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Antibufala: appello autentico per Madeleine McCann

Appello autentico per Madeleine, attenzione al passaparola impreciso


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "enrico.ass****" e "paolocata****". L'articolo è stato aggiornato ampiamente dopo la pubblicazione iniziale.

Stanno circolando vari appelli in favore di "Maddie McCanns" o "Madaleine McCann", una bambina inglese di tre anni scomparsa in Portogallo durante una vacanza con i genitori. Ecco alcuni testi di questi appelli:

Questa e-mail è stata scritta direttamente dalla famiglia di Maddie McCanns (Note: la bimba inglese di 3 anni sparita in Portogallo mentre in vacanza con i suoi genitori). che chiede solo di far girare questo messaggio scritto in inglese, spagnolo portoghese e francese in tutta Europa (o altrove se potete). Alla fine del messaggio troverete le foto di questa bambina.

Un altro appello recita così:

Scomparsa - l'occhio di Madeline è un indizio vitale. Per favore guarda

Inoltrando questa mail a tutta la tua rubrica si stima che in 2 settimane si possano coprire l'80% degli indirizzi mail.

[...]

La famiglia di Madeline ha diffuso questa foto, credendo che sia determinante per riconoscere la bimba. La foto della bambina mostra chiaramente il suo distintivo occhio destro, in cui la pupilla si fonde nell'iride blu-verde.

È questo contrassegno di distinzione che identificherà Madeleine, secondo la famiglia.

La famiglia è estremamente riconoscente a quanti collaboreranno.

La sig.ra McCann ha detto: "lo scopo del manifesto è evidenziare la distinzione nell'occhio del Madeleine.

"Diamo questa informazione, perché sappiamo che i suoi capelli potrebbero potenzialmente essere tagliati o tinti."

L'appello circolante è autentico: riguarda Madeleine McCann (attenzione: non Madeline, Madaleine o McCanns come scritto in alcune varianti del messaggio), che è scomparsa il 3 maggio 2007 a Praia Da Luz, in Portogallo, dall'appartamento di vacanze nel quale si trovava con i fratellini, mentre i genitori erano in un ristorante a poca distanza.

Ne hanno parlato diffusamente i media di tutta Europa: la BBC ne riferisce per esempio qui. La Wikipedia in lingua inglese riassume il caso qui. La bambina è facilmente riconoscibile grazie alla particolarità del suo occhio destro visibile nella fotografia qui sopra.

Evitate però di diffondere le versioni "mutanti" dell'appello e fornite sempre il rimando ai siti di riferimento originali, ossia www.findmadeleine.com oppure www.bringmadeleinehome.com. Questi siti contengono inoltre un volantino in più lingue (italiano compreso) e informazioni aggiornate sul caso della bambina. Occorre inoltre fare attenzione ai siti di sciacallaggio che hanno nomi simili a quelli indicati qui sopra.

Le coordinate telefoniche delle autorità alle quali rivolgersi se avete informazioni pertinenti al caso di Madeleine sono queste: 00351 282 405 400 (numero della polizia portoghese) e 0044-1883-731-336 (numero dell'ente benefico inglese Crimestoppers).
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Apple, una dozzina di falle da turare

Falle Mac OS X gravi, patch da installare subito


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "massimo.fia****" e "cp". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Apple ha rilasciato una patch che tura oltre una dozzina di falle, alcune decisamente gravi, all'interno del proprio sistema operativo Mac OS X. Una di queste falle permette di prendere il controllo di un Mac all'interno di una sottorete e quindi è ideale per esempio per un attacco all'interno di un ufficio o di un hotspot Wifi pubblico.

Per questa falla è già circolante il codice necessario per un attacco; un'altra falla importante è veicolata dai documenti PDF. Uno di questi documenti, se confezionato in modo ostile, consente di eseguire codice a piacimento sul Mac della vittima.

La patch è appunto pronta e dovrebbe essere installata automaticamente da Mac OS X. Se avete personalizzato Mac OS X per "disadminizzare" l'account che usate per la normale attività, tuttavia, l'installazione non è automatica ma va eseguita manualmente: basta cliccare sull'icona della mela nella barra menu e scegliere Aggiornamento Software.

E' importante notare che si tratta della quinta patch in cinque mesi per quanto riguarda il sistema operativo di casa Apple; il mito dell'inviolabilità del Mac va quindi ridimensionato con una sana dose di realismo. E' indubbiamente meno vulnerabile di Windows per una lunga serie di ragioni (non solo tecniche) e non ha altrettanti problemi di virus e malware, ma da questo ad atteggiarsi ad invulnerabile, come fanno spesso certi utenti Mac, ce ne passa.

Maggiori dettagli sulla patch e sulle falle che risolve sono in questo articolo di The Register.
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Disinformatico radio stamattina

Pezze per Apple, rimborsi bufala, Dell e Linux, storie di copyright e altro stamattina nel Disinformatico radiofonico


Ecco in sintesi i temi della puntata odierna del Disinformatico alla Rete Tre della RTSI (podcast e streaming), in diretta alle 11:
  • Una sporca dozzina di falle gravi in Mac OS X: il rattoppo è pronto
  • Allerta per un e-mail che promette rimborsi ma in realtà garantisce virus
  • L'appello per Madeleine McCann, una bambina scomparsa
  • Storie di copyright: sto preparando una puntata speciale sul tema e vorrei raccogliere le vostre esperienze di difficoltà, stranezze o benefici derivanti dal diritto d'autore, specialmente con riferimento a Internet: scrivete a disinformatico@rtsi.ch
  • Dati e considerazioni sul Linux preinstallato finalmente in vendita presso Dell
  • Attenzione ai messaggi di Insegreteriaa.it
A fra poco!
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Pausa per convention Trek

Saluti velocissimi dalla Sticcon!


Scusate se non mi faccio sentire per qualche giorno: sono indaffaratissimo a tradurre per gli attori ospiti di una convention italiana dedicata a Star Trek. Tutti i dettagli sono qui: fra un bombolone e l'altro, sono presenti a Bellaria Jonathan Frakes (William Riker in The Next Generation), Bobby Clark (il Gorn della Serie Classica), Alan Scarfe, Barbara March, J. Paul Boehmer, il Klingon J.G. Hertzler, Robert Leeshock, Louise Sorel (la splendida androide Rayna Kapec della Serie Classica), Sean Kenny (il capitano Pike) e Kathryn Leigh Scott (TNG).

Jonathan Frakes sul palco del Centro Congressi di Bellaria.
Foto gentilmente concessa da Rodri Van Click.

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Video BBC “bandito” dal Vaticano spopola in Rete

Vaticano vs Google; vince Google. Anzi no, vince la libertà d'informazione


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "sara-f****" e "felipardovino". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Nota di chiarimento: questo articolo non è un'invettiva contro la Chiesa Cattolica, come alcuni potrebbero pensare nella foga della polemica di questi giorni. Se la prende con l'ottusità di chi, nelle istituzioni laiche come in quelle religiose di ogni genere (non soltanto cristiane -- penso a Scientology), pensa ancora di avere il diritto di decidere cosa proibire a un adulto di vedere o leggere, e soprattutto pensa di averne ancora la capacità tecnologica. Capacità rimossa grazie a Internet, ma che rischia di ritornare se s'impongono i lucchetti digitali del DRM.

Aggiornamento (2007/05/26): Il video è stato rimosso da Google Video nella versione linkata in questo articolo, ma è tuttora reperibile altrove digitandone il titolo.


Sex Crimes and the Vatican è il titolo del video più popolare del momento su Internet: un video che Avvenire definisce "infame calunnia". E' un documentario della BBC, prodotto dalla celeberrima redazione d'inchiesta di Panorama (nulla a che vedere con l'omonima testata cartacea italiana), che raccoglie testimonianze di pedofilia e abusi sessuali all'interno della Chiesa Cattolica.

Il documentario afferma anche l'esistenza di un documento segreto, il cosiddetto Crimen Sollicitationis, che definirebbe le procedure per la gestione degli scandali pedofili coinvolgenti esponenti della Chiesa. Sex Crimes and the Vatican dice che questo documento segreto impone il giuramento del silenzio alla vittima minore, al sacerdote che si occupa del procedimento e agli eventuali testimoni.

Non entro nel merito della questione, se non per dire che l'"infame calunnia" non si può smontare a colpi di censura preventiva chiedendo di bloccarne la messa in onda (in Anno Zero di Michele Santoro). L'Indice dei Libri Proibiti, signori miei, è un tantinello démodé. Nel ventunesimo secolo, le notizie false non si nascondono e non si smentiscono invocando istericamente il principio d'autorità: si sbufalano pubblicamente presentando i fatti e lasciando che siano i lettori a decidere chi ha torto e chi no. La BBC ha torto? Si mostri dove. Se il reportage è una bufala, si faccia il debunking, insomma. Internet è fatta apposta.

Aggiornamento: il debunking (o perlomeno un chiarimento tecnico) è arrivato, sotto forma di questo articolo di Massimo Introvigne e questo articolo di Sandro Magister, con informazioni e link al testo originale del documento contestato. La trascrizione dell'inglese del documentario fornita dalla BBC è qui e contiene dichiarazioni non trascurabili di consulenti di diritto canonico e di ex monaci che sembrerebbero confermare la tesi della BBC, nonché le parole di fuoco di Frank Keating, capo della commissione d'inchiesta della Chiesa sugli scandali pedofili in USA.

E' importante distinguere fra la questione del Crimen, che è materia di interpretazione del diritto canonico, e i fatti terribili descritti e documentati nel programma: è del resto quello che fa l'arcivescovo cattolico Vincent Nichols nella sua protesta alla BBC (pubblicata dalla BBC stessa). La pagina web dedicata dalla BBC al programma fa notare che anche una commissione governativa britannica è arrivata alla conclusione che "una cultura della segretezza e il timore dello scandalo ha portato alcuni vescovi ad anteporre gli interessi della Chiesa Cattolica alla sicurezza dei bambini". Questa non è una frase di un giornalista, ma di un rapporto ufficiale governativo.

La BBC nota anche che "Il Vaticano ha rifiutato le reiterate richieste di Panorama di rispondere a qualunque dei casi presentati nel filmato". Il documentario non è stato certo gradito dalla Chiesa Cattolica, ma risulta secondo nella classifica dei più apprezzati dai telespettatori, per quel che può valere l'opinione pubblica.

Ripeto: non voglio entrare nella querelle e fornisco questi link soltanto per informazione.


Le regole sono cambiate, anche se molti (religiosi e laici) non l'hanno ancora capito. Oggi la censura, il divieto fatto agli adulti di vedere una trasmissione TV, specialmente se proveniente da una testata di indubbia reputazione come la BBC, sono percepiti come un tentativo arrogante di decidere sopra la testa delle persone e di gettare al vento il diritto alla libera informazione che è una delle (poche) conquiste sociali di cui si può andare fieri. Ogni tentativo di bandire un'informazione non fa altro che attirare l'interesse su di essa e costituisce un autogol spettacolare per gli aspiranti censori (come ben sappiamo).

Senza diritto all'informazione non c'è modo di valutare liberamente tutti gli aspetti di un problema, sentire entrambe le campane (se mi passate il gioco di parole) e decidere autonomamente. Se si è tenuti all'oscuro, resta soltanto lo spazio per le decisioni preconfezionate dalle autorità di turno, da una parte e dall'altra delle fatiscenti barricate ideologiche. Come direbbe Orwell, per chi ambisce al potere l'ignoranza è forza, la libertà è schiavitù.

Oggi c'è Internet; non ci sono più le frontiere e non siamo più obbligati a dipendere dai ghiribizzi delle emittenti televisive nazionali per informarci. C'è il satellite; e c'è Google Video, dove chiunque può diventare testata televisiva e può far circolare il materiale che i media tradizionali non passano. Le persone comuni, oggi, hanno in casa le risorse tecniche che consentono di prendere un filmato controverso come quello della BBC, digitalizzarlo, tradurlo (sia pure con qualche imprecisione), sottotitolarlo e diffonderlo al mondo.

Al momento in cui scrivo, Sex Crimes and the Vatican è già stato visto da quasi mezzo milione di spettatori. Eppure, nelle stanze dei bottoni, personaggi sempre meno influenti ma inconsapevoli della loro progressiva irrilevanza si accapigliano per prendere decisioni di messa in onda che, di fronte a questi numeri, sanno tanto di chi litiga su come chiudere la stalla dopo che i buoi non solo sono scappati da tempo, ma hanno capito che non hanno più bisogno dell'elemosina dell'allevatore per procurarsi da mangiare.

E' per casi come questo che m'inquieta l'incessante avanzare del DRM. Con i lucchetti digitali del DRM sarà possibile impedire la visione dei programmi sgraditi ai potenti con la stessa sottile efficienza di una dittatura digitale. E questo è un futuro sempre più vicino, se non ci impegniamo tutti a contrastarlo.
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Audiocassette addio

Stanno per scomparire le cassette audio; provvedete per tempo


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "gabriele" e "michele.b****".

Prima o poi doveva succedere. Come già avvenuto per il videoregistratore, anche i registratori ad audiocassette, e le cassette stesse, stanno per uscire dal mercato. Ne parla la BBC, annunciando che la catena di elettronica di consumo inglese Currys ha dichiarato che cesserà di offrirle per la vendita. Un'altra catena analoga, Dixons, aveva già ritirato dal mercato i videoregistratori alla fine del 2004.

Le vendite delle audiocassette sono precipitate: Currys ha dichiarato 100.000 nastri venduti in tutto il 2006, contro 83 milioni nel 1989. Del resto, con i lettori e registratori MP3 che possono contenere l'equivalente di mille e più audiocassette, ormai non c'è più competizione.

Ma prima di congedarci da quest'oggetto che ha ridefinito la fruizione della musica nel corso di oltre quarant'anni (la prima cassetta è del 1963), ripercorriamo le tappe della sua evoluzione con l'aiuto della Wikipedia. E mi raccomando: riversate su altri supporti le vostre audiocassette prima che sia troppo tardi, sia perché sono scomparsi i lettori, sia perché i nastri invecchiano e si decompongono.

  • 1963: la Philips introduce il formato Compact Cassette. In un raro momento di lungimiranza, la Philips decide di non chiedere royalty per l'uso del formato, per cui chiunque può fabbricare audiocassette. Questa decisione garantisce il successo del formato rispetto ai concorrenti.
  • 1971: arriva l'alta fedeltà, con l'introduzione del sistema di riduzione del fruscio Dolby B e dei nastri al cromo (CrO2).
  • negli anni precedenti all'ascesa dell'Ayatollah Khomeini, l'audiocassetta diventa il principale mezzo di diffusione clandestina dei suoi sermoni: è facile da duplicare, pratica e leggera, e i riproduttori portatili costano pochissimo.
  • 1973: il Nakamichi 1000 è il primo registratore a cassette ad alta fedeltà.
  • 1979: la Sony presenta il Walkman, lettore di audiocassette portatile con cuffietta. Diventa in un battibaleno lo status symbol di una generazione. Il Walkman Pro, WM-D6C, modello in grado di registrare in alta fedeltà, resta in produzione per vent'anni.
  • 1979: la Tascam introduce il Portastudio, registratore da studio a quattro tracce basato su audiocassetta: una sola direzione di lettura, quattro tracce riregistrabili indipendentemente. Nasce un nuovo modo di creare musica professionalmente a costi accettabili dalla maggior parte delle band amatoriali.
  • 1980: le case discografiche avviano campagne contro la pirateria su audiocassetta, accusata di "uccidere la musica". Dove l'ho già sentita questa storia?
  • primi anni Ottanta: il boom dei computer domestici, con nomi diventati mitici come Sinclair Spectrum e Commodore 64, si basa in gran parte sull'uso delle audiocassette come sistema di registrazione dei dati e dei programmi (anche il primo PC IBM aveva una porta per audiocassette). L'arrivo dei floppy e dei dischi rigidi nel mercato consumer, a metà degli anni Ottanta, pose fine a questo utilizzo.
  • anni Novanta: inizia il declino. Arriva il CD, che pur non essendo registrabile spodesta l'audiocassetta come componente dell'hifi domestico. La cassetta resiste però nel mercato delle autoradio, perché i primi lettori CD avevano il problema di "saltare" al minimo scossone ed erano molto sensibili al calore e alla polvere. Ma ben presto anche questi problemi vengono risolti, ed è la fine.

Addio, dunque, cara audiocassetta. Quarant'anni di servizio sono un'eternità, rispetto per esempio ai DVD, introdotti nel 1997 e già in via di sostituzione con HD-DVD e Blu-Ray. E' il nuovo che avanza, certo, ma si trascina addosso una selva di lucchetti di cui presto ci pentiremo.
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Aggiornamenti di Windows usati come canale d’infezione

Jowspry, il virus che sfrutta Windows Update


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La CA e altre società informatiche segnalano la circolazione, per ora limitata, di un virus innovativo, battezzato Jowspry, che utilizza un nuovo canale d'infezione: l'aggiornamento di Windows.

Jowspry dovrebbe essere già riconosciuto dagli antivirus aggiornati, ma vale la pena di parlarne per la sua originalità. Come descritto da CA, Jowspry è più propriamente un trojan, ossia un programma che sembra avere una funzione innocua ma in realtà agisce dietro le quinte: nel caso specifico, scarica da Internet del software ostile.

La novità sta nel fatto che lo scaricamento avviene utilizzando il servizio BITS (Background Intelligent Transfer Service) di Windows: quello che si occupa dello scaricamento degli aggiornamenti. Poiché fa parte del sistema operativo, è considerato fidato da Windows ed è quindi in grado di scavalcare eventuali firewall locali. Inoltre l'uso di questo programma non fa scattare nessuno dei normali allarmi, perché la sua azione fa parte delle funzioni normalmente previste.

I dettagli tecnici sono pubblicati anche da Symantec e da Frank Boldewin su Reconstructer.org, insieme a del codice dimostrativo (proof of concept). La tecnica in sé non è una novità assoluta, nota Symantec, ma è Jowspry è il primo esemplare trovato in circolazione. Al momento non esistono contromisure a parte la prevenzione: infatti Jowspry deve prima infettare la vittima Windows convincendo l'utente a farsi eseguire, usando le tecniche tradizionali, e soltanto dopo utilizza BITS per scaricare altro codice ostile.
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Vista craccato, più facile di XP

Anticopia di Windows Vista bucato, ma occhio alle sorprese


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La protezione contro la copia di Windows Vista è stata completamente scavalcata, secondo quanto riferito da The Inquirer. Il gruppo denominato NoPE sembra essere riuscito a fare quello che gli altri appassionati di cracking non erano riusciti a fare: trovare una maniera semplice di sproteggere Windows Vista. Erano già in giro alcune tecniche che consentivano di rinviare in eterno l'attivazione e altre diavolerie anti-anticopia, ma erano tutte molto macchinose.

Questa, invece, sarebbe ancora più semplice della versione pirata di Windows XP, per la quale occorreva sempre digitare un numero di serie. Windows Vista usa un'installazione basata su un'immagine del disco, e NoPE avrebbe alterato direttamente quest'immagine per togliere la protezione anticopia: in parole povere, è sufficiente copiare quest'immagine a un DVD per ottenere Vista sprotetto e installabile ovunque (requisiti hardware permettendo).

Questa non è affatto una buona notizia come alcuni taccagni e pirati incalliti potrebbero pensare. Non solo dimostra ancora una volta che le protezioni anticopia sono inutili (anzi, costituiscono una sfida allettante) e causano disagi soltanto agli utenti onesti; ma rischia di essere un forte disincentivo all'adozione di soluzioni alternative. Finché Windows, col suo carico di lucchetti digitali (DRM), rimane copiabile, la scorciatoia più pigra (e illegale, ma tollerata da zio Bill) sarà piratarlo invece di prendere il toro per le corna e passare al software libero. Se fossi un complottista, direi che le protezioni anticopia sono fatte su misura per ottenere quest'effetto: difficili quanto basta per essere allettanti, ma scavalcabili quanto basta per mantenere il monopolio sul mercato.

Un'altra ragione per cui la sprotezione di Vista non è una buona notizia è che come in qualsiasi software di dubbia provenienza, anche nelle copie pirata di Vista può essere annidata qualunque forma di malware. Per cui chi pensa di fare il furbo piratando, rischia di essere fesso due volte: la prima perché mantiene la propria dipendenza, la seconda perché insieme al software pirata installa porcherie devastanti per lui e per gli altri.
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Paura del Wifi?

Antibufala: attenti al panico inutile per le emissioni del Wifi


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "r.minoli" e "luciamodella".

Con il diffondersi della tecnologia Wifi, la comodissima soluzione che permette di evitare di disseminare cavi e cavetti per casa e negli uffici, sostituendoli con un'antennina discreta che porta Internet in tutto l'ambiente, inizia a diffondersi l'inevitabile paura della tecnologia. Ricalcando fedelmente gli allarmi per la presunta pericolosità dei telefonini, ora arriva la paura del Wifi, che emetterebbe radiazioni pericolose.

A parte l'infelice uso del termine radiazioni, che evoca incubi nucleari, il problema nasce dalla poca comprensione di un concetto basilare, ossia il dosaggio: qualsiasi sostanza o effetto fisico è dannoso o meno a seconda delle dosi applicate. Il peperoncino, per esempio, fa bene a piccole dosi, ma una scorpacciata può avere conseguenze micidiali.

La preoccupazione per il Wifi si muove su due fronti: uno è quello degli access point, ossia le antennine fisse, che emettono pressoché costantemente onde radio; l'altro è quello dei dispositivi Wifi integrati nei computer, che non hanno emissioni così continue ma, soprattutto nel caso dei laptop, sono a distanza ridottissima dal corpo dell'utente (e in particolare da alcuni organi molto cari alla popolazione maschile).

Visto il dilagare del Wifi nei luoghi pubblici (bar, sale d'attesa e ristoranti) e nelle scuole, i non addetti ai lavori hanno cominciato ad additare questa nuova forma di inquinamento elettromagnetico. Ma cosa c'è di reale in tutte queste paure?

Molto poco: è scesa in campo la BBC, che ha dedicato al tema una puntata del programma Panorama che chiarisce i termini del problema. I rilevamenti delle emissioni WiFi condotti durante la trasmissione in una scuola sono risultati 600 volte inferiori ai limiti di sicurezza e tre volte superiori al segnale emesso da una stazione radio base della rete cellulare. A seconda di come vengono presentati questi due dati, è facile creare ansia e panico o tranquillizzare eccessivamente l'opinione pubblica.

Sono dati da calare in un contesto: l'ente britannico per la tutela della salute ha dichiarato che stare per un anno in una zona servita dal Wifi espone allo stesso dosaggio di una telefonata cellulare di venti minuti. Va anche notato che le onde radio fanno parte del nostro ambiente da ormai un secolo e non ci sono effetti scientificamente documentati di conseguenze derivanti da emissioni ai bassi dosaggi ritenuti appunto sicuri. L'Organizzazione Mondiale per la Sanità ha condotto uno studio sulla presunta pericolosità del Wifi, la cui conclusione è che sulla base dei "bassissimi livelli di esposizione e dei risultati di ricerca raccolti fin qui, non ci sono prove scientifiche convincenti di effetti nocivi sulla salute da parte dei deboli segnali RF delle stazioni base e delle reti senza fili".

Anzi, paradossalmente lo stesso documento dell'OMS rivela un aspetto che pochi avranno considerato prima di impanicarsi per il WiFi: a causa della loro frequenza più bassa, a parità di esposizione fannno più male i segnali delle antenne radiotelevisive. "Il corpo assorbe fino a cinque volte più segnale dalla radio FM e dalla televisione che dalle stazioni base" Inoltre, nota lo studio, che le stazioni radio e TV trasmettono da cinquant'anni e non ci sono state conseguenze sulla salute.

A parte, s'intende, i danni sociali e cerebrali derivanti dall'ascolto e dalla visione di certi programmi.
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Radio: paura Wifi, crack di Vista, Ratzinger vs Google

Disinformatico radio stamattina: in arrivo il panico da Wifi, Vista craccato più facile di XP, il Vaticano molestato da Google, addio alle audiocassette


Stamattina alle 11 ci sarà il consueto appuntamento con l'edizione radio del Disinformatico, in onda in diretta sulla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana, ricevibile anche in streaming in tempo reale (Real Audio) e in differita come podcast. Ecco i temi di oggi:
  • preparatevi alla paranoia da Wifi: i soliti incompetenti lanciano allarmi sulle radiazioni elettromagnetiche emesse dalle connessioni Internet senza fili.
  • Windows Vista craccato, e in una forma ancora più semplice di quella di XP, ma questo non è certo un bene.
  • Lezione magistrale di Internet al Vaticano: la protesta contro la possibile messa in onda i Italia di un documentario della BBC sugli abusi di minori da parte di religiosi si rivela un clamoroso autogol quando gli utenti della Rete pubblicano il documentario, sottotitolato in italiano, su Google Video.
  • Addio alle audiocassette: spariranno presto dal mercato per obsolescenza. Breve storia di questo supporto, che diede il via all'informatica hobbistica di massa.
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Archeoinformatica: ELEA 9003, incontro con Franco Filippazzi

Martedì 22 maggio a Cinisello: incontro con un progettista dell'ELEA 9003, computer da 500 MB di memoria. Nel 1959


Immaginate il primo calcolatore al mondo interamente transistorizzato, capace di gestire fino a 500 MB di memoria di massa (non RAM) nel 1959, dieci anni prima dello sbarco sulla Luna. Immaginate 800 milioni di lire del 1959: tanto costava questa macchina straordinaria. Immaginate che questo gioiello sia stato inventato e realizzato in Italia.

Anzi no: non immaginate, perché l'ELEA 9003 era tutto questo. Martedì sera (22 maggio) alle 21, il professor Franco Filippazzi, uno dei progettisti dell'ELEA 9003, sarà a Villa Ghirlanda (Cinisello Balsamo) per un incontro pubblico organizzato dal Comune di Cinisello Balsamo, OpenLabs e AICA. Trovate un po' di informazioni qui e potete contattare per tutti i dettagli la Biblioteca Civica (02.66.023.552; biblioteca chiocciola comune.cinisello-balsamo.mi.it). L'ingresso è libero.

Se l'argomento v'intriga, cominciate a documentarvi sfogliando queste pagine. E riflettete sui progressi (e mancati progressi) della tecnologia in quasi cinquant'anni.
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Apparizione mistica all’UniMilano domani

L'avvocato e la bufala: incontro in università a Milano


Domani mattina, alle 10.30, sarò all'Università degli Studi di Milano (via Festa del Perdono, aula 400) per un incontro pubblico intitolato Il vero e il falso in Internet: appunti per giuristi consapevoli. Mostrerò alcuni esempi classici di tecniche d'inganno e di distorsione della realtà effettuate con le nuove tecnologie, quelle così poco familiari a molti di coloro che gestiscono la giustizia (e non solo in Italia).

Sarà anche un'occasione per mostrare alcune tecniche d'indagine antibufala particolarmente orientate all'analisi di foto e video per rivelare tracce di manipolazione o consentire di estrarre informazioni nascoste o poco evidenti che possono risultare risolutive. Se siete interessati al complottismo undicisettembrino, presenterò un'analisi tecnica della famosa video-rivendicazione di bin Laden che molti (anche al di fuori del complottismo più hard) ritengono falsa.
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Appello UNICEF, trappola virale mascherata (aggiornato)

Attenzione all'appello UNICEF falso: rimanda a un virus


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "pozzo.ricc****" e "pioj". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Giornata intensa per gli untori della Rete: come se non bastasse l'attacco virale che si spaccia per un messaggio della Polizia di Stato, arriva anche un appello che sembra provenire dall'UNICEF. L'appello rimanda a un file di nome a_friend.exe situato presso Cinesrenoir.com (che forse è estraneo all'attacco).

Sono di corsa, per cui non ho tempo di pubblicare subito i dettagli, ma il concetto importante è non aprire e non scaricare allegati da messaggi di questo genere.

A dopo!


Aggiornamento (2007/05/17)


Ecco il testo tipico del messaggio (ho tolto il link che includeva l'immagine del logo Unicef, tratto dal sito Unicef.it):

From: Unicef@UNICEF.it
Date: May 16, 2007 1:35 PM
Subject: L'UNICEF è la principale organizzazione mondiale per i diritti dell'infanzia

Per ogni bambino

Salute, Scuola, Uguaglianza, Protezione

L'UNICEF è la principale organizzazione mondiale per la difesa dei diritti e delle condizioni di vita dell'infanzia e dell'adolescenza in tutto il mondo.

2000 Bambini hanno bisogno del vostro aiuto per aiutarli bisogna cliccare ACCETTO

Il vostro voto aiuta i 2000 bambini con delle medicine abbiamo bisogno del vostro voto

ACCETTO
[la parola era linkata al file a_friend.exe presso Cinesrenoir.com]

Qualunque cosa tu scelga di fare, i bambini di tutto il mondo e l'UNICEF te ne saranno grati!

Grazie per aver aiutato questi bambini

www.unicef.it

Comitato Italiano per l'UNICEF Onlus - Via Palestro, 68 - 00185 Roma - Numero Verde 800-745.111 - Codice Fiscale 015 619 205 86

I bambini vi regalano un disegno

Il file ostile, al momento in cui scrivo quest'aggiornamento, è stato rimosso dal sito che lo ospitava, probabilmente in modo inconsapevole (Cinesrenoir.com è il sito di una catena spagnola di cinema). Non so quale fosse lo scopo di questo file ostile: se qualcuno ne sa qualcosa, mi scriva. Essendo un file exe, si tratta chiaramente di un programma eseguibile per Windows, che come tale non ha alcun effetto sui sistemi operativi alternativi. Linux e Mac OS X, ancora una volta, si rivelano una buona forma di sicurezza, se non altro perché non vengono presi di mira così assiduamente come Windows.

La lezione è sempre la stessa: gli aggressori giocheranno in ogni modo possibile con i vostri sentimenti (positivi o negativi), e ricorreranno a qualsiasi bassezza, pur di scavalcare le vostre difese razionali ancor prima di quelle tecnologiche. Mai, mai, mai aprire un allegato sotto l'influsso dell'emozione. Rischiate di ricavarne un'emozione ancora più forte.
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Prisco Mazzi, il “poliziotto” che minaccia via mail

Allerta antivirus: e-mail della "Polizia di Stato" minaccia punizioni ma trasporta virus


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "federico" e "riccardo.c****".

E' in corso uno spamming di massa, a giudicare dall'ondata di segnalazioni che m'è piovuta nella casella di posta stamattina: lo scopo è infettare il maggior numero possibile di utenti sfruttando la leva della paura e del senso di colpa per far abbassare le difese. Ecco il testo del messaggio, proveniente di solito da pr_mazzi@poliziadistato.it o indirizzi simili:

Avviso

Sono capitano della polizia Prisco Mazzi. I rusultati dell'ultima verifica hanno rivelato che dal Suo computer sono stati visitati i siti che trasgrediscono i diritti d'autore e sono stati scaricati i file pirati nel formato mp3. Quindi Lei e un complice del reato e puo avere la responsabilita amministrativa.

Il suo numero nel nostro registro e 00098361420.

Non si puo essere errore, abbiamo confrontato l'ora dell'entrata al sito nel registro del server e l'ora del Suo collegamento al Suo provider. Come e l'unico fatto, puo sottrarsi alla punizione se si impegna a non visitare piu i siti illegali e non trasgredire i diritti d'autore.

Per questo per favore conservate l'archivio (avviso_98361420.zip parola d'accesso: 1605) allegato alla lettera al Suo computer, desarchiviatelo in una cartella e leggete l'accordo che si trova dentro.

La vostra parola d'accesso personale per l'archivio: 1605

E obbligatorio.

Grazie per la collaborazione.

L'utente che la riceve, se si fa prendere dal panico e non sa che l'indirizzo del mittente di un e-mail si può falsificare con estrema facilità, potrebbe trascurare la grammatica traballante del messaggio e cascarci, aprendo l'allegato.

Certo anche la natura poco ortodossa del messaggio (ma da quando in qua la Polizia di Stato dice "ti abbiamo beccato, ma se prometti che non lo farai più, potrai evitare la punizione"?) può destare qualche perplessità, ma come s'è visto in altre occasioni analoghe, la paura e il senso di colpa (sono in molti quelli che hanno scaricato qualche MP3 non troppo legalmente) scavalcano tranquillamente queste considerazioni razionali. E la trappola scatta.

La trappola, in questo caso, è l'allegato, che è in formato ZIP cifrato per eludere gli antivirus ma contiene un file eseguibile anziché un documento come dice il messaggio. L'eseguibile è per Windows, per cui gli utenti di altri sistemi operativi non corrono alcun rischio.

Secondo quanto mi segnalano numerosi lettori (non ho un originale completo del messaggio e non ci tengo ad averlo, grazie), il file eseguibile si chiama UFFICIALMENTE_ACCORDO.exe e viene già riconosciuto dagli antivirus decenti come una variante del malware Win32/TrojanDownloader.Nurech.NAT.

Stando alle segnalazioni degli utenti, l'attacco sembra provenire o essere transitato da un server della Corea del Sud (negli header c'è gs.venuspos.co.kr).

Chi ha ricevuto il messaggio e ha aperto l'allegato sotto Windows è quindi infetto e deve chiedere l'intervento di un antivirus e di un amico o collega esperto (e darsi le randellate sulle dita per esserci cascato); chi non ha aperto l'allegato può semplicemente cestinare il messaggio.

Inviare segnalazioni alla Polizia di Stato è di dubbia utilità: la Polizia sarà già sommersa di segnalazioni identiche e avrà anche il suo bel daffare a filtrare i messaggi di protesta causati dal fatto che sembra essere il mittente apparente del messaggio-trappola.
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Xubuntu, Linux per riesumare vecchi PC

Prova su strada, in diretta radio, di Linux Xubuntu


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L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Il podcast della trasmissione è già disponibile.


10:15. Eccomi pronto per l'esperimento d'installazione live di Linux Xubuntu. Primi problemi: le procedure di sicurezza della radio non consentono di collegare il PC alla LAN locale per uscire su Internet. Alcune funzioni importanti, quindi, come la verifica dell'uso di Xubuntu per Internet, dovranno attendere il mio rientro al Maniero Digitale nel pomeriggio. Nel frattempo, ecco una foto della vittima sul tavolo operatorio, anestetizzata e pronta per l'intervento alle 11.


11:02. Accendo il laptop e gli dico (tramite il BIOS) di fare boot dal CD di Linux Xubuntu, scaricato legalmente da Internet come descritto qui. Fra l'altro, il CD è live: l'intero sistema operativo e tutte le applicazioni sono anche eseguibili da CD senza sporcare l'installazione esistente sul disco rigido.

Nella schermata grafica di avvio, scelgo l'italiano come lingua d'installazione e poi scelgo Avvia Xubuntu in modalità grafica sicura. Una voce di menu che, detto fra noi, andrebbe chiarita, perché non spiega affatto che offre un modo alternativo d'installare: il menu sembra indicare che l'unico modo d'installare sia scegliere Avvia o installa Xubuntu. Io so per esperienza come stanno le cose, ma sono i piccoli inciampi come questi che bloccano l'utente non avvezzo.

A proposito, una raccomandazione: se (come è capitato a me in altre occasioni) l'installazione si pianta o è paurosamente lenta, spesso il motivo è che si sta usando l'opzione di installazione standard anziché quella in modalità grafica sicura. Da qui la mia scelta prudenziale.


11:07. Dopo un'attesa di qualche minuto con il CD che gira come un forsennato e una spartana barra di progressione che avanza sullo schermo, mi trovo con un'interfaccia grafica dalla quale scelgo Installa con un doppio clic. Attendere prego. Cliccando su Avanti, mi chiede località e fuso orario (mi propone automaticamente Roma, Italia).

E qui c'è un altro inciampo: la cliccata sul pulsante Avanti non funziona e devo "cliccare" su Avanti premendo il tasto Invio dopo aver evidenziato il pulsante tramite la tastiera. Scelgo poi la nazionalità della tastiera (italiana) e il tipo di partizionamento del disco: scelgo quello guidato, che usa l'intero disco.

Xubuntu mi chiede se ci sono documenti e account da importare dall'installazione precedente, che però in questo caso non c'è (ho spianato il disco con Gparted per lavorare su una macchina pulita). Anche qui, il mouse non clicca e devo premere Invio per accettare di proseguire.

11.15. Nella schermata successiva, immetto i miei dati per creare un account utente e scelgo il nome da assegnare al computer (defiant-xubuntu, per motivi che ogni buon Trekker capirà). Qui ci vuole molta attenzione, perché la lettura del sistema operativo dal CD rallenta la reazione della tastiera. Clicco su Avanti, ma niente da fare: OK, ho capito, premo Invio.

Dopo una schermata di sunto nella quale clicco (si fa per dire) su Install, iniziano materialmente il partizionamento e la formattazione del disco rigido. Dopo pochi secondi mi dà un messaggio d'errore: sarebbe impossibile montare un volume. Noto che l'installazione, però, procede lo stesso. Speriamo in bene.

11:30. Il computer macina, macina. L'indicatore di progressione avanza. Speriamo non sia una presa in giro.


11:40. Alleluia! "L'installazione è stata completata".


Scelgo Riavvia ora. Linux Xubuntu espelle il CD e poi attende che io prema Invio per riavviarsi. E' il momento della verità. E la verità è una bella schermata nera. PC in coma! Defibrillatore!!!


Premendo il pulsante di spegnimento avviene il miracolo che salva la situazione: al riavvio si carica dal disco rigido Linux Xubuntu installato, con tante applicazioni già pronte per l'uso. Funziona! Qui sotto vedete (si fa per dire, vista la webcam d'emergenza usata) uno spreadsheet, la calcolatrice e il programma di aggiornamento e scaricamento applicazioni.


L'installazione in diretta ha avuto successo, insomma, sia pure con alti e bassi; sicuramente non è ancora del tutto alla portata dell'utente medio (forse non lo è neppure quella di Windows; è per questo che è così importante la preinstallazione). Ma la vera sfida, ovviamente, è mettere questo computer in rete e vedere come si comporta su Internet: per questo occorrerà attendere il mio rientro al Maniero Digitale. Dettagli a breve!

Xubuntu va in Rete


Arrivato al Maniero, collego il laptop Linux alla mia rete domestica: specificamente a un comune modem router ADSL dotato di porte Ethernet. Scelgo Applications - System - Network: mi chiede la password prima di consentirmi di configurare. La password di root (amministratore), in Xubuntu, è la stessa dell'utente comune: una soluzione non certo robustissima ma adatta a un uso monoutente di Linux, nel quale l'amministratore e l'utente sono la stessa persona e quindi la password serve soltanto come misura di protezione contro software ostili, non contro gli utenti ostili.

Sono su una rete senza DHCP, per cui configuro a mano: scelgo Wired Connection, Properties, Configuration: Static IP address. Immetto un indirizzo IP, la subnet mask viene impostata automaticamente, e immetto l'indirizzo del gateway (il router ADSL); nella scheda DNS, immetto gli indirizzi IP dei DNS server del mio provider.

Lancio Firefox (che è preinstallato, come tante altre applicazioni): funge!


Approfitto della connessione per scaricare subito gli aggiornamenti: Applications - System - Gestore aggiornamenti. Xubuntu scarica un po' di file e poi offre la possibilità di installarli. Una volta installati, non c'è obbligo di riavvio immediato.

A questo punto c'è la parte di Linux che mi piace di più: il gestore applicazioni (Applications - System - Add/Remove), che è un vastissimo elenco delle applicazioni gratuite e legalmente scaricabili. Basta selezionare quelle che interessano e lasciare che Xubuntu non solo le scarichi, ma le installi e le inserisca automaticamente nel menu Applications. Scarico al volo OpenOffice.org 2.2 e il plug-in Flash (altrimenti Firefox non mostra i video di Youtube e simili).

Ibernazione e sleep funzionano egregiamente. Le chiavette USB vengono montate, riconosciute e gestite correttamente. I documenti PDF sono leggibili senza dover installare nulla.

Ma non è tutto rose e fiori: l'aggiornamento automatico di data e ora (Applications > System > Ora e data) non funziona, perché manca il supporto NTP per la sincronizzazione, e la proposta di installarlo fallisce. Infilo un CD audio, mi parte automaticamente Gxine, inizia a leggere il CD, e mi scompare la schermata grafica. Idem con gli MP3. Sono costretto a fare shutdown da terminale. La cosa si risolve usando XMMS, ma solo per gli MP3 (i CD audio fanno piantare l'interfaccia grafica).

E qui finisce la prova: ci sarebbero ancora da collaudare condivisioni di file, stampanti e altre periferiche, ma c'è un problemino. Il laptop è andato in protezione termica (ha sempre avuto dei problemi di surriscaldamento) e non c'è verso di riavviarlo. Ne riparliamo un'altra volta.

Nel frattempo, il bilancio dell'esperimento è che Linux ha ancora qualche magagna che può mandare in crisi l'utente principiante (ma lo stesso si può dire anche della concorrenza) e la preinstallazione su hardware pienamente supportato è importantissima per mettere l'utente in condizioni di lavorare senza disperarsi a far funzionare ogni singola periferica a furia di litigate con la riga di comando. La quantità di applicazioni disponibili (molte familiari, perché esistenti anche in versioni Windows) soddisfa egregiamente le esigenze degli utenti comuni. La navigazione in Rete, per via della sostanziale assenza di virus per Linux, è molto meno insicura che con Windows.

Ma non c'è niente da fare: finché i produttori di hardware non prenderanno sul serio Linux e realizzeranno driver Linux per i loro prodotti, il timore di trovarsi tagliati fuori rispetto a Windows attanaglierà sempre gli utenti (molto più che con Mac OS X, che pure ha i suoi limiti di supporto alle periferiche) e terrà Linux nella cerchia degli smanettoni. All'intero di questa cerchia, però, le occasioni di capire realmente come funziona l'informatica, come gestire e proteggere una rete e come tirar fuori il massimo dall'hardware sono impareggiabili.

Resto insomma del mio parere di qualche tempo fa: Linux è per chi ha pochi soldi ma molto tempo e voglia di imparare e smanettare; Mac OS X è per chi ha un po' di soldi ma poco tempo e deve lavorare tanto e in modo affidabile; Windows... non lo so.

E con questo posso dare ufficialmente il via all'inevitabile guerra fra parrocchie :-)
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Radio: prova in diretta di Linux

Disinformatico radiofonico: domattina installazione live di Linux. Come va, va!


Domattina la puntata del Disinformatico radiofonico (ore 11, Rete Tre della RTSI, in streaming e podcast) è tutta dedicata a Linux, anche alla luce della notizia che Microsoft accusa Linux di violare 235 suoi brevetti.

Parleremo di queste e altre questioni riguardanti Linux e il software libero mentre facciamo un esperimento in diretta: prendiamo un vecchio laptop generico e proviamo ad installarci Linux. Funzionerà? Riconoscerà tutti i componenti interni ed esterni? Quanto tempo ci vorrà? Avere Linux preinstallato e preconfigurato, come promette Dell, farebbe molta differenza? Lo scopriremo in diretta insieme, senza rete: come va, va. Spero di poter documentare l'installazione con un po' di foto in tempo (quasi) reale.

In attesa dell'esperimento, vi racconto i preliminari: il laptop (lo vedete nella foto qui accanto) è un Acer Travelmate 230, classe 2003: Celeron 1,7 GHz, 256 MB RAM, 20 GB di hard disk, venduto con Windows XP Pro. Niente wireless, ma soltanto una porta Ethernet, due porte USB, una parallela, un modem interno e due alloggiamenti PCMCIA.

Viste le caratteristiche tecniche non certo vivaci del laptop, ho scelto di sperimentare Xubuntu, una distribuzione light di Linux Ubuntu. Mi sono procurato il CD di installazione di Xubuntu 7.04 scaricandone l'immagine ISO (565 MB) tramite Bittorrent dall'apposito link Bittorrent sul sito di Ubuntu in una mezz'oretta scarsa di download (ah, le gioie della banda larga). Fatto questo, l'ho masterizzato sul mio Mac Mini.

Per gli utenti Mac che non hanno mai masterizzato un'immagine ISO, spiego brevemente la procedura: in Disk Utility (Utility Disco), dal menu Archivio ho scelto Apri immagine disco, e ho selezionato il file ISO appena scaricato; poi ho selezionato l'immagine ISO nell'elenco di Utility Disco e ho cliccato su Masterizza.

Fatto questo, ho spianato il laptop usando il CD bootable di Gparted (so per esperienza che installare sopra un partizionamento fatto da Windows spesso causa problemi), l'ho spento e l'ho messo nella borsa per portarlo in studio insieme a un po' di carabattole di supporto per la diretta.

Vedremo che succede domattina!

Addendum


Qualche dettaglio sulla procedura di Gparted: si avvia il computer da CD, si sceglie la prima opzione del menu grafico, si sceglie la keymap della lingua desiderata (21 e poi 14 per quella italiana). Si usa Delete sulla o sulle partizioni e poi si clicca Apply per applicare le modifiche. Si conferma cliccando ancora su Apply nella richiesta di conferma. Exit, poi Eject & Reboot.
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Apparizione mistica: Wimax e Web 2.0 alla radio

Due chiacchiere su WiMax e Web 2.0 a Radio Città Fujiko alle 10:30


Stamattina va in onda sulla radio bolognese Radio Città Fujiko (e in streaming e podcast) una chiacchierata su questi due aspetti dell'informatica alla quale ho partecipato telefonicamente insieme a Dario Di Zenobio; in studio ci sono Fabio De Sicot, Marco Pinelli e Stefania Varano. Se la cosa v'interessa, sintonizzatevi (103,1 MHz) o collegatevi alle 10:30. La trasmissione si chiama Caccia al fotone ed è disponibile in streaming e come podcast (in formato OGG esente da vincoli brevettuali).
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E-mail di morte in Ticino

Spam con minacce di morte: niente panico!


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "gatto" e "zaninim".

Da alcuni giorni gli utenti svizzeri sono bersaglio di una forma di spam decisamente atipica: invece delle solite offerte di prodotti afrodisiaci, orologi-patacca o di transazioni commerciali vantaggiosissime e irripetibili, arrivano minacce di morte.

L'e-mail, in tedesco, dice in sostanza che chi lo riceve deve trasferire una somma di denaro (circa 650 franchi, ma è variabile) a uno specifico numero di conto entro tre giorni, altrimenti "una persona vicino a voi sarà oggetto di una morte atroce". Ecco un esempio di testo del messaggio:

Sehr geehrte Damen und Herren,

Bitte umbuchen Sie 659 CHF an dem Bankkonto Nr. 91-251252-0, in einem Frist von 3 Tagen. Wenn Sie verweigern, das zu tun, wird einer Ihrer naher Verwandter eine grässlicher Tot empfinden.

Festlegen Sie ihrer E-Mail bei die Umbuchung damit wir wissen, dass Sie bezahlen haben.

Unterschlagen Sie dieses E-Mail nach der Bezahlung, anders wird Ihrer Computer zerstören werden.

Sie müssen nur einmal bezahlen, wenn sie dieses E-Mail vielmal bekommen haben, müssen Sie sie unterschlagen.

Sie dürfen überhaupt nicht der Betreff oder der Inhalt dieses E-Mails mitteilen.

Beachten Sie unsere Anordnungen und zwingen uns gar nicht, unsere Bedrohungen zur Ausführung zu bringen.

Mit freundlichen Grüssen,

Freischütz

Sulla questione è già stato pubblicato un comunicato della Polizia Cantonale, che sta seguendo il caso. Il comunicato chiarisce che non c'è motivo di preoccupazione personale, perché si tratta di un invio di massa: lo stesso messaggio inquietante è stato inviato a migliaia di persone.

Sul sito dello SCOCI di Berna (servizio di coordinazione per la lotta contro la criminalità informatica) trovate maggiori informazioni; tornerò sul caso in questo blog appena ci saranno sviluppi pubblicabili.

Il consiglio fondamentale è, per ora, semplicemente non farsi prendere dal panico e cancellare il messaggio senza rispondere.
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Anticopia HD-DVD ancora bucato: la rivolta

Rivolta degli utenti contro il bavaglio sulla chiave dell'anticopia degli HD-DVD

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "pietro.pi****" e "ngila".

Il sistema anticopia degli HD-DVD è stato bucato. Di nuovo. La differenza, stavolta, è che l'organizzazione che coordina l'uso del sistema, denominato AACS (Advanced Access Content System), ha iniziato a inviare lettere di cease and desist (una sorta di diffida legale) ai siti come Digg che hanno pubblicato la chiave di cifratura segreta scoperta dai ricercatori. Digg ha inizialmente ubbidito alle diffide, ma poi si è schierata con gli utenti, scatenando un putiferio. Il risultato, piuttosto prevedibile, è che il numero di siti che pubblica la chiave è aumentato a dismisura. Bella mossa.

Non solo: per evitare le diffide, e per mostrare quanto sia inefficace e ridicola la richiesta di tenere un segreto che ormai non è più un segreto e di non pubblicare un numero, vengono inventati metodi sempre più originali. Boing Boing ha raccolto dei fotomontaggi che mostrano la chiave che non si deve nominare, e gli utenti hanno già iniziato a creare poesie, sudoku, magliette, quiz, video Youtube e mille altre maniere per pubblicare la chiave sotto la tutela del diritto d'espressione.

La questione è più spinosa di quanto possa sembrare. Secondo una interpretazione dei fatti, i ricercatori avrebbero pubblicato un segreto industriale. Pubblicare una chiave dell'AACS sarebbe come rivelare il codice del caveau di una banca: un gesto sconsiderato che apre le porte alle razzie dei disonesti.

Ma non tutti sono di questo parere. La pubblicazione e la successiva diffida, secondo alcuni, non farebbero altro che rivelare la follia dell'anticopia e l'effetto pericoloso delle leggi statunitensi sul copyright, in particolare la controversa DMCA (Digital Millennium Copyright Act). Dice per esempio Cory Doctorow: "se mai c'è stato un esempio del perché la DMCA deve morire, è questo. L'idea che sia illegale possedere un numero di sedici cifre, parlarne a scuola o pubblicarlo su un sito di notizie è un insulto a un paese dove la libertà d'espressione è al primo posto della Costituzione."

Gli aspetti legali della pubblicazione di questa chiave sono discussi dalla Electronic Frontier Foundation. Ed Felten, professore di Princeton e noto ricercatore nel settore della sicurezza informatica e del DRM (Digital Rights Management) anticopia, ha osservato che il comportamento dei titolari del sistema AACS è equivalente ad asserire di essere i proprietari di un numero e che nessun altro ha il diritto di usare quel numero: a dimostrazione dell'assurdità della pretesa, derivante dall'applicazione della legge DMCA, ha creato una pagina che permette a chiunque di diventare "proprietario" di un numero a 128 bit e di diffidare (in base alla legge) chiunque altro dall'usare quel numero. Portata alle sue estreme conseguenze, quest'iniziativa renderebbe illegale qualsiasi sistema di protezione basato su numeri a 128 bit. Un autogol piuttosto eloquente.

L'assurdità della situazione attuale viene messa ulteriormente in mostra dal comunicato della AACS LA, coordinatrice della gestione del sistema anticopia in questione, che asserisce che il numero (non un programma o un dispositivo, ma il numero stesso, nudo e crudo) è un circumvention tool, ossia un grimaldello o uno strumento di elusione dell'anticopia.

C'è poi la questione della copia legale dei supporti acquistati: sapendo che i CD, DVD, Blu-Ray e HD-DVD hanno una vita prevista di circa vent'anni (nelle normali condizioni di conservazione domestica, la plastica del disco si deteriora), l'acquirente dovrebbe avere il diritto di tutelare il proprio investimento. Ma questo è impossibile per via dell'anticopia.

L'intero pasticcio rivela chiaramente non solo i limiti delle attuali leggi sui sistemi anticopia ma anche quelli dei sistemi anticopia medesimi: qualsiasi tecnologia anticopia nella quale le chiavi vengono disseminate in milioni di apparecchi e messe in mano all'utente, e nel quale è sufficiente che un solo dispositivo al mondo scavalchi la protezione, è destinato a fallire miseramente, facendo ricadere sugli utenti i suoi costi inutili. Tanto i pirati sanno già come procurarsi i film su HD-DVD. Secondo The Register, è già stata trovata una nuova falla nel sistema anticopia. La tecnica è complicata e richiede un saldatore, ma non è un problema: basta appunto che un solo dispositivo al mondo sia modificato in questo modo, e l'intero repertorio di HD-DVD e Blu-Ray è sproteggibile.

L'unica conseguenza di tutto questo tentativo di lucchettare quello che non si può lucchettare è che chiunque acquisti un lettore HD-DVD o un impianto TV ad alta definizione è trattato come il nemico: gli apparecchi devono usare cavi blindati crittograficamente e devono essere dotati di chip di comunicazione cifrata, altrimenti niente alta definizione.

Comperare un impianto di questo genere è diventato un autentico rompicapo. Un televisore marchiato "HD ready" è in grado di riprodurre l'alta definizione, direte voi: c'è pure scritto. Nossignore: deve anche avere un connettore HDMI, che lavora insieme con la protezione anticopia HDCP, e tutti gli elementi dell'impianto devono avere le stesse protezioni. Chiaro, no?

Ma all'utente finale, a noi consumatori, quanto costa tutta questa complicazione e tutto questo lucchettamento inutile?
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Disinformatico radio stamattina

Anticopia e messaggi di morte nel Disinformatico di stamattina

Come consueto, stamattina alle 11 va in onda l'edizione radiofonica del Disinformatico, trasmesso dalla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana, ricevibile anche in streaming in tempo reale (Real Audio) e in differita come podcast (sì, lo so, quello della settimana scorsa latita, solleciterò). Ecco i temi di oggi:
  • Bucata la protezione AACS di HD-DVD e Blu-Ray. Di nuovo. Ma stavolta c'è una novità: gli avvocati si scatenano con le diffide, e gli utenti si ribellano.
  • Circola soprattutto in Svizzera una minaccia di morte via spam: cosa c'è dietro e come reagire a uno spam decisamente atipico nella sua violenza verbale.
  • Dell preinstallerà Linux sui suoi PC: cosa c'è dietro quest'accordo che sembra essere una rivoluzione per gli smanettoni?
  • Il mito del Mac inviolabile s'infrange: pagati 10.000 dollari allo smanettone che è riuscito in meno di dodici ore a trovare per scommessa una falla spettacolare nel software della Mela.
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Aosta: ma che male fanno le bufale?

4 maggio: incontro antibufala a Verrès (Aosta)


Venerdì prossimo, 4 maggio, sarò a Verrès (Aosta) per un incontro aperto al pubblico, intitolato Ma che male fanno le bufale? Miti e disinformazione creano paure tecnologiche: come fare chiarezza.

Il tema si spiega da solo: un'occasione non troppo strutturata per fare due chiacchiere sulle tecniche d'indagine antibufala e sugli effetti imprevisti della diffusione di leggende metropolitane e bufale sia nelle redazioni dei giornali, sia fra gli utenti comuni della Rete.

L'incontro, organizzato dalla Biblioteca di Verrès, è alle 21 nella Sala Bonomi di Piazza Europa. Se siete da quelle parti, fate un salto, così ci parliamo di persona.
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Dell preinstallerà Linux

Linux Ubuntu preinstallato su Dell da maggio!

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "crixcode" e "bgiuliano".

Troppo bello per essere vero? Dell, uno dei colossi della vendita di hardware, ha intenzione di offrire Linux preinstallato su alcune delle sue macchine. Se lo farà, sarò il primo della fila ad acquistare un laptop Dell con Linux.

Ne parla per esempio The Register, che dice che verrà offerta come opzione preinstallata la distribuzione Ubuntu 7.04 a partire dalla fine di maggio. Saranno disponibili sia macchine desktop, sia laptop. La conferma diretta viene da ZDNet, che linka l'annuncio di Dell, ribadito qui. L'annuncio corrispondente di Ubuntu è qui. Dell dice che Ubuntu 7.04 sarà disponibile in opzione su alcuni modelli consumer e che l'offerta per ora è limitata agli Stati Uniti.

La notizia fa seguito alla segnalazione che Michael Dell in persona usa Ubuntu sul proprio laptop personale e che Dell offrirà ancora Windows XP sui nuovi computer: due segnali certo poco incoraggianti per il debutto di Windows Vista.

E' sicuramente un buon segno per il software libero, anche se non bisogna dimenticare che Dell aveva già introdotto Linux in passato nella propria gamma (nel 2001) e l'aveva poi ritirato per mancanza d'interesse dei clienti, e già ora offre Red Hat e Suse ai clienti business.

E' inoltre improbabile che i laptop con Linux preinstallato siano significativamente meno cari rispetto a quelli con Windows: per un colosso come Dell, orientato ai consumatori meno esperti, il vero costo non è la licenza del sistema operativo, ma l'assistenza post-vendita che deve fornire, per cui paradossalmente un PC con su Linux potrebbe costare di più di un'identica macchina con su Windows perché occorre considerare i costi di (ri)addestramento del personale Dell.

Sia come sia, quand'anche un laptop Dell con Linux dovesse costare più dell'equivalente versione con Windows, poter acquistare un computer i cui componenti sono sicuramente supportati da Linux e nel quale Linux è preinstallato e preconfigurato varrebbe comunque la differenza di prezzo (lo so bene, ho appena tribolato non poco per installare Xubuntu su un vecchio laptop, come vi racconterò prossimamente). Specialmente rispetto all'"altro UNIX", ossia Mac OS X.
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Wikipedia Day a Lugano

Incontro con la Wikipedia alla SUPSI presso Lugano


Il 4 e 5 maggio, la SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana) di Manno, presso Lugano, ospiterà il Wikipedia Day, organizzato da Wikimedia Svizzera, dedicato al software libero e all'Open Content, la formula che consente agli utenti di modificare i contenuti dell'enciclopedia libera Wikipedia e di arricchirla con il proprio sapere.

Si parlerà di licenze, diritti d'autore, Creative Commons e gestione dei contenuti di Wikipedia: in particolare sarà interessante, anche in termini sociali, la gestione dei vandalismi di cui spesso si parla (a sproposito) nei media tradizionali, che pure spesso attingono a piene mani alle informazioni fornite da Wikipedia. Io purtroppo non ci sarò per un altro impegno concomitante, per cui sappiatemi dire com'è andata.

Tutte le informazioni su come partecipare sono sul sito del Wikipedia Day.
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Come sproteggere un PDF

Togliere la password anticopia a un PDF? Facile, con Scribd


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Aggiornamento (2007/06/11): La funzione involontaria di rimozione delle password è stata eliminata, per cui non è più possibile usare Scribd per togliere la password a un documento PDF. Le altre funzioni utili di Scribd restano valide.

Sicuramente vi sarete imbattuti in qualche documento PDF nel quale è stata attivata l'odiosa funzione che impedisce il copia-e-incolla del testo: una rottura di scatole galattica di cui francamente non capisco il motivo.

Di certo non serve per evitare plagi, duplicazioni abusive o alterazioni, che si possono fare comunque con gli appositi strumenti (no, non ve li indico); ma indubbiamente serve a scocciare chi vuole semplicemente citare un brano di un documento, in ossequio al diritto di citazione previsto dalle leggi sul copyright, o chi ha problemi di vista (con la V minuscola) e vorrebbe usare uno screen reader, ossia un programma che legge ad alta voce un documento grazie alla sintesi vocale, per accedere a un documento che ha il sacrosanto diritto di leggere.

C'è una soluzione semplice e interessante a questo problema: Scribd. Si tratta di un sito che viene a volte descritto come uno "Youtube per i documenti": un sito-biblioteca nel quale chiunque può depositare gratuitamente documenti digitali nei formati più diffusi, in modo che chiunque (o una cerchia selezionata di autorizzati) possa leggerli tramite una finestra grafica in Flash che presenta il documento all'interno del browser con la stessa ricchezza tipografica di un libro o di un documento impaginato in PDF.

Il contenuto di Scribd viene indicizzato da Google ed esiste un'opzione per ricevere un compenso ogni volta che qualcuno ordina una copia stampata del documento.

Scribd permette di pubblicare e condividere presentazioni, spreadsheet e documenti nei formati più diffusi (Word, Excel, PowerPoint, PDF, testo semplice, HTML, JPEG e a breve anche OpenDocument) e di ottenere statistiche dettagliate sul numero di lettori. Ma quello che interessa maggiormente, in questo caso, è la possibilità di convertire i documenti da un formato a un altro: cosa già comoda di per sé, ma particolarmente preziosa nel caso dei PDF protetti contro la copia, perché "convertendo" da PDF a PDF sparisce la protezione. Ecco come fare.

La prima cosa da fare è creare un account gratuito su Scribd: non è strettamente indispensabile per convertire un documento, ma agevola molto le cose. Fatto questo, prendete un documento PDF protetto contro il copia-e-incolla (per esempio questo, uno dei rapporti tecnici sull'11 settembre, che ha dato il via alla mia indagine su come risolvere il problema) e caricatelo su Scribd usando la funzione Upload.

Mi raccomando: nel caso di documenti di cui non detenete i diritti, rispettate le norme sul diritto d'autore e quelle indicate da Scribd. Se volete semplicemente convertire un documento per vostro uso personale, non pubblicatelo, ma tenetelo privato, usando la casella di spunta Keep private.

Cliccate su Publish e aspettate che il documento venga convertito automaticamente nei formati "flashpaper", PDF, Word, MP3 (i risultati saranno probabilmente esilaranti, dato che la sintesi vocale che genera il file MP3 è inglese) e testo semplice.

A conversione terminata, otterrete le varie versioni del documento, compresa quella in PDF, dalla quale sarà sparita l'irritante protezione contro il copia-e-incolla.

L'unico neo di Scribd sembra essere la sua popolarità: le conversioni ultimamente richiedono diversi minuti, mentre prima erano pressoché istantanee. Ma con un po' di pazienza, alla fine si ottiene in modo semplice il PDF desiderato.
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Torna la “danza lenta” con un nuovo garante

La danza lenta e il professore di pediatria


Devo tornare a parlare di una bufala già discussa tempo addietro, perché ha ripreso a circolare grazie all'involontaria spintarella di un garante inconsapevole ed apparentemente autorevole.

La bufala in questione è quella della "danza lenta", già discussa a suo tempo, che inizia con una struggente poesia:

Questa poesia è stata scritta da una adolescente malata terminale di cancro. E' stata spedita da un medico. Accertati di leggere anche ciò che c´è scritto nelle frasi finali dopo la poesia.

DANZA LENTA

Hai mai guardato I bambini in un girotondo?
O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra?
O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla?
O osservato il sole allo svanire della notte?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare cosi veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà...



Al termine della poesia c'è questo invito:

Vi prego spedite questa email a tutti quelli che conoscete... è la richiesta di una ragazzina speciale che presto lascerà questo mondo a causa del cancro... Se spedisci questa email al maggior numero di persone possibili, potrai dare a lei ed alla sua famiglia una piccola speranza, perché per ogni nome a cui verrà inviata, The American Cancer Society donerà 1 cent per pagare le sue cure e il piano di guarigione.

L'invito è in realtà una bufala, perché l'American Cancer Society non fa lotterie di questo genere (se non si dovessero raccogliere abbastanza soldi, la ragazzina che fa? Viene lasciata a morire?), e il garante apparente, il professor Alessandro Cicognani, direttore dell'Unità Operativa di Pediatria dell'Università degli Studi di Bologna, Policlinico S. Orsola-Malpighi, è rimasto coinvolto del tutto involontariamente nella storia.

Contattato telefonicamente, ha chiarito che ha semplicemente ricevuto l'appello e l'ha inoltrato ad alcuni amici perché gli era piaciuta la poesia. Purtroppo, come capita spesso in questi casi, gli amici hanno visto in fondo al messaggio gli estremi del professore e li hanno ritenuti una forma di autenticazione dell'appello e l'hanno inoltrato ai loro amici, e così via.

Il risultato è che il professor Cicognani (citato con il suo permesso) è "perseguitato" da questa storia e riceve una trentina di e-mail tutti i giorni oltre a numerose telefonate di richiesta di chiarimenti. A nulla sono valse, finora, le richieste di bloccare la circolazione dell'appello con gli estremi del professore. La speranza è che la citazione nel Disinformatico contribuisca a frenare la nuova circolazione di quest'appello e dia un po' di sollievo al professore.
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Antibufala Classic: il ritorno della “benzina a metà prezzo”

Riparte la bufala su “come avere la benzina a metà prezzo”


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “winmyoo” e “marco.for****”.

A volte ritornano. Quando sembrano essere ormai finite nel dimenticatoio, basta un nonnulla per farle ritornare in vita. Mi riferisco, ovviamente, alle bufale.

Ce n'è una che ha ripreso a circolare in questi giorni: quella che propone una tecnica infallibile per ridurre drasticamente il prezzo della benzina tramite un'azione coordinata di boicottaggio di alcune compagnie specifiche.

Ecco un esempio del suo testo (mi sono permesso un asterisco contro le parolacce, questo è un blog per tutta la famiglia):

A T T E N Z I O N E !

Dal Blog di Beppe Grillo parte un' iniziativa. Provare non costa nulla...

COME AVERE LA BENZINA A META' PREZZO?

Anche se non hai la macchina, per favore fai circolare il messaggio agli amici.

Benzina a metà prezzo? Diamoci da fare...

Siamo venuti a sapere di un'azione comune per esercitare il nostro potere nei confronti delle compagnie petrolifere.

Si sente dire che la benzina aumenterà ancora fino a 1.50 Euro al litro.

UNITI possiamo far abbassare il prezzo muovendoci insieme, in modo intelligente e solidale. Ecco come.

La parola d'ordine è "colpire il portafoglio delle compagnie senza lederci da soli". Posta l'idea che non comprare la benzina in un determinato giorno ha fatto ridere le compagnie (sanno benissimo che, per noi, si tratta solo di un pieno differito, perchè alla fine ne abbiamo bisogno!), c'è un sistema che invece li farà ridere pochissimo, purché si agisca in tanti.

Petrolieri e l'OPEC ci hanno condizionati a credere che un prezzo che varia da 0,95 e 1 Euro al litro sia un buon prezzo, ma noi possiamo far loro scoprire che un prezzo ragionevole anche per loro è circa la metà. I consumatori possono incidere moltissimo sulle politiche delle aziende; bisogna usare il potere che abbiamo.

La proposta è che da qui alla fine dell'anno non si compri più benzina dalle due più grosse compagnie, SHELL ed ESSO, che peraltro ormai formano un'unica compagnia. Se non venderanno più benzina (o ne venderanno molta meno), saranno obbligate a calare i prezzi.

Se queste due compagnie caleranno i prezzi, le altre dovranno per forza adeguarsi. Per farcela, però dobbiamo essere milioni di non clienti di Esso e Shell, in tutto il mondo.

Questo messaggio proviene dalla Francia, è stato inviato ad una trentina di persone; se ciascuna di queste aderisce e a sua volta lo trasmette a, diciamo, una decina di amici, siamo a trecento. Se questi fanno altrettanto, siamo a tremila, e così via.

Di questo passo, quando questo messaggio sarà arrivato alla "settima generazione", avremo raggiunto e informato 30 milioni di consumatori!

Inviate dunque questo messaggio a dieci persone chiedendo loro di fare altrettanto. Se tutti sono abbastanza veloci nell'agire, potremmo sensibilizzare circa trecento milioni di persone in otto giorni!

E' certo che, ad agire così, non abbiamo niente da perdere, non vi pare?

Vaffan***o per un po' ai bollini e regali e baggianate che ci vincolano a queste compagnie. Coraggio, diamoci da fare.

PS: copia e incolla questa mail per mantenerla ordinata e permettere una migliore lettura!

Non poteva mancare il “garante apparente”, ossia il blog di Beppe Grillo, che purtroppo ospita spesso nei commenti (e a volte anche negli articoli) bufale patentate come questa. In realtà far circolare questa proposta di boicottaggio selettivo rende “uniti” soltanto nella dimostrazione d'ignoranza di come sia determinato il prezzo dei carburanti.

Infatti l'appello, che risale addirittura al 2003 (come descritto nella mia indagine antibufala), dimentica che in Italia il prezzo della benzina è costituito per quasi due terzi (circa il 6o%) da tasse, accise e IVA, come si può vedere nel grafico in alto, riferito a dicembre 2006 e tratto dall'Osservatorio Prezzi del Ministero dello Sviluppo Economico italiano, presso il quale trovate anche la seguente tabella, aggiornata a fine aprile 2007:


Le cose vanno leggermente meglio per il gasolio, il cui prezzo è composto da tasse per il 53%. Ma anche in questo caso, per dimezzare il prezzo del carburante, Shell ed Esso dovrebbero trovare il modo di far lavorare gratis i propri benzinai. Qualcosa mi dice che quest'ipotesi è leggermente improbabile.

Se davvero volete un modo sicuro per ridurre il prezzo della benzina, invece di sperare in un boicottaggio improbabile (lanciato nel 2003, è fallito miseramente) che fa promesse impossibili, provate per esempio a viaggiare un pochino meno in auto, a ridurre leggermente la velocità e a non comperare i ridicoli SUV e Porsche Cayenne che appestano strade e autostrade. Questo sì che sarebbe un gesto “intelligente e solidale”.
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Antibufala: pecora scambiata per cane in Giappone

La strana storia dei giapponesi che comprano pecore credendole barboncini. E dei giornalisti che abboccano


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "luigi.ven****" e "reemulit". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il 26 aprile il Corriere della sera ha pubblicato una notizia che stava facendo il giro del mondo. Scriveva Iolanda Barbera:

"E' successo in Giappone... una nuova ed esclusivissima razza canina, importata da Australia e Regno Unito, si è trasformata in men che non si dica «nell’oggetto dei desideri» delle ricche giapponesi... Poi, l’amara scoperta avvenuta durante un noto talkshow a cui partecipava un’estimatrice della razza: l’attrice Maiko Kawakami... La star ha mostrato orgogliosa al pubblico la foto del suo adorato e trendy barboncino lamentandosi, però, che la bestiola si rifiutava di abbaiare e disdegnava il cibo per cani. L’inizio della fine: agli esperti non ci è voluto molto per capire l’arcano e informarla che il suo raffinato quadrupede, in realtà, era un' «umile» pecora, animale molto raro e quindi poco conosciuto nel Sol Levante."

Da dove ha preso la notizia l'autorevole Corriere? Dal giornale popolare britannico, ma ben poco blasonato, The Sun:

"Il giornale inglese The Sun racconta che una donna aveva già scoperto la triste verità quando al negozio per «trattamenti estetici» l’avevano avvertita che le zampette del suo pregiato cagnolino erano zoccoli. Non solo. Secondo la polizia i truffati sono circa duemila. Autrice del raggiro è una società che si chiama «Poodles As Pets» e ha sede nella città di Sapporo: pubblicizzava online (ora ovviamente ha dovuto chiudere i battenti) i suoi preziosi cuccioli e li metteva in vendita per ben 630 sterline (la metà del prezzo di mercato, a suo dire). La brutta notizia è che pare non sia l’unica..."

La notizia viene ripresa da molti fra i più popolari siti della Rete, non solo in Italia, ma anche all'estero: The Register, Boing Boing e Fark, per esempio, la pubblicano dandola per buona. Nessuno, salvo (blandamente) The Register, si pone dubbi sull'autenticità o la plausibilità della storia. Come un gregge di pecore (paragone quanto mai calzante), un giornalista copia dall'altro e tutti copiano da The Sun, che è noto per le foto di disinibite donzelle pubblicate a pagina 3 ma non certo per la sua rigorosa documentazione delle notizie. Come è possibile?

Per chi, come me e voi, ormai frequenta da tempo le bufale ed è disincantato sulla serietà del giornalista medio, ormai ridotto spesso a un copiaincollatore maldestro, la storia aveva tutti gli ingredienti tipici della bufala DOC. Innanzi tutto, ricordava da vicino la celebre leggenda metropolitana del cane esotico, acquistato durante un viaggio all'estero, che al ritorno in patria si rivela essere un pericolosissimo ratto delle Filippine o delle Maldive, come racconta il CICAP.

In secondo luogo, la notizia faceva riferimento al Giappone, che in Occidente (a torto o a ragione) ha una reputazione di paese di costumi eccentrici e di cultura ipertecnologica avulsa dalla natura, per cui entravano in gioco lo stereotipo un po' razzista dello straniero che non capisce niente e l'effetto consolatorio di vedere umiliata una società che per molti versi invidiamo e ammiriamo ma c'inquieta con la schiacciante onnipresenza dei suoi gadget e dei suoi prodotti nella nostra vita quotidiana.

Inoltre la storia "faceva colore": era una bella vicenda da raccontare, con un pizzico di esotico, una starlet giapponese umiliata in diretta TV insieme a un gregge di ricche signore snob e uno scandalo riguardante gli animali. E nessun giornalista sa resistere a una bella storia piena di risvolti moraleggianti, col risultato che le storie di questo genere sono spesso bufale e per loro natura devono mettere sul chi vive il lettore attento.

In questo caso, inoltre, credo abbiano giocato non poco l'impatto emotivo dell'immagine pubblicata nell'articolo del Sun (la vedete all'inizio dell'articolo) e la poca conoscenza dell'inglese tipica di tanti giornalisti: la didascalia, infatti, diceva chiaramente che la foto era quella di una pecora tosata a mo' di barboncino come quella comperata dall'attrice giapponese ("lamb with poodle trim, like the 'dog' bought by film actress Maiko"); non era una foto del "cane" in questione. Ma la voglia di credere è stata così tanta, e la storia era così ghiotta, che i giornalisti ci si sono buttati a pesce.

Tutto questo ha permesso alle ovvie implausibilità della storia di superare l'ostacolo del ragionamento e sedurre chi l'ha riportata. La forma e la posizione degli occhi, il fatto che il "barboncino" belasse invece di abbaiare, e quel piccolo particolare degli zoccoli, per non parlare della vistosa differenza escrementizia, sono indizi assolutamente impossibili da non notare. E, si badi, secondo l'articolo non si tratta di una singola attricetta svampita, ma di circa duemila persone che si sarebbero lasciate abbindolare. Ma siccome sono giapponesi, tutto è possibile, deve aver pensato qualche genio del giornalismo.

A conclusione di questa vicenda umiliante (per i media tradizionali, non per l'attrice o per il Giappone) entra in campo la corazzata antibufala di Snopes.com, la cui indagine rivela ulteriori dettagli che dimostrano che nessuno di coloro che vengono pagati per pubblicare notizie si è preso la briga di fare il benché minimo controllo:
  • nel calendario nello zodiaco cinese e giapponese esiste l'Anno della Pecora, per cui non è pensabile che l'ovino sia "poco conosciuto nel Sol Levante";
  • di questa notizia non c'è alcuna menzione nei media giapponesi, che dovrebbero essere in subbuglio più di tutti gli altri;
  • la polizia di Sapporo, contattata, non sa nulla di questo caso;
  • non esiste nessun negozio "Poodles as Pets" né a Sapporo, né in tutto il Giappone;
  • la storiella era già stata pubblicata in un blog giapponese a febbraio del 2006.
Grazie alle ricerche di Snopes.com, inoltre, emerge l'origine vera di questa "notizia" e la ragione del coinvolgimento dell'attrice (realmente esistente) Maiko Kawakami: è apparsa in un programma televisivo pomeridiano di nome Gokigenyou e ha detto semiseriamente di aver sentito parlare di questa storia, senza mostrare alcuna fotografia del proprio "barboncino". Tutto qui.

Ancora una volta vengono quindi messi a nudo i meccanismi di diffusione delle bufale e quelli delle redazioni dei giornali. E mi sa che in questo caso chi si fa tosare non è la pecora, ma chi compra certi quotidiani.