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Oggi è la Giornata del Sysadmin

Fonte: Wikipedia.
L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/07/31 23:35.

Oggi è il Sysadmin Day o più formalmente il System Administrator Appreciation Day: la giornata dedicata al riconoscimento del duro lavoro degli amministratori di sistema (o sysadmin) e di tutte le persone che fanno funzionare i sistemi informatici e consentono agli altri, i comuni mortali denominati utenti, di usarli per lavorare, comunicare e giocare.

La giornata è stata indetta per la prima volta nel 2000 da Ted Kekatos (non a caso un sysadmin), ispirato da una pubblicità nella quale gli utenti coprivano di fiori e cestini di doni il tecnico che aveva installato per loro le stampanti di una nota marca, ed è diventata nel corso degli anni un appuntamento rituale, con tanto di magliette a tema e altre trovate commerciali.

Siate sempre riconoscenti al vostro sysadmin: qualunque cosa facciate con il vostro computer, la potete fare perché lui o lei sistema tutte le magagne, configura i servizi di rete, fa la manutenzione: compiti ingrati e spesso ignorati dagli utenti, che si accorgono dell'esistenza del sysadmin soltanto quando qualcosa non funziona o quando commettono qualche errore.

Siate riconoscenti anche perché il sysadmin è onnipotente: spetta a lui o lei decidere quando e come far funzionare i sistemi informatici che usate.

C'è un sito ufficiale, Sysadminday.com, che invita a portare al sysadmin torte, gelati, pizza, cartoline di ringraziamento, regali vari, palloncini, T-shirt a tema o anche semplicemente qualche parola di gratitudine.

Per avvicinare in modo corretto e non ostile un sysadmin, creatura nota per il suo comportamento scontroso e per il suo modo di comunicare tramite acronimi e vocaboli inglesi anche quando si esprime apparentemente in italiano, tenete presente queste semplici regole semiserie:

– Ai sysadmin piace lavorare 90 ore a settimana; adora risolvere gli inceppamenti della vostra stampante.

– Il sysadmin non ha bisogno di ferie: si alza dalla scrivania per pranzo ed è già contento.

– I sysadmin non sono asociali; sono semplicemente selettivi nella scelta degli amici.

– La scrivania del sysadmin non è in disordine: è organizzata in modo creativo. Il sysadmin trascende la linearità e vede l'ordine nel caos.

– Il sysadmin non vuole essere ringraziato. La sua evidente gioia interiore scaturisce spontanea dalla soddisfazione di fare il proprio lavoro.

– Il sysadmin non va alle feste. Festeggia da solo guardando The IT Crowd, cantando la System Administrator Song e rileggendo BOFH.

– Quando il sysadmin vi chiede se avete provato a spegnere e riaccendere, non vi sta prendendo in giro: la stragrande maggioranza dei problemi informatici si risolve davvero con un bel riavvio che fa piazza pulita.
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14 milioni di utenti sono già passati a Windows 10

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/07/31 16:35.

Stando ai conteggi di Microsoft, sono già 14 milioni gli utenti che hanno installato Windows 10 nelle prime 24 ore di disponibilità del nuovo sistema operativo, che viene reso disponibile in forma scaglionata e gratuita per chi ha già un Windows recente.

La mia mini-recensione di Windows 10 è qui: considerato che Microsoft sta rilasciando moltissimi aggiornamenti per correggere difetti rimasti in Windows 10, confermo il consiglio di aspettare qualche settimana.

A chi sta già installando non mancano i momenti di ilarità: sta facendo sorridere molti un messaggio d'avviso particolarmente enigmatico che si presenta a volte durante l'installazione quando si verifica un problema: la laconica dicitura Something happened, ossia “è successo qualcosa”, che è una nuova sibillina vetta nell'incomunicabilità informatica. Secondo le discussioni in corso su Reddit, il problema si risolve agendo sulle impostazioni di lingua di Windows 10.

Rispondo pubblicamente a una domanda di Lorenzo V., che chiede lumi sulla numerazione delle versioni di Windows, osservando che abbiamo avuto Windows 1, 2, 3, 3.1, 3.11, 3.5 NT, poi NT 4, e fin qui tutto bene; poi è arrivato Windows 2000, che sarebbe la quinta versione, seguito da Windows XP, ossia la sesta; Windows Vista sarebbe la versione numero 7 e quindi Windows 7 sarebbe la versione numero 8.

In realtà Windows adotta una numerazione interna tecnica che è separata dalla denominazione commerciale dei suoi sistemi operativi. I dettagli sono disponibili in questo documento tecnico e in una tabella riassuntiva di Wikipedia, che sintetizzo qui indicando prima il nome commerciale e poi il numero di versione usato internamente.

Windows 10 – NT 10.0

Windows 8.1 – NT 6.3

Windows 8 – NT 6.2

Windows 7 – NT 6.1

Windows Vista – NT 6.0

Windows XP a 64 bit – NT 5.2

Windows XP – 5.1

Windows 2000 – NT 5.0

Windows ME – 4.90

Windows 98, 98 SE – 4.10

Windows NT 4.0 – NT 4.0

Windows 95 – 4.0

Windows NT 3.51 – NT 3.51

Windows NT 3.5 – NT 3.50

Windows per Workgroup – 3.11

Windows 3.1 – 3.10

Windows 3.0 – 3.00

Windows 2.11 – 2.11

Windows 1.04 – 1.04

Windows 1.03 – 1.03

Windows 1.01 – 1.01
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La Terra è di nuovo una biglia blu come quarant’anni fa

Credit: NASA

Nel 1972 c'erano gli uomini di Apollo 17 a scattare una fotografia incredibilmente bella dell'intera Terra vista da 45.000 chilometri, che fu descritta come una blue marble, una fragile biglia blu sospesa nel nulla nero dello spazio. Oggi al posto degli astronauti c'è un nostro emissario robotico: la sonda automatica DSCOVR della NASA, che si trova a circa 1,6 milioni di chilometri dalla Terra. L'immagine che vedete qui sopra ritrae la Terra in colori naturali il 6 luglio scorso. Il link diretto all'immagine ad alta risoluzione (2048x2048) è questo.
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Debutta Windows 10, che fare? Per ora, assolutamente nulla

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni di “robertotos*” e “gianluca.f*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2015/07/30 16:55.

Gratis, Menu Start, Cortana, Edge: queste sono le novità essenziali di Windows 10, ufficialmente disponibile per lo scaricamento da oggi. Ma se non siete affamati di novità a tutti i costi e non amate il rischio, oggi fate qualcos'altro. Lasciate che siano gli altri a farsi male per voi.

Non è una cattiveria nei confronti di Microsoft; è una regola di buon senso che vale per qualunque nuova versione di software. Per quanto sia stata collaudata in laboratorio e dagli utenti che l'hanno scaricata in anteprima, il vero banco di prova è l'installazione di massa in condizioni reali, che fa sempre saltar fuori qualche magagna.

Anche Windows 10 non sfugge a questa regola, come dimostrano i problemi di supporto alle popolari schede grafiche Nvidia o i guai con la sincronizzazione di OneDrive. Ars Technica elenca anche le incoerenze dell'interfaccia (almeno cinque stili differenti di menu, e molto altro) e critica (come fa anche The Register) il limite di 512 voci nel menu Start, per cui chi ha tante applicazioni (e con le suite di oggi, non è un numero implausibile) si trova con la casella di lancio app che non riconosce e non trova tutte le app.

C'è anche Wi-Fi Sense (Sensore Wi-Fi nella versione italiana, già presente sui Windows Phone), la controversa opzione (disattivabile, ma attiva per default) che permette di condividere automaticamente le password delle reti Wi-Fi con tutti coloro che sono nei nostri elenchi di contatti su Outlook.com, Skype o Facebook: d'accordo, la condivisione è cifrata e sono io a scegliere se attivarla la prima volta che mi collego a una specifica rete, ma perché mai dovrei voler offrire automaticamente accesso alle reti Wi-Fi che conosco, e farlo per tutti i miei contatti di Outlook o Skype o Facebook, senza poter scegliere i singoli contatti? E come nota l'esperto Brian Krebs, se affido la password della mia rete Wi-Fi a una persona che ha Wi-Fi Sense attivato (lo è per default), questa persona condividerà automaticamente la mia password con tutti i suoi contatti social, per cui anche i suoi “amici” (per me perfetti sconosciuti) potranno entrare nella mia rete Wi-Fi senza chiedermelo. Questa funzione è un disastro annunciato.


Gratis


Per chi ha già un “dispositivo idoneo” (come lo definisce Microsoft), aggiornarlo a Windows 10 sarà gratuito almeno per il primo anno. L'aggiornamento si scarica dal sito di Microsoft tramite Windows Update (e in molti casi è già stato scaricato automaticamente nei giorni scorsi): spariscono quindi molte delle complicazioni di licenza che frenavano gli utenti forse ancora più del costo delle versioni precedenti di Windows. Spariscono i CD/DVD di aggiornamento, perché Windows 10 si scarica da Internet (anche se sarà disponibile una chiavetta USB); ci sono anche le immagini ISO, che però richiedono una Product Key. La versione per telefonini di Windows 10 sarà disponibile gratuitamente per la maggior parte dei telefonini nei prossimi mesi.

Non è un gesto di disperazione: è deframmentazione del mercato. Del resto anche Apple distribuisce gratuitamente le nuove edizioni dei propri sistemi operativi. Microsoft ha bisogno di semplificare la selva di versioni di Windows ancora in uso. Moltissimi utenti sono rimasti fermi a Windows XP (nato 15 anni fa) o a Vista (che risale al 2008) o a Windows 7 (nato nel 2009) o a Windows 8 o 8.1 (2013-2014). Per esempio, Windows 7 è ancora usato dal 61% dei PC che si collegano a Internet; Windows 8 è fermo al 13%. Gli utenti non si aggiornano e questo costringe Microsoft a supportare troppe versioni dei propri prodotti, tanto che ora XP standard non riceve più aggiornamenti di sicurezza.

Offrire Windows 10 gratuitamente è un forte incentivo alla sua adozione che fa comodo a Microsoft. Un incentivo principalmente psicologico, peraltro, dato che la pirateria di Windows esiste da sempre e comunque la stragrande maggioranza degli utenti pagava Windows in modo impercettibile soltanto quando acquistava un nuovo PC con Windows preinstallato.

Cambia radicalmente anche la strategia degli aggiornamenti di Windows: per la maggior parte degli utenti, Windows 10 installerà le nuove funzioni, gli aggiornamenti di sicurezza e le correzioni dei prodotti Microsoft automaticamente, senza preavviso e senza inviti (che vengono sistematicamente ignorati, creando vulnerabilità puntualmente sfruttate dai criminali informatici). La modalità è simile a quella delle app degli smartphone, che normalmente si aggiornano senza l'intervento dell'utente. Gli utenti professionali e aziendali possono scegliere di disabilitare questo automatismo, in modo da evitare che un aggiornamento causi incompatibilità improvvise con il software o l'hardware di lavoro. Gli aggiornamenti saranno gratuiti per tutta la vita operativa del dispositivo.

I requisiti tecnici non sembrano eccessivi: se il vostro computer, tablet o telefonino supporta Windows 8, funzionerà anche con Windows 10. I PC richiedono almeno 1 gigabyte di RAM e uno schermo con risoluzione minima di 1024 x 600, per cui certi netbook potrebbero risultare incompatibili.

Persiste anche in Windows 10 la giungla delle versioni: ce ne saranno ben sette (Home, Pro, Mobile, Enterprise, Education, Mobile Enterprise e IoT Core), anche se la maggior parte degli utenti ne incontrerà una sola, la Home, sui PC.


Menu Start


L'odiatissima interfaccia a quadrettoni di Windows 8, che ha disorientato milioni di utenti in nome di una presunta semplificazione, viene drasticamente ridimensionata. Il menu Start, che per decenni è stato il punto di partenza sicuro e familiare per tutti gli utenti, con Windows 10 torna al proprio posto, anche se con qualche funzionalità supplementare che all'inizio può distrarre.


Cortana


La risposta di Microsoft a Siri, il popolarissimo assistente vocale di Apple, è considerata potente e flessibile, perlomeno in inglese; la versione italiana avrà probabilmente bisogno di un po' di rodaggio. A differenza di Siri, Cortana offre una personalizzazione minuziosa, a patto che le permettiate di raccogliere informazioni su tutto quello che fate (cronologia di navigazione, archivio di mail, ricerche fatte in Rete, eccetera). Inoltre, invece di nascondere le proprie funzioni di ricerca come faceva Windows 8/8.1, Windows 10 mette una bella casella di ricerca direttamente nel menu Start.


Edge


Il nuovo browser di Microsoft per ora affianca, ma non sostituisce, Internet Explorer. È veloce e leggero, e sui computer dotati di schermo sensibile al tocco permette funzioni “wow” come l'evidenziazione e l'annotazione di una pagina Web semplicemente tracciando con il dito sullo schermo un cerchio intorno al brano che interessa. Come Google Chrome, ha una propria versione integrata di Flash.


Altre chicche da sapere


Windows 10 ha la funzione Continuum: cambia aspetto in base alla configurazione del dispositivo. Per esempio, se avete uno di quei laptop con schermo staccabile, quando c'è attaccata la tastiera si offre con pulsanti e menu piccoli e facilmente cliccabili e quando usate lo schermo da solo propone tasti più grandi, più facili da centrare con le dita. Le app di posta e calendario ora non sono più legate all'uso di servizi Microsoft come Exchange e Outlook.com. Il supporto per DVD o Blu-ray va installato a parte (ricorrendo a VLC, per esempio). Carini i desktop virtuali, ma c'erano già da anni in OS X e Linux. Sarà possibile importare app scritte per Android e iOS.


Che fare?


Aspettare. Non c'è nessuna fretta. Resistete alle lusinghe della pubblicità. Fate un backup in più dei vostri dati e portate il vostro partner a fare qualcosa di romantico, andate al cinema, spendete la giornata a fare beneficenza, restate a letto a dormire. Davvero. È solo una nuova versione di un sistema operativo, non è la cura per il cancro.


Fonti: ZDNet, TechRepublic, Ars Technica.
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Password patetiche nei siti di Polizia e Giustizia italiani: sberleffo alle leggi sulla privacy

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/07/28 20:35.

È stata rivendicata via Twitter alcuni giorni fa una violazione di vari siti collegati alla Polizia e alla Giustizia italiana (immagine qui accanto), accompagnata dalla pubblicazione di database contenenti dati sensibili provenienti dai siti violati: nomi, indirizzi e numeri di telefono di persone delle forze dell'ordine o legate al settore.

Lasciamo stare le ragioni dell'intrusione: già è imbarazzante che abbia avuto successo, ma la vera vergogna è quello che ha messo in luce, ossia la gestione pateticamente inetta della sicurezza.

Come segnala Luigi Rosa su Siamogeek,

Le password sono tutte in chiaro oppure codificate in MD5 senza salt. In un paio di database nel campo password c’è l’hash MD5, uno spazio e poi la password in chiaro tra parentesi. In più di un esempio la tabella degli amministratori ha le password in chiaro e quella degli utenti ha le password in MD5. Molte password in MD5 sono uguali al nome dell’utente oppure banali (ovvero se vengono trascritte in un motore di ricerca appare la pagina con l’equivalente in chiaro).

E le password usate sono da mettersi le mani nei capelli:

numeri nel formato ggmmaaaa, nomi di città, nomi di persone e parole come passamontagna, meccaemedina, 69cazzo69, Password, 123, polizia, Soloio.

Sì, c'è persino l'immancabile uso di password come password. Luigi segnala anche che ci sono chiari segni di “tentativi di hackeraggio pregresso”. Complimenti.

Mi associo alle sante parole di Luigi:

Le leggi sulla tutela dei dati personali (dette anche “leggi sulla privacy”) dovrebbero, appunto, servire a tutelare i dati personali da questo tipo di intrusioni, non ad obbligare i cittadini e le aziende private a firmare e conservare tonnellate di carta inutile.

Tutti i dettagli sono nell'articolo completo su Siamogeek.


Correzione: avevo scritto inizialmente che la rivendicazione era stata pubblicata oggi, ma in realtà era stata pubblicata alcuni giorni fa e solo oggi l'ho ricevuta tramite un retweet. Ho corretto il testo.
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Podcast del Disinformatico del 2015/07/24

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di ieri del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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Ci vediamo a Savignone e Spotorno per parlare di viaggi nel tempo?

Domani (26/7) alle 18 sarò a Savignone, alla Sala Botto in via Garibaldi 1, nell'ambito della manifestazione Savignone Gulp! (programma completo qui), per una conferenza intitolata Guida pratica ai viaggi nel tempo: una chiacchierata semiseria sul tema dei viaggi nel tempo nella fantascienza, con vademecum per aspiranti viaggiatori.

Lunedì 27 sarò invece a Spotorno per una conferenza serale (21.30) che fa parte dell'evento Scienza Fantastica del Comune di Spotorno: il tema sarà di nuovo ancora quello dei viaggi nel tempo, ma stavolta prenderò spunto dalla scienza e dalla fantascienza per parlare delle reali possibilità di esplorare il passato e il futuro sulla base delle nostre attuali conoscenze.

A entrambi gli eventi ci saranno molte attrazioni a tema, fra le quali segnalo una DeLorean come quella di Ritorno al Futuro. Ci vediamo? O dovrei dire ci siamo visti?
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Come prendere il controllo di un’auto via Internet

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/07/25 19:20.

Credit: Andy Greenberg/Wired
Se siete proprietari di una Jeep della Fiat Chrysler (FCA) e leggete le notizie su Internet probabilmente siete un po' angosciati. L'esperto di sicurezza informatica Charlie Miller ha infatto realizzato una dimostrazione spettacolare della vulnerabilità di questo modello d'automobile agli attacchi informatici a distanza.

Come racconta Wired, anche con un video eloquente, Miller è infatti riuscito dapprima a prendere il controllo dell'aria condizionata della Jeep Cherokee guidata dal giornalista che si era offerto come cavia, poi ha cambiato la stazione radio e ha messo il volume al massimo. I comandi a bordo per abbassare il volume non funzionavano più. Poi si sono accesi i tergicristalli e lo schizzo del lavavetri ha oscurato la vista al conducente.

Non contento, Miller ha fatto comparire sullo schermo digitale dell'automobile la propria immagine insieme a quella del collega Chris Valasek. Fatto questo, ha disabilitato l'acceleratore e poi i freni, per cui i pedali non avevano più effetto. Uno scenario da incubo per qualunque automobilista. E tutto questo è stato possibile senza che l'informatico toccasse l'auto o vi si avvicinasse: l'intero attacco è avvenuto via Internet. E a questo punto l'incubo ce l'hanno le case automobilistiche, che per anni hanno ignorato gli avvertimenti degli esperti e hanno trasformato le auto in computer su ruote senza pensare alle implicazioni di sicurezza. L'idea che ci sia un sistema di controllo remoto di sistemi vitali come i freni o l'acceleratore è pura pazzia.

Tutto questo è possibile perché è stata fatta un'altra scelta tecnica di rara incoscienza: il ricco sistema di intrattenimento di bordo, battezzato Uconnect, è collegato al sistema di guida dell'auto. Consente di gestire la radio, le telefonate cellulari e persino un accesso Wi-Fi. Miller ha approfittato di un elemento della connessione cellulare che per ora, responsabilmente, non ha identificato pubblicamente ma che è facilmente intuibile: per attaccare un'auto dotata di questo sistema gli basta conoscere l'indirizzo IP della vettura. I dettagli verranno resi pubblici prossimamente in una conferenza a Las Vegas e sono già stati forniti mesi fa alla casa automobilistica, che ha predisposto un aggiornamento di sicurezza.

Ebbene sì: adesso bisogna scaricare e installare gli aggiornamenti anche nelle auto.

Per evitare inquietudini inutili, va precisato che sono affette da questa vulnerabilità soltanto le auto dotate del sistema Uconnect vendute negli Stati Uniti, quindi quelle acquistate in Europa non dovrebbero avere problemi. Ma resta l'interrogativo di fondo: quante altre case automobilistiche hanno commesso lo stesso incredibile errore di progettazione? Se Charlie Miller non avesse scoperto il difetto, la casa automobilistica lo avrebbe trovato? E se non fosse stata organizzata una dimostrazione discutibile ma spettacolare, FCA sarebbe intervenuta prontamente?

La sicurezza informatica delle nostre automobili è stata presa incredibilmente sottogamba da parte di tutto il settore automobilistico. Ora, finalmente, questa dimostrazione renderà un po' più consapevoli del problema.


Aggiornamento (2015/07/24 20:00): FCA ha pubblicato un comunicato con alcuni dettagli di marche e modelli coinvolti e con istruzioni su come rimediare al problema. Sono coinvolti circa 1,4 milioni di veicoli, tutti venduti negli Stati Uniti e dotati di radio con touchscreen da 8,4 pollici: Ram 1500 Pickup 2013-2014, Ram 3500 Cab Chassis 2013-2014, Ram 2500 Pickup 2013-2014, Ram 4500/5500 Cab Chassis 2013-2014, Ram 3500 Pickup 2013-2014, Grand Cherokee 2014, Durango 2014, Viper 2013-2014, Cherokee 2014 e alcune Chryslier 200 del 2015.
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La Universal Pictures denuncia la pirateria di un film. All’indirizzo 127.0.0.1

Figuraccia per la filiale francese della Universal Pictures: nell'ambito della propria lotta alla pirateria audiovisiva ha dato incarico a una società, la Trident Media Guard, di pattugliare Internet alla ricerca di violazioni del diritto d'autore e di denunciare gli indirizzi IP dei pirati per farli oscurare. Solo che fra gli indirizzi IP denunciati a Google, specificamente per aver piratato il film Jurassic World, c'è anche il 127.0.0.1.

Sì, avete capito bene: la TMG ha denunciato l'indirizzo IP del proprio computer, sul quale evidentemente c'era una copia (si spera legittima) del popolarissimo film. 127.0.0.1 è infatti per convenzione l'indirizzo locale di ogni dispositivo.

Il pasticcio ha naturalmente scatenato l'ilarità degli internauti ed è stato immortalato dal sito Chilling Effects, che si occupa della tutela degli internauti dalle denunce false o vessatorie. La domanda che molti si pongono, di fronte a incidenti come questo, è che se il sistema antipirateria della Universal è così impreciso da segnalare come pirata il computer sul quale lavora, quanti altri utenti denuncia e assilla senza reale motivo? Tanti, a quanto pare, perché fra i siti “pirata” denunciati da TMG c'è persino l'Internet Movie Database, un sito popolarissimo che cataloga i film ma non li offre per lo scaricamento.
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Facebook, è durata poco l’app che permetteva di sapere chi ti ha tolto l’amicizia

Che fine ha fatto Who Deleted Me, la popolarissima applicazione che consente di sapere chi ci ha cancellato dalle sue amicizie in Facebook? È stata a sua volta cancellata.

Who Deleted Me era un'app per dispositivi iOS e Android e un'estensione per browser (compatibile con Google Chrome, Firefox e Opera) che consentiva di vedere quali utenti ci avevano tolto l'amicizia o avevano disattivato i propri profili Facebook (ma non di sapere perché, nel bene e nel male). Aveva attirato molta attenzione ai primi di luglio perché per alcuni utenti molto curiosi e per chi usa Facebook per lavoro la funzione era molto preziosa.

Ma la festa, se di festa si può parlare, è finita molto presto. Da metà luglio l'app, che era prima in classifica nell'App Store di Apple, ha smesso di funzionare e il sito dell'app spiega perché: il creatore dell'app, Anthony Kuske, ha ricevuto una richiesta da Facebook.

Spiega Kuske lapidariamente: “Who Deleted Me era pensato per essere uno strumento utile per migliorare l'esperienza di Facebook, ma Facebook non è stata dello stesso avviso”. Kuske ha aggiunto che tutte le informazioni personali raccolte sono state cancellate. Altre app si sono fatte avanti offrendo servizi analoghi, ma è consigliabile un po' di sana diffidenza, perché se funzionassero davvero verrebbero presumibilmente bloccate da Facebook.
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Antibufala: le margherite mutanti di Fukushima

Grande inquietudine in Rete per una fotografia, quella mostrata qui accanto, che sta circolando nei social network e viene ripresa da molti siti d'informazione senza alcuna verifica di base.

L'immagine mostra delle margherite apparentemente deformi, nelle quali il fiore si è sdoppiato in vari modi, e il testo che l'accompagna racconta che si tratta dei drammatici risultati del disastro nucleare avvenuto a Fukushima nel 2011 in seguito allo tsunami che colpì il Giappone.

Ma il sito antibufala Snopes.com ha verificato i fatti: la foto mostra davvero delle margherite fotografate dall'utente Twitter @San_kaido ed è stata pubblicata il 27 maggio scorso. Risulta inoltre che la foto è stata effettivamente scattata in Giappone, nella zona di Nasushiobara. Ma a l'idea che la forma insolita delle margherite sia dovuta alle radiazioni è soltanto una congettura dell'utente e non è supportata da alcuna prova.

Per contro esiste un fenomeno naturale, chiamato fasciazione, che produce gli stessi effetti, come documentato da varie fotografie scattate in luoghi ben lontani da Fukushima e da altri incidenti nucleari, per esempio in Olanda o nell'Idaho.

In altre parole, anche se l'incidente di Fukushima ha certamente avuto effetti sulla vegetazione nella zona, questa fotografia non dimostra affatto che quelle margherite sono mutate a causa delle radiazioni. Diffonderla senza questa precisazione serve solo ad alimentare inutilmente l'angoscia nelle persone.
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Povero Plutone, pianeta per sbaglio

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Il fiume di immagini spettacolari e di dati scientifici su Plutone che sta arrivando dalla sonda New Horizons ha riacceso il dibattito, ormai un po' tedioso, sul perché Plutone non sia più considerato un pianeta dopo la controversa decisione dell'Unione Astronomica Internazionale di declassarlo nel 2006.

In realtà dovremmo chiederci perché Plutone sia mai stato considerato un pianeta, visto che è minuscolo (molto più piccolo della nostra Luna), sta in un'orbita fortemente eccentrica e inclinata rispetto a quelle degli altri pianeti (tanto che a volte è più vicino al Sole di quanto lo sia Nettuno), è fatto in gran parte di ghiaccio d'acqua e azoto e viene eroso progressivamente dal vento solare, tanto da avere una sorta di coda. Solitamente i piccoli corpi celesti di ghiaccio situati in orbite eccentriche e dotati di coda non li chiamiamo pianeti: li chiamiamo comete.

Ma molti di questi fatti non erano noti nel 1930, quando Plutone fu scoperto. Anzi, all'epoca si stimò trionfalmente che Plutone fosse grande quanto la Terra o addirittura quanto Giove. Soltanto le misurazioni effettuate nei decenni successivi ridimensionarono drasticamente queste stime iniziali.

Credit: NASA
Sembrava, insomma, una scoperta coi fiocchi: un intero mondo nuovo. Ed era giornalisticamente irresistibile, perché lo scopritore del nuovo pianeta era un astronomo autodidatta, l'americano Clyde Tombaugh (laureatosi in astronomia solo in seguito), che sembrava aver battuto tutti i professionisti del mondo nella febbrile caccia al cosiddetto Pianeta X, un mondo la cui esistenza era stata suggerita dalle discrepanze fra le orbite calcolate di Urano e Nettuno e le loro posizioni osservate.

Inoltre la scoperta era stata fatta studiando pazientemente le fotografie astronomiche presso l'osservatorio di Percival Lowell, un facoltoso astronomo già famoso per le sue discusse osservazioni dei canali di Marte che suggerivano la presenza di vita intelligente sul pianeta rosso. Lowell, prima di morire nel 1916, aveva predetto la probabile posizione del Pianeta X nel cielo e Tombaugh aveva trovato Plutone proprio nella zona indicata.

Pareva un trionfo delle capacità predittive della scienza, ma era soltanto un caso: grazie alla sonda Voyager 2 adesso sappiamo che le discrepanze orbitali erano frutto di una stima errata della massa di Nettuno e quindi non c'era nessun Pianeta X da scoprire. Plutone era semplicemente finito per coincidenza nell'inquadratura del telescopio: oggi diremmo che ha fatto photobombing.

La promozione di Plutone a pianeta fu insomma uno sbaglio dovuto alla tendenza molto umana di accettare senza dubbi i fatti che si conformano alle proprie tesi o previsioni predilette: siccome ci si aspettava di trovare un corpo celeste grande abbastanza da perturbare le orbite dei pianeti esterni, quando Tombaugh scorse il puntino di Plutone fu automatico presumere che fosse il grande pianeta atteso, senza che ci fosse alcuna reale conferma delle sue dimensioni effettive.

Credit: NASA
In realtà Tombaugh aveva scoperto qualcosa di ben più importante di un nuovo pianeta: aveva snidato il primo testimone dell'esistenza di un'intera zona inesplorata del Sistema Solare, ricca di migliaia di piccoli mondi di ghiaccio, che oggi chiamiamo Fascia di Kuiper. Plutone, invece di essere visto come il nano reietto tra i pianeti, è da considerare il re gigante dei mondi di questa gelida regione del cosmo.

Ma allora perché c'è ancora questa diffusa riluttanza ad accettare la riclassificazione di Plutone? Probabilmente perché si fa fatica a correggere le nozioni imparate a scuola e viene emotivamente spontaneo far tifo per i piccoli e gli emarginati, ma anche e soprattutto perché il nuovo ruolo di Plutone stride con la nostra tendenza a incasellare e semplificare tutto e ci ricorda fastidiosamente che l'Universo è ben più complesso e ricco di sfumature di quanto vorremmo.


Fonti aggiuntive: Space.com, Space.comHowStuffWorks.com, Library of Congress, Wikipedia.
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Allora, cos’era il grande annuncio della NASA? Un pianeta “simile” alla Terra

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Credit: SETI Institute/Danielle Futselaar
Allora, qual era la grande notizia annunciata per oggi dalla NASA? Semplice: la scoperta del primo pianeta extrasolare di tipo terrestre orbitante intorno a una stella simile al Sole e alla distanza giusta per avere, o aver avuto, acqua liquida. In pratica, il miglior candidato mai trovato per un altro mondo abitabile.

Un bel risultato scientifico, non c'è che dire, ma nulla a che vedere con le ipotesi clamorose circolate nelle scorse ore in seguito all'annuncio della conferenza stampa indetta per le 18 di oggi. E soprattutto non è detto che quel pianeta sia abitabile, men che meno abitato.

In sintesi, questo è l'annuncio del SETI Institute: è stato rilasciato un catalogo aggiornato dei pianeti extrasolari candidati, compilato usando i dati della sonda spaziale Kepler. Il catalogo aggiunge oltre 500 pianeti possibili ai 4175 già trovati fin qui. Va sottolineata la parola candidati: vuol dire che, come dice del resto il comunicato, la sonda identifica la presenza di possibili pianeti osservando le variazioni di luminosità periodica delle stelle, ma la conferma dipende da altri strumenti.

L'aspetto interessante del catalogo è che fra i candidati ce ne sono dodici nuovi che hanno un diametro inferiore al doppio di quello terrestre e orbitano nella cosiddetta zona abitabile della propria stella, ossia nella regione nella quale l'energia emessa dalla stella permetterebbe l'esistenza di acqua allo stato liquido sulla superficie del pianeta.

Illustrazione ipotetica di un pianeta
come Kepler 452b.
Di questi candidati, uno, deniminato Kepler 452b, è il primo a essere confermato come pianeta. Si trova a 1400 anni luce, nella direzione della costellazione del Cigno, e orbita in 385 giorni intorno a una stella molto simile al nostro Sole (solo il 4% più massiccia, il 10% più grande di diametro e il 20% più brillante). La distanza orbitale di questo pianeta è paragonabile a quella della Terra dal Sole.

Le sue dimensioni (diametro circa il 60% maggiore di quello della Terra) e il tipo di stella intorno al quale orbita, dice il comunicato, indicano che è probabilmente di tipo roccioso. È insomma un gemello della Terra, o quasi. Molto quasi: secondo questi criteri, infatti, sono “gemelli” della Terra anche Marte, dove non c'è atmosfera respirabile e le radiazioni solari arrivano al suolo senza essere filtrate, e persino Venere, un inferno rovente con temperature medie al suolo di 460°C che farebbero fondere il piombo. E con un diametro maggiorato del 60% la gravità sarebbe circa il doppio di quella terrestre: viverci sarebbe come portarsi un'altra persona addosso tutto il giorno. Quindi andiamoci piano prima d'immaginarci una seconda Terra accogliente e pronta per farci un villaggio vacanze esclusivo.

Un altro aspetto interessante segnalato dal comunicato è che la stella di Kepler 452b ha un miliardo e mezzo di anni più del Sole, per cui potrebbe darci un'indicazione di quale futuro potrebbe avere la Terra (sottolineo i vari potrebbe). La maggiore energia emessa dal suo sole invecchiato potrebbe averne scaldato la superficie fino a farne evaporare gli oceani.

I dettagli della scoperta di Kepler 452b verranno pubblicati nell'Astronomical Journal.

Tutto qui. Sensazionalismi a parte (anche da parte della NASA, va detto), è interessante vedere che ora siamo in grado di trovare pianeti extrasolari di tipo terrestre anche a distanze notevoli e fa piacere che ogni scoperta di questo tipo ci permetta di affinare le nostre stime del numero di pianeti abitabili nell'universo. Ma non c'era bisogno di ricorrere ad annunci clamorosi.
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Stasera alle 18 la NASA annuncerà una scoperta sensazionale? No. L’ho letta in anteprima

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Niente panico: la NASA non sta per annunciare di aver trovato gli alieni o di aver scoperto il teletrasporto o il modo per non far cadere a faccia in giù le fette di pane imburrate.

Lo so perché ho già letto il suo comunicato stampa, che è sotto embargo fino alle 18 ora italiana ma è già stato diffuso alla stampa accreditata, e presumo che l'abbiano fatto anche gli altri giornalisti, per cui i vari articoli sensazionalistici che stanno uscendo in queste ore sulla base di questa pagina della NASA sono assolutamente ingiustificati.

Rispetterò la richiesta d'embargo della NASA. Se la cosa v'interessa, dalle 18 troverete qui sotto il link al mio articolo che traduce l'annuncio. Ma vi posso dire che non è una “notizia che avete sognato per migliaia di anni”, anche se è comunque interessante.

Nel frattempo, appunto, niente panico e non nascondete l'argenteria, non vendete tutti i vostri averi e non infilatevi il caschetto di stagnola: gli extraterrestri non stanno per arrivare a portarvela via o a fare esperimenti indecenti sulla vostra anatomia.

Aggiornamento: Sono passate le 18 e quindi ho pubblicato il mio articolo.
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Stasera nuovo lancio di astronauti verso la Stazione Spaziale


Questa sera alle 17:02 ET (23:02 italiane) un razzo Soyuz partirà dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, alla volta della Stazione Spaziale Internazionale, portando a bordo tre astronauti: da sinistra, lo statunitense Kjell Lindgren, il russo Oleg Kononenko e il giapponese Kimiya Yui. Si aggiungeranno agli astronauti già in orbita a bordo della Stazione: il comandante Gennady Padalka, Mikhail Kornienko e Scott Kelly. Il lancio sarà trasmesso in diretta e sarà possibile seguirlo in streaming presso NASA TV.

Il comunicato della NASA dice che i tre attraccheranno al modulo Rassvet della Stazione dopo quattro orbite intorno alla Terra, circa sei ore dopo la partenza, alle 22:46 ET (4:46 italiane di domattina). I portelli fra i due veicoli verranno aperti intorno alle 00:25 ET (6:25 italiane di domatina). Sia l'attracco, sia l'apertura dei portelli verranno trasmessi in diretta da NASA TV. I tre resteranno a bordo della Stazione fino alla fine di dicembre.
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SpaceX, Elon Musk rivela le cause dell’incidente al Falcon 9 cargo diretto alla ISS

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni di “gdbjoe*” e “fcolli*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2015/07/21 22:50.

Elon Musk, CEO di SpaceX, ha spiegato oggi le cause del fallimento del lancio del missile Falcon 9, con la capsula cargo Dragon diretta alla Stazione Spaziale Internazionale, il 28 giugno scorso. Il vettore si era disintegrato poco più di due minuti dopo il decollo. C'è anche una pagina informativa sul sito di SpaceX.

Musk ha sottolineato che si tratta di risultati preliminari e non definitivi basati sull'analisi di circa 3000 canali di telemetria e dei rottami, ma la causa scatenante della distruzione del vettore e del suo carico (due tonnellate e mezza di rifornimenti e componenti per la Stazione) sarebbe stata la rottura di un singolo strut (un montante o un'asta di sostegno) in acciaio, lungo circa 60 centimetri e largo due e mezzo, che tratteneva uno dei serbatoi di elio situati all'interno del serbatoio d'ossigeno liquido del secondo stadio.

Questi serbatoi di elio servono a mantenere in pressione l'ossigeno liquido durante l'accensione del motore. L'elio al loro interno viene rilasciato progressivamente, passando attraverso il motore per scaldarsi, ed entra nel serbatoio dell'ossigeno.

I serbatoi di elio tendono fortemente a galleggiare all'interno del serbatoio d'ossigeno liquido, anche a causa dell'accelerazione durante il volo, che aumenta la spinta di galleggiamento: un effetto controintuitivo simile a questo. Per questo motivo questi serbatoi devono essere trattenuti da montanti come quello che ha ceduto.

Il montante è un componente standard usato in diverse centinaia di esemplari in ogni Falcon 9 e il suo cedimento è avvenuto sotto sollecitazioni cinque volte inferiori alla soglia di resistenza del componente. Il cedimento ha permesso che un serbatoio d'elio schizzasse in su e rilasciasse il proprio elio di colpo, producendo un eccesso di pressione nel serbatoio d'ossigeno liquido ancora pieno. Questo eccesso di pressione ha causato la rottura del serbatoio stesso e la disintegrazione di tutto il secondo stadio. Il primo stadio, fra l'altro, ha proseguito per alcuni secondi la propria corsa senza alcuna anomalia.

Migliaia di supporti analoghi, provenienti dallo stesso fornitore, avevano funzionato senza problemi nei voli precedenti, ma le verifiche effettuate dopo l'incidente hanno rivelato vari esemplari inadeguati agli standard. Musk non ha fatto il nome del fornitore, che verrà rimpiazzato. D'ora in poi ogni montante verrà collaudato singolarmente.

È interessante il metodo d'identificazione usato: la triangolazione acustica in aggiunta alla normale telemetria. “Abbiamo dei microfoni, tecnicamente sono degli accelerometri, in vari punti del secondo stadio e guardando l'esatta cronologia degli eventi ad alta frequenza [...] possiamo identificare il punto in cui è avvenuta la rottura.”

Musk ha notato, fra l'altro, che sarebbe stato probabilmente possibile salvare il carico e la capsula Dragon se il software di gestione del volo fosse già stato aggiornato per aprire automaticamente i paracadute in caso di malfunzionamento del secondo stadio: era una modifica prevista a lungo termine e già presente nella versione per equipaggi, ma ora verrà introdotta per il prossimo lancio cargo.

La capsula era infatti intatta dopo l'avaria del secondo stadio e i suoi sistemi di bordo sono rimasti in contatto via radio con i tecnici a terra fino a quando, non essendosi aperti i paracadute, la capsula è precipitata nell'oceano Atlantico colpendone la superficie ad alta velocità, disintegrandosi e rovinando completamente il carico. I resti della capsula non sono ancora stati trovati, ma le ricerche sono ancora in corso tramite minisommergibili comandati a distanza.

Ci vorranno alcuni mesi, ha detto Musk, prima che venga risolto il problema di questo montante attraverso un controllo di qualità più severo su ogni singolo pezzo. Non è stata indicata alcuna data di ripresa dei voli, ma non ricominceranno prima di settembre, stando a Musk. Il debutto del Falcon Heavy, il vettore gigante di SpaceX, è stato rinviato alla primavera del 2016.

Il CEO di SpaceX ha notato che molti dei tecnici dell'azienda non hanno mai assistito a un fallimento di lancio (l'ultimo risale al 2008) e quindi nella forma mentis di SpaceX è subentrato un eccesso di fiducia. Un calo d'attenzione che costerà all'azienda circa 110 milioni di dollari.


Fonti: Geekwire, The Register, Ars Technica (con audio delle dichiarazioni di Musk).
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Aggiornamento d’emergenza per tutte le versioni di Windows, “merito” di HackingTeam

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/07/21 1:50.

La fuga massiccia di dati da HackingTeam continua a rivelare falle gravissime finora pubblicamente sconosciute nei componenti software più diffusi. Dopo una vulnerabilità in Windows, una in Internet Explorer e tre in Adobe Flash scoperte e risolte, stavolta è di nuovo il turno di Windows. Tutte le versioni. Niente panico: c'è già l'aggiornamento, a meno che abbiate Windows Server 2003 o Windows XP, nel qual caso siete e resterete vulnerabili.

La falla è decisamente critica e per esserne colpiti basta ricevere un documento o visitare una pagina Web contenente un font particolare. Sì, non ridete: si possono infettare i computer usando i font. E una volta che l'attacco ha avuto successo, un aggressore può usarlo per prendere il controllo completo del sistema colpito, installare programmi, vedere o modificare o cancellare dati o creare account nuovi. Se vi sembro eccessivamente catastrofico, tenete presente che sto soltanto citando testualmente il bollettino di Microsoft MS15-078.

Per ora Microsoft non ha notizia di attacchi basati su questa falla, ma è soltanto questione di tempo: tipicamente un paio di giorni, a giudicare dagli eventi analoghi più recenti. È già pronto l'aggiornamento d'emergenza, che dovrebbe installarsi automaticamente per la maggior parte degli utenti.

L'aggiornamento, rilasciato poco fa, risolve questa falla per Windows Vista, Windows 7, Windows 8, Windows 8.1, Windows Server 2008, Windows Server 2008 R2, Windows Server 2012, Windows Server 2012 R2, Windows RT e RT 8.1. Non c'è aggiornamento per Windows Server 2003 e per Windows XP, perché non sono più supportati (a meno di contratti speciali con Microsoft).

La falla è stata trovata da Mateusz Jurczyk di Google Project Zero e da Genwei Jiang di FireEye studiando i documenti di HackingTeam, secondo quanto riportato da The Register.
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46 anni fa, il primo sbarco sulla Luna. Celebriamolo smontando una foto-bufala “ufficiale”

In occasione del quarantaseiesimo anniversario del primo sbarco sulla Luna è ricomparsa in Rete una fotografia che viene usata piuttosto frequentemente per illustrare l'allunaggio di Apollo 11: la vedete qui sotto ed è tratta dall'Apollo Lunar Surface Journal della NASA. Ricordo che anche l'astronauta Apollo Walt Cunningham la utilizzò nella propria presentazione quando venne in Italia ad aprile 2011 ed ebbi l'onore di tradurre per lui.


Ma nonostante l'origine prestigiosa e autorevole, questa foto è un falso.


Sì, nel sito della NASA ci sono delle foto false delle missioni lunari. Ma c'è una spiegazione: se vi interessa, la trovate qui su Complotti Lunari. Buon anniversario!
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Podcast del Disinformatico del 2015/07/17

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di ieri del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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Informatici trovano falle nel sito di una compagnia aerea: ricompensati con un milione di miglia gratuite

In questi giorni grazie alla vicenda di HackingTeam si parla parecchio di come gli informatici trasformano in moneta sonante le proprie scoperte di falle di sicurezza vendendole sul mercato nero a gruppi criminali o a società che lavorano per governi, ma ci sono modi meno controversi di trarre guadagno dalla bravura informatica. Esistono infatti i cosiddetti bug bounty, ossia premi dati a chi trova e segnala in modo responsabile le falle di un software o di un sito.

Un bell'esempio di questi bug bounty arriva dagli Stati Uniti, dove la compagnia aerea United ha ricompensato due informatici per aver scoperto e segnalato responsabilmente (in privato, senza discuterne pubblicamente) delle falle nella sicurezza del sito della compagnia stessa: un milione di miglia di voli gratuiti a testa, sufficienti a pagare decine di voli interni negli USA.

Incentivi di questo genere sono comuni nel settore informatico: li offrono per esempio Google, Facebook e Yahoo. Sono assai meno comuni in altri settori, come appunto quello dell'aviazione civile, che pure ne ha bisogno. Non va dimenticato, infatti, che proprio la United è stata colpita l'8 luglio scorso da un problema informatico che ha causato ritardi considerevoli a centinaia di voli: un guasto hardware, non un attacco, secondo le dichiarazioni della compagnia aerea, ma in ogni caso una dimostrazione di quanto anche il traffico aereo dipenda dai computer.

Cosa ancora più importante, offrire a chi è bravo a trovare falle informatiche una maniera legale di trarre profitto dal proprio talento significa distoglierlo dal mondo del crimine digitale, e questo aumenta la sicurezza di tutti.
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Volo virtuale spettacolare con la Patrouille Suisse: l’inquadratura la scegliete voi

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/07/24 1:05.

I video ripresi a bordo degli aerei delle pattuglie acrobatiche sono sempre spettacolari, ma ormai ce ne sono tanti, anche in altissima definizione. Se però volete un brivido nuovo e disponete di un browser recente in grado di riprodurre i video di Youtube ripresi a 360° (Google Chrome e Firefox vanno benissimo, per esempio), godetevi questo video della Patrouille Suisse e divertitevi a guardarvi intorno in tutte le direzioni trascinando il cursore o cliccando sulle frecce in alto a sinistra. Buona visione, preferibilmente a tutto schermo.



Per i tanti che se lo chiedono quando guardano in basso e si accorgono che i comandi si muovono da soli: no, l'aereo non è radiocomandato. Si tratta di un velivolo biposto e uno dei posti è occupato dal cameraman, che non deve toccare i comandi, mentre l'altro è occupato dal pilota, che invece i comandi li manovra eccome. Guardatevi intorno (anche dietro) e tutto sarà più chiaro.
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Plutone, pareidolie e profezie

Le bellissime immagini di Plutone inviate dalla sonda spaziale New Horizons hanno incantato astronomi e appassionati per la ricchezza dei loro dettagli, ma hanno anche scatenato i meccanismi automatici di riconoscimento delle forme del nostro cervello, creando illusioni molto curiose chiamate in gergo tecnico pareidolie.

Nelle prime immagini la chiazza più chiara della superficie di Plutone ha dato a molti l'impressione di essere una forma di cuore particolarmente simmetrica, e questo ha contribuito non poco a rendere simpatico questo pianeta nano così gelido, lontano circa cinque miliardi di chilometri. Ma le immagini più dettagliate hanno spinto praticamente tutti a riconoscere in quella stessa macchia i lineamenti inconfondibili di Pluto, il cane di Topolino. Una volta che ve li hanno fatti notare, non potrete fare a meno di scorgerli automaticamente.

La forma così familiare è pura coincidenza, come lo è il fatto che Pluto è il nome inglese di Plutone e che il cane della Disney sia stato battezzato con questo nome proprio nel 1930, l'anno della scoperta del pianeta: nonostante sia una credenza molto diffusa che il cane Pluto si chiami così in onore di Plutone, la Disney non ha traccia dell'esatta ragione per la quale fu scelto il nome.

Non è coincidenza, invece, un'immagine impressionante che mostra un dipinto di Plutone perfettamente somigliante alle fotografie appena arrivate dallo spazio. La descrizione che accompagna il dipinto dice che risale al 1979. Visto che l'aspetto di Plutone era sconosciuto fino a pochi giorni fa, come è possibile che esista un suo ritratto preciso realizzato trentasei anni fa? È un falso? Una precognizione? L'ha dipinto un extraterrestre?

Lo spiega Don Dixon, l'autore del dipinto, su Cosmographica: l'immagine è autentica, ma non è frutto di un potere di profezia. Si tratta semplicemente del risultato di una serie di deduzioni azzeccate. Anche nel 1979, quello che si sapeva già di Plutone (distanza dal Sole, dimensioni approssimative e composizione chimica di base) rendeva ragionevole presumere che il pianeta avesse un'atmosfera periodicamente attiva che avrebbe distribuito delle brine negli avvallamenti e che fosse di colore rossastro a causa dell'abbondanza di particolari idrocarburi nella parte più esterna del sistema solare. Le forme circolari, così caratteristiche, sarebbero state inevitabili a causa del riempimento dei crateri d'impatto da parte di ghiacci di varie sostanze.

Nessun potere paranormale, insomma, ma semplicemente l'applicazione di un po' di ragionamento e di un bel po' di talento artistico.
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“Alieni” avvistati dalla Stazione Spaziale, la NASA spegne le telecamere? No

Sono arrivate parecchie segnalazioni di un video che sembra mostrare oggetti non identificati che ruotano su se stessi e passano accanto alla Stazione Spaziale Internazionale. Vengono ripresi dalle telecamere di bordo, ma sul più bello la registrazione s'interrompe e viene sostituita da un cartello di attesa.

No, non è la prova che la NASA sa degli alieni e li nasconde spegnendo le telecamere quando vengono inquadrati per sbaglio. Le riprese provengono dall'esperimento HDEV: una serie di telecamere HD installate a bordo della Stazione nel 2014 e accese ininterrottamente a inquadrare la Terra. Le loro immagini sono pubblicamente disponibili in diretta presso eol.jsc.nasa.gov/HDEV/. oppure presso Ustream.tv. Se le si segue per un po' ci si accorge che il cartello “attendere prego” compare molto spesso, a causa del fatto che nel girare intorno alla Terra la Stazione deve periodicamente commutare da un satellite ripetitore a un altro e questo causa delle brevi interruzioni di trasmissione. La sua comparsa, insomma, non è un maldestro tentativo di censura.

In quanto agli oggetti, ammesso che il video sia autentico (e su questo UfoOfInterest ha parecchi dubbi), cose di questo genere compaiono spesso e da decenni nelle riprese spaziali: tipicamente si tratta di piccoli frammenti di rivestimento che ogni tanto si staccano dai veicoli spaziali (per esempio a causa delle continue dilatazioni e contrazioni termiche alle quali sono sottoposti) e si muovono per varie ragioni (per esempio perché sospinti dai getti dei motori di manovra o per semplice “effetto molla” prodotto dal distacco).

In questo caso specifico non si può dire di più perché l'autore del video non ha indicato quando è stato ripreso e quindi non è possibile confrontarlo con la cronologia degli eventi di bordo e sapere se, per esempio, era in corso una delle periodiche manovre di correzione d'assetto o se degli astronauti erano al lavoro all'esterno della Stazione, causando il distacco di qualche frammento. Di certo un video sgranato di provenienza imprecisata e senza datazione non basta come prova dell'esistenza di visitatori extraterrestri: non quando ci sono spiegazioni ben più normali per quello che viene mostrato.


Fonti aggiuntive: Diregiovani, Wired.it, Express.
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Come fare una copia verificabile di una pagina Web: Archive.is

Link alla copia: https://archive.is/3Ou3c
Capita spesso di segnalare agli amici o ai colleghi una pagina Web, di doverla citare come fonte o di volerne tenere una copia perché si teme che possa sparire, specialmente se contiene strafalcioni o cose imbarazzanti o controverse. Come si fa a dimostrare che una certa pagina di Internet conteneva qualcosa a una certa data?

Una semplice cattura della schermata non basta: c'è sempre qualcuno che insinua che potrebbe essere falsa o manipolata. Serve quindi una fonte indipendente. A breve termine c'è la cache di Google, che conserva una copia delle pagine visitate: basta anteporre al link della pagina in questione questa dicitura in una ricerca in Google:

http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:

In alternativa si può ricorrere a servizi come Cachedpages.com. Ma queste cache sono temporanee e vengono presto riscritte. Per conservare a lungo termine una copia di una pagina Web si può allora usare Archive.is, raggiungibile anche tramite l'indirizzo Archive.today: si immette il link della pagina da conservare e si ottiene in risposta un link che contiene una copia della pagina, ospitata presso Archive.is e quindi datata e “certificata” indipendentemente, insieme a una copia scaricabile in formato ZIP, a un'immagine grafica della pagina e a un link abbreviato.

Quando si immette un link, Archive.is elenca anche eventuali altre copie precedenti della stessa pagina fatte da altri utenti. Le copie, infatti, sono pubblicamente consultabili.

Un trucco aggiuntivo offerto da Archive.is è la consultazione sicura: quando ci imbattiamo in una pagina Web che ci viene segnalata come pericolosa ma vogliamo sapere cosa contiene, possiamo immetterne il link in Archive.is e sfogliarla da lì, perché Archive.is rimuove dalle pagine archiviate gli script e i contenuti attivi, che sono le parti che solitamente veicolano i pericoli.
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Plutone sempre più spettacolare

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/07/16 23:30.

2015/07/15 23:20. Poco fa sono state rese pubbliche le prime immagini che sono state trasmesse dalla sonda New Horizons dopo aver attraversato indenne il sistema di Plutone. Ne trovate molte altre qui, ma volevo segnalarvene alcune che sono incredibili e sorprendenti.

Avete presente la bellissima immagine di Plutone pubblicata ieri? Guardate il rettangolino evidenziato qui sotto a sinistra: è mostrato in dettaglio a destra. Mica male come risoluzione, vero? Il dettaglio è stato fotografato da 77.000 chilometri di distanza da Plutone.



Qui sotto trovate l'immagine a risoluzione originale. L'ho ruotata per dare una direzione più normale alle ombre.

Image Credit: NASA-JHUAPL-SwRI


Si nota subito un'anomalia importante: non si vedono crateri. Un mondo come Plutone dovrebbe aver subìto miliardi di anni di bombardamento da parte di meteore e asteroidi e quindi dovrebbe essere costellato di crateri di ogni dimensione, eppure qui non se ne vedono. Una possibile spiegazione, secondo le prime considerazioni pubblicate dalla NASA, è che la superficie sia geologicamente giovane: non più di circa 100 milioni di anni, ossia niente rispetto all'età del sistema solare, stimata in 4,5 miliardi di anni. Qualcosa, insomma, rimodella continuamente la superficie di Plutone e spiana i crateri d'impatto.

Un altro aspetto intrigante è la presenza inattesa di montagne: gli esperti non sanno, per ora, quale meccanismo invocare per spiegarne la formazione. Non possono ricorrere alle interazioni gravitazionali con un corpo celeste molto più grande che crei forze di marea, come avviene per le lune dei pianeti giganti, perché Plutone non orbita intorno a un mondo più grande; inoltre il suo satellite Caronte non crea effetti di marea significativi perché è in rotazione sincrona (fisso rispetto alla superficie di Plutone).

Le montagne sono probabilmente composte da ghiaccio d'acqua, che costituisce gran parte della crosta di Plutone. La superficie di questo mondo è coperta in gran parte da metano e azoto ghiacciati, che non sono strutturalmente robusti abbastanza da formare montagne, neanche con la modesta gravità di Plutone. Il ghiaccio d'acqua, invece, è robusto quanto basta, specialmente alle gelide temperature locali. Si tratterebbe, insomma, di enormi montagne d'acqua ghiacciata che affiorano da una coltre di metano e azoto solidificati.

Anche Caronte ha rivelato sorprese, spiega sempre la NASA: scarpate e avvallamenti lunghi circa 1000 chilometri che lo solcano (da sinistra a destra in questa foto) e un immenso canyon profondo da 7 a 9 chilometri (in alto a destra). Anche qui scarseggiano i crateri, segno che anche Caronte ha una superficie geologicamente attiva e giovane. La chiazza scura nella zona del polo nord è probabilmente un deposito di materiale più scuro sotto il quale c'è un rilievo netto e spigoloso. Il colore è preso da un'immagine a minore risoluzione.

Image Credit: NASA-JHUAPL-SwRI


2015/07/16. È stata rilasciata un'altra immagine di un dettaglio di Caronte: la potete vedere qui sotto e copre in verticale circa 390 chilometri. Qui qualche cratere c'è, ma in compenso c'è un altro particolare intrigante. In alto a sinistra, nel dettaglio, si nota un avvallamento nel quale si erge un picco enorme rispetto all'avvallamento stesso. Quale fenomeno può averlo formato? Per ora non si sa.

Image Credit: NASA-JHUAPL-SwRI


Altre immagini e altri dati scientifici verranno presentati il 17 luglio.

È incredibile pensare che fino a pochi mesi fa tutto questo era soltanto un puntino anche nel più potente dei telescopi e ora è un mondo tridimensionale con una geografia e una geologia. La NASA ha preparato l'animazione che vedete qui sotto e che riassume i progressi fatti, partendo dalla prima osservazione di Clyde Tombaugh nel 1930, passando per le immagini del telescopio spaziale Hubble dagli anni Novanta in poi e arrivando alle immagini di questi giorni.



E il bello deve ancora venire: queste sono solo le prime immagini d'assaggio, accompagnate dai primi dati spettroscopici. Il resto arriverà nel corso dei prossimi mesi, mentre New Horizons prosegue il proprio viaggio verso i confini del sistema solare.

Ci si aspettava di incontrare un globo antichissimo e statico, come la nostra Luna, e invece l'universo ha saputo sorprenderci con un mondo geologicamente attivo. Non c'è che dire: è proprio vero che “Da qualche parte, c'è qualcosa d'incredibile che attende di essere scoperto” (frase attribuita da molti – anche da me nella prima stesura di questo articolo – a Carl Sagan ma in realtà coniata dalla giornalista Sharon Begley). Oggi è uno di quei giorni in cui quest'attesa finisce. E ne inizia un'altra: quando torneremo a visitare Plutone?
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Il grande giorno di Plutone

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/07/14 15:50.

Ci siamo: dopo nove anni di viaggio, oggi è il giorno del transito della sonda New Horizons vicinissimo a Plutone, a una distanza minima di 12.500 chilometri. Ci vorranno probabilmente decenni prima di avere altre immagini come queste, per non parlare dei dati scientifici senza precedenti che vengono raccolti in questo viaggio.

I siti e le app principali per seguire l'evento sono elencati in questo mio articolo.

Pubblicherò qui una selezione delle immagini man mano che arriveranno. Fra l'altro, occhio ai falsi: ci sono in giro varie foto erroneamente descritte come immagini di Plutone che però mostrano altri mondi o sono completamente inventate. Se la foto non è qui o non c'è presso http://pluto.jhuapl.edu/Multimedia/Science-Photos/, è falsa o è un'elaborazione.

Plutone in colori reali visto da 766.000 chilometri il 13 luglio.
Credit: NASA / Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory / Southwest Research Institute




Plutone visto da 2,5 milioni di chilometri il 12 luglio.
Credit: NASA/JHUAPL/SWRI


Caronte il 12 luglio. Non so se i pixel isolati in alto sono una stella
o un difetto del sensore.
Credit: NASA/JHUAPL/SWRI


Plutone visto da 2,5 milioni di chilometri il 12 luglio.
Credit: NASA/JHUAPL/SWRI


Plutone e Caronte a confronto con la Terra.
Credit: NASA via SpaceflightNow
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Flash vecchio bloccato automaticamente in Firefox e Chrome; aggiornatelo

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento ore 16:55.

Se vi trovate con Flash bloccato anche se avete quella che vi sembra essere la versione più recente, è perché la vostra versione (la 18.0.0.203) è stata bloccata automaticamente in Firefox poche ore fa.

Aggiornamento (12:00): sul sito di Adobe è disponibile ora la versione 18.0.0.209 di Flash per i principali sistemi operativi.

Aggiornamento (16:55): La versione 209 è scaricabile anche da questa pagina di Adobe

Se le vostre impostazioni di aggiornamento automatico non hanno ancora reagito, occorre forzarli manualmente scaricando e installando l'aggiornamento. Un fenomeno analogo si sta verificando, stando alle segnalazioni di molti utenti, anche in Google Chrome, che prossimamente introdurrà il “blocco intelligente” degli elementi Flash.

Il primo tipo di blocco è dovuto alle vulnerabilità rivelate dalla fuga di dati da HackingTeam e insieme al secondo è una mazzata per gli inserzionisti pubblicitari che insistono a usare Flash per inserire le pubblicità nei siti e per tutti quelli che hanno costruito siti-vetrina in Flash.

Adobe dice che si sta adoperando per turare le falle del proprio prodotto e che oggi dovrebbe essere pronto un aggiornamento che elimina le vulnerabilità CVE-2015-5122 e 5123, ma dopo oltre una dozzina di aggiornamenti soltanto quest'anno si moltiplicano gli inviti ad abbandonare definitivamente questa tecnologia, sfruttatissima dai criminali informatici anche grazie alla sua onnipresenza.

Già lo aveva fatto Steve Jobs nel 2010; ora uno di questi inviti a mollare Flash viene da Alex Stamos, capo della sicurezza di Facebook, che propone di fissare una data entro la quale tutti i browser bloccheranno Flash. Sembra che quel giorno sia arrivato con un certo anticipo o che questo sia il primo rintocco della campana a morto per questo prodotto colabrodo di Adobe.


Fonti aggiuntive: Ars Technica.
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Il Corriere non sa distinguere Spider-Man da Superman: neanche con una fotografia davanti al naso

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/07/14 9:00.


Link (tramite Donotlink per non far salire di rango il link del Corriere).
Grazie a Leo Ortolani e al Bar del Fumetto per la segnalazione, che risale alle 20:10 di oggi.


Aggiornamento: Sono le 9:00 del 14 luglio e lo strafalcione è ancora in bella mostra. Un'occhiatina a Wikipedia no, eh?
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Allora, Plutone è un pianeta o no? Parliamone con nuove immagini

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Ultimo aggiornamento: 2015/07/13 16:40.

Credit: NASA/JHUAPL/SWRI

Un'altra immagine di Plutone è stata pubblicata poco fa dalla NASA. È stata scattata l'11 luglio (fonte).

Qui sotto, invece, c'è una bella foto del suo satellite principale, Caronte, scattata lo stesso giorno (fonte):

Credit: NASA/JHUAPL/SWRI

In entrambi i mondi si vedono dettagli geologici: probabili crateri d'impatto (quello su Caronte, visibile in basso, misura circa 95 chilometri di diametro), avvallamenti e canyon.

Il passaggio della sonda New Horizons nel sistema plutoniano ha riacceso la discussione: ma perché Plutone non è più un pianeta e basta, e invece è classificato come un pianeta nano?

L'astronomo Neil DeGrasse Tyson ha riassunto ieri su Twitter alcuni concetti che spiegano il “declassamento” di Plutone avvenuto in via ufficiale nel 2006: la sua orbita irregolare, tanto che nel 1979 Plutone attraversò l'orbita di Nettuno e per vent'anni fu l'ottavo “pianeta” del sistema solare; le sue dimensioni minuscole (la Luna ha cinque volte più massa di Plutone; le lune Ganimede, Titano, Callisto, Europa e Io sono tutte più grandi di Plutone); quelle esagerate di Caronte, il satellite primario di Plutone, che è talmente grande che il centro di massa del sistema Plutone-Caronte non è all'interno di Plutone ma è nello spazio fra i due; e il fatto che gli unici oggetti del sistema solare le cui orbite intersecano quelle dei pianeti sono gli asteroidi, le comete e.... Plutone.

Insomma, questo mondo ha poco in comune con gli altri pianeti ed è più simile a corpi come Cerere. Ma allora perché fu definito un pianeta? In questo giocò molto il fatto che quando fu scoperto, nel 1930, si presumeva che fosse grande come la Terra. Soltanto nel corso dei decenni successivi le misurazioni più precise hanno permesso di conoscerne le reali e minuscole dimensioni,* ma a quel punto il danno era fatto e Plutone si era fissato nella cultura (specialmente quella statunitense, grazie anche a Disney, che chiamò appunto Pluto il famoso cane).

Ci si può accapigliare sulla definizione esatta di pianeta, ma alla fine la posizione più pratica è quella espressa dalla NASA: le etichette non interessano e quello che conta è che Plutone è un corpo celeste che decisamente merita di essere studiato.


*Aggiornamento: i dati da New Horizons fissano il diametro di Plutone a 2370 km, con un margine d'errore di 20 km, ossia poco più di Eris (2336 km con un margine d'errore di 12 km). Se considerate Plutone un pianeta, allora non dovrebbe esserlo anche Eris?