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17 commenti

No, non sono UFO: sono Giove e Venere che danno spettacolo

Credit: Patrick Cullis.
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Ultimo aggiornamento: 2015/07/01.

I due punti brillanti vicini che vedete in cielo di sera in questi giorni non sono visitatori alieni, anche se non mancheranno i soliti ottusangoli che li scambieranno per UFO perché passano troppo tempo a guardare videofuffa su Youtube invece di prendere in mano un bel libro d'astronomia o semplicemente usare l'app Sky Map di Google. Sono due pianeti: Venere e Giove, i due corpi celesti più brillanti a parte il Sole e la Luna.

Credit: The Planets Today.
La loro vicinanza è solo apparente: in realtà i due pianeti sono separati da circa 830 milioni di chilometri e sembrano vicini solo a chi sta sulla Terra o comunque lungo la linea retta immaginaria che unisce la Terra, Venere e Giove. I pianeti del Sistema Solare sono disposti in questo momento come mostrato nello schema qui accanto (che ovviamente non è in scala).

Il loro moto intorno al Sole li ha fatti allineare con la Terra progressivamente nelle scorse settimane e il picco di massima vicinanza apparente è stasera. Saranno separati da circa un terzo di grado, tanto da poterli coprire entrambi con la punta del mignolo con il braccio teso e sembreranno una stella doppia spettacolare.

Nei prossimi giorni i due pianeti si allontaneranno progressivamente, ma saranno comunque separati da meno di due gradi (la larghezza di un pollice a braccio teso) per una settimana. Potrete vederli a occhio nudo, nuvole permettendo, praticamente da qualunque luogo abitato nel mondo, guardando verso ovest di sera: saranno inconfondibilmente brillanti.

Anche un piccolo telescopio o un buon binocolo mostrerà i due pianeti in dettaglio: la falce radiosa di Venere e il cerchio striato di Giove, accompagnato dai suoi satelliti.

Il fenomeno è noto in astronomia come congiunzione ed è bello ma non straordinariamente raro o anomalo: Venere e Giove furono molto vicini ad agosto del 2014 e lo saranno di nuovo il 26 ottobre prossimo (ma all'alba). A maggio del 2000 ci fu una congiunzione ancora più stretta (0.01°), ma i due pianeti erano troppo vicini al Sole nel cielo della Terra per essere visibili. Il 27 agosto 2016 ci sarà un'altra bella congiunzione serale di Venere e Giove, con una separazione di un solo decimo di grado.

Venere, Giove e la Luna qualche sera fa.
Credit: Paolo Attivissimo.
Non dovrebbe essere necessario dirlo, ma per tutti quelli che ancora si ostinano a credere che i pianeti influiscano sulle sorti umane o che hanno ancora dei dubbi inculcati da Roberto Giacobbo e compagnia cantante, sottolineo che le congiunzioni planetarie non hanno alcun effetto sulla Terra o sui suoi abitanti: non causano terremoti e non portano sfiga. Sono invece uno spettacolo da godere e che non dovremmo cercare di legare egocentricamente alle nostre piccole beghe terrene, ma dovremmo cogliere come invito ad ammirare l'enormità dell'Universo e magari a farci cominciare a conoscere i fatti dell'astronomia intanto che portiamo in discarica le fandonie smerciate dal business dell'astrologia. Buona visione.


Aggiornamento (2015/07/01). Per chi pensava che fosse impossibile scambiare Giove e Venere per un UFO e che i miei avvertimenti fossero inutilmente precauzionali è arrivato puntuale questo articolo di ParmaToday.

Il lettore che ha segnalato l'avvistamento si è poi ravveduto, ma non prima di aver mandato la foto al giornale. Il giornale ha poi rimosso e ripubblicato l'articolo con un altro titolo a un altro link.

Questi sono i danni causati dalla fufologia.
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Plutone come non l’abbiamo mai visto, grazie a New Horizons

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Questa è l'immagine più nitida che abbiamo mai visto di Plutone e di uno dei suoi cinque satelliti, Caronte: confrontatela con quelle raccolte in precedenza. Arrivano dalla sonda New Horizons, che si trova a 18 milioni di chilometri da Plutone e a 4,7 miliardi di chilometri dalla Terra, e vengono pubblicate man mano che vengono ricevute sul nostro pianeta: quella qui sopra è stata scattata oggi e l'originale è qui (grazie a Karl Battams per la segnalazione). Ne arrivano ogni giorno di migliori, man mano che la sonda corre verso la propria destinazione a quasi 15 chilometri al secondo (55.000 km/h) rispetto al Sole.

New Horizons è partita dalla Terra il 19 gennaio 2006 e passerà alla distanza minima da Plutone tra due settimane, il 14 luglio prossimo alle 11:49:57 UTC, senza potersi fermare, regalandoci immagini e dati senza precedenti: i nove anni di viaggio, e il fatto che i dati dal pianeta nano arrivano sulla Terra dopo quasi cinque ore alla velocità della luce, danno il senso dell'immensità del nostro sistema solare rispetto alle nostre attuali capacità di esplorarlo, ma dimostrano anche l'incredibile precisione di navigazione e di tecnologia di cui siamo capaci. Potete seguire il suo avvicinamento con dati e grafici aggiornati ogni ora.

Plutone è un mondo bizzarro: ai confini esterni del sistema solare, orbita intorno al sole in 248 anni e ruota su se stesso “coricato” (con l'asse di rotazione quasi parallelo al piano dell'orbita), come una biglia che rotola sul bordo di un piatto, impiegando circa sei giorni e mezzo terrestri per una rotazione. Inoltre il satellite Caronte ci mette lo stesso tempo (sei giorni e mezzo) a ruotare su se stesso e a orbitare intorno a Plutone. Il risultato finale è che Caronte non solo rivolge sempre la stessa faccia verso Plutone, come la Luna fa con la Terra, ma è sempre librato sopra lo stesso punto di Plutone: non lo si vede mai sorgere o tramontare.

Plutone è piccolo (2400 km di diametro, meno della Luna) e sappiamo che in superficie è composto da acqua, azoto, metano e monossido di carbonio, alla gelida temperatura di -238/-218 °C, e che la sua atmosfera contiene azoto, metano e monossido di carbonio. Ma della sua geografia non sappiamo nulla: è l'ultimo dei pianeti “classici” che manca per completare la cartografia del sistema solare. Tra pochi giorni cominceremo a colmare questa lacuna.

Se volete gli aggiornamenti da New Horizons in tempo reale, tenete d'occhio questa pagina di AmericaSpace.com.
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SpaceX, nuovo tentativo di rientro morbido oggi alle 16:21 italiane. AGGIORNAMENTO: Esplosione poco dopo il decollo

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Ultimo aggiornamento: 2015/06/30 15:30.

Credit: NASA.
Oggi pomeriggio SpaceX lancerà un razzo Falcon 9 che trasporterà una capsula cargo Dragon verso la Stazione Spaziale Internazionale. Anche questa volta, oltre alla missione primaria di rifornire la Stazione ci sarà anche l'esperimento di rientro controllato del primo stadio.

Si tratta dell'ottavo rifornimento della Stazione affidato a SpaceX. Il carico (circa 1900 kg) includerà, fra le altre cose, anche un adattatore di attracco universale (l'International Docking Adapter), un esperimento di coltura di verdura per l'alimentazion degli astronauti, un apparato di conteggio delle meteore e degli occhiali per realtà aumentata HoloLens di Microsoft, che verranno collaudati dagli astronauti per verificare se sono utili nel coordinare il lavoro a bordo. La descrizione dettagliata del carico è qui su Spaceflight101.com.

Anche stavolta il primo stadio proverà ad atterrare per essere recuperato; sarà il terzo tentativo del genere. L'atterraggio avverrà su una chiatta nell'oceano, per motivi di sicurezza. La chiatta, battezzata Of Course I Still Love You (nome ispirato, come quello della sua gemella Just Read the Instructions, dalla letteratura di fantascienza di Iain M. Banks), è a circa 345 km di distanza dal punto di lancio, che è a Cape Canaveral, in Florida.

Credit: SpaceX.

Per l'occasione SpaceX ha pubblicato un articolo di approfondimento e uno spettacolare video del tentativo di rientro precedente, avvenuto ad aprile e conclusosi con un inatteso coricamento esplosivo del razzo (come il precedente a metà gennaio). Il botto finale non deve però far dimenticare i risultati raggiunti fin qui: un veicolo ipersonico rientra dallo spazio e centra una chiatta (piccolissima rispetto al razzo) in un punto preciso dell'oceano.


Questa è la cronologia di massima del volo:

0:00:00 (16:21:11 ora italiana). Accensione dei nove motori Merlin del primo stadio; verifica del funzionamento e rilascio dei ganci che trattengono il razzo. Decollo e accelerazione.

0:01:10. Il Falcon raggiunge Mach 1 ed è quindi supersonico.

0:01:23. Massima sollecitazione aerodinamica (Max Q).

0:02:37. Spegnimento dei motori principali (MECO, Main Engine CutOff) a 80 km di quota e Mach 10.

0:02:41. Separazione del primo stadio dal secondo. Il primo stadio inizia una frenata per rientrare verso la chiatta d'atterraggio.

0:02:49. Accensione del secondo stadio per sette minuti.

0:03:29. Sgancio del cono protettivo della capsula Dragon.

0:09:00. Atterraggio del primo stadio sulla chiatta.

0:09:27. Spegnimento del motore del secondo stadio e inserimento in un'orbita di circa 199 per 365 km e inclinata a 51,6°.

0:10:02. Separazione della capsula Dragon dal secondo stadio.

0:12:00. Apertura dei pannelli solari.

Ce la farà stavolta il Falcon 9 ad atterrare intero? Potrete seguire il lancio e l'esperimento in diretta streaming presso NASA TV e Spacex.com/webcast e nel mio livetweet su @AttivissimoLIVE.


Aggiornamenti


Purtroppo il Falcon 9 si è disintegrato 2 minuti e 19 secondi dopo il decollo, quando era a 45 km di quota e volava a circa 4700 km/h, secondo i dati di telemetria pubblicati dal vivo e in tempo reale da SpaceX durante il lancio. Le cause sono al momento ignote. Dettagli a breve.

Qui sotto un video della disintegrazione (da 2:10 in avanti):


Un'altra angolazione (la disintegrazione avviene da 2:00 in avanti):


Importante: molti lettori hanno notato il suono che si sente a 1:11 dal decollo e l'hanno intepretato come un allarme, ma non è un allarme. Non si usano allarmi acustici nei centri di lancio: i controllori di volo non ne hanno bisogno e comunque interferirebbero con le comunicazioni in cuffia fra i controllori, che sono essenziali. Inoltre non avrebbe senso includere un allarme acustico come segnale diretto nel mix dell'audio del commento. È probabilmente un semplice disturbo di trasmissione dell'audio del commentatore.

Altrettanto importante: le “fiamme” che si notano sempre a 1:11 circa non sono fiamme: sono in realtà condensazione d'umidità atmosferica, prodotta dalla compressione dell'aria dovuta al passaggio del razzo. È un fenomeno frequente nei lanci durante l'accelerazione negli strati bassi dell'atmosfera.

Qui sotto potete vedere un dettaglio della disintegrazione al rallentatore:


Poco dopo Elon Musk ha tweetato che “Il Falcon 9 ha avuto un problema poco prima dello spegnimento del primo stadio. Forniremo maggiori informazioni non appena avremo esaminato i dati”. Brutto modo di festeggiare un compleanno.

Con questo sono ben tre i veicoli di rifornimento per la Stazione che sono andati persi negli ultimi otto mesi (Cygnus, Progress e adesso Dragon). A bordo della Stazione ci sono comunque provviste e risorse sufficienti fino a ottobre anche senza ulteriori lanci di rifornimento, che sono già in scaletta (Progress a luglio, HTV-5 ad agosto).

È decisamente presto per avere dati certi, ma è sicuramente interessante notare il distacco di un frammento molto grande, non si sa se prima o dopo l'inizio della disintegrazione. È possibile che il frammento sia l'intera capsula Dragon: ddettagli e analisi più avanti. Inoltre l'evento anomalo sembra iniziare nella parte superiore (nel secondo stadio o nella capsula Dragon), mentre il primo stadio continua a funzionare, tanto che si vede la fiamma dei suoi motori proseguire per vari secondi.

Incidenti come questo sono un promemoria potente del fatto che il volo spaziale non è mai facile: sembra facile, a volte, grazie al talento e alla metodicità di chi lavora in un settore di tecnologia estrema. C'è poco da fare: quando prendi un enorme serbatoio pieno di kerosene, lo accendi in un'esplosione controllata e gli fai trapassare l'atmosfera a velocità ipersonica, stai portando al limite le prestazioni delle persone e dei veicoli, e i margini di tolleranza sono sempre minimi. Non dimentichiamocelo mai.


17:50 circa (ora italiana). Musk ha tweetato che “C'è stato un evento di sovrapressione nel serbatoio d'ossigeno dello stadio superiore. I dati indicano una causa controintuitiva” e che “Questo è tutto quello che possiamo dire con certezza in questo momento. Avremo più cose da dire dopo un'esauriente analisi dell'albero dei malfunzionamenti”. Tra poco ci dovrebbe essere una conferenza stampa.

Intanto i radar meteo vedono la nube di detriti che lentamente ricadono nell'oceano (anche qui). Non c'è nessun pericolo per la popolazione: è per questi che i lanci avvengono in Florida sulla costa e in direzione dell'oceano. La zona d'oceano di possibile ricaduta era stata evacuata preventivamente da qualunque imbarcazione, come al solito, proprio per gestire questo tipo di eventualità.


20:00 circa. Nella conferenza stampa tenuta presso la NASA alcune ore dopo l'incidente è emerso che la capsula Dragon ha continuato a trasmettere, e a farlo inviando dati normali, dopo la disintegrazione del veicolo e quindi non sembra essere stata la causa dell'anomalia. Il comportamento del primo stadio è stato nominale. Il carico, per quel che si sa, è completamente perduto, compresa una tuta spaziale sostitutiva. È stato ribadito che non ci sono problemi o restrizioni per l'equipaggio della Stazione, che ha provviste in abbondanza per alcuni mesi, e che il 3 luglio è già in programma un altro lancio di rifornimento con un veicolo russo Progress. L'indagine verrà condotta da SpaceX sotto la supervisione della FAA e si presume che richiederà alcuni mesi. Tutti i lanci di SpaceX sono sospesi fino al completamento delle indagini. Non risulta che sia stato azionato il sistema di distruzione d'emergenza: il veicolo si sarebbe disintegrato spontaneamente.


21:30. Analizzando i video che sono stati pubblicati finora, l'evoluzione dell'anomalia sembra per ora essere questa (si tratta, sottolineo, di una mia congettura): in cima al razzo si nota inizialmente uno sbuffo bianco irregolare, che non è la tipica condensazione conica dovuta al volo transonico che si vede di solito, perché a questo punto il veicolo è già supersonico. Potrebbe essere un rilascio non programmato dell'ossigeno liquido contenuto nel secondo stadio.

Dettaglio ingrandito.


Poi lo sbuffo diventa una nube bianca più ampia, che avviluppa il primo stadio mentre i motori del primo stadio sembrano funzionare ancora normalmente. Si notano alcuni frammenti che si staccano dal veicolo e si allontanano rapidamente, ma la nube bianca non aumenta ulteriormente di dimensioni, come se l'ossigeno liquido venisse rilasciato progressivamente invece che in un sol colpo. La nube continua a essere interamente bianca; solo dopo alcuni fotogrammi si nota una fiammata diffusa nella parte frontale della nube.


La fiammata prosegue, mentre i motori del primo stadio continuano a funzionare e il veicolo rimane in assetto e traiettoria stabile. Si staccano altri frammenti. Poi si stacca un frammento che in alcuni fotogrammi sembra avere una sagoma triangolare o trapezoidale e in altri sembra averne una sagoma circolare (ma bisogna fare attenzione agli artefatti di compressione). Queste forme sarebbero compatibili con quelle della capsula Dragon, ma per ora (ripeto) è puramente una mia congettura (che vedo però condivisa da altri in Rete). Potete notare questo frammento nelle tre immagini qui sotto, quasi al centro della nube bianca.




La nube bianca si dirada e si nota a un certo punto che la struttura cilindrica del Falcon è ancora intera e sulla sua estremità anteriore, su un lato, c'è un bagliore, forse una fiamma:


Dettaglio ingrandito.


Soltanto dopo altri fotogrammi la nube bianca si trasforma bruscamente in una palla di fuoco e si espande molto rapidamente, come se ci fosse stata un'esplosione: non si sa, per ora, se è stata una disintegrazione spontanea o se è stato azionato il comando via radio di distruzione del veicolo (aggiornamento: ora si sa che è stato azionato, vedi sotto).



I motori del primo stadio continuano a funzionare ancora per altri fotogrammi, ma poi cedono caoticamente e il veicolo si disintegra in una pioggia di frammenti.


Consiglio di seguire la pagina apposita di Astronautinews.it con gli ultimi aggiornamenti.


2015/06/29 10:15. Elon Musk ha tweetato poco fa che “la causa è ancora ignota dopo molte migliaia di ore-tecnico di riesame. Ora stiamo facendo l'analisi dei dati con un editor esadecimale per recuperare i millisecondi finali”.


2015/06/30 (mattina). Il fotografo Walter Scriptunas ha pubblicato delle magnifiche fotografie del decollo. Alcuni scatti mostrano la frammentazione del Falcon ma non gettano nuova luce sulla sua dinamica o sull'ipotesi di distacco della capsula Dragon.


2015/06/30 15:30. L'aviazione militare degli Stati Uniti ha dichiarato di aver inviato un comando di autodistruzione al Falcon 9, come è prassi in questi casi, per garantire la sicurezza (grazie ad @aborgnino per la segnalazione).
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CNN: allarme, “bandiera dell’ISIS” al Gay Pride di Londra. Ma il drappo mostra sagome di giocattoli sessuali

La CNN ci regala una grande prova di giornalismo. Al Gay Pride di Londra, ieri, la scaltrissima giornalista Lucy Pawle ha segnalato in diretta TV la presenza di una “bandiera dell'ISIS”. Perché un'organizzazione forsennatamente omofoba come l'ISIS di certo sventolerebbe la propria bandiera in una manifestazione dedicata all'orgoglio omosessuale.

Ma soprattutto la Pawle, e con lei tutta la redazione della CNN, non si è resa conto che la bandiera mostrava sagome di giocattoli sessuali in una devastante parodia dei drappi dell'ISIS, come si vede bene in questa foto (vista dalla Pawle).

Anzi, la giornalista della CNN ha detto che è persino andata dalla polizia a segnalarla. Ha notato anche che i “simboli” non erano scritte in arabo e che “sembra che io sia l'unica persona che l'ha notata e nessuno sta facendo domande”. Certo, Lucy, fatti una domanda e datti una risposta: come mai sei l'unica che l'ha notata? Non è che per caso sei tu quella che ha preso un granchio e non tutti gli altri?

Non contenta della cretinata già commessa fin qui, la CNN ne ha fatto una “esclusiva” e ha chiamato addirittura l'analista di sicurezza Peter Bergen per chiedere un commento. Per fortuna Bergen ha notato che il Gay Pride è un evento un tantinello strano dove sventolare una bandiera dell'ISIS. Ma la conduttrice in studio, Suzanne Malveaux, ha rincarato comunque la dose d'isteria chiedendosi se la bandiera indicasse il luogo del prossimo attacco dell'ISIS. La CNN è stata letteralmente colta in fallo dagli internauti, accorsi prontamente in massa a spiegare lo scivolone.


Questo non è giornalismo: questo è terrorismo mediatico, perpetrato da giornalisti così disperatamente affamati di sensazionalismo da aver perso il senso dell'umorismo.

L'episodio è un esempio classico della Sindrome dell'Autostrada Contromano: l'incredibile, sconfinata capacità dell'essere umano di credere di essere l'unico ad avere ragione e che tutti gli altri abbiano torto, diventando cieco ai fatti che gli gridano il contrario, specialmente quando c'è di mezzo qualcosa che conferma i suoi pregiudizi. La Sindrome prende il nome dalla barzelletta classica dell'automobilista rincretinito che s'infila in autostrada contromano e si rivolge indignato ai propri passeggeri terrorizzati dicendo “Ma guarda quanti cretini che stanno andando contromano!”. È un comportamento classico dei complottisti d'ogni sorta. Fa pena vederlo usare dai giornalisti.


Fonti aggiuntive: Hollywood Reporter, Il Post.

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Paolo Nespoli tornerà nello spazio; Stazione Spaziale a 4K spettacolare

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L'astronauta italiano Paolo Nespoli tornerà a visitare la Stazione Spaziale Internazionale nella seconda metà del 2017, partendo probabilmente verso maggio, con la Expedition 52/53: la voce circolava da qualche tempo, ma ora la notizia è ufficiale e pubblicata in dettaglio da Astronautinews.it. Per Paolo sarà la terza visita, dopo quelle del 2007 e del 2010-11 (quella che ci ha regalato, fra l'altro, le fantastiche foto dello Shuttle attraccato alla Stazione).

Troverà sicuramente molti cambiamenti nella Stazione, compresa la possibilità di effettuare riprese video in altissima definizione grazie alle videocamere 4K (UHD) presenti a bordo. La NASA ha già pubblicato alcuni spezzoni di questi video su Youtube e sono di una bellezza mozzafiato, sia per la qualità d'immagine, sia per il contenuto (magnifico il timelapse dello spostamento robotizzato del modulo PMM Leonardo da un punto all'altro della Stazione, senza dover ricorrere a una passeggiata spaziale). Se potete, guardateli a tutto schermo, al buio, su un monitor che regga la loro risoluzione originale. Non ve ne pentirete.

Se la vostra connessione a Internet non regge uno streaming 4K, potete scaricare i video rispettivamente qui e qui dall'Internet Archive. Buona visione.





Anche se non sono in formato 4K, segnalo dall'Internet Archive anche questi incantevoli video HD di passeggiate spaziali, realizzati con le videocamere GoPro montate sulle tute o agganciate temporaneamente alla Stazione (attenzione, alcuni sono piuttosto grandi):

– EVA russa del 27 dicembre 2013 (prima parte, 1,4 GB; seconda parte, 862 MB)
– EVA statunitense del 27 ottobre 2014, ripresa dai russi (prima parte, 3,7 GB; seconda parte, 1,5 GB; terza parte,  526 MB)
– EVA del 27 febbraio 2015 (20 GB)
– EVA del 2 marzo 2015 (15 GB)

I rumori che si sentono in questi video sono quelli trasmessi attraverso le tute o attraverso la struttura della Stazione.
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Podcast del Disinformatico del 2015/06/26

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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Antibufala: piramidi non solo su Marte, ma anche su Cerere!

Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA
Per non essere da meno di Marte, anche Cerere ha la propria “piramide”: la vedete qui accanto in un dettaglio dell'immagine PIA19574 scattata dalla sonda Dawn a 4400 chilometri di distanza dal pianeta nano il 6 giugno scorso.

Ci vuole un bel po' di fantasia per chiamarla piramide, dato che non ha spigoli netti ed è semplicemente una montagna arrotondata, ma questo è il termine che ha usato proprio la NASA, che più precisamente ha scritto “a forma di piramide”: non dice che è una piramide, ma semplicemente che è una montagna che richiama la forma di una piramide. Repubblica saggiamente ne parla senza lasciarsi andare a sensazionalismi (confondendo però buchi con picchi).

Lasciando da parte le fantasie egizio-cosmiche, la montagna di Cerere è davvero notevole: è alta circa 5 chilometri e quindi sarebbe ragguardevole anche su un pianeta di dimensioni normali come per esempio la Terra, che ha un diametro di circa 12.700 chilometri. Su un corpo celeste piccolo come Cerere (950 km di diametro) diventa un colosso imponente. Nulla di sorprendente per gli addetti ai lavori, che sanno che Cerere ha molti segni di attività geologica nel passato e forse anche di recente: antichi flussi di lava, frane e strutture collassate.

Fra l'altro, la NASA ha creato questa bella animazione tridimensionale di Cerere (Youtube; NASA), basata sulle immagini e sui dati altimetrici. Le altezze dei rilievi sono state raddoppiate per chiarezza e lo sfondo stellato è aggiunto.

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Antibufala: trovata una piramide su Marte!

Siamo alle solite: una foto da Marte mostra una roccia a forma di piramide e subito tutti corrono a parlare di alieni e di antiche civiltà marziane. Lo fa per esempio Huffington Post italiano (Una piramide su Marte nelle foto Nasa: “È la prova che un'antica civiltà ha vissuto sul pianeta”), al quale tiene compagnia anche il Mirror britannico.

Tutto parte dalla segnalazione video di un semplice utente, che si fa chiamare Paranormal Crucible (“crogiuolo del paranormale”), secondo il quale l'oggetto avrebbe le dimensioni di un'automobile e sarebbe la punta di una struttura sepolta ben più grande.

Come faccia costui a saperne le dimensioni, visto che non c'è indicazione di scala, e come faccia a dire che sotto la superficie di Marte c'è il resto della piramide, non è noto. Perché poi i marziani dovrebbero aver costruito proprio delle piramidi, fra tutte le forme possibili, non si capisce.

C'è poi il dettaglio che la “piramide” è inclinata a circa 45 gradi e quindi lo dovrebbe essere anche qualunque ipotetica struttura sottostante, e quindi bisognerebbe chiedersi perché mai gli alieni dovrebbero non solo costruire proprio piramidi, ma proprio piramidi storte, ma pazienza.

La foto, comunque, in sé è autentica e la “piramide” non è stata aggiunta con il fotoritocco: l'immagine è infatti disponibile presso Nasa.gov ed è scaricabile in alta risoluzione (la potete vedere qui sotto). Risulta scattata il 7 maggio scorso alle 23:22:33 UTC con la fotocamera destra dell'apparato Mastcam della sonda Curiosity.


Altre foto della stessa zona mostrano parecchie altre rocce spigolose, per cui la spiegazione più semplice è che si tratti di una di queste rocce squadrate che per puro caso mostra alla fotocamera uno spigolo e due facce e questo crea l'illusione di una piramide (non sappiamo come sia l'altro lato, fra l'altro).

Come giustamente dice Jim Bell, professore di scienza planetaria presso la Arizona State University e membro della squadra che coordina i veicoli della NASA che esplorano Marte, capita spesso che nelle foto di Marte vengano riconosciuti oggetti familiari. “L'occhio umano è bravo a riconoscere forme familiari o fattezze umane negli oggetti disposti a caso” ha dichiarato a USA Today, sottolineando che la struttura piramidale è simile alle superfici spigolose delle rocce vulcaniche che troviamo sulla Terra per esempio alle Hawaii o in Islanda.

Falso allarme anche stavolta, insomma, ma Bell incoraggia gli appassionati a continuare a sfogliare le tantissime foto che arrivano dalla superficie di Marte: non si sa mai che possano, una volta o l'altra, trovare per esempio un fossile vero.
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Gmail ora permette di richiamare una mail spedita. Per 30 secondi

Avete mai spedito una mail di cui vi siete poi pentiti, per esempio perché vi siete accorti che avevate indirizzato delle confidenze alla persona sbagliata oppure perché l'avevate scritta con troppa aggressività?

Capita un po' a tutti: secondo un sondaggio, ben il 78% degli utenti interpellati (professionisti del marketing, quindi gente abituata a comunicare per lavoro) ha ammesso di aver mandato una mail sbagliata a qualcuno o di aver incluso per errore qualcuno nell'elenco dei destinatari.

Certo, Microsoft Outlook offre da tempo l'opzione di richiamare una mail, ma di solito ha soltanto l'effetto d'incuriosire il destinatario e di attirare attenzione sullo sbaglio. Invece Google ora offre una piccola rete di sicurezza: l'annullamento dei messaggi inviati. In realtà quest'opzione è disponibile da sei anni, ma soltanto a livello sperimentale, ed è diventata ufficiale soltanto in questi giorni.

Le istruzioni per attivare quest'opzione (normalmente disattivata), però, non mettono forse sufficientemente in chiaro che si tratta in realtà di un invio differito, nonostante il titolo delle istruzioni sia “Annullamento dell'invio di posta”: in sostanza, il messaggio non viene realmente spedito per alcuni secondi (fino a 30). Il tempo per ravvedersi, insomma, è comunque poco, ma è meglio di niente.
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Informatichicche: l’immagine predefinita in Outlook 2010 è la foto segnaletica di Bill Gates

C'era un tempo quando nascondere chicche all'interno dei prodotti informatici (software e anche hardware) era una sana e robusta tradizione: si chiamavano easter egg, “uova di Pasqua”, ed erano un po' ovunque, come testimonia questo elenco enorme ma parziale. C'era, per esempio, il gioco nascosto nell'iPod del 2001.

Poi molte società che producono software hanno messo il veto: ogni chicca era un potenziale appiglio per difetti e vulnerabilità. E così la venerabile usanza – insieme con il marketing virale generato dalla caccia alle chicche nei nuovi prodotti – si è sostanzialmente persa.

Ma ce n'è una relativamente recente e molto particolare in Microsoft Outlook 2010: l'icona predefinita dei contatti. Avete presente quella sagoma generica che compare nella rubrica dei contatti se non associate una foto a una voce della rubrica? Quella.

Non è una sagoma a caso. Come ha segnalato Ken Fisher di Ars Technica, quella silhouette è tratta da una foto di Bill Gates, ex boss supremo di Microsoft.

E non è una foto qualunque: è la foto segnaletica fatta a Gates dalla polizia del New Mexico, ad Albuquerque, nel lontano 1977, quando il ricchissimo filantropo di oggi, all'epoca ventiduenne, fu arrestato per una violazione del codice della strada.

La chicca è sfuggita ai controllori di Microsoft o è intenzionale? Difficile da dirsi, anche perché Gates stesso ha usato una versione ritagliata della propria foto segnaletica in uno spot televisivo di Microsoft del 2008.
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Se il braccialetto digitale di fitness fa la spia

I dispositivi digitali che usiamo raccolgono informazioni su di noi in mille maniere, molte delle quali sono talmente discrete che non ci facciamo caso. O meglio, non ci facciamo caso, e ci sembrano comunque raccolte innocue, fino al momento in cui si ritorcono contro di noi.

Lo sa bene, per esempio, la signora Jeannine M. Risley, che a Lancaster, in Pennsylvania, ha denunciato alla polizia di essere stata violentata da un intruso, che l'aveva aggredita di notte mentre lei dormiva nella stanza degli ospiti del proprio datore di lavoro il 10 marzo scorso.

Gli inquirenti si sono insospettiti quando hanno notato che nella neve che circondava l'abitazione non c'erano impronte e in casa non c'erano segni d'intrusione. Ma la signora è stata inchiodata definitivamente dal proprio braccialetto digitale di fitness, che secondo la donna era andato perso nella colluttazione e invece è stato ritrovato in un corridoio: gli inquirenti hanno scaricato dal braccialetto il registro delle attività e hanno scoperto che all'ora della presunta aggressione nel sonno la signora Risley era in realtà sveglia e anzi aveva camminato tutta la notte.

Un possibile movente per la menzogna è il suo recente licenziamento, del quale era stata preavvisata pochi giorni prima; ora la Riley si trova accusata di falsa denuncia e simulazione di reato.


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Adobe Flash, aggiornamento d’emergenza

Adobe ha rilasciato un ennesimo aggiornamento di sicurezza per Adobe Flash che risolve un difetto che consente agli aggressori di prendere il controllo dei computer Windows, OS X e Linux. Secondo Flash Tester è il dodicesimo dall'inizio dell'anno.

La falla viene già sfruttata dai criminali informatici e quindi se usate Flash non è il caso di rinviare l'installazione dell'aggiornamento.

Come consueto, per sapere se state usando la versione più aggiornata di Flash, visitate la pagina apposita di Adobe con ciascuno dei browser che usate. La versione attuale è la 18.0.0.194, sia per Windows, sia per Mac OS; lo è anche per Linux, a meno che usiate Firefox, nel qual caso è la 11.2.202.468. Per gli utenti di Google Chrome e Internet Explorer l'aggiornamento è automatico; chi ha bisogno di scaricarlo e installarlo manualmente deve andare a questo indirizzo di Adobe.

Come al solito, diffidate degli avvisi che compaiono sullo schermo: possono essere falsi e possono portarvi a siti che fingono di essere quello ufficiale di Adobe e vi convincono a installare un finto aggiornamento che in realtà infetta il computer.

Come ulteriore misura di prudenza, potreste decidere di disinstallare Flash oppure di limitarne l'attivazione automatica, come descritto in questo articolo.


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Dalle “scie chimiche” al riscaldamento globale: come distinguere fra bufale e informazione, il 22 giugno a Porcia (Pordenone)

Come si fa a distinguere un falso allarme pseudoscientifico da un problema scientifico reale? Quali dei tanti allarmi quotidiani che ci arrivano dai media meritano interesse e tempo, e quali invece sono fuffa che distrae? Ci sono criteri e tecniche che permettono di fare questa distinzione anche senza essere superesperti (anche se ovviamente essere esperti nel settore aiuta parecchio): se vi va di conoscerle in modo sereno e discorsivo, venite il 22 giugno alle 20.15 all'auditorium R. Diemoz, in via delle Risorgive 3, a Porcia (PN).

Lì troverete il sottoscritto e soprattutto il fisico, astronomo e consulente scientifico Gianni Comoretto, per una conferenza divulgativa intitolata “Ci stanno avvelenando? Facciamo chiarezza”.

Partiremo da esempi ed argomenti abbastanza noti e discussi in Rete, come le “scie chimiche”, gli OGM, il riscaldamento globale, i vaccini, i campi elettromagnetici, per proporre analisi, spunti e riflessioni sul fenomeno dilagante della disinformazione, sia su Internet sia sui giornali e in TV.

L’ingresso è libero e gratuito e la serata è organizzata e presentata dal coordinamento pordenonese del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) e patrocinata dal Comune di Porcia. Per informazioni potete scrivere a cicap.pn{chiocciola)gmail.com oppure telefonare al numero 328-6589.175.


2016/06/22 13:45. Mi sono state segnalate le minacce pubbliche del Presidio Stop Modificazione Climatica: “CI VEDIAMO QUESTA SERA IN PRESIDIO ALLE 20 PER ANDARE A ROVINARGLI LA CONFERENZA A QUEI FASULLI PAGATI DAI POLITICI PARASSITI... SARÀ UN PIACERE!!!.. ALTRO SBIANCAMENTO!! Siamo già in 6, vi aspettiamo numerosi per darci una mano nel combattere il sistema!!!”


Un magnifico esempio di democrazia e dialogo civile. Invece di portare prove delle loro idee, portano intimidazioni e non capiscono che con quest'arroganza non fanno altro che mostrare al pubblico che hanno paura delle idee altrui e che chi usa la violenza per imporre le proprie idee ha già perso in partenza qualunque dibattito. Metto subito in chiaro che il dibattito civile con chiunque è ben accetto, ma che qualunque prepotente verrà accompagnato serenamente alla porta.
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Podcast del Disinformatico del 2015/06/19

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di ieri del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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LastPass attaccata, meglio cambiare le proprie password

Conservare le proprie password in un'unica applicazione che le gestisca e le ricordi per noi sembra una buona idea, ed è sicuramente meno pericoloso che usare la stessa password dappertutto come fanno in tanti, ma ha dei limiti. Lo hanno scoperto gli utenti di LastPass, un servizio di custodia password basato su tecnologia cloud, che è stato violato pochi giorni fa.

LastPass ha annunciato infatti che sono stati trafugati indirizzi di mail, promemoria di password, codici di autenticazione e altri dati degli utenti, ma gli archivi cifrati dei clienti non sembrano essere stati aperti.

Non c'è da farsi prendere dal panico se si usa LastPass, ma c'è un possibile rischio se la propria master password è debole (è costituita da una sola parola o da una sequenza di caratteri usata altrove come password); comunque è opportuno cambiarla e cambiare anche le password presso gli altri siti gestiti tramite LastPass.

Il problema principale, in questo momento, è che il sito di LastPass è sovraccarico di richieste di accesso proprio per aggiornare questi dati. In attesa di riuscirci, vale la pena di porsi una domanda: è davvero una buona idea dipendere dai computer di qualcun altro per la propria sicurezza? Ben vengano le applicazioni di gestione delle password, ma è meglio usarne una che consenta la gestione locale, magari su una penna USB chiusa dentro un cassetto e comunque protetta dalla master password.


Fonti aggiuntive: ZDNet.
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A cosa serve prenotare Windows 10?

Un ascoltatore del Disinformatico radiofonico, Duilio, chiede lumi su un avviso che gli è comparso sul PC dotato di Windows 7 e che lo invita a prenotare Windows 10. Vale la pena? Che succede se non ci si prenota? E passando a Windows 10 ci potrebbero essere applicazioni che causano problemi?

Premesso che bisogna fare attenzione agli inviti fraudolenti che accompagnano sempre queste campagne promozionali, è vero che Microsoft ha iniziato a inviare questo genere di inviti agli utenti che hanno un PC dotato di Windows 7, Windows 8 e Windows 8.1. La prenotazione è gratuita e senza impegno: serve semplicemente per verificare se il computer ha i requisiti tecnici di compatibilità adatti per Windows 10 e per scaricare automaticamente questa nuova versione di Windows quando sarà resa disponibile, a fine luglio.

Tutti i dettagli dell'iniziativa di Microsoft, che ha un chiaro scopo promozionale per creare sin da subito un buon numero di utenti “convertiti”, sono disponibili qui sul sito dell'azienda; viene chiarito che l'offerta di Windows 10 gratuito è limitata nel tempo, per cui vale la pena prenotarsi se il computer è compatibile. Non prenotarsi non ha particolari conseguenze: semplicemente bisogna ricordarsi di provvedere manualmente se si è interessati a Windows 10.

In quanto a problemi con applicazioni, è purtroppo quasi inevitabile che ci sia qualche applicazione che funziona sotto Windows 7/8/8.1 e che non funzionerà sotto Windows 10: è tipico di tutti i sistemi operativi, anche se Microsoft farà, come consueto, di tutto per offrire la massima compatibilità. Conviene quindi fare dei test prima di migrare definitivamente, oppure confidare nella produzione di una versione aggiornata e compatibile dell'applicazione incompatibile.
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Antibufala: annunciato il primo film per adulti girato nello spazio

Moltissime testate hanno pubblicato la notizia secondo la quale un noto sito a luci rosse avrebbe intenzione di avviare una raccolta di fondi per girare un film per adulti nello spazio.

Si tratterebbe di una prima assoluta e di un “esperimento per comprendere come funzionano i rapporti” in assenza di peso, ma purtroppo le testate giornalistiche hanno abboccato all'ennesima trovata di marketing virale.

Infatti basta guardare l'esiguità della cifra da raccogliere (3,4 milioni di dollari) per rendersi conto che è assolutamente insufficiente a finanziare una vera missione spaziale, considerato che oggi portare un singolo astronauta nello spazio costa 60 milioni di dollari (tramite Roscosmos, l'ente spaziale russo che in questo momento è l'unico dotato di veicoli abilitati al trasporto in orbita di equipaggi) e che qui si tratterebbe di portare due attori più i tecnici di ripresa. Per non parlare del fatto che non c'è nessun accordo, nemmeno preliminare, fra il sito in questione e l'agenzia spaziale russa o altri operatori che nei prossimi anni offriranno voli spaziali orbitali o suborbitali con equipaggi.

Nonostante l'assurdità piuttosto evidente del progetto, parecchie persone hanno aderito alla raccolta di fondi, fatta tramite Indiegogo: al momento in cui scrivo sono stati raccolti circa 52.000 dollari da parte di 1163 partecipanti. Cinque di loro hanno scucito ben 500 dollari ciascuno. Va notato che la raccolta usa il modello del fixed funding, per cui se non viene raggiunta la cifra richiesta i soldi vengono restituiti ai finanziatori.

Insomma, gli ingredienti di un'astuta trovata pubblicitaria a costo zero ci sono tutti. Peccato che molti giornali abbiano abboccato all'amo, regalando promozione gratuita al sito a luci rosse. Per chi volesse invece approfondire seriamente la questione delle attività intime nello spazio, consiglio il libro Bonk di Mary Roach, che ha intervistato medici, specialisti e astronauti sull'argomento: vi farà passare ogni appetito di questo genere.
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App nell’App Store rubano le password. Sono demo dei ricercatori, ma la falla è seria

Varie app rubapassword sono state inserite con successo nel controllatissimo App Store di Apple: se installate sul dispositivo della vittima, erano capaci di estrarne le password di iCloud, Mail, Gmail, Faceboook, Twitter, Evernote, Google Chrome e anche le password custodite da app di protezione come 1Password.

Ma niente panico: l'incursione è stata fatta a fin di bene da alcuni ricercatori di sicurezza. della Indiana University, dell'Università di Pechino e del Georgia Institute of Technology.

La falla nei sistemi di protezione di Apple esiste da oltre sei mesi e non è ancora stata sistemata: i ricercatori l'hanno discussa privatamente con Apple, come è consuetudine in questi casi, e poi di fronte alla lentezza dell'azienda nel prendere contromisure l'hanno pubblicata (anche in un video) insieme a un software che esamina le app per sapere se sono protette contro questa falla.

La dimostrazione è un grande successo per i ricercatori, dato che il modello di sicurezza di Apple ha resistito per anni a questo genere di tentativo, ma pone una domanda di fondo: se ci sono riusciti i ricercatori, possono esserci riusciti anche i criminali informatici? In attesa che Apple rimedi al problema, il consiglio di prudenza è di installare dall'App Store soltanto app strettamente necessarie e di indubbia reputazione: cosa che andrebbe fatta sempre e comunque.


Fonti aggiuntive: Ars Technica, InfoSecurity Magazine, Intego.
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Antibufala: il governo russo mette in dubbio gli sbarchi sulla Luna? No

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

I complottisti esultano: Vladimir Markin, portavoce del Comitato d'Inchiesta della Federazione Russa (organo principale d'inchiesta del paese), ha dichiarato in un'intervista sul quotidiano Izvestia che è necessario avviare un'indagine sugli sbarchi americani sulla Luna.

Ma l'esultanza dura ben poco: infatti se ci si ferma ai titoli delle notizie, l'annuncio è esplosivo, ma andando a leggere la dichiarazione completa di Markin emerge una frase che sgonfia subito gli entusiasmi di chi crede alle fantasie di complotto: “Non stiamo affermando che non hanno volato e che hanno soltanto girato un film.”

Markin, infatti, sta criticando gli Stati Uniti per tutt'altre ragioni (in particolare per le indagini sulla corruzione in campo sportivo che hanno gettato dubbi sull'assegnazione alla Russia del campionato mondiale di calcio 2018) e il suo commento non mette in dubbio la realtà degli sbarchi, ma afferma che ci sarebbe da indagare sulla scomparsa delle riprese effettuate dagli astronauti sulla Luna e delle rocce lunari raccolte.

Questa è la frase originale di Markin:

А еще можно помочь провести международное расследование, куда пропала кинопленка, снятая астронавтами на Луне, или где спрятаны и более никому не показаны 400 кг лунного грунта. Нет, мы вовсе не утверждаем, что они не летали, а только сняли кино. Но все эти научные или, может, культурные артефакты — достояние человечества, и их бесследная пропажа — наша общая потеря. А расследование покажет.

E questa è la traduzione spiccia fatta incrociando quella del Moscow Times con varie versioni che me ne sono arrivate dai lettori (segnalatemi eventuali errori o migliorie):

Inoltre si potrebbe aiutare a condurre un'indagine internazionale su dov'è sparita la pellicola cinematografica girata dagli astronauti sulla Luna oppure su dove siano nascosti e non mostrati a nessuno i 400 kg di suolo lunare. No, non stiamo affermando che non hanno volato e che hanno soltanto girato un film. Però tutti questi reperti scientifici, o forse culturali, sono patrimonio dell'umanità e il loro smarrimento senza tracce è la nostra perdita comune. Un'indagine scoprirebbe [quello che è successo].

Anche se probabilmente le parole di Markin sono semplicemente una provocazione politica, un'indagine russa sarebbe più che benvenuta, ma potrebbe risultare molto breve: infatti si sa già che le registrazioni video originali delle missioni lunari sono andate perse per complesse ragioni tecniche (ma ne esistono copie integrali di seconda generazione, fatte durante la trasmissione in diretta dalla Luna), mentre gli originali delle riprese fotografiche e cinematografiche fatte sulla Luna sono ancora ben conservati nel Building 8 del Johnson Space Center, a Houston.

A chi volesse saperne di più sulla questione dei nastri perduti e sui formati video e le tecniche di registrazione fuori standard che portarono alla perdita delle registrazioni originali, consiglio la lettura del libro Live TV from the Moon, di questa mia sintesi della questione, della pagina 148 del mio libro Luna? Sì, ci siamo andati!, delle pagine apposite della stazione australiana di Honeysuckle Creek che ricevette i segnali dalla Luna, e la visione del DVD/BluRay Live from the Moon.

Anche la ricerca dei campioni lunari che secondo Markin sarebbero scomparsi senza traccia non dovrebbe essere difficile: la maggior parte è infatti conservata sempre a Houston, come ho potuto constatare di persona di recente, e il resto è nei laboratori di geologia di vari paesi e nei musei del mondo, dato che alcuni campioni furono donati ai governi. Alcune rocce lunari sono effettivamente andate smarrite per vicissitudini politiche e in alcuni casi per semplice furto, ma si tratta di una frazione relativamente modesta.

Sarebbe invece molto interessante sapere cosa c'è negli archivi russi a proposito dello sbarco sulla Luna americano: l'allora Unione Sovietica, infatti, aveva la tecnologia necessaria per intercettare e registrare le comunicazioni e la telemetria degli astronauti lunari e verificarne l'autenticità. Chissà che la provocazione di Vladimir Markin non faccia riemergere qualche chicca.


Fonti aggiuntive: Jalopnik, WiredGizmodo, The Independent, NewsweekLa Stampa.
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Candidiamo Avamposto42 per i Macchianera Italian Awards 2015?

Credit: Riccardo Rossi
A settembre si terrà l'appuntamento annuale con i Macchianera Italian Awards (MIA), il più importante riconoscimento del web italiano ai migliori protagonisti della rete, le cui premiazioni si svolgono nel corso della Festa della Rete a Rimini (11-13 settembre).

Ho un suggerimento di voto da proporvi: Avamposto 42, il sito ufficiale della missione Futura di Samantha Cristoforetti sulla Stazione Spaziale Internazionale, che ha saputo raccontare in modo vivace, informale, originale e interessante la prima avventura nello spazio di Astrosamantha. Non è un voto soltanto per Sam, ma per tutta la squadra di persone che ha creato, gestito e arricchito il sito in questi sette mesi: sarebbe bello che il loro lavoro dietro le quinte per comunicare e divulgare la scienza e la ricerca nello spazio venisse riconosciuto.

Se l'idea v'ispira, votate per http://avamposto42.esa.int nella categoria 26, Miglior Sito Educational, seguendo le istruzioni sul sito dei MIA, entro il 23 agosto 2015. Potete anche usare la scheda che trovate qui sotto.

L'idea è un'iniziativa di Scientificast (primo podcast scientifico italiano, blog tra i più seguiti in Italia, e associazione culturale per la divulgazione scientifica, premio MIA 2014 nella categoria Miglior Radio/Programma/Podcast sul Web) e dell’Associazione Italiana per l’Astronautica e lo Spazio (ISAA), associazione culturale per la divulgazione dell’astronautica e delle scienze collegate, che realizza fra l'altro AstronautiCAST (il primo podcast italiano sulle tematiche spaziali) e il sito di notizie AstronautiNEWS.


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11/9, oggi l’Università di Teramo ospita un complottista da un milione di euro

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale con il contributo di @roccapi.

Oggi (16 giugno) alle 10.30 l'Università di Teramo ospiterà in videoconferenza Thierry Meyssan, l'autore di L'Effroyable Imposture, un libro di tesi alternative sugli attentati dell'11 settembre 2001. L'incontro avviene nell'ambito del Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente, a cura di Claudio Moffa.

Vi consiglio di andare a sentirlo e di fargli tante domande, perché Meyssan è un personaggio interessante: è uno che ha incassato un milione di euro scrivendo un libro pieno di idiozie. Non lo dico per partito preso: sono idiozie dimostrabili.

Per esempio, a pagina 18 dell'edizione originale di L'Effroyable Imposture, Meyssan “dimostra” che il Pentagono non può essere stato colpito da un aereo perché, dice lui, “scendendo di quota il carrello esce automaticamente” ma nel prato del Pentagono non se ne vedono i segni.

Chiedetegli cortesemente chi gliel'ha detto, perché è una cazzata monumentale, come vi può confermare qualunque pilota. È come dire che quando una Fiat Panda rallenta, si aprono da sole le portiere. Eppure con bestialità di questo genere Meyssan “dimostra” le proprie tesi di complotto e viene persino invitato a parlarne in università.

Meyssan è quello che prende le parole del giornalista e testimone oculare Mike Walter e le taglia per fargli dire che il Pentagono è stato colpito da un missile Cruise. La frase completa di Walter è invece questa: “Ho visto un aereo, un jet, della American Airlines... si è tuffato e ha colpito un lampione. Poco dopo si è schiantato contro il Pentagono. Le ali sono collassate, ho udito l'esplosione e poi ho visto la palla di fuoco. Chi lo pilotava sapeva cosa stava facendo. Si è comportato come un missile Cruise." Il riferimento al Cruise è un semplice paragone, insomma.

Meyssan è quello di Asile.org, un sito che nel 2002 pubblicò foto dello squarcio nel Pentagono scegliendo guarda caso quelle nelle quali lo squarcio era coperto dai getti degli idranti:



Stranamente non pubblicò questa, che mostra la stessa zona, sempre prima del crollo della facciata:



Meyssan è anche quello che s'inventò un misterioso incendio sviluppatosi in un edificio vicino alla Casa Bianca l'11 settembre e poi censurato dalla stampa, senza rendersi conto che era semplicemente l'incendio al Pentagono visto da lontano, dietro l'edificio.

Un'altra perla: nel libro Pentagate, Meyssan dice che chiaramente qualcuno sapeva in anticipo degli attacchi perché prima dell'11 settembre 2001 era già stato registrato il dominio wtc2001.com. Peccato che il dominio appartenesse ai campionati mondiali di bicicletta su pista (World Track Championships). Non ridete. Questo è il suo livello d'indagine.

Se volete leggere tutte le altre idiozie conclamate scritte da Thierry Meyssan, date un'occhiata qui e qui. E considerate che questo signore ha incassato, scrivendo queste panzane, circa un milione di euro, secondo i dati del canale televisivo britannico Channel Four che lo sbugiardava già oltre dieci anni fa.

Andate a sentirlo, se siete da quelle parti, e chiedetegli conto di queste dimostrazioni di totale incompetenza. E chiedete al coordinatore del master, Claudio Moffa, di spiegare perché mai porta in università un incompetente di questo calibro. Sarà perché Moffa è un negazionista dell'Olocausto e fra incompetenti e complottisti ci si aiuta? Fategli queste domande.
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Prima conferenza stampa di Sam Cristoforetti dopo il ritorno a Terra



La prima doccia dopo sette mesi l'ha fatta in Scozia e da seduta, perché dopo così tanto tempo in assenza di peso il corpo deve riabituarsi a gestire l'equilibrio e stare in piedi è un'impresa per cui ora le sembra di essere un macigno in bilico su due steccolini; l'impatto all'atterraggio è meno violento di quello che le avevano detto; i mille modi di dormire nello spazio; l'isolamento mediatico vissuto sulla Stazione; le abitudini prese nello spazio, come quella di lasciare a mezz'aria le cose, restano a lungo anche dopo il rientro; e molto altro nella prima conferenza stampa di Samantha Cristoforetti dopo il rientro sulla Terra.
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Ancora foto e video del rientro di Sam Cristoforetti e dei suoi compagni

Le foto seguenti a bassa risoluzione sono tratte da questo ricco album di Flickr, dove trovate gli originali ad altissima risoluzione.





Un altro bell'album di foto è qui su Flickr grazie all'ESA.



Altre foto sono in questa serie pubblicata dal Corriere.

Video: qualcuno sa tradurre cosa dice Sam nel quarto video, quello della cerimonia di benvenuto all'aeroporto di Karaganda?











Intanto Sam e Terry sono arrivati a Houston:

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Podcast del Disinformatico del 2015/06/12

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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Non lasciate incustodito il vostro smartphone e non prestatelo, specialmente se usate WhatsApp

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Tenere d'occhio lo smartphone è una raccomandazione ovvia, eppure capita spesso di vedere utenti che disinvoltamente lo prestano ad amici o semplici conoscenti per permettere loro di mandare un messaggio sui social oppure lo lasciano addirittura incustodito confidando nel blocco dello schermo. Ma c'è una tecnica che consente di usare quei pochi istanti di distrazione per rubare un account WhatsApp, secondo The Hacker News.

Tutto quel che serve è sapere il numero di telefonino della vittima e avere accesso al suo smartphone (non importa se iPhone, Android o Windows Phone), anche se è bloccato. Non è una vulnerabilità di WhatsApp: è una caratteristica del funzionamento del suo sistema di gestione degli account.

In sintesi, l'aggressore crea su un telefonino nuovo un account WhatsApp usando il numero di telefono della vittima. Durante il processo di creazione dell'account, WhatsApp chiama il telefonino della vittima e fornisce un PIN che serve per autenticare l'account; all'aggressore basta rispondere alla chiamata e memorizzarne il PIN. Tutto qui.

L'unico rimedio pratico è non lasciare mai incustodito il proprio smartphone. Come capita spesso in informatica, se l'aggressore ottiene un accesso fisico, non c'è software che tenga.
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GTA V, occhio alle mod rubapassword

Vi piacciono le mod di Grand Theft Auto V, ossia i software da installare per modificare o estendere questo videogioco per adulti molto popolare? Attenzione a quali mod scaricate: c'è infatti chi sfrutta la passione dei giocatori per disseminare infezioni.

La segnalazione arriva da una società di sicurezza, Malwarebytes, in seguito agli allarmi pubblicati dagli utenti su Reddit e nei forum ufficiali di GTA. Sono particolarmente a rischio le mod intitolate No-Clip e Angry Planes, che sfuggono agli antivirus di base. Secondo un'analisi del malware in circolazione, dentro le mod infette c'è di tutto: un modulo che manda spam, uno che ruba gli account nei social network e uno che registra tutto quello che viene digitato sulla tastiera.

La raccomandazione ai giocatori è di scaricare soltanto le mod provenienti da fonti di buona reputazione e comunque di sottoporre qualunque mod, anche la più fidata, a una scansione preventiva (prima di installarla) con un buon antivirus aggiornato.
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Foto di celebrità trafugate da iCloud, l’indagine identifica un sospettato dilettante

A settembre scorso erano finite in Rete moltissime foto intime di celebrità soprattutto statunitensi, sottratte dai loro smartphone. Per gli internauti è ormai storia passata, ma per l'FBI è invece un'indagine ancora in corso, che ha portato ai primi risultati. Il colpevole principale sarebbe un certo Emilio Herrera, titolare dell'indirizzo IP di Chicago dal quale sono stati effettuati ben 3263 tentativi di accesso a 572 account iCloud differenti nel corso di vari mesi.

La segnalazione del comportamento anomalo è giunta agli inquirenti dalla Apple, logicamente insospettita dal fatto che uno stesso indirizzo IP potesse avere così tanti account.

L'intruso scaricava il contenuto dell'account iCloud della vittima usando uno strumento software facilmente acquistabile in Rete e altrettanto facilmente usabile. È forse questo l'aspetto più interessante della vicenda: l'intrusione non è frutto di chissà quali competenze da superinformatici. Un intruso digitale intelligente non sarebbe stato così ingenuo da accedere a tutti quegli account da uno stesso indirizzo IP, men che meno dal proprio.

Un altro trucco molto diffuso e molto efficace rimane il classico phishing: l'invio alla vittima di una mail che simula di provenire dall'assistenza tecnica del cloud e convince la vittima a visitare un sito che imita quello del cloud ma è in realtà gestito dal ladro e chiede di immettere nome utente e password, che così finiscono in mano al criminale.

La prevenzione resta sempre il rimedio più efficace: se non ci sono foto intime da rubare, non c'è intrusione che tenga. E se proprio si sente il bisogno di farsi selfie potenzialmente imbarazzanti, è meglio usare un dispositivo non connesso a Internet, come per esempio una normale fotocamera.
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Chi ha buttato nella spazzatura un rarissimo Apple-1 da 200˙000 dollari?

Credit: Wikipedia
Senza rendersi conto di cosa aveva tra le mani, una signora californiana ha buttato via un computer Apple d'epoca, datato 1976 e prodotto in soli 200 esemplari, e ora il centro di riciclaggio rifiuti dove l'ha gettato la cerca per darle un assegno di 100.000 dollari.

La signora ha portato alla CleanBayArea, la società che gestisce il centro di riciclaggio, una serie di scatole appartenute al marito defunto. In una di queste scatole, sepolto da una matassa di cavi e tastiere, è stato poi rivenuto un Apple-1, il primo computer della Apple, costruito personalmente da Steve Wozniak, cofondatore della Apple con Steve Jobs, in una tiratura limitatissima: 200 pezzi. Per finanziarne la costruzione, Wozniak aveva venduto la propria calcolatrice HP-65 per 500 dollari e Steve Jobs aveva venduto l'unico mezzo di trasporto che aveva, un Microbus della Volkswagen. Il computer era in ottime condizioni.

Per l'epoca, l'Apple-1 era drasticamente innovativo: negli anni Settanta i personal computer venivano venduti come kit da assemblare, mentre l'Apple-1 veniva venduto già montato, anche se spettava comunque agli utenti fornire il contenitore, l'alimentatore, la tastiera e il video. Quest'ultimo, fra l'altro, era semplicemente un televisore standard, per ridurre i costi agli utenti.

La CleanBayArea ha venduto l'Apple-1 per 200.000 dollari a un collezionista e ora cerca la signora per dividere la somma con lei, come è consuetudine della società per tutti gli oggetti portati al centro di riciclaggio e poi rivenduti. Purtroppo, però, la signora non ha lasciato uno scontrino o un indirizzo e gli addetti si ricordano solo il viso e il fatto che aveva un'età apparente fra i 60 e i 70 anni, per cui sono stati fatti annunci tramite i telegiornali nella speranza che la signora venga a sapere dell'inatteso lascito informatico del marito.
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Arriva il bikini connesso antiscottature. Siamo all’Internet delle Cosce

Si avvicina il momento delle vacanze e soprattutto per chi si reca al mare c'è il consueto dramma della scottatura. Ma perché angosciarsi, quando c'è l'Internet delle Cose che viene in nostro soccorso?

Da un'azienda francese arriva la soluzione tecnologica per chi è troppo distratto a chattare sui social per rendersi conto spontaneamente che si sta abbrustolendo: un “bikini connesso”, dotato di un sensore impermeabile di raggi ultravioletti che rileva anche la temperatura e avvisa tramite lo smartphone, tenendo conto del fototipo della pelle dell'utente, quando l'esposizione al sole rischia di essere eccessiva.

Il bikini connesso non è a buon mercato: costa 149 euro, ma per chi vuole risparmiare è disponibile anche l'asciugamano connesso, a soli (si fa per dire) 99 euro. Chi non ha buon senso abbia soldi, insomma.
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Tutti i dettagli del rientro di Samantha Cristoforetti

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “ugo.mor*” e “andrea.rugg*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.


Samantha Cristoforetti ha tweetato poco fa questa bellissima foto di saluto dalla Cupola della Stazione Spaziale Internazionale: oggi rientrerà a Terra insieme allo statunitense Terry Virts e al russo Anton Shkaplerov a bordo di una capsula russa Soyuz.

Se volete seguire il rientro in streaming, avete a disposizione NASA TVESA e AstronautiCAST. Anche la Rai trasmetterà alcune fasi su Rainews24 e Rainews.it. Su Ustream ci sono le comunicazioni radio, che a volte includono l'audio di bordo della Soyuz. Io sto facendo un livetweet su @disinformatico.

Qui sotto trovate la cronologia prevista per il rientro; tutti gli orari sono riferiti all'ora dell'Europa Centrale. Questo articolo verrà aggiornato man mano che si evolve la giornata.

8:55. Saluti dell'equipaggio e chiusura dei portelli fra Soyuz e Stazione (video).


Un ultimo selfie.

Qualche lacrima di commozione è inevitabile.

A zero g le lacrime s'attaccano alle ciglia invece di colare.

Foto di gruppo prima di salutarsi.

Altra foto di gruppo. Il fotografo è Scott Kelly.

Sam abbraccia Gennady Padalka...

...Mikhail Kornienko...

...e Scott Kelly, che restano a bordo della Stazione.

Il portello della Soyuz è chiuso. Sam, Terry e Anton hanno lasciato la Stazione e sono a bordo della Soyuz.

Gennady chiude il portello della Stazione.

Depressurizzazione monitorata del volume fra i due veicoli intanto che Sam, Terry e Anton indossano le sottotute anti-g Kentavr e poi le tute esterne Sokol e chiudono il Modulo Orbitale della Soyuz (che verrà successivamente sganciato; l'equipaggio sta nel Modulo di Rientro).

Schema di una Soyuz. L'equipaggio sta nella parte centrale (Descent Module);
gli altri due moduli vengono sganciati durante la discesa e si disintegrano nell'atmosfera.


Anton, comandante della Soyuz, si siede al centro; Sam sta a sinistra e Terry a destra. Si effettuano gli ultimi controlli di tenuta delle tute e del portello del Modulo di Rientro. La Soyuz inizia a usare l'alimentazione autonoma e i ganci sul modulo Rassvet della Stazione vengono aperti, in modo che la Soyuz sia trattenuta soltanto dai propri ganci. Cinque minuti prima dello sgancio, viene acceso il sistema di attracco e vengono dati gli ultimi comandi prima del distacco.

12:17:30. La Stazione disattiva i motori di manovra della sezione russa per evitare interferenze nell'assetto della Stazione durante lo sgancio; i giroscopi della sezione statunitense entrano in Fine Attitude Hold Mode, ossia tengono perfettamente stabile la Stazione (che è intrinsecamente instabile).

12:18:30. Sequenza di sgancio. La Soyuz inizia ad aprire i propri ganci.

12:20:00. Separazione fisica fra Soyuz e Stazione, prodotta da quattro dispositivi a molla, sopra la Mongolia. La Soyuz si allontana a circa 10 cm al secondo per circa tre minuti, senza usare i motori di manovra.



Video:


12:23:00. La Soyuz è a circa 20 metri dalla Stazione e accende brevemente (per 8 secondi) i motori di manovra per accelerare, poi cambia assetto per prepararsi alla manovra successiva.

La Soyuz con a bordo Sam, Terry e Anton, fotografata
dalla Stazione poco dopo lo sgancio. Credit; Scott Kelly.


12:24:30. Nuova accensione dei motori di manovra per 30 secondi. Le due accensioni consentono alla Stazione di non dover variare il proprio assetto, come invece avveniva spesso in passato, e quindi consentono di risparmiare il propellente di manovra. L'equipaggio compie poi un'orbita e mezza intorno alla Terra, allontanandosi progressivamente dalla Stazione.

14:51:17. A 12 km dalla Stazione viene acceso il motore principale per il rientro. L'accensione dura 4 minuti e 40.3 secondi e produce un delta V (variazione di velocità) di 128 m/s (460 km/h).

14:55:58. Fine dell'accensione di rientro. Quota 412.5 km, velocità 7,24 km/s (circa 26.000 km/h).

Profilo di rientro tipico.


15:09:11. Attraversamento dell'equatore a 399 km di quota. La Stazione e la Soyuz sono separate da circa 200 km.

15:18:22. Separazione del Modulo Orbitale e del Modulo di Servizio dal Modulo di Rientro (che ospita gli astronauti). Quota 140 km, velocità 7,57 km/s (27.250 km/h). Il Modulo di Rientro usa i propri motori di manovra per rivolgere il proprio scudo termico in avanti lungo la direzione di caduta. L'equipaggio chiude i caschi.

15:20:48. Contatto con l'atmosfera sopra il confine fra Iran e Iraq. Quota 100 km, velocità 7,62 km/s (circa 27.400 km/h).

15:22:17. Inizia una serie di manovre per variare la portanza e dirigere il rientro del veicolo per farlo atterrare a 148 km a sud est della cittadina di Dzhezkazgan, in Kazakistan. Quota 80.3 km, 7,62 km/s (circa 27.400 km/h). La Soyuz frena contro l'atmosfera, convertendo la propria velocità in calore, che viene assorbito dallo scudo termico. La compressione dell'atmosfera davanti allo scudo genera un muro d'aria ionizzata che impedisce le comunicazioni radio.


Le squadre di recupero sono già in posizione presso due siti: quello di rientro nominale e quello di rientro balistico (in caso di emergenza), 450 km più indietro lungo la traiettoria normale. Per loro è un orario atipico, perché di solito si atterra di mattina, mentre stavolta si atterra nel tardo pomeriggio.

15:26:56. Picco di decelerazione: 3,9 g. Quota 35,2 km, velocità 2,2 km/s (circa 7920 km/h).

15:28:58. A 10,8 km di quota e 212 m/s (circa 760 km/h) di velocità, apertura dei due paracadute guida. Quando la velocità è scesa a 80 m/s (circa 290 km/h), apertura del paracadute primario, che riduce la velocità a 6,5 m/s (circa 24 km/h). L'equipaggio sgancia lo scudo termico, sfiata il propellente residuo, sgancia le coperture dei finestrini e bilancia la pressione interna con quella esterna.

Credit: NASA/ Bill Ingalls


15:43:18. Accensione dei razzi di frenata un secondo prima dell'impatto al suolo.

Credit: NASA/ Bill Ingalls

15:43:19. Atterraggio in Kazakistan, dove la temperatura è circa 29°C e manca circa un'ora e mezza al tramonto. La capsula, atterrata circa 15 km oltre il centro della zona di atterraggio prevista, viene raggiunta dalle squadre di recupero, che provvedono a estrarre l'equipaggio. Si comincia con il comandante Shkaplerov, perché occupa il sedile centrale, poi tocca a Samantha e infine a Terry.  I tre posano per qualche foto e poi vengono portati in una tenda per i primi esami medici. Fra l'altro, l'astronauta canadese Chris Hadfield segnala che un rappresentante delle rispettive agenzie spaziali deve consegnare i passaporti agli astronauti e cosmonauti.

17:27:00. Tramonto in Kazakistan.

Credit: Bill Ingalls
via Periscope
17:43 circa. Partenza dal sito di atterraggio. Due ore di volo in elicottero fino a Karaganda per una breve cerimonia (immagine qui accanto). Sam e Terry partono poi per andare direttamente a Houston per un periodo di semi-quarantena, allo scopo di proteggerli da infezioni mentre il loro sistema immunitario è depresso a causa della permanenza nello spazio. Anton fa la stessa cosa, ma va al centro di addestramento cosmonauti vicino a Mosca.

Epilogo. L'ANSA riesce a sbagliare la sequenza di uscita degli astronauti, nonostante abbia a disposizione il video dell'uscita e nonostante il fatto che le tute di Sam, Terry e Anton siano dotate di bandiere molto eloquenti. Scrive infatti che “Il comandante della Soyuz, Anton Shkaplerov è stato l'ultimo ad uscire dalla navetta, aiutato dal personale di soccorso, mentre il primo è stato l'americano Terry Virts”. In realtà è successo l'esatto contrario. Bah. Grazie a molgae per la segnalazione.


Fonti aggiuntive: RussianSpaceWeb.