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2011/01/14

Mac App Store, appena nato e già bucato

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.


Ha fatto il suo debutto pochi giorni fa il Mac App Store: il negozio via Internet di Apple dal quale scaricare programmi per i computer della celebre marca della mela morsicata con una formula molto simile a quella già collaudata per iPhone e iPad. L'obiettivo dell'App Store è semplificare l'acquisto, la gestione e la manutenzione dei programmi da parte degli utenti (e, naturalmente garantire profitti ad Apple e ai creatori dei programmi venduti tramite l'App Store).

Ma sono bastati appunto pochi giorni per scoprire che la sicurezza del Mac App Store ha una vulnerabilità che fa clamore per la sua semplicità. Lo Store, infatti, non obbliga un'applicazione messa in vendita a verificare che i dati della “ricevuta” dello Store, necessari per attivare l'applicazione stessa, siano riferiti specificamente a quella applicazione. Così è emerso che alcune applicazioni accettano qualunque “ricevuta”, anche quelle di altre applicazioni.

Colpa degli autori delle applicazioni, ma anche colpa di Apple che non impone questa verifica. Ecco come si fa a scavalcare la sua protezione antipirateria: si scarica il file .dmg dell'applicazione desiderata (è facile trovarlo in giro), la si installa come se fosse una normale applicazione e poi si copiano tre file e/o cartelle provenienti da qualunque programma regolarmente scaricato sull'App Store (compresi quelli gratuiti).

Non è il caso di specificare quali siano questi file passepartout, non solo per non incoraggiare la pirateria informatica ma anche perché scaricare programmi da fonti differenti dal sito del produttore è un rischio per la sicurezza. Sophos, infatti, sottolinea e dimostra (video) che nulla vieta di inserire nelle copie pirata dei virus fatti su misura per il mondo Mac: anzi, è incredibilmente semplice. Le applicazioni pirata diventerebbero così dei perfetti cavalli di Troia. 

Morale della storia: risparmiare qualche banconota può costare molto caro anche per gli utenti della Mela.


Fonti aggiuntive: TheNextWeb, Craftymind, ZDNet.

34 milioni di euro di risarcimento per pirateria: pagati dalle case discografiche

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Capita abbastanza spesso di sentire notizie di processi o condanne a carico di utenti privati colti a piratare musica e film in quantità industriali, con costi e sanzioni di migliaia di franchi. Capita un po' meno di sentire che il risarcimento ammonti a 43 milioni di franchi e che gli imputati siano delle case discografiche. Sì, avete letto bene.

I nomi coinvolti sono notissimi: Universal, Warner, EMI e Sony BMG. Gli stessi che perseguono con tanta solerzia i privati cittadini che frequentano eMule e dintorni. Certo, una violazione delle leggi non ne giustifica un'altra, ma l'ironia e l'ipocrisia della vicenda fanno riflettere.

Nel 2008 un gruppo di musicisti, capeggiati dagli eredi del jazzista Chet Baker, ha avviato una class action nei tribunali canadesi contro le case discografiche citate. L'accusa era che queste società, con la complicità delle agenzie di gestione dei diritti, avevano venduto CD, soprattutto compilation, senza fissare le autorizzazioni di copyright e senza pagare i diritti, limitandosi a mettere gli artisti in una cosiddetta pending list, ossia una lista dei sospesi.

Solo che i sospesi sono rimasti, appunto, sospesi: il debito delle case discografiche si è accumulato sin dal 1988, arrivando a ben 300.000 brani solo in Canada, intanto che Sony BMG, EMI, Warner e Universal vendevano e incassavano. Ora le case discografiche hanno raggiunto un accordo per risarcire 45 milioni di dollari canadesi (circa 34 milioni di euro, 43 milioni di franchi) e per attivare un sistema di compensazione più efficace e veloce.

Le case discografiche si sono affrettate a precisare che “L'accordo è un compromesso sulle rivendicazioni contestate e non è un'ammissione di responsabilità o di torto da parte delle etichette discografiche”.


Fonti aggiuntive: Torrentfreak, Michael Geist, Ars Technica.

Peli sintetici che spuntano dalla pelle: cos’è il Morbo di Morgellons?

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Ieri sera un programma di una rete nazionale italiana, il cui nome lascerò nel... mistero, ha suscitato la preoccupata curiosità di molti ascoltatori del Disinformatico parlando del cosiddetto morbo di Morgellons: una malattia che farebbe affiorare da sotto la pelle dei filamenti polimerici e sarebbe causata da irrorazioni effettuate dagli aerei tramite le scie che rilasciano in volo.

La tesi è di sicuro impatto visivo e abbastanza impressionante, ma non sta in piedi per alcune ragioni piuttosto semplici. Se davvero le scie degli aerei causassero queste eruzioni d'irsutismo plastificato, ne sarebbero affette tante persone. Invece i casi sono una manciata.

Inoltre un'operazione criminale del genere richiederebbe le massime complicità governative, che sarebbero perfettamente in grado di bloccare una trasmissione che la smascherasse. Per capirci: Wikileaks pubblica un po' di gossip sui leader del mondo e Julian Assange finisce braccato dall'Interpol e agli arresti, minacciato di estradizione, mentre chi presenta in TV addirittura le prove di un avvelenamento di portata internazionale rimane libero di parlarne in prime time. Non ha molto senso.

Comunque sia, c'è un test molto semplice per capire se la povera ragazza affetta dal presunto “morbo di Morgellons” mostrata nel servizio televisivo lo è davvero o se si tratta di una simulazione o di banalissimi pelucchi provenienti dai vestiti: ingessarle una zona del corpo dove si presentano i pelucchi, in modo che la pelle della zona non sia raggiungibile dall'esterno, e aspettare un mesetto. Se i pelucchi ci sono quando si apre il gesso, provengono davvero dal corpo; se non ci sono, il “morbo“ non c'è più.

L'idea non è nuova: la sua sperimentazione da parte di un medico fu segnalata da Popular Mechanics cinque anni fa (prima parte; seconda parte). In quel caso il paziente risultò miracolosamente “guarito”.

Ma da dove viene questa storia? Il cosiddetto “Morbo di Morgellons” è una malattia teorizzata da una biologa, Mary Leitao, nel 2002; ad oggi non esiste alcuna prova tangibile che ne dimostri l'esistenza. I medici che hanno studiato il fenomeno affermano che non c'è alcuna differenza tra il Morbo di Morgellons e la parassitosi illusoria, una grave forma di psicosi. Diversi studi affermano che le persone che sostengono di essere affette dal Morbo di Morgellons riescono ad essere curate con le terapie utilizzate nella cura della parassitosi illusoria.

A quanto risulta fin qui, quindi, sembra il Morbo di Morgellons non sia altro che un nuovo nome assegnato a una patologia già ben nota alla medicina. Di questo aspetto si sta occupando il CDC (Center for Disease Control) statunitense, con uno studio epidemiologico volto a stabilire se il Morbo di Morgellons esiste realmente.

Inoltre Mary Leitao e la sua fondazione (Morgellons Research Foundation) non fanno alcun riferimento alle “scie chimiche” rilasciate dagli aerei; anzi, dichiarano che praticamente nulla si sa né sulle cause del presunto morbo, né sulla sua infettività, né tanto meno sulle sue cure.

Per chi volesse approfondire con un po' di letteratura degli esperti di settore, ci sono alcune pubblicazioni fondamentali:

Kama Sutra nella mail, occhio alla trappola

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 14/1/2011 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Se ricevete via mail da qualcuno che conoscete una presentazione PowerPoint intitolata Real kamasutra.pps oppure Kamasutra.pps, non cedete ai vostri istinti: è un cavallo di Troia informatico che sta girando in questi giorni.

La trappola di questa presentazione è particolarmente efficace non solo perché fa leva su un argomento che suscita la curiosità praticamente di chiunque, ma anche perché fornisce effettivamente quello che sembra promettere, vale a dire una presentazione PowerPoint contenente illustrazioni esplicite delle varie... configurazioni d'interfacciamento consentite agli esseri umani. Tredici posizioni amorose fotografate con cura e garbo ma accompagnate da un regalo inatteso quanto indesiderato.

Come racconta Sophos, in realtà il nome del file della presentazione termina con .pps.exe, ma le impostazioni standard di Windows nascondono il suffisso (più propriamente denominato estensione) che sta a destra dell'ultimo punto nei nomi di file, per cui il file sembra essere di tipo PowerPoint (identificabile dall'estensione .pps) quando in realtà è un programma eseguibile (estensione .exe).

In altre parole, chi abbocca all'esca crede di aprire una presentazione ma in realtà avvia un programma che apre la presentazione (che in sé non è infetta da virus) e intanto deposita nel computer il virus (per essere precisi, un trojan) denominato Troj/Bckdr-RFM, che apre un accesso segreto (una backdoor) nel computer, attraverso il quale gli aggressori possono prenderne il comando via Internet, usandolo per disseminare spam, rubare l'identità dell'utente, spiare quello che fa al computer e altre cose altrettanto simpatiche.

Un buon antivirus dovrebbe bloccare l'attacco, che funziona solo su computer con Windows, ma prevenire è meglio che curare: se ricevete questa presentazione-trappola, cancellatela senza aprirla e sarete a posto.

Webcam accessibili involontariamente via Internet: come trovarle

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Molte webcam moderne sono webcam IP: in altre parole, hanno un proprio indirizzo IP e si comportano come dei mini-siti Web il cui unico scopo è visualizzare quello che stanno inquadrando. Sono facili da installare e configurare e costano poco, per cui rappresentano un'alternativa molto diffusa alle tradizionali telecamere di sicurezza.

Ma c'è un piccolo problema: se le impostazioni di sicurezza della rete locale non sono regolate correttamente, il mini-sito Web della webcam è visibile da chiunque via Internet, ed è incredibilmente facile trovarlo. È sufficiente usare Google con un trucchetto.

Basta infatti digitare in Google inurl:indexFrame.shtml "Axis Video Server" o intitle:"Live NetSnap Cam-Server feed", oppure una qualunque delle chiavi di ricerca pubblicate per esempio qui, per trovare webcam in ogni parte del mondo, come questa, questa o questa.

Per distinguere quelle lasciate intenzionalmente accessibili da quelle aperte per errore si può guardare se la webcam viene trovata da Google associandola a un indirizzo IP numerico o a un nome di dominio: nel primo caso è probabile che sia accessibile per errore.

Come se non bastasse, queste webcam sono anche comandabili a distanza per puntarle in varie direzioni e regolarne lo zoom. Si può poi usare l'indirizzo IP per determinare la zona in cui si trova la telecamera. Buona caccia.

2011/01/13

“Morbo di Morgellons” a “Mistero”: se le accuse di complotto genocida fossero vere, perché gli autori sarebbero ancora vivi?

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: ore 23:45.

Per carità, intendiamoci: auguro vita lunga e prospera a tutta la redazione di Mistero, ma mi tormenta una domanda. Stasera il programma ha parlato di morbo di Morgellons, mostrando anche una persona che ne sarebbe affetta, e l'ha messo esplicitamente in relazione con le “scie chimiche”.

Insomma, un programma in prima serata di un network nazionale rivela, con prove apparentemente inoppugnabili, tutti gli elementi di una gigantesca congiura aviotrasportata che avvelena le persone irrorandole dal cielo.

Fatemi capire: Wikileaks pubblica un po' di gossip sui leader del mondo e Julian Assange finisce braccato dall'Interpol e agli arresti, minacciato di estradizione. Mistero pubblica addirittura le prove di un avvelenamento internazionale che richiede le massime complicità governative, e i suoi autori restano liberi di parlarne alla TV in prime time?

Se qualche volenteroso sostenitore delle “scie chimiche” è capace di spiegarmi questa disparità di trattamento, si accomodi. Intanto propongo un test molto semplice per capire se la povera ragazza affetta dal presunto “morbo di Morgellons” lo è davvero o se si tratta di una simulazione o di banalissimi pelucchi provenienti dai vestiti: ingessarle una zona del corpo dove si presentano i pelucchi, in modo che la pelle della zona non sia raggiungibile dall'esterno, e aspettare un mesetto, come ha già segnalato Popular Mechanics cinque anni fa (prima parte; seconda parte). Se i pelucchi ci sono quando si apre il gesso, provengono davvero dal corpo; se non ci sono... beh, chiedetelo agli “esperti” di Mistero.

Aggiornamento. I suddetti “esperti” non hanno neanche riletto quello che loro stessi hanno scritto per questa puntata: prima hanno detto che la fine del mondo prevista dai Maya per il 21 dicembre 2012 è sbagliata, poi in un servizio successivo della stessa puntata hanno ripetuto pari pari la storiella della fine del mondo prevista dai Maya per il 21 dicembre 2012. Complimenti. Epico lo slogan con il quale l'“esperto” mascherato di Mistero, tale Adam Kadmon, spiega a modo suo (ovviamente con HAARP e l'immancabile Nikola Tesla), le “vere” ragioni delle morie di uccelli: “informatevi e indagate”. Perché la banda di simpaticoni di Mistero di certo non lo fa. È troppo occupata a divertirsi a prendere per i fondelli chi crede ai suoi deliri televisivi.

Panico: lo spostamento del Polo magnetico causa morie di uccelli e tilt degli aeroporti!

Questo articolo era stato pubblicato su Wired.it, dove ora non è più disponibile, per cui lo ripubblico qui.

A Tampa, in Florida, l'aeroporto internazionale chiude una pista per tenere conto del fatto che il Polo magnetico ha cambiato posizione. Subito giornalisti e blogger si sono affrettati a mettere questa notizia in relazione con le recenti segnalazioni di morie di uccelli e altri animali, ispirati forse dal film The Core, nella cui improbabile trama gli uccelli impazzivano e gli aerei andavano in tilt a causa dell'arresto del nucleo magnetico della Terra.

Per esempio, la chiusura della pista a Tampa avviene “per lo stesso motivo che potrebbe essere all'origine della moria di pesci e uccelli che si è verificata in più parti del mondo”, scrive Maurizio Molinari citando proprio The Core, su La Stampa: “la massa magnetica al Polo Nord della Terra sta oscillando più rapidamente di quanto avviene di solito”. Per Piero Mei, sul Messaggero, “sarebbe anche questa una delle cause delle recenti morie”. I forum di siti catastrofisti come Nibiru2012.it e Comedonchisciotte sono in subbuglio: sembra quasi che godano all'idea dell'imminente fine del mondo.

Tuttavia The Core non è una puntata di Superquark: è intrattenimento che non ha pretese di insegnare come funziona realmente il mondo. Per farlo si usano invece la ricerca giornalistica e la scienza. Un briciolo di ricerca in archivio e una rapida consultazione degli addetti ai lavori trovano infatti che la chiusura temporanea di una pista per tenere conto degli spostamenti del Polo magnetico è assolutamente normale: per esempio, è accaduto nel Regno Unito all'aeroporto di Stansted nel luglio del 2009, a Manchester e a Heathrow rispettivamente nel 2007 e nel 1987, e anche negli Stati Uniti, per esempio a Palm Beach nel 2010. Airliners.net cita esempi in tutto il mondo, da Amsterdam a Toronto, negli anni passati, e altri ne sono previsti per il 2011. Anche l'aeroporto di Bergamo ha effettuato un'operazione analoga, secondo Meteopassione.com.

Il Polo magnetico, infatti, si sposta in continuazione e le piste sono identificate da numeri che corrispondono al loro orientamento rispetto al nord magnetico, arrotondato alla decina più vicina: se questo riferimento si sposta, i numeri vanno ridefiniti di conseguenza. La Federal Aviation Administration statunitense se ne occupa regolarmente ogni cinque anni.

La pista di Tampa in questione, per esempio, era la 18R/36L: vale a dire, era disposta lungo la direzione nord-sud (180°/360°, a seconda del verso) rispetto a dove si trovava il polo magnetico al momento della sua designazione (la lettera indica se la pista è quella di destra, di sinistra o di centro). Ma lo spostamento del nord magnetico s'è accumulato negli anni e quindi occorre cambiare l'identificativo della pista (che in questo caso diverrà da oggi 19R/1L, ossia 190°/10°). Lo stesso avverrà per le altre piste dell'aeroporto nei prossimi giorni (Tampa Bay Online). I piloti vengono avvisati tramite i NOTAM e aggiornano le proprie mappe. Tutto qui: gli aerei non vanno certo in tilt. È come cambiare il nome a un'uscita dell'autostrada.

Nulla di anomalo, quindi: l'errore giornalistico è stato segnalare l'aggiornamento dell'identificativo della pista di Tampa come se fosse un evento straordinario, senza chiedersi se ci fosse per caso una spiegazione meno drammatica.

Anche lo spostamento del polo magnetico non ha nulla di straordinario, perlomeno per gli esperti: anche se noi profani tendiamo a pensare che il Polo magnetico coincida con quello geografico e se ne stia lì, in realtà quello magnetico è parecchio sfalsato e se ne va a spasso. Il Geological Survey of Canada ha tracciato una mappa storica del suo girovagare dal 1831 al 2001: nell'ultimo secolo s'è spostato di ben 1100 chilometri. Lo US Geological Survey offre una bella animazione che traccia il suo movimento dal 1590 a oggi.

Molti giornali hanno segnalato che il Polo magnetico si è spostato di una sessantina di chilometri in un anno, dichiarando che questo movimento sarebbe preoccupante perché troppo veloce e repentino, tanto da confondere gli uccelli migratori: in realtà, stando agli esperti del Geological Survey of Canada, lo spostamento medio dal 1970 è di circa 40 chilometri l'anno, e c'è un dato importante di cui tenere conto prima di allarmarsi per eventuali spostamenti repentini o influssi sui volatili: il Polo magnetico si sposta ogni giorno di 80 chilometri o più, tracciando un ovale. Le posizioni annuali indicate sulle mappe, infatti, sono delle medie.

Se il Nord magnetico cambia posizione giornalmente di 80 chilometri, sembra improbabile che sessanta chilometri l'anno facciano molta differenza per gli uccelli, che risultano cavarsela bene nonostante lo spostamento ben più importante, di 1100 chilometri, avvenuto negli ultimi cento anni.

In altre parole, le profezie di sciagura geomagnetica sono sballate e non è il caso di perdere la bussola.

Poli che si spostano, polli che ci cascano

Catastrofe du jour: lo spostamento repentino del Polo magnetico manda in tilt aerei e uccelli. Chiusa una pista a Tampa


La notizia della chiusura di una pista dell'aeroporto internazionale di Tampa per tenere conto del repentino spostamento del polo magnetico ha scatenato il solito delirio di ipotesi: sarà per questo che ci sono le morie di uccelli? Ho fatto un'indaginetta in proposito e l'ho pubblicata su Wired [2014/12/13: ripubblicata qui] poco fa. L'unica consolazione di questa mandria di bufale intorno alle notizie di animali morti è che si può cogliere l'occasione per imparare qualcosa di nuovo. Per esempio, che il polo nord magnetico terrestre si sposta di 80 chilometri ogni giorno tracciando un ovale.

Intanto la NASA pubblica un video di sbufalamento ufficiale delle principali teorie di catastrofe intorno al 2012. Se vi interessa, ve lo traduco.

2011/01/11

Il primo pianeta roccioso extrasolare. Stavolta sul serio

La sonda Kepler ha trovato il primo pianeta roccioso confermato fuori dal nostro Sistema Solare


A differenza di Gliese 581g, il pianeta extrasolare abitabile annunciato con grande clamore a settembre 2010 e poi degradato allo stato molto schroedingeriano di “non sappiamo ancora per certo se esiste”, stavolta sembra proprio che ci siamo: la NASA ha annunciato la scoperta confermata di un pianeta roccioso, battezzato provvisoriamente Kepler-10b (in onore della sonda usata per acquisire i segnali della sua presenza), che sarebbe il più piccolo finora scoperto al di fuori del nostro sistema solare: solo 1,4 volte più grande della nostra Terra e con una massa 4,6 volte superiore.

Non è però abitabile: orbita troppo vicino alla propria stella, tanto che ci mette meno di un giorno terrestre a completare un'orbita, ed è un inferno di metallo fuso a milletrecento gradi sul lato esposto alla luce della propria stella. Ma è un'indicazione di quanto stanno diventando raffinate e potenti le tecniche di ricerca dei pianeti nel cosmo.

Secondo Ars Technica, la scoperta del pianeta è stata effettuata dalla sonda in base alla riduzione periodica della luce proveniente dalla stella Kepler-10 prodotta dal passaggio del pianeta davanti alla stella (dal punto di vista della sonda) ed è stata confermata dal telescopio terrestre Keck, alle Hawaii, sulla base degli spostamenti Doppler dello spettro della stella causati dallo spostamento della stella stessa prodotto dall'attrazione gravitazionale del pianeta.

Qui sotto trovate la mia traduzione spiccia delle parole di Natalie Batalha, vicedirettore del gruppo di ricerca presso l'Ames Research Center della NASA, a commento delle immagini del video di grafica digitale pubblicato dall'ente spaziale statunitense che includo qui.


Kepler-10b orbita intorno a una delle 150.000 stelle sottoposte a monitoraggio dalla sonda Kepler fra le costellazioni del Cigno e della Lira. Puntiamo il nostro mosaico di 42 rivelatori lì, sotto l'ala del cigno. poco sopra il piano della Via Lattea. La stella vera e propria è molto simile al nostro Sole per temperatura, massa e dimensione, ma è più vecchia: ha 11,9 miliardi di anni, rispetto ai 4,5 del nostro Sole. È una stella tranquilla, che ruota lentamente con un campo magnetico debole e poche delle macchie solari che caratterizzano il nostro Sole. La stella sta a circa 560 anni luce dal nostro Sistema Solare ed è una delle più luminose fra le stelle sorvegliate da Kepler, ed è stata la prima che abbiamo identificato come potenziale ospite di un pianeta transitante molto piccolo. I transiti del pianeta furono osservati per la prima volta a luglio del 2009.

560 anni luce. Mi sono resa conto che quando la luce di questa stella ha iniziato il proprio viaggio verso la Terra, i navigatori europei stavano attraversando l'Oceano Atlantico per la prima volta in cerca di nuovi orizzonti. Oggi stiamo ancora esplorando, e la nostra coffa è un telescopio spaziale di nome Kepler. Un giorno gli oceani che attraverseremo saranno la galassia stessa, ma per ora immaginiamo i mondi che scopriamo affidando alle mani degli artisti tutto quello che abbiamo appreso dalle nostre osservazioni.

Qui vedete Kepler10-b come un mondo bruciato, che orbita intorno alla propria stella a una distanza 20 volte inferiore a quella fra Mercurio e il nostro Sole. Si presume che la temperatura diurna sia superiore a 1300 °C, superiore a quella delle colate di lava sulla Terra. Le radiazioni intense hanno impedito al pianeta di trattenere un'atmosfera, ma qui vediamo frammenti di silicati e ferro evaporati da una superficie fusa e spazzati via dalla radiazione stellare, in maniera molto simile alla coda di una cometa quando la sua orbita la porta vicina al Sole. Molti anni fa, prima della sonda Kepler, il nostro gruppo costruì un telescopio robotizzato al Lick Observatory per imparare ad effettuare fotometria di transito. Lo chiamammo il “telescopio di Vulcano”, riferendoci al pianeta ipotetico che gli scienziati dell'Ottocento pensavano potesse trovarsi fra il Sole e Mercurio. Un pianeta che potesse spiegare le piccole deviazioni nell'orbita di Mercurio che furono poi spiegate tramite la teoria della relatività generale di Einstein. Vulcano è il dio del fuoco nella mitologia romana: un nome calzante per un mondo così vicino al Sole. Quando ho visto l'illustrazione dell'artista di Kepler-10b per la prima volta, ho pensato subito che questo fosse il nostro pianeta Vulcano. Eravamo tornati al punto di partenza nella nostra ricerca e sappiamo che abbiamo solo cominciato a immaginare le possibilità.

2011/01/10

Facebook non chiude; “Tron Legacy” alla radio stamattina; corsi CICAP

L'allarme che sta girando in Rete e che annuncia la prossima chiusura di Facebook il 15 marzo è un'azzeccatissima bufala, probabilmente partorita dal mitico giornale/sito satirico Weekly World News qui e smentita da Facebook qui (Huffington Post; ABC News; Snopes; Ticinonline; Slashable).

Stamattina alle 11 parteciperò a uno speciale radiofonico di un'ora dedicato a Tron Legacy, al Tron originale e alla grafica digitale nel cinema in Strahollywood (RSI Rete Tre, streaming qui).

Stanno per chiudersi le iscrizioni al nono Corso per investigatori di misteri del CICAP, che spiega (anche tramite prove pratiche) come indagare su fenomeni misteriosi, cure miracolose, complotti, veggenti e sensitivi, ma è anche un'ottima scusa per conoscersi fra scettici allegri appassionati di questi argomenti e fare due chiacchiere insieme senza la fretta degli incontri tradizionali. Io sarò uno dei docenti per la parte dedicata ai complotti. Le iscrizioni si chiudono il 22 gennaio. Il programma del corso è consultabile qui; la scheda d'iscrizione è qui. Per i primi 5 iscritti che siano studenti delle scuole superiori o universitari c'è la possibilità di usufruire dell'intero corso per 200 euro anziché 650 (è caruccio, lo so, ma è una delle poche forme di finanziamento dell'associazione): per i dettagli, inviate una mail ad amministrazione@cicap.org o visitate questa pagina del sito del CICAP.