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2020/05/24

Storie di Scienza: Come vedere i continenti su mondi di altre stelle

Simulazione di un’immagine di un
esopianeta tramite un telescopio
a lente gravitazionale
(NASA/JPL-Caltech/Slava Turyshev)
Gli esopianeti, ossia i mondi che orbitano intorno alle stelle lontane, sono oggetti incredibilmente difficili da osservare. Non è solo questione di distanze cosmiche inimmaginabili: un esopianeta si perde nel bagliore intensissimo della sua stella. Osservarlo è come tentare di vedere una lucciola mentre abbiamo un fanale d’automobile puntato dritto negli occhi. È così difficile che finora siamo riusciti a fatica a scorgere alcuni di questi esopianeti come vaghi puntini.

Immaginate ora di avere uno strumento che vi consenta di vedere i dettagli di questi esopianeti: non solo le forme dei loro continenti e oceani, se ne hanno, ma anche di scorgere variazioni stagionali o eventuali grandi strutture costruite da entità intelligenti: una città, per esempio. Vedere questi pianeti non più come macchioline indistinte ma come luoghi, che hanno una geografia precisa da esplorare, sarebbe una rivoluzione non solo tecnologica ma anche culturale: ci renderebbe molto chiaro il concetto che la Terra è solo uno di un numero infinito di mondi.

Questo strumento è già realizzabile adesso, con le tecnologie esistenti o con loro affinamenti: si chiama Solar Gravity Lens, e funziona usando una tecnica affascinante. La sua lente primaria, infatti, è una stella intera: specificamente il Sole.

Costruire un telescopio tradizionale con una risoluzione sufficiente a vedere dettagli della superficie di un esopianeta a 100 anni luce dalla Terra è ben al di sopra delle nostre attuali capacità, dato che le inesorabili leggi dell’ottica obbligherebbero a creare uno specchio primario con un diametro di 90 chilometri. Ma possiamo “barare” grazie ad Einstein.

Infatti i campi gravitazionali, per esempio quello prodotto dal nostro Sole, deflettono la luce, come previsto da Einstein nel 1913, dimostrato spettacolarmente durante l’eclissi solare del 29 maggio 1919 e calcolato dal grande fisico in una sua pubblicazione su Science del 1936.

Non è pura teoria: gli astronomi hanno già osservato concretamente questo fenomeno, noto come gravitational lensing o lente gravitazionale, nelle immagini di galassie lontane, il cui aspetto risulta deformato perché la loro luce arriva a noi passando nelle vicinanze di un altro corpo celeste di grande massa (per esempio un’altra galassia relativamente più vicina).

La galassia rossastra al centro distorce la luce proveniente dalla galassia azzurra che le sta “dietro” dal punto di vista della Terra, formando un anello di Einstein. Immagine del telescopio spaziale Hubble, 2011 (ESA/Hubble/NASA).


Questa distorsione può essere sfruttata anche per ingrandire enormemente un oggetto lontanissimo come una galassia ai limiti dell’universo conosciuto (11,7 miliardi di anni luce, grazie ad ALMA) oppure un esopianeta. Secondo gli sviluppatori del progetto SGL, per sfruttare il Sole come “lente d’ingrandimento” occorre piazzare un telescopio da un metro (quindi più piccolo di Hubble) nel “punto focale” del nostro Sole. Un telescopio del genere sarebbe in grado di ottenere immagini di esopianeti situati a 30 parsec (circa 100 anni luce) con una risoluzione di dieci chilometri. Le basi concettuali di questo ipertelescopio furono gettate da Von R. Eshleman e approfondite dall’astronomo italiano Claudio Maccone e altri.

C’è un piccolo problema, però. Per un esopianeta a 100 anni luce, il punto focale del Sole, quello che consentirebbe di usare questo globo termonucleare largo 1,4 milioni di chilometri come il più esagerato dei teleobiettivi, si trova a 97 miliardi di chilometri dalla Terra. Sedici volte più lontano di Plutone. La sonda Voyager 1 ci ha messo 40 anni per arrivare a circa un quinto di quella distanza.

Chiaramente nessuno vuole aspettare duecento anni, per cui bisogna trovare un modo un po’ piu rapido di viaggiare nello spazio. Per fortuna esiste, e sfrutta di nuovo il Sole: al posto di motori a propellente chimico si può usare la gravità solare, lanciando il veicolo verso il Sole (con un vettore convenzionale) ma passandogli vicino in modo da riceverne un impulso di accelerazione, e si possono adottare le vele solari. Si tratta di enormi superfici ultrasottili che ricevono la tenuissima spinta della luce solare (sì, la luce esercita una pressione di radiazione misurabile e misurata da circa cent’anni). Questa spinta è costante, per cui un veicolo spaziale dotato di vele solari continuerebbe ad accelerare per tutto il tempo invece di avere solo il breve spunto iniziale dei razzi tradizionali. Il risultato è che una vela solare che trasportasse un telescopio raggiungerebbe la distanza di 97 miliardi di chilometri in circa venticinque anni.

Arrivato alla distanza giusta e nella posizione corretta, il telescopio SGL punterebbe i suoi sensori in direzione del Sole, schermandone però la luce con un coronografo: una barriera fisica circolare posta davanti al telescopio. È lo stesso principio che usiamo quando copriamo una luce intensa con la mano per poter vedere gli oggetti fiochi nelle vicinanze. In teoria si potrebbe usare al posto del Sole qualunque altro corpo celeste dotato di notevole massa ed eliminare il problema del bagliore della corona solare, ma questa soluzione renderebbe impraticabilmente grande la distanza focale da raggiungere.

Questo permetterebbe al telescopio di captare l’immagine di un esopianeta, distorta in un anello di Einstein, piazzandosi in modo da avere il Sole esattamente allineato con quell’esopianeta. In realtà l’anello sarebbe doppio: uno conterrebbe la luce proveniente da una singola area di circa 10 km di diametro dell’esopianeta, mentre l’altro conterrebbe la luce di tutto il resto del mondo alieno. Spostando leggermente il telescopio di circa un chilometro nelle varie direzioni si cambierebbe la zona dell’esopianeta “inquadrata” dal primo anello e quindi si potrebbe fare una lenta scansione di tutta la sua superficie. Osservando queste distorsioni per sei mesi ed elaborando circa un milione di immagini raccolte, sarebbe possibile escludere la luce della corona solare e ottenere un’immagine simile a quella (simulata) mostrata all’inizio di quest’articolo, eliminando persino le eventuali nuvole.

Oltre all’immagine della superficie, questo telescopio farebbe anche spettroscopia dell’esopianeta, consentendo di conoscere la composizione chimica della sua eventuale atmosfera. Se una civiltà aliena lo facesse con noi, puntando un telescopio a lente gravitazionale solare verso la Terra, potrebbe rilevare il repentino aumento della CO2 atmosferica e di altri inquinanti e dedurne la presenza di attività industriali da parte dei poco lungimiranti abitanti del pianeta.

Costruire un telescopio SGL è insomma una sfida ingegneristica notevolissima e comporta una precisione di navigazione eccezionale (il telescopio va piazzato al centro di un piano che misura 1 km per 1 km, a 90 miliardi di km dalla Terra) e difficoltà di radiocomunicazione senza precedenti, ma non richiede nulla che non sappiamo già.

Una flotta di questi telescopi, piazzati in vari punti e a varie distanze dal Sole, potrebbe osservare tutti i pianeti situati a meno di 100 anni luce dalla Terra (per via della struttura di un telescopio SGL, ne occorre uno dedicato a ogni singolo esopianeta). Nel giro di qualche decennio conosceremmo molto meglio il nostro vicinato e i nostri eventuali vicini.

Strada facendo, inoltre, questa flotta raccoglierebbe anche informazioni sulla natura del nostro sistema solare, analizzando l’eliosfera nella quale si muovono tutti i pianeti e cercando oggetti della Fascia di Kuiper. Permetterebbe inoltre di osservare onde gravitazionali e, grazie alla parallasse, potrebbe misurare la posizione precisa di ogni singola stella della nostra Galassia.

Il progetto attuale propone di usare sonde molto piccole con vele solari di dimensioni realisticamente fattibili (16 pannelli da 1000 metri quadri ciascuno) e di ridurre i costi lanciando queste sonde in ride sharing, ossia come carico aggiuntivo di altre missioni, evitando così il costo di un vettore di lancio dedicato come l’onerosissimo SLS.

Se tutto questo vi sembra troppo fantascientifico, soprattutto in un momento in cui facciamo fatica persino a uscire di casa in sicurezza, considerate che la NASA è interessata a questo concetto abbastanza da finanziarne le ricerche con 2 milioni di dollari dai fondi del programma NIAC (NASA Innovative Advanced Concepts).

E se l’idea di poter vedere i continenti di mondi lontanissimi vi pare irrealizzabile, tenete presente che a molti sembrava impossibile poter ottenere un’immagine di un buco nero. Poi è successo questo, usando un radiotelescopio virtuale grande quanto la Terra.

Credit: Event Horizon Telescope Collaboration.


L’ambizione degli astronomi di costruire strumenti sempre più grandi non conosce limiti. Un telescopio SGL lungo 90 miliardi di chilometri non è certo il limite della loro creatività nel trovare modi nuovi di estrarre informazioni dall’Universo. Che ne dite, per esempio, di un rivelatore di onde gravitazionali grande come una galassia? Ma questa è un’altra storia.


Fonti aggiuntive: Planetary Society; Planetary Science Vision 2050 Workshop 2017; Direct Multipixel Imaging and Spectroscopy of an Exoplanet with a Solar Gravity Lens Mission; Putting gravity to work: Imaging of exoplanets with the solar gravitational lens. Questo articolo fa parte delle Storie di Scienza: una serie libera e gratuita, resa possibile dalle donazioni dei lettori. Se volete saperne di più, leggete qui. Se volete fare una donazione, potete cliccare sul pulsante qui sotto. Grazie!



2020/05/23

Oggi dalle 14 Starcon: convention virtuale di fantascienza e dintorni

Tra poco inizierà la StarCon, la convention di fantascienza alla quale partecipo ogni anno da tempo immemorabile per ritrovare gli amici, tradurre gli ospiti stranieri e ogni tanto fare qualche miniconferenza scientifica. Quest’anno, per ovvie ragioni, la StarCon si fa virtualmente, in videoconferenza: questo ha il vantaggio che chiunque può seguirla. Se volete, il link alla diretta Youtube di oggi è qui sotto. Si comincia alle 14 circa.

Il programma della giornata prevede gli ospiti Ross Mullan (Trono di Spade), Chase Masterson (Star Trek: Deep Space Nine) e Giulia Santilli (doppiatrice e attrice). Le conferenze includono "Passato, presente e futuro dei romanzi di Star Trek" con Carlo Recagno, "Il doppiaggio di Star Trek Picard" con Marcello Rossi e "Manuale per Viaggiatori nel tempo" con il sottoscritto, più varie visite a sorpresa.



Ross Mullan arriva a 3:49; Carlo Recagno inizia a 53:40; Marcello Rossi ci spiega i problemi di doppiaggio di Star Trek Picard da 1:37:00; io arrivo a 2:01:00 circa (in costume). Buona visione.

Ecco la seconda parte: dopo la sfilata dei costumi (virtuale) e le premiazioni per il modellismo di fantascienza, a 17:50 c‘è Chase Masterson, seguita da Giulia Santilli a 46:00. L’attività di beneficenza citata da Chase Masterson è la Pop Culture Hero Coalition, presso Popculturehero.org.



Terza parte: Tony Amendola (Stargate SG-1), prop-making con Annalisa Diacinti, astronomia dal balcone con Gian Franco Lollino, e Jeffrey Weissmann (Ritorno al Futuro Parte II e III).

2020/05/22

Puntata del Disinformatico RSI del 2020/05/22

È disponibile la puntata di stamattina del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotta da me insieme a Alevì stando entrambi in studio, anche se a rispettosa distanza come prescritto dalle misure di protezione decise dalla RSI. Non c’è streaming video.

Podcast solo audio: link diretto alla puntata.

Argomenti trattati:

Podcast audio precedenti: archivio sul sito RSI, archivio su iTunes e archivio su TuneIn, archivio su Spotify.

App RSI (iOS/Android): qui.

Video: anche stavolta non c’è.

Archivio dei video precedenti: La radio da guardare sul sito della RSI.

Buon ascolto!

Raffica di attacchi informatici ai supercomputer

I supercomputer europei sono sotto attacco. Non è solo il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS) di Lugano a essere oggetto di tentativi di incursione informatica, come segnalato nei giorni scorsi, ma anche altri centri di supercalcolo sono stati presi di mira.

L’11 maggio scorso sono attaccati il supercomputer ARCHER dell’Università di Edimburgo e cinque supercomputer in Germania. Nei giorni successivi è toccato appunto al CSCS e a un centro di calcolo a Barcelona. Anche un altro centro di calcolo a Monaco è stato toccato.

Gli attacchi, scrive la European Grid Infrastructure in un rapporto, sono stati due: uno con il chiaro intento di usare la potenza di calcolo di questi calcolatori per generare criptovalute (e questo ha colpito anche computer cinesi e nordamericani) e uno per ragioni per ora sconosciute. Dato che molti di questi centri di supercalcolo sono coinvolti nella ricerca sul nuovo coronavirus, è possibile (ma tutt’altro che dimostrato) che si tratti di incursioni mirate a spiare queste ricerche o sabotarle.

In entrambi i casi il metodo di attacco è l’uso di credenziali SSH violate, quelle usate dai ricercatori per collegarsi da remoto, come stanno facendo in tanti per via del lavoro da casa, evidentemente senza prendere misure di sicurezza personale sufficienti.

Cado Security ha pubblicato un’analisi dettagliata del malware di mining installato e delle provenienze apparenti degli attacchi.

Anche se questi attacchi riguardano supercomputer ben diversi da quelli che abbiamo noi comunemente in casa o sul posto di lavoro, i princìpi di difesa sono gli stessi e c’è una lezione da imparare per tutti: l’improvviso spostamento verso il lavoro da remoto significa che molti utenti si collegano via Internet ai computer aziendali. Le loro postazioni di lavoro, che prima erano fisicamente e informaticamente protette all’interno dell’azienda e della rete aziendale, ora sono spesso su laptop usati in modo promiscuo, lasciati in giro e tenuti in locali ai quali hanno facile accesso anche altre persone. I codici di accesso remoto (le credenziali SSH) vengono custoditi spesso con molta disinvoltura, per cui i ladri hanno il gioco più facile.

Sto ricevendo segnalazioni di numerose aziende violate in questo periodo per ricattarle con ransomware. Fate backup, fateli ossessivamente e teneteli fisicamente scollegati dopo averli fatti.


Fonti aggiuntive: BBC, Engadget.

Perché tutti stanno bocciando TikTok?

TikTok è un’app social popolarissima. Ma allora come mai le sue recensioni sono precipitate a 1,6 stelle su 5 in Google Play mentre sono alte (4,8) su App Store? Visto che di solito si consiglia di non installare app che hanno recensioni scarse, vale la pena di capire cosa sta succedendo.

La spiegazione, a quanto pare, arriva dall’India: specificamente da una lite online fra uno YouTuber molto popolare nel subcontinente, CarryMinati (Ajay Negar), uno che fa 75 milioni di visualizzazioni con un singolo video, e un “TikToker”, Faizal Siddiqui. Siddiqui ha inoltre pubblicato su TikTok un video che è accusato di incoraggiare la violenza contro le donne.

Risultato: gli utenti indiani hanno partecipato alla lite inondando Google Play di recensioni negative di TikTok e promuovendo hashtag come #IndiansAgainstTikTok e #tiktokbanindia che invitano a disinstallare l’app o chiedono di bandirla dagli store.

Il crollo del punteggio di recensione si è fatto sentire su Google Play molto più che su App Store perché Android è di gran lunga il tipo di smartphone più diffuso in India.

Non c’è niente di improvvisamente negativo in TikTok, insomma; c’è solo una notevole dimostrazione del potere planetario degli internauti indiani.


Fonti aggiuntive: India Times, DNAIndia, IndianExpress, NDTV.

Antibufala: la NASA ha scoperto un universo parallelo!

Se avete letto in giro su Internet che la NASA ha scoperto “un universo parallelo in cui il tempo va all’indietro” e magari state pensando di trasferirvi là per tornare giovani, frenate il vostro entusiasmo: una scoperta c’è, ed effettivamente l’ha fatta la NASA, ma non è affatto così semplice e sensazionale.

Tutto nasce da una singola fonte, un articolo (paywallato) sul sito della rivista New Scientist, che parla di una scoperta fatta dall’ANtarctic Impulsive Transient Antenna (ANITA): una schiera di antenne radio piazzate su un pallone che vola a 37.000 metri sopra l’Antartide, dove può captare le particelle che arrivano costantemente dallo spazio.

Fra queste particelle ci sono anche i neutrini, che normalmente trapassano gli oggetti senza lasciare alcuna traccia (circa 100.000 miliardi attraversano un corpo umano ogni secondo). Ogni tanto, però, interagiscono con la materia, e se lo fanno con molta energia generano onde radio che ANITA può rilevare.

Alcune di queste interazioni, osservate anni fa (le prime discussioni risalgono al 2016), non sono spiegabili con la fisica attualmente conosciuta: questi neutrini estremamente energetici sembrano infatti provenire da una direzione per la quale avrebbero dovuto trapassare impunemente tutta la Terra, cosa inattesa a questi livelli energetici (dovrebbero interagire durante l’attraversamento).

Di conseguenza, una delle tante ipotesi proposte per spiegarle è che questi neutrini provengano da un universo parallelo in cui il tempo scorre al contrario. Ma ci sono altre spiegazioni concorrenti molto meno spettacolari, compreso l’errore strumentale e fenomeni legati al ghiaccio antartico. Due cose comunque sono certe: scoprire fenomeni che contraddicono le nostre attuali conoscenze è sempre molto promettente, e c’è ancora tanta fisica da scoprire. La parte difficile è capire in quale direzione cercarla.


Fonte aggiuntiva: Cnet.

Arriva l’aggiornamento Apple e Google per l’app anti-coronavirus

Ultimo aggiornamento: 2020/05/22 14:50.

È disponibile da ieri (21 maggio) l’aggiornamento di iOS e di Android che predispone i telefonini per l’uso facoltativo delle app di tracciamento di prossimità contro la pandemia.

Questi aggiornamenti consentono a queste app di utilizzare più correttamente il Bluetooth per rilevare la presenza di un telefonino nelle immediate vicinanze (sotto i due metri circa). Senza questi aggiornamenti, per esempio, gli iPhone a volte non rilevano gli altri iPhone e l’app poteva funzionare solo quando era tenuta in primo piano sullo schermo.

Per iOS, l’aggiornamento arriva sotto forma di nuova versione, la 13.5. Per i telefonini Android, l’aggiornamento è incluso nei Google Play Services, che si aggiornano automaticamente, e verrà distribuito ai vari modelli di smartphone nei prossimi giorni (se usano Android 6.0 o superiore).

Va chiarito che questi aggiornamenti non sono l’app: sono semplicemente il supporto tecnico per le singole app sanitarie dei vari paesi. Visto che includono anche correzioni e miglioramenti di altro genere, è importante installarli anche se non avete ancora deciso se usare o no l’app sanitaria.

Fra l’altro, anche dopo l’installazione di questi aggiornamenti spetta comunque al singolo utente decidere se attivare le funzioni di tracciamento, andando nella nuova sezione Raccolta log di esposizione.


Google e Apple ribadiscono nel loro annuncio congiunto che non vengono raccolte informazioni di localizzazione. Va notata la loro scelta di un termine differente da quello usato comunemente finora: non si parla più di tracciamento dei contatti, ma di notifica di esposizione. In altre parole, si sottolinea correttamente che non vengono collezionate identità ma solo esposizioni a possibili contagi. Nessuna informazione su chi o dove.

È un po’ come una di quelle app o di quei dispositivi che misurano l’esposizione al sole accumulata in spiaggia: non hanno bisogno di sapere chi siete o chi incontrate, ma solo quanto vi siete esposti.

La BBC riassume molto bene qui con dei grafici il funzionamento delle app di tracciamento di prossimità sia nella versione centralizzata sia in quella decentralizzata. XDA-Developers mostra alcuni screenshot della nuova versione di Google Play Services con la sezione di notifica delle esposizioni e spiega bene le due fasi dell’adozione di queste novità (adesso siamo alla prima).

Va notato, inoltre, che l’aggiornamento anti-coronavirus di Apple è solo per iOS e non per iPadOS (quindi non si può usare un tablet come “dosimetro”), e non è comunque disponibile in tutti i paesi.


2020/05/22 14:50


Questo è uno screenshot, pubblicato da Marcel Salathé dell’EPFL, dell’integrazione di SwissCovid nell’aggiornamento di iOS che ne consente il pieno uso:

2020/05/21

Ho fatto un po’ di realtà virtuale a “Filo diretto” (RSI)

Oggi sono tornato negli studi della Radio TV Svizzera per partecipare a Filo Diretto, portando con me il mio Oculus Quest. Io entro a 5.30 circa dall’inizio; scusate la faccia paonazza da avvinazzato insonne, ma tenere su l’Oculus dietro le quinte fa venire caldissimo e impedisce di avere il conforto pietoso del trucco televisivo.


Avevo configurato correttamente il tablet per fare mirroring in modo da mostrare quello che vedevo in diretta nell’Oculus, ma ho dovuto spostare tutto il kit all’ultimo istante per esigenze sceniche e questo ha scombussolato il mirroring.

Se volete soffrire fino in fondo, a 15:20 circa mi vedrete anche giochicchiare a Beat Saber, che per chi non lo conoscesse è questo (giocato molto meglio di quanto possa fare io) e questo (visto da fuori in mixed reality). Un altro bel gioco su Oculus Quest per fare esercizio fisico è Oh Shape.

Il video a 360° della Stazione Spaziale che ho mostrato è questo; quello dei pinguini in Antartide in acqua è questo; e quello di Berna dall'alto è questo.

2020/05/19

Video: L’app Immuni, aspetti informatici e giuridici

Ultimo aggiornamento: 2020/05/05 10:10.

Questa sera ho partecipato a un videodibattito sull’app Immuni, intitolato CoronaVirus e Libertà Individuali - Dalla libertà di circolazione al diritto alla riservatezza, con Giovanni Russo Spena, costituzionalista, e Fausto Gianelli, dell'associazione Giuristi democratici. L’incontro è stato organizzato dalla Federazione di Modena di Rifondazione Comunista. Il link diretto è questo e dovrebbe essere fruibile anche senza avere un account Facebook.


L’app userà il protocollo DP-3T, scrive Fanpage.it, sarà sotto licenza MPL2 e costerà circa 1,5 milioni di euro. Mashable ha pubblicato altre info insieme a degli screenshot.

La documentazione di Immuni è qui e qui su Github. Manca per ora il codice sorgente. Altre informazioni e analisi sono nell’ottima newsletter Guerre di Rete di Carola Frediani.


2020/05/05 10:10. Il codice sorgente dell’app Immuni è stato rilasciato su Github qui per Android e qui per iOS. Per avere piena trasparenza dovrà essere rilasciato anche il codice sorgente del back-end (il software che gira sul server di gestione).

Mille “buoni Ikea”? No, è una truffa: cestinate subito

Mi stanno arrivando moltissime segnalazioni di un’apparente offerta di “1000 buoni del valore di Fr. 250” che porta il marchio Ikea. È una truffa: non cliccate sul link e non inoltratelo a nessuno. Tio.ch ha già pubblicato un avviso in proposito.

Ho provato ad approfondire simulando il comportamento di una vittima per vedere dove va a parare questo raggiro: ovviamente non si tratta di IKEA, anche perché il sito citato dal messaggio è lkea (L-K-E-A) punto S5S5 punto club.

Già questo dovrebbe far diffidare totalmente: IKEA non fa le proprie promozioni appoggiandosi a siti con nomi farlocchi come S5S5.club. E il nome scritto appositamente in modo ingannevole (con la L minuscola per far credere che sia una I) dovrebbe già far capire oltre ogni dubbio che si è di fronte a un impostore.

Se si clicca sul link (non fatelo), si arriva a questa schermata:



Cliccando sul “sondaggio” si arriva a questo invito a condividere la sedicente offerta di “buoni” con altri 20 amici su WhatsApp (non fatelo).



Cliccando poi su Continua si viene portati a un girotondo di redirect da un sito all’altro: ho fatto in tempo ad annotare un http://trackout punto business/?_lp=1. Nel mio caso sono finito qui: una finta pagina di notizie che promuove bitcoin rubando immagini della rete televisiva britannica ITV.



Tutti i link su questa pagina portano a un sito che promuove “Bitcoin Era”, una sorta di investimento in bitcoin per arricchirsi miracolosamente:



Il sito chiede di immettere nome, cognome, numero di telefono e indirizzo di mail. Se lo si fa (non fatelo), si arriva a questa schermata:



Da qui si viene portati a questa schermata, che chiede di immettere i dati della propria carta di credito:



Non posso dire nulla sulla reputazione di Excentral-int.com, dove sono arrivato, ma per il modo in cui ci sono arrivato non immetterei qui nemmeno la carta di credito scaduta di uno sciachimista torturatore di pangolini:



La richiesta minima è 250 euro. La scritta in piccolo dice:

SPINELBRIDGE SERVICES LTD, registered address 4 Andrea Zappa & Makedonon, Limassol 4040, Cyprus
Hilfe oder Bestätigung zu einer versuchten Transaktion erhalten Sie bei den Kundendienst.

Zur Beachtung: Je nach Ihrer Bank könnte diese Transaktion als Bargeldauszahlung behandelt werden. Excentral EUR übernimmt keine Verantwortung für etwaige Bargeldauszahlungsgebühren in Zusammenhang mit dieser Transaktion. Die Transaktion wird auf Ihrer Kreditkartenabrechnung erscheinen als Excentral, falls auf Ihrer Transaktionsbestätigung nicht etwas anderes angegeben ist.


Siamo arrivati a una società registrata a Cipro: questi sono i suoi dettagli secondo Opencorporates.com. Nulla a che vedere con Ikea. Dareste 250 euro o più a degli sconosciuti che avete incrociato tramite una finta promozione di Ikea? Appunto. Cestinate e dite di cestinare.