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2021/04/17

Stasera alle 21 parlerò delle bufale e del realismo di The Martian, per conoscere meglio Marte

Stasera sarò ospite in videoconferenza del ciclo di eventi Indiscienza organizzato dal Collegio Ghislieri di Pavia (ghislieri.it/indiscienza) per una conferenza intitolata Non è Marte, è Hollywood: bufale e realismo di “The Martian”.

Il film è un atto d’amore verso il metodo scientifico per risolvere i problemi, ma ha alcuni scivoloni hollywoodiani che è meglio conoscere per non confondere la fantasia degli sceneggiatori con la realtà delle missioni spaziali.

Se vi va, dalle 21 la conferenza sarà fruibile in diretta per tutti su Youtube (embed qui sotto) e su Facebook.

 

Per chi la vede in seguito: la conferenza inizia a 7:40. Grazie a tutti per aver seguito e per le belle domande. La questione dell’ossidazione delle rocce marziane nonostante l’assenza di ossigeno nell’atmosfera, citata in una delle domande, ha risposta dettagliata qui e qui. In sintesi, la patina ossidata si sarebbe formata anticamente, quando l’atmosfera marziana conteneva molto più ossigeno.

La NASA ha scelto la Starship di SpaceX per il ritorno sulla Luna

Ultimo aggiornamento: 2021/04/18 21:10.

Devo ancora riprendermi dalla sorpresa. Circolavano alcune indiscrezioni fra gli addetti ai lavori, ma ora è ufficiale: la NASA ha scelto la Starship di SpaceX come veicolo per il prossimo allunaggio umano. Il PDF della NASA con i dettagli tecnici della selezione, redatto e firmato da Kathy Lueders, direttore del programma spaziale dell’ente, è qui. Comincio a raccogliere qui sotto i primi fatti e ragionamenti insieme al video della conferenza stampa.

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Chiarisco subito un concetto importante: la Starship non sarà il veicolo usato dagli astronauti per andare dalla Terra alla Luna. Sarà solo (si fa per dire) il veicolo che trasporterà i prossimi esseri umani dall’orbita intorno alla Luna fino alla superficie lunare. Il viaggio dalla Terra fino all’orbita lunare verrà effettuato con una capsula Orion, trasportata da un vettore SLS. Da questa capsula, due dei quattro astronauti si trasferiranno alla Starship, che sarà preposizionata in orbita lunare, e useranno la Starship per scendere fino alla superficie della Luna, vicino al polo sud selenico, e ripartirne una settimana più tardi.

La Starship sarà insomma una sorta di scialuppa, con la particolarità che la “scialuppa” sarà enormemente più grande della nave che fa il grosso del viaggio. Ma è comunque un successo sensazionale per SpaceX, che ha battuto i concorrenti Dynetics e Blue Origin contro i quali era in gara, come avevo descritto ad aprile 2020.

Starship a confronto con i veicoli concorrenti (sì, sono in scala). Credit: John MacNeill.


La NASA darà 2,9 miliardi di dollari a SpaceX per sviluppare la Starship in versione lunare (denominata HLS o Human Landing System) e per fornire due voli: il primo sarà senza equipaggio e il secondo avrà a bordo degli astronauti.

Le date di questi voli non sono ancora state precisate, ma un allunaggio con equipaggio entro il 2024 è ormai impensabile con il budget assegnato alla NASA dal Congresso statunitense per il veicolo di allunaggio (850 milioni contro i 3,3 miliardi necessari per rispettare la scadenza).

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Se avete familiarità con Starship, vi starete probabilmente chiedendo come mai la NASA ha scelto di far fare il viaggio agli astronauti su un veicolo separato: perché non usare direttamente la Starship, che tanto deve partire comunque dalla Terra?

La ragione è al tempo stesso politica e tecnica: politica perché se SpaceX riesce a far volare Starship fino alla Luna, allora il costosissimo vettore gigante SLS che la NASA sta sviluppando da anni per fare la stessa cosa non è più necessario e quindi si perdono tutti i posti di lavoro (e i conseguenti voti e finanziamenti) sparsi nei vari stati impegnati nella costruzione e nel collaudo di SLS, per cui politicamente è inaccettabile rinunciare all’SLS (che è anche protetto da leggi apposite). Tecnica perché la NASA ritiene (giustamente) che il punto debole della Starship sia la sua necessità di fare rendez-vous e rifornimento in orbita terrestre, cosa di cui SLS non ha bisogno.

La Starship lunare, infatti, viene portata in orbita terrestre da un vettore gigante riutilizzabile Super Heavy di SpaceX, ma per raggiungere la Luna ha bisogno di essere rifornita mentre è in orbita intorno alla Terra da una seconda Starship attrezzata come astronave-cisterna, che ha bisogno a sua volta di un altro vettore Super Heavy (che in teoria potrebbe essere lo stesso del primo lancio). Sincronizzare due lanci di un vettore gigante è già un rischio; travasare grandi quantità di propellente mentre il veicolo è nello spazio è una cosa complicatissima e mai tentata prima.

Lanciando l’equipaggio separatamente si ha il vantaggio che la Starship può essere lanciata e anche rifornita prima ancora che gli astronauti lascino la Terra. Se qualcosa va storto nella complessa coreografia di SpaceX, non ci sono rischi per l’incolumità dell’equipaggio.

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Va detto che Starship e Super Heavy, come del resto SLS, devono ancora volare e dimostrare di essere affidabili. Ma la scelta di Starship come veicolo di discesa e risalita dalla Luna comporta un salto di prestazioni enorme rispetto alle alternative dei concorrenti e rispetto al passato: Starship può portare sulla Luna decine di tonnellate di cargo con una singola missione (contro gli 850 kg di Blue Origin, per esempio). Questo rende pensabile costruire una base permanente.

Dal documento tecnico della NASA firmato da Lueders, che scrive in prima persona, emergono parecchi particolari interessanti sulla Starship lunare:

  • dovrebbe avere la capacità di piazzarsi autonomamente in orbita lunare e restarvi per 100 giorni prima dell’arrivo dell’equipaggio (quiescent lunar orbit operations capability): questo offre ampi margini in caso di problemi e rinvii nel lancio degli astronauti dalla Terra.
  • Le sue dimensioni consentono di portare sulla Luna carichi pesanti e ingombranti impensabili con i veicoli concorrenti.
  • Un suo aspetto critico è che i suoi finestrini e il suo portello di uscita ed entrata saranno a oltre 30 metri dal suolo, mentre i concorrenti li piazzavano a pochi metri.
  • Avrà propellente in eccesso che le consentirà di raggiungere l’orbita lunare più rapidamente in caso di ritorno anticipato in emergenza, e sarà in grado di operare anche con uno o più motori fuori uso.
  • Avrà due airlock (camere stagne per entrare e uscire).
  • Potrà ospitare quattro astronauti per soggiorni prolungati senza aver bisogno di risorse esterne.
  • È un approccio monolitico e più semplice rispetto alla proposta di Blue Origin, che prevedeva addirittura tre stadi (discesa, salita e trasferimento); quella di Dynetics era anch’essa a stadio singolo, ma molto più piccolo. 
  • La NASA è ben consapevole di aver scommesso su una Starship i cui prototipi attualmente si schiantano all’atterraggio, ma ha capito che SpaceX sta risolvendo questi problemi nella fase iniziale dello sviluppo invece di doverli affrontare più avanti, con costi maggiori, come dovrebbero fare i concorrenti, che non hanno ancora fatto neanche un volo di test.
  • L’ente spaziale statunitense sembra aver scelto SpaceX anche perché la sua proposta era l’unica che rientrasse nel budget assegnato dal Congresso.

La Starship è alta 50 metri, ha un diametro di 9 metri e un peso a vuoto stimato di circa 120 tonnellate (1320 quando è carica di propellente, costituito da ossigeno e metano): un colosso rispetto al Modulo Lunare delle missioni Apollo degli anni Sessanta, che era alto sette metri e pesava a vuoto circa sette tonnellate.

Questa illustrazione mette a confronto in scala la Starship con quel Modulo Lunare (credit: @AlzayaniAR):


La versione lunare della Starship ha inoltre parecchie differenze rispetto alla versione “standard”:

  • Non avrà uno scudo termico.
  • Sarà priva di ali per la planata atmosferica, dato che opererà esclusivamente nel vuoto dello spazio.
  • Avrà dei motori supplementari a metà altezza, usati per la fase finale di allunaggio e per la ripartenza dalla Luna. Questa soluzione consente di ridurre il rischio che i loro getti scaglino polvere e rocce della superficie in direzioni pericolose per il veicolo e per eventuali strutture umane adiacenti. In assenza di atmosfera frenante e in una gravità ridotta, infatti, polvere e detriti possono coprire distanze enormi.
  • Avrà un ascensore esterno per calare gli astronauti e l’equipaggiamento fino alla superficie.
  • Sarà dotata di un anello di pannelli fotovoltaici per generare energia elettrica sulla Luna.

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Che fine farà a questo punto il Gateway, la mini-stazione orbitante che dovrebbe accogliere gli astronauti prima della discesa verso la Luna? A questo punto non è chiaro. E a lungo termine anche il destino di SLS sembra molto incerto.

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Certo che per SpaceX è una bella soddisfazione. Una startup senza alcuna tradizione aerospaziale bagna il naso alle aziende tradizionali del settore due volte. Non solo per questo contratto lunare con la NASA, ma anche perché SpaceX è già adesso il fornitore commerciale attuale dei voli non russi verso la Stazione Spaziale Internazionale, mentre la rivale Starliner di Boeing è ancora in attesa di dimostrare la propria affidabilità.

 

Fonti aggiuntive: IEEE Spectrum, Technology Review, Ars Technica.


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2021/04/16

Podcast del Disinformatico RSI di oggi pronto da scaricare


È disponibile il podcast di oggi de Il Disinformatico della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, condotto da me insieme a Tiki. Questi sono gli argomenti trattati, con i link ai rispettivi articoli di approfondimento:

Il podcast di oggi, insieme a quelli delle puntate precedenti, è a vostra disposizione presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) ed è ascoltabile anche tramite feed RSS, iTunes, Google Podcasts e Spotify.

Buon ascolto!

Google Earth offre i timelapse per capire meglio come cambia il mondo

Google ha annunciato un aggiornamento molto importante di Google Earth, la sua mappa mondiale 3D: ora è possibile esplorare un luogo anche nel tempo. L’azienda ha elaborato 24 milioni di fotografie satellitari scattate nel corso di quasi quattro decenni e le ha rese accessibili presso http://goo.gle/timelapse o https://g.co/timelapse.

Questo modo di vedere i dati rende chiarissima l’evoluzione del pianeta nel corso degli ultimi quarant’anni: urbanizzazione, deforestazione, prosciugamento di grandi laghi, cambiamenti nei corsi dei fiumi, ma anche riconquiste di porzioni di deserto.

C’è anche una collezione di circa 800 video che mostrano la trasformazione, positiva o negativa, di vari luoghi del pianeta. È particolarmente impressionante l’evoluzione del lago d’Aral situato fra Kazakistan e Uzbekistan: quando ero ragazzino lo si studiava in geografia come quarto lago al mondo, con una superficie di 68.000 chilometri quadrati (più dell’intera Svizzera, che occupa 41.285 kmq, o della Pianura Padana, che ne occupa 47.820); oggi è praticamente scomparso a causa dell’eccessivo sfruttamento delle sue acque.

L’interfaccia è piuttosto semplice: si digita il nome del luogo d’interesse nella casella di ricerca e poi si aspetta che venga caricata la sequenza d’immagini del timelapse. Come con il normale Google Earth, anche qui è possibile sorvolare virtualmente in 3D le località e vederle da varie quote e angolazioni.


Chi spera di vedere dettagli specifici dell’evoluzione della propria località, come la costruzione della propria casa o di un quartiere, potrebbe restare deluso, perché le immagini satellitari pubblicamente disponibili che risalgono agli anni Ottanta non hanno questo tipo di risoluzione in buona parte del pianeta. Ma la trasformazione delle grandi aree urbane è quasi sempre esaminabile e sicuramente questa risorsa informatica offrirà tanti spunti di riflessione. Buon viaggio, nel tempo e nello spazio.

2021/04/15

Un chip nel cervello: stavolta non è un delirio complottista, è una cauta speranza di mobilità

La settimana scorsa Neuralink, una delle aziende di Elon Musk, ha pubblicato su Youtube un video che mostra un macaco che gioca a Pong letteralmente con la forza del pensiero. Si tratta di una demo impressionante per vari motivi, che va spiegata e capita con attenzione nelle sue varie implicazioni.

Il video mostra Pager, un macaco di nove anni, che gioca al computer. Inizialmente muove un joystick per spostare un cursore su uno schermo. Quando mette il cursore dentro un quadrato colorato che si sposta periodicamente, riceve una ricompensa: un assaggio di frullato di banana.

Fin qui niente di speciale. Ma a circa metà del video, il joystick viene staccato: Pager continua ad azionarlo per abitudine, ma il joystick in realtà non sta facendo nulla. Il cursore si muove lo stesso sullo schermo perché Pager ha due piccoli sensori della Neuralink impiantati nella corteccia motoria del suo cervello. Questi sensori leggono circa 2000 neuroni di questa regione del cervello e ne decodificano i segnali. In pratica, captano le sue intenzioni di movimento e le trasmettono a un ricevitore che le converte istantaneamente in movimenti corrispondenti del cursore.

A un certo punto, il joystick viene rimosso completamente e Pager capisce che può continuare a giocare semplicemente pensando di muovere il braccio. Diventa talmente bravo da poter appunto giocare a Pong, il videogioco classico, semplicemente con il pensiero. Il video spiega che Pager non è obbligato a giocare, ma sceglie di farlo perché gli piace il frullato di banana.

È tutto confezionato in modo molto rassicurante, ma resta una sperimentazione su animali, che è comunque eticamente problematica. Pager non ha certo chiesto di farsi impiantare dei chip nel cervello.

Ars Technica nota che sperimentazioni analoghe sono già state condotte su persone tetraplegiche, che sono riuscite a muovere un braccio robotico semplicemente pensando di farlo. Questo è un esempio che risale a quasi dieci anni fa:

Ma se questa tecnologia esiste da quasi un decennio, come mai non la vediamo in giro? Qui sta la novità reale della demo di Neuralink: la miniaturizzazione e la portabilità.

Finora, infatti, queste interfacce dirette con il cervello richiedevano un ingombrante ricevitore situato vicinissimo alla testa della persona o dell’animale dotato di sensore intracraniale, e una potenza di calcolo notevole per elaborare i segnali provenienti dai neuroni. In alcuni casi c’erano anche delicati cavi e connettori che attraversavano il cranio.

La soluzione presentata da Neuralink, invece, fa a meno del ricevitore e dei connettori: il sensore impiantato trasmette via Bluetooth, quindi anche a distanza di vari metri, ed ha una propria batteria interna, per cui una volta innestato è completamente autosufficiente.

L’altra innovazione significativa è la compressione dei dati prima della trasmissione: duemila neuroni generano un sacco di dati, che vanno decodificati. La decodifica qui avviene nel sensore impiantato, eliminando l’ingombro del computer esterno e semplificando il segnale da trasmettere. Questo rende possibile l’uso di un canale radio a banda relativamente ristretta come il Bluetooth.

Trovate molti dettagli tecnici nell’annuncio ufficiale (copia permanente).

A dieci anni di distanza, insomma, la tecnologia sembra più vicina all’uso pratico: la portabilità e la miniaturizzazione fanno una differenza cruciale. Questo accende speranze straordinarie in chiunque abbia difficoltà motorie o anche di comunicazione verbale. Ma ci sono anche applicazioni non mediche, per esempio nell’estensione delle capacità umane. Immaginate, per esempio, di poter scrivere al computer semplicemente pensando di digitare su una tastiera. Oppure di poter fare il magazziniere o il muratore o il soccorritore semplicemente pensando i movimenti che vengono eseguiti da un robot, magari in luoghi pericolosi o inaccessibili.

Presumo inoltre che qualcuno, da qualche parte, stia già pensando alle applicazioni militari di un sistema del genere per migliorare i tempi di reazione di truppe o piloti e lasciare libere le loro mani per altri compiti. E che da qualche altra parte qualcun altro stia già pensando a come intercettare e disturbare questi segnali, e a come proteggerli da queste intercettazioni. Dovremo creare anche leggi sulla privacy dei pensieri. Benvenuti nel Nuovo Mondo.

Microsoft insegna a volare facendoti schiantare al suolo: chicca di Flight Simulator

Flight Simulator di Microsoft è un software meraviglioso, con un livello di dettaglio e realismo assolutamente ipnotico per qualunque appassionato di volo. Consente addirittura di avere non solo le condizioni di luce reali di qualunque luogo del mondo a qualunque ora, ma anche di ambientare il volo nella situazione meteo effettiva di quel luogo in quel momento.

Intorno a questo simulatore, che mi sembra riduttivo definire videogioco, è nata una comunità di utenti che ne snidano le chicche più bizzarre, e c’è una di queste chicche che ha fatto sorridere molti utenti che conoscono bene la storia di Microsoft.

L’azienda fondata da Bill Gates, infatti, è diventata famosa per i suoi prodotti software che funzionano, sì, però hanno avuto una storica tendenza ad andare in crash nei momenti meno opportuni. Anni fa avevo iniziato una rubrica dedicata ai crash di Windows nei luoghi più divertenti (ne trovate altri sotto l’etichetta wincrash). Poi ho smesso per eccesso di segnalazioni.

Il crash di Windows 98 durante la presentazione al pubblico ad aprile 1998, fece epoca: il dimostratore, Chris Capossela, stava presentando alla platea del COMDEX, una delle più grandi fiere mondiali dell’informatica, la nuova versione di Windows, sotto l’occhio vigile del suo capo, Bill Gates. 

Windows 98 andò in crash sullo schermo gigante della sala facendo comparire il mitico Schermo Blu della Morte, fra le incontenibili risate della platea. Gates salvò la situazione con una battuta: “È per questo che non lo stiamo ancora distribuendo?”

Insomma, le barzellette sugli inceppamenti di Windows sono un classico della cultura informatica, ma torno sull’argomento perché mi è stata segnalata una chicca di Flight Simulator: il tutorial del software che dovrebbe insegnare a volare porta invece il malcapitato giocatore a schiantarsi sulle case, perdendo man mano quota mentre la voce dell’istruttore continua serenamente a spiegare come leggere gli strumenti.

Il bello è che l’allievo non può riprendere i comandi e lo schianto avviene proprio quando la calmissima voce femminile dell’istruttore dice “E ora, per ultimo ma non meno importante, controlla il tuo altimetro...” È, insomma, un crash vero e proprio.

Un Disinformatico e appassionato simmer, Luca, mi ha inviato questo video che mostra tutto il tutorial, e mi dice che ha verificato l’esistenza di questo crash nella versione 1.14.6.0 di Flight Simulator, ma che l’aggiornamento di ieri alla 1.15.7.0 lo ha corretto.

Beh, è stato bello finché è durato.

2021/04/13

Finalmente una spada laser con lama luminosa realmente retrattile

La spada laser di Star Wars, con la sua lama di luce solida, è un’arma assolutamente iconica, che rimane impressa sin dalla sua prima apparizione. Averne una è il sogno di ogni nerd. Ma realizzarla concretamente, anche solo come oggetto di scena, non è stato possibile.

Certo, si possono acquistare ottime spade laser dotate di lama rigida luminosa e di sensori che generano il suo classico ronzio usando degli accelerometri e un piccolo altoparlante, e l’effetto è notevole...

... ma la magia finisce quando viene il momento di spegnere o accendere la spada. Infatti queste repliche hanno una “lama” luminosa fissa, e quindi non possono in alcun modo emulare l’effetto di accensione e spegnimento che si vede nei film di Star Wars, che fa “estendere” e “ritrarre” la lama nel manico. 

Chi ha una di queste repliche è costretto ad andare in giro con la “lama” sempre sporgente, anche quando è spenta, rovinando l’effetto e impedendo la portabilità che è una caratteristica essenziale delle spade laser: piccole e compatte quando non sono in uso, si possono appendere alla cintura e portare in giro comodamente.

Ma la Disney ha presentato di recente una spada laser con lama luminosa retrattile.

Lo ha fatto, durante una conferenza stampa virtuale, il presidente del reparto parchi a tema della Disney, Josh D’Amaro. Le riprese video erano vietate, per cui abbiamo soltanto le descrizioni di chi c’era, e tutte indicano che questa spada laser si comporta esattamente come quelle nei film. Eccetto, ovviamente, per la capacità di tranciare qualunque cosa come se fosse burro.

Come sarebbe possibile un effetto del genere? I segugi di Internet hanno scoperto questo brevetto del 2018, lo US10065127B1, “Sword device with retractable, internally illuminated blade”. Oltre alla descrizione tecnica, in puro brevettese, il documento include delle figure abbastanza comprensibili, come questa:


L’illusione di scena sarebbe tutto sommato semplice, almeno in termini concettuali: la “lama” è formata da due lamine semitrasparenti avvolgibili, che sono arrotolate all’interno dell’impugnatura e che vengono incurvate a U longitudinalmente quando un motorino le fa uscire dall’impugnatura. Le due curvature sono contrapposte e formano così una struttura tubolare. Se riuscite a immaginare due metri a nastro avvolgibili messi l’uno contro l’altro probabilmente diventa tutto più comprensibile.

La punta della lama è un tappo semitrasparente che si trascina dietro, durante l’estrazione, una striscia avvolgibile di LED.

Una soluzione semplice ed elegante, per tempi più civilizzati, come direbbe Obi-Wan Kenobi. La voglio. Nel frattempo mi accontento di un’app.

Sergey Korolëv, il Capo Ingegnere del programma spaziale russo, raccontato dal nipote Andrey Korolëv

Come avevo preannunciato qui, il primo aprile scorso ASIMOF (Associazione Italiana Modelli Fedeli) ha organizzato una serata in diretta Zoom con Andrey Korolëv, nipote di Sergey Korolëv, il Capo Ingegnere artefice dei grandi successi sovietici in campo spaziale, dallo Sputnik alla Vostok di Yuri Gagarin fino al tentativo di raggiungere la Luna con un cosmonauta prima degli Stati Uniti.

La registrazione della serata è ora disponibile online in originale e con la mia traduzione simultanea:

La TV svizzera cerca testimonianze di reati informatici, dal bullismo al sexting alle truffe

Il programma Patti Chiari della Radiotelevisione Svizzera di lingua italiana sta cercando testimonianze di persone (studenti, ma anche adulti) che sono state vittime di cyberbullismo e di altri reati online (adescamenti, cybertruffe, reati finanziari, pornografia vietata, sexting, eccetera) per un servizio dedicato a queste tematiche.

È disponibile la tutela dell’anonimato per chi la desidera.

Se potete dare una mano, perché siete vittime o conoscete vittime di queste situazioni, leggete la pagina apposita di Patti Chiari e il post su Facebook della trasmissione. Non mandate le vostre testimonianze o segnalazioni a me, per favore: contattate direttamente la redazione del programma.

2021/04/12

60 anni fa Gagarin fece l’impossibile: una pagina di storia in parte da riscrivere

Ultimo aggiornamento: 2021/04/13 14:20.

Il 12 aprile 1961 il sovietico Yuri Gagarin si fece caricare in cima a un missile militare intercontinentale modificato, all’interno di una capsula spaziale, la Vostok, realizzata con mille compromessi (perché doveva fungere anche da satellite spia nella variante Zenit-2 senza equipaggio), e fece quello che molti all’epoca ritenevano impossibile: sopravvivere a un volo nello spazio.

Nei 108 minuti della sua singola orbita intorno al globo, il giovanissimo pilota (27 anni) scrisse una pagina di storia non solo dell’esplorazione spaziale ma anche della politica. L’“arretrato”, chiusissimo regime sovietico aveva battuto tutti ed era diventato il primo paese a far volare un essere umano oltre l’atmosfera.

Oggi sappiamo tanti dettagli della storia di Gagarin, ma all’epoca l’impresa fu avvolta in una coltre di segretezza quasi surreale: non si sapeva nulla del suo veicolo spaziale e del suo razzo vettore, non si sapeva neanche dove fosse di preciso la sua base di partenza, non si sapeva il nome del progettista che aveva creato il razzo e la capsula o dove fosse la fabbrica che lo realizzava. L’uomo nella fotografia qui sopra, quello in piedi dietro Gagarin, fu letteralmente cancellato dalle foto ufficiali (era Grigory Nelyubov). Questa è la versione della stessa foto diffusa nel 1961 e pubblicata dal Corriere della Sera il 15 aprile dello stesso anno: notate la cancellazione di moltissimi dettagli, compreso il volto di Nelyubov, e il ritocco pesantissimo del volto di Gagarin.


Il governo sovietico, ossessionato dal timore che paesi rivali potessero carpire le sue tecnologie o capire che in realtà le sue competenze spaziali erano molto più primitive di quello che la propaganda dava a intendere, nascondeva tutto.

Le copertine della Domenica del Corriere e di Stampa sera di quel periodo mostrano chiaramente la differenza fra le fantasie dei cronisti e la grezza, rudimentale realtà.

La Domenica del Corriere.


La prima pagina di Stampa Sera.


La vera forma della Vostok.


Ne abbiamo parlato stamattina (12 aprile) alla Rete Uno della Radio Svizzera, insieme a Loris Fedele, storico cronista spaziale della RSI, e Nicola Colotti. Abbiamo ospitato un’intervista con Samantha Cristoforetti e siamo riusciti a contattare Andrei Korolev, nipote del Progettista Capo Sergei Korolev, il cui nome era segreto di stato, per un racconto della sua esperienza come erede e custode della figura storica del nonno.

Lo streaming (anche video) del programma è qui e anche qui sotto:

Per quel che riguarda i segreti del volo di Gagarin, ce ne sono due in particolare che tuttora sono misconosciuti.

Il primo è che la sua missione fu monitorata dall’NSA statunitense, che confermò la presenza a bordo di un essere umano intercettando i segnali radio e TV della capsula, come ho raccontato qui cinque anni fa. Il governo americano sapeva di Gagarin ancora prima che Radio Mosca ne desse l’annuncio ufficiale.

Il secondo segreto è che per anni fu tenuto nascosto il fatto che la capsula di Gagarin non era in grado di atterrare: il cosmonauta doveva lanciarsi con il paracadute prima di schiantarsi al suolo. Questo ingannò l’opinione pubblica mondiale sulla reale capacità spaziale dei sovietici, che erano molto più indietro di quel che si pensasse. Il segreto rimase tale per molti anni in Occidente; alcuni storici sostengono che fu ammesso formalmente dal governo sovietico solo dieci anni dopo, nel 1971, anche se La Stampa del 15 aprile 1961 scriveva che “I testimoni raccontano che Yuri è disceso col paracadute (fino a ieri si diceva che la stessa cabina spaziale lo avesse ricondotto a terra)” e il Corriere della sera dello stesso giorno ribadiva il concetto, come segnalato nei commenti). Ho anche trovato un libro per ragazzi distribuito in Russia nel 1965 che mostra inequivocabilmente Gagarin che atterra separatamente.

Insomma, i ragazzini russi sapevano, beffando gli storici occidentali. Ma tanto nessuno di quei ragazzini poteva parlare con l’Occidente: il paese che aveva aperto la frontiera dello spazio teneva severamente chiusa la propria.



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