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2019/07/20

Firefox e Chrome mi bloccano i video di Youtube. Safari no. Idee?

Da parecchi giorni sul mio Mac Firefox e Chrome mi bloccano tutti i video di Youtube, compresi quelli senza alcuna restrizione geografica o di altro genere, come questo. Mi compare la dicitura Video non disponibile. Questo video è sottoposto a limitazioni. Prova a effettuare l’accesso con il tuo Account Google Apps.

Safari, sempre sullo stesso Mac, li visualizza senza alcun problema. Anche Chrome funziona se uso la modalità Incognito; Firefox, invece, non funziona neanche in una finestra anonima. Gli altri computer del Maniero (in particolare il mio PC Linux principale) visualizzano tutti i video (compreso questo) perfettamente.

Ho cercato informazioni online e il problema sembra essere abbastanza diffuso, ma nessuno sa fornire una soluzione. Avete idee?


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L’allunaggio su Rai1 stasera alle 21.15, con Piero e Alberto Angela



Sono orgoglioso di essere stato chiamato come consulente tecnico e storico per questa puntata, che ha richiesto mesi di lavoro da parte di tantissime persone. Vedrete immagini davvero notevoli e sentirete racconti personali ancora più notevoli.

Prima che me lo chiediate: non so se e come si potrà vedere la trasmissione in streaming e nei mille modi complicatissimi con i quali oggi molta gente guarda i programmi televisivi. Rivolgetevi alla Rai o al vostro fornitore di servizio Internet/TV.


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Radio SBS (Australia) mi ha intervistato a proposito di Luna

La radio australiana Radio SBS ha un canale in lingua italiana e mi ha intervistato (in italiano) a proposito del cinquantenario del primo allunaggio e delle tesi complottiste. Il podcast (circa 15 minuti) è a vostra disposizione qui.




2019/07/19

Puntata del Disinformatico RSI del 2019/07/19

È disponibile la puntata di oggi, 19 luglio, del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotto da me insieme a Simona Foglia.

La versione podcast solo audio (circa 18 minuti) è scaricabile da questa sezione del sito RSI (link diretto alla puntata), qui su iTunes (per dispositivi compatibili) e tramite le app RSI (iOS/Android) o su TuneIn; la versione video (musica inclusa) comparirà nella sezione La radio da guardare del sito della RSI e verrà incorporata qui sotto.

Buona visione e buon ascolto!


Ci vediamo domani a Genova (15:30) e Spotorno (21:30) per parlare di Luna?

Domani, cinquantenario del primo allunaggio, sarà particolarmente emozionante per me tenere due conferenze sull’argomento, una a Genova e una Spotorno.


Alle 15.30 sarò a Genova, nell’Aula Magna del Palazzo dell’Università, in via Balbi 5, per parlare di complottismi lunari.




Alle 21:30 sarò a Spotorno, in Piazza della Vittoria, per mostrare immagini rare e restaurate e raccontare storie poco conosciute degli allunaggi in “Un piccolo passo: l’avventura della Luna”.

Entrambi gli appuntamenti sono a ingresso libero. Avrò con me qualche copia dell’edizione in italiano del libro L‘ultimo uomo sulla Luna, di Gene Cernan e Don Davis: l’autobiografia dell’ultimo astronauta a camminare sulla Luna.


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Virtualizzare il computer che ci portò sulla Luna

L’Apollo Guidance Computer o AGC è il computer, per l’epoca straordinariamente moderno e miniaturizzato, che portò gli astronauti sulla Luna. Rispetto ai calcolatori di oggi è incredibilmente modesto e primitivo, tanto che oggi lo si può emulare addirittura su un telefonino o un tablet.

Ci sono numerosi progetti di emulazione dell’AGC per computer, come Virtual AGC o Moonjs, resi possibili dal fatto che gli schemi tecnici dei circuiti e il software dell’Apollo Guidance Computer sono pubblicamente disponibili ed esistono ancora alcuni AGC funzionanti, restaurati con passione eccezionale.

Se volete sapere esattamente come funzionava l’AGC, ci sono due libri di puro nerd porn: The Apollo Guidance Computer - Architecture and Operation, di Frank O'Brien (2010), e Sunburst and Luminary, di Don Eyles.

Ma se volete farvi rapidamente un’idea di quanto fossero diversi i computer di cinquant’anni fa, provate l’app DSKY per iPad: emula anche visivamente la tastiera e il display dell’AGC (quelle che oggi chiameremmo interfaccia utente) e accetta comandi nel particolare, laconicissimo formato usato per interagire con questo computer: verb (verbo o azione), numero, noun (sostantivo), numero, Enter.

In sintesi, il VERB dice al computer “fai qualcosa”, il numero gli dice cosa fare (per esempio VERB 16 significa “monitora, visualizza”), NOUN gli dice “fallo sulla cosa identificata da questo numero”. Decisamente non è un’interfaccia di comando intuitiva, ma era il meglio che si potesse fare con la tecnologia dell’epoca.

Toccando l’icona “i” in basso a destra nell’app compare una schermata di aiuto: questa versione preleva dati dai sensori del tablet e quindi non permette di scendere sulla Luna ma in compenso consente di visualizzare la latitudine, longitudine e altitudine rilevata dai sensori GPS (VERB 16 NOUN 43 ENTER): la risposta compare sul display numerico (niente grafica, niente lettere) sotto forma di gradi di latitudine, gradi di longitudine e metri o piedi di altitudine.

In alternativa, potete monitorare i sensori di assetto del tablet (VERB 16 NOUN 17 ENTER), con risultati espressi in gradi (senza punto decimale: quello lo deve mettere a mente l’astronauta), oppure più semplicemente sapere che ore sono (VERB 16 NOUN 36 ENTER), ottenendo la risposta espressa in ore, minuti, secondi e centesimi di secondo. Buon divertimento.

Assistenza informatica spaziale: la riprogrammazione al volo di Apollo 14

La prossima volta che vi capita di dover fare assistenza informatica a qualcuno, rivolgete un momento il vostro pensiero a Don Eyles, uno degli ingegneri del software delle missioni Apollo. Durante la missione Apollo 14, gli capitò un problema informatico molto speciale: poco prima che il veicolo spaziale iniziasse la sua discesa verso la Luna, sulla Terra si accorsero che c’era un falso contatto nel pulsante di Abort: quello che, se premuto, avrebbe interrotto bruscamente la discesa e invertito la rotta.

Se questo falso contatto fosse scattato per errore durante la discesa, la missione sarebbe fallita: gli astronauti sarebbero stati costretti a tornare sulla Terra senza allunare.

All’una del mattino, a Don Eyles venne proposta questa sfida: il software del computer che rileva quel falso contatto l’hai scritto tu. Riesci a correggerlo? Piccolo problema: tu sei sulla Terra, ma il computer che devi modificare è intorno alla Luna. E se sbagli, gli astronauti moriranno.

Eyles scrisse la correzione, la provò nel simulatore, e poi ne trasmise le istruzioni (ben 61 digitazioni estremamente precise, da non sbagliare assolutamente) all’astronauta Ed Mitchell, dettandogliele via radio, con i minuti contati. Mitchell le eseguì alla perfezione, e il computer funzionò correttamente, ignorando il falso contatto. Apollo 14 scese sulla Luna e la missione fu un grande successo.

La soluzione software di Eyles fu geniale: far credere al computer che il pulsante era già stato premuto e che quindi poteva ignorarne i segnali spuri.

Ve lo racconta lui stesso in questo video:


Trovate altre storie come questa presso Wehackthemoon.com.

Il museo Smithsonian pubblica modelli 3D della tuta di Neil Armstrong

Se avete una stampante 3D, ora potete farvi una replica personale della tuta spaziale di Neil Armstrong, anche in grandezza naturale: il museo Smithsonian ha messo sul proprio sito i file scaricabili delle scansioni 3D di questa preziosissima tuta.

Anche se non disponete di una stampante, le pagine del sito permettono di esplorare il reperto storico in incredibile dettaglio.

Trovate i guanti, il casco esterno e la tuta completa. Nelle stesse pagine sono a disposizione anche file scaricabili per applicazioni di realtà virtuale e realtà aumentata.

La tuta è stata digitalizzata usando una combinazione di metodi: una scansione con un braccio dotato di laser per i dettagli più fini, compresa la trama dei tessuti; la fotogrammetria per i colori; la luce strutturata per le forme generali; e la tomografia computerizzata di tipo medico per i dettagli interni.

Il risultato, spiega il museo, è stato un pacchetto di dati grezzi di ben 345 gigabyte, che è stato poi ripulito ed elaborato per renderlo usabile e gestibile, e  soprattutto umanamente scaricabile. 

Oltre alla tuta, lo Smithsonian offre anche modelli 3D del Modulo di Comando di Apollo 11 e del suo complicatissimo portello.

2019/07/18

Luna, musica e scienza con Brian May (Queen) e David Eicher (Astronomy)

Come raccontavo qui, di recente ho incontrato a Starmus Brian May dei Queen e David Eicher di Astronomy Magazine, gli autori del libro Mission Moon 3D: foto scattate nello spazio e sulla Luna ed elaborate per crearne versioni 3D. Mi hanno gentilmente concesso quest’intervista.



Questa è una foto presa dietro le quinte dell’intervista, nelle stesse condizioni di luce usate per la ripresa video: notate come il talento della videomaker (Anna Spacio) cambia completamente l’atmosfera e le tinte.

Credit: Rodri Van Click.


Questa è la mia traduzione integrale dell’intervista. Ho riformulato le mie domande per maggiore chiarezza.

Cosa vi affascina della Luna così tanto da avervi spinto a creare un libro di immagini 3D dedicato ad essa, "Mission Moon 3D"?

BRIAN MAY: È una celebrazione della prima avventura dell'uomo nel raggiungere un altro corpo celeste. La Luna è quello più vicino a noi, è la sorellina della Terra, in un certo senso, nessuno aveva mai lasciato questo pianeta per mettere piede altrove. Quindi è la celebrazione di 50 anni di questa incredibile avventura che fu il progetto Apollo e che culmina con Apollo 11, l'allunaggio vero e proprio. Ed è per questo che ci piace, giusto?

DAVID EICHER: Sì, è per questo che ci piace! Non solo è vicina, ma le sue rocce sono molto simili a quelle della Terra. Questo è un indizio, emerso dalle missioni Apollo, che le sue origini sono legate alla Terra.

BRIAN MAY: La Luna ha una grande influenza in così tanti modi. Controlla le maree, ha sicuramente un influsso sul comportamento umano, ed è in cielo a darci luce argentea quando cala il sole. Ha ispirato un milione di canzoni d'amore e ha un ruolo importantissimo nella vita di ogni persona. E questi uomini hanno camminato sulla Luna e questo è tuttora incredibile per me; non avrei mai pensato di vederlo accadere nel corso della mia vita.


Avete una canzone preferita che parli della Luna?

DAVID EICHER: (ridendo) Forse è ancora da scrivere, una bella canzone d'amore che parli di Luna...

BRIAN MAY: (ridendo) C'è questa rima, in inglese, fra "Moon" e "June", "Luna" e "giugno", che se stiamo parlando di scrivere testi di canzoni è l'esempio perfetto di mancanza di originalità.


Siamo qui a Zurigo per parlare di comunicazione della scienza. Si parla spesso di crisi climatica, ma secondo voi esiste anche una crisi di comunicazione della scienza, che Starmus aiuta a contrastare?


BRIAN MAY: Starmus non è stato creato per risolvere un problema, ma è stato creato per celebrare una certa visione, ossia che l'arte e la scienza sono legate insieme e non avrebbero mai dovuto essere separate. Questa è l'etica della filosofia di Garik Israelian ed è anche la mia perché ho aiutato Garik a creare Starmus. E ogni volta che ci incontriamo per questo festival abbiamo questa meravigliosa combinazione di musica e scienza e astronomia e arte di vario genere e funziona tutto insieme, non c'è senso di separazione fra i due ambiti. Tutti danno il massimo e tutti beneficiano di questa interazione. È stato un grande successo di Garik secondo me. Ovviamente, parlare di cambiamenti climatici fa parte delle cose trattate da Starmus, ma noi parliamo di tutto. Parliamo dell'esplosione informativa, e delle varie minacce che subisce il nostro pianeta, e la relazione di Martin Rees è stata particolarmente illuminante e ci ha fatto pensare alle cose terribili che potrebbero capitare alla Terra se non ci diamo da fare rapidamente. Ma fondamentalmente Starmus è gioia, noi celebriamo e amiamo farlo, in un certo senso ci sguazziamo.

DAVID EICHER: Sono d'accordo, e credo che ci sia una crisi nella comunicazione della scienza e nella comunicazione in generale, circola tanta cattiva informazione e Internet aiuta a diffonderla velocemente e un altro aspetto di Starmus è fornire la verità, il resoconto razionale, non distorto, non esagerato a proposito della scienza. Poche occasioni fanno questo così bene quanto lo fa Starmus.


Come è nato il vostro interesse per la scienza? Brian May, lei era già interessato all’astrofisica prima degli allunaggi, o la passione è nata dopo?

BRIAN MAY: È iniziato nella mia infanzia e soprattutto per merito di un popolarissimo programma della TV britannica, The Sky at Night presentato da Sir Patrick Moore, che tutti abbiamo amato e ci ha spalancato gli occhi, ci ha fatto guardare il cielo con meraviglia e ci ha fatto godere tutta questa visione. Quindi sì per me risale alla prima infanzia. Ma naturalmente anche gli allunaggi sono stati un forte impulso, ci siamo resi conto di colpo che potevamo influenzare le cose ed essere davvero là fuori nello spazio. E tu? (rivolto a David)

DAVID EICHER: Io sono cresciuto in una famiglia scientifica, mio padre era un professore di chimica. Io ho sempre avuto interesse per la scienza di ogni genere. Ricordo che a 7 anni ho visto l'allunaggio e mi ha emozionato tantissimo, ma per me è successo a 14 anni, quando ho visto Saturno in un telescopio: mi ha elettrizzato e mi sono reso conto che volevo fare astronomia.


Cosa consigliereste ai giovani, quindi? Comprare un telescopio e guardare Saturno?

BRIAN MAY: Assolutamente sì, procuratevi un telescopio, implorate, rubatelo o prendetelo in prestito (ride) e guardate Giove, guardare Saturno, vi cambierà la vita. È molto triste che la maggior parte di noi cresce in città dove le stelle quasi non si vedono ed è una perdita terribile. Ancora quando ero bambino io potevi guardare in su in una notte limpida e vedere migliaia di stelle. E ti dava tanta ispirazione, vedevi la Via Lattea, oggi invece se vivi in qualunque città grande o media in occidente non vedi nulla, devi andare lontano, dove non c'è inquinamento luminoso, e vedere le meraviglie e gli splendori del cielo, ti sconvolgeranno.


Dove eravate durante l’allunaggio di Apollo 11?

BRIAN MAY: Questa è facile, io ero in Cornovaglia a casa della mamma del mio batterista Roger, e abbiamo visto l'allunaggio sul suo piccolissimo televisore da circa 10 pollici ed è stata una cosa straordinariamente emozionante eravamo tutti intensamente coinvolti. È stato magico. E mio papà, che non era certo uno sciocco, lavorava in aeronautica ed era un bravissimo scienziato e ingegnere, mi aveva detto circa un anno prima che non sarebbe mai successo e che non avevamo la tecnologia per farlo. E invece è successo, noi siamo rimasti tutti stupiti.

DAVID EICHER: Io ero a casa, in una cittadina universitaria dell'Ohio. Ricordo di essermi emozionato perché a 7 anni potevo stare sveglio fino a tardissimo, fino alle 11 di sera, per vedere quelle immagini incerte in bianco e nero, per me è stato assolutamente elettrizzante e ha innescato il mio interesse per la scienza anche prima di Saturno.


Adesso va di moda fare comunicazione della scienza sonorizzando i dati, ossia creando suoni a partire dai dati scientifici raccolti. Cosa ne pensate?

BRIAN MAY: So che Garik è stato uno dei pionieri in questo campo. Ci abbiamo provato anche noi insieme a Garick ma poi siamo stati troppo presi da altre cose. Garik è stato uno dei pionieri, lui li chiamava "suoni stellari". I suoi suoni stellari erano vere onde di pressione, mentre molti di questi suoni odierni derivano invece da onde elettriche che puoi prendere da una stella o altro e convertire in qualcosa che si comporta come un'onda sonora, ma non è reale. I suoni di Garik invece erano reali. Ci abbiamo sperimentato per fare musica, ma sinceramente non è musica. Se vuoi la mia opinione schietta, non è veramente musica: sono suoni e la musica è fatta di suoni, ma i suoni sono solo un ingrediente. Deve esserci un intervento umano e so che non verrò amato per quello che sto per dire, la musica delle sfere per me è una serie di suoni e la musica vera è quella che viene dagli esseri umani.

PAOLO ATTIVISSIMO: Dott. Brian May, David Eicher, grazie per averci dedicato il vostro tempo.


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2019/07/16

Apollo 11 in tempo reale, con un livello di dettaglio mai visto: Apolloinrealtime.org

Apolloinrealtime.org. Tutto l'audio, tutte le foto, tutta la telemetria, tutti i video e i filmati di Apollo 11, in una cronologia meticolosa, completa e affascinante dell’intera missione, da seguire oggi e nei prossimi giorni in tempo reale sincronizzato (cliccando su Now) o in differita (cliccando su T-minus 1m).

È un’opera di ricostruzione storica impagabile, realizzata da Ben Feist con il contributo di numerosissimi esperti e veterani, che include ben undicimila ore di audio multitraccia delle comunicazioni interne dei centri di lancio e di controllo della missione.


2019/07/15

Fate un salto al Piccolo Eliseo stasera alle 20.30. Si ride

Ultimo aggiornamento: 2019/07/19 18:30

Se non ci sono stati cambiamenti di programma, questa sera alle 20.30 al Piccolo Eliseo di Roma verrà proiettato gratuitamente il video lunacomplottista American Moon alla presenza del suo creatore, Massimo Mazzucco.

Ci saranno vari Prezzolati Agenti del Nuovo Ordine Mondiale in borghese, che si mescoleranno tra il pubblico in maniera perfettamente dissimulata per documentare pacificamente la serata e schedare telepaticamente i presenti tramite scie chimiche miniaturizzate disciolte nelle bibite e chip sottopelle inseriti nelle poltrone. Se avete voglia di tenere loro compagnia e vedere come va a finire, la parola d’ordine è birra e salcicce. Pare che sia necessaria la prenotazione inviando una mail a comunicazione@teatroeliseo.com.



La metto sul ridere perché ho una storia comica da raccontarvi a proposito di Mazzucco: avete presente che Focus TV farà uno speciale sugli allunaggi il 18 luglio al quale parteciperò insieme a Massimo Polidoro, come ho preannunciato? Beh, il piano originale era molto diverso.

Infatti quando mi aveva contattato inizialmente Focus TV, la loro idea era di trasmettere il video di Mazzucco e poi lasciare a me e Massimo il compito di smontarne una dopo l’altra tutte le fandonie, le falsità e gli inganni.

Io ho fatto notare che due ore di video complottista avrebbero richiesto almeno altrettanto tempo per ribattere documentatamente, visto il numero vastissimo di baggianate asserite dal video. Insomma, sarebbe stata una maratona fantozziana di mortificazione che non avrebbe seguito nessuno. In confronto la Corazzata Potëmkin sarebbe sembrato Fast and Furious.

Ho proposto una sintesi: il complottista avrebbe presentato la sua top ten delle prove migliori (secondo lui) e noi avremmo analizzato quelle. Sembrava tutto deciso, e ho anche ricevuto una lista di queste presunte prove migliori, ma poi dalla produzione è arrivata la segnalazione che Mazzucco aveva rifiutato seccamente di presentare il suo video quando aveva saputo che sarebbe stato seguito da un debunking al quale avrei partecipato io e al quale non avrebbe potuto replicare (avendo già detto la sua all’inizio). Sono proprio la sua magnifica ossessione :-).

La cosa comica è che Mazzucco sarebbe stato regolarmente pagato da Focus TV per la messa in onda del suo video. Lo dice lui stesso: “A quel punto ho rinunciato a dargli il film, anche se mi è dispiaciuto parecchio perdere la possibilità di vederlo andare in onda, e di guadagnare anche qualche bel soldino” (copia archiviata qui su Archive.org).

E così, al posto di diffondere un video complottista in prima serata e di pagare un complottista, Focus ha scelto di trasmettere un documentario sugli allunaggi molto ben fatto, Il giorno che camminammo sulla Luna (The Day We Walked on the Moon), curato dallo Smithsonian Channel, e poi di mandare in onda una chiacchierata fra Massimo Polidoro e il sottoscritto in cui avremmo sbufalato le principali tesi di complotto. Comprese quelle presentate da Mazzucco.

Non poteva andare meglio:
  • non andrà in onda un video complottista,
  • il complottista ci ha pure rimesso dei soldi,
  • e al posto del suo video andranno in onda due ore di documentario che confermano splendidamente gli allunaggi e poi un’oretta di allegro debunking.
Non c’è che dire, i complottisti hanno uno spiccato senso della comunicazione e degli affari.

La versione degli eventi raccontata da Mazzucco è, guarda caso, completamente opposta: potete leggerla senza regalargli traffico sempre qui su Archive.org. In sintesi, secondo lui lo scopo di Mediaset/Focus TV “non era affatto quello di appurare la verità sui viaggi lunari, ma piuttosto di confondere il pubblico, lasciandolo intenzionalmente nel dubbio, anche se questo avesse comportato il mandare in onda delle bugie plateali [...]“.

Addirittura, stando a quello che scrive pubblicamente Mazzucco, qualcuno della produzione di Focus TV gli avrebbe detto "Ma è proprio questo che noi vogliamo", ossia fare in modo che il pubblico non capisca dove sta la verità.

Queste insinuazioni diffamatorie non sono piaciute alla produzione, che ora si riserva di agire in sede legale.

Complimenti per l’autogol. Se andate al Piccolo Eliseo stasera, chiedetegliene conto e salutatemelo garbatamente.


2019/07/19 18:30


Mediaset/Focus TV è molto contenta del risultato della trasmissione: mi ha scritto che il documentario ha ottenuto 226.000 telespettatori e la chiacchierata fra me e Massimo Polidoro ne ha raggiunti 268.000, che è il doppio degli ascolti abituali.

Immagino che a questo punto Mazzucco stia riflettendo sulla saggezza della sua scelta di non partecipare alla trasmissione. Avrebbe potuto esporre le sue tesi a quasi trecentomila persone, e oltretutto essere pagato per farlo, e invece le ha presentate a forse trecento in un teatro. Geniale.


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AGI: il primo uomo sulla Luna fu Luis Armstrong. Va be’

Marta Allevato, oggi, su Agi.it (copia permanente). La lascio e qui e me ne vado sconsolato.



Per giornalisti distratti o incapaci: l’astronauta si chiamava Neil. Il jazzista si chiamava Louis. L, O, U, I, S. Non Luis.



Neil Armstrong. Foto S79-31741.


Louis Armstrong. Credit: Wikipedia.


Dopo la segnalazione, l’articolo è stato corretto e Marta Allevato ha chiesto scusa ai lettori: una correttezza rara, di questi tempi.




Grazie a Verzasoft per la segnalazione. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Antibufala: la foto dell’“ultima colazione” di Neil Armstrong

Ultimo aggiornamento: 2019/07/16 14:20. 

In questi giorni di anniversario del primo allunaggio ha ripreso a circolare una foto, quella mostrata qui accanto, che viene presentata come un’immagine di Neil Armstrong che mangia la sua ultima colazione sulla Terra prima di partire per la Luna a luglio del 1969.

È un errore molto comune: si tratta infatti di una foto scattata a marzo del 1969 e di sera, non di mattina. Lo scatto è opera di Ralph Morse e mostra Armstrong che sta cenando, non facendo colazione, e risale a marzo del 1969, non al giorno della partenza per la Luna. Inoltre fu scattata a casa di Armstrong a Houston, non al Kennedy Space Center, il centro di lancio, che sta in Florida.

La versione completa della foto è in Getty Images e la si trova in questa bella rassegna di foto degli astronauti di Apollo 11 pubblicata dalla rivista Time. Ê la foto numero 14, e viene descritta come segue:

Non pubblicata da LIFE [rivista del gruppo Time-Life]. Neil Armstrong e la sua abituale cena a ora tarda mentre legge il Wall Street Journal, marzo 1969. “Neil lavorava fino a tardi. La prima cosa che faceva quando arrivava a casa -- la famiglia aveva sempre già mangiato -- era sedersi a tavola e consultare i dati di borsa.”

Credit: Ralph Morse, Time/Life, Houston, marzo 1969.


In realtà, come notano i commenti, nell’istante in cui fu scattata la foto Neil Armstrong stava sfogliando la posta e non il WSJ, che era sul tavolo.

Il giorno della partenza per la Luna, Armstrong fece colazione insieme ai colleghi di equipaggio, Buzz Aldrin e Michael Collins, e insieme a Deke Slayton (direttore delle operazioni degli equipaggi NASA) e Bill Anders (astronauta che aveva volato intorno alla Luna con Apollo 8 e membro dell’equipaggio di riserva di Apollo 11). Erano le cinque del mattino e la colazione si svolse al centro di lancio in Florida: uova strapazzate, bistecca, toast e succo d'arancia, come previsto dalla loro dieta a basso residuo. Era presente anche il disegnatore Paul Calle, che realizzò dei magnifici schizzi.

A sinistra, Collins, Armstrong e Anders; a destra, Aldrin e Slayton.


Da sinistra: Borman, Armstrong, Collins, Aldrin, Slayton.


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2019/07/12

Puntata del Disinformatico RSI del 2019/07/12

È disponibile la puntata di oggi, 12 luglio, del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotto da me insieme a Luca Paltrinieri.

La versione podcast solo audio (circa 20 minuti) è scaricabile da questa sezione del sito RSI (link diretto alla puntata), qui su iTunes (per dispositivi compatibili) e tramite le app RSI (iOS/Android) o su TuneIn; la versione video (musica inclusa) questa settimana non c’è. Buon ascolto!

InVID, strumento di verifica per immagini e video

Capita spesso, nelle indagini giornalistiche, di aver bisogno di verificare la provenienza o la datazione di un video per capire se è vero o falso. Ora c’è uno strumento che semplifica e potenzia molto questo lavoro: InVID.

Si tratta di una serie di soluzioni software sviluppate nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea e disponibili presso www.invid-project.eu.

La principale di queste soluzioni è un’estensione per Firefox e Chrome che permette di ottenere rapidamente informazioni contestuali sui video di Facebook, Twitter e YouTube, di effettuare ricerche per immagini in Google, Yandex, Bing, Tineye, Baidu o Karmadecay (per Reddit), di estrarre ed elaborare fotogrammi dai video di Facebook, Instagram, Youtube, Twitter e Dailymotion, di svolgere ricerche più efficienti in Twitter, di leggere i metadati di video e immagini, controllare i copyright e applicare filtri di analisi forense alle immagini per rivelare manipolazioni.

Questo è un tutorial video di InVID:


Sto iniziando a esplorare le varie funzioni di InVID e sembra davvero potente. Provatelo anche voi: mi sa che sarà molto utile e che ne sentiremo parlare spesso da parte di chi fa giornalismo usando strumenti informatici.

Computer degli allunaggi modificato per generare bitcoin

Ars Technica segnala che un esemplare di AGC, il computer che portò gli astronauti delle missioni Apollo sulla Luna, è stato modificato per generare bitcoin.

Gli AGC erano il top della tecnologia informatica dell’epoca. Negli anni Sessanta, infatti, i computer erano grandi come frigoriferi o intere stanze, ma l’AGC pesava soltanto una trentina di chili. Fu anche uno dei primi ad adottare i circuiti integrati, che per quegli anni erano una novità sperimentale.

Generare bitcoin richiede calcoli matematici estremamente onerosi, che oggi vengono svolti usando hardware specializzato, capace di generare migliaia di miliardi di hash al secondo (un hash, semplificando, è una delle fasi di calcolo per tentativi necessarie per ottenere un bitcoin). Un AGC ci mette dieci secondi per calcolarne uno. Secondo i ricercatori, è così lento che generare un blocco di bitcoin richiederebbe circa un miliardo di volte l’età dell’universo. Ma l’AGC, insieme all’intelligenza degli astronauti e dei tecnici sulla Terra e alla potenza di calcolo installata nei grandi centri di elaborazione della NASA, fu sufficiente a realizzare gli allunaggi.

Ne abbiamo fatta, di strada, da allora. Perlomeno in termini di prestazioni tecniche: cosa ci facciamo, con tutta questa potenza di calcolo, a volte è meglio non chiederselo.

Instagram promette nuove funzioni anti-bullismo

Instagram ha annunciato due nuovi strumenti che dovrebbero aiutare chi è preso di mira dal bullismo online.

Il primo cercherà di riconoscere automaticamente i commenti offensivi prima che vengano pubblicati, dando la possibilità di cambiarli. Questo significa, presumibilmente, che Instagram è in grado di leggere quello che scrivete ancora prima di inviarlo. Fate quindi attenzione a cosa scrivete nelle bozze.

Il secondo strumento permetterà di attivare delle restrizioni sui follower che causano problemi e si aggiungerà alle funzioni attuali di blocco e defollow. I commenti dei follower a cui avete applicato restrizioni non compariranno pubblicamente (a meno che li approviate) e questi follower non potranno sapere quando siete attivi o quando avete letto i loro messaggi diretti, spiega Engadget.

Il riconoscimento automatico dei commenti potenzialmente offensivi è già in via di distribuzione fra gli utenti e usa tecniche di intelligenza artificiale per identificare i commenti che somigliano ad altri commenti che sono stati segnalati come offensivi.

Prevedo un bagno di sangue, perché è difficile per un software senza contesto capire se un’espressione è detta per ridere o per offendere, ma staremo a vedere.


Fonte aggiuntiva: Gizmodo.

Antibufala: aggiornamento NASA sui “nastri perduti” del primo allunaggio

In occasione del cinquantenario del primo allunaggio, la NASA ha pubblicato una pagina di chiarimento su uno dei tormentoni dei dubbiosi: i cosiddetti “nastri perduti”.

La traduco qui pari pari, visto che riassume egregiamente la situazione e chiarisce anche la natura dei nastri ritrovati che sono stati messi all’asta recentemente.

Con l’approssimarsi del cinquantesimo anniversario dell’allunaggio di Apollo 11 sono riemerse notizie riguardanti lo smarrimento, da parte della NASA, di alcune preziose riprese video di quella prima escursione sulla Luna.

Prima di approfondire i dettagli di due eventi separati che sembrano essersi mescolati, vale la pena di sottolineare tre concetti chiave:
  • La NASA ha cercato, ma non è stata in grado di localizzare, alcuni dei nastri di dati originali di Apollo 11 – “originali” nel senso che su di essi erano stati registrati direttamente dati trasmessi dalla Luna. Una ricerca approfondita negli archivi e nei registri ha concluso che lo scenario più probabile è che i dirigenti del programma decisero che non c’era più motivo di conservare i nastri, dato che tutta la parte video era registrata altrove, e furono cancellati e riutilizzati.
  • I dati su quei nastri, compresi i dati video, furono trasmessi al Manned Spacecraft Center (oggi Johnson Space Center) durante la missione e il contenuto video fu registrato al momento lì e altrove: non ci sono riprese video mancanti dell‘escursione lunare di Apollo 11.
  • La ricerca svolta ha scoperto delle versioni broadcast di alta qualità delle riprese. La NASA ha lavorato con la Lowry Digital, azienda di punta nel restauro di film, per elaborare questi video usando tecniche che non erano disponibili nel 1969. Il video restaurato è stato distribuito in HD nell’ambito del quarantesimo anniversario di Apollo 11.
Ulteriori spiegazioni comportano l’approfondimento di come Apollo inviò i dati verso la Terra e di come la NASA li ricevette.

I dati dalla missione Apollo 11 furono inviati dal veicolo spaziale a tre stazioni riceventi sulla Terra, una in California e due in Australia, che li ritrasmisero al Manned Space Flight Center a Houston. Queste stazioni, inoltre, registrarono i dati su nastri speciali da un pollice con 14 tracce; una di queste tracce era riservata al video. Le riprese video furono registrate in slow scan (videolento), ossia a 10 fotogrammi al secondo, e questo comportò che non potesse essere trasmesso direttamente sulla televisione commerciale. Il video fu convertito per la trasmissione, trasmesso verso un satellite e poi fu ricevuto a Houston, da dove fu diffuso in tutto il mondo.

All’inizio del 2005, in risposta alle richieste di veterani NASA e di altri, la NASA iniziò una ricerca per trovare questi nastri di dati a 14 tracce. Alla fine l’agenzia non fu in grado di trovare i nastri e appurò che molto probabilmente erano stati cancellati e riutilizzati, secondo la prassi standard dell’epoca. La ricerca, condotta dall’ingegnere della NASA Dick Nafzger, si concentrò sul reperimento dei nastri specifici, sapendo che i dati erano stati tutti registrati e salvati altrove.

"Non ci furono riprese video ricevute in slow scan che non furono convertite in diretta e inviate in diretta a Houston e diffuse in diretta al mondo," disse Nafzger in una conferenza stampa che presentò parte delle riprese restaurate nel 2009. "Quindi se qualcuno pensa che ci siano dei video mai visti, non è così."


Video: 16 luglio 2009, conferenza stampa sulla ricerca e sul restauro dei video di Apollo 11.

Tuttavia, durante la ricerca il gruppo coordinato da Nafzger si imbatté in video convertiti per la trasmissione televisiva che erano di qualità molto superiore a quella che avevano visto prima.

“Il gruppo di persone con il quale ho lavorato, e io stesso ovviamente, volevamo disperatamente fare qualcosa per la storia, se possibile,” disse Nafzger. “Durante la ricerca ci imbattemmo in nastri convertiti per la trasmissione televisiva che erano molto migliori di quelli che avevamo visto... abbiamo trovato nastri registrati a Sydney, in Australia, durante la missione, e trovato dei telecinema [kinescope] presso i National Archives che non erano stati guardati da 36 anni ed erano stati realizzati a Houston. Andammo agli archivi della CBS e trovammo nastri che erano stati trasmessi direttamente da Houston alla CBS... i dati grezzi, così come erano stati registrati e archiviati.”


Lavorando insieme a un’azienda californiana, la NASA restaurò parti del video e le elaborò per la visione in alta definizione, rilasciando i video HD Apollo 11 a luglio del 2009.

Nel 2019, un ex stagista della NASA ha messo in vendita quelli che descrive come videonastri dell’escursione lunare di Apollo 11 che aveva acquistato in un’asta di materiale governativo in eccedenza. Se i nastri corrispondono a quanto descritto nella documentazione di vendita, si tratta di nastri video da 2 pollici, registrati a Houston dal segnale video che era stato convertito a un formato trasmissibile sulla televisione commerciale e non contengono materiale che non sia stato archiviato presso la NASA.

Byoblu e la Luna: la top ten del complottista lunare

Mercoledì scorso Byoblu mi ha proposto di registrare un dibattito via Internet con un lunacomplottista, Massimo Mazzucco, ma mi sono rifiutato: sarei stato in viaggio nell’orario proposto e comunque conosco bene la Teoria della Montagna di M*: nei dibattiti, se non sono regolati in maniera più che ferrea, il complottista/fanta-astioso di turno ci mette tre secondi a partorire una presunta prova del complotto, mentre il debunking richiede tempo per raccogliere dati e verificare fonti. Pretendere che questo lavoro di verifica venga fatto in diretta è impraticabile.

Però Byoblu mi ha inviato la top ten (beh, una top fourteen) delle “prove” del complotto lunare secondo Mazzucco, chiedendomi di fornirne il debunking in sintesi. Queste “prove” sarebbero le conferme migliori delle tesi del lunacomplottista, i suoi assi da giocare. Le pubblico qui insieme alle mie risposte tecniche, che ho scritto di getto e inviato a Byoblu. Non so se le ha usate; sono in viaggio, appunto, e non ho seguito gli sviluppi.

Come vedrete, il complottismo lunare non riesce a inventarsi nulla di nuovo: sono sempre le stesse, trite argomentazioni. Tuttavia a qualcuno potrebbero interessare, così le pubblico qui come le ho ricevute, con le relative risposte.

Già che c’ero, ho inviato a Byoblu anche tre domandine mie al lunacomplottista. Anche qui, non so se le ha usate.


1. Si vedono i riflessi di luce sui cavi d'acciaio, nei video originali della NASA

Se fossero stati cavi d'acciaio, perché la NASA sarebbe stata così stupida da lasciarli visibili nelle riprese? Avrebbero potuto semplicemente rifare la scena, no?

Ci sono vari fenomeni che possono creare quei bagliori, dovuti alla tecnica televisiva di ripresa (infatti nelle riprese su pellicola mancano, che strano). Ma sono parecchio complicati da raccontare.


2. Le bandiere che sventolano da sole, in 3 casi diversi: A15, A16 e A14

Di nuovo: se non dovessero sventolare, perché la NASA sarebbe così cretina da lasciarle sventolare? Le ragioni tecniche sono varie: per esempio, l'asta viene toccata dagli astronauti; gli astronauti si avvicinano e attirano la bandiera per carica elettrostatica (la polvere lunare è molto carica); prima di decollare, viene sfiatata l'aria, che si espande nel vuoto e colpisce la bandiera; prima del decollo, vengono provati i motori di manovra, il cui getto colpisce la bandiera.


3. Le contraddizioni della NASA sulle Fasce di van Allen (nel 68 ci dicevano che le radiazioni equivalevano ad una lastra toracica, oggi ci dicono che "dobbiamo risolvere questi problemi prima di mandare delle persone in quella zona dello spazio")

Nessuna contraddizione: Orion è un veicolo nuovo e differente da Apollo e i veicoli nuovi si collaudano sempre a fondo prima di metterci dentro la gente. Lo stesso hanno fatto i russi, che mandarono Zond 5 intorno alla Luna con animali a bordo. Non è che siccome la Fiat ha testato la Panda nel 1980, non deve fare i crash test per le Cinquecento di oggi. Voglio dire, basta pensare un attimo prima di fare domande del genere. Dettagli della storia qui.


4. La mancanza del buco nella sabbia sotto il motore del LEM

Chi ha detto che ci deve essere un buco? Il motore spazza via la polvere di superficie e sotto c'è ROCCIA. Mica scava un buco. Neanche le sonde russe o cinesi sulla Luna scavano buchi. Dettagli qui.


5. La mancanza della fiamma sotto il motore quando riparte

Il propellente del LM non fa fiamme nel vuoto. Neanche i veicoli di SpaceX fanno fiamme. Foto e dettagli qui.


6. La inspiegabile "perdita" dei nastri originali della prima passeggiata lunare

Inspiegabile solo per chi non si ricorda com'era la tecnologia dell'epoca. Le registrazioni su quei nastri (fatte in formato non standard per via dei limiti tecnici della trasmissione dalla Luna) furono subito convertite al formato TV standard (NTSC). Non c'era alcun modo, all'epoca, di farne una conversione migliore. Quindi i nastri furono accantonati perché non più importanti: tanto c'erano copie di ottima qualità (per i criteri dell'epoca). Passarono gli anni e i nastri originali furono ritenuti inutili e riutilizzati. Prassi normale [spiegata proprio in questi giorni dalla NASA qui]. Sai quante ore di TV storica della Rai e della BBC sono state cancellate per riusare i nastri? Succede. È sfiga, ma vederci il complotto è da paranoici.


7. Il ritardo mancante negli audio originali della NASA, definiti "unedited" dagli stessi debunker

A volte gli astronauti sulla Luna rispondevano alla prima parte di una comunicazione che giungeva da Houston e poi la voce da Houston proseguiva, creando un intervallo apparentemente troppo breve. In altre occasioni, gli astronauti iniziavano spontaneamente dei propri commenti, senza attendere una comunicazione dalla Terra, dando però l’impressione di rispondere e di farlo in anticipo.

Ho provato anch'io, di recente, a trasmettere la mia voce dalla Terra alla Luna e ritorno grazie a un radiotelescopio in Olanda (i radioamatori lo fanno spesso): anche nel mio caso il ritardo sembra corto, ma solo perché l'eco dell'inizio delle mie parole arriva poco dopo che ho finito la frase. È normale.

Del resto, se fosse stata una messinscena, perché i suoi creatori sarebbero stati così stupidi da dimenticarsi di includere il ritardo radio?


8. La polvere lunare che si attacca dappertutto, nonostante l'assenza di umidità

La polvere lunare aderisce per effetto elettrostatico. È un fenomeno ben descritto dai geologi. Mazzucco ne ha consultato qualcuno? No, vero?

(Fra l’altro, ma questo non l’ho segnalato a Byoblu, i geologi studiano tuttora le rocce e la polvere riportate dagli astronauti lunari, che in parte sono ancora sigillate così come arrivarono 50 anni fa, permettendo a “scienziati non ancora nati di usare strumenti non ancora inventati per rispondere a domande non ancora poste”, come dice poeticamente nientemeno che l’American Geophysical Union)


9. Le impronte lunari, che gli stessi mythbusters non sono riusciti a replicare nella camera a vuoto

Se le impronte non dovessero avere quell'aspetto, perché mai la NASA dovrebbe sbagliarle? Se fosse stata una messinscena, perché la NASA si sarebbe dovuta complicare la vita inventandosi le impronte insolite? La replica di Mythbusters è riuscita solo in parte perché sono sulla Terra, con SEI VOLTE più gravità che sulla Luna. Ovvio. Comunque le sonde cinesi e russe sulla Luna fanno lo stesso tipo di tracce.


10. Le nuvolette di polvere, che restano in sospensione dietro alla ruota del rover, nonostante l'assenza di atmosfera

Questo è un falso fabbricato da Mazzucco: fa un fermo immagine per non far vedere che ricadono eccome.


11. La mancanza di danni da radiazione sulle pellicole

Non ci sono neanche nelle foto fatte dalle sonde lunari russe. False anche quelle? Oppure semplicemente la schermatura era sufficiente perché alla NASA non sono incapaci?


12. Le ombre convergenti, con fonte laterale, che dovrebbero invece essere parallele. Denunciano una fonte artificiale, piazzata pochi metri fuori dall'inquadratura.

No. Denunciano che Mazzucco non considera che la Luna non è una palla da biliardo liscia. Ha cunette e avvallamenti che deviano le ombre. E poi c'è, ovviamente, la prospettiva. E come al solito: perché la NASA sarebbe stata così scema da sbagliare le ombre? Non avevano soldi per fare un unico megariflettore lontanissimo?


13. Hotspots e fall-off, cadute di luce dappertutto, che rivelano l'uso di una fonte artificiale, e non la luce del sole

Come sopra: perché la NASA sarebbe stata così scema da sbagliare la luce? Non avevano soldi per fare un unico megariflettore capace di illuminare tutta la scena? Braccino corto? :-) Mazzucco pensa come un fotografo da studio, e si vede.


14. Le foto in controluce, impossibili da retro-illuminare in quel modo senza l'aiuto di panelli riflettenti o fonti secondarie.

Mazzucco quanta esperienza ha di foto nello spazio? Zero. Gli stessi effetti si vedono nelle foto russe e cinesi. Ancora una volta: perché la NASA sarebbe stata così maldestra da sbagliare le luci?

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Le mie domande:
  1. Il professor Guglielmo Righini, uno dei massimi radioastronomi italiani, ascoltò gli astronauti di Apollo 11 mentre erano sulla Luna puntando il radiotelescopio di Arcetri verso la Luna. Lo stesso fecero radioastronomi e astronomi ottici di tutto il mondo, russi compresi. Mazzucco come lo spiega? Scemi tutti? Tutti collusi?
  2. Come mai nessuno, ma proprio nessuno, degli addetti ai lavori russi, cinesi, europei, americani ha il minimo dubbio che gli allunaggi siano reali e i dubbi li hanno solo persone che non hanno alcuna esperienza spaziale? Tutti fessi? Tutti collusi?
  3. Luca Parmitano ha dichiarato ripetutamente che gli allunaggi sono avvenuti. Se la sente Mazzucco di dire che Parmitano mente o si è fatto gabbare? Mazzucco pensa di saperne di più di un astronauta?

Se pensate che possano esservi utili nelle discussioni con i lunacomplottisti, usatele pure.


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2019/07/10

Ci vediamo a Rovereto l’11 luglio per parlar di Luna?

Domani (11 luglio) alle 20:30 sarò a Rovereto (TN), alla Sala Convegni F. Zeni di Palazzo Parolari (Borgo Santa Caterina 41), per parlare di Luna, bufale e complottismi lunari in occasione della mostra "La Luna. E poi?". Con me ci sarà Paolo D'Angelo, giornalista e collaboratore ASI. L’ingresso è libero, ma i complottisti pagano una birra :-) Trovate tutti i dettagli qui.

Vi aspetto: intanto godetevi il bel video di presentazione di Tommaso Prugnola:

Un mio piccolo debunking lunare a Radio Capital

Al Worden (Apollo 15), Brian Eno, Walt Cunningham (Apollo 7), Brian May, Peter Gabriel, Rusty Schweickart (Apollo 9), Hans Zimmer e Chase Masterson. Credit: Rodri/Starmus.

Ieri sera sono stato ospite (telefonicamente) di Radio Capital, nel programma TG Zero, per parlare di lunacomplottismo, anche in risposta alle sciocchezze pubblicate dal Fatto Quotidiano a firma di Ivo Mej. Il mio intervento è qui, a partire da 1:18:15 fino a 1:29 circa. Se vi serve il mio libro gratuito dedicato ai complottismi lunari, è qui. Buon ascolto.

Mac, app consentono agli altri di accendere la vostra webcam. Anche dopo la disinstallazione

Ultimo aggiornamento: 2019/07/11 9:50.

L’app per videoconferenze Zoom per Mac ha un difettuccio. Una cosa da nulla: se l’avete installata, come hanno fatto circa 750.000 aziende nel mondo, permette a perfetti sconosciuti di accendere la webcam del vostro Mac quando vogliono e quindi cogliervi in un momento inopportuno oppure spiare e origliare. È sufficiente visitare un sito Web appositamente confezionato oppure cliccare su un link (tipo https://zoom.us/j/492468757) in un messaggio.

Il difettuccio è stato segnalato dal ricercatore Jonathan Leitschuh: a quanto pare l’azienda produttrice dell’app ha preso alla lettera il proprio slogan e ha reso un po’ troppo instant lo sharing. Il ricercatore ha anche preparato una pagina di test.



Non è finita: l’app installa sul Mac un server Web che accetta connessioni da altri dispositivi della stessa rete locale, e questo server continua a funzionare anche se si disinstalla Zoom. Un aggressore che stia sulla stessa rete locale (che può essere anche molto grande e popolata da sconosciuti, per esempio in un albergo) può usare questo server per forzare la reinstallazione dell’app e ricominciare a sbirciare a sorpresa gli altri utenti.

L’azienda ha promesso che distribuirà entro questo mese un aggiornamento correttivo. Non è l’unica ad avere questi problemi: è stata segnalata anche Bluejeans.

La cosa interessante, infatti, è che questa vulnerabilità è stata introdotta per evitare agli utenti di dover fare un clic in più.

Apple ha diffuso un aggiornamento silenzioso automatico di macOS che rimuove il server Web nascosto di Zoom, anche se gli utenti hanno disinstallato Zoom o non l’hanno aggiornato.

A questo punto quelli con il tappino adesivo davanti alla webcam non sembrano più così paranoici. Sì, io sono uno di loro.


Fonti: Ars Technica, Engadget, Graham Cluley.

2019/07/08

Il Fatto Quotidiano e le fandonie di Ivo Mej sugli allunaggi

Ultimo aggiornamento: 2019/07/09 18:20.

Grazie a tutti quelli che mi stanno segnalando l’articolo di Ivo Mej che sostiene le tesi complottiste intorno agli allunaggi sul Fatto Quotidiano: ne ho archiviato qui su Archive.org una copia permanente che potete consultare senza regalare clic, visibilità e incassi alle testate che diffondono baggianate irresponsabilmente.

Tralasciando i toni infantili usati da Mej, le castronerie tecniche che cita nel suo articolo sono troppe per elencarle e smontarle una per una: ne prendo una sola, tanto per darvi l’idea di quanto Mej si è documentato prima di accusare la NASA (quella che addestra i nostri astronauti, come Luca Parmitano) di inventarsi “miriadi di supercazzole”.

Secondo Mej,

Un altro indizio sulla stretta connessione tra Kubrick e la Nasa è la costruzione da parte dell’Ente spaziale americano di un obiettivo fatto appositamente per il film di Kubrick Barry Lyndon. Perché la Nasa avrebbe speso ingenti fondi per studiare e realizzare un obiettivo tanto speciale per il regista? Perché non glielo fece neanche pagare?

Faccio a mia volta una domanda: perché Ivo Mej non si è documentato, prima di inventarsi una “supercazzola” di quelle che è così bravo ad attribuire agli altri?

Basta infatti un briciolo di ricerca per scoprire che l’obiettivo in questione era un bellissimo Zeiss Planar f/0.7, costruito dalla NASA non per fare un favore a Kubrick, ma per effettuare riprese della Luna con le proprie sonde spaziali.

E basta un niente per appurare che la NASA non glielo regalò affatto: Kubrick se lo pagò eccome, e di tasca propria lo fece anche modificare per adattarlo alle cineprese che voleva usare per Barry Lyndon. Tutta la vicenda è spiegata, con dovizia di dettagli tecnici, e non supercazzole, su Neiloseman.com.




Per tutte le altre falsità tecniche e fattuali scritte da Ivo Mej nell'articolo, rimando al mio libro gratuito Luna? Sì, ci siamo andati.

Esempio: Mej scrive che gli astronauti si rifiutarono di giurare sulla Bibbia (“un altro regista, l’americano Bart Sibrel, tentò di fare giurare sulla Bibbia Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins di essere davvero stati sulla Luna. Nessuno di loro volle farlo”). Vero: non volevano prestarsi alle ridicolaggini di Sibrel, che non è “un regista” qualsiasi, ma un complottista che nega gli allunaggi e accusa gli astronauti di essere codardi e bugiardi. Mej, stranamente, si è dimenticato però di citare questi altri astronauti lunari, che invece hanno giurato eccome sulla Bibbia e poi hanno cacciato dalle loro case il complottista, come descrivo qui.

Ed Mitchell (Apollo 14)

Alan Bean (Apollo 12)

Gene Cernan (Apollo 17)


2019/07/09 12:55


Peter Gomez, direttore responsabile del Fatto Quotidiano, ha risposto così su Twitter:  

No è un blog ospitato. Non condivido l’opinione, ma è innocua. Se negasse l’AIDS o l’Olocausto non sarebbe stata ospitata. Ma se uno dice io non credo all’allunaggio è libero di farlo. Altrimenti chi è ateo dovrebbe pretendere rettifiche da a chi parla di Dio o di miracoli

E ha aggiunto:

Se dice che le donne devono stare ai fornelli è sessista e non esce. Se scrive che la terra è piatta non avrà un blog. Ma se un autore televisivo scrive che un docu lo convince e condivide per 1 volta una tesi strampalata, ma innocua lo fa. E chi lo vuole confutare lo fa

Un direttore di testata a cui sta bene che i blog pubblicati con il logo della sua testata pubblichino tesi strampalate. Quindi non sapremo mai se quello che leggiamo sul Fatto è vero o una “tesi strampalata”. E qualcuno lo chiama ancora giornalismo.

Gomez ha anche fatto questa proposta:

Paolo il problema è che è sfuggita la critica nei tuoi confronti e non doveva accadere. Domani se credi ti intervisteremo volentieri. In blog che dice di avere un’opinione controcorrente non c’è verifica perché la premessa è chiara: il blogger dice è una mia opinione contraria.

Mossa astuta: con un’intervista (non, si noti, un articolo retribuito) avrebbe gratis il fact-checking che un giornale dovrebbe invece fare pagando qualcuno per farlo, e avrebbe un altro articolo sul quale raccattare clic pubblicitari. Ho risposto così:

Mi stai proponendo seriamente di regalarti clic pubblicitari con il mio lavoro? Geniale, a modo suo, ma anche piuttosto triste.

Grazie, ma non mi interessa essere intervistato. Non sono io l'oggetto del contendere e non mi interessa apparire. Pubblica semmai i fatti, che puoi chiedere a qualunque esperto, e rettifica le fandonie. E capiamoci: quelle non sono "opinioni". Sono accuse.

Ho aggiunto questo per chiarezza:

"Mi piace il pistacchio": opinione. "miriadi di supercazzole inventate dalla Nasa in 50 anni per compiacere i presidenti di turno": no, non è un'opinione, è un'accusa.


Nel frattempo mi è arrivata in copia questa mail inviata alla redazione del Fatto e all’Ordine dei Giornalisti da Fabrizio Bocchino, direttore INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo. La pubblico con il suo permesso:

ALL'ATTENZIONE DEL DOTT. PETER GOMEZ

Egr. Direttore

ho letto con grande sconcerto l'articolo pubblicato sulla home page del Fatto Quotidiano dal titolo "Insomma, sulla Luna ci siamo stati o no?" a firma di Ivo Mej (qui il link https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/07/08/insomma-sulla-luna-ci-siamo-stati-o-no/5308567/, mentre in allegato lo screenshot della home page del FQ di oggi con l'articolo di Mej in bella mostra), ed ho letto altresì la risposta che Lei stesso [h]a dato a Paolo Attivissimo (che ne denunciava le assurdità) su twitter che cito qui testualmente

"No è un blog ospitato. Non condivido l’opinione, ma è innocua. Se negasse l’AIDS o l’Olocausto non sarebbe stata ospitata. Ma se uno dice io non credo all’allunaggio è libero di farlo. Altrimenti chi è ateo dovrebbe pretendere rettifiche da a chi parla di Dio o di miracoli." (link al tweet https://twitter.com/petergomezblog/status/1148328457635553281)

La gravità delle Sue affermazioni è di gran lunga superiore alle farneticazioni del giornalista Mej, il cui blog contenente l'articolo in questione è ospitato fra le pagine del Suo quotidiano, sulle quali non mi dilungo non valendone la pena.

Ma vengo invece alla Sua dichiarazione. Innanzitutto Lei, che è il direttore responsabile di un'importante testata italiana a larga diffusione, liquida come "opinione" la più grande conquista aerospaziale dell'umanità, ottenuta a prezzo di grandi sacrifici anche umani, un evento che rimarrà, a differenza delle farneticazioni del giornalista da Lei ospitato e della Sua affermazione, nei libri di storia nei secoli a venire.

Ma Lei si spinge oltre, e definisce quella di Mej un'opinione "innocua", come se fosse innocuo spargere a man bassa fake news, trascurando gli innumerevoli effetti perversi che questo può avere, ed esempio sulle giovanissime generazioni che magari non hanno ancora gli strumenti per districarsi fra la matassa di informazioni che ogni giorno ricevono. Lei evidentemente non sente la responsabilità che invece detiene, e compie un grossolano errore di valutazione, che non è degno di un qualsiasi giornalista professionista, figuriamoci di un Direttore Responsabile come Lei.

Non contento di quanto dichiarato, Lei conclude paragonando l'allunaggio ad un atto di fede, al quale ognuno di noi è libero di credere o non credere, così facendo delegittimando con un tratto di penna anni e anni di studi di ingegneria, di astronomia, di meccanica portati avanti con dedizione da scienziati di tantissime discipline prima, durante e dopo il programma Apollo.

E Lei fa tutto questo pubblicamente, in un tweet visibile a migliaia e migliaia di persone.

Per questa ragione, io credo che ci siano gli estremi per deferirLa all'Ordine dei Giornalisti, alla quale io invio questa mia email come segnalazione da semplice cittadino, che spero voglia prendere le opportune misure affinchè la stampa italiana comprendente tantissimi giornalisti seri e professionali sia per sempre liberata da simili spettacoli di disdicevole disinformazione, che per quanto residuali, le arrecano dei danni incalcolabili, oltre che arrecarli al paese intero.

Distinti saluti


2019/07/09 18:20


Peter Gomez è intervenuto con un articolo di spiegazione “per chi non capisce (o finge di non farlo)” (secondo lui; copia su Archive.org), nel quale mi attribuisce cose ben diverse da quelle che ho scritto.




Stasera dovrei essere a Radio Capital intorno alle 19:30 per parlare della vicenda (Mej è stato ospite ieri, se ho ben capito). In proposito è intervenuto anche Wired.it.


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Debutta il mio podcast “Spazio 1969” per la Radiotelevisione Svizzera

Ultimo aggiornamento: 2019/07/09 23:40.

Con un titolo suggeritomi dall’amico Gianluca Atti (di Apollo 11 Timeline), debutta oggi la prima miniserie di sei podcast di cinque minuti Spazio 1969, dedicata agli aspetti poco conosciuti, alle storie molto umane e alle chicche delle missioni che portarono i primi esseri umani a raggiungere la Luna cinquant’anni fa.

L’ho realizzata per la Radiotelevisione Svizzera e quindi la trovate qui sul sito della RSI oppure incorporata direttamente qui sotto; se vi servono i feed, date un’occhiata a questo commento. Buon ascolto, e buona Luna!


1.1 Le risate degli astronauti (10 luglio) (link)




1.2 Comunione segreta sulla Luna (11 luglio) (link)




1.3 Missione paranormale (12 luglio) (link)




1.4 Cavalleria lunare (13 luglio) (link)




1.5 Una donna spaziale (14 luglio) (link)




1.6 Il vero complotto (15 luglio) (link)

Astronavi nella preistoria ad Aosta. No, Peter Kolosimo non c’entra



Ieri, prima della mia conferenza serale ad Aosta, ho visitato l’area megalitica di Aosta, dove in questi giorni potete vedere due monumenti tecnologici dell’ingegno umano separati da migliaia di anni: i reperti megalitici, appunto, e le riproduzioni del razzo Saturn V e della capsula Apollo che portarono i primi esseri umani sulla Luna.

La capsula è in scala 1:1; il Saturn V è in scala 1:10 ed è lungo undici metri. Entrambi sono impressionanti per dimensioni e dettaglio e sono opera dell’associazione ASIMOF. Saranno lì fino a fine mese, per cui non fatevi sfuggire l’occasione. Trovate qui maggiori dettagli su come visitare questi oggetti straordinari.








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2019/07/07

Recensione mini: Magic Leap


Come avrete notato dagli articoli dei giorni scorsi, sono stato a Starmus, dove fra le altre cose mi sono imbattuto in un oggetto che pensavo fosse impossibile trovare al di fuori dei centri di ricerca delle aziende specializzate: fra i vari apparati di realtà virtuale messi a disposizione dalla Swiss Society of Virtual and Augmented Reality (SSVAR.ch), c’era un Magic Leap.



Come potete notare dalla foto qui sopra, in cui guardo chi mi sta parlando mentre sto indossando il Magic Leap, si tratta di un dispositivo per realtà aumentata, non per realtà virtuale: non blocca completamente la visione del mondo esterno per rimpiazzarla con immagini sintetiche, ma sovrappone delle immagini create digitalmente sulla realtà circostante e le allinea in modo che sembrino integrate nel mondo reale.

Nella foto qui sotto, sto guardando la demo realizzata per Starmus: un astronauta in grandezza naturale, tridimensionale e animato, che fluttua nello spazio davanti a me. Gli posso girare intorno, posso avvicinarmi e allontanarmi, e posso vederlo da tutti i lati e anche dal basso: è trasparente e quindi un po’ spettrale, ma è come se fosse davanti a me.



Magic Leap non ha bisogno di sensori di posizione: guarda l’ambiente circostante, ne riconosce la forma e individua alcuni punti di riferimento per rilevare gli spostamenti dell’utente, cambiando la visualizzazione che gli viene proposta in base a dove si trova nello spazio. Questo tracking dello spostamento dell’utente è risultato molto fluido e preciso, nonostante le condizioni di illuminazione poco favorevoli (pareti uniformi, nere e poco illuminate).

Il dispositivo è leggerissimo (molto più leggero di un Oculus Quest, per fare un esempio) ed è completamente autonomo: è alimentato a batterie e ha soltanto uno scatolotto che contiene il processore principale (quello che vedete in mano alla persona che mi sta aiutando nella demo). L’interazione con gli oggetti virtuali viene effettuata usando un piccolo controller.

L’illusione della presenza degli oggetti virtuali viene un po’ spezzata non solo dalla loro trasparenza ma anche dal fatto che gli schermi incorporati nelle lenti del visore non coprono tutto il campo visivo ma solo la sua parte centrale: il risultato è che gli oggetti risultano troncati quando debordano dalla superficie degli schermi. Anche l’Hololens di Microsoft ha la stessa limitazione, ma in maniera più marcata: i suoi schermi sono più piccoli di quelli del Magic Leap rispetto all’ampiezza del campo visivo, perlomeno secondo la mia impressione di due anni fa:




Anche con queste limitazioni, gli usi possibili di un Magic Leap sono molto interessanti: per esempio come dispositivo per inviare istruzioni a un tecnico sul campo, mentre l’esperto è altrove ma vede la situazione attraverso gli occhi digitali del Leap. Il suo prezzo non trascurabile (circa 2300 dollari) lo posiziona come oggetto per applicazioni professionali più che come piattaforma di gioco.
 

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