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15 commenti

Petizione per salvare l’istituto nazionale di ricerca alimentare INRAN

Rischia di chiudere l'istituto di ricerca italiano che ha promosso la dieta mediterranea


Ci sono già 3100 adesioni, molte di nomi ben noti per la difesa dei cittadini, alla petizione pubblicata su Il Fatto Alimentare per mantenere in vita l'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), che rischia di essere soppresso o accorpato.

Secondo l'articolo del Fatto Alimentare, “Il programma prevede una riduzione ulteriore dei fondi che porterebbero all’esaurimento di quel poco di ricerca indipendente nel campo alimentare che si fa in Italia... La ricerca nell’ambito della nutrizione deve continuare a essere pubblica, e non può rispondere a logiche produttive o a interessi di parte. Pensare di risparmiare chiudendo l’Istituto, oltre che eticamente inaccettabile, è un’operazione fallimentare, perché porterebbe all’aumento della spesa sanitaria nel medio termine.”

Mi sembra una chiusura ridicola in un paese come l'Italia, che ha fatto del buon mangiare e del ben mangiare un punto d'orgoglio e di successo internazionale oltre che di salute, per cui segnalo l'esistenza di quest'iniziativa (che mi è stata segnalata da un lettore, pgc) per invitare il ministro dell'agricoltura italiano a riconsiderare l'ipotesi di smantellare l'INRAN.

Non sono mai stato particolarmente favorevole alla raccolta di “firme” o adesioni via Internet, ma penso che valga la pena di approfittare della petizione corrente per scoprire cos'è l'INRAN, cosa fa a tutela dei cittadini e cosa può comportare la sua scomparsa; soprattutto in tempi nei quali impazzano bufale alimentari di ogni genere, serve un'autorità indipendente, per non finire nelle mani degli uffici marketing e dei pallonari di turno. Sapevate, per esempio, che l'INRAN pubblica delle linee guida per una sana alimentazione italiana liberamente scaricabili? Sapevate che il professor Carlo Cannella, quello di Superquark, era stato presidente dell'INRAN? Io no.

Pubblico queste righe anche per creare uno spazio di discussione sull'argomento. Intanto ho sottoscritto l'appello. Informatevi e valutate se è il caso che lo facciate anche voi.
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Commenti
Commenti (15)
Eh vabbé, dove ora c'è la sede dedll'INRAN apriranno un Heart Attack Grill e amen! :D
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
A tenere aperto l'INRAN basterebbe anche solo il sito http://www.sapermangiare.mobi/
Circondati come siamo da "diete" le più idiote e scriteriate possibili, qui ci sono non solo le linee guida citate da Paolo ma anche un sensazionale programmino in cui si inseriscono i propri dati, si carica quel che si mangia e il sistema calcola non solo le calorie assunte (si trovano cose simili anche in altri siti) ma, quel che ritengo ancora più importante, la proporzione dei vari nutrienti. In questo modo uno capisce non solo se ha mangiato troppo o troppo poco, ma soprattutto se sta avendo un'alimentazione sbilanciata in carboidrati, proteine o grassi. Solo per questa sezione del sito meriterebbero un premio. Segnalo inoltre che hanno anche una pagina FB in cui interagiscono regolarmente con gli utenti. Insomma, gente brava che ci mette impegno e fornisce contenuti veramente di qualità.
DanyFlorence,

ho eliminato il tuo commento perché mi sembra scorretto da parte tua pubblicare le istruzioni su come falsificare i dati della petizione registrando adesioni fasulle.
non so come ringraziarti, Paolo...
Epsilon,

li ho ricevuti, grazie!

Non mando mai conferme di lettura.
No infatti, me ne sono reso conto dopo, meglio così! Pardon :)
Penso che in un momento come questo, proprio quando le contaminazioni filo americane degli abituè del fast-food stanno creando un esercito di obesi e di gente con problemi cardiaci, di colesterolo alto e di altre cattive abitudini alimentari, sia una scelta da deficienti.
La ricerca qui in Italia e' comunque molto limitata dalle leggi anti-ogm, tanto che poco tempo fa hanno distrutto una coltivazione di alberi geneticamente modificati (sterili) e 30 anni di ricerca per impedire la contaminazione di raccolti vicini (difficile dato che erano alberi... sterili)

Se si vuole fare ricerca seria, molto spesso l'unica soluzione e' farla fuori.
Purtroppo l'INRAN (come l'ISFOL, l'ISPESL e tanti altri) è rimasto un "grande incompiuto". Questi istituti nati con scopo di studio hanno man mano perso le loro funzioni e si sono affidati a contratti balenghi e collaborazioni occasionali invece di costituire un corpo di dipendenti/ricercatori in pianta stabile.
Spero solamente che si riesca, anche con gli accorpamenti, a costituire enti senza più sprechi strutturali (esempio lampante, un CdA per ente con tanto di gettone di presenza per i membri) e più finalizzati alla ricerca pura.
Chiariamoci: le petizioni online servono o non servono?
Come saprete l'INRAN e' stato soppresso e verra accorpato ad altro Istituto. Sulla base di quali principi non e' dato sapere.

p.s. Sono convinto che le petizioni di per se' difficilmente servano ad altro che a permettere alla gente di informarsi e di contarsi.
@pgc
sulla base di quali principi? Se ne parla da mesi se non da decenni: riduzione della spesa pubblica inefficiente, improduttiva, la famigerata «spending review»! Si può dissentire, ma il motivo mi pare chiaro come il sole. Come hanno già accorpato altre decine di enti (INPDAP, iPost -> INPS, ISPRA ecc...) così faranno con l'INRAN. E non per le attività che conduce, ma probabilmente per le sedi, i consigli di amministrazione, le finte dirigenze politicanti, le auto-blu... ipertrofiche, ridondanti e costose.

La funzione sarà conservata – si spera – e messa sotto altra direzione pre-esistente (Ministero Politiche Agricole?) a costi minori.

Il contribuente italiano tartassato, che lavora nel privato, in prima fila sulla trincea della globalizzazione, della concorrenza purtroppo spietata, della continua ristrutturazione aziendale, delocalizzazione, ottimizzazione, a rischio cassintegrazione e mobilità... si stupisce che questi concetti siano ancora avulsi dal marasma della PA.

E se non vogliamo far aumentare l'IVA di 2 punti, qualcosa bisogna fare.
Ciao Fab,

la tua opinione e' legittima, almeno per quanto riguarda la parte sul pubblico (su quella del privato temo ci sia qualche sottovalutazione dell'(ab)uso che dei fondi pubblici e' stato fatto per finanziare aziende privatissime e antieconomiche). Pero' ti faccio una domanda: tu sai quanti sono gli istituti del CNR? Hai trovato da qualche parte un articolo che parli dei criteri usati per la soppressione di questo istituto e non di altri? Io non discuto che l'accorpamento possa essere un'ottima idea, ma vorrei sapere sulla base di quali criteri questo sia stato deciso. Come anche sulla base di quali criteri sia stato deciso un taglio ai finanziamenti dell'INFN.

C'e' una mancanza di trasparenza totale nel modo in cui si fanno le cose in Italia. Io ho assistito allo stesso evento quando ero in UK e l'STFC taglio' la partecipazione british ad alcuni esperimenti tra cui quello in cui lavoravo io (una delle ragioni per cui decisi di andarmene dall'UK). E' stata fatta una valutazione, sono stati attribuiti dei punteggi, e' stato emesso un report che diceva come si e' arrivati a questa scelta. In Italia nulla di tutto questo. Allora il sospetto che si tratti di scelte politiche anziche tecniche viene. Nel frattempo a capo dell'Ufficio stampa dell'INGV e' un'ex porno diva raccomandata da un politico per sua stessa ammissione.

Purtroppo il problema italiano e' soprattutto di metodo, non tanto di contenuti. Non abbiamo nemmeno conoscenza di come si fanno le cose normalmente e assumiamo che tutto quello che si puo' fare e' tagliare senza criteri. Un errore che stiamo pagando carissimo perche' strozzare la ricerca funziona solo se lo si sa fare.
Altrimenti quello che sopravvive e' proprio la parte meno delicata, l'erbaccia cresciuta all'ombra dei potenti.