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2003/01/01

FAQ: “Paolo, come si diventa autori di libri d'informatica? Potresti mettere una buona parola presso il tuo editore per il mio progetto letterario?”

Lo dico subito: non  ho un editore e non sso nemmeno da che parte si comincia a fare il "raccomandatore".

Posso proporre solo una cosa: esaminate i libri analoghi pubblicati dall'editore che vi interessa e guardate cosa è già stato scritto. Poi redigete un "manifesto" del vostro progetto (scaletta dei capitoli, tema centrale del libro, a chi è destinato, qual è il livello tecnico, quali sono i sistemi operativi trattati, eccetera), aggiungeteci un vostro curriculum (esperienze precedenti, in particolare nel settore informatico e/o letterario).

Preparate un capitolo dimostrativo e mettetelo online, in modo che chiunque (non soltanto un editore) possa valutare il vostro stile, la vostra forma italiana (attenti alle regole tipografiche) e la vostra tecnica di spiegazione.

Infine prendete il tutto e mandatelo all'editore. Su carta, non via e-mail, con una bella presentazione grafica: ma non mandate interi manoscritti non richiesti. Vengono cestinati direttamente. Non per cattiveria, ma sapeste quanti manoscritti inondano gli uffici delle case editrici...

E poi tenete le dita incrociate!

È molto difficile farsi pubblicare se non si è già conosciuti (al pubblico o dall'editore) per qualche motivo. Un curriculum come giornalista o come traduttore d'informatica (è il mio caso) è quasi indispensabile.

Quanto ci si guadagna? Non tanto. Un buon libro d'informatica vende diecimila copie nei casi più felici. I diritti d'autore ammontano al 10-12% del prezzo di copertina se siete bravi a contrattare, altrimenti la media è il 6-8%. Il conto è presto fatto: in Italia, scrivendo libri d'informatica si può arrotondare uno stipendio, ma difficilmente si vive di rendita.

Quali case editrici contattare? Non chiedetemi consigli in questo campo: l'unica è farle passare tutte. In ogni caso, fatevi fare sempre un contratto scritto.

Se c'è altro che volete disperatamente sapere, scrivetemi a paolo.attivissimo@gmail.com e cercherò di rispondervi.

 

FAQ: “Paolo, ho scritto questo racconto/libro/poesia, lo leggeresti per dirmi che ne pensi?”

Mi spiace, ma non posso.

Sono lusingato che mi vogliate come recensore. Purtroppo, però, mi capita spesso di ricevere richieste di questo tipo, e dopo un po’ di volte in cui ho detto di sì, mi sono dovuto rassegnare al fatto che non ho tempo per tutto (e già quello che faccio gratis online porta via molto tempo a famiglia e lavoro).

Così, a malincuore, mi sono imposto la regola di non accettarle.

Niente di personale, ma capirete che se adesso dicessi di sì a voi, farei un torto ai tanti altri ai quali ho detto di no. Confido nella vostra comprensione.

FAQ: “Paolo, sei credente? Come vedi l’Universo?”

Dipende cosa si intende per “credente”: lo vedo razionalmente. Credo in quel che si può verificare, misurare e sperimentare. Ho visto troppi abbagli e inganni per potermi fidare esclusivamente dei miei sensi (ne parlo in questo mio articolo). Non credo a divinità o simili, ma razionalmente non ne escludo l'esistenza. Ho motivi logici per dubitare che queste entità, se esistono, intervengano nelle cose umane o che ci abbiano a cuore o che possano essere blandite attraverso particolari riti.

Questo non mi impedisce di cogliere il fascino e la bellezza dell'universo e di apprezzare il valore della vita e la sua fragilità.

Se si dimostrasse una vita dopo la morte, accetterei il fatto e ne sarei contento (a patto che la nuova vita non sia una forma d'inferno). Sono aperto a dimostrazioni, ma invoco la Legge di Sagan: devono essere dimostrazioni a prova di bomba.

Se mi succede un fenomeno che non capisco, non mi butto subito su spiegazioni soprannaturali, ma mi chiedo se per caso esiste una spiegazione che non confligga con le leggi fisiche conosciute e non richieda di ricorrere a entità ultraterrene. Occam tiene sempre affilata la propria lama, a casa mia.

Mi considero un irrilevanteista, parola che credo di aver coniato in un mio commento a un mio articolo:

L'agnostico non sa se Dio c'è o non c'è. L'irrilevanteista va un po' più in là: considerato che non ci sono prove oggettive dell'esistenza di qualche ente superiore che intervenga concretamente nell'esistenza umana, può benissimo darsi che esista un ente superiore, che però non interferisce e non interviene nelle umane cose. Magari ha creato l'universo, ma non interviene nella propria (ipotetica) creazione. Per cui la sua esistenza è, all'atto pratico, irrilevante nella costruzione di un codice etico o morale.

E' imprudente basare le proprie scelte morali su qualcosa che forse non esiste.

Al tempo stesso, un irrilevanteista è chi accetta le religioni altrui se i precetti di queste religioni, pur partendo da verità rivelate, arrivano comunque a conclusioni etiche e morali compatibili con i diritti umani, senza discriminazioni di sesso o colore o credo.

Irrilevanteismo, insomma, significa "che tu faccia il bene perché te lo dice Gesù, Thor o Ganesh o perché ci sei arrivato da solo è irrilevante; basta che tu faccia del bene".

 

FAQ: “Paolo, perché ti fai chiamare ‘Disinformatico’?”

È un nome scelto dai miei lettori.

Nel 2006 la Radiotelevisione Svizzera di lingua italiana mi chiese di condurre un programma radiofonico dedicato all’informatica allo smontaggio delle bufale e alla disinformazione circolante in Rete e io invitai i miei lettori a trovarmi un bel titolo. Un lettore, giovanni, propose “Disinformatica”, che poi fu cambiato in Il Disinformatico. Tutto qui.

FAQ: “Paolo, perché ti fai chiamare ‘topone‘?”

Me lo chiedono in tanti, per cui mi sono rassegnato a scrivere questo paragrafetto di spiegazione. 

Mia moglie e io ci siamo sempre chiamati affettuosamente "topo" fra di noi. Inoltre la società per la quale ho lavorato per vari anni si chiamava Top One UK Ltd, per cui l'idea di fondere le due cose nel mio indirizzo di e-mail (topone@pobox.com) è venuta da sé.

E poi topone rimane molto più impresso di un banale paolo e rende meglio la mia abitudine all'informalità e a non prendermi troppo sul serio.

Se vi state chiedendo come si pronuncia (all'inglese o all'italiana), ossia se è top one nel senso di "quello che sta più in alto" o di "quello che sta sopra" (molto allusivo) o è topone nel senso di "grosso topo", è lo stesso: vanno bene entrambi. Usate quello che vi piace di più..

 

FAQ: “Paolo, ma ‘Attivissimo’ è un pseudonimo, vero?”

No. Vi potrà sembrare strano, ma è davvero il mio cognome anagrafico.

Questo non ha impedito a molti di scriverlo nei modi più strani:

  • Altissimo (come l'ex ministro)
  • Appilissimo (prenotazione al ristorante)
  • Internet (visto su una busta speditami da una casa editrice)
  • Asalttivis (corrispondenza con British Telecom)
  • Atkinson (molti inglesi)
  • Velocissimo (alcuni conoscenti)

All’inizio della mia carriera di conferenziere questa domanda era così frequente che per anni ho iniziato le mie presentazioni con una slide che includeva una scansione (debitamente mascherata) di un documento d’identità, per superare l’incredulità del pubblico.

 

FAQ: “Paolo, ci dici qualcosa della tua vita personale?”

Ultimo aggiornamento: 2021/10/11.

Anche se mi sembra strano, c'è gente che è interessata a me, a cosa faccio, come vivo, che programmi uso, che musica ascolto e via dicendo. Almeno così pare dalla quantità di e-mail in tal senso che ricevo per colpa dei miei libri e delle mie varie attività su Internet. Per cui pubblico qui alcune informazioni (quelle non compromettenti).

Sono nato a York, Inghilterra, nel settembre del 1963; i calcoli sull'età li lascio fare a voi, se ci tenete. Sono sposato (mia moglie si chiama Elena) e ho tre figli (Simone, Liam e Lisa) e un numero variabile di gatti.

Ho vissuto a lungo in Italia e ho trascorso alcuni anni in Lussemburgo e in Inghilterra, ma adesso vivo in Svizzera, vicino a Lugano. Tuttavia spesso faccio un salto in Italia (in genere nella zona di Pavia). Se volete sapere i motivi della mia scelta di lasciare l'Italia (alcuni seri, alcuni no), leggete qui.

Di mestiere faccio da quasi quarant'anni il traduttore tecnico inglese-italiano/italiano-inglese (sì, ho cominciato presto), il giornalista informatico (con una lunga collaborazione con la Radiotelevisione Svizzera), il conferenziere su temi informatici e ogni tanto scrivo libri d’informatica. 

L'idea di scrivere libri è nata quasi per caso; traducevo libri d'informatica per l'editore Apogeo, al quale è piaciuto il mio stile di traduzione e adattamento. Così mi propose di scrivere qualcosa di mio e nacque "Winword per tutti", seguito poco dopo dall'ormai "storico" "Internet per tutti" (la cui prima edizione è prelevabile gratuitamente in Rete, insieme alla quarta e per ora ultima edizione) e da altri titoli.

Nel frattempo è nata anche una collaborazione con la Gazzetta dello Sport, dove ho pubblicato per vari anni articoli su Internet e relativi problemi. Anche questo materiale è disponibile sul mio sito. Per una decina d’anni ho scritto anche su Le Scienze.

Quando il mio lavoro primario di traduttore me lo consente, tengo consulenze e conferenze su informatica e Internet e scrivo articoli sugli stessi argomenti per varie riviste online e offline.

Uso principalmente Mac sui computer portatili, ma il mio computer fisso primario è Linux e mi capita (molto raramente) di usare anche Windows. Ascolto musica molto pop (l'unica compatibile con il mio lavoro) anni '80. Quando non lavoro ascolto Alan Parsons Project, Pink Floyd, Journey, le colonne sonore di John Williams, Jerry Goldsmith, Bear McCreary, Hans Zimmer; mi piace molto la musica classica, ma ho poco tempo per ascoltarla per bene. Seguo Star Trek da quando ero bambino (lo trasmettevano in Inghilterra). Mi affascinano le idee e gli scritti di Stephen Hawking, Isaac Asimov, Arthur C. Clarke, Carl Sagan, Elon Musk.