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2018/12/18

Soddisfazioni spaziali: vincere una patch della missione di Luca Parmitano con un tweet

Qualche giorno fa l’ESA ha tweetato una caption competition: un invito a comporre la didascalia migliore o più divertente per questa foto di Luca Parmitano:




Così per ridere, mentre ero fra un appuntamento di lavoro e un altro, ho provato a rispondere:



Traduzione: "Luca Parmitano, membro dell'equipaggio di riserva, spiega il funzionamento del nuovo sistema di salvataggio per emergenze durante il lancio, mirato a ridurre i costi, noto anche come SGCTP, ossia ‘Salta Giù Che Ti Prendo’”.

Ho ricevuto un tweet privato di preavviso dall’ESA, che mi ha avvisato che la mia battuta improvvisata era piaciuta a Luca, e stamattina mi è arrivata questa:






Ho fatto sorridere un astronauta.

Nuova mail di estorsione di massa: stavolta minaccia bombe. Fallisce miseramente

Vi ricordate la recente mail di ricatto, mandata a tantissime persone, che diceva che un criminale informatico era entrato nel vostro computer mentre guardavate siti per adulti, vi aveva videoregistrato attraverso la telecamerina del computer, e voleva denaro per non diffondere il video?

Era un bluff totale, perché i criminali che la mandavano non avevano registrato nulla e contavano semplicemente sulle abitudini e sui sensi di colpa delle persone, ma ha funzionato lo stesso: un numero non trascurabile di utenti ha pagato, secondo quanto risulta dal monitoraggio dei conti Bitcoin sui quali finivano i soldi incassati dai truffatori.

Ora qualcuno ha avuto la pensata di usare lo stesso modello di estorsione basato sul bluff ma di cambiare la ragione del ricatto: nei giorni scorsi scuole, aziende, ospedali e tribunali negli Stati Uniti, in Australia, in Canada e in Nuova Zelanda hanno ricevuto una mail che avvisava che all’interno dell’edificio era stata nascosta una bomba che sarebbe esplosa se non fosse stato pagato entro sera un riscatto di circa 20.000 euro.

Questo è un campione della mail, che circola in varie versioni:

There is the bomb (tronitrotoluene) in the building where your business is located. My recruited person constructed an explosive device under my direction. It has small dimensions and it is hidden very well, it is impossible to damage the supporting building structure by my bomb, but there will be many wounded people if it detonates.

My man is controlling the situation around the building. If any unnatural behavior, panic or emergency is noticed he will power the device.

I want to suggest you a deal. You send me $20’000 in Bitcoin and the bomb will not detonate, but do not try to fool me -I warrant you that I have to call off my man solely after 3 confirmations in blockchain network.

My payment details (Bitcoin address)- 149oyt2DL52Jgykhg5vh7Jm10pdpfuyVqd

You must pay me by the end of the workday. If the working day is over and people start leaving the building explosive will explode.

This is just a business, if I do not see the money and the bomb detonates, next time other commercial enterprises will send me a lot more, because this is not a single incident. I wont enter this email. I check my Bitcoin wallet every 40 min and after seeing the payment I will order my mercenary to leave your district. If an explosion occurred and the authorities see this letter:
we arent a terrorist society and do not assume responsibility for explosions in other places.

Stavolta, però, le cose sono andate ben diversamente: a quanto risulta finora, nessuno ha pagato e tutti gli enti coinvolti hanno avvisato le autorità, che poi hanno evacuato e setacciato gli edifici, senza trovare nulla. L’ultimatum è scaduto e non è successo nulla, a conferma del fatto che si trattava di una finta.

Il consiglio delle forze dell’ordine, per chi dovesse ricevere questa mail di estorsione, è non rispondere, non tentare di contattare il mittente, non pagare e invece contattare appunto la polizia, senza cancellare la mail di ricatto, perché al suo interno ci sono dati tecnici che consentiranno probabilmente agli investigatori di risalire all’incosciente autore di questa estorsione internazionale.

Incosciente perché se le autorità tendono, per mancanza di risorse, a dover chiudere un occhio su estorsioni private, come quella della mail riguardante le visite ai siti a luci rosse, di certo non lo fanno per chi si rende colpevole di falsi allarmi bomba che sconvolgono l’ordine pubblico. Questo nuovo aspirante ricattatore avrà ora alle calcagna le polizie di mezzo mondo.

Lo sa bene George Duke-Cohan, un diciannovenne britannico che è stato condannato a tre anni di carcere per aver inviato allarmi bomba via mail a centinaia di scuole nel Regno Unito e negli Stati Uniti e persino a un aereo di linea in volo. Pensava di far parte di un potentissimo gruppo di hacker sovversivi, che si faceva chiamare la Squadra di Apophis, e invece è stato identificato e arrestato nel giro di pochi giorni.

Questo diciannovenne faceva queste cose perché desiderava ossessivamente l’attenzione dei suoi seguaci nei social network, senza pensare agli effetti dei suoi gesti. Dalle nostre parti, senza arrivare alle estorsioni e agli allarmi bomba di massa, altri irresponsabili mandano via Internet insulti, minacce e provocazioni per ottenere il plauso dei propri follower, come si chiamano ora i seguaci. Ma è opportuno ricordare che anche su Internet le azioni hanno conseguenze. Forse sarebbe ora di insegnarlo. E di impararlo una volta per tutte.

2018/12/17

“Report” e le auto elettriche

Ultimo aggiornamento: 2018/12/18 12:45.

La puntata di Report su Raitre stasera si è occupata dell’infiammabilità delle batterie al litio con un trailer (linkato qui sotto) che è quasi interamente dedicato alle batterie presenti nelle auto elettriche.

Non ho visto la puntata, ma per i tanti che si fermeranno al trailer vorrei ricordare, per completezza, che le batterie al litio non esistono solo nelle auto elettriche: sono presenti in tutti i telefonini, tablet e laptop, oltre che negli aspirapolvere a batteria, nei Roomba, nei monopattini elettrici, nelle bici elettriche, nei trapani cordless e in tanti attrezzi elettrici senza cavo d’alimentazione. Quindi se dobbiamo fare panico intorno alle batterie al litio, allora forse dovremmo impanicarci per il dispositivo incendiabile che abbiamo nella borsetta o che abbiamo stivato in aereo o per quello che scorrazza per casa mentre noi siamo fuori o sta sotto i piedi del nostro bambino.

Oppure dovremmo semplicemente imparare a valutare il rischio in base a criteri meno cavernicoli della maggiore o minore familiarità. Dovremmo piantarla di pensare che quello che non conosciamo è pericoloso perché non lo conosciamo, mentre quello che conosciamo da tempo è sicuro.

Questo errore di valutazione ci fa dimenticare il fatto che circoliamo costantemente a bordo di auto a pistoni che sono piene di carburante istantaneamente infiammabile. Ci fa sembrare normale tenere in casa delle bombole di gas. Ci fa sembrare normale che lungo le nostre strade e le nostre ferrovie circolino enormi serbatoi su ruote strapieni di liquidi o gas infiammabilissimi.



E ci fa invece preoccupare degli incendi delle auto elettriche, dimenticando di considerare che bruciano sì a lungo e sono impegnativi da spegnere, ma si innescano e si sviluppano più lentamente e quindi danno più tempo agli occupanti di mettersi in salvo rispetto a un’auto a benzina.

Detto questo, guardate pure Report. Forse lo farete con occhi diversi.



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Mi è arrivata la targa da nerd

Ultimo aggiornamento: 2018/12/18 14:00.

Ho finalmente trovato il tempo di andare a ritirare e installare la targa personalizzata per ELSA, la mia piccola auto elettrica, e per Petula, la mia auto a benzina (hanno la stessa targa trasferibile). Ne avevo parlato in un articolo precedente: le sue prime quattro cifre sono un omaggio alla Serie Classica di Star Trek (l’astronave Enterprise è la NCC-1701).

È stato sufficiente andare alla Sezione della Circolazione, togliere le vecchie targhe (sono rimovibili a incastro), presentare allo sportello un documento d’identità, le targhe vecchie e le carte grigie (carte di circolazione) delle due auto da reimmatricolare, e mi sono state date subito le targhe nuove: tempo necessario, dieci minuti in tutto. La variazione dell’assicurazione, fatta via mail, è arrivata direttamente allo sportello via Internet e non è stato necessario presentare le ricevute di pagamento delle targhe.





Costo totale dell’operazione: 150 franchi per acquistare la targa all’asta online, e 50 franchi per ciascuna delle carte grigie rifatte. Nessuna marca da bollo, ma solo una bolletta da pagare (dopo, sulla fiducia). Sempre via Internet.

Ora non mi resta che aggiornare i dati di targa in Parkingpay.ch (il servizio di pagamento online dei parcheggi in Svizzera), Telepass.it e nell‘Area C di Milano.


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2018/12/16

Ci ha lasciato Giuseppe Lippi, colonna portante della fantascienza italiana



Giuseppe Lippi, storico curatore di Urania, saggista, autore e traduttore di fantascienza, è morto ieri.

Come tanti della mia generazione, ho un debito enorme di cultura con lui: per Urania, per Robot, per tutti i saggi e le traduzioni letterarie che ha scritto e realizzato nel corso della sua carriera (documentate nel Catalogo Vegetti), e per tutto il suo impegno nella divulgazione delle opere migliori di un genere che in Italia è stato per decenni una nicchia snobbata ma che tocca temi che sono diventati più che mai di attualità, come il cambiamento climatico e l’intelligenza artificiale.

Lo incontravo spesso ai convegni di fantascienza, come la Deepcon, e al Festival del cinema di fantascienza di Trieste. Mi sembra ieri che chiacchieravamo insieme in treno di Moon, di Duncan Jones. È tempo di riprendere in mano il suo grande saggio su 2001 Odissea nello spazio, che ho nella mia libreria, e rileggere i suoi pensieri riascoltandone la voce.

Il funerale si terrà a Pavia alle 15 presso la Sala del Commiato del Cimitero Maggiore.

Lo ricordano in tanti attraverso le pagine di Fantascienza.com e Il Messaggero.