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2020/04/06

The Spectator claims “China forced Italy to buy back the PPE supply that it gave to China” - with no evidence

Latest update: 2020/04/07 00:40.

On April 5, 2020, prominent Italian virologist Roberto Burioni noted on Twitter that an article by Amber Athey on The Spectator (archived here on Archive.org) was claiming in its headline that “Italy gave China PPE to help with coronavirus — then China made them buy it back” and included statements such as the following:

After COVID-19 made its way to Italy, decimating the country’s significant elderly population, China told the world it would donate Personal Protective Equipment (PPE) to help Italy stop its spread. Reports later indicated that China had actually sold, not donated, the PPE to Italy. A senior Trump administration official tells The Spectator that it is much worse than that: China forced Italy to buy back the PPE supply that it gave to China during the initial coronavirus outbreak.
‘Before the virus hit Europe, Italy sent tons of PPE to China to help China protect its own population,’ the administration official explained. ‘China then has sent Italian PPE back to Italy — some of it, not even all of it … and charged them for it.’

I answered his tweet (in Italian, below) by noting that The Spectator had published conspiracy theories such as “coronavirus was created in a lab” with pro-Trump, anti-media tones. I also recommended to be doubtful of the story unless it received strong corroboration.



I also noted that Athey’s article used the classic method of surrounding the (unproven) allegation with links to apparently related news items from reliable sources. 



I then remarked that the source of the core claim was an unspecified “senior Trump administration official” and that no other corroborating evidence was provided. I then noted that Amber Athey had made some very questionable anti-Semitic tweets.





The anti-Semitic tweets I’m referring to are these (as acknowledged by Athey). Due to their content, I refuse to transcribe them and I will only include them as a screenshot:



I also noted that Athey has been a contributor to Tucker Carlson’s The Daily Caller:




Tucker Carlson is one of the faces of Fox News, which for a long time denied that the pandemic could be a danger, went along with President Trump’s denialism and then made a spectacular about-face when the number of the dead tragically began to rise. Here’s an example.



I suggested that Athey could be contacted via her Twitter account, which I did:





Naturally I didn’t ask her to reveal the name of her source. Amber Athey replied as follows (and later deleted her tweets):



Screenshot:




Screenshot:




Screenshot:






Screenshot:




Screenshot:







I haven’t heard from her since.

In summary: Athey stated that she was told that the story had been told in “foreign media” (i.e., her article is based on third-hand news), but that she was unable to find these foreign media sources. She then alleged that I had written “lies” about her and The Spectator (I didn’t).

But ultimately there is only one basic fact: to date, The Spectator has no hard evidence to back up its allegation.


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“Paolo, perché non mi rispondi su Twitter?” Otto risposte standard

Lascio qui a vostra disposizione, e per i vostri suggerimenti, questa bozza di risposta standard basata sulle mini-regole di uso di Twitter che ho deciso di autoimpormi per sopravvivere alla marea di messaggi che mi sta sommergendo, soprattutto in questo periodo di delirio collettivo. L’idea è di farne uno screenshot e postarla come risposta veloce. Ho cercato di formularla in modo garbato ma fermo. Magari può essere utile a qualcuno.

Buongiorno. Questa è una risposta standard concepita per ottimizzare il mio tempo e il tuo. Uno o più dei seguenti casi si applica al tuo tweet.
  1. Mi hai chiesto una cosa che puoi trovare con una semplice ricerca in Google. Ti invito a farla.
  2. Mi hai chiesto una cosa di cui non so nulla e quindi non posso dire nulla, mi spiace.
  3. Mi hai chiesto di intavolare una profondissima discussione tecno-filosofica. Non ne ho il tempo, mi spiace.
  4. Mi hai chiesto qualcosa che ho già spiegato dettagliatamente in uno o più dei miei articoli su Disinformatico.info. Cerca lì, per favore: c’è un motore di ricerca interno. Grazie.
  5. Mi hai postato un link a una notizia e mi hai chiesto “Che ne pensi?”. Per risponderti dovrei fermare tutto quello che sto facendo (il mio lavoro), leggermi la notizia e fare un’indagine approfondita su misura per te. Mi spiace: non posso.
  6. Mi stai menzionando in una discussione che hai avviato con qualcuno che ho silenziato. Per favore, levami dalla discussione.
  7. Credi al 5G che diffonde il coronavirus, alle scie chimiche, alla Terra piatta o a qualche altra idea idiota. Non ho tempo per chi ha queste idee e non ho nessun desiderio di tentare di fartele cambiare.
  8. Hai usato un tono incivile, mi hai insultato oppure hai detto una cosa così profondamente stupida che ti sto per mettere in Silenzia, per cui i tuoi tweet nemmeno li vedrò. Non perdere tempo a replicare: tanto non ti leggerò.


Ho messo alla prova le prime versioni su Twitter stamattina e devo ammettere, con una certa inquietudine, che per quasi tutte le mie interazioni social bastano queste otto risposte.


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2020/04/05

Antibufala: la Cina ha costretto l’Italia a ricomprarsi i dispositivi di protezione che l’Italia le aveva donato!!

Ultimo aggiornamento: 2020/04/06 16:20.

Roberto Burioni, su Twitter, ha chiesto pubblicamente lumi su una storia apparsa su The Spectator negli Stati Uniti; questi sono i miei rapidi appunti d’indagine.

Burioni ha successivamente rimosso il tweet di richiesta, che riporto qui sotto per chiarezza e completezza:



L’articolo in questione di The Spectator è archiviato qui su Archive.org. Ho risposto così alla richiesta di Burioni:





Screenshot dall’articolo:


In traduzione:

Dopo che il COVID-19 è arrivato in Italia, decimando la significativa popolazione anziana del paese, la Cina ha detto al mondo che avrebbe donato dispositivi di protezione (DPI) per aiutare l’Italia a fermare la sua diffusione. Alcune notizie hanno poi indicato che la Cina aveva in realtà venduto, non donato, i DPI all’Italia. Un alto funzionario dell’amministrazione Trump dice a The Spectator che le cose stanno molto peggio: la Cina ha obbligato l’Italia a ricomprarsi la fornitura di DPI che [l’Italia] aveva dato alla Cina durante l’epidemia iniziale di coronavirus.

“Prima che il virus colpisse l’Europa, l’Italia ha inviato tonnellate di DPI alla Cina per aiutare la Cina a proteggere la propria popolazione” ha spiegato il funzionario dell’amministrazione. “Poi la Cina ha rispedito i DPI italiani in Italia -- alcuni, neanche tutti -- e glieli ha fatti pagare.”





Gli antisemitismi ai quali mi riferisco sono questi (ammessi dalla stessa Athey). Mi rifiuto di metterli per iscritto:






Per chi non lo sapesse, Tucker Carlson è un conduttore di Fox News, canale statunitense che ha negato a lungo l’esistenza del pericolo di pandemia, assecondando il negazionismo del presidente Trump, per poi fare uno spettacolare voltafaccia quando i morti hanno cominciato, tragicamente, a salire di numero.






Ovviamente non le ho chiesto di rivelare il nome del funzionario. La risposta di Amber Athey è stata questa:



Screenshot:




Screenshot:




Screenshot:






Screenshot:




Screenshot:







Fine delle comunicazioni.

In sintesi: Athey ha detto che le è stato riferito che se ne è parlato nei media esteri (notizie di terza mano, insomma), ma che non è stata in grado di trovare queste fonti. Poi ha polemizzato sulle cose che ho segnalato a proposito del suo sito e dei suoi tweet passati, chiarendo che all’epoca dei tweet antisemiti aveva 17 anni (come se questo fosse una scusa) ed era il 2012 (quindi oggi ne ha 25, cosa che indica un’esperienza giornalistica non proprio di lungo corso), mi ha accusato di dire “bugie” su di lei e su The Spectator, ma alla fine resta un fatto di fondo: The Spectator non ha portato nessuna prova di questa tesi.

Secondo Enrico Mingori su TPI.it, inoltre, il governo italiano avrebbe smentito la tesi con una nota diffusa oggi (5 aprile), nella quale Palazzo Chigi userebbe le parole “bufala senza precedenti”. Non ho ancora trovato una fonte diretta per questa nota.

Anche Bufale un tanto al chilo si è occupato della vicenda.


2020/04/06 16:20. Athey ha rimosso i suoi tweet. Ne ho però gli screenshot, che ho aggiunto a questo articolo.


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Contrastare il complottismo diventando più complottisti dei complottisti. Pinguino

Temo di aver creato un meme. O un mostro, non so. Ne tengo brevemente traccia perché un giorno, forse, qualcuno si chiederà come tutto è cominciato e nascerà una origin story come per i personaggi Marvel. O magari finirà nel dimenticatoio.

Tutto è iniziato con un mio tweet. Questo:



Puntualmente è arrivata la risposta in tinta complottista:



Perché si sa, gli scienziati hanno smesso da tempo di farsi domande e gli unici valorosi rimasti a farsele sono quelli che credono alle tesi di complotto.

Io ho risposto così:



E la cosa ha preso piede un pochino:










Questo momentaneo divertissement della domenica mattina mi ha fatto pensare: e se affiancassimo al debunking il sovvertimento dei forum complottisti dall’interno, con un sorpasso a destra, proponendo ai loro partecipanti tesi di complotto ancora più estreme e ridicole delle loro, cosa succederebbe?

Le rare volte che mi è capitato di usare questa strategia su singoli individui l’effetto è stato dirompente. Il complottista pensava che avrei risposto alle sue tesi con un classico, pacato, documentato debunking e l’ho spiazzato proponendogli una tesi ancora più demenziale. Le reazioni in genere sono quattro:

  • il complottista cerca di debunkare la mia tesi e si trova a dover usare gli stessi strumenti, la stessa logica e le stesse fonti che usano i debunker, entrando in conflitto con sé stesso;
  • il complottista, sentendo la mia tesi, capisce che la sua, portata alle estreme conseguenze, lo mette in pericolo di vita (se hai scoperto un segreto terribile, i Poteri Fortissimissimi ti cercheranno per eliminarti) e capisce che gli conviene smettere;
  • si rende conto di avere a che fare con un pazzo e lascia perdere;
  • a volte, raramente, il complottista si rende conto dell’assurdità della propria tesi e capisce il proprio errore.

Se vi serve una Tesi Iperdemenziale come ispirazione, ve ne propongo una:

Sì, per proteggersi contro il coronavirus si può usare il potere della parola “pinguino” messa alla fine di ogni frase. Le forme curve delle sue lettere, infatti, intrappolano e disgregano le onde millimetriche delle antenne 5G che vengono usate per potenziare il coronavirus, ma solo se in minuscolo! Le prove: nessuno dei malati di coronavirus aveva usato questa precauzione, e guardate cosa è successo a loro. Non solo: gli scienziati dicono che il coronavirus è diverso dai precedenti in oltre 5000 punti. 5000 x 1.000.000 = 5 miliardi, ossia 5G!! E comunque male non fa! Vi diranno tutti che state dicendo una pazzia, ma “loro” vogliono farvi credere che non è vero, e questo dimostra che avete ragione! Dimostratemi che ho torto! Qual è il simbolo degli hacker? Il Pinguino di Linux! La prova finale: re Giorgio III d’Inghilterra già lo sapeva nel 1800, e tutto lo consideravano pazzo, ma lui diceva sempre “Some people say I'm mad, and say the word "penguin" after each sentence. But I believe that we two can make Britain great, with you as the Prince Regent, and I as King Penguin.” Ci sono le prove!

O se preferite questo capolavoro di Xkcd:


-- “L’11/9 è stato un autoattentato! Il carburante dei jet non brucia a temperatura sufficiente a fondere l’acciaio!”
-- “Beh, ricordati che il carburante non era l’unica cosa a bordo di quegli aerei. Avevano anche serbatoi degli agenti chimici per il controllo mentale usati dagli aerei di linea per fare le scie chimiche. Chissà a che temperatura brucia quella roba!”
-- “Accidenti, osservazione acuta!

Buon lavoro.


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2020/04/03

Bufale e fake news sul coronavirus, ne parliamo alla TV svizzera

Ieri sera è andato in onda uno speciale della Radiotelevisione Svizzera dedicato alla situazione della pandemia in corso, particolarmente per quanto riguarda il Canton Ticino.

La puntata è ovviamente dedicata soprattutto al personale sanitario, che è in prima linea in questa lotta, ma ho partecipato anch’io insieme al collega e amico debunker David Puente (da 1:15:20) per quel che riguarda la disinformazione sul coronavirus che viene veicolata dagli utenti via Internet, anche qui in Svizzera. L’avvocato Gianluca Padlina spiega quali possono essere le conseguenze legali della diffusione di notizie false.

Il mio spettinatissimo intervento è stato registrato a metà marzo: è per questo che mi vedete in un video ripreso in esterni da un operatore invece che in un collegamento in video streaming. C’è anche una piccola clip di mie raccomandazioni.