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Due chiacchiere con Katee Sackhoff (Battlestar Galactica) alla FedCon


Grazie agli organizzatori della Fedcon, la grande convention di fantascienza, fantastico e scienza tenutasi a Bonn il mese scorso, ho avuto l’occasione di intervistare brevemente Katee Sackhoff, l’interprete di Starbuck/Scorpion in Battlestar Galactica. Ecco la mia traduzione dell’intervista: trovate l’originale in inglese qui (grazie a Lisa “AlcoholicRobot” per la trascrizione).

Paolo: Prima di tutto, che rapporto hai con la scienza e la tecnologia? Sei un’Androidiana o un’iPhoniana?

Katee: Ho un pessimo rapporto con la tecnologia! Tutta la tecnologia mi spaventa. Ho un iPhone solo perché ho tentato di passare a un Android ma il mio iPhone non voleva... Il mio numero non ne voleva sapere di trasferirsi sul telefono nuovo e tutti i miei SMS non arrivavano. È stato un incubo ed ero a Dubai e non riuscivo a fare chiamate, per cui ho tirato fuori la SIM e sono andata a comprarmi un iPhone, ho rimesso la SIM in un iPhone a Dubai e ho fatto “fiuu!” [scampato pericolo]. Per cui sì, se potessi avere un telefonino a conchiglia [flip phone] lo userei.

P: Torneresti a un telefonino non smart?

K: Oh, Dio, sì, in un batter d’occhio!

P: Mia moglie ne ha uno.

K: Odio il fatto che viviamo in un mondo nel quale sei istantaneamente reperibile e la gente si arrabbia se non sei accessibile, hai presente? Oppure ti mandano una mail e quando non rispondi immediatamente, mica ti richiamano, ti mandano semplicemente un’altra mail, ma io non controllo il mio telefono per prima cosa la mattina. Per cui sì, non vado d’accordo con la tecnologia. Cercare di trovare un forno, oggi, è la cosa più difficile che ti possa capitare, perché adesso ci sono i forni smart. Io non voglio un forno smart, voglio accenderlo e voglio che si scaldi e non mi serve che il mio forno mi dica come arrostire un pollo; non ho bisogno che il mio forno mi dica quando girare il vassoio se sto facendo dei biscotti... voglio semplicemente accendere quello stramaledetto coso. È dura, non esistono.

P: Lo so, lo so, anche mia moglie ha lo stesso problema! Seconda domanda: a proposito di tecnologie, so che ti piacciono molto le moto.

K: Sì!

P: Hai già provato le moto elettriche?

Credit: Zero Motorcycles.

K: Non ho mai provato una moto elettrica.

P: Lo faresti?

K: No.

P: [ridendo] Come mai?

K: È tutta una questione, secondo me, di sicurezza. Io credo fermamente che gli scappamenti rumorosi salvano vite [loud pipes save lives, slogan molto diffuso fra i biker]. E credo che più è rumorosa una moto, più diventi visibile, specialmente a Los Angeles. Non so se voglio cavalcare qualcosa di così silenzioso. Voglio dire, l’altro giorno sono stata quasi investita da una Prius perché come pedone che attraversava la strada non la sentivo. Per cui non riesco a immaginare, con le auto che cambiano corsia così allegramente come fanno a Los Angeles, di non trovarti nei guai. Detto questo, mi piacciono molto le bici [elettriche], perché ti aiutano a superare le salite.

P: Quindi non proveresti una moto elettrica neanche su una pista?

K: Sì, certamente, in un ambiente controllato lo farei assolutamente, e a un certo punto forse non avremo scelta. Voglio dire, non credo che succederà nel corso delle nostre vite, ma forse in quelle dei figli dei nostri figli, il petrolio non esisterà, per cui...

P: Questo mi porta alla mia terza domanda: sei molto impegnata sui temi dell’ambiente, le tue iniziative di Acting Outlaws sono meravigliose. Stai facendo molto per gli animali e la natura in generale. Ti va di parlarne?

K: Sì, certamente. Tricia Helfer [Numero Sei in Battlestar Galactica] ed io abbiamo fondato la società Acting Outlaws. Stavamo cercando un modo per combinare il nostro amore per il motociclismo con degli obiettivi filantropici, e in un certo senso è successo tutto facilmente e senza intoppi. Quando c’è stata la grave marea nera nel Golfo, in Louisiana, volevamo aumentarne la consapevolezza, perché era già passato un anno e la gente aveva... I nostri cicli di notizie sono così concentrati sul presente, così veloci e frenetici, che a distanza di un anno la gente non ne parla più. Così volevamo aumentare la consapevolezza del fatto che quel petrolio era ancora un problema e siamo andate in modo da Los Angeles alla Louisiana, parlando dell’argomento durante il tragitto, e abbiamo incontrato tante persone davvero interessanti.

Una delle persone migliori che abbiamo incontrato era un allevatore di bovini, mentre stavamo attraversando il Texas, una persona davvero adorabile. Ci siamo fermate sul ciglio della strada e lui è uscito chiedendosi “Ma cosa sta facendo questa gente?”, era una strada molto isolata, ed è uscito in accappatoio e ci ha chiesto “Cosa state facendo?” Gli abbiamo spiegato cosa stavamo facendo e in Texas un allevatore di bovini ci ha staccato un assegno da cinquanta dollari per una causa ecologica, cosa che per noi era un contrasto totale, visto che gli animali delle fattorie industrializzate sono fra i peggiori inquinatori dell’ambiente, e poi pensi al Texas e ai loro mega-camion e tanti animali in fattorie industriali e questo è lo stereotipo che ti viene in mente. Per cui ci siamo trovati con questa persona che è venuta e ci ha messo davanti agli occhi questa cosa e ci ha fatto dire "Ok, l’ambiente importa a tutti”. Tutti devono campare, ed è quello che fa questa persona, ma è stato un momento davvero cool per noi e ci siamo rese conto che quello che stavamo facendo era importante, l’ambiente è importante e abbiamo un solo pianeta, un solo corpo, per cui se lo distruggiamo...

P: Non c’è un Pianeta B [gioco di parole fra Plan B e Planet B].

K: Non andremo altrove. Quelo che stiamo lasciando qui, per i nostri figli e le generazioni successive è uno stato di cose triste, tristissimo, e lasceremo loro qualcosa di irreversibile. Il problema del riscaldamento globale è che sarebbe stato meglio chiamarlo semplicemente “cambiamento climatico” sin dall’inizio, perché la gente non associa il riscaldamento del pianeta al cambiamento del clima. Quello che la gente non sembra capire è che il riscaldamento globale è questione di estremi di temperatura e di fluttuazioni e di irregolarità. Certo, esiste una progressione naturale sulla Terra, e siamo in un ciclo, e possiamo fare tutte queste argomentazioni; ma gli esseri umani stanno esacerbando la situazione e la stiamo accelerando, per cui credo che sia nostro dovere cercare di proteggere la Terra così come lei protegge noi.


P: Hai tempo per un’altra domanda conclusiva?

K: Sì.

P: Nel tuo ruolo, recitando nella fantascienza, hai ottenuto una piattaforma di visibilità. Credi che questo ti stia aiutando anche a comunicare la scienza, a infrangere la barriera, invece di predicare ai già convertiti, a gente che è già interessata alla scienza, e a coinvolgere persone nuove? Che tipo di reazione ottieni?

K: Credo di sì, un pochino. Penso che come attori abbiamo il dovere di capire qual è il limite del nostro ruolo e che ci sia un certo gruppo di persone che vogliono che gli attori facciano gli attori e basta e non abbiano opinioni e non aprano bocca perché non è per questo che quelle persone ci seguono, e questo lo capisco totalmente; ma c’è anche un altro gruppo di persone che desidera che usiamo questa piattaforma per qualcosa di più grande di noi. Lavorando nella fantascienza, trovo divertente che la gente dia per scontato che io sia intelligente. Dà per scontato che io sappia tante cose, che ami la scienza, che legga quotidianamente il New England Journal, che conosca tutte le novità della scienza e cose così. Ho un diploma di scuola superiore. Tutto quello che ho imparato l’ho appreso da sola e attraverso i miei viaggi per il mondo e parlando con la gente e cercando di assorbire come una spugna. Per cui credo di avere una voce e cerco di usarla, ma credo che se qualcuno è in cerca di sapere scientifico debba cercare persone molto più istruite di me. Poi io esaminerò quelle informazioni e le metterò in forma più digeribile e comprensibile.

P: Magnifico! Grazie mille.

Mi sono trattenuto qualche istante in più in chiacchiere personali con Katee, che è una persona cordialissima, aperta e piena di entusiasmo, e poi il tempo messomi a disposizione dagli organizzatori è finito e ho dovuto lasciare spazio alle altre interviste. Chicca: mentre uscivo dalla saletta delle interviste (perfettamente organizzata, con luci, poltrona, treppiedi e fondale Fedcon) è entrata Samantha Cristoforetti, anche lei ospite e relatrice alla FedCon. Ma questa è un’altra bella storia.




Katee Sackhoff ha appena annunciato la disponibilità del suo ultimo progetto cinematografico, 2036 Origin Unknown:




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An interview with Katee Sackhoff (Battlestar Galactica) at FedCon


The organizers of Fedcon, the huge science fiction/fantasy/science convention that was held in Bonn last May, kindly arranged an interview with Katee Sackhoff (Starbuck in Battlestar Galactica) for me during the convention, which hosted most of BSG’s cast as well as many other actors from Star Trek, Stargate and scientists from the European Space Agency.

Katee’s most recent movie project, 2036 Origin Unknown, has just become available:



As a Battlestar Galactica fan, it was a pleasure for me to meet Katee in FedCon’s perfectly organized and pleasantly quiet interview room. She is as spontaneous and delightful in person as she is captivating on screen.

Since I was at FedCon as a science writer (I write for Le Scienze, the Italian edition of Scientific American), my questions were focused more on science than on science fiction, so this is perhaps a rather unusual interview. Here it is in full: minor edits have been made for clarity. I'd like to thank Lisa “AlcoholicRobot” for the transcript.



P: First of all, what's your relationship with science and technology? Are you an Android person? Or an iPhone person?

K: So, uhm, I am terribly bad at technology. All technology scares me. I have an iPhone, only because I tried to switch to an Android and my iPhone wouldn’t... My number wouldn't go to the new phone and all my SMSs weren't coming through... It was a nightmare and I was in Dubai and I couldn't get numbers, so I took the SIM out and went and bought an iPhone and popped it back in an iPhone in Dubai, it was like "phew". So yes, if I could have a flip phone I would...

P: You would go back to a flip phone?

K: Oh, God, in a heartbeat!

P: My wife has one, yes.

K: I hate that we live in a world where you are instantaneously findable and if you’re not accessible people get mad at you, you know? Or they'll send you an e-mail and when you don't respond immediately... they won't call you, they'll just send you another e-mail, and it's like, but I don't check my phone first thing in the morning. So, yeah, I am really bad at technology. Trying to find an oven, now, is the hardest thing you will ever have to do, because there are smart ovens. I don’t want a smart oven, I want to turn on and my oven gets hot and I don't need my oven to tell me how to roast a chicken, I don't need my oven to tell me, you know, when to turn my pan if I'm making cookies... I just want to turn the darn thing on. It's hard, they don't exist.

P: I know, I know, my wife has the same problem! Second question: talking about technology, you’re a motorcycle enthusiast.

K: Yes.

P: Have you tried electric motorcycles yet?

K: I have actually never tried an electric motorcycle.

Credit: Zero Motorcycles.

P: Would you?

K: No.

P: (laughing) Why?

K: It actually has everything to do, in my opinion, with safety. So I'm a firm believer that loud pipes save lives. And I think that the louder the motorcycle, the more visible you become, especially in Los Angeles. So it is... I don't know if I would want to go on something that's so quiet, you know, I mean, I almost got hit by a Prius the other day because I couldn't hear it as a person crossing the street. So I can't imagine, you know, with cars switching lanes as readily as they do in Los Angeles that you wouldn't sort of, be in harm’s way. That being said, I do like the mechanical bicycles because it can help you get up a hill.

P: You’d never try an electric? Even on a racing circuit?

K: Yeah, of course I would, in a contained environment absolutely, and at some point we may have no choice, I mean I don't think in our lifetimes, but maybe in our children's children's lifetimes, you know, petrol won't exist, so...

P: This leads to my third question: you're very keen on environmental issues, your Acting Outlaws initiatives are wonderful. You're doing a lot for animals and for nature in general. Would you like to talk about that?

K: Yes, absolutely, so Tricia Helfer [Number Six in Battlestar Galactica] and I started the company Acting Outlaws. We really were searching for a way to sort of marry our love of motorcycle riding with philanthropic goals, and it sort of just happened easily actually and seamlessly. When the Gulf oil spill happened in Louisiana, we wanted to raise awareness somehow, because it was a year later and people had... Our news cycles are so current, they're so quick and fast-paced that, you know, a year after something people don't talk about it anymore, a week after something people don't talk about it anymore. So we wanted to raise awareness that oil was still an issue, and so we rode the motorcycles from Los Angeles to Louisiana and we sort of talked about it on the way there, and we met a lot of really interesting people.

One of the best people that we met was a cattle rancher on our way there through Texas, really lovely man. We stopped on the side of the road and he came out ’cause we was like "What are these people doing?", it was a very isolated road, and he came out in his bathrobe and was like "What are you guys doing?" And we explained him what we were doing and, you know, in Texas, a cattle rancher wrote us a check for fifty dollars for an environmental cause, which to us was so polar opposite because, you know, industrialized farm animals are some of the biggest pollutants to the environment, and then you sort of think about Texas and you think about big trucks and lots of industrial farm animals and that's just sort of where your mind stereotypically goes to. And so to have this person sort of come out and throw that in our faces and make us sort of go "Ok, the environment matters to everyone". Everyone needs to make a living, and that's what this person does but that was a really cool moment for us and we sort of realized that what we were doing was important, the environment is important and we only get one planet, like, one body so if we destroy it...

P: There's no planet B.

K: We're not gonna go somewhere else, you know, it's what we're leaving in this place as for our children and generations to come is a sad, sad state and we're gonna leave them with something that is irreversible. The problem with global warming is that it should've just been called climate change from the very beginning, because people don't associate the planet getting warmer with climate change. But what they don't seem to realize is that global warming is just temperatures extremes and fluctuations and irregularities, and yes, there is a natural progression to the earth and we are just cycling back and yes, we can make all these arguments, but human beings are exacerbating and we’re speeding it up, so I think it's our duty to sort of try and protect the earth the way that she's protecting us.



P: Do you have time for one more? Final question?

K: Yes.

P: In your role, acting in science fiction, this has given you a platform of visibility. Do you think that this is helping you to also communicate science? You're breaking the barrier, instead of preaching to the choir, to people who are already interested in science, and bringing new people in? What kind of reaction do you get?

K: I think so a little bit, I think as actors we sort of need to know our place a little bit as well, I think that there are a certain group of people that want actors to just be actors and not have an opinion and not open our mouths because that’s not what they are following us for, which I completely understand that, and then there are another group of people that want us to use that platform for something greater than ourselves. Being in science fiction, I think the funny thing is people just assume I'm intelligent. And they just assume that I know things and that I love science and I read the New England Journal on a daily basis, and I know everything about new science or whatever. I have a high school diploma. Everything I learned in my mind is self-learned and from world travel and talking to people and trying to be a sponge. So I do believe that I do have a voice and I try to use that, but I think if anyone is looking for scientific knowledge they should look at people that are much more educated than I am and then I will dissect that information and put it in a palatable, more understandable form.

P: That’s wonderful! Thank you very much.


We chatted off the record a little longer and then my time was up. Final surprise: as I said goodbye and left the interview room, a familiar face appeared. It belonged to Italian astronaut Samantha Cristoforetti, who was also on stage at Fedcon to talk about her experience in space. She posted a wonderfully geeky tweet with Katee Sackhoff:




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Combattere le fake news con il Tramezzino di Verità

George Lakoff. Fonte: Wikipedia.
Ultimo aggiornamento: 2018/06/21 13:10.

Si dice spesso che smentire pubblicamente una notizia falsa non fa che ripetere ulteriormente quella notizia e quindi paradossalmente tende a rinforzarla e farla rimanere nei ricordi delle persone. Molti personaggi pubblici, compresi i politici, conoscono questa regola e la sfruttano per usare i media a proprio vantaggio, praticamente obbligando i giornalisti a ripetere le loro dichiarazioni perché fanno notizia.

Per esempio, se dico “Non è vero che il nonno di Gianni Morandi era un clandestino a bordo del Titanic”, il concetto che probabilmente vi resterà in mente non è la smentita, ma l’idea che il nonno di Morandi fosse davvero un clandestino. È un’immagine accattivante, per quanto falsa e assurda, ed è decisamente più memorabile di un arido “non è vero che”, e quindi la smentita diventa un autogol che contribuisce alla memorizzazione e diffusione della notizia falsa.

Oggi che scriviamo tutti in pubblico attraverso i social network, questo problema di come articolare una smentita in modo da evitare che diventi un rinforzo della notizia falsa non riguarda più soltanto chi fa comunicazione tradizionale, ma può interessare chiunque.

Per fortuna esiste una tecnica comunicativa che aiuta a risolvere il problema, perlomeno secondo lo studioso di scienze cognitive George Lakoff della University of California, Berkeley. Ha un nome piuttosto curioso: “truth sandwich”, ossia “tramezzino di verità”.

Si chiama così perché consiste nel costruire la smentita presentando per primissima cosa il quadro generale dei fatti, poi citando brevemente la notizia falsa e infine spiegando in dettaglio perché è falsa. La notizia falsa è, per così dire, inserita come farcitura fra due strati di verità.

Pignoleria: se state pensando che in realtà si dovrebbe chiamare “tramezzino di bugie” perché i tramezzini si descrivono in base alla farcitura, avete perfettamente ragione, ma Lakoff ha scelto così, e del resto “tramezzino di bugie” indubbiamente sarebbe stato un brutto nome.

Per esempio, considerate il caso delle recenti immagini e dei file audio agghiaccianti che arrivano dagli Stati Uniti e mostrano i bambini dei migranti ammassati e rinchiusi in gabbie, separati dai propri genitori nei centri di detenzione governativi.

Fonte: US Border Patrol/Avvenire.


Il modo tradizionale di smentire le dichiarazioni false del presidente Trump, che dice testualmente “siamo costretti a spezzare le famiglie [...] quella legge ce l’hanno data i democratici e non vogliono farci niente” (“We have to break up families. The Democrats gave us that law. It’s a horrible thing. We have to break up families. The Democrats gave us that law and they don’t want to do anything about it.”), sarebbe quello di dire “Trump incolpa i Democratici, ma non è vero che è colpa loro. Ecco perché.” Ma così facendo resta in mente principalmente il concetto che sono stati incolpati i democratici.

Secondo il principio del “truth sandwich”, invece, la smentita andrebbe data dicendo per esempio innanzi tutto:

“La politica che ha portato ai bambini in gabbia è stata voluta dall’amministrazione Trump.” 

Questo è il primo strato di verità di questo tramezzino immaginario, che prosegue per così dire con la farcitura:

“Trump dice erroneamente che è colpa delle leggi volute dai democratici”.

E poi arriva lo strato finale:

Qui su Factcheck.org viene ricostruita in dettaglio la scelta dell’amministrazione Trump di cambiare le regole di gestione degli immigrati.”

Nel caso specifico, in sintesi, questo cambiamento consiste nel fatto che l’amministrazione Trump ha deciso di procedere penalmente contro gli immigrati genitori invece di usare la procedura civile usata solitamente in precedenza. Questo obbliga alla detenzione, e la detenzione per legge è separata per adulti e minori, e questo porta alle famiglie spezzate. La separazione è particolarmente traumatica perché le autorità di immigrazione statunitensi non prendono alcuna misura significativa per tracciare i minori e i loro genitori e quindi consentirne il futuro ricongiungimento (molti bambini di tenerissima età non sanno dare generalità dettagliate: per loro la mamma è la mamma e basta). Il risultato finale è che i bambini strappati ai loro genitori rischiano di non poter mai più ritrovarli e di diventare orfani di Stato.

Poche ore fa Trump ha firmato un executive order che almeno a prima vista è mirato a interrompere queste detenzioni separate. Un evento notevole, considerato che fino a pochi giorni fa l’amministrazione Trump diceva di avere le mani legate e che comunque la politica di separazione non esisteva, ma questa è un’altra storia. Circa duemila bambini restano tuttora in gabbie.

Prima che parta il coro dei “Ma anche Obama...”, metto subito in chiaro tre cose:

  • primo, la politica di Bush Jr e di Obama portava alle separazioni solo in casi molti particolari, mentre con Trump è diventata la norma;
  • secondo, uno sconcio inaccettabile precedente non cambia il fatto che quello che sta avvenendo adesso è e resta uno sconcio inaccettabile;
  • terzo, parlare del passato non risolve il problema del presente ed è solo una foglia di fico per non affrontarlo e distrarre dalla realtà drammatica di oggi e buttarla in caciara politica inutile e idiota. Non attacca, quindi non provateci, cari troll.

Ha ragione lo studioso? Il “tramezzino di verità” è più efficace ed evita che i politici usino i giornalisti come amplificatori delle proprie menzogne? Provate anche voi a costruire le vostre comunicazioni sui social network usando questa tecnica, soprattutto nei dibattiti più accesi. Vale la pena di tentare: la posta in gioco è alta. Fatemi sapere.


Fonti aggiuntive: Washington Post, BBC, Avvenire.
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Ultimo promemoria per la Cena dei Disinformatici di sabato 7/7/2018

Ultimo aggiornamento: 2018/06/20 8:30.

Oggi è l’ultimo giorno disponibile consigliabile per iscriversi alla Cena dei Disinformatici 2018, che come preannunciato si terrà il 7 luglio in Luogo Segretissimo di Milano, che verrà comunicato agli iscritti insieme ai costi e agli orari.

Le iscrizioni sono aperte fino al 30 giugno; chi fosse interessato è pregato di non attendere l’ultimo momento ma di mandare la richiesta entro oggi, in modo da dare al locale la possibilità di attrezzarsi in base al numero approssimativo dei partecipanti e consentire la predisposizione di una scorta rettiliana per ciascun partecipante.

Ricordo che per partecipare bisogna scrivere al maestro di cerimonie, che quest’anno è l'imperturbabile Enrico, all'indirizzo di e-mail cenadeidisinformatici@protonmail.com, indicando generalità ed eventuale nick usato su questo blog. Chi desiderasse essere messo in contatto con altri della sua zona per condividere il viaggio lo dica esplicitamente.

L'hardware Censurex 3000 per non essere identificabili nelle foto di gruppo sarà fornito sul posto, come consueto, dall'organizzazione.

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Il Delirio del Giorno: “KITEGEN Eolico di Stratosfera”

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ISMAILITI ALAWITI MORGAN Tagikistan Dushanbe '
THULE Norvegia Capo Nord ISM MOVISOL CFR assassin RABIN 3 KENNEDY 3
MORO TOBAGI CALABRESI TORREGIANI CASALEGNO ...
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Commento inviato all’articolo "Disinformatico, podcast del 2011/08/05" e ritrovato oggi durante le pulizie dei miei archivi. Ho rimosso i dati identificativi principali.


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