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Ti Porto la Luna 2017: sono a Houston a prendere una roccia lunare

Sono partito ieri per gli Stati Uniti con Luigi Pizzimenti, coordinatore del tour scientifico Ti porto la Luna che porterà un frammento di Luna in vari luoghi d’Italia (e non solo) per raccontare la storia delle persone che lo raccolsero e lo portarono sulla Terra. Sono con lui per accompagnarlo nel viaggio a Houston per ritirare questa roccia lunare, custodita dalla NASA, che la concede temporaneamente a Luigi.

Ovviamente andare alla NASA e chiedere un pezzo di Luna non è una passeggiata: reperti del genere non vengono concessi facilmente. Anche portarla in giro non è facile, visto il suo valore enorme (decine di milioni di dollari), Se volete leggere e vedere l’avventura di questo viaggio in tempo quasi reale (il “quasi” è dovuto a esigenze di sicurezza), seguitemi su Twitter all’account @attivissimoLIVE e seguite Luigi presso @LuigiPizzimenti.

Per tutti i dettagli del tour e per sapere come richiederne una tappa, consultate Tiportolaluna.it.
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Podcast del Disinformatico del 2017/03/17

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di ieri del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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Dietro le quinte della truffa dell’“assistenza Microsoft”

Il meccanismo della truffa della finta “assistenza Microsoft” è ben conosciuto: la vittima riceve una telefonata da qualcuno che si spaccia per un tecnico di assistenza, dice che il computer della vittima è infettato e si offre di aiutare a rimuovere l’infezione.

In realtà il truffatore convince la vittima a eseguire dei comandi che infettano il computer e consentono di prenderne il controllo da remoto oppure si fa pagare profumatamente tramite carta di credito per “rimuovere” un problema che non c’è.

Alcuni ricercatori di sicurezza della Stony Brook University hanno studiato una variante di questa truffa, nella quale le vittime incappano in siti che fanno credere che il loro computer sia infettato e vengono indotte a chiamare un numero di “assistenza tecnica” in realtà gestito da truffatori. I risultati del loro studio sono molto interessanti e includono le trascrizioni dei loro dialoghi telefonici con gli “assistenti”.

Da questa ricerca emerge che i criminali riescono a incassare in media 291 dollari da ogni vittima, e seguono un copione molto preciso e dettagliato, con finezze come i complimenti alla vittima per la qualità del suo computer, che rassicurano la vittima stessa e la predispongono a pensare che valga la pena di affrontare la spesa di “disinfezione” di un oggetto così prezioso.

I ricercatori hanno scoperto che la maggior parte dei truffatori opera dall’India (85%); gli altri stanno negli USA (10%) e, stranamente, in Costa Rica (5%). Le telefonate truffaldine viaggiano prevalentemente tramite quattro servizi VoIP (Twilio, WilTel, RingRevenue e Bandwidth), i cui costi bassissimi consentono ai gestori della truffa di accettare chiamate internazionali a proprio carico.
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Il vibratore "smart" che ti spia: We-Vibe condannata a risarcire


We-Vibe è un dispositivo “smart” un po’ particolare: è un vibratore, che si collega via Bluetooth a un telefonino ed è comandabile anche da remoto tramite un’app. Ma quando viene utilizzato, i dati di utilizzo, come la sua temperatura e l’intensità della sua vibrazione, vengono trasmessi segretamente e senza alcuna anonimizzazione (anzi, insieme all’indirizzo di mail dell’utilizzatore) all’azienda produttrice, la canadese Standard Innovation, che così può conoscere con precisione le abitudini intime dei propri clienti.

Questa spettacolare invasione della privacy è emersa grazie agli esperti del raduno informatico Def Con, a Las Vegas, che l’anno scorso hanno rivelato anche che il vibratore era comandabile a distanza da chiunque, notando che prenderne il controllo senza autorizzazione potrebbe configurare il reato di molestia sessuale. È partita un’azione legale, e ora la Standard Innovation ha accettato di risarcire ciascuno dei propri clienti fino a 10.000 dollari (canadesi) ciascuno, per un importo totale di circa 4 milioni.

Se vi serviva una dimostrazione memorabile del fatto che le aziende della cosiddetta Internet delle cose non hanno ancora capito che non devono ficcare il naso nella vita dei propri clienti e devono pensare meno disinvoltamente a come proteggere i dati intimi di chi usa i prodotti interconnessi, quella del vibratore pettegolo probabilmente è quello che stavate cercando.


Fonti: Vocativ, Sex Ed Technologies, The Guardian

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Come disabilitare i video che partono da soli nei siti Web


I siti che contengono video che partono automaticamente, spesso a volume altissimo e per rifilarci pubblicità stupide e insistenti, sono uno dei tormenti della navigazione in Rete. Per fortuna esistono delle contromisure, segnalate per esempio in questo articolo di Kirkville.com.

Per esempio, se usate il browser Chrome (su Mac o Windows) potete installare il plugin gratuito Disable HTML5 Autoplay, che come dice il nome molto intuitivo blocca l’autoplay dei video e dell’audio in formato HTML5. Se usate Firefox, provate FlashStopper (Mac, Windows e Linux), anche se alcune recensioni indicano che a volte non funziona con le versioni più recenti di Firefox. C’è anche una soluzione per il browser Opera.

Se invece usate Safari su Mac è necessaria una procedura un po’ più complicata: bisogna chiudere Safari, aprire il Terminale e dare questo comando:

defaults write com.apple.Safari IncludeInternalDebugMenu 1


Riavviando Safari compare un nuovo menu, Debug, dal quale potete scegliere Media Flags e poi Disallow Inline Video (le voci di menu sono in inglese anche nella versione italiana).
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