Cerca nel blog

2013/08/16

Sicurezza informatica surreale: anche le lampadine sono sotto attacco

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 16/08/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

I futurologi dicono che stiamo andando verso “l’Internet delle cose”: una Rete alla quale sono connessi non solo computer, tablet e smartphone, ma dispositivi di ogni genere, dai televisori ai sistemi di sorveglianza e di gestione a distanza dell’ambiente di casa.

Frigoriferi, lavatrici, impianti di riscaldamento e condizionamento, serrature, apricancello saranno comandabili comodamente via Internet. Ingolosisce l’idea di dire al videoregistratore di registrare il nostro telefilm preferito mentre siamo fuori o di accendere a distanza il riscaldamento di casa per trovarla calda e accogliente al nostro arrivo.

Il problema di questa visione magica è che sta portando molte società che producono questi dispositivi da tempo a entrare nel campo della sicurezza informatica, nella quale hanno poca esperienza. Il risultato è che molti di questi dispositivi comandabili a distanza hanno delle falle informatiche che permettono a malintenzionati di prenderne il controllo.

Per esempio, il ricercatore informatico Nitesh Dhanjani ha segnalato che il sistema d’illuminazione a LED Hue della Philips, comandabile via computer e smartphone, è molto vulnerabile ad attacchi informatici che possono permettere a un aggressore per esempio di spegnere di colpo tutte le luci di un’abitazione, di un ufficio o di un ospedale. I dettagli della falla sono in un articolo tecnico più ampio dello stesso Dhanjani.

Il ricercatore ha sviluppato un software dimostrativo (video) che effettua l’attacco sfruttando un difetto di progettazione della sicurezza del sistema di controllo delle lampadine Hue. L’accesso a questo sistema è protetto infatti da un codice che si basa sul MAC address del computer o del telefonino dell’utente. Ma scoprire questo MAC address è banale e può essere fatto da chiunque si trovi sulla stessa rete WiFi usata dal sistema e anche via Internet usando le soluzioni descritte da Dhanjani.

Il guaio è peggiorato dal fatto che le società produttrici di questi dispositivi spesso non offrono un canale ufficiale efficace per segnalare vulnerabilità e non hanno molta esperienza nel contattare gli utenti per avvisarli di eventuali problemi di sicurezza, a differenza delle società informatiche, che hanno a che fare con questo tipo di problema da decenni. Il futuro, insomma, dovrà aspettare che vengano imparate le lezioni del passato.

http://arstechnica.com/security/2013/08/philips-hue-lights-malware-hack/ 

Adesso è ufficiale, l’Area 51 esiste, ma che c’entrano gli U2?

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 16/08/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

È uno dei miti di Internet e della cultura del cospirazionismo: l'Area 51, la base segreta nel Nevada dove, secondo alcuni ufologi, gli Stati Uniti custodirebbero addirittura veicoli extraterrestri. Ieri è stata rilasciata una collezione di documenti ufficiali della CIA, intitolata The Secret History of the U-2 (Storia segreta degli U-2), nella quale viene citata formalmente l'Area 51. Secondo alcune fonti si tratta del primo documento ufficiale che riconosce l'esistenza della base facendone apertamente il nome e spiegando inoltre l'origine di questa designazione così enigmatica (il nome, da solo, era già comparso in un altro documento ufficiale desegretato).

L'esistenza della base è in realtà un segreto di Pulcinella: si sa esattamente dov'è ubicata e sono da tempo disponibili pubblicamente foto satellitari della zona. Si tratta di un vecchio aeroporto militare ampliato negli anni Cinquanta del secolo scorso per ospitare lontano da occhi indiscreti un aereo ricognitore segreto, capace di sorvolare l'Unione Sovietica e altri paesi ad altissima quota e fotografarne il territorio in dettaglio. L'aereo si chiamava U-2 (foto qui sopra): Bono e la sua band non c'entrano nulla.

Il nome “Area 51” è molto evocativo, ma deriva semplicemente dal fatto che la zona, nella cartografia del Nevada, era etichettata in questo modo, e in realtà fu ribattezzata formalmente Paradise Ranch perché ci si rese conto che andare a lavorare in un posto desertico lontano da tutto e chiamato Area 51 non avrebbe ispirato nessuno.

In quanto all'esistenza di veicoli alieni, i documenti ufficiali non rivelano nulla a parte il fatto che molti degli avvistamenti di UFO statunitensi coincisero con i voli segreti degli aerei sperimentali sviluppati presso l'Area 51. A quanto pare, i militari trovarono molto utile sfruttare la spiegazione ufologica come copertura per questi voli: meglio lasciar credere a visitatori alieni che far sapere ai paesi nemici le caratteristiche tecnologiche dei velivoli più avanzati.

Google Chrome rivela facilmente le password salvate

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 16/08/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Se usate Google Chrome per navigare e per custodire le password dei siti che visitate, fate attenzione a non lasciarlo aperto quando vi allontanate dal computer: spiffera le vostre password un po' troppo facilmente.

Il problema è stato messo in evidenza dal blogger Elliott Kember: basta andare in Chrome e scegliere Preferenze – Mostra impostazioni avanzate – Gestisci password salvate (oppure immettere chrome://settings/passwords nella barra di navigazione di Chrome) per trovarsi davanti una finestra che elenca i siti e le rispettive password che abbiamo salvato in questo browser (come fanno in molti per automatizzare l'accesso ai siti che usano maggiormente). Le password sono inizialmente nascoste, ma è sufficiente cliccare su di una di esse per far comparire un pratico pulsante Mostra che, appunto, visualizza la password.

Chiunque conosca quest'impostazione di Google Chrome può quindi rubarvi di nascosto tutte le password salvate dei vostri siti Internet preferiti con estrema facilità, se riesce ad avere accesso anche brevemente al vostro computer. È vero che se qualcuno ha accesso al vostro computer e avete attivato l'immissione automatica delle password nel vostro browser, l'intruso può entrare automaticamente nei vostri account sui siti, ma è un metodo che richiede molto più tempo, spesso non rivela la password e lascia facilmente tracce.

Se usate Chrome, quindi, prendete l'abitudine di bloccare il computer con una password prima di lasciarlo incustodito, per esempio sul posto di lavoro, oppure smettete di salvare le password in Chrome e usate programmi salvapassword come 1password.

Un'altra possibilità è cambiare browser: Firefox, per esempio, permette di impostare una password principale che protegge la visualizzazione delle password salvate: si va in Preferenze – Sicurezza e si attiva la casella Utilizza una password principale.

Nufologia: avvistata astronave degli Anunnaki in una foto astronomica

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 16/08/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Un lettore e ascoltatore del Disinformatico, smailliw87, ha segnalato la foto astronomica qui accanto, che viene disseminata su Facebook presentandola come “l'immagine più nitida di un'astronave Anunnaki” accanto al nostro Sole.

La prima domanda che viene spontanea, perlomeno a uno scettico allegro, è come facciano a sapere che è proprio un'astronave degli Anunnaki (delle divinità dei popoli mesopotamici antichi, per esempio i Sumeri, interpretati come visitatori extraterrestri da alcuni ufologi) e non, per esempio, dei Grigi o dei Rettiliani o dei Vogon, visto che non ha segni identificativi. Secondo questo video dedicato all'immagine in questo, l'oggetto è di appartenenza degli Anunnaki per via della forma, che richiama quella di alcuni bassorilievi sumeri che raffigurano questi esseri a bordo dei loro veicoli alati.

Ma andando alla fonte dell'immagine, come bisogna sempre fare, emerge una storia un po' differente. L'immagine proviene dalla sonda SOHO (Solar and Heliospheric Observatory), un osservatorio solare collocato nello spazio dalla NASA e dall'ESA nel 1995 e tuttora in attività. La foto è datata 2005/11/12 07:19, e una ricerca un po' attenta negli archivi pubblici della sonda ne trova la versione originale.

Osservandola in dettaglio si scopre un fenomeno rivelatore: la presunta astronave è perfettamente allineata alle file orizzontali di pixel dell'immagine ed è costituita interamente da pixel completamente bianchi, privi di qualunque sfumatura. È molto improbabile che un oggetto si allinei così perfettamente con la fotocamera e sia così netto mentre il resto dell'immagine è ricco di sfumature.

C'è poi il dato tecnico che spiega che le immagini sono scattate nell'ultravioletto (quella in oggetto, specificamente a 304 Angstrom) e la luminosità rappresenta la temperatura, per cui un oggetto molto chiaro avrebbe una temperatura di 60-80.000 Kelvin. Se fosse un'astronave, a bordo farebbe un po' caldo.

Il passo successivo di un'indagine sensata è cercare i pareri degli esperti, e l'astronomo Phil Plait ne ha pubblicato uno molto chiaro: le strisce orizzontali di pixel completamente bianchi non rappresentano un oggetto reale, ma sono un difetto del sensore digitale dello strumento. Quando un pixel del sensore viene colpito da una luce molto intensa, la “scarica” anche sui pixel adiacenti. È un fenomeno chiamato “blooming” ed è molto frequente nelle immagini astronomiche acquisite con sensori digitali (altri esempi sono qui e qui). La fonte della luce può essere una stella o una particella del rivestimento della sonda oppure un raggio cosmico che colpisce il pixel.

Come sempre, l'indagine sulle foto ufologiche magari non rivela la presenza di visitatori alieni, ma è un'ottima occasione per scoprire qualcosa di più su come funzionano le tecnologie terrestri e per evitare di essere ingannati dagli ufologi che s'entusiasmano troppo facilmente.

Antibufala: squalo inghiotte uomo, uomo l’accoltella da dentro

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 16/08/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Circola un po' ovunque in Internet una foto impressionante: un uomo, inghiottito vivo da uno squalo, riesce a far uscire un braccio attraverso le branchie della creatura e la accoltella in mezzo agli occhi in un disperato tentativo di salvarsi.

C'è chi sospetta che si tratti di un fotomontaggio e chi crede che sia reale, e una volta tanto ha ragione la seconda scuola di pensiero. Infatti la foto non è stata ritoccata: l'uomo è davvero dentro lo squalo. Ma non tutto è come sembra.

Andando a ritroso in Rete per scoprire l'origine di questa notizia, emerge infatti che è stata lanciata dal Daily Mail britannico, che a sua volta l'ha presa da un'emittente radiofonica australiana a fine luglio 2013.

Dalla fonte originale si scopre che la foto è in mostra presso il Metung Hotel, nello stato australiano di Victoria, ed è in realtà uno scherzo: l'uomo nella foto, un pescatore australiano di nome Arch, in realtà si è infilato tra le fauci di uno squalo morto per farsi scattare una foto umoristica.

Anche senza quest'indagine cronologica, la foto integrale contiene chiari indizi della situazione, come il fatto che l'addome dello squalo è dispiegato come se fosse stato aperto per sventrarlo (che è appunto quello che è successo). Ci sarebbe poi da chiedersi come farebbe un uomo inghiottito da uno squalo a tirar fuori un coltello e perché dovrebbe perdere tempo a far uscire il braccio dalle branchie per accoltellarlo da fuori quando potrebbe farlo benissimo da dentro. Ma la suggestione dell'immagine è per molti troppo potente per fermarsi a fare domande, per cui la foto viene inoltrata senza pensare alla sua plausibilità.

Il caso, di per sé abbastanza banale, è un promemoria eloquente di come non ci sia soltanto la strada del fotoritocco digitale per ottenere immagini sensazionali: a volte basta costruire una scena reale, nasconderne il vero contesto, far leva sulle emozioni e il gioco è fatto.

Fonti aggiuntive:

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/la-foto-che-fa-impazzire-il-web-di-un-uomo-che-combatte-nella-pancia-60578.htm

http://www.articolotre.com/2013/08/impressionante-un-pescatore-inghiottitoda-uno-squalo-tenta-di-liberarsi-ma-e-un-falso/193790

http://www.blitzquotidiano.it/foto-notizie/australia-pescatore-fotografare-dentro-squalo-coltello-mano-1635741

http://www.leggilo.net/106669/inghiottito-da-uno-squalo-riesce-a-tirare-fuori-il-braccio-dalle-branchie-la-foto-virale.html

http://rofnews.com/2013/08/01/metung-hotel-shark-swallows-man-photo/

http://elitedaily.com/news/world/man-swallowed-alive-by-shark-stabs-shark-from-inside-its-body-photo/

I temi del Disinformatico radiofonico di oggi

Come consueto, oggi ho condotto una puntata del Disinformatico radiofonico per la Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera (podcast disponibile qui). Questi sono i temi che ho trattato.


Antibufala: squalo inghiotte uomo, uomo l'accoltella da dentro


Circola un po' ovunque in Internet una foto impressionante: un uomo, inghiottito vivo da uno squalo, riesce a far uscire un braccio attraverso le branchie della creatura e la accoltella in mezzo agli occhi in un disperato tentativo di salvarsi.

C'è chi sospetta che si tratti di un fotomontaggio e chi crede che sia reale, e una volta tanto ha ragione la seconda scuola di pensiero. Infatti la foto non è stata ritoccata: l'uomo è davvero dentro lo squalo. Ma non tutto è come sembra. Lo spiegone è qui.


Nufologia: avvistata astronave degli Anunnaki in una foto astronomica


Un lettore/ascoltatore, smailliw87, ha segnalato questa foto che viene disseminata su Facebook presentandola come “l'immagine più nitida di un'astronave Anunnaki” accanto al nostro Sole.

La prima domanda che viene spontanea, perlomeno a uno scettico allegro, è come facciano a sapere che è proprio un'astronave degli Anunnaki (delle divinità dei popoli mesopotamici antichi, per esempio i Sumeri, interpretati come visitatori extraterrestri da alcuni ufologi) e non, per esempio, dei Grigi o dei Rettiliani o dei Vogon, visto che non ha segni identificativi. La risposta è in questo articolo.


Google Chrome rivela facilmente le password salvate


Se usate Google Chrome per navigare e per custodire le password dei siti che visitate, fate attenzione a non lasciarlo aperto quando vi allontanate dal computer: spiffera le vostre password un po' troppo facilmente.

Il problema è stato messo in evidenza da un blogger, Elliott Kember: basta andare in Chrome e scegliere Preferenze – Mostra impostazioni avanzate – Gestisci password salvate per trovarsi davanti una finestra che elenca i siti e le rispettive password salvate in Chrome. Se volete qualche dritta su come rimediare a questo problema, date un'occhiata a questo mio articolo.


Adesso è ufficiale, l'Area 51 esiste, ma che c'entrano gli U2?


Credit: CIA
È uno dei miti di Internet e della cultura del cospirazionismo: l'Area 51, la base segreta nel Nevada dove, secondo alcuni ufologi, gli Stati Uniti custodirebbero addirittura veicoli extraterrestri.

Ieri è stata rilasciata una collezione di documenti ufficiali della CIA, intitolata The Secret History of the U-2 (Storia segreta degli U-2), nella quale viene citata formalmente l'Area 51. A quanto risulta, si tratta del primo documento ufficiale che riconosce l'esistenza della base facendone apertamente il nome e raccontandone anche la storia. Dettagli qui.


Sicurezza informatica surreale: anche le lampadine sono sotto attacco


I futurologi dicono che stiamo andando verso “l’Internet delle cose”: una Rete alla quale sono connessi non solo computer, tablet e smartphone, ma dispositivi di ogni genere, dai televisori ai sistemi di sorveglianza e di gestione a distanza dell’ambiente di casa.

Il problema di questa visione magica è che sta portando molte società che producono questi dispositivi da tempo a entrare nel campo della sicurezza informatica, nella quale hanno poca esperienza. Il risultato è che molti di questi dispositivi comandabili a distanza hanno delle falle informatiche che permettono a malintenzionati di prenderne il controllo.

Per esempio, il ricercatore informatico Nitesh Dhanjani ha segnalato che il sistema d’illuminazione a LED Hue della Philips, comandabile via computer e smartphone, è molto vulnerabile ad attacchi informatici che possono permettere a un aggressore per esempio di spegnere di colpo tutte le luci di un’abitazione, di un ufficio o di un ospedale. V'intriga la cosa? Maggiori info qui.

2013/08/15

“Moonscape”, aggiornamento massiccio

Nell'ambito del progetto Moonscape (documentario libero e gratuito, sostenuto dalle donazioni, che ripercorre il primo sbarco umano sulla Luna) ho appena pubblicato una versione aggiornata del capitolo Contact Light, che copre la discesa e l'atterraggio sulla Luna, è ora disponibile (per ora soltanto in inglese) con le seguenti ampie modifiche, correzioni e migliorie:
  • nell'audio di bordo, le parti prive di dialogo sono state silenziate per ridurre il rumore di fondo della registrazione, che era fastidiosamente udibile in tutto il capitolo nelle versioni precedenti;
  • l'audio di bordo e quello da e verso il Controllo Missione sono stati sincronizzati meglio per ridurre l'effetto di "eco" quando si sovrappongono le due fonti audio;
  • sono state aggiunte alcune didascalie esplicative (per gentile concessione di David Woods) per chiarire cosa sta accadendo (verranno poi ampliate sostituite dalla voce narrante);
  • sono stati aggiunti altri dati di quota e velocità;
  • sono state aggiunte delle icone degli astronauti del CAPCOM e degli altri componenti del Controllo Missione nei punti nei quali parlano ma non c'è un filmato corrispondente;
  • i sottotitoli sono stati tutti riposizionati per stare accanto alle riprese/immagini corrispondenti e per corrispondere alla disposizione dei canali audio: a sinistra l'audio di bordo del LM, al centro le comunicazioni radio da e verso i veicoli, a destra l'audio interno del Controllo Missione;
  • sono stati corretti alcuni refusi nei sottotitoli;
  • a fine capitolo è stato aggiunto un brano dell'audio del discorso del presidente Kennedy al Congresso nel quale Kennedy propose di mandare un uomo sulla Luna.

Potete vedere una versione a media definizione di questo aggiornamento qui sotto tramite Youtube. L'intero progetto Moonscape è visionabile in alta definizione presso Moonscape.info (in italiano e in inglese).

2013/08/14

Incontro con Douglas Trumbull, maestro dei sogni di “2001: Odissea nello Spazio”

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2021/03/29 15:45.

Ieri al Festival del Film di Locarno c'era Douglas Trumbull, creatore o co-creatore degli effetti visivi di 2001: Odissea nello Spazio, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, Star Trek: il Film, Silent Running (2002: la seconda odissea) e Blade Runner, tanto per citare qualche titolo.

La sua masterclass è stata un'ora e mezza di puro nerd porn, stracolma di spiegazioni e informazioni tecniche sulle tecnologie dell'immersività cinematografica d'annata fino a quelle future: dal Cinerama agli schermi toroidali dieci volte più luminosi di quelli normali, sui quali Trumbull proietta immagini da 4K, a 120 fotogrammi al secondo, in 3D, allo scopo di ottenere l'immersività totale. È un inventore che continua a inventare, e gli si legge negli occhi che per lui questo non è lavoro, ma è divertimento per il quale viene pagato (anche se le dispute economiche e i momenti difficili, grazie a certi personaggi miopi di Hollywood, non gli sono mancati).

Finita la conferenza, tutti fuori con lui al bar a chiacchierare. Meraviglioso. Qui sotto, la mia copia autografata di 2001: un ricordo speciale della conversazione a ruota libera, dalle leggende che lo vogliono autore delle riprese per falsificare lo sbarco sulla Luna fino all'ufologia (della quale è sostenitore anche col portafogli, visto che ha un kit di ripresa ufologica da paura).

Io e un altro partecipante alla chiacchierata post-conferenza abbiamo colto l'occasione per chiedergli un parere su quest'accusa di aver girato con Kubrick le riprese dell'allunaggio. Questa è la sua risposta:

“Io so che [quelle immagini] sono reali. Non che io fossi lì, ma nella mia mente non c'è alcun dubbio che siano vere.”

Gli chiedo quale sarebbe stata la sequenza dello sbarco sulla Luna più difficile da falsificare, avendo a disposizione gli effetti speciali degli anni Sessanta:

“Avevano cineprese 16mm sul veicolo di allunaggio e in altri punti del razzo Saturn, e vedi una ripresa molto complicata, con emissioni gassose che si muovono e la superficie che si avvicina e allontana, e tutte queste cose si spostano l'una rispetto all'altra. A quell'epoca non avevamo alcun modo per realizzare un motion control che sovrapponesse elementi multipli. Credo che sarebbe stato impossibile farlo sembrare veramente reale”

(risposta integrale: “I don't know the answer to that. I really don't know. I mean, there's something about photography at that... Part of the answer would be this: they had 16-mm cameras on the lunar lander and on other parts of the Saturn rocket and everything, and you're seeing a very complicated shot of vapors going and the surface coming or going, and... and all these things are moving relative to each other. At that time we had no way of doing motion control that would superimpose multiple elements. I think it would have been impossible to make it look really real”).

Gli suggerisco come ripresa particolarmente difficile il moto parabolico della polvere lunare sollevata dall'auto elettrica usata dagli astronauti (nel vuoto la polvere non forma volute ma ricade di colpo):

“Non sarebbe impossibile da fare, lo faresti con qualche sistema di simulazione di particelle in grafica computerizzata. Potresti farlo oggi, ma non potevi farlo all'epoca”

(“It wouldn't be impossible to do, you would do that with some computer graphics particle system. You could do that today. But you couldn't do it then”).

Domani nuova masterclass, dedicata tutta al suo gioiellino di fantascienza ecologica Silent Running, massacrato nella versione italiana da un titolo e un rimontaggio che lo associavano falsamente al capolavoro di Kubrick. Ci vado e poi vi racconto.

SpaceX, nuova demo: stavolta Grasshopper si sposta e s’inclina

È come tenere una matita in equilibrio sulla punta di un dito. Solo che la matita, in questo caso, è un missile alto 30 metri, e il dito è una fiammata di motori a razzo. Impressionante. La quota raggiunta è di 250 metri, con uno spostamento laterale di 100.

2013/08/10

James Blunt fa un bel tributo alle missioni Apollo nel video di “Bonfire Heart”

Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di skysmx* e alla segnalazione di @scream78.


Il video della nuova canzone di James Blunt (disponibile anche qui su Vimeo) è interamente dedicato alle missioni Apollo. Come se non bastasse questo bel tributo al coraggio e all'ingegno di quei viaggi indimenticabili, il suo prossimo album s'intitolerà Moon Landing (allunaggio).

Ecco qualche chicca presente nel video.

Nel riquadro a sinistra, il presidente Kennedy pronuncia lo storico discorso al Congresso nel quale annuncia l'intenzione di portare un uomo sulla Luna (25 maggio 1961). La frase “We choose to go to the Moon” è tratta dal suo discorso pubblico al Rice Stadium, in Texas, del 12 settembre 1962.

La "ideal rocket equation" in basso è l'Equazione del Razzo di Tsiolkovski.

A sinistra, degli astronauti (credo siano Armstrong, Aldrin e Collins) si apprestano a salire sul furgone che li porterà alla rampa di lancio al Kennedy Space Center. A destra, l'accensione di un missile Saturn V.

Decollo del Saturn V di Apollo 11.

Separazione del primo stadio del Saturn V di Apollo 11. Notare le icone che mostrano, nel corso del video, l'evoluzione della configurazione del veicolo.

Separazione dell'anello interstadio fra primo e secondo stadio di un Saturn V. Questa ripresa proviene da uno dei lanci di collaudo senza equipaggio (quelli con equipaggio non avevano cineprese in questa posizione).

Sorvolo della superficie lunare. Nel riquadro a sinistra, l'oggetto circolare è il bersaglio di allineamento usato per l'attracco fra modulo lunare e modulo di comando. Anche questa manovra è mostrata come animazione nel video.

Animazione dell'estrazione del modulo lunare dal terzo stadio del Saturn V.

A sinistra, il modulo lunare scende verso la Luna. La ripresa è probabilmente tratta dalla missione Apollo 12. A destra, l'allunaggio ripreso dall'interno del modulo lunare (probabilmente Apollo 11).

"The Eagle has landed" (l'Aquila è atterrata), frase pronunciata da Neil Armstrong per annunciare l'avvenuto allunaggio. A destra, un'immagine della diretta TV di Apollo 11: lo spezzone non mostra Armstrong, il primo a scendere, ma Buzz Aldrin, che scese poco dopo.

Al centro, immagini prese dai documentari e cinegiornali dell'epoca del primo sbarco. A destra, Aldrin e Armstrong assemblano e posano la bandiera americana sulla Luna.

L'unica persona inquadrata a lungo e chiaramente nell'intero video è Michael Collins, il terzo membro dell'equipaggio di Apollo 11. Collins rimase in orbita intorno alla Luna mentre Aldrin e Armstrong effettuavano l'allunaggio e la loro storica escursione sulla superficie lunare.

A sinistra in basso, l'animazione mostra la capsula conica del modulo di comando che si è separata dal modulo di servizio per il rientro sulla Terra. L'immagine a destra mostra l'apertura dei tre paracadute che frenarono Apollo 11 per l'ammaraggio.

L'ammaraggio di Apollo 11.

Un'impronta lasciata da Buzz Aldrin sulla Luna. Contrariamente a quanto credono in molti, questa foto non ritrae il primo passo di un essere umano sulla Luna.