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Nuova ondata di foto rubate a celebrità, ma niente panico: non sembra legata a una nuova falla

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “giovanni.se*”.

Non pensavo che mi sarebbe capitato di citare Kim Kardashian in questo blog, ma sono in circolazione in Rete da un paio di giorni le sue foto private piuttosto esplicite, insieme a quelle ancora più esplicite di altre celebrità (Kaley Cuoco, Jennifer Lawrence e molte altre), e ne stanno parlando un po' tutti (The Hacker News, Naked SecurityTime, Gawker, Huffington Post, Corriere del TicinoBBC), per cui vale la pena di analizzare gli aspetti di sicurezza e smontare un paio di miti e ipotesi.

Primo, non è affatto vero, come hanno scritto alcune fonti giornalistiche, che le foto sono state prontamente rimosse da Internet: sono ancora reperibili molto facilmente (non fornisco dettagli per ovvie ragioni legali). È importante non alimentare false sicurezze e non dare credito all'idea che una foto che è finita su Internet possa essere magicamente rimossa con totale certezza.

Secondo, non c'è per ora nessuna indicazione tecnica che la nuova ondata di foto sia il risultato di una nuova falla in iCloud o in altri servizi analoghi. Chi ha analizzato i dati EXIF delle foto circolanti non ha trovato immagini con date (di scatto originale o di manipolazione con software di ritocco/archiviazione) successive a quelle delle foto già in circolazione dall'inizio di settembre. Inoltre, nel caso della Kardashian, non sembra esserci di mezzo iCloud, dato che lei ha dichiarato di non avere un account iCloud, e per altre celebrità sembra che le foto provengano in origine da dei cellulari BlackBerry.

Terzo, vale la precauzione già data: attivate l'autenticazione a due fattori; se non volete che le vostre foto intime finiscano nel cloud, disattivate i servizi cloud e comunque toglietele dal telefonino. Meglio ancora, fatele con una fotocamera che non si connette a Internet e custoditele offline.
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Nvidia sbugiarda i lunacomplottisti, ma può fare anche di più

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “achille*” e “remo*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

In tantissimi (troppi per ringraziarvi singolarmente) mi avete segnalato la notizia che Nvidia, per pubblicizzare le proprie nuove schede grafiche GeForce, ha sbugiardato con immagini digitali bellissime una delle tesi preferite di quelli che non credono che siamo andati sulla Luna (CNet; GizmodoFastcolabs; Engadget; Nvidia).

La tesi è che gli astronauti nelle foto delle missioni lunari sono eccessivamente illuminati quando sono in ombra. Secondo i lunacomplottisti, quest'anomalia dimostrerebbe che le foto sono false.

In particolare, questa tesi viene riferita alla foto qui sotto, che mostra Buzz Aldrin, secondo uomo a mettere piede sulla Luna, mentre scende lungo la scaletta e viene immortalato da Neil Armstrong, che è già sulla superficie lunare. Aldrin è nel cono d'ombra del veicolo spaziale (il Sole è a destra), eppure lo si vede benissimo. Come è possibile, senza una fonte di luce aggiuntiva che lo illumini e che sulla Luna non c'era?


Foto NASA AS11-40-5868 (versione a media risoluzione).


Nvidia ha deciso di dimostrare la potenza e la fedeltà di rendering delle proprie schede grafiche ricostruendo fedelmente la scena e soprattutto la riflettività della superficie lunare (nota grazie alle osservazioni telescopiche), dei rivestimenti del modulo lunare e della tuta di Aldrin.

L'illuminazione di qualunque ambiente, infatti, non proviene soltanto dalla fonte primaria di luce, ma scaturisce anche dai riflessi delle superfici circostanti. C'è anche la diffusione atmosferica della luce, che però diventa significativa solo su grandi volumi (sulla Terra, la luce solare diffusa dall'atmosfera rende luminoso tutto il cielo di giorno e quindi schiarisce le zone non direttamente illuminate dal Sole; sulla Luna, mancando un'atmosfera, non c'è diffusione). Se non esistessero questi riflessi, le ombre sarebbero sempre nerissime, sulla Terra come sulla Luna: avrebbero l'aspetto mostrato dal rendering qui sotto, che non calcola i riflessi ed è conforme alla tesi dei lunacomplottisti.


Credit: Nvidia.


Ma dall'osservazione della realtà sappiamo che le ombre non funzionano così: una persona che si mette all'ombra di un albero non diventa una sagoma nera e il lato in ombra di un oggetto non diventa nero come la pece: viene rischiarato dai riflessi delle superfici illuminate adiacenti. In altre parole, lunacomplottisti che sostengono la tesi delle ombre nerissime imostrano di non sapere un'acca di come funziona la luce.

Usando la potenza di calcolo delle proprie schede grafiche, Nvidia ha incluso anche la riflettività dei materiali circostanti e ha ottenuto il risultato mostrato qui sotto, che corrisponde all'illuminazione della scena calcolata tenendo conto della luce riflessa dalla superficie lunare verso Aldrin e verso il lato in ombra del LM.


Credit: Nvidia.


Il risultato si avvicina alla foto originale della NASA, ma l'astronauta non è illuminato altrettanto fortemente. Manca ancora una fonte di luce. Quale?

La risposta, come già spiegato nel mio libro Luna? Sì, ci siamo andati!, è che la fonte luminosa mancante è il fotografo stesso. Neil Armstrong, infatti, indossa una tuta bianchissima e si trova in pieno sole (lo si nota dai lens flare che colpiscono l'obiettivo della sua fotocamera, in alto a destra nella foto originale), per cui riflette un bel po' di luce solare verso il proprio compagno. Nvidia ha provato ad aggiungere anche questa fonte di luce per certi versi poco intuitiva, usando i parametri di riflettività del materiale della tuta originale, e ha ottenuto il risultato che vedete qui sotto a confronto con l'originale.


A sinistra, la ricostruzione realizzata da Nvidia; a destra, la foto originale.
Credit: Nvidia/NASA.


La tuta di Neil Armstrong, da sola, aggiunge “circa il 10% di luce” ad Aldrin, dice Mark Daly, senior director of content development di Nvidia. L'illuminazione dell'astronauta sulla scaletta nella foto originale, insomma, è giusta e realistica come ce la mostra la NASA e le anomalie asserite dai complottisti sono semplicemente frutto della loro incompetenza.

Il video preparato da Nvidia racconta ulteriori dettagli, compresa la spiegazione illustrata della mancanza delle stelle.



Questo metterà a tacere i lunacomplottisti? Assolutamente no. Diranno che finalmente nel 2014 i processori commerciali hanno raggiunto la potenza di calcolo dei supercomputer ultrasegreti usati dalla CIA nel 1969. O si metteranno a strillare e insultare, come fanno di solito. Pazienza.

Dal punto di vista del debunking, questa indagine di Nvidia in realtà è interessante ma non cambia le cose; è semplicemente un'ulteriore conferma visiva e computazionale di quanto si sapeva già. Inoltre la prova della realtà delle missioni lunari non sta in questa foto, ma nella montagna di dati tecnici e scientifici, nelle conferme da parte dei russi, nelle foto dei siti d'allunaggio che mostrano i veicoli, gli strumenti e le impronte lasciate sulla Luna dagli astronauti, e nell'impossibilità di realizzare, con gli effetti speciali degli anni Sessanta, i fenomeni fisici osservati nelle riprese lunari, come la camminata in gravità ridotta o la caduta parabolica della polvere.

Volendo essere pignoli e rigorosi, i risultati, i dati e i metodi di Nvidia andrebbero resi pubblici per verificare che non si tratti semplicemente di un'astuta trovata pubblicitaria e che l'immagine sintetica non sia stata forzata ad avere l'aspetto giusto. Non che ci siano molti dubbi al riguardo, ma è questione di correttezza.

In questo senso sembra che saremo piacevolmente accontentati, perché sempre Mark Daly ha dichiarato che Nvidia sta creando un'interfaccia utente per consumatori per questa demo e la rilascerà al pubblico nelle prossime settimane. Ed è qui che sta il vero bonus dell'indagine di Nvidia.

Se Daly manterrà la promessa, infatti, potrei comperare un PC e una scheda Nvidia appositamente per arricchire il documentario Moonscape con un rendering che spiega e illustra le immagini originali, ricreandole da varie angolazioni.

Per esempio, questi sono alcuni rendering di Nvidia della posizione di Neil Armstrong durante la foto esaminata:


A sinistra, la posizione di Armstrong durante lo scatto. Aldrin è sul lato opposto del LM.
Credit: Nvidia.

Da quest'angolazione Aldrin è visibile sulla scaletta.
Credit: Nvidia.


La visuale di Armstrong, riflessa nel suo casco.
Credit: Nvidia.


Girando intorno al LM vediamo la scena da una posizione situata a sinistra di Armstrong.


Continuiamo il giro intorno al LM.
Credit: Nvidia.


Avviciniamoci.
Credit: Nvidia.


Quest'esplorazione virtuale permette già ora di arricchire il commento alle immagini dello sbarco sulla Luna con una chicca intrigante. Guardate questo fotogramma, preso dalla diretta TV dello sbarco grosso modo nell'istante in cui fu scattata la foto discussa da Nvidia: vedete la chiazza bianca quasi al centro dell'immagine?


Credit: NASA/Lowry Digital.

Sembra un difetto della telecamera, ma in realtà è la tuta di Neil Armstrong, talmente illuminata dal Sole da risultare sovraesposta. Il rendering di Nvidia da un'angolazione molto simile a quella della telecamera automatica, situata all'esterno del modulo lunare, lo chiarisce perfettamente:


Credit: Nvidia.
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Lancio notturno di SpaceX verso la Stazione Spaziale Internazionale

Stamattina alle 7:52 italiane (5:52 GMT, 1:52 EDT) è partita dalla rampa LC-40 di Cape Canaveral, in Florida, la missione cargo SpaceX CRS-4, diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale.

Il rifornimento include molta nuova tecnologia (c'è anche una stampante 3D), vari esperimenti (inclusi topi e mosche) e gli effetti personali di alcuni astronauti. Nella migliore tradizione di Star Trek, arriverà alla Stazione martedì.





Pochi minuti prima del decollo regna l'incertezza per via delle condizioni meteo, ma poi viene dato l'OK.

DECOLLO!

Il bagliore dei motori del razzo Falcon 9 illumina il cielo della Florida.

Una telecamera montata sul razzo guarda indietro verso i motori.

La fiammata dei motori del primo stadio vista da Terra.

La campana del motore del secondo stadio è incandescente.

La capsula Dragon vista da dietro pochi istanti dopo lo sgancio,
attorniata dai consueti frammenti eterogenei che volano liberi nel vuoto.
Le due sporgenze laterali sono i pannelli solari ripiegati.

Al centro di controllo di SpaceX, a Hawthorne, i controllori di volo seguono l'arrampicata verso lo spazio.

Una telecamera di bordo mostra l'apertura di uno dei pannelli solari della capsula Dragon.

Bellissima immagine a lunga esposizione del decollo di Falcon 9 e Dragon.
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Samantha Cristoforetti cita la Guida Galattica e altre chicche spaziali in conferenza stampa

Manca ormai pochissimo alla partenza di Samantha Cristoforetti, Terry Virts e Anton Shkaplerov a bordo di una Soyuz verso la Stazione Spaziale Internazionale, prevista per il 23 novembre prossimo. Pochi giorni fa al Johnson Space Center di Houston si è tenuto questo incontro pubblico, nel quale sono emersi molti dati interessanti e parecchie chicche.


L'incontro è interamente in inglese e russo, ma vi traduco in sintesi i punti a mio avviso salienti.

3:30. Il logo del volo verso la ISS è stato realizzato (dettagli su ForumAstronautico) con il contributo di RikyUnreal (Riccardo Rossi), noto ai frequentatori di questo blog e a chi segue il progetto Moonscape.


32:00. Dopo l'incidente occorso a Luca Parmitano (acqua nel casco), le tute sono state modificate per includere un materiale assorbente nel casco e un tubicino per respirare.

33:20. Samantha chiede che venga realizzata una tuta più piccola e più adatta alla sua taglia. Terry spiega che le tute sulla ISS sono molto meno flessibili (ma più sicure) di quelle usate sulla Luna dalle missioni Apollo e causano problemi alle spalle per via della loro struttura rigida. Uno dei giovani tecnici presenti sta lavorando alla versione futura delle tute e le promette una versione più flessibile e su misura.

35:10. Samantha mostra e spiega la mini-patch “Don't Panic” e le sue origini nella Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams. Oltretutto, per una felice coincidenza, la missione di Samantha è la numero 42 (anche se all'incontro indossa la polo della spedizione 43; è una storia complicata). La prossima settimana verrà reso pubblico il poster della missione, che Sam preannuncia sarà “epico!”.


37:45. Si discute di eventuali protocolli e procedure in caso d'incontro con forme di vita extraterrestri. Terry e Samantha dicono che non c'è un protocollo per queste cose, ma presumono che la procedura sarà semplice: “Contenimento!” (presumibilmente l'incontro sarà con batteri o simili).

38:40. Terry segnala che uno dei problemi medici principali delle lunghe permanenze in assenza di peso è l'alterazione della vista. Nei voli di breve durata del passato, circa il 30% degli astronauti tornava a Terra con problemi di vista, che però poi si sistemavano da soli. Oggi, invece, il 60% degli astronauti che partecipa a missioni di lunga durata ha questi problemi e per alcuni di loro la vista risulta degradata in modo permanente (non è il tipo di cosa che vuoi che ti capiti, se vai su Marte e quando arrivi non ci vedi più). Uno degli esperimenti che condurrà Terry su se stesso sarà proprio una serie di esami per capire meglio questo fenomeno e trovare come rimediare. Nota, inoltre, che uno dei problemi del passato, ossia la perdita drastica di massa ossea, oggi è stato risolto con l'esercizio fisico, i medicinali e l'alimentazione, per cui gli astronauti di oggi tornano a Terra con solo lo 0.3% di perdita di massa ossea.

50:10. Emozionati ora che si avvicina la partenza? Samantha dice che la botta emotiva probabilmente arriverà quando inizieranno le due settimane di quarantena appena prima del volo. Cosa porterai a bordo? Un pigiama comodo, regali per famiglia e amici, libretti di poesie, gadget per dimostrazioni scientifiche e una bandiera ricordo per il gruppo WeFly (pattuglia di piloti acrobatici disabili); nessuno dei suoi gadget elettronici preferiti, perché le batterie standard sono vietate (possono incendiarsi). Per lei volare nello spazio e trasformarsi nel giro di cinque anni da un'appassionata di spazio a una persona in grado di lavorare sulla Stazione Spaziale è un sogno di una vita che si avvera.

Potete seguire Samantha, Terry e Anton su Twitter: sono rispettivamente @AstroSamantha, @AstroTerry e @AntonAstrey.
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Snowden e asilo in Svizzera, Assange, spionaggio economico da parte degli USA: il punto con gli esperti

Seguo Wikileaks dai tempi delle rivelazioni dei documenti sui prigionieri di Guantanamo e gli scandali bancari svizzeri e ho seguito la vicenda Snowden dal punto di vista tecnico, ma sto cercando di approfondire questi temi anche negli altri loro aspetti coinvolgendo anche i diretti interessati.

Per conto della Rete Uno della Radio Svizzera e insieme a Nicola Colotti ho quindi interpellato la giornalista Stefania Maurizi, che è il referente italiano di Wikileaks e conosce a menadito gli eventi che riguardano lo scandalo più vasto della storia dello spionaggio informatico; ne ha scritto ripetutamente per esempio per l'Espresso (copertina qui accanto, giugno 2014).

Con lei ieri abbiamo condotto in diretta una puntata de La consulenza, alla quale ha partecipato anche il giornalista Alessandro Longo, per fare il punto della situazione anche alla luce delle notizie (italiano; tedesco; inglese) che ipotizzano un possibile interesse delle autorità svizzere per concedere asilo politico di Edward Snowden in Svizzera in cambio di informazioni sulle attività dell'NSA sul territorio elvetico (Snowden, fra l'altro, è stato agente CIA a Ginevra). Se volete, la puntata è ascoltabile in streaming qui.