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2013/10/11

Come ti arresto il guardone dalla webcam

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 11/10/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Lei è Cassidy Wolf, diventata celebre per due ragioni. La prima è che è stata eletta Miss Teen USA. La seconda è che è stata spiata in camera propria, mentre si svestiva, tramite la webcam del suo computer.

Il guardone ha registrato le immagini e le ha inviate via mail alla ragazza, minacciando di trasmetterle a tutti gli amici della miss se lei non gli avesse mandato altre immagini di “buona qualità" (indovinate in che senso) o se non fosse andata in video su Skype con lui per fare quello che le chiedeva.

Cassidy non si è piegata al ricatto ma ha chiamato l'FBI, che ha trovato sul laptop della ragazza due RAT, ossia due software ostili di comando a distanza, scaricati e installati non si sa bene come. Rintracciare chi li stava usando non è stato facile: le mail provenivano da un indirizzo non tracciabile. Ma il guardone ha commesso un errore, perché le sue sessioni di voyeurismo passavano da No-ip.org, che ha fornito i dati delle sessioni all'FBI.

L'account No-ip.org usato per quelle sessioni era intestato a un signor Abrahams con l'alias "cutefuzzypuppy". A quel punto è stato sufficiente fare una ricerca in Google con quell'alias per scoprire i messaggl pubblici lasciati dallo spione e fare una capatina su Facebook per trovare il profilo di Jared, figlio diciannovenne del signor Abrahams. Lo hanno pedinato a scuola, in California, e hanno scoperto, grazie alla collaborazione dei servizi informatici dell'istituto, che il giovane si era collegato ai computer delle vittime usando i PC scolastici. Jared è stato arrestato.

Quel "vittime", al plurale, è purtroppo corretto: l'FBI ha infatti trovato altre ragazze spiate da Jared Abrahams. Fra l'altro, Cassidy Wolf non aveva alcun sentore di essere sorvegliata tramite la webcam del computer perché la spia della telecamera non si accendeva quando Abrahams la usava per guardarla. Jared aveva infatti raccolto informazioni su quali marche e modelli di laptop potevano essere comandati in modo da accendere la webcam senza far illuminare la spia.

Facebook: basta utenti invisibili, arriva la ricerca completa nei post pubblici

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 11/10/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.


Nel prossimo futuro sarà possibile cercare qualunque post e aggiornamento di stato mai pubblicato au Facebook, grazie a Graph Search, un'opzione che viene progressivamente attivata a tutti gli utenti che usano l'inglese come lingua per l'interfaccia di Facebook. Lo ha annunciato il social network pochi giorni fa. Saranno possibili ricerche in base alla cronologia ("all of my posts from 2012", per esempio), ai partecipanti o alla posizione geografica.

Con questa nuova opzione diventerà cercabile tutto quello che è stato condiviso con la persona che effettua la ricerca ma soprattutto tutti i i post pubblici (quelli visibili senza aver ottenuto l'amicizia di chi li ha scritti). I post pubblici saranno insomma analizzabili per aggregazione e non ci sarà più l'oblio prodotto dal passare del tempo che rendeva difficile scorrere la cronologia alla ricerca di un post specifico.

Fate quindi attenzione alle impostazioni dei vostri post e assicuratevi che siano pubblici soltanto quelli che volete davvero condividere con chiunque. Se volete ripassare i livelli di visibilità dei vostri post, cliccate sul lucchettino nella barra superiore di Facebook, scegliete Chi può vedere le mie cose? e poi Usa il registro attività.

Nel frattempo Facebook ha già rimosso un'altra funzione: l'opzione che permetteva di rendersi irreperibili a chi ci cercava tramite nome e cognome. Nelle Impostazioni sulla privacy potevate scegliere, nella colonna di sinistra, la sezione Privacy e da lì decidere chi poteva trovarvi su Facebook. D'ora in poi non ci si potrà più nascondere. Secondo l'annuncio di Facebook, non lo facevano in molti ed è per questo che l'opzione è stata rimossa.

http://readwrite.com/2013/10/10/facebook-privacy-setting-checkup#awesm=~ojW173PStbnAbi

http://techland.time.com/2013/10/10/facebook-no-longer-lets-users-hide-their-profiles-in-search/

http://newsroom.fb.com/News/735/Reminder-Finishing-the-Removal-of-an-Old-Search-Setting

2013/10/08

Pensare prima di postare: @needadebitcard

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “stefano” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Conoscete @needadebitcard? È un account Twitter che raccatta e ripubblica qualunque tweet pubblico contenga parole che descrivano una carta di credito o debito accompagnata da un'immagine.

Vedere così gli atti di furbizia di chi si vanta col mondo intero di aver ricevuto la propria nuova carta di credito e ne pubblica una foto, con tanto di numeri e data di scadenza, è ormai un classico che fa riflettere su quanto sia evidentemente difficile, per molta gente, pensare alle conseguenze dei propri atti.

Poco fa, però, qualcuno ha voluto dare ancora di più:




Sì, avete capito bene. È una richiesta di aiuto perché la persona ha rovesciato del solvente per unghie sulla propria carta di credito. Che già in sé non è una grande furbata, ma pazienza.

Il bello è che la richiesta include una foto della carta. Non una foto qualsiasi, ma una del retro della carta. Che ha quindi in bella mostra non solo il numero della carta, la sua data di scadenza e il nome e cognome della persona (visibili perché impressi in rilievo nello spessore della carta), ma anche il codice CVV.

L'utente ha insomma pubblicato volontariamente tutti i dati necessari per consentire a chiunque di usare fraudolentemente la carta. I dati erano perfettamente leggibili nell'immagine originale, che qui ho degradato e ridotto per sicurezza. Il tweet originale è stato rimosso dall'utente dietro mio consiglio.

Quando si cerca di spiegare la sicurezza informatica, questo è il genere di mentalità con il quale si ha troppo spesso a che fare. Sono senza parole.

Disinformatico radio, un po’ di podcast e argomenti in arretrato

Nella puntata di venerdì scorso (4/10) del Disinformatico di Rete Tre (podcast qui) ho parlato dei seguenti argomenti:

  • Antibufala: il lago Natron che pietrifica gli animali che lo toccano! Circola su Facebook e sui blog la notizia che in Tanzania c'è un lago in cui gli uccelli si pietrificano. Si chiama lago Natron ed è diventato improvvisamente oggetto di attenzione da parte degli internauti per via di una serie di fotografie impressionanti che ritraggono animali apparentemente pietrificati di colpo nel mezzo di un movimento. Indovinate un po': è una bufala (dettagli).
  • Dieci anni di Martedì delle Pezze: il “Patch Tuesday”. Oggi (8 ottobre) Microsoft rilascia otto aggiornamenti di sicurezza, che riguardano Windows, Internet Explorer, .NET, Office, SharePoint e Silverlight. Almeno una di queste falle viene già sfruttata attivamente su Internet dai criminali informatici, per cui non è il caso di tentennare sull'aggiornamento. Il rilascio degli aggiornamenti coincide con il decimo anniversario del cosiddetto “patch Tuesday”, letteralmente il “martedì delle pezze (o delle patch)” (dettagli).
  • Adobe, sottratte password e carte di credito di quasi 3 milioni di clienti. Se usate Flash o Acrobat o una delle tante tecnologie marchiate Adobe onnipresenti nei computer e dei dispositivi digital di oggi, per esempio tramite i servizi Creative Cloud, tenetevi forte. Adobe Systems Inc. è stata violata da intrusi informatici che hanno sottratto il codice sorgente di molti dei suoi prodotti e quasi tre milioni di password e coordinate di carte di credito (nomi, numeri e date di scadenza) dei suoi clienti (dettagli).
  • Twitter va in Borsa e rivela i propri numeri. Twitter ha pubblicato i dettagli del proprio piano di quotazione in Borsa, rendendo pubbliche molte informazioni sulle proprie attività e dimensioni che prima erano riservate e stimate soltanto indirettamente dagli esperti. Il “social network” (più propriamente piattaforma di microblogging) dichiara alle autorità statunitensi di avere circa 218 milioni di utenti attivi mensili (49 negli USA, 169 nel resto del mondo) e di gestire oltre mezzo miliardo di tweet al giorno (dettagli).
  • Flutter comanda il computer senza toccarlo. Comandare il computer con i gesti, senza toccarlo, sembra una cosa da film di fantascienza, ma oggi potete provare quest'ebbrezza non solo con alcuni televisori ma anche con il vostro computer grazie a Flutter: un'applicazione che usa la webcam di un PC Windows o di un computer con Mac OS X per riconoscere i gesti e usarli per comandare le altre applicazioni (dettagli).


Nella puntata del 27 settembre (podcast) invece ho toccato questi temi:

  • Facebook permette di correggere i post, ma non dimentica. Senza troppa fanfara Facebook ha attivato una funzione che farà piacere ai pignoli dell'ortografia e chi si pente facilmente di quello che scrive: ora è possibile modificare e correggere i post dopo che sono stati pubblicati. Prima questa possibilità di modifica esisteva soltanto nei commenti (dettagli).
  • Apple, iOS7 aggiornato ma blocco tastiera ancora scavalcabile. Apple ha pubblicato un aggiornamento di iOS 7 che corregge due falle che permettevano di scavalcare la password di protezione e visualizzare o condividere foto e fare telefonate. Ma rimane ancora una caratteristica di iOS 7 che permette di aggirare la password di protezione: non è una falla in senso stretto, ma una funzione del telefonino (dettagli).
  • La mappa aggiornata dei rischi in Rete. I rischi su Internet si evolvono e cambiano in continuazione: un rapporto appena pubblicato dalla società di sicurezza F-Secure fa il punto della situazione delle minacce informatiche nei primi mesi del 2013. Java al primo posto, ma anche bizzarrie: estrazione di Bitcoin e attacchi tramite font (dettagli).

Ho parlato anche del quindicesimo compleanno di Google e della scelta di Popular Science di abolire i commenti perché sono inefficienti e inutili (con dimostrazione scientifica) e influenzano eccessivamente la percezione degli articoli.


Nella puntata del 20 settembre (scaricabile qui) ho inoltre parlato di queste cose:

  • Antibufala: alieni nella stratosfera! “Trovate 'alghe aliene' su un pallone sonda ad alta quota” annunciano vari siti dedicati all'ufologia e anche testate giornalistiche come Panorama e i britannici Telegraph e Independent. Indovinate come stanno realmente le cose (dettagli).
  • Debutta iOS 7, confusione e bachi: meglio aspettare. Server stracarichi, attese estenuanti e qualche baco per chi non sa pazientare e vuole subito l'ultima novità di Apple (dettagli).
  • Falla grave in Internet Explorer, pronto l'aggiornamento urgente. Un evento piuttosto raro: Microsoft rilascia un aggiornamento per IE al di fuori delle scadenze standard, perché c'è da rattoppare una falla che viene già sfruttata attivamente dai criminali informatici (dettagli).
  • Uomo si finge Justin Bieber su Internet, seduce minorenni alla webcam. Condannato a 14 anni di carcere un uomo che convinceva ragazzi e ragazze molto giovani a spogliarsi davanti alla webam fingendo di essere una celebrità. La vile tecnica di un ricatto progressivo (dettagli).
  • Lavorare gratis su documenti Office sui tablet con QuickOffice. Editare sul tablet o telefonino i documenti Microsoft Office senza pagare per il software è diventato più facile (dettagli).

2013/10/07

Tiriamo fuori la roccia lunare italiana! Ci vediamo il 28 ottobre al Museoscienza di Milano

Non so quanti sono al corrente del fatto che a Milano c'è un frammento di Luna, portato dagli astronauti Apollo oltre quarant'anni fa.

Salvo rare occasioni, sta rinchiuso nei depositi del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, ed è un vero peccato che questo tesoro non sia visibile.

Ma il Museo ha avviato una campagna di raccolta fondi per consentirne l'esposizione permanente e protetta all'interno della nuova area Spazio del Museo: un progetto che richiede 50.000 euro.

La campagna s'intitola Conquistiamoci la luna e ne trovate i dettagli presso museoscienza.org/luna. È possibile fare donazioni anche via Internet.

Io parteciperò alla campagna con una serata dedicata all'avventura spaziale che ci ha portato quel frammento: mostrerò le fotografie e le immagini restaurate, a colori, di quell'impresa e sarò a vostra disposizione per tutte le domande che vorrete fare per conoscere meglio questo pezzo di Storia. L'appuntamento è per il 28 ottobre alle 18:30, presso l'Auditorium del Museo. Avrò con me, da donare al Museo, la versione più recente di Moonscape in italiano. Vi aspetto.

2013/10/06

Dropbox e la cache da 40 gigabyte su disco

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “c.bocc*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Disco pieno. Su un MacBook Air, che ha un disco a stato solido da 128 GB, può capitare. Quello che non mi aspettavo è l'origine del riempimento: la cache di Dropbox, che aveva assunto la ragguardevole dimensione di 40 gigabyte. In una cartella nascosta, oltretutto, per cui non avrei mai scoperto la causa dell'intasamento se non avessi usato Disk Inventory (utility gratuita sostenuta dalle donazioni).

Una cache gigantesca del genere mi è capitata probabilmente perché ho un Dropbox da 100 gigabyte, che però non sono tutti occupati e non sono neanche tutti condivisi sull'Air, quindi magari a voi non capiterà mai. Ma vi segnalo comunque l'episodio, caso mai dovesse capitarvi o semplicemente se volete dare un'occhiata alle dimensioni della vostra cache Dropbox su un Mac: andate nel Finder e (con il menu Go) scegliete di andare alla cartella ~/Dropbox/.dropbox.cache. Visualizzatela, cancellatene il contenuto e sarete a posto, come descritto nell'help di Dropbox (solo in inglese).

2013/10/04

Rememberthe13th, la NASA ha un mega-annuncio per il 13 novembre o 6 ottobre? Non penso proprio

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “sporting3” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Mi sono arrivate parecchie segnalazioni di un sito, rememberthe13th.com, che annuncia che la NASA avrebbe “effettuato una scoperta storica che scuoterà l'intero pianeta”. L'annuncio era inizialmente previsto per il 13 novembre (donde il nome del sito) ma è stato anticipato al 6 ottobre, come potete leggere nello screenshot qui accanto.

Tutta la cosa puzza di patacca, o di marketing virale, lontano un miglio:
  • Il sito mostra il logo NASA, ma la NASA non usa domini .com; essendo un ente federale statunitense, usa il suffisso .gov;
  • In questo momento, grazie alla monumentale idiozia di un branco di imbecilli che si credono politici ma sarebbero molto più a loro agio nella gabbia delle scimmie a tirarsi cacca, tutti i siti NASA sono offline;
  • il dominio è stato registrato il primo ottobre scorso, e non a nome della NASA ma attraverso una società panamense;
  • Stranamente, quando si copia e incolla il contenuto testuale del sito, si ottiene in coda questa stringa: - See more at: http://www.rememberthe13th.com/#sthash.LbS1soOb.dpuf, che decisamente non è nello stile NASA;
  • C'è chi segnala che dopo aver affidato al sito un indirizzo di mail vi ha ricevuto dello spam.

La cosa è piuttosto intrigante perché l'uso del logo NASA è vietato a chiunque non sia dipendente NASA o ai siti non-NASA (“These images may not be used by persons who are not NASA employees or on products (including Web pages) that are not NASA-sponsored”). Chi ha fatto questo sito, se non è stato autorizzato, potrebbe pentirsene.

Per ora è tutto quello che so. In teoria dopodomani si dovrebbe chiarire tutto, per cui a mio avviso non vale la pena spendere tempo in ulteriori indagini. Direi, soprattutto, di non preoccuparsi che ci possano essere annunci catastrofici dietro questo preavviso.

Aggiornamento (2013/10/05 00:20): Secondo AndroidMalwareDump, l'indirizzo IP (192.111.149.82) indica che si tratta di un sito dedicato alla raccolta di indirizzi di mail e profili sui social network, che verranno poi bombardati di spam. Dietro ci sarebbe Adixy.com, “un sito che permette di acquistare ‘mi piace’ e condivisioni”. Da evitare, insomma.

Antibufala: il lago Natron che pietrifica gli animali che lo toccano!

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 04/10/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Circola su Facebook e sui blog la notizia che in Tanzania c'è un lago in cui gli uccelli si pietrificano. Si chiama lago Natron ed è diventato improvvisamente oggetto di attenzione da parte degli internauti per via di una serie di fotografie impressionanti che ritraggono animali apparentemente pietrificati di colpo nel mezzo di un movimento.

Le immagini, scattate dal fotografo Nick Brandt e pubblicate in un libro, sono però ingannevoli se non vengono accompagnate dalla spiegazione (fornita da Brandt stesso ma ignorata da molti utenti di Internet) di come sono state ottenute: non è vero, come hanno scritto in molti, che il lago uccide e pietrifica di colpo qualunque animale che lo tocchi.

Il lago Natron è certamente un luogo molto particolare: uno specchio d'acqua profondo circa tre metri e caratterizzato da una salinità elevatissima, da temperature altrettanto estreme (anche 60°C) e dalla presenza di natron (carbonato idrato di sodio). Queste particolarità rendono l'acqua del lago tossica e caustica, ma non istantaneamente letale e pietrificante come la mitica Gorgone.

Infatti il lago Natron è frequentatissimo dai fenicotteri, che vi nidificano nelle vicinanze senza per questo finire pietrificati, e nel lago stesso vivono alghe e pesci estremofili. Anche loro si guardano bene dal farsi pietrificare.

Ma allora come stanno le cose? Il natron è un potente antibatterico e disseccante: veniva usato dagli egizi per la mummificazione dei cadaveri. E infatti gli animali “pietrificati” in realtà sono morti per altre cause e sono finiti nel lago, dove le sostanze naturali presenti li hanno in pratica preservati e mummificati. Brandt li ha raccolti e messi in posa per fotografarli: cosa impossibile se fossero davvero pietrificati. La spiegazione dei fatti non toglie certo fascino a queste immagini magnificamente spettrali.

Dieci anni di Martedì delle Pezze: il “Patch Tuesday”

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 4/10/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.


Martedì prossimo (8 ottobre) Microsoft rilascerà otto aggiornamenti di sicurezza, che riguardano Windows, Internet Explorer, .NET, Office, SharePoint e Silverlight. Almeno una di queste falle viene già sfruttata attivamente su Internet dai criminali informatici, per cui non è il caso di tentennare sull'aggiornamento.

Il rilascio degli aggiornamenti coinciderà con il decimo anniversario del cosiddetto “patch Tuesday”, letteralmente il “martedì delle pezze (o delle patch)”: questo è il nome che Microsoft usa per indicare il secondo martedì di ogni mese, che è il giorno scelto dall'azienda per rilasciare in blocco gli aggiornamenti di sicurezza che Microsoft ha preparato e accumulato nel corso del mese. Questa tecnica di rilascio fu introdotta a ottobre del 2003 per dare agli amministratori di sistema una data certa e regolare per la quale prepararsi agli aggiornamenti. Le eccezioni alla regola del secondo martedì vengono riservate soltanto per le vulnerabilità più gravi attivamente sfruttate per attacchi informatici.

Oltre al “patch Tuesday” esiste anche l'“exploit Wednesday”, ossia (traducendo un po' liberamente) il “mercoledì dello sfruttamento del mancato rattoppo”: i criminali informatici analizzano infatti gli aggiornamenti, li confrontano con le versioni precedenti del software e osservano le differenze. Questo permette loro di scoprire i punti vulnerabili dei vari software e di creare attacchi che li prendono di mira, contando sul fatto che molti utenti sono pigri o riluttanti ad installare gli aggiornamenti (oppure non possono farlo a causa di politiche aziendali) e quindi restano vulnerabili. Non rendete la vita facile ai criminali digitali: aggiornate sempre e subito il vostro software.

Adobe, sottratte password e carte di credito di quasi 3 milioni di clienti

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 04/10/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Se usate Flash o Acrobat o una delle tante tecnologie marchiate Adobe onnipresenti nei computer e dei dispositivi digital di oggi, per esempio tramite i servizi Creative Cloud, tenetevi forte. Adobe Systems Inc. è stata violata da intrusi informatici che hanno sottratto il codice sorgente di molti dei suoi prodotti e quasi tre milioni di password e coordinate di carte di credito (nomi, numeri e date di scadenza) dei suoi clienti.

Gli annunci formali di queste violazioni sono stati pubblicati da Adobe qui e qui: in sintesi, sono sicuramente coinvolti Acrobat e ColdFusion, prodotti molto importanti dell'azienda, e i dati delle carte di credito rubati erano cifrati, per cui i ladri devono riuscire a decifrarli prima di poterli eventualmente sfruttare.

Adobe, a titolo precauzionale, reimposterà le password degli utenti coinvolti per evitare che i ladri possano usare le password rubate e avviserà via mail chi è stato colpito dall'attacco (attenzione, quindi, alle mail false che si spacceranno sicuramente per avvisi di Adobe ma in realtà servono a rubarvi le credenziali).

La sottrazione del codice sorgente dei prodotti Adobe potrebbe facilitare la ricerca di falle da parte dei malfattori, ma al momento non risulta nessun attacco basato su questa fuga di dati, che è iniziata a metà settembre. Nel frattempo ha preannunciato un aggiornamento di sicurezza critico per Reader e Acrobat XI su Windows che verrà distribuito l'8 ottobre.