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2023/12/05

Sci-Fi Universe, 13-14 gennaio a Peschiera del Garda: tutte le ultime novità

Immagine generata da Lexica.art.

Come ho già raccontato, sto contribuendo a organizzare un raduno non commerciale di appassionati di scienza, fantascienza e steampunk, la Sci-Fi Universe (o Sciallacon per gli amici), coordinato dallo Stargate Fanclub Italia. C’è una grossa novità: le prenotazioni stanno andando così bene che abbiamo dovuto cambiare i nostri piani iniziali e prendere la sala più grande del Parc Hotel di Peschiera del Garda dove si svolge l’evento: sarà una bella sfida, ma speriamo di meritarci la vostra fiducia.

L’ingresso per tutti e due i giorni costa 30 euro di base, che diventano 15 euro per persone da 12 a 17 anni e portatori di handicap; i bambini sotto i 12 anni e gli accompagnatori di portatori di handicap entrano gratuitamente. Alcuni workshop si pagano a parte. 

Qui sotto trovate le novità più recenti, che si aggiungono a quelle che ho già presentato negli articoli precedenti (segnalo in particolare l’ospite Dan Starkey, alias Strax per i fan di Doctor Who, e Gabriella Cordone Lisiero, dello Star Trek Italian Club): online trovate il programma completo. Come già accennato, io sarò uno dei presentatori dell’evento e terrò una conferenza con materiale inedito di Doctor Who.

I club e gruppi presenti includeranno lo Stargate Fanclub Italia, la Italian Klinzha Society, il Doctor Who Italian Fan Club, lo Star Trek Italian Club Alberto Lisiero, Deep Space One, l’Associazione Culturale Steampunk Nord-Est, Moonbase’99, Star Wars Universe e Stazione Eco-Interstellare. 

Ci sarà anche la casa editrice Cartabianca Publishing, con la quale ho appena terminato di lavorare alla traduzione dell’autobiografia dell’astronauta lunare Michael Collins, intitolata Carrying the Fire.

Per gli appassionati di Dungeons and Dragons ci sarà una D&D Night (purtroppo i posti sono già tutti presi, salvo rinunce dell’ultimo minuto). Tempo permettendo, ci sarà anche una serata di osservazione astronomica con Physical Pub. E ci sarà tanta musica (a tema e non solo), con occasioni di divertimento e ballo... molto speciali.

Se volete partecipare o regalare a qualcuno una partecipazione a due giorni di chiacchiere da geek, gente vestita in modi strani, conferenze scientifiche e di fantascienza e assistere alla trasformazione di un rispettabilissimo giornalista informatico in un puccioso rettiliano, iscrivetevi! Consiglio di non indugiare, perché di questo passo – anche i posti aggiuntivi che abbiamo grazie alla sala più grande – rischiano di esaurirsi.

Se volete restare aggiornati sulle prossime novità, seguite la SFU sui social network: Facebook, X/Twitter, YouTube, Mastodon, Instagram, WhatsApp e TikTok. Il media partner per la SFU è Fantascientificast.

La sala principale




Questa è la sala più grande e moderna del Parc Hotel, un'area di oltre 400 metri quadri che ospiterà le conferenze e i banchi dei club e gruppi presenti: ce ne siamo innamorati subito tutti all'ultimo sopralluogo fatto ad inizio novembre. Con l'occasione, abbiamo anche studiato gli allestimenti, controllato le varie aree da dedicare a tutte le attività che verranno svolte durante la convention e, cosa forse più importante, provato il buffet per voi: funziona ed è adatto a tutte le preferenze e necessità,

Chiara Codecà


Editor, giornalista e traduttrice, si occupa di fanstudies, adattamenti ed editoria per ragazzi e di genere nel Regno Unito e in Italia. Collabora con alcuni dei maggiori festival culturali italiani. Appassionata di fantastico da sempre, è orgogliosamente nerd.

La sua conferenza sarà domenica alle 11:30 con il titolo “DUNE: universi da scoprire”. Cosa lega Frank Herbert a Star Wars, Shakespeare e Tolkien? Una chiacchierata su un libro e una saga che hanno influenzato l’immaginario collettivo degli ultimi cinquant’anni. Sarà l’occasione per scoprire di più su una storia straordinaria, partendo dai libri per arrivare agli adattamenti e al fandom.

Viviana Negri: workshop “Dal raggio di sole al carbon fossile” (fino a 12 anni)


Questo workshop dedicato ai più giovani è una attività tenuta da Viviana Negri, che da molti anni affianca all'insegnamento nelle scuole (dove è docente) l'attività divulgativa mirata alla scuola dell’obbligo, per introdurre precocemente le scienze e aiutare i ragazzi a interpretare il nostro mondo, presentando aspetti del quotidiano osservati dal punto di vista della scienza e proponendo leggi universali partendo dalle applicazioni tecnologiche.

Alla SFU, Viviana proporrà un’attività rivolta a bambini e bambine fino a 12 anni di età, dal titolo “Dal raggio di sole al carbon fossile”, viaggiando nello spazio e nel tempo seguendo l’energia. Un'attività da ascoltare e colorare per bimbe e bimbi curiosi, che insegnerà come la natura sul pianeta Terra imprigiona l'energia che arriva dal sole, come la conserva e la trasforma per renderla disponibile in ogni luogo e in ogni tempo.

Luca Gatta: workshop di doppiaggio


Domenica 14 gennaio dalle 15:00 alle 17:00 ci sarà l’attore e doppiatore Luca Gatta, che oltre a raccontarci la sua esperienza terrà un laboratorio di doppiaggio. Davanti ad uno schermo su cui scorreranno sequenze di film, serie tv o cartoni animati, i partecipanti avranno la possibilità di registrare la propria voce e riascoltarla subito dopo, condividendo emozioni e difficoltà di questo particolare lavoro. Il laboratorio avrà la durata di due ore e i posti disponibili sono limitati. La quota di partecipazione è 10 €.

Ida Daneri: workshop di scrittura creativa


Dalle emozioni alla tecnica, il workshop di scrittura creativa vi fornirà le regole e gli strumenti per trasformare la vostra passione per la scrittura in un progetto narrativo evocativo ma funzionale, rivelandovi anche gli errori più comuni e come evitarli. È un’occasione unica per tutti i fan della fantascienza che amano dilettarsi con la scrittura. Il workshop sarà proposto in due parti: sabato 13 gennaio dalle 14:45 alle 16:15 e domenica 14 gennaio dalle 9:30 alle 10:30. La quota di partecipazione è di 10 €.

Annalisa Diacinti: workshop di costuming con Gea Lab


Domenica 14 gennaio dalle 11:30 alle 12:30, Annalisa di GEA Lab mostrerà come identificare al meglio i componenti di un costume, scegliere i materiali migliori in base alle loro caratteristiche, pianificare e comprendere i tempi di lavorazione, nonché le quantità dei diversi materiali da acquistare. Sarà possibile lavorare su un proprio progetto, indipendentemente dalla complessità e dalla provenienza (film, serie tv, videogiochi o cartoni animati), oppure seguire le proposte del workshop. 

Per partecipare non è necessario essere sarti o avere incredibili strumenti a disposizione: l’obiettivo del workshop è apprendere e comprendere la fase programmatica della realizzazione di un costume, affinché il processo di creazione sia divertente quanto poi indossarlo. La quota di partecipazione è di 5 €.

Realtà virtuale per scienza e fantascienza

Domenica 14 gennaio, dalle 11:00 alle 11:30 e dalle 16:30 alle 17:00, ci sarà la possibilità di maneggiare (virtualmente) una spada laser che taglia davvero gli oggetti, esplorare la Stazione Spaziale Internazionale e guardare il mondo dai suoi finestrini. Sarà possibile provare queste esperienze e altre, meno dinamiche ma comunque emozionanti, grazie allo stand di realtà virtuale. Saranno disponibili due unità VR e troverete il modulo per prenotarvi fuori dalla sala Atlantis. L’esperienza sarà ad offerta libera e il ricavato sarà devoluto in beneficenza.

Giochi: Klinza


Vi siete mai chiesti cosa fa un Klingon nel tempo libero (ammesso che ne abbia)? Per esempio può rilassarsi con un’agguerrita partita a Klinzha! La cultura e le abitudini Klingon sono state raccontate in oltre 40 anni di storia fantascientifica, in telefilm, film, fumetti e romanzi. Ed è proprio in un romanzo, dal titolo The Final Reflection di John M. Ford (1984), che si parla per la prima volta del gioco del Klinzha.

Nel romanzo si racconta del Kinta, la versione “dal vivo” del gioco, con guerrieri armati in carne ed ossa che si affrontano in scontri corpo a corpo all’ultimo sangue, su una scacchiera triangolare, guidati da due master. Il Klinzha è la versione da tavolo del Kinta. Si gioca su una scacchiera di forma triangolare ed è un gioco per due giocatori, in cui si può riconoscere una versione (molto rielaborata) dei tradizionali scacchi. 

Lo scopo del gioco è conquistare una pedina specifica dell’avversario, il Goal, che rappresenta la bandiera del proprio schieramento. Il Klinzha è un gioco con poche e semplici regole, si impara facilmente ed incarna appieno lo spirito tipico del popolo Klingon: combattività, strategia e onore.

Italian Klinzha Society - Ass. Culturale, che sarà presente alla Sci-Fi Universe con master di gioco e scacchiere a disposizione del pubblico per demo e partite libere, ci parlerà di questo passatempo Klingon all'interno dell'intervento sul palco fissato per sabato pomeriggio alle ore 15:00.

Ginnastica Klingon


Volete iniziare la giornata con un pieno di energia, come Klingon pronti al combattimento?

Il risveglio mattutino di Worf, programmato per le ore 9 di domenica mattina in sala Stargate, vi aiuterà a partire alla grande, come un vero guerriero. Ma tranquilli, si tratterà di una mezz'oretta di Mok'bara, con movimenti semplici e praticabili da chiunque. Vi aspettiamo, Qapla'!

2023/12/03

Finalmente disponibile in italiano l’autobiografia dell’astronauta lunare Michael Collins “Carrying the Fire - Il mio viaggio verso la Luna”, in e-book e su carta

Pubblicazione iniziale: 2023/12/03 17:17. Ultimo aggiornamento: 2023/12/05 10:25.

Dopo anni di trattative per i diritti e mesi di lavoro di traduzione e revisione, è finalmente pronta una delle più belle e schiette autobiografie degli uomini che oltre cinquant’anni fa sono stati i pionieri dell’esplorazione della Luna: Carrying the Fire - Il mio viaggio verso la Luna, di Michael Collins, è ora disponibile al pubblico sia come e-book, sia come libro cartaceo.

Sul sito di Cartabianca Publishing, la casa editrice bolognese che ha creduto sin dall’inizio in questo progetto folle (e ha già in catalogo altre due biografie di astronauti lunari), trovate subito Carrying the Fire in e-book a colori a 11,99 euro e come libro cartaceo (462 pagine, illustrazioni in bianco e nero) a 25 euro.

Potete leggere le prime 22 pagine online qui.

Ho supervisionato personalmente la traduzione in italiano, con il grande sostegno di una squadra di folli (Sergio Alasia, Elena Albertini, Gianluca Atti, Marco Cannavacciuolo, Fabio Castelvetri e Gabriella Cordone Lisiero) e con l’indispensabile supporto economico dei partecipanti alla campagna di crowdfunding che ha reso possibile acquistare i diritti e rendere economicamente sostenibile l’idea di tradurre queste 190.000 parole insolitamente ricche e colte, poco tecniche ma molto piene di umanità e meraviglia. Ho raccontato tutta l’odissea e le peripezie linguistiche del progetto in questo blog, in una serie di articoli.

Le copie del libro sono già state spedite in anteprima ai partecipanti al crowdfunding (tranne quelle che verranno consegnate a mano il 16 dicembre, durante un evento spaziale a numero chiuso, già tutto esaurito, che verrà trasmesso in streaming) e ora il libro è quindi in libera vendita. In ogni copia troverete l’elenco delle persone e delle associazioni che hanno contribuito a questo progetto.

Chi ha ordinato il libro cartaceo durante il crowdfunding riceverà un avviso di consegna proveniente da Packlink.

Grazie ancora una volta, da parte mia e della casa editrice, per aver reso possibile condividere questo racconto meraviglioso.

Come regalo a tutti gli appassionati di spazio e per ottemperare alle precise richieste della famiglia Collins e della casa editrice Farrar, Straus & Giroux di fare in modo che i contenuti di Carrying the Fire ricalchino fedelmente quelli dell’edizione originale statunitense, presso il sito Carryingthefire.it trovate un’estesa collezione di fotografie della vita di Collins che l’editore ha appositamente selezionato e restaurato a corredo di questo libro.

Il libro è segnalato da Italiavola e da MD80.it.

Se volete leggere in italiano altre storie di astronauti e sostenere la traduzione e pubblicazione delle loro autobiografie, comprate una copia di Carrying the Fire o de L’ultimo uomo sulla Luna o di Forever Young, magari da regalare per Natale, e fate sapere che questi libri esistono e sono disponibili anche in italiano.

2023/12/01

Podcast RSI - Story: Cronaca di due attacchi informatici ad aziende in Svizzera e in Italia, seconda parte

logo del Disinformatico

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate qui sul sito della RSI (si apre in una finestra/scheda separata) e lo potete scaricare qui.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, Google Podcasts, Spotify e feed RSS.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo di accompagnamento e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto.

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Immagine generata da DALL-E su ChatGPT con il prompt “generate a painterly 16:9 image of a room with about a dozen diverse people working at their computers. The lighting is dramatic and intense, giving a feeling of tension and urgency”.

[CLIP: “Hackerare l’FBI” da Mr. Robot su YouTube; audio separato ed estratto tramite Lalal.ai]

La puntata precedente di questo podcast ha raccontato in tempo reale la vicenda di due aziende, una svizzera e una italiana, colpite da attacchi informatici basati sul furto di dati e sulla minaccia di pubblicarli qualora non fosse stato pagato un riscatto. Ora gli ultimatum degli estorsori sono scaduti e si può raccontare l’epilogo della vicenda, che ha un piccolo colpo di scena che permette di fare maggiore chiarezza su nomi e fonti.

Questa è la storia delle cose strane e inaspettate che avvengono nel mondo del monitoraggio pubblico degli attacchi informatici, ed è anche un ripasso delle regole di legge che si applicano quando i dati confidenziali che gli utenti affidano alle aziende vengono sottratti e pubblicati.

Benvenuti alla puntata del primo dicembre 2023 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e, appunto, alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]

Ecco dove i criminali informatici pubblicano i dati rubati

Quando ho raccontato, la settimana scorsa, la cronaca di due attacchi informatici che erano in corso ai danni di due aziende in Italia e in Svizzera, ho omesso molti dettagli per tutelare le vittime. Ora tutti i dati disponibili indicano che gli attacchi si sono conclusi e posso quindi raccontarvi come sono andati a finire. Posso anche spiegare più in dettaglio come ho fatto a seguirli e descriverli nonostante le aziende coinvolte non li avessero annunciati pubblicamente.

Vorrei chiarire, prima di tutto, che le aziende in questione sono solo due fra le tante attaccate quotidianamente in tutto il mondo e che ho scelto di raccontare le loro vicende solo perché si trattava di aziende operanti in paesi di lingua italiana, cosa che rendeva molto più concreto e vicino il problema del ransomware, ossia il crimine informatico basato sul blocco o la sottrazione dei dati aziendali a scopo di estorsione.

Aggiungo inoltre che ho contattato le aziende in questione presso le loro caselle di mail apposite, ma non ho ricevuto risposte o prese di posizione. E sui loro siti non c’è ancora nessuna comunicazione riguardante l’attacco subìto.

La sola presa di posizione pubblica, in questa storia, è quella dei criminali informatici, che dicono di aver messo a segno gli attacchi: loro affermano che i dati sottratti sono stati pubblicati sul web, come se l’azienda italiana, operante nel settore tessile di lusso, e l’impresa edile svizzera non avessero pagato il riscatto richiesto. Sono asserzioni da prendere ovviamente con le necessarie cautele, visto che sono decisamente di parte e non sono verificabili nella maniera più diretta, ossia esaminando i dati pubblicati.

L‘annuncio degli aggressori informatici che l’ultimatum è scaduto e che i dati dell’azienda svizzera sono stati pubblicati.

C’è stato infatti un piccolo colpo di scena che ha reso impossibile anche solo tentare di esaminarli, cosa che comunque sarebbe stata perlomeno legalmente discutibile anche se fatta a scopo di conferma giornalistica: il sito Gofile.io, presso il quale i criminali dichiarano di aver pubblicato i dati aziendali che dicono di aver acquisito, non contiene affatto quei dati. I link di pubblicazione (https://gofile.io/d/nzIrxs e https://gofile.io/d/YO6EAG) annunciati dagli estorsori restituiscono solo un avviso di file inesistente.

Quello che si trova attualmente al link indicato dagli aggressori.

Questo fatto può essere interpretato in molti modi: può darsi che i dati siano stati realmente trafugati e che le aziende abbiano inizialmente rifiutato di pagare il riscatto, per poi arrendersi e pagare quando i criminali hanno pubblicato i dati come minacciato. Una volta ricevuto il riscatto, i criminali hanno rimosso prontamente i dati. Oppure i criminali hanno bluffato e in realtà non hanno mai sottratto nulla: può sembrare strano che un’azienda paghi senza avere prove di essere stata attaccata, ma capita spesso, perché la paura è una cattiva consigliera. È anche possibile che Gofile.io abbia ricevuto una segnalazione del fatto che ospitava dati rubati e quindi li abbia eliminati. E in effetti almeno una segnalazione di questo genere, riguardante i dati dell’azienda italiana che erano già stati messi online, è stata ricevuta da Gofile.io: lo so perché l’ho mandata io, come ho raccontato nella scorsa puntata di questo podcast, e i dati sono scomparsi poche ore dopo [appena dopo che avevo chiuso quella puntata del podcast].

Nel frattempo, la stessa banda di criminali annuncia nei propri bollettini nel dark web di aver messo a segno altri furti di dati ai danni di varie aziende di molti paesi, compresa una ditta italiana molto famosa nel settore delle macchine per caffè professionali. Anche qui, per ora, manca qualunque riscontro.

Mi raccomando, però: non precipitatevi nel dark web in cerca di questi bollettini. Non ce n’è bisogno.

I siti che catalogano gli annunci degli aggressori

Gli annunci di questo gruppo di criminali informatici e di molte altre organizzazioni analoghe sono infatti pubblicati sul Web normale e sono quindi facilmente accessibili senza dover installare applicazioni particolari.

Esistono infatti molti siti che raccolgono questi annunci e li pubblicano. Siti come Hackmanac.com, Breachsense.com o l’italiano Ransomfeed.it, e i siti dei principali produttori di software di sicurezza, hanno delle sezioni specializzate nel monitoraggio degli attacchi informatici e offrono tutti i dettagli delle singole rivendicazioni: i nomi delle aziende attaccate, i nomi dei gruppi criminali che affermano di aver effettuato i singoli attacchi, e in alcuni casi anche i link ai siti di questi gruppi nel dark web.

Bollettino di oggi (1 dicembre 2023) su Ransomfeed.it.
Andamento degli attacchi informatici su Hackmanac.com.
Gli attacchi più recenti documentati da Breachsense.com.

Può sembrare strano che queste rivendicazioni vengano pubblicate, amplificandone inevitabilmente la visibilità, ma la catalogazione diligente degli attacchi è essenziale per poter redigere rapporti di analisi che offrano una visione globale di un problema che è ancora sottovalutato da tante aziende e che permettano di rilevare, per esempio, modalità operative e comportamenti che sono in continua evoluzione.

Fino a poco tempo fa, per esempio, il modello operativo del ransomware era relativamente semplice: i dati dell’azienda attaccata venivano cifrati dagli aggressori direttamente sui computer dell’azienda stessa e i criminali chiedevano soldi per dare la password per decifrarli. Poi molte aziende si sono attrezzate con delle copie di scorta dei dati, eseguite molto frequentemente e tenute fisicamente isolate dalla rete aziendale, per cui hanno smesso di pagare i riscatti perché erano in grado di ripristinare quei dati cifrati. E così i criminali hanno cambiato approccio e sono passati alla esfiltrazione, ossia allo scaricamento dei dati aziendali con minaccia di pubblicarli.

Questo lavoro di analisi permette anche di notare quali paesi sono maggiormente colpiti dagli attacchi ransomware: al primo posto, secondo la classifica più recente di Ransomfeed.it, ci sono gli Stati Uniti, e questo non sorprende viste le dimensioni del paese. Al secondo posto si trova il Regno Unito, seguito dalla Germania e dal Canada. Al quinto troviamo l’Italia, mentre la Svizzera si piazza undicesima, subito dopo un paese ben più vasto come l’India.

Il rapporto del secondo trimestre 2023 di Ransomfeed.it.
La situazione italiana nel rapporto di Ransomfeed.it.

Rendere pubblici i dati degli attacchi è utile anche perché spessissimo i decisori aziendali agiscono solo se hanno dei numeri concreti a supporto delle proprie decisioni o delle richieste fatte per esempio dai responsabili informatici dell’azienda, che chiedono maggiore formazione del personale e hardware aggiornato e adeguato e rimangono tante volte inascoltati.

Ma in tutta questa vicenda di ladri, vittime e catalogatori di crimini c’è anche un altro gruppo che spesso non ha voce: le persone i cui dati sensibili vengono trafugati e pubblicati.

Cosa possono fare le vittime finali: gli utenti

La legge, in Italia come in Svizzera, prevede degli obblighi molto chiari in caso di violazione dei dati, o di data breach per usare il termine tecnico. Il responsabile del trattamento dei dati dell’azienda che ha subìto un furto di dati sensibili deve notificare la violazione tempestivamente alle autorità, per esempio al Garante per la Privacy in Italia o all’Incaricato federale per la protezione dei dati in Svizzera, tramite un apposito modulo online.

Ma anche il cittadino che viene a sapere di essere coinvolto nella violazione può fare reclamo, come spiega per il caso italiano, ma con princìpi validi anche in altri paesi, lo sviluppatore di software e consulente informatico forense Andrea Lazzarotto:

“Ci sono due strumenti che le persone possono utilizzare, e la segnalazione è uno strumento che può utilizzare sostanzialmente chiunque per scrivere all'autorità garante per la protezione dei dati personali, ad esempio quella italiana o a seconda di dove uno risiede, per comunicare che c'è una certa situazione. Non è necessario per la segnalazione essere una delle persone che ha subito il data breach. Invece le persone che sono state soggette di un data breach o comunque vedono violati i propri diritti alla riservatezza, alla protezione dei dati personali, possono utilizzare uno strumento un po' più specifico che è il reclamo. Il reclamo quindi deve essere fatto dall'interessato, o direttamente o tramite il proprio avvocato, quindi si va a scrivere al garante per segnalare questo tipo di comportamento. Potrebbe essere un reclamo verso l'azienda: se io scopro che l'azienda X ha subito un data breach e io ero uno dei clienti dell'azienda X, ragionevolmente posso pensare che i miei dati siano stati violati, vado a fare un reclamo verso l'azienda X.”

L’intervista completa ad Andrea Lazzarotto e i link ai moduli citati sono, come consueto, su Disinformatico.info, dove trovate anche i link svizzeri alla Notifica di violazioni di protezione dei dati per i diretti interessati e anche quella per i responsabili del trattamento dei dati [la pagina del Garante italiano è questa].

La versione in italiano della pagina di notifica svizzera per i diretti interessati.
La versione in italiano della pagina di notifica svizzera per i titolari del trattamento dei dati.
La pagina di notifica del Garante italiano.

Le persone i cui dati vengono pubblicati in seguito a un attacco ransomware sono a rischio, perché quei dati possono essere usati per attacchi mirati molto credibili e per furti di identità, ma quasi sempre rimangono inconsapevoli del fatto che i loro dati sono in circolazione e quindi non possono prendere precauzioni. Per esempio, se il proprietario di una costosissima moto di una nota marca italiana non sa che l’elenco dei clienti è stato trafugato e riceve una mail da qualcuno che si spaccia per un rappresentante di quella marca e gli dice che c'è un problema nel pagamento, citandogli con precisione la marca e il modello della moto che ha acquistato, tenderà a credere che si tratti di un vero rappresentante. Chi altro, infatti, potrebbe sapere quelle informazioni?

Solitamente le aziende sono tenute per legge a informare i propri clienti di queste situazioni, ma è raro vedere annunci pubblici di trasparenza da parte di chi è colpito da un attacco ransomware che possano aiutare i cittadini a difendersi. E purtroppo questa riluttanza a essere trasparenti non aiuta nessuno. Parlare di queste fughe di dati, e documentarle pubblicamente, serve anche a evitare la tentazione del silenzio.

Cosa fare in caso di data breach: intervista ad Andrea Lazzarotto, consulente informatico forense

Ho intervistato a febbraio scorso lo sviluppatore di software e consulente informatico forense Andrea Lazzarotto (sul tema dei data breach, che ho poi affrontato nel podcast di oggi. Con colpevole ritardo, dovuto alla speranza a lungo coltivata di riuscire ad affiancare a quest’intervista quella di una figura analoga svizzera, pubblico qui l’intervista a Lazzarotto. Alcuni passaggi sono stati leggermente riveduti per maggiore chiarezza; se ci sono errori, sono colpa della mia trascrizione (segnalatemi eventuali cose da sistemare). La foto qui accanto è tratta dal suo sito.

Andrea Lazzarotto, ci descriva brevemente la sua professione.

Io mi occupo di sviluppo software e consulenza informatica forense, che poi è forse l'attività più correlata anche alla tematica di cui parleremo oggi. Il consulente informatico forense è una figura professionale che si occupa di assistere i propri clienti dal punto di vista tecnico, nel mio caso informatico, nelle vicende che possono essere ad esempio giudiziarie, quindi a carattere penale, o anche in controversie di tipo civile, in cui si entra in un contesto in cui viene introdotta un qualche tipo di evidenza e di prova informatica o digitale. Quindi non necessariamente solo casi in cui magari si ha a che fare con crimini prettamente informatici, come immaginiamo un'azione di violazione di un sistema informatico, ma anche in realtà situazioni in cui gli elementi digitali possono entrare in casistiche che di fatto non erano vicende informatiche. Pensiamo ad esempio all'analisi di un dispositivo come un cellulare, che può anche venire fuori in vicende di altro tipo, come minacce oppure anche concorrenze sleali. Quindi io affianco il cliente dal punto di vista tecnico, mentre l'avvocato lo affianca dal punto di vista legale.

Parliamo in particolare di reclami presso il garante privacy, che per molti sono un mistero. Sentiamo sui giornali che ci sono violazioni dei dati, fughe di dati, data breach e via dicendo e molto spesso queste aziende coinvolte vengono segnalate al Garante, o il Garante avvia un’istruttoria e poi a volte c'è una sanzione, una pena di qualche tipo. In concreto, che cosa succede quando un sito si lascia sfuggire dei dati che vengono poi presi da un attore ostile che cerca di rivenderli? O comunque quando un sito se li è lasciati scappare e quindi ha commesso una violazione della garanzia di riservatezza fatta ai clienti?

In questo caso dobbiamo distinguere tra cosa succede ai dati che sono stati violati e cosa succede invece all'azienda che potrebbe essersi resa responsabile o comunque negligente da questo punto di vista. 

Per quanto riguarda i dati la situazione è un po' complicata, nel senso che una volta che è avvenuto un data breach e quindi questi dati sono stati violati e acceduti da soggetti ignoti e indeterminati, è probabile che, soprattutto se sono non dati di una singola persona, ma solitamente succede che vengono acceduti interi archivi, ad esempio di dati di tutti i clienti o di una buona parte dei clienti, questi dati abbiano per i criminali informatici un valore economico di fatto, perché il motivo per cui avvengono queste violazioni è generalmente di tipo economico. 

Le persone che si introducono nei sistemi per violare i dati e carpirli, dopo li vanno solitamente a rivendere in una sorta di mercato nero. Ci sono online questi mercati, questi marketplace, in cui chi ha rubato dei dati solitamente cerca di rivenderli a terzi per i motivi più disparati. 

Ad esempio, se sono stati rubati nei casi più gravi i dati di pagamento, questi dati di pagamento ovviamente fanno gola a chi poi va a fare le truffe sulle carte di credito sia per rubare direttamente denaro oppure anche per fare degli acquisti usando carte altrui. Se invece si tratta di dati, diciamo, magari anche un po' meno correlati al pagamento, un po' meno privati, come ad esempio delle liste di indirizzi email, queste liste di indirizzi email potrebbero ad esempio fare gola a persone che fanno attività di spamming, che significa mandare delle email pubblicitarie non sollecitate e non autorizzate a una vasta quantità di persone per fare pubblicità oppure anche per fare delle truffe, perché anche le email vengono usate a volte per mandare messaggi di cosiddetto phishing. Il phishing è una tecnica di attacco verso le persone per cui ci si spaccia per un sito affidabile, per esempio Facebook oppure Microsoft, e si manda un'email fasulla alla vittima in cui si richiede di cliccare un link per ad esempio rieffettuare l'accesso, per esempio per fare una verifica di un account, oppure ci si può anche fingere la banca e far cliccare il link malevolo a una persona in modo da indurla a fidarsi, magari perché vede il logo della banca o la grafica perfetta del sito che è stata clonata, e quindi avere gli indirizzi mail di tante persone aumenta la quantità di potenziali vittime che si vanno a colpire.

Poi, per la parte delle aziende, la questione è un po' più variata, nel senso che ci sono due strumenti che le persone possono utilizzare. La segnalazione è uno strumento che può utilizzare sostanzialmente chiunque per scrivere all'autorità garante per la protezione dei dati personali, ad esempio quella italiana o a seconda di dove uno risiede, per comunicare che c'è una certa situazione. Non è necessario per la segnalazione essere una delle persone che ha subito il data breach.

Invece le persone che sono state soggette di un data breach o comunque vedono violati i propri diritti alla riservatezza, alla protezione dei dati personali, possono utilizzare uno strumento un po' più specifico che è il reclamo. Il reclamo quindi deve essere fatto dall'interessato, o direttamente o tramite il proprio avvocato; quindi si va a scrivere al Garante per segnalare questo tipo di comportamento. Potrebbe essere un reclamo verso l'azienda: se io scopro che l'azienda X ha subito un data breach e io ero uno dei clienti dell'azienda X, ragionevolmente posso pensare che i miei dati siano stati violati e vado a fare un reclamo verso l'azienda X. Oppure nel caso ad esempio arrivino attività di pubblicità, quindi mi arrivano email pubblicitari di spam e io non so perché sto ricevendo un email pubblicitario dell'azienda Ypsilon che per qualche motivo ha il mio indirizzo email ma non mi risulta di averglielo fornito, posso anche in quel caso fare un reclamo.

Una pagina della scheda informativa del Garante italiano sulle modalità di reclamo e segnalazione.

Diciamo che in questo caso, soprattutto prima di fare un reclamo per un'attività di spamming, la cosa da fare preventivamente è contattare il titolare del trattamento, quindi l'azienda per cui vengono mandate le comunicazioni pubblicitarie, e fare una richiesta di esercizio dei diritti in materia di protezione dei dati personali, qui in Europa abbiamo il GDPR, e si può fare una richiesta di accesso ai dati personali, quindi richiedere all'azienda che ci sta scrivendo quali sono i dati personali nostri che sono in suo possesso, quali sono anche le categorie che vengono trattate, le finalità per cui vengono trattate, quindi nel caso specifico dovranno comunicare ad esempio che le stanno usando per mandarci questa email pubblicitaria, e quali sono eventualmente i criteri con cui vengono stabiliti di periodo di conservazione e anche l'origine dei dati, perché se io ricevo una comunicazione pubblicitaria posso richiedere qual è l'origine del mio indirizzo di posta o indirizzo email su cui mi sta venendo mandata la pubblicità. 

Poi si può richiedere anche, sempre ai sensi del GDPR, la richiesta di intervento. Quindi si può richiedere, ad esempio, di cancellare i dati perché magari non è mai stato richiesto di ricevere pubblicità oppure si era richiesto in passato ma non si desidera più riceverla.

E poi, infine, un'altra cosa che si può fare è una richiesta di opposizione al trattamento per le finalità di marketing. Questa richiesta poi dovrà essere riscontrata dall'azienda entro 30 giorni dal momento in cui è stata inviata. Se la risposta, quindi il riscontro, non è ritenuto sufficiente perché l'azienda o non ha risposto, oppure ha risposto in modo evasivo o non ha accolto la richiesta, a quel punto chiaramente si può fare un reclamo al garante per la protezione dei dati personali, descrivendo anche il fatto che è stata inviata una richiesta e che la risposta eventualmente ricevuta non è ritenuta soddisfacente.

Immagine generata da DALL-E usando come prompt il testo della risposta qui sopra. Secondo ChatGPT, rappresenta “il complesso viaggio dei dati attraverso le violazioni, e le conseguenti implicazioni sia per gli individui sia per le aziende”.

Queste segnalazioni, questi reclami, vanno fatti secondo qualche procedura particolare, per esempio bisogna mandare una posta elettronica certificata, bisogna immettere dei dati nel sito del garante? Come si procede in pratica? Supponiamo che io sia vittima di un data breach, quindi so che i miei dati personali di qualche genere, per esempio una login e una password di un mio account, sono stati esposti da una ditta. Cosa faccio?

Sicuramente se ho già le evidenze che i miei dati certamente sono stati coinvolti nel breach, posso contattare direttamente il garante. Oppure, una cosa che possiamo consigliare è che per essere certi di essere nel breach, perché a volte questi breach riguardano una fetta di utenti ma non tutti gli utenti di un'azienda, possiamo contattare proprio l'azienda stessa. Quindi anche in questo caso possiamo fare un esercizio dei diritti ai sensi del GDPR, per cui troviamo anche una modulistica, diciamo un esempio di richiesta, sul sito del garante.

Ad esempio, il Garante della privacy italiano ci fornisce un esempio di richiesta [dovrebbe essere questo], però in realtà la richiesta verso l'azienda può essere fatta sostanzialmente in forma libera, quindi anche contattando il servizio clienti tramite l'email che viene messa a disposizione; oppure, se si vuole essere più formali e più sicuri dell'invio, si può inviare una raccomandata con avviso di ricevimento o una PEC. Quindi nella richiesta possiamo descrivere, ad esempio, come è capitato anche a me di fare in un caso, che tramite la stampa è stato riscontrato che l'azienda ha subito un data breach o comunque ha visto acceduti i propri dati di alcuni clienti da parte di ignoti. In ragione di ciò si richiede all'azienda di fornire una copia di tutti i dati personali e indicare soprattutto se questi dati o quali di questi dati sono stati coinvolti nella violazione. In questo caso, come dicevo prima, la richiesta di esercizio dei diritti deve essere riscontrata entro 30 giorni; questo è un obbligo legale previsto dal GDPR, quindi l'azienda non può ignorarla, o comunque se lo fa si espone eventualmente a delle conseguenze.

Trascorsi questi 30 giorni possiamo avere ricevuto una risposta che ci chiarisce esattamente cosa è successo, oppure avere non ricevuto una risposta, oppure un riscontro inadeguato. In questi casi, se abbiamo ricevuto la risposta che ci dice che effettivamente i nostri dati sono stati violati, oppure se non abbiamo ricevuto un riscontro, possiamo procedere a effettuare un reclamo all'autorità garante.

Anche per il reclamo, il Garante della privacy italiano ci fornisce un modello. In questo caso il reclamo viene fatto tramite la trasmissione appunto all'autorità del nostro reclamo all'ufficio protocollo, quindi viene fatto o tramite una PEC, che è il metodo più semplice, oppure tramite una raccomandata. Nel caso in cui mandiamo una PEC possiamo avere l'atto firmato digitalmente, quindi se siamo in possesso di una firma digitale possiamo semplicemente sottoscrivere il PDF. Se invece facciamo un reclamo scritto che firmiamo a penna, dovremo poi allegare anche un documento di identità per farci riconoscere.

Per le aziende che subiscono questi data breach, quali sono le conseguenze? C'è una sanzione? Il Garante, una volta accettato il reclamo, che cosa fa concretamente? Molto spesso chi non segue queste vicende in dettaglio non ha una percezione molto chiara di tutti i passaggi successivi al reclamo o alla segnalazione.

Ci possono essere diversi tipi di risultato, che vanno dal caso in cui si è verificato che il reclamo non è fondato, oppure è un reclamo relativo a un fatto non particolarmente grave, come ad esempio un'e-mail pubblicitaria, e poi il titolare del trattamento, quindi l'azienda, ha riscontrato e accolto la richiesta di cancellazione, ad esempio, dalle email pubblicitarie; il reclamo può essere anche archiviato, quindi il procedimento viene archiviato senza particolari conseguenze. 

Oppure, nei casi un po' più gravi, un po' più fondati, ci sono vari tipi di sanzioni, dal più semplice, che può essere un ammonimento. L'ammonimento sembra una sciocchezza, come se fosse sgridare un bambino, ma in realtà dal punto di vista privacy è una sanzione che ha un suo significato, perché poi eventuali successive violazioni verrebbero valutate in modo anche più grave.

In alternativa ci possono essere delle imposizioni, quindi l'autorità garante, ordina, impone di terminare il trattamento, quindi può anche disporre un divieto di ulteriore trattamento dei dati, sempre ad esempio se parliamo di trasmissione di materiale pubblicitario; l'autorità potrebbe vietare il successivo trattamento di questi dati, oppure ci possono essere delle sanzioni in denaro, quindi quelle che un po' impropriamente a volte definiamo multe. Non sono multe, ma sono sanzioni pecuniarie che vengono calcolate anche in base alla grandezza dell'azienda, a quanto è il volume, il giro d'affari, quindi anche quanto è il fatturato annuo e anche ovviamente alla gravità della violazione, perché ci sono condotte che sono più gravi e altre che sono meno gravi. Infatti le sanzioni hanno un massimo che può raggiungere anche cifre molto elevate, perché pensiamo che il massimo che la legge prevede fino a 10 o 20 milioni di euro oppure dal 2 al 4% del fatturato mondiale annuo, se questo è superiore. Diciamo che è una norma, quella del massimo della sanzione che è stata prevista soprattutto per le aziende molto grandi, le multinazionali.

L'importo, l'ammontare di questa sanzione a chi finisce? Alla vittima, al garante, altrove?

Il reclamante in questo contesto non riceve denaro, il procedimento innanzi al Garante non è come un processo civile in cui vado a chiedere i danni, ma è un procedimento in cui l'interessato fa rispettare i propri diritti alla privacy. Quindi la sanzione non va a finire in mano al reclamante, ma viene elargita di fatto all'autorità, quindi è come se fosse una multa, anche se non è una multa.

Facciamo un caso concreto: un utente che non è coinvolto direttamente, non sono i suoi dati a essere stati trafugati, ma si accorge che c'è un'azienda che sta disseminando consapevolmente o meno i dati dei suoi clienti, fatture, documenti di identità, si accorge di questa cosa. Fa quindi una segnalazione al garante. A quel punto il garante che cosa fa? Manterrà aggiornata la persona che ha fatto la segnalazione o ci sarà un rapporto soltanto con la ditta interessata?

Per quanto riguarda le segnalazioni, da quello che so, anche se non ho moltissima esperienza perché seguo abitualmente tanti reclami ma non molte segnalazioni, siccome il segnalante non è direttamente interessato, ovviamente non viene messo al corrente di tutto l'iter e di tutto quello che segue. Salvo che ci sono diversi casi in cui, alla fine dell'istruttoria e dell'eventuale decisione sanzionatoria, il Garante della privacy alcuni provvedimenti li pubblica. Anche la pubblicazione sul sito del Garante è una sanzione accessoria che può essere comminata per alcuni casi un po' più gravi; invece se una persona è reclamante, quindi è direttamente interessata, chiaramente viene tenuta al corrente del percorso che segue l’istruttoria.

Con che frequenza avvengono situazioni di questo tipo, ossia che ci siano reclami non per spamming ma proprio per violazione dei dati, dati disseminati?

È un po' difficile da stimare, anche perché queste situazioni di data breach in realtà non sempre vengono messe alla luce come dovrebbero. Diciamo che il GDPR prevede che nel momento in cui un'azienda si rende conto che ha subìto un data breach o comunque che ha subìto una violazione che potrebbe anche avere esposto dei dati personali, deve agire in un tempo molto breve, perché la legge prevede un termine di 72 ore, salvo casi particolari. 

In queste 72 ore dovrebbe fare una valutazione di quella che è stata la violazione e determinare se fare una segnalazione al garante, quindi tra virgolette autosegnalarsi in un certo senso, oppure se è stato un caso particolarmente piccolo, non vi è anzi l'obbligo necessariamente di comunicarlo all'autorità, ma deve essere annotato su un apposito registro interno, che è il registro delle violazioni. 

Adesso entriamo in una materia che è più legale, è tecnica e riguarda di più i DPO o gli avvocati, però diciamo che l'azienda che è messa al corrente dovrebbe segnalarsi da sola al garante. Se invece l'azienda non è al corrente, perché magari se ne accorge qualcun altro, allora può essere che un altro cittadino faccia la segnalazione all'azienda e a quel punto parte il termine. E' anche vero che in alcuni casi può anche succedere, soprattutto con aziende piccole e non strutturate, che l'azienda preferisca o ritenga di non gestire particolarmente bene questa cosa, magari perché pensa che nascondere la testa sotto la sabbia possa essere una buona strategia; può capitare anche quello.

Quindi in casi come questi, se l'azienda fa finta di niente e i dati rimangono aperti e accessibili, qual è il passo successivo?

Nel caso in cui una persona o interessata o un semplice segnalante decida di fare qualcosa, può fare una segnalazione o un reclamo all'autorità garante.

C'è da dire una cosa, comunque, che soprattutto per le segnalazioni abbiamo fatto prima l'esempio che se uno scopre in modo accidentale che un'azienda espone dati di altri può fare la segnalazione, certamente può farlo. Quello che è un po' problematico, dal mio punto di vista in Italia, è che la definizione che abbiamo dal punto di vista del codice penale, quindi parlo dell'articolo dell'ipotesi di reato di accesso abusivo a sistema informatico, è estremamente vaga.

Se andiamo a leggere letteralmente l'articolo, ci sono scenari in cui uno potrebbe scoprire in modo di tutto accidentale, ad esempio perché cerca delle parole su Google e uno dei link lo riporta a un documento che presenta dati personali che non c'era motivo di esporre o per altri motivi. Questo potrebbe portare una persona a vedersi, diciamo, paventata la minaccia più o meno fondata, diciamo anche magari per spaventarlo, di una possibile querela per accesso abusivo a sistema informatico, perché se noi andiamo a vedere l'articolo 615 ter, si parla di accedere a una risorsa, quindi a un sistema informatico, contro la volontà espressa o tacita di chi ha diritto di escluderlo. 

Uno potrebbe dirmi “ma perché tu hai aperto questo documento PDF con i dati personali dei miei clienti?”. “Stavo cercando su Google un'altra cosa, ho cliccato un link e è venuto fuori quel documento”. “Però io non volevo che tu accedessi a quel documento, quindi la mia volontà era quella di non farti accedere ai dati.” Allora comincia a diventare complicato. 

È chiaro che poi lì si parlerebbe di sistemi protetti da misure di sicurezza, però purtroppo c'è anche questa cosa che non abbiamo un framework legale, diciamo un sistema per cui chi va a segnalare alle aziende che ha questo problema di privacy viene tutelato legalmente in modo automatico, come stanno pensando di fare in altri paesi europei, cioè di mettere delle regole per cui se tu segnali una problematica a un'azienda sei sostanzialmente schermato da possibili denunce o altri tipi di azioni. 

In Italia non abbiamo questo, quindi rimane tutto in seno al buon senso delle singole aziende. Sicuramente ci sono tante aziende che di fronte a una segnalazione del genere ringrazierebbero e quindi ne vinceremmo tutti perché l'azienda scopre un problema, lo risolve e ne mitiga gli effetti. Ma io immagino che ci possono anche essere aziende che non siano molto felici di vedersi segnalate queste problematiche, perché poi devono gestire queste situazioni.

Immagine generata da DALL-E usando come prompt il testo della risposta qui sopra. Secondo ChatGPT, rappresenta “le complessità e le sfide di una segnalazione di violazioni della privacy in Italia e raffigura simbolicamente il processo decisionale che deve affrontare un individuo che scopre accidentalmente che un’azienda espone dei dati”.

La situazione varia da paese a paese. Ci sono dei paesi che hanno già attivato questo scudo per chi fa segnalazioni di questo genere? Se sì, quali sono?

Stavo leggendo qualche ora fa una notizia relativa al Belgio, su una cosa in fase di pianificazione, e lì si parlava proprio di accessi dei controlli di sicurezza sulle aziende, quindi è una tematica più ampia rispetto allo semplice accertamento della protezione dei dati. In Belgio stanno pensando di tutelare legalmente i dati e di tutelare legalmente coloro che scoprano in modo più o meno accidentale che un'azienda ha problemi di sicurezza informatica e nel momento in cui chi lo scopre lo segnala immediatamente, cioè entro tre giorni, all'azienda.

Stanno pensando di introdurre proprio una sorta di immunità da eventuali conseguenze. Questo tipo di iniziative, secondo me, ha un impatto molto positivo, perché spesso si tende a scoprire in modo del tutto fortuito documenti tramite Google, per esempio, documenti PDF o file Excel o altre cose che contengono dati personali. E la frase standard che circola un po' anche fra i miei conoscenti, i colleghi, è "OK, fai finta che non abbia visto niente e lascia stare, perché se lo segnali non sai mai cosa potrebbe succedere, potrebbero ringraziarti o potrebbero anche minacciarti di una denuncia perché stavi aprendo un PDF che hai trovato casualmente su Google". 

Invece avendo una sorta di scudo, automaticamente tutte le persone verrebbero invogliate a segnalare queste scoperte, anche accidentali, e di conseguenza si migliora complessivamente lo stato della sicurezza informatica e della protezione dei dati. 

La situazione è ancora complessa, è ancora in divenire, però c'è un problema di proteggere appunto chi trova queste cose e poi cerca di fare il suo dovere di cittadino in un certo senso.

Voi che siete nel settore, siete in tanti ma avete tutti lavoro a tempo pieno per gestire questi problemi o i casi sono relativamente pochi per cui tutto sommato si naviga abbastanza bene?

È difficile parlare un po' per categoria, perché in realtà tanti professionisti anche in questo settore si specializzano in diverse categorie. Ci sono colleghi che si occupano tantissimo di dati personali, di privacy, ci sono altri colleghi che magari vedono pochi casi perché si occupano di più di altre cose come la sicurezza informatica nelle aziende oppure anche le perizie su smartphone e così via. Quindi è un po' difficile fare un commento generale su questo aspetto.

Io personalmente devo dire che nel mio caso la maggior parte dei reclami che seguo dal punto di vista privacy sono cose che seguo io personalmente come diretto interessato e reclamante come privato cittadino, mentre lavorativamente me ne capitano meno spesso.

Le aziende italiane sono attente al problema o lo prendono sotto gamba? Perché sembra perché ci siano molti casi, anche piuttosto grossi, di aziende che si fanno trovare con i dati a spasso. C'è un problema di sensibilità delle aziende secondo lei?

Secondo me sì e direi inoltre che è un problema di sensibilità, un problema forse anche culturale, cioè manca la cultura della sicurezza informatica. Dobbiamo tenere in considerazione, comunque, che in Italia soprattutto le aziende sono molto, in grandissima percentuale sono PMI e ci sono anche tantissimi casi di aziende che hanno 1, 2, 3, 5 persone all'interno in tutta l'azienda, quindi parliamo proprio di microimprese, e chiaramente in questi contesti è molto difficile avere tutte le competenze anche dal punto di vista della sicurezza informatica, perché una grande azienda, che può essere la classica grande azienda americana che ha migliaia e migliaia di addetti, al suo interno avrà un'unità dedicata alla sicurezza informatica, mentre una microimpresa probabilmente si rivolge per fare le proprie attività anche a fornitori esterni o consulenti quando serve, che gli sistemano il sito, gli sistemano il gestionale e così via. Quindi manca un po' anche la cultura della fiducia perché certi tipi di istruzioni probabilmente non vengono neanche visti con la dovuta considerazione. Cioè ci sono piccole aziende, soprattutto che quando si parla del problema della tutela dei dati rispondono "Sì, ma vuoi che vengano proprio da me ad attaccare? Non sono Microsoft, una piccola azienda, quindi cosa vuoi che mi succeda?” Di conseguenza si sottovaluta probabilmente anche il problema.

Ringrazio Andrea Lazzarotto per questa esplorazione molto esaustiva del settore dei reclami, di come ci si interfaccia con un garante europeo e spero che tutto sommato rimanga... senza lavoro, almeno da questo punto di vista. Ma nel frattempo per chi volesse sapere esattamente che fine fanno i suoi dati e che tipo di reazione e risposta c'è da parte dell'autorità, abbiamo qualche luce in più sull'argomento. Grazie ancora Andrea Lazzarotto.

Grazie a voi.

2023/11/29

Ecco le prime copie di “Carrying the Fire”, firmate per i grandi sostenitori del crowdfunding. C’è una piccola sorpresa per tutti

Stamattina sono andato a Milano in un Luogo Molto Segreto per vedere le primissime copie stampate di Carrying the Fire. È sempre emozionante vedere per la prima volta la realizzazione fisica di un libro al quale ci si è dedicati per mesi, ma questo libro per me è un po’ speciale. Dopo anni di trattative, temevo che non saremmo mai riusciti a pubblicarlo in italiano, ma ce l’abbiamo fatta.

Ho anche visto per la prima volta i vari gadget riservati ai sostenitori: semplici ma ben realizzati, e decisamente unici e molto nerd.

Abbiamo aggiunto un ulteriore piccolo gadget non previsto, che arriverà a tutti coloro che hanno ordinato una copia cartacea durante il crowdfunding.

L’editore spedirà domani le prime copie riservate ai grandi sostenitori, che ho firmato; quelle di tutti i sostenitori verranno spedite tramite corriere nei giorni successivi, tranne quelle di chi parteciperà all’incontro del 16 dicembre, che verranno consegnate di persona.

Chi ha ordinato il libro cartaceo durante il crowdfunding riceverà un avviso di consegna proveniente da Packlink.

Chi ha ordinato l’e-book dovrebbe riceverlo via Internet a breve direttamente dall’editore.

Il libro dovrebbe essere disponibile al pubblico per l’acquisto sul sito dell’editore, Cartabianca Publishing, tra qualche giorno: vi avviserò non appena è online.

Sono molto curioso di leggere i vostri commenti sulla prosa di Collins e su come l’abbiamo resa in italiano. Fateci sapere!

2023/11/26

(AGGIORNAMENTO 2023/11/27) “Carrying the Fire”, tutto esaurito per la festa di lancio il 16 dicembre a Lainate!

2023/11/26 10:42. Per ora non posso darvi ancora tutti i dettagli, ma se siete fra i donatori di “Carrying the Fire”, siete cordialmente invitati a tenere libero il pomeriggio del 16 dicembre (che è un sabato) per recarvi in un Luogo Segreto in zona Lainate per una festa di lancio spaziale del libro.

Abbiamo solo 50 posti disponibili [aggiornamento: già esauriti], per cui l’evento è riservato esclusivamente ai sostenitori [aggiornamento: sarà anche trasmesso in streaming]. Chi ha ordinato la copia cartacea del libro potrà riceverla direttamente durante l‘evento, che avrà una scenografia molto speciale, perfettamente in tema con il libro.

I sostenitori riceveranno una mail con tutti i dettagli, per cui se siete fra loro, tenete d’occhio la vostra casella di mail e controllate che il mio invito non finisca nello spam.

Ad astra!

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17:50. Grazie per le vostre rapide risposte! I posti rimasti sono ancora una ventina, per cui non rimandate troppo la vostra risposta all’invito.

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19:00. Visto che i posti si stanno esaurendo rapidamente (ne restano una decina scarsa) [aggiornamento: già esauriti] e che il 16 dicembre è, per pura coincidenza, la Giornata Nazionale dello Spazio, con l‘aiuto degli amici dell’associazione ASIMOF abbiamo deciso di ampliare l’evento e lo diffonderemo anche in diretta streaming per chi non ha modo di partecipare in presenza. Ci saranno anche due interventi di un esperto di storia dello spazio e di una persona che si occupa dello sviluppo attuale dei grandi lanciatori spaziali, e poi ci sarò anch’io per parlare del progetto Carrying the Fire e per consegnare le copie ai sostenitori che le hanno preordinate. 

Pubblicherò maggiori dettagli non appena saranno disponibili. In ogni caso, se vi interessa lo spazio, tenetevi liberi sabato 16 dicembre, anche in streaming da casa!

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20:40. I posti disponibili sono stati tutti già assegnati. Per chi non ha fatto in tempo a prenotarsi, comunque, ci sarà lo streaming in diretta. Chi ha trovato posto riceverà entro il 28/11 una mail di conferma. 

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2023/11/27 22:55. Se siete fra i cinquanta fortunati, dovreste aver ricevuto una mail di prima conferma e riceverete tra poco una mia mail contenente la conferma definitiva del posto riservato per voi e la parola d’ordine per entrare. Se non ricevete nulla, mi spiace!

2023/11/24

Podcast RSI - Story: Cronaca di due attacchi informatici ad aziende in Svizzera e in Italia, prima parte

logo del Disinformatico

Pubblicazione iniziale: 2023/11/24 9:57. Ultimo aggiornamento: 2023/12/01 14:50.

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate qui sul sito della RSI (si apre in una finestra/scheda separata) e lo potete scaricare qui.

[2023/12/01: La seconda parte è qui]

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, Google Podcasts, Spotify e feed RSS.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo e le immagini di accompagnamento e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto.

Una donna hacker seria con lunghi capelli biondi nel suo covo. Lo scenario, in stile pittorico e in formato 16:9, mostra un ambiente scarsamente illuminato, dotato di tecnologia avanzata. Sono visibili più schermi di computer che mostrano codici e strumenti di hacking. La donna è seduta al centro, a una grande scrivania, circondata da un caotico intreccio di cavi, gadget e monitor. L'atmosfera della stanza è tesa e inquietante, con ombre che accentuano un'aura di segretezza. Lei è intensamente concentrata sul suo lavoro, esprimendo determinazione e serietà nel suo sguardo e nella sua postura.
Immagine generata da DALL-E con il prompt “A serious female hacker with long blonde hair in her lair, portrayed in a painterly style in a 16:9 ratio”.

[CLIP: Spezzone tratto da “Hackers” (1995)]

Gli attacchi informatici ai danni delle aziende purtroppo sono molto frequenti, ma non capita spesso di poterli seguire e raccontare da vicino mentre stanno accadendo.

Questa è la storia di due di questi attacchi, che coinvolgono un’azienda italiana e una svizzera e sono ancora in corso, ed è anche la storia di come si fa in concreto a monitorare così da vicino questi reati mentre avvengono e di come e perché il crimine informatico di oggi sia sorprendentemente in cerca di visibilità e non cerchi affatto di nascondersi online.

Benvenuti alla puntata del 24 novembre 2023 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.

[SIGLA di apertura]

Bollettini di guerra informatica

Mentre preparo questo podcast, ci sono due aziende, una in Italia e una in Svizzera, che stanno subendo attacchi informatici. Non sono assolutamente le sole: i bollettini online degli attacchi di questo tipo annunciano infatti vittime multiple ogni giorno. Ma la gran parte di queste vittime si trova in paesi lontani, e questo spinge a pensare che il problema del crimine informatico sia altrettanto distante. Questi due casi, invece, sono molto vicini a noi. Quello svizzero si trova a metà del suo percorso, mentre quello italiano è arrivato quasi al capolinea.

Per ovvie ragioni, non farò qui i nomi delle aziende coinvolte, e neppure quelli dei criminali informatici responsabili degli attacchi, e sul blog Disinformatico.info che accompagna questo podcast pubblicherò solo schermate opportunamente anonimizzate. Questi nomi, tutto sommato, non hanno particolare importanza nel racconto, e i responsabili informatici di queste aziende hanno già abbastanza problemi da risolvere senza aggiungervi quello di un’esposizione mediatica. Quello che conta è conoscere il modo in cui operano gli aggressori informatici e quindi imparare a gestire situazioni delicate come queste, che possono capitare a qualunque azienda, piccola o grande, in qualunque settore.

C’è anche un’altra cosa che conta, ed è rispondere alla domanda che probabilmente vi state facendo: visto che le aziende in questione non hanno annunciato pubblicamente questi attacchi, come faccio io a sapere che sono in corso e a monitorarli?

Non vi preoccupate: non mi sono infiltrato nelle bande dei criminali online e non sono andato a spasso nei bassifondi del dark web per trovare qualche soffiata. Ho semplicemente usato dati pubblicamente disponibili. Infatti il primo aspetto sorprendente di questi malviventi digitali è che sono molto, come dire, accessibili. Anzi, ci tengono a vantarsi delle proprie prodezze.

Per monitorare il flusso costante e inesorabile degli attacchi informatici è sufficiente sfogliare i siti web che si occupano di sicurezza digitale. I grandi attacchi, come quello che ho raccontato di recente ai danni dei casinò e degli alberghi di Las Vegas, arrivano anche alla cronaca generalista. Ma ci sono molti attacchi ben più piccoli che rimangono confinati nelle pagine web dei bollettini specialistici ma causano comunque danni ingenti alle loro vittime.

Questi bollettini, molto banalmente, sono accessibili con un normale browser: Chrome, Edge, Firefox. Molti hanno anche account social e feed RSS ai quali ci si può iscrivere per ricevere aggiornamenti in tempo reale. Il primo effetto di quest’iscrizione è lo shock di vedere quanto sia costante e numeroso il flusso degli attacchi, principalmente basati sulla tecnica del ransomware, ossia il ricatto fondato sul blocco o la sottrazione di dati aziendali essenziali, con minaccia di pubblicarli se non viene pagato il riscatto. Il bollettino delle ultime ventiquattro ore, per esempio, include una ventina di vittime sparse fra Francia, Lussemburgo, Indonesia, Stati Uniti, Germania e, appunto, Svizzera e Italia; dall’inizio del mese le vittime sono 350. Si tratta di ospedali, case editrici, installatori di furgoni frigoriferi, aziende del settore della moda, società finanziarie e altro ancora.

Per ciascun attacco vengono indicati il nome del gruppo criminale che lo sta effettuando, con tanto di link al suo sito nel dark web, e il nome della vittima. Spesso c’è persino un campione del messaggio inviato dagli aggressori alle loro vittime e ci sono le statistiche dei gruppi che hanno colpito il maggior numero di aziende, come se si trattasse di un record sportivo e positivo di cui vantarsi.

Ma seguendo i link alle pagine che portano al dark web si trova anche molto di più.

Dati a spasso

Come avrete probabilmente immaginato, seguo questi bollettini di sicurezza per lavoro, e così quando ho visto nel mio feed RSS che erano state colpite delle aziende svizzere e italiane ho letto i dettagli dei rispettivi annunci, pubblicati sui siti dei gruppi criminali nel dark web.

L’azienda svizzera colpita opera nell’edilizia da ben oltre un secolo, e al momento ha quattro giorni per decidere se pagare il riscatto o fare resistenza. Gli aggressori dicono di aver sottratto fatture, ricevute, documenti contabili, dati personali, contratti di lavoro, accordi confidenziali e altro ancora, e minacciano di pubblicare tutto se non verrà pagato il riscatto.

Il dialogo con le vittime avviene tramite chat sul sito dei criminali nel dark web; l’eventuale pagamento avviene con criptovalute.

Sul sito dell’azienda colpita, per ora, non c’è nessun comunicato pubblico che avvisi dell’attacco.

L’azienda italiana, invece, è attiva nel settore tessile di lusso, e il tempo che i criminali le hanno dato per pagare il riscatto è già scaduto, per cui i dati sottratti sono già stati pubblicati. Il sito dei malviventi contiene un link a una copia scaricabile di questi dati: si tratta di circa 60 gigabyte, parcheggiati su uno dei tanti siti di deposito dati che operano nel Web normale. 60 gigabyte che chiunque, tecnicamente, può scaricare, ma farlo significa acquisire dati sensibili che derivano da un reato, per cui ci potrebbero essere conseguenze legali molto pesanti. Questo non ha impedito ad almeno 18 persone di scaricare i dati almeno in parte [nel podcast dico “scaricare tutto”, ma non è corretto, come mi ha fatto notare un commentatore; 18 sono gli scaricamenti parziali].

Anche quest’azienda, come la precedente, non risulta aver annunciato pubblicamente l’attacco subìto, nonostante ci sia un obbligo di legge oltre che un dovere di trasparenza e correttezza verso gli utenti i cui dati confidenziali sono ora a spasso. Ho contattato entrambe le aziende via mail per avere una loro presa di posizione, ma finora non ho avuto risposta [aggiornamento: ho scritto alle aziende giovedì mattina; siamo a venerdì sera e non ho ricevuto nulla]. Ho anche avvisato il sito che ospita pubblicamente i dati aziendali sottratti, ma finora non è cambiato nulla e i dati sono ancora a portata di tutti.

[Aggiornamento: poco dopo la chiusura del podcast giovedì mattina, i dati sono stati rimossi dal servizio che li ospitava. Sono stati rimossi anche i dati di alcune altre vittime dello stesso gruppo di criminali.]

Tutte queste informazioni sono pubblicamente disponibili online nei siti specializzati; non occorre attrezzarsi per andare nel dark web a trovarle. E comunque raggiungere il dark web è solo questione di installare un’app apposita, come il browser Tor, e usarla per visitare (con molta cautela, sia tecnica sia legale) i siti dei criminali informatici. Questo vuol dire che in caso di intrusione informatica che riesca a bloccare o rubare dati sensibili, non conviene cercare di nascondere o negare: la notizia della violazione diventerà comunque pubblica.

Saranno infatti gli stessi criminali ad annunciarla.

Criminali in cerca di visibilità

Questi bollettini delle incursioni informatiche, infatti, esistono perché sono proprio i criminali a sbandierare i nomi delle aziende che hanno colpito e a vantarsi di essere responsabili dei vari attacchi. È un comportamento completamente opposto rispetto a quello dei criminali in altri settori, dove normalmente vige la regola del silenzio e non si vuole lasciare nessuna traccia che faciliti il lavoro degli inquirenti.

Il crimine informatico, invece, deve annunciarsi in questo modo perché l’estorsione diventa credibile, e quindi la vittima tende a pagare senza opporre resistenza, solo se chi la compie ha una reputazione solida. “Solida” in questo caso significa due cose contrapposte: da un lato, la banda dei malviventi deve farsi conoscere dimostrando la propria credibilità, efficacia e pericolosità, e quindi sbandiera i propri successi facendo i nomi delle vittime, creando un proprio sito autopromozionale nel dark web e un canale social, tipicamente su Telegram o sull’ex Twitter [ossia X, come si chiama adesso], passando informazioni ai siti specializzati in notizie di sicurezza informatica e pubblicando inesorabilmente i dati sottratti; dall’altro lato, questi estorsori devono dimostrare di essere affidabili, nel senso che devono convincere le vittime che pagando il riscatto i dati rubati sicuramente non verranno pubblicati e addirittura verrà rivelata la falla usata per entrare nei sistemi aziendali, in modo da consentire di chiuderla.

Di conseguenza, i malviventi devono documentare pubblicamente la propria cronologia dei comportamenti: “guardate, quest’azienda ha pagato e i suoi dati non sono stati pubblicati, mentre quest’altra non ha pagato e i suoi dati sono ora a spasso su Internet.”

È fondamentale conoscere questa mentalità dei criminali informatici per poter gestire correttamente la doppia crisi che si verifica in caso di attacco online a un’azienda: oltre al problema di ripristinare i dati necessari per il lavoro, garantirne l’integrità ed eliminare la vulnerabilità che ha permesso l’intrusione, c’è infatti da gestire la ricaduta reputazionale di dover annunciare la fuga di dati. Negare e far finta di niente, come sembra che stiano facendo queste due aziende e come tentano quotidianamente di fare molte altre, di solito peggiora le cose.

Mancano pochi giorni allo scadere dell’ultimatum per l’azienda svizzera presa di mira. Nella prossima puntata di questo podcast vedremo gli sviluppi della situazione. Nel frattempo, i bollettini pubblici degli attacchi aggiungono nuove vittime. Investire in formazione del personale e in aggiornamenti di sicurezza è utile per non trovare in questi bollettini il nome della propria azienda, eppure troppo spesso la sicurezza informatica viene considerata un costo fastidioso e una scocciatura da paranoici.

Una dimostrazione concreta è arrivata proprio mentre sto chiudendo questo podcast: è arrivata la notizia della violazione della Fidelity National Financial, una grande società statunitense del settore finanziario, fra le 500 più importanti secondo la classifica di Fortune. L’annuncio è stato dato dagli aggressori e confermato dalla società, il cui sito è ora completamente inaccessibile.

Screenshot del sito della Fidelity National Financial il 23 novembre 2023 alle 23:33.

E da oltre un mese aziende di tutto il mondo vengono attaccate sfruttando una falla nelle apparecchiature di rete della Citrix, nonostante il fatto che l’aggiornamento di sicurezza che la corregge sia disponibile da tempo ma semplicemente non viene installato. E spesso non viene installato non per inettitudine dei responsabili della sicurezza informatica, ma perché per avere le approvazioni per farlo servono trentaquattro firme di altrettanti livelli di burocrazia aziendale.

Se vogliamo difenderci seriamente dagli attacchi informatici, qualcosa deve cambiare.

[2023/12/01: La seconda parte di questa storia è qui]

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Addendum

Per curiosità ho provato a chiedere a ChatGPT 4 di leggere questo articolo e generarne un riassunto, usando il prompt “Generate a brief, exciting summary in Italian of this article”: questo è il risultato, esattamente come l’ha generato ChatGPT, senza alcun ritocco da parte mia.

Questo articolo narra la vicenda di due attacchi informatici in corso, uno in Italia e l'altro in Svizzera, esplorando come il crimine informatico odierno sia insolitamente volto alla visibilità anziché al nascondimento online. Viene spiegato come gli attacchi siano monitorati e come i criminali informatici si vantino delle proprie azioni, pubblicizzando i loro successi sui loro siti nel dark web e sui canali social. L'articolo delinea anche le tecniche di attacco, principalmente basate su ransomware, e sottolinea l'importanza della preparazione e della risposta alle minacce informatiche per le aziende. Si evidenzia inoltre il comportamento delle aziende colpite, alcune delle quali non hanno annunciato pubblicamente gli attacchi, rischiando conseguenze legali e reputazionali. L'articolo conclude suggerendo che per difendersi seriamente dagli attacchi informatici, è necessario un cambiamento nell'approccio alla sicurezza informatica.