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È scientificamente provato: la causa dell’autismo è Jim Carrey


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Avrete sentito parlare del recente epic fail di Jim Carrey, l'attore comico, che si è lanciato su Twitter in una serie di accuse deliranti contro i vaccini che, a suo dire, conterebbero mercurio, alluminio e altri veleni, e contro il governatore della California, Jerry Brown, che Carrey ha definito “fascista manovrato dalle aziende” per la sua legge sull'obbligo di vaccinazione per varie malattie infettive, compresi morbillo e pertosse.

Salvo di Grazia (MedBunker) ha scritto un ottimo articolo sul Fatto Quotidiano che spiega l'assurdità medica di quello che afferma Carrey. Io mi limito a ricordare che il fatto di essere celebre non lo rende un tuttologo: nulla da eccepire sulla sua competenza professionale come attore, per carità, ma la sua competenza in campo medico è nulla, e Carrey non è nemmeno in grado di portare esperti medici che confermino le sue affermazioni. Se la mia auto non funziona, vado da un meccanico, non da un salumiere o da un premio Nobel.

L'articolo di Salvo di Grazia cita anche il grafico che vedete qui sopra, che rende “scientificamente evidente” il nesso fra autismo e film di Jim Carrey. C'è poco da scherzare sull'autismo, e infatti il grafico non è uno scherzo: contiene lo stesso errore che viene commesso, senza rendersene conto, da chi lega i vaccini all'autismo, ossia pensare che un evento che accade dopo un altro deve per forza essere causato dal primo, e che un evento che si evolve di pari passo a un altro significa per forza che i due sono legati fra loro. Il fatto che i sintomi dell'autismo compaiano dopo l'età alla quale si fanno alcune vaccinazioni non significa che le vaccinazioni causano l'autismo, esattamente come vedersi tagliare la strada da un gatto nero e poi farsi male non significa che i gatti neri portano iella. Correlazione non implica causa: non dimentichiamolo mai.
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Podcast del Disinformatico del 2015/07/03

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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Ransomware, danni per oltre 18 milioni di dollari

Il ransomware, il software che ricatta le vittime chiedendo soldi per sbloccare l'accesso ai loro dati, cifrati da una password complicatissima generata dal criminale, fa soldi. Tanti soldi.

L'Internet Crime Complaint Center dell'FBI ha pubblicato un comunicato che fa il punto sul dilagare di questo crimine e in particolare sul successo – dal punto di vista dei criminali – di un ransomware specifico, denominato Cryptowall, che ha fatto la propria comparsa ad aprile scorso.

Sono ben 992 le vittime che hanno contattato l'FBI per lamentare di essere state attaccate da Cryptowall, con danni complessivi per oltre 18 milioni di dollari.

E questa è la proverbiale punta dell'altrettanto proverbiale iceberg, perché si presume che siano moltissime le vittime che non segnalano alle autorità di essere state prese di mira e di aver dovuto pagare il riscatto oppure di aver dovuto rinunciare per sempre ai propri dati lucchettati dai criminali.

I consigli dell'FBI per evitare questo tipo di attacco valgono in qualunque paese e sono piuttosto semplici e senz'altro meno costosi di un riscatto o di una bonifica della rete informatica aziendale: usare antivirus e firewall prodotti da società di sicurezza informatica di buona reputazione e tenerli aggiornati; fare sempre delle copie di sicurezza dei dati (custodite offline, fuori dalla rete informatica); attivare un software che blocchi i pop-up; disinstallare o limitare Flash; e soprattutto non cliccare su messaggi o allegati inattesi e non navigare con i computer di lavoro su siti non attinenti al lavoro.
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Antibufala: se chiedi a Siri informazioni sull’11 settembre, ti segnala alla polizia!

La paranoia attecchisce facilmente nel passaparola, specialmente su Internet, dove ha una diffusione esplosiva. Adesso sta circolando un allarme secondo il quale se si chiedono informazioni sugli attentati dell'11 settembre 2001 a Siri, l'assistente vocale dell'iPhone, si viene segnalati alle autorità.

La cosa strana è che molti utenti segnalano che ci hanno provato ed effettivamente sono stati richiamati dalla polizia, e questo ha fatto aumentare ancora di più la paranoia.

La realtà è, come capita spesso, un po' diversa e meno complottista. L'allarme è partito dagli Stati Uniti e si basa su un equivoco: in inglese l'11 settembre viene chiamato nine eleven, “nove undici”, usando la grafia mese-anno. Ma 911 è il numero dei servizi d'emergenza negli Stati Uniti e in Canada. Siri, insomma interpreta la domanda sul “nove undici” come una richiesta di chiamare il numero dei soccorsi. Se l'utente non parla, gli operatori del 911 lo richiamano perché temono che non sia in grado di parlare.

Ovviamente la cosa non funziona se si fa la domanda in italiano dicendo “undici settembre” e se non si è nei paesi dove il 911 è un numero d'emergenza, ma questo non ha impedito alla diceria di dilagare e di causare danni e disagi. Ce ne sono molte altre in circolazione, basate sui numeri brevi dei servizi d'emergenza dei vari paesi, per cui prima di ubbidire ciecamente a un invito a chiedere qualcosa a Siri, pensateci bene: potreste arrecare danno a dei soccorritori che poi sono tenuti a cercare di rintracciarvi e potreste distoglierli da richieste di soccorso reali.
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MacKeeper sfruttato dai criminali informatici per infettare i Mac

I criminali informatici ne inventano una nuova ogni giorno: c'è quasi da ammirarli per la loro abilità. Avete presente MacKeeper, la controversa app di sicurezza e pulizia per Mac che spande pubblicità un po' dappertutto in Rete? Quest'app di sicurezza è stata sfruttata, ad insaputa dei suoi creatori, per infettare gli utenti.

È stato infatti segnalato un attacco che sfrutta un difetto di una versione non aggiornata di MacKeeper. La trappola funziona così: la vittima riceve una normale mail che contiene un link sul quale è invitata a cliccare con vari pretesti.

Se l'utente usa MacKeeper, il link sfrutta il suo difetto per far comparire sullo schermo un avviso falso, secondo il quale c'è un'infezione (che in realtà non esiste). L'avviso chiede la password di amministratore con la scusa di averne bisogno per poter rimuovere quest'infezione.







Se l'utente preso di mira digita la password, sul suo computer viene scaricato del software ostile creato dai criminali: a quel punto il Mac è davvero infettato e sotto il pieno controllo degli aggressori.

La casa produttrice di MacKeeper ha prontamente corretto il difetto che apriva le porte ai criminali, per cui se usate questo software assicuratevi di averne la versione più recente. Più in generale, anche se non usate MacKeeper, il Mac comunque non è invulnerabile, per cui è buona cosa installarvi un buon antivirus.