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2010/12/28

Test di (humour) inglese

My Blackberry is not working!


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Confesso: ho una passione morbosa per i giochi di parole e venero chi li sa fare. Ecco due esempi in inglese, uno dei quali (il video) sta spopolando in questi giorni ed è a carattere informatico. Sapreste fare qualcosa di analogo in italiano o è l'inglese che è particolarmente adatto ai giochi di parole?


Se siete sopravvissuti, cimentatevi con questo (da leggere in inglese con accento svedese o comunque germanico):

At the restaurant:

—  F U N E X?
—  S, V F X.

—  F U N E M?
—  S, V F M.

Se non è chiaro, godetevi lo sketch completo (grazie Rodri e Stupidocane).

Fonte: BBC.

163 commenti:

Nys ha detto...

Ok, M N X


:)

Riguardo alla prima parte l'inglese sembra essere più adatto dell'italiano. Mia impressione.

Atollo299 ha detto...

Molti nostri apprezzati comici (in italiano quindi) si basano molto sui giochi di parole, a volte solo su di essi. Fred Vargas ne usa parecchi nei suoi romanzi (in francese). Forse l'inglese ha maggiore tradizione.

carra ha detto...

Ok il primo (al 50%) ma il secondo non l'ho capito.
In italiano non sarebbe possibile scrivere un gioco di parole informatico o tecnologico, siccome usiano noi stessi parole inglesi, senza però conoscerne il significato etimologico; in francese, ad esempio, sarebbe facile, siccome hanno tradotto (quasi) tutti i termini tecnologici inglesi.
Poi, non credo che ci sia una lingua più adatta di altre allo scherzo; in Italia ci sono fior di scrittori che si occupano di giochi linguistici: lo ha fatto Calvino, poi Eco e adesso Stefano Bartezzaghi.

Bugfixer ha detto...

Peccato che il frutto sia un lampone (raspberry) e non una mora (blackberry). Ma ci sta, il filmatino mi ha fatto sorridere!

Anonimo ha detto...

@Bugfixer

Ecco perché non funzionava... :-P

Fabrizio Rinaldi ha detto...

Simpaticissimo il filmato!
Qualcuno mi spiega la seconda? :D

Anonimo ha detto...

Più che una maggiore o minore flessibilità di una lingua o dell'altra, credo che la cultura inglese abbia un atteggiamento diverso per il giuoco di parole in sé. In Italia il giuoco di parole è relegato alle barzellette, ai doppi sensi spesso con implicazioni oscene, mentre lo humour britannico le accetta anche come una gustosa parentesi per sorridere.

Ne cito due basate sui dialetti italiani, le mie preferite:

- Essere o non essere, questo è il dilemma!
- Caro, ma perché dici queste parole arcane?
- Ar cane? Ma chi ce penza, ar cane?

- Su tu m'amassi...
- Ma no, sciocco, va' che non t'amasso mica!

Anonimo ha detto...

Da traduttore e studioso di lingue straniere, direi che l'inglese è più "adatto" al gioco di parole perché, tra le altre cose, rispetto all'italiano c'è un maggior numero di omofoni - parole che suonano identiche, come "peace" e "piece". Lo sketch di Ronnie Corbett non è un caso particolarmente emblematico di questo: quasi tutti i giochi di parole si basano non su omofonia (stesso suono per parole diverse) ma su omonimia (stesso nome per cose diverse). L'unico omofono è "Eggsbox" per "Xbox".
Quindi tecnicamente scrivere uno sketch del genere in italiano non è affatto più difficile che farlo in inglese. Semmai è che se si parla di tecnologia (come nel caso del Blackberry) le possibilità sono molto limitate: il lessico informatico e le stesse marche sono in gran parte in inglese.

F e G ha detto...

eggsbox.
3,60


:D :D :D :D :D :D :D

geniale!


(non ho capito le due battute scritte.... :( )

puffolottiaccident ha detto...

Quello che può rendere complicato farli in italiano sta nel fatto che i termini sono inglesi.

gli esquimesi si fanno la casa bianca

Se i folpi cambiassero colore così rapidamente come [te] (un collega in evidente stato di doposbronza) neanche sapremmo che esistono

ah, per restare in campo tecnologico: sapete cos'è il mouse?

è l'attrezzo ginnico che se lo usi con la mano sinistra ti rinforza il braccio destro.

Rodri ha detto...

Santi numi :-D
http://www.youtube.com/watch?v=zkWMcRlE1mQ

Gian Piero Biancoli ha detto...

Se si parla di giochi di parole, Alessandro Bergonzoni è insuperabile. (http://www.youtube.com/watch?v=2Lic34X7L0Q)

Fabio ha detto...

L'inglese si presta di più perché gli inglesi hanno parole diverse che pronunciano in modo simile o quasi uguale.
Non per nulla capita che non si capiscano nemmeno tra di loro (provate a cercare le trascrizioni dei testi di una canzone in inglese e troverete tremila versioni...).

CMT ha detto...

L'inglese si presta molto ai giochi di parole soprattutto per via della pronuncia meno marcata nel parlato (parole che neanche si assomigliano se pronunciate "alla Oxford" tendono a diventare identiche in una pronuncia più americanizzata o comunque meno pulita).
Questo non toglie che anche in italiano si possano fare giochi di parole non da poco, tutto sta a saper usare la lingua (anche se per farli per iscritto è meglio usare invece le dita).

Detto ciò... ma il secondo chi me lo spiega?

Giorgio ha detto...

Non credo che l'inglese sia l'unica lingua in cui si possono fare questi giochi di parole.

La maggior parte dello sketch che ci ha sottoposto Paolo è fatto di doppi sensi, ma sono tutti relativi all'informatica e - se ci pensiamo - è stato il mondo dell'informatica che ha preso in prestito molte comuni parole inglesi (window, apple, mouse, ...). Vista la diffusione dei mezzi informatici, ora ognuna di queste parole è ora un doppio senso: "close the window" può significare che c'è corrente d'aria oppure implica ALT+F4. E ci si può giocare, e nel campo informatico è relativamente facile.

Giochi di parole che si basano sui doppi sensi ci sono anche in italiano. Ci sono doppi sensi più grevi, oggetto di innumerevoli barzellete, e ci sono raffinatezze come le crittografie mnemoniche o ad altri giochi enigmistici di simile fattura.
Mezzo minuto di raccoglimento (=cucchiaino) è qualcosa che eccita la mente, anche se non necessariamente suscita il riso. Anche se sullo stesso tipo di gioco, il fattore di potenza = contadino della Basilicata è stato oggetto di alcune battute.

(breve cosa tutta personale: dopo anni di lettura passiva del disinformatico, il mio primo post)

Giona, il rigurgitato del Signore ha detto...

Santo cielo, grandiosi. Peccato per l'accento ostentatamente british che mi ha sempre infastidito abbastanza. Quanto alla superiorità dell'idioma credo che ci sia poco da filosofare: l'inglese ha un enorme vantaggio comunicativo sulle altre lingue grazie alla sua snellezza grammaticale che consente una costruzione prevalentemente a senso. Questa, unita alla forte polissemicità, la rende una lingua molto più efficiente dell'italiano e delle altre lingue latine nel rapporto significante/significato. Non è un caso se l'inglese e non il tedesco o lo spagnolo è diventato un Esperanto de facto. E' ovvio che in un contesto in cui si gioca proprio con la lateralità dei significati (come questo genere di giochi di parole) questa superiorità emerga con particolare forza. E poi la comicità si basa in larga misura anche sui tempi, sulla rapidità di concatenazione dei concetti. Comicità è, per definizione, contrasto ed un contrasto è tanto più forte quanto più è immediato (Spinoza.it docet). Perciò la sinteticità dell'inglese è un forte plus in questo senso. Indubitabilmente. Provate a tradurre un monologo di Bill Hicks o una striscia di Xkcd in italiano, spagnolo o francese e vedrete che tristezza.

Roberto Camisana ha detto...

Primo: mea culpa nemmeno io ho capito la seconda parte :)

Secondo: IMHO il discorso e' sbagliato (scusa scusa :-)
Il punto e' che i termini tecnici sono tutti in inglese e pertanto e' banale creare giochi di parole con la lingua inglese, noi non possiamo farlo perche' come altri hanno scritto, i termini tecnici per noi sono "parole straniere" che non hanno mai avuto, in italiano, il loro significato letterale. I francesi, che traducevano tutti i termini tecnici nella loro lingua, probabilmente potrebbero farlo... anche se inorridisco al solo pensiero :-)

D'altra parte, non essendo inglese ne americano (sono italiano, ovviamente :) non posso immaginarlo ma ho sempre pensato che il mondo informatico per uno che parla inglese come lingua madre sia abbastanza... ridicolo!! Finestre XP, Topo, Tavola con tasti, "sul grembo", "sulla scrivania"... ARGH!!! Ma come fanno a non scoppiare a ridere????
Meglio da noi!! ;-)
Roberto.

Anonimo ha detto...

Per Giona

Quanto alla superiorità dell'idioma credo che ci sia poco da filosofare: l'inglese ha un enorme vantaggio comunicativo sulle altre lingue grazie alla sua snellezza grammaticale che consente una costruzione prevalentemente a senso. Questa, unita alla forte polissemicità,

Polisemia (caratteristica di alcune parole di avere molti significati indipendenti).

la rende una lingua molto più efficiente dell'italiano e delle altre lingue latine nel rapporto significante/significato. Non è un caso se l'inglese e non il tedesco o lo spagnolo è diventato un Esperanto de facto.

Fra i pregiudizi ereditati fin dalla scuola elementare sulle lingue, si ricordano:
1) La lingua latina deriva dalla lingua greca antica.
2) Il sanscrito è il padre di tutte le lingue.
3) La lingua degli eschimesi, l'inuit, ha 100 parole diverse per designare la neve.
4) L'inglese si è imposto per qualche sua qualità intrinseca (in genere si cita la semplicità, altri sottolineano la bellezza).

Mentre i primi 3 sono facili da confutare con una semplice ricerca sul web, per l'ultimo intervengo io: la lingua inglese si è imposta solo a partire dal 1945, perché gli Stati Uniti sono stati i vincitori assoluti della 2° guerra mondiale. L'espansione commerciale senza precedenti che ne è seguita ha fatto il resto.
Anche il latino si era imposto come "esperanto de facto" nel I secolo su un area più grande dell'attuale UE. Ma non era facile, no no.
E non lo è nemmeno l'inglese, se lo si studia seriamente.

E' ovvio che in un contesto in cui si gioca proprio con la lateralità dei significati

???

Daniele A. Gewurz ha detto...

Grazie, Paolo!

@Giona: "Peccato per l'accento ostentatamente british che mi ha sempre infastidito abbastanza." *Sono* britannici! Che devono fare, imitare un accento statunitense o australiano per far piacere a te?

MetaMorph ha detto...

Io sul mio primo testo di inglese avevo di queste finezze:

"Why are Saturdays and Sundays strong?"
"Because the others are week days" (weak days)

"Tell me a sentence beginning with 'I'"
"I is..."
"No, you can't say 'I is', you must say 'I am'!"
"Ok. I am the ninth letter of the alphabet"

In italiano? Se vogliamo restare in tema informatico, c'è qualche spazio... proviamo così: come definireste con una sola locuzione una stampante ad aghi, un monitor CRT in bianco e nero e un lettore di floppy 5.25"?

[Risposta: "tecnologia avanzata"]

O ancora: perché nessuno pensa a censurare o deprecare i servizi di Studio Aperto?

[Risposta: perché vanno in onda in fascia protetta]

Ok... torno a nascondermi nel mio Google Reader... statemi bene...

marcov ha detto...

Quanto alla superiorità dell'idioma credo che ci sia poco da filosofare: l'inglese ha un enorme vantaggio comunicativo sulle altre lingue grazie alla sua snellezza grammaticale che consente una costruzione prevalentemente a senso.Questa, unita alla forte polissemicità, la rende una lingua molto più efficiente dell'italiano e delle altre lingue latine nel rapporto significante/significato. Non è un caso se l'inglese e non il tedesco o lo spagnolo è diventato un Esperanto de facto
Stavo scrivendo un intervento su come la diffusione dell'inglese sia dovuta all'egemonia economica, politica e quindi anche culturale di Inghilterra prima e Stati Uniti dopo, e di come nella storia ci siano state lingue comuni a più popoli che non avevano le caratteristiche dell'inglese ma Accademia mi ha anticipato.

Allora ribatto che oltre a polisemia è diffuso anche il termine polisemicità (una sola s).

mattia ha detto...

Apple inteso come mela e non come "Apple". Uh, che grasse risate.
Persino Pippo Franco e Leo Gullotta riescono a fare di meglio.

Riccardo (D.O.C.) ha detto...

Sono d'accordo con Mattia. Bergonzoni a parte, c'è un autore italiano, non molto noto ma secondo me grandissimo, che ha scritto dei gran bei giochi di parole. Uno, e non il migliore, è questo: http://www.youtube.com/watch?v=lhlJtfZqAQU&feature=related
altrimenti, provate con questo: http://www.youtube.com/watch?v=WYFH7M1D2Do oppure con http://www.youtube.com/watch?v=S-gG2GhSNI0&feature=related
Sono tutti molto divertenti e molto fini. Ma ne ha scritti a decine.
Beh, buonanotte. Vado a dormire.

danut ha detto...

direi che per gli italiani, abituati a Totti che si fa bastonare dalla maestra di inglese nei spot Vodafone, passa inosservata la battuta su Orange e i loro black spots nella rete 3g inglese.

lo humor inglese si può gustare solo conoscendo un po' di condizioni a contorno. Come un inglese non capirebbe la trasmissione blob, che dopo uno stralcio di discorso di berlusconi mette una scena dell'opera Pagliacci in cui il tenore canta 'ha, ha , pagliaciooooooo'

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

Mi piace l' humour inglese... ma sinceramente non lo ritengo superiore all'umorismo italiano. Questione di gusti. Io sorrido di più così

puffolottiaccident ha detto...

Io finalmente, alla verde età di 33 anni, ho capito dove sta "Bàssora", la città incantata.

Piccolo indizio: qualunque cosa dica la carta di identità, tutti; uomini e donne, vengono da "Bàssora"...

lucy ha detto...

nei spot Vodafone

si scrive "negli spot"

mattia ha detto...

@danut

lo humor inglese si può gustare solo conoscendo un po' di condizioni a contorno.

No, ma guarda che ho capito le battute.
Solo che non fanno ridere.

pgc ha detto...

la traduzione e' semplice, si basa sulla pronuncia approssimativa di un tedesco che parla inglese, se ho capito bene.

Per esempio Funex si puo' leggere con accento tedesco come FUNEX = Ef U En Ex ~ Have you an egg?,
Es, Vi Ef Ex ~ Yes, we have egg
etc... (M = Ham)

Stupidocane ha detto...

Per chi non ha capito la seconda e mastica poco l'inglese, si guardi il video postato da Rodri o questo, dove viene spiegato anche il perché (che è la parte divertente della scenetta) vengono usati degli acronimi:

http://www.flixxy.com/two-ronnies-comedy.htm

Qui di seguito lo sketch riscritto (con pronuncia terra-terra). La traduzione la lascio a voi.

Cliente: LO (el-o)
Cameriere: LO (el-o)
Cliente: RUBC? (ar-iu-bi-si)
Cameriere: SVRBC (es,vi-ar-bi-si)
Cameriera: LO (el-o)
Cameriere: LO (el-o)
Cliente: LO(el-o)
Cameriera: LO
Cliente: FUNEX? (ef-iu-an-i-ex (ex=eggs)
Cameriere: SVFX (es, ve-ef-ex)
Cliente: FUNEM? (ef -iu-an-i-em)
Cameriere: 9 (nine pron. nain = nein in tedesco (il gioco di parole più bello del lotto! Tenete presente che lo sketch dovrebbe essere una scenetta in svedese)
Cliente: IFCDM (ai-ef-si-di-em)
Cameriere: VFN10EM (vi-ef-en-ten-i-em (questa è difficilotta dovrebbe suonare come we haven't any ham)
Cameriera: A! VFM (ei! vi-ef-em)
Cliente: R! (aaaa)
Cameriere: O? (oo)
Cameriera: C-DM (si, di-em)
Cliente: OK - MNX (o-kei. em-en-ex)
Cameriere: MNX (em-en-ex)
Cliente: FUNET? (ef-iu-en-i-ti)
Cameriere: 1 T? (uan-ti)
Cliente: 1 T (uan-ti)
Cameriere: OK - MXNT - MXNT41! (o-key...em-ex-en-ti... em-ex-en-ti-for-uan)
Cameriera: VFN10EX (vi-ef-en-ten-i-ex)
Cliente: UZUFX (iu-zed-iu-ef-ex)
Cameriere: YFNUNEX? (uai-ef-en-iu-en-i-ex)
Cameriera: IFE10M! (ai-ef-i-ten-em)
Cameriere: SILLYCOW (...)

Stupidocane ha detto...

Pardon: norvegese, non svedese.

Stupidocane ha detto...

Riguardo ai giochi di parole, devo dire che il veneto si appresta molto:

I ga ligà le gambe (Gli hanno legato le gambe)
I gali gà le gambe (I galli hanno le gambe)

Cenerentola = Cenere 'n tòla (Cenere sulla tavola)

Mi go le migole (Io ho le briciole: si legge migolemigole)
Frego le fregole (Rubo le briciole: si legge fregolefregole)

(migole e fregole possono esser usati l'un per l'altro anche se migole sarebbe più per pezzettini minuscoli di qualsiasi natura, fregole invece sarebbero le briciole propriamente dette del pane ed affini)

Stupidocane ha detto...

Esiste anche la versione angloveneta dei giochi di parole:

Dry say = suto dir ("suto" è la contrazione di "sa uto"=cosa vuoi ma è anche la parola veneta per "asciutto, secco". Ecco che allora la frase in veneto diventa: suto dir ovvero "cosa puoi dire")

Lo stesso dicasi per dry do = suto far (che puoi farci) o dry never = suto mai (cosa vuoi mai).

Tutte queste frasi sono le classiche di circostanza. In un discorso a due sul tempo, sul governo, sul calcio, spesso si interagisce con queste frasi.

-El governo ne frega i schei (il governo ci frega i soldi.
-Suto far (che puoi farci)

-Cissà sa sucede la rento (chissà cosa succede la dentro)
-Suto saér (Che vuoi sapere, in inglish: dry know)

Stupidocane ha detto...

Si appresta = si presta.

markogts ha detto...

Ma non ho capito il gioco di parole del frutto-data che mette nell'agenda...

CMT ha detto...

"Per esempio Funex si puo' leggere con accento tedesco come FUNEX = Ef U En Ex ~ Have you an egg?"

No, in realtà sarebbe "ef iu an i ex" -> "have you any eggs", ma mi ci è voluta un'eternità per capire che l'idea era leggere lettera per lettera. ^_^
Comunque sia dubito che questo si possa definire un gioco di parole. Come in effetti non lo è neanche quello del Blackberry, è una battuta derivante dal fatto che il prodotto si chiama effettivamente "mora", non lo si può neppure definire un vero doppio senso perché il nome è voluto.
Allo stesso modo fare una battuta su una Punto comparandola a un punto non è un gioco di parole. Dire che la Fiat metterà in circolazione un'auto sponsorizzata dalla Barilla che si chiamerà Punto e Pasta invece lo è (per quanto abbastanza squallido)

Stupidocane ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Stupidocane ha detto...

@markogts

Date = appuntamento = dattero

Vincenzo ha detto...

Achille Campanile è il maestro italiano dei giochi di parole. Le sue tragedie in due battute, scritte a metà degli anni '20 ed alcune volte realmente rappresentate in teatro sono dei piccoli capolavori di umorismo. Penso al dialogo seguente: Il credente: "Io sono un credente, signore, afflitto dal dubbio che Dio non esista". L'ateo: "Io, peggio. Sono un ateo, signore, afflitto dal dubbio che Dio, invece, esista realmente. E' terribile".
Talvolta giungeva ad un parossismo geniale:
– Il cameriere: Acqua minerale?
– Il cliente: Naturale
– Il cameriere: (prendendo nota) Acqua naturale.
– Il cliente: Ho detto minerale
– Il cameriere: Veramente, mi scusi, ma lei ha detto naturale
– Il cliente: Intendevo: "naturale, acqua minerale". Non le sembra naturale che io beva acqua minerale?
– Il cameriere: Anche la signora acqua minerale?
– La cliente: Naturale
– Il cameriere: (prendendo nota) Minerale.
– La cliente: Ho detto naturale
– Il cameriere: Credevo che intendesse come il signore: "naturale, acqua minerale". Invece intende: "naturale, acqua naturale".
– Il cameriere: (angosciato) Signora! Ho famiglia. Un figlio.
– Il cliente: (commosso) Legittimo?
– Il cameriere: Naturale …
– Il cliente: E non può legittimarlo?
– Il cameriere: Perché dovrei legittimarlo, se è già legittimo.
– Il cliente: Ha detto che è naturale
– Il cameriere: No. Intendevo: "naturale, è legittimo".
Un grandissimo, no?

Rodri ha detto...

Mah.

Per me i giochi di parole sono fermi a questa storica perla:
http://www.youtube.com/watch?v=sShMA85pv8M

Il resto mi sembrano dettagli.

Anonimo ha detto...

Per CMT

Comunque sia dubito che questo si possa definire un gioco di parole.

Giampaolo Dossena propone di usare l'espressione "gioco con le parole", una definizione più ampia di quella di "gioco di parole", che in italiano è molto specifico, designa quello che in francese è un calembour.

Il procedimento si può usare ovviamente anche in italiano, e si possono fare esempi molto meno cervellotici del FUNEX - FUNEM: Miss K. la P.P. non è ciò che riporta il biglietto da visita di un'agente segreta, ma una canzone di Pippo Franco.

Il pittore Marcel Duchamp agli inizi del Novecento ha dipinto la famosa Gioconda coi baffi, e ha chiamato il quadro, anziché "Ser Liso" come sarebbe stato logico, L.H.O.O.Q. . Lì per lì pare un acronimo senza senso, ma con la lettura alla francese viene fuori una frase per il Disinformatico NSFW. :-)
Non saprei se in italiano esiste un nome tecnico per questi giochi con le parole: i francesi lo chiamano alphabet parlant.

Dire che la Fiat metterà in circolazione un'auto sponsorizzata dalla Barilla che si chiamerà Punto e Pasta invece lo è (per quanto abbastanza squallido)

È un esempio tuo, o qualche comico lo ha detto davvero?

L'economa domestica ha detto...

@ Accademia dei Pedanti

Mi ricorda molto il gioco di parole alla base del titolo del musical "Oh Calcutta"!

In francese questi giochi di parole sono diffusissimi, ne ricordo uno che ci fecero sentire in quinto basato sull'omofonia di "Caen" e "Quand".

mattia ha detto...

Per non parlare dei giochi di parole in lombardo:

Marito che bussa alla porta di casa chiusa a chiave:

- Maria, Maria, derva! El sò che te set lé cunt l'architett!

- No Giuann, so che cunt largh i gamb.

IMALATIDIMENTE ha detto...

Io non conosco abbastanza bene l'inglese da poter fare una valutazione, ma ti assicuro che anche l'italiano (se ben conosciuto) si presta a fare pirotecnici giochi di parole. Io ci ho scritto un libro sfruttando i giochi di parole; trovi qualcosa sul mio sito ( www.imalatidimente.it ), dove trovi libro e blog (il libro in vendita, ma anticipato nel blog).
Comunque il video qui sopra è una perla.
Ciao!

IMALATIDIMENTE

ubik15 ha detto...

La vecchia porta la sbarra.

:)

Smiley1081 ha detto...

Rodri, su Who's On First prova a abilitare le Closed Caption automatiche di Youtube, sono terrificanti...

newbrain ha detto...

Un altro esempio, degli insuperabili TMBG:
I C U testo video.

E per rimanere in Italia, ancora Achille Campanile:
La signora Volta aveva fatto ridipingere i soffitti. Alessandro torna a casa:
Volta, volto il volto di volta in volta alla volta della prima volta, della seconda volta,

Volta (è finita la pagina).

Cito a memoria, con inevitabili errori...

Per la mia esperienza diretta, direi che l'accento tedesco rende bene l'effetto, ma quello svedese proprio no.

Paolo Attivissimo ha detto...

Grazie Rodri, ho aggiornato!

Paolo Attivissimo ha detto...

Mattia,

Apple inteso come mela e non come "Apple". Uh, che grasse risate.
Persino Pippo Franco e Leo Gullotta riescono a fare di meglio.


Bene, allora aspettiamo la tua dimostrazione pratica.

linda ha detto...

Filmato divertente!
Io adoro i giochi di parole...
Da leggere anche Alice nel Paese delle Meraviglie in lingua originale, fantastico!

Linda
http://gattieconigli.blogspot.com/

Stupidocane ha detto...

@ Paolo

Non per fare il pelouovista, ma lo sketch completo è quello linkato da me.

P.S. Tra l'altro il pelo nell'uovo dev'essere sicuramente mio.

tripponzio ha detto...

@stupidocane:
stupido cane, hai dimenticato
i gà igà i gai (hanno legato i galli), paragonabile agli italiani lascia l'ascia e accetta l'accetta (lanca la lancia ha quell'articolo troppo pesante, spezza troppo il ritmo).
tra le traduzioni improbabili c'è anche "it's not finger" ovvero "no ze dito" (non è detto).
di battute tanto orrende ce ne sono parecchie e in italiano i giochi di parole si sprecano, solo che, come detto da qualcuno, sono molte meno quelle relative all'ambiente informatico in quanto i termini tendono ad essere importati pari pari dall'inglese e ci si può giocare solamente con le assonanze.

Nicola ha detto...

Da veneto non posso che segnalare questo giochino di parole.
Alcune volte mi sono imbattuto in automobili che venivano vendute dal proprietario in forma privata. Quindi con un cartello su un vetro laterale tipo "AFFITTASI" c'era scritto

AVENDO. AVUTO?

Per chi non capisse spezzo le "parole":

A VENDO. A VUTO? (VUTO=VUOI)

Fantastico, no?!

il Lupo della Luna ha detto...

Funziona solo in inglese visto che i termini informatici sono parole di senso compiuto in inglese. Tradurlo è praticamente impossibile. Purtroppo, perchè in inglese fa veramente morire.

Rado il Figo ha detto...

Ho un dubbio: ma non si dovrebbe scrivere “łi gà łigà i gałi” e “ła vendo? ła vuto?”?
Se non si dovesse leggere: è la “l” che io chiamo “polacca”.

Rado il Figo ha detto...

Mattia,

Apple inteso come mela e non come "Apple". Uh, che grasse risate.
Persino Pippo Franco e Leo Gullotta riescono a fare di meglio.

Bene, allora aspettiamo la tua dimostrazione pratica.


Non ho visto il filmato, data la mia pessima conoscenza dell'inglese parlato (e pure scritto: l'unica cosa che riesco a capire, stupendomene ogni volta, sono i regolamenti calcistici), ma credo che il senso dell'intervento di Mattia sia da leggere che è facile fare giochi di parole quando tutto nasce dall'aver dato a società/marchi/attrezzature nomi di uso comune (mi viene in mente caterpillar da bruco a macchina per lavori stradali e farci una scenetta su questo qui pro quo). In tal senso condivido che non ci voglia sto gran sforzo: un po' come coloro che si considerano grandi comici limitandosi a fare le parodie di opere comiche (che pare un controsenso, ed in effetti lo è).

mattia ha detto...

ma credo che il senso dell'intervento di Mattia sia da leggere che è facile fare giochi di parole quando tutto nasce dall'aver dato a società/marchi/attrezzature nomi di uso comune (mi viene in mente caterpillar da bruco a macchina per lavori stradali e farci una scenetta su questo qui pro quo).

Il senso del mio intervento è che questi giochi di parole sono cose che fai a otto anni. Nove al massimo.
Dopo fanno solo tristezza.
Se ridi per cose del genere è facile anche che ridi ai giochi di parole di Severgnini (e per essere chiari, non c'è di che vantarsene).

Gian Piero Biancoli ha detto...

Segnalo anche la lezione di Fabio De Luigi di romagnolo-informatichese.
:-D

Paolo Attivissimo ha detto...

Stupidocane, grazie della correzione, ho aggiornato l'articolo.

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

Il mondo si divide in due categorie: quelli che trovano irresistibili i giochi di parole e quelli che li reputano tristi. Io e mattia apparteniamo alla seconda categoria :D

Nicola ha detto...

Si Rado, hai ragione; per far capire meglio avrei dovuto mettere gli apostrofi prima delle due A come per indicare la lettera L che nel nostro dialetto nell'articolo non si usa nella parlata (come parte del discorso intendo :) )

Nicola ha detto...

Il mondo si divide in due categorie:[...]

Mi fa venire in mente:

Il mondo è diviso in 10 categorie: chi comprende il codice binario e chi no

Riccardo (D.O.C.) ha detto...

Siccome ero mezzo addormentato, ieri non mi ero accorto di aver dimenticato di citare il nome dell'autore a cui mi riferivo nel mio precedente messaggio, che era, ovviamente, Achille Campanile.

@ Mattia:
Il gioco di parole di per sé non è disdicevole. Ma dece essere fatto bene, deve avere una sua finezza (come quelli che abbiamo citato io e Vincenzo, che sono solo degli esempi). In inglese, probabilmente, i migliori giochi di parole li ha fatti Shakespeare in persona.
A me invece sembra che quella scenetta sia assai poco umoristica, basata su giochi di parole banali e ripetitivi, degni del peggior vaudeville. Al livello insomma di dove vai se la banana non ce l'hai, per intenderci.
Ma, si sa, i gusti sono personali... c'è pure gente che va a vedere i cinepanettoni di natale...

Epsilon ha detto...

Le due scenette sono davvero esilaranti.
Per ciò che riguarda i giochi di parole direi che sono alla base di tutti gli indovinelli.
Uno dei miei preferiti è sempre stato: "Lavora con l'ago fino a mezzanotte per riparare le mutande rotte".
Un gioco di parole in francese che mi sovviene è quello riportato in questo sito http://jacobsoned.blogspot.com/2009/05/aristocrats-and-asparagus.html (faccio prima ad indicare il sito che a dover ricostruire la grafica del gioco di parole).
Poi c'è la vetusta barzelletta in francese/milanese che racconta di quel turista parigino in visita a Milano che si ferma ad acquistare dei fichi da un ortolano e si fa poi accompagnare in albergo dal garzone; passando davanti al duomo esclama "Magnifique" ed il garzone, povero ragazzino affamato, che è dietro al turista non se lo fa ripetere due volte, apre il sacchetto e mangia i fichi. Cerca poi con lo sguardo un cestino per buttare il sacchetto ma il turista parigino preso dalla bellezza della Madonnina esclama "Très jolie" ed allora il garzone, facendo spallucce, accartoccia il sacchetto e se lo butta dietro alle medesime.
Per finire, un mio gioco di parole (se poi così si può definire) lo ripeto sempre a chi durante il turno in ambulanza si lamenta quando vi sono lunghe soste in "colonnina" tra un servizio e l'altro: "Meglio una serata morta che un morto a serata".

Riccardo (D.O.C.) ha detto...

"Lavora con l'ago fino a mezzanotte per riparare le mutande rotte".

Riparare???? Aggiustare! Una rotta si "aggiusta", non si ripara!

Yari Davoglio ha detto...

Accademia dei pedanti ♂,

"È un esempio tuo, o qualche comico lo ha detto davvero?"

Penso sia di Rosario Fiorello a "Viva Radio 2", o comunque su quel filone (collaborazione tra FIAT e Rovagnati: Fiat Unto).

Io adoro i giochi di parole stile Groucho Marx, difatti spreco battute a iosa, specialmente in ufficio :P
Devo però dire che Achille Campanile, a mio avviso, rimane uno dei più grandi.

Stupidocane ha detto...

Oooh, che onore... Citato come sub-fonte in un articolo di Paolo... Grazie!

Non sto nella pelle... La coda è partita a 400 Mhz e non la fermo più... ho bisogno di fare una corsa per sfogarmi... SCOIATTOLO!........ BARK! BARK! BARKS!

Giuseppe ha detto...

Ve lo ricordate in "Quelli della notte" di Renzo Arbore il "terzo" classificato tra i migliori film di un ipotetico festival?
"C'è Nerentola? non non c'è"

MetaMorph ha detto...

Altro giochino en passant (non ricordo dove l'ho letto...):

"Tutte le sere San Francesco si coricava su una vecchia coperta di pelo."

Su che cosa si coricava San Francesco? Su una coperta? O su una...?

Statemi bene...

Giuseppe ha detto...

Oops:
"C'è Nerentola? No non c'è"

Rado il Figo ha detto...

Alla faccia, siamo ai livelli di quando ho fatto il militare io a Nocera Inferiore. Mi guadagnavo qualche mille lire coi commilitoni che mi davano le magliette bianche ed io vi disegnavo sopra tre vedute della cittadina: nella prima si vedeva una bomba arrivare (Nocera), nella seconda la bomba esplodeva (Nocera?), nella terza c'erano macerie fumanti (No, c'era!).

O una battuta di un mio amico davanti ad una Ferrari: "È un'auto aerodinamica?" "No, è un'auto che dice: "AH! Ero dinamica!.

Replicante Cattivo ha detto...

Mi viene in mente un blog, non ricordo quale, dove venne fuori un mini-thread epico partendo da un evento che si svolgeva nella città di Azzate.
Eppure non riesco a capire quale gioco di parole possa nascere da quel nome...

Comunque vi lascio con dei giochi di parole che funzionano solo quando sono letti ad alta voce:

1)- Sapete come hanno ucciso l'orologiaio?
-Colpèndolo

2)-Cosa dice un indiano quando vede arrivare Sylvester Stallone?
-Guardate: "c'è Rocky"

3)-Sapete qual'è la canzone preferita dallo yeti?
"In the navy"


Almeno l'ultima richiede qualche secondo prima di capirla...
Mi raccomando: raccontatele SOLO quando volete avere la sicurezza di fare una figuraccia.

CMT ha detto...

@Accademia dei pedanti/Yari Davoglio:
A dire il vero è la prima idiozia che mi è venuta in mente già che parlavo di Punto, il che non esclude che possa averla detta qualcun altro nel mondo a mia insaputa.

CMT ha detto...

@Replicante Cattivo: io ci ho messo ben più di qualche secondo, poooooooi mi è nato il sospetto di dover pronunciare "navy" come "nevi"...

Rado il Figo ha detto...

Mi sono sovvenuti due episodi reali di "fraintendimenti" linguistici italo-sloveni.

Da piccoli chiesi a mio padre come si dicesse capra in sloveno. Lui per un po' continuò a dirmi quello che io capivo come "Cosa?", per cui gli reiteravo la domanda, credendo che non avesse capito/non mi sentisse. Arrivò mai madre che stufa dello stucchevole siparietto, gli si rivolse dicendogli: "Guarda che ti sta chiedendo come si traduce capra in sloveno", e lui: "L'ho capito! È un'ora che glielo ripeto: si dice koza". In effetti la pronuncia è (quasi) la stessa.

Svariati anni dopo, un amico di mio padre andò a fargli visita nel paesello natale. Appena arrivati andarono a rinfrescarsi al bar e a scambiare qualche chiacchiera col padrone, che parla italiano. L'amico sbottò in un: "Certo che è terribile arrivare qui: la strada è tutta una curva!". Il barista allibito: "Ma no! Non c'è ne manco una". Il bisticcio nasceva da "curva" e "kurva"; la seconda parola è la versione slovena di prostituta.

Gwilbor ha detto...

Non solo lo sketch "who's on first" è fantastico, ma è anche perfettamente traducibile in italiano!

newbrain ha detto...

@Rado il Figo:
A questo punto, non posso esimermi dal citare due classiche incomprensioni Italiano-Svedese:

Da poco in Svezia, al lavoro di venerdì pomeriggio, la mia nuova capa si avvicina e fa:
"Hai lavorato abbastanza, ora un po' di fika" (tutto in Inglese, a parte l'ultima parola).
Vista la mia espressione a dir poco perplessa, mi è stato spiegato che "fika" è la pausa per il caffè!

Di converso, se in Svezia provate un dolore improvviso da qualche parte, astenetevi dal dire in pubblico che avete una "fitta", che significa...quella di cui sopra!

luigi ha detto...

alla tombola ( in veneto)
87 77 hai 22
ho tanta sete ....se tanta sete hai....vin ti do

Kaizenware ha detto...

Eh si...fika in svedese è la contrazione di fetta di torta (FI) e caffe' (KA)...

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

Se non mi sentite più è perchè mi sono suicidato... -_-

Stupidocane ha detto...

Uno dei miei più cari amici (nonché "inventore" delle battute da me listate sopra) ha chiamato il suo gatto Kooh Al.

-Beeello. Che bel micione. Come si chiama?
-Kooh Al.
-Il gatto...
-Kooh Al!
-Ma come "quale"? Questo! (meoow)
-KOOH AL!

Rado il Figo ha detto...

Aspettate, ora che mi ricordo: ma è leggenda metropolitana o verità che "canguro" si chiama così perché quando Cook chiese ad un aborigeno che animale fosse, questi gli rispose "kan gu ru", ovvero "non capisco"?

myollnir ha detto...

Piemontese:
Minnie sta dormendo; avendo sentito un rumore nella notte, si sveglia di soprassalto:
-Ci ca l'è? (Chi è?)
-Sun mi chi m'auss (sono io che mi alzo, risponde Topolino)

newbrain ha detto...

@Kaizenware:
Davvero?
Non ho trovato conferma sul mio dizionario, KA per Kaffe è OK, ma FI da dove viene? Inoltre il singolare è fik!
Io per fetta direi skiva, ma il mio svedese è (ancora) rudimentale!

Anonimo ha detto...

Ma quanti italiani residenti nei Paesi nordici ci sono su questo forum? :-)

Rado il Figo ha detto...

Il Veneto è un paese nordico!

puffolottiaccident ha detto...

Usando i concetti religiosi quali il 9 le possibilità sono semplicemente sterminate.

puffolottiaccident ha detto...

Ad esempio un impiegato poco puntuale è "l'abominevole uomo delle 9"

Gwilbor ha detto...

@Rado il figo

Aspettate, ora che mi ricordo: ma è leggenda metropolitana o verità che "canguro" si chiama così perché quando Cook chiese ad un aborigeno che animale fosse, questi gli rispose "kan gu ru", ovvero "non capisco"?

Bufala. Tra l'altro sembra una leggenda metropolitana molto "clonata", ad esempio Yucatan dovrebbe significare "Non capiamo il vostro linguaggio" nella lingua Maya. Una storia simile che ho sentito ripetere tante volte è quella del monte Somega, battezzato così da un cartografo che trascrisse fedelmente la risposta ottenuta da un contadino del luogo ("So mega!", Non lo so mica!). Peccato che nessuno sa non solo trovare una cartina con tale toponimo, ma neanche indicare dove dovrebbe essere quel monte.

Federico ha detto...

se Steve Jobs non si fosse mai accorto che Apple vuol dire anche mela, e Bill Gates che le Windows sono anche le finestre, allora troverei questo gioco di parole molto divertente... ma... così mi sembra troppo banale!
Mi piacciono i giochi di parole, ma devono essere molto fini, non li devi capire al primo colpo ma ci devi pensare un secondo per concludere che, in fondo, era ovvio!

Riguardo all'inglese, noi italiani siamo famosi in tutto il mondo per essere degli ignoranti! :-)

Non sono un bravo scrittore, ma tempo ho raccolto un paio di esempi di che cosa può succedere quando si è alle prime armi:

http://www.werock.it/2009/11/bad-english.html

niente di che, però giuro che è successo per davvero!

il Lupo della Luna ha detto...

In realtà entrambi i nomi "Mela" e "Finestre" hanno perfettamente senso: la mela è quella di Newton, come metafora di "idea geniale e rivoluzionaria". Se non ricordo male i manuali dell'Apple 1 avevano appunto Newton sulla copertina.

Windows, finestre, sta ovviamente a indicare i "riquadri" in cui appaiono i programmi. Che poi in Windows 1 non erano nemmeno vere e proprie finestre, ma suddivizioni dello schermo, dato che non erano sovrapponibili.

Quello che non ho capito è perchè alla RIM hanno chiamato Blackberry il loro prodotto.

mattia ha detto...

Il gioco di parole di per sé non è disdicevole. Ma dece essere fatto bene, deve avere una sua finezza

Totalmente d'accordo.
Questi nel filmato mi ricordavano i giochi di parole tipo: "Vai tu a far la spesa? No, va Gina, oppure manda Rino".

Molto più fini i giochi che tradiscono un tranello, una costruzione che ti induce a pensare. Tipo: tradurre "I got the Holy fun is much".
Uno pensa che sia inglese, ma letta in lombardo significa "le macchie di olio fanno le macchie".

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

"Ma quanti italiani residenti nei Paesi nordici ci sono su questo forum? :-)"

Che domanda meravigliosa hai fatto. Essere Italiani residenti E' COMPLICATO. ... :D

Traditori opportunisti!^O^

Gian Piero Biancoli ha detto...

Jamesignora Bensignore

http://www.youtube.com/watch?v=bmN2TMo4SlQ

Stupidocane ha detto...

Ma lo sa Lame che è morta Della?
No, è con Dito.

Stupidocane ha detto...

I.M.M.N.N.E.10.M&M'S

Vincenzo ha detto...

Intervengo nuovamente perché mi avete fatto ricordare la storia di Geminga (che dovrebbe stare per Gemini Gamma Ray -source), ma che in dialetto milanese significa "non c'è nulla".
Non è un caso che la scoperta fu di matrice lombarda e che fu abbastanza travagliata :-)

Mi è venuto in mente anche che nel secondo diario minimo Umberto Eco dovrebbe aver scritto un contributo sul linguaggio dei computer (o era una storia di fantascienza umoristica?). Nel trasloco post matrimoniale il libro rischia di essere rinchiuso ancora in qualche scatola di cartone. Mi terrò il dubbio....

Gwilbor ha detto...

A questo punto è impossibile non citare il famoso telegramma a metà prezzo, la cui versione completa dovrebbe essere questa: CARAMELLA MORTADELLA CAMPANELLO MANDARINO MANDOLINO BACINELLA.

Rado il Figo ha detto...

Bufala. Tra l'altro sembra una leggenda metropolitana molto "clonata", ad esempio Yucatan dovrebbe significare "Non capiamo il vostro linguaggio" nella lingua Maya. Una storia simile che ho sentito ripetere tante volte è quella del monte Somega, battezzato così da un cartografo che trascrisse fedelmente la risposta ottenuta da un contadino del luogo ("So mega!", Non lo so mica!). Peccato che nessuno sa non solo trovare una cartina con tale toponimo, ma neanche indicare dove dovrebbe essere quel monte.

Fra l'altro io avevo pure sentito che Marghera (frazione di Venezia, per chi non lo sapesse), debba il suo nome perché un tempo lì c'era il mare (Mar gh'era). Pur essendo veneto quando lo sentii rimasi stupito non poco.

CMT ha detto...

In merito di commistioni linguistiche/dialettali, mio nonno mi raccontava di continuo di un (presunto) scambio tra un suo concittadino e un americano ai tempi della guerra, in cui il primo illustrava al secondo una trappola per topi spiegandogli come l'animale ci restasse imprigionato dentro. A spiegazione finita chiedeva se l'americano avesse capito e lui regolarmente replicava "Yes, yes", al che il tipo ricominciava la spiegazione daccapo alquanto imbufalito.
Questo perché "yes" in altamurano (vale a dire il dialetto di Altamura, BA) suona esattamente come "jess", ovvero "esce".

Anonimo ha detto...

Per Rado il Figo

Fra l'altro io avevo pure sentito che Marghera (frazione di Venezia, per chi non lo sapesse), debba il suo nome perché un tempo lì c'era il mare (Mar gh'era). Pur essendo veneto quando lo sentii rimasi stupito non poco.

Più che bufala, qui siamo nell'ambito delle etimologie popolari. Si cerca di ricondurre a oggetti familiari e quotidiani un nome che gli anni e le differenti situazioni storiche hanno reso opaco. Un esempio ancor più lampante è il monte Rosa: per la stragrande maggioranza degli italiani, il suo nome designa o un colore, o un fiore, in subordine un nome femminile. Nella toponomastica nulla è mai così lineare, e gli abitanti locali sanno bene che deriva da rösa (la ö è la o "turbata" del tedesco e dei dialetti settentrionali), che significa ghiacciaio :-)

http://tinyurl.com/398qg5c

Già che hai parlato di mare: il disusato modo di dire "cercare Maria per Ravenna" (cercare qualcosa dove non sarebbe mai stato possibile trovarlo), secondo alcuni studiosi di linguistica storica è un relitto del latino maria (mària), cioè mari: Ravenna anticamente era costruita su isole e isolette sull'Adriatico, ed era accessibile solo dal mare.
Ripeto: secondo alcuni studiosi: l'etimologia non è una scienza esatta.

Stupidocane ha detto...

Mio nonno la batteria la chiamava gesban (gesbàn con la S morbida), perché quando era giovine molte orchestre avevano scritto sulla cassa (nome a caso) Jazz Band.

zio Feng ha detto...

Ne conosco uno in tedesco:

Einmal fragte Freud einen Patienten, ob er das Wichsen praktizierte: er antwortete "Oh na, nie!".

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

"Un esempio ancor più lampante è il monte Rosa: per la stragrande maggioranza degli italiani, il suo nome designa o un colore, o un fiore, in subordine un nome femminile. Nella toponomastica nulla è mai così lineare, e gli abitanti locali sanno bene che deriva da rösa (la ö è la o "turbata" del tedesco e dei dialetti settentrionali), che significa ghiacciaio :-)"

Ma quante cose interessanti si scoprono su questo blog! Io pensavo fosse dovuto alla colorazione che assume al tramonto nelle giornate terse!

Invece il Monte Bianco, proprio non me lo spiego perché si chiama così! :O

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

"Einmal fragte Freud einen Patienten, ob er das Wichsen praktizierte: er antwortete "Oh na, nie!"."

ehe.. eheheheheh... aha... HAHAHAHAHAHHA AHHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHAHHAAHHAAAAHAHAHAHAHHAHAH
AHAHAHHAHAHAHAHHAHAHHAHAJHAHAHAHHAHAHAHA
AHAHAHAHAHAHAHAHARGH!!!!sbonk! X_X

(il primo che la capisce vince un impianto bioplasmatico)

Rodri ha detto...

Beh ma il termine "wichsen" è anche usato per indicare quello che in 2 abbiamo capito, anche se magari non è stato un termine coniato da Goethe...

Non faccio traduzioni perché già in tedesco è gergo volgare :-)

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

"Beh ma il termine "wichsen" è anche usato per indicare quello che in 2 abbiamo capito"

No no, io non capisco una parola di tedesco, intendevo dire "il primo che capisce la mia risposta" :P

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

...ma grazie al traduttore di Google l'ho capita! :D

Epsilon ha detto...

Per Riccardo (D.O.C.)

Ma RAAV (LOL)!!!!
:-)
Hai ragione: "aggiustare", non "riparare"
Ora ti descrivo come funziona una mente perversa in situazioni di stress.
In questi giorni sto lavorando non nella mia solita sede ma in quella in cui si "aggira" il mio titolare il quale ha come concetto di pausa pranzo (altrui) l'andare avanti a lavorare dando ogni tanto un morso qua e là; io mi son trovato a scrivere in cotal situazione e quindi in fretta e furia (come ora, d'altra parte); siccome spesso canticchio tra me e me un brano de "Il ritorno di Ulisse in Patria" di Monteverdi (ma va?!?) che recita "E pur sei giunto alfine di tua casa cadente a ripar l'altissime ruine" ecco che il patatrac è stato servito.
:-)

lucky141 ha detto...

@ǚşå÷₣ŗẻễ::
No no, io non capisco una parola di tedesco, intendevo dire "il primo che capisce la mia risposta" :P

...la scena dell'autore di barzellette?

asadexes@gmail.com ha detto...

Scusare l'OT
ma quelli di Repubblica.it proprio non riescono a comprendere l'esistenza di Fakenews!
http://seidimoda.repubblica.it/dettaglio/hollywood-e-le-morti-bufala-la-polizia-indaga-sul-web/75667?type=ModaArticolo&sub=gossip&dt=gossip&ref=HRESS-6
Qualcuno spieghi loro chosa è il Web prima di lanciarli nel giornalismo in rete

Anonimo ha detto...

Per asadexes@gmail.com

Qualcuno spieghi loro chosa è il Web prima di lanciarli nel giornalismo in rete

Cosa è il web.
Replicante Cattivo ti ha preceduto, e ha correttamente inserito il commento nella sezione "Segnalazioni e suggerimenti":
http://attivissimo.blogspot.com/2001/01/segnalazioni.html

asadexes@gmail.com ha detto...

chosa
scusate il firenzismo da volgare trecentesco ma m'é scappata la mano sul tasto tra la C e la O che un osservatore attento identificherà immediatamente con la lettera H

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

"...la scena dell'autore di barzellette?"

Specifica meglio :P

lucky141 ha detto...

Monty Python - The Funniest Joke In The World (http://www.youtube.com/watch?v=8gpjk_MaCGM)

Ho vinto l'impianto bioplasmatico? ;)

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

"Ho vinto l'impianto bioplasmatico? ;)"

Ti sarà recapitato a casa da un MIB :D

martinobri ha detto...

1)- Sapete come hanno ucciso l'orologiaio?
-Colpèndolo


Nelle scuole si tramanda la storiella del professore di letteratura che legge un verso di una tragedia dove uno si chiede di che morte far morire la giovane fanciulla: "Col fuoco bruciarla o col ferro colpirla?"
E tutta la classe in coro: "Col pirla, col pirla!"

Comunque, il primo gioco di parole probabilmente è quello di Ulisse con Polifemo

turi ha detto...

Cesare, Cesare, il popolo chiede sesterzi.
No, vado dritto.

Anonimo ha detto...

Per Epsilon (e Riccardo (D.O.C.))

Visto che non vedo solutori, intervengo io per alcune note sull'indovinello. Io lo conoscevo in questa forma:

La nonna
Lavora d'ago fino a mezzanotte
per aggiustare le mutande rotte.

Entrambi i versi sono endecasillabi, mentre "lavora con l'ago" avrebbe reso il primo ipermetro.

La soluzione è la bussola, il cui ago si muove verso settentrione per correggere le rotte da cambiare.

Riccardo (D.O.C.) ha detto...

@ Accademia


Se avessi letto con più attenzione il mio messaggio, avresti capito che la soluzione io l'avevo già trovata.
E credo anche altri.

Piuttosto, credo che dovresti riflettere molto attentamente sul tuo "visto che non vedo". Stilisticamente parlando, fa proprio schifo.

Ah, e l'ago della bussola non "si muove verso settentrione", ma "indica il settentrione".

Se dobbiamo essere sempre inutilmente e stupidamente pedanti, siamolo fino in fondo.

E il titolo dell'indovinello non era "la nonna", ma "Una sarta operosa".

Buon anno

Anonimo ha detto...

Per Riccardo (D.O.C.)

Se avessi letto con più attenzione il mio messaggio, avresti capito che la soluzione io l'avevo già trovata.
E credo anche altri.


No. Hai solo scritto che il riferimento era alla rotta (sostantivo), ma le rotte si aggiustano anche col sestante, per dire, non c'è solo la bussola.

Piuttosto, credo che dovresti riflettere molto attentamente sul tuo "visto che non vedo". Stilisticamente parlando, fa proprio schifo.

Questo non è il Parnaso.

Ah, e l'ago della bussola non "si muove verso settentrione", ma "indica il settentrione".

È un movimento apparente, siamo d'accordo, impresso dal movimento del natante su cui la bussola si trova. Ma c'è. Come perifrasi di "lavorare d'ago fino a" ritengo molto più soddisfacente "muoversi verso", anziché "indicare", perché indicare è un'azione statica.
Avrei anche potuto scrivere "ruotare verso", "orientarsi verso".

Se dobbiamo essere sempre inutilmente e stupidamente pedanti, siamolo fino in fondo.

Stupidamente pedante lo sei tu con questo intervento, mi spiace per te.

E il titolo dell'indovinello non era "la nonna", ma "Una sarta operosa".

Adesso devo mandarti le fotocopie del libro su cui l'ho letto in quella forma, e che riportava proprio "La nonna" come titolo? Spero mi crederai sulla parola.
Essendo un indovinello molto diffuso, è normale che abbia piccole varianti.

ebonsi ha detto...

La rösa o rüsa (donde Monte Rosa) è più propriamente il ghiacciaio sospeso o pensile, che cioè non scorre come un fiume verso valle (come appunto quelli del Rosa).

Questo e tanti altri nomi storpiati nascono dal fatto che i cartografi del '700 e '800 cercavano di tradurre a orecchio dei nomi dialettali indicati dagli abitanti locali, spesso senza capirci un'acca. Un altro esempio spettacolare è quello del Gran Paradiso, che invece era "Gran Pareis" (la Grande Parete).

A proposito di calembour, uno bellissimo per eleganza e finezza è quello inventato dall' incisore Auguste Doré per la sua casa. L'artista vi aveva fatto apporre una lapide dove si leggeva:

"[nota musicale Do][nota musicale Mi] cil à [nota musicale Do][Nota musicale Re]"

che si legge : Domicil à Doré", che vuol dire sia "casa di Doré" che "casa adorata".

Anonimo ha detto...

Per ebonsi

A proposito di calembour, uno bellissimo per eleganza e finezza è quello inventato dall' incisore Auguste Doré per la sua casa.

Forse intendi Gustave Doré.

ha detto...

Due Carabinieri davanti ad un acquario:
-"che pesci sono?"
-"Squali"
-"squelli!"

Comunque, Accademia dei pedanti, "giuoco" non la sentivo dai tempi di "Giochi senza frontiere" :-)

Anonimo ha detto...

Per ué

Comunque, Accademia dei pedanti, "giuoco" non la sentivo dai tempi di "Giochi senza frontiere" :-)

Ma perché la fabbrica Modiano di Trieste può scrivere "carte da giuoco" sulla confezione
http://tinyurl.com/3739r7n
perché l'editore può tradurre il titolo del romanzo di Hesse "Il giuoco delle perle di vetro"
http://tinyurl.com/34gqlqf
perché ad ogni nuova edizione il titolo del manuale rimane sempre "Regolamento del giuoco del calcio", che tra l'altro ricalca la dicitura della Figc:
http://tinyurl.com/32qmpyx
e quando lo scrivo io, tutti mi danno contro?
Che vi ha fatto di male il dittongo mobile?

Anonimo ha detto...

Siccome la discussione sui giuochi di parole langue, vorrei rilanciarla illustrando due filoni, uno "basso", e uno "alto".

Racchiudo il filone basso fra segni di uguale, in modo che mattia e Rado il Figo saltino a piè pari.

====================================================================

Fra studenti del liceo si ricordava, e forse si ricorda ancor oggi, che nell'edificio c'è sempre un Eschilo di sicurezza, altrimenti in caso di incendio Sofocle; scendere con cautela i gradini, perché le scale sono Euripide, e se inciampi Tucidide.
Durante l'ora di biologia, qualcuno accusava: "Ah! Che parassita, saprofita dei miei simbionti!!!"

====================================================================

Nella raccolta Oplepiana - Dizionario di letteratura potenziale, Zanichelli, Bologna 2002, è riportato un raffinatissimo gioco battezzato traduzioni omografiche, a cura di Elena Addòmine.
Si parte con una poesia:

Lo vedi,
paga in amore,
tremo rapita.
Ma fine porterò fatale...


Aggiustando punteggiatura, a capo e confini di parola, eccola in inglese:

Love dip,
again a more tremor:
a pit a...
'm a fine porter of a tale...


All'interno della stessa lingua, gli allievi di Umberto Eco al Dams, per il volumetto Povero Pinocchio (Comix, Bologna 1995) hanno giocato con la sola punteggiatura:

Un regolamento di conti
"Freddo il mafioso! Ferma l'auto!"
"Magnifico: aspetto!"
Freddo, il mafioso ferma l'auto.

[La polizia arriva sul luogo]

Freddo il mafioso. Ferma l'auto. Magnifico aspetto.



Nel 1953 lo scrittore Tommaso Landolfi diede alle stampe un romanzo dal titolo francese tutto in maiuscolo, LA BIERE DU PECHEUR: in mancanza di accenti, poteva significare sia "la birra del pescatore", sia "la bara del peccatore" (eventualmente una combinazione fra i due).

Paolo Attivissimo ha detto...

Siccome la discussione sui giuochi di parole langue, vorrei rilanciarla illustrando due filoni, uno "basso", e uno "alto".

[...]


Fantastico, non ne sapevo nulla.

Questo è il motivo per cui sopporto le pedanterie di AdP. Più post così e meno revisioni della punteggiatura, Accademia?

Turz ha detto...

@Accademia dei pedanti:
poteva significare sia "la birra del pescatore", sia "la bara del peccatore" (eventualmente una combinazione fra i due).

Si dice il pescato, ma non il pescatore :-)

Sono d'accordo con Paolo, credo che i tuoi contributi "positivi" come questo siano apprezzati molto più di quelli "negativi" del tipo "hai sbagliato questo e quell'altro".
Poi se li fai con garbo vanno bene anche quelli negativi.

@Replicante Cattivo:
1)- Sapete come hanno ucciso l'orologiaio?
-Colpèndolo


Bella, ne conoscevo solo la versione lunga (riferita a Galileo).

@Giorgio:
Mezzo minuto di raccoglimento (=cucchiaino) è qualcosa che eccita la mente, anche se non necessariamente suscita il riso.

È uno dei miei giochi di parole preferiti, tra l'altro l'ho sentito per la prima volta proprio da un certo Giorgio (di Trieste, sarai mica tu?).

Non necessariamente suscita il riso: il cucchiaino va bene anche per il sale o per la marmellata.

francesco ha detto...

Mattia Butturini, 1752

Te saluto, alma dea, dea generosa,
O gloria nostra, o veneta regina;
In procelloso turbine funesto
Tu regnasti secura: mille membra
Intrepida prostrasti in pugna acerba.
Per te miser non fui, per te non gemo,
Vivo in pace per te: Regna o beata,
Regna in prospera sorte, in pompa augusta,
In perpetuo splendore, in aurea sede!
Tu severa, tu placida, tu pia,
Tu benigna, me salva, ama, conserva.

Dov'è la stranezza? Questa poesiola è allo stesso tempo in buon italiano... e in presentabile latino!

Un tempo simili stranezze erano molto più diffuse, anche nella letteratura alta.

Replicante Cattivo ha detto...

Anni fa vidi un magnifico rebus.
Provo a postarlo qui...anche se purtroppo potrebbe essere vagamente falsato dal tipo di caratteri usato dal blog.

Nel commento successivo posterò la soluzione (così potete provare a risolverlo evitando di leggerlo)




Rebus (2,2,6,3,2,4)

c c c

Anonimo ha detto...

Per francesco

[...]
Dov'è la stranezza? Questa poesiola è allo stesso tempo in buon italiano... e in presentabile latino!

Un tempo simili stranezze erano molto più diffuse, anche nella letteratura alta.


Nel libro Le parole - Vita, morte e miracoli, l'autore Giuseppe Aldo Rossi sostiene che a un certo punto della storia della letteratura ci fu una gara fra spagnoli, italiani e portoghesi su chi riusciva a comporre più poesie "anfibie" di questo genere. Era una maniera per mostrare come lo spirito degli antichi Romani sopravvivesse nella Nazione.

Quasi sempre queste poesiole sono stiracchiate per quanto riguarda sia il latino sia la lingua romanza, talvolta entrambe. Ad esempio, tu hai mai incontrato in latino classico la forma "regnasti", al posto di "regnavisti"? Io, no.

La perizia tecnica necessaria per un poemetto italiano e inglese, insomma, è superiore. :-)

Replicante Cattivo ha detto...

SOLUZIONE DEL REBUS

































"Se mi cerchi, non ci sono"

(Semicerchi. Non "c" sono.)
(Purtroppo il carattere "c" non è propriamente un semicerchio, ma se voi mostrate il rebus a un vostro amico, abbiate la cura di rappresentarle in quel modo)

Anonimo ha detto...

Per Turz

Sono d'accordo con Paolo, credo che i tuoi contributi "positivi" come questo siano apprezzati molto più di quelli "negativi" del tipo "hai sbagliato questo e quell'altro".

Ma articoli che parlano di giochi di parole sul Disinformatico ne capita uno ogni morte di papa! Come faccio?

Poi se li fai con garbo vanno bene anche quelli negativi.

Anche in risposta al commento del padrone di casa, parafraso Chi ha incastrato Roger Rabbitt?: "io non sono cattivo, è che mi disegnano così".
Non sono mai intervenuto per correggere unicamente un *qual'è o una virgola fuori posto. Certo, se un commentatore fa errori sei volte in tre righe, è un po' più grave.
E non insulto quelli che sbagliano, riporto semplicemente la forma corretta sotto quella sbagliata. Se fosse possibile userei un segno di matita rossa, ma qui non si può.

I problemi nascono da coloro che non accettano le correzioni, in genere perché una o due lauree conseguite a pieni voti li mette al riparo da simili rilievi, secondo loro.
Che abbiano la sindrome di Pio IX?

Turz ha detto...

Poi, se uno vuole vedere doppi sensi dappertutto, non c'è mica bisogno dell'inglese, basta Trilussa (se siete al lavoro ascoltatelo con le cuffie :-)):
http://www.youtube.com/watch?v=b5-FdlrwpIQ

Turz ha detto...

@Accademia dei pedanti:
Ma articoli che parlano di giochi di parole sul Disinformatico ne capita uno ogni morte di papa! Come faccio?

Uccidi Ratzinger :-D

Ma no, di interventi pacati e arguti che accrescono la nostra cultura ne hai fatti tanti, saranno più o meno la metà dei tuoi interventi.

Il problema è l'altra metà... lo so, c'è gente con la coda di paglia, però ci sono molti modi per fare correzioni e alcuni modi sono più amichevoli di altri => prova a sforzarti di usare i modi più amichevoli, allo stesso modo in cui gli altri commentatori si sforzano di rileggere quello che scrivono e a non farsi sfuggire riprovevoli errori come "Rabbitt" con due 't' ;-)

Anonimo ha detto...

Per Turz

...si sforzano di rileggere quello che scrivono e a non farsi sfuggire riprovevoli errori come "Rabbitt" con due 't' ;-)

Uppss, ero convintissimo fosse con due T, al punto che nemmeno ho controllato. Mi sarò lasciato plagiare da siti di svendite come questo:
http://tinyurl.com/33cqycm .

Anonimo ha detto...

Per Turz

Poi, se uno vuole vedere doppi sensi dappertutto, non c'è mica bisogno dell'inglese, basta Trilussa (se siete al lavoro ascoltatelo con le cuffie :-)):

La conoscevo nella versione delle Teste sciroppate, ignoravo fosse di Trilussa. :-)

Trilussa è autore di un doppio senso in romanesco maschilista, che più maschilista non si può: "Le donne han da votà: ma l'orinale!".

ha detto...

Ma perché la fabbrica Modiano di Trieste può scrivere "carte da giuoco" eccetera...

Ma, Accademia dei pedanti, le faccine sorridenti non le vedi? Era un piacevole ricordo, mica un rimprovero, uffa!

luigi ha detto...

Rebus (o frase crittografata....o altra definizione?)
(2,6,1,3,2,7)

UGNA

Turz ha detto...

Ridiamo credito alle istituzioni, ridiamo valore alla religione, ridiamo fiducia all’autorità. Sì, ridiamo!!!

Replicante Cattivo ha detto...

Un bambino e una bambina stanno giocando nella stessa stanza.

Il bambino dice:" ci accoppiamo?"

Lei: "Sì dai, accoppiamoci"

E si accopparono di botte.

Replicante Cattivo ha detto...

(Questa funziona solo se detta a voce).

Lei gli diceva: "Se tu m'amassi...".
Poi gli scriveva: "Se tu m'amassi...".
Gli sussurrava: "Se tu m'amassi...".

Lui le rispose: "Ma no che non t'amasso!"

(se non si è capito, la battuta finale va letta con accento romagnolo)

Anonimo ha detto...

Per Replicante Cattivo

Ehm, ehm... da' un'occhiata al commento n° 7.

Replicante Cattivo ha detto...

Per vedere se era già scritto ho usato la ricerca del testo di Firefox, ma evidentemente ho scritto "ti amasso" (e quindi non me l'ha trovato).

Gwilbor ha detto...

Tratto da Ologos di Giancarlo Cabella:

Guardia e ladro di fronte, pistola in pugno:

-Sparire o sparare?
-Spariamo!

Botto e lampo. Sipario.

martinobri ha detto...

Che abbiano la sindrome di Pio IX?

Ovvero?

Anonimo ha detto...

Per martinobri

Che abbiano la sindrome di Pio IX?

Ovvero?


Han deciso di essere infallibili per dogma.

zio Feng ha detto...

Un gioco di parole emiliano, si dice al portatore di un naso pronunciato:

"Ch'an âpia mâi da piôver!"

(che non abbia mai da piovere, ma anche "canappia" cioè nasone).

Anonimo ha detto...

Riprendo il discorso sui giuochi di parole del filone alto e basso, cominciando col secondo (mattia e Rado il Figo sono avvertiti):

-------------FILONE BASSO------------------

Arianna si è persa nel labirinto, e teme di incontrare il minotauro. Ad aiutarla, dovrebbe arrivare Perseo. Sente dei passi avvicinarsi da dietro i meandei del labirinto, si fa forza e chiede esitante. "Sei Perseo?". Nessuna risposta. "Sei Perseo???" Di nuovo, nulla. Allora grida ancora più forte: "Sei Perseeeeo?!?"
"Trentaseo!"

Due comari nell'antico Egitto: "Serpeggia la voce che Cleopatra si sia uccisa".

Entra da un rivenditore radio tv un signore che non conosce le lingue.
― Buongiorno, vorrei acquistare un tv non troppo caro, e ho visto che avete i Ponola.
― Ah, i Phonola intende? Sì, quel modello viene 400 000 lire.
― Uh però! Avete anche i Pilips, vedo.
― Certo, si dice Philips, il modello più economico pero è 350 000 lire.
― Ullallà. E senta, invece per i Pilco?
― I Philco, dice? Quelli sono più a buon mercato, ce n'è uno a 299 000 lire, un'occasione.
― E via, mi dia un Pilco!
― Prego signore, il Philco imballato con garanzia e istruzioni. Arrivederci.
L'acquirente esce cupo dal negozio: "Forca futtana, che frezzi!"

--------FINE FILONE BASSO--------------------------

Un diffuso malinteso è che i giochi di parole si possano fare solo con omofoni non omografi. In effetti questo tipo ha una tradizione secolare in Inghilterra, e la lingua si presta. Il manifestante mostrato in questo articolo voleva solo fare humour inglese, oppure c'era dell'altro?

http://attivissimo.blogspot.com/2009/06/le-cose-che-non-colsi-20090613.html

In italiano i casi di omofonia sono davvero pochissimi; bisogna ricorrere ad elisioni e parole tronche per aumentarne il numero. Il massimo che si ottiene sono filastrocche insipide come:

L'ontano è lontano,
l'acero è lacero,
ma t'orno se torno,
e se tardo, t'ardo
perché i vizi son vizzi:
nel centro, c'entro
e l'azero, l'azzero.

[azero: membro del gruppo etnico prevalente in Azerbaigian].

Con gli omografi in compenso si può scialare: Achille Campanile scrisse una storiellina, La quercia del tasso, facilmente reperibile in rete, sul tasso del tasso del tasso del tasso del Tasso. Erano coinvolti: una percentuale; un'incudine da fabbro; un mammifero dei mustelidi; una conifera sempreverde; un poeta del Cinquecento.

Anonimo ha detto...

Un commento ingurgitato da blogger pure qui. E vai!

Van Fanel ha detto...

Oltre alla quercia del Tasso c'era anche la rivolta delle sette sette delle sette! :D

martinobri ha detto...

― E via, mi dia un Pilco!
― Prego signore, il Philco imballato con garanzia e istruzioni. Arrivederci.
L'acquirente esce cupo dal negozio: "Forca futtana, che frezzi!"


beh, questi però più che giochi di parole sono barzellette.
Come questa:

"Ehi, sai, ho conosciuto uno che si chiama Giantarlo"
"Giantarlo? Ma sei sicuro? Non ti sarai sbagliato?"
"Eh, tazzo!!"


Meglio precisare che l'ultima volta che l'ho sentita avevo 13 anni...

martinobri ha detto...

c'era anche la rivolta delle sette sette delle sette

Il grande Achille Campanile citava anche: la muta muta muta (una che non parla cambia i cani alla slitta)

Anonimo ha detto...

Per martinobri

― E via, mi dia un Pilco!
― Prego signore, il Philco imballato con garanzia e istruzioni. Arrivederci.
L'acquirente esce cupo dal negozio: "Forca futtana, che frezzi!"

beh, questi però più che giochi di parole sono barzellette.


Sì, barzellette basate su giochi fonemici fra la scrittura ph e la pronuncia prescritta, che poi per penuria di perspicacia dell'apprendente è applicata pure alle parole con la p.

Un giuoco di parole creato negli anni Settanta, credo, da Forattini, era la domanda:
― Che ci fa Khomeini sul ramo di un albero in lontananza?
― L'appollayatollah.

Meno legata agli avvenimenti:
― Che ci faceva uno sputo sulla rampa delle scale?
― Saliva.

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Una variante colta dei giochi di parole sono gli ircocervi. Si tratta di combinare due nomi e due relative opere; i nomi devono avere, almeno in parte, reciproca affinità fonetica. Ce n'è una ricca sezione ne Il secondo diario minimo di Umberto Eco, creati dai lettori de L'espresso, di cui cito il più riuscito, secondo me:

John Le Carrà - Pronto Raffaella? Chiamata per il morto.

Con opere più impegnative, ho creato personalmente:

Severino de la Broetonne - De consolatione pornographiae

Van Fanel ha detto...

Il grande Achille Campanile citava anche: la muta muta muta

Questa mi mancava!
Mi mancava anche quella del Giantarlo, ne conosco una simile ma bisogna sapere il genovese (era una cosa del tipo: "Ti piace la muffa?" - "FI!").

Van Fanel ha detto...

Si tratta di combinare due nomi e due relative opere; i nomi devono avere, almeno in parte, reciproca affinità fonetica

Forte! Mi ricorda questo sito, che però è basato solo su titoli (originariamente dovevano essere di libri, poi si è passati ai film): il gioco che citi tu è reso ancora più difficile dal dover far quadrare anche gli autori!

Van Fanel ha detto...

A chi piacciono i giochi di parole e numeri insieme, non posso non citare questi versi che imparai da bambino. No, non a scuola.

ha detto...

Per Van Fanel:
LOL!

Turz ha detto...

@martinobri:
la muta muta muta (una che non parla cambia i cani alla slitta)

Ah, pensavo che un silenzioso costume da sub si evolvesse.

@Van Fanel:
Mi mancava anche quella del Giantarlo, ne conosco una simile ma bisogna sapere il genovese (era una cosa del tipo: "Ti piace la muffa?" - "FI!").

- Chi è il dio del mare?
- Nettuno.
- Non è pottibile, dev'ettere qualcuno!

Esercizio NSFW: cercare con Google la parola "benedoca".

A chi piacciono i giochi di parole e numeri insieme, non posso non citare questi versi che imparai da bambino. No, non a scuola.

Allora li sapevi ;-)

Comunque a me avevano raccontato la barzelletta di una pia donna smarrita nel deserto che si rivolge alla madonna: "Se santa sei, ho tanta sete!" (da leggere con marcato accento sardo)

Gwilbor ha detto...

Visto il successo del thread, mi approprio il titolo di "consigliatore ufficiale" per consigliare, a chi piacciono i giochi di parole, di leggersi qualche libro di Giampaolo Dossena. In particolare sulla mia libreria c'è un libriccino tascabile di appena 32 pagine "Le contrappuntiste nelle aiuole" (ISBN 8876863141). Purtroppo è fuori catalogo, ma se lo trovate in qualche mercatino prendetelo subito, in poche pagine spiega tantissimo e diverte. Già il titolo contiene una particolarità che ai "parolieri" esperti salta all'occhio.

Anonimo ha detto...

Per Gwilbor

Visto il successo del thread, mi approprio il titolo di "consigliatore ufficiale" per consigliare, a chi piacciono i giochi di parole, di leggersi qualche libro di Giampaolo Dossena. In particolare sulla mia libreria c'è un libriccino tascabile di appena 32 pagine "Le contrappuntiste nelle aiuole" (ISBN 8876863141). Purtroppo è fuori catalogo, ma se lo trovate in qualche mercatino prendetelo subito, in poche pagine spiega tantissimo e diverte.

Be', ma se Dossena ha da essere, perché non il più esteso Il dado e l'alfabeto. Nuovo dizionario dei giochi con le parole (Zanichelli, Bologna 2004)? È in catalogo.

Già il titolo contiene una particolarità che ai "parolieri" esperti salta all'occhio.

Immagino ci sia la più lunga e la più corta parola panvocalica.

Van Fanel ha detto...

@Turz:
Esercizio NSFW: cercare con Google la parola "benedoca".

Ah sì? E allora tu cerca "benedisica"!

Ovviamente me lo insegnò uno che studiava alla Facoltà di Scienze.

ha detto...

"benedoca".

Ah sì? E allora tu cerca "benedisica"!


Ma LOL per tutt'e due!