Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta Starmus. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Starmus. Mostra tutti i post

2024/05/17

Starmus Bratislava, giorno 5 (17 maggio): il gran finale

Proseguo il resoconto del festival di musica e scienza Starmus che si sta tenendo a Bratislava, in Slovacchia: oggi è l’ultimo giorno.

  • Kathryn Thornton (astronauta Shuttle). Correcting Hubble’s Vision: First Service Mission to the Hubble Space Telescope
  • Chris Hadfield (astronauta Shuttle e Soyuz). The Sky is Falling – what to do about Space Junk?
  • Neil Lawrence (informatico, professore di machine learning all’Università di Cambridge). What makes us unique in the age of AI
  • Garrett Reisman (astronauta Shuttle, consulente di SpaceX) (fuori programma).
  • David Eicher (Astronomy) e Robert Rees (London Stereoscopic Company) (fuori programma). Intervento dedicato al ricordo dell’astronomo Sir Patrick Moore, storico divulgatore scientifico britannico (The Sky at Night).
  • Carole Mundell (Director of Science all’ESA). From near Earth to the fabric of Space time - Journey through the Cosmos with the European Space Agency
  • Dante Lauretta (planetologo, Principal Investigator della missione OSIRIS-REx). From Bennu to the Brain: Tracing the Origins of Life and Consciousness through Asteroid Sample Analysis
  • Brian Greene (fisico e autore di libri di divulgazione della scienza). Until the end of time
  • Dibattito conclusivo con Joel Parker (astrofisico), Patrick Michel (planetologo), Scott Hubbard (astrofisico), Garrett Reisman (astronauta Shuttle, consulente di SpaceX); fuori programma, Victor Glover (astronauta Artemis, in video preregistrato). Humans to the Moon and Mars: Good idea or not?

asa

2024/05/16

Starmus Bratislava, giorno 4 (16 maggio)

Proseguo il mio resoconto di Starmus presentando i relatori della giornata di oggi.

  • Pietro Barabaschi (fisico, direttore del progetto di fusione nucleare ITER). Can nuclear fusion help to fuel the world? ITER and the Global Fusion Innovation Program. Lo stato attuale del progetto ITER.
  • Martin Rees (astrofisico). Post-human intelligence - a cosmic perspective (in video). L’esplorazione del cosmo da parte di esseri umani, finanziata dai governi, non ha senso: troppo costosa e inefficiente rispetto alla robotica di oggi e soprattutto a quella del prossimo futuro. Ma gli esploratori umani privati potrebbero avere senso, e se ci saranno, probabilmente modificheranno geneticamente la propria progenie per adattare l’organismo all’ambiente. Ipotesi scientifiche sulla vita tecnologica extraterrestre, biologica o non biologica.
  • George Smoot (astrofisico e premio Nobel). Cosmology: today and tomorrow. Lo stato dell’arte nelle osservazioni cosmologiche.
  • Michel Mayor (astrofisico e premio Nobel, scopritore del primo esopianeta). Change of paradigm during the 20th century - From one to billions of planetary systems.
  • Laurie Anderson (scrittrice, regista, compositrice, artista visivo, musicista e vocalista). Building an ARK.
  • Anton Zeilinger (fisico, premio Nobel), Randomness and reality.
  • Donna Strickland (fisico, premio Nobel). Global Environmental Measurement and Monitoring (GEMM).
  • Kurt Wütrich (chimico/biofisico, premio Nobel). Brownian Motion and Protein Dynamics in Solution.
  • Ospite aggiunto fuori programma: David Zambuka (comico della scienza). Artificial Intelligence.
  • 108 Minutes (evento privato a invito). Tavola rotonda con Jane Goodall, Tony Fadell, Laurie Anderson Chris Hadfield, Dexter Holland, Garik Israelian, Martin Rees, Katharine Hayhoe e Steven Chu.

Starmus Bratislava, giorno 3 (15 maggio)

Ieri Starmus è stato dedicato interamente alla musica, anche se nelle università vari relatori hanno tenuto delle conferenze per gli studenti, come negli altri giorni.

Si è svolta infatti la cerimonia di consegna delle Stephen Hawking Medal, le medaglie dedicate a chi si è distinto nella comunicazione della scienza. Sul palco si sono avvicendati Montserrat Martì (cantante, figlia di Montserrat Caballé), Celeste Buckingham (cantante slovacca) insieme al rapper slovacco Tono Suchota, Tony Hadley (degli Spandau Ballet), che ha incantato con Life on Mars (accompagnato nientemeno che dal tastierista che suonò nella versione originale di questa canzone, ossia un certo Rick Wakeman, e scusate se è poco), Through the Barricades, True e Gold, accompagnato dall’Orchestra filarmonica slovacca. Fra i brani presentati, We Are the Champions e Earth Song, cantati anche da un coro di bambini e bambine davvero notevole.

Wakeman ha poi eseguito il tema musicale di Starmus, scritto da lui, e un altro suo brano scritto per l’etologa Jane Goodall, che ha ricevuto dal pubblico una standing ovation insieme alla medaglia Hawking. Gli altri premiati sono stati Laurie Anderson (presente), Christopher Nolan (in video), David Attenborough (che a 98 anni ha scritto a Brian May una bellissima lettera di carta per scusarsi di non poter essere presente di persona), e l’oceanografa Sylvia Earle (presente).

Garik Israelian ha introdotto la serata e Robin Ince l’ha condotta, tenendo conto anche delle notizie gravissime dell’attentato al primo ministro slovacco Robert Fico. Ince ha regalato anche la lettura di sue poesie a metà fra scienza e sentimento: una si concludeva con questa dedica bellissima, un’ode alla capacità umana di creare bellezza attraverso la scienza: “Emergent complexity briefly defeats the void”. La complessità emergente sconfigge, brevemente, il vuoto.

Dopo la cerimonia, siamo rimasti in sala per il fragoroso concerto degli Offspring, nel quale ha fatto capolino Brian May. Cose che succedono solo qui a Starmus.

Queste sono le foto scattate da me: sto scaricando quelle ufficiali e ne pubblicherò qui una selezione. <







Laurie Anderson fra il pubblico.

2024/05/14

Starmus Bratislava, giorno 2 (14 maggio)

Scrivo qui in tempo reale la cronaca del secondo giorno della manifestazione di musica e scienza Starmus, che si sta tenendo a Bratislava, in Slovacchia. Questo è il programma degli interventi di oggi:

  • Edvard Moser (neuroscienziato e premio Nobel): Nature or nurture – Are we born with a sense of space? Affascinante spiegazione del sistema con il quale il cervello mappa le posizioni e sa dov’è rispetto all’ambiente
  • Charlie Duke (astronauta lunare Apollo): To The Moon Again: The Hope of Artemis. Presentazione del progetto Artemis a confronto con Apollo.
  • Tony Fadell (imprenditore, investitore, inventore dell’iPod): Innovating to save our planet. Il metano, altro gas serra ad altissimo impatto, è ora finalmente tracciabile grazie a MethaneSAT, un satellite attualmente in orbita al quale ha contribuito in gran parte Fadell; i dati grezzi saranno disponibili pubblicamente gratis.
  • Kip Thorne (fisico teorico e premio Nobel) e Lia Halloran (artista): Poetry, Art and Science: The Warped Side of the Universe. Presentazione del loro libro The Warped Side of Our Universe che unisce arte e scienza, e discussione delle vacuum fluctuations: quello che rimane quando rimuovi tutto dallo spazio. Ciliegina sulla torta, la spiegazione di come LIGO fa correzione d’errore.
  • Richard Marko (informatico, CEO di ESET): Tech for Earth: Rethinking Cybersecurity in the Age of Global Challenges. Cronologia e tecnologia degli attacchi informatici di origine russa contro l’Ucraina e uso dell’intelligenza artificiale nella gestione degli incidenti informatici.
  • Bernhard Schölkopf (informatico del Max Planck Institut, esperto in machine learning): Is AI intelligent?
  • Philip Torr (informatico dell’Università di Oxford): AI to the people
  • Gary Marcus (informatico): Taming Silicon Valley
  • Roeland Nusselder (informatico): AI will eat all our energy, unless we make it tiny. Interessantissima presentazione sulle mini-IA dedicate a un singolo scopo. Costa meno (e consuma meno energia) elaborare in loco, anche su hardware minimo, che inviare le immagini per l’analisi remota, con enormi benefici di sicurezza e privacy.

2024/05/13

Starmus Bratislava, giorno 1 (13 maggio)

Ultimo aggiornamento: 2024/05/14 8:35

Sono appena stato alla conferenza stampa di presentazione di Starmus, con Garik Israelian (astrofisico, co-organizzatore dell’evento), Brian May, Jean Michel Jarre, Jane Goodall (sì, quella Jane Goodall), David Eicher (editor della rivista Astronomy) e Tony Fadell (ingegnere, mega-investitore e artefice generale dell’iPod).

Ecco qualche foto che ho fatto.

Brian May arriva alla conferenza stampa.
Da sinistra: Eicher, Jarre, May, Israelian, Goodall, Fadell.
Una bella immagine di gruppo: Jarre, May, Israelian, Goodall, Fadell.
Jean-Michell Jarre mi passa davanti, faccio uno scatto di corsa.
La sala principale della Tipos Arena a Bratislava, allestita per Starmus.
La regia imponente della sala principale.

Tra poco si comincia con le conferenze scientifiche, e si parte alla grande, con Jane Goodall, che a 90 anni porta un messaggio di speranza per l’ambiente (e fa a voce il saluto che ha imparato dagli scimpanzé). Seguono la climatologa Katharine Hayhoe, l’economista Nathaniel Keohane, la sociologa Mary Kaldor, la biologa marina e oceanografa Sylvia Earle.

Finora i loro interventi sono stati incentrati su un cauto ottimismo: dati concreti su azioni per contrastare l’impatto ambientale delle nostre attività, soluzioni anche economiche per gestire la transizione, la considerazione che oggi perlomeno abbiamo i dati necessari per decidere mentre prima non avevamo nemmeno quei dati, ma soprattutto esperienze personali di contatto con la natura e con il suo valore, come quelli di Goodall e Earle, che nel corso delle loro carriere straordinarie hanno visto trasformarsi la conoscenza nei propri settori e la percezione del ruolo degli esseri umani, da dominatori esclusivi del tutto a comprimari ingombranti e maldestri che devono imparare a convivere con gli altri attori sulla scena del nostro pianeta se non vogliono che cali il sipario per tutti.

Dopo la pausa, il palco ospita Steven Chu (premio Nobel per la fisica nel 1997), con una relazione strapiena di dati interessantissimi che dovrò assolutamente trascrivervi, e Maureen Raymo, geologa marina e oceanografa.

La prima giornata si conclude con due interessantissimi dibattiti: il primo con Ros Rickaby (biogeochimica) e Bob Bishop (fisico matematico, informatico) (Damia Barcelo, annunciata nel programma, non è presente), sul tema dei flussi atmosferici di vapore acqueo o atmospheric river, e il secondo con Svitlana Krakovska e Chris Rapley (entrambi climatologi), sul collasso dei ghiacci antartici.

2024/05/12

Sono a Bratislava per Starmus: si comincia con il concerto di Jean-Michel Jarre e Brian May

Sono tornato a postare su Twitter/X per raccontare il festival di scienza e musica Starmus, che inizia stasera a Bratislava con un concerto di Jean-Michel Jarre e Brian May.

Posterò anche su Instagram e Mastodon, e mi sono iscritto alla spunta blu di Twitter turandomi il naso, ma ho letto i vostri pareri molto saggi sull’idea di vendere il mio account Twitter e alla fine ho deciso di tenerlo e di riprendere a usarlo almeno per diffondere conoscenza e segnalare diffusamente eventi interessanti.

Non lo userò per conversare, ma se devo scegliere come far sapere che si parla di scienza con un bouquet incredibile di premi Nobel, astronauti ed esperti ai massimi livelli, mi rassegno al fatto che 420.000 follower su Twitter hanno una portata ben superiore a 5300 su Instagram. E quindi sì, sto pagando otto dollari al mese a Elon Musk. Non odiatemi.

2024/05/13 00:30

La Dama del Maniero e io siamo appena rientrati dal concerto. Notevolissimo, costruito benissimo, audio perfetto e concezione visionaria, con un riferimento importante a Edward Snowden. Il video è disponibile qui sotto e la lista dei brani dovrebbe essere questa:

Noi eravamo proprio dietro la telecamera montata su un binario a terra, che scorreva parallela al palco.

2021/01/23

Ci ha lasciato Larry King. Sentitelo parlare di fake news a Starmus

“Vorrei essere congelato e poi, quando scopriranno di cosa sono morto, vorrei che mi curassero e mi riportassero in vita. Mia moglie mi ha detto ‘Ma non conoscerai nessuno’. E io ho risposto ‘Mi farò dei nuovi amici’”.

Larry King, storico intervistatore della CNN, è morto a 87 anni. Era stato ricoverato con diagnosi di Covid tre settimane fa. Nel corso della sua lunghissima carriera ha intervistato chiunque (ben 60.000 interviste), spesso con domande taglienti e imbarazzanti.

Ho avuto il piacere di incontrarlo a Trondheim, in Norvegia, durante il festival di scienza e musica Starmus, nel 2017. Qui sotto, da 1:13:20 e da 3:57:00 trovate il video del pomeriggio che King ha trascorso durante il festival, parlando di fake news, del declino del giornalismo e dello stato del mondo davanti ai reali di Norvegia, in compagnia di Neil deGrasse Tyson, Eugene Kaspersky, Finn Kydland, Oliver Stone e tanti altri, e scusate se è poco.

Non perdetevi la lezione di Jeffrey Sachs, che lancia delle bordate ben documentate contro la politica e l’economia americana, mostrando chiaramente che l’industria petrolifera non è stupida: è semplicemente indifferente allo scempio che sta compiendo.

La scaletta completa del video:

  • 2:51 Professor Jeffrey Sachs, economista - How we can survive Trump, Climate Change and other Global Crises?
  • 29:50 Oliver Stone - Decoding truth in films
  • 46:20 Finn Kydland (Premio Nobel per l’economia) - Innovation, Capital Formation, and Economic Policy
  • 1:13:20 Larry King e Garik Israelian (astrofisico e fondatore di Starmus) - The Era of Post-truth and fake news (la frase sulla morte è a 1:23:45)
  • 2:38:30 Chris Pissarides - Work in the age of Robots
  • 3:10:10 Jaan Tallinn - On Steering the Artificial Intelligence
  • 3:57:00 Neil deGrasse Tyson, Eugene Kaspersky (con telefonino non hackerabile), Finn Kydland, Oliver Stone, Chris Pissarides - “108 minutes : The World on Fire” (moderazione di Larry King)

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

2019/07/18

Luna, musica e scienza con Brian May (Queen) e David Eicher (Astronomy)

Come raccontavo qui, di recente ho incontrato a Starmus Brian May dei Queen e David Eicher di Astronomy Magazine, gli autori del libro Mission Moon 3D: foto scattate nello spazio e sulla Luna ed elaborate per crearne versioni 3D. Mi hanno gentilmente concesso quest’intervista.



Questa è una foto presa dietro le quinte dell’intervista, nelle stesse condizioni di luce usate per la ripresa video: notate come il talento della videomaker (Anna Spacio) cambia completamente l’atmosfera e le tinte.

Credit: Rodri Van Click.


Questa è la mia traduzione integrale dell’intervista. Ho riformulato le mie domande per maggiore chiarezza.

Cosa vi affascina della Luna così tanto da avervi spinto a creare un libro di immagini 3D dedicato ad essa, "Mission Moon 3D"?

BRIAN MAY: È una celebrazione della prima avventura dell'uomo nel raggiungere un altro corpo celeste. La Luna è quello più vicino a noi, è la sorellina della Terra, in un certo senso, nessuno aveva mai lasciato questo pianeta per mettere piede altrove. Quindi è la celebrazione di 50 anni di questa incredibile avventura che fu il progetto Apollo e che culmina con Apollo 11, l'allunaggio vero e proprio. Ed è per questo che ci piace, giusto?

DAVID EICHER: Sì, è per questo che ci piace! Non solo è vicina, ma le sue rocce sono molto simili a quelle della Terra. Questo è un indizio, emerso dalle missioni Apollo, che le sue origini sono legate alla Terra.

BRIAN MAY: La Luna ha una grande influenza in così tanti modi. Controlla le maree, ha sicuramente un influsso sul comportamento umano, ed è in cielo a darci luce argentea quando cala il sole. Ha ispirato un milione di canzoni d'amore e ha un ruolo importantissimo nella vita di ogni persona. E questi uomini hanno camminato sulla Luna e questo è tuttora incredibile per me; non avrei mai pensato di vederlo accadere nel corso della mia vita.


Avete una canzone preferita che parli della Luna?

DAVID EICHER: (ridendo) Forse è ancora da scrivere, una bella canzone d'amore che parli di Luna...

BRIAN MAY: (ridendo) C'è questa rima, in inglese, fra "Moon" e "June", "Luna" e "giugno", che se stiamo parlando di scrivere testi di canzoni è l'esempio perfetto di mancanza di originalità.


Siamo qui a Zurigo per parlare di comunicazione della scienza. Si parla spesso di crisi climatica, ma secondo voi esiste anche una crisi di comunicazione della scienza, che Starmus aiuta a contrastare?


BRIAN MAY: Starmus non è stato creato per risolvere un problema, ma è stato creato per celebrare una certa visione, ossia che l'arte e la scienza sono legate insieme e non avrebbero mai dovuto essere separate. Questa è l'etica della filosofia di Garik Israelian ed è anche la mia perché ho aiutato Garik a creare Starmus. E ogni volta che ci incontriamo per questo festival abbiamo questa meravigliosa combinazione di musica e scienza e astronomia e arte di vario genere e funziona tutto insieme, non c'è senso di separazione fra i due ambiti. Tutti danno il massimo e tutti beneficiano di questa interazione. È stato un grande successo di Garik secondo me. Ovviamente, parlare di cambiamenti climatici fa parte delle cose trattate da Starmus, ma noi parliamo di tutto. Parliamo dell'esplosione informativa, e delle varie minacce che subisce il nostro pianeta, e la relazione di Martin Rees è stata particolarmente illuminante e ci ha fatto pensare alle cose terribili che potrebbero capitare alla Terra se non ci diamo da fare rapidamente. Ma fondamentalmente Starmus è gioia, noi celebriamo e amiamo farlo, in un certo senso ci sguazziamo.

DAVID EICHER: Sono d'accordo, e credo che ci sia una crisi nella comunicazione della scienza e nella comunicazione in generale, circola tanta cattiva informazione e Internet aiuta a diffonderla velocemente e un altro aspetto di Starmus è fornire la verità, il resoconto razionale, non distorto, non esagerato a proposito della scienza. Poche occasioni fanno questo così bene quanto lo fa Starmus.


Come è nato il vostro interesse per la scienza? Brian May, lei era già interessato all’astrofisica prima degli allunaggi, o la passione è nata dopo?

BRIAN MAY: È iniziato nella mia infanzia e soprattutto per merito di un popolarissimo programma della TV britannica, The Sky at Night presentato da Sir Patrick Moore, che tutti abbiamo amato e ci ha spalancato gli occhi, ci ha fatto guardare il cielo con meraviglia e ci ha fatto godere tutta questa visione. Quindi sì per me risale alla prima infanzia. Ma naturalmente anche gli allunaggi sono stati un forte impulso, ci siamo resi conto di colpo che potevamo influenzare le cose ed essere davvero là fuori nello spazio. E tu? (rivolto a David)

DAVID EICHER: Io sono cresciuto in una famiglia scientifica, mio padre era un professore di chimica. Io ho sempre avuto interesse per la scienza di ogni genere. Ricordo che a 7 anni ho visto l'allunaggio e mi ha emozionato tantissimo, ma per me è successo a 14 anni, quando ho visto Saturno in un telescopio: mi ha elettrizzato e mi sono reso conto che volevo fare astronomia.


Cosa consigliereste ai giovani, quindi? Comprare un telescopio e guardare Saturno?

BRIAN MAY: Assolutamente sì, procuratevi un telescopio, implorate, rubatelo o prendetelo in prestito (ride) e guardate Giove, guardare Saturno, vi cambierà la vita. È molto triste che la maggior parte di noi cresce in città dove le stelle quasi non si vedono ed è una perdita terribile. Ancora quando ero bambino io potevi guardare in su in una notte limpida e vedere migliaia di stelle. E ti dava tanta ispirazione, vedevi la Via Lattea, oggi invece se vivi in qualunque città grande o media in occidente non vedi nulla, devi andare lontano, dove non c'è inquinamento luminoso, e vedere le meraviglie e gli splendori del cielo, ti sconvolgeranno.


Dove eravate durante l’allunaggio di Apollo 11?

BRIAN MAY: Questa è facile, io ero in Cornovaglia a casa della mamma del mio batterista Roger, e abbiamo visto l'allunaggio sul suo piccolissimo televisore da circa 10 pollici ed è stata una cosa straordinariamente emozionante eravamo tutti intensamente coinvolti. È stato magico. E mio papà, che non era certo uno sciocco, lavorava in aeronautica ed era un bravissimo scienziato e ingegnere, mi aveva detto circa un anno prima che non sarebbe mai successo e che non avevamo la tecnologia per farlo. E invece è successo, noi siamo rimasti tutti stupiti.

DAVID EICHER: Io ero a casa, in una cittadina universitaria dell'Ohio. Ricordo di essermi emozionato perché a 7 anni potevo stare sveglio fino a tardissimo, fino alle 11 di sera, per vedere quelle immagini incerte in bianco e nero, per me è stato assolutamente elettrizzante e ha innescato il mio interesse per la scienza anche prima di Saturno.


Adesso va di moda fare comunicazione della scienza sonorizzando i dati, ossia creando suoni a partire dai dati scientifici raccolti. Cosa ne pensate?

BRIAN MAY: So che Garik è stato uno dei pionieri in questo campo. Ci abbiamo provato anche noi insieme a Garick ma poi siamo stati troppo presi da altre cose. Garik è stato uno dei pionieri, lui li chiamava "suoni stellari". I suoi suoni stellari erano vere onde di pressione, mentre molti di questi suoni odierni derivano invece da onde elettriche che puoi prendere da una stella o altro e convertire in qualcosa che si comporta come un'onda sonora, ma non è reale. I suoni di Garik invece erano reali. Ci abbiamo sperimentato per fare musica, ma sinceramente non è musica. Se vuoi la mia opinione schietta, non è veramente musica: sono suoni e la musica è fatta di suoni, ma i suoni sono solo un ingrediente. Deve esserci un intervento umano e so che non verrò amato per quello che sto per dire, la musica delle sfere per me è una serie di suoni e la musica vera è quella che viene dagli esseri umani.

PAOLO ATTIVISSIMO: Dott. Brian May, David Eicher, grazie per averci dedicato il vostro tempo.


Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

2019/07/07

Recensione mini: Magic Leap


Come avrete notato dagli articoli dei giorni scorsi, sono stato a Starmus, dove fra le altre cose mi sono imbattuto in un oggetto che pensavo fosse impossibile trovare al di fuori dei centri di ricerca delle aziende specializzate: fra i vari apparati di realtà virtuale messi a disposizione dalla Swiss Society of Virtual and Augmented Reality (SSVAR.ch), c’era un Magic Leap.



Come potete notare dalla foto qui sopra, in cui guardo chi mi sta parlando mentre sto indossando il Magic Leap, si tratta di un dispositivo per realtà aumentata, non per realtà virtuale: non blocca completamente la visione del mondo esterno per rimpiazzarla con immagini sintetiche, ma sovrappone delle immagini create digitalmente sulla realtà circostante e le allinea in modo che sembrino integrate nel mondo reale.

Nella foto qui sotto, sto guardando la demo realizzata per Starmus: un astronauta in grandezza naturale, tridimensionale e animato, che fluttua nello spazio davanti a me. Gli posso girare intorno, posso avvicinarmi e allontanarmi, e posso vederlo da tutti i lati e anche dal basso: è trasparente e quindi un po’ spettrale, ma è come se fosse davanti a me.



Magic Leap non ha bisogno di sensori di posizione: guarda l’ambiente circostante, ne riconosce la forma e individua alcuni punti di riferimento per rilevare gli spostamenti dell’utente, cambiando la visualizzazione che gli viene proposta in base a dove si trova nello spazio. Questo tracking dello spostamento dell’utente è risultato molto fluido e preciso, nonostante le condizioni di illuminazione poco favorevoli (pareti uniformi, nere e poco illuminate).

Il dispositivo è leggerissimo (molto più leggero di un Oculus Quest, per fare un esempio) ed è completamente autonomo: è alimentato a batterie e ha soltanto uno scatolotto che contiene il processore principale (quello che vedete in mano alla persona che mi sta aiutando nella demo). L’interazione con gli oggetti virtuali viene effettuata usando un piccolo controller.

L’illusione della presenza degli oggetti virtuali viene un po’ spezzata non solo dalla loro trasparenza ma anche dal fatto che gli schermi incorporati nelle lenti del visore non coprono tutto il campo visivo ma solo la sua parte centrale: il risultato è che gli oggetti risultano troncati quando debordano dalla superficie degli schermi. Anche l’Hololens di Microsoft ha la stessa limitazione, ma in maniera più marcata: i suoi schermi sono più piccoli di quelli del Magic Leap rispetto all’ampiezza del campo visivo, perlomeno secondo la mia impressione di due anni fa:




Anche con queste limitazioni, gli usi possibili di un Magic Leap sono molto interessanti: per esempio come dispositivo per inviare istruzioni a un tecnico sul campo, mentre l’esperto è altrove ma vede la situazione attraverso gli occhi digitali del Leap. Il suo prezzo non trascurabile (circa 2300 dollari) lo posiziona come oggetto per applicazioni professionali più che come piattaforma di gioco.
 

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

2019/07/05

Puntata del Disinformatico RSI del 2019/07/05

È disponibile la puntata di oggi, 5 luglio, del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotto da me insieme ad Angelo Caruso.

La versione podcast solo audio (circa 18 minuti) è scaricabile da questa sezione del sito RSI (link diretto alla puntata), qui su iTunes (per dispositivi compatibili) e tramite le app RSI (iOS/Android) o su TuneIn; la versione video (musica inclusa) è nella sezione La radio da guardare del sito della RSI ed è incorporata qui sotto.

Buona visione e buon ascolto!

Ho fatto Moonbounce a Starmus!

Mentre ero al festival della comunicazione scientifica Starmus, a Zurigo, ho fatto un Moonbounce: la mia voce è stata mandata in tempo reale via Internet al radiotelescopio di Dwingeloo, nei Paesi Bassi, e da lì è stata trasmessa via radio verso la Luna.

Viaggiando alla velocità della luce, il segnale radio ha raggiunto la Luna circa un secondo e un quarto più tardi ed è stata riflessa dalla superficie lunare, tornando indietro verso la Terra un altro secondo e un quarto più tardi, ed è stata ricevuta dal radiotelescopio. Questo è il risultato:





L’esperimento è stato organizzato da Martine-Nicole Rojina, del progetto SisterMoon, ed è aperto a tutti: se visitate il sito FirstSteps.space, il 20 luglio potrete inviare anche voi la vostra voce verso la Luna.

Trovatevi qualcosa di molto breve da dire, oppure dividete la vostra frase in spezzoni molto corti, e otterrete un ricordo molto speciale del cinquantenario del primo allunaggio.

Fra l’altro, il tempo di andata e ritorno del segnale consente di misurare con discreta precisione la distanza corrente fra Terra e Luna. Nel mio caso, il segnale ci ha messo esattamente 2,549 secondi ad andare e tornare.


In questo tempo il segnale radio, viaggiando alla velocità della luce, ha coperto 764.170 chilometri. Dividendo per due si ottiene 382.085 chilometri, che è un valore abbastanza vicino a quello della distanza della Luna calcolata da WolframAlpha al momento del mio Moonbounce, ossia 392.032 chilometri.

Ma siccome la distanza calcolata è da centro a centro, bisogna sottrarre da questo valore 6.371 km di raggio terrestre e 1737 km di raggio lunare, per cui si ottiene una distanza da superficie a superficie di 383.924 km (non tengo conto qui del fatto che al momento del Moonbounce il radiotelescopio non si trova nel punto della superficie terrestre più vicino alla Luna ma è leggermente più lontano a causa della curvatura terrestre). Niente male, come precisione.

Un video riepilogativo di Starmus è disponibile qui su Swissinfo.ch.

2019/06/29

Cronache di Starmus: sabato 29

Ultimo giorno di Starmus a Zurigo. Ieri ho chiacchierato con le persone che organizzano i voli a zero G in Europa, quelli usati dagli astronauti, e ci sto facendo un pensierino, ma è caruccio: 6000 euro. Organizziamo una colletta per vedere se vomito come un cane quando l'aereo inizia a precipitare ripetutamente? Magari a qualche complottista o mio hater potrebbe far piacere. Garantisco che in ogni caso pubblicherò il video. Spargete la voce anche a loro: se raccolgono metà della cifra, il resto ce lo metto io.

Dalle tante foto di ieri vi propongo questa: Claude Nicollier, astronauta Shuttle svizzero, insieme a Charlie Duke, astronauta americano che ha camminato sulla Luna, e Robert Williams, del telescopio spaziale Hubble.

Credit: Rodri Van Click.

Stamattina c‘è stato il concerto-conferenza Deep-dive in the Brain: Space, Time and Memory: i Solisti di Trondheim e Steve Vai hanno accompagnato il racconto della neuroscienziata e premio Nobel May-Britt Moser.

In attesa del concerto. Credit: Paolo Attivissimo.







Terminato il concerto, c’è stato un intervento a sorpresa del premio Nobel Robert Wilson: un richiamo all’urgente necessità di proteggere questo pianeta dallo scempio che ne stiamo facendo e di cui stiamo pagando già le conseguenze. Queste parole, pronunciate mentre l’Europa è nel mezzo di una canicola record e persino Zurigo è un forno, hanno colpito particolarmente il pubblico, che gli ha tributato un applauso speciale. Se solo gli idioti al potere capissero, avremmo le competenze tecniche e le risorse finanziarie per cominciare a risolvere questo problema qui, subito, senza lanciarci in bizzarre idee di fuggire su Marte in massa.



Il bello di eventi come Starmus, anche per i relatori, è che fra il pubblico ci sono gli altri relatori e gli astronauti, ossia le stesse persone citate nelle relazioni. Sono lì, in carne e ossa.



Durante la pausa per il pranzo, grazie alla sapiente opera di mediazione di un amico è stato possibile chiacchierare a tavola con Chase Masterson e Alan Stern (sì, quello della sonda New Horizons che ha raggiunto e superato Plutone). Stern, bravissimo comunicatore, ci ha insegnato il gesto di rivendicazione di Plutone come pianeta in piena regola:





Siparietto a tavola: mi sono presentato e poi gli ho chiesto se si ricordava di quel tipo rompiscatole pignoletto che gli aveva segnalato via Twitter l’errore nella bozza della copertina del suo libro Chasing New Horizons e al quale lui inizialmente aveva risposto dicendo che non vedeva errori. Lui mi ha detto di sì. "Sono io", gli ho detto. Ha sorriso e ringraziato.

La vicenda era questa:







Nel pomeriggio c’è stata un’altra raffica di conferenze, come quella di George Smoot:



Natalie Batalha, astronoma: Lava Worlds to Living Worlds: Exoplanets and the Search for Life Beyond Earth.



Barry Barish, astrofisico e premio Nobel: Prospects for Multi-Messenger Astronomy.



Le conferenze scientifiche si sono concluse con un panel intitolato Life in the Universe, con l’astrofisica Jill Tarter, l’astronoma Natalie Batalha, l’etologo e biologo evolutivo Richard Dawkins, e gli astrofisici Michel Mayor e Rafael Rebolo.

Fra le mille riflessioni e informazioni interessantissime sul tema è emerso anche un fatto che smonta quasi totalmente il famoso “segnale WOW”.

Sono riuscito a fare una domanda a proposito della strana mancanza di segnali della presenza di macchine di Von Neumann nell’universo. L’idea è che una civiltà aliena tecnologicamente avanzata potrebbe costruire una sonda capace di attraversare lentamente gli spazi interstellari, raggiungere un pianeta e usarne le risorse per costruire una copia di se stessa da lanciare verso nuovi mondi, dove si replicherebbe, e così via; i calcoli indicano che una tecnologia del genere invaderebbe l’intera galassia nel giro di qualche milione di anni, un niente nella durata dell’universo). La risposta è stata che non si sa e che forse le civiltà decidono che è un progetto troppo oneroso e quindi non le fabbricano.



Allo Star Party serale, astronauti e scienziati giravano fra il pubblico a chiacchierare come se niente fosse, e qualche giornalista bislacco si divertiva come uno scolaretto.





L’instancabile Marc-André Miserez di Swissinfo.ch ha dedicato a Starmus un ultimo video di chiusura e un articolo di rammarico per l’occasione perduta dalla città per incoraggiare la comunicazione della scienza.



E così anche questo Starmus è finito. Torniamo a casa satolli di scienza e di nuovi amici, fisicamente e mentalmente stanchissimi ma contenti. A quando il prossimo Starmus? Restate sintonizzati.


Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

2019/06/28

Cronache di Starmus: venerdì 28

Penultimo giorno di Starmus a Zurigo: la scorpacciata di scienza prosegue e comincia a non essere facile tenere testa al fiume di conoscenza che arriva dai relatori che si susseguono sul palco. Se vi state pentendo di non aver partecipato, siete ancora in tempo oggi e domani con i biglietti giornalieri: il programma di oggi e domani è qui.

Intanto i colleghi della Radiotelevisione Svizzera e di Swissinfo hanno preparato alcuni servizi su Starmus.





Anna Spacio ha montato per la RSI questo video del concerto di lunedì scorso:



Qualche foto di Rodri Van Click dei giorni scorsi:

Harrison Schmitt, Charlie Duke, Walt Cunningham, Gerry Griffin.

Buzz Aldrin.

Rusty Schweickart.

Per tutti quelli che pensano che gli astronauti siano mogi e schivi: una....

...due...

...tre...

...e quattro.

Tony Fadell e Brian May.


Martine-Nicole Rojina, del progetto SisterMoon, ha effettuato una sessione di Moonbounce: le nostre voci sono state inviate via radio verso la Luna, che le ha riflesse, e il segnale riflesso è stato captato dopo circa 2,6 secondi (2019/07/05: Il video dell’esperimento è qui).



Nicole Stott, astronauta Shuttle e artista: eARTh from Space.




Elizabeth Blackburn, biochimica e premio Nobel: Doing science better – for all.




Helen Sharman, astronauta e chimica: From Mars to the Stars.






Alan Stern, scienziato planetario e astrofisico: Beyond Pluto.






Gennady Padalka, cosmonauta: Life Aboard the ISS.




Long Xiao, geologo planetario: The lunar exploration program of China: today and tomorrow.




Brian Schmidt, astrofisico e premio Nobel: First Stars in the Universe.




Panel Future of Space con Eugene Kaspersky, Mikhail Kornienko, Marco Preuss e Nicole Stott.















Cose che Succedono Solo a Starmus, puntata numero 2657:




Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.