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2020/05/26

App anti-coronavirus svizzera disponibile subito in anteprima

SwissCovid, l’app svizzera di aiuto alla gestione della pandemia da coronavirus, è disponibile subito in versione di anteprima qui sul Google Play Store. La versione iOS non è ancora disponibile nell’App Store di Apple.

La Svizzera diventa così il primo paese al mondo a usare un’app di tracciamento di prossimità basata sul supporto software sviluppato appositamente da Apple e Google.

Ne ho descritto le caratteristiche, i criteri e il funzionamento generale in questo articolo e in questo: vi consiglio di leggerli perché contengono già le risposte alle domande più frequenti, così eviterete di rifarle.

Ieri (25 maggio) è scattata la fase di test pilota ufficiale dell’app. Dal 28 maggio dovrebbe essere disponibile a tutti il codice sorgente definitivo per un test pubblico di sicurezza.

Queste sono le schermate iniziali di installazione (in italiano perché l’app usa per default la lingua usata dal telefono dell’utente), in ordine di apparizione.

Si comincia con una serie di schermate introduttive:






Poi viene chiesto di ignorare l’ottimizzazione della batteria in modo da consentire all’app di essere sempre attiva, anche quando è in background. Questo fa aumentare il consumo della batteria “soltanto leggermente”.




Ho dato il mio consenso:



Poi l’app mi ha chiesto il permesso di attivare il tracciamento:



Ho accettato:



L’installazione finisce ringraziando (“Grazie che ci aiuti a proteggere te e gli altri”) e chiedendomi di avviare l’app.



Al primo avvio c’è una segnalazione d’errore: “non ci sono dati aggiornati”.



Dettagli sull’errore e info di contorno:



Pochi secondi dopo l’errore scompare e il tracciamento si attiva.



Il tracciamento è disattivabile in qualunque momento andando nella sezione Incontri:




Toccando la I cerchiata nella schermata iniziale si possono leggere queste info sull’app, su chi la pubblica e su chi l’ha realizzata, insieme al numero di versione.



Vi terrò aggiornati se ci saranno novità.


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2020/05/24

Storie di Scienza: Come vedere i continenti su mondi di altre stelle

Simulazione di un’immagine di un
esopianeta tramite un telescopio
a lente gravitazionale
(NASA/JPL-Caltech/Slava Turyshev)
Gli esopianeti, ossia i mondi che orbitano intorno alle stelle lontane, sono oggetti incredibilmente difficili da osservare. Non è solo questione di distanze cosmiche inimmaginabili: un esopianeta si perde nel bagliore intensissimo della sua stella. Osservarlo è come tentare di vedere una lucciola mentre abbiamo un fanale d’automobile puntato dritto negli occhi. È così difficile che finora siamo riusciti a fatica a scorgere alcuni di questi esopianeti come vaghi puntini.

Immaginate ora di avere uno strumento che vi consenta di vedere i dettagli di questi esopianeti: non solo le forme dei loro continenti e oceani, se ne hanno, ma anche di scorgere variazioni stagionali o eventuali grandi strutture costruite da entità intelligenti: una città, per esempio. Vedere questi pianeti non più come macchioline indistinte ma come luoghi, che hanno una geografia precisa da esplorare, sarebbe una rivoluzione non solo tecnologica ma anche culturale: ci renderebbe molto chiaro il concetto che la Terra è solo uno di un numero infinito di mondi.

Questo strumento è già realizzabile adesso, con le tecnologie esistenti o con loro affinamenti: si chiama Solar Gravity Lens, e funziona usando una tecnica affascinante. La sua lente primaria, infatti, è una stella intera: specificamente il Sole.

Costruire un telescopio tradizionale con una risoluzione sufficiente a vedere dettagli della superficie di un esopianeta a 100 anni luce dalla Terra è ben al di sopra delle nostre attuali capacità, dato che le inesorabili leggi dell’ottica obbligherebbero a creare uno specchio primario con un diametro di 90 chilometri. Ma possiamo “barare” grazie ad Einstein.

Infatti i campi gravitazionali, per esempio quello prodotto dal nostro Sole, deflettono la luce, come previsto da Einstein nel 1913, dimostrato spettacolarmente durante l’eclissi solare del 29 maggio 1919 e calcolato dal grande fisico in una sua pubblicazione su Science del 1936.

Non è pura teoria: gli astronomi hanno già osservato concretamente questo fenomeno, noto come gravitational lensing o lente gravitazionale, nelle immagini di galassie lontane, il cui aspetto risulta deformato perché la loro luce arriva a noi passando nelle vicinanze di un altro corpo celeste di grande massa (per esempio un’altra galassia relativamente più vicina).

La galassia rossastra al centro distorce la luce proveniente dalla galassia azzurra che le sta “dietro” dal punto di vista della Terra, formando un anello di Einstein. Immagine del telescopio spaziale Hubble, 2011 (ESA/Hubble/NASA).


Questa distorsione può essere sfruttata anche per ingrandire enormemente un oggetto lontanissimo come una galassia ai limiti dell’universo conosciuto (11,7 miliardi di anni luce, grazie ad ALMA) oppure un esopianeta. Secondo gli sviluppatori del progetto SGL, per sfruttare il Sole come “lente d’ingrandimento” occorre piazzare un telescopio da un metro (quindi più piccolo di Hubble) nel “punto focale” del nostro Sole. Un telescopio del genere sarebbe in grado di ottenere immagini di esopianeti situati a 30 parsec (circa 100 anni luce) con una risoluzione di dieci chilometri. Le basi concettuali di questo ipertelescopio furono gettate da Von R. Eshleman e approfondite dall’astronomo italiano Claudio Maccone e altri.

C’è un piccolo problema, però. Per un esopianeta a 100 anni luce, il punto focale del Sole, quello che consentirebbe di usare questo globo termonucleare largo 1,4 milioni di chilometri come il più esagerato dei teleobiettivi, si trova a 97 miliardi di chilometri dalla Terra. Sedici volte più lontano di Plutone. La sonda Voyager 1 ci ha messo 40 anni per arrivare a circa un quinto di quella distanza.

Chiaramente nessuno vuole aspettare duecento anni, per cui bisogna trovare un modo un po’ piu rapido di viaggiare nello spazio. Per fortuna esiste, e sfrutta di nuovo il Sole: al posto di motori a propellente chimico si può usare la gravità solare, lanciando il veicolo verso il Sole (con un vettore convenzionale) ma passandogli vicino in modo da riceverne un impulso di accelerazione, e si possono adottare le vele solari. Si tratta di enormi superfici ultrasottili che ricevono la tenuissima spinta della luce solare (sì, la luce esercita una pressione di radiazione misurabile e misurata da circa cent’anni). Questa spinta è costante, per cui un veicolo spaziale dotato di vele solari continuerebbe ad accelerare per tutto il tempo invece di avere solo il breve spunto iniziale dei razzi tradizionali. Il risultato è che una vela solare che trasportasse un telescopio raggiungerebbe la distanza di 97 miliardi di chilometri in circa venticinque anni.

Arrivato alla distanza giusta e nella posizione corretta, il telescopio SGL punterebbe i suoi sensori in direzione del Sole, schermandone però la luce con un coronografo: una barriera fisica circolare posta davanti al telescopio. È lo stesso principio che usiamo quando copriamo una luce intensa con la mano per poter vedere gli oggetti fiochi nelle vicinanze. In teoria si potrebbe usare al posto del Sole qualunque altro corpo celeste dotato di notevole massa ed eliminare il problema del bagliore della corona solare, ma questa soluzione renderebbe impraticabilmente grande la distanza focale da raggiungere.

Questo permetterebbe al telescopio di captare l’immagine di un esopianeta, distorta in un anello di Einstein, piazzandosi in modo da avere il Sole esattamente allineato con quell’esopianeta. In realtà l’anello sarebbe doppio: uno conterrebbe la luce proveniente da una singola area di circa 10 km di diametro dell’esopianeta, mentre l’altro conterrebbe la luce di tutto il resto del mondo alieno. Spostando leggermente il telescopio di circa un chilometro nelle varie direzioni si cambierebbe la zona dell’esopianeta “inquadrata” dal primo anello e quindi si potrebbe fare una lenta scansione di tutta la sua superficie. Osservando queste distorsioni per sei mesi ed elaborando circa un milione di immagini raccolte, sarebbe possibile escludere la luce della corona solare e ottenere un’immagine simile a quella (simulata) mostrata all’inizio di quest’articolo, eliminando persino le eventuali nuvole.

Oltre all’immagine della superficie, questo telescopio farebbe anche spettroscopia dell’esopianeta, consentendo di conoscere la composizione chimica della sua eventuale atmosfera. Se una civiltà aliena lo facesse con noi, puntando un telescopio a lente gravitazionale solare verso la Terra, potrebbe rilevare il repentino aumento della CO2 atmosferica e di altri inquinanti e dedurne la presenza di attività industriali da parte dei poco lungimiranti abitanti del pianeta.

Costruire un telescopio SGL è insomma una sfida ingegneristica notevolissima e comporta una precisione di navigazione eccezionale (il telescopio va piazzato al centro di un piano che misura 1 km per 1 km, a 90 miliardi di km dalla Terra) e difficoltà di radiocomunicazione senza precedenti, ma non richiede nulla che non sappiamo già.

Una flotta di questi telescopi, piazzati in vari punti e a varie distanze dal Sole, potrebbe osservare tutti i pianeti situati a meno di 100 anni luce dalla Terra (per via della struttura di un telescopio SGL, ne occorre uno dedicato a ogni singolo esopianeta). Nel giro di qualche decennio conosceremmo molto meglio il nostro vicinato e i nostri eventuali vicini.

Strada facendo, inoltre, questa flotta raccoglierebbe anche informazioni sulla natura del nostro sistema solare, analizzando l’eliosfera nella quale si muovono tutti i pianeti e cercando oggetti della Fascia di Kuiper. Permetterebbe inoltre di osservare onde gravitazionali e, grazie alla parallasse, potrebbe misurare la posizione precisa di ogni singola stella della nostra Galassia.

Il progetto attuale propone di usare sonde molto piccole con vele solari di dimensioni realisticamente fattibili (16 pannelli da 1000 metri quadri ciascuno) e di ridurre i costi lanciando queste sonde in ride sharing, ossia come carico aggiuntivo di altre missioni, evitando così il costo di un vettore di lancio dedicato come l’onerosissimo SLS.

Se tutto questo vi sembra troppo fantascientifico, soprattutto in un momento in cui facciamo fatica persino a uscire di casa in sicurezza, considerate che la NASA è interessata a questo concetto abbastanza da finanziarne le ricerche con 2 milioni di dollari dai fondi del programma NIAC (NASA Innovative Advanced Concepts).

E se l’idea di poter vedere i continenti di mondi lontanissimi vi pare irrealizzabile, tenete presente che a molti sembrava impossibile poter ottenere un’immagine di un buco nero. Poi è successo questo, usando un radiotelescopio virtuale grande quanto la Terra.

Credit: Event Horizon Telescope Collaboration.


L’ambizione degli astronomi di costruire strumenti sempre più grandi non conosce limiti. Un telescopio SGL lungo 90 miliardi di chilometri non è certo il limite della loro creatività nel trovare modi nuovi di estrarre informazioni dall’Universo. Che ne dite, per esempio, di un rivelatore di onde gravitazionali grande come una galassia? Ma questa è un’altra storia.


Fonti aggiuntive: Planetary Society; Planetary Science Vision 2050 Workshop 2017; Direct Multipixel Imaging and Spectroscopy of an Exoplanet with a Solar Gravity Lens Mission; Putting gravity to work: Imaging of exoplanets with the solar gravitational lens. Questo articolo fa parte delle Storie di Scienza: una serie libera e gratuita, resa possibile dalle donazioni dei lettori. Se volete saperne di più, leggete qui. Se volete fare una donazione, potete cliccare sul pulsante qui sotto. Grazie!



2020/05/23

Oggi dalle 14 Starcon: convention virtuale di fantascienza e dintorni

Tra poco inizierà la StarCon, la convention di fantascienza alla quale partecipo ogni anno da tempo immemorabile per ritrovare gli amici, tradurre gli ospiti stranieri e ogni tanto fare qualche miniconferenza scientifica. Quest’anno, per ovvie ragioni, la StarCon si fa virtualmente, in videoconferenza: questo ha il vantaggio che chiunque può seguirla. Se volete, il link alla diretta Youtube di oggi è qui sotto. Si comincia alle 14 circa.

Il programma della giornata prevede gli ospiti Ross Mullan (Trono di Spade), Chase Masterson (Star Trek: Deep Space Nine) e Giulia Santilli (doppiatrice e attrice). Le conferenze includono "Passato, presente e futuro dei romanzi di Star Trek" con Carlo Recagno, "Il doppiaggio di Star Trek Picard" con Marcello Rossi e "Manuale per Viaggiatori nel tempo" con il sottoscritto, più varie visite a sorpresa.



Ross Mullan arriva a 3:49; Carlo Recagno inizia a 53:40; Marcello Rossi ci spiega i problemi di doppiaggio di Star Trek Picard da 1:37:00; io arrivo a 2:01:00 circa (in costume). Buona visione.

Ecco la seconda parte: dopo la sfilata dei costumi (virtuale) e le premiazioni per il modellismo di fantascienza, a 17:50 c‘è Chase Masterson, seguita da Giulia Santilli a 46:00. L’attività di beneficenza citata da Chase Masterson è la Pop Culture Hero Coalition, presso Popculturehero.org.



Terza parte: Tony Amendola (Stargate SG-1), prop-making con Annalisa Diacinti, astronomia dal balcone con Gian Franco Lollino, e Jeffrey Weissmann (Ritorno al Futuro Parte II e III).

2020/05/22

Puntata del Disinformatico RSI del 2020/05/22

È disponibile la puntata di stamattina del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotta da me insieme a Alevì stando entrambi in studio, anche se a rispettosa distanza come prescritto dalle misure di protezione decise dalla RSI. Non c’è streaming video.

Podcast solo audio: link diretto alla puntata.

Argomenti trattati:

Podcast audio precedenti: archivio sul sito RSI, archivio su iTunes e archivio su TuneIn, archivio su Spotify.

App RSI (iOS/Android): qui.

Video: anche stavolta non c’è.

Archivio dei video precedenti: La radio da guardare sul sito della RSI.

Buon ascolto!

Raffica di attacchi informatici ai supercomputer

I supercomputer europei sono sotto attacco. Non è solo il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS) di Lugano a essere oggetto di tentativi di incursione informatica, come segnalato nei giorni scorsi, ma anche altri centri di supercalcolo sono stati presi di mira.

L’11 maggio scorso sono attaccati il supercomputer ARCHER dell’Università di Edimburgo e cinque supercomputer in Germania. Nei giorni successivi è toccato appunto al CSCS e a un centro di calcolo a Barcelona. Anche un altro centro di calcolo a Monaco è stato toccato.

Gli attacchi, scrive la European Grid Infrastructure in un rapporto, sono stati due: uno con il chiaro intento di usare la potenza di calcolo di questi calcolatori per generare criptovalute (e questo ha colpito anche computer cinesi e nordamericani) e uno per ragioni per ora sconosciute. Dato che molti di questi centri di supercalcolo sono coinvolti nella ricerca sul nuovo coronavirus, è possibile (ma tutt’altro che dimostrato) che si tratti di incursioni mirate a spiare queste ricerche o sabotarle.

In entrambi i casi il metodo di attacco è l’uso di credenziali SSH violate, quelle usate dai ricercatori per collegarsi da remoto, come stanno facendo in tanti per via del lavoro da casa, evidentemente senza prendere misure di sicurezza personale sufficienti.

Cado Security ha pubblicato un’analisi dettagliata del malware di mining installato e delle provenienze apparenti degli attacchi.

Anche se questi attacchi riguardano supercomputer ben diversi da quelli che abbiamo noi comunemente in casa o sul posto di lavoro, i princìpi di difesa sono gli stessi e c’è una lezione da imparare per tutti: l’improvviso spostamento verso il lavoro da remoto significa che molti utenti si collegano via Internet ai computer aziendali. Le loro postazioni di lavoro, che prima erano fisicamente e informaticamente protette all’interno dell’azienda e della rete aziendale, ora sono spesso su laptop usati in modo promiscuo, lasciati in giro e tenuti in locali ai quali hanno facile accesso anche altre persone. I codici di accesso remoto (le credenziali SSH) vengono custoditi spesso con molta disinvoltura, per cui i ladri hanno il gioco più facile.

Sto ricevendo segnalazioni di numerose aziende violate in questo periodo per ricattarle con ransomware. Fate backup, fateli ossessivamente e teneteli fisicamente scollegati dopo averli fatti.


Fonti aggiuntive: BBC, Engadget.

Perché tutti stanno bocciando TikTok?

TikTok è un’app social popolarissima. Ma allora come mai le sue recensioni sono precipitate a 1,6 stelle su 5 in Google Play mentre sono alte (4,8) su App Store? Visto che di solito si consiglia di non installare app che hanno recensioni scarse, vale la pena di capire cosa sta succedendo.

La spiegazione, a quanto pare, arriva dall’India: specificamente da una lite online fra uno YouTuber molto popolare nel subcontinente, CarryMinati (Ajay Negar), uno che fa 75 milioni di visualizzazioni con un singolo video, e un “TikToker”, Faizal Siddiqui. Siddiqui ha inoltre pubblicato su TikTok un video che è accusato di incoraggiare la violenza contro le donne.

Risultato: gli utenti indiani hanno partecipato alla lite inondando Google Play di recensioni negative di TikTok e promuovendo hashtag come #IndiansAgainstTikTok e #tiktokbanindia che invitano a disinstallare l’app o chiedono di bandirla dagli store.

Il crollo del punteggio di recensione si è fatto sentire su Google Play molto più che su App Store perché Android è di gran lunga il tipo di smartphone più diffuso in India.

Non c’è niente di improvvisamente negativo in TikTok, insomma; c’è solo una notevole dimostrazione del potere planetario degli internauti indiani.


Fonti aggiuntive: India Times, DNAIndia, IndianExpress, NDTV.

Antibufala: la NASA ha scoperto un universo parallelo!

Se avete letto in giro su Internet che la NASA ha scoperto “un universo parallelo in cui il tempo va all’indietro” e magari state pensando di trasferirvi là per tornare giovani, frenate il vostro entusiasmo: una scoperta c’è, ed effettivamente l’ha fatta la NASA, ma non è affatto così semplice e sensazionale.

Tutto nasce da una singola fonte, un articolo (paywallato) sul sito della rivista New Scientist, che parla di una scoperta fatta dall’ANtarctic Impulsive Transient Antenna (ANITA): una schiera di antenne radio piazzate su un pallone che vola a 37.000 metri sopra l’Antartide, dove può captare le particelle che arrivano costantemente dallo spazio.

Fra queste particelle ci sono anche i neutrini, che normalmente trapassano gli oggetti senza lasciare alcuna traccia (circa 100.000 miliardi attraversano un corpo umano ogni secondo). Ogni tanto, però, interagiscono con la materia, e se lo fanno con molta energia generano onde radio che ANITA può rilevare.

Alcune di queste interazioni, osservate anni fa (le prime discussioni risalgono al 2016), non sono spiegabili con la fisica attualmente conosciuta: questi neutrini estremamente energetici sembrano infatti provenire da una direzione per la quale avrebbero dovuto trapassare impunemente tutta la Terra, cosa inattesa a questi livelli energetici (dovrebbero interagire durante l’attraversamento).

Di conseguenza, una delle tante ipotesi proposte per spiegarle è che questi neutrini provengano da un universo parallelo in cui il tempo scorre al contrario. Ma ci sono altre spiegazioni concorrenti molto meno spettacolari, compreso l’errore strumentale e fenomeni legati al ghiaccio antartico. Due cose comunque sono certe: scoprire fenomeni che contraddicono le nostre attuali conoscenze è sempre molto promettente, e c’è ancora tanta fisica da scoprire. La parte difficile è capire in quale direzione cercarla.


Fonte aggiuntiva: Cnet.

Arriva l’aggiornamento Apple e Google per l’app anti-coronavirus

Ultimo aggiornamento: 2020/05/22 14:50.

È disponibile da ieri (21 maggio) l’aggiornamento di iOS e di Android che predispone i telefonini per l’uso facoltativo delle app di tracciamento di prossimità contro la pandemia.

Questi aggiornamenti consentono a queste app di utilizzare più correttamente il Bluetooth per rilevare la presenza di un telefonino nelle immediate vicinanze (sotto i due metri circa). Senza questi aggiornamenti, per esempio, gli iPhone a volte non rilevano gli altri iPhone e l’app poteva funzionare solo quando era tenuta in primo piano sullo schermo.

Per iOS, l’aggiornamento arriva sotto forma di nuova versione, la 13.5. Per i telefonini Android, l’aggiornamento è incluso nei Google Play Services, che si aggiornano automaticamente, e verrà distribuito ai vari modelli di smartphone nei prossimi giorni (se usano Android 6.0 o superiore).

Va chiarito che questi aggiornamenti non sono l’app: sono semplicemente il supporto tecnico per le singole app sanitarie dei vari paesi. Visto che includono anche correzioni e miglioramenti di altro genere, è importante installarli anche se non avete ancora deciso se usare o no l’app sanitaria.

Fra l’altro, anche dopo l’installazione di questi aggiornamenti spetta comunque al singolo utente decidere se attivare le funzioni di tracciamento, andando nella nuova sezione Raccolta log di esposizione.


Google e Apple ribadiscono nel loro annuncio congiunto che non vengono raccolte informazioni di localizzazione. Va notata la loro scelta di un termine differente da quello usato comunemente finora: non si parla più di tracciamento dei contatti, ma di notifica di esposizione. In altre parole, si sottolinea correttamente che non vengono collezionate identità ma solo esposizioni a possibili contagi. Nessuna informazione su chi o dove.

È un po’ come una di quelle app o di quei dispositivi che misurano l’esposizione al sole accumulata in spiaggia: non hanno bisogno di sapere chi siete o chi incontrate, ma solo quanto vi siete esposti.

La BBC riassume molto bene qui con dei grafici il funzionamento delle app di tracciamento di prossimità sia nella versione centralizzata sia in quella decentralizzata. XDA-Developers mostra alcuni screenshot della nuova versione di Google Play Services con la sezione di notifica delle esposizioni e spiega bene le due fasi dell’adozione di queste novità (adesso siamo alla prima).

Va notato, inoltre, che l’aggiornamento anti-coronavirus di Apple è solo per iOS e non per iPadOS (quindi non si può usare un tablet come “dosimetro”), e non è comunque disponibile in tutti i paesi.


2020/05/22 14:50


Questo è uno screenshot, pubblicato da Marcel Salathé dell’EPFL, dell’integrazione di SwissCovid nell’aggiornamento di iOS che ne consente il pieno uso:

2020/05/21

Ho fatto un po’ di realtà virtuale a “Filo diretto” (RSI)

Oggi sono tornato negli studi della Radio TV Svizzera per partecipare a Filo Diretto, portando con me il mio Oculus Quest. Io entro a 5.30 circa dall’inizio; scusate la faccia paonazza da avvinazzato insonne, ma tenere su l’Oculus dietro le quinte fa venire caldissimo e impedisce di avere il conforto pietoso del trucco televisivo.


Avevo configurato correttamente il tablet per fare mirroring in modo da mostrare quello che vedevo in diretta nell’Oculus, ma ho dovuto spostare tutto il kit all’ultimo istante per esigenze sceniche e questo ha scombussolato il mirroring.

Se volete soffrire fino in fondo, a 15:20 circa mi vedrete anche giochicchiare a Beat Saber, che per chi non lo conoscesse è questo (giocato molto meglio di quanto possa fare io) e questo (visto da fuori in mixed reality). Un altro bel gioco su Oculus Quest per fare esercizio fisico è Oh Shape.

Il video a 360° della Stazione Spaziale che ho mostrato è questo; quello dei pinguini in Antartide in acqua è questo; e quello di Berna dall'alto è questo.

2020/05/19

Video: L’app Immuni, aspetti informatici e giuridici

Ultimo aggiornamento: 2020/05/05 10:10.

Questa sera ho partecipato a un videodibattito sull’app Immuni, intitolato CoronaVirus e Libertà Individuali - Dalla libertà di circolazione al diritto alla riservatezza, con Giovanni Russo Spena, costituzionalista, e Fausto Gianelli, dell'associazione Giuristi democratici. L’incontro è stato organizzato dalla Federazione di Modena di Rifondazione Comunista. Il link diretto è questo e dovrebbe essere fruibile anche senza avere un account Facebook.


L’app userà il protocollo DP-3T, scrive Fanpage.it, sarà sotto licenza MPL2 e costerà circa 1,5 milioni di euro. Mashable ha pubblicato altre info insieme a degli screenshot.

La documentazione di Immuni è qui e qui su Github. Manca per ora il codice sorgente. Altre informazioni e analisi sono nell’ottima newsletter Guerre di Rete di Carola Frediani.


2020/05/05 10:10. Il codice sorgente dell’app Immuni è stato rilasciato su Github qui per Android e qui per iOS. Per avere piena trasparenza dovrà essere rilasciato anche il codice sorgente del back-end (il software che gira sul server di gestione).

Mille “buoni Ikea”? No, è una truffa: cestinate subito

Mi stanno arrivando moltissime segnalazioni di un’apparente offerta di “1000 buoni del valore di Fr. 250” che porta il marchio Ikea. È una truffa: non cliccate sul link e non inoltratelo a nessuno. Tio.ch ha già pubblicato un avviso in proposito.

Ho provato ad approfondire simulando il comportamento di una vittima per vedere dove va a parare questo raggiro: ovviamente non si tratta di IKEA, anche perché il sito citato dal messaggio è lkea (L-K-E-A) punto S5S5 punto club.

Già questo dovrebbe far diffidare totalmente: IKEA non fa le proprie promozioni appoggiandosi a siti con nomi farlocchi come S5S5.club. E il nome scritto appositamente in modo ingannevole (con la L minuscola per far credere che sia una I) dovrebbe già far capire oltre ogni dubbio che si è di fronte a un impostore.

Se si clicca sul link (non fatelo), si arriva a questa schermata:



Cliccando sul “sondaggio” si arriva a questo invito a condividere la sedicente offerta di “buoni” con altri 20 amici su WhatsApp (non fatelo).



Cliccando poi su Continua si viene portati a un girotondo di redirect da un sito all’altro: ho fatto in tempo ad annotare un http://trackout punto business/?_lp=1. Nel mio caso sono finito qui: una finta pagina di notizie che promuove bitcoin rubando immagini della rete televisiva britannica ITV.



Tutti i link su questa pagina portano a un sito che promuove “Bitcoin Era”, una sorta di investimento in bitcoin per arricchirsi miracolosamente:



Il sito chiede di immettere nome, cognome, numero di telefono e indirizzo di mail. Se lo si fa (non fatelo), si arriva a questa schermata:



Da qui si viene portati a questa schermata, che chiede di immettere i dati della propria carta di credito:



Non posso dire nulla sulla reputazione di Excentral-int.com, dove sono arrivato, ma per il modo in cui ci sono arrivato non immetterei qui nemmeno la carta di credito scaduta di uno sciachimista torturatore di pangolini:



La richiesta minima è 250 euro. La scritta in piccolo dice:

SPINELBRIDGE SERVICES LTD, registered address 4 Andrea Zappa & Makedonon, Limassol 4040, Cyprus
Hilfe oder Bestätigung zu einer versuchten Transaktion erhalten Sie bei den Kundendienst.

Zur Beachtung: Je nach Ihrer Bank könnte diese Transaktion als Bargeldauszahlung behandelt werden. Excentral EUR übernimmt keine Verantwortung für etwaige Bargeldauszahlungsgebühren in Zusammenhang mit dieser Transaktion. Die Transaktion wird auf Ihrer Kreditkartenabrechnung erscheinen als Excentral, falls auf Ihrer Transaktionsbestätigung nicht etwas anderes angegeben ist.


Siamo arrivati a una società registrata a Cipro: questi sono i suoi dettagli secondo Opencorporates.com. Nulla a che vedere con Ikea. Dareste 250 euro o più a degli sconosciuti che avete incrociato tramite una finta promozione di Ikea? Appunto. Cestinate e dite di cestinare.

2020/05/17

Storie di Scienza: se entri nel teletrasporto, quello che ne esce sei tu o è una copia e tu sei morto disintegrato?

Ultimo aggiornamento: 2020/05/17 12:40.

Upload è una bella miniserie comica di Amazon che parte da una premessa bizzarra: un futuro non troppo lontano nel quale è possibile uploadare la propria personalità in un server e quindi continuare ad esistere dopo la morte fisica. Una sorta di aldilà digitale, con la complicazione surreale che il software non funziona sempre molto bene ed è gestito da alcune mega-aziende che puntano solo al profitto, per cui esistono aldilà separati per ricchi (in alta risoluzione, con riproduzione completa di tutti i sensi) e per i poveri (a bassa risoluzione e sensi limitati).

Da uploadato VIP hai l’assistenza clienti, puoi comunicare con i vivi, persino assistere al tuo stesso funerale e fare sesso con i non uploadati che usano una tuta di realtà virtuale integrale (non molto efficace).

Le gag visive sono geniali, specialmente per gli informatici, gli attori sono bravi (il fattorino dell’albergo principale è impagabile) e la storia è vivace, tenera e allegra, ma non mancano le riflessioni amare. Anche in Paradiso ci sono gli acquisti in-app, e se finisci il tuo credito o la tua quota di giga mensili, sei tagliato fuori e finisci in una sorta di limbo fino al mese successivo. Se nessuno paga più per il tuo account, puoi essere cancellato. E chi ti paga l’account è, a tutti gli effetti, tuo padrone per sempre.

La premessa di Upload pone anche una domanda interessante dal punto di vista scientifico e, oserei dire, filosofico: ammettiamo che sia possibile fare una scansione perfetta della mente di un essere umano e ospitare quella scansione in un ambiente virtuale. Vista dall’esterno, la copia apparirebbe in tutto e per tutto come una continuazione dell’originale: stessi ricordi, stessi talenti, stesse passioni, stessi modi di fare. Ma come sarebbe, invece, vista dall’interno?

Non voglio fare spoiler di Upload, per cui mi limito a dire che per motivi tecnici una volta uploadati non si può più essere reintegrati in un altro corpo o nel proprio, per cui non c’è il problema di creare duplicati e la personalità esiste in un solo esemplare. Per evitare di guastarvi alcune sorprese sposto la domanda su un terreno analogo nel quale non rischio spoiler: il teletrasporto di Star Trek.

Anche nel teletrasporto, per come viene “spiegato” nell’universo immaginario di Star Trek, abbiamo una scansione della persona, che viene trasformata in energia e trasmessa altrove per essere ricomposta in materia.* Vista da fuori, la persona che emerge dal teletrasporto è la stessa che vi è entrata: tutto è identico, fino all’ultimo atomo e fino all’ultimo pensiero. Ma vista da dentro?

* Secondo lo Star Trek: The Next Generation Technical Manual, il teletrasporto usa degli scanner molecolari per scansionare il soggetto e convertirlo in un “flusso di materia subatomicamente disgiunta”, ossia i legami fra i singoli atomi vengono spezzati e le particelle disgiunte vengono inserire in un “buffer di schemi”, nel quale rimango per un breve istante prima di essere trasmesse a destinazione. Nella Serie Classica di Star Trek, il teletrasporto converte la materia in energia e trasmette quell’energia per poi ricomporla in materia (The Squire of Gothos: “TRELANE: We, meaning I and others, have, to state the matter briefly, perfected a system by which matter can be transferred to energy and back to matter again. KIRK: Like the transporter system aboard the Enterprise.”).


Cosa mi garantisce che entrando nella cabina del teletrasporto io non sarei invece disintegrato permanentemente, mentre dall’altra parte esce un perfetto duplicato che è convinto di essere me? In Star Trek questo è esattamente quello che succede in almeno un paio di episodi (The Enemy Within/Il duplicato, TOS; Second Chances/Duplicato, TNG) e non mancano altri problemi. In Upload, se mi sottopongo al procedimento in punto di morte, vengo davvero uploadato o semplicemente viene creata una copia di me, convinta di essere me, ma io, il vero io, l’originale, crepo lo stesso e cesso di esistere? Il vero capitano Kirk è morto la prima volta che ha usato il teletrasporto?

In altre parole: un procedimento come il teletrasporto o la digitalizzazione, garantirebbe davvero la continuità soggettiva dell’esistenza o sarebbe una sofisticata forma di suicidio e sostituzione?

Gli autori di Star Trek si sono resi conto del problema, ma lo hanno “risolto” come solo gli autori di una storia di fiction possono fare: dichiarando che non esiste. In Daedalus (episodio di Star Trek: Enterprise), l’inventore del teletrasporto ne parla esplicitamente e lo liquida come “sciocchezza”, ma senza spiegare perché.

Invece Michael Okuda, uno dei consulenti tecnici di varie serie e film di Star Trek, ammette chiaramente che “Il modo in cui è stato descritto il teletrasporto mi fa pensare ‘muori e vieni ricostruito’”.

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Precisazione per pignoli: ho scelto il teletrasporto di Star Trek perché si basa sulla smaterializzazione dell’utente, che è il punto critico di interruzione della continuità dell’esistenza. Altri universi fantascientifici hanno inventato altre modalità di teletrasporto che non interrompono questa continuità e non pongono problemi filosofici: per esempio, deformano lo spazio in modo da unire due luoghi lontani e quindi l’utente non fa che spostarsi lungo un corridoio o attraversare un portale (anche in Star Trek esistono i wormhole che uniscono fisicamente due punti distanti). In questo caso è abbastanza chiaro che chi entra è la stessa persona che esce, esattamente come io rimango la stessa persona quando mi sposto dalla cucina al soggiorno.

Altra precisazione per spiritualisti e religiosi: lascio fuori dalla discussione ogni questione di anima immateriale e intangibile. Mi interessa solo esplorare quale sarebbe la sensazione soggettiva di essere teletrasportati o uploadati.

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A prima vista pare proprio che queste tecnologie ipotetiche racchiudano un segreto orribile che rovina per sempre queste serie: ogni volta che entrano nel teletrasporto in Star Trek, i nostri eroi vengono uccisi, letteramente fatti a pezzi smontandoli atomo per atomo, e dall’altra parte emerge una fotocopia perfetta (beh, quasi sempre, perlomeno). Ogni volta che una persona viene uploadata in Upload, in realtà muore esattamente come qualunque altra persona, ma ne viene creata una copia che la simula perfettamente. Una magra consolazione per il soggetto: questo aldilà tecnologico sarebbe un colossale inganno.



Ma nelle storie di scienza c’è sempre un ma. In questo caso, il ma è il cosiddetto paradosso della nave di Teseo. Plutarco racconta che in memoria dell’eroe mitologico, la sua nave fu conservata dagli ateniesi sostituendone i pezzi man mano che si deterioravano. Dopo qualche tempo, della nave originale non restava neanche più un pezzo. Era tutta nuova, eppure era considerata la stessa nave.

Anche noi, in un certo senso, siamo delle navi di Teseo. Il nostro corpo e il nostro cervello vengono continuamente autoriparati, sostituendone atomi, molecole e cellule con dei rimpiazzi. Veniamo costantemente rattoppati e ricostruiti, per cui con pochissime eccezioni (neuroni corticali, coni e bastoncelli negli occhi, cellule muscolari cardiache, e poco altro) non siamo fatti della stessa materia di cui eravamo fatti, che so, dieci anni fa. Eppure, nonostante questo processo di continua decostruzione e ricostruzione, la nostra coscienza non ha discontinuità. Continuiamo, soggettivamente, ad esistere.

Si potrebbe argomentare che quelle parti del corpo non sostituite siano le garanti di questa continuità: la sede del nostro io, per così dire. Ma siamo delle navi di Teseo anche da un altro punto di vista: la nostra personalità si evolve costantemente nell’arco di tutta la nostra vita. La mia mente di oggi è ben diversa da quella di dieci, venti o quarant’anni fa: eppure io mi sento ancora io e non ho avvertito alcuna interruzione e sostituzione. Quando avrete finito di leggere questo articolo, avrete nella mente idee (spero) nuove e sarete quindi differenti da come eravate prima di cominciare questa lettura. Però penserete di essere comunque la stessa persona di prima.

Se i vostri neuroni venissero sostituiti uno per volta da altrettanti neuroni sintetici equivalenti che ne replicano lo stato, vi accorgereste della sostituzione? No, così come non vi accorgete di quando un ricordo viene trasferito da un gruppo di neuroni a un altro. Sareste sempre “voi stessi”, anche se tutti i neuroni del vostro cervello venissero sostituiti da quelli sintetici. Il supporto, insomma, sarebbe irrilevante.

E in effetti è già così senza dover invocare immaginari chip neuronali: in termini di fisica, infatti, non ha senso parlare di parti del corpo non sostituite, perché la posizione combinata di tutti gli atomi del corpo cambia costantemente, e comunque quegli atomi sono in realtà una distribuzione di probabilità: non sono delle palline come le immagina la fisica classica.

In altre parole, la continuità soggettiva della nostra identità esiste solo a livello di informazioni, non a livello di componenti fisici. 

Ma se quello che conta è l’informazione, non il supporto, e la continuità dell’informazione viene garantita dagli apparati del teletrasporto (dando per scontata la perfetta integrità), allora la persona che emerge dal teletrasporto è, a tutti gli effetti, anche soggettivamente, la persona che vi è entrata, anche se è stata momentaneamente convertita in un flusso di energia. Durante il teletrasporto la sua coscienza avrà continuato a esistere, senza interruzioni avvertibili.

Allo stesso modo, se l’upload garantisce la continuità dell’informazione, allora anche soggettivamente la persona uploadata sarà la stessa. Insomma, uno spiraglio di speranza di salvare il capitano Kirk, rimane e il paradiso digitale di Upload potrebbe davvero portare a una forma di vita eterna.

Il problema è che se la coscienza risiede solo nella continuità dell’informazione, nulla vieta che l’informazione venga copiata anziché trasferita da un supporto a un altro. Dal teletrasporto potrebbero uscire due capitani Kirk, ed entrambi sarebbero “quello vero” anche soggettivamente. E in Upload nulla vieterebbe di creare copie multiple della stessa persona, tutte correttamente sicure, anche soggettivamente, di essere l’originale.

E se tutto questo non vi ha confuso sufficientemente le idee sul vostro senso di identità, provate a chiedervi come fate a essere sicuri che siete davvero la stessa persona che eravate quando siete andati a dormire ieri notte, e non una copia perfetta creata stanotte, che ha i vostri stessi ricordi, sentimenti e pensieri, un po’ come ne L’invasione degli ultracorpi. Sogni d’oro.

Sì, è Donald Sutherland, da Terrore dallo spazio profondo (remake del 1978 de L’invasione degli ultracorpi). Nel quale c’era Leonard Nimoy, ossia Spock di Star Trek. E il cerchio si chiude.


Fonti: Ars Technica, Popular Mechanics, Bigthink, Philosophy Foundation, Stackexchange, Lesswrong, Syfy. Questo articolo fa parte delle Storie di Scienza: una serie libera e gratuita, resa possibile dalle donazioni dei lettori. Se volete saperne di più, leggete qui. Se volete fare una donazione, potete cliccare sul pulsante qui sotto. Grazie!



2020/05/16

Puntata del Disinformatico RSI del 2020/05/16 (di nuovo in studio)

È disponibile la puntata di ieri del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotta da me insieme a Rosy Nervi finalmente stando entrambi in studio, anche se a rispettosa distanza come prescritto dalle misure di protezione decise dalla RSI. Non c’è streaming video.

Podcast solo audio: link diretto alla puntata.

Argomenti trattati:

Podcast audio precedenti: archivio sul sito RSI, archivio su iTunes e archivio su TuneIn, archivio su Spotify.

App RSI (iOS/Android): qui.

Video: anche stavolta non c’è.

Archivio dei video precedenti: La radio da guardare sul sito della RSI.

Buon ascolto!

2020/05/15

Star Trek “Strange New Worlds”: la serie con il Capitano Pike si fa!


Quello che molti fan di Star Trek, me compreso, speravano e chiedevano dopo il successo dei personaggi del Capitano Pike (Anson Mount), della Numero Uno (Rebecca Romijn) e di Spock (Ethan Peck) nella serie Discovery si è avverato: si farà una nuova serie incentrata su di loro, e sarà intitolata Strange New Worlds.

Questo è l’annuncio, dato direttamente dagli attori oggi: 



Stasera test dell’app anti-coronavirus svizzera a Patti Chiari (RSI, La1, 21.10)

Ultimo aggiornamento: 2020/05/16 11:40.

Questa sera sarò ospite di Patti Chiari a partire dalle 21.10 sul canale TV La1 della Radiotelevisione Svizzera per parlare dell’imminente app anti-coronavirus SwissPT. Questo è il trailer:



Intanto Cory Doctorow segnala il caso dell’app islandese, Rakning C-19, che ha la più alta percentuale di penetrazione al mondo: quasi il 40% della popolazione. Anche così, sono ben lontani dal 60% teoricamente necessario, e questo in un paese che ha una coesione sociale altissima e un’altrettanto grande fiducia nel governo.

L'Islanda ha ottenuto ottimi risultati nel contenimento della pandemia, ma i funzionari preposti alla salute pubblica dicono che l’app ha avuto un ruolo molto modesto: ha funzionato invece il contact tracing effettivo, quello fatto a mano. E questo nonostante il fatto che l’app islandese raccolga molti più dati (compresa la geolocalizzazione).

“L’impatto del tracciamento automatico è stato esagerato da persone ansiose di trovare soluzioni tecnologiche alla pandemia”, dice Gestur Pálmason, supervisore del contact tracing per la polizia islandese.

2020/05/16 11:40. La puntata è ora disponibile online. La scheda del programma è qui. Gli ospiti sono Dick Marty, ex consigliere agli Stati, e Marcel Salathé, epidemiologo membro della task force federale contro il coronavirus.



Il sondaggio informale della trasmissione ha dato il 47,5% ai favorevoli, l’11,5% agli indecisi e il 41% ai contrari:



Intanto un sondaggio svolto sui siti delle testate del Gruppo Tamedia (26.145 partecipanti) indica un 60% di favorevoli alle app di tracciamento (RSI.ch).

Autenticazione a due fattori in Call of Duty: Warzone blocca non solo i furti di account ma anche i bari

L’autenticazione a due fattori (2FA) fatica a prendere piede, un po’ per via del suo nome polisillabico e poco accattivante ma anche perché viene proposta soltanto (si fa per dire) come soluzione di sicurezza per evitare il furto di account e molti utenti non prendono sul serio l’idea di poter essere derubati del proprio account.

Ma la 2FA ha anche un altro vantaggio decisamente utile: come racconta Motherboard, è utile anche per bloccare i cheater, i bari dei videogiochi.

Activision, l’azienda che pubblica Call of Duty: Warzone (creato dalla software house Infinity Ward), sta obbligando i giocatori a usare la 2FA per autenticarsi dando un numero di telefono cellulare per poter accedere al gioco. Questo rende molto difficile la vita ai cheater che approfittavano del fatto che COD:W è gratuito per creare tantissimi account, in modo da poter rientrare nel gioco dopo essere stati bannati per aver barato, per esempio vedendo gli altri giocatori attraverso i muri. Il mese scorso sono stati bannati ben 70.000 cheater.

Ovviamente i cheater, invece di accettare che barare a un gioco è meschino e disonesto, si sono lamentati di questa novità. Esistono modi per avere numeri di telefonino temporanei usa e getta, ma richiedono tempo e fatica, per cui sono comunque un ottimo deterrente. Come effetto secondario, l’introduzione della 2FA rende anche maggiore la protezione dell’account del giocatore.

Usate Acrobat DC su un Mac? Aggiornatelo, e in fretta

Usate Adobe Acrobat DC su un Mac? Allora aggiornatelo subito: Adobe ha pubblicato un aggiornamento di sicurezza che risolve tre falle critiche (CVE-2020-9615, CVE-2020-9614 e CVE-2020-9613), come segnalato da Gizmodo.

L’aggiornamento alla versione 20.009.20063 elimina un difetto che consentiva di avere accesso di root a un Mac senza lasciare tracce, scavalcando le protezioni standard di MacOS. Per proteggersi, però, l’utente deve attivare la modalità protetta all’avvio di Adobe DC (è nelle Impostazioni dell’applicazione). Questa falla non è sfruttabile via Internet, ma è utilizzabile da chiunque possa avere accesso fisico al Mac: un accesso che è spesso dimenticato ed è più facile di quel che molti immaginano.

Il vostro Mac è al sicuro in ufficio, dite? Beh, allora vi fidate ciecamente di tutti i vostri colleghi e anche del personale delle pulizie. E dei visitatori e degli addetti alla manutenzione. Se avete il computer a casa, provate a pensare a quante persone hanno accesso al vostro computer: partner, figli, amici. Non per nulla una delle tecniche di penetrazione informatica più diffuse si chiama evil maid attack.

Criminali già al lavoro per sfruttare l’arrivo delle app anti-coronavirus

Non è colpa delle app anti-pandemia: semplicemente, da sempre i criminali informatici sfruttano ogni nuovo prodotto e ogni nuova situazione che crei tensione emotiva, perché la tensione fa sbagliare.

MalwareHunterTeam segnala che è in circolazione una versione falsa dell’app creata dal governo indiano e ne usa il nome, Aarogya Setu, ma è piena di malware.

Questa è una trappola particolarmente pericolosa, perché l’app ufficiale viene diffusa tra la popolazione mandando agli utenti un SMS o una mail contenente un link di scaricamento. I criminali o sabotatori possono creare un messaggio analogo, falsificandone il mittente e includendo il link alla loro versione alterata dell’app. Gli utenti si fidano della fonte apparentemente governativa, sono motivati dalla pressione sociale ed emozionale a seguire le istruzioni, e finiscono per installare il malware.

Analoghe segnalazioni arrivano dalla BBC, che nota che nel Regno Unito varie persone hanno ricevuto un SMS fraudolento che sembra generato da un’app di tracciamento sanitario, dice che una persona con la quale si è stati in contatto è positiva e invita a cliccare su un link per avere maggiori informazioni. Il link porta a un sito fasullo che chiede dati personali.


Il testo dell’SMS è questo: “Someone who came in contact with you tested positive or has shown symptoms for Covid-19 & recommends you self-isolate/get tested. More at [link oscurato]”.

Morale della storia: non seguite mai link ricevuti via mail o SMS che vi invitano a installare app. Di nessun genere. Se volete scaricare un’app, visitate il sito del produttore ufficiale dell’app e seguite le istruzioni che trovate lì.

In arrivo l’app svizzera anticoronavirus: risposte ufficiali alle domande più frequenti

L’Ufficio federale della sanità pubblica UFSP ha pubblicato una dettagliata FAQ dedicata a Swiss PT, l’app di tracciamento svizzera per il contenimento della pandemia: 47 domande con le relative risposte che chiariscono i dubbi più frequenti sul funzionamento di questa app che, va detto ancora una volta per chiarezza, non fa geolocalizzazione ma solo tracciamento di prossimità, ossia registra se si siamo stati vicini a qualcuno che è risultato poi potenzialmente contagioso ma non registra né dove né chi.

La riporto integralmente perché è molto chiara ed esaustiva. Sono particolarmente interessanti, dal punto di vista dell’utente, le domande numero 5 (geolocalizzazione apparentemente richiesta su Android) e 15 (effetti sulla batteria).

Domande e risposte

App svizzera per il tracciamento di prossimità (App Swiss PT)

Data: 13 maggio 2020

Le presenti domande si basano sulla legislazione vigente. In vista dell’introduzione dell’app per il tracciamento di prossimità su tutto il territorio nazionale, il Consiglio federale prepara una modifica di legge, che potrebbe comportare cambiamenti ad alcune regolamentazioni.


PROTEZIONE DELLA PERSONALITÀ


1. Quali dati raccoglie l’app Swiss PT?

L’app Swiss PT raccoglie soltanto i dati relativi a episodi di contatto in cui l’utente si è trovato per breve tempo a meno di due metri di distanza da altri utenti dell’app. Questi dati sono memorizzati in modo decentralizzato sul suo cellulare sotto forma di un identificativo crittografato per un periodo di 21 giorni, dopodiché sono cancellati in modo irreversibile. Non sono dunque scambiati dati personali, sulla posizione e sul dispositivo utilizzato.

2. I dati sono sicuri?

In caso di contatto, i cellulari con l’app si scambiano soltanto un codice crittografato, che viene memorizzato localmente sui dispositivi e cancellato automaticamente dopo 21 giorni. Ciò vale sia per i dati salvati nella memoria locale del cellulare sia per le chiavi degli utenti infetti salvate sul server dell’Amministrazione federale. Disinstallando l’app, i dati memorizzati sul cellulare vengono automaticamente cancellati.

3. L’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza è coinvolto nell’elaborazione dell’app partecipa anche?

Sì, l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza, come anche la Commissione nazionale d’etica sono coinvolti in tutte le fasi del progetto e ne accompagnano l’elaborazione con spirito critico.

4. Come posso assicurarmi che la mia posizione non sia registrata tramite Bluetooth?

L’app Swiss PT non utilizza alcuna localizzazione satellitare. Non è dunque possibile risalire al luogo in cui si trova l’utente o il suo cellulare. Il Bluetooth Low Energy permette di stabilire soltanto se un dispositivo è vicino a un altro. Il Bluetooth dispone di tre livelli di riconoscimento della prossimità in modo da limitare il tracciamento dei contatti a quelli avvenuti alla distanza critica di circa due metri negli spazi pubblici.

5. Perché, sui dispositivi Android, l’app Swiss PT necessita dell’accesso alla mia posizione?

Affinché l’app Swiss PT funzioni e abbia accesso a Bluetooth, dovete attivare la funzione «Posizione». Sui dispositivi Android, per attivare il Bluetooth bisogna attivare la posizione. Questa funzione va quindi attivata, anche se l’app Swiss PT non accede mai alla vostra posizione via localizzazione satellitare.

6. I dati sono utilizzati per sorvegliare la malattia (statistica per Comuni)?

Soltanto alcuni dati anonimi saranno utilizzati per scopi statistici. Sono per esempio registrate le seguenti informazioni:
• il numero dei codici di attivazione generati per Cantone;
• il numero delle chiamate all’hotline specifica per gli utenti informati;
• il numero dei download dell’app dall’app store di Apple e Google.

7. Dove si trovano i server del sistema Swiss PT?

I server si trovano nei centri dati della Confederazione Svizzera e sono gestiti in hosting dall’Amministrazione federale in Svizzera. Tuttavia, l’elenco delle chiavi anonime delle persone infette può essere trasmesso a terzi, che a loro volta lo mettono a disposizione di altri utenti mediante procedura di richiamo.

8. Per quali altri scopi può essere utilizzata l’app?

L’app serve esclusivamente a contenere il coronavirus; il suo uso sarà sospeso non appena non servirà più allo scopo.


FUNZIONAMENTO


9. Quali informazioni precise fornisce l’app in caso di possibile contagio?

L’app non stabilisce soltanto se l’utente ha avuto contatti con persone infette, ma anche per quanto tempo e a quale distanza. Soltanto se l’utente si è trovato nel corso di una giornata per complessivamente quindici minuti a meno di due metri di distanza da persone infette, il sospetto di un possibile contagio è abbastanza elevato e l’utente ne viene informato.

10. Per quanto tempo una persona si deve trovare nelle mie vicinanze per permettere all’app Swiss PT di rilevare il contatto?

Le persone devono trovarsi per breve tempo a circa due metri di distanza gli uni dagli altri. I cellulari scambiano tramite Bluetooth soltanto i cosiddetti identificativi crittografati. Le misurazioni della distanza tramite Bluetooth saranno costantemente ricalibrate nelle fasi di test e pilota per migliorarne la precisione, aspetto che potrà essere ulteriormente ottimizzato grazie alle API previste da Google ed Apple.

11. L’app Swiss PT può stabilire se vi è una parete di protezione tra le due persone?

Le pareti possono bloccare fino a una certa misura la trasmissione del segnale Bluetooth, il che permette di ridurre i falsi allarmi. Tuttavia, i divisori in plexiglas, sempre più diffusi per esempio nel settore della ristorazione, non possono essere riconosciuti. Altrettanto difficilmente il cellulare può determinare se le persone indossano una mascherina.

12. Che cosa succede se entrambe le persone indossano una mascherina?

L’app non può riconoscere se due persone indossano una mascherina e registra il contatto. Tuttavia, un contatto fino a due metri di distanza tra due persone che indossano una mascherina non è considerato a rischio di contagio. Al momento, gli esperti ritengono infatti che il virus si trasmetta principalmente attraverso le goccioline, che possono essere ben contrastate con l’uso della mascherina.

13. Che cosa succede se un dispositivo viene messo in carica in prossimità di un altro, ma i proprietari dei dispositivi non sono stati a contatto?

Se due cellulari con l’app Swiss PT installata sono messi in carica a una distanza inferiore a due metri l’uno dall’altro, questo è registrato come contatto. L’app Swiss PT non riesce a distinguere se il cellulare si trova o meno in prossimità del suo proprietario.

14. Un cellullare [sic] incrocia ogni giorno diverse centinaia di altri dispositivi. I dati raccolti dall’app
Swiss PT occupano tanta memoria sul mio cellulare?

Il vostro cellulare memorizza soltanto gli identificativi crittografati di altri cellulari che si trovano a meno di due metri di distanza. La quantità di dati memorizzata è molto ridotta e non è un problema per le capacità di memoria dei cellulari moderni.

15. Quali sono gli effetti sulla batteria?

L’app Swiss PT è stata realizzata per funzionare con il massimo risparmio energetico possibile. Poiché Bluetooth Low Energy è sempre attivo, il consumo aumenta leggermente. Tuttavia è previsto che le nuove interfacce tecniche di Apple e Google riducano il consumo di energia per le app di tracciamento di prossimità. Per beneficiare di questo vantaggio è necessario aggiornare i sistemi operativi dei cellulari alla versione più recente.

16. L’app dei due politecnici federali di Zurigo e di Losanna funziona con un protocollo proprio, che successivamente sarà trasferito al protocollo Apple e Google. La sicurezza dei dati sarà ancora garantita?

L’interfaccia per la programmazione di applicazioni (API) di Apple e Google non è un’app installata sui cellulari, ma uno standard proposto da queste due case per una stima più precisa della distanza tra due cellulari tramite Bluetooth e per ridurre il consumo energetico di Bluetooth Low Energy. La sicurezza dei dati resta garantita – anche lo standard di Apple e Google si basa sul protocollo DP-3T dei due politecnici federali di Zurigo e di Losanna.

17. Le segnalazioni possono essere ricevute anche senza connessione a Internet?

No, senza connessione a Internet l’app non può ricevere segnalazioni. Per questo dovreste connettervi regolarmente a Internet, anche tramite Wi-Fi. Tuttavia non è necessario che lo smartphone sia sempre connesso.

18. Come posso gestire la sincronizzazione dei miei dati con il server?

Quando il cellulare è connesso a Internet, l’app Swiss PT esegue periodicamente una query al server dell’Amministrazione federale, necessaria per consentirle di ricevere le segnalazioni. La periodicità delle query non può essere influenzata dall’utente. Se il cellulare non è connesso a Internet, l’app Swiss PT non esegue alcuna query.

19. Devo avere Bluetooth sempre attivato? Che cosa accade se non lo attivo?

Per poter riconoscere gli incontri Bluetooth deve essere sempre attivato. Il consumo della batteria aumenta soltanto leggermente.


20. È possibile utilizzare altre funzioni Bluetooth (p. es collegare cuffie al cellulare) quando l’app Swiss PT è attiva?

Sì, è possibile continuare a utilizzare Bluetooth per collegare cuffie ecc. anche quando l’app Swiss PT è attiva.

21. È possibile attivare Bluetooth soltanto per l’app Swiss PT e per il resto circolare restando «invisibili» agli altri utenti?

No, non è possibile. Se Bluetooth è attivato sul cellulare, questa tecnologia wireless sarà utilizzata anche da tutte le altre app autorizzate ad accedervi.

22. Posso disattivare l’app Swiss PT di tanto in tanto?

Sì, è possibile, per esempio disattivando la funzione di tracciamento, ma l’app Swiss PT funziona soltanto se è attivata. Pertanto vi raccomandiamo di non disattivarla e di portare con voi il cellulare quando uscite di casa e potreste potenzialmente entrare in contatto con persone infette dal nuovo coronavirus.


POSITIVO AL CORONAVIRUS: CHE FARE?


23. Ho il nuovo coronavirus: come posso comunicarlo con l’app Swiss PT?

Un’infezione può essere comunicata all’app soltanto dopo che è stata confermata in laboratorio. A conferma avvenuta, riceverete una telefonata dal servizio medico cantonale che vi darà un codice che sarete liberi di immettere nell’app. Se sarete contattati dal servizio medico cantonale, dite che avete l’app Swiss PT.

24. Chi immette nell’app Swiss PT l’informazione che sono risultato positivo al test del coronavirus?

Spetta agli utenti stessi dell’app Swiss PT decidere se informare le persone che hanno incontrato di essere risultati positivi al test del coronavirus. Per informare altri utenti bisogna immettere nell’app un apposito codice (il codice Covid). Le persone risultate positive al test ricevono il codice Covid dal personale addetto alla gestione dei contatti (a seconda dei Cantoni, i collaboratori del tracciamento dei contatti cantonale, i medici, il personale medico specializzato o il medico cantonale) e lo immettono nell’app.

25. Se sono stato contagiato, devo immettere il codice Covid nell’app o posso ancora decidere di tenere per me il risultato del test?

Una volta che il personale addetto alla gestione dei contatti l’ha generato, il codice Covid è valido per 24 ore. Sta all’utente decidere se e quando immetterlo nell’app. Non vi è alcun obbligo a farlo. L’immissione o la non-immissione del codice è anonima: nessuno potrà mai stabilire se il paziente ha immesso o meno il codice Covid.

26. Ho sbagliato a immettere il codice Covid e l’app Swiss PT mi segnala l’errore. Che cosa devo fare?

Se l’utente sbaglia a immettere il codice quando è ancora al telefono con la persona addetta alla gestione dei contatti, le chiede di ripetere il codice o di generarne uno nuovo. Se invece sbaglia a immettere il codice dopo il colloquio telefonico, ritelefona alla persona addetta alla gestione dei contatti e le chiede di generare un nuovo codice. Chi non ha più sotto mano il numero telefonico, può contattare l’infoline coronavirus (+41 58 463 00 00, in servizio tutti i giorni 24 [ore] al giorno).

27. Che cosa devo fare se vengo informato di aver avuto un contatto con una persona infetta?

Le persone che vengono informate dall’app di avere avuto un contatto con una persona infetta sono libere di scegliere come reagire. L’app segnala il numero di un’infoline cui ci si può rivolgere per maggiori informazioni restando anonimi. Sta a voi decidere se farne uso. L’app raccomanda inoltre di fare l’autovalutazione sul coronavirus proposta in Internet o di chiedere consiglio a un medico e di mettervi volontariamente in quarantena se doveste sviluppare dei sintomi.

28. Posso ancora andare a lavorare se vengo informato di avere avuto un contatto con una persona infetta?

Se avete sintomi, fate l’autovalutazione proposta in Internet e seguitene le raccomandazioni. Oppure telefonate a un medico o a una struttura sanitaria. Se invece non avete sintomi, potete andare a lavorare. Continuate ad attenervi rigorosamente alle regole di igiene e di comportamento vigenti e sorvegliate il vostro stato di salute. L’app non può sapere se al momento del contatto tra voi e la persona infetta c’era una parete in plexiglas o se quest’ultima portava la mascherina igienica. Sarebbe dunque sproporzionato disporre la quarantena. È tuttavia raccomandata, per quanto possibile, la quarantena volontaria. In questo caso però non si ha attualmente diritto alla continuazione del versamento dello stipendio.

29. Se ricevo la segnalazione di un contatto con una persona infetta, entro quanto tempo devo informarne il mio datore di lavoro?

Chi è stato per almeno 15 minuti a meno di due metri di distanza da una persona risultata positiva al test del coronavirus quando questa era già contagiosa, riceve un messaggio in cui lo si invita a telefonare all’infoline citata dall’app per stabilire come procedere. Di norma nessuno è tenuto a informare il datore di lavoro di avere avuto un contatto con una persona infetta. Se però, sulla base dell’accertamento telefonico, si decide di mettersi in quarantena volontaria, il datore di lavoro dovrebbe esserne naturalmente avvertito.

30. Continuo a percepire lo stipendio se decido di mettermi in quarantena?

In caso di quarantena volontaria, il datore di lavoro non è tenuto a continuare a versare lo stipendio. Chi si mette volontariamente in quarantena perché è stato avvertito dall’app di aver avuto un contatto con una persona infetta deve telefonare a un medico o all’infoline dell’UFSP per informarsi su cosa deve fare. Se l’isolamento è stato disposto da un medico (certificato medico) o dalle autorità cantonali, lo stipendio è garantito. Nel caso di una quarantena disposta nel contesto del tracciamento dei contatti classico è invece indispensabile un ordine delle autorità cantonali.


ESEMPI CONCRETI


31. L’app mi segnala che mi sono trovato in prossimità di una persona risultata positiva al test del coronavirus. Non ho ancora sintomi: che cosa devo fare?

Finché non avete sintomi non dovete sottoporvi ad accertamenti medici o a un test di laboratorio.
• Potreste già essere contagiosi, ma non ve ne accorgete ancora.
• Proteggete la vostra famiglia e i vostri amici e conoscenti evitando i contatti non strettamente necessari nei 10 giorni successivi alla segnalazione. I primi sintomi compaiono di norma in questo lasso di tempo.
• Sorvegliate le vostre condizioni di salute.
Continuate a rispettare le regole d’igiene e di distanziamento sociale e monitorate il vostro stato di salute. Se compaiono sintomi, fate l’autovalutazione sul coronavirus che vi fornirà una raccomandazione adeguata alla vostra situazione.

32. L’app mi segnala che mi sono trovato in prossimità di una persona risultata positiva al test del coronavirus. Non mi sento molto bene: che cosa devo fare?

Fate l’autovalutazione sul coronavirus e seguite la raccomandazione che vi verrà data. Oppure telefonate al vostro medico curante o a una struttura sanitaria. Le persone con sintomi potenzialmente riconducibili al nuovo coronavirus dovrebbero sottoporsi al test.
• Potreste già essere contagiosi.
• Proteggete la vostra famiglia e i vostri amici e conoscenti restando a casa ed evitando i contatti.
• Seguite le istruzioni sulla quarantena volontaria almeno finché non avete ricevuto il risultato del test.
• Adottando questo comportamento contribuite a spezzare la catena di trasmissione del virus.
Ulteriori informazioni sono pubblicate sul sito Internet dell’UFSP.

33. L’app mi segnala che mi sono trovato in prossimità di una persona risultata positiva al test del coronavirus. Devo informare tutte le persone con le quali sono stato personalmente a contatto? Che cosa devono fare?

Se non avete sintomi, non dovete informarle.
Se avete sintomi, fate l’autovalutazione sul coronavirus e seguite la raccomandazione che vi verrà data. Oppure telefonate al vostro medico curante o a una struttura sanitaria.

34. L’app mi segnala che mi sono trovato in prossimità di una persona risultata positiva al test del coronavirus. Nello spazio pubblico ho sempre indossato una mascherina. Che cosa devo fare?

Continuate a rispettare le regole d’igiene e di distanziamento sociale, che restano importantissime anche se si usano le mascherine. Dato che ne avete sempre indossata una, la probabilità di un contagio è molto ridotta, ma non è da escludere del tutto. Per questo motivo, se compaiono sintomi potenzialmente riconducibili al nuovo coronavirus telefonate senza indugio al vostro medico curante e sottoponetevi al test.

35. L’app mi segnala che mi sono trovato in prossimità di una persona risultata positiva al test del coronavirus. Ho diritto di sottopormi al test?

Finché non avete sintomi non dovete sottoporvi ad accertamenti medici o a un test di laboratorio. Se lo desiderate, potete telefonare al vostro medico curante ed esporgli la situazione. Spetta fondamentalmente al medico decidere se nel vostro caso è indicato il test.
Se invece avete sintomi potenzialmente riconducibili al nuovo coronavirus, il test è raccomandato. Fate dapprima l’autovalutazione sul coronavirus e seguite la raccomandazione che vi verrà data. Oppure telefonate al vostro medico curante o a una struttura sanitaria.


COSTI


36. Installare l’app sul cellulare sarà gratuito?

Sì, l’installazione dell’app Swiss PT non costa niente. Dopo la sua introduzione ufficiale, l’app potrà essere scaricata gratuitamente dagli app store di Apple e Google. Ad eccezione di eventuali costi per il traffico dati, il suo uso è completamente gratuito.

37. Quanto mi costano le segnalazioni in entrata/in uscita?

Per poter ricevere una segnalazione dall’app Swiss PT, il vostro cellulare deve essere connesso a Internet. A seconda del contratto che avete stipulato con l’operatore di telefonia mobile, l’attivazione della funzione «Dati mobili» può generare costi per il traffico dati.

38. Quanto costa lo sviluppo dell’app e chi lo finanzia?

Il costo finale dell’app non è ancora quantificabile. I costi iniziali di progettazione e prototipazione sono coperti dai fondi per la ricerca dei politecnici federali di Losanna e Zurigo. L’ulteriore sviluppo e l’esercizio dell’app sono invece finanziati dalla Confederazione.


VARIE


39. Che cosa devo fare se perdo il cellulare o ne acquisto uno nuovo?

Gli episodi di contatto degli ultimi 21 giorni sono memorizzati localmente nel dispositivo. Se perdete il cellulare o ne acquistate uno nuovo, questi dati non sono recuperabili. Su un dispositivo nuovo l’app Swiss PT deve essere reinstallata. A partire da quel momento gli episodi di contatto vengono nuovamente registrati nel cellulare ed eliminati automaticamente in modo irreversibile dopo 21 giorni.

40. Un negozio o un ristorante possono esigere dai clienti di avere installato l’app per poter entrare?

La fase pilota è disciplinata in un’ordinanza, in virtù della quale non è possibile impedire in maniera vincolante ai gestori privati, per esempio di una palestra o di un ristorante, di prevedere come requisito per l’accesso l’installazione dell’app. Tuttavia l’UFSP raccomanda anche ai privati di considerarla uno strumento volontario, poiché l’app non è in grado di fornire informazioni sullo stato di salute delle persone.

41. L’app Swiss PT potrebbe essere installata anche su braccialetti fitness o smart watch?

L’app Swiss PT può essere installata sui dispositivi mobili che soddisfano i seguenti requisiti:
• ultima versione del sistema operativo iOS (almeno versione 13) o Android (almeno versione 6);
• accesso agli app store di Apple e Google;
• connessione Internet attivata;
• Bluetooth (BLE) attivato;
• 10 MB di spazio libero in memoria.
Molti braccialetti fitness non soddisfano questi requisiti.

42. L’app Swiss PT funziona anche all’estero o tramite provider esteri?

L’app Swiss PT funziona ovunque e anche tramite provider internazionali. Tuttavia non ha senso utilizzarla all’estero, dove non ci sono altri utenti o ce ne sono pochi. Sono in corso accertamenti e sforzi per rendere compatibili tra loro le app di tracciamento che utilizzano il protocollo decentralizzato DP-3T. Tuttavia in una prima fase l’app Swiss PT è stata pensata per il territorio svizzero. Per i frontalieri e le persone che si recano spesso in Svizzera vale comunque la pena di scaricarla e utilizzarla. In linea di principio, l’app Swiss PT è disponibile per chiunque.

43. Quali sono i risultati dei primi test effettuati con l’esercito svizzero?

Sono state effettuate più che altro prove tecniche di taratura per migliorare la misurazione delle distanze basata su Bluetooth.

44. L’app Swiss PT è utilizzabile anche dai disabili?

Al momento dell’introduzione sarà disponibile una versione dell’app Swiss PT che in linea di principio sarà utilizzabile anche dalle persone ipovedenti.

45. Quale percentuale della popolazione deve utilizzare l’app affinché sia efficiente?

Quante più persone utilizzano l’app, tanto maggiori saranno la sua efficacia e la probabilità di riuscire a riconoscere e segnalare i contatti rilevanti. Le applicazioni digitali possono completare il tracciamento dei contatti tradizionale effettuato dai Cantoni e aiutare a risalire ai contatti delle persone che si sono infettate. Secondo uno studio dell’Università di Oxford, per contenere l’epidemia dovrebbe partecipare alle misure di quarantena durante la fase di contenimento dal 55 al 65 per cento della popolazione. Il tracciamento dei contatti tradizionale e l’app si completano a vicenda.

46. Qual è il rapporto tra l’app Swiss PT e il tracciamento dei contatti tradizionale?

Le persone informate dall’app non hanno alcun contatto diretto con il tracciamento dei contatti tradizionale. Il contatto avviene soltanto quando vengono inviate ai medici cantonali dal medico di famiglia, vale a dire quando seguono il normale percorso di trattamento medico. Se una persona risulta positiva al test, il risultato viene dichiarato in conformità all’obbligo di dichiarazione previsto dalla legge sulle epidemie. Ciò consente al servizio del medico cantonale incaricato della ricerca dei contatti di telefonare alla persona per accertarsi che si sia isolata e per compilare un elenco di persone con le quali è entrata in contatto stretto. Se la persona che si è sottoposta al test dispone di un’app, il servizio del medico cantonale che si mette in contatto con lei genera anche il codice Covid su un sito web dell’UFSP, a condizione che abbia ricevuto il diritto di accesso dalla persona testata.

47. Perché dovrei utilizzare l’app Swiss PT se mi dice quello che so già: di andare dal medico se ho sintomi?

L’app vi indica che vi siete esposti a un rischio. In questo modo nei giorni successivi potete fare attenzione a eventuali sintomi e anche interpretarli meglio. Inoltre potete proteggere la famiglia, gli amici e le persone che hanno avuto a che fare con voi evitando contatti non strettamente necessari nei dieci giorni successivi all’incontro con una persona infetta.