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2018/10/16

Don Eyles, informatico che scrisse il software per l’allunaggio, sarà a Milano il 19 ottobre

Don Eyles.
Si dice spesso quanto fossero poco potenti, rispetto a quelli di oggi, i computer che permisero l’allunaggio umano nel 1969 e le sue repliche sempre più complesse negli anni successivi fino al 1972. Si parla molto meno delle persone che concepirono quei computer e ne scrissero il software.

Una di queste persone, Don Eyles, sarà al Politecnico di Milano venerdì 19 ottobre dalle 17.00, nell’Aula L.13 del Building B12, in via La Masa 34. I dettagli sono qui sul sito del Politecnico. Eyles terrà una conferenza in inglese che ci riporterà indietro nel tempo e ci farà rivivere gli indimenticabili momenti dell’allunaggio.

Non ancora trentenne, Don Eyles scrisse buona parte del software dei computer di guida delle missioni Apollo e in particolare le routine per la gestione degli allunaggi. La sua rapida e brillante riscrittura del software durante la missione Apollo 14 per aggirare un guasto permise all’equipaggio di scendere sulla Luna. Nel suo sito, fra le altre chicche, spiega come andarono realmente le cose con gli allarmi del computer durante il primo allunaggio, quello di Apollo 11: scene che molti vedranno presto al cinema nel film First Man.

Un AGC (Apollo Guidance Computer): a sinistra il computer vero e proprio, a destra la sua tastiera e interfaccia (DSKY).


Don Eyles ha anche collaborato allo sviluppo del software dello Shuttle e della Stazione Spaziale Internazionale.

La visita di Don Eyles in Italia è stata organizzata e gestita da BIS-Italia, la Sezione italiana della British Interplanetary Society, nel quadro delle attività relative a Maker Faire 2018 a Roma, dove sono stati celebrati i Makers For Space e il 50° anniversario del Programma Apollo. Durante l’evento la BIS ha mostrato al pubblico la prima replica completa dell’Apollo Guidance Computer realizzata in collaborazione con ASIMOF, Associazione Italiana Modelli Fedeli. La replica dell’AGC è stata anche sponsorizzata da Pariani Srl e Promec-in Srl, che hanno collaborato alla realizzazione meccanica.

Facebook si fa rubare dati personali di 30 milioni di utenti: come sapere se siete colpiti

Fonte: Mike Isaac su Twitter.
Ultimo aggiornamento: 2018/10/16 18:25.

Facebook ha ammesso che a metà settembre scorso ha subìto un attacco informatico che è durato due settimane e ha portato al furto dei dati di circa 30 milioni di account.

L’attacco, spiega Ars Technica (anche qui), è stato reso possibile da tre falle distinte presenti da più di due anni nel software del social network, secondo quanto dichiarato dall’azienda, e ha permesso agli intrusi di portarsi a casa anche i dati più personali e privati degli utenti Facebook presi di mira: numeri di telefono, indirizzi di mail, date di nascita, luoghi visitati, argomenti cercati e altre informazioni teoricamente etichettate come private o riservate agli amici.

Per sapere se siete stati colpiti da questo ennesimo attacco potete accedere al vostro account Facebook e poi visitare un’apposita pagina del social network: www.facebook.com/help/securitynotice. La pagina è disponibile soltanto in inglese [aggiornamento: ora anche in italiano] e questo di certo non facilita il compito ai tanti utenti del social network che non parlano correntemente questa lingua.

Se riuscite a superare questo ostacolo troverete in questa pagina un avviso che vi informa se siete tra le decine di milioni di persone colpite da questo attacco. Se vedete scritto "not been impacted" [“non è stato interessato da questo incidente di sicurezza”], siete a posto: se invece vedete un elenco di informazioni personali, siete potenzialmente nei guai, perché l’elenco mostra tutte le vostre informazioni lette dagli intrusi.

Potreste pensare che se non avete messo in Facebook nulla di troppo personale o imbarazzante non correte rischi, ma purtroppo non è così: infatti spesso questi furti in massa di dati personali servono per raccogliere onformazioni da usare per altre truffe informatiche e non per effettuare ricatti personali diretti.

Sapere i luoghi che visitate, il vostro numero di telefono e altri vostri dettagli personali consente infatti ai truffatori di confezionare messaggi estremamente personalizzati e credibili, e in alcuni casi anche contatti telefonici diretti, che possono indurvi a fidarvi del mittente o dell’interlocutore e rivelargli informazioni bancarie o password o farvi mandare denaro.

Immaginate per esempio un genitore che riceve via Facebook quello che sembra essere un messaggio urgente dal figlio in vacanza all’estero, che gli chiede di mandargli soldi per tirarlo fuori da un guaio con la carta di credito, ma è in realtà una trappola creata dai truffatori che sanno come si chiama il figlio e sanno anche che è davvero in vacanza.

Spesso non è necessario che i dati rubati siano i vostri: basta che siano quelli di qualche vostro parente, collega o conoscente. Di conseguenza conviene fare molta attenzione, ancora più del solito, a qualunque mail, messaggio o chiamata che usi dati personali vostri o di qualcuno che conoscete per darsi credibilità.

Incidenti come questo sottolineano alcuni principi di prudenza sempre validi: niente di quello che immettete in un social network è da considerare sicuro o privato, e tutto verrà usato contro di voi. Anche i dati più apparentemente innocui. Morale della storia: meno dati reali mettete online, meno rischiate.

2018/10/15

Puntata del Disinformatico RSI del 2018/10/12

È disponibile lo streaming audio e video della puntata del 12 ottobre scorso del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera.

La versione podcast solo audio (senza canzoni, circa 20 minuti) è scaricabile qui sul sito RSI (o direttamente qui) e disponibile qui su iTunes (per dispositivi compatibili) e tramite le app RSI (iOS/Android); la versione video (canzoni incluse, circa 60 minuti) è nella sezione La radio da guardare del sito della RSI ed è incorporata qui sotto. Buona visione e buon ascolto!

2018/10/12

Arriva per tutti Fortnite per Android. Quello vero: occhio alle imitazioni

La versione Android del popolarissimo gioco Fortnite è stata finora disponibile soltanto su invito, e questo ha generato un mercato nero di compravendita di inviti e di false versioni di Fortnite che in realtà contenevano malware.

Ora basta avere uno smartphone Android compatibile e andare a Fortnite.com/android per avere la versione beta del gioco. È consigliabile avere Android 8.0 o superiore ed è necessario avere uno degli smartphone elencati qui.

Come sempre, fate attenzione ai tentativi di truffa e di furto degli account: proteggetevi usando l’autenticazione a due fattori (presso Epicgames.com/2FA) e seguendo le istruzioni: nel vostro account, scegliete la sezione Password e sicurezza, e poi scegliete se attivare un’app di autenticazione (per esempio Google Authenticator, LastPass, Microsoft Authenticator o Authy) oppure ricevere un codice di autenticazione via mail. Dovreste ricevere una danza in premio.

Le foto “tridimensionali” di Facebook

Credit: Techcrunch.
Sta per arrivare un nuovo modo per vivacizzare le foto pubblicate nei social network: un effetto tridimensionale che simula uno spostamento del punto di vista, creando una forte sensazione di profondità.

La funzione di creazione delle foto 3D sarà compatibile soltanto con gli smartphone dotati di doppia fotocamera (come gli iPhone recenti), mentre la visualizzazione sarà possibile su qualunque dispositivo.

Creare una foto 3D su Facebook funzionerà così: basterà fare una foto normale orientando lo smartphone verticalmente, come è naturale fare, e poi creare un post su Facebook. In alto a destra ci saranno tre puntini che portano a un menu dal quale si potrà scegliere la voce 3D Photo e poi scegliere la foto da elaborare.

Un software di intelligenza artificiale di Facebook analizzerà la foto e genererà una sua versione “tridimensionale” usando le informazioni di profondità fornite dall’uso di due fotocamere.

La generazione non è perfetta: il software fondamentalmente deve inventarsi le parti dell’immagine che non esistono nella foto originale, e lo fa basandosi su quello che c’è nelle vicinanze nella foto. Per esempio, nel caso della foto di un cane mostrata qui sopra, il fianco del cane e parte della roccia dietro al cane hanno un aspetto sfocato perché sono sintetizzate dal software basandosi su quello che c’è intorno, come si vede in questo video.

Questa nuova funzione verrà attivata, dice Facebook, progressivamente a tutti gli utenti nel corso delle prossime settimane.


Fonti aggiuntive: Techcrunch, Engadget.

Se vi siete mai iscritti a Moneyboxtv, forse i vostri documenti sono a spasso su Internet

Moneyboxtv.com è un servizio che prometteva agli iscritti di “guadagnare semplicemente guardando la TV” grazie a un “decoder” da ben 249 euro. Diceva che sarebbe diventato il più grande bacino di utenza al mondo per la presentazione di Offerte commerciali attraverso la televisione, garantendo la più grande capacità di fidelizzazione della clientela che sia mai stata anche solo immaginata da qualsiasi struttura commerciale. Un obiettivo piuttosto ambizioso, insomma, di cui però non rimane più traccia.

Il sito Moneyboxtv.com è infatti deserto. Ne resta solo il ricordo presso Archive.org, che lo immortalava a marzo 2018 come mostrato nella schermata qui accanto.

Ma in realtà Moneybox ha lasciato un altro ricordo di sé, oltre a quello degli abbonati presumibilmente delusi e rimasti con un decoder inutile, residuato di quello che aveva le caratteristiche di un marketing multilivello: i dati personali di quegli abbonati, liberamente scaricabili da chiunque perché erano custoditi dall’azienda su un bucket di Amazon maldestramente configurato.

Scansioni di carte d’identità, codici fiscali, tessere sanitarie, numeri di conto corrente, bollette italiane ed estere, corrispondenza con la Rake Business Ltd, titolare maltese di Moneyboxtv.com, e molto altro ancora; insomma tutto il necessario per compiere truffe e furti d’identità, oltre che una chiara violazione delle norme sulla privacy e la custodia delle informazioni digitali.

Questi sono alcuni esempi fra i tanti, ai quali ho mascherato i dati identificativi:



La segnalazione della presenza online di circa 2900 documenti personali mi è arrivata da un lettore che desidera restare anonimo e che ringrazio.

Il 23 agosto 2018 ho inviato un messaggio alla pagina Facebook di Moneyboxtv, avvisando che i dati dei clienti erano accessibili a chiunque tramite il loro bucket Amazon, fornendo esempi. A distanza di quasi due mesi non c’è stata nessuna risposta.

Il 24 agosto ho segnalato la vicenda alle autorità italiane, specificamente al CNAIPIC (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche). I dati ora non sono più accessibili.

La falla di privacy è stata quindi chiusa, ma è importante allertare le vittime. Non posso farlo contattandole singolarmente per via del loro numero molto elevato, ma perlomeno posso segnalare qui il nome dell’azienda e sperare che le vittime lo cerchino in Google e vengano a conoscenza del fatto che immagini dei loro documenti personali sono state a lungo in circolazione e potrebbero quindi essere usate per compiere reati usando le loro identità.

Geolocalizzazione e gelosia: occhio agli errori tecnologici

L’articolo di settimana scorsa nel quale ho segnalato che la cronologia delle mie localizzazioni in Google contiene un errore vistosissimo, ossia un viaggio che avrei fatto a piedi da Lugano fino alla Turchia, ha scatenato un po’di curiosità e quindi torno sull’argomento per mettere in guardia contro i possibili errori imbarazzanti della geolocalizzazione fatta dagli smartphone.

Mi sono infatti arrivate numerose segnalazioni di partner sentimentali gelosi e di genitori preoccupati che sorvegliano rispettivamente partner e figli tramite funzioni come la Cronologia delle posizioni di Google (www.google.com/maps/timeline) o le Posizioni rilevanti nelle impostazioni degli iPhone e notano visite a luoghi sospetti. Questo scatena litigate, abbandoni o sgridate, ma attenzione: non è detto che i dati di geolocalizzazione siano affidabili.

La geolocalizzazione commerciale degli smartphone, infatti, non si basa soltanto sui dati che arrivano dai satelliti GPS, ma usa anche i segnali Wi-Fi. Per esempio, se passate vicino a un negozio che ha il Wi-Fi, Google spesso memorizza nella cronologia quel negozio, anche se non ci siete entrati. Se il luogo è un albergo di dubbia reputazione, la cosa può risultare imbarazzante. Se due luoghi hanno lo stesso nome di rete Wi-Fi e lo smartphone non vede o non riconosce altre reti Wi-Fi che gli permettono di risolvere l’ambiguità, può sbagliare luogo alla grande.

Un altro dato utilizzato spesso da questi sistemi di geolocalizzazione è l’indirizzo IP. In base a come è configurata la vostra connessione a Internet, può risultare che siete in un luogo ben diverso da quello reale, che spesso è quello nel quale il vostro fornitore di accesso a Internet si interfaccia con Internet vera e propria. Per esempio, in Svizzera molti utenti vengono geolocalizzati per errore a Zurigo o a Sachseln (presso le sedi dei vari fornitori).

Non ho ancora chiarito a cosa sia dovuto esattamente lo strano errore di Google nella mia cronologia, ma posso darvi alcuni indizi: la “località” in Turchia (dove non sono mai stato) si chiama, secondo Google, GPS SA General Power & Services, che però è un’azienda luganese (Gpscompany.ch). Questo è quello che mi mostra Google Maps se vi cerco il nome dell’azienda: non un punto di Lugano, ma un enorme perimetro al centro del quale c’è la Turchia.

Se avete idee in proposito, segnalatele nei commenti. E non siate precipitosi nell’accusare i vostri figli o partner di qualche apparente scappatella se non avete altri indizi oltre a quello tecnologico.


Google+ chiuderà, che fare?

Ultimo aggiornamento: 2018/10/12 16:55.

L’annuncio che Google chiuderà Google+, il suo social network famoso per la sua scarsissima popolarità (200 milioni di utenti mensili stimati, secondo Vincos.it; meno di cinque secondi per sessione nel 90% dei casi, secondo Google), ha creato qualche dubbio fra gli utenti.

Innanzi tutto, chi non ha Google+ ma ha un account Google o Gmail non deve preoccuparsi di nulla: tutti gli altri servizi di Google continueranno a funzionare esattamente come prima.

In secondo luogo, niente panico: la chiusura riguarda la versione consumer di Google+, non quella per uso aziendale, e comunque avverrà non prima di agosto 2019.

Chi teme di perdere i dati immessi in Google+ potrà scaricarli: Google ha promesso che prima della chiusura verranno messi a disposizione strumenti appositi. Ma in realtà già adesso è possibile scaricare tutti i propri contenuti Google+:

  1. Andate a Google Takeout (takeout.google.com)
  2. Nell’elenco di tipi di dati, cliccate su Deseleziona tutto
  3. Attivate solo la selezione di G+1
  4. Andate in fondo all’elenco e cliccate su Avanti 
  5. Scegliete il formato del file e il metodo di consegna
  6. Cliccate su Crea archivio. 

Tutto qui.

La decisione di Google di chiudere Google+ al grande pubblico dopo sette anni (debuttò il 28 giugno 2011, sostituendo Google Buzz lanciato a febbraio 2010) è stata vista come un’ammissione del fallimento del suo tentativo di contrastare Facebook; l’occasione per giustificare la chiusura è stata la scoperta, da parte di Google stessa, di una falla che avrebbe potuto permettere a terzi di accedere ai dati degli utenti di Google+.

Non risulta che ci sia stata alcuna violazione e la falla è stata chiusa, ma è abbastanza chiaro che lo sforzo per  continuare a garantire la sicurezza e la privacy non è più economicamente giustificabile. E così addio Google+.


Fonti aggiuntive: 9to5google, Naked Security.

2018/10/11

Soyuz, avaria al lancio, astronauti salvi

Sono in viaggio e non posso scrivere per mancanza di tempo: stamattina il lancio di due astronauti è fallito e la capsula è rientrata in emergenza, salvando l’equipaggio. Per tutti i dettagli, Astronautinews sta riepilogando bene la situazione. Lasciate perdere le "notizie" diffuse sull’argomento dalle redazioni generaliste: sono una fiera dell’incompetenza.

Ora che gli astronauti sono in salvo, possiamo cominciare a pensare alle conseguenze di questo incidente per quanto riguarda la Stazione Spaziale Internazionale, che ora si trova senza un veicolo affidabile per trasportare astronauti.

2018/10/10

Star Trek, ci ha lasciato Celeste Yarnall

StarTrek.com ha annunciato la scomparsa di Celeste Yarnall, l’attrice che interpretò l’attendente Martha Landon nell’episodio La Mela della Serie Classica, trasmessa negli Stati Uniti per la prima volta a ottobre del 1967.

Conosciuta all’epoca per la sua partecipazione a vari film con Elvis Presley e per le sue partecipazioni a molte serie televisive popolari del periodo (elenco su IMDB; pagina su Wikipedia), aveva continuato a recitare ed era diventata una beniamina di tanti raduni di fan di Star Trek.

Ho avuto il piacere di conoscerla, e di tradurre per lei, più volte alla StarCon nel 2003 e 2016: qui trovate il bel ricordo scritto dallo Star Trek Italian Club Alberto Lisiero. La sua cordialità, disponibilità e dolcezza, oltre alla sua radiosa bellezza e serenità, restano indimenticabili.

Celeste Yarnall in La Mela (1967).

Celeste con il marito Nazim.

Se volete, potete lasciare un messaggio al marito, Nazim, e alla figlia, Cami, presso CelesteYarnall.com (celestialpet@sbcglobal.net).

2018/10/09

“Moon Hoax: Debunked!” now updated and free

I‘ve just finished updating my 2013 online book Moon Hoax: Debunked!, which provides clear, in-depth answers to the most popular misconceptions and conspiracy theories regarding the Apollo moon landings.

The past sales and donations related to this book have allowed me to revise and extend it, convert it and post its full text online for free. You can read it at Moonhoaxdebunked.com.

As the 50th anniversary of the Apollo 11 landing is quickly approaching and will inevitably revive all the "moon hoax" theories and theorists, I thought that it would be useful to have a debunking resource readily available to anyone. So my book is now online and anyone can read it, search its text, and use it to dispel doubts and discover (or rediscover) a fantastic adventure.

This new edition is entirely donation-supported: if you would like your name, nickname or company name to appear in the public donor list included in the book, make a donation and let me know how you want to be listed or if you prefer to stay unlisted. Or just read it, debug it, and let me what you think of it.

Ad astra!

Omicidio risolto da un Fitbit (o quasi)

Credit: Fitbit.com.
È ormai ben noto che i braccialetti di fitness e gli smartwatch sono molto efficaci per chi pratica attività fisica e vuole monitorare i propri progressi e risultati; fanno anche monitoraggio dell’attività cardiaca e della qualità del sonno, in modo discreto e poco invadente. Non è altrettanto risaputo che sono dei testimoni digitali che permettono di risolvere crimini.

In California il presunto colpevole dell’omicidio di una donna di 67 anni, Karen Navarra, è stato incastrato proprio da un braccialetto di fitness. Non il suo, ma quello della sua vittima, come raccontano il New York Times e Naked Security.

Anthony Aiello, novantenne e patrigno della vittima, aveva detto alla polizia di essere andato a trovare la figliastra il giorno in cui è stata uccisa, l’8 settembre scorso, ma di averla lasciata ben prima dell’ora del delitto e anzi di averla notata passare in auto in compagnia di qualcuno nel tardo pomeriggio.

Ma Aiello non ha considerato che la figliastra indossava un braccialetto FitBit, che aveva registrato i battiti cardiaci della donna e li aveva trasmessi al suo computer e da lì agli archivi della casa produttrice del braccialetto digitale.

Gli inquirenti, armati di un mandato di perquisizione, hanno estratto i dati del braccialetto con l’aiuto di un responsabile della Fitbit e hanno visto che alle 15:20 del giorno del delitto il dispositivo aveva rilevato un improvviso aumento delle pulsazioni cardiache della donna, che erano completamente cessate alle 15:28.

Ma a quell’ora l’auto di Aiello era ancora parcheggiata accanto alla casa della vittima, come documentato da un’altra tecnologia: quella delle telecamere di sorveglianza.

I dati di un braccialetto di fitness non hanno necessariamente valore legale, soprattutto in un caso grave come un omicidio. Per cui a questo punto gli inquirenti hanno adottato una tecnica molto astuta: hanno interrogato Anthony Aiello, spiegandogli come funziona un Fitbit e raccontandogli che registra i movimenti fisici e i battiti cardiaci, assegnando a questi dati un riferimento temporale molto preciso. Infine gli hanno detto che i dati del Fitbit dimostravano che la figliastra era già morta quando lui l’aveva lasciata, e se ne sono andati lasciandolo nella stanza d’interrogatorio.

Secondo il rapporto di polizia, Aiello a quel punto ha cominciato a parlare da solo, dicendo ripetutamente “Sono rovinato”. Questo ha portato alla sua incriminazione per omicidio. A casa di Aiello sono stati anche trovati indumenti insanguinati.

Se Aiello verrà dichiarato colpevole, sarà insomma anche grazie alla traccia di dati digitali che ogni persona lascia dietro di sé, con telefonini che fanno geolocalizzazione silente, con acquisti effettuati con carte di credito, con le telecamere di sorveglianza e con i post nei social network. La tecnologia sta rendendo sempre più difficile mentire, e in casi come questo delitto è sicuramente un bene. Ma è anche importante ricordare che questa tecnologia non è perfetta: il mio account Google, legato al mio smartphone, giura che sono stato in Turchia l’11 maggio 2016, percorrendo 5375 chilometri in un’ora e 46 minuti a piedi. Attenzione, insomma, a non incriminare solo sulla base dei dati.


Nota: Visto che me lo state segnalando in parecchi, vorrei chiarire che so che il mio indirizzo di casa è visibile nell’immagine qui sotto. Va bene così. I complottisti verranno accolti con un sorriso e una fetta di torta. In faccia.

2018/10/07

Se siete fra i donatori che sostengono “Luna? Sì, ci siamo andati!”, c’è una novità per voi

Come probabilmente sapete, il mio libro di debunking dedicato al complottismo lunare, intitolato spoilerosamente Luna? Sì, ci siamo andati!, da qualche mese è disponibile gratuitamente in versione aggiornata sotto forma di sito, sfogliabile anche tramite smartphone, al link breve Tinyurl.com/luna2018.

Ho scelto questa formula perché la carta è bella ma costa e soprattutto pesa: non posso più permettermi di viaggiare in treno con dieci o venti chili di libri al seguito.

Se qualcuno ha un modo automatico per convertire il sito in un libro stampabile o in un PDF, sono tutt’orecchi.

Il sito sta avendo un buon riscontro: da dicembre 2017 è stato sfogliato oltre 290.000 volte, stando alle statistiche di Blogger.com; le sue pagine più sfogliate sono la spiegazione della tecnologia fotografica dell’epoca, come discutere con i lunacomplottisti, la spiegazione del perché le ombre non sono parallele nelle foto e le principali conferme della realtà degli allunaggi.

Luna? oggi è sostenuto esclusivamente dalle donazioni dei lettori, che mi permettono di dedicare tempo all’aggiornamento e alla manutenzione del libro. Visto che si avvicina il cinquantenario del primo allunaggio, mi sa che ci sarà un rigurgito del complottismo lunare e quindi ci sarà bisogno di consultare spesso “Luna!”. Sono contento che ora sia a disposizione di tutti senza neppure doverlo scaricare ma semplicemente cercando in Google.

Ho aggiunto al libro una pagina pubblica con l’elenco dei donatori, in forma anonimizzata. Lo segnalo anche qui nella speranza di raggiungere i donatori del passato che nel frattempo hanno cambiato indirizzo di mail.

Se siete già donatori e volete apparire in questo elenco col vostro nome e cognome, con il nome della vostra ditta, con un nickname o non volete apparire del tutto, ditemelo senza problemi: aggiornerò e correggerò l’elenco. Basta che mi diciate due cose:

  • come comparite nell'elenco attualmente
  • come vorreste comparirvi

Ovviamente se per caso non siete donatori ma vi piacerebbe comparire in questo elenco per vantarvi con gli amici, siete sempre in tempo a fare una donazione (basta l’equivalente di una fetta di pizza) dicendomi se e come volete comparire. Luna? è anche aperto a sponsorizzazioni.

Se Luna? vi è piaciuto, segnalatelo ai vostri amici: è gratis proprio per poter mettere a disposizione di tutti le informazioni utili a capire come si è svolta realmente una delle più grandi avventure della storia. Usate il link breve che ho già citato: Tinyurl.com/luna2018.

Grazie ancora a tutti, e ad astra!

2018/10/06

Puntata del Disinformatico RSI del 2018/10/05

È disponibile lo streaming audio e video della puntata del 5 ottobre scorso del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera.

La versione podcast solo audio (senza canzoni, circa 20 minuti) è scaricabile qui ed è disponibile qui su iTunes (per dispositivi compatibili) e tramite le app RSI (iOS/Android); la versione video (canzoni incluse, circa 60 minuti) è nella sezione La radio da guardare del sito della RSI ed è incorporata qui sotto. Buona visione e buon ascolto!

2018/10/05

Aggiornamenti per Windows, MacOS e Adobe

Credit: Wikipedia.
È stagione di aggiornamenti: Apple ha rilasciato MacOS 10.14, denominato Mojave, con varie novità come il dark mode (immagine qui accanto), mentre Microsoft sta iniziando a distribuire il cosiddetto October update di Windows 10.

Non c’è particolare fretta di installare nessuno dei due; anzi, nel caso dell’aggiornamento di Windows vengono segnalati alcuni problemi, per cui è meglio aspettare.

Invece se siete ancora utenti di Adobe Flash vi conviene aggiornarlo subito, perché Acrobat e Reader per Mac e Windows hanno ben 85 falle, di cui 47 critiche. L’annuncio dell’aggiornamento è qui insieme agli aggiornamenti scaricabili.


Fonti aggiuntive: Sophos, Ars Technica.

Raffica di tentativi di truffa che abusano di nomi di aziende svizzere

Sono in circolazione vari attacchi informatici basati sullo stesso meccanismo psicologico: i truffatori fingono di essere un’azienda o un’organizzazione svizzera conosciuta e autorevole per conquistarsi la fiducia delle vittime e convincerle a cliccare su un link o aprire un documento.

GovCERT.ch, servizio gestito dalla Centrale d'annuncio e d'analisi per la sicurezza dell'informazione MELANI della Confederazione Svizzera, avvisa infatti che circola una mail che si spaccia per una comunicazione del servizio ferroviario RailService delle Ferrovie Federali Svizzere ma in realtà contiene un trojan molto conosciuto, Retefe, che tenta di infettare i computer di chi lo apre e viene usato per intercettare le transazioni bancarie online. La raccomandazione è di non aprire gli allegati e di cancellare il messaggio.




GovCERT segnala anche altri truffatori, che diffondono mail nelle quali si spacciano per la polizia cantonale di Zurigo e fingono che ci siano delle violazioni legali nel sito del destinatario. Anche qui si consiglia di non aprire i messaggi e di cancellarli senza leggerli.



Nel mirino dei truffatori ci sono anche UBS e Postfinance: in questo caso il messaggio che viene ricevuto dalle vittime reca il logo dell’azienda e dice che la carta di credito della vittima è stata bloccata perché non è stata confermata e che bisogna cliccare sul pulsante incluso nel messaggio per effettuare la conferma, altrimenti ci saranno da pagare 84.99 franchi. Ma non è vero nulla: il pulsante porta a un sito-trappola che presumibilmente cerca di convincere la vittima a immettere i dati della propria carta ma è già stato segnalato e viene bloccato dai principali software di protezione.

Anche qui, la cosa migliore da fare è cestinare il messaggio.



Amazon e la traduzione automatica

Si fa un gran parlare di intelligenza artificiale e di comprensione del linguaggio umano da parte dei computer, ma nel caso di Amazon sembra proprio che intelligenza e soprattutto comprensione siano andati a fare una passeggiata e non siano più tornati.

Amazon.it è infatti ricco di traduzioni assolutamente assurde di prodotti, presumibilmente perché le descrizioni vengono scritte in inglese e poi tradotte automaticamente senza però tenere conto dei doppi significati di alcune parole inglesi.

Prendete per esempio la parola cock. Significa sia gallo, sia fallo (in realtà la traduzione precisa del secondo significato è un po’ più volgare, ma lascio a voi immaginarla). E quando Amazon deve tradurre un ciondolo a forma di gallo, che cosa sceglie il traduttore automatico?

Fonte: Amazon.it.

Fonte: Amazon.it.


Anche il termine inglese wire stripper (spelafili) viene sbagliato clamorosamente, diventando Spogliarellista cavi:

Fonte: Amazon.it.


E che dire del Cestino di stoccaggio di impiccagione creativo? Traduzione bislacca di Creative Hanging Storage Hanging Basket (to hang significa appendere ma anche impiccare). La descrizione include anche un magnifico Cremagliera dell’organizzatore, che deriva da tidy rack (rastrelliera per riordinare), come si nota cercando lo stesso prodotto su Amazon.de.

Fonte: Amazon.it.


C’è anche un elefante giocattolo che aveva decisamente un pessimo carattere:



Ma ora è stato corretto in un più rassicurante spavaldo.

Come mai Amazon non adotta per esempio un filtro che escluda le parole scurrili o perlomeno attiri l’attenzione di un verificatore umano quando le incontra? Bella domanda. Vorrei saperlo anch’io. Comunque non è solo un problema di parolacce: dai commenti arrivati dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo sono arrivate segnalazioni come i bicchieri di realtà virtuale: traduzione completamente sbagliata di virtual reality glasses, con il traduttore che inciampa nel doppio significato inglese di glasses (bicchieri ma anche occhiali).

Archeoinformatica: Blastar, un videogioco del 1984 un po’ speciale

Blastar è un videogioco tipico degli anni Ottanta: un miscuglio semplificato di Space Invaders e Asteroid, con le astronavi degli alieni nemici che si spostano lateralmente sullo schermo e vanno colpite con i proiettili sparati dall’astronave del giocatore.

Fin qui niente di speciale; anzi, il gioco è primitivo anche per gli standard molto modesti di quell’epoca e non va confuso con il quasi omonimo Blaster per Atari. Ma se guardiamo l’età del suo creatore cominciano le sorprese: si trattava di un ragazzo di dodici anni che viveva in Sudafrica e che aveva imparato a programmare da solo leggendo un libro.

I suoi sforzi gli valsero 500 dollari, pagatigli dalla rivista PC and Office Technology che pubblicò il listato (la sequenza delle istruzioni di programmazione) affinché altri utenti potessero trascriverlo e caricarlo nei propri computer, come si usava allora: Internet era embrionale, non era aperta al pubblico e comunque nessuno aveva il modem per collegarvisi e i dischetti erano costosissimi, per cui ci si arrangiava trascrivendo i programmi a mano.

La sorpresa più grossa, però, arriva guardando il nome del ragazzino, stampato sulla rivista: Elon Musk.

L’immagine qui sopra è tratta dal libro di Ashlee Vance Elon Musk: Tesla, SpaceX, and the Quest for A Fantastic Future (2015), una cui edizione si può sfogliare qui su Issuu.com.

Che fine ha fatto quel gioco? È ancora disponibile: un ingegnere del software di Google di nome Tomas Lloret Llinares ha convertito il programma di Elon Musk in HTML5, creando una pagina Web nella quale potete giocare a Blastar con qualunque browser moderno.




Fonti aggiuntive: The Verge, Business Insider, Fortune, Wait But Why, Popular Mechanics.

Miniguida per scegliere un’auto elettrica. Oppure no

Ultimo aggiornamento: 2018/10/06 9:50. 

Le nuove restrizioni all’uso delle automobili diesel non recenti (per esempio in Lombardia) stanno spingendo o obbligando molti automobilisti a confrontarsi con la necessità di cambiare auto. Il divieto di circolazione dei veicoli diesel Euro 3 nei comuni sopra i 30.000 abitanti in molte regioni italiane è una mazzata già in vigore, e nel 2020 toccherà agli Euro 4.

Alcuni lettori di questo blog stanno pensando di cogliere l’occasione per passare a un’auto elettrica o ibrida e mi hanno chiesto un parere, così ho preparato questa miniguida ai criteri che raccomanderei in una situazione del genere. Intendiamoci: non voglio atteggiarmi a esperto ma semplicemente fare da collettore delle varie informazioni ed esperienze.

Parto specificamente da questa domanda, che riassume un po’ tutti i dubbi di tanti altri lettori:

...a breve mi toccherà purtroppo rottamare una diesel Euro 3 causa blocchi in Lombardia. Al momento sto pensando a una Toyota Yaris ibrida come nuova auto. Può avere senso o con le (reali o apparenti) novità in arrivo nei prossimi 2-3 anni può essere meglio prendere una benzina economica da cambiare tra qualche anno? La Yaris alla fine costerebbe sui ventimila, caruccia ma con tante cose carine. Mi darebbe fastidio ritrovarmi con qualcosa di "vecchio" tra pochissimo tempo :-( Dalle info che hai cosa potrebbe convenire? C'è da dire che sarei più comodo con una ibrida che con una elettrica quindi il confronto sarebbe Yaris contro imminenti ibride e non contro imminenti elettriche pure. Grazie!

Per chi è totalmente digiuno di auto, descrivo e riassumo brevemente i tipi principali di auto oggi disponibili (lasciando da parte il diesel, che ormai non ha futuro in campo automobilistico, e le auto a idrogeno, promettenti ma al momento del tutto prive di una rete di rifornimento):

  • auto elettriche pure: al posto del serbatoio hanno una grossa batteria che aziona un motore elettrico e si caricano usando esclusivamente una presa elettrica domestica o una colonnina pubblica. Non consumano carburante.
  • auto a benzina: sono quelle tradizionali. Hanno solo un motore a pistoni, si riforniscono solo di benzina al distributore.
  • auto a metano o a GPL: hanno un motore a pistoni e un grosso serbatoio principale che contiene gas metano o GPL e un serbatoio secondario, a volte più piccolo, per la benzina. Possono usare sia metano/GPL, sia benzina.
  • auto ibride semplici: hanno un motore a benzina, che fa il grosso del lavoro di propulsione, e un motore elettrico alimentato da una batteria, più piccola e meno capiente di quella delle auto elettriche pure, che offre meno di una decina di chilometri di autonomia pura elettrica; finiti questi chilometri, subentra il motore a benzina, che spinge l’auto e intanto ricarica la batteria. Di solito il motore elettrico lavora da solo in città e alle basse velocità; per tutto il resto subentra il motore a benzina. La batteria può essere caricata soltanto facendo andare questo motore a benzina e in nessun altro modo (l’auto non ha una presa di ricarica). In alcune ibride, le cosiddette mild, il motore a benzina viene soltanto assistito (non rimpiazzato) dal motore elettrico e dalla batteria nelle situazioni nelle quali inquinerebbe maggiormente e quindi è sempre attivo durante la marcia.
  • auto ibride plug-in o PHEV: sono auto ibride la cui batteria è più capiente rispetto alle ibride semplici e consente di percorrere qualche decina di chilometri senza usare il motore a benzina. La batteria può essere caricata dal motore a benzina oppure collegandola a una presa elettrica domestica o a una colonnina pubblica.


1. Quanti chilometri fate, e come li fate?


Se usate l’auto esclusivamente per tragitti brevi ma frequenti, per esempio per fare ogni giorno 50 km per andare al lavoro, siete facilitati nella scelta, perché i limiti di autonomia delle auto elettriche piccole e compatte non vi toccano.

Se invece fate molti viaggi molto lunghi (500 km e oltre), per farli con un’auto elettrica dovreste investire in una grossa berlina a grande autonomia, che costa da 80.000 euro in su.

Se fate quasi sempre tragitti brevi ma ogni tanto fate qualche viaggio lungo, potreste considerare un’auto ibrida PHEV: la usereste quasi sempre in modalità elettrica pura e ogni tanto in modalità ibrida, per cui i vostri consumi di carburante (e il relativo inquinamento) scenderebbero moltissimo. Avreste tutti i vantaggi e i piaceri di silenziosità e accelerazione di un’elettrica senza gli svantaggi di un’elettrica pura.

Se avete due auto in famiglia, una piccola per i tragitti brevi (in città) e una grande per i viaggi lunghi, potreste sostituire la piccola con una piccola elettrica a bassa autonomia.

Ma ne vale la pena? Siete sicuri che l’auto elettrica sia la soluzione ideale? Dipende qual è il vostro obiettivo.


2. Pensate solo a risparmiare?


Se il vostro obiettivo è solo risparmiare denaro, allora lasciate perdere auto elettriche piccole o compatte e fate bene i conti per quelle ibride o a GPL/metano. Personalmente adoro le auto elettriche, ma a conti fatti un’elettrica pura piccola o compatta costa così tanto di più rispetto a un’auto a benzina equivalente da non essere quasi mai economicamente conveniente.

Anche se l’elettricità costa molto meno del carburante, servono da 100.000 a 300.000 km soltanto per arrivare a recuperare la differenza di prezzo fra una piccola/compatta elettrica pura e un’auto equivalente tradizionale. Eventuali sconti su bollo e assicurazione sono una goccia nel mare.

Per le grandi berline la situazione è ribaltata: una Tesla, per esempio, costa all’acquisto grosso modo quanto una BMW di prestazioni equivalenti ma poi costa molto, molto meno in termini di energia. Comprare una grande berlina elettrica è economicamente conveniente rispetto a un’equivalente a benzina. A patto, s’intende, di potersela permettere come prezzo d’acquisto.

Le piccole/compatte ibride (semplici o plug-in, ossia con batteria caricabile da una presa elettrica) vengono spesso vendute a prezzi uguali o pari a quelli dell’equivalente a benzina e consumano meno delle auto tradizionali equivalenti, per cui si risparmia sulla spesa di carburante e anche sul consumo dei freni, perché le ibride possono frenare elettromagneticamente e recuperare l’energia di movimento per ricaricare la batteria invece di buttarla via come fanno le auto tradizionali. Per contro, sono inevitabilmente più complesse perché devono far convivere due motorizzazioni: quella elettrica e quella a pistoni. C’è il rischio che i costi di manutenzione di un’ibrida annullino i risparmi di carburante, anche se le esperienze di chi ha avuto ibride, raccontate nei commenti qui sotto, sono molto positive.

Se pensate (o dovete pensare) solo al risparmio, insomma, prendetevi un’auto a benzina semplice (non ibrida) e imparate a guidarla in maniera dolce, senza strappi e senza correre in autostrada: ridurrete drasticamente i consumi e quindi i costi di carburante e inquinerete meno. 10 km/h in meno in autostrada fanno davvero molta differenza sui consumi e poca sui tempi di viaggio.

Se avete nelle vicinanze un distributore di metano o GPL, potreste considerare anche un’auto che usa questi carburanti. Rifornirla costerebbe poco, ma può richiedere molto tempo perché i distributori sono rari (in alcuni paesi più che in altri) e bisogna quindi raggiungerli e il tempo di rifornimento vero e proprio è significativo. Inoltre sono poco inquinanti e il prezzo d’acquisto è in genere leggermente superiore a quello delle auto a benzina. L’autonomia a GPL o metano non è grande come quella delle auto a benzina, ma è più che sufficiente per la maggior parte delle circostanze, anche perché vi si aggiunge quella del piccolo serbatoio a benzina; inoltre si ha accesso alle ZTL e si circola anche durante i periodi di restrizione o blocco del traffico. Per contro, possono esserci delle restrizioni nel parcheggio al coperto per motivi di sicurezza. Informatevi bene.


3. Volete soprattutto inquinare meno e fare meno baccano?


Se il vostro obiettivo principale è inquinare meno e fare meno rumore, perché sentite le fitte della vostra coscienza ecologica e delle vostre orecchie ogni volta che annusate i gas di scarico di qualcun altro (o i vostri) o non sopportate il frastuono dei motori a scoppio e non volete essere come loro, allora rassegnatevi: essere ecologici e silenziosi tramite un’auto elettrica o ibrida vi costerà caro.

Ci sono tre requisiti da rispettare:
  1. Siete disposti a spendere per il vostro ideale? Una piccola o compatta elettrica o ibrida PHEV (ossia plug-in con autonomia elettrica decente di 30-50 km) vi costerà migliaia di euro in più di un’auto equivalente a benzina, a meno che accettiate di comprare un’elettrica di seconda mano (però in tal caso dovrete confrontarne il prezzo con un’auto tradizionale usata). Potreste prendere una piccola auto elettrica come seconda auto, da affiancare a una tradizionale, e usarla per tutti i tragitti brevi; però vi costerà comunque un bel po’ (e in molti paesi pagherete due bolli e due assicurazioni). Dovrete inoltre mettere in preventivo il costo della presa di ricarica domestica, che è indispensabile.
  2. Siete anche disposti ad accettare alcuni piccoli compromessi nella libertà di movimento? Le attuali auto elettriche piccole o compatte hanno autonomie sufficienti per viaggi brevi ma richiedono pianificazione per quelli lunghi (oltre 150-300 km; dipende dal modello) e hanno tempi di ricarica domestica lunghi (che non sono un problema se potete ricaricare durante la notte).
  3. Avete la possibilità di mettere una presa elettrica a norma nel vostro posto auto e di attivare un contratto di fornitura adeguato? Per non subire il disagio dei tempi lunghi di ricarica, l’auto elettrica va caricata durante la notte in garage, così ogni mattina parte sempre con il “pieno”. Un contratto da 3 kW (lo standard italiano) potrebbe non bastare a caricare l’auto e alimentare contemporaneamente gli altri apparecchi di casa.
Se non potete soddisfare anche uno solo di questi requisiti, lasciate perdere, altrimenti scoprirete troppo tardi che l’auto elettrica/ibrida PHEV non fa per voi perché i suoi disagi sono eccessivi. Valutate se potete cambiare le vostre abitudini in modo da inquinare meno, per esempio adottando una bici elettrica e/o usando i mezzi pubblici e/o acquistando un’auto a metano o GPL (con tutte le limitazioni e i vantaggi descritti sopra).


4. Avete una situazione particolare?


Tutto quello che ho scritto qui sopra può non valere se siete un caso particolare. Per esempio, non avete problemi di soldi e potete permettervi un’auto da 80.000 euro o più? Allora potrete godervi già subito tutti i piaceri e vantaggi delle auto elettriche (Tesla, Jaguar, Audi, Mercedes, Porsche e simili): silenziosità a bordo, accelerazione bruciante, accesso libero alle zone a traffico limitato, indipendenza dai blocchi del traffico, auto preriscaldata d’inverno e preraffrescata d’estate, parcheggi dedicati (se caricate durante la sosta), autonomia più che sufficiente anche per grandi viaggi, rete di ricarica capillare e risparmio sulla spesa di carburante.

Oppure avete la possibilità di caricare gratuitamente? Per esempio, il vostro posto di lavoro offre la carica alle auto oppure dalle vostre parti ci sono colonnine gratuite? Allora raggiungereste il punto di pareggio di un’auto elettrica piccola o compatta molto prima del normale e potreste risparmiare non solo con una grande berlina elettrica ma anche per esempio con una Nissan Leaf, una Renault Zoe, una Hyundai Kona o una Kia Niro EV. Avreste i benefici dell’elettrico che ho citato senza il salasso del prezzo d’acquisto stratosferico. Si tratta comunque di auto da 26.000 - 38.000 euro, quindi fate bene i conti, e non hanno una rete di ricarica dedicata, quindi pianificare i viaggi lunghi è importante. Ma potrebbero essere una soluzione accettabile.

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Questo bilancio sommario cambierà inevitabilmente negli anni a venire, man mano che il costo di produzione delle batterie scenderà (nel 2010 era a 1000 dollari per kWh, ora è intorno ai 200; fonte) e diminuiranno i disagi di ricarica grazie all’aumento del numero e della potenza delle colonnine (anche in Italia). Ma per evitare delusioni è meglio mettere in chiaro che chi compra un’auto elettrica oggi e per i prossimi 2-3 anni è ancora nella fase pionieristica e quindi deve prepararsi ad accettarne gli inconvenienti oltre che i vantaggi ancora per qualche anno.

Aggiornerò man mano questa miniguida con nuovi dati e con i vostri suggerimenti.


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2018/10/04

Quiz: quanto siete geek? Provate a riconoscere queste tute spaziali

Oggi esce il libro autobiografico di Samantha Cristoforetti, Diario di un’apprendista astronauta, ed è stata pubblicata dal Corriere della Sera un’intervista di Martina Pennisi a Sam:



Se riconoscete le due tute sullo sfondo senza googlare, siete davvero geek: siatene orgogliosi.

Se non le riconoscete, potete usare gli strumenti di Internet per trovare la soluzione. Pubblicherò man mano qui qualche aiutino.

Aiutino 1. Non sono tute spaziali vere: provengono da due produzioni di fantascienza distinte.

Aiutino 2. Una è stata usata due volte; l'altra una sola.

Aiutino 3. Una ha circa 40 anni; l'altra circa 10.

Aiutino 4. In una delle produzioni, l’attore protagonista si chiama quasi come l’astronauta fotografata in primo piano.

Aiutino 5. Non c’entrano 2001: Odissea nello Spazio, Spazio: 1999, Thriller di Michael Jackson, Urania, Ultimatum alla Terra, UFO.


La soluzione


Ecco come ho risolto io: una tuta, quella di sinistra, essendo io un Trekker di lungo corso, l’ho riconosciuta subito, ma l’altra mi lasciava perplesso. Ho immesso la foto in Tineye ed è emerso l’originale presso Getty Images: l’autore della fotografia è Tristan Fewings, e la foto risale all‘1 giugno 2017, quando fu scattata presso la mostra Into the Unknown: A Journey Through Science Fiction al Barbican Centre di Londra, come spiega la descrizione della foto su Getty Images.

Armato di queste informazioni, ho cercato dei video della mostra e ho trovato questo, che a 1:40 mostra le tute e parla di Leonard Nimoy in Star Trek e Sam Rockwell in Moon. Le informazioni sono confermate da questa recensione.

A questo punto è stato facile verificare cercando immagini di entrambi. Questo è Moon (2009), che mostra la tuta di destra:

Credit: The Prop Gallery.

Un’altra foto molto chiara è qui, tratta proprio dalla mostra londinese.

La tuta di sinistra proviene da Star Trek: Il Film (1979): la indossa Spock verso la fine del film, quando va a “incontrare” V'ger, e la si vede in piccolo indossata da alcuni astronauti all’inizio.





Alcuni solutori hanno detto che era la tuta usata nel secondo film, ossia Star Trek: L’Ira di Khan, ma hanno ragione solo in parte. Infatti la tuta del primo film fu effettivamente riutilizzata per il secondo, ma nella foto pubblicata dal Corriere manca la maniglia pettorale che c’è nel secondo film, come si vede qui sotto:



Per cui quella nella foto dietro Samantha Cristoforetti è la tuta del primo film. Sì, sono pignolo, trekker e geek fino a questo punto e ne sono fiero. E voi, come ve la siete cavata?


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Elettrica Renault a 9000 euro? Non proprio

Molti lettori mi stanno segnalando un articolo di Repubblica (copia su Archive.is) a firma di Vincenzo Borgomeo, che parla di un’auto elettrica Renault, la K-ZE Concept, che Costerà poco (9000 euro), avrà una forma alla moda (Suv) e un'autonomia QB, quanto basta come dicono gli chef con il sale (250 km). Addirittura “Si ricarica come un cellulare a una normale presa di corrente”.

Contenete il vostro entusiasmo: non so da dove Borgomeo abbia preso quel prezzo, ma per quel che mi risulta il prezzo europeo non è stato ancora dichiarato pubblicamente. Il comunicato stampa completo di Renault è qui su InsideEVs.com.

Non solo: l’autonomia dichiarata è misurata secondo lo standard NEDC (fonte: Renault), che è totalmente irrealistico e va cautelativamente ridotto: un’auto che dichiara 250 km NEDC di solito nella realtà sta sotto i 200 km di autonomia. In altre parole, “quanto basta” soltanto per un uso come auto per brevi tragitti. Con un’autonomia del genere, è più una seconda auto da città che un vero sostituto dell’auto tradizionale.

Per quel che mi risulta, non sono state rilasciate le specifiche tecniche di quest’auto, per cui non si sa qual è la capienza della sua batteria, l’elemento più costoso e cruciale di qualunque auto elettrica: Renault dice solo che la carica rapida (secondo quale standard, non si sa) richiede 50 minuti per arrivare all’80% e la carica al wallbox richiede “meno di 4 ore”. Su questi dati si può ipotizzare una capienza di circa 40 kWh. Considerato che una batteria oggi costa spesso più di 150 dollari al kWh, una batteria da 40 kWh costerebbe 6000 dollari. Quindi se questa mia rapida spannometria è esatta, pare davvero difficile un prezzo finale all’utente di 9000 euro, anche se l’auto è basata sulla Kwid a benzina già esistente.

Infine, dire che un’auto si ricarica “come un cellulare a una normale presa di corrente” è fuorviante: qualunque auto, per caricarsi in tempi umanamente ragionevoli, deve assorbire parecchia energia per molte ore, e questo può causare surriscaldamenti negli impianti non perfettamente a norma. Non è come collegare un telefonino a una prolunga.


Fonte aggiuntiva: Electrek. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

2018/10/03

Gazzetta del Mezzogiorno: “spada laser alla Star TRECK”. Era meglio tacere

“Facciamo considerazioni 'precise'”, scrive Enrica Simonetti sulla Gazzetta del Mezzogiorno oggi. Dopo aver scritto che ci sono le spade laser in “Star TRECK”. Sì, con la C e la K. Lo scrive non sul sito, ma nella versione cartacea. Quella seria.

Spiegone per giornalisti:

1. Ci sono due saghe di fantascienza/fantasy strafamose. Una è Star TREK, quella con l'astronave Enterprise, il capitano Kirk e il signor Spock (quello che chiamate sempre "dottor Spock", confondendolo col celebre pediatra). Niente spade laser.

2. Poi c'è Star WARS, quella con Luke Skywalker, Darth Vader, la Forza, la Principessa Leia. Lì hanno le spade laser. Entrambe le saghe esistono da decenni e hanno milioni di fan. Io sono uno di questi fan.

3. Ora, da fan e da giornalista, vi chiedo una cortesia: se non siete capaci di tenere a mente questa semplice distinzione fra Star WARS e Star TREK...

...NON CITATELI.

4. Ma se non siete capaci di distinguere fra cose semplici come Star TREK e Star WARS (sono otto lettere, santo cielo), come possiamo fidarci di voi quando ci raccontate politica, economia, scienza o altre cose un tantinello più complesse?


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Appuntamenti falsi in Google Calendar, una possibile soluzione

Qualche giorno fa ho trovato nel mio Google Calendar un appuntamento falso: un soggiorno a un Holiday Inn vicino a Nizza per domani e dopodomani, che non ho prenotato e che non ho in programma.

Calendar mi dice che “l’evento è stato creato automaticamente da un’email”, ma se clicco su quest’informazione non vengo portato alla mail creatrice. Non è un grande aiuto.

Così ho cercato alcune parole chiave nei miei account di mail Google e ho trovato un messaggio di qualche giorno prima, nel quale un amico mi segnalava di aver ricevuto una mail di conferma di una prenotazione d’albergo che lui non aveva fatto ed era quindi quasi sicuramente truffaldina. La prenotazione del mio amico riguardava lo stesso Holiday Inn per le stesse date.

Presumo quindi che sia questa la mail che Google Calendar ha interpretato erroneamente. Se è così, un parsing che non tiene conto del fatto che la prenotazione è un inoltro di terzi è così scadente da essere del tutto inutile. Rischio di trovarmi in agenda tutti gli appuntamenti e gli incontri che mi mandano i lettori per sapere se sono truffe o meno.

Questo sembra essere un problema separato rispetto allo spam in Calendar che avevo raccontato ad agosto scorso.

La soluzione più probabile è disabilitare l’interpretazione automatica delle mie mail da parte di Google: nelle impostazioni di Calendar, ho scelto Eventi da Gmail e disabilitato Aggiungi automaticamente eventi da Gmail al mio calendario (una funzione descritta lapidariamente da Google qui e criticata dagli utenti per esempio qui). Mi è comparso l‘avviso Gli eventi non verranno più aggiunti automaticamente dalla tua email. Gli eventi aggiunti in precedenza da Gmail verranno rimossi e ho cliccato su OK.

Vediamo se funziona.

2018/10/02

Trovato un altro pianeta nano nel Sistema Solare, indizio di un grande pianeta esterno da scoprire

Ultimo aggiornamento: 2018/10/03 00:40.

Qualche giorno fa (il 27 settembre) ho pubblicato questo tweet nella speranza di prevenire fantasie ufologiche a proposito di una scoperta astronomica ancora sotto embargo:



Quando viene diramata una notizia astronomica con preghiera di tenerla riservata fino a una certa data, c’è sempre il complottista di turno che si lascia andare a facili entusiasmi e dice che l’embargo dimostra che ci stanno tenendo nascosto qualcosa. Più semplicemente, si chiede l’embargo ai giornalisti in modo da coordinare l’uscita della notizia e dare tempo ai giornalisti di preparare gli articoli.

In questo caso l’embargo è stato tolto oggi alle 14 UTC e quindi sono usciti gli articoli che spiegano la nuova scoperta: si tratta di un pianeta nano del Sistema Solare, denominato 2015TG378 e soprannominato The Goblin, che è stato confermato dopo tre anni di osservazioni. L’annuncio è stato dato da Scott Sheppard, della Carnegie Institution for Science, coordinatore delle ricerche effettuate con il telescopio Subaru alle Hawaii. Il paper di annuncio si intitola A New High Perihelion Inner Oort Cloud Object.

Come spiega Astronomy.com, TG378 ha un diametro stimato di circa 300 km e orbita intorno al Sole una volta ogni 40.000 anni circa, con una traiettoria ellittica che non si avvicina mai al Sole più di Nettuno e si allontana fino a circa 2300 UA, cioè 2300 volte la distanza Terra-Sole, quindi 344 miliardi di km.

La scoperta è una botta di fortuna, in un certo senso, perché TG378 passa quasi il 99% della propria orbita a distanze tali da essere invisibile agli attuali telescopi.

Cosa più importante, la scoperta di TG378 è un altro tassello nel mosaico di dati che sembrano suggerire la presenza di un pianeta massiccio ancora da scoprire. I pochi pianeti nani transnettuniani che conosciamo sembrano orbitare come se fossero influenzati da un corpo celeste di grande massa.


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“La fisica l’hanno inventata e costruita gli uomini”: la presentazione di Alessandro Strumia

Ultimo aggiornamento: 2018/10/03 9:45.

Alessandro Strumia è un professore di fisica all’Università di Pisa che il 28 settembre scorso ha tenuto al CERN una presentazione nella quale ha affermato che non esiste alcuna discriminazione contro le donne nella scienza e che anzi sono gli uomini a subirla.

La presentazione conteneva perle come “La fisica l’hanno inventata e costruita gli uomini” e ha spinto il CERN a definirla pubblicamente “altamente offensiva” perché contiene “attacchi personali” (il riferimento è probabilmente alla Slide 15 che trovate qui sotto, nella quale cita per nome una collega a suo parere assunta ingiustamente al posto di Strumia stesso). L’ente ha quindi deciso che la presentazione è “inaccettabile in qualunque contesto professionale e contraria al Codice di Condotta del CERN”.

Dopo qualche giorno di silenzio è stata pubblicata una nota del rettore dell'Università di Pisa, che parla dell’avvio di un procedimento etico a carico di Strumia.

Il CERN ha inoltre sospeso Strumia da qualunque attività presso il CERN stesso, con effetto immediato dall’1 ottobre, in attesa del risultato delle indagini sull’episodio.

Secondo Repubblica, anche l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha deciso di sospendere immediatamente Strumia per aver fatto affermazioni lesive dell'immagine dell'Ente e, cosa ancor più grave, discriminatorie e apertamente lesive della reputazione di ricercatrici e ricercatori dipendenti e associati all'Infn, in violazione delle norme del Codice etico e del Codice di comportamento per la tutela della dignità delle persone dell'Istituto.

Visto che molti stanno discutendo della presentazione senza averla letta, la offro in forma integrale qui sotto, tratta da qui. Tenete presente che chi ha assistito alla presentazione dice che è stata ancora più sessista e offensiva di quanto si legge nelle slide. Tutti i dettagli sono in questo articolo de Il Post. Le slide più significative sono la 15, nella quale Strumia contesta di non aver ricevuto un incarico perché gli è stata preferita una donna, e la 17, nella quale Strumia scrive che “La fisica l’hanno inventata e costruita gli uomini, non è a inviti”.

La vicenda sta avendo una forte risonanza mediatica internazionale (BBC, The Local.ch e tanti altri).

Lasciando a fatica da parte l’inglese pessimo e lo stile patetico della presentazione, commento solo quell’arrogante “la fisica l’hanno inventata e costruita gli uomini”: considerato che alle donne è stato impedito per secoli di studiare e di poter partecipare all’invenzione della fisica, proclamare una frase del genere è come organizzare un campionato di calcio dove può gareggiare solo la tua squadra e poi bullarti che hai vinto. Formalmente è vero, ma è la vittoria di un imbecille.

Se volete un debunking approfondito delle parti (pseudo)scientifiche della presentazione di Strumia, consiglio questo dettagliatissimo articolo di Massimo Sandal su Wired.it e anche questo articolo (in inglese) di Tommaso Dorigo, fisico dell’INFN, che esamina gli errori umani e di metodo scientifico della presentazione di Strumia. È interessante scoprire, dall’articolo di Dorigo, che Strumia aveva descritto la propria presentazione nel programma come “Dati bibliometrici su questioni di genere nella teoria fondamentale”: in altre parole, l‘ha infilata fingendo che fosse tutt’altro.

Una raccomandazione: se siete uomini, prima di commentare vi consiglio caldamente di sentire l’opinione e l’esperienza di una donna. Eviterete molte delle pessime figure che sto vedendo online e che non fanno altro che confermare che la presentazione è offensiva.


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