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2019/06/19

Starmus a Zurigo: festival di scienza e musica con astronauti e Nobel. Ci vado


Premi Nobel, scienziati, astronauti, artisti e musicisti da tutto il mondo saranno tutti insieme a Zurigo, del 24 al 29 giugno, per Starmus: il festival biennale di comunicazione della scienza e di arte e musica, fondato nel 2011 dall’astrofisico Garik Israelian.

Starmus è la fusione di stars e music. È un ciclo di conferenze scientifiche e di spettacoli che uniscono divulgazione della scienza e arte in una serie di esperienze uniche e irripetibili, come ho raccontato nel 2017 per l’edizione tenutasi a Trondheim, in Norvegia.

L’elenco degli ospiti e relatori è spettacolare. Saranno presenti ben sette protagonisti diretti delle missioni lunari Apollo: Michael Collins e Buzz Aldrin (che parteciparono allo storico primo allunaggio cinquant’anni fa), Charlie Duke, Harrison Schmitt, Russell Schweickart, Walter Cunningham e Alfred Worden. Se non avete mai incontrato un astronauta lunare, non perdetevi quest’occasione in cui sono in Europa tutti insieme.

Sul fronte musicale, Starmus proporrà fra gli altri Brian Eno, Brian May, Rick Wakeman, Hans Zimmer, Steve Vai e Giancarlo Erra. Hans Zimmer terrà un concerto speciale insieme a loro.



Per il cinema saranno presenti Damien Chazelle, regista premio Oscar per La-La Land e legato a Starmus per aver diretto First Man (film dedicato al primo uomo sulla Luna, Neil Armstrong); Dmitri Kiselyov, regista di The Spacewalker, che racconta i drammi e i trionfi della prima passeggiata spaziale della storia, effettuata da Alexei Leonov nel 1965; e Stephen Slater, produttore ed esperto analista degli archivi della NASA, nei quali ha riscoperto le immagini magnifiche, in altissima definizione, delle missioni lunari, mostrate nel documentario Apollo 11, che verrà proiettato durante il festival.

La scienza sarà rappresentata da ben undici premi Nobel, dall’astrofisica alle neuroscienze, che saranno contemporaneamente sul palco per una tavola rotonda unica nel suo genere. Ci saranno anche la fisica Fabiola Gianotti, direttrice generale del CERN, Jill Tarter (l’astrofisica che ispirò il libro e film Contact per la sua ricerca di segnali di vita extraterrestre), l'etologo Richard Dawkins, Alan Stern (coordinatore della sonda New Horizons che per prima ha fotografato in dettaglio il pianeta Plutone) e numerosi astronauti di tutte le nazioni: il canadese Chris Hadfield, i britannici Tim Peake e Helen Sharman, le americane Sandra Magnus e Nicole Stott insieme a Garrett Reisman, i russi Yuri Baturin e Gennady Padalka e lo svizzero Claude Nicollier.

Starmus è un’occasione speciale per sentir parlare queste figure fondamentali della scienza, dell’arte e dell’esplorazione spaziale e per incontrarle dal vivo in eventi informali e spettacolari, sempre chiari e comprensibili nella loro opera di divulgazione e comunicazione, per scoprire il cosmo e cambiare il mondo, come recita lo slogan del festival. Se volete farvi un’idea del livello delle conferenze, date un’occhiata al canale Youtube di Starmus.

Starmus V si terrà a Zurigo dal 24 al 29 giugno: il programma delle conferenze e dei concerti è qui. Tutti gli eventi saranno in inglese. È possibile prenotare l’intero festival o singole giornate dell’evento.

Io sarò lì come inviato della Radiotelevisione Svizzera per raccontare il festival e intervistarne i protagonisti. Restate sintonizzati.


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2019/06/18

Perché i ladri digitali preferiscono rubare account di gioco che carte di credito o conti bancari?

Questo articolo è il testo, leggermente ampliato, del mio podcast settimanale La Rete in tre minuti su @RadioInblu, in onda ogni martedì alle 9:03 e alle 17:03. Questa puntata è ascoltabile qui su RadioInblu.

Immaginate un ladro che vi entra in casa, vede sul tavolo le vostre carte di credito, e le lascia stare perché non gli interessano: va invece dritto verso la console di gioco di vostro figlio. È grosso modo quello che sta succedendo adesso su Internet, secondo i dati di un recente rapporto pubblicato da Akamai.

Il rapporto segnala infatti che la criminalità informatica si sta spostando sempre più verso gli account di videogioco. Dei 55 miliardi di tentativi di abuso di credenziali, ossia di nomi utente e password, rilevati nel corso di un anno e mezzo, ben 12 miliardi hanno riguardato utenti di videogame. Solitamente ai criminali non interessano le coordinate di accesso ai conti bancari o alle carte di credito che di solito sono associate agli account di gioco: vogliono proprio questi account, specialmente quelli di Steam. E i giochi più colpiti sono Fortnite, Minecraft, Clash of Clans e CounterStrike: Global Offensive.

Ci sono varie ragioni per questo interesse così insolito e per questa tendenza crescente. La prima è che gli account di gioco sono meno protetti di quelli bancari e delle carte di credito: pochi giocatori hanno password robuste e uniche e usano sistemi antifurto come l’autenticazione a due fattori. Inoltre le banche e le società che emettono carte di credito hanno sistemi di monitoraggio antifrode molto efficienti, mentre le aziende che gestiscono i videogiochi non sono altrettanto vigili. Rubare un account a un videogiocatore, insomma, è molto più facile che rubare un conto a un correntista.

La seconda ragione è che i ladri di account di gioco rubano e rivendono oggetti virtuali, immateriali, come le armi o gli indumenti rari e speciali per il proprio personaggio. Oggetti di questo genere possono costare centinaia e anche migliaia di euro. Ma alle forze dell’ordine interessa ben poco il furto di un oggetto immateriale. Provate a immaginare di andare in polizia a denunciare che vi hanno rubato un paio di bellissimi guanti digitali, che esistono solo all’interno di un gioco. Capirete che la vostra denuncia probabilmente non andrà in cima alla lista dei casi urgenti da risolvere.

Di conseguenza, i ladri online hanno più convenienza a rubare oggetti virtuali da un account di gioco che carte di credito o conti bancari: per loro è più facile rubarli, è più semplice smerciarli ad altri giocatori, ed è minore il rischio di essere oggetto di indagini.

Un altro motivo di questo boom di furti nei giochi, spiega il rapporto di Akamai, è che gli strumenti informatici per compiere questo tipo di reato costano pochissimo: con venti dollari un criminale può comperare il software che gli permette di tentare di violare centinaia di account in modo praticamente automatico.

Conviene insomma imparare a proteggere anche gli account di gioco usando le difese già disponibili ma spesso trascurate: password lunghe e differenti da quelle usate altrove e, se possibile, autenticazione a due fattori. Perché i soldi usati per comprare questi oggetti virtuali sono molto reali.

2019/06/17

Come aprire (quasi) qualunque porta: lezioni dagli esperti contro i ciarlatani

Troppo spesso chi vende prodotti per la sicurezza vende fumo: vale in informatica, ma anche nella sicurezza fisica. Deviant Ollam, un penetration tester pagato dalle aziende per mettere alla prova le loro difese contro gli accessi indesiderati, presenta in questo video le tecniche esilaranti ma inquietantemente semplici che gli permettono di entrare in qualunque edificio a causa dell’incompetenza e superficialità di chi progetta, installa e gestisce impianti di sicurezza.

Paradossalmente, scassinare la serratura è l’ultima delle opzioni, perché c’è quasi sempre un modo più semplice di far aprire una porta.

Preparatevi a ridere e piangere: le porte automatiche si aprono con una sigaretta o un palloncino e migliaia di auto della polizia americana hanno tutte la stessa chiave che si può comprare in qualunque negozio di ferramenta, e lo stesso vale per gli ascensori. Oltretutto Ollam è un presentatore divertente e appassionante.

Io ora non riesco più a guardare una porta automatica o una porta d’albergo senza notare quanto sarebbe facile aprirla senza chiavi.



Per quelli che si chiedono se sia irresponsabile o pericoloso divulgare queste nozioni di vulnerabilità: credete che i ladri non le conoscano già? Gli unici che non le conoscono sono i clienti ingenui che vengono buggerati dai venditori di sistemi fatti con i piedi e venduti senza scrupoli. Guardando questo video saprete quanto è sicura quella porta della vostra camera d’albergo e capirete come proteggervi meglio.


Fonte: BoingBoing.


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2019/06/16

Le immagini straordinarie di “Apollo 11” saranno nei cinema italiani il 9, 10 e 11 settembre: ecco i primi dieci minuti

Ultimo aggiornamento: 2019/06/16 16:00

Ho presentato le prime immagini inedite e restaurate del documentario Apollo 11 di Todd Douglas Miller quasi un anno fa, e l’ho visto su grande schermo di recente. Chi era alla mia conferenza al FICO Eataly di Bologna ieri sera ne ha visto un assaggio, su uno schermo magnifico e con un impianto audio splendido, che ha lasciato parecchi presenti letteralmente a bocca aperta. È una festa per gli occhi, costruita usando esclusivamente immagini originali delle missioni Apollo, girate su pellicola 70 mm, il miglior formato disponibile all’epoca.

Oggi segnalo con piacere che Apollo 11 uscirà nelle sale italiane per tre giorni, dal 9 all’11 settembre, tramite Nexo Digital in collaborazione con i media partner Radio DEEJAY, MYmovies.it e Discovery Channel. Le prevendite dell’evento cinematografico apriranno ufficialmente dal 20 luglio.

In Svizzera so che è preannunciata una proiezione al cinema Lux di Massagno; la data non è stata ancora annunciata ufficialmente, ma dovrebbe essere il 4 settembre.



Questi sono i primi dieci minuti del documentario, offerti da Uphe.com:


Trovate la sala con lo schermo più grande e l’audio più potente possibile: ne vale assolutamente la pena. Il decollo del Saturn V è un’esperienza da brivido, e le immagini spiegano da sole la storia senza bisogno di un narratore. Queste sono alcune di quest immagini, tratte dal comunicato stampa.























Il BluRay (regione 1) è già disponibile su Amazon; l’edizione europea dovrebbe uscire a novembre.


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2019/06/15

“American Moon” prova a dimostrare che le foto degli allunaggi sono false. Usando una foto falsa

Ultimo aggiornamento: 2019/06/15 15:40.

Un annetto fa un po’ di gente mi ha sfidato a debunkare American Moon, il video lunacomplottista di Massimo Mazzucco. All’epoca avevo risposto con questo articolo: in sintesi, un “ma anche no”.

Nei giorni scorsi mi sono divertito a debunkarne un pezzettino quando ho scoperto una perla stupenda [o meglio riscoperto, perché era nel trailer del video e, come mi avete fatto notare nei commenti, l’avevo segnalata a suo tempo e poi mi era passata di mente, forse perché pensavo che Mazzucco, una volta sgamato, l’avrebbe tolta dal film definitivo]: a un certo punto l’autore di American Moon interpella fotografi famosi, come Toni Thorimbert, Aldo Fallai, Oliviero Toscani, Nicola Pecorini e Peter Lindbergh, e chiede loro quali sono le anomalie che trovano nelle foto.

Loro rispondono con una serie di obiezioni, che trovate smontate in dettaglio in questa nuova sezione del mio libro gratuito Luna? Sì, ci siamo andati!; in sintesi, sono fotografi famosi e indubbiamente esperti, ma non hanno esperienza di foto nello spazio. Non conoscono le caratteristiche della luce in assenza di atmosfera e la riflettività particolare della superficie lunare, e non gliene faccio certo una colpa, visto che lavorano sulla Terra e non sulla Luna.

Ma la perla è che Mazzucco, nel suo video, chiede a ben quattro dei suoi esperti (Thorimbert, Toscani, Fallai e Lindbergh) di valutare la fotografia che vedete qui sotto in un fotogramma tratto da American Moon (a 1:43:25 della versione “light” del video).



Solo che la foto in questione è un fotomontaggio che circola da più di dieci anni (è opera di Ed Hengeveld): le mancano le tipiche crocette di riferimento e il Sole è stato vistosamente aggiunto con i classici effetti digitali di fotoritocco a computer (una fotocamera degli anni Sessanta non avrebbe mai prodotto lens flare o riflessi interni circolari).



In altre parole, Massimo Mazzucco ha chiesto ai fotografi se le foto lunari sono false... dando loro una foto falsa. Questo è il livello di serietà dei complottisti.


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Antibufala mini: il robot ribelle è un effetto speciale

Sta impazzando una serie di video nei quali un robot umanoide si ribella ai tormenti dei suoi addestratori umani.





Si tratta di una creazione digitale della Corridor. Questo è un loro video che mostra anche il dietro le quinte. Un’ottima trovata di marketing virale.


Quest’altro spiega ulteriori dettagli della realizzazione (da 6:10 in poi, dopo lo spottone promozionale):



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2019/06/14

Puntata del Disinformatico RSI del 2019/06/14

È disponibile la puntata di oggi, 14 giugno, del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotto da me insieme a Rosy Nervi.

La versione podcast solo audio (circa 24 minuti) è scaricabile da questa sezione del sito RSI (link diretto alla puntata), qui su iTunes (per dispositivi compatibili) e tramite le app RSI (iOS/Android) o su TuneIn; la versione video (musica inclusa) sarà nella sezione La radio da guardare del sito della RSI e verrà incorporata qui sotto quando sarà rilasciata.

Buona visione e buon ascolto!

Ci vediamo il 15/6 a Bologna per parlare di complotti lunari?

Come preannunciato nel calendario pubblico, domani (15 giugno) alle 20:30 sarò a Bologna, alla Sala C del Centro Congressi FICO Eatalyworld, in via Paolo Canali 8, per parlare delle tesi di complotto intorno agli allunaggi.

Sarà, come sempre, un’occasione per ricordare aspetti forse poco conosciuti e particolari di queste spedizioni straordinarie di cinquant’anni fa; in questo caso, poi, si potrà anche visitare la mostra Neil Armstrong - The First, curata da Luigi Pizzimenti, che raduna numerosi reperti storici riguardanti il primo essere umano a camminare su un altro corpo celeste.

L’incontro fa parte di un ciclo di eventi e conferenze dedicate alla Luna e allo spazio ed è organizzato dalla Associazione Astrofili Bolognesi. Maggiori dettagli sono su Bologna Agenda Cultura

Deepfake: Facebook non li toglie, neanche se il soggetto è Zuckerberg

Il problema dei deepfake, video generati applicando il volto di qualcuno al corpo di qualcun altro, facendogli fare e dire cose che non ha mai detto o fatto, è delicato: oltre ai divertissement come inserire un attore al posto di un altro in un film e oltre ai video pornografici apparentemente interpretati da celebrità, esistono infatti anche i deepfake politici: video falsi nei quali presidenti o figure politicamente importanti dicono o fanno cose imbarazzanti o sconvenienti.

La questione politica è emersa fortemente negli Stati Uniti in questi giorni perché un video falso, nel quale la presidente della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, sembra articolare a fatica le parole, è diventato virale, con oltre due milioni di visualizzazioni, ed è stato poi condiviso anche dall’influentissimo Rudy Giuliani, avvocato personale di Donald Trump.

Facebook, però, non ha rimosso il video: lo ha “deprioritizzato” e gli ha affiancato delle informazioni di fact-checking. Secondo il social network, infatti, la gente deve poter prendere le proprie decisioni informate su cosa credere e il compito di Facebook è assicurarsi di fornire alla gente informazioni accurate.

C’è chi trova un po’ pilatesca questa risposta e quindi ha deciso di sfidare Facebook creando e postando su Instagram (che è di Facebook) un deepfake che coinvolge Mark Zuckerberg, facendogli dire, in modo estremamente realistico e abbastanza credibile, cose come questa: “Immaginatevi questo per un secondo: un solo uomo che ha il controllo totale dei dati rubati di miliardi di persone, tutti i loro segreti, le loro vite, i loro futuri. Io devo tutto questo alla Spectre. La Spectre mi ha mostrato che chiunque controlli i dati, controlla il futuro“.


La Spectre dei film di James Bond, tuttavia, non c’entra nulla: si tratta del nome scelto da due artisti, Bill Posters e Daniel Howe, e dall’agenzia pubblicitaria Canny per un’installazione artistica presentata il mese scorso nell’ambito di un festival che si tiene a Sheffield, nel Regno Unito.

Un portavoce di Instagram ha dichiarato che questo deepfake verrà gestito come tutti gli altri: se verrà segnalato come falso e i fact-checker esterni confermeranno che è falso, verrà filtrato ed escluso. Di diverso avviso è invece la CBS, il cui logo compare nel video: la rete televisiva statunitense ha chiesto direttamente la rimozione completa.

Ci vuole però un occhio attento per accorgersi delle leggere imperfezioni di questi deepfake, e se le cose dette o fatte nei video sono plausibili è facile che gli utenti non si accorgano della falsificazione e non notino neanche gli avvisi dei fact-checker. Non è ancora chiaro, insomma, se la semplice etichettatura sia un rimedio sufficiente. Guardate per esempio quest’altro video della Spectre, che raffigura Kim Kardashian:



Secondo voi, quanti utenti distratti si accorgeranno che quello che dice è falso?

Dareste i vostri dati a Facebook in cambio di soldi, anziché gratis?

Facebook ha annunciato Study, un’iniziativa per la quale gli utenti sceglieranno volontariamente e consapevolmente di farsi sorvegliare in cambio di soldi.

La sorveglianza registrerà quali app sono installate sullo smartphone, quali attività vengonono svolte, il tempo speso in ciascuna attività, marca e modello dello smartphone, la connessione utilizzata e il paese di provenienza. Bontà sua, non raccoglierà password o messaggi.

L’offerta per ora è limitata a Stati Uniti e India e per motivi legali è sottoscrivibile solo da maggiorenni. Non si sa a quanto ammonterebbe il compenso per farsi pedinare digitalmente, ma è sicuramente di più di quello che Facebook paga gli utenti per farsi schedare, classificare e analizzare adesso nel normale uso del social network, ossia zero.

Conoscendo la natura umana, mi aspetto che i primi a sottoscrivere il servizio saranno i criminali informatici, che sommergeranno Facebook di dati inventati per ricevere il compenso.


Fonte aggiuntiva: Punto Informatico.


App di calcio ufficiale usa i tifosi come spie

Da un’app scaricata da chissà dove o diffusa da chissà chi ti puoi aspettare che possa essere ficcanaso. Ma che lo faccia un’app realizzata da un’organizzazione sportiva no.

Eppure è quello che è successo con LaLiga, l’app ufficiale del campionato spagnolo di calcio, che è stata colta a usare il microfono e la geolocalizzazione degli smartphone per trasformare milioni di utenti in spie, come spiega bene Punto Informatico.

L’app LaLiga, infatti, accende il microfono degli smartphone sui quali è installata e ascolta l’audio ambientale, alla ricerca dell’audio di una partita di calcio. Poi comunica ai suoi proprietari, la Liga de Fútbol Profesional, la localizzazione dello smartphone, per sapere se l’audio proviene da un locale non autorizzato a diffondere la partita.

La Liga è stata sanzionata con 250.000 euro per questa funzione dall’agenzia spagnola per la protezione dei dati (AEDP) perché gli utenti non venivano avvisati chiaramente dell’esistenza di questa forma di sorveglianza di massa. L’app dovrà inoltre essere eliminata entro la fine di questo mese.

I gestori dell’app si sono difesi dicendo che agli utenti veniva chiesto il permesso di attivare il microfono e la geolocalizzazione, e questa modalità spiona era indicata nelle condizioni di servizio. La diffusione abusiva delle partite, secondo La Liga, causa mancati introiti per circa 400 milioni di euro l’anno.

Qualcuno, probabilmente, ha visto Batman - Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, nel quale altoparlanti e microfoni degli smartphone vengono usati per localizzare i criminali a Gotham, e si è fatto venire un’idea senza ricordarsi che nel film questo comportamento era chiaramente descritto come un inaccettabile abuso di potere.

È impensabile chiedere a tutti di leggere le interminabili condizioni di servizio di ogni singola app, ma è ragionevole almeno consigliare di fare attenzione prima di concedere a un’app accesso a funzioni come la localizzazione o il microfono senza motivi più che trasparenti.


Fonti aggiuntive: El Diario, Graham Cluley, Reuters, El Pais.






Nuovo ricatto online: non abboccate

Molte persone e aziende che hanno un sito Internet stanno ricevendo delle mail di ricatto che minacciano di bloccare per sempre i loro account e di seppellirli sotto migliaia di proteste e recensioni negative se non verrà pagata una cifra in Bitcoin (circa 2400 dollari).

Questo è un esempio della mail di ricatto, che minaccia anche di mandare centinaia di mail e pubblicità a nove milioni di indirizzi, scatenando la loro ira e rovinando la reputazione del sito:

Hey. Soon your hosting account and your domain [nome del dominio] will be blocked forever, and you will receive tens of thousands of negative feedback from angry people.

Here is a list of what you get if you don’t follow my requirements:
+ abuse spamhouse for aggressive web spam tens of thousands of negative
+ reviews about you and your website from angry people for aggressive
+ web and email spam lifetime blocking of your hosting account for
+ aggressive web and email spam lifetime blocking of your domain for
+ aggressive web and email spam Thousands of angry complaints from angry
+ people will come to your mail and messengers for sending you a lot of
+ spam complete destruction of your reputation and loss of clients
+ forever for a full recovery from the damage you need tens of thousands
+ of dollars

Do you want this?

If you do not want the above problems, then before June 1, 2019, you need to send me 0.3 BTC to my Bitcoin wallet: 19ckouUP2E22aJR5BPFdf7jP2oNXR3bezL

How do I do all this to get this result:
1. I will send 30 messages to 13 000 000 sites with contact forms with offensive messages with the address of your site, that is, in this situation, you and the spammer and insult people. And everyone will not care that it is not you.
2. I’ll send 300 messages to 9,000,000 email addresses and very intrusive advertisements for making money and offer a free iPhone with your website address [nome del dominio] and your contact details. And then send out abusive messages with the address of your site.
3. I will do aggressive spam on blogs, forums and other sites (in my database there are 35 978 370 sites and 315900 sites from which you will definitely get a huge amount of abuse) of your site [nome del dominio]. After such spam, the spamhouse will turn its attention on you and after several abuses your host will be forced to block your account for life. Your domain registrar will also block your domain permanently.

Niente panico: è semplicemente una variante delle estorsioni pigre già viste nei mesi scorsi, come quella che diceva di aver spiato la vittima mentre visitava siti pornografici e chiedeva soldi per non diffondere il video (inesistente).

Ricevere una mail come questa non significa che il vostro sito è stato violato. Cestinate pure.

La cosa informaticamente interessante è che questo tipo di abuso di Internet tramite criptovalute ha portato alla creazione di un archivio pubblico, il Bitcoin Abuse Database, nel quale vengono segnalati i wallet legati a tentativi di truffa o estorsione. Questo ha il vantaggio di creare un monitoraggio e una traccia utilizzabili per risalire a chi si nasconde dietro l’anonimato di un portafogli digitale di questo tipo.

Come spiega il BAD, “il Bitcoin è anonimo se viene usato perfettamente. Per fortuna nessuno è perfetto. Anche gli hacker commettono errori. Basta un solo errore per collegare dei bitcoin rubati alla vera identità di un hacker”. Il monitoraggio di questo caso, relativo al wallet citato nella mail di ricatto, è qui.

Finora, fra l’altro, secondo Blockchain.info il wallet citato ha incassato esattamente zero.

Antibufala: Radiohead “hackerati”, che rispondono con stile

Ha fatto molto rumore il tentativo di ricatto digitale ai danni dei Radiohead: sono state trafugate circa 18 ore di registrazioni tratte dalle sessioni che portarono allo storico album OK Computer della band, uscito nel 1997, e sarebbero stati chiesti circa 150.000 dollari per non disseminare questo materiale.

Jonny Greenwood, uno dei membri della band, ha tweetato che si è trattato di un “hackeraggio”, usando proprio la frase “We got hacked last week”, ma in realtà l’hacking non c’entra:  Greenwood stesso ha chiarito subito dopo, nello stesso messaggio, che si è trattato di un furto tradizionale. “Qualcuno ha rubato l’archivio di minidisk [sic] di Thom [Yorke] risalente ai tempi di OK Computer e pare che abbia chiesto 150.000 dollari, minacciando di disseminarlo” (“someone stole Thom’s minidisk archive from around the time of Ok Computer and reportedly demanded $150,000 on threat of releasing it”).



Anche Thom Yorke ha parlato di “hackeraggio” (“we’ve been hacked”) nel suo annuncio della geniale risposta della band alla situazione: invece di cedere al ricatto, i Radiohead hanno stroncato sul nascere le possibilità di guadagno del ladro. Hanno infatti messo in vendita online su Bandcamp a prezzo simbolico (18 sterline, circa 23 franchi o 21 euro) una copia dei file audio presenti sui diciotto Minidisc rubati, devolvendo i ricavi al movimento ambientalista internazionale Extinction Rebellion. L’offerta è valida solo per un periodo limitato (18 giorni).

Un gruppo di fan, inoltre, ha pubblicato su Google Docs una ricostruzione degli eventi secondo la quale non ci sarebbe stata alcuna richiesta di riscatto. In realtà il ladro, o un suo complice, avrebbero messo in vendita i file rubati, chiedendo 500 dollari per ogni traccia e 50 dollari per ogni versione live, per cui il costo stimato per acquistare il contenuto di tutti e 18 i Minidisc si sarebbe aggirato sui 150.000 dollari.

In altre parole, l’hacking vero e proprio non c’entra, contrariamente a quanto riportano molti testate e persino la stessa band; ma l’informatica c’entra eccome, perché la reazione rapidissima dei Radiohead al furto delle registrazioni è stata possibile soltanto grazie a Internet.


Fonti aggiuntive: Graham Cluley, The Verge, Naked Security, NME.

2019/06/11

Instagram, like e follower a pagamento

Questo articolo è il testo, leggermente ampliato, del mio podcast settimanale La Rete in tre minuti su @RadioInblu, in onda ogni martedì alle 9:03 e alle 17:03. Questa puntata del podcast è ascoltabile qui su Radio Inblu. Ultimo aggiornamento: 2019/06/11 22:20.

Per molte persone, il numero di like e di follower sui social network è ormai diventato il modo principale di valutare gli altri e se stessi. Avere tanti seguaci e tanto gradimento di quello che si pubblica significa piacere a qualcuno ed essere importanti; non averne fa precipitare l’autostima.

Non è affatto un modo di pensare adolescenziale: la stessa fame di approvazione colpisce anche gli adulti. Oltretutto attira soldi: tanti soldi. Essere molto popolari sui social network significa ricevere proposte di sponsorizzazione da aziende che vogliono far vedere il più possibile il proprio marchio o prodotto. Significa, insomma, diventare influencer.

Ma non è tutt’oro quel che luccica. Infatti i follower e i like si possono comprare, e i prezzi sono stracciati. Esistono su Internet aziende specializzate che vendono mille like su Instagram per meno di dieci euro e cento follower per due euro. Quasi sempre si tratta di like e follower generati automaticamente con appositi programmi e non da persone reali. I falsi gradimenti sono una vera e propria industria.

Con questi prezzi, comprarsi seguaci è alla portata di tutti. A una adolescente che vuole far credere agli amici di essere popolare basta spendere qualche decina di euro per procurarsi tanti follower. Certo, sono finti, e lei lo sa, ma i suoi amici non lo sanno, perché vedono solo un numero totale, e soprattutto si innesca un effetto valanga: su questo nucleo fasullo iniziano infatti ad accumularsi anche follower veri, perché chi guarda il suo profilo vede che è una persona molto seguita e quindi comincia a seguirla per emulazione, pensando che se tanti la seguono, ci dev’essere una buona ragione. Questo attira altri follower, e così via.

Ma attenzione: questo meccanismo può funzionare a livello privato, ma non è per nulla efficace a livello commerciale o professionale. Comperare like e follower falsi nella speranza di diventare influencer sponsorizzati, o di far emergere la propria azienda, porta di solito a delusioni cocenti. Gli esperti di marketing digitale, infatti, sanno come riconoscere queste falsificazioni usando appositi strumenti di analisi e non reclutano chi gonfia artificiosamente la propria popolarità online. I giornalisti informatizzati, inoltre, smascherano questi trucchi, per cui barare è un autogol.

Alcuni di questi strumenti di verifica, come SocialBlade.com e Socialbakers.com, sono disponibili gratis a chiunque e permettono di analizzare in dettaglio i profili dei principali social network.

Per esempio, se un account Instagram ha centomila follower ma riceve meno di duecento like quando pubblica una foto, è ragionevole pensare che gran parte di quei follower sia falsa. Viceversa, se i like sono una percentuale elevatissima dei follower, probabilmente sono like pagati.

Acquistare like e follower, inoltre, è una violazione delle condizioni di servizio dei social network e quindi può portare alla sospensione dell’account. Se ci tenete a essere popolari nei social, non ci sono scorciatoie: in questo ambiente digitale un po’ finto e spesso superficiale, vi conviene creare qualcosa che attiri e coinvolga utenti veri.

2019/06/09

Auto elettriche, arriva l’obbligo che facciano rumore

Ultimo aggiornamento: 2019/06/11 22:25.

A partire dal prossimo luglio, i veicoli elettrici e ibridi a quattro o più ruote, per poter circolare legalmente nell’Unione Europea, devono essere dotati di un avvisatore acustico, non disattivabile, che generi un rumore continuo di almeno 56 decibel e non più di 75 decibel se l’auto è in movimento a velocità fino a 20 km/h.

Il nome tecnico dell’avvisatore è Acoustic Vehicle Alert System (AVAS).

Il suono esatto non è stato specificato (questo è quello proposto da Unece.org), ma deve includere alcune frequenze e salire e scendere di tono in base alla velocità. I dettagli dei cambiamenti della norma sono qui in italiano su Eur-Lex; la norma, se ho capito bene, è questa su Interregs.com; altre info sono su Europa.eu.

La teoria è che questo eviterà incidenti dovuti al fatto che ciclisti e pedoni, specialmente se ipovedenti o ciechi, non sentono arrivare le auto elettriche a bassa velocità e si affidano troppo al rumore abituale delle auto con motore a scoppio per accorgersi del sopraggiungere di veicoli.

L’AVAS sarà obbligatorio da luglio per tutte le auto elettriche e ibride nuove vendute nell’UE e diventerà obbligatorio per quelle già in commercio dal 2021, secondo HDMotori. Non è chiaro cosa debba fare chi, come me, ha già un’auto elettrica già circolante e se questa novità riguardi le auto in Svizzera (dove abito; ho chiesto lumi al Touring Club Svizzero).

In questi video trovati alcuni esempi di questo avvisatore acustico.







Rispetterò la nuova norma anche con la mia piccola auto elettrica vintage, e non credo che questi suoni rovinino eccessivamente il piacere del silenzio caratteristico delle auto elettriche, ma non capisco la logica che ha spinto gli estensori della norma a non imporre lo stesso obbligo agli altri veicoli silenziosi che possono colpire i pedoni, come le auto a idrogeno, le moto elettriche e le biciclette tradizionali ed elettriche.

Inoltre non mi risulta che siano previsti divieti ai pedoni di indossare cuffie ad altissimo volume mentre attraversano la strada (anche se dai commenti emerge che un pedone con cuffie viene considerato corresponsabile se viene investito). La sicurezza stradale si ottiene quando ciascuno fa la propria parte.


Fonti aggiuntive: NewAtlas, Unece.org, Motorinotizie.

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Ci vediamo a Firenze il 10 giugno per parlare di complotti lunari?

Come preannunciato nel calendario pubblico degli appuntamenti, domani (lunedì 10 giugno) alle 17:30 sarò a Firenze, all’Auditorium di Santa Apollonia (via San Gallo 25), per la conferenza “Guarda che Luna! Ma ci siamo davvero andati?”, che oltre a rispondere ai dubbi sugli allunaggi ne presenterà immagini rare e restaurate. L’ingresso è libero.

La conferenza fa parte di ScienzEstate, una serie di iniziative promosse da OpenLab, servizio di educazione e divulgazione scientifica dell’Università di Firenze. Il programma completo è qui.

Ringrazio Met e GoNews per la pubblicizzazione dell’incontro.

Nuova versione della sezione “Commenti più recenti”

Con i vostri suggerimenti e l’aiuto di Moreno Manzini, ho aggiunto a questo blog una pagina, questa, che elenca i commenti più recenti in forma estesa e ho quindi ridimensionato la sezione “Commenti più recenti” nella colonna di destra di questo blog, accorciandola e linkando la pagina estesa. Ditemi cosa ne pensate.

Quando le fake news le fanno i giornalisti: il “malore” di Miley Cyrus

“Miley Cyrus, selfie a letto con cannula al naso: improvviso malore”. Questa notizia falsa è sul sito del TGcom24 da ieri (copia su Archive.org). Non solo è falsa: nessuno l’ha rettificata. Questo significa fregarsene del proprio lavoro, della deontologia e dei lettori.



Lo stesso, anzi peggio, fa Il Giornale. In un articolo a firma di Novella Toloni, pubblicato due giorni fa e non ancora rettificato, la Toloni “informa” i lettori del Giornale che “La cantante e attrice americana ha, infatti, avuto una violenta reazione allergica dopo aver mangiato pietanze a base di molluschi. Inconsapevole della sua intolleranza Miley Cyrus ha mangiato il pesce che le ha procurato una forte reazione, con rigonfiamento della gola e conseguente insufficienza respiratoria.” (copia su Archive.org).


“Miley Cyrus, si mostra ai fan con la cannula dell'ossigeno dopo un malore”


Ma non è vero niente. Miley Cyrus ha partecipato a un episodio della serie di fantascienza distopica Black Mirror di Netflix, per la quale ha fatto un post promozionale su Instagram e su Twitter usando il nome del proprio personaggio nella puntata, Ashley O. Nei suoi post, per chiarezza, c’è l’hashtag #BlackMirror e viene menzionato l’account @netflix.



Ashley O is unable to perform due to a detrimental shellfish allergy. She is still capable of SHELFIES! #AshleyO #BlackMirror @netflix

Senza fare troppi spoiler, nella puntata di Black Mirror il personaggio interpretato da Miley Cyrus è in ospedale, come spiega Davide Sica su Everyeye.it. Ed è solo per questo che la cantante ha fatto questi post, cambiando identità e mettendo questi hashtag e queste menzioni. Nella realtà non ha avuto nessun malore e nessuna reazione allergica a molluschi. Per saperlo basterebbe informarsi prima di scrivere.

Paradossalmente, Novella Toloni cita proprio la puntata di Black Mirror, dicendo che “Miley Cyrus parla di lei come Ashley O il suo personaggio nella7 serie Netflix "Black mirror" per scherzare sulla vicenda, che però è tutt'altro che leggera.”  E lo stesso fa l’anonimo estensore di TGcom24: “Ora la cantante e attrice di "Black Mirror" (Miley è la protagonista di un episodio della stagione 5 della nota serie tv nei panni della pop idol Ashley O, ndr)...”. Ma a nessuno dei due si accende la lampadina.

Per carità, posso capire che in una redazione di stressati sottopagati possa capitare l’equivoco o l’errore. Ma quello che trovo imperdonabile è che l’errore non venga corretto.

E poi ci sono i giornalisti che dicono ancora che le fake news stanno su Internet.


2019/06/10: La notizia falsa su TGCom24 è ancora lì, intatta e senza vergogna. La notizia falsa sul Giornale è stata invece riscritta senza alcuna rettifica, con buona pace della deontologia.



Ringrazio Claudio Michelizza di Bufale.net per la segnalazione iniziale.


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2019/06/08

Puntata del Disinformatico RSI del 2019/06/07

Ultimo aggiornamento: 2019/06/14 18:15.

È disponibile la puntata di ieri, 7 giugno, del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotto da me insieme a Rosy Nervi.

La versione podcast solo audio (circa 24 minuti) è scaricabile da questa sezione del sito RSI (link diretto alla puntata), qui su iTunes (per dispositivi compatibili) e tramite le app RSI (iOS/Android) o su TuneIn; la versione video (musica inclusa) è nella sezione La radio da guardare del sito della RSI ed è incorporata qui sotto.

Buona visione e buon ascolto!

2019/06/07

(Risolto) Chiedo aiuto: come fare un backup di 15 anni di blog?

Ultimo aggiornamento: 2019/06/07 23:20.

Scrivo in questo blog ormai da quindici anni e vi ho pubblicato poco meno di 6700 articoli. Voi avete aggiunto decine di migliaia di commenti. Ma ora non riesco più a farne il backup: è diventato troppo grande. Chiedo il vostro aiuto per decidere cosa fare.

Il metodo di backup standard di Blogger, che ho usato fin qui (Impostazioni - Altro - Backup), non funziona più: crasha puntualmente ogni volta, dopo aver superato il centinaio di megabyte. Ed è così da parecchie settimane. Ho già chiesto lumi all’assistenza di Blogger. Pare che sia un problema diffuso.

Ho considerato vari scenari, ma nessuno mi sembra soddisfacente:

  • Proseguire questo blog altrove. L’URL breve Disinformatico.info non funzionerebbe più (o porta qui, o porta al nuovo blog); molti lettori si perderebbero nella transizione.
  • Non fare più il backup. Sperando che Blogger non chiuda mai e che questo mio account non venga mai bucato e cancellato da qualche burlone o complottista vendicativo.
  • Copiare i nuovi articoli a un altro blog e fare il backup di quello. In questo modo terrei l’ultimo backup corretto di questo blog e farei il backup della copia dei post sul nuovo blog. Il guaio è che in questo modo dovrei ri-copiare gli articoli ogni singola volta che li modifico e si perderebbero i commenti.
  • Creare uno script che salvi il blog. Mi basterebbe qualcosa che salvasse tutti i post di un mese, ma non ho il tempo di crearlo e testarlo. Voi sapreste/vorreste crearlo? Sono disposto a pagare.
Dai primi commenti è già arrivato il suggerimento di tentare il backup con Google Takeout. L’ho fatto, e in pochi minuti mi è arrivato un file ZIP da 169 MB che contiene tutti i miei blog su Blogger.com, tutti i post e i relativi commenti. Il backup è in formato Atom e da un controllo a campione ha l’aria di essere completo, anche se un po’ incasinato per un eventuale ripristino. Ma almeno il testo dei post c’è.

Che dire: grazie a tutti e in particolare a Paolo Maggio, artefice del suggerimento di provare Takeout!

Un gatto artificiale che fa le fusa? Su Internet c’è

Il sito si chiama Purrli.com. Non dico altro. Divertitevi.

Antibufala: per il 5G bisogna abbattere gli alberi!

Stanno circolando varie immagini di alberi tagliati o abbattuti lungo strade cittadine, accompagnate da testi che affermano che si tratta di tagli imposti per consentire l’introduzione della nuova tecnologia di trasmissione 5G.

In realtà il 5G non c’entra nulla: si tratta di sostituzioni, non di abbattimenti. Ma qualcuno vuole soffiare sul fuoco della polemica, partendo dall’idea solo in parte corretta che i segnali radio del 5G vengano attenuati dal fogliame.

La foto qui accanto, per esempio, viene diffusa dicendo che si tratta di una località olandese, ma in realtà l’immagine mostra una località in Belgio, dove fra l’altro gli alberi sono già stati ripiantati, come spiegano i siti di notizie locali e Metabunk.

Un altro esempio viene presentato da Bufale un tanto al chilo, che spiega che alcune foto circolanti in realtà riguardano “Place Gambetta a Bordeaux, dove, per riqualificare l’area, a novembre 2018 sono stati abbattuti dei castagni. Quello che TerraRealTime non vuole che sappiate è che il progetto di riqualificazione prevede che da 38 alberi che erano, ne vengano piantati 71.”

Qualcuno sta chiaramente fabbricando queste storie false: le ragioni per farlo possono essere tante, dal clickbait puro per guadagnare sulle visualizzazioni al trollaggio alla campagna orchestrata di disinformazione per impedire la costruzione di infrastrutture che possono, paradossalmente, ridurre l’esposizione ai segnali delle reti cellulari.

Automatismi pericolosi: YouTube consiglia i video di bambini a chi guarda video erotici

A volte gli automatismi concepiti con buone intenzioni hanno conseguenze inattese. Per esempio, quelli di Youtube che raccomandano quali video guardare, basandosi sul tipo di video appena guardato, suggeriscono video di bambini parzialmente vestiti agli utenti che hanno guardato altri video del genere, e spesso anche a chi non lo ha fatto.

Il risultato è stato documentato da tre ricercatori del Berkman Klein Center di Harvard ed è stato descritto sul New York Times. I ricercatori hanno impostato un server in modo che guardasse video, seguendo man mano le raccomandazioni automatiche di YouTube. Spiega il Times: “un utente che guarda video erotici può ricevere il suggerimento di video di donne che diventano notevolmente più giovani e poi di donne in pose provocanti che indossano vestiti per bambini. Alla fine, ad alcuni utenti vengono presentati video di ragazze anche di cinque o sei anni che indossano costumi da bagno o si vestono o fanno spaccate”.

YouTube è stata allertata e ha rimosso molti dei video, ma non ha disattivato il meccanismo fondamentale che consente questa situazione, ossia il sistema di raccomandazione di altri video analoghi nel caso specifico di video di bambini.

Il popolarissimo sito di video, per contro, ha annunciato da poco che non saranno più possibili le dirette in streaming di giovani minori se i minori non sono chiaramente accompagnati da un adulto.

Pensateci, prima di rendere visibile al mondo intero un video dei vostri figli piccoli o prima di lasciare che abbiano un proprio account Youtube personale: è meglio che conoscano alcune regole di sicurezza di base.


Fonte aggiuntiva: Sophos.

La TV smart non è mica tanto smart

Una TV Supra. Fonte: Amazon.
I televisori “smart” vanno molto di moda, e in generale l’etichetta “smart” viene appiccicata a qualunque dispositivo da reparti di marketing disposti a tutto.

Ma come dice da anni Mikko Hypponen di F-Secure, “ogni volta che un dispositivo viene descritto come ‘smart’, è vulnerabile” (“Whenever an appliance is described as being ‘smart’, it’s vulnerable”).

Esempio concreto: secondo le ricerche pubblicate da Inputzero, i televisori “smart” della Supra, specificamente i modelli “Smart Cloud TV”, sono vulnerabili al punto che un aggressore (o un semplice burlone) che stia sulla stessa rete Wi-Fi usata dal televisore può prendere il controllo dell’apparecchio e fargli mostrare sullo schermo qualunque video a sua scelta. Non occorre nessuna password: è sufficiente inviare al televisore una semplice istruzione HTTP GET.

Lo scopritore della falla, Dhiraj Mishra, ha pubblicato un video dimostrativo.


Se il televisore è collegato senza protezioni direttamente a Internet, è comandabile da remoto da qualunque parte del mondo sapendone soltanto l’indirizzo IP (cosa piuttosto facile da scoprire con Shodan e simili).

Il fatto che l’aggressore debba essere sulla stessa rete locale Wi-Fi non è un ostacolo molto serio: basta pensare a qualunque negozio, albergo o centro commerciale che offra Wi-Fi ai clienti e abbia messo i televisori sulla stessa rete usata dai clienti.

Per il momento il fabbricante non ha reso disponibile un aggiornamento; l’unica soluzione possibile, per chi ha comprato questo apparecchio, è scollegarlo dal Wi-Fi oppure collegarlo a una rete Wi-Fi separata alla quale non ha accesso nessun altro.

Da Facebook non ti devi aspettare privacy. Lo dice Facebook

A maggio scorso, durante la conferenza F8 dedicata agli sviluppatori di Facebook, Mark Zuckerberg ha dichiarato formalmente che la privacy è “il prossimo capitolo” nella storia del social network. Sul palco, dietro di lui, c’era lo slogan “The future is private”.


Per il presente, invece, la storia è ben diversa. Chi usa Facebook è abituato a pensare che esistano messaggi e post privati, e il social network ha una sezione informativa e una sezione delle impostazioni che sono dedicate alla privacy, ma gli avvocati di Facebook in tribunale dicono una cosa ben diversa.

In risposta a una class action riguardante il caso di Cambridge Analytica, infatti, i legali del social network hanno dichiarato che Facebook non può aver violato i diritti di privacy degli utenti perché “non c’è nessuna attesa di privacy” su Facebook e che “non c‘è nessuna invasione della privacy, perché non c’è privacy”. In originale: “no expectation of privacy... There is no invasion of privacy at all, because there is no privacy.”

Ricordatevene la prossima volta che qualcuno vi chiede di fare una discussione “privata” su Facebook.

2019/06/05

Repubblica e la balla del divieto USA di tagliare le unghie ai gatti

“No al taglio delle unghie: il disegno di legge che protegge i gatti di New York”, titola oggi Repubblica (copia permanente su Archive.org). Ma è una balla, perché il disegno di legge parla di declawing, ossia di asportazione permanente degli artigli.

Basterebbe leggerlo, il testo del disegno di legge:

BILL NUMBER: A1303B

SPONSOR: Rosenthal L (MS)

TITLE OF BILL: An act to amend the agriculture and markets law, in
relation to prohibiting the declawing of cats

PURPOSE: This bill prohibits the performance of declawing procedures on cats.

Basterebbe sapere l’inglese o aprire un dizionario gratuito:

declaw

transitive verb
: to remove the claws of (an animal, such as a cat) surgically

Basterebbe, insomma, non lavorare coi piedi.

Fra l’altro, non è una semplificazione del titolista incompetente: il testo dell’articolo di Repubblica (non firmato) ribadisce la balla.

New York si prepara a diventare il primo Stato a vietare il taglio delle unghie dei gatti

Rosenthal ha definito la recisione delle unghie, un atto "barbaro e disumano

La veterinaria Michelle Brownstein ha smesso di recidere le unghie 15 anni fa, quando ha constatato che la procedura ha conseguenze sui gatti per tutta la vita

Complimenti a Repubblica; grazie, ma ci bastavano già le notizie false che girano sui social network. Confidavamo nel giornalismo per difendercene, non per fabbricarle.


18:30


Repubblica ha provato a correggere, ma la pezza è peggiore del buco: adesso scrive che si tratta addirittura di “taglio delle falangi” nel titolo e precisa nell’articolo che “la deungulazione” è “la rimozione delle falangi dei gatti” (copia permanente su Archive.org). È vero che il declawing solitamente viene eseguito troncando l’ultima falange (la punta) delle zampe, ma quanti capiranno che ”rimozione delle falangi” non significa asportazione del dito intero? Non si poteva dire semplicemente “No alla rimozione delle unghie”? Mah.




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