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2024/09/13

*Podcast RSI - Telegram cambia le proprie regole, terremoto di sicurezza

logo del Disinformatico

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate qui sul sito della RSI (si apre in una finestra/scheda separata) e lo potete scaricare qui.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo di accompagnamento e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto.

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[CLIP: TF1 annuncia l’arresto di Durov]

Il 24 agosto scorso Pavel Durov, fondatore e CEO della popolarissima piattaforma di messaggistica Telegram, è stato fermato in Francia [RSI] e successivamente incriminato dalle autorità francesi e rilasciato su cauzione, con l’obbligo di restare nel paese. L’incriminazione parla di “rifiuto di comunicare le informazioni necessarie per le intercettazioni autorizzate dalla legge”, “complicità” in reati e crimini gravissimi organizzati su o tramite Telegram, e... omessa dichiarazione formale di importazione in Francia di un sistema crittografico?

Questo terzo capo di incriminazione può sembrare dissonante rispetto agli altri due, ma ha una sua spiegazione che è importante per capire perché il fermo di Durov ha scatenato un terremoto che ha scosso molti degli oltre 900 milioni di utenti di Telegram.

Questa è la storia, fin qui, di questo terremoto e delle sue implicazioni per la sicurezza e la privacy, non tanto per i criminali che usano Telegram, ma per gli utenti onesti di questa piattaforma, specialmente quelli che vivono in paesi dove i diritti umani non vengono rispettati e i dissidenti vengono perseguitati. Questi utenti in questi anni si sono affidati a Telegram contando sulla sua promessa di non collaborare con nessun governo, e ora scoprono che le loro conversazioni su questa piattaforma non erano così protette e segrete come pensavano, anche perché Telegram, dopo il fermo e l’incriminazione di Durov, ha silenziosamente cambiato le proprie regole.

Benvenuti alla puntata del 13 settembre 2024 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]

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Telegram è diverso dagli altri sistemi di messaggistica, come Signal o WhatsApp, per due ragioni principali. La prima è che offre i cosiddetti canali, ai quali può iscriversi un numero sostanzialmente illimitato di persone per seguire i messaggi pubblicati da un singolo utente o da una specifica organizzazione.

[i gruppi di Telegram possono avere fino a 200.000 partecipanti]

Questa capacità di far arrivare un messaggio anche a milioni di persone, senza nessuna delle restrizioni o dei filtraggi tipici di altre piattaforme, rende Telegram più allettante rispetto alla concorrenza, per esempio per i criminali informatici e anche per quelli non informatici, dai trafficanti di droga ai terroristi ai pedofili, che possono usarlo (e lo usano) per pubblicizzare i propri prodotti e servizi o le proprie terribili azioni e gestire la propria clientela in modo efficiente e discreto. Ovviamente queste stesse caratteristiche sono utili anche per chi lotta contro censure, persecuzioni o restrizioni delle libertà.

E così Telegram, per chi vive in Russia, è uno dei pochissimi canali attraverso i quali è possibile ricevere informazioni non filtrate dalla censura governativa. Durov lasciò la Russia dieci anni fa, nel 2014, proprio per non dover cedere al governo i dati dei cittadini raccolti dalla sua piattaforma precedente, Vkontakte, una sorta di Facebook nazionale, e per non doverla censurare. A modo suo, Pavel Durov ha esibito dei princìpi etici molto saldi: non collaborare con nessuna autorità, perché chi per un certo governo è un sovversivo per un altro governo è un dissidente, e chi è considerato terrorista da una parte è visto come combattente per la libertà dall’altra.

La seconda ragione è che Telegram, intesa come azienda, si è sempre vantata di rifiutare qualunque collaborazione con le forze di polizia di qualunque paese e di non fare moderazione: nelle pagine del suo sito ha dichiarato che “Tutte le chat e i gruppi di Telegram sono territorio privato dei loro rispettivi partecipanti. Non eseguiamo alcuna richiesta relativa ad esse [...] Ad oggi, abbiamo divulgato 0 byte di dati a terzi, inclusi i governi […] Mentre blocchiamo bot e canali legati al terrorismo (ad esempio legati all'ISIS), non bloccheremo nessuno che esprime pacificamente altre opinioni.”

Il risultato è che oggi 900 milioni e passa di persone in tutto il mondo si affidano a Telegram per comunicare di tutto, dagli annunci di estorsione informatica ai consigli delle mamme appassionate di rimedi naturali alle malattie, dagli amori clandestini ai film piratati, e di quei 900 milioni e passa circa 10 milioni sono utenti paganti, i cui abbonamenti permettono all’azienda Telegram di operare. Ma a fine agosto per tutte queste persone è arrivato un brusco risveglio.

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Prima di tutto, il fermo di Durov ha fatto parlare molto di Telegram anche nei media generalisti, e quindi finalmente molti utenti non esperti sono venuti a conoscenza di un dettaglio tecnico cruciale: le normali chat di Telegram, le sue chat di gruppo e i messaggi diffusi in massa attraverso i suoi canali non sono protetti tramite la crittografia end-to-end, come lo sono invece quelli di WhatsApp o di Signal.

Soltanto le cosiddette chat segrete di Telegram godono di questa protezione, che rende tecnicamente impossibile per il fornitore di un servizio di messaggistica collaborare con le autorità facendo leggere i messaggi dei sospettati. Crittografia end-to-end significa infatti che neppure il fornitore del servizio è in grado di leggere i messaggi scambiati dai suoi utenti e quindi può respingere le richieste di accesso di qualunque autorità semplicemente spiegando che non le può soddisfare per motivi puramente tecnici. Non può fornire i messaggi perché non è in grado di leggerli.

Ma mentre su WhatsApp questa protezione è applicata automaticamente a tutti i messaggi di tutti gli utenti, su Telegram è appunto necessario attivarla manualmente, e comunque la crittografia end-to-end non è disponibile nelle comunicazioni di gruppo ma solo in quelle dirette tra due persone, come spiegato in dettaglio sul sito di Telegram nelle pagine tecniche, quelle che non legge nessuno. E così pochissimi utenti conoscono e usano queste chat segrete.

[oltretutto le chat segrete sono particolarmente difficili da attivare]

In altre parole, il grosso del traffico di messaggi, leciti e illeciti, trasportati da Telegram è leggibile dai tecnici di Telegram, è archiviato sui server dell’azienda e quindi potrebbe essere consegnato alle autorità di qualunque paese, democratico o non democratico. Nessun problema per chi usa Telegram per coordinare le attività di un circolo scacchistico, ma per chiunque usi Telegram per proteggersi da autorità oppressive o per scopi non propriamente legali è uno shock scoprire che quello spazio che riteneva sicuro non lo è affatto.

Va detto che Telegram ha protetto i messaggi dei suoi utenti in altri modi: lo ha fatto tramite la crittografia dei propri server, di cui però ha le chiavi, che quindi gli possono essere chieste dalle autorità; e lo ha fatto distribuendo la propria infrastruttura in vari paesi, per cui i messaggi degli utenti sono sparsi in vari frammenti sotto giurisdizioni molto differenti, che dovrebbero quindi avviare un’azione legale coordinata e congiunta per avere accesso a quei messaggi.

[anche per le chat segrete, comunque, ci sono dubbi tecnici sulla qualità della crittografia di Telegram, che usa una tecnologia “indipendente”, ossia autoprodotta. E resta la questione dei metadati, comunque facilmente accessibili]

Ma il fatto stesso che i messaggi siano in qualche modo accessibili all‘azienda significa che un governo sufficientemente attrezzato, agguerrito e deciso potrebbe effettuare un attacco informatico a Telegram per leggersi quei messaggi. Oppure, più semplicemente, potrebbe trovare metodi non informatici per indurre l’azienda a collaborare. Per esempio, un fermo e un’incriminazione del suo fondatore e amministratore, magari con la scusa della mancata dichiarazione formale di aver importato in Francia un sistema crittografico. Telegram opera anche in Francia da anni, alla luce del sole, per cui è presumibile che le autorità francesi fossero ben consapevoli da tempo di questa mancata dichiarazione prevista dalle leggi nazionali, eppure non hanno mai fatto nulla per contestare l’omissione prima di oggi.

[la normativa francese include la facoltà di chiedere alle aziende di fornire “le caratteristiche tecniche e il codice sorgente dei mezzi crittografici oggetto della dichiarazione”]

E in effetti dopo l’intervento delle autorità francesi su Telegram è cambiato qualcosa di importante.

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Intorno al 5 settembre scorso le fiere parole di rifiuto di qualunque collaborazione che ho citato prima sono state riscritte sul sito di Telegram. Adesso Telegram non dice più che “Tutte le chat e i gruppi di Telegram sono territorio privato dei loro rispettivi partecipanti” e che non esegue alcuna richiesta relativa ad esse. Al posto di queste parole c’è l’annuncio che “Tutte le app di Telegram dispongono di pulsanti "Segnala” che consentono di segnalare i contenuti illegali ai nostri moderatori, con pochi tocchi.”

Le FAQ di Telegram com’erano prima del fermo di Durov...
... e come sono adesso.

Non è una novità in senso stretto: questa funzione di segnalazione esiste da tempo nell’app. Ma è interessante che sia stata messa in evidenza e che siano scomparse quelle parole sul “territorio privato”, quasi a suggerire un nuovo corso di collaborazione con le autorità.

Durov ha usato parole piuttosto concilianti anche in un suo annuncio personale [https://t.me/durov/342], dicendo che “l’improvviso aumento del numero di utenti a 950 milioni ha causato dei problemi legati alla crescita che hanno agevolato i criminali nell’abusare della nostra piattaforma […] è mio obiettivo personale assicurarmi che miglioreremo significativamente le cose in questo senso”.

Pavel Durov ha inoltre sottolineato l’impegno di Telegram contro gli abusi sui minori, citando l’apposito canale di Telegram [@StopCA] che indica, giorno per giorno, i numeri dei gruppi e canali banditi in relazione a questi abusi: sono quasi duemila al giorno. Ha dichiarato anche che Telegram rimuove quotidianamente “milioni di post nocivi” e ha “canali diretti di comunicazione con le organizzazioni non governative per gestire più rapidamente le richieste urgenti di moderazione.”

Sembra insomma che Durov voglia lasciarsi alle spalle numeri preoccupanti, come le 2460 richieste della polizia francese a Telegram rimaste senza risposta [Libération, paywall], e una reputazione guadagnata sul campo di non collaborare con le autorità nemmeno quando si tratta di situazioni di crimine indiscusso e non di questioni di libertà di parola.

[In realtà qualche caso di “collaborazione”, o meglio di azione forzata, c’è stato: la EFF nota che Telegram è stata multata dalle autorità tedesche nel 2022 per non aver predisposto un iter legale per la segnalazione di contenuti illegali e per non aver nominato un referente tedesco per la ricezione delle comunicazioni ufficiali e che il Brasile ha multato Telegram nel 2023 per non aver sospeso gli account dei sostenitori dell’ex presidente Bolsonaro]

[Secondo Politico.eu, l’indagine francese che ha portato al fermo di Durov sarebbe iniziata quando un agente sotto copertura ha interagito con una persona sospettata di essere un predatore sessuale su Telegram e questa persona ha poi ammesso di aver violentato una ragazza giovane. Quando le autorità hanno chiesto a Telegram l’identità di questo utente, Telegram si è rifiutata, e così gli inquirenti si sono concentrati sulle persone che gestiscono Telegram]

A questo restyling di Telegram contribuisce anche la rimozione della funzione Persone vicine, annunciata personalmente da Durov [https://t.me/durov/343]. Questa funzione permetteva a un utente di localizzare gli altri utenti di Telegram situati nelle sue vicinanze, con rischi fin troppo evidenti di abusi e di agevolazione dello stalking.

[la funzione era però anche utile per l’OSINT investigativa]

Numerosi criminali online che usano Telegram, intanto, hanno reagito alla situazione chiudendo i propri account sulla piattaforma, un po’ perché temono che i loro dati e quelli della loro clientela possano finire nelle mani delle autorità, e un po’ perché hanno paura che i loro account verranno chiusi, ora che Telegram dice di volersi occupare seriamente della moderazione [404 Media].

La parola chiave di tutta questa vicenda sembra essere moderazione, o meglio, carenza di moderazione dei contenuti diffusi da Telegram, anche dopo che sono stati segnalati, come nota anche l’autorevole Electronic Frontier Foundation riportando una dichiarazione dell’Ofmin, l’ente francese incaricato di investigare sulle minacce alla sicurezza online dei minori, notando che secondo la legge francese consentire la distribuzione di contenuti o servizi illegali di cui si è a conoscenza è un reato.

Gli eventuali cambiamenti concreti di Telegram diverranno visibili nei prossimi mesi, ma il presupposto delle autorità francesi che la mancanza di moderazione dei contenuti illegali segnalati comporti una responsabilità penale del titolare di un sito probabilmente sta facendo venire i brividi ad altri CEO di piattaforme di messaggistica e social network che non hanno la reputazione di essere “paradisi anarchici”, per citare l’espressione usata da Durov, ma se la meriterebbero. Perché anche Instagram, per esempio, ha lo stesso problema di omessa moderazione di contenuti anche dopo che sono stati segnalati.

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Lo so perché anch’io, come tanti altri utenti, segnalo spesso gli spezzoni di video pornografici e di abusi su minori inseriti nei reel di Instagram dopo qualche secondo di contenuto non controverso, ma la moderazione di questa piattaforma risponde puntualmente che il video è conforme alle norme della comunità e non lo rimuove. Eppure la violazione delle norme sarebbe assolutamente ben visibile se solo il moderatore, o l’intelligenza artificiale che forse lo ha sostituito, si degnasse di esaminare il video per qualche secondo in più.

[non pubblico esempi per ovvie ragioni, ma se i responsabili di Instagram vogliono sapere i dettagli, ho screenshot e registrazioni dei reel in questione - solo di quelli pornografici, per non detenere materiale illegale, di cui posso comunque fornire i link]

X, quello che una volta era Twitter, è anche peggio, soprattutto per chi è genitore di figli molto giovani che scalpitano per entrare nei social network. La pornografia e la violenza, anche di tipi estremi, sono accessibili su X semplicemente cambiando un’impostazione dell’app, ed è cosi da ben prima della sua acquisizione da parte di Elon Musk; dopo questa acquisizione sono aumentati i contenuti riguardanti odio, discriminazione e razzismo. Segnalarli è inutile, perché la loro presenza è esplicitamente prevista dalle regole di X ed è coperta dalla foglia di fico decisamente troppo corta di un messaggio di avvertimento, facilissimo da eludere, e dall’appoggio esplicito di Musk stesso.

[Le info di X su come segnalare contenuti sono qui; questa è la media policy di X sui contenuti per adulti; questo è il post su X nel quale Musk dice a Taylor Swift che le vuole “dare un figlio”, cosa che persino le Note della Collettività di X considerano una molestia sessuale inaccettabile; queste (Variety) sono le reazioni al post di Musk]

Il segnale mandato dalle autorità francesi è molto forte e a differenza delle segnalazioni degli utenti è difficile da ignorare: i gestori delle grandi piattaforme, se sono avvisati del fatto che ospitano contenuti o comportamenti illegali, non possono far finta di niente solo perché sono straricchi. Hanno delle responsabilità legali e soprattutto sociali, visto il peso che i loro servizi hanno nella formazione delle giovani generazioni e anche di quelle meno giovani.

A questo punto viene da chiedersi se dopo quello che è successo a Pavel Durov, Mark Zuckerberg e Elon Musk abbiano già mandato un breve promemoria ai piloti del loro jet personali: “Evitare Francia”.


Fonti aggiuntive:

2024/08/26

Terremoto su Telegram, arrestato in Francia Pavel Durov

Avete probabilmente già saputo dell’arresto di Pavel Durov, fondatore e CEO di Telegram, sabato scorso all’aeroporto francese di Le Bourget dove era atterrato con il suo jet privato. La notizia, riportata da quasi tutti i media del mondo, si basa su informazioni dell’emittente francese TF1, secondo la quale l’arresto sarebbe legato alla mancanza di moderazione di Telegram e all’assenza di collaborazione con le forze dell’ordine di qualunque paese, che renderebbe Durov complice dello spaccio di stupefacenti, del riciclaggio di denaro e della condivisione di immagini di abusi sessuali su minori che avvengono su Telegram.

Su X, Telegram (l’azienda) ha dichiarato di essere “in attesa di una pronta risoluzione di questa situazione” e che “è assurdo affermare che una piattaforma o il suo proprietario sono responsabili per gli abusi di quella piattaforma”.

Gli abusi in questione avvengono anche su altri social network, anche sotto la protezione di una crittografia end-to-end che Telegram, va ricordato, non ha nelle chat normali ma solo nelle chat segrete; la differenza rispetto a Telegram è che gli altri social network almeno formalmente collaborano con le richieste delle forze di polizia (anche se io e altri abbiamo segnalato ripetutamente, per esempio a Instagram, la pubblicazione di immagini illegali di minori e siamo stati rassicurati che le immagini erano “conformi agli standard della comunità”).

Moderare 900 milioni di utenti, almeno nelle chat normali che può leggere o in quelle segrete che potrebbero essergli segnalate da terzi, sarebbe possibile ma richiederebbe un numero di addetti che Telegram non ha. Durov ha dichiarato, in un’intervista recente a Tucker Carlson, di avere in tutto “circa 30 ingegneri [software]” alle sue dirette dipendenze. 

E comunque Telegram dichiara apertamente nelle sue FAQ di non aver nessuna intenzione di fare da moderatore: “Tutte le chat e i gruppi di Telegram sono territorio privato dei loro rispettivi partecipanti. Non eseguiamo alcuna richiesta [di eliminazione di contenuti illegali] relativa ad esse [...] Ad oggi, abbiamo divulgato 0 byte di dati a terzi, inclusi i governi [...] Mentre blocchiamo bot e canali legati al terrorismo (ad esempio legati all' ISIS), non bloccheremo nessuno che esprime pacificamente altre opinioni.”

Va ricordato che Telegram è, per i cittadini russi, uno dei pochissimi canali attraverso i quali possono ricevere informazioni non filtrate dalla censura governativa, e questo è possibile grazie alla struttura tecnica e legale (una serie di scatole cinesi di aziende sparse per il mondo) di Telegram. Durov ha lasciato la Russia proprio per non dover cedere al governo i dati dei cittadini raccolti dalla sua piattaforma precedente, Vkontakte, una sorta di Facebook nazionale, e censurarla. A modo suo, ha dei princìpi molto saldi: non collaborare con nessuna autorità, perché chi per un certo governo è un sovversivo per un altro governo è un dissidente, e chi è considerato terrorista da una parte è visto come combattente per la libertà dall’altra.

Ne ho parlato brevemente al Telegiornale della RSI ieri sera (link diretto): preciso che “i radar” sono gli autovelox in italiano ticinese.

Fonti aggiuntive: RSI, TechCrunch, TechCrunch, Ars Technica, ANSA.

2023/02/26

Chiedo aiuto per contattare Telegram

Se conoscete qualcuno che lavora per Telegram, per favore mettetemi in contatto. Ho provato tutti i canali di contatto ufficiali, compreso il “chiedi ai volontari”, ma finora zero risposte. Per ora non posso spiegare perché; posso solo dire che non riguarda i miei account. Grazie.

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Aggiornamento (14:50): questione risolta: i volontari hanno risolto molto esaurientemente e prontamente. Grazie a chi mi ha dato le dritte. Spero di potervi raccontare prossimamente di cosa si trattava.

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Aggiornamento (21:50): Tutto quello che posso dire è che è emerso un modo per sapere se un utente ha un account Telegram (a determinate condizioni): in un browser si digita https://t.me/+[numero di telefono completo]. Se a quel numero è associato un account Telegram che è impostato in modo da permettere a chiunque di trovarlo, quel link permetterà di contattarlo, altrimenti si otterrà un messaggio “Sorry, this user doesn't seem to exist.” Magari questa funzione è stranota e io arrivo tardi a scoprirla, ma in ogni caso è interessante e quindi la segnalo qui. Non si sa mai.

2023/02/22

WhatsApp, utente cambia numero di telefono e si ritrova i messaggi di qualcun altro

Ultimo aggiornamento: 2023/02/22 17:35.

Scavalcare la crittografia end-to-end di WhatsApp e leggere tutti i messaggi di un altro utente è facile. Così facile che può capitare addirittura per caso: basta avere il numero di telefono di quell’utente (in altre parole, è sufficiente essere un end di quell’end-to-end).

The Register e Gizmodo hanno pubblicato il racconto della disavventura capitata a un utente europeo che ha involontariamente avuto accesso a tutti i messaggi privati e ai gruppi WhatsApp di un’altra persona.

L’utente diventato intruso per caso si chiama Ugo e per molto tempo ha avuto un account WhatsApp legato al suo numero di telefono cellulare svizzero. A ottobre scorso si è trasferito in Francia per lavoro e si è procurato un numero di telefono cellulare francese, con relativa SIM nuova. Durante tutto questo periodo ha continuato a usare WhatsApp senza problemi, ricevendo e mandando messaggi come al solito.

Alla fine del mese di ottobre 2022 ha cambiato il proprio numero nell’app di WhatsApp, dando quello francese. A quel punto il suo telefono è stato inondato da tutti i gruppi e i messaggi personali e di lavoro di qualcun altro, quasi tutti in italiano, e la sua foto di profilo è diventata quella di quella persona (una donna). Ugo ha cercato di spiegare ai suoi interlocutori che lui non era la persona con la quale credevano di parlare, ma senza molto successo.

In pratica, senza volerlo Ugo aveva preso il pieno controllo dell’account WhatsApp di un’altra persona a lui sconosciuta.

Il padre di Ugo, che per lavoro ha esperienza nel settore e che ho contattato direttamente via mail, mi ha spiegato che ha usato l’apposita pagina di segnalazione di Meta per avvisare del possibile bug di sicurezza: la risposta di Meta è stata che non è un difetto di WhatsApp, ma è un problema degli operatori telefonici, che riutilizzano i numeri di telefono. 

Fra l’altro, si tratta di un problema noto e addirittura documentato nelle FAQ di WhatsApp:

Tutti gli account WhatsApp sono collegati a un numero di cellulare. Dal momento che riutilizzare i numeri di telefono è una prassi piuttosto comune per gli operatori di telefonia mobile, è possibile che il precedente proprietario del tuo numero di telefono usasse WhatsApp.
Se la persona che usava il numero prima di te non ha eliminato il suo account WhatsApp, sia tu che i tuoi contatti potreste vedere il numero su WhatsApp prima dell'attivazione del tuo nuovo account. Potresti anche vedere che il tuo numero di telefono è associato alla foto del profilo e alla sezione Info di qualcun altro.
Non devi preoccuparti. Questo significa solo che l'account precedente non è stato eliminato e nel sistema sono ancora presenti le vecchie informazioni. Il precedente proprietario del tuo numero non avrà alcun tipo di accesso all'account WhatsApp che attiverai con il tuo nuovo numero di telefono. Le tue conversazioni e gli altri dati WhatsApp sono protetti.
Monitoriamo l'inattività degli account per evitare eventuali confusioni provocate dal riutilizzo dei numeri di telefono. Se un account non viene utilizzato per 45 giorni e quindi viene attivato nuovamente su un dispositivo mobile differente, presumiamo che il numero sia stato riutilizzato. Quando si verificano queste situazioni, eliminiamo i dati del vecchio account collegati al numero di telefono, come ad esempio la foto del profilo e la sezione Info.

In pratica, qualche tempo prima la donna di cui Ugo stava leggendo i messaggi WhatsApp aveva chiuso il numero di telefonino che usava per WhatsApp. Quel numero era tornato disponibile e l’operatore telefonico lo aveva riutilizzato, assegnandolo a Ugo.

Questa possibilità di accedere ai messaggi WhatsApp di un altro utente è una falla di privacy considerevole, e il bello è che è nota almeno da tre anni. Se qualcuno ha modo di farsi dare dall’operatore telefonico una SIM che ha il numero della persona presa di mira, può leggerne tutti i messaggi. È una tecnica chiamata SIM swap: i criminali informatici la usano contattando gli operatori telefonici e spacciandosi per la vittima, chiedendo una SIM nuova perché, dicono, quella corrente non funziona più o è stata smarrita. Nei paesi nei quali gli operatori non verificano attentamente l’identità degli utenti, la SIM nuova finisce nelle mani del criminale, che a quel punto può ricevere tutti gli SMS di autenticazione dei vari servizi online della vittima e prendere il controllo in particolare delle sue piattaforme social.

Nel caso di Ugo non c’è stata alcuna intenzione criminosa, ma la sua vicenda dimostra che la riservatezza dei messaggi online non è robusta come molti pensano.

Per contenere questo problema dei numeri riciclati, normalmente gli operatori hanno un periodo piuttosto lungo di cosiddetta “quarantena”, durante il quale il numero non viene riassegnato a nessuno, e WhatsApp dichiara che se si accorge che un account non viene usato per un mese e mezzo e poi ricomincia a essere usato su un dispositivo nuovo, eliminerà i dati del vecchio account. Ma a Ugo e alla donna che è diventata sua vittima non intenzionale non è andata così, perché l’account della donna non era inattivo. La donna aveva cambiato numero di telefono e aveva continuato a usare WhatsApp sul nuovo numero, ma senza cambiare il numero nell’app.

Infatti se non si avvisa WhatsApp del cambio di numero, WhatsApp continua a credere che l’account sia associato ancora al numero vecchio, come dimostra il padre di Ugo con un video dettagliatissimo, in cui usa due numeri di telefono svizzeri e fa vedere che scambiando le SIM i due utenti, chiamiamoli Andrea e Beatrice, continuano a ricevere i messaggi dei rispettivi account WhatsApp come se niente fosse, nonostante lo scambio di SIM nei loro telefoni. 

Ma se Andrea avvisa WhatsApp del cambio di numero, il suo telefono comincia a ricevere i messaggi WhatsApp di Beatrice, perché il telefono di Andrea contiene la SIM che prima era nel telefono di Beatrice.

Normalmente WhatsApp protegge il cambio di numero contro gli abusi inviando al numero vecchio un SMS contenente un codice di sicurezza. Ma in questo caso il vecchio numero di Beatrice ora ce l’ha Andrea, che quindi riceve il codice e ha tutto il necessario per prendere il controllo dell’account WhatsApp di Beatrice.

Va chiarito che questa tecnica non consente accesso ai messaggi passati di WhatsApp: permette di leggere soltanto i messaggi che sono stati inviati al proprietario precedente del numero dopo che il nuovo proprietario ha usato quel numero per WhatsApp. Ma già così, ricevere le comunicazioni e le foto destinate a un’altra persona e poterla impersonare online, senza che quella persona lo sappia, è parecchio invadente e preoccupante.

Va anche sottolineato che questa situazione offre un canale di sorveglianza molto semplice alle forze di polizia: è sufficiente che chiedano all’operatore telefonico di generare una seconda SIM con lo stesso numero e avranno accesso ai messaggi WhatsApp inviati alla persona sorvegliata. Nel caso di altri sistemi di messaggistica, come Telegram, che conservano i messaggi sui propri server, questa tecnica probabilmente consente anche di recuperare tutti i messaggi passati.

Noi utenti possiamo ridurre il rischio di violazioni della privacy come questa con due passi piuttosto semplici. Il primo è attivare l’autenticazione a due fattori su WhatsApp, sotto Impostazioni - Account - Verifica in due passaggi. Il secondo è avvisare WhatsApp se cambiamo numero, andando in Impostazioni - Account - Cambia numero. Andrebbe fatto comunque, perché altrimenti in caso di qualunque problema con il vostro account, WhatsApp non potrà validarvi tramite il numero di telefono. Se infine decidete di smettere di usare WhatsApp per qualunque motivo, ricordatevi prima di tutto di eliminare l’account andando sempre in Impostazioni - Account - Elimina account.

2022/03/10

Che si fa con Telegram? È russo. Ma quel che conta è che non è “end-to-end” di default

Ultimo aggiornamento: 2022/03/14 13:05.

Telegram, la popolare app di messaggistica, ha un problema: viene vista come un’app “russa”, e quindi molti la considerano particolarmente a rischio, perché il suo creatore e fondatore, Pavel Durov, è nato in Russia. La questione è particolarmente delicata in Ucraina, dove Telegram è da tempo l’app più diffusa nella sua categoria. Se i russi fossero in grado di spiare la messaggistica del paese che hanno invaso, il rischio sarebbe altissimo.

Ma Pavel Durov non è in buoni rapporti con la Russia. Nel 2012, durante le proteste contro Putin, si rifiutò di chiudere i gruppi Telegram che organizzavano le marce di protesta su VKontakte, il popolarissimo social network da lui creato [Nota: nel podcast e nelle versioni precedenti di questo articolo ho detto e scritto che i gruppi erano su Telegram; ho sbagliato, scusatemi]. Il paese bandì Telegram nel 2018, quando Durov si rifiutò di fornire alle autorità i dati degli utenti. Questo blocco si rivelò inutile e facilmente aggirabile e quindi la Russia si arrese, togliendo il divieto nel 2020. Durov ora vive a Dubai e il ramo materno della sua famiglia proviene da Kyiv.

Il vero problema della sicurezza di Telegram, in realtà, è un altro ed è slegato dall’attuale crisi russa: moltissimi utenti dell’app credono che tutti i messaggi e contenuti che scambiano attraverso Telegram siano criptati end-to-end, quindi impossibili da leggere per Durov e la sua azienda, così come lo sono i messaggi di WhatsApp o Signal, che sono criptati in modo che i rispettivi gestori non possano leggerli. Ma non è così.

Infatti soltanto le cosiddette chat segrete di Telegram sono realmente cifrate end-to-end; tutti gli altri messaggi sono salvati in copia sui server di Telegram, dove sono protetti tramite cifratura ma in teoria sono accessibili all’azienda. Le chat di gruppo su Telegram non sono cifrate, nemmeno se il gruppo è privato.

Le chat segrete di Telegram, per chi non le conoscesse, sono quelle che si attivano toccando il nome della persona con la quale si vuole chattare e poi toccando i tre puntini in alto a destra per scegliere la voce Inizia chat segreta. Il contenuto di queste chat viene cancellato automaticamente dopo un periodo di tempo che si può impostare a piacimento.

Moxie Marlinspike, creatore dell’app alternativa Signal, ha pubblicato su Twitter un’analisi impietosa, nella quale ha messo bene in chiaro i limiti di Telegram, soprattutto per gli utenti in Ucraina: “Telegram ha molte funzioni estremamente desiderabili, ma in termini di privacy e di raccolta dati non esiste scelta peggiore... Telegram conserva tutti i vostri contatti, gruppi, media e ogni messaggio che avete mai mandato, e li conserva in chiaro sui suoi server... Praticamente tutto quello che vedete nell’app è visibile anche a Telegram.”

La sua obiezione principale è che Telegram viene presentata spesso come un’app di messaggistica cifrata, quando in realtà è cifrata soltanto in minima parte. Anche se non vi trovate in zone di guerra, è importante conoscere questa differenza e agire di conseguenza.

Da parte sua, Pavel Durov ha scritto su Twitter pochi giorni fa che “nove anni fa ho difeso i dati privati degli ucraini dal governo russo e per questo ho perso la mia azienda e la mia casa. Lo rifarei senza esitazioni”.

Parole forti e vicende personali che ispirano fiducia. Ma uno dei princìpi basilari in informatica è che un sistema sicuro non deve basarsi sulla fiducia negli intermediari, ma sul fatto che gli intermediari non possano leggere i dati degli utenti, neanche volendo.

 

Fonti aggiuntive: Forbes, Mashable, The Guardian, BBC.

2021/08/07

Piccola storia sui diversamente furbi che comprano i “green pass” falsi

Ultimo aggiornamento: 2021/08/09 9:20.

Matteo Flora ha pubblicato poco fa su Twitter questo suo resoconto dedicato alla vicenda dei “green pass” falsi offerti in vendita online. Leggete l’originale e condividetelo, visto che potrebbe educare qualcuno: lo riporto qui ripulendo alcuni refusi. Il link in fondo porta a uno dei gruppi Telegram citati.

I #GREENPASS FALSI? UNA DOPPIA FRODE! 

Può una truffa essere talmente bella da configurarsi come Arte? La risposta è sì, e la migliore è quella ai danni dei #NoVax che ha visto la luce nelle scorse ore. 

Come forse sapete i "#NoGreenPass" hanno acquistato a caro prezzo (150€-350€), su gruppi #Telegram che avete visto su tutti i quotidiani, dei documenti falsi nonostante fosse palese che i pass NON POTEVANO essere contraffatti.  

Ora si sono aggregati in gruppi di "utenti delusi" quando hanno scoperto che il FOTTUTO GENIO dietro ai gruppi non può e non vuole (ovviamente) consegnarli. Scoperto l'inghippo, vogliono indietro i soldi, altrimenti minacciano di denunciare chi glieli ha venduti.

Ma qui viene il bello: i truffatori ora hanno detto ai clienti che hanno pagato (con codice fiscale e carta d'identità) che O PAGANO un riscatto di 350€ in Bitcoin OPPURE diffonderanno i documenti online e faranno avere i nominativi dei clienti alla Polizia.

È tutto così bello da fare quasi piangere. E non so chi tu sia, impavido truffatore, ma passa che ti stendo di birre e pacche sulle spalle. #Darwin vince. Sempre. :D

go.mgpf.it/3irYKVW

La vicenda ha un seguito:

2021/08/09 9:20

La Polizia Postale ha avviato una retata con perquisizioni e sequestri nei confronti degli amministratori di 32 canali Telegram sui quali venivano asseritamente offerti certificati Covid digitali falsi. “Alcuni di questi canali, come «Green Pass ITA» o «Green Pass Italia Acquisto», contavano migliaia di iscritti (oltre 17mila il primo e 35mila il secondo)” (Open).

2021/03/26

Truffa su Telegram: niente panico, non vi hanno “hackerato” tutto

Mi è arrivata una segnalazione di un tentativo di estorsione via Telegram piuttosto insolito. Circola su vari gruppi Telegram una minaccia: dei sedicenti “hacker” dicono alla persona presa di mira che deve fare a loro un pagamento via Internet (su PayPal o Streamlabs), altrimenti i dati della vittima e dei suoi familiari, compresi quelli delle carte di credito, verranno diffusi su Internet.

Chi fa la minaccia scrive in buon italiano, cosa abbastanza insolita per questo tipo di estorsione, e non porta alcuna prova di quello che dice. È comunque sufficiente a spaventare parecchie vittime, soprattutto fra gli utenti più giovani e meno esperti di Internet, che credono di essere stati “hackerati”.

Niente panico: è tutta una finta. I presunti hacker in realtà non hanno in mano nulla. Cosa più importante, secondo le informazioni raccolte fin qui non si tratta di criminali informatici professionisti in cerca di persone emotivamente vulnerabili, ma di un gruppo di ragazzini che diffonde queste minacce perché ritiene divertente spaventare la gente, senza rendersi conto dell’angoscia che causa.

Questi pseudohacker vengono regolarmente segnalati e bloccati nei vari gruppi, ma tendono a ricomparire con nuovi account. Il modo migliore per indurli a smettere è non cadere nella loro trappola. Non credete a tutto quello che vi dicono online. Vi dicono che hanno informazioni compromettenti su di voi e temete che dicano la verità? Chiedete di mostrarvele. Se non ne hanno, ridete loro in faccia e bloccateli.

A questi diversamente divertiti ricordo invece che quello che stanno facendo si chiama estorsione ed è reato anche se lo si fa per “divertirsi”. Ed è facile seguire le tracce per identificarvi. Crescete, gente.

2021/01/08

Alternative a WhatsApp

Wickr in Mr. Robot.

Ultimo aggiornamento: 2021/01/13 18:15.

Se siete tentati di lasciare WhatsApp, o almeno affiancargli un’alternativa, a causa dei recenti e confusionari cambiamenti delle sue regole di privacy, ci sono varie opzioni.

La prima è Telegram: l’app è gratuita, anche se sarà presto sostenuta dalla pubblicità nei canali pubblici e nei servizi business e premium (ma le funzioni di base resteranno gratuite e senza pubblicità, dice il fondatore, Pavel Durov). Telegram consente non solo di scambiare messaggi ma anche di fare videochiamate, ed esiste anche una versione Web che consente di usare Telegram sul computer (c’è anche un client per Windows, Mac e Linux). La cifratura (end-to-end) si ha però solo quando si usano le cosiddette chat segrete: le chat normali e le chat di gruppo non sono cifrate, e i messaggi non cifrati vengono custoditi sui server di Telegram. È insomma una buona soluzione per chi non vuole farsi tracciare pubblicitariamente dall’impero di Facebook/WhatsApp/Instagram, ma non è l’ideale per chi vuole proteggere le proprie conversazioni.

La seconda è Signal, che offre la stessa crittografia di WhatsApp, anche sulle chiamate audio e video, ed è disponibile anche in versione desktop. Soprattutto ha una normativa di privacy e delle condizioni di servizio ben più semplici di quelle chilometriche di WhatsApp, che ammontano a oltre 8000 parole in legalese stretto.

Segnalo anche Threema, che non richiede di associarvi un numero di telefono, è open source e offre crittografia end-to-end e una versione web. In più è un’app svizzera, conforme al GDPR, che non raccoglie dati personali perché si mantiene con un piccolo costo iniziale e con i servizi alla clientela business.

Infine cito Wickr, crittografatissimo e gratuito in versione personale ma a pagamento in versione business. Molti lo conosceranno per le sue apparizioni nella serie TV hacking-centrica Mr. Robot.

La scelta non manca, insomma: il vero problema è convincere gli altri a usare la stessa app che usiamo noi. In questo senso WhatsApp è assolutamente dominante, ma nulla vieta di usare più di una app di messaggistica.

Telegram a volte permette di localizzare gli utenti, ma niente panico

Se usate Telegram su un dispositivo Android, potreste essere facilmente localizzabili. Date un’occhiata alla funzione Persone vicine / People Nearby di Telegram: la trovate toccando le tre righine in alto a sinistra nell’app. Probabilmente vedrete un elenco di nomi di persone e di membri di gruppi, con le loro distanze, come mostrato qui accanto: sono gli utenti Telegram nelle vostre vicinanze.

Niente panico: voi potete localizzare loro, ma loro non possono localizzare voi se non attivate la geolocalizzazione nelle autorizzazioni di Telegram e se non scegliete Rendimi visibile / Make Myself Visible. E in ogni caso sapere la distanza alla quale si trova una persona non consente di sapere in quale direzione si trova, per cui è un’informazione piuttosto approssimativa e poco sfruttabile per stalking, truffe o simili, anche se in certi casi sapere che una certa persona è nelle vicinanze quando non dovrebbe esserlo può essere comunque piuttosto rivelatore.

Il problema è che esiste un trucco per localizzare con precisione una persona tramite Telegram se ha attivato la funzione Persone vicine. Lo ha scoperto il ricercatore di sicurezza Ahmed Hassan: usando uno smartphone Android appositamente modificato (rootato), può alterare artificialmente la sua localizzazione (GPS spoofing) e far credere a Telegram di trovarsi in un luogo diverso da quello reale.

Hassan si è accorto che cambiando tre volte la propria localizzazione può individuare per triangolazione il punto preciso in cui si trova una persona elencata nelle Persone vicine. Ha segnalato la cosa ai responsabili di Telegram, che però hanno risposto che non è un difetto ma una funzione prevista.

In ogni caso, niente panico. Questa localizzazione funziona solo se usate la funzione Persone vicine e avete attivato la geolocalizzazione. Sugli iPhone recenti, inoltre, non fornisce indicazioni precise in nessun caso, grazie alle nuove funzioni salvaprivacy di iOS 14. Provate con i vostri amici.

 

Fonte: Ars Technica.

2020/02/28

Stalking con Telegram, come rimediare

Ultimo aggiornamento: 2020/03/13 23:40.

Un video di Matteo Flora segnala una funzione di Telegram che permetterebbe di fare stalking usando, paradossalmente, proprio quest’app che viene presentata come più rispettosa della privacy rispetto a tante altre.

La funzione esiste da giugno 2019 (versione 5.8) e si trova nella sezione Contatti: si chiama Trova persone vicine e ovviamente richiede che abbiate autorizzato Telegram a rilevare la geolocalizzazione del vostro telefono (se non l’avete già fatto, quando toccate Trova persone vicine Telegram vi chiederà di farlo): comparirà una lista di persone con l’indicazione della loro distanza approssimativa da voi.

Questa funzione è molto comoda per aggiungere rapidamente tanti amici ad una festa oppure tanti nuovi contatti di lavoro durante una conferenza o un incontro professionale: basta che i partecipanti entrino in questa funzione e facciano un clic sui nomi per scambiarsi tutte le informazioni di contatto.

Il problema è che Telegram considera “vicine” anche le persone che si trovano a vari chilometri di distanza ed elenca anche persone sconosciute, non solo i vostri contatti.

In altre parole, la funzione si presta allo stalking: se vedo che la mia distanza da una persona diminuisce o aumenta quando mi sposto, posso facilmente dedurre in che direzione si trova e da lì capire la sua posizione esatta. Se due o tre persone si coordinano, possono triangolare la posizione di una persona quasi istantaneamente.

Questo stalking è particolarmente efficace perché non esiste reciprocità: voi potete localizzare gli altri anche quando gli altri non possono localizzare voi. Infatti risulta visibile e localizzabile soltanto chi ha attivato l’opzione Rendimi visibile di Telegram (e ha una foto di profilo pubblica). Quindi se voi non la attivate, siete invisibili ma vedete tutti coloro che l’hanno attivata.

In Trova persone vicine c’è anche una sezione Gruppi, composta appunto da gruppi a tema di persone che si trovano geograficamente vicino a voi. Come nota Matteo Flora, potete sfogliare le immagini, i video e anche la musica condivisa (si presume illegalmente) da questi utenti.

Se non volete essere tracciabili e rintracciabili da sconosciuti, non attivate Rendimi visibile. E se volete disattivare la geolocalizzazione in Telegram:

  • per i dispositivi Android recenti andate in Impostazioni - Applicazioni - Telegram - Autorizzazioni - Geolocalizzazione
  • per quelli iOS, andate nelle Impostazioni di iOS, scegliete Telegram - Posizione - Mai (se non trovate la voce Posizione, vuol dire che la geolocalizzazione in Telegram è già disattivata).


Fonti aggiuntive: GSM Arena, XDA Developers.

2019/03/15

Panico da blackout social

Facebook piange e Telegram ride. Per circa 14 ore Facebook è rimasto inaccessibile in buona parte del mondo. È stato il blackout più lungo nella storia di questo social network. Ora tutto è tornato a posto, ma non si sa cosa sia successo.

Facebook dice (BBC) che si è trattato di un “cambiamento di configurazione di server” che ha “innescato una serie di problemi in cascata” che hanno toccato anche WhatsApp e Instagram. Non c’è stato nessun attacco informatico, secondo l’azienda.

Per contro, Telegram, rivale di WhatsApp, ha aggiunto tre milioni di nuovi utenti nel giro di ventiquattro ore, festeggiando pubblicamente questo incremento. Il distacco fra Telegram e WhatsApp resta comunque grande: i 200 milioni di utenti dell’app di messaggistica di Pavel Durov sembrano tanti finché non si considera che WhatsApp ne ha circa un miliardo e mezzo. Tuttavia l’improvviso balzo indica che molti utenti sono prontissimi a cambiare social network e a portare con sé i propri amici, con un probabile effetto valanga.

Anche gli inserzionisti non sono contenti del blackout, perché hanno pagato Facebook per le proprie campagne pubblicitarie ma nessuno le vede. La sospensione del servizio sarebbe costata alle aziende di Zuckerberg circa 90 milioni di dollari di ricavi mancati. La BBC segnala intanto che Facebook ha perso circa 15 milioni di utenti negli Stati Uniti.

2018/06/08

Come si fa a leggere i messaggi cifrati di WhatsApp e Telegram? Non è difficile

Molti utenti pensano che la promessa della crittografia end-to-end fatta da WhatsApp e da molte altre app di messaggistica sia una garanzia assoluta di riservatezza dei messaggi. Ma non è affatto così, e questa percezione illusoria ha colto in fallo nientemeno che Paul Manafort, l’ex coordinatore della campagna elettorale di Donald Trump, che ora è accusato di aver tentato di convincere dei testimoni a mentire a suo beneficio in tribunale.

Secondo i documenti legali depositati dagli inquirenti, Manafort ha usato WhatsApp e Telegram per mandare messaggi cifrati a questi testimoni, ma gli inquirenti sono riusciti lo stesso a leggerli. Questo vuol dire che c’è una falla o una backdoor in WhatsApp, che permette di intercettare e leggere i messaggi protetti dalla crittografia? No.

Come capita spesso, di fronte alle soluzioni tecnologiche si dimentica il lato umano: qualunque messaggio, per quanto sia cifrato da qualunque app, è rivelabile in una maniera estremamente semplice. Basta chiederlo alla persona che l’ha ricevuto.

La crittografia end-to-end, infatti, protegge solo i messaggi in transito da un dispositivo a un altro: rende difficili le intercettazioni durante questo transito e impedisce che il fornitore del servizio di messaggistica possa leggerli, ma non può più fare nulla una volta che il messaggio è arrivato a destinazione. Quindi se le autorità riescono a mettere le mani sul vostro smartphone o semplicemente vi chiedono di mostrare loro i messaggi in questione, la conversazione non è più segreta. Lo stesso vale, naturalmente, se il destinatario decide spontaneamente di condividere con altri il contenuto di un messaggio cifrato.

Nel caso di Manafort, questa semplice tecnica è spiegata da una nota a pié pagina:

Persons D1 and D2 both preserved the messages they received from Manafort and Person A, which were sent on encrypted applications, and have provided them to the government.

È vero, come mi segnala Telegram Wiki, che “Telegram offre la possibilità di aprire chat segrete con timer di autodistruzione dei messaggi, e che in qualunque momento l'utente può eliminare i propri messaggi da una chat segreta, facendoli sparire immediatamente anche al partner”, ma questo non impedisce a chi li riceve di memorizzarli o fotografarli e riferirli a terzi.


Fonte: Graham Cluley.

2018/04/21

Telegram alle strette rivela il rischio di avere dispositivi chiusi come gli iPhone

Telegram è sotto attacco: la Russia lo accusa di favorire i terroristi dando loro un modo per comunicare senza essere sorvegliabili da parte delle autorità, ma il fondatore di Telegram, Pavel Durov, si rifiuta di dare alle autorità russe le chiavi di decrittazione dei messaggi degli utenti.

La sua argomentazione nel mettersi contro il volere di uno stato che ha dimostrato di non essere particolarmente tenero con chi non si adegua alle sue richieste è che consegnare le chiavi di decrittazione non avrebbe nessuna conseguenza utile per l’antiterrorismo: i terroristi non farebbero altro che spostarsi su un’altra app di messaggistica protetta.

Le autorità russe hanno reagito bloccando Telegram, ma Telegram ha trasferito i propri servizi sui cloud di Google e Amazon, per cui se le autorità vogliono bloccare Telegram dovrebbero bloccare tutto Google e tutto Amazon. Impraticabile, anche se la Russia attualmente ha bloccato circa 16 milioni di indirizzi IP, quasi tutti di Amazon Web Services e Google Cloud. Comunque gli utenti possono eludere il blocco.

Gli app store di Android (Google) e iOS (Apple) continuano ad ospitare l’app, ma BoingBoing coglie l’occasione per una riflessione di fondo: se Apple o Google cedono alle pressioni russe e bloccano l’app di Telegram, sarà molto difficile per gli utenti russi riuscire a procurarsela o ottenerne gli aggiornamenti.

Gli utenti Android dovranno solo attivare un’opzione del loro telefonino per installare Telegram da fonti alternative, ma gli utenti iOS dovranno fare i salti mortali (jailbreak) per fare altrettanto. È il difetto dei sistemi chiusi: creano un nuovo punto debole.


Fonte aggiuntiva: Sophos.

2018/02/16

Aggiornate Telegram per Windows: ha una falla

Fonte: Kaspersky Lab.
Ultimo aggiornamento: 2018/02/16 17:45.

Un altro esempio (dopo Skype) dell’importanza di aggiornare il software arriva da Telegram. I ricercatori di Kaspersky hanno scoperto che la versione Windows di questa popolare app di messaggistica aveva una falla che permetteva agli aggressori informatici di prendere il controllo dei PC e installare malware e programmi per la generazione di criptovalute.

Gli attacchi sono in corso almeno da marzo 2017 e derivano da un difetto nella gestione delle lingue che si scrivono da destra a sinistra. Il difetto era sfruttabile, e veniva attivamente sfruttato, inviando alla vittima semplicemente un allegato che sembrava essere un’immagine ma era in realtà un JavaScript ostile che veniva eseguito sui PC privi di difese.

Per esempio, il nome vero dell’allegato poteva essere photo_high_regnp.js, quindi un JavaScript, ma veniva presentato all’utente bersaglio come photo_high_resj.png (in modo da sembrare un’immagine PNG) perché dopo photo_high_re c’era il carattere Unicode U+202E che inverte l’ordine dei caratteri che lo seguono, per cui gnp.js viene visualizzato come sj.png. Ingegnoso.

La falla è risolta nella versione più recente di Telegram, per cui il modo migliore per risolverla è aggiornarsi.

A parte questo scivolone, è importante ricordare che Telegram non cifra i messaggi in modo client-client (molto difficile da intercettare) se non glielo chiedete appositamente usando una chat segreta (secret chat) e usa un protocollo di sicurezza ritenuto insicuro dagli esperti. Per carità, per l’utente comune usare Telegram consente una maggiore privacy rispetto a WhatsApp (che cifra tutto end-to-end ma prende i metadati dell’utente e li condivide con Facebook). Se avete esigenze davvero serie, provate Signal.

2016/08/05

Telegram “violato”, le precauzioni da prendere

Ha fatto scalpore la notizia, pubblicata da Reuters, che dei ricercatori informatici (Collin Anderson e Claudio Guarnieri) hanno denunciato la violazione di alcuni account della popolare app di messaggistica cifrata Telegram appartenenti ad attivisti politici iraniani e sono riusciti a identificare i numeri di telefono di circa 15 milioni di utenti Telegram del paese. L’annuncio ha creato dubbi sull’effettiva riservatezza delle comunicazioni effettuate con quest’app.

Le violazioni sono avvenute sfruttando il fatto che Telegram utilizza gli SMS per abilitare nuovi dispositivi all’uso di un account. Se questi SMS vengono intercettati, per esempio tramite l’operatore della rete cellulare, un intruso può aggiungere un nuovo dispositivo a un account e quindi ricevere i messaggi scambiati dall’utente di quell’account e leggere le cronologie delle chat. Questo significa che Telegram è vulnerabile nei paesi nei quali gli operatori telefonici collaborano strettamente con i governi.

Secondo i responsabili di Telegram, tuttavia, la vulnerabilità è risolvibile evitando di usare gli SMS di verifica e usando al loro posto una password robusta e una casella di mail ben protetta, ossia la verifica in due passaggi introdotta da Telegram l’anno scorso.

L’identificazione di massa degli utenti, invece, è stata liquidata da Telegram come un non problema, perché “sono stati raccolti soltanto dati pubblicamente disponibili” e non sono stati violati gli account. Ma in realtà sapere chi usa Telegram, e saperlo in modo massiccio come in questo caso, è comunque un problema di sicurezza per gli utenti.

Una catalogazione di massa degli utenti Telegram di un paese consente infatti ai governanti di sapere chi sente il bisogno di comunicare in modo segreto. Come mai lo fa? Cos’ha da nascondere? In molti paesi il solo fatto di usare app che fanno cifratura è considerato sospetto. Avendo i numeri di telefonino degli utenti Telegram, un governo può non solo identificare gli utenti, ma sapere dove abitano, chi chiamano e dove si trovano. In caso di manifestazione in piazza, per esempio, un governo può usare la rete cellulare per sapere chi ha partecipato e quali dei partecipanti usano Telegram e quindi sono più sospetti.

Come sempre, insomma, si può sapere molto di una persona anche senza intercettare il contenuto delle sue comunicazioni ma sfruttando soltanto i metadati che le descrivono: con chi ha comunicato, a che ora, per quanto tempo, e dove si trovavano gli interlocutori. È meglio tenerlo ben presente prima di fidarsi ciecamente delle promesse di sicurezza offerte dalle app di messaggistica.


Fonti: Sophos, @pwnallthethings.

2015/12/19

Telegram tiene i messaggi in chiaro? I tweet degli esperti

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Telegram è indicata da molti come un’applicazione di chat molto sicura. Ma oggi nel mio flusso di tweet ho notato questo scambio:

tqbf
By default Telegram stores the PLAINTEXT of EVERY MESSAGE every user has ever sent or received on THEIR SERVER.
19/12/15 05:15

Un’accusa piuttosto pesante: i messaggi sarebbero custoditi in chiaro sui server di Telegram. Qualcuno chiede prove, e la risposta è questa: un link alla documentazione interna dell’app.

moxie
@sc0p3r It's just how Telegram works and is self-documented to work: https://t.co/GMD3mryXoN Only their marketing copy suggests otherwise.
19/12/15 15:24

A questo punto interviene nientemeno che Pavel Durov, fondatore ed ex CEO di Telegram, smentendo tutto:

durov
@tqbf This is false: @telegram never stores plaintext of messages, and deleted messages are erased forever. Do you get paid for posting BS?
19/12/15 17:49

Già così la cosa si fa interessante, ma poi arriva Edward Snowden:

Snowden
I respect @durov, but Ptacek is right: @telegram's defaults are dangerous. Without a major update, it's unsafe. https://t.co/pbBt2rHr5x
19/12/15 18:53


Snowden
To be clear, what matters is that the plaintext of messages is *accessible* to the server (or service provider), not whether it's "stored."
19/12/15 19:03

Mi piacerebbe saperne di più, per cui chiedo agli esperti che leggono questo blog di contribuire con i propri commenti, ma di certo sentir dire da Snowden che Telegram è insicuro dev’essere una mazzata notevole.

Il thread della discussione citata qui sopra prosegue su Twitter qui.

Andrea Draghetti mi segnala che ci sono dettagli su Zimperium.com su come Telegram salvi in chiaro i messaggi sul dispositivo dell’utente.