Stasera alle 19 sarò ospite del canale YouTube di Tesla Owners Italia per parlare delle ultime dichiarazioni di Elon Musk, tra alieni, missioni su Marte e SpaceX: chi lo osanna e chi lo prende per pazzo. Una parte della puntata sarà dedicata alle tariffe delle ricariche impazzite in Italia. Cosa c’è dietro? Con me ci saranno Fabrizio Colista, ingegnere e divulgatore tecnico scientifico, Daniele Invernizzi e Pierpaolo Zampini. Coordina Luca Del Bo.
Oggi alle 19 sarò in diretta streaming su YouTube con Tesla Owners Italia per parlare di auto elettriche, viste le ultime notizie di cronaca sugli incendi di questi veicoli, sul “richiamo” di due milioni di Tesla, sulla produzione delle batterie che emette più CO2 di un’auto termica e sull’aumento dei consumi di carbone che sarebbe legato alle auto elettriche. Parleremo insomma della malinformazione e le fake news in circolazione sul tema, e ci sarà spazio per parlare delle conclusioni della COP28 con chi ha vissuto dal vivo a Dubai le fasi finali della conferenza: Domenico Vito di Climate Reality Project. Si parlerà anche del Cybertruck e del mercato delle auto elettriche con Carlo Bellati di Automoto.it, e parteciperanno anche Daniele Invernizzi e Pierpaolo Zampini. La diretta sarà coordinata da Luca De Bo.
Ci sono case automobilistiche che spendono milioni in campagne pubblicitarie
per esaltare gli attributi più inutili dei loro veicoli sempre più
ingombranti, e ci sono case automobilistiche che non spendono nulla in
pubblicità ma spendono soldi in altre cose che fanno parlare dei loro
prodotti. Oggi Tesla offre cariche gratuite in tutte le sue colonnine rapide
Supercharger europee, comprese quelle compatibili con auto di altre marche
(qualunque auto con connettore di ricarica standard CCS può usarle).
L’occasione è il
decennale
dell’installazione dei primi Supercharger europei, in Norvegia.
Btw, Supercharging in Europe is free to all today! This includes locations
open to all EVs (70% of our network!)
Chiamatemi quando troverete una rete di distributori che offre carburante
gratis (tasse, accise e IVA incluse). Intanto non dimenticate che tutti quei
bei poster pubblicitari, quei compensi da favola a calciatori e tennisti già
strapagati, li pagate voi quando comprate l’auto e ogni volta che andate al
distributore. Se potete, cambiate.
Questi sono i dettagli pubblicati da Tesla (grazie a Vaielettrico per averli segnalati):
Tesla Supercharger anniversary in Europe
Free charging for all EVs on August 29, 2023
To celebrate 10 years of Tesla Charging in Europe Tesla will organise a
1-day promotion event during which all Superchargers in the following
markets will be providing charging services for free: Austria, Belgium,
Croatia, Czech Republic, Denmark, Finland, France, Germany, Greece, Hungary,
Iceland, Ireland, Israel, Italy, Liechtenstein, Luxembourg, Netherlands,
Norway, Poland, Romania, Slovakia, Slovenia, Spain, Sweden, Switzerland,
United Kingdom.
Charging session must be started between 09.00 CEST and 23h59 CEST the
latest.
The event is organised by Tesla’s local entities operating Superchargers in
the listed markets (Tesla).
No purchase necessary.
The event is open to Tesla owners and the non-Tesla owners with and without
membership and customers paying via Chargemap in France. Photography and
filming of the event will be taking place for promotional purposes. Please
let the photographer onsite know if you do not wish to be photographed or
filmed.
Tesla reserves the right to hold void, suspend, cancel, or amend all or any
part of the event where it becomes necessary to do so. Any changes to these
terms and conditions, or cancellation of the event, will be posted on the
Tesla website.
È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto) e qui sotto.
Buon ascolto, e se vi interessano il testo di accompagnamento e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto.
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[CLIP: Gente che grida perché crede di aver visto fantasmi - da
YouTube]
Su
TikTok
e YouTube ci sono
molti
video
che mostrano persone che percorrono lentamente una strada interna di un
cimitero a bordo di una Tesla e si spaventano perché l’auto segnala sul
proprio schermo che vicino al veicolo c’è qualcuno che loro non vedono. Di
solito questi video sono accompagnati da musica inquietante e da reazioni
esagerate, che non si sa se siano sincere o recitate. Ma il tema è sempre lo
stesso: le Tesla vedono i fantasmi. Perlomeno secondo chi pubblica questi
video.
[CLIP: Persone che gridano perché credono di aver visto fantasmi]
Questa è la storia di come un TikTok Challenge in salsa paranormale ha creato
un mito, spaventa gli animi sensibili ed è un’occasione per capire meglio come
funziona realmente il riconoscimento delle immagini tramite intelligenza
artificiale, perché sbaglia e vede “fantasmi”, e soprattutto perché è
importante essere consapevoli che questi suoi sbagli possono diventare
realmente pericolosi.
Benvenuti alla puntata del 19 maggio 2023 del Disinformatico, il
podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie
strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.
[SIGLA di apertura]
Prima di tutto, è importante chiarire che i video di “fantasmi” avvistati
dalle auto Tesla mostrano un fenomeno reale, nel senso che è davvero
possibile che sullo schermo principale di queste automobili, quello che mostra
l’ambiente intorno al veicolo, compaiano sagome di persone che non esistono.
Ma non c’è nulla di ultraterreno o paranormale: si tratta di un effetto
frequente delle tecnologie usate da questo tipo di auto.
Le auto di Tesla e di molte altre marche sono dotate di telecamere perimetrali
che guardano in tutte le direzioni. Le immagini di queste telecamere vengono
inviate al computer di bordo, che le analizza e, nel caso di Tesla, mostra
sullo schermo in cabina un’animazione tridimensionale schematica degli oggetti
che sono stati identificati da questa analisi: le strisce di delimitazione
della corsia, i cartelli stradali, i semafori, i veicoli e i pedoni.
Questa animazione è basata sul riconoscimento automatico delle immagini. Il
software di bordo è stato addestrato a riconoscere gli oggetti mostrandogli
moltissime fotografie di vari oggetti e indicandogli il tipo di oggetto
mostrato, esattamente come si fa con un bambino per insegnargli a riconoscere
le cose che gli stanno intorno. Ma le somiglianze finiscono qui, perché il
software usa un sistema molto differente da quello umano per identificare gli
oggetti.
La differenza fondamentale, semplificando molto, è che il software si basa
esclusivamente sulle immagini, cioè sulle forme e i colori, mentre una persona
usa anche il contesto, ossia informazioni come la distanza, il tipo di
ambiente in cui si trova, le regole fondamentali della realtà: per esempio un
camion non può fluttuare a mezz’aria, gli oggetti non appaiono e scompaiono di
colpo e una persona non può camminare a cento chilometri l’ora.
È questa mancanza di contesto a causare l’apparizione dei fantasmi sullo
schermo delle Tesla: il software sbaglia a interpretare l’immagine che gli è
stata inviata dalle telecamere, non ha modo di “rendersi conto” del proprio
errore valutando la plausibilità della sua interpretazione, e così mostra
sullo schermo il risultato del suo sbaglio. L’automobile non sta rivelando
cose che i nostri occhi umani non possono vedere; le sue telecamere non stanno
ricevendo emanazioni dall’aldilà. I presunti “fantasmi” sono semplicemente
errori momentanei di interpretazione automatica delle immagini.
[CLIP da Ghostbusters]
Anche le persone che credono alla natura ultraterrena di questi avvistamenti
commettono a loro volta un errore di interpretazione, a un livello molto
differente, perché non sanno come funzionano questi software. Ovviamente, se
il contesto è un cimitero, magari di notte, la fantasia galoppa e l’unica
giustificazione che viene in mente a chi non conosce queste tecnologie è la
presenza di un fantasma.
Però tutto questo non spiega come faccia un computer a sbagliare così
clamorosamente, per esempio riconoscendo una sagoma umana in un’immagine in
cui non c’è nessuno ma si vedono solo prati, fiori e qualche lapide. Scambiare
una statua per una persona avrebbe senso, per esempio, ma nei video dei
presunti fantasmi si vede chiaramente che intorno all’auto non ci sono oggetti
di forma umana. Come fa un computer a sbagliare così tanto?
Confondere sedie a dondolo e occhiali
Alexander Turner, assistente universitario presso la facoltà di scienze informatiche
all’Università di Nottingham, nel Regno Unito, spiega in un
video della serie
Computerphile su YouTube che il riconoscimento delle immagini fatto
oggi dai computer in sostanza assegna a ciascuna immagine un valore di
probabilità di identificazione.
[CLIP: dal video di Turner per Computerphile]
Per esempio, se si mostra a uno di questi software una foto di un paio di
occhiali, il software risponde che rientra nella categoria “occhiali” con una
probabilità del 93%, ma non esclude che si tratti di una sedia a dondolo o di
un corrimano di una scala, con probabilità però molto più basse.
Fotogramma tratto dal video di Computerphile.
Questo è il meglio che riesce a fare: bisogna ricordare che il software non
“sa” cosa siano gli occhiali o le sedie a dondolo, ma si sta basando
esclusivamente sulle forme e sui colori presenti nell’immagine e li sta
confrontando con i milioni di campioni di immagini di occhiali, sedie a
dondolo e corrimano sui quali è stato addestrato, misurando quanto l’immagine
proposta si avvicini a una delle categorie che conosce e poi scegliendo la
categoria che ha la maggiore probabilità di corrispondenza, cioè di
somiglianza. Tutto qui.
Questo approccio probabilistico, così lontano dalla certezza umana, porta a
una vulnerabilità inaspettata di questi sistemi di riconoscimento delle
immagini. Come spiega Alexander Turner, di solito il software assegna una
probabilità molto alta a una singola categoria e alcune probabilità molto
basse ad altre categorie, ma è possibile influenzare fortemente queste
assegnazioni con un trucco: basta cambiare qualche pixel a caso dell’immagine
e vedere se la probabilità di identificazione corretta aumenta o diminuisce di
qualche decimale. Se diminuisce, si mantiene quel pixel cambiato e si prova a
cambiarne anche un altro, e così via, ripetutamente, tenendo i pixel alterati
che fanno scendere la probabilità di identificazione esatta e fanno salire
quella di identificazione errata.
La cosa sorprendente di questa tecnica è che i pixel cambiati che alterano il
riconoscimento non hanno niente a che vedere con l’oggetto nell’immagine ma
sono una nuvola di punti colorati apparentemente casuali. Per esempio, si può
prendere una foto di una giraffa, che il software identifica correttamente
come giraffa al 61%, cambiare alcuni pixel qua e là, magari anche solo sullo
sfondo, e ottenere che il software identifichi l’immagine come cane al 63%. Ai
nostri occhi la foto mostra ancora molto chiaramente una giraffa, ma agli
occhi virtuali del software quella giraffa è ora altrettanto chiaramente un
cane.
Fotogramma tratto dal video di Computerphile.
Fotogramma tratto dal video di Computerphile.
Turner prosegue la sua dimostrazione con una foto di un telecomando per
televisori su uno sfondo bianco, che viene riconosciuta correttamente dal
software: ma spargendo opportunamente dei pixel colorati sull’immagine, il
software dichiara che si tratta di una tazza, e assegna a questa
identificazione addirittura il 99% di probabilità. Il ricercatore ripete
l’esperimento con altri pixel sparsi e il software dice con la stessa certezza
che si tratta di una tastiera, di una busta, di una pallina da golf o di una
fotocopiatrice. Eppure noi, guardando le immagini alterate, continuiamo a
vedere chiaramente che si tratta sempre di un telecomando.
Fotogramma tratto dal video di Computerphile.
La conclusione di questo esperimento è che non solo i computer riconoscono gli
oggetti in maniera molto differente da noi, ma esistono delle immagini che li
confondono completamente anche se ai nostri occhi non sono ambigue e sembrano
semplicemente foto di un oggetto sporcate da qualche puntino disposto a caso.
Noi prendiamo lucciole per lanterne, loro scambiano telecomandi per palline da
golf.
[CLIP da video di presunti fantasmi visti dalle Tesla]
Nel caso dei presunti fantasmi avvistati dalle Tesla, è probabile che una
specifica inquadratura di un particolare punto del prato di un cimitero
contenga momentaneamente un insieme di pixel sparsi qua e là, come quelli
usati nell’esperimento di Turner, che al nostro sguardo non spiccano affatto
ma che per il software spostano la probabilità di identificazione verso la
categoria “persona”.
Bisogna ricordare, infatti, che non è necessario che l’immagine sia
riconosciuta con il 100% di certezza: è sufficiente che il software assegni
alla categoria “persona” una probabilità anche solo leggermente più alta
rispetto a tutte le altre categorie. E così sullo schermo comparirà
improvvisamente e per un istante la sagoma di un essere umano.
Mistero risolto, insomma. Ma un fantasma, comunque, in questa storia c’è lo
stesso.
Il fantasma in autostrada
Gli avvistamenti di presunti fantasmi nei cimiteri a causa di errori del
software di riconoscimento delle immagini ovviamente fanno parecchia
impressione e generano video molto virali, ma c’è un altro tipo di
avvistamento fantasma da parte delle automobili dotate di telecamere che è
reale ed è importante conoscerlo perché ha conseguenze molto concrete.
Le telecamere di questi veicoli vengono usate per l’assistenza alla guida, per
esempio per il mantenimento di corsia, per la lettura dei limiti di velocità e
per l’identificazione degli ostacoli. L’auto adatta la propria velocità in
base alla segnaletica e alla presenza di barriere, veicoli o altri oggetti
lungo la strada. Ma se il software di riconoscimento delle immagini sbaglia ad
assegnare categorie agli oggetti che vede, le conseguenze possono essere
pericolose.
Questi sbagli possono essere spesso comprensibili e anticipabili da parte del
conducente, come in un
video
molto popolare che circola su Twitter e mostra una Tesla che sbaglia a
identificare una carrozza che le sta davanti e la mostra come camion, come
furgone, poi di nuovo come autoarticolato ma rivolto in senso contrario alla
direzione di marcia, e infine aggiunge un inesistente essere umano che cammina
in mezzo alla strada. Fortunatamente tutta la scena avviene a bassissima
velocità e in modalità di guida manuale; ma se fosse stata attiva la guida
assistita, come avrebbe reagito l’auto a quel pedone fantasma?
In altre circostanze, invece, lo sbaglio del software può essere completamente
incomprensibile e imprevedibile. Se il riconoscimento delle immagini del
sistema di assistenza alla guida identifica erroneamente che c’è un ostacolo
che in realtà non esiste, e lo fa perché in quell’istante l’immagine inviata
dalle telecamere contiene per caso dei pixel che spostano la probabilità di
identificazione verso la categoria “ostacolo”, l’auto potrebbe frenare di
colpo senza motivo apparente. È quello che gli utenti di questi veicoli
chiamano
phantom braking, ossia “frenata fantasma”, e se avviene nel traffico può aumentare la
probabilità di tamponamenti, perché il conducente del veicolo che sta dietro
non si aspetta che l’auto che ha davanti freni improvvisamente e senza motivo
quando la strada è libera. Le versioni più recenti dei software di guida
assistita hanno ridotto questo fenomeno, ma non è ancora scomparso del tutto.
Si può anche immaginare uno scenario in cui vengono create
intenzionalmente situazioni che sembrano innocue ai nostri occhi ma
producono errori nei sistemi di riconoscimento delle immagini. Per esempio,
per le auto a guida assistita è facile pensare a immagini speciali, applicate
al retro di furgoni o camion o cartelli stradali, oppure sul manto stradale,
che hanno un aspetto normale ma contengono uno schema di pixel apparentemente
casuali che forza i veicoli a frenare, accelerare o cambiare corsia, con
intenti ostili oppure protettivi.
Uscendo dal settore automobilistico, sono già in vendita
indumenti
che hanno colorazioni e forme che all’osservatore umano sembrano prive di
significato ma che mettono in crisi i sistemi di riconoscimento facciale delle
telecamere di sorveglianza. In campo medico, l’uso crescente di sistemi di
riconoscimento automatico delle immagini per la diagnosi può portare a sviste
devastanti se il software non ha un approccio prudente, ossia genera falsi
positivi invece di falsi negativi, e se il medico non conosce e non considera
queste debolezze del software.
Insomma, non vi angosciate: le anime dei defunti non hanno deciso di rendersi
visibili solo a chi ha un’automobile di una specifica marca. Almeno per ora.
[CLIP: Risata di Vincent Price da Thriller di Michael Jackson]
Ultimo aggiornamento: 2023/04/13 13:40. L’articolo è stato estesamente
riscritto per tenere conto degli sviluppi della vicenda.
Sta creando comprensibilmente scalpore la notizia che dei dipendenti di Tesla
hanno dichiarato che fra il 2019 e il 2022 alcuni video ripresi dalle
telecamere di bordo di cui sono dotate le auto di questa marca sono stati
fatti circolare per divertimento all’interno dell’azienda, violando le regole
interne di privacy. A seguito di questa notizia, un proprietario statunitense
di una di queste auto ha avviato una class action contro Tesla (RSI.ch).
Le descrizioni dei video fatti circolare dai dipendenti includono per esempio
un uomo che si è avvicinato a una Tesla mentre era completamente nudo,
incidenti, animali, cartelli stradali e immagini riprese all’interno dei
garage degli utenti, che mostrano oggetti intimi. Fra queste immagini c’è
anche la
Lotus Esprit “sommergibile”
usata nel film della serie di James Bond La spia che mi amava del 1977.
Questa famosissima Lotus è oggi di proprietà di Elon Musk.
Nella concitazione di riferire la notizia, la cui fonte originale è un lungo e
dettagliato articolo di
Reuters, molte delle testate che l’hanno riportata hanno tralasciato informazioni
molto importanti e pubblicato notizie tecnicamente scorrette.
Prima di tutto,
le immagini descritte da Reuters provengono dalle telecamere
esterne dei veicoli, non dalla telecamera interna, che è montata sui modelli più recenti per monitorare l’attenzione del
conducente durante la guida assistita, come fanno anche altre marche [Ford, per esempio]. Ma molte
testate giornalistiche hanno scritto erroneamente che si tratta di immagini
“prese all’interno dei veicoli” [ANSA, 2023/11/04, copia permanente, ho
chiesto
spiegazioni pubblicamente] o che
“dentro le auto i conducenti venivano filmati” (La Regione, copia permanente; ho
segnalato
l’errore).
Mi sono procurato e letto anche i
documenti pubblici
della
class action: non contengono alcun riferimento a immagini prese
all’interno dei veicoli.
Il problema, insomma, non riguarda chi sta dentro il veicolo e che
probabilmente come proprietario sa di guidare un’auto dotata di telecamere di
sorveglianza, ma riguarda le persone che passano vicino a un’auto di questo
tipo e che possono essere facilmente inconsapevoli delle sue dotazioni
tecnologiche.
Questi veicoli, infatti, hanno numerose telecamere esterne, poco visibili, che
guardano in tutte le direzioni e sono attive durante la marcia, per consentire
le funzioni di guida assistita e per fungere da
dashcam, e anche durante la sosta, se il conducente ha attivato la cosiddetta
modalità Sentinella
per proteggere l’auto contro furti e vandalismi [funziona].
Una compilation di incidenti e tentativi di furto documentati dalle telecamere perimetrali di veicoli Tesla.
Se vi siete mai avvicinati a una Tesla parcheggiata e avete notato che i suoi
fanali hanno iniziato a lampeggiare, è perché il veicolo aveva attiva la
modalità Sentinella e quindi vi ha avvisato discretamente di avervi visto e
potenzialmente registrato.
Le telecamere esterne (1, 3, 4, 5) di una Tesla Model Y, descritte nel
manuale online: 2 indica i sensori di prossimità ultrasonici; 6 indica il radar.
Una telecamera laterale esterna di una Tesla Model 3. Fonte:
Wikipedia.
Un altro aspetto importante che è stato spesso tralasciato è che
le immagini delle telecamere vengono trasmesse a Tesla e alle aziende che
collaborano con Tesla solo se l’utente dà il proprio consenso. Questo viene detto esplicitamente nell’articolo originale di Reuters [“if a customer agrees to share data”] ed è indicato nell’informativa sul trattamento dati
di Tesla, che specifica che
“È possibile controllare i dati che si condividono toccando Comandi >
Software > Condivisione dati”. Lo stesso vale per la telecamera interna, secondo quanto indicato dal
manuale:
“Per impostazione predefinita, le immagini e i video registrati dalla
telecamera restano all'interno del veicolo e non vengono trasmessi a
nessuno, nemmeno a Tesla,
a meno che non sia stata abilitata la condivisione dei dati”.
Questi video possono essere visti dal proprietario e,
se il proprietario ha dato il consenso, anche dai dipendenti di Tesla e
delle sue affiliate. Se avviene un incidente, le immagini delle telecamere
vengono inviate a Tesla.
[Inoltre l’informativa sulla privacy parla specificamente dei dati delle
telecamere, precisando ancora una volta che è necessario il consenso
opt-in dell’utente:
“In order for camera recordings for fleet learning to be shared with Tesla,
your consent for Data Sharing is required and can be controlled through
the vehicle’s touchscreen at any time. Even if you choose to opt-in, unless we receive the data as a result of a
safety event (a vehicle collision or airbag deployment) — camera recordings
remain anonymous and are not linked to you or your vehicle”. I tipi di dati raccolti da Tesla sono schematizzati bene in
questo articolo di Electrek]
In sintesi: indubbiamente l’articolo di Reuters denuncia una violazione
inaccettabile delle regole di confidenzialità da parte dei dipendenti di Tesla
e rivela una cultura aziendale di disinvolta condivisione interna di queste immagini.
Ma va anche considerato che se uno va in giro nudo e lo fa davanti a un’auto
dotata di telecamere, sua o altri, che lo avvisa della presenza di quelle
telecamere lampeggiando, forse il problema non è soltanto di Tesla.
Più in generale, questa vicenda mette bene in luce un problema di moltissimi
dispositivi connessi a Internet, dagli assistenti vocali alle dashcam alle
telecamere di sorveglianza che salvano le registrazioni nel cloud alle
automobili di qualunque marca che trasmettono dati e immagini ai loro
produttori. Se avete Alexa o Google Home in casa, pezzi delle vostre
conversazioni vengono inviati ad Amazon o Google, rispettivamente, e quindi i dipendenti
possono ascoltare quelle registrazioni. E se possono farlo, conoscendo la
natura umana è probabile che lo faranno e le condivideranno, e non solo per motivi di lavoro.
Per questo da anni si raccomanda agli utenti di questi dispositivi di
chiedersi quali dati vengano raccolti e come sia possibile evitare questa
raccolta, scegliendo prodotti che minimizzano la raccolta di dati o che
permettono all’utente di rifiutarla o limitarla; per questo esistono i Garanti
per la privacy, che spesso vengono visti dall’opinione pubblica come un
pedante ostacolo (come si è visto con la vicenda del cosiddetto “blocco” di ChatGPT in
Italia).
Leggete, una volta tanto, i manuali dei dispositivi connessi che acquistate e
scoprite come si impostano le funzioni di blocco della condivisione dei dati
che non volete far circolare. Farete un favore a voi stessi e agli altri.
[Piccola precisazione personale: ho una Tesla Model S, ma essendo un modello
del 2016 non è dotata di telecamere perimetrali ma solo di telecamere frontali
e posteriori, che non registrano nulla e non inviano nulla a Tesla. Però ho
installato una dashcam che registra costantemente quello che avviene
esternamente; questa telecamera tiene i dati per sé e non li condivide con
nessuno]
Questa sera alle 19 ora italiana sarò ospite di Tesla Owners Italia, su YouTube, per due chiacchiere in libertà con Carlo Bellati, Luca Del Bo e Daniele Invernizzi sulla recente presentazione del cosiddetto Master Plan 3 di Tesla nel corso dell’Investor Day, che ha deluso chi si aspettava grandi annunci ma contiene dati molto interessanti, alcune novità intriganti e soprattutto una parola che è raro sentire di questi tempi: speranza. Se vi interessa, le slide della presentazione sono qui; l’embed di stasera è qui sotto.
Questa, invece, è la lunga registrazione della presentazione di Tesla, già posizionata sul momento di inizio, saltando l’ormai immancabile ritardo.
Questa sera alle 19 sarò ospite di Tesla Owners Italia per una mezz’oretta di
diretta streaming su vari argomenti, da SpaceX a Elon Musk alle prossime
novità sulle auto elettriche e/o autonome. Potete seguirla qui sotto:
l’immagine di anteprima è tratta da un
meme
piuttosto discutibile diffuso di recente da Elon Musk. Buona visione!
C’è una particolarità poco conosciuta di tutte le Tesla: l’interfaccia web dei
loro account contiene dei codici nascosti che rivelano molte caratteristiche
importanti dell’auto, fra le quali si annida, nel mio caso, un dato particolarmente interessante.
Questi codici si chiamano option code, e li ho scoperti grazie
a questo video di
Matteo Valenza, che presenta
Ginger e la sua dettagliatissima
guida all’acquisto di una
Tesla Model S usata. Fra le tante cose che racconta la guida ci sono questi codici e le
istruzioni su come ottenerli per il proprio veicolo.
In estrema sintesi, per ottenerli si entra nel proprio account Tesla e si fa
clic destro sull’immagine della propria auto per visualizzarla in una scheda
separata, come mostro qui sotto con il mio account:
Visualizzo il mio account...
...faccio clic destro sull’immagine dell’auto, scelgo di aprirla in una scheda nuova...
...e ottengo questa immagine.
Gli option code non sono nascosti nell’immagine: sono nel suo URL, che inizia con
https://static-assets.tesla.com/v1/compositor/?model=[tipo del modello di Tesla] e prosegue con
$BP00, $ADPX2, $AU00 eccetera: questa lunghissima serie di sigle che iniziano con il simbolo di dollaro è
costituita appunto dagli option code.
Questi codici sono decodificabili immettendoli per esempio in
questa pagina di Tesla-info.com e sono spiegati (anche in italiano) in tutte le loro variazioni qui su Pub.dev o presso Teslascout.com. Rivelano molte informazioni utili sia ai possessori di una Tesla sia a chi sta valutando di acquistarne una usata e vuole assicurarsi che il venditore gli stia dando informazioni corrette e complete: per esempio, questi codici indicano se l’esemplare specifico di auto ha la ricarica gratuita a vita sulle colonnine Tesla, la connettività dati gratuita, le sospensioni standard o evolute, la potenza del caricatore di bordo, il paese e l’area geografica originali, le finiture interne ed esterne e molto altro ancora.
Nel mio caso personale, ho trovato con particolare interesse la conferma di un dato tecnico che avevo sospettato sin dall’acquisto, quando ho fatto un po’ di calcoli sui consumi in ricarica e sull’autonomia: la batteria della mia Tesla (una Model S 70 del 2016) è limitata a livello firmware in modo da rendere disponibili solo 60 dei 70 kWh della capacità di carica nominale, riportata in un’etichetta un po’ nascosta.
Questa limitazione è indicata dall’option code$BR03, che significa Firmware limit (60kwh). In altre parole, nella mia auto ci potrebbero essere 10 kWh, ossia circa
50 km di autonomia extra, sbloccabili in qualche modo (per esempio chiedendo a Tesla). L’autonomia che ho (circa 340 km) è
comunque sufficiente, ma se fosse possibile aumentarla senza troppe spese o tribolazioni lo farei volentieri: un po’ di margine extra non fa mai male. Nei prossimi giorni esplorerò questa possibilità.
Se vi interessa saperne di più, ho trascritto tutti gli option code della mia Tesla in questo articolo su Fuoriditesla.ch.
Da pochi giorni alcuni dei punti di ricarica rapida di Tesla, i cosiddetti
Supercharger, accettano anche veicoli elettrici di altre marche anche
in Italia. Questo è un grande bonus per tutti gli utenti di auto elettriche,
che potranno così approfittare anche della vasta rete di ricarica rapida
dell’azienda, con oltre 35.000 stalli in tutto il mondo che offrono potenze
fino a 250 kW e sono situati presso alberghi e ristoranti ideali per una pausa
di viaggio.
Fino a novembre 2021, solo i veicoli Tesla potevano caricare presso le
colonnine rapide di Tesla. Poi l’azienda ha iniziato ad abilitare alcune
colonnine in Olanda nell’ambito di un progetto pilota (come ho raccontato su
Fuori di Tesla: News). A giugno 2022 sono state abilitate altre colonnine rapide di Tesla in
Danimarca, Finlandia, Germania, Lussemburgo e Svizzera (FdTN). Attualmente il progetto pilota è operativo anche in Francia, Norvegia,
Regno Unito, Spagna, Svezia, Belgio, Austria, Islanda e Italia, secondo
l’aggiornamento della
pagina informativa di Tesla.
In Italia, i Supercharger abilitati alla carica di veicoli non-Tesla sono
quelli indicati su questa mappa, ottenibile visitando
https://www.tesla.com/it_IT/findus e disattivando tutte le opzioni tranne
Supercharger disponibili per i veicoli non Tesla:
La mappa è consultabile anche nell’app di Tesla entrando nel proprio account e selezionando Carica il veicolo non Tesla, ma in questo caso mostra soltanto i Supercharger abilitati nelle vicinanze dell’utente.
Questa è invece la mappa di tutti i punti di ricarica rapida di Tesla in
Italia (abilitati e non abilitati alla carica di veicoli di altre marche):
Per usare le colonnine abilitate con un’auto diversa da una Tesla, è
necessario che l’auto abbia un connettore CCS Combo per la ricarica rapida (ce
l’hanno quasi tutti i modelli recenti) e che l’utente sia residente in uno dei
paesi inclusi nel progetto pilota e abbia installato sul proprio smartphone
l’app di Tesla, abbinandola a una carta di credito e creando un account.
Fatto questo, l’utente può recarsi a uno dei Supercharger abilitati, collegare
l’auto allo stallo, selezionare lo stallo nell’app e avviare la carica. Gli
utenti di auto Tesla non hanno bisogno di usare l’app: semplicemente collegano
l’auto allo stallo e la carica si avvia automaticamente. I prezzi sono
indicati nell’app e variano a seconda del sito e dell’orario.
L’apertura della rete di ricarica Tesla a tutte le marche potrebbe eliminare
alcune delle riluttanze attualmente esistenti verso le installazioni dei
Supercharger, per esempio presso le aree di servizio delle autostrade
italiane. Finora si poteva obiettare che installare un Supercharger favoriva
solo le auto elettriche di Tesla: ora comincia a non essere più
così. Inoltre l’uso a pagamento da parte di utenti di altre marche (a tariffe maggiori rispetto agli utenti Tesla) porterebbe a Tesla maggiori ricavi, investibili in una ulteriore espansione della rete di ricarica.
Per contro, questa apertura toglie ai proprietari di auto Tesla il
vantaggio di disporre di una rete di ricarica esclusiva e garantita: ora gli
stalli saranno maggiormente contesi.
Il progetto pilota procede con una certa cautela anche perché sono emersi
alcuni problemi strettamente pratici: per esempio, gli utenti delle auto non-Tesla che hanno la presa di
ricarica situata lungo la fiancata anziché verso il muso o la coda si sono
accorti che i cavi di alcuni Supercharger sono troppo corti per raggiungere la
loro presa, e quindi si trovano a parcheggiare di traverso, occupando più
stalli, per poter caricare.
Questo problema si presenta presso i Supercharger che hanno le colonnine
disposte di traverso, in fondo allo stallo, mentre quelli che hanno le colonnine disposte di taglio,
come divisori dei vari stalli, non comportano alcun ostacolo per chi ha la
presa sulla fiancata.
Tuttavia un’auto che ha la presa sulla fiancata
sinistra, come per esempio la Audi e-tron mostrata qui sotto, si trova
a usare la colonnina che invece verrebbe usata da una Tesla parcheggiata nello
stallo alla sua sinistra. Lo stallo a sinistra di quello occupato è quindi inutilizzabile per una
Tesla (ma è accessibile per un’altra Audi).
Nessun problema, insomma, se le auto in ricarica presso questi Supercharger “di
taglio” sono tutte Tesla o tutte non-Tesla, ma se si mescolano si perde
l’accessibilità di qualche stallo.
Man mano che l’elettronica si diffonde nelle automobili aumenta la quantità di
dati digitali che questa elettronica raccoglie, e capita sempre più spesso che
questi dati vengano anche trasmessi in tempo reale alle case costruttrici. È
la cosiddetta telemetria, resa popolare dalle corse automobilistiche,
le cui dirette televisive vengono arricchite dalla condivisione con gli
spettatori della velocità, dell’accelerazione e di vari altri dati che
arrivano via radio dalle singole vetture.
Di recente ho avuto la possibilità di esaminare da vicino quali dati vengono
raccolti da uno di questi sistemi di telemetria installati su auto da strada, ed è stata un’esperienza
illuminante: il livello di dettaglio è impressionante, e le implicazioni in
termini di privacy personale e di analisi degli incidenti meritano decisamente
di essere valutate con molta attenzione.
I dati di telemetria che ho esaminato si riferiscono a Tesla, che è una delle
marche che maggiormente punta sulla connettività e sul software per le proprie
automobili, ma anche altre case produttrici adottano soluzioni analoghe. Sono
dati che risiedono in una memoria locale, a bordo del veicolo, e vengono
trasmessi sostanzialmente in tempo reale alla casa costruttrice, che li
custodisce, conserva e analizza. Ogni proprietario di un’auto di questa marca
può richiederli accedendo alla
pagina apposita del sito di
Tesla con le proprie credenziali e seguendo le
apposite istruzioni. Esiste anche un’opzione di richiesta
dei dati dell’Event Data Recorder, un registratore di bordo
paragonabile alla “scatola nera” usata in aviazione, che è
accessibile
all’utente tramite cavi appositi e un software gratuito per Windows, fornito
dalla casa automobilistica.
Il file che si ottiene è in formato CSV standard e può essere letto da qualsiasi
applicazione compatibile, come Excel, Numbers o LibreOffice. È enorme e
dettagliatissimo: un solo giorno di telemetria può contenere decine di
migliaia di righe e occupare vari megabyte.
Ogni riga include un’indicazione della data e dell’ora precisa di ciascun
evento registrato. E gli eventi sono davvero tanti: vengono memorizzati oltre
240 parametri distinti, che permettono di ricostruire la dinamica di un
incidente in estremo dettaglio. Istante per istante, la telemetria annota
diligentemente dati ovvi, come la velocità, la direzione di marcia o
l’azionamento del freno o dell’acceleratore, e dati meno intuitivi, come il
rilevamento della presenza delle mani sul volante, l’accelerazione laterale e
longitudinale, la velocità di rotazione del veicolo intorno all’asse verticale
(in pratica la direzione nella quale sta curvando), la posizione del volante,
l’attivazione dell’ABS, le impostazioni delle funzioni di guida assistita e
persino le regolazioni dell’aria condizionata, dello sbrinatore e delle luci
interne.
Ma ci sono anche dati che riguardano la sfera personale: per esempio, vengono
registrate la presenza o assenza di persone sui vari sedili, l’apertura e
chiusura delle portiere, la regolazione dei sedili e la chiusura delle cinture
di sicurezza. Sorprendentemente, nel campione che ho potuto esaminare mancano
le coordinate GPS.
Comunque sia, con una varietà di dati del genere è possibile ricostruire gli eventi con
grande precisione, istante per istante, documentando quante persone erano a
bordo, a che velocità effettiva stava viaggiando il veicolo in un dato
momento, quando e con che forza è stato premuto il pedale del freno, e così
via, ma è anche possibile ricostruire i comportamenti privati delle persone, attraverso l’analisi dell’apertura delle portiere o della presenza di persone sui vari sedili.
Non c’è scampo, insomma, per chi dice per esempio che non stava correndo
troppo o che era solo in auto quando in realtà superava i limiti di velocità
in complice compagnia. Ma allo stesso tempo c’è un supporto prezioso e
oggettivo per documentare come sono andate realmente le cose in caso di
incidente, come in un
caso recente
avvenuto in Italia proprio con una Tesla, o per qualunque altra
controversia.
Per esempio, la storia delle automobili di quasi tutte le marche è ricca di
casi di
accelerazione improvvisa e incontrollata
dovuti a fattori tecnici in alcuni casi e a fattori umani in altri: avere un
registratore di bordo permette di chiarire una volta per tutte le responsabilità delle
parti.
Questo è l’elenco completo (refusi compresi) dei parametri in un file di
telemetria di Tesla: ho evidenziato alcuni dei più significativi.
VIN
DATE (UTC)
Charge Handle Communication Signal
Charge Cable Connected
Charge Cable Secured
Charge Port Door Button Pressed
Auto Lane Change State
Autosteer Driver Hands On Detection
Autosteer State (Unavailable is recorded when Autosteer is not available,
SNA is recorded when system state is not available)
Accelerator Pedal Position (%)
Brake Pedal Application
Cruise Control Set Speed (mph / kph)
Cruise Control State
Gear Selection
Vehicle Speed (kph) (Positive is forward direction)
UI Setting - Steering Sensitivity
Primary Steering Angle Sensor (degrees) (Positive indicates right
turn)
Primary Steering Torque Sensor (Nm) (Positive indicates right turn)
ABS Brake Event
Brake Master Cylinder Pressure (bar)
Brake Pedal Manual Application
Passenger Seat Occupant Classification
Accelerator Pedal Position Maximum - Sensor A (%) (max since previous
sample)
Come preannunciato, sarò ospite e relatore al Tesla Club Italy Revolution, la conferenza nazionale dedicata alla casa automobilistica Tesla e a tutto il mondo della mobilità elettrica, che si terrà a Bologna al FICO Eataly.
Fino a domani sera l’ingresso è scontato al 50%. I biglietti si prendono qui. Caso mai dovesse venire il dubbio, l’evento è aperto a tutti; non è necessario essere proprietari di auto elettriche, men che meno di Tesla.
Io parlerò di bufale elettriche e di come comunicare con gli elettroscettici, e se venite potremo scambiare due chiacchiere in giro e ascoltare i tanti relatori esperti in programma, che affrontano questioni come la durata e il riciclaggio delle batteria, i consumi di energia e altro ancora. Verrò con TESS (la mia Tesla Model S), ovviamente!
Il 17 settembre 2022 sarò ospite e relatore al Tesla Club Italy Revolution, la
conferenza nazionale dedicata alla casa automobilistica Tesla e a tutto il mondo
della mobilità elettrica, che si terrà a Bologna al FICO Eataly.
È un’occasione per conoscere da vicino il mondo della mobilità elettrica
attraverso le esperienze dirette di chi la usa, per vedere da vicino e provare
le varie auto offerte da Tesla attualmente e in passato e anche per conoscere
quali sono le realtà attuali e le prospettive a breve dello sviluppo di questo
tipo di trasporto sostenibile, grazie alle relazioni degli esperti del
settore.
Io ci vado per incontrare dal vivo tanti possessori di Tesla e comunicatori
del settore e per scambiare idee e soluzioni con loro. Nella mia relazione
parlerò delle principali bufale che circondano l’auto elettrica, di chi le
fabbrica attivamente, di come comunicare efficacemente con chi è stato
ingannato da queste bufale e parte da una posizione elettroscettica, e di come
proporre la necessaria transizione alla mobilità elettrica senza passare per
snob o fighetti in stile “che mangino brioches”, cosa oggettivamente
piuttosto difficile per chi si presenta con auto sportive di lusso o comunque
di fascia alta.
Se volete saperne di più, il sito della manifestazione è
Teslarevolution.net e il
programma è
qui. I primi
200 biglietti hanno il 50% di sconto. L’evento è organizzato da
Tesla Club Italy e non è affiliato a
Tesla, Inc. o ad altre aziende del gruppo.
---
Fra l’altro, oggi (22 giugno 2022) si celebra il decennale del debutto della
Tesla Model S, la prima berlina elettrica progettata da zero, un’auto che
sembrava impossibile, che ha dimostrato che le auto elettriche potevano non
solo competere con le auto a carburante ma anche superarle, e che ha dato
concretamente il via alla transizione dell’industria automobilistica verso
veicoli meno insostenibili prodotti in massa.
E giusto per ricordare quanto cambiano in fretta le cose, vorrei ricordare che solo due anni prima di questo debutto impazzava la tesi di complotto secondo la quale le auto elettriche erano già pronte ma venivano insabbiate dai poteri forti. Mi chiedo dove siano finiti tutti quelli che all’epoca reclamavano a gran voce quelle auto elettriche, ora che potrebbero comprarne una semplicemente andando da un concessionario di qualunque marca.
A partire da novembre 2021, Tesla ha avviato in Olanda un progetto pilota che
consente l’uso di alcune delle sue colonnine di ricarica rapida (fino a 250 kW),
i Supercharger, anche ad auto di altre marche. Ora ce ne sono anche in
Svizzera e in vari altri paesi europei.
Prima di questo progetto, solo le Tesla potevano ricaricare alle stazioni di
ricarica Tesla. Questa apertura cambia radicalmente le cose, eliminando una
delle critiche più frequenti ma introducendo anche alcuni svantaggi. Se volete
saperne di più, ho scritto un articolo sul mio blog apposito Fuori di Tesla News.
In queste ore (la sera del 24/12/21 mentre scrivo inizialmente questo
articolo) Tesla sta rilasciando progressivamente un aggiornamento software
molto esteso, denominato V11.0, che introduce numerose novità
interessanti e dimostra la potenza e la flessibilità di un’architettura che
consente di aggiornare il software del veicolo su connessione sicura via
Internet, senza dover andare in officina, e di un’automobile
software-defined.
Come sempre, non tutte le nuove funzioni sono disponibili su tutti i veicoli,
a seconda delle dotazioni hardware del singolo esemplare. Per l’occasione,
Tesla ha pubblicato un
raro aggiornamento del suo blog ufficiale.
Cambia parecchio l’interfaccia utente per tutti i veicoli dotati di processore
di infotainment
Atom o superiore: fra le varie novità, viene introdotto il
dark mode, ossia la possibilità di scegliere di avere sempre schermate
con sfondo scuro, anche di giorno, per ridurre l’abbagliamento in galleria
(finora il display adottava sfondi scuri automaticamente solo quando il sole
tramontava e aveva solo una regolazione automatica della luminosità in base
all’illuminazione ambientale).
Nel navigatore è ora possibile riordinare i waypoint, ossia le tappe
intermedie, che prima dovevano essere selezionate in un ordine preciso e non
modificabile.
Si può personalizzare il contenuto della barra menu inferiore per mettere
immediatamente a disposizione le funzioni più desiderate:
Se l’auto è dotata di telecamere laterali (lo sono tutte quelle da fine 2016
in poi), quando si aziona la freccia per cambiare corsia o per girare viene
mostrata automaticamente sullo schermo la visuale dell’angolo cieco:
Automatically see a live camera view of your blind spot when activating your
turn signal pic.twitter.com/FG9EOPe95D
Le telecamere perimetrali sono ora interrogabili in diretta via app anche in
buona parte dell’Europa (prima questa funzione esisteva solo negli Stati
Uniti). In pratica è possibile vedere sullo smartphone in tempo reale cosa
vedono le telecamere dell’auto. Non è ancora chiaro quali siano i paesi
europei nei quali viene attivata questa funzione: mi dicono che in Svizzera
non è attiva, mentre in Italia lo è.
Passando ad aggiornamenti molto frivoli ma sempre divertenti, ora è
disponibile il sudoku, si può consultare TikTok e si può anche giocare a
Sonic (collegando un normale controller da console di giochi a una
delle prese USB dell’auto):
Lo “spettacolo di luci”, ossia una sequenza automatica di accensioni di tutte
le luci e di azionamenti di varie parti dell’auto (finestrini e specchietti)
accompagnati dalla musica, è ora disponibile su tutti i modelli: prima era
offerto solo sulla Model X. Inoltre è ora programmabile e personalizzabile con
questo software, che
genera anche scritte (per chi ha i fanali anteriori a matrice) e a quanto pare
può essere utilizzato anche su auto di altre marche.
Queste sono solo alcune delle principali novità. I dettagli sono, appunto, nel
blog di Tesla.
Sto aspettando che arrivi anche a me questo aggiornamento per vedere quali di
queste novità vengono supportate da Tess, la mia Model S del 2016, che si
avvia ai sei anni di vita con su quasi 100.000 km e continua a ricevere
aggiornamenti anche grazie al fatto che ho sostituito il processore di
infotainment (quello che gestisce il “tablettone” centrale).
Se si potessero aggiungere le telecamere laterali (che Tess non ha), la
visualizzazione dell’angolo cieco sarebbe comodissima, anche per i parcheggi a
filo marciapiede. Tess non ha l’altoparlante esterno (e quindi non emette
rumore durante la marcia a bassa velocità), ma sto pensando di far fare un
retrofit apposito, come ho già fatto per il processore di
infotainment e per la compatibilità con le colonnine CCS.
2021/12/25 00:01. Buon Natale!
2021/12/27 20:30. L’aggiornamento è arrivato anche a me. Ho visto che
funzionano il dark mode, la personalizzazione dei widget sullo schermo
e i nuovi layout delle funzioni.
2021/12/28 21:40. Arrivano le prime valutazioni degli utenti, e molte sono negative: alcune funzioni importanti richiedono più pressioni di pulsanti rispetto a prima e questo riduce la sicurezza, perché aumenta il tempo di distrazione dalla guida. Inoltre non è possibile usare la funzione di personalizzazione delle icone immediatamente disponibili per mettere in primo piano cose importanti come lo sbrinamento del parabrezza. Anche alcune scelte di interfaccia non sembrano affatto pratiche e sensate (sono spariti quasi tutti i pulsanti “X” di chiusura delle finestre). Speriamo che, come consueto, le critiche portino a miglioramenti e correzioni.
Molti giornali e siti hanno pubblicato la notizia di un guasto informatico ai server di Tesla che
avrebbe appiedato tutti gli utenti di queste auto elettriche, chiudendoli fuori dai loro veicoli. Non è vero.
Semplicemente, ha smesso di funzionare per alcune ore il controllo
remoto tramite app. Chi aveva con sé la chiave (telecomando come quello
nella foto oppure tessera) ha potuto continuare a usare la propria Tesla. Lo
so perché durante il guasto dei server di Tesla, avvenuto intorno alle 21:40
GMT, ero in giro con la mia e non mi sono nemmeno accorto del guasto. L’ho
chiusa, aperta e avviata tranquillamente usando il telecomando apposito.
Ma l’idea degli utenti appiedati a causa delle loro auto troppo tecnologiche
era giornalisticamente troppo ghiotta. Per esempio,
BleepingComputer
ha
titolato“Tesla owners unable to unlock cars due to server errors” (poi ha
corretto
premettendo “Some”). Poi l’articolo stesso spiegava come stavano
realmente le cose:
“However, users can still unlock their cars using their phones over
Bluetooth, via key card, or via key fobs.”
Anche la BBC ha
titolato in modo ingannevole
“Tesla drivers left unable to start their cars after outage”.
Una volta tanto, Repubblica ha invece
tweetato
correttamente:
“Tesla, interruzione sul server: molte auto del marchio non si avviano con
la app in diversi paesi del mondo. Musk: "Ora ok, faremo controlli"”.
I server di Tesla sono ora di nuovo online e tutto è tornato alla normalità.
Lasciando da parte la non-notizia, può essere utile chiarire il funzionamento delle “chiavi” di una Tesla per chi non ha una di queste auto ed è stato fuorviato da dicerie e scarsa chiarezza delle informazioni diffuse da molte fonti.
In sostanza, le auto di Tesla non hanno una chiave propriamente detta per aprire le portiere o per avviarle:
non hanno un oggetto metallico sagomato da infilare in una serratura (e non hanno serrature o blocchetti di avviamento dotati di toppa). Come
molte altre marche, hanno una chiusura esterna (di portiere, cofano e bagagliaio) e un avviamento che sono elettronici e possono essere comandati in
molti modi.
Per esempio, possono essere azionati usando un telecomando (keyfob) oppure una tessera (keycard). Entrambi funzionano comunicando
direttamente con l’auto via radio se si è vicini al veicolo. Se il telecomando o la tessera si trova dentro l’auto, consente di guidarla: non c’è una chiave di avviamento da
inserire in un blocco a serratura. Il telecomando e la tessera funzionano
anche senza Internet e senza copertura cellulare.
Fra l’altro, il telecomando funziona anche se la batteria è scarica: basta appoggiarlo in un punto specifico della carrozzeria, dove c’è un apposito sensore che riconosce i componenti passivi presenti nel telecomando. La keycard non ha batteria e funziona passivamente, come fanno le carte di credito contactless.
Ma c'è anche un altro modo per aprire, chiudere e avviare una Tesla: l’app, da installare
su uno smartphone. Se si è vicini all’auto, l’app comunica direttamente con
essa via Bluetooth, senza aver bisogno di Internet. Se invece si è lontani dal veicolo, l’app comunica via Internet attraverso i server di Tesla.
Pertanto l’unico caso in cui un guasto ai server di Tesla impedisce l’uso dell’auto è
se l’utente ha con sé soltanto il telefonino e vuole comandare l’auto
da remoto. Il comando remoto è utile, per esempio, per accendere il riscaldamento o l’aria
condizionata prima di arrivare all’auto.
A parte questo, una Tesla rimane perfettamente guidabile e tutti i comandi di
bordo essenziali (luci, condizionatore, riscaldamento, eccetera) continuano a funzionare anche se i
server di Tesla non sono accessibili. Del resto, può capitare di viaggiare in
zone non coperte dalla rete cellulare o semplicemente di lasciare l’auto in un
parcheggio molto schermato, per cui è ovvio che l’auto deve poter funzionare
anche senza connettività cellulare.
Chi è rimasto a piedi durante l’interruzione del servizio dei server Tesla si è probabilmente affidato soltanto all’app, invece di portare con sé il telecomando e/o la tessera, e non sapeva come usare l’app via Bluetooth.
Andare in giro in auto contando su un’app e lasciando a casa il telecomando o
la tessera è una totale sconsideratezza. Con qualunque marca di auto.
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle
donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere
ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o
altri metodi.
È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della Rete
Tre della Radiotelevisione Svizzera, condotto dal sottoscritto: lo trovate
presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto). Questa è la versione Story, dedicata all’approfondimento di un
singolo argomento.
Questa puntata è una riedizione aggiornata e ampliata di un mio
articolo
di giugno 2021, che contiene informazioni di sicurezza automobilistica che
credo meritino di essere ripetute e soprattutto diffuse anche a chi ascolta i
podcast, magari in auto, ma non legge i blog, ora che le auto a guida
assistita, specialmente le Tesla, stanno avendo un picco di vendite.
Buon ascolto, e se vi interessano il testo e i link alle fonti della storia di
oggi, sono qui sotto!
---
Si parla tanto di intelligenza artificiale applicata alla guida autonoma, e
YouTube è piena di pubblicità e dimostrazioni di come le auto più moderne
siano, almeno in apparenza, in grado di viaggiare da sole. Nomi come Waymo,
Cruise, Tesla annunciano l’imminenza dei robotaxi: alcune aziende già
offrono il servizio a livello sperimentale. Ma questi video possono essere
molto ingannevoli.
Dimostrazione del “robotaxi” di Waymo a guida interamente autonoma.
Dimostrazione del software FSD beta di Tesla (non ancora disponibile in Europa
e rilasciato in USA solo a un numero limitato di utenti).
Questa è la storia di tre princìpi che possono creare un’illusione di
competenza di questi robotaxi annunciati, che può portare a gravi incidenti in
cui l’informatica incompresa ha un ruolo centrale, e di come le menti migliori
del settore stanno cercando di risolvere questo problema.
---
Ci sono tre princìpi fondamentali per capire il motivo e il pericolo degli
attuali sistemi di guida assistita, quella in cui il conducente resta
comunque responsabile, e di guida autonoma, quella in cui il conducente
non conduce ma è semplice passeggero passivo.
Il primo principio è questo: l’intelligenza artificiale usata per la guida
autonoma o assistita, più precisamente la sua parte denominata
machine learning, è semplicemente un riconoscimento di schemi e non costituisce
“intelligenza” in alcun senso significativo della parola.
Secondo principio: il riconoscimento di schemi fallisce in maniera
profondamente non umana e in situazioni che un umano invece sa riconoscere in
maniera assolutamente banale. Questo rende difficilissimo prevedere e gestire
i fallimenti del machine learning e quindi rende pericolosa la
collaborazione umano-macchina.
Terzo principio: qualunque sistema di guida autonoma o assistita basato
esclusivamente sul riconoscimento degli schemi è destinato a fallire in
maniera imbarazzante e potenzialmente catastrofica.
Prima di spiegare i dettagli di questi tre princìpi, riassumo cosa si intende
per machine learning: in estrema sintesi, si danno in pasto a un
software tantissimi esempi di una cosa, tantissimi esempi di cose differenti
(ossia che non sono quella cosa) e lo si “premia” quando riconosce
correttamente la cosa in questione.
Questo apprendimento automatico può raggiungere livelli di affidabilità
altissimi e in molti casi funziona egregiamente. Il riconoscimento ottico dei
caratteri e il riconoscimento vocale sono esempi di grande successo del
machine learning.
Ma si può dire che un sistema di riconoscimento di testi sia
intelligente? Capisce che sta leggendo un sonetto di Shakespeare o una
mail di spam, e può quindi adeguarsi di conseguenza? È in grado di considerare
il contesto e di usarlo per risolvere ambiguità?
No, perché non ha conoscenza del mondo reale; conosce soltanto delle forme (le
lettere) e assegna loro una probabilità di corrispondere a uno dei modelli che
conosce. Non sa nulla del loro significato e quindi non può correggersi di
conseguenza. E non importa quanti miliardi di campioni di lettere o di parole
gli si danno: non acquisirà mai la comprensione del testo.
Ogni tanto questi sistemi di riconoscimento sbagliano, ma non è un problema.
Se un sistema di riconoscimento di testi “legge” una parola al posto di
un’altra non muore nessuno. Se Alexa crede che l’abbiate chiamata, quando
invece stavate pronunciando il nome della vostra spasimata Alessia durante un
momento di passione, il peggio che può succedere è che la registrazione del
vostro amplesso finisca nel cloud di Amazon e venga scambiata fra i
dipendenti dell’azienda che fanno il monitoraggio dei campioni audio.
Imbarazzante, ma probabilmente non letale.
La ragazza che si chiama Alessia è un cosiddetto
edge case: un caso limite, una situazione rara che però fa sbagliare clamorosamente il
sistema di riconoscimento.
Questi sbagli avvengono in modi strani, perché l’addestratore umano, quello
che insegna al software a riconoscere una forma o un suono, non riesce a
calarsi nella “visione del mondo” che ha quel software e non riesce ad
anticipare tutti i modi possibili nei quali potrebbe prendere un granchio, e
non riesce quindi a insegnargli a riconoscere tutti questi casi limite.
Lo ha spiegato benissimo uno che di queste cose ne capisce a pacchi, Andrej
Karpathy. È direttore del reparto di intelligenza artificiale di Tesla,
un’azienda che sta basando i propri sistemi di guida assistita (per ora) e
autonoma (in futuro) sul riconoscimento visivo degli oggetti. In una sua
lezione magistrale del 2018 ha
mostrato due esempi fra i tanti.
[Mi correggo rispetto a quello che dico nel podcast: gli esempi del 2018
sono quelli qui sotto; l’esempio della bici è tratto invece da una sua
conferenza del 2019, linkata più avanti]
Quante auto sono? Una, quattro o due?
Come si possono annotare (identificare per il software) le linee di corsia
quando fanno così?
Un’auto caricata a coda in avanti su una bisarca: è un’auto in contromano?
Un altro esempio molto concreto di questi edge case viene
successivamente pubblicato con clamore e divertimento su Reddit: un camion ha
dei cartelli di stop dipinti sul portellone posteriore, e il sistema di
riconoscimento ottico dei cartelli di una Tesla li etichetta e li mostra come
se fossero cartelli reali.
Cosa succede se il sistema di decisione dell’auto ritiene che quei cartelli
disegnati siano reali e quindi inchioda in mezzo alla strada, creando la
situazione perfetta per un tamponamento a catena?
Ìl sistema è sufficientemente sofisticato da tenere conto del contesto e
quindi “sapere” che i cartelli stradali normalmente non si muovono lungo le
strade, e quindi è in grado di rigettare il riconoscimento e ignorarlo nelle
sue decisioni di guida?
Un conducente umano, avendo conoscenza del mondo, non avrebbe la minima
esitazione:
“sono chiaramente cartelli dipinti sul retro di un camion, li posso
tranquillamente ignorare”. Un sistema di guida autonoma o assistita non è necessariamente altrettanto
consapevole. E soprattutto il conducente potrebbe essere in difficoltà
nell’anticipare questi possibili errori che lui non commetterebbe mai.
Si potrebbe pensare che incontrare un veicolo con dei cartelli stradali
disegnati sul retro sia un caso raro. Ma è stato pubblicato online un altro
caso ancora più bizzarro: una Tesla Model 3 viaggia a 130 km/h e mostra un
flusso costante di semafori che appaiono dal nulla sulla corsia del
conducente.
Un essere umano sa in un millisecondo che questo è impossibile, perché ha
conoscenza del mondo e sa che i semafori non volano e non compaiono dal nulla;
il sistema di guida assistita no, perché non “sa” realmente che cosa sono i
semafori nel mondo reale e quindi non “sa” che non possono apparire dal nulla a
130 km/h.
Che cosa ha causato questo clamoroso errore di riconoscimento? Un camion che
trasportava semafori.
E non è l’unico caso segnalato dagli utenti di queste auto: altri conducenti
hanno citato addirittura
camion che trasportavano semafori accesi, che sono stati riconosciuti come impossibili semafori volanti dalle loro
auto.
Per non parlare delle bandiere verticali della Coop, nelle quali la forma
circolare delle lettere viene scambiata per quella delle luci di un semaforo.
[Ho aggiunto i due esempi seguenti, che mostrano la Luna scambiata per un
semaforo e un camion il cui retro è uno schermo che mostra la strada davanti
al camion stesso, dopo la chiusura della registrazione del podcast]
Questo è esattamente il tipo di errore che un conducente umano non
commetterebbe mai e che invece un sistema di guida basato
esclusivamente sul riconoscimento delle immagini farà, e farà in
circostanze imprevedibili. Con conseguenze potenzialmente mortali. Se state
valutando un’auto dotata di questi sistemi, pensateci bene. Se ne avete una,
pensateci ancora di più.
Certo, gli umani commettono altri tipi di errori, per cui alla fine
l’obiettivo di questi sistemi non è creare una soluzione di guida
assolutamente infallibile, ma semplicemente una che fallisca mediamente
meno (ossia causi meno incidenti) della media dei conducenti umani.
Ma tutto questo vuol dire che la guida autonoma basata sul riconoscimento puro
degli schemi è impossibile? Non è detto.
Una soluzione potrebbe essere semplificare l’ambiente operativo, creando
strade su misura, rigidamente normate, accessibili soltanto a veicoli autonomi
o assistiti. Per esempio, un ascensore (che in sostanza è un treno verticale
in una galleria verticale chiusa) è un sistema di “guida autonoma”
affidabilissimo, che richiede pochissima “intelligenza” grazie a un ambiente
operativo ipersemplificato.
Allo stesso tempo, va notato che ci sono esempi di sistemi che interagiscono
egregiamente con un ambiente operativo complesso pur avendo una “intelligenza”
molto limitata: le api. Con
un solo milione di neuroni
riescono a navigare, interagire con i fiori, comunicare con le altre api,
gestire gli aggressori e avere una società complessa e organizzata. hanno
persino delle
“votazioni”).
Noi abbiamo cento miliardi di neuroni, cioè centomila cervelli d’ape, a
testa e a volte non riusciamo a capire come indossare una mascherina o perché.
Chiaramente c’è un margine di ottimizzazione che le api sfruttano e noi no, ma
è anche vero che un’ape va in crisi quando incontra l’edge case di una
cosa che non esiste in natura, tipo una barriera trasparente: il vetro di una
finestra.
È anche possibile che estendendo il concetto di riconoscimento degli schemi
all’asse del tempo (ossia imparando a riconoscere come cambia un oggetto nel
corso del tempo) ed estendendo il concetto di schema a oggetti complessi come
incroci, rotatorie e attraversamenti pedonali, si riesca a ottenere risultati
accettabili.
[Aggiungo un esempio di tentativo di ricostruzione dell’ambiente 3D tramite riconoscimento di immagini lungo l’asse del tempo, proposto da Karpathy di Tesla nel 2019. Il video dovrebbe partire già posizionato nel momento esatto, altrimenti andate a 2:16:40]
Ma tutto questo richiede un database di esempi colossale, una classificazione
vastissima e una potenza di calcolo ancora più colossale.
Nessuno
dei sistemi attualmente in commercio ci si avvicina. Siate prudenti e non
fidatevi dei video su YouTube.