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2022/09/29

DALL-E diventa libero e gratuito: immagini sintetiche per tutti

DALL-E, uno dei più popolari e potenti generatori di immagini basati sull’intelligenza artificiale, è da pochi giorni finalmente accessibile a chiunque. 

Dal 28 settembre scorso, infatti, è stata disattivata la restrizione che consentiva l’uso di questo generatore solo a chi riceveva un ambitissimo invito.

Ora è sufficiente creare un account gratuito sul sito di DALL-E e dare un indirizzo di mail e un numero di telefonino sul quale ricevere un codice di autorizzazione. Fatto questo, si può cominciare subito a usare questo software per generare immagini in alta risoluzione (1024x1024 pixel, come quella qui accanto) semplicemente digitando una descrizione testuale in inglese (“two cats holding hands, photoreal”). Potete provare anche con l’italiano; a volte funziona lo stesso. Più è ricca e dettagliata la descrizione, più sono belle e calzanti le immagini generate. 

DALL-E consente anche il cosiddetto outpainting, ossia l’estensione del contorno di un’immagine esistente, e la modifica e combinazione di immagini.

Il servizio di base è gratuito e offre 50 generazioni per il primo mese e 15 per i mesi successivi. Se si vogliono generare altre immagini oltre a quelle incluse gratuitamente ogni mese, si possono acquistare pacchetti di 115 generazioni a 15 dollari. Vale la pena di provarlo, perché i risultati sono impressionanti e in questo caso è proprio vero che un’immagine vale mille parole di descrizione.

Il truffator truffato: intelligenza artificiale contro stupidità naturale

Lo scambaiting è l’arte informatica di prendere in giro i truffatori online facendo leva sulla loro avidità. Questi truffatori senza scrupoli telefonano alle persone vulnerabili spacciandosi per l’assistenza tecnica di Microsoft o per qualche altra autorità, mettono in ansia la vittima dicendo che il suo computer sta disseminando virus e causando danni, e si offrono di risolvere il presunto problema. Con questa scusa entrano nel computer della vittima e lo infettano oppure si fanno pagare per il servizio di falsa assistenza tecnica.

Ma ci sono persone che si sostituiscono a queste vittime, chiamano i numeri di telefono dei truffatori e dialogano con loro, fingendosi ingenui e facendo perdere loro tanto tempo con mille scuse e altrettanti pretesti: sono appunto gli scambaiter. Il termine significa grosso modo “persona che fa da esca per un truffatore”. I truffatori, allettati dall’idea di aver trovato una vittima da spennare, sono disposti a sopportare enormi perdite di tempo e non si rendono conto di essere presi in giro. 

Questa tecnica riduce il tasso di efficacia dei truffatori tenendoli impegnati invano, ma ha un difetto: anche lo scambaiter deve investire altrettanto tempo. Per mantenersi e avere quel tempo libero, molti scambaiter creano canali YouTube nei quali pubblicano le registrazioni delle loro attività, che sono spesso ricche di momenti divertenti, e quindi monetizzano attraverso le pubblicità il tempo che investono.

Uno di questi scambaiter e YouTuber, che si fa chiamare Kitboga e opera dagli Stati Uniti, dice di aver trovato una soluzione che riduce moltissimo il tempo che deve dedicare al contrasto dei truffatori; usare un software di intelligenza artificiale per creare un chatbot vocale, ossia una sorta di interlocutore virtuale che converte in testo quello che viene detto dal truffatore al telefono, ne estrae le parole chiave e genera un testo di risposta pertinente, che viene letto e intonato dalla sintesi vocale.

 In altre parole, il truffatore dialoga con un computer ma ha l’impressione di essere alle prese con una vittima in carne e ossa. In questo modo il computer può passare ore a tenere in ballo il truffatore mentre lo scambaiter fa tutt’altro.

Stando a Kitboga, che al momento non ha fornito documentazione a supporto dei suoi video nei quali mostra la sua intelligenza artificiale all’opera, il suo software è in grado di far perdere quantità industriali di tempo ai truffatori, attingendo a un repertorio di scuse esasperanti, come per esempio fingere di non aver capito cosa è stato detto o chiedere insistentemente di parlare con un superiore, ed è capace di convincere i truffatori addirittura a dargli le loro coordinate bancarie. Gli imbroglioni, infatti, credono di aver a che fare con una vittima ingenua che è pronta a mandare loro dei soldi, e quindi devono fornire delle coordinate per il versamento.

Una volta ottenute le coordinate bancarie, Kitboga dice che le segnala agli esperti antifrode delle banche, che provvedono a bloccare i conti, ostacolando così le attività criminali dei truffatori. I suoi video sono divertenti, perché mostrano quanto i malviventi siano accecati dalla propria avidità e siano così ansiosi di mettere a segno il loro reato da sopportare conversazioni lunghissime ed estenuanti senza rendersi conto che stanno parlando con un programma automatico o con un burlone.

Comunque stiano le cose nel caso specifico, l’idea di creare un software di intelligenza artificiale che tenga impegnati i truffatori e riesca a farsi dare da loro le coordinate dei loro conti, per poi farli bloccare, è molto interessante e potrebbe contribuire a scoraggiare questo tipo di crimine rendendolo troppo oneroso e stressante. Perlomeno fino al momento in cui anche i truffatori si equipaggeranno con intelligenze artificiali da usare al posto dei telefonisti in carne e ossa.

Nel frattempo, queste truffe continuano a colpire vittime reali in tutto il mondo, per cui se ricevete chiamate da persone che dicono di rappresentare l’assistenza tecnica di Microsoft o di qualunque altro nome noto del settore e vi chiedono di dare dei comandi al vostro computer, non fatelo e riagganciate subito. E fate sapere anche ai vostri familiari e colleghi dell’esistenza di queste truffe, in modo che siano pronti a reagire correttamente quando verranno presi di mira dai criminali.

Darth Vader diventa immortale. O perlomeno lo diventa la sua voce

“No. Io sono tuo padre.” È una delle battute di dialogo più celebri della storia del cinema, detta da Darth Vader a Luke Skywalker ne L’Impero colpisce ancora e resa memorabile dal doppiaggio italiano di Massimo Foschi. 

La voce originale inglese di Darth Vader (“No. I am your father”) è però quella inconfondibile di James Earl Jones. E ora, grazie all’intelligenza artificiale che sta facendo capolino davvero dappertutto in questo periodo, quella voce diventerà immortale.

 

James Earl Jones, infatti, ha ormai 91 anni, e la sua voce è cambiata parecchio rispetto a quella che aveva all’epoca della trilogia originale di Star Wars, fra il 1977 e il 1983. Però il personaggio di Darth Vader è uno dei protagonisti di una nuova miniserie televisiva, Obi-Wan Kenobi, ambientata nello stesso periodo di quella trilogia, e quindi è nato il problema di dargli una voce conforme a quell’originale.

Nel doppiaggio in lingua italiana siamo abbastanza abituati al fatto che questo problema si risolve semplicemente cambiando doppiatore, e infatti nella nuova miniserie Darth Vader è doppiato da Luca Ward.

Niente da dire per quanto riguarda recitazione e qualità di entrambi i doppiatori, ma rimane il fatto che sono due voci differenti. Nell’originale, invece, sono uguali.

La voce inglese di Darth Vader nella nuova miniserie è infatti ancora quella di James Earl Jones; anzi, è quella del giovane James Earl Jones.

Questo risultato, secondo quanto pubblicato dalla rivista Vanity Fair, è stato ottenuto grazie al fatto che le battute del personaggio non sono state recitate direttamente da Jones di persona, ma sono state pronunciate da una voce sintetica basata su quella di Jones. 

Un software di intelligenza artificiale ha infatti analizzato un vasto campionario di registrazioni giovanili dell’attore e ha “imparato”, per così dire, a parlare come lui, e poi Bogdan Belyaev, uno specialista di un’azienda ucraina, Respeecher, ha scelto la cadenza e l’intonazione di ogni singola parola e frase, completando il lavoro proprio nei giorni iniziali dell’invasione russa del suo paese.

L’effetto finale è talmente realistico che moltissimi spettatori non si sono accorti che Darth Vader parla con una voce sintetica. Probabilmente questo successo è dovuto almeno in parte al fatto che il personaggio ha comunque una voce metallica e artificiale perché, per dirla con le parole di Obi-Wan Kenobi in Il Ritorno dello Jedi, Darth Vader “è più una macchina, ora, che un uomo.” Ma di fatto è un successo che segna un punto di svolta.

James Earl Jones ha dato il proprio consenso esplicito al campionamento e allo sfruttamento della sua voce con questo sistema, già usato anche per “ringiovanire” un altro attore, Mark Hamill, quello che interpreta Luke Skywalker e che compare in un’altra miniserie di Star Wars. Ma viene da chiedersi come reagiranno gli attori, e soprattutto i doppiatori, all’idea che la loro voce possa essere registrata una sola volta e poi riutilizzata all’infinito per interpretare nuovi ruoli. La tecnologia rischia di renderli disoccupati, ma al tempo stesso crea nuove opportunità di lavoro per altri artisti digitali come Bogdan Belyaev e i suoi colleghi, che sono grandi fan di Star Wars e orgogliosi di contribuire alla loro saga preferita con la loro competenza informatica.

Per citare Darth Vader: “Non essere troppo fiero di questo terrore tecnologico che hai costruito.”

 

Fonti aggiuntive: Lega Nerd, The Register, BBC.

Intelligenza artificiale per il riconoscimento di voci in ambienti rumorosi: Whisper

Il riconoscimento vocale oggigiorno funziona piuttosto bene quando la voce è scandita chiaramente e non c’è rumore di sottofondo, ma fallisce miseramente se chi parla si mangia un po’ le parole, ha un accento molto marcato oppure si trova in un ambiente rumoroso. Se poi si tratta di una voce che canta, accompagnata e magari coperta da tanti strumenti, non c’è niente da fare.

Ma pochi giorni fa la società OpenAI, già nota per altri prodotti di intelligenza artificiale di cui ho parlato in questo blog, come DALL-E per la generazione di immagini, ha rilasciato Whisper, che è un software di intelligenza artificiale capace di superare queste limitazioni, diventando abile quanto una persona nel decifrare le parole di una conversazione anche in contesti rumorosi.

Per esempio, Whisper è in grado di riconoscere le parole pronunciate in varie lingue, dette a grandissima velocità e registrate con bassa qualità, cantate in una canzone K-Pop o dette con un forte accento, come negli esempi che trovate sul sito di Whisper.

L’azienda ha addestrato Whisper alimentandolo con 680.000 ore di audio abbinato alle trascrizioni corrispondenti in 98 lingue differenti. Oltre a riconoscere il parlato in condizioni difficili, è anche in grado di fornirne una traduzione in inglese abbastanza dignitosa.

Whisper è stato rilasciato come prodotto open source, libero e gratuito, per cui chiunque lo può scaricare e installare liberamente e lo può anche modificare. Richiede un computer piuttosto potente, e i suoi creatori avvisano che il modo in cui Whisper analizza il parlato può a volte fargli “riconoscere” parole che in realtà non ci sono, per cui è sempre necessaria una revisione attenta da parte di una persona. Ma lo sviluppo esplosivo di questi software di intelligenza artificiale dovrebbe far riflettere molto attentamente chiunque faccia trascrizioni per lavoro. Forse dovrà cominciare a pensare a come riorganizzare il proprio lavoro per diventare revisore esperto anziché dattilografo.

Ci sono anche implicazioni più profonde e rivoluzionarie, che è necessario considerare ogni volta che un procedimento che prima era oneroso diventa semplice e automatizzato: se diventa possibile trascrivere enormi quantità di parlato a costo praticamente nullo e il costo dei supporti di registrazione è altrettanto trascurabile, diventa possibile per esempio automatizzare la sorveglianza di massa.

Diventa possibile registrare l’audio di tutte le telefonate di un intero paese e trascriverle tutte integralmente, per poi cercare eventuali nomi o parole di interesse o per riconoscere le singole voci, anche a distanza di tempo. C’è chi sospetta che alcuni governi abbiano già questo tipo di capacità, ma con Whisper potrebbe averle anche uno staterello relativamente squattrinato.

Pensando ad applicazioni meno controverse, invece, un riconoscimento vocale automatizzato con le capacità di Whisper permetterebbe di trasformare in testo, a costi ben più abbordabili di quelli attuali, gli enormi archivi dei programmi radiofonici e televisivi storici e renderli accessibili anche a chi ha difficoltà di udito oltre che ai linguisti, agli storici o a chiunque abbia semplicemente il desiderio di ritrovare una battuta o una dichiarazione fatta da qualcuno magari qualche decennio fa.

E queste sono solo le possibilità che vengono in mente adesso; chissà quali verranno inventate quando questa tecnologia sarà diventata normale.

 

Fonti aggiuntive: Ars Technica, Slashdot.

Piccoli aerei elettrici crescono: Eviation Alice

Il 27 settembre scorso questo aereo elettrico ha effettuato il suo primo breve volo dimostrativo. Si chiama Alice, lo fabbrica la statunitense Eviation ed è in grado di trasportare nove passeggeri con un’autonomia teorica massima di 440 miglia nautiche (circa 815 chilometri). Le prime consegne sono previste per il 2026.

Aggiornate subito WhatsApp per chiudere due falle critiche

Il 27 settembre scorso è stato rilasciato un aggiornamento di sicurezza molto importante per WhatsApp per Android e iOS, che va installato appena possibile, perché chiude due falle estremamente gravi che permettono a un aggressore di prendere il controllo degli smartphone semplicemente avviando una videochiamata oppure inviando alle vittime un video appositamente alterato.

Le falle sono identificate formalmente con le sigle CVE-2022-36934 e CVE-2022-27492. La prima è presente in WhatsApp normale e in WhatsApp Business per Android e per iOS nelle versioni prima della 2.22.16.12; la seconda è presente in Whatsapp per Android nelle versioni prima della 2.22.16.2 e in WhatsApp per iOS nelle versioni prima della 2.22.15.9. 

Se vi perdete nei numeri di versione, nessun problema: è sufficiente che aggiorniate WhatsApp alla versione più recente disponibile su Google Play su App Store.

Per gli amanti dei dettagli, la prima falla è un classico integer overflow, ossia una situazione in cui un valore intero usato nell’app diventa troppo grande per lo spazio che gli è stato assegnato, un po’ come quando occorre compilare un formulario e le caselle a disposizione non bastano per immettere il numero che bisogna scrivere. Questo produce un errore di calcolo, e se il risultato di quel calcolo viene usato per controllare il comportamento dell’app, l’errore può portare a problemi di sicurezza.

La seconda falla è invece l’esatto contrario, vale a dire un integer underflow, un errore nel quale un calcolo produce un risultato troppo piccolo, per esempio una sottrazione di un numero grande da un numero più piccolo che produce un valore negativo in una situazione nella quale i valori negativi non sono previsti.

Se pensate che questo tipo di falla sia troppo esotico per essere sfruttato, tenete presente che una vulnerabilità analoga che c’era nelle chiamate vocali di WhatsApp è stata utilizzata nel 2019 da una società che produce software spia, NSO Group, per iniettare un suo programma di sorveglianza nascosta, denominato Pegasus, negli smartphone di bersagli politici, docenti, avvocati e collaboratori di organizzazioni non governative.


Fonte aggiuntiva: The Hacker News.

2022/09/28

La prima donna europea comandante della Stazione Spaziale Internazionale

Poche ore fa il cosmonauta russo Oleg Artemyev ha trasferito il comando della Stazione Spaziale Internazionale all’astronauta europea Samantha Cristoforetti, che diventa così la prima donna europea a ricoprire questo ruolo. La cerimonia di passaggio delle consegne, con il rituale affidamento di una chiave simbolica, è stata trasmessa in diretta.

Nel video integrale, inizialmente Oleg Artemyev parla in russo, poi Samantha prosegue in inglese e a 7:10 parla in italiano. Stando a quanto mi dicono alcuni lettori russofoni e la traduzione nel reel Instagram dell’ESA, il tubetto contiene della torta (presumo sotto forma di pasta).

L’annuncio dell’ESA (in italiano qui) spiega che Samantha è stata lead del segmento orbitale statunitense (USOS) sin dall’inizio della sua missione Minerva, ad aprile 2022, e ha supervisionato le attività nel moduli e componenti europei, giapponesi, statunitensi e canadesi della Stazione.

Assumendo ora il ruolo di comandante, diventa la quinta persona europea a farlo dopo Frank De Winne, Alexander Gerst, Luca Parmitano e Thomas Pesquet.

Formalmente, la nuova mansione di Samantha Cristoforetti è denominata International Space Station crew commander (Comandante dell'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale) e i suoi compiti sono descritti dall’ESA come segue: “Mentre sono i direttori di volo nei centri di controllo a presiedere alla pianificazione e all'esecuzione delle operazioni della Stazione, il/la comandante della Stazione è responsabile del lavoro e del benessere dell'equipaggio in orbita, deve mantenere una comunicazione efficace con i team a terra e coordina le azioni dell'equipaggio in caso di situazioni di emergenza. Dal momento che Samantha assumerà il comando nelle ultime settimane della sua permanenza a bordo, uno dei suoi compiti principali sarà quello di garantire un efficace passaggio di consegne al successivo equipaggio.”

Domani (giovedì) tre cosmonauti, Oleg Artemyev, Denis Matveev e Sergey Korsakov, lasceranno la Stazione a bordo della loro Soyuz MS-21, sganciandosi dal modulo Prichal alle 3:34 a.m. EDT (9:34 CET) per atterrare in Kazakistan circa tre ore e mezza più tardi, concludendo una missione durata sei mesi.

Samantha e i suoi compagni di missione, Kjell Lindgren, Bob Hines e Jessica Watkins, torneranno sulla Terra a ottobre a bordo della capsula Crew Dragon di SpaceX.

 

Fonte aggiuntiva: NASA.

2022/09/26

DART, LEIA e LUKE: stanotte una sonda spaziale si schianterà contro un asteroide per provare a deviarlo (senza pericolo). AGGIORNAMENTO: Centrato!

2022/09/26 21:13. Tra poche ore, alle 23:14 GMT (1:14 ora italiana), una sonda spaziale della NASA denominata DART (Double Asteroid Redirection Test) si schianterà intenzionalmente contro l’asteroide Dimorphos, che ha un diametro approssimativo di 160 metri e si trova a ben 11 milioni di chilometri dalla Terra. L’impatto violentissimo verrà osservato da due telecamere chiamate LEIA e LUKE che si trovano a bordo del nanosatellite LICIACube dell’Agenzia Spaziale Italiana, costruito da Argotec, che segue DART a distanza di sicurezza (LICIA sta per Light Italian CubeSat for Imaging Asteroids; LUKE sta per LICIACube Unit Key Explorer e LEIA sta per LICIACube Explorer Imaging for Asteroid). 

La missione dimostrativa, la prima in assoluto del suo genere, ha lo scopo di provare la fattibilità di deviare un asteroide usando l’energia cinetica di un veicolo spaziale che la colpisca ad elevatissima velocità (oltre 20.000 km/h). 

L’asteroide Dimorphos non è in rotta di collisione con la Terra e non c’è modo in cui questo esperimento possa dirigere per errore l’asteroide verso il nostro pianeta o verso altri corpi celesti: l’impatto di DART si limiterà a variare leggermente la velocità alla quale l’asteroide orbita intorno a un altro asteroide più grande, a 11 milioni di chilometri da noi (oltre 20 volte più lontano della Luna).

L’esperimento verrà osservato anche da vari telescopi spaziali e terrestri

La tecnica di questo test è relativamente semplice: per alterare la traiettoria di un asteroide, magari uno che fosse diretto verso la Terra, non servono esplosioni hollywoodiane, ma è sufficiente modificare anche di poco la velocità del corpo celeste, a patto di farlo con anticipo sufficiente, e questa modifica si può ottenere con un semplice scontro ad alta velocità fra l’asteroide e un veicolo spaziale. 

L’asteroide prescelto per l’esperimento di stanotte orbita intorno a un altro asteroide ben più grande (circa 780 metri di diametro), che si chiama Didymos. L’impatto della sonda DART (570 kg) tenterà di modificare l’orbita di Dimorphos intorno a Didymos, facendola passare da circa 11 ore e 55 minuti a 11 ore e 45 minuti.

A causa della grande distanza dalla Terra che comporta tempi di trasmissione troppo lunghi (38 secondi per inviare o ricevere un segnale), la sonda non verrà teleguidata ma troverà da sola il proprio bersaglio. La sfida non è banale, perché si tratta di centrare un bersaglio di circa 160 metri di diametro con un proiettile che viaggia a circa sei chilometri al secondo.

DART trasmetterà un’immagine al secondo mentre sfreccia verso l’asteroide e fino ad appena prima dell’istante d’impatto. Lo streaming della sua telecamera DRACO sarà visibile qui sotto.

La collisione verrà ripresa anche dal satellite italiano LICIACube (14 kg), che è stato sganciato l’11 settembre scorso dalla sonda e si trova a una cinquantina di chilometri da DART. Le immagini verranno acquisite dalle telecamere gemelle LEIA e LUKE del satellite, che arriverà al luogo dell’impatto circa tre minuti più tardi, in modo da documentare visivamente i risultati della collisione. Si stima che il cratere d’impatto avrà un diametro di una ventina di metri.

Sarà possibile seguire l’evento in diretta streaming su YouTube o nell’embed corrispondente qui sotto e anche su ESA Web TV e sul sito dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Se tutto va bene:

  • un’ora prima dell’impatto (22.000 km di distanza) dovremmo finalmente vedere Dimorphos come un puntino separato da Didymos; 
  • quattro minuti prima dell’impatto, a 1500 km di distanza, avverranno le ultime manovre di correzione di traiettoria e i due asteroidi saranno inquadrati con una risoluzione di circa 100 pixel per Didymos e 20 pixel per Dimorphos;
  • venti secondi prima dello schianto si potranno scorgere le singole rocce di Dimorphos;
  • e negli ultimi istanti prima dell’impatto dovrebbero essere visibili dettagli della superficie grandi una decina di centimetri.

Ci sono circa otto secondi di ritardo fra quando arrivano le immagini e quando vengono pubblicate dopo essere state elaborate, per cui non sorprendetevi se vedete immagini di Dimorphos anche dopo l’annuncio della perdita di segnale.

Le immagini di LICIACube, invece, arriveranno nei giorni successivi, perché il nanosatellite può trasmettere dati soltanto a velocità molto bassa.

La sonda DART è stata lanciata il 24 novembre 2021 dalla base di lancio di Vandenberg, in California, a bordo di un vettore Falcon 9 di SpaceX. Fra quattro anni, la missione Hera dell’Agenzia Spaziale Europea visiterà Didymos e Dimorphos per osservare gli effetti a lungo termine dell’esperimento di stanotte.

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2022/09/27 1:20. Impatto confermato! Le immagini che sono arrivate dalla sonda in tempo reale sono assolutamente incredibili. Ora aspettiamo le immagini e i dati di LICIACube per vedere gli effetti dell’impatto e poi i dati dai telescopi sulla Terra e nello spazio che misureranno la variazione dell’orbita di Dimorphos causata dalla collisione.

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2022/09/27 10:25. Queste sono le prime immagini dell’impatto, osservato dalla Terra grazie a uno dei telescopi del sistema di monitoraggio asteroidi ATLAS.

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2022/09/27 13:25. Altre immagini dell’impatto, visto dalla Terra con un telescopio del South African Astronomical Observatory.

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2022/09/27 19:35. Sono state rilasciate le prime delle oltre 600 immagini riprese dal satellite dell’ASI LICIACube.






 

Fonti aggiuntive: ESA, Gizmodo, Planetary.org, BBC, NASA, Space.com. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o altri metodi.

2022/09/25

Gli astronauti possono votare dallo spazio? Se sì, come?

L’astronauta statunitense Kate Rubins indica la “cabina elettorale” (in realtà una cuccetta adattata allo scopo) dove si è recata per votare a novembre 2020. Credit: NASA.

Pubblicazione iniziale: 2022/09/25 14:02. Ultimo aggiornamento: 2022/09/26 1:35.

Da un lettore su Twitter, Diego, arriva una domanda interessante e insolita a proposito della vita nello spazio: se sei un astronauta in missione nello spazio, puoi votare? E se puoi, come fai? Sto chiedendo lumi agli esperti; nel frattempo scrivo qui quello che ho scoperto fino a questo punto.

Durante i primi decenni di volo spaziale umano il problema del voto non si è posto, perché i voli erano molto brevi. Ma ora che gli astronauti di vari paesi svolgono spesso missioni della durata di molti mesi è abbastanza frequente che qualcuno di loro si trovi nello spazio durante delle elezioni o votazioni. In questo caso, che si fa? 

Per chi si domanda come mai non si usa il voto elettronico, raccomando questa lettura.

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USA. La NASA spiega che gli astronauti statunitensi possono votare dallo spazio sin dal 1997; il primo a farlo è stato David Wolf, mentre era a bordo della stazione russa/sovietica Mir. Prima di partire, compilano un’apposita richiesta, la FPCA (Federal Postcard Application), che è la stessa usata dai militari e dalle loro famiglie quando si trovano fuori dal territorio statunitense. Questo modulo annuncia alle autorità la loro intenzione di votare.

Gli astronauti americani normalmente risiedono in Texas, perché svolgono gran parte del proprio addestramento a Houston, e quindi la maggior parte di loro sceglie di votare come residente di quello stato, ma se risiedono altrove possono comunque votare nei rispettivi stati.

Dopo l’approvazione dellla FPCA, il county clerk (ufficiale del registro della contea) che si occupa delle votazioni nella contea di residenza dell’astronauta invia una scheda elettorale di prova al Johnson Space Center, a Houston, e l’astronauta usa un computer di quelli usati per l’addestramento all’uso della Stazione Spaziale Internazionale per verificare di essere in grado di compilarla e rispedirla al county clerk.

Se la prova si svolge con successo, il Centro di Controllo Missione del JSC invia all’astronauta nello spazio una scheda di voto elettronica protetta (generata dall’ufficio del county clerk) usando i normali uplink (canali di trasmissione dati) della Stazione. Il county clerk invia inoltre all’astronauta una mail contenente delle credenziali uniche personali che permettono all’astronauta di accedere alla scheda di voto.

A quel punto l’astronauta vota e la scheda di voto completata viene trasmessa a terra e consegnata via mail al county clerk per la registrazione. Il clerk ha una propria password, per garantire che sia l’unica persona in grado di leggere la scheda di voto. 

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URSS/Russia. I cosmonauti russi votano dallo spazio dal 1971: lo fecero per primi i membri dell’equipaggio della tragica missione Soyuz 11, Georgy Dobrovolsky, Vladislav Volkov e Viktor Patsayev, mentre erano a bordo della stazione sovietica Salyut 1, trasmettendo a terra la loro scelta per le elezioni del congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Nell’attuale Russia, invece, i cosmonauti solitamente votano per procura: nel 2011, Anton Shkaplerov e Anatoli Ivanishin diedero le proprie istruzioni di voto a Dmitry Zhukov, un dipendente del Centro di Addestramento Cosmonauti. Possono però anche avvalersi del voto elettronico, come ha fatto Ivanishin nel 2020 mentre era a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, mentre il suo collega Ivan Vagner ha votato per procura.

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Cina. Non ho informazioni sulle possibilità di voto dallo spazio degli astronauti cinesi.

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Europa. Per quanto riguarda il voto spaziale degli astronauti europei, bisognerebbe valutare le procedure di voto dei singoli paesi. Grazie a due fonti dirette molto autorevoli, posso dire con certezza che al momento non esiste modo di votare dallo spazio per gli astronauti italiani; non so quale sia la situazione per quelli di altri paesi europei (ho chiesto ulteriori lumi all’ESA). Mattia mi segnala che Thomas Pesquet (francese) ha votato per procura dalla ISS per le presidenziali a maggio 2017.

Forse (è una mia congettura) una persona di cittadinanza italiana che si trova nello spazio potrebbe ricorrere al voto per corrispondenza, come qualunque cittadino italiano residente all’estero e iscritto all’AIRE, ma rimarrebbe il problema dell’invio della scheda all’astronauta e della sua riconsegna a terra in tempo utile. Considerata la frequenza dei voli (cargo e con equipaggio) da e per la Stazione, può darsi che questa procedura sia almeno tecnicamente fattibile; non so se ci possano essere ostacoli di natura legale. Che io sappia, inoltre, in Italia non è consentito il voto per procura.

 

Fonti aggiuntive: NASA (2008), NASA (2020), Mashable (2016), Wikipedia, Miami Herald (1971), Moscow Times (2020). Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o altri metodi.

2022/09/24

La “tanica di benzina” per le auto elettriche

Si dice spesso che uno dei problemi delle auto elettriche è che se si scarica completamente la batteria non c’è un equivalente pratico della tanichetta di benzina che si usa per le auto a carburante. 

Con un veicolo a benzina o diesel, se si resta senza carburante basta farsi portare a un distributore, riempire una tanichetta, tornare all’auto e versarne il contenuto nel serbatoio (oppure farsi portare una tanichetta di carburante da un amico o da un servizio di soccorso stradale). Con i veicoli elettrici non è così facile: normalmente si chiama un carro attrezzi e ci si fa trasportare fino alla colonnina più vicina oppure serve un veicolo di soccorso apposito con una batteria dedicata.

Detto fra noi: la vera soluzione al problema è fermarsi a caricare prima che finisca la batteria. L’indicatore di carica della batteria avvisa con ampio anticipo e notevole precisione quando entra in “riserva”, e a quel punto ci si deve recare alla colonnina più vicina, senza se e senza ma. In emergenza va bene qualunque presa elettrica. Tutto qui. In quattro anni di guida elettrica non sono mai rimasto a piedi; in trentacinque anni di guida a benzina sono stato tradito un paio di volte dall’imprecisione della spia della riserva.

A parte questo, la “tanichetta elettrica” comincia a essere praticabile. Il video qui sotto mostra Bjørn Nyland, un recensore di veicoli elettrici piuttosto popolare online, che soccorre una automobilista elettrica usando una batteria trasportabile.

Questa batteria trasportabile fornisce solo qualche chilometro di autonomia, ma in effetti è tutto quello che serve per arrivare alla colonnina più vicina (o a casa, nel caso mostrato nel video). Quasi sempre, infatti, si resta con la batteria a terra a pochissima distanza dalla destinazione o da un punto di ricarica, per cui è sufficiente appunto reimmettere qualche kWh di energia.

La parte più difficile, paradossalmente, è rassicurare la persona in difficoltà e rispettare la sua privacy. Una donna sola, magari di notte come in questo video, che si vede avvicinare da un altro automobilista potrebbe preoccuparsi. Se poi l’automobilista dice che guarda caso ha una batteria di soccorso a bordo e si offre di attaccarla all’auto, i sospetti possono facilmente aumentare. E gesti di buon cuore come offrirsi di accompagnarla fino a casa per assicurarsi che non rimanga appiedata di nuovo rischiano di essere interpretati male.

Prevengo subito una domanda inevitabile: no, agli automobilisti elettrici non conviene tenere a bordo una “tanichetta elettrica” per le emergenze. A parte il loro costo non trascurabile (circa 2000 euro), questi apparecchi sono molto pesanti, e quindi la loro massa riduce l’autonomia di alcuni chilometri. Magari proprio di quei chilometri che permetterebbero di arrivare a destinazione senza restare a piedi.

C’è una soluzione migliore: si chiama V2L (Vehicle to Load). Alcune auto elettriche recenti (per esempio Hyundai Ioniq) permettono di usare la batteria dell’auto stessa per caricarne un’altra. In questo modo non si porta in giro zavorra extra e si è sempre pronti a prestare soccorso. Inoltre in emergenza (per esempio in caso di blackout) la batteria dell’auto diventa una fonte di energia elettrica molto abbondante per illuminazione, riscaldamento o altre necessità. Può anche essere usata come fonte di energia fuori dalle emergenze, per esempio su un cantiere o in case non allacciate alla rete elettrica.

Questa funzione V2L purtroppo non è presente nelle Tesla e a mio avviso è una delle loro lacune tecniche principali; sarebbe ora di renderla standard. La mia piccola Peugeot iOn, classe 2011, ha già da tempo la predisposizione per usare la sua batteria da 16 kWh come fonte di energia d’emergenza.