A prima vista è un risultato spettacolare: Google ha pubblicato una dimostrazione di un software in grado (almeno in apparenza) di ricostruire i dettagli di un volto mascherato usando la tecnica dei “quadrettoni”, come mostrato qui accanto. A sinistra c’è l’immagine mascherata, al centro c’è la ricostruzione e a destra c’è il volto originale.
In realtà la “ricostruzione” è un tentativo basato su un repertorio di immagini simili: non c’è nessuna garanzia che il volto ricostruito corrisponda all’originale, anche se gli somiglierà parecchio.
Il problema di questa tecnica è che crea l’illusione “alla CSI” che si possano ottenere ingrandimenti strabilianti dalle immagini più sgranate, come appunto ha fatto CSI in alcune puntate particolarmente inverosimili: questi miracoli continuano ad essere tecnicamente impossibili, ma c’è il rischio che un giudice o una giuria che fraintendono il funzionamento di questo nuovo software pensino di avere davanti agli occhi il volto reale di un sospettato. In circostanze meno drammatiche, comunque, quest’elaborazione potrebbe rendere più gradevoli le foto di famiglia sfuocate o sgranate. È proprio il caso di dire che staremo a vedere.
Un blog di Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale
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2017/02/17
PewDiePie mollato da Disney e YouTube per video “antisemiti”
Ultimo aggiornamento: 2017/02/18 7:50.Grossi guai per PewDiePie (Felix Kjellberg), un popolarissimo Youtuber ventisettenne che vanta 53 milioni di iscritti ai suoi canali video e oltre 9 milioni di seguaci su Twitter e ha incassato (secondo Forbes) la bellezza di 15 milioni di dollari nel 2016: ha appena perso un contratto multimilionario con YouTube e Disney, che prevedeva fra l’altro una serie televisiva via Web di cui PewDiePie sarebbe stato il protagonista principale.
La ragione di questi guai è che PewDiePie ha incluso nei propri video varie immagini filonaziste e antisemite che, tolte dal loro contesto, sono state interpretate dai gruppi neonazisti come una sorta di messaggio in codice di sostegno ai loro deliri razzisti. Il Wall Street Journal le ha segnalate alla Disney, che ha definito “inadatti” i video in questione, che avevano totalizzato 13 milioni di visualizzazioni.
Uno degli spezzoni di video più contestati è quello dell’11 gennaio scorso, in cui PewDiePie mostra due persone indiane che reggono uno striscione con uno slogan violentemente antisemita e ridono (i due uomini hanno dichiarato di non sapere cosa significasse lo striscione). Lo Youtuber dice di averlo realizzato perché voleva dimostrare l’assurdità di siti come Fiverr, dove si può chiedere ad altri utenti Internet di fare qualcosa in cambio di un minimo di cinque dollari.
Ma il risultato è stato non solo la perdita del contratto con Disney e la rimozione da YouTube di due suoi video : come se non bastasse, PewDiePie ha registrato un video nel quale dice “se io facessi un video nel quale dico...” e prosegue, dopo uno stacco, dicendo frasi naziste con espressione seria, invitando gli ascoltatori a ripeterle. Tolte di nuovo dal loro contesto, queste frasi sono state celebrate ripetutamente da uno dei più seguiti siti neonazisti statunitensi (che non cito per non regalargli visibilità).
Felix Kjellberg ha scritto che non vuole in alcun modo sostenere “atteggiamenti d’odio di nessun genere”, ha pubblicato un video di scuse e ha dichiarato che “queste battute erano in ultima analisi offensive” (Capitan Ovvio finalmente è riuscito a farsi sentire), ma al tempo stesso dice di essere vittima di un “attacco personale” dei media tradizionali.
L’accusa di neonazismo o di antisemitismo è forzata (il rimontaggio fuori contesto è evidente), ma di certo PewDiePie, se non gli è passato per la mente che fare “battute” antisemite poco dopo aver ottenuto un contratto con la Disney poteva forse andare storto ha fornito una spettacolare dimostrazione della regola di Internet “Think Before You Post” (“prima di postare, pensa”).
WhatsApp attiva l’antifurto: verifica in due passaggi
Ultimo aggiornamento: 2017/02/17 11:05.
WhatsApp ha finalmente attivato l’antifurto, o più precisamente la verifica in due passaggi: una tecnica contro il furto di account già adottata da tempo da Facebook, Instagram, Google, Apple e molti altri servizi di Internet. Questa verifica in due passaggi in gergo tecnico si chiama autenticazione a due fattori e risolve una lacuna di sicurezza importante, che consentiva finora a un aggressore di rubare un account WhatsApp sapendo soltanto il numero di telefonino della vittima e sfruttando alcune astuzie informatiche.
Per abilitare la verifica in due passaggi, che è disponibile sia per dispositivi iOS di Apple, sia per dispositivi Android di tutte le marche, andate nelle Impostazioni di Whatsapp, scegliete la voce Account e poi scegliete Verifica in due passaggi. Se non c’è, provate ad aggiornare l’app di WhatsApp: forse ne state usando una versione vecchia.
In questa voce Verifica in due passaggi scegliete Abilita.
A questo punto immettete un codice di accesso a sei cifre, da tenere segreto...
...digitatelo una seconda volta per confermarlo, prendetene nota per non perderlo, immettete facoltativamente un indirizzo di mail da usare se vi dimenticate il codice numerico...
... e il gioco è fatto.
Questo codice numerico non vi verrà chiesto ogni volta che usate WhatsApp, ma solo ogni tanto, per evitare che ve lo dimentichiate. A parte questo, sarà necessario digitarlo soltanto quando cambiate smartphone o se volete aggiungere al vostro account WhatsApp un altro numero di telefono o un altro dispositivo. Cosa più importante, con questo antifurto un ladro informatico, per rubarvi l’account, dovrebbe conoscere il vostro codice e anche avere accesso a uno dei vostri dispositivi abilitati a usare WhatsApp: una situazione decisamente improbabile.
Se non avete un indirizzo di mail da affidare a WhatsApp, non c’è problema: l’antifurto funziona lo stesso. Per contro, se avete dato un indirizzo di mail a WhatsApp, fate attenzione se ricevete delle mail che contengono inviti a disabilitare questa verifica in due passaggi: se non le avete richieste voi, sono dei tentativi di furto che questa nuova protezione ha sventato.
La verifica in due passaggi può sembrare una complicazione inutile, ma provate a chiedere a qualcuno a cui hanno rubato l’account come si sente ora che i suoi messaggi e le sue foto sono visibili al ladro, che potrebbe usarli per ricattarlo.
Provate questa nuova misura di sicurezza: mal che vada, potete sempre disabilitarla, e potete farlo anche se non ricordate il codice numerico o l’indirizzo di mail che avete impostato: basta infatti rientrare nelle Impostazioni, scegliere Verifica in due passaggi e poi Disabilita.
Una volta tanto, insomma, avere maggiore sicurezza anche in WhatsApp è facile. Non approfittarne sarebbe davvero un peccato. E anche se secondo le indagini di Andrea Draghetti ci sono delle lacune importanti, questa novità è comunque un deterrente e un ostacolo in più per i malintenzionati opportunisti.
Fonte: The Hacker News.
WhatsApp ha finalmente attivato l’antifurto, o più precisamente la verifica in due passaggi: una tecnica contro il furto di account già adottata da tempo da Facebook, Instagram, Google, Apple e molti altri servizi di Internet. Questa verifica in due passaggi in gergo tecnico si chiama autenticazione a due fattori e risolve una lacuna di sicurezza importante, che consentiva finora a un aggressore di rubare un account WhatsApp sapendo soltanto il numero di telefonino della vittima e sfruttando alcune astuzie informatiche.
Per abilitare la verifica in due passaggi, che è disponibile sia per dispositivi iOS di Apple, sia per dispositivi Android di tutte le marche, andate nelle Impostazioni di Whatsapp, scegliete la voce Account e poi scegliete Verifica in due passaggi. Se non c’è, provate ad aggiornare l’app di WhatsApp: forse ne state usando una versione vecchia.
In questa voce Verifica in due passaggi scegliete Abilita.
A questo punto immettete un codice di accesso a sei cifre, da tenere segreto...
...digitatelo una seconda volta per confermarlo, prendetene nota per non perderlo, immettete facoltativamente un indirizzo di mail da usare se vi dimenticate il codice numerico...
... e il gioco è fatto.
Questo codice numerico non vi verrà chiesto ogni volta che usate WhatsApp, ma solo ogni tanto, per evitare che ve lo dimentichiate. A parte questo, sarà necessario digitarlo soltanto quando cambiate smartphone o se volete aggiungere al vostro account WhatsApp un altro numero di telefono o un altro dispositivo. Cosa più importante, con questo antifurto un ladro informatico, per rubarvi l’account, dovrebbe conoscere il vostro codice e anche avere accesso a uno dei vostri dispositivi abilitati a usare WhatsApp: una situazione decisamente improbabile.
Se non avete un indirizzo di mail da affidare a WhatsApp, non c’è problema: l’antifurto funziona lo stesso. Per contro, se avete dato un indirizzo di mail a WhatsApp, fate attenzione se ricevete delle mail che contengono inviti a disabilitare questa verifica in due passaggi: se non le avete richieste voi, sono dei tentativi di furto che questa nuova protezione ha sventato.
La verifica in due passaggi può sembrare una complicazione inutile, ma provate a chiedere a qualcuno a cui hanno rubato l’account come si sente ora che i suoi messaggi e le sue foto sono visibili al ladro, che potrebbe usarli per ricattarlo.
Provate questa nuova misura di sicurezza: mal che vada, potete sempre disabilitarla, e potete farlo anche se non ricordate il codice numerico o l’indirizzo di mail che avete impostato: basta infatti rientrare nelle Impostazioni, scegliere Verifica in due passaggi e poi Disabilita.
Una volta tanto, insomma, avere maggiore sicurezza anche in WhatsApp è facile. Non approfittarne sarebbe davvero un peccato. E anche se secondo le indagini di Andrea Draghetti ci sono delle lacune importanti, questa novità è comunque un deterrente e un ostacolo in più per i malintenzionati opportunisti.
Fonte: The Hacker News.
2017/02/16
Le Iene raccontano le fabbriche delle bufale
Ieri sera Le Iene ha trasmesso un servizio dedicato alle fabbriche di bufale a scopo di lucro, come Liberogiornale e la galassia di siti ingannevoli gestiti da Edinet di cui David Puente ed io abbiamo parlato in questo articolo a dicembre 2016.Consiglio di guardare il servizio (link al video), perché il business della bufala è spiegato molto bene anche graficamente e in particolare la parte dedicata all’intervista a Matteo Ricci Mingani, gestore di Edinet, è decisamente rivelatrice. Buona visione.
2017/02/08
#BastaBufale: è online l’appello della Presidenza della Camera italiana contro le false notizie
Ultimo aggiornamento: 2017/02/14 23:30.Presso BastaBufale.it trovate da oggi il testo dell’appello lanciato dalla Presidenza della Camera italiana, firmato dalla Presidente Laura Boldrini, della cui stesura sono stato consulente tecnico insieme a David Puente, Michelangelo Coltelli e Walter Quattrociocchi.
I perditempo che nei giorni scorsi preannunciavano sicuri un ordine generale di censura resteranno delusi. Gli altri, che hanno voglia di rimboccarsi le maniche invece di strillare al complotto, troveranno che nell’appello c’è lavoro per tutti per contrastare le bufale e le false notizie che causano danni gravi: sono invitati a partecipare scuole, giornalisti, personaggi dello spettacolo, gestori dei social network.
È inoltre chiaro, a chi si prende la briga di leggere l’appello invece di stroncarlo a priori, che questo contrasto non si fa mettendo bavagli: si fa promuovendo i fatti e diffondendoli, in modo che coprano il rumore dei bufalari di ogni categoria, dai siti acchiappaclic ai politici che promuovono panzane come le scie chimiche e l’antivaccinismo.
Un primo passo che tutti possono fare è aderire online all’appello e diffondere l’hashtag #bastabufale.
Se volete saperne di più, c’è il lancio ANSA e c’è un’intervista a Laura Boldrini su Buzzfeed (in inglese). Dell’appello parla anche AGI, sottolineando che al termine della sottoscrizione le firme dei cittadini verranno “consegnate ai rappresentanti del mondo della scuola e dell'università, dell'informazione, delle aziende e dei social network”.
Questo appello è solo il punto di partenza di una serie di iniziative informative, per fornire a tutti strumenti per evitare di essere fregati dalle bufale: ne parlerò prossimamente qui.
2017/02/11 00:30
In questi primi giorni sono arrivati vari commenti che segnalano dubbi e problemi sul funzionamento e sulle modalità dell’adesione. Vorrei chiarire che la gestione di Bastabufale.it non dipende da me: io (come gli altri primi firmatari) sono soltanto stato chiamato come consulente durante la preparazione del testo dell’appello. Concordo quindi con il testo, ma non ho voce in capitolo sulla gestione del sito.
2017/02/11 11:30
Su La Verità è stato pubblicato oggi un articolo, a firma di Antonio Amorosi, che solleva questioni sulla titolarità del sito BastaBufale.it e sul suo trattamento dei dati degli aderenti. Ribadisco che io sono stato consulente soltanto per il testo dell'appello e non per la sua parte tecnica e legale, ma ho comunque segnalato la questione alla Presidenza della Camera. Dalle risposte che ho ricevuto presumo che eventuali carenze di trasparenza verranno corrette prontamente.
2017/02/14 23:30
La Presidente Boldrini ha pubblicato sul proprio sito personale una lettera aperta a Facebook, nella quale dice di aver fatto due “proposte... di natura tecnica” a Facebook. Non so dirvi esattamente quali siano queste proposte: per ora posso dire solo che io e i colleghi, nell’ambito della consulenza che ci è stata chiesta, abbiamo inviato alla Boldrini numerosi suggerimenti tecnici, che potrebbero essere o meno la base di queste proposte. Giusto per scrupolo, sottolineo che fra le nostre proposte non c’era nessun progetto di censura o di liste di proscrizione, ma al contrario c’erano solo proposte di maggiore trasparenza. Aspettiamo e vediamo.
2017/02/03
Podcast del Disinformatico del 2017/02/03
È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
Truffatore incastrato dai dati del pacemaker
Ultimo aggiornamento: 2017/02/07 15:20.A settembre scorso Ross Compton, un cinquantanovenne dell’Ohio, ha chiamato i servizi d’emergenza perché la sua casa era in fiamme: è riuscito a mettere in salvo alcuni effetti personali mettendoli dentro delle valigie, che ha scagliato fuori dalla finestra e poi ha trascinato fino alla propria automobile. Anche se l’incendio ha provocato circa 400.000 dollari di danni, non ha causato vittime. Una storia a lieto fine, insomma, ma che c’entra con l’informatica?
C’entra perché c’è un seguito molto particolare: gli inquirenti, infatti, hanno notato che c’erano delle anomalie nell’incendio e delle contraddizioni nelle dichiarazioni del signor Compton. Così hanno chiesto e ottenuto un mandato per accedere ai dati di un testimone molto inconsueto: il pacemaker dell'uomo. Il cinquantanovenne è infatti cardiopatico ed ha impiantato nel proprio corpo un dispositivo per la regolazione del ritmo cardiaco, che ha una memoria cronologica digitale il cui contenuto è scaricabile.
I dati richiesti dagli inquirenti, cioè il numero di pulsazioni, le attivazioni del pacemaker e i ritmi cardiaci prima, durante e dopo l’incendio, hanno così incastrato l’uomo, che è stato poi incriminato per incendio doloso e frode assicurativa usando questi dati come “elemento probatorio chiave”.
Sull’incriminazione hanno pesato non poco anche altri dettagli, come la presenza di benzina sulle scarpe e sugli indumenti dell’uomo e il fatto che l’incendio aveva avuto più di un punto d’innesco, ma sono stati i dati digitali ad avere un ruolo di spicco nelle indagini e nella successiva incriminazione.
Le pulsazioni cardiache, infatti, sono un chiaro indicatore dello stato emotivo in condizioni del genere: chi appicca un incendio volontariamente ha infatti emozioni ben diverse da chi si accorge a sorpresa di avere un rogo in casa. E il battito del cuore, rilevato anche da dispositivi esterni, come gli smartwatch e i braccialetti di fitness che vanno così di moda oggi, può essere molto rivelatore in tante altre situazioni, anche molto personali, come un incontro amoroso.
C’è anche il problema dello sfruttamento commerciale di questi dati, per esempio se una compagnia assicurativa decide di aumentare il premio di una polizza sulla salute perché ha rilevato scarsa attività fisica e irregolarità nei ritmi cardiaci. Conviene insomma imparare a disattivare le funzioni di raccolta di dati di questi oggetti informatici, in modo che facciano quello che vogliamo noi e non quello che vuole qualcun altro.
Di fronte a storie come questa viene da chiedersi quanti alibi, quanti reati e quante scappatelle verranno smascherati nei prossimi anni grazie ai dispositivi digitali che indossiamo e che raccolgono dati senza che ci pensiamo. Gli inquirenti hanno insomma a disposizione un nuovo strumento d’indagine, che renderà più difficile la vita dei malfattori: ma potrebbe complicarla anche a chi ha ragioni innocenti per tenere segreta una storia d’amore e non sa di essere tradito dal dispositivo che ha al polso.
Fonti: NetworkWorld, WLWT5, MyDaytonDailyNews, WCPO, Journal-News.com.
Messaggino paralizza smartphone Android non recenti
Gli esperti di sicurezza informatica di Context IS hanno scoperto un difetto negli smartphone Samsung Galaxy S4, S4 Mini, S5 e Note 4 che consente di attaccarli e forzarne continuamente il riavvio semplicemente inviando loro un messaggio appositamente confezionato.
Più specificamente, l’attacco avviene tramite i messaggi di configurazione WAP, una tecnologia quasi in disuso ma ancora presente negli smartphone, che la implementano senza fare alcuna verifica sull’origine o sul contenuto, come dimostrato in un video molto eloquente.
Le versioni più recenti degli smartphone Samsung non sono vulnerabili, ma quelle vecchie sono ancora molto diffuse. Conviene aggiornare il più possibile il software (Samsung ne ha rilasciato una versione che risolve questa falla) ed evitare, se possibile, di usare smartphone non più aggiornabili.
Fonti aggiuntive: Bitdefender, BoingBoing.
Più specificamente, l’attacco avviene tramite i messaggi di configurazione WAP, una tecnologia quasi in disuso ma ancora presente negli smartphone, che la implementano senza fare alcuna verifica sull’origine o sul contenuto, come dimostrato in un video molto eloquente.
Le versioni più recenti degli smartphone Samsung non sono vulnerabili, ma quelle vecchie sono ancora molto diffuse. Conviene aggiornare il più possibile il software (Samsung ne ha rilasciato una versione che risolve questa falla) ed evitare, se possibile, di usare smartphone non più aggiornabili.
Fonti aggiuntive: Bitdefender, BoingBoing.
Antibufala: albergo attaccato da ransomware chiude gli ospiti fuori dalle camere
Ultimo aggiornamento: 2017/02/07.
Ha creato parecchio scalpore la notizia dell’albergo austriaco Romantik Seehotel Jaegerwirt, dove (secondo fonti come il Corriere della Sera) “circa 180 ospiti sono rimasti chiusi fuori dalle stanze, senza la possibilità di poter rientrare, fino al pagamento di un riscatto.”
L’albergo era stato colpito da un attacco informatico basato sul ransomware (un malware che blocca i computer fino a che si paga un riscatto), ma la storia è parzialmente una bufala e va ridimensionata.
Come nota l’informatico Graham Cluley, gli attacchi di ransomware non sono una novità, ma questo sarebbe stato un attacco particolare perché avrebbe preso di mira le serrature informatizzate delle camere. Ma proprio questo aspetto insolito è la bufala.
La fonte originale della notizia, The Local, aveva effettivamente scritto inizialmente che gli ospiti erano rimasti chiusi fuori dalle proprie stanze, ma in un successivo aggiornamento aveva chiarito che gli ospiti non erano affatto stati imprigionati. Più semplicemente, il ransomware aveva bloccato il computer che gestiva l’aggiornamento delle chiavi elettroniche delle camere, per cui quelle esistenti funzionavano senza problemi ma era impossibile generare chiavi nuove.
Il disagio è durato un giorno, ha dichiarato Christopher Brandstaetter, direttore dell’albergo, fino a quando è stato pagato il riscatto; ha precisato inoltre che “gli ospiti quasi non si sono accorti dell’inconveniente”.
Fonti aggiuntive: Gizmodo, The Register, Motherboard.
Ha creato parecchio scalpore la notizia dell’albergo austriaco Romantik Seehotel Jaegerwirt, dove (secondo fonti come il Corriere della Sera) “circa 180 ospiti sono rimasti chiusi fuori dalle stanze, senza la possibilità di poter rientrare, fino al pagamento di un riscatto.”
L’albergo era stato colpito da un attacco informatico basato sul ransomware (un malware che blocca i computer fino a che si paga un riscatto), ma la storia è parzialmente una bufala e va ridimensionata.
Come nota l’informatico Graham Cluley, gli attacchi di ransomware non sono una novità, ma questo sarebbe stato un attacco particolare perché avrebbe preso di mira le serrature informatizzate delle camere. Ma proprio questo aspetto insolito è la bufala.
La fonte originale della notizia, The Local, aveva effettivamente scritto inizialmente che gli ospiti erano rimasti chiusi fuori dalle proprie stanze, ma in un successivo aggiornamento aveva chiarito che gli ospiti non erano affatto stati imprigionati. Più semplicemente, il ransomware aveva bloccato il computer che gestiva l’aggiornamento delle chiavi elettroniche delle camere, per cui quelle esistenti funzionavano senza problemi ma era impossibile generare chiavi nuove.
Il disagio è durato un giorno, ha dichiarato Christopher Brandstaetter, direttore dell’albergo, fino a quando è stato pagato il riscatto; ha precisato inoltre che “gli ospiti quasi non si sono accorti dell’inconveniente”.
Fonti aggiuntive: Gizmodo, The Register, Motherboard.
Attivissimo.net torna parzialmente online
Sto migrando il contenuto di Attivissimo.net a un nuovo hosting. Al momento il sito è già accessibile correttamente presso www.attivissimo.net; non mi risulta accessibile se si digita semplicemente attivissimo.net. L’aggiornamento del DNS deve ancora propagarsi completamente, quindi a qualcuno il sito potrebbe risultare ancora temporaneamente irraggiungibile.
Non ho ancora migrato tutti i contenuti: ho iniziato stanotte, finirò probabilmente nel weekend. Se trovate link rotti, avvisatemi.
Non ho ancora migrato tutti i contenuti: ho iniziato stanotte, finirò probabilmente nel weekend. Se trovate link rotti, avvisatemi.
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