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2020/02/24

Iniziativa internazionale di 1300 giornalisti in favore di Julian Assange: no all’estradizione in USA



Ultimo aggiornamento: 2020/02/25 14:15.


Oggi, 24 febbraio, sono iniziate nel Regno Unito le udienze del processo per l’estradizione di Julian Assange, accusato di aver reso pubblici documenti militari statunitensi sulle guerre in Afghanistan e Iraq che hanno fatto conoscere al mondo la realtà di come gli Stati Uniti operano nel mondo. Questi documenti sono stati utilizzati dalle redazioni giornalistiche di mezzo mondo.

Il fine politico di punire Julian Assange con isolamento e diffamazione per aver fatto giornalismo è evidente: è un monito e un precedente pericoloso per chiunque faccia giornalismo. Il messaggio è “Pubblica qualcosa che non ci piace e farai la fine di Assange”. Se Assange verrà estradato, ogni giornalista sarà meno libero; si autocensurerà per non fare la stessa fine.

Oltre 1300 giornalisti hanno aderito a un’iniziativa internazionale per un appello in difesa di Julian Assange. L’ho sottoscritto anch’io. Il testo dell’appello è questo:

Julian Assange, fondatore ed editore di WikiLeaks, è attualmente detenuto nel carcere di alta sicurezza di Belmarsh, nel Regno Unito, in attesa di essere estradato e poi processato negli Stati Uniti in base all’Espionage Act. Assange rischia una condanna a 175 anni di prigione per avere contribuito a rendere pubblici documenti militari statunitensi relativi alle guerre in Afghanistan e Iraq e una raccolta di cablogrammi del Dipartimento di Stato USA. I ‘War Diaries’ hanno provato che il governo statunitense ha ingannato l’opinione pubblica sulle proprie attività in Afghanistan e Iraq e lì vi ha commesso crimini di guerra. WikiLeaks ha collaborato con un grande numero di media in tutto il mondo, media che hanno pubblicato a loro volta i ‘War Diaries’ e i cablogrammi del Dipartimento di Stato americano. L’azione legale promossa contro Assange, dunque, rappresenta un precedente estremamente pericoloso per giornalisti, per i mezzi di informazione e per la libertà di stampa.

Noi, giornalisti e associazioni giornalistiche di tutto il mondo, esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per la sorte di Assange, per la sua detenzione e le pesantissime accuse di spionaggio che gli vengono mosse.

Il suo caso è centrale per la difesa del principio della libertà di espressione. Se il governo statunitense può perseguire Assange per avere pubblicato documenti segreti, in futuro i governi potranno perseguire ogni giornalista: si tratta di un precedente pericoloso per la libertà di stampa a livello planetario. Inoltre, l’accusa di spionaggio contro chi pubblichi documenti forniti da whistleblower è una prima assoluta che dovrebbe inquietare ogni giornalista e ogni editore.

In una democrazia, i giornalisti devono poter rivelare crimini di guerra e casi di tortura senza il rischio di finire in prigione. Questo è il ruolo dei mass media in una democrazia. L’utilizzo da parte di governi contro giornalisti e editori di leggi che perseguono lo spionaggio, li privano del loro più importante argomento di difesa – l’avere agito nel pubblico interesse – un argomento non previsto dalle leggi contro lo spionaggio.

Prima di essere imprigionato nel carcere di Belmarsh, Assange ha trascorso oltre un anno agli arresti domiciliari e sette anni all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove gli era stato riconosciuto l’asilo politico. In questo tempo, sono stati violati i suoi più essenziali diritti: basti pensare che è stato spiato durante conversazioni confidenziali con i suoi legali da organizzazioni alle dirette dipendenze dei servizi USA. I giornalisti che, in questi anni, si sono recati a visitarlo sono stati sottoposti a una sorveglianza invasiva. Assange ha subito restrizioni nell’accesso all’assistenza legale e alle cure mediche, è stato privato dell’esercizio fisico e dell’esposizione alla luce del sole. Nell’aprile del 2019, il governo Moreno ha permesso alla polizia britannica di entrare nell’ambasciata per arrestarlo. Da allora, Assange è detenuto in regime di isolamento per 23 ore al giorno e, secondo la testimonianza di chi lo ha potuto incontrare, è “fortemente sedato”. Le sue condizioni fisiche e psichiche nel tempo sono nettamente peggiorate.

Già nel 2015 il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite (GLDA) ha stabilito che Assange era detenuto e privato della liberta in modo arbitrario, ha chiesto che fosse liberato e gli fosse versato un risarcimento. Nel maggio del 2019 il GLDA ha ribadito le sue preoccupazioni e la richiesta che Assange sia rimesso in libertà. Riteniamo i governi di Stati Uniti, Regno Unito, Ecuador e Svezia responsabili delle violazioni dei diritti umani di cui Julian Assange è vittima.

Julian Assange ha dato un contributo straordinario al giornalismo, alla trasparenza e ha permesso di richiamare i governi alle loro responsabilità. È stato preso di mira e perseguitato per avere diffuso informazioni che non avrebbero mai dovuto essere celate all’opinione pubblica. Il suo lavoro gli è valso riconoscimenti come: Walkley Award per il più straordinario contributo al giornalismo nel 2011, premio Martha Gellhorn per il giornalismo, premio dell’Index on Censorship, New Media Award dell’Economist, Amnesty International e nel 2019 il premio Gavin MacFadyen. WikiLeaks è stata, inoltre, nominata per il Premio Mandela delle Nazioni Unite nel 2015 e sette volte per il Premio Nobel della Pace (2010-2015, 2019).

Le informazioni fornite da Assange sulle violazioni dei diritti umani e sui crimini di guerra sono di importanza storica, al pari delle rivelazioni dei whistleblower Edward Snowden, Chelsea Manning e Reality Winner, che oggi sono in esilio o in prigione. Contro tutti loro sono state lanciate campagne diffamatorie che spesso si sono tradotte sui media in informazioni errate e in un’attenzione insufficiente alle difficili condizioni in cui si trovano. L’abuso sistematico dei diritti di Julian Assange negli ultimi nove anni è stato sottolineato dal Committee to Protect Journalists, dalla Federazione Internazionale dei giornalisti e dalle più importanti organizzazioni di difesa dei diritti umani. Eppure nei media c’è stata una pericolosa tendenza a considerare normale il modo in cui è stato trattato.

L’inviato speciale delle Nazioni Unite contro la tortura Nils Melzer dopo avere indagato il caso ha scritto:

per finire mi sono reso conto che ero stato accecato dalla propaganda e che Assange è stato sistematicamente denigrato per distogliere l’attenzione dai crimini che ha denunciato. Una volta spogliato della sua umanità tramite l’isolamento, la diffamazione e la derisione, come si faceva con le streghe bruciate sui roghi, è stato facile privarlo dei suoi diritti più fondamentali senza suscitare l’indignazione dell’opinione pubblica mondiale. In questo modo, grazie alla nostra stessa compiacenza, si sta stabilendo un precedente che in futuro potrà e sarà applicato anche dinanzi a rivelazioni pubblicate dal Guardian, dal New York Times e da ABC News. (..) Mostrando un atteggiamento di compiacenza nel migliore dei casi, di complicità nel peggiore, Svezia, Ecuador, Regno Unito e Stati Uniti hanno creato un’atmosfera di impunità, incoraggiando calunnie e soprusi nei confronti di Julian Assange. In vent’anni di attività a contatto con vittime di guerra, violenza e persecuzione politica non ho mai visto un gruppo di Paesi democratici in combutta per deliberatamente isolare, demonizzare e violare i diritti di un singolo individuo così a lungo e con così poca considerazione per la dignità umana e lo Stato di diritto”.

Nel novembre del 2019, Melzer ha raccomandato di impedire l’estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti e di rimetterlo al più presto in libertà: “Continua a essere detenuto in condizioni opprimenti di isolamento e sorveglianza che non si giustificano per il suo stato di detenzione (…) La prolungata esposizione all’arbitrio e agli abusi potrebbe presto finire per costargli la vita”.

Nel 1898 lo scrittore francese Emile Zola scrisse la lettera aperta J’accuse…! (Io accuso) per denunciare l’ingiusta condanna all’ergastolo per spionaggio dell’ufficiale Alfred Dreyfus. La presa di posizione di Zola è entrata nella storia e ancora oggi simboleggia il dovere di battersi contro gli errori giudiziari e di mettere i potenti dinanzi alle loro responsabilità. Questo dovere vale ancora oggi, mentre Julian Assange è preso di mira dai governi e deve fare fronte a 17 capi di imputazione1 in base all’Espionage Act statunitense, una legge vecchia più di cento anni.

Come giornalisti e associazioni giornalistiche che credono nei diritti umani, nella libertà di informazione e nel diritto della pubblica opinione di conoscere la verità, chiediamo l’immediata liberazione di Julian Assange. Esortiamo i nostri governi, tutte le agenzie nazionali e internazionali e i nostri colleghi giornalisti a chiedere la fine della campagna scatenata contro di lui per avere rivelato dei crimini di guerra. Esortiamo i nostri colleghi giornalisti ad informare il pubblico in modo accurato sugli abusi dei diritti umani da lui subìti.

In questi frangenti decisivi, esortiamo tutti i giornalisti a prendere posizione in difesa di Julian Assange. Tempi pericolosi richiedono un giornalismo senza paura.

1 Vi è un altro capo di imputazione in base a un’altra legge, portando il totale a 18 capi di imputazione.

C‘è anche un video:



La posizione di Amnesty International:



Quella della Electronic Frontier Foundation:




C’è chi obietterà che Julian Assange non è un giornalista o non ha fatto giornalismo. Al di fuori dell’Italia, dove esiste un Ordine dei Giornalisti (peraltro del tutto inefficace, come ho documentato tante volte), chiunque faccia giornalismo è automaticamente giornalista. Non ci sono esami o tesserini.

Ma soprattutto, oggi la pubblica accusa ha affermato che quello che ha fatto Assange verrebbe punito anche se venisse fatto da una testata giornalistica tradizionale invece che da Wikileaks:



Ma la pubblica accusa non sa indicare chi sarebbero le persone messe in pericolo da Assange:



Secondo Le Monde, estradare Assange equivarrebbe ad assimilare allo spionaggio qualunque pubblicazione di documenti segreti provenienti dallo Stato americano e questo sarebbe un terribile passo indietro per la democrazia:




Se volete capire meglio questa intricata vicenda, potete seguire online la Courage Foundation, Stefania Maurizi, Il Post e l’hashtag #JournalistsSpeakUpForAssange. Di Assange ho scritto qui e qui; su Repubblica trovate questa sintesi video di Stefania Maurizi; su Defend.wikileaks.org trovate il resoconto del processo in corso; e se avete il coraggio di guardare i crimini di guerra denunciati da Assange, guardate Collateral Murder. Poi ditemi se è giusto perseguitare chi rivela questi crimini. Ossia i giornalisti che lavorano bene. Ce ne sono.


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Due anni di auto elettrica: un bilancio

Ieri (23 febbraio) ho festeggiato insieme alla Dama del Maniero i primi due anni d’uso della mia prima auto elettrica, ELSA, una Peugeot iOn del 2011 acquistata di seconda mano.

Quello che era nato come un cauto esperimento di mobilità elettrica, ispirato dalla necessità di risolvere un problema molto specifico e personale come il trasporto della spesa e degli oggetti ingombranti fino alla porta di casa per compensare un mio acciacco di salute,* è diventato un divertimento che va ben oltre la semplice mobilità locale che io e la Dama avevamo immaginato inizialmente. Trovate i dettagli delle nostre avventurette in auto elettrica sia nel blog che state leggendo sia, in forma più estesa, nei Capitoli 3 e 4 del mio libro-blog gratuito Fuori di Tesla.

* Se ci tenete a saperlo: qualche anno fa ho perso temporaneamente l’uso di una gamba a causa della compressione di un nervo fra due vertebre. Normalmente sto benissimo e cammino senza problemi, ma ogni tanto, a caso, quel simpatico nervetto si risveglia, e son dolori. Da allora devo stare attentissimo a non portare pesi, soprattutto se sbilanciati. Da qui l’esigenza di portare la spesa e ogni altro peso fino alla porta di casa invece di fare le scale e attraversare il prato della residenza.


Abbiamo superato da poco i 16.000 km di percorrenza e ormai usiamo l’auto a benzina (una Opel Mokka) sempre meno, e solo per i viaggi lunghi: negli ultimi 180 giorni abbiamo viaggiato a carburante solo 28 volte (4 a luglio 2019, 2 ad agosto, 3 a settembre, 5 a ottobre, 7 a novembre, 5 a dicembre e 2 a gennaio 2020). Niente male, per un’auto elettrica di nove anni fa, che ha ancora la sua batteria originale, con buona pace di chi pensa che le batterie non durino.

Usiamo talmente di rado l’auto a benzina che paradossalmente abbiamo dovuto acquistare un dispositivo per mantenere carica la sua batteria: non quella dell’auto elettrica, ma quella d’avviamento della Mokka, che ci ha infatti lasciato a piedi in occasione di un viaggio (siamo riusciti a ripartire grazie alla cortesia di un gestore di una stazione di servizio). L’ironia di essere un automobilista elettrico e trovarmi appiedato dalla batteria di un’auto tradizionale è stata sublime.

In termini di chilometraggio, l’autonomia molto limitata della iOn (100 km se guidata bene) comporta il fatto che il 73% dei 59.900 chilometri percorsi complessivamente in auto negli ultimi due anni è ancora a benzina, anche se non sono mancati mesi nei quali la percentuale di chilometri elettrici è stata ben più alta (anche il 67%, a gennaio 2020).



In termini di risparmio, abbiamo speso circa 1360 CHF (1282 €) in meno di quello che avremmo speso per percorrere a benzina quei 16.000 elettrici. La riduzione di costi, insomma, è significativa. Soprattutto abbiamo calcolato che se avessimo potuto percorrere tutti quei 59.900 chilometri con un’auto elettrica, avremmo risparmiato circa 5100 CHF (4807 €) solo di carburante, senza contare la minor spesa di manutenzione, imposta di circolazione e assicurazione.

Ed è per questo che tra poco sostituiremo l’auto a benzina con un’elettrica a lunga autonomia. Quale? Ancora non è deciso, ma la rosa delle candidate si sta riducendo man mano, a volte in modo inaspettato. Ma questa è un’altra storia, che vi racconterò prossimamente.


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2020/02/23

Non ci vedremo il 6 marzo a Cinisello (MI): tutto rinviato per l’emergenza sanitaria

So che in questo momento avete ben altre preoccupazioni in mente, soprattutto se siete nel Nord Italia, ma devo fare comunque questa comunicazione di servizio: a seguito dell’ordinanza della Regione Lombardia legata al contenimento della diffusione del coronavirus, la mia conferenza prevista per il 6 marzo a Cinisello è stata rinviata a data da definirsi.

Credo che ognuno di noi debba fare tutto il possibile per limitare la possibilità di diffusione del virus e quindi debba ridurre o eliminare tutti i contatti e raduni pubblici non indispensabili. Io farò la mia parte, senza allarmi ma con vigilanza.

Sarà un lunedì difficile. Nervi saldi.

2020/02/21

Conoscete Minecraft? Aiutate un giovane gamer

Mi è arrivata questa domanda da un giovane giocatore di Minecraft, e siccome non conosco a sufficienza l’argomento la giro a voi. Avete dimostrato tante volte di essere una risorsa di conoscenze inesauribile e inaspettate. Se potete dargli una mano, scrivete nei commenti, che il gamer leggerà. Grazie!

Ti scrivo perché sono un giocatore di Minecraft da PC (ci gioco circa ogni tre giorni) e vorrei giocare sul server Hypixel perché mi alletta molto l’idea dei minigiochi (tipo bedwars, skywars, ecc).

I miei genitori però sono contrari a quest’idea e dicono che giocare online è troppo pericoloso, si può cadere in tranelli di persone malintenzionate e via dicendo.

Io non riesco a comprendere il motivo di tutta questa preoccupazione, visto che non capisco come il mio computer possa essere a rischio in un server quasi ufficiale della Mojang e come possa essere adescato se non comunico!

Perciò ti chiedo per favore se puoi dirmi se veramente c’è questo enorme pericolo, che io purtroppo non riesco ancora a vedere, e cosa potrebbe mai succedermi.

Grazie in anticipo

Cordiali saluti


2020/02/23 21:40. Il giocatore, che (preciso per i tanti che hanno chiesto) ha quattordici anni, mi ha scritto chiedendo di pubblicare i suoi ringraziamenti per il vostro aiuto:

hai veramente dei bravissimi fans!!
Hanno scritto veramente dei bei commenti, lunghi, interessanti, in poco tempo ma con tanti concetti all’interno. Si vede che ci tengono e si prendono il tempo ad aiutare altre persone in difficoltà.

Ho scoperto nuove cose dei server di Minecraft (per esempio il fatto delle url) che prima non sapevo neanche esistessero.

Ora ho capito concretamente quali sono i pericoli in un server di Minecraft, perché da come mi spiegavano i miei genitori sembrava che avrei preso un virus appena entrato nella lobby.

Come ogni gioco online non è completamente sicuro ma ci sono dei rischi a cui bisogna fare molta attenzione.

Ti informerò su ciò che ne pensano i miei genitori.

Grazie ancora per la tua disponibilità


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2020/02/20

Per La Stampa, sono cartelli che invitano i cinesi a stare in casa. Ma sono annunci di compagnia femminile

Su La Stampa di oggi, edizione cartacea, è stata pubblicata questa foto, che mostrerebbe “I cartelli in cinese che invitano a stare a casa chi torna dalla Cina”.




In realtà, nota Peizhen Lin su Facebook, si tratta di “una serie di annunci di ragazze/donne che si offrono per massaggi e compagnia”. Il cartello si trova a Prato, in Italia, qui su Google Maps.


La versione online mostra la foto più nitidamente:




Strano che un blogger qualsiasi, in pochi minuti e con una semplice richiesta su Twitter, riesca a fare quello che evidentemente una redazione di un quotidiano nazionale non fa o non vuole fare.

Però mi raccomando, le fake news sono colpa di Internet.

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16:00. La Stampa ha corretto.


Ringrazio @AlexRedolfi, @Gwilbor e gli altri lettori che hanno collaborato all’indagine. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Kit di risposta rapida agli imbecilli: “Addio, e grazie per tutto il pesce”

Ieri su Twitter mi si sono scatenati contro i sovranisti e i noeuro (ammesso che ci sia una differenza), lamentandosi sia che non indagavo su una serie di affermazioni sui danni di un’uscita dall’euro dell’Italia e quindi non facevo il mio “dovere” di debunker, sia che indagavo su quelle affermazioni e quindi se mi ero scomodato per debunkarle dovevano essere serie e veritiere. Alla fine hanno deciso che ero al soldo del PD e anche di George Soros e di Carletto dei Sofficini, e da lì è stato tutto in discesa verso abissi di imbecillità che in confronto la Fossa delle Marianne è una pozzanghera estiva.

Così ho preparato una serie di memi di risposta rapida per chiudere garbatamente ma con fermezza la conversazione con questi monetariani che pensano che la soluzione magica a tutti i mali dell’Italia sia cambiare banconote. Visto che comunque sono memi utilizzabili per qualunque altra forma di imbecillità, li metto a vostra disposizione.

Per gli iracondi che s’offendono: se rispondo a un vostro tweet con una di queste immagini, vuol dire che vi ho Silenziato. Per cui non perdete tempo a rispondermi, attaccarmi o insultarmi. Non vi sento. State strillando nel vuoto. Che vi siete ampiamente meritati.


























È solo questione di tempo prima che qualche economista rubato all’agricoltura pensi che questi memi si riferiscano alle “sardine” o faccia il saputello dicendo “ma il delfino non è un pesce, è un mammifero, debunker dei miei stivali”, per cui spiego il significato della frase: è una citazione dalla Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams (se non lo avete letto, la vostra vita è profondamente incompleta e dovete rimediare) ed è anche il titolo di uno dei volumi della Guida.


ATTENZIONE - SPOILER DA QUI IN POI

NON DITE CHE NON VI HO AVVISATO
 

Nella Guida, la Terra viene demolita disinvoltamente dagli alieni Vogon per fare spazio per una superstrada spaziale. I delfini, più intelligenti degli umani, sanno da tempo della distruzione imminente e quindi se ne vanno dal pianeta prima della demolizione, lasciando agli umani un messaggio di saluto: “Addio, e grazie per tutto il pesce.”

“...sul pianeta Terra, l’uomo aveva sempre dato per scontato di essere più intelligente dei delfini perché aveva realizzato così tante cose -- la ruota, New York, le guerre e così via -- mentre tutto quello che avevano fatto i delfini era stato giocherellare in acqua e spassarsela. Ma i delfini, dal canto loro, avevano sempre pensato di essere molto più intelligenti degli umani, esattamente per le stesse ragioni.

Stranamente, i delfini sapevano da tempo della distruzione imminente del pianeta Terra e avevano fatto molti tentativi per avvisare l’umanità di questo pericolo; ma la maggior parte delle loro comunicazioni furono fraintese come tentativi divertenti di colpire palloni o fischiare per avere bocconcini, per cui alla fine ci rinunciarono e abbandonarono la Terra con i propri mezzi poco prima che arrivassero i Vogon.

L’ultimo messaggio mai inviato dai delfini fu interpretato erroneamente come un tentativo sorprendentemente sofisticato di fare una capriola doppia all’indietro passando attraverso un anello e fischiettando l’inno nazionale degli Stati Uniti d’America, ma in realtà il messaggio era questo: ‘Addio, e grazie per tutto il pesce’.”

Se non fosse sufficientemente chiaro, quindi, so benissimo che il delfino non è un pesce: il pesce citato nel meme è quello che i delfini hanno mangiato ricevendolo dagli umani. E dire a qualcuno “Addio, e grazie per tutto il pesce” significa “Nonostante miei ripetuti tentativi di comunicare e spiegarti le cose, la tua boria e la tua stupidità ti impediscono di capire che cosa ti sto dicendo e quindi è inutile che io ti dedichi tempo. Anche se ti sembra impossibile, vivo benissimo e me la spasso anche senza di te e non sento il bisogno insopprimibile di dialogare con te. La conversazione è finita.”


Fonte: Google Books.

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2020/02/19

Quizzello: un cavo, due pali

I capi di un cavo lungo 80 metri, libero di pendere, sono fissati alle cime di due pali alti 50 metri: un capo è in cima a un palo, l’altro capo è in cima all’altro.

A che distanza devono essere messi i due pali affinché il punto più basso del cavo sia esattamente a 10 metri da terra?

La risposta va data usando solo carta e penna, senza consultare fonti e dando almeno una cifra decimale.

Avete tempo fino a stasera alle 20 per trovare la soluzione. Se inviate la soluzione giusta nei commenti, non la pubblicherò per non rovinare il divertimento, ma il fatto stesso di non vederla pubblicata farà da conferma del vostro successo.


18:15. Le vostre risposte stanno intasando la moderazione dei commenti, per cui anticipo la soluzione. Lo scopo del quiz era evidenziare come tendiamo a cercare soluzioni generali (e quindi ci lanciamo in calcoli complicati con catenarie e quant’altro) invece di arrivare all’essenza del problema specifico. Grazie di aver giocato!


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Precognizioni letterarie: un virus letale sviluppato in laboratorio a Wuhan in un romanzo del 1981?

Credit: @DarrenPlymouth.
“...uno scienziato cinese di nome Li Chen fuggì negli Stati Uniti, portando una copia su dischetto dell’arma biologica cinese più importante e pericolosa dell’ultimo decennio. La chiamano ‘Wuhan-400’ perché è stata sviluppata nei loro laboratori di RDNA vicino alla città di Wuhan ed era il quattrocentesimo ceppo vitale di microorganismi creato presso quel centro di ricerca”.

Sono parole pubblicate nel romanzo thriller di Dean Koontz The Eyes of Darkness, uscito nel 1981 (non mi risulta ne esista un’edizione italiana). Lette oggi, con l’ansia mondiale da coronavirus incentrata proprio sulla città di Wuhan, sono particolarmente inquietanti, ma non vanno viste come una conferma di facoltà precognitive o delle tesi di complotto che sostengono (senza la minima prova) che l’attuale coronavirus sarebbe stato sviluppato in laboratorio in Cina come arma biologica.

Infatti è pressoché inevitabile che fra i milioni di storie che vengono scritte prima o poi qualcuna ci azzecchi, almeno vagamente (leggendo i dettagli del romanzo, le caratteristiche del ‘Wuhan-400’ divergono fortemente da quelle del coronavirus). È il Teorema delle Scimmie Infinite: date una macchina per scrivere e un bel po’ di tempo a un esercito infinito di scimmie addestrate a picchiettare a caso sui tasti, e prima o poi partoriranno Shakespeare.

Oltretutto Koontz ha pubblicato più di una versione del suo romanzo, cambiandone i dettagli. Nella versione originale, uscita nel 1981, non si parla affatto di Wuhan, ma della città sovietica di Gorki, e il virus si chiama ‘Gorki-400’. Divenne Wuhan nell’edizione del 1996, per tenere conto del fatto che l’Unione Sovietica non esisteva più e che la Cina sembrava una fonte più credibile, secondo questo commento su BoingBoing. Infatti circolano anche altre foto della medesima pagina del libro in cui è citata Gorki.

Fonte: @moderncrusader.


Quello di Koontz non è il primo caso di apparente precognizione letteraria: il romanzo del 1898 The Wreck of the Titan di Morgan Robertson “previde” il disastro del Titanic del 1912 descrivendo un transatlantico, il Titan, che affondava nel Nord Atlantico dopo uno scontro con un iceberg. In questo caso, però, il romanzo fu ritoccato dopo il 1912 per renderlo più calzante. Nella versione originale, infatti, la nave era di stazza minore, e il titolo era un ben più generico Futility.


Fonti aggiuntive: South China Morning Post, History on the Net, Wikipedia.

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2020/02/17

ANSA ci informa che in Cina c’è l’imperatore

“#Coronavirus Per paura del contagio annullate in #Cina le celebrazioni per i 60 anni dell' #Imperatore . Evacuati dalla nave #DiamondPrincess 14 cittadini #Usa #ANSA ow.ly/BasN30qifJb.”

L’imperatore. In Cina. A scrivere questa monumentale scemenza non è un blogger o qualche altro svitato su Internet. È l’ANSA, la più importante agenzia d’informazione in Italia, come si autodefinisce. Un’agenzia d’informazione che evidentemente ormai assume, o perlomeno fa lavorare, gente che non sa la differenza fra Cina e Giappone. Proprio adesso che sapere la differenza è, come dire, un tantinello importante.

Questi sono quelli che dovrebbero informarci. Quelli che quando si parla di fake news e disinformazione si atteggiano a ultimi difensori della qualità e danno la colpa della disinformazione a Internet.

Il tweet è ancora lì adesso, mentre scrivo; non è stato rimosso. Non una parola di scuse, nessuna rettifica.



E c’è anche lo screenshot della stessa notizia sul sito (grazie a GnNAr):


Dai, ANSA, adesso non ci state più nemmeno provando. Andate a casa, che fate meno danni.


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2020/02/15

5G, stop ufficiale in Svizzera? No

Il Financial Times ha pubblicato un articolo secondo il cui titolo la Svizzera avrebbe sospeso l’attivazione della rete cellulare 5G a causa di preoccupazioni per la salute (Switzerland halts rollout of 5G over health concerns). Si tratterebbe, dice il testo, di una “moratoria a tempo indeterminato”.

L’articolo cita una lettera inviata dall’Ufficio Federale per l’Ambiente svizzero (BAFU) ai governi cantonali a fine gennaio, che avrebbe causato la sospensione. La lettera non è linkata nell’articolo, ma dovrebbe essere questa (ringrazio @samirguidi per averla trovata).

In realtà la lettera non parla di una sospensione totale dell’attivazione del 5G, ma riguarda soltanto un aspetto specifico del 5G, ossia la tecnica del beamforming.

Il beamforming è un metodo per ridurre l’energia emessa dalle antenne della rete, concentrandola nella direzione in cui si trova in quel momento l’utente. In altre parole, invece di disseminare onde radio in tutte le direzioni, comprese quelle in cui non c’è nessuno che ha bisogno del segnale, come si fa adesso, il beamforming permette di fornire segnale solo dove serve realmente, adattandosi in tempo reale alla situazione e quindi riducendo l’esposizione per chi non usa il telefonino.

La lettera spiega che non c’è sufficiente chiarezza tecnica sul metodo di calcolo dell’esposizione alle onde radio che verrebbe prodotta dal beamforming e che serve più tempo per ottenerla e quindi sapere se anche in modalità beamforming il 5G rimane, anche nel caso peggiore, sotto i severi limiti imposti dalla normativa (ORNI). In attesa di questi chiarimenti, l’uso del beamforming non viene autorizzato, ma la rete 5G può continuare a funzionare in maniera tradizionale.

Questo è chiarito sia da questo articolo di Ictjournal.ch, sia dal testo dell’articolo del Financial Times, che non menziona il beamforming ma lo descrive indirettamente (“New 5G communications technology means individuals are exposed to more concentrated beams of non-ionising radiation, but for shorter periods. Bafu must determine which legal standards to apply to this.”). È solo il titolo che è ingannevole.


Ringrazio @MrcLucien per aver reperito l’articolo di Ictjournal. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

2020/02/14

Puntata del Disinformatico RSI del 2020/02/14

È disponibile la puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotta da me insieme a Francesca Margiotta.

Podcast solo audio: link diretto alla puntata.

Argomenti trattati: link diretto.

Podcast audio precedenti: archivio sul sito RSI, archivio su iTunes e archivio su TuneIn, archivio su Spotify.

App RSI (iOS/Android): qui.

Video: lo trovate qui sotto.

Archivio dei video precedenti: La radio da guardare sul sito della RSI.

Buona visione e buon ascolto!


Antibufala: gli alligatori nelle fogne di New York

Croc’, 1976
(Paperback Warrior).
La diceria che le fogne di New York sarebbero infestate da alligatori giganti perché i proprietari di questi rettili, raccolti quando erano piccoli in Florida durante una vacanza, se ne sbarazzavano buttandoli nel water quando crescevano troppo è una delle leggende metropolitane più famose e longeve: divenne molto popolare una cinquantina d’anni fa, negli anni Settanta, ma in realtà ha origini molto, molto più antiche.

L’idea di creature feroci che popolano le fogne circolava infatti già in epoca vittoriana a Londra: al posto degli alligatori, troppo americani, c’erano più britannicamente dei maiali inselvatichiti.

Gli studiosi di leggende metropolitane (o di folclore moderno, come lo chiamano loro) hanno scoperto numerose varianti di questo mito, alcune risalenti addirittura a duemila anni fa. Nell’articolo The Octopus in the Sewers: An Ancient Legend Analogue di Camilla Asplund Ingemark, pubblicato nel 2008 sul Journal of Folklore Research, emerge che l’autore classico Claudio Eliano (165/170 circa – 235 d.C.) raccontò nel suo De Natura Animalium che a Puteoli (l’odierna Pozzuoli, in Campania) sbucava dalle fogne ogni tanto una piovra gigante, che rubava cibo dalle cantine. Anche Plinio il Vecchio (23/24-79 d.C.) scrisse, nella sua opera Naturalis Historia, che nella città spagnola di Carteia c’era una piovra gigante che emergeva per saccheggiare le vasche dove si teneva il pesce sotto sale.

Gli stessi studiosi fanno risalire la versione moderna, quella con gli alligatori, al 1959, quando un libro dedicato alla storia delle infrastrutture sotterranee di Manhattan, The World Beneath the City di Robert Daley, le dedicò un intero capitolo per raccontare che nel 1935 c’erano stati avvistamenti di alligatori ed erano state addirittura fatte delle battute di caccia. Ma Daley era, a quanto pare, dotato di molta immaginazione.

Fra l’altro, gli esperti spiegano che l’ambiente freddo delle fogne di una città come New York non permetterebbe a nessun rettile di prosperare e nemmeno di vivere: al freddo, infatti, non sono in grado di digerire il cibo (o i malcapitati esploratori delle fogne). Tuttavia ogni tanto qualche alligatore finisce temporaneamente nella rete fognaria delle città del sud degli Stati Uniti, che è collegata alle paludi. Ma si tratta di soggiorni brevi, causati dagli allagamenti prodotti dai temporali, e i rettili non diventano giganti.

La ragione della straordinaria persistenza di questo mito sarebbe, secondo Camilla Asplund Ingemark, legata alla paura atavica di un mondo sconosciuto che starebbe a stretto contatto e contrasto con la città, vista come simbolo dell’apice della civiltà. È un mito che funziona benissimo ancora oggi, come sanno bene i fan delle Tartarughe Ninja o di Stranger Things e del suo Sottosopra. 


Fonti aggiuntive: Leggende-metropolitane.it; Wikipedia; Liveabout.com.

Microsoft tura 99 falle con un aggiornamento massiccio

Se usate Windows, fate appena possibile gli aggiornamenti di sicurezza rilasciati pochi giorni fa da Microsoft: risolvono ben 99 falle, alcune delle quali vengono già sfruttate dai criminali informatici.

Una, in particolare (CVE-2020-0674), consente di attaccare e prendere il controllo completo del computer semplicemente convincendo l’utente a visitare una pagina infettante di un sito.

Un’altra (CVE-2020-0729) consente di prendere il controllo di un computer semplicemente infilandovi una chiavetta USB contenente un file .LNK appositamente confezionato.

La procedura di aggiornamento è quella solita: in Windows 10, scegliete Start - Impostazioni - Aggiornamento e sicurezza - Windows Update - Controlla aggiornamenti. Eseguitela dopo aver fatto un backup o un punto di ripristino, in modo da poter tornare indietro se scoprite che l’aggiornamento causa problemi.

Il rischio di problemi non è una buona scusa per rinviare gli aggiornamenti. Ora che sono stati resi noti i dettagli di queste falle e le loro correzioni, è solo questione di tempo (qualche giorno) prima che i criminali informatici creino degli attacchi su misura per prendere di mira chi non si aggiorna.


Fonti aggiuntive: Cybersecurity360.it, Graham Cluley.

2020/02/13

Facebook traccia le nostre attività fuori da Facebook: ora si può vedere quali

Facebook traccia le nostre attività anche quando visitiamo altri siti. Lo fa persino se non abbiamo un account Facebook: lo fa a tutti, spiega Intego, per poter piazzare nei siti che visitiamo delle pubblicità pertinenti ai nostri interessi, e guadagna fornendo questo piazzamento.

Questo tracciamento di massa, anche dei non utenti, non è una novità ma è sicuramente poco noto.

La novità vera, invece, è che ora possiamo sapere in dettaglio quali attività vengono tracciate e quali dati vengono raccolti e possiamo anche modificare queste funzioni.

L’azienda ha infatti annunciato che è disponibile la funzione La tua attività fuori da Facebook ed è anche possibile azzerare i dati raccolti.

Se volete scoprire cosa sa Facebook di voi e avete un account Facebook, accedete a questo account da un computer, cliccate sul triangolino in alto a destra, cliccate su Impostazioni e poi su Le tue informazioni su Facebook e su Attività fuori da Facebook. In alternativa usate questo link diretto.

Otterrete un elenco delle aziende di cui avete visitato i siti e che hanno dato a Facebook delle informazioni che vi riguardano: cose come “questo utente ha visitato questo sito” e “questo utente ha comprato qualcosa su questo sito”.

Se volete azzerare questo tracciamento, potete scegliere Scollega le attività; se volete evitare che continui, cliccate su Altre opzioni e Gestisci l’attività futura. Arriverete a una schermata con un selettore Attività fuori da Facebook futura: disattivatelo.

Attenzione, però: se usate la vostra login di Facebook per accedere ad altri account, disattivando questo selettore non potrete più farlo. Sarebbe comunque meglio non usare la login di Facebook per accedere altrove.

Io uso da tempo un add-on per Firefox, chiamato Facebook Container, e le mie attività risultano nulle.


Le vostre come sono? Quali aziende vi trovate?

Per sapere che Crypto AG faceva spionaggio per CIA e BND bastava cercare in Google

Un’inchiesta del Washington Post, della TV tedesca ZDF e dell’emittente svizzera SRF (anche qui) ha rivelato che l’azienda svizzera di crittografia Crypto AG è stata usata dalla CIA e dalla tedesca BND per decenni per spiare governi e forze armate di tutto il mondo, compresi i paesi loro alleati, come Spagna, Grecia, Turchia e Italia.

Crypto AG, infatti, vendeva apparati di crittografia che a seconda del paese di destinazione venivano alterati segretamente in modo da consentire ai servizi segreti statunitensi e tedeschi di decrittare facilmente le comunicazioni cifrate diplomatiche, governative e militari di quei paesi, comprese quelle del Vaticano.

In Svizzera lo scandalo è forte e verrà istituita una commissione parlamentare d’inchiesta per capire quali autorità specifiche fossero al corrente di questa vicenda. Ma c’è un dato che forse andrebbe considerato: la natura delle attività di Crypto AG non era affatto un segreto.

Infatti con una ricerca mirata in Google e con l’aiuto di alcune segnalazioni dei lettori emergono numerose indagini giornalistiche, anche svizzere, che mettono a nudo Crypto AG sin dal 1994:

Fonte: Swissinfo.ch.

Tutte queste inchieste documentano che i rapporti con Crypto AG dei servizi segreti statunitensi e tedeschi erano già stati resi noti con grande dettaglio. La novità di oggi è semplicemente che sono stati resi pubblici documenti sulla vicenda che prima erano segreti. Fingere di non averne saputo nulla sembra quindi piuttosto implausibile.


2020/02/15. Cominciano a essere pubblicate le prime ammissioni ufficiali.

2020/02/19. È stato ritrovato il dossier mancante dal 2014, contenente gli atti dell’indagine della Polizia Federale su Crypto AG (Ticinonews).


Fonti aggiuntive: Tvsvizzera.it, Swissinfo.ch, The Register.

Il mio corso online di giornalismo digitale a prezzo ribassato fino al 23 febbraio

Per San Valentino, Suisse Vague/Lezionidalfuturo.com, l’editore del mio corso online di giornalismo digitale, offre una riduzione di costo: da oggi e fino al 23 febbraio il corso costa 149 franchi svizzeri (circa 133 euro).

Nel corso, che dura in tutto 85 minuti ed è composto da sei lezioni, spiego tutte le tecniche che uso quotidianamente come giornalista e come debunker.

Il video qui sotto è l’introduzione: il link al corso vero e proprio è questo.


Parte del costo arriva a me, per cui partecipare è anche un modo per contribuire al mio sostentamento e consentirmi di continuare a offrire informazioni gratuite e senza pubblicità come quelle di questo blog. Visto che questo corso sta andando bene e l’editore è soddisfatto, ne sto preparando uno sulle cosiddette fake news. Buona visione!

2020/02/10

“Luna? Sì, ci siamo andati!” edizione 2020: il PDF stampabile è pronto per i donatori

Come avevo preannunciato a Natale scorso, l’edizione 2020 del mio libro di debunking spaziale “Luna? Sì, ci siamo andati!” è stata impaginata ed è ora disponibile per lo scaricamento in formato PDF per tutti i donatori. Sarà disponibile anche per i non donatori dal 10 marzo prossimo.

Se siete donatori, dovreste aver già ricevuto una mia mail con le istruzioni di scaricamento. Se non l’avete ricevuta, scrivetemi e avvisatemi.

Se avete già acquistato una precedente versione cartacea o digitale, siete già donatori: mandatemi via mail una foto della vostra copia del libro (o del vostro e-reader che mostra una pagina del libro) e vi manderò subito il link per lo scaricamento.

Se non siete donatori e proprio non riuscite ad aspettare un altro mese, potete diventare donatori seguendo questo link (importante: non usate altri link, altrimenti non saprò che la donazione è per il libro!).

Questa versione PDF rispecchia il contenuto sfogliabile online nell’apposito sito ed è impaginata in formato A4 per valorizzare al massimo le grandi immagini e consentirvi di stamparlo agevolmente.

Il libro è cresciuto parecchio rispetto alle edizioni precedenti e ora è composto da 605 pagine. Include anche codici QR che consentono di vedere facilmente i video citati nel testo se si usa un telefonino o un tablet in grado di leggere i codici QR.

Come sempre, il PDF non è protetto da sistemi anticopia (DRM) ed è fruibile su qualunque dispositivo e copiabile liberamente secondo la licenza Creative Commons inclusa nel testo.

Se trovate nel libro refusi, errori, passaggi non chiari o se avete suggerimenti, segnalatemeli: ne terrò conto per la prossima edizione.

A tutti i donatori, grazie!




2020/02/09

Per Dagospia e Libero Quotidiano, le Tesla sono fabbricate da Jeff Bezos. Parola di Attilio Barbieri

Il gatto ha solo funzioni compensatorie
della bruttezza della vicenda trattata.
In Italia si parla molto di istituire bollini di certificazione della qualità delle notizie. La teoria, secondo l’Ordine dei Giornalisti, è che un giornalista faccia informazione attendibile e quindi dargli un bollino che lo distingue permetterebbe al lettore di riconoscere la qualità del Vero Giornalista ed evitare le fake news della Marmaglia dei Blogger.

Questa teoria si scontra con alcuni fatti. Tipo questo: Attilio Barbieri, che scrive per Libero Quotidiano e mi risulta essere un giornalista dell’Ordine, quindi uno di quelli “bollinabili”, scrive questa perla, ripubblicata anche da Dagospia (l'evidenziazione è mia):

Così, ad esempio, un «rifornimento» sulla Hyundai Kona - sempre alle colonnine - costa da 32 a 50,56 euro, sulla Mercedes Eqc da 40 a 63,20 euro e sulla Tesla Model S da 50 a 79 euro. Ma per le vetture che escono dalle fabbriche di Jeff Bezos possono appoggiarsi su una rete di rifornimento dedicata, la Supercharger, accessibile solo ai clienti

Avete capito bene. Attilio Barbieri, che vorrebbe spiegare ai lettori il complesso mondo dell’auto elettrica, non sa neanche distinguere fra Jeff Bezos (boss di Amazon) e Elon Musk (boss di Tesla).

Ho salvato una copia permanente su Archive.org dell’articolo. Questo è uno screenshot:



Il resto dell’articolo è una collezione di fandonie, errori e luoghi comuni beceri e stantii che dimostrano una spettacolare incompetenza nel settore oltre che un pregiudizio di fondo verso la materia (“oggetto di culto del Green new deal in salsa euro-italiana”), scegliendo sistematicamente i casi più estremi e irrealistici per far sembrare che “un viaggio con l’auto elettrica costa quattro volte tanto”.

Qualcuno mi spieghi, allora, come mai io in due anni di uso della mia piccola auto elettrica per tutti gli spostamenti locali ho risparmiato circa milletrecento euro, invece di spendere “quattro volte tanto”. E se avessi usato l’auto elettrica anche per i viaggi che per ora faccio ancora con la mia auto a benzina avrei risparmiato 4800 euro. Posso presentare i conti, se qualcuno ha dubbi.

Avrei anch’io da proporre un bollino per questo genere di giornalismo, ma non è del genere immaginato dall’Ordine. E nemmeno dello stesso colore.


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2020/02/08

Per il Corriere, il 5% equivale a uno su cinque

Corriere della Sera. Articolo a firma di Nando Pagnoncelli. Titolo: “Il sondaggio | La riforma della prescrizione piace al 59%. Ma solo un italiano su 5 la conosce nei dettagli”. Testo: “solo il 5% dichiara di conoscerlo nel dettaglio”.

La gente mi chiede spesso perché svergogno pubblicamente le testate che scrivono bestialità come questa invece di contattarle in privato e segnalare educatamente l’errore. Semplice: perché se glielo dici in privato, se ne strafregano.

Luca Chiodini, un utente come tanti, ha segnalato questa castroneria al Corriere oggi nel primo pomeriggio:



Niente da fare. La scempiaggine segnalata è ancora lì adesso, alle 21. Ho rimosso le pubblicità dallo screenshot per non regalare favori agli inserzionisti.


Trovate una copia permanente qui su Archive.org.

Vediamo che succede ora che l’ho mostrata pubblicamente:




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Salvare foto da Instagram alla massima risoluzione

Instagram non ha, per ora, un’app per computer, ma si può usare Chrome con l’apposita estensione per Instagram per interagire con Instagram usando un vero computer dotato di mouse e tastiera, che rende tutto infinitamente più veloce e flessibile rispetto allo smartphone (ho provato a lavorare per quattro giorni solo con telefonino e tablet durante una mia breve visita a Londra, pochi giorni fa, in modo da non dovermi portare la zavorra del laptop, ed è stata una sofferenza unica).

Con un computer (Linux, Mac, Windows) diventa facile anche salvare le foto Instagram che vogliamo tenere, e farlo ottenendo la versione a massima risoluzione, che Instagram spesso non mostra.

Supponiamo per esempio che vogliate salvare questa foto dell’astronauta Christina Kock durante una sua attività extraveicolare, all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale.


Se fate un normale clic destro per salvare l’immagine, ottenete questo link, il cui URL (https://scontent-frt3-2.cdninstagram.com[...]/s1080x1080[...]) indica che si tratta già della versione a massima risoluzione, ossia 1080 pixel.

Ma non sempre è così. Quest’altra foto postata su Instagram, se salvata con un clic destro, è a 640 pixel.



Però con Chrome su computer potete fare clic destro sull’immagine e scegliere Inspect dal menu pop-up di Chrome che compare. Otterrete una schermata come questa:



Cercate il link che contiene s1080 e fatevi sopra un clic destro per aprirlo in un’altra scheda: otterrete l’immagine ad alta risoluzione.


Se il post contiene più di una foto, visualizzate la specifica foto che volete scaricare prima di attivare Inspect.

Ci sono anche servizi online che consentono di fare la stessa cosa, come Dinsta o Downloadgram, ma non ne ho trovati che consentano di acquisire immagini da post Instagram contenenti più di una foto.


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