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2021/10/16

Ci vediamo online al CICAP Fest EDU, dal 25 al 31 ottobre?

Il CICAP sta organizzando il CICAP Fest EDU, una settimana di incontri gratuiti e aperti in streaming, dedicati a scuole e docenti, per promuovere la diffusione di una cultura critica, razionale e scientifica, da lunedì 25 a domenica 31 ottobre, con relatori come Daniela Ovadia, Luca Perri, Massimo Polidoro e tanti altri, compreso il sottoscritto.

Se volete saperne di più e/o partecipare oppure segnalare gli incontri in programma, date un’occhiata a www.cicapfest.it/edu e leggete questa introduzione.

Qui sotto trovate un video in cui Massimo Polidoro ed io chiacchieriamo del Cicap Fest EDU e dei contenuti dei miei due incontri, che si terranno su Zoom il 26/10 alle 11 (per gli studenti) e il 30/10 alle 14 (per i docenti).

2021/10/15

Podcast del Disinformatico RSI 2021/10/15: Uscire dai social senza perdite, sito Bittorrent ficcanaso, sondaggio sulle password, computer antibatterici


Il podcast del Disinformatico della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera ha un paio di novità: da oggi esce in leggero anticipo rispetto al passato, alle 9 del mattino del venerdì, e prossimamente (dal 5 novembre) sarà regolarmente in versione Story, ossia dedicata a un singolo argomento approfondito, come già fatto sperimentalmente quest’estate con ottimi risultati di ascolto. Se avete un argomento da proporre o una storia informatica che vorreste sentirmi raccontare, i commenti sono a vostra disposizione.

La puntata di oggi, condotta da me insieme ad Alessio Arigoni, copre i seguenti argomenti, con i link ai rispettivi articoli di approfondimento:

Il podcast di oggi, insieme a quelli delle puntate precedenti, è a vostra disposizione presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) ed è ascoltabile anche tramite feed RSS, iTunes, Google Podcasts e Spotify.

Buon ascolto!

Il personal computer antibatterico?

In un mercato di computer superficialmente tutti uguali è difficile distinguersi, soprattutto agli occhi del consumatore medio. Acer ci prova con una trovata decisamente insolita: il PC antibatterico o antimicrobico.

L’annuncio del completamento di un’intera gamma di computer fissi, monitor laptop, tablet e ibridi laptop/tablet dotati di un trattamento antimicrobico a base di ioni d’argento è ovviamente molto accattivante in epoca di mascherine, gel disinfettante e pandemia, e Acer cita documentazioni e riferimenti ISO molto seri, ma The Register ha notato la precisazione in caratteri minuscoli in fondo alla pagina descrittiva della gamma antimicrobica Acer:

All antimicrobial solutions including Antimicrobial Corning® Gorilla® Glass and silver ion antimicrobial technology do not claim to protect users or provide any direct or implied health-benefit.

In altre parole, Acer stessa dice che le sue soluzioni antibatteriche “non affermano di proteggere gli utenti o di fornire alcun beneficio di salute diretto o implicito”.

Come sempre, insomma, bisogna leggere con attenzione le clausole scritte in piccolo. Anche perché in molti casi la tastiera è un ricettacolo di cose che richiedono ben più di qualche ione d’argento.

 

Sondaggio Bitdefender: un utente su due usa la stessa password ovunque

Bitdefender ha effettuato un sondaggio sulle pratiche di base di sicurezza informatica in 11 paesi, e i risultati sono piuttosto deludenti: c’è ancora tanta strada da fare. Per esempio, il 50% degli intervistati ha ammesso disinvoltamente di usare la stessa password per tutti gli account. Un altro 32% ha detto di usare solo poche password, che adopera più volte su vari account.

Il sondaggio (PDF scaricabile, in inglese; comunicato stampa riassuntivo in italiano) si basa su un campione di 10.124 intervistati in Australia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Romania, Svezia e Danimarca, di età fra 18 e 65 anni.

Sempre a proposito di password, più di una persona su quattro usa password banali (tipo 1234) come PIN di blocco del cellulare, e più di una persona su dieci non usa nessun PIN. Gli uomini tendono a usare password semplici più delle donne (31% contro 23%). Poi chiediamoci come mai i furti di account sono così frequenti.

Per quanto riguarda gli antivirus, più di uno su tre (35%) non ne usa sul proprio smartphone e il 30% ritiene che i telefonini non ne abbiano bisogno. Eppure il 66% dice di aver avuto almeno una minaccia informatica su quello stesso cellulare negli ultimi 12 mesi.

Il sondaggio copre anche l’uso degli smartphone e degli altri dispositivi digitali connessi da parte dei bambini (36% è senza supervisione) e molti altri aspetti della vita digitale.

Nel comunicato stampa sono disponibili anche i dati riferiti all’Italia. Qualche esempio: le piattaforme maggiormente utilizzate sono WhatsApp e Facebook (nessuna sorpresa); fra i 18 e 24 anni spadroneggiano Instagram e TikTok, nella fascia 25-34 si usano maggiormente Instagram e Netflix, e dai 45 ai 65 anni prevalgono Gmail e Facebook. Gli smartphone più diffusi sono gli Android. Un quarto degli utenti non usa un antivirus sul proprio dispositivo mobile; un quinto abbondante (23%) usa una password semplice per gli account online mentre il 22% usa una password semplice o non ha affatto una password.

Il sito che sa che cosa hai scaricato

C’è un sito, I Know What You Download (letteralmente “so cosa scarichi”), che dice di essere in grado di rivelare che cosa è stato scaricato tramite Bittorrent da chi lo visita.

La cosa è piuttosto inquietante, ma i suoi risultati basati sugli indirizzi IP non vanno presi per oro colato: infatti se da un lato è vero che uno scaricamento fatto con il protocollo Bittorrent è facilmente monitorabile e quindi non va considerato privato, va ricordato che gli indirizzi IP vengono assegnati agli utenti quasi sempre in modo temporaneo, per cui l’indirizzo IP che avete adesso può essere stato assegnato a qualcun altro ieri e I Know What You Download vi potrebbe mostrare cosa ha scaricato quel qualcun altro anziché voi.

La schermata qui sopra, per esempio, è tratta da un mio computer e mi dice che io avrei scaricato The Matrix Reloaded e The Matrix Revolutions il 4 ottobre scorso. Decisamente non l’ho fatto, visto che uso rarissimamente il protocollo Torrent e quei due film li ho già.

Il sito offre un altro servizio interessante: la creazione di un link breve che permette di scoprire cosa ha scaricato qualcun altro (perlomeno secondo quanto risulta al sito). Per provarlo, scegliete un sito innocuo (un post sui social network, una pagina di Wikipedia) e immettete il suo link nella sezione apposita di I Know What You Download:otterrete in risposta un link breve da mandare all’utente che volete sorvegliare. Il link è del tipo https://ikwyd.com/r/4Do1.  

Quando l’utente-bersaglio cliccherà sul link che gli avete inviato, vedrà il sito innocuo che gli avete scelto, ma IKWYD saprà qual è il suo indirizzo IP ed elencherà a voi eventuali scaricamenti Torrent effettuati da quell’indirizzo IP. Anche qui i risultati vanno letti con un pizzico di cautela.

Come uscire dai social network e salvare i propri dati

Si parla molto, ultimamente, di lasciare i social network: troppo ficcanaso e troppo tossici nel loro favorire l’odio, la lite e l’aggressività. Se per caso state meditando di chiudere un account social ma non volete perdere tutte le foto e i contatti che vi avete accumulato, Intego ha pubblicato un articolo molto dettagliato che spiega come fare per Facebook, Instagram, Twitter, YouTube, WhatsApp, TikTok e molti altri. Questa è una sua sintesi con i link essenziali.

Facebook. Si può disattivare temporaneamente l’account oppure eliminarlo definitivamente e si può scaricare una copia di tutti i propri dati. Per riattivare un account disattivato basta rientrare nell’account. Se si elimina un account, ci sono 30 giorni di tempo per ripristinarlo.

YouTube. YouTube fa parte di Google, per cui l’account YouTube è legato all’account Google. Per eliminare il proprio account YouTube occorre quindi eliminare il proprio account Google, ma attenzione, perché eliminare un account Google significa perdere anche Gmail, Google Drive e molti altri servizi. Però si può eliminare un canale YouTube lasciando intatto tutto il resto. Non c’è modo di fare una disattivazione temporanea; si può scaricare una copia dei propri dati andando a takeout.google.com.

WhatsApp. Si può eliminare l’account ma non è prevista la disattivazione temporanea. I dati possono essere scaricati tramite un backup.

Instagram. Qui è permessa la disattivazione temporanea e si può scaricare una copia dei propri dati prima di eliminare l’account (cosa che non si può fare nei menu dell’app). 

TikTok. La disattivazione temporanea non è prevista; si può eliminare l’account scegliendo la gestione account dal menu che compare cliccando sulle tre barrette orizzontali in alto a destra. Per scaricare i propri dati può essere necessario aspettare fino a 30 giorni.

SnapChat. Eliminare definitivamente un account SnapChat è facile; per disattivarlo temporaneamente (per 30 giorni) basta chiederne l’eliminazione e poi rientrare nell’account prima che siano trascorsi 30 giorni. Non sembra esserci un modo per scaricare i propri dati.

Twitter. Si può chiedere la disattivazione per un periodo di 30 giorni; se non si accede all’account per tutto questo periodo, l’account viene eliminato. Si può scaricare una copia dei propri dati.

LinkedIn. Scaricare una copia dei dati è semplice; disattivare temporaneamente non è previsto, ma si può eliminare il proprio account, con 14 giorni di tempo per eventuali ripensamenti.

2021/10/13

Ci vediamo stasera a Locarno per parlare di home working e sicurezza informatica?

Ultimo aggiornamento: 2021/10/13 14:25.

Oggi alle 18.45 a Locarno sarò relatore a un incontro divulgativo dedicato alla sicurezza informatica per le piccole e medie imprese e i professionisti, con un taglio specifico per i cambiamenti prodotti dal lavoro a distanza in tempi di pandemia.

L’appuntamento, presso la Corte della Sopracenerina, è aperto al pubblico, che dovrà presentare un certificato Covid (il cosiddetto green pass).

Che io sappia, non è prevista la possibilità di uno streaming o di una registrazione diffusa in differita.

Le prenotazioni sono già chiuse, ma se siete da quelle parti appena prima dell’orario di inizio o dopo il termine (20.15), possiamo salutarci fuori!

Farò un volo in mongolfiera: che esperimenti posso fare?

Come avrete intuito dal mio silenzio, il mio tentativo di aggiudicarmi un volo intorno alla Luna è terminato dopo aver passato la prima selezione ma non le successive (i selezionati, che io sappia, non sono ancora stati annunciati). 

In compenso mi accingo a una forma di volo suborbitale che non ho mai avuto il piacere di assaporare: un’ascensione in mongolfiera, che dovrebbe svolgersi (meteo permettendo) il 13 novembre prossimo.

Il volo è un regalo della Dama del Maniero insieme ad amici, familiari e parenti, per il mio compleanno. Durerà un’ora e mezza, superando la frontiera fra l’Italia e la Svizzera, e avrò occasione di partecipare alle operazioni di gonfiaggio pre-volo e piegatura post-volo. Non so quale quota raggiungeremo.

Ho intenzione di godermi appieno la vista e il silenzio di questo mezzo di trasporto così antico e magico, ma se vi viene in mente qualche esperimento semplice che posso fare durante l’escursione, segnalatemelo nei commenti! Per ora mi sono venuti in mente questi, che sto integrando con i vostri suggerimenti:

  • Geolocalizzazione in tempo reale tramite Glympse o simili (a proposito, conoscete qualche app che salva le localizzazioni anche in altitudine, in 3D?)
  • Lancio di aeroplanino di carta o coriandoli (se permesso)
  • Foto del Maniero Digitale e di altri luoghi interessanti
  • Foto stereoscopiche a base molto larga
  • Suono: verificare l’assenza di echi e i rumori che provengono dalle attività umane
  • Qualcosa con segnali radio o cellulari? Fino a che quota "prende" il telefonino?
  • Qualche esperimento di fisiologia, visto il cambio di quota abbastanza repentino e significativo? 
  • Variazione di pressione documentata tramite un palloncino inizialmente semisgonfio
  • Rilevamento della qualità dell’aria

Tenete presente che sono esclusi droni e dispositivi pesanti, ingombranti o che richiedano gestione continua. Avrò con me una GoPro e forse un piccolo selfie-stick e posso coordinarmi con qualcuno a terra.

2021/10/12

Il Capitano Kirk (William Shatner) va nello spazio. Stavolta per davvero

Ultimo aggiornamento: 2021/10/14 8:20. L’articolo è stato ampiamente riscritto dopo la conclusione del volo.

L’attore William Shatner, noto ai Trekker come il Capitano Kirk di Star Trek e a molti altri fan come T.J. Hooker dell’omonimo telefilm e come Danny Crane di Boston Legal, ha effettuato un volo spaziale suborbitale a bordo di un razzo New Shepard di Blue Origin il 13 ottobre, diventando la persona più anziana ad andare nello spazio: ha novant’anni (è nato il 22 marzo 1931), ma decisamente non li dimostra.

 

L’equipaggio di questo volo. Da sinistra: Chris Boshuizen (ex ingegnere NASA e cofondatore di Planet Labs), William Shatner, Audrey Powers (vicepresidente delle operazioni di missione e di volo di Blue Origin, che viaggia come rappresentante dell’azienda) e Glen de Vries (vicepresidente della sezione Life Sciences & Healthcare della Dassault Systèmes e cofondatore di Medidata).

Per l’occasione Shatner ha registrato questo bel video:

È stato un volo piuttosto breve, una decina di minuti in tutto: la capsula RSS First Step è salita fino a 341.859 piedi (104,19 km), raggiungendo quindi lo spazio perché ha superato la linea di Karman che definisce arbitrariamente il confine fra atmosfera terrestre e spazio, ma è ridiscesa subito dopo, perché non ha la velocità orizzontale (28.000 km/h) necessaria per entrare in orbita. Questa traiettoria offre comunque qualche minuto di assenza di peso.

La diretta streaming è stata disponibile su Blueorigin.com ed è embeddata qui sotto:

Chicca: formalmente Shatner non è il primo attore di Star Trek ad andare nello spazio, perché altre persone che hanno recitato nella saga ci sono già andate. Mi vengono in mente almeno tre nomi: Mae Jemison, Terry Virts e Michael Fincke. Sono infatti astronauti che hanno fatto piccole parti da attore in varie puntate della saga. Per cui Shatner è il primo attore di Star Trek che diventa astronauta, mentre gli altri sono astronauti che poi sono diventati attori di Star Trek.

Altra chicca: Shatner non ha pagato per questo volo, che gli è stato offerto da Blue Origin. Lo stesso vale per Audrey Powers. Solo Boshuizen e de Vries sono clienti paganti a tutti gli effetti.

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Questi sono i momenti salienti del video qui sopra:

1h31m Salita lungo la scala fino alla capsula

1h36m Entrata nella capsula

2h23m Decollo

2h26m Separazione della capsula dal vettore

2h30m Atterraggio del vettore

2h31m Apertura dei paracadute della capsula

2h33m Atterraggio della capsula

2h43m30s Apertura del portello (eseguita da Jeff Bezos) e uscita degli astronauti, con commenti profondamente commossi di Shatner.

2h55m Bezos consegna la spilla da astronauta all’equipaggio.

È stata pubblicata una breve ripresa delle reazioni a bordo durante il periodo di assenza di peso. Notate lo sbigottimento totale di Shatner, rapito dalla bellezza di quello che sta vedendo:

Su YouTube ce n’è una versione più nitida:

Blue Origin ha pubblicato anche un’altra versione nella quale l’audio delle parole di Shatner e la sua commozione sono più chiare:

Come al solito, i giornali italiani si dimostrano ancora una volta incapaci di capire la differenza enorme fra volo suborbitale e volo orbitale, disinformando i propri lettori. Stavolta è il turno di Repubblica, che titola “Dalla fiction alla realtà Bezos manda in orbita l’anziano capitano Kirk”.

Fonti aggiuntive: Blue Origin, Blue Origin. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o altri metodi.

2021/10/11

FAQ: “Paolo, perché pubblichi i Deliri del Giorno?”

Un gatto che ha visto
troppi Deliri del Giorno.

Ogni tanto qualcuno mi chiede perché pubblico la rubrica Il Delirio del Giorno, contenente i commenti o le mail più deliranti e bizzarre che ricevo. C’è chi obietta che dovrei semplicemente ignorare questi messaggi, perché secondo loro provengono da persone che sono provocatori consapevoli (troll) e quindi cercano visibilità oppure da persone che hanno dei problemi mentali. 

La mia risposta è che no, non sono troll, ossia persone che scrivono consapevolmente cose nelle quali non credono, con l’intento di ottenere una reazione: i troll non li pubblico. Scelgo di pubblicare solo chi dimostra chiaramente di essere convinto seriamente delle pazzie che dice. So che non si tratta di troll per via delle informazioni di contorno che ricevo o raccolgo e che non pubblico.

Pubblico questi deliri perché molti lettori non si rendono conto di quanti svitati ci siano là fuori e di come Internet abbia dato loro un canale di sfogo insuperabile. Credo che sia giusto che si sappia quanta gente manifesta apertamente idee completamente scollegate dalla realtà, dai complottismi agli antivaccinismi ai catastrofismi alle ossessioni religiose. E che sia importante ricordarsi che questa gente vota, a volte siede nei parlamenti o nelle poltrone dei talk show e influenza le opinioni, e che tollerarla o ignorarla non fa altro che legittimare, ai loro occhi, le sue ideologie. Non fa altro che rendere questa gente più baldanzosa.

Per chi pensa che alcuni siano malati di mente e quindi debbano essere protetti evitando di pubblicare i loro messaggi: state semplificando troppo. Ci sono molte sfumature fra la pazzia manifesta e la credenza irrazionale vestita in un abito di apparente normalità. Siete disposti a dire che i vari Marcianò, Mazzucco, Schietti e altri che si sono affacciati alla pubblica opinione con deliri analoghi, dalla Terra cava all’urinoterapia, sono dei malati di mente? Io no. Quelli che pubblico sono deliri di persone che sono comunque in grado di metter mano a una tastiera e inviare mail e commenti. Gente che ha un computer o un telefonino e che è parte attiva e funzionale della società. Che vota, appunto.

Credo inoltre che sia necessario e importante che chi mi legge sappia che genere di aggressioni ricevo, come tutti i miei colleghi debunker, querele e minacce comprese. Perché fare il cacciatore di bufale, persino al livello leggero al quale lo faccio io, attira odio. Tanto odio.

A proposito di odio, credo anche che sia molto importante levarsi l’illusione che in fondo questa sia solo gente che ha un’opinione differente sulle cose. No: sono persone violente, offensive, che non esitano a scrivere, insinuazioni, minacce e insulti, che vomitano odio contro di me e la mia famiglia. Se non pubblico i deliri di questi bulli, non potete leggerli e vedere con i vostri occhi che livello di squallore manifestano. Non potete rendervi conto delle ragioni per le quali la moderazione di questo blog è secca e drastica. Non potete farvi un’idea degli attacchi che ricevo (e, ripeto, altri debunker ne ricevono ben di peggiori). Non credo che sia giusto chiedere a chi viene attaccato di sopportare in silenzio.

Infine, credo che sia importante pubblicare questi rantoli di odio perché molte persone pensano che l’odio sparirebbe se tutti gli utenti di Internet fossero obbligati a identificarsi con nome e cognome e quindi spingono (anche politicamente) per questa obbligatorietà e per l’eliminazione dell’anonimato. Ma il mio campionario, come quello dei miei colleghi e di tante altre persone attive in Rete, dimostra che moltissimi di questi messaggi di odio sono firmati mettendoci nome e cognome. E sono firmati con orgoglio.