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Antibufala: Avril Lavigne morta e sostituita da una sosia!

Il mondo della musica è ricco di leggende e di storie strane. Poche, però, sono bizzarre come quelle che raccontano che un artista è morto ed è stato segretamente rimpiazzato.

Era già successo decenni fa per Paul McCartney dei Beatles, che secondo i teorici di questa cospirazione sarebbe morto negli anni Sessanta in un incidente d’auto e sarebbe poi stato sostituito di nascosto da un musicista che aveva sembianze molto simili, perfezionate con un intervento di chirurgia plastica. Come facesse questo sosia ad essere anche bravo a suonare e ad avere la stessa voce di McCartney non è mai stato spiegato.

Adesso è (di nuovo) il turno di Avril Lavigne. Come racconta il Guardian, circola dal 2005 ma è riaffiorata di recente la teoria, diffusa su Internet, che Avril Lavigne sia stata sostituita da una sosia di nome Melissa nel 2003. Melissa era la controfigura dell’artista all'inizio della sua carriera. Ma Avril Lavigne sarebbe morta (non si sa bene quando) e la casa discografica avrebbe dato a Melissa l’incarico di sostituirla a tempo pieno.

Le presunte prove di questa sostituzione sono, come al solito, solidissime (si fa per dire): sono il fatto che Avril portava i pantaloni ma Melissa predilige le gonne, o differenze nel viso attuale rispetto alle fattezze di una quindicina d’anni fa (perché nel mondo del complottismo la gente non cambia mai fisionomia quando cresce o invecchia), oppure allusioni nascoste nei testi delle canzoni, come in Slipped Away, perché viene detto che “il giorno che sei scivolata via è stato il giorno che ho scoperto che non sarei stata più la stessa” (“The day you slipped away was the day I found it won’t be the same”).

Il Guardian cita anche altre teorie di sostituzione che riguardano Taylor Swift (che sarebbe il clone di una sacerdotessa satanica) e Beyoncé (che sarebbe un clone piazzato dagli Illuminati o dalla massoneria). Posso capire, umanamente, le teorie che sostengono che un artista molto amato non sia morto e sia ancora in vita segretamente: è difficile accettare la morte di una persona che si venera. Ma quelli che sostengono queste sostituzioni sono, per me, incomprensibili nella loro arroganza di aver capito qualcosa che gli altri, chissà perché, non riescono a cogliere.
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Antibufala: allarme per le foto delle caramelle di droga a forma di orsetti

Sta circolando, soprattutto su WhatsApp, un allarme a proposito di presunte pastiglie di droga confezionate a forma di orsetto per spacciarle ai bambini delle scuole elementari. L’allarme è accompagnato dalla foto mostrata qui accanto e da un testo di questo genere:

“Salve a tutti,oggi mi hanno mandato questa foto e segnalato che come potete vedere sembrano caramelle a forma di orsacchiotto, ma purtroppo così non è, sembra sia una nuova droga che si sta inserendo addirittura nelle scuole elementari per adescare i bambini, io personalmente sono rimasta letteralmente scioccata! Vi chiedo una cortesia: chi ha amici con bambini sia alle elementari, che alle medie faccia girare questa foto e avvisi i genitori. Grazie a tutti. Stiamo arrivando davvero a livelli paurosi … Dio mio!”

Ma come spiega il sito antibufala Snopes.com in un’indagine apposita, si tratta di un falso allarme. La foto in sé è autentica, nel senso che mostra davvero delle pastiglie di ecstasy a forma di orsetto, ma il contesto è falso.

L’immagine risale infatti al 2016 e si riferisce al consumo da parte di adulti: quindi non mostra pastiglie ritrovate nelle scuole elementari in Italia o in Svizzera. Inoltre non c’è nessuna prova che l'ecstasy sia spacciato ai bambini usando questa forma per attirarli: in realtà queste sostanze vengono smerciate in pastiglie che hanno moltissime forme differenti. Ed è estremamente implausibile che degli spacciatori tentino di vendere ecstasy ai bambini delle elementari, che cinicamente parlando non sono un mercato particolarmente ricco e promettente; è ancora meno credibile che gli spacciatori la regalino, visto che il contenuto mostrato nella foto avrebbe un valore commerciale di qualche centinaio di euro.

Questo non ha impedito a quest’immagine di essere usata anche da siti autorevoli come illustrazione del fenomeno delle forme insolite di pastiglie di stupefacenti, ma la forma infantile non indica affatto che si tratta di un prodotto destinato ai bambini.

Concentrarsi su una forma specifica di pastiglia e usarla come indicatore di pericolo, invece di parlare del problema degli stupefacenti in generale, rischia di creare confusione e distrarre dal tema centrale, esattamente come sta avvenendo in questi giorni con la psicosi per il Blue Whale Challenge. Non importa che forma hanno: mai accettare caramelle dagli sconosciuti.
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Antibufala: l’immagine di tutta l’acqua sulla Terra raccolta in una “goccia” gigante

Credit: Howard Perlman, USGS; globe illustration
by Jack Cook, Woods Hole Oceanographic
Institution (©); Adam Nieman.
Su Internet capita spesso di imbattersi nell’immagine mostrata qui accanto: un globo terrestre nel quale tutta l’acqua, si dice, è stata raccolta in un’unica grande sfera. Che però stranamente occupa solo circa metà degli Stati Uniti. È facile pensare che si tratti di un’esagerazione o di una licenza poetica per sottolineare la necessità di gestire responsabilmente una risorsa limitata, ma non è così: non è una bufala. L’immagine, per quanto incredibile, rappresenta la realtà.

La fonte di quest’immagine, infatti, è l’autorevole USGS, che la pubblica e spiega in una pagina apposita insieme a molti altri dati e grafici. La sfera d’acqua misura circa 860 miglia (circa 1380 km di diametro). Il velo d’acqua che copre gran parte del pianeta, se radunato così, sembra davvero misero.

Ma la cosa più impressionante è che accanto a questa sfera grande ce ne sono due molto più piccole: quella intermedia misura circa 270 km di diametro e rappresenta tutta l’acqua dolce del mondo (presente nel sottosuolo, nei laghi, nelle paludi e nei fiumi): quella che possiamo usare per vivere e per coltivare e che ammonta a circa il 2,5% di tutta l’acqua del pianeta. La sfera più piccola delle tre, invece, rappresenta l’acqua dolce disponibile nei laghi e nei fiumi e ha un diametro di circa 56 km.

Quella pallina azzurra è tutta l’acqua che si contende l’umanità. Non conviene sprecarla.
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Twitter, come difendersi dal monitoraggio pubblicitario e dalla localizzazione

Molti utenti sanno che i social network ci offrono gratuitamente i loro servizi perché li paghiamo permettendo che raccolgano dati sui nostri legami affettivi, sui nostri gusti personali, sui nostri spostamenti e sulle nostre abitudini, da rivendere ai pubblicitari. È per questo che quando cercate su Internet informazioni per esempio su ristoranti, viaggi o scarpe subito dopo vi compaiono ovunque, e specialmente nei social network, proprio le pubblicità di ristoranti, viaggi e scarpe.

Ma non tutti sanno quanto sia profonda e invasiva questa raccolta di dati, perché i social network non la pubblicizzano granché e ne cambiano spesso le regole. Vediamo come rivelare i dettagli e la portata della raccolta di dati fatta da Twitter, che di recente ha appunto diffuso agli utenti un avviso di cambiamento degli annunci pubblicitari.

Se volete sapere quanti sono e chi sono i pubblicitari che vi pedinano su Twitter, preparatevi a una sorpresa. Andate nell'app di Twitter e scegliete Impostazioni - Privacy e sicurezza - Personalizzazione e dati, attivate la personalizzazione (se per caso la trovate spenta) e scegliete Vedi i tuoi dati di Twitter. Qui scegliete la scheda I tuoi dati e cercate la voce Tailored audience (che stranamente resta in inglese anche nella versione italiana).

Troverete dei numeri impressionanti: io, nei miei account, ho scoperto di far parte di ben 1523 pubblici (nel senso di plurale di "pubblico") e di essere seguito da 628 inserzionisti. Anche un altro mio account ha rivelato numeri analoghi pur non essendo particolarmente attivo o seguito.

Fatto questo, potete chiedere di sapere chi sono questi inserzionisti toccando la voce Richiedi lista inserzionisti: l'elenco vi arriverà successivamente (con molta calma).

Sempre nella scheda I tuoi dati, sfogliate la sezione Interessi: troverete un elenco dei temi che vi interessano secondo Twitter, dedotti partendo dai contenuti dei vostri tweet. Non è una raccolta molto precisa: io sarei particolarmente interessato agli accessori da donna e ai viaggi di lusso e sarei un fan delle celebrità e del gossip. Ma anche no.

E a proposito di pedinamento pubblicitario, date un'occhiata anche alla sezione Luoghi in cui sei stato. Toccando Modifica scoprirete che Twitter registra silenziosamente i nomi dei luoghi che visitate, a disposizione di chiunque metta le mani sul vostro telefonino.

Se volete bloccare questo genere di sorveglianza pubblicitaria, scegliete Impostazioni - Privacy e sicurezza - Personalizzazione e dati e disabilitate tutto. Poi andate in Vedi i tuoi dati di Twitter, scegliete la scheda I tuoi dati e disabilitate tutte le voci negli elenchi Interessato a e Noto per.

Infine potete negare il permesso a Twitter di accedere alla vostra geolocalizzazione: su Android andate nell'app di Twitter e scegliete Impostazioni - Posizione e proxy; su iPhone andate nelle impostazioni di iOS e scegliete Privacy - Localizzazione e spegnete selettivamente la geolocalizzazione di Twitter.

Sfuggire all'occhio insonne dei pubblicitari social, come vedete, non è facile.


Fonti aggiuntive: The Verge.
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Dovete spostare petabyte di dati? Col camion si fa prima, parola di Amazon

Nel 2001 scrissi un articoletto che segnalava il fatto che già allora Linux, a differenza di Windows XP, aveva iniziato a supportare file singoli con dimensioni fino a 144 petabyte (un petabyte equivale a mille terabyte o un milione di gigabyte; in pratica, mille dei dischi rigidi standard di oggi). All’epoca la notizia aveva suscitato qualche ecchissenefrega, visto che l’idea di file così colossali pareva remota.

Ma gli anni passano, la tecnologia galoppa, e così già nel 2013 segnalavo vari casi pratici di aziende e centri di ricerca che generavano petabyte di dati (suddivisi però in file multipli e non in un singolo file). Oggi le aziende di questo genere sono aumentate e hanno un problema: trasferire queste quantità inimmaginabili di dati.

Gizmodo e Wired spiegano che Amazon ha introdotto da poco un servizio per il trasferimento di grandi quantità di dati tramite camion, perché è più veloce che farlo via Internet.

Può sembrare assurdo, ma considerate che un singolo autoarticolato di Amazon Web Services, chiamato Snowmobile, contiene fino a 100 petabyte, ossia abbastanza da contenere cinque copie integrali dell’Internet Archive, ossia non solo di tutta l'Internet attuale, ma anche di tutte le sue versioni passate e archiviate. E ci sono aziende come DigitalGlobe, che collezionano e vendono immagini satellitari di tutto il pianeta per consentire rilievi, tracciamenti e statistiche, che hanno petabyte di dati da salvare e spostare: DigitalGlobe, per esempio aggiunge ai propri archivi 100 terabyte di dati al giorno.

"Caricare" di dati un camion da 100 petabyte richiede una decina di giorni, e ci vuole altrettanto tempo per scaricarli, mentre il viaggio fisico dei dati da una costa degli Stati Uniti a quella opposta richiede circa 45 ore. Cento petabyte, insomma, vengono trasferiti tramite camion in circa 22 giorni. La stessa quantità di dati, trasferita tramite servizi Internet ad alta velocità come Google Fiber (1 gigabit al secondo), richiederebbe quasi trent'anni. Le connessioni sperimentali più veloci oggi disponibili (circa 1 terabit/secondo) permetterebbero di trasferire 100 petabyte in una decina di giorni, ma sono appunto sperimentali e non funzionano su lunghe distanze. Per cui il camion batte Internet.
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