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2018/07/20

Podcast audio e video del Disinformatico del 2018/07/20

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi (20 luglio) del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera.

Tutti i podcast (audio) più recenti sono ascoltabili in streaming e scaricabili da questa pagina del sito della RSI; lo streaming video integrale, se disponibile, è archiviato qui oppure presso www.rsi.ch/web/webradio ed è incorporato qui sotto. Buon ascolto e buona visione!

I telefonini fanno male alla memoria?

Ultimo aggiornamento: 2018/07/20 15:40. 

Uno studio dell’Istituto tropicale e di sanità pubblica svizzero effettuato su 700 giovani in Svizzera e pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives ha attirato molta attenzione nei media perché sembra portare prove della tesi che campi elettromagnetici ad alta frequenza dei telefoni mobili possono avere effetti nefasti sullo sviluppo della memoria in alcune zone del cervello (rsi.ch; Ticinonews; La Regione; Blick).

Sul sito della rivista, però, l’articolo non c’è. Così ho contattato la rivista, che mi ha dato un link di anteprima all’articolo (in fondo alla pagina), che uscirà ufficialmente lunedì 23 luglio (il link sarà questo; una bozza è qui). Si intitola A prospective cohort study of adolescents’ memory performance and individual brain dose of microwave radiation from wireless communication ed è legato a uno studio precedente dello stesso gruppo pubblicato nel 2015 (Memory performance, wireless communication and exposure to radiofrequency electromagnetic fields: a prospective cohort study in adolescents, DOI: 10.1016/j.envint.2015.09.025).

Leggendo la pagina di presentazione risulta che i dati sono ancora assolutamente preliminari e non certi: “i risultati dello studio possono essere stati influenzati dalla pubertà, che ha effetto sia sull’uso del telefonino sia sullo stato cognitivo e comportamentale del partecipante”.

In ogni caso, per scrupolo di sicurezza i ricercatori consigliano di minimizzare il rischio “usando cuffiette o il vivavoce durante le chiamate, in particolare quando la qualità della rete è bassa e il telefonino lavora alla massima potenza”.

Instagram ora dice a tutti quando siete online; come spegnere questa “funzione”

Instagram ha attivato una nuova funzione che consente agli amici e a tutti quelli ai quali abbiamo mandato messaggi diretti di sapere quando siamo online grazie a un pallino verde che appare accanto all’icona del profilo.

L’annuncio ufficiale presenta questa novità al contrario, dicendo che ora siamo noi che possiamo sapere quando sono online i nostri amici, ma probabilmente non tutti gradiranno questa piccola forma di sorveglianza in più.

Mentre prima si poteva sfogliare Instagram senza farlo sapere a nessuno, magari in momenti nei quali si doveva essere occupati a fare tutt’altro (scuola, lavoro, sonno), ora per farlo è necessario andare nelle Impostazioni, selezionare Stato di Attività e disattivare Mostra stato di attività.

La privacy, però, ha un prezzo: se disattivate la visualizzazione della vostra visibilità non potrete vedere lo stato degli altri. Sopravviveremo?

Chi ha paura di Momo?

Ultimo aggiornamento: 2018/07/20 14:20.

C’è una catena di Sant’Antonio che circola principalmente su WhatsApp e che sta scatenando paura in molti utenti, soprattutto giovanissimi: si basa sulla foto che vedete qui accanto e dice di chiamarsi Momo.

Secondo quello che afferma la catena, chi la riceve deve rispondere mandando immagini horror, altrimenti continuerà a essere bersagliato da quest’immagine impressionante.

Ma niente panico! Non ci sono virus o molestatori dietro questa storia. Momo è semplicemente il nomignolo dato a una scultura creata da una società giapponese di effetti speciali, la Link Factory.

L’origine della catena, spiega Know Your Meme, è un utente Instagram, nanaakooo, che il 25 agosto 2016 aveva postato una versione più ampia della foto: è esplosa quando il 10 luglio scorso è stata pubblicata su Reddit (/r/creepy) una versione tagliata della foto della scultura, che ha ricevuto moltissimi voti e commenti, e da lì è partita inarrestabile grazie agli utenti che credono a qualunque cosa vedano.

Questa è la scultura completa:


Altre info sulle origini della scultura sono su Delucats (in cinese).

Clash of Clans usato per riciclare soldi rubati

Se giocate a Clash of Clans, Clash Royale o a un altro dei tanti giochi online che hanno una “moneta” interna, fate molta attenzione alle offerte di chi vi propone di ottenere queste monete a prezzi scontati: potreste avere a che fare con dei riciclatori di carte di credito rubate e potreste trovarvi con l’account bloccato.

Lo segnala Kromtech Security, raccontando di aver scoperto su Internet un archivio di dati pubblicamente accessibile e contenente migliaia di dati di carte di credito. Ben presto gli esperti si sono resi conto che si trattava di un archivio gestito da ladri di carte di credito.

Questi ladri avevano creato un sistema automatico che creava degli account Apple ID finti usando i dati delle carte di credito rubate. Questi account venivano poi usati per acquistare gemme o altre monete virtuali nei giochi. Le gemme acquistate con le carte altrui venivano poi vendute a prezzo scontato a giocatori comuni, e in questo modo la banda otteneva soldi puliti.

La Supercell, che ha sviluppato Clash of Clans e Clash Royale ha avvisato i giocatori che chi compra gemme o diamanti da siti esterni può trovarsi permanentemente bandito dal gioco e rischia di dare a dei criminali il controllo del proprio account Apple ID o Google Play.


Fonte aggiuntiva: Tripwire.