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2019/03/19

Christchurch: social network manipolati dal terrorismo, ma anche suoi istigatori

Questo articolo è il testo del mio podcast settimanale La Rete in tre minuti su @RadioInblu, in onda ogni martedì alle 9:03 e alle 17:03.


In risposta all’attentato terroristico che ha ucciso decine di persone inermi in due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, Facebook ha annunciato di aver rimosso circa un milione e mezzo di copie del video trasmesso sul social network in diretta dal terrorista durante l’attacco e di averne bloccate un milione e duecentomila già all’istante del caricamento.

Sono cifre che possono sembrare un successo, ma in realtà rivelano che ben trecentomila copie del video non sono state bloccate preventivamente e sono finite online.

E non va dimenticato che sono stati proprio i social network (non solo Facebook ma anche Youtube) a rendere possibile una diffusione così enorme, mettendo a disposizione di chiunque, gratuitamente, la possibilità di pubblicare qualunque video in diretta e di disseminarlo a milioni di persone, senza pensare agli abusi orrendi ai quali si presta questa possibilità. E sono loro a guadagnare miliardi sulla condivisione di video senza però destinare una parte significativa di quei miliardi alla moderazione efficace dei contenuti di quei video.

Infatti pare contraddittorio che Youtube sia capace di bloccare prontamente un video di una festa di compleanno perché ha in sottofondo una canzone vincolata dal diritto d’autore ma non sia capace di fare altrettanto con un video di terrorismo, il cui audio ha delle caratteristiche altrettanto ben riconoscibili.

Sembra assurdo che i social network, così abili nel profilare tutti i nostri gusti, orientamenti e consumi, non siano capaci di rilevare i deliri di un aspirante terrorista che li sbandiera con tanto di foto.

E pare incredibile che i grandi social network non abbiano le risorse per bloccare seriamente almeno gli hashtag e le parole chiave più ovvie che promuovono l’ideologia e il video dell’attentatore di Christchurch, che infatti continuano a circolare usando lingue e alfabeti diversi dall’inglese. I social network hanno una copertura planetaria, ma a volte sembrano pensare che il mondo finisca ai confini della California.

Certo, filtrare senza eccedere e prestarsi a censure è un problema tecnicamente complesso. Per questo le carenze dei filtri automatici vengono da sempre compensate usando moderatori in carne e ossa. Ma questi moderatori costano e riducono i profitti, per cui i social network non hanno alcun incentivo ad assumerli. Costa meno fare le condoglianze, dire che si sta lavorando per migliorare e fare qualche gesto di facciata, invece di rendersi conto che è il concetto stesso di dare a tutti il potere di pubblicare video in tempo reale a incoraggiare orrori come quello di Christchurch.

Da queste considerazioni è nata una proposta tecnica interessante: eliminare le dirette di massa e introdurre un ritardo di un’oretta prima che qualunque video non giornalistico diventi pubblico. Questo darebbe ai filtri e ai moderatori il tempo di valutarlo ed eventualmente bloccarlo. Il disagio di dover aspettare un pochino prima di poter mostrare a tutti le prodezze del proprio bambino o gattino sarebbe compensato dal fatto che nessun terrorista potrebbe più avere la garanzia che i suoi video di morte finiscano online. Vediamo se i social network avranno il coraggio di provare questa strada.

2019/03/18

Siete vittime di sextortion? La TV svizzera vorrebbe ascoltarvi

La redazione di un programma di approfondimento giornalistico della Radiotelevisione Svizzera con il quale collaboro sta lavorando a un’indagine sulla sextortion, ossia il ricatto basato sul possesso (vero o millantato) di immagini intime della vittima.

Se ve la sentite di raccontare la vostra esperienza, naturalmente con tutte le tutele di riservatezza del caso se le desiderate, scrivetemi a paolo.attivissimo@rsi.ch. Grazie.

L’attracco della Crew Dragon, accelerato: magia del software

Il recente attracco del veicolo spaziale per equipaggi di SpaceX, la Crew Dragon, alla Stazione Spaziale Internazionale è stato spettacolare, ma la lentezza cauta delle manovre fra due oggetti che stanno correndo a 28.000 chilometri l’ora spesso non permette di cogliere quanto ha lavorato il software di manovra e di controllo dell’assetto della capsula.

A differenza delle Dragon precedenti, che si limitavano ad avvicinarsi e poi venivano agguantate da un astronauta tramite il grande braccio robotico della Stazione, le Crew Dragon attraccano direttamente alla Stazione e lo fanno in modo completamente automatico. Le Progress russe (cargo) lo fanno da anni, ma le Soyuz con equipaggio usano una procedura manuale.

Qui, invece, c’è una capsula per equipaggi che attracca in modo del tutto automatico, con un comando umano solo in caso di malfunzionamento. Stavolta, essendo il primo volo, l’equipaggio non c’è, ma ci sarà nel prossimo. Buona visione.





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Il primo lunacomplottista della storia?

Mi è capitato tra le mani un esemplare originale del Corriere della Sera del 21 luglio 1969 (cose che possono capitare, qui al Maniero) e mi è caduto l’occhio su questa chicca pubblicata a pagina 4 dell’edizione milanese.

La pagina è infatti intitolata Corriere Milanese e racconta le reazioni della città alla notte straordinaria dell’allunaggio. L’articolo descrive anche la situazione nello Studio 3 della RAI di corso Sempione, includendo anche questo quadretto che avviene poco dopo il contatto con il suolo lunare:

Un signore magro esprime clamorosamente la sua protesta: “Avevano detto che facevano vedere il ragno che atterrava: la verità è che sono tutti eversivi alla Televisione e non hanno voluto farcelo vedere”. Un funzionario spiega che l’allunaggio del “ragno” non l’hanno visto neppure in America. Il signore magro tace ma non sembra convinto.

La sera stessa dell’allunaggio, insomma, c’era già chi straparlava di complotti.

I decenni passano ma i comportamenti umani non cambiano: il complottista, invece di chiedersi se c’è una spiegazione semplice a un fenomeno, se ne inventa una complicatissima che soddisfa la sua visione paranoica del mondo. E quando pacatamente gli viene fornita la spiegazione reale del fenomeno, non si convince lo stesso. Oggi come allora.

Non vi ricorda ogni sciachimista, antivaccinista, complottista undicisettembrino, ufologo, noeuro, signoraggista, paranormalista che avete mai incontrato?

Per i lunacomplottisti che dovessero avventurarsi da queste parti, e per i dubbiosi che volessero finalmente levarsi i dubbi invece di tenerseli, il mio libro Luna? Sì, ci siamo andati! è ora disponibile completamente online, gratuitamente e in versione massicciamente aggiornata. E c’è anche la versione in inglese, Moon Hoax: Debunked!, sempre gratuita, aggiornata e integralmente online. Fatene buon uso.

2019/03/15

Come disinnescare un commento complottista

Poco fa un filocomplottista commentatore ha pensato malauguratamente di postare nei commenti di questo blog un link a un video di un lunacomplottista, regalandogli un po' di visibilità in casa del “nemico”. E lo ha fatto in un post che non c’entra assolutamente nulla con il lunacomplottismo.

Lo sventurato non ha tenuto conto del fatto che i commenti sono editabili dal moderatore. Che sono io. E quindi sono editabili anche i link. Che ho pertanto editato:


Per correttezza ho aggiunto una nota del moderatore che avvisa di non cliccare sul link o di farlo a proprio rischio e pericolo.

Il link porta, naturalmente, a youtube.com/watch?v=dQw4w9. Et voilà, complottista disinnescato.

Certe cose mi vengono istintive e non so resistere.


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