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2019/01/16

The First: una grande mostra dedicata a Neil Armstrong in Italia

Da marzo a ottobre ci sarà in Italia, in diverse città italiane, la mostra Neil Armstrong - The First. Questo è il trailer: trovate tutti i dettagli sul sito www.neilarmstrongthefirst.it.

Se riesci a “hackerare” una Tesla, è tua: le regole della sfida

Tesla offre da già qualche tempo (dal 2014) premi a chi scopre e comunica in modo responsabile le falle di sicurezza informatica nei suoi prodotti: le regole di questo bug bounty sono qui. Ha già erogato numerose ricompense e distribuito gli aggiornamenti correttivi alle proprie auto.

Ora ha alzato la posta: parteciperà alla gara di hacking Pwn2Own, in Canada, portandovi una Model 3 Mid Range (circa 44.000 dollari di listino) che verrà messa a disposizione di chi vorrà tentare di penetrarne le difese informatiche. Considerata la dipendenza fortissima delle Tesla dal software, la sicurezza di queste difese è un’esigenza fondamentale, e sfide come questa hanno già portato a migliorie importanti.

Tesla sarà l’unica casa automobilistica a partecipare a Pwn2Own. I premi per chi riesce a superare le difese della Model 3 variano da 35.000 dollari a 250.000. Il premio più basso è per chi riesce ad attaccare con successo il sistema di infotainment dell’auto; quello più alto andrà a chi avrà successo nel penetrare in uno dei tre sistemi chiave dell’auto, ossia il Gateway (gestore dei flussi di traffico interno di dati), l’Autopilot (sistema di guida assistita) e il VCSEC (sistema di sicurezza, allarme e antifurto).

Ci sono inoltre in palio 100.000 dollari per chi riesce a sbloccare le portiere scardinando le difese della chiave elettronica o dell’app di controllo dell’auto e per chi riesce ad avviare l’auto senza usarne la chiave.

Chi totalizzerà il punteggio più alto si porterà a casa non solo la ricompensa in denaro ma anche l’auto.


Fonti aggiuntive: Teslarati, Forbes, Electrek.


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2019/01/15

Per quelli che insistono che dire “lato oscuro della Luna” non disinforma

Il Corriere della Sera, oggi, a proposito delle piante portate sulla faccia nascosta della Luna dalla sonda cinese Chang’e-4 (evidenziazione mia):

La coltura non è stata semplice: le temperature sulla superficie lunare possono superare i 100 gradi Celsius durante il giorno e scendere fino a 100 gradi sotto lo zero durante la notte, oltre al fatto che su quel lato non c'è radiazione solare e c'è minore gravitazione terrestre.

Screenshot della perla:



Screenshot del contesto:


Copia permanente su Archive.org qui.

A tutti quelli che me l’hanno menata per la mia semplice richiesta di usare il termine corretto, ossia lato nascosto, al posto dell’ingannevolissimo lato oscuro, e mi hanno rimproverato di fare “polemica inutile” perché tanto lo sanno tutti che si intende oscuro nel senso di sconosciuto e che non c’entra l’illuminazione: questa scempiaggine totale del Corriere ve la siete proprio meritata.


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Ricerca USA su Facebook: più si è vecchi, più si condividono notizie false

Se siete fra i tanti che pensano che i giovani d’oggi e il loro uso smodato di Internet siano i principali colpevoli della diffusione delle notizie false intenzionali, le cosiddette fake news, c’è una nuova ricerca che potrebbe interessarvi e che sostiene che la colpa maggiore spetta invece a chi ha da 65 anni in su.

La ricerca è stata svolta da esperti della New York University e della Princeton University su un campione di 1300 americani studiando le loro condivisioni su Facebook fra aprile e novembre 2016, quindi in un momento elettoralmente molto delicato negli Stati Uniti, per cui non è detto che i risultati abbiano valore universale e si applichino anche al di fuori dei social network, ma sono decisamente interessanti.

In media, gli utenti oltre i 65 anni hanno condiviso sette volte più articoli di fake news rispetto al gruppo più giovane preso in considerazione, che è quello fra 18 e 29 anni.

La tendenza generale che emerge da questa ricerca è che più sale l’età, più aumenta la propensione per la condivisione di notizie false sui social. Questa tendenza vale a prescindere dall’orientamento politico della persona.

Ma allora è tutta colpa dei nonni se le fake news spopolano in Rete? Non è detto. Innanzi tutto, la ricerca evidenzia un altro dato importante: oltre il 90% degli utenti esaminati non ha abboccato alle notizie false e non le ha condivise. Il professor Andrew Guess, autore principale della ricerca, nota che la condivisione di notizie false è opera di un gruppo piuttosto piccolo di persone, per cui è difficile dire che abbia un grande impatto a livello generale. Altre ricerche indicano inoltre che il grosso della disseminazione di fake news è opera di sistemi automatici che fingono di essere utenti di social network.

Un altro aspetto che scagiona in parte chi ha più di 65 anni è che questa stessa fascia d’età condivide sui social network anche le smentite, e lo fa più di quanto condivida le notizie false.

Va anche detto che i ricercatori, a scanso di equivoci e polemiche, hanno evitato di includere nei siti di notizie false le testate giornalistiche note per la loro propensione a fabbricare notizie in modo fazioso e si sono concentrati sui siti più estremi, quelli che usano sistematicamente tutti i trucchi acchiappaclic del repertorio tecnico per far diventare virali delle notizie oggettivamente false.

Ma come mai gli ultrasessantacinquenni sono così tanto più inclini a condividere fake news? Di preciso non si sa ancora. Il professor Joshua Tucker, uno dei coautori della ricerca, sospetta che sia una questione di alfabetizzazione digitale: forse le persone anziane hanno meno familiarità con i social media e quindi fanno più fatica a immaginare che le notizie false possano essere visivamente simili a quelle vere quando vengono presentate su Facebook.

Una cosa comunque sembra certa: gli utenti più giovani sono meglio equipaggiati per difendersi dalle notizie false. Forse c’è ancora speranza per il futuro.

Cina, prime piante sulla Luna

Ultimo aggiornamento: 2019/01/15 21:15.

A bordo della sonda cinese Chang’e-4, sulla faccia nascosta della Luna, c’è un piccolo esperimento biologico sigillato, i cui semi di cotone stanno germogliando, come si può vedere nell’immagine qui sotto, rilasciata dall’Università di Chongqing.

L’esperimento contiene anche colza, patate, arabidopsis, moscerini della frutta e lievito. Si spera che produrrà il primo fiore cresciuto su un altro mondo. Tuttavia, segnala Xinhua, per ora non ci sono segni di crescita delle altre forme di vita portate a bordo.



La seguente immagine, datata 12 gennaio e pubblicata da GBtimes, mostra invece l‘esperimento di controllo sulla Terra e non una fase successiva della crescita del germoglio lunare come avevo riportato inizialmente basandomi proprio su GBTimes, il cui articolo è stato rettificato dall’Università di Chongqing. Rettifico anche il mio.



Anche queste immagini si riferiscono all’esperimento di controllo.


2019/01/15 21:15


Secondo questo tweet di Andrew Jones di Planetary.org che cita un articolo di China News, i semi, il lievito e le uova di moscerini della frutta sono stati esposti a temperature inferiori a -50°C a causa di una mancanza di energia e si sono congelati; si decomporranno quando inizierà il giorno lunare presso il sito in cui si trova la sonda. Questo, aggiunge Emily Lakdawalla, era il loro destino previsto. Una fine ingloriosa per le prime piante e i primi insetti arrivati sulla Luna. Lo spazio non perdona.



Fonti: Alan Wong, CGTN, GBTmes/China Daily.


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