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2006/04/01

Computer quantistico “consentirebbe viaggi nel tempo”

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "nikweb" e "alexpaul".
L'articolo stato aggiornato dopo la sua pubblicazione iniziale.

Un gruppo di ricerca finlandese ha scoperto una conseguenza inattesa dei nuovi computer quantistici: la possibilità, in condizioni estremamente limitate, di effettuare quelli che nel cauto gergo scientifico vengono etichettati come "dislocamenti cronologici", ossia qualcosa di molto simile ai viaggi nel tempo.

Il primo passo, ampiamente documentato, è stato la costruzione di un computer basato sui principi della fisica quantistica che ha consentito, a febbraio 2006, al fisico Paul Kwiat della University of Illinois at Urbana-Champaign di risolvere un problema prima di eseguire un programma di risoluzione. La notizia è confermata dalla pubblicazione del comunicato stampa del fisico statunitense.

La seconda fase è stata la realizzazione del "teletrasporto" di un fotone, esperimento riprodotto in più laboratori indipendenti.

L'équipe del professor Timi Vuokkolan, dodici ricercatori in tutto, ha sostanzialmente combinato i risultati di questi due esperimenti ottenendo lo spostamento istantaneo (dunque superluminale) di un gruppo di particelle mediante l'applicazione di un fascio laser altamente collimato da 1,21 gigawatt. Già questo è un risultato di tutto rispetto, ma la vera sorpresa è nata esaminando quello che sembrava essere un errore dell'esperimento.

Infatti un ricercatore assegnato all'analisi matematica dei dati li ha rappresentati usando la cosiddetta "notazione bra-ket", rivelando che le particelle spurie che si presentavano nella camera dell'acceleratore di particelle pochi femtosecondi prima di ogni esperimento non erano un'interferenza esterna o un errore strumentale: erano le medesime particelle che un istante più tardi sarebbero state spostate dal fascio laser.

In altre parole, per una brevissima frazione di tempo, le stesse particelle sono risultate presenti contemporaneamente in due punti differenti dello spazio e sono arrivate a destinazione prima di partire. Ma Vuokkolan è estremamente cauto nel non alimentare entusiasmi. "Non siamo di fronte a una 'macchina del tempo' in senso classico; quello che è scientificamente più importante è la scoperta che anche il tempo, come la materia, è quantistico."

Semplificando, significa che la trasmissione temporale di particelle non può avvenire in modo arbitrario, ma solo a momenti discreti. "Come un ascensore è fatto per fermarsi solo ai piani e non a metà", dice l'esperto Alexandre Arbres Depin nel comunicato stampa, "così le particelle possono effettuare microdislocamenti cronologici soltanto a istanti specifici. Si può, per esempio, dislocarle di 42 femtosecondi, ma non di 41 o 40".

Questa può sembrare una limitazione, ma è in realtà un bonus per una particolare applicazione: l'informatica. La "dislocazione cronologica discreta" (DTD, Discrete Temporal Dislocation) permetterebbe una nuova generazione di processori estremamente potenti, in grado di analizzare per esempio l'intero genoma umano in pochi minuti o di simulare intere forme di vita "virtuali" fino all'ultima molecola, come riferisce The Economist. Processori talmente potenti, dicono i maligni, da poter persino far girare velocemente il prossimo Windows Vista.

Con una scelta che non mancherà di alimentare polemiche, i ricercatori finlandesi hanno già depositato il brevetto sulla loro tecnologia, ancor prima che essa venga confermata indipendentemente come si esige per ogni scoperta straordinaria.

La materia è ostica, per cui posso soltanto riferire con beneficio d'inventario. Ne ho discusso con alcuni amici fisici, che pur perplessi hanno (da bravi scienziati) ammesso la possibilità ma attendono appunto conferme indipendenti. Tutti vogliono evitare l'imbarazzo della fusione fredda di Pons e Fleischmann.

delorean_2nicolasmall.pngSembra dunque che una forma molto blanda di viaggio nel tempo sia scientificamente dimostrata. Abbandonando momentaneamente la cautela, sarebbe molto bello se questa tecnologia potesse essere migliorata al punto di poter "dislocare" nel tempo qualcosa di più di un pugno di particelle. Per esempio una persona: avremmo davvero una situazione degna di quest'immagine ispirata a Ritorno al Futuro, realizzata a Fiuggi (FR) in occasione della DeepCon 7, in cui Nicola Marcaccini riesce a comparire accanto a se stesso e vicino alla sua (autentica) DeLorean.

Se ci sono sviluppi, ne riparlerò. O ne avrò già riparlato?


Aggiornamento (2006/04/02)


Era, ovviamente, un piccolo pesce d'aprile, suggeritomi da Alessandro Pini, elemento di spicco della convention annuale Deepcon. Complimenti a chi ha colto le allusioni-indizio annidate nel testo:
  • La University of Illinois at Urbana-Champaign è un'allusione a HAL9000, il computer di 2001: Odissea nello spazio, che è stato attivato (nella finzione del film e del libro) a Urbana, ma è anche il luogo dove si è realmente svolto l'esperimento di Paul Kwiat. Il link porta alla storia autentica raccontata da The Register.
  • 1,21 gigawatt è l'energia necessaria per rispedire Marty McFly e la sua DeLorean dal 1955 nel 1985 in Ritorno al Futuro I.
  • L'arrivare a destinazione prima di partire è un riferimento alla "tiotimolina risublimata", sostanza inventata in un celebre racconto di Isaac Asimov e caratterizzata dalla sorprendente proprietà di entrare in soluzione prima che venga aggiunto il solvente.
  • Il "tempo quantistico" e l'esempio dell'ascensore sono tratti pari pari da Blank!, un miniracconto di Asimov.
  • Alexandre Arbres Depin è la maccheronica traduzione del nome del suggeritore della burla, nonché autore della foto della DeLorean con il proprietario sdoppiato.
  • I 42 femtosecondi rimandano alla gag del numero 42 nella Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams.
  • L'articolo di The Economist era a sua volta un pesce d'aprile.
  • Il DTD è un'allusione informatica alla Document Type Definition, ossia la primissima riga di ogni pagina HTML.
  • ...e per chi avesse voluto togliersi ogni dubbio sulla pesciaprilità dell'articolo, sarebbe bastato cliccare sul link della parola "cautela".

2006/03/31

Sparabufale smascherato: Vanity Fair scopre chi dissemina le bufale!

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Quelli di Vanity Fair mi hanno regalato un pesce d'aprile coi controfiocchi. Una mia lettrice, roberta, riferisce infatti che nel numero attualmente in edicola, a pagina 227, nella rubrica di dermatologia, la dottoressa Serri (riferisce roberta) risponde così a una lettrice allarmata per la cancerogena presenza di alluminio:

...stia tranquilla. quando riceve mail di questo genere, controlli sempre che non siano bufale messe in circolazione dal sito www.attivissimo.net.

Capito? Ebbene sì, lo confesso: ora che la CIA ha smesso di pagarmi per controbattere alle ipotesi sull'11 settembre (son tempi di vacche magre per tutti), mi sono dovuto inventare un nuovo modo per sbarcare il lunario: dissemino bufale e poi faccio finta di indagarle, così divento famoso e ricco con le donazioni e la pubblicità di Google. Avete presente la teoria secondo la quale i produttori di antivirus fabbricano i virus? Appunto.

Ho già ricevuto in privato le scuse formali della redazione Beauty di Vanity Fair, che promette di rimediare con un'errata corrige "nella rubrica 'Ufficio Accuratezza' del n. 14 (in uscita giovedì prossimo)."

Niente di grave: sopravviverò. Ma non posso fare a meno di notare che casi come questo, e anche molto più gravi di questo, dimostrano come il giornalismo cartaceo sia vulnerabile all'errore tanto quanto quei blogger che spesso i giornalisti guardano dall'alto in basso.

Aggiornamento (2006/4/03). In un gesto di correttezza che amerei vedere più spesso da parte di certe testate che pubblicano bufale senza mai ritrattarle, Vanity Fair ha anche pubblicato le sue scuse nei commenti a questo blog. Una scansione della pagina, mandatami gentilmente da pittipatti, è disponibile nel mio archivio di Flickr.

Nuova megafalla Internet Explorer: insomma, la smettete di usare (e imporre) IE?

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Credit: NiskArtNet.
Da fine marzo è in corso un nuovo attacco contro gli utenti di Internet Explorer, ai quali basta visitare un sito per essere infettati. Il problema è che gli aggressori hanno alterato anche siti fidati e sfruttano una falla di Internet Explorer per la quale Microsoft non ha ancora rilasciato una correzione. Per il momento, l'unico rimedio è usare la tecnica consigliata da sempre: sostituire Internet Explorer con qualsiasi altro programma analogo, per esempio Opera o Firefox.

Secunia definisce "estremamente critica" la falla, catalogata formalmente come CVE-2006-1359, e indica che ne sono affette tutte le versioni recenti di IE, dalla 5.01 in su fino alla versione-anteprima di Internet Explorer 7 (Beta 2 Preview) rilasciata da zio Bill a gennaio.

La falla nasce da un errore nella gestione della chiamata "createTextRange()" in IE. Non richiede alcuna interazione dell'utente con il sito ostile: è sufficiente visitarlo con Internet Explorer.

Microsoft dice che la pezza di correzione verrà rilasciata insieme alle altre correzioni nel solito aggiornamento mensile, previsto per l'11 di aprile, ma potrebbe essere rilasciata anche prima se necessario. Inoltre afferma che la versione di IE7 Beta di marzo non è affetta dalla falla.

In attesa del rilascio della correzione, Microsoft consiglia di configurare IE in modo che faccia comparire una richiesta di conferma prima di eseguire istruzioni di Active Scripting, oppure di disabilitare l'Active Scripting nelle zone Internet e Locale; consiglia inoltre di impostare i livelli di sicurezza ad "Alta" per l'Active Scripting in queste zone.

Le istruzioni sono qui in inglese; può darsi ci sia una versione italiana, ma mi sembra un procedimento molto macchinoso che oltretutto rende scomodissima la navigazione nei siti che (poco furbamente) usano l'Active Scripting: meglio tagliare la testa al toro e passare a un programma alternativo, come appunto Firefox o Opera (cosa che ovviamente zio Bill non osa consigliarvi).

Se per qualsiasi motivo dovete restare fedeli a Internet Explorer e non potete disattivare l'Active Scripting, potete valutare le correzioni temporanee a questa falla offerte da Determina, Eeye e Websense (ma non approvate da Microsoft).

La BBC riferisce che sono oltre 200 i siti che tentano di infettare gli utenti usando questa falla. Casi come questo mostrano quanto sia irresponsabile l'atteggiamento dei siti che impongono l'uso di Internet Explorer "per motivi di sicurezza".

2006/03/30

Comune di Milano, nuovo tilt per un vecchio virus?

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Gli amici di Attivazione.org mi segnalano un blog che riporta un articolo del Corriere della Sera di oggi, secondo il quale il sistema informativo del Comune di Milano è di nuovo in panne a causa di un virus.

Il testo dell'articolo del Corriere della Sera, indicato come tratto "da corsera del 30 marzo 2006", parla di coppie costrette a firmare in bianco i documenti di matrimonio a causa del virus W32.Spybot.Worm, un virus classe 2003. Tuttavia non sono riuscito a trovare l'articolo citato, che è firmato da Elisabetta Soglio, nella versione online del Corriere. Se ne avete traccia o copia o un link, fatemi sapere.

Il blog afferma che "pare che il worm abbia infestato ogni server possibile e immaginabile, rendendo inutilizzabili i sistemi del Comune". Sto chiedendo conferme in loco. Se qualcuno sa qualcosa di più, mi scriva in privato o nei commenti a questo articolo.

Come ricorderete, il Comune di Milano ha già rimediato una figura da cioccolatai ai primi di febbraio 2006 con il virus Kamasutra. Il Corriere riassume qui il tragicomico bilancio di quell'infezione.

Lungi dal pensare all'idea del software libero, molto meno bersagliato da virus, i responsabili del Comune hanno adottato una "soluzione" geniale: siccome ci attaccano con i virus per Windows, compriamo qualche altro migliaio di PC con Windows.

Complimenti: continuiamo a farci del male.

Il mistero del chip “Palladium” nei Mac Intel: c’è o non c’è? Arrivano le risposte

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Logo Mac TPM DRM donato da
Hale e liberamente utilizzabile.
Sono stato praticamente zitto, finora, sui nuovi Mac con processore Intel. Può sembrare un silenzio strano, vista la mia nota e malcelata passione per i Mac, ma la ragione c'è, e si chiama Palladium.

A dire il vero si chiama in un altro modo: Trusted Computing. Il nome Palladium è un residuo di un progetto Microsoft del 2002, poi goffamente ribattezzato Next-Generation Secure Computing Base, ma è rimasto in voga anche se improprio.

L'idea di base del Trusted Computing è la sicurezza ottenuta via hardware, tramite un chip apposito, denominato Trusted Platform Module (TPM). È un progetto molto controverso, come scrissi già quattro anni fa. Spacciato per sistema di sicurezza vantaggioso per gli utenti (cosa in parte vera), rischia di spalancare la porta a sistemi anticopia inviolabili e a forme di censura e sorveglianza senza precedenti. L'analisi della Electronic Frontier Foundation è inesorabile e impietosa; vale la pena di leggere, però, anche la smentita di IBM.

La EFF solleva un dubbio fondamentale che vale per qualsiasi soluzione di sicurezza basata sull'hardware: se la sicurezza è gestita dal chip, dobbiamo fidarci che il chip non contenga errori di implementazione o, peggio ancora, canali di accesso non documentati. E se ci sono, non sono rimovibili: il chip è saldato alla motherboard. Se la sicurezza è gestita dal software, posso scegliere io il software da usare (invece di essere obbligato a usare quello scelto dal produttore dell'hardware) e posso cambiare il software quando voglio. Se poi uso software open source per garantire la mia sicurezza, posso controllare (o far controllare) che funzioni esattamente come specificato, senza errori e senza trappole.

Stando a quanto mi risulta fin qui (e la smentita di IBM è un po' troppo vaga per essere categorica), un computer dotato di chip TPM è un computer che può rifiutarsi di ubbidire agli ordini del proprio padrone ed eseguire soltanto i programmi e i sistemi operativi approvati dal produttore del computer sulla base di chissà quali accordi o ricatti commerciali, in perfetto stile HAL di 2001: Odissea nello spazio. Brutto affare.

Sono parecchi i PC che già integrano questa tecnologia, anche se per il momento nessun sistema operativo la usa per scopi discutibili. Finora è stata usata per cifrare i dati dell'utente e poco più, e anche Windows Vista non la implementerà più di tanto. Linux la offre come opzione.

Che c'entra tutto questo discorso di chip con Apple? Semplice: nessuno vuole dire se i Mac Intel in vendita hanno o no il chip TPM, ma a me risulta che almeno alcuni ce l'abbiano. E io non compro un Mac (anzi, non compro neppure un tostapane) se ha dentro un chip spione di cui non ho il controllo. Un abominio del genere è la negazione assoluta del termine personal computer. Il computer è mio, dannazione: non è in condominio con zio Bill, i limousinati di Hollywood e i boss della musica.

C'è un precedente importante: quando Apple ha annunciato la migrazione da processori PowerPC a processori Intel, ha messo a disposizione degli sviluppatori dei PC con processore Intel e con Mac OS X compilato per questo processore, molto prima che fossero disponibili al pubblico i Mac Intel di serie. Questi PC per sviluppatori avevano sicuramente un chip TPM. Presso OSX86Project.org ci sono le foto del chip TPM sulla motherboard di questi Mac "fuoriserie". È un Infineon come questo.

Lo scopo del chip TPM nelle macchine per gli sviluppatori era evitare che Mac OS X Intel venisse installato su PC non-Apple. La cosa non ha funzionato molto, ma questa è un'altra storia. Quello che conta è se i Mac di produzione hanno o no questo contestatissimo chip.

Ho Googlato in lungo e in largo, ma ho trovato pochissime informazioni. C'è un articolo di Punto Informatico che sostiene che la presenza del chip (detto anche Fritz Chip) è

ampiamente documentata sia dai siti di alcuni sviluppatori che dalle schede descrittive di alcuni distributori Apple

ma io non ho trovato né gli uni né le altre. Ho trovato vari siti che dissezionano MacBook Pro, Mac Mini Intel e iMac Core Duo, ma non si vede traccia del chip. Il sito Apple tace a proposito di chip TPM nei nuovi Mac. Apple stessa, contattata da me, non risponde.

È invece ragionevolmente certo che il sistema operativo dei nuovi Mac cerca il chip. Ci sono infatti delle parti di Mac OS X Intel che vanno a interrogare l'eventuale chip TPM. Lo scopo, per ora, sembra essere semplicemente impedire che Mac OS X Intel giri anche su computer non-Apple, ma nulla impedisce che domani il chip venga usato per altre cose. Visti gli interessi di Apple verso la musica (iTunes), non sarebbe implausibile, per esempio, usare il chip come sistema di gestione del DRM (anticopia), con tutto quello che ne consegue in fatto di restrizioni all'uso imposte non secondo legge, ma secondo i ghiribizzi della RIAA/MPAA.

C'è però un articolo in tedesco di Heise.de che sembra confermare la presenza del chip malefico e darne anche l'ubicazione. Io ho guardato le foto citate dal link di Heise.de (che fra l'altro avevo già trovato via Google), ma non vedo traccia del chip. Però Heise.de ha un'ottima reputazione, e non scriverebbe che c'è un "logo riconoscibile della Infineon" senza motivo. Forse prima erano disponibili foto a maggiore risoluzione.

È un'informazione importante per capire se è ancora opportuno acquistare e consigliare Apple o se è meglio mettere le mani di corsa sui Mac PowerPC prima che spariscano dal mercato.


Aggiornamento (2006/03/30)


Fab segnala nei commenti (grazie!) una foto che forse mostra il chip: la pubblico qui sotto. È poco leggibile, e mi pare che le scritte non coincidano con quelle mostrate dalle foto ufficiali del chip (che vedete all'inizio di questo articolo) e dalla foto del Mac per sviluppatori, ma è un possibile indizio. Questa sembra essere la foto sulla quale Heise.de ha basato il suo articolo.

kodawarisan_imac_tpm_on_right.jpg

È arrivata anche la traduzione dell'intero articolo di Heise.de (grazie a r.pulito), nella quale ho lasciato i link salienti e fatto qualche adattamento per chiarezza:

I primi sistemi dotati di processori Intel Pentium-4, venduti da Apple dalla metà del 2005 come Developer Transition Kits (DTK) a sviluppatori membri della Apple Developer Connection (ADC) (e ora scambiati con iMac nell'ambito del DTK Exchange Program), disponevano di un Trusted Platform Module (TPM), di Infineon, saldato sulla mainboard Intel.

La pagina giapponese Kodwarisan mostra delle foto di un iMac con processore Dual Core. Secondo queste foto, questo computer Apple conterrebbe ancora un TPM di Infineon. Purtroppo la marchiatura dell'integrato a 28 pin vicino al South Bridge di Intel (82801GBM, anche ICH7-M) è scarsamente leggibile, però il logo Infineon è chiaramente riconoscibile e si tratterebbe, con grande probabilità, del componente SLB 9635 TT 1.2 compatibile con il TCG-TPM-1.2.

È abbastanza sorprendente che Apple non dichiari nulla, nelle specifiche iMac fin qui disponibili, riguardo all'esistenza di questo componente [SLB 9635 TT 1.2, NdT], che si scontra con una forte critica dell'iniziativa TCPA/TCG* riguardante il "Trusted Computing". Non è ancora chiaro se il TPM sia attivo di default e non disattivabile, come nei modelli per gli sviluppatori.

Non è chiaro neppure come debba essere utilizzato questo componente. Finora la sua semplice presenza forniva una specie di dongle [chiave] hardware-Dongle, che doveva impedire l'installazione di Mac OS X su motherboard prive di TPM. Un TPM continuamente attivo senza un'esplicita procedura di attivazione "Taking Ownership" sarebbe ancora una volta incompatibile con le linee guida delle "Best Practices and Principles" del TCG; tuttavia Apple non è membro di questo gruppo. E il fatto che il TPM possa essere utilizzato come ausilio per imporre di default un sistema di Digital Rights Management è menzionato esplicitamente nelle FAQ del TCG.

Le foto di Kodwarisan rivelano chiaramente, tra l'altro, l'utilizzo del chipset i945GM e non della sue varianti i945PM o i945GT. Non è chiaro perché Apple miri alla versione dei chipset un po' più cara ed allo stesso tempo installi un chip grafico PCIe separato. Diversamente dai chipset desktop, per i chipset laptop entrambe le versioni dell'i945 appartengono allo Stable Image Platform Program.


Aggiornamento (2006/04/01)


Ho ricevuto ieri, da una fonte che desidera restare anonima, le foto di una motherboard di un iMac 1.83 monoprocessore. Le foto mostrano un chip Infineon con la seguente sigla: SLB9635TT12 - G546K1V - 00ZA544257. Questo potrebbe essere il chip TPM: come notato dai commenti, la prima riga della sigla è identica al chip TPM Infineon che era presente sui Mac Intel per gli sviluppatori. Ho a disposizione anche foto più panoramiche della motherboard: la serie completa è su Flickr. Se qualcuno riesce a identificare ulteriormente il chip in base a questa sigla (Google non rivela nulla), lo scriva nei commenti.

tpm chip closeup.png


Appurato oltre il ragionevole dubbio che c'è un chip TPM nei nuovi Mac, resta da decidere che fare:
  • Comperare un Mac Power PC prima che sparisca dal mercato, sapendo che comunque passeranno ancora almeno due-tre anni prima che la migrazione sia completata e tutto il software sia disponibile in Universal Binary?
  • Ingoiare il rospo e sperare che Apple usi il chip soltanto come sistema anticopia per evitare che Mac OS X venga installato su macchine non-Apple?
  • Mollare tutto e rifugiarsi in Linux, magari una distribuzione su misura per macchine Apple Intel nella quale non ci sia il software di chiamata al chip TPM, e spegnere via BIOS/EFI il chip TPM?
  • Cercare PC non-Apple senza chip TPM e metterci Linux? E come si fa a scoprire quali PC non hanno chip TPM separati o (peggio ancora) integrati nel processore?

È senz'altro un problema da approfondire, magari insieme all'ottimo lavoro anti-Trusted Computing di Alessandro Bottoni.


Aggiornamento (2006/04/09)


Finalmente qualcuno comincia a sollevare la questione. Ne parla The Inquirer, che punta a RealTechnews.com, che a sua volta punta a una traduzione in inglese del mio articolo.


Aggiornamento (2006/12/03)


Sembra che Apple stia facendo dietrofront. Secondo un articolo di Amit Singh, i Mac Intel più recenti sarebbero privi di chip TPM. Per essere più precisi, il Mac OS X installato su alcuni Mac Intel acquistati di recente non fornisce dati in risposta al comando ioreg | grep TPM (che invece risponde con una stringa nei Mac Intel dotati del chip). Non è chiaro se Singh abbia effettivamente smontato un Mac per verificare che il chip sia fisicamente assente.

Un sondaggio informale fra i miei lettori, pubblicato nei commenti di un mio articolo di approfondimento, sembra indicare che non tutti i Mac nuovi rispondono al comando come se fossero privi del chip. Siccome l'eliminazione del Trusted Computing dai Mac sarebbe un'ottima notizia per i consumatori, è opportuna la massima cautela prima di darla per buona.

L'assenza del chip TPM, inoltre, porrebbe un dubbio ulteriore: se il chip era stato introdotto per impedire l'installazione di Mac OS X su computer non-Apple e ora il chip non c'è, vuol dire che Mac OS X è (almeno tecnicamente, se non legalmente) installabile facilmente anche su computer non-Apple? Sarebbe una novità davvero interessante.

2006/03/25

Grande Giove!



Saluti dalla Deepcon di Fiuggi!


Aggiornamento (2006/03/28)


Scusate la concisione iniziale, ma ero collegato in modo decisamente improvvisato... ora sono rientrato alla base (sigh) e posso raccontarvi meglio l'emozione che si prova, come fan di Ritorno al Futuro, a vedersi davanti una DeLorean e avere anche il privilegio di sedervisi dentro (no, non mi hanno portato a farci un giro... il tempo era tiranno e non ero certo l'unico che voleva farsi immortalare).

L'auto è bella anche al tatto: a parte il design di Giugiaro, la carrozzeria è in acciaio inossidabile satinato e non verniciato. Da accarezzare. La posizione di guida (o di viaggio come passeggero) è praticamente sdraiata, tipica delle auto sportive ma sempre sorprendente per chi è abituato alle auto "normali". La visibilità anteriore è ridicola, quella posteriore inesistente, ma questa è una macchina per divertirsi... essere pratici è un concetto secondario.

Chiudere le portiere è come chiudere il tettuccio di un caccia: l'abitacolo è stretto e avvolgente, e la portiera che scende ad ala di gabbiano è massiccia e dà l'impressione di dovermi cadere addosso: invece cala elegante e silenziosa (il rumore che faceva nel film era un effetto sonoro aggiunto). Chiuso dentro l'abitacolo, due posti secchi due, mi viene proprio voglia di girarmi indietro a cercare il flusso canalizzatore. Non avrei mai detto che mi sarei seduto in una DeLorean, e lo sto facendo, per cui oggi tutto è possibile... chissà...

Gli sguardi delle altre persone che stanno aspettando il loro turno mi riportano bruscamente alla realtà. Ed è questo il bello della DeLorean: è un'auto reale, marciante, non un oggetto di scena tratto da un film di enorme successo. Il proprietario, Nicola, l'ha regolarmente immatricolata (imMartycolata?) in Italia, anche se con molta fatica, e l'ha corredata anche di un hoverboard tratto dal terzo episodio della trilogia.

I costi, mi dice Nicola, non sono neanche esagerati: a seconda dello stato di conservazione, si parte da 12.000 euro, ai quali bisogna però aggiungere le spese di omologazione in Italia e il trasporto dagli USA. La sua esperienza è raccontata nel sito Ritornoalfuturo.it e la storia delle DeLorean è presso Outatime.it. Ce ne sono almeno quattro o cinque circolanti o presenti (non immatricolate) in Italia.

È insomma un sogno raggiungibile, dal punto di vista economico, ed è indubbiamente il metodo più a buon mercato per farsi notare con classe in auto (specialmente a una convention di fantascienza). Durante la sessione di foto abbiamo dovuto dirigere il traffico perché la gente passava in auto, avvistava la DeLorean e inchiodava pericolosamente per contemplarla.

Come li capisco. Il fatto che sia un oggetto abbordabile, paradossalmente, la rende ancora più affascinante. A differenza di, che so, una Ferrari, che (almeno di norma) possiamo soltanto sognare di avere, questa è un'auto strepitosa che sappiamo che potremmo permetterci... se solo volessimo fare una piccola pazzia. E questo me la fa sentire più vicina, più reale.

Fra l'altro, Nicola mi dice che il motore, essendo sottopotenziato, è più parsimonioso di quello di certe Alfa Romeo che vanno così di moda adesso: 10 km con un litro (di benzina verde, perché la DeLorean era già catalizzata allora) sono normali.

Sono seriamente tentato.

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Strade? E chi ha bisogno di strade? Sono già beato così, da fermo...

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Nicola, il fortunato proprietario, in tenuta da Marty McFly.

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Il tachimetro non raggiunge le mitiche 88 miglia all'ora. Ma l'auto sì.

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Anche mia moglie Elena non resiste al fascino della DeLorean.

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Un'ultima foto ed è ora di ripartire. Sigh.

2006/03/22

Nuovo Windows, ritardi in Vista; il video dell’iPod secondo Microsoft

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Vista, la prossima versione di Windows, slitta ancora, di altri due mesi circa, nella sua versione per clienti non professionali. Lo riferiscono la BBC e Ars Technica. Secondo Jim Allchin, di Microsoft, la consegna della versione consumer di Windows Vista avverrà a gennaio 2007, ossia dopo il periodo delle vendite natalizie, invece che nella seconda metà del 2006 come annunciato.

È l'ennesimo ritardo di Vista, che strada facendo ha perso pezzi importanti (compresa, per fortuna, la contestata funzione di Trusted Computing un tempo nota come Palladium) ed era previsto per il 2003. Non era mai successo che Microsoft lasciasse trascorrere cinque anni tra versioni successive del proprio sistema operativo. The Register ha pubblicato una cronologia dettagliata delle promesse e degli annunci non mantenuti.

La motivazione ufficiale è la necessità di ulteriori ritocchi alla sicurezza, cosa apparentemente in contrasto con il fatto che la versione business di Vista sarà disponibile prima della fine dell'anno.

E a proposito di versioni, Vista ne avrà ben sei, tanto per rendere la vita facile a chi deve (o vuole) acquistarlo: tre per gli utenti domestici, due per le aziende e una per i "mercati emergenti". Non si sa nulla, per ora, dei rispettivi prezzi.

Se volete consolarvi del ritardo e della confusione che arrivano da Redmond, ho le prove che in casa Microsoft alberga ancora il senso dell'umorismo (anche se a volte si ha l'impressione che l'abbiano archiviato su nastro): sta circolando da qualche tempo un video che illustra meglio di mille parole di analisi la differenza di atteggiamento fra Apple e Microsoft.

Il video immagina come Microsoft avrebbe realizzato la confezione di un suo ipotetico iPod. Da un lato, gli infiniti orpelli tipici dei prodotti di zio Bill (tanto che alla fine non si vede più l'immagine del prodotto da vendere); dall'altro, lo stile asciutto ed essenziale di Apple. Guardatelo su Google Video e ridete.

Il bello è che il video, veramente ben fatto, è stato realizzato da Microsoft. Lo conferma Tom Pilla, portavoce di Microsoft, al sito iPod Observer (ebbene sì, esiste un sito che osserva e disquisisce sugli iPod). "Era un video clip soltanto per uso interno" dice Pilla, "commissionato dal nostro [reparto] packaging per evidenziare scherzosamente le sfide che affrontiamo riguardo la preparazione delle confezioni e per educare gli addetti al marketing su quali sono le trappole del loro settore".

Fiuggi, ospiti di fantascienza a go-go grazie alla Deepcon 7

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Se vi piace la fantascienza e siete liberi in questo fine settimana, venite a Fiuggi, alla Deepcon 7, raduno annuale degli appassionati di questo genere, che quest'anno è particolarmente ricco di ospiti.

Fra gli attori di fantascienza del piccolo e del grande schermo che interverranno, cito Alexander Siddig (nella foto, il dottor Bashir di Star Trek: Deep Space Nine); Anthony Simcoe (Ka D'Argo di Farscape), Patricia Tallman (Lyta Alexander di Babylon 5), Jeffrey Willerth (Kosh di Babylon 5) e Gerald Home (Tessek/Mon Calamari di Guerre Stellari - Episodio VI - Il ritorno dello Jedi). Era prevista anche la presenza di Alexis Cruz, interprete di Skaara/Klorel in Stargate SG-1, ma l'attore ha dovuto rinunciare all'ultimo momento per sopraggiunti impegni di lavoro.

La Deepcon, però, non è soltanto fantascienza visiva: c'è spazio anche per la letteratura e le altre arti, con gli scrittori Valerio Evangelisti (ideatore del ciclo di Nicolas Eymerich), Chelsea Quinn Yarbro (creatrice della saga di Saint Germain), Vittorio Curtoni e Riccardo Valla e con Bernardo Lanzetti (cantautore, vocalist degli Acqua Fragile e della P.F.M. Premiata Forneria Marconi). La convention ospita infatti la trentaduesima edizione della Italcon, la convention degli addetti ai lavori (doppiatori, traduttori) e degli appassionati della fantascienza letteraria.

Fra gli altri eventi, vale la pena di notare la presenza di una DeLorean (quella mitica di Ritorno al Futuro), di Andrea Salsi del CICAP, che spiegherà i metodi d'indagine cauta e scientifica sui fenomeni paranormali, e le proiezioni di episodi inediti per l'Italia di Farscape e Battlestar Galactica. Io sarò lì da venerdì sera sia come semplice fan, sia come relatore di uno dei tanti incontri, presentazioni e dibattiti con esponenti della fantascienza e dell'informatica.

Il tutto si tiene da domani (23) a domenica 26 marzo 2006, al Centro Congressi Ambasciatori di via dei Villini 8, a Fiuggi. Il programma è scaricabile dal sito; c'è anche un numero telefonico, il 340.6244976, a disposizione dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle 20:00. L'appuntamento è ghiotto, non lasciatevelo sfuggire.

Aggiornamento (2006/03/28). Le mie foto della Deepcon sono a vostra disposizione su Flickr.

2006/03/21

Apparizione mistica venerdì 24 all’Istituto Gonzaga di Milano

Alle 14.15 di venerdì prossimo (24 marzo) sarò all'Istituto Gonzaga di Milano per un incontro-chiacchierata di un'oretta con gli studenti e i docenti sui miei temi preferiti: Internet, bufale, complotti, sicurezza informatica, diritti digitali e software libero.

Il Liceo ha predisposto una sala da 190 posti (l'Aula Audiovisivi A, nel seminterrato); inizialmente c'era una cinquantina di posti a disposizione del pubblico, ma sono già stati tutti prenotati.

Fra l'altro, alle 11.40 ci sarà Gene Gnocchi. Purtroppo mi dicono dall'Istituto che anche in questo caso la sala sarà già strapiena, per cui non ci sono posti liberi neppure per l'intervento di Gene. Sorry!

2006/03/20

Antibufala: Eolo, auto ad aria compressa o auto ad aria fritta?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “appiani” e “filippoconc***”. L'articolo è stato aggiornato estesamente dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2017/11/09 21:30.

Circolano da moltissimo tempo (oltre un decennio) appelli diffusi tramite e-mail che parlano di Eolo, un'auto ad aria compressa che avrebbe dovuto rivoluzionare il mercato automobilistico con il suo sistema di propulsione ultraecologico ma che è misteriosamente scomparsa dalla scena. C'è chi ipotizza complotti da parte di chi non avrebbe interesse a liberarci della dipendenza dal petrolio.

Ecco un esempio di testo di uno di questi appelli, datato 2006. Ho evidenziato in grassetto i concetti salienti.

Notizia del 28 febbraio 2006 - 14:49
L'auto ad aria è... volata via
Eolo, la vettura che avrebbe fatto a meno della benzina è stata fatta sparire. Perché?

di: Ruggine

VIVAMO IN UN MONDO DOVE DEI BASTARDI CI VOGLIONO FAR CREDERE CHE IL PETROLIO E' IMPORTANTE QUANTO L'ACQUA QUESTA DEVE DAVVERO FARE IL GIRO DEL MONDO!

Guy Negre, ingegnere progettista di motori per Formula 1, che ha lavorato alla Williams per diversi anni, nel 2001 presentava al Motorshow di Bologna una macchina rivoluzionaria: la "Eolo" (questo il nome originario dato al modello), era una vettura con motore ad aria compressa, costruita interamente in alluminio tubolare, fibra di canapa e resina, leggerissima ed ultraresistente.

Capace di fare 100 Km con 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di 110 Km/h e funzionare per più di 10 ore consecutive nell'uso urbano. Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata d'estate per l'impianto di condizionamento.

Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il compressore presente all'interno dell'auto riempiva le bombole di aria compressa, che veniva utilizzata poi per il suo funzionamento.

Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta.

Il prezzo al pubblico doveva essere di circa 18 milioni delle vecchie lire, nel suo allestimento più semplice.

Qualcuno l'ha mai vista in Tv?

Al Motorshow fece un grande scalpore, tanto che il sito www.eoloauto.it venne subissato di richieste di prenotazione: chi vi scrive fu uno dei tanti a mettersi in lista d'attesa, lo stabilimento era in costruzione, la produzione doveva partire all'inizio del 2002: si trattava di pazientare ancora pochi mesi per essere finalmente liberi dalla schiavitù della benzina, dai rincari continui, dalla puzza insopportabile, dalla sporcizia, dai costi di manutenzione, da tutto un sistema interamente basato sull'autodistruzione di tutti per il profitto di pochi.

Insomma l'attesa era grande, tutto sembrava essere pronto, eppure stranamente da un certo momento in poi non si hanno più notizie.

Il sito scompare, tanto che ancora oggi l'indirizzo www.eoloauto.it risulta essere in vendita.

Questa vettura rivoluzionaria, che, senza aspettare 20 anni per l'idrogeno (che costerà alla fine quanto la benzina e ce lo venderanno sempre le stesse compagnie) avrebbe risolto OGGI un sacco di problemi, scompare senza lasciare traccia.

A dire il vero una traccia la lascia, e nemmeno tanto piccola: la traccia è nella testa di tutte le persone che hanno visto, hanno passato parola, hanno usato Internet per far circolare informazioni.

Tant'è che anche oggi, se scrivete su Google la parola "Eolo", nella prima pagina dei risultati trovate diversi riferimenti a questa strana storia.

Come stanno oggi le cose, previsioni ed approfondimenti. Il progettista di questo motore rivoluzionario ha stranamente la bocca cucita, quando gli si chiede il perché di questi ritardi continui. I 90 dipendenti assunti in Italia dallo stabilimento produttivo sono attualmente in cassa integrazione senza aver mai costruito neanche un'auto. I dirigenti di Eolo Auto Italia rimandano l'inizio della produzione a data da destinarsi, di anno in anno.

Oggi si parla, forse della prima metà del 2006...

Quali considerazioni si possono fare su questa deprimente vicenda? Certamente viene da pensare che le gigantesche corporazioni del petrolio non vogliano un mezzo che renda gli uomini indipendenti.

La benzina oggi, l'idrogeno domani, sono comunque entrambi guinzagli molto ben progettati. Una macchina che non abbia quasi bisogno di tagliandi nè di cambi olio, che sia semplice e fatta per durare e che consumi soltanto energia elettrica, non fa guadagnare abbastanza. Quindi deve essere eliminata, nascosta insieme a chissà cos'altro in quei cassetti di cui parlava Beppe Grillo tanti anni fa, nelle scrivanie di qualche ragioniere della Fiat o della Esso, dove non possa far danno ed intaccare la grossa torta che fa grufolare di gioia le grandi compagnie del petrolio e le case costruttrici, senza che "l'informazione" ufficiale dica mai nulla, presa com'è a scodinzolare mentre divora le briciole sotto al tavolo....

invece delle inutili catene di S. Antonio, facciamo girare queste informazioni!!!
LA GENTE DEVE SAPERE!!!!!!!

Link utili (ci sono anche video da scaricare): http://www.eoloenergie.it/html/ita.html

La fonte originale di questa versione dell'appello pro-Eolo è il blog di Ruggine di febbraio 2006, ma non è Ruggine la persona che (come dice l'appello) si è messa in lista d'attesa per acquistare Eolo. Ruggine ha infatto copiato pari pari il testo di un articolo che circola in Rete almeno da giugno 2005 ed è firmato da Marco Pagani. L'originale dell'articolo di Pagani è su Arengario.net. Ecco cos'altro ho trovato con una rapida ricerca in Rete.

Il progetto Eolo è reale: per esempio, CNN riporta un breve articolo datato 23 gennaio 2004, nel quale si cita “l'inventore Guy Negre, che nel sud della Francia afferma di aver sviluppato un'auto che va ad aria” e raggiunge le 70 miglia orarie (circa 112 km/h) e rimanda ad Aircaraccess.com. Negre dichiara nell'articolo di avere oltre 30 brevetti su questa tecnologia. Una ricerca all'Ufficio Brevetti Europeo trova circa un centinaio di brevetti a nome di Negre, molti dei quali riguardano l'uso dell'aria compressa per la propulsione.

Anche il Corriere della Sera ne ha parlato a gennaio 2002, indicando che

la Eolo Italia ha in programma di avviare in primavera il primo stabilimento, che avrà sede a Rieti e che sarà in grado di produrre circa 8.000 veicoli all'anno. A questo saranno poi affiancate altre nove fabbriche di cui sono già state individuate le località: Carini (Palermo), Candela (Foggia), Tito (Potenza), L'Aquila, Narni (Terni), San Giorgio di Nogaro (Udine), Broni (Pavia), Ostellato (Ferrara), Ferentino (Frosinone).

Vi sono inoltre moltissimi siti che parlano del progetto, come EcPlanet, che dichiara per Eolo un'autonomia di “200 km alla media di 60 km/h (oppure 10 ore di utilizzo in città)” e segnala che “La Eolo entrerà in produzione quest'anno (2003) e sarà assemblata a Broni, nell'Oltrepò pavese”. Tuttavia l'articolo risale appunto al 2003 e non mi risulta che a Broni sia in corso alcun assemblaggio. Chi è sul posto potrebbe andare a controllare e segnalarmi i risultati della sua indagine in loco.

L'idea, di per sé, teoricamente non è campata... per aria: secondo Aircaraccess.com, i locomotori ad aria compressa venivano usati ampiamente nelle miniere, luogo dove i gas di scarico dei motori normali sarebbero stati fatali. Tecnologicamente, insomma, non si tratterebbe di un principio basato su una bufala.

Quello che invece è meno chiaro è quanto funzioni davvero la versione di questa tecnologia inventata da Negre. Quattroruote.it è lapidario in un articolo di luglio 2005, che cita recensioni anche nel 2001:

Da qualche giorno gira via e-mail l'ennesima catena di sant'Antonio. Questa volta non si tratta di un caso-umano, ma della "Eolo" (nella foto), l'auto ecologica spinta da un motore ad aria compressa. Su "Quattroruote" ne abbiamo parlato ampiamente (sui fascicoli di dicembre 2001, aprile 2002 e gennaio 2003), ma il tam tam di questi giorni ha riportato alla luce questo progetto... L'innovativa ed economica "Eolo", voluta dall'ex ingegnere di Formula 1 Guy Negre, ha avuto alcuni problemi legati ai costi di sviluppo dei prototipi: già nel 2002 la MDI (società che avrebbe dovuto produrre la vettura ecologica) aveva speso circa 15 milioni di euro per produrre qualche esemplare-laboratorio e alcuni particolari di ricambio. Ma non solo. Sul fascicolo di "Quattroruote" dell'aprile 2002 c'è una nostra piccola presa di contatto con la "Eolo", su strada: il risultato fu un breve tragitto su un'auto che, non ancora messa a punto, si fermò dopo qualche minuto a causa di una formazione di ghiaccio nel motore...

Dietro i ritardi di Eolo ci sarebbe, insomma, un problema tecnologico difficile da risolvere: per sua natura, un gas compresso, quando si espande, si raffredda. L'aria fortemente compressa nel “serbatoio” (in realtà una bombola) della Eolo, nel raggiungere il sistema di propulsione, passerebbe da qualche centinaio di atmosfere a un'atmosfera, facendo quindi congelare i tubi di alimentazione. L'umidità comunque presente nell'aria (anche se dessiccata) genererebbe ghiaccio nei tubi, ed Eolo si bloccherebbe in brevissimo tempo. Quindi l'appello sbaglia alla grande quando dice che Eolo non è soggetto a “sollecitazioni termiche o meccaniche”.

Dal punto di vista tecnico, quindi, l'estrema compressione proposta dal progetto di Negre sarebbe poco praticabile. Inoltre dal punto di vista commerciale le cose sono molto confuse.

C'è infatti una sorta di gioco al rimpallo: l'articolo di EcPlanet dice che “MDI... ha ceduto la licenza per costruzione e commercializzazione in vari paesi alla Eolo International, che ha girato per l'Italia alla Eolo Italia”. Secondo un articolo di Mybestlife.com, datato prima del 2003, l'amministratore delegato di Eolo Italia è (o era) Giuseppe Martellucci.

Alcuni articoli su Eolo portano a Motordeaire.com, che mostra video di prototipi datati 2005, racconta di riunioni di investitori di varie nazioni e nella sua FAQ spiega che “nei paesi nei quali sono state vendute le licenze di fabbricazione, si comincerà a costruire [l'auto] non appena la fabbrica madre in Francia avrà iniziato la produzione”. Solo che a quanto pare, la fabbrica madre non ha ancora iniziato questa produzione.

Sembra di capire, dai vari siti ufficiali e non ufficiali, che esista una società, la MDI (Moteur Developpement International), che concede la licenza di fabbricazione a chi è interessato. MDI ha vari siti, il principale dei quali sembra essere Mdi.lu, che si dichiara “unico sito ufficiale delle auto ad aria compressa MDI” (ma ci sono anche il già citato sito spagnolo Motordeaire.com e un sito inglese, TheAirCar.com, che offre una biografia di Guy Negre). Sta poi agli interessati investire i propri capitali per realizzare e vendere Eolo e gli altri veicoli ad aria compressa proposti dalla MDI. Anzi, MDI vende anche fabbriche complete, di cui però mostra soltanto modellini e disegni. Di certo non è esatta l'affermazione dell'appello secondo la quale “da un certo momento in poi non si hanno più notizie”.

Secondo le FAQ inglesi di TheAircar.com, “la fabbrica centrale è a Nizza (Francia), dove risiede il nostro presidente e inventore. Tutto viene fatto là e la produzione inizierà a breve. Noi a Barcellona costituiamo l'ufficio vendite principale e il nostro compito è l'espansione commerciale del progetto nel mondo, specificamente in Spagna, Portogallo, America Latina, Regno Unito e Canada”. Notate l'assenza dell'Italia.

Secondo Mdi.lu, la fabbrica francese è per l'esattezza a Carros, vicino a Nizza. L'indirizzo indicato dal sito è 3405-4ème Avenue - BP 547 - F06516 Carros. Ho provato a visitare Carros con Google Earth (43°47'29.40 N 7°12'22.67 E), ma la risoluzione nella zona è insufficiente e non ci sono i nomi delle vie: magari qualche lettore francese è più esperto di me nel reperire cartine della zona e magari anche una foto aggiornata della fabbrica.

Aggiornamento (2009/05/19): un giornalista del Guardian ha visitato la fabbrica, come descritto più avanti, per cui l'esistenza dello stabilimento è confermata.

E in Italia? Il sito Eoloauto.it citato nell'appello è vuoto; il sito Eoloenergie.it è invece ricco di comunicati stampa e video di presentazioni di un generatore (statico) ad aria compressa, alcune trasmesse anche dal TG1. Delle auto, tuttavia, non si parla, se non per dire che

La vettura sarà presentata in anteprima mondiale a Roma nel mese di Settembre [ma di quale anno?], per la commercializzazione bisognerà attendere ancora un poco. Ulteriori informazioni verranno aggiunte su questo sito... Il progetto è in fase avanzata, alcuni prototipi di nuove generazioni di motori ulteriormente migliorati sono già installati sulle vetture "TEST", si conta di avviare la produzione di serie appena saranno ultimati i test delle nuove motorizzazioni.

Eoloenergie.it appartiene alla Eolo energie SRL, via Federico Cesi 30, 00193 Roma. Il sito non fornisce alcun recapito telefonico né i nomi dei responsabili, ed è molto strano e poco professionale che un sito aziendale contenga banner pubblicitari forniti da Google. Ho chiesto una presa di contatto a Eoloenergie, ma non ho mai ricevuto risposta.

Esiste anche una Eolo Energie Aquila S.p.A., che il 20 aprile 2005 ha presentato alle autorità a L'Aquila un trattore ad aria compressa basato sulla tecnologia di Negre (come descritto in un documento PDF in francese scaricabile presso Mdi.lu). Il trattore ha fatto un giretto in sala, ma nulla più: non risulta che siano state fatte prove sul campo, per esempio facendo lavorare il trattore per una giornata.

Inoltre il sito della Eolo Energie Aquila è completamente vuoto, a parte la facciata “in costruzione”, cosa decisamente strana per un sito aziendale di una SpA. Articoli trovati in Rete ne indicano la sede: viale Crispi 28/A, L’Aquila. Se qualcuno passa da quelle parti, potrebbe dare un'occhiata e scattare una foto della sede, che pubblicherei volentieri.

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In sintesi, per ora non sembra esserci alcun complotto per fermare un'invenzione che sarebbe già pronta per la commercializzazione: sembra invece che ci siano, più banalmente, seri problemi tecnici nel passare dall'idea (peraltro non nuova) all'attuazione pratica. A quanto mi risulta, nessuno ha mai visto Eolo viaggiare per più di qualche minuto: siamo quindi ben lontani dalle prestazioni dichiarate.

A questi problemi tecnici si abbina un approccio commerciale piuttosto confuso e fumoso, basato molto sulle promesse ma ben poco sulla sostanza.

Ci sono anche delle complicazioni giudiziarie. Secondo il Giornale Tecnologico del 5/12/2005,

[...] i soci della Eolo Auto Italia hanno perso la pazienza, e dopo aver investito circa 6 milioni di euro hanno deciso di far causa alla francese MDI. La società, infatti, si trova costretta a licenziare i suoi 74 operai tenuti per un lunghissimo periodo in cassa integrazione. "Abbiamo dato mandato a uno studio legale di citare la società in tribunale - ha detto Giuseppe Bussotti, presidente e amministratore dimissionario - perché non hanno rispettato il contratto". La causa, ha aggiunto Bussotti, dovrebbe svolgersi in Lussemburgo. Gli operai, ha spiegato Bussotti, "sono sul libro paga della Eolo, ma non sono stati pagati, perché ci sono queste difficoltà. Dobbiamo licenziarli: come possiamo pagare 74 persone senza produrre nulla?". "Ci sono stati consegnati solo alcuni macchinari - ha detto l'ex presidente Giuseppe Martellucci - ma non le distinte dei pezzi, dunque non si è mai potuto produrre nulla".

[...]

[Secondo Bussotti, i] tecnici della MDI "non sono mai stati in grado di dirci i veri rendimenti dell'Eolo", cioè di indicare l'effettiva autonomia dell'auto con un "pieno" d'aria. "Non sono un tecnico - ha aggiunto e concluso il presidente - ma secondo me non riescono ancora ad avere rendimenti importanti, non hanno ancora trovato il modo di trasformare e conservare la potenza. Le speranze di poter arrivare a produrre l'auto ci sono ancora, ma siamo onesti: è probabile che non potremo farlo".

Sarei molto lieto di potermi ricredere, ma sulla base dei dati disponibili fin qui, sembra insomma un classico caso di investitori (ed ecologisti in poltrona) abbagliati da un'idea troppo bella per essere vera. Cose che capitano, quando chi investe non chiede consiglio a un tecnico e non pretende di vedere un prototipo funzionante in condizioni realistiche e controllate prima di aprire il portafogli.

Lo so, sarebbe stato molto più emozionante scoprire un complotto delle multinazionali del petrolio, ma purtroppo la realtà è spesso molto più banale delle fantasie degli appelli che circolano in Rete.


2008/08/06 (sette anni dalle prime notizie)


La storia dell'auto ad aria continua ad evolversi. A febbraio 2008, la BBC ha segnalato che la casa automobilistica indiana Tata ha deciso di sostenere lo sviluppo dell'auto di Guy Negre e intende utilizzarne le tecnologie anche per la generazione di energia elettrica nelle zone dell'India dove manca la corrente. Secondo la BBC, Guy Negre ha promesso che l'auto sarà in vendita in India entro un anno. Ma la BBC stessa nota che è più di un decennio che Negre promette di essere a un passo da una scoperta rivoluzionaria.

Un filmato di un breve giro sull'auto è disponibile qui presso la BBC.

Il sito della MDI, la società che gestisce il progetto, annuncia che “il primo lotto pilota uscirà in Francia prima della fine del 2008 e la commercializzazione inizierà all'inizio del 2009”. Non resta che attendere e vedere se questa promessa si concretizzerà.


2009/05/19


Siamo a metà del 2009, e la commercializzazione annunciata non c'è ancora stata. Un articolo del Guardian racconta una visita alla fabbrica di Guy Negre a Carros, vicino a Nizza. Stando a quanto è stato spiegato al giornalista, è in corso una sperimentazione dei veicoli ad aria compressa per conto della Air France KLM all'aeroporto di Schipol, in sostituzione dei veicoli elettrici usati dalla compagnia aerea.

Al giornalista è stata data in prova una versione a tre ruote, senza carrozzeria, che è arrivata a 40 km/h restando nel parcheggio della fabbrica. Anche il giornalista nota che “sul motore si forma rapidamente del ghiaccio spesso”. È la conseguenza della decompressione dell'aria: le leggi della fisica valgono per tutti, anche per gli ex ingegneri della Renault.

Tutto il resto dell'articolo riferisce promesse di Negre: ma di più concreto di un giretto su un triciclo che ghiaccia già stando nel parcheggio della fabbrica non c'è nulla. Negre dice che è quasi riuscito a siglare un accordo grazie al quale le auto ad aria verranno vendute nel Regno Unito “entro tre anni”. Staremo a vedere.


2009/05/20


Il Corriere riprende l'articolo del Guardian, omette il dettaglio non trascurabile del ghiaccio e aggiunge un video che mostra un piccolo veicolo, una sorta di triciclo cabinato, della MDI, che lentamente fa un breve giro nel parcheggio della fabbrica.

Tutto qui. Sembra che siamo ancora ben lontani dalla disponibilità di un veicolo serio e soprattutto utilizzabile per strada.


2010/10/29


La CNN torna ad occuparsi dei progetti di Negre con un servizio in cui si vede ancora una volta il triciclo cabinato di un anno e mezzo fa percorrere lentamente il piazzale dell'officina e (per qualche secondo) avventurarsi nel traffico. Vengono ribadite le autonomie già annunciate (150-200 km con un “pieno”, 80 km/h di velocità massima), ma di dimostrazioni concrete finora non se sono viste. A giudicare dal servizio, l'auto ad aria non sembra aver fatto progressi in tutti questi mesi. Conviene restare in cauta attesa di prove concrete.


2012/08/21 (undici anni dalle prime notizie)


Siamo nel 2012: la commercializzazione promessa per l'inizio del 2009 non c'è ancora stata. Nel 2007 la Tata Motors indiana ha sottoscritto un accordo di licenza con la MDI che le consente di "produrre e vendere auto ad aria compressa utilizzanti la tecnologia MDI in India", ma di auto ad aria vendute non c'è nemmeno l'ombra e nel sito della Tata non si dice più nulla sulla MDI. Il comunicato stampa più recente sul sito della MDI, datato 8 maggio 2012, cita ancora quest'accordo dicendo che le due società "stanno lavorando insieme per completare lo sviluppo dettagliato della tecnologia e dei processi tecnici necessari per industrializzare un'applicazione di prodotto pronta per il mercato nei prossimi anni". I tempi continuano ad allungarsi, insomma, e di sostanza non se ne vede.

Il comunicato stampa della MDI datato 17 novembre 2011 informa che l'AirPod ora ha quattro ruote, in modo da ridurre i problemi di stabilità di una soluzione a tre ruote, ha un serbatoio maggiorato (da 175 a 260 litri) e a pressione minore (248 bar invece di 350) ed avrà un'autonomia in ciclo urbano tra 120 e 150 chilometri. Lo stesso comunicato promette che "entrerà in piena produzione l'anno prossimo". Non è successo.

L'8 giugno scorso Repubblica ha intervistato Cyril Negre, figlio di Guy. Secondo l'intervista, l'auto ad aria sarebbe “a un passo dal lancio commerciale” e “costerà appena 7000 euro”. L'annuncio ha destato le perplessità dei lettori, alle quali la MDI ha risposto pubblicando un corposo dossier (PDF) parecchio sgrammaticato ma contenente alcuni elementi interessanti, come per esempio l'affermazione che il problema del ghiacciamento è stato “risolto definitivamente” (sezione 2.1 del dossier). Resta da vedere se è vero e se è stato risolto anche quello della densità di energia, ben sottolineato da Filippo Zuliani insieme a quello della fragilità estrema di un AirPod, ben lontana da quella di un'automobile e più simile a quella di un motorino (in altre parole, nessuna protezione).

Cosa più importante, a quanto mi risulta nessuno ha mai portato in giro un AirPod per una prova estesa in condizioni realistiche e dimostrato l'autonomia promessa. Alla fine della fiera è tutto quel che si chiede sempre di fronte a chi fa affermazioni straordinarie: dimostrate quello che dite. Fatecela provare.


2012/11/14


Un video su Videolina, segnalato da Giorgio Capra nei commenti, annuncia che un AirPod è stato presentato in Sardegna con l'intento di promuovere la realizzazione di un centro di produzione delle auto ad aria. Sarebbe una bella occasione per chiedere a Guy Negre di lasciar provare l'auto per vedere se ha davvero le prestazioni promesse.


2013/10/23


L'auto ad aria riemerge in Sardegna: la stampa locale segnala l'intenzione di aprire uno stabilimento per la sua produzione nell'isola. Inoltre i responsabili del progetto dichiarano che le prime vetture dovrebbero essere pronte entro gennaio 2014. Staremo a vedere. Intanto manca tuttora una prova indipendente del veicolo, che continua a dichiarare una velocità massima di 70 km/h e un'autonomia urbana di 220 km. Maggiori dettagli in questo mio articolo.


2014/06/29 (tredici anni dalle prime notizie)


La Rai ha annunciato che l'Airpod “sarà prodotta e distribuita a Bolotana (Nu) da Airmobility, una società di imprenditori sardi”. Ha scritto che “Tata Motors è in fase di predisposizione dei suoi modelli su tecnologia Mdi per il mercato indiano” e “la Sardegna si è candidata per la prima produzione europea del veicolo, prevista per il tardo autunno del 2014.”

Ci saranno “due versioni: motore 7 KW (guida con patente B) 80 km/h con autonomia di circa 120 km (circuito urbano); motore 4 KW (guida con patente A, motocicli) 45 km/h e stessa autonomia, entrambi dotate di un bagagliaio da 500 litri con incluso uno scomparto refrigerato da trenta litri.” L'Airpod “entrerà sul mercato con un modello base dal costo di 7.500 euro e sarà destinata al trasporto passeggeri”. Si promette che “un pieno da 4 euro permette di percorrere 100 km alla velocità massima di 80 km/h” e che “il rifornimento di aria compressa può avvenire tramite stazioni abilitate (2,5 minuti per un pieno) o presa di corrente domestica da almeno 10kw (3,5 ore per un pieno)”.

Sono ormai tredici anni che Guy Negre promette un'auto ad aria che faccia almeno un centinaio di chilometri con un pieno, e in tutti questi anni, che io sappia, nessuno ha mai visto una di queste auto fare davvero quello che viene promesso. A un certo punto viene anche legittimo sentirsi presi in giro. Sarei ben contento di sbagliarmi, ma dopo anni di promesse fatte a vuoto adesso spetta ai costruttori dell'Airpod dimostrare che il loro veicolo non è una bufala.


2017/11/09 (sedici anni dalle prime notizie)


Siamo a sedici anni dalle prime notizie su questa presunta auto pubblicate da Quattroruote e ancora non c’è traccia di commercializzazione.

Eppure ANSA oggi ha rilanciato la notizia, parlando di prestazioni che tuttora, per quanto mi risulta, nessuno ha mai visto in condizioni controllate. Inoltre sono passati già quattro anni da quando si parlava di costruire quest’auto a Bolotana.

Sarà costruita anche in Sardegna, a Bolotana in provincia di Nuoro, la prima auto al mondo con motore ad aria compressa, a zero emissioni inquinanti. Si chiama AirPod, è stata inventata e realizzata dall'ingegnere francese Guy Negre e dalla sua azienda Mdi, con sede a Nizza. In Sardegna un gruppo di imprenditori sardi e del Norditalia ha preso in licenza il brevetto Mdi: dalla prossima primavera metteranno sul mercato l'AirPod, una minicar ecologica da 8.000 euro.

...L'auto ha un'autonomia di 150 km e una velocità massima di 80 km all'ora. Per la ricarica ha bisogno di 18 kilowatt: servono dalle 3 alle 6 ore, a seconda della presa, a un costo complessivo di 5 o 6 euro.

E come sempre, l’auto sarà messa in vendita “dalla prossima primavera”.