberto Guidoni

Complotti lunari sbufalati dal vivo


Uno dei momenti più surreali della mia carriera di blogger di campagna è stato il convegno 2009 del Cicap ad Abano Terme, dove mi sono trovato a raccontare a Umberto Guidoni, Piero Angela e Steno Ferluga, davanti a una sala proverbialmente gremita, alcune delle tesi dei lunacomplottisti.

Trovate alcuni spezzoni lunacomplottisti della serata qui; il resto dell'incontro si è occupato di cose ben più serie ed è disponibile in parte nel canale Youtube del Cicap e in versione integrale in streaming (a pagamento; il Cicap non ha altre fonti di finanziamento).
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Appello per Cassandra Huet

Imbecilli (o spammer) alla carica: qualcuno ha cambiato i nomi nell'appello-bufala per Ashley Flores


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ha ripreso a circolare la bufala dell'appello che chiede di diffondere la fotografia di una ragazzina scomparsa in Francia, con una variazione importante: la foto e la storia che prima erano attribuite ad Ashley Flores (ed erano già fasulle nell'appello originale risalente a maggio del 2006, come descritto nel 2008 qui) ora parlano di una certa Cassandra Huet.

La fotografia è identica e il testo del messaggio è molto simile alla versione targata 2008; secondo Hoaxbuster.com, l'appello per Cassandra Huet circola almeno dal 2009 in edizione francese. Ecco la versione corrente italiana, che viene diffusa come immagine allegata all'e-mail (mostrata qui sopra) e sarebbe stata scritta da una certa "Eliane Huet":

Da fare circolare ai quattro angoli di Francia e di altrove. Non si sa mai...

Guardate la foto, leggete il messaggio di sua madre, poi fate circolare questa mail ai vostri contatti.

Mia figlia di 16 anni, Cassandra Huet è sparita da 2 settimane ormai.

Se tutti fanno circolare questa mail, qualcuno forse riconoscerà questa ragazza. E' così che una ragazza sparita è stata ritrovata, facendo circolare la sua foto in TV. Internet circola nel mondo intero, allora per favore fate circolare a tutti vostri contatti. Non è ancora troppo tardi. Per favore aiutateci. Se qualcuno sa qualunque cosa, si metta in contatto con me: Famillehuet@yahoo.com

Allego la foto di Cassandra. Vi prenderà 2 secondi a fare seguire questo messaggio. Se fosse il vostro figlio, vorreste tutto l'aiuto possibile.

Il testo è poi ripetuto in francese. Mi chiedo quale motivazione possa indurre una persona a prendere un appello per una persona scomparsa, cambiare il nome della persona cercata e mettere il tutto in circolazione in Rete. Sarò forse limitato, ma l'unica motivazione che mi viene in mente è l'imbecillità terminale (nei commenti qui sotto, però, si ipotizza anche che si tratti di una tattica di uno spammer).

In ogni caso, l'appello non va diffuso: era già falso in partenza (il frutto di uno scherzo sfuggito di mano negli Stati Uniti) e lo è anche adesso.
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Floppy adieu? Non proprio

No, l'era del dischetto non è ancora finita


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "ettoregiosue" e "mattiasch*" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Immagine tratta da Geeky-gadgets.com.

Molti articoli stanno celebrando la scomparsa del floppy, ma la notizia va ridimensionata: Sony ha annunciato che cesserà la vendita di questi supporti a marzo dell'anno prossimo, ma altre marche, come Verbatim, Imation e Maxell continueranno ad offrirli.

Per le giovani generazioni che approdano adesso all'informatica va chiarito che il termine floppy (letteralmente "floscio, flessibile") deriva dal fatto che i primi dischetti (quelli da 8 o 5,25 pollici, introdotti rispettivamente nel 1971 e nel 1976) erano davvero flessibili: una sottile superficie magnetizzata circolare, racchiusa in una busta non rigida e dotata di feritoie per consentire la lettura e scrittura dei dati. I dischetti da 3,5 pollici, invece, sostituirono la busta con un involucro rigido, creando un supporto molto affidabile ma dotato di un nome contraddittorio.

Il floppy da 3,5 pollici debuttò nel 1982 sulla base di un progetto di Sony ed ebbe un successo molto rapido, sostituendo ben presto i formati concorrenti. Ma la sua capienza, inizialmente accettabile (720 kilobyte per i PC, 800 per Mac, 880 per Amiga, poi saliti a 1,44 megabyte con varianti a 2 e 2,88 MB), divenne ben presto insufficiente per le dimensioni crescenti dei file di dati e programmi.

Nel 1998 Steve Jobs suscitò molta perplessità quando mise in vendita l'iMac senza un drive per dischetti. La mossa fu forse un po' prematura, in mancanza di un altro supporto trasferibile che rimpiazzasse il dischetto, e fu adottata solo nei primi anni del Duemila dagli altri fabbricanti di computer (Dell tolse il floppy dalla propria gamma nel 2003). Ci fu un breve interregno di vari dispositivi alternativi (dischi magneto-ottici, dischi Zip, Jaz, Bernoulli Box e altri), ma nessuno ebbe un grande successo. Dal 2004 circa poi iniziò la commercializzazione a prezzi accettabili delle memorie Flash rimovibili, o penne USB come le chiamiamo oggi, e insieme alla diffusione dell'ADSL e delle reti di computer condannò alla lenta estinzione il dischetto.

Dal 1982 al 2011, comunque, il regno del dischetto da 3,5" è durato 29 anni, che per l'informatica sono un'eternità. E continua ancora nelle icone di salvataggio di molti programmi.

Fonti aggiuntive: BBC, Wikipedia, The Register.
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Test: la promiscuità causa i terremoti?

Scettiche allegre sbugiardano religioso iraniano. Prendendolo di petto


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Qualche giorno fa Kazem Sediqi, il religioso che dirige le preghiere del venerdì a Teheran, ha dichiarato che i terremoti sono causati dalle donne promiscue e da quelle che vestono in modo non modesto, corrompendo i giovani e diffondendo l'adulterio, che aumenta appunto gli eventi sismici.

Dato che quest'affermazione religiosa parla di effetti fisici concreti, la si può sottoporre a verifica e fare scienza divertente. È quello che ha fatto una studentessa della Purdue University, Jennifer McCreight, avviando una campagna su Facebook denominata Boobquake (che potrei tradurre come "Scossa tetturica"). La campagna ha invitato le donne di tutto il mondo a vestirsi "in modo non modesto" e in generale a mostrare un po' più del solito le proprie grazie il 26 aprile scorso, "per accogliere il presunto potere soprannaturale del loro seno".

L'iniziativa ha avuto circa 154.000 aderenti, comprese alcune donne americane di origine iraniana. Ieri, in occasione dell'anniversario della nascita di Charles Richter (quello dell'omonima scala), è stato condotto l'esperimento, che ha dato un esito molto interessante. Infatti ieri s'è verificato un terremoto di magnitudo 6.9 a Taiwan, alle 11 ora locale.

Vuol dire che l'esposizione delle scollature ha davvero effetti sismici? Possiamo controllare i terremoti vestendoci in modo castigato? Possiamo devastare le nazioni nemiche invadendole con valchirie pettorute che si espongano in atteggiamenti promiscui? No, perché in media nel mondo avvengono 134 terremoti di magnitudo 6-6.9 ogni anno, secondo i conti della McCreight. Uno ogni tre giorni o giù di lì. E non si capisce perché le divinità dovrebbero prendersela con Taiwan, che di certo non è stato l'epicentro dell'iniziativa. Oltretutto il terremoto non ha causato danni, a differenza di quelli che hanno colpito l'Iran nei mesi e anni scorsi.

Il Boobquake è una forma di protesta geniale: prende per i fondelli le ossessioni di chi, di fronte alle grazie fisiche altrui, si trova con un inconfessabile terremoto nei pantaloni. In nome della scienza, naturalmente, saranno necessari numerosi altri esperimenti di controllo, con grande entusiasmo della popolazione tutta. L'unico mio rammarico è di non avere l'equipaggiamento adatto per partecipare personalmente all'iniziativa.

Fonti: The Register, BoingBoing, Fark, New York Post, Yahoo.com.
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Il “meteorite” israeliano non è un meteorite [UPD 2010/08/31]

L'antiscienza di Hollywood: no, i meteoriti non scottano


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "rossizu" e "ftosti" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Nei giorni scorsi vari media hanno mostrato il video di un oggetto fumante, lungo circa sette centimetri e descritto come "un frammento di meteorite" (Repubblica), che sarebbe precipitato dal cielo, stando ai resoconti di polizia, su una spiaggia presso Bat Yam, vicino a Tel Aviv. Ne parlano anche Haaretz e la BBC. Il video mostra le persone sulla spiaggia che osservano il frammento mentre continua a bruciare: non è incandescente, ma è scuro e le fiamme vi danzano sopra e intorno, emanando fumo.


La notizia è stata poi smentita (Haaretz): non si tratta affatto di un meteorite. L'esame da parte dell'Istituto di Geologia a Gerusalemme ha infatti rilevato alti livelli di fosforo, che a contatto dell'aria brucia spontaneamente (da qui le fiamme persistenti visibili nel video) e che nelle meteoriti non c'è mai (perlomeno non a queste concentrazioni). Si tratta quindi di un oggetto artificiale, non di un meteorite.

Del resto, non ci vuole molto per escludere l'ipotesi meteorica. O meglio, ci vuole un po' di scienza e bisogna dimenticarsi i luoghi comuni inventati da Hollywood.

Infatti l'iconografia classica delle meteoriti le vuole infuocate quando arrivano al suolo, ma è sbagliata, nonostante sia apparentemente logica: siccome la meteora attraversa il cielo lasciando una scia luminosa perché è incandescente, ci si aspetta che sia incandescente quando colpisce il terreno. Ma non è così, come ci spiegano Phil Plait nel libro Bad Astronomy (capitolo 15), Discovery.com e Harvey Nininger, storico curatore della sezione meteoriti del Museo di Storia Naturale del Colorado: un meteorite di piccole dimensioni, quando arriva al suolo, non è infuocato, ma è gelato.

Infatti il pezzo di roccia, mentre viaggia nello spazio, è freddissimo, perché riceve calore dal Sole sulla superficie rivolta verso il Sole stesso ma perde calore per irraggiamento sulla superficie restante. Quando la roccia entra ad altissima velocità nell'atmosfera terrestre, la sua superficie si riscalda per via della compressione dell'aria che le sta davanti; l'interno no. Lo strato esterno della meteora fonde e viene asportato, creando una breve scia di gas ionizzato. Ma la durata del fenomeno (la "stella cadente") è troppo breve per scongelare e scaldare l'interno della meteora.

Inoltre l'attrito con l'aria, nella parte più alta dell'atmosfera, a circa 80-120 km di quota, frena la meteora, che a quel punto (se non è molto, molto grande) precipita sostanzialmente in caduta libera, come un qualunque sasso lasciato cadere da grande altezza. Più di tanto non può accelerare, perché l'aria la frena, e quindi raggiunge al massimo la propria velocità terminale. Durante la caduta, la meteora rimane per vari minuti immersa negli strati alti della nostra atmosfera, che sono molto freddi (-50°C e anche meno), per cui l'eventuale calore accumulato per attrito viene dissipato e la roccia torna ad essere gelata.

È un fatto poco intuitivo, e per questo il cinema ci ha abituati alle meteore incandescenti. Naturalmente non ci si può fermare, durante l'azione di un film, per fare uno spiegone del perché il meteorite sia gelido, ma a furia di ripetere questi cliché si falsa la percezione della realtà e nasce la "fisica di Hollywood": quella nella quale le esplosioni lontane si odono e vedono simultaneamente, Iron Man non viene ridotto a carne macinata quando decelera improvvisamente nella propria tuta, i proiettili scaraventano le persone quando le colpiscono e le automobili esplodono sempre quando precipitano in un burrone.

Certo, si tratta di licenze artistiche: solo che molti oggigiorno non se ne rendono conto, perché hanno prontamente dimenticato quel poco di scienza che hanno studiato a scuola e l'hanno sostituito con le spettacolari immagini di Hollywood. Da qui nascono gli articoli sulle onde che gelano a mezz'aria e tante altre bufale.
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Veggenti e scettici allegri in TV oggi

Par condicio TV: in studio uno scettico, ma veggenti multipli


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Oggi Simone Angioni, membro effettivo (ossia rappresentante) del Cicap, sarà ospite della trasmissione Pomeriggio 5 di Canale 5 alle 16.45 per parlare di veggenze e previsioni del futuro. In studio saranno presenti anche alcuni veggenti. Potrebbe essere istruttivo.

Aggiornamenti. 17:10. Primo autogol della "veggente" Rosemary. Dopo che la conduttrice ha chiesto due volte ai veggenti presenti se prendono soldi per la loro attività di sensitivi, salta fuori che Rosemary i soldi li prende eccome. Cecchi Paone, uno degli ospiti scettici, la striglia a dovere. Anche una persona del pubblico la mette in riga chiedendole come mai, se è così brava, non è capace di trovare Denise Pipitone o altre persone scomparse. Angioni parla per tre secondi ma viene subito interrotto da Rosemary, ma in effetti non c'è bisogno che Simone parli: i sensitivi si sbufalano da soli. Specialmente quella in contatto con l'extraterrestre.

Geniale la strategia di Cecchi Paone: quando Gianmarco Bragadin (che non perde occasione di pubblicizzare i propri libri, con tanto di titolo) sostiene di ricevere segni dalla compagna defunta e paragona questo fenomeno alle parole dei Vangelo in cui Gesù dice che avrebbe mandato dei segni, Paone lo rimprovera di mettersi in competizione con Dio e la Madonna e di insultare quindi "religione e scienza insieme". Touché.

Quando Bragadin racconta il "segno" della videocassetta di Hitchcock che ripete "Io ti salverò", e lo interpreta come un segno mandato dalla compagna dall'aldilà, una signora del pubblico ribatte "Ma s'è incastrataaaa!" fra le risate generali. È sorprendente e insolito che a questo genere di critiche venga lasciato il microfono. Anche perché il microfono non capita per caso davanti alla bocca di chi parla.

Il sensitivo che dice di captare segnali dagli oggetti sbaglia clamorosamente tre affermazioni su sei, azzeccando solo quelle generiche. Poi attacca il sacerdote, ed è un altro autogol clamoroso. Mettersi contro la Chiesa in diretta TV non è quel che si dice una mossa vincente. La trasmissione chiude con la sensitiva extraterrestre che fa delle previsioni assolutamente banali, che corrispondono alla metà della popolazione italiana.

Patetico ma, come speravo, istruttivo.


2010/04/27


Il video della puntata è disponibile sul sito di Mediaset.
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Disinformatico e superstizioni su Arte domani

Superstizioni in Europa: quando l'idiozia va al potere


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Salvo sorprese, domani alle 17.45 il canale franco-tedesco Arte dedicherà un servizio del programma Yourope alla superstizione online e offline. Ci dovrebbe essere un cameo da parte mia, di alcuni amici del CICAP (impegnati nella lotta alla credulità anche con la Giornata Anti-Superstizione) e soprattutto dei miei gatti.

Un'anteprima – credo integrale – del programma è disponibile qui.
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I computer causano penuria di carta igienica

L'ufficio senza carta prepara il mondo senza carta. Igienica


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "alemarchese" e "belillo04".

Ce l'abbiamo fatta: la promessa dell'ufficio senza carta sta cominciando ad avverarsi. L'avvento di Internet, della mail e degli e-book, iPad compreso, sta riducendo il numero di libri e di giornali stampati. Ma a questo punto entra in gioco la Legge delle Conseguenze Impreviste. Se non si stamperanno più libri e giornali, non ci sarà più carta igienica.

La sorprendente rivelazione scaturisce da un articolo pubblicato da Chemical and Engineering News, che spiega che "il calo dei giornali e delle riviste stampate è fonte di preoccupazione per i giornalisti, ma colpisce anche il mercato mondiale della carta". Il riciclaggio della carta stampata, spiega l'articolo, ha avuto così tanto successo che sta diventando difficile trovare carta di alta qualità, necessaria per produrre appunto la carta igienica.

Può infatti sorprendere sapere che per ottenere carta igienica morbida occorre usare fibre lunghe, e che a ogni ciclo di riciclaggio della carta le fibre s'accorciano. Di conseguenza, la carta igienica di qualità va fabbricata usando polpa vergine ricavata dagli alberi, cosa ecologicamente poco sostenibile e assai costosa, oppure usando carta che abbia subìto pochi passaggi di riutilizzo. Ma stando all'articolo, se prima c'era abbondanza di carta da riciclare di prima generazione, grazie all'uso abbondante da parte degli uffici, oggi "sta diventando sempre più difficile e costoso trovare carta d'ufficio bianca, grazie alla crescita delle comunicazioni elettroniche", e circa la metà di tutta la carta prodotta nel mondo viene successivamente riciclata, e la tendenza è in aumento. Inoltre i miliardi di abitanti della Terra che vivono nei paesi poveri stanno diventando meno poveri e quindi aspirano anche loro ad avere un rotolo fatto come si deve: "Se si considera la Cina e la sua popolazione, la quantità di fibra disponibile pro capite è sorprendentemente bassa".

Questo significa che se non verranno trovate nuove tecniche di fabbricazione, la morbidezza della carta igienica alla quale siamo lussuosamente abituati finirà. Sarà necessario introdurre il razionamento, magari con incentivi drastici come quello mostrato qui sopra.

Tutto questo a causa dell'informatica e delle sue buone intenzioni: il miraggio dell'ufficio senza carta, che sembrava una grande conquista tecnologica, potrebbe rivelarsi un autogol su un altro versante. La prossima volta che vedete qualcuno sfogliare un giornale digitale o che qualcuno vi manda una mail con l'ormai ossessiva postilla di non stamparla se non è indispensabile, perché bisogna pensare agli alberi, ricordategli che per colpa sua il futuro rischia di essere molto, molto ruvido: l'ecologia basata sul sentimentalismo a priori anziché sulla scienza comporta problemi spesso inattesi e imbarazzanti. A posteriori. 
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Malware per Mac

Attenzione al virus spione per Mac


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "cveronic" e "albertopier*".

Il mito che non esistano virus per il mondo Mac subisce un altro scossone: la società di sicurezza Intego segnala che è in circolazione una nuova variante di un programma ostile per Mac OS X comparso per la prima volta nel 2004.

OSX/HellRTS.D, questo il nome della simpatica creatura informatica, apre una backdoor che permette agli aggressori di prendere il controllo del Mac infetto. Funziona sia sui Mac basati su processore Intel (quelli recenti), sia su quelli con processore PowerPC. Fra le altre cose, si crea un proprio server dentro la macchina infetta, è in grado di mandare mail autonomamente, contattare un server remoto, fornire accesso al computer infetto e permettere agli aggressori di vedere cosa c'è sul monitor del Mac appestato.

Per infettarsi con OSX/HellRTS.D occorre installarlo intenzionalmente: cosa più facile di quel che potrebbe sembrare, visto che basta ricorrere al classico espediente del cavallo di Troia. Si immette il programma ostile in una versione pirata di qualche programma molto desiderato (Photoshop, per esempio), si mette la versione pirata su Internet e si aspetta che l'utente scroccone la scarichi e la installi.

Gli antivirus per Mac, se aggiornati, riconoscono questa minaccia, non si ha notizia di infezioni su vasta scala e il numero di minacce per il mondo Windows è enormemente superiore, ma questo non vuol dire che si possa abbassare disinvoltamente la guardia se si usa un Mac, come credono in molti: si è meno esposti, ma non immuni a tutto.

In particolare vale la pena di disattivare l'apertura automatica dei file ritenuti sicuri dal browser Safari, che includono i file .dmg usati nel mondo Mac per distribuire e installare programmi. Si va in Safari, si sceglie il menu omonimo, la voce Preferenze e la scheda Generale, e si disattiva l'opzione "Apri doc. 'sicuri' dopo il download". L'importante è ricordare che l'invulnerabilità dei Mac è un mito sul quale non è opportuno adagiarsi.
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Vulcano islandese, i Maya lo avevano previsto. Ma sono morti nel tentativo di pronunciarne il nome

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "tosir" e "paolosca*". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento ore 18:55.

La spettacolare eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull (eya-fiatya-yökutl, isola-montagna-ghiacciaio), per gli amici Mario, non è riuscita a sottrarsi alla furia di una forza della natura ancora più potente: la fantasia dei catastrofisti.

Sta dilagando su Internet, e in particolare su Facebook, questo annuncio pieno di presagi oscuri: "'A soli 980 giorni dalla quinta era una grande nube nera sulle terre di occidente'....questa la traduzione di VEILIKOVSKY riguardante la celebre profezia MAYA....il 15-04-2010 (data dell eruzione) mancavano 980 giorni al 21-12 2012...". Un'altra versione parla di "980 soli" anziché "giorni", ma la solfa è la stessa.

Cosa c'è di vero? Niente. Neanche il nome del traduttore. "Veilikovsky" è infatti una storpiatura del celebre autore catastrofista americano (di origini russe) Immanuel Velikovski, che negli anni Cinquanta scrisse un libro di grande successo, Mondi in collisione, in cui sosteneva che i miti e le leggende dell'umanità sono memorie distorte di eventi reali: principalmente di collisioni o sfioramenti fra la Terra e Saturno, Mercurio, Giove, Venere e Marte. Praticamente, il nostro mondo avrebbe girato per il Sistema Solare come una pallina da flipper.

Non vi sorprenderà sapere che Velikovski (morto nel 1979) non era un astronomo o un astrofisico, ma un medico psichiatra e psicanalista che, per dirla con lo scrittore scientifico Stephen Jay Gould, "era disposto a riscrivere la scienza della meccanica celeste pur di salvare l'accuratezza letterale delle antiche leggende". Di astronomia sapeva poco o nulla, ma questo non gli impedì di avere uno strepitoso successo di vendite e di pubblico. Questa, secondo l'appello, sarebbe l'autorevole fonte di cotanta profezia.

Ma non è vero neanche questo: infatti a quanto mi risulta, negli scritti di Velikovski non c'è nessuna traduzione di profezie Maya simile a quella citata dall'appello. Qui entra in gioco la Teoria della Montagna di M..., secondo la quale creare una bufala richiede un attimo, ma smontarla richiede un tempo tendente a infinito, per cui l'onere della prova sta a chi la annuncia. Sfido quindi cordialmente tutti coloro che hanno diffuso quest'appello a trovare, nelle pubblicazioni di Velikovski, il brano in questione.

Inoltre, come notano i commenti alla versione iniziale di quest'indagine, i Maya non avrebbero mai definito l'Europa "terre di occidente", perché per loro l'Europa è a oriente.

Infine è fasulla anche la conta dei 980 giorni: innanzi tutto fra il 15 aprile 2010 e il 21 dicembre 2012 ci sono 981 giorni, non 980, e tutto dipende da quando si considera l'inizio dell'eruzione del vulcano Mario: la sua prima eruzione risale infatti al 20 marzo 2010, mentre la successiva, quella che ha causato l'emissione di grandissime quantità di cenere vulcanica, è iniziata il 14 aprile, non il 15, per cui i giorni sarebbero 982, non 980. Se poi si considera che i catastrofisti che sostengono la fine del mondo nel 2012 non sono d'accordo se la data profetizzata sia il 21 o il 23 dicembre, l'errore di conto diventa ancora più grande.

Certo, uno sbaglio di qualche giorno si potrebbe anche perdonare: la profezia non è quel che si dice una scienza esatta. Ma questa rapida verifica mostra il vero meccanismo delle profezie che sembrano avverarsi: basta pescare, nel mare di date riguardanti un evento, quelle che si adattano alla tesi desiderata. In questo modo le profezie si avverano per chi vuole che si avverino.

Sul perché ci sia gente che vuole che s'avveri la fine del mondo ci sarebbe da scrivere ben più di un'indagine, ma mi fermo qui. Rimane aperta la mia scommessa: se qualcuno davvero crede che il mondo finirà o sarà colpito da eventi catastrofici a dicembre del 2012, mi dia una cambiale da mille euro con scadenza 24 dicembre 2012 in cambio di cento euro in contanti subito. Se crede veramente a quello che sostiene, non ha nulla da perdere.

Finora non s'è fatto vivo nessuno.


Aggiornamento


Il fondatore del gruppo Facebook ha scritto in bacheca di essersi inventato tutto per noia.

Complimenti a tutti i polli che hanno abboccato e grazie a Fabio per la segnalazione.
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Aggiornamento di McAfee crasha PC

McAfee, quando l'antivirus fa più male del virus


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "claudio.con*" e "giuliasp*".

L'aggiornamento dei prodotti antivirus di McAfee, denominato DAT 5958 e distribuito mercoledì scorso, aveva un difettuccio: credeva che uno dei file vitali di Windows fosse un virus e quindi lo bloccava, rendendo inservibile il computer.

McAfee è già corsa ai ripari, ma ormai il danno, anche in termini d'immagine, è fatto: molte aziende e università e vari dipartimenti di polizia e ospedali, soprattutto statunitensi, sono andati in tilt per colpa dell'antivirus bacato. Anche alcuni computer presso la Intel hanno subito la stessa sorte. Negli ospedali, l'avaria informatica ha obbligato al blocco delle terapie e al rinvio degli interventi chirurgici. Sono stati colpite alcune risorse dell'esercito statunitense e il 10% dei registratori di cassa della più grande catena australiana di supermercati è collassato, obbligando alla chiusura dei punti di vendita. Il numero di computer colpiti nel mondo è nell'ordine delle centinaia di migliaia.

L'aggiornamento, infatti, riteneva che il file svchost.exe di Windows XP (solo la versione Service Pack 3, la più recente di XP) fosse il virus Wecorl-A e quindi ha isolato in quarantena il file del sistema operativo. I computer colpiti da quest'eccesso di zelo hanno quindi iniziato a riavviarsi in continuazione, e le operazioni di ripristino sono state rese più difficili dal fatto che l'aggiornamento dell'antivirus disabilitava l'accesso di rete.

Il problema riguarda i prodotti VirusScan Enterprise, VirusScan Plus, Internet Security Suite e Total Protection di McAfee; l'azienda ha ritirato e sostituito l'aggiornamento difettoso e pubblicato istruzioni (per clienti aziendali  e privati) su come riparare i computer danneggiati dall'errore. Le scuse ufficiali e gli indirizzi da contattare per avere assistenza sono qui sul blog di McAfee, insieme alle colorite proteste degli utenti colpiti dal disastro.

Fonti: Punto Informatico, ZDNet, Slashdot, ZDNet, Gizmodo, The Register.
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Torna l’appello fasullo della Federconsumatori

Allarme per il numero succhiasoldi garantito dalla Procura della Repubblica di Napoli


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "gigieffe1" e "matteo_cic*".

L'immagine di un foglio che reca l'autorevole timbro del Procuratore della Repubblica italiano Giovandomenico Lepore sta circolando freneticamente in questi giorni nella Rete italofona: mette in guardia contro un numero telefonico, lo 0141-455414, che sarebbe capace di addebitare ben "50 euro, più 2,5 euro per secondo di conversazione... il telefono sarà muto ma continueranno a spendere i vostri soldi". Addirittura chi ha una SIM ricaricabile se la troverebbe interamente prosciugata.

Stando al foglio, apparentemente protocollato il 4 marzo scorso dalla segreteria di Lepore, presso la Procura della Repubblica a Napoli, la trappola scatterebbe ai danni di chiunque riceva sul proprio cellulare un messaggio che chiede di richiamare il numero malandrino o una chiamata che fa visualizzare questo numero sul telefonino del destinatario.

Niente paura: si tratta di una bufala, checché ne dica il Procuratore della Repubblica (ammesso che l'immagine sia autentica e che l'ordine "si dirami ai magistrati e ai dirigenti" scritto a mano sul foglio sia opera sua). Anche la carta intestata della Federconsumatori sulla quale è redatto l'allarme non deve trarre in inganno.

Per capire che si tratta di una bufala basta ragionare un attimo: l'appello cita infatti il nome di un operatore telefonico cellulare italiano che non esiste più (Omnitel, che oggi si chiama Vodafone), per cui non è certo recente. Infatti basta digitare in un motore di ricerca il testo dell'appello, oppure il numero 0141/455414, per scoprire che l'appello risale addirittura al 2000, è partito dalla Francia ed è presente in Germania, Spagna, Portogallo, Brasile e Polonia. Ne ho parlato in questo articolo. La Federconsumatori era stata coinvolta a giugno del 2006 e aveva pubblicato una smentita già quasi tre anni fa. La smentita è stata reiterata ieri con la precisazione che il logo mostrato nell'immagine che circola non corrisponde a quello ufficiale della Federconsumatori.

L'ipotesi più probabile è che l'appello sia uno dei tanti ricevuti quotidianamente dalla Procura e che il procuratore l'abbia preso per buono: non sarebbe certo la prima autorità a cascarci. Prima di lui, infatti, hanno abboccato Edouard Ballaman, all'epoca (2003) Questore della Camera italiana, l'Associazione Poliziotti Italiani, la Polizia Postale di Torino, l'Ufficio Prevenzione Generale Compartimento Polizia Postale di Roma e molti altri. Chi sarà il prossimo che finirà vittima della propria incapacità di usare Google per cercare informazioni prima di inoltrare qualunque sciocchezza?
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Ecco, ho provato l’iPad

iPad, prova su strada


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "giovanni.bar*" e "misscamy83". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Stamattina ho potuto mettere le mani approfonditamente su un iPad (versione wifi). Confermo la mia prima impressione di giocattolo costoso, molto utile per l'intrattenimento e per la fruizione di contenuti ma poco utile per la produttività. Non è un problema dell'iPad, ma dell'intero formato tablet.

Smentisco invece la tesi secondo la quale il fondo bombato lo farebbe ruotare sulle superfici lisce: ho provato personalmente, come si vede alla fine del terzo video presentato qui sotto.

Mi ha sorpreso soprattutto l'effetto del peso dell'iPad: 700 grammi sembrano pochi inizialmente, ma tenerli con una mano sola per un bordo, come mi è venuto spontaneo fare mentre digitavo, comporta l'indolenzimento in poco tempo.

Ecco i punti principali toccati dalla prova, che potete seguire in video in sintesi in fondo a questo articolo.

Navigazione: fluida e piacevole. Le dimensioni dello schermo sono ideali per leggere le pagine Web (nulla che non faccia un netbook, però). Anche se ero collegato tramite rete 3G (usando il MiFi, un modem 3G con access point wifi integrato, strepitoso), l'esperienza di navigazione è stata molto soddisfacente e naturale. I video di Youtube integrati nelle pagine Web sono risultati perfettamente visibili (grazie all'HTML5): i siti che usano Flash, però, sono inaccessibili. Lo schermo tattile rende l'interazione assolutamente intuitiva. Se si tratta di insegnare a una persona inesperta di computer come andare sul Web, il touchscreen semplifica molto la cosa. Ma l'iPad dipende da un computer, per cui non lo si può affidare a chi il computer non l'ha già.

Ergonomia. L'iPad è scomodo. Il problema del formato tablet è che se lo si mette su un tavolo lo schermo non è perpendicolare all'asse degli occhi e quindi causa fastidio per via della continua variazione di messa a fuoco; se lo si tiene in mano, usando una mano sola, a lungo andare è troppo pesante. Impugnarlo con due mani va meglio, ma così non si può scrivere se non con i pollici. Tenerlo in grembo significa chinare la testa molto più che con un laptop. Inoltre l'iPad prende riflessi da tutte le parti.

L'iPad è pesante. Provate ad immaginare di tenere in mano a lungo tre libri contemporaneamente: questo è l'equivalente dei 700 grammi della tavoletta di Apple. E dubito che la concorrenza riuscirà a scendere molto sotto questi valori.

Invece l'esperienza fisica dell'uso mi ha fatto notare una cosa interessante: l'iPad non incute soggezione quanto un laptop, proprio perché non sembra un computer. Non la incute né nell'utente, né in chi gli sta intorno. Prendere appunti o consultare informazioni su un laptop durante una riunione o un incontro è poco naturale per via del ticchettio della tastiera e dello schermo alzato a mo' di barriera: dà l'impressione di estraniarsi. Farlo su un tablet (specialmente se ha una modalità di riconoscimento della scrittura) è molto più discreto, informale e partecipativo, ed è poco invadente.

Tastiera. Decisamente inadeguata per una sessione di scrittura seria. Manca la risposta tattile. Le accentate e molti altri caratteri — apostrofo compreso – non sono accessibili direttamente (almeno in questa versione). Va bene per comporre una mail o un testo breve, ma nulla di più. Le funzioni di copia-e-incolla sono quelle dell'iPhone, e lì vanno bene, ma sull'iPad rivelano i propri limiti. O meglio, rivelano i limiti attuali della soluzione touchscreen. Su una tavoletta è difficile selezionare un blocco di testo per copiarlo o spostarlo: una soluzione più tattile, tipo tracciare un cerchio con un dito intorno al blocco di testo, potrebbe risolvere il problema. Scrivere un post di questo blog, per esempio, è una corsa a ostacoli (lo vedrete nel video). Posizionarsi per correggere una parola è scomodissimo: la mano tende a coprire il cursore, diversamente che su un laptop.

Ammettiamolo: un dito non è uno strumento di precisione, almeno non su uno schermo da dieci pollici. Questo è un problema di ergonomia di base del formato tablet, indipendente dal dispositivo specifico. Con un mouse e una tastiera è tutto molto, molto più rapido e naturale, e le mani non sono in mezzo ai piedi, se mi passate il bisticcio di parole. Ma allora tanto vale prendere un laptop. Appunto.

Prestazioni. La risposta ai comandi dell'iPad è fulminea: non ci sono ritardi o tempi di attesa, salvo quando si tratta di uscire da un'applicazione ed entrare in un'altra (cosa che capita spesso se si usa l'iPad per lavoro). La batteria, mi conferma chi me l'ha prestato, dura davvero la decina di ore promessa. Lo schermo è luminoso, anche all'aperto (perlomeno all'ombra), e i colori sono molto vivi, ma come già detto la superficie lucida raccoglie i riflessi in modo molto fastidioso.

Una nota di merito speciale va al tempo di avvio. Non c'è. Con un laptop, dovrei aprirlo, accenderlo (o farlo uscire dall'ibernazione) e aspettare che si predisponga a lavorare o a farmi consultare un sito Web. Con un iPad sarei già all'opera. Questo è uno dei vantaggi maggiori di un dispositivo pensato per essere usato in movimento. Purtroppo è controbilanciato da altri fattori, descritti sotto, che ne rallentano l'utilizzo.

Interfaccia. Quando si comincia a usare seriamente l'iPad ci si rende conto che l'interfaccia di alcune applicazioni non è per niente intuitiva: bisogna leggere il manuale. Come vedrete nel video, ho visitato CollegeHumor per vedere un video, e al posto del video è partita un'altra applicazione che non ha fatto nulla e quindi è stato necessario tornare a Safari manualmente. Ho lanciato Pages (il word processor) e non sono riuscito a trovare le opzioni di scrittura e formattazione delle pagine. Mi sono mancati i menu tipici dell'interfaccia di un computer vero e proprio. Per esempio, dov'è l'impostazione del layout di pagina o del font? Boh. Con un'applicazione per PC posso sfogliare i menu e vedere se c'è qualche voce che mi ispira. Qui no, devo consultare il manuale. Infatti nei commenti è emerso che per far comparire queste funzioni bisogna ruotare l'iPad. Alla faccia dell'intuitività.

Estetica. Capisco che il bordo nero serva in parte per non toccare la parte sensibile al tatto, ma la cornice così ampia sembra uno spreco di spazio e ricorda molto le cornici degli schermi dei netbook così snobbati da Apple. Toglie molto alle ambizioni di design futuribile, e stride con l'iPhone, che non ha questo problema. Nessun segno di ditate al termine della sessione di prova, ma va detto che faceva fresco e avevo le mani abbastanza fredde. Sarà interessante vedere come si comporta quando fa caldo e le mani sono un po' sudate.

Costo. Se non costasse così caro (in USA, non meno di 499 dollari, pari a 534 franchi o 374 euro, per la versione wifi, e non meno di 629 dollari, pari a 674 franchi o 470 euro, per la versione 3G, più tasse e/o dogana), sarebbe un complemento piacevole alla dotazione informatica preesistente (non un sostituto) e le sue limitazioni sarebbero accettabili: un iPod touch con lo schermo maggiorato. Ma a questi prezzi (quelli europei non sono ancora stati ufficializzati, e il mercato parallelo pretende cifre astronomiche), con questa dotazione di software, no.

In sintesi: l'iPad è un dispositivo costoso per fruire contenuti altrui. Non è uno strumento di lavoro. Va bene per vedere video, sfogliare Internet, leggere libri. È un dispositivo per passivi. Se volete scrivere, produrre e creare, prendete un laptop e lasciate perdere la moda degli schermi tattili.

Bene. Ora l'ho provato e si confermano tutte le considerazioni che ho già esposto negli articoli precedenti (tranne quella della tendenza a ruotare), per cui tutti coloro che mi hanno criticato perché ne parlavo senza averlo provato possono piantarla. Grazie.

Ecco la prima parte del video della prova:


Seconda parte:


Terza parte:


Quarta parte, con il test di rotazione:

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Piccolo test dell’iPad

Prova pratica dell'iPad, finalmente


Questo breve post è scritto con un iPad. Purtroppo non posso usarlo per pubblicare le foto. Ci vediamo dopo quando mi collegherò usando un computer vero.
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Finestra? Quale finestra?

Camera con vista


Aspettate fino a 1:03. Poi provate a dire seriamente che non ne volete una anche voi.

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Sciachimisti contro Report, esilarante

La Gabanelli e il matto


Il 18 aprile scorso, Milena Gabanelli ha letto durante Report (Raitre) una delirante lettera delle tante arrivate in redazione in seguito al servizio sui corsi antibufala del Cicap. Da non perdere.


Per chi non può visualizzare video in una pagina Web, ecco il link al video su Youtube.

So benissimo chi ha avviato la campagna di lettere con donazione di carta igienica a Report, ma seguo e consiglio di seguire l'approccio della Gabanelli: citare il delirio ma non regalare pubblicità a chi l'ha scritto dicendone il nome. Vale anche per i commenti a questo post.
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Scienziati del mistero a Bari, per reagire ai deliri dell'antiscienza

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Se in Italia c'è chi propina la Madonna del Cellulare, c'è chi sta peggio. Uno dei principali esponenti religiosi iraniani ha detto pubblicamente che i terremoti sono causati dalle donne promiscue e da quelle che vestono in modo non modesto.

 "Molte donne che non si vestono in modo modesto conducono i ragazzi alla perdizione e diffondono l'adulterio nella società, e questo aumenta i terremoti... Cosa possiamo fare per evitare di essere sepolti sotto le macerie? Non c'è altra soluzione che rifugiarsi nella religione e adattare le nostre vite ai codici morali dell'Islam", ha dichiarato Hojatoleslam Kazem Sediqi, che conduce le preghiere del venerdì a Teheran. Le sue parole sono state riportate dai media iraniani.

Per consolarci di queste sessiste vette d'imbecillità suprema posso proporre una dose d'antidoto: Marco Morocutti, del CICAP, sarà a Bari questo venerdì (23 aprile) alle 16, all'Aula 4 del Palazzo delle Aule, Campus Universitario, via Orabona 4, con una conferenza intitolata Scienziati del Mistero: appunti di sopravvivenza all'avanzata dell'antiscienza, organizzata dal gruppo Puglia del CICAP. Morocutti ha partecipato alle indagini sul caso di Canneto di Caronia, sulle voci dall'aldilà e su vari altri fenomeni apparentemente misteriosi. Conosco Marco: il divertimento intelligente è assicurato.

Maggiori informazioni sull'incontro sono disponibili nella locandina che riporto qui sopra.
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Rai, Madonne e telefonini: perché la Madonna dovrebbe farsi vedere attraverso un telefonino?

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/04/18.

Volete darmi una mano con un'indagine? Allora preparate i vostri telefonini.

L'11 aprile scorso Domenica In (Raiuno) ha trasmesso un video che contiene quella che viene definita "un'apparizione inspiegabile": una figura bianca, ripresa dal cellulare di una signora presente ad una cerimonia religiosa tenutasi vicino ad Assisi.

Potete vedere il video a questo link oppure qui sotto: l'apparizione viene mostrata a 2:15 circa e poi di nuovo a 4:50.



Ecco uno degli sgranatissimi fotogrammi mostrati dalla Rai:

La discussione sul video in Domenica In prosegue con una seconda, terza e quarta parte, sempre che riusciate a sopportare la maleducazione degli ospiti che si accavallano e si interrompono a vicenda, secondo la pessima consuetudine della televisione italiana.

Paolo Brosio, uno degli ospiti, spiega l'origine del video nel suo sito: è lui che ha portato a Domenica In le immagini, che sono state riprese a Petrignano, vicino ad Assisi, "in un capannone dell’industria Fimal S.p.a....", fra le 18 e le 18:45 del 6 febbraio scorso.

Il conduttore, Massimo Giletti, ha mostrato il telefonino che ha ripreso il fenomeno. Per non fare pubblicità, a Domenica In il modello è stato mascherato, ma si tratta di un U310 della LG Electronics (grazie a Dyk74 per la dritta). Lo vedete qui accanto.

In attesa di avere qualche dato concreto in più, mi sembra che si tratti di un semplice caso di illusione ottica in buona fede. La scarsissima qualità del sensore della fotocamera contenuta nel telefonino ha sovraesposto il bianco di tutti gli oggetti inquadrati, compresa la sagoma in questione, e i nostri meccanismi innati di riconoscimento delle forme interpretano quella forma confusa come un'apparizione con sembianze umane. Tutto qui.

Del resto, la persona che ha ripreso il video è la prima ad ammettere di non aver visto nulla di insolito a occhio nudo e di aver scoperto la presunta apparizione solo in seguito, riguardando il video. Scrive Brosio: "Il video è stato girato da una signora presente all’evento, che si è resa conto del contenuto la settimana successiva all’evento stesso, il giorno 13."

Neanche i presenti si sono accorti di nulla, a giudicare dalle immagini, per cui è probabile che la sagoma bianca sia semplicemente una persona vestita di bianco che era lì per motivi più che normali. La persona ha assunto un'apparenza misteriosa solo quando il telefonino l'ha sovraesposta, alterandone l'aspetto. Il comprensibile fervore religioso ha fatto il resto, inducendo ad interpretare una sagoma indistinta come una forma umana soprannaturale.

Casi come questo non sono certo una novità: ne ho in archivio parecchi (specialmente a tema religioso e ufologico), ma non realizzati tramite un telefonino. È qui che mi serve il vostro aiuto.

Riuscite a fare qualche foto, usando un cellulare (preferibilmente dello stesso modello usato nel video sotto indagine) per riprendere un oggetto bianco o una persona vestita di bianco in un ambiente illuminato in modo simile a quello visibile nell'immagine mostrata dalla Rai? Ottenete lo stesso effetto di sovraesposizione, per cui gli oggetti bianchi "sparano"? Mandatemi i vostri risultati al mio solito indirizzo di mail (topone chiocciola pobox.com) oppure linkateli nei commenti. Nel frattempo proverò anch'io a fare qualche esperimento. Grazie!

Naturalmente, se qualcuno era presente all'evento religioso ed ha scattato altre immagini o fatto altre riprese video nello stesso periodo di tempo (fra le 18 e le 18:45 del 6 febbraio), è pregato di condividerle.

In attesa di questi risultati, chiudo con una considerazione un po' amara: in realtà si sa già che esistono altre fotografie di questa presunta apparizione, ma chi le ha fatte si rifiuta di mostrarle. Almeno così è stato detto durante la trasmissione. E Brosio, nel proprio sito, precisa che la sagoma misteriosa "è rimasta impressa anche in alcune foto in possesso di Padre Francesco, scattate prima dell’apparizione."

Perché non mostrarle? Perché non mostrare anche tutto il video, anziché le chiacchiere inconcludenti degli ospiti, o metterlo sul sito Rai, in modo che ognuno possa esaminarlo e capirne meglio il contesto?

Viene da chiedersi il perché di tutta questa reticenza. E perché al CICAP, interpellato per la trasmissione, si chiede di spiegare tutto senza aver visto nulla salvo qualche pixel sfocato. Viene sempre il dubbio, in casi come questi, che sotto sotto si voglia alimentare il mistero per continuare a giocare crudelmente con la fede altrui. O specularvi sopra, perché rivelare tutto subito guasterebbe qualche business (seimila partecipanti sono un bell'indotto) o qualche esclusiva editoriale o televisiva. Mi colpisce una frase del sito di Brosio, nella pagina dedicata a questo video:

Tutti i particolari di questa apparizione incredibile, con gli accurati riscontri effettuati, saranno inseriti e descritti ampiamente nell’attesissimo prossimo libro di Paolo Brosio, attualmente in fase di preparazione con uscita prevista per l’Autunno 2010.

Attesissimo libro che, grazie a questa faccenda, ha avuto una quarantina di minuti di pubblicità gratuita dalla Rai. Se fossi Giacobbo, concluderei chiedendo beffardo: "Sarà un caso? Noi di Voyager crediamo di no".

Meno male che non sono Giacobbo. Per cui chiedo solo che si renda pubblico tutto il materiale che riguarda questo fenomeno, prima di etichettarlo frettolosamente come "inspiegabile". Il resto è fuffa che sporca la fede.


Aggiornamento 2010/04/18: piccolo test, la RAI torna sull'argomento


Per chi avesse dubbi su come si comporta una fotocamera di telefonino quando riprende un oggetto bianco contro uno sfondo poco illuminato, ecco un veloce test. Notate la differenza di qualità, di dettaglio e di esposizione corretta del telo e del lenzuolo (che simulano una tonaca) fra il telefonino e la fotocamera vera e propria con la quale ho scattato la foto. Va notato che le foto sono state realizzate usando solo la luce diffusa proveniente da una finestra, quindi senza luce solare diretta.








Dettaglio della foto fatta con un telefonino.

Un coraggioso volontario dell'albergo dove mi trovo si è offerto per dimostrare l'effetto della luce su un accappatoio quando la foto è scattata, con un cellulare e con una fotocamera, in presenza di un faretto come quello presente nel video di Petrignano.

Oggi pomeriggio Domenica In è tornata a parlare della vicenda, ospitando in studio Daniele Gullà e in collegamento Armando De Vincentiis del CICAP Puglia. Entrambi si sono detti d'accordo sul fatto che si tratti di una semplice sovraesposizione. Ma il conduttore Giletti ha voluto trovare a tutti i costi una scusa per mantenere il mistero, e c'è riuscito con l'aiuto di Gullà (presentato come consulente di Voyager, come se fosse un merito), che ha affermato di aver analizzato la figura e di averla trovata troppo grande e anomala. Questa è una schermata della sua analisi:

Come si possa fare un'analisi di precisione su un'immagine sgranatissima, fatta con un cellulare e per di più a bassissima risoluzione e sovraesposta, francamente mi sfugge.

Durante la trasmissione è stato presentato anche un altro caso di immagine misteriosa, avvenuto nello stesso luogo nel 2008:

Come è stato chiarito durante la trasmissione, la figura apparentemente umana nell'ovale rosso è in realtà una porzione del telo che copre l'altare; la "testa" è un grosso cero acceso. Lo si intuisce qui:

Però l'illusione ottica si vede molto meglio in questo fotogramma, tratto dal video pubblico, che è disponibile qui:

Nessuna apparizione misteriosa, insomma: qui abbiamo la prova provata che le illusioni ottiche e fotografiche avvengono, e avvengono proprio nel luogo dove è stato ripreso il video misterioso. Tutto qui.

Insomma, anche se siamo lontani dai livelli infimi di Voyager o Mistero, è scandaloso che non siano state presentate le altre fotografie -– probabilmente risolutive – che secondo quanto ha detto Paolo Brosio la settimana scorsa sono nelle mani di tale Padre Francesco e vi sono rimaste. Cosa c'è da nascondere? Perché a chi è reticente non viene mosso alcun rimprovero?

So anche che il CICAP ha dovuto lavorare con le mani legate, con pochi dati e sotto fortissima pressione, e che le immagini di dimostrazione del fenomeno e le analisi fotometriche preparate per l'occasione non sono state mostrate dalla Rai. Però l'analisi di Gullà è stata mostrata. Anche tutto questo è scandaloso e scorretto.

Se davvero si ha voglia di risolvere un mistero, allora si devono mettere a disposizione tutti i dati. Ma evidentemente la voglia non c'è. È comprensibile: se salta fuori che la Rai ha preso per il naso gli spettatori propinando loro per quasi un'ora (domenica scorsa) una semplice immagine sovraesposta, addio audience e addio business.

Avrei molto altro da dire in proposito, ma per il momento mi fermo qui, in attesa che mi passi lo sconforto.