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2011/01/20

Le scie degli aerei viste dallo spazio

Credete alle “scie chimiche”? Allora preparatevi a un coccolone


Domenica scorsa (16 gennaio 2011) l'astronauta italiano Paolo Nespoli ha scattato questa fantastica foto proprio mentre era sopra il Maniero Digitale:

Lake area, northern Italy
Credit: ESA/NASA

Chicca nella chicca, nella foto si vede una scia di condensazione di un aereo, di quelle che terrorizzano chi crede alle tesi delle “scie chimiche” venefiche:


Si sapeva che le scie degli aerei sono visibili dallo spazio grazie alle immagini dei satelliti meteorologici, ma non capita spesso che vengano immortalate nelle foto scattate dagli astronauti.

Nespoli ha poi voluto proprio strafare con queste due foto, scattate il 15 gennaio scorso:

Aircraft contrails 1
Credit: ESA/NASA

Aircraft contrails 2
Credit: ESA/NASA


Non è indicata la zona del pianeta inquadrata nelle immagini, ma va notato che Nespoli descrive le foto senza la minima preoccupazione e anzi segnala le scie come un fatto positivo: “Scie di condensazione degli aerei - prove della presenza di vita sul pianeta Terra!”. Dunque gli sciachimisti dovranno spiegare come mai anche un nostro astronauta vede le scie, oltretutto in grande quantità e da una posizione privilegiata, eppure non parla e non sposa le loro tesi. Farà parte anche lui del colossale complotto mondiale?

Compleanni e San Valentino “spaziali”

Auguri, Buzz! Rendezvous con la cometa


Segnalo brevemente che oggi è l'ottantunesimo compleanno dell'astronauta Buzz Aldrin e che c'è una chicca per il prossimo San Valentino: la sonda Stardust della NASA, lanciata a febbraio del 1999 e già protagonista del primo tentativo riuscito di portare a Terra un campione di materiale cometario nel 2006, incontrerà la cometa Tempel 1 il prossimo 14 febbraio, a 336 milioni di chilometri dalla Terra, tentando di fotografare il cratere prodotto nella cometa da un'altra sonda, Deep Impact, nel luglio del 2005.

I più fortunati e previdenti potranno dire ai propri cari di aver portato il loro nome nello spazio, visto che a bordo di Stardust c'è un chip che contiene un milione di nomi di persone che si iscrissero gratuitamente all'iniziativa della NASA nel 1998. Se date un'occhiata qui, troverete un nome che vi suonerà familiare.

Potete seguire il conto alla rovescia per l'incontro con la cometa sull'apposito sito dedicato della NASA.

2011/01/19

Il sole sorge con due giorni d’anticipo in Groenlandia: si è spostato l’asse terrestre?

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it, dove non è più disponibile, per cui lo ripubblico qui.

Nella cittadina groenlandese di Ilulissat gli abitanti festeggiano ogni anno il ritorno del sole il 13 gennaio dopo una notte artica ininterrotta lunga un mese e mezzo. Ma quest'anno il sole ha fatto capolino sull'orizzonte con ben due giorni d'anticipo, scatenando nei media di tutto il mondo le congetture più disparate e il solito panico preapocalittico.

L'aspetto interessante di questo caso è che stavolta il coro dei menagramo che interpretano ogni avvenimento come un sintomo dell'imminente fine del mondo è accompagnato da spiegazioni scientifiche che vengono attribuite ad esperti ma che non stanno in piedi, perché poggiano su basi costruite in fretta e furia e con pochi dati a disposizione.

Si può scartare serenamente l'ipotesi catastrofista di uno spostamento dell'asse terrestre, proposta per esempio nel forum di David Icke (l'ex cronista sportivo della BBC che oggi sostiene che i governanti del mondo sono alieni rettiliani camuffati in stile Visitors). Uno spostamento tale da anticipare di due giorni il sorgere del sole alle latitudini artiche sarebbe stato rilevato immediatamente da tutti gli astronomi e astrofili del mondo, perché avrebbe fatto sorgere e calare in anticipo anche tutte le stelle in tutto il pianeta. Invece il mio piccolo telescopio amatoriale, dotato di puntamento automatico basato sul GPS, continua a trovare gli astri esattamente come prima.

Inoltre un anticipo dovuto a uno spostamento dell'asse della Terra avrebbe avuto effetto sul sorgere del sole ovunque nel mondo anziché soltanto in una remota cittadina groenlandese. La notizia, insomma, non conferma affatto le fosche profezie attribuite (falsamente) ai Maya, che annunciano catastrofi per la fine del 2012 e citano disastrose alterazioni della rotazione del nostro pianeta.

Però vanno prese con un pizzico di dubbiosa cautela anche le spiegazioni scientifiche pubblicate dai giornali e attribuite a vari esperti. Varie fonti citano Thomas Posch, dell'Istituto di Astronomia dell'Università di Vienna, che avrebbe spiegato l'alba anticipata dicendo che la causa è un cambiamento dell'orizzonte locale, abbassatosi per via dello scioglimento dei ghiacci. La Stampa, fidandosi di Posch, ha sposato questa spiegazione. Ma Posch ha probabilmente fatto questa congettura senza informarsi prima sulla geografia locale e senza fare due conti, incalzato dai giornalisti.

Infatti un esame delle mappe locali mostra che gli unici ghiacci che possono modificare l'orizzonte di Ilulissat sono quelli del grande ghiacciaio che occupa il fiordo di Jakobshavn, situato a sud della cittadina, e una ricerca nelle pagine del Web dedicate al turismo in Groenlandia rivela che il punto di riferimento e di raduno rituale degli abitanti di Ilulissat per assistere al sorgere del sole il 13 gennaio è Holms Bakke, una collina nota anche come Seqinniarfik, a 113 metri sul livello del mare. Da lì l'orizzonte è costituito dalle montagne che stanno oltre il fiordo, come si può vedere in queste immagini scattate il 13 gennaio del 2008 dalla collina in questione o da queste scattate il 13 gennaio di quest'anno. Quindi lo scioglimento dei ghiacci non c'entra nulla, anche se questa è la spiegazione che ha fatto maggiormente presa nei media anche specialistici, probabilmente perché evoca (a sproposito) lo spauracchio degli sconvolgimenti climatici, che fa sempre notizia.

Un'altra spiegazione proposta è che i cristalli di ghiaccio sospesi nell'atmosfera possano aver riflesso l'immagine del sole, secondo il fenomeno noto come parelio o quello denominato alone: gli abitanti avrebbero scambiato questo riflesso per il sole vero e proprio. Ma il parelio genera immagini fantasma che stanno ai lati del sole, non sopra, e che quindi non sarebbero state visibili con il sole sotto l'orizzonte, mentre l'alone crea un anello molto sfumato intorno al sole, ben diverso da un disco solare.

C'è infatti un altro aspetto che contrasta con le tesi del parelio e dell'alone: la fonte originale della notizia. Molti blog e giornali hanno citato come fonte il Daily Mail, ma il Mail sembra averla pescata dal sito dell'emittente austriaca ORF: questo spiega il ricorso insolito a un astronomo austriaco da parte del giornale britannico. Ma la ORF a sua volta ha preso la notizia dall'emittente groenlandese KNR, che pubblica una fotografia dell'alba prematura, mostrata in piccolo qui accanto. L'immagine, se si riferisce (come sembra) effettivamente all'alba dell'11 gennaio, mostra una porzione di un disco solare brillante, non un vago riflesso.

La KNR ha poi approfondito la notiziola iniziale, segnalando l'interesse dei media internazionali, ma non ha fatto ipotesi dettagliate sulle cause dell'evento, limitandosi a scrivere che “la risposta è probabilmente nell'aria artica secca nella Groenlandia settentrionale”.

In effetti la rifrazione atmosferica è una delle spiegazioni meno traballanti: è noto che le variazioni di densità dell'atmosfera distorcono il percorso dei raggi luminosi, specialmente all'orizzonte (dove la luce attraversa l'atmosfera più obliquamente), per cui può capitare che il sole sia visibile parzialmente anche se dal punto di vista astronomico è sotto l'orizzonte, come avviene per i miraggi delle navi in mare. C'è inoltre un precedente storico molto calzante: si chiama effetto Novaja Zemlja.

Nel lontano 1597, Gerritt de Veer, un membro di una spedizione polare guidata da Willem Barents, si trovava nell'arcipelago artico della Novaja Zemlja quando osservò che il sole era sbucato all'orizzonte il 25 gennaio, nonostante i calcoli astronomici lo dessero invece sotto l'orizzonte. Non solo: il fenomeno si ripeté per due settimane di fila. Inizialmente il suo resoconto non fu creduto, ma oggi abbiamo ampia documentazione fotografica di questi anticipi. Le immagini dell'effetto Novaja Zemlja sono molto simili a quella mostrata dalla KNR per l'evento dell'11 gennaio scorso.

Secondo Accuweather, una delle possibili cause di queste variazioni di densità è una concentrazione atipica di metano nell'atmosfera, a sua volta legata allo scioglimento del permafrost in Russia.

Qualunque sia la spiegazione, va sottolineato un fatto: lo spuntare del sole a Ilulissat è assai meno regolare e puntuale di quello che potrebbe sembrare dalle notizie che circolano in questi giorni per il mondo. La tradizione fissa la data del 13 gennaio, ma il sito groenlandese Sermitsiaq segnala che il 13 gennaio di quest'anno il sole è spuntato con mezz'ora di ritardo, quando gran parte della gente radunatasi a Holms Bakke per l'occasione se n'era andata a casa, e che il giorno precedente non si è fatto vedere del tutto.

Quello che conta è sapere che l'evento groenlandese non è un oscuro presagio di cataclisma ma è una splendida occasione per conoscere meglio i fenomeni reali e affascinanti del mondo che ci circonda, e per ricordare che anche gli esperti più bravi, se messi sotto pressione senza dare loro il tempo e il modo di acquisire dati sufficienti, possono formulare spiegazioni sbagliate.

Sole sorge con due giorni d’anticipo in Groenlandia

Tranquilli: neanche stavolta la fine del mondo è in arrivo. Mi sto rassegnando al fatto che da qui alla fine di dicembre 2012 ci sarà un fiume di articoli catastrofisti costruiti sul nulla. Stavolta, però, c'è una differenza interessante. Ho l'impressione che abbiano toppato anche gli esperti citati dai giornali.

Mi riferisco alla storia della notte artica che in Groenlandia s'è conclusa con due giorni d'anticipo, mandando a catafascio (almeno in apparenza) le previsioni degli astronomi e spingendo i soliti menagramo a dire che si tratta di una conferma dello spostamento dell'asse terrestre, esattamente come previsto dai seguaci delle (finte) profezie Maya. Ho fatto un'indagine per Wired (ripubblicata qui) ed è venuta fuori una storia molto interessante che arriva fino alla fine del Cinquecento. A volte anche le baggianate cataclismiche possono essere uno spunto per scoprire un fenomeno intrigante e reale.

2011/01/17

Finalmente un 3D senza occhiali e senza attenuazione

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2011/02/22

Uno dei difetti del cinema e della televisione in 3D è che gli occhialini sono scomodi e soprattutto riducono fortemente la luminosità. È come andare al cinema con gli occhiali da sole. Un ricercatore, Jonathan Post, ha trovato una soluzione semplice e originale: gli schermi 3D funzionano mostrando alternativamente l'immagine per l'occhio sinistro e quella per l'occhio destro e gli occhialini fanno in modo che ciascun occhio veda soltanto l'immagine che gli spetta, bloccando l'altra tramite polarizzazione oppure tramite una tendina attivata elettronicamente. Ma l'occhio umano dispone di un sistema naturale ed ecologico per bloccare un'immagine: la palpebra.

Utilizzando dei piccoli stimolatori e un dispositivo esterno di sincronizzazione (presumibilmente basato su compensatori di Heisenberg), nel video che potete vedere qui sotto lo sperimentatore sincronizza lo sbattimento naturale delle palpebre con le immagini alternate mostrate da uno schermo 3D. Straordinario.



2011/01/18


Dato che purtroppo molti non hanno capito che si tratta di umorismo (fatto indicato sia da un attimo di ragionamento, sia dall'etichetta humor qui sotto) e che il video è una burla, lo ribadisco esplicitamente: il video è una presa in giro realizzata con gli effetti speciali e il sistema 3D descritto non esiste. Il fatto che io scriva qualcosa in un articolo non significa che dobbiate spegnere le meningi e accettarlo senza spirito critico. A volte faccio anch'io degli scherzi (lasciando sempre indizi per chi è attento) e comunque non dovreste mai fidarvi di un ipse dixit.


2011/02/22


Un lettore, lobotomia, segnala la pubblicazione del video con la spiegazione dell'effetto.

2011/01/15

Disinformatico radio di ieri (2011/01/14)

Nella puntata del Disinformatico radiofonico di ieri, scaricabile temporaneamente qui, ho parlato della violazione del sistema anticopia del neonato Mac App Store, del risarcimento di 34 milioni di euro pagato dalle case discografiche per violazione del copyright, del Morbo di Morgellons, delle tecniche per trovare webcam inavvertitamente pubblicate in Rete e del cavallo di Troia contenuto in una presentazione PowerPoint sul Kamasutra. I link portano agli articoli che ho scritto a supporto della trasmissione.

2011/01/14

Mac App Store, appena nato e già bucato

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.


Ha fatto il suo debutto pochi giorni fa il Mac App Store: il negozio via Internet di Apple dal quale scaricare programmi per i computer della celebre marca della mela morsicata con una formula molto simile a quella già collaudata per iPhone e iPad. L'obiettivo dell'App Store è semplificare l'acquisto, la gestione e la manutenzione dei programmi da parte degli utenti (e, naturalmente garantire profitti ad Apple e ai creatori dei programmi venduti tramite l'App Store).

Ma sono bastati appunto pochi giorni per scoprire che la sicurezza del Mac App Store ha una vulnerabilità che fa clamore per la sua semplicità. Lo Store, infatti, non obbliga un'applicazione messa in vendita a verificare che i dati della “ricevuta” dello Store, necessari per attivare l'applicazione stessa, siano riferiti specificamente a quella applicazione. Così è emerso che alcune applicazioni accettano qualunque “ricevuta”, anche quelle di altre applicazioni.

Colpa degli autori delle applicazioni, ma anche colpa di Apple che non impone questa verifica. Ecco come si fa a scavalcare la sua protezione antipirateria: si scarica il file .dmg dell'applicazione desiderata (è facile trovarlo in giro), la si installa come se fosse una normale applicazione e poi si copiano tre file e/o cartelle provenienti da qualunque programma regolarmente scaricato sull'App Store (compresi quelli gratuiti).

Non è il caso di specificare quali siano questi file passepartout, non solo per non incoraggiare la pirateria informatica ma anche perché scaricare programmi da fonti differenti dal sito del produttore è un rischio per la sicurezza. Sophos, infatti, sottolinea e dimostra (video) che nulla vieta di inserire nelle copie pirata dei virus fatti su misura per il mondo Mac: anzi, è incredibilmente semplice. Le applicazioni pirata diventerebbero così dei perfetti cavalli di Troia. 

Morale della storia: risparmiare qualche banconota può costare molto caro anche per gli utenti della Mela.


Fonti aggiuntive: TheNextWeb, Craftymind, ZDNet.

34 milioni di euro di risarcimento per pirateria: pagati dalle case discografiche

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Capita abbastanza spesso di sentire notizie di processi o condanne a carico di utenti privati colti a piratare musica e film in quantità industriali, con costi e sanzioni di migliaia di franchi. Capita un po' meno di sentire che il risarcimento ammonti a 43 milioni di franchi e che gli imputati siano delle case discografiche. Sì, avete letto bene.

I nomi coinvolti sono notissimi: Universal, Warner, EMI e Sony BMG. Gli stessi che perseguono con tanta solerzia i privati cittadini che frequentano eMule e dintorni. Certo, una violazione delle leggi non ne giustifica un'altra, ma l'ironia e l'ipocrisia della vicenda fanno riflettere.

Nel 2008 un gruppo di musicisti, capeggiati dagli eredi del jazzista Chet Baker, ha avviato una class action nei tribunali canadesi contro le case discografiche citate. L'accusa era che queste società, con la complicità delle agenzie di gestione dei diritti, avevano venduto CD, soprattutto compilation, senza fissare le autorizzazioni di copyright e senza pagare i diritti, limitandosi a mettere gli artisti in una cosiddetta pending list, ossia una lista dei sospesi.

Solo che i sospesi sono rimasti, appunto, sospesi: il debito delle case discografiche si è accumulato sin dal 1988, arrivando a ben 300.000 brani solo in Canada, intanto che Sony BMG, EMI, Warner e Universal vendevano e incassavano. Ora le case discografiche hanno raggiunto un accordo per risarcire 45 milioni di dollari canadesi (circa 34 milioni di euro, 43 milioni di franchi) e per attivare un sistema di compensazione più efficace e veloce.

Le case discografiche si sono affrettate a precisare che “L'accordo è un compromesso sulle rivendicazioni contestate e non è un'ammissione di responsabilità o di torto da parte delle etichette discografiche”.


Fonti aggiuntive: Torrentfreak, Michael Geist, Ars Technica.

Peli sintetici che spuntano dalla pelle: cos’è il Morbo di Morgellons?

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Ieri sera un programma di una rete nazionale italiana, il cui nome lascerò nel... mistero, ha suscitato la preoccupata curiosità di molti ascoltatori del Disinformatico parlando del cosiddetto morbo di Morgellons: una malattia che farebbe affiorare da sotto la pelle dei filamenti polimerici e sarebbe causata da irrorazioni effettuate dagli aerei tramite le scie che rilasciano in volo.

La tesi è di sicuro impatto visivo e abbastanza impressionante, ma non sta in piedi per alcune ragioni piuttosto semplici. Se davvero le scie degli aerei causassero queste eruzioni d'irsutismo plastificato, ne sarebbero affette tante persone. Invece i casi sono una manciata.

Inoltre un'operazione criminale del genere richiederebbe le massime complicità governative, che sarebbero perfettamente in grado di bloccare una trasmissione che la smascherasse. Per capirci: Wikileaks pubblica un po' di gossip sui leader del mondo e Julian Assange finisce braccato dall'Interpol e agli arresti, minacciato di estradizione, mentre chi presenta in TV addirittura le prove di un avvelenamento di portata internazionale rimane libero di parlarne in prime time. Non ha molto senso.

Comunque sia, c'è un test molto semplice per capire se la povera ragazza affetta dal presunto “morbo di Morgellons” mostrata nel servizio televisivo lo è davvero o se si tratta di una simulazione o di banalissimi pelucchi provenienti dai vestiti: ingessarle una zona del corpo dove si presentano i pelucchi, in modo che la pelle della zona non sia raggiungibile dall'esterno, e aspettare un mesetto. Se i pelucchi ci sono quando si apre il gesso, provengono davvero dal corpo; se non ci sono, il “morbo“ non c'è più.

L'idea non è nuova: la sua sperimentazione da parte di un medico fu segnalata da Popular Mechanics cinque anni fa (prima parte; seconda parte). In quel caso il paziente risultò miracolosamente “guarito”.

Ma da dove viene questa storia? Il cosiddetto “Morbo di Morgellons” è una malattia teorizzata da una biologa, Mary Leitao, nel 2002; ad oggi non esiste alcuna prova tangibile che ne dimostri l'esistenza. I medici che hanno studiato il fenomeno affermano che non c'è alcuna differenza tra il Morbo di Morgellons e la parassitosi illusoria, una grave forma di psicosi. Diversi studi affermano che le persone che sostengono di essere affette dal Morbo di Morgellons riescono ad essere curate con le terapie utilizzate nella cura della parassitosi illusoria.

A quanto risulta fin qui, quindi, sembra il Morbo di Morgellons non sia altro che un nuovo nome assegnato a una patologia già ben nota alla medicina. Di questo aspetto si sta occupando il CDC (Center for Disease Control) statunitense, con uno studio epidemiologico volto a stabilire se il Morbo di Morgellons esiste realmente.

Inoltre Mary Leitao e la sua fondazione (Morgellons Research Foundation) non fanno alcun riferimento alle “scie chimiche” rilasciate dagli aerei; anzi, dichiarano che praticamente nulla si sa né sulle cause del presunto morbo, né sulla sua infettività, né tanto meno sulle sue cure.

Per chi volesse approfondire con un po' di letteratura degli esperti di settore, ci sono alcune pubblicazioni fondamentali:

Kama Sutra nella mail, occhio alla trappola

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 14/1/2011 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Se ricevete via mail da qualcuno che conoscete una presentazione PowerPoint intitolata Real kamasutra.pps oppure Kamasutra.pps, non cedete ai vostri istinti: è un cavallo di Troia informatico che sta girando in questi giorni.

La trappola di questa presentazione è particolarmente efficace non solo perché fa leva su un argomento che suscita la curiosità praticamente di chiunque, ma anche perché fornisce effettivamente quello che sembra promettere, vale a dire una presentazione PowerPoint contenente illustrazioni esplicite delle varie... configurazioni d'interfacciamento consentite agli esseri umani. Tredici posizioni amorose fotografate con cura e garbo ma accompagnate da un regalo inatteso quanto indesiderato.

Come racconta Sophos, in realtà il nome del file della presentazione termina con .pps.exe, ma le impostazioni standard di Windows nascondono il suffisso (più propriamente denominato estensione) che sta a destra dell'ultimo punto nei nomi di file, per cui il file sembra essere di tipo PowerPoint (identificabile dall'estensione .pps) quando in realtà è un programma eseguibile (estensione .exe).

In altre parole, chi abbocca all'esca crede di aprire una presentazione ma in realtà avvia un programma che apre la presentazione (che in sé non è infetta da virus) e intanto deposita nel computer il virus (per essere precisi, un trojan) denominato Troj/Bckdr-RFM, che apre un accesso segreto (una backdoor) nel computer, attraverso il quale gli aggressori possono prenderne il comando via Internet, usandolo per disseminare spam, rubare l'identità dell'utente, spiare quello che fa al computer e altre cose altrettanto simpatiche.

Un buon antivirus dovrebbe bloccare l'attacco, che funziona solo su computer con Windows, ma prevenire è meglio che curare: se ricevete questa presentazione-trappola, cancellatela senza aprirla e sarete a posto.