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La roccia lunare italiana è finalmente in mostra al Museoscienza di Milano

Vi ricordate della raccolta di fondi per creare lo spazio espositivo per la roccia raccolta sulla Luna dagli astronauti delle missioni Apollo e donata all'Italia più di quarant'anni fa? Avevo dato anch'io una mano partecipando a una giornata speciale al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, e finalmente la roccia è visibile al pubblico. È venuto ad inaugurarla nientemeno che l'astronauta Gene Cernan, ultimo uomo sulla Luna.

Questo è un video girato da Televisionet che mostra la sezione espositiva e (per qualche fugace istante) la roccia in questione:


Cernan, ospitato dallo sponsor Omega, ha guidato una replica dell'auto elettrica usata sulla Luna ed è stato “multato” dalla polizia locale:


Ho avuto il tempo di fare due chiacchiere con lui e chiedergli di raccontare cos'ha scritto nella polvere della superficie della Luna:


“Hai descritto molti aspetti del tuo viaggio sulla Luna, ma nel leggere la tua autobiografia The Last Man on the Moon, gli ho chiesto, “per me spicca un dettaglio: a un certo punto scrivi qualcosa nel terreno lunare. Ce lo racconti?”

Le iniziali di questa bambina
sono sulla Luna per sempre.
Cernan racconta con trasporto: “Avevo parcheggiato il Lunar Rover [l'auto lunare] prima di ripartire, dopo poco più di tre giorni sulla Luna... ho parcheggiato il Lunar Rover. Poiché l'unica cosa controllata da Terra – tutto il resto lo facevamo noi – era la telecamera, e volevano registrare il nostro decollo. Così ho parcheggiato circa tre quarti di miglio dietro al punto in cui si trovava il modulo lunare. Sono sceso dal Rover, e... non era stato pianificato, non ho idea di cosa mi abbia preso, ma ho scritto le iniziali di mia figlia, TDC, nella sabbia: Teresa Dawn Cernan.”

“Le sue iniziali sono là.” prosegue l'astronauta. “Qualcuno mi ha chiesto quanto ci resteranno, e io ho risposto: per sempre. Non so quanto duri ‘per sempre’, ma non c'è vento e non c'è pioggia, non c'è nulla che possa  – eccetto la radiazione cosmica – che possa spazzare via quelle iniziali. Quanto a lungo resterà la bandiera? Quanto resteranno le mie impronte? Per sempre. A meno che qualcuno vada là e le cancelli.”

“Allora ti consideri il primo scrittore... lunare?” gli chiedo.

“Non l'ho mai considerato da questo punto di vista!” ride Cernan. “Sai, il mio obiettivo, in quel libro, era condividere con te le risposte a tutte le domande che so che hai, e sai tu quali sono. Volevo essere io che parlavo con te, e volevo che tu fossi là fuori con me durante la mia passeggiata spaziale di Gemini 9, a sentire quello che ho sentito io. Volevo che fossimo tu ed io sulla Luna, con lo sguardo rivolto alla Terra, in modo che tu potessi rispondere alla domanda ‘Che cosa si prova? Cos'hai pensato? Credi in Dio? Ti sei sentito più vicino a Lui?’ Questo era il mio scopo. Non so quanto mi ci sono avvicinato...”

“Moltissimo.”

“Non volevo che fosse un libro tecnico, come funziona questo o quello. Stupidate! Io volevo essere seduto qui a rispondere a tutte quelle domande insieme a te.”

“Ci sei riuscito. Missione compiuta”.

“Stanno facendo un documentario...”

“Sì...” rispondo, mostrando la cartolina presa tre giorni prima in Inghilterra all'incontro con il suo collega Fred Haise.

“Eccolo! Uscirà in primavera e ha avuto ottime recensioni fin qui.”

“Sì” confermo io “sono in contatto con Stephen Slater [uno dei realizzatori del documentario]. Posso chiederti di firmare?”, gli chiedo porgendogli la sua autobiografia, che spero prima o poi di poter tradurre in italiano. Cernan, con garbo, acconsente.

“Ottobre 2000...?” chiede lui.

“Quattordici” rispondo.

“Quattordici! Sai, a qualcuno devo aver scritto ‘2004’. Ho perso dieci anni di vita!”
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Viaggi nel tempo fra scienza e fantascienza al Festival della Scienza di Genova

Il 27 ottobre il fisico Lorenzo Maccone, dell'Università di Pavia, ha tenuto una lezione di fisica ispirata ai viaggi nel tempo raccontati dal cinema e dalla letteratura fantascientifica nell'ambito del Festival della Scienza di Genova e io gli ho fatto da moderatore-interrompitore, curando gli aspetti fantascientifici. Ecco il video della conferenza, realizzato dai tecnici del Festival.



E questa è la DeLorean che cito durante la conferenza: dotata di volopattino, Sports Almanac, targa OUTATIME e naturalmente flusso canalizzatore.



A destra, l'orgoglioso proprietario.
A sinistra, l'invidioso giornalista informatico.
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Lo strano caso dei lavoratori assenti il lunedì

di Paolo G. Calisse

Ospito con piacere un nuovo articolo di Paolo G. Calisse, vecchia conoscenza di questo blog.

Paolo Attivissimo

Un articolo uscito recentemente sul Corriere del Veneto è l'esempio perfetto di come la statistica possa trarre in inganno se trattata con leggerezza.

L'articolo titola “Lavoro, una malattia su tre è di lunedì. I dipendenti più «cagionevoli» in Calabria”. L'eccesso di lavoratori che sembrano ammalarsi proprio di lunedì (ah, questi lavativi!) viene poi ripreso nel corpo dell'articolo (“Oltre il 30% dei certificati medici che attestano l’impossibilità da parte di un operaio o di un impiegato di recarsi nel proprio posto di lavoro è stato presentato di lunedì”). Ma un'analisi statistica un po' più approfondita dimostra che non c'è da stupirsi di questo.

Infatti, se tutte le malattie durassero sempre un giorno solo, la probabilità che il primo giorno di malattia coincida con il lunedi dovrebbe essere, in media, la stessa che per gli altri giorni della settimana: 100/5 = 20%. Ma non è sempre così. Quando la malattia dura due giorni, se la malattia si sviluppa la domenica il certificato medico verrà inviato comunque il lunedi. Nel caso di malattie di tre o più giorni, i certificati relativi al sabato o alla domenica saranno anch'essi inviati di lunedì.

In definitiva, i certificati presentati i vari giorni della settimana saranno, assumendo che la data di inizio delle malattie sia totalmente casuale e non dovuta ai bagordi del fine settimana o a qualche altra causa più frequente un giorno che un altro:


Durata della malattia in giorni

Giorno della settimana
1
2
3 o più 
Media aritmetica
Lunedì
100/5 = 20.0%
2*100/6 = 33.3%
3*100/7 = 42.9%
32.1%
Martedì
100/5 = 20.0%
100/6 = 16.7%
100/7 = 14.3%
17.0%
Mercoledì
100/5 = 20.0%
100/6 = 16.7%
100/7 = 14.3%
17.0%
Giovedì
100/5 = 20.0%
100/6 = 16.7%
100/7 = 14.3%
17.0%
Venerdì
100/5 = 20.0%
100/6 = 16.7%
100/7 = 14.3%
17.0%
Sabato
certificato
non inviato
certificato
non inviato
certificato
inviato il lunedì
-
Domenica
certificato
non inviato
certificato
inviato il lunedi
certificato
inviato il lunedì
-
TOTALE
100%
100% (1)
100% (1)
100% (1)

Tab. 1 

NOTE:
(1) la somma dei valori di questa colonna non fornisce esattamente il 100% a causa degli arrotondamenti al primo decimale.

L'ultima colonna mostra, solo a titolo dimostrativo (non sappiamo quanto durano in media le malattie), cosa accadrebbe nel caso in cui le malattie che durano uno, due e tre giorni avessero la stessa probabilità di verificarsi. In questo caso, comunque, si ottiene un valore del 32% di certificati inviati il lunedi, perfettamente compatibile con quanto riportato nell'articolo ("superiore al 30%"), anche in assenza di dolo da parte dei lavoratori.

AGGIORNAMENTO 29/10/2014: Nel frattempo ho recuperato lo studio originale della Cgia di Mestre. E' sorprendente che anche lì non venga svolta una discussione seria, sebbene gli autori segnalino che i dati vanno letti con grande attenzione. In realtà vengono messe sotto accusa principalmente le attività conviviali e quelle legate al tempo libero. Con l'avvento della crisi, inoltre, sono sempre di più coloro che per risparmiare eseguono piccoli lavori di manutenzione. Insomma se i lavoratori non vanno a lavorare il lunedi è colpa della "crisi" e non di un errore metodologico. In seguito si invita a tenere conto del fatto che molti medici di base il sabato e la domenica non svolgono la normale attività ambulatoriale, ma senza dare la rilevanza che meriterebbe a questo argomento.

Nel seguito riporto i dati della CGIA:


Tab. 2

Salta subito agli occhi la notevole corrispondenza con i dati previsti in questo articolo, considerato che non vi sono gli elementi completi necessari a scorporare i dati relativi alla durata delle malattie e che, come messo in evidenza nel seguito da alcuni commentatori, un certo numero di situazioni lavorative - marginale, come mostrano i dati stessi - permette la presentazione dei certificati medici anche durante il fine settimana. Inoltre vanno tenute in conto anche le sempre presenti variazioni casuali.

Ho anche scoperto che l'articolo è stato ripreso nei giorni successivi anche da Repubblica e Corriere della Sera, che saltano però a piè pari anche le confuse spiegazioni del fenomeno fornite dallo studio.

AGGIORNAMENTO 29/10/2014 (2): in un anelito di precisione :), invece della media aritmetica ho provato ad impiegare le percentuali ricavate dalla tabella che si trova nell'ultima pagina dello studio CGIA:
Tab. 3

Visto che i dati erano accorpati ho assunto che le malattie di 2 e di 3 giorni contassero per il 16.5% ognuna, ovvero la metà del numero indicato per malattie di durata da 2 a 3 gg, che nella tabella è il 33.0%. Così facendo si introduce un errore, ma che non può essere tanto grande visto l'andamento dei giorni adiacenti. In questo caso le malattie della durata di un giorno risultano essere il 16.8%, quelle di due il 16.5% e le altre il 66.7% (ovvero il resto).

Ricalcolando la media si ottiene per il lunedi un 37.4% di certificati inviati e per ognuno degli altri giorni della settimana il 15.6%. Ciò sembra suggerire che in media i lavoratori si ammalano MENO di quello che dovrebbero il lunedi...

AGGIORNAMENTO 31/10/2014: come suggerito da un commentatore (Tuckler), quel 5.8% di certificati presentati il sabato e la domenica come da Tab. 2 può essere direttamente sottratto al numero di certificati presentati il lunedi che, nella media pesata secondo i dati INPS-CGIA passerebbe dal 37% circa al 31-32%, compatibile con i dati reali. Un certo margine di errore va comunque mantenuto in quanto nella media pesata la percentuale di malattie di 2 e di 3 giorni è solo stimata, a partire dalla loro somma (33%, vedi Tab. 3).

Paolo G. Calisse

p.s. visto che prevenire è meglio che combattere, avviso che il commento di un anonimo autore in coda all'articolo del Corriere del Veneto, e che dice più o meno le stesse cose, è mio.
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Ci vediamo al Festival della Scienza di Genova?

Lunedì 27 ottobre alle 11:30 sarò al Festival della Scienza di Genova insieme a Luigi Pizzimenti, curatore della sezione spaziale del Museo del Volo Volandia (Varese), per una conferenza-spettacolo intitolata “Una giornata... spaziale! 24 ore nella vita quotidiana di un astronauta”. La conferenza si terrà presso il Palazzo Ducale, Sala del Minor Consiglio, in piazza Matteotti 9 e sarà moderata da Alfonso Lucifredi.

Lunedì sera alle 21:00 sarò invece alla Sala del Maggior Consiglio, sempre al Palazzo Ducale, per un'altra conferenza-spettacolo intitolata “I viaggi nel tempo tra scienza e fantascienza. Dal Doctor Who a Ritorno al Futuro”, condotta insieme al fisico Lorenzo Maccone.

Vi aspettiamo!
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Apple, ogni ricerca locale in OS X Yosemite viene inviata a Cupertino: come disabilitare una funzione “spiona”

Il Washington Post ha segnalato che Yosemite, la nuova versione del sistema operativo dei computer Apple, trasmette ad Apple automaticamente ogni ricerca effettuata localmente sul computer dell'utente con Spotlight e la geolocalizza.

In parole povere, se state usando Yosemite (oppure iOS 8 in alcune regioni), Apple sa tutto quello che cercate localmente sul vostro Mac e sa dove siete, creando un notevole problema di riservatezza. L'utente, quando cerca localmente un nome di un file, di una persona o di un'azienda oppure un argomento d'interesse, non si aspetta certo che questa ricerca locale venga mandata via Internet a qualcuno.

Gli scenari di potenziale imbarazzo o di divulgazione di segreti di lavoro sono facilmente immaginabili: Apple raccatterebbe di tutto, dai nomi di file video a luci rosse ai nomi in codice delle attività dell'NSA e di altri enti di sorveglianza, sulle quali molti giornalisti stanno indagando.

Questa funzione raccoglie la geolocalizzazione approssimativa dell'utente, il tipo di dispositivo usato, l'app che effettua la ricerca (Spotlight oppure Safari), la lingua impostata per il sistema operativo e le tre app precedenti usate dall'utente. È attiva per impostazione predefinita ed è disattivabile.

Non si tratta di una funzione segreta, perlomeno formalmente, perché è descritta nella licenza di Yosemite, ma all'atto pratico nessuno legge le licenze e trovare quest'informativa non è facile: bisogna andare in Preferenze di Sistema - Spotlight - Informazioni sui suggerimenti Spotlight e la privacy per ottenere la schermata mostrata all'inizio di questo articolo. Esiste perché in Yosemite la ricerca locale, denominata Spotlight, è stata estesa per aggiungere ai suggerimenti locali anche quelli online, forniti tramite Microsoft Bing.

La si può disattivare manualmente: si va in Preferenze di Sistema, si sceglie Spotlight e poi Risultati della ricerca e si disabilitano le voci Suggerimenti Spotlight e Ricerche sul web Bing. Chi usa Safari deve inoltre andare nelle Preferenze di Safari, accedere alla sezione Cerca e disabilitare Includi suggerimenti Spotlight.

Di fronte alle perplessità di molti utenti, Apple ha sottolineato che i dati raccolti vengono parzialmente anonimizzati perché viene usato un identificativo anonimo che cambia ogni quarto d'ora per non consentire una raccolta sistematica e prolungata, e i dati vengono trasmessi cifrandoli in HTTPS per cui non sono facilmente intercettabili in transito. Ma sta di fatto che la funzione è attivata automaticamente senza avvisare l'utente e spetta all'utente scoprirla e decidere se disattivarla: non è un approccio alla privacy molto trasparente e stride con le promesse di riservatezza e protezione dell'utente che hanno caratterizzato i recenti annunci di marketing di Apple.