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2011/01/25

Tranquilli, Betelgeuse non sta per esplodere: è solo una sòla sui soli

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La stella Betelgeuse potrebbe esplodere nel 2012 e la Terra potrebbe trovarsi “illuminata e riscaldata” da “due soli nel cielo”. Lo dice il Corriere della Sera, citando senza pudore il Daily Telegraph, che a sua volta cita un fisico australiano, Brad Carter dell'Università del Queensland. Poi il Corriere fa dietrofront e cita un professore di astrofisica dell'Università di Padova che dice che non è vero: “sapere quando accadrà è una sciocchezza”. Ma allora perché pubblicare un articolo con un incipit-esca che poi viene smentito?

La stessa storiella sensazionalista compare nell'articolo australiano di News.com.au che ha dato il via alla notizia (con l'inevitabile citazione dei due soli di Tatooine in Guerre Stellari) e che precisa, tuttavia, che l'esplosione “potrebbe anche accadere tra un milione di anni”. Idem con patate sul Huffington Post e in tanti altri siti che giocano bassamente sulla citazione del 2012 per fare notizia e attirare clic.

Per fortuna ci sono anche astronomi che scrivono direttamente come stanno i fatti, come Phil Plait su Bad Astronomy, e spiegano che sì, Betelgeuse prima o poi esploderà, ma potrebbe anche andare avanti per millenni e non c'è nulla, salvo la malizia del giornalista, che possa mettere il suo destino in relazione con il 2012. Plait chiarisce che non è impossibile che la stella esploda nel 2012 (o meglio, che la luce della sua esplosione arrivi sulla Terra nel 2012 dopo 640 anni di viaggio), ma è “semplicemente molto molto molto molto molto molto molto improbabile”.

Fra l'altro, nell'articolo originale il fisico Brad Carter non ha affatto menzionato il 2012: la menzione è in realtà un'invenzione del giornalista del Huffington Post ("The Star Wars-esque scenario could happen by 2012, Carter says... or it could take longer").

Inoltre, quand'anche Betelgeuse dovesse esplodere dopodomani o nel 2012, sarà uno scoppio innocuo per noi e non produrrà affatto un effetto in stile Guerre Stellari: sarà, secondo le stime degli astronomi, solo un puntino molto più luminoso di Venere, tanto da produrre un'ombra ma di certo non paragonabile al Sole.

Ne avevo già scritto a giugno dell'anno scorso, quando era saltata fuori questa storia con il solito codazzo di articoli catastrofisti, e lo stesso avevano fatto anche gli astronomi. Ma evidentemente quando c'è da vendere qualche copia o qualche clic in più non ci si ferma a fare neanche il minimo sindacale di ricerca.

Morale della favola: non usate i giornali generalisti per informarvi sull'astronomia. È uno spreco di tempo.

2011/01/24

Phobos come non l’avete mai visto

Questo è quello che sappiamo fare quando ci mettiamo d'impegno


La notizia che vorrei segnalarvi stride con quella di oggi dell'attentato suicida all'aeroporto di Mosca, ennesima riprova degli orrori di cui sono capaci gli esseri umani, ma è un contrasto importante. Mostra quanto possiamo essere bravi e grandi, se solo la piantiamo di scannarci per ragioni assolutamente idiote.

Siamo capaci di lanciare una sonda robotica, Mars Express, farle percorrere milioni di chilometri fino a raggiungere Marte e poi comandarla in modo che rivolga le sue fotocamere ad altissima risoluzione verso Phobos, una montagna larga 27 chilometri che orbita intorno a Marte, e scatti dalla distanza di centodieci chilometri immagini talmente nitide che il dettaglio più piccolo misura quattro metri.

È come stare a Milano e fotografare un pedalò che sta sul lago di Garda. E farlo mentre ci si sposta a tre chilometri al secondo, senza neanche far venire mossa la foto. Questo è quello che ci permette di fare la scienza. E queste sono le immagini di Phobos che né veggenti né contattisti ufologici possono anticipare o eguagliare:


Visto che Mars Express ha fatto vari scatti mentre passava vicino a Phobos, le immagini possono essere combinate per ottenerne una versione 3D, che potete godervi se avete gli occhialini rossi e blu.


Questo è Phobos che si staglia contro la superficie di Marte, in modo da far apprezzare quanto sia in realtà scuro e vicino al proprio pianeta questo satellite marziano.



Se volete il massimo, scaricate dall'apposito sito dell'ente spaziale europeo (ESA) la versione ad altissima risoluzione (fino a 7800 x 5200 pixel) dei primi piani di Phobos. Buona visione.

Fonti aggiuntive: APOD, Bad Astronomy.

2011/01/22

Le cose che non colsi - 2011/01/21

George Lucas crede (forse) al 2012 e altre in breve


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ai confini della realtà per dimostrare che su Internet si trova davvero qualunque cosa: cercate un video in cui giovani ragazzine giapponesi scandiscono in inglese "ho un brutto caso di diarrea" mentre fanno ginnastica? C'è. Non è un video fetish: è un corso d'inglese per giapponesi. O almeno così pare. Vi sfido a stare seri.

Esilarante anche Giulietto Chiesa, che spara l'ennesima teoria di complotto: le eurobanconote con il numero di serie che inizia per Y sono misteriosamente scomparse, ritirate alla chetichella dalla Banca Centrale Europea perché sono quelle della Grecia che sta andando in bancarotta. Poi la sua teoria viene sbugiardata impietosamente da Perle Complottiste grazie a una semplice ma rigorosa verifica dei fatti (quella che un buon giornalista dovrebbe fare prima di pubblicare), e allora il buon Giulietto che fa? Ammette di aver scritto una fesseria di dimensioni cosmiche oppure sposta i paletti e costruisce una nuova teoria di complotto? Indovinate. Chiunque voglia prendere sul serio quello che scrive Chiesa farebbe bene a riflettere su questa splendida dimostrazione di pensiero paranoico e catastrofista.

Fa il giro del mondo la notizia che George Lucas, il creatore di Star Wars, avrebbe detto a Seth Rogen che crede che la fine del mondo avverrà davvero nel 2012. L'agente di Lucas smentisce con discreta ironia. Non ci sono prove video di cosa abbia detto davvero Lucas: abbiamo solo la parola (non si sa quanto seria) di Rogen. Ma spero che Lucas ci creda davvero: almeno così non rimetterà mano alla Trilogia Classica.

Ecco come si chiama il creatore delle straordinarie recensioni (o dovrei dire autopsie fatte con motosega e bisturi di precisione) della saga di Star Wars fatte da Red Letter Media: Mike Stoklasa. Qui c'è un'intervista che spiega le ragioni del suo vetriolo.

Morie di animali: quella di oltre 200 storni nel South Dakota ha una causa ben precisa, ossia l'avvelenamento selettivo ad opera del Dipartimento per l'Agricoltura statunitense per ridurre l'infestazione di volatili le cui feci stavano contaminando un allevamento nelle vicinanze.

Finalmente un po' di debunking in televisione: Beatrice Mautino, del CICAP, mostra a Matrix (video qui, a partire da 1:00) come fanno i sedicenti sensitivi, come Rosemary Altea, a fare montagne di soldi sfruttando il dolore degli altri usando tecniche da prestigiatore per far credere alle proprie vittime di metterle in contatto con le persone care che hanno perso.

Sul fronte delle indagini paranormali del CICAP, segnalo quella sul poltergeist di Pavia, che è una bella dimostrazione del fatto che almeno un potere paranormale esiste, e ce l'ha il CICAP: non appena inizia a investigare un fenomeno paranormale, il fenomeno non si verifica più e il poltergeist si dà alla fuga.

Per quanto riguarda l'identificazione dello sfondo e di nuovi simboli nascosti nella Gioconda, Massimo Polidoro ha un po' di fatti per tenere a bada la pareidolia e le fantasie giornalistiche.

Su Query Online, invece, c'è una spiegazione molto interessante del risultato apparentemente straordinario di una doppia vincita al Superenalotto a Napoli.

Tron Legacy: c'è un cameo del tablet MeeGo di Nokia? Sempre in tema Tron, su Digital Content Producer c'è un magnifico articolo che spiega quanto fu innovativo per l'epoca e come la povertà dei mezzi (2 megabyte di RAM nel computer e 330 mega di disco rigido, modem a 1200 baud) spinse a soluzioni geniali.

Già che siamo in tema di fantascienza: dal passato riemerge questa foto con Gene Roddenberry (creatore di Star Trek) al matrimonio di James Doohan (Scotty in Star Trek). Chi è il testimone dello sposo? Nientemeno che Leslie Nielsen.

Alcune foto rubate sul set di Hill Valley di Ritorno al Futuro.

C'è Han Solo in Firefly. A modo suo, ma c'è.

È uscita la seconda puntata di Pioneer One, la serie di fantascienza finanziata interamente dalle donazioni degli appassionati come dimostrazione della fattibilità di un modello commerciale alternativo. I ritmi sono un po' da stringere e ogni tanto c'è qualche sbavatura, ma niente male, niente male.

Facebook fallirà? Un articolo su CNN propone un parallelo interessante: Quando Time Warner, una società "tradizionale", si fuse con AOL, una società della "nuova economia", fu l'inizio della fine per AOL: la fusione fu un disastro e la popolarissima AOL sostanzialmente sparì dalla scena (esiste ancora, ma è l'ombra di se stessa). Nel 2005, Murdoch comprò MySpace per 580 milioni di dollari, al picco della popolarità del social network, che adesso tutti snobbano. E se succedesse lo stesso con Facebook? Goldman Sachs sta investendo in Facebook e invitando altri investitori a fare altrettanto. Ma ha architettato le cose in modo da non perderci comunque, come fece nel 2008 con il mercato dei mutui. Fa pensare.

Film celebri ricreati con il Lego: non dico altro e vi passo subito il link ai capolavori di Alex Eylar. Anzi no, ve ne propongo uno.


Vele solari: la NASA ha confermato il successo dell'attivazione in orbita della vela solare NanoSail-D grazie anche alla collaborazione dei radioamatori di tutto il mondo. Il satellite è ricevibile sui 437.270 MHz. I dettagli sono qui.

Un sito intrigante per chi vuole conoscere il linguaggio dei segni americano usato da sordi e muti: Signingsavvy.com. Ogni parola è spiegata da un video. Tragicamente eloquente nel suo pragmatico cinismo il segno per indicare l'aborto.

Se non avete mai visto un fondamentalista americano all'opera, non perdetevi il Colbert Report in cui Bill O'Reilly dimostra l'esistenza di Dio con un'argomentazione sublime: il sole sorge e tramonta e le maree avvengono ogni giorno senza mai sbagliare o tardare, ergo non servono altre prove dell'esistenza della divinità. Non spiega come fa a sapere che la divinità che muove ogni giorno l'universo sia la sua e non Allah o Brahma o l'Unicorno Petomane, ma non perdiamoci nei dettagli. È vero, comunque, che non servono altre prove: prove dell'ignoranza ottusa dei fondamentalisti di ogni orientamento, intendo. Stephen Colbert riassume con efficienza letale la filosofia di fondo di O'Reilly e soci: “Dio deve esistere, perché io non so come funzionano le cose”. Offre anche una notevole spiegazione teologica delle maree che non svelo qui. Bonus: arriva l'astrofisico Neil deGrasse Tyson, che spiega con poche parole chiare e precise come funzionano davvero le maree: non c'è bisogno di offendere Dio relegandolo al compito banale di spingere in continuazione gli ingranaggi dell'universo.

Gatti in gravità zero: stavolta non è un effetto speciale, ma è un video d'epoca autentico.

Wikileaks e UFO: si parla da un po' dell'annuncio di materiale ufologico all'interno dei documenti riservati statunitensi acquisiti da Wikileaks, e il sito paranormalista All News Web afferma di sapere cosa dice questo materiale: "It is critical all embassy staff understand that they are not to discuss under any circumstance concerns DOD has with UFOs entering orbit, once again the seriousness of this matter cannot be overstated" (9 novembre 2005, dal Dipartimento di Stato a un diplomatico collegato all'ambasciata statunitense a Kiev, in Ucraina). Vero o falso? Per ora non si sa. Io9 fa alcune ipotesi pratiche.

2011/01/21

Disinformatico radiofonico di oggi (2011/1/21)

Nella puntata del Disinformatico radiofonico di stamattina, scaricabile temporaneamente qui (link diretto), mi sono occupato del decimo anniversario di Wikipedia e delle bufale pubblicate dai giornali che hanno usato maldestramente quest'enciclopedia libera. Poi ho segnalato un altro anniversario: il venticinquennale della comparsa di Brain, il primo virus per MS-DOS e soprattutto uno dei pochi firmati dai suoi autori con nome e indirizzo.

Sul fronte dei social network ho parlato di un dato impressionante: nel 2011 moriranno 1,78 milioni di utenti di Facebook. Non è una maledizione: è un'inevitabilità statistica, quando si hanno 600 milioni di utenti. O almeno così sostiene Facebook, anche se potrebbe non essere del tutto vero. Nei social network si teme molto l'effetto di una foto imbarazzante che non si può più far sparire dalla Rete, e così nasce X-Pire, un servizio che applica una data di scadenza alle immagini.

Infine ho fatto una prova pratica di Google Translate per Android: riconoscimento vocale, traduzione e sintesi vocale della traduzione. Praticamente il traduttore universale di Star Trek. I risultati sono notevoli anche se non perfetti.

Benny Hill incontra Darth Vader



Che c'entra Star Wars? Il culturista dello sketch è David Prowse: l'uomo dentro la tuta di Darth Vader.

Quasi 2 milioni di utenti Facebook moriranno quest’anno!

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Ogni minuto muoiono tre utenti di Facebook. Non è una maledizione, anche se detta così fa venire i brividi: è la constatazione emersa da un'indagine statistica della società Entrustet, che ha fatto una considerazione molto semplice. Se Facebook ha davvero 600 milioni di utenti, è inevitabile che alcuni di loro passino a miglior vita.

La società ha confrontato i dati dichiarati da Facebook con la mortalità media della popolazione statunitense indicata dal Center for Disease Control ed è giunta alla conclusione che nel 2011 circa 1,78 milioni di profili Facebook saranno inattivi a causa del decesso dei loro titolari. Lo stesso vale, naturalmente, per qualunque altro social network e per qualunque gruppo di persone: Facebook non ha nulla di speciale in questo senso.

Il dato è interessante non solo come curiosità, ma ha effetti importanti: mette in discussione il numero di utenti attivi dichiarato da Facebook, che è una delle attrattive di maggiore interesse per gli investitori. Il numero degli utenti reali dei social network potrebbe essere parecchio inferiore a quello dichiarato, appunto perché i profili di chi non è più in vita persistono e vengono conteggiati se vengono tenuti aggiornati dai familiari.

A questo si aggiunge un altro dato sorprendente: secondo Entrustet, il 150% degli americani di età compresa fra i 20 e 24 anni ha un profilo Facebook. Sì, il 150%: segno che moltissimi utenti hanno più di un profilo.

Inoltre esistono profili automatici o “bot”, creati dalle aziende per farsi pubblicità e interagire con gli utenti dando loro l'impressione di comunicare con una persona reale.

Va detto che Facebook ufficialmente considera inattivo qualunque profilo il cui utente non faccia login per trenta giorni di fila e offre un sistema che permette ai familiari di un utente defunto di custodire il profilo dell'utente stesso ma escluderlo dal conteggio degli utenti attivi, ma questo sistema è puramente su base volontaria. Anche la gestione e la segnalazione di profili multipli appartenenti alla medesima persona dipende dall'iniziativa degli utenti stessi. In ogni caso le cifre dichiarate vanno prese con un pizzico di prudenza.

Fonti aggiuntive: CNN, Allfacebook.com.

25 anni fa il primo virus per PC

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Festeggiamo in questi giorni (si fa per dire) il venticinquennale del primo virus per personal computer basati su MS-DOS: risale infatti al gennaio del 1986 Brain, che non può vantarsi di essere il primo virus in assoluto per gli allora esordienti personal computer (prima di lui ci fu Elk Cloner, per Apple II, nel 1982), ma è memorabile per una particolarità pressoché unica.

Brain fu infatti un virus sostanzialmente innocuo (rallentava soltanto un po' il computer e occupava qualche kilobyte di memoria), ma soprattutto fu un virus firmato. Si sapeva infatti chi l'aveva scritto: i fratelli Basit e Amjad Farooq Alvi, che abitavano vicino a Lahore, in Pakistan. Lo avevano creato come sistema anticopia per difendere il proprio software medico di monitoraggio delle funzioni cardiache opppure, secondo alcuni storici, come primissima forma di marketing virale: un PC infettato, infatti, visualizzava il nome della ditta sullo schermo.

Brain conteneva il nome, l'indirizzo e il numero di telefono della ditta dei fratelli, la Brain Computer Services, e un invito a contattarli per la "vaccinazione". Il virus si diffondeva copiandosi automaticamente su ogni dischetto inserito in un PC infetto e sfuggì al controllo dei suoi autori, che rimasero stupiti nel ricevere telefonate di protesta da tutto il mondo da parte di utenti inferociti che reclamavano l'intervento dei fratelli Alvi per disinfestare il loro computer.

Alla fine le loro linee telefoniche furono staccate e Brain, dopo essere stato modificato da mani ignote, girò per il mondo per anni, finché l'MS-DOS fu soppiantato da Windows e altri sistemi operativi immuni a questo specifico virus. Oggi i fratelli Alvi sono ancora attivi in Pakistan: sono fornitori di accesso a Internet.

Fonti: DF-Secure, Securityfocus, Brain.net.pk.

Dieci anni di Wikipedia

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Fondata nel 2001 da Jimmy Wales e Larry Sanger, Wikipedia è ormai un punto di riferimento di Internet e non solo e viene spesso usata maldestramente, con risultati a volte esilaranti e a volte imbarazzanti. In occasione del suo decimo compleanno è stata pubblicata una lista delle dieci più grandi bufale perpetrate attraverso l'enciclopedia libera e riprese dai mezzi di comunicazione.

I sostenitori appassionati di Wikipedia sottolineano che nessuna enciclopedia è esente da errori: l'enciclopedia offre anche una pagina dedicata agli errori nell'Encyclopaedia Britannica e non si prende troppo sul serio in materia, tanto da pubblicare un proprio elenco di bufale Wikipediane.

Intendiamoci: Wikipedia è utilissima se la si usa correttamente, altrimenti è inaffidabile tanto quanto qualunque altra pagina di Internet. Molti però commettono l'errore di leggere una voce di Wikipedia e fidarsene automaticamente e ciecamente, ma questo è un approccio che bisognerebbe evitare con qualunque fonte d'informazione.

È più prudente e corretto presumere che la voce sia valida ma dubitarne se si nota qualunque elemento che a buon senso appare sospetto. Si può guardare la cronologia per sapere se sono state apportate modifiche da parte di vandali; anche la scheda di discussione è utile per scoprire se qualcuno ha sollevato obiezioni in merito a qualche dato. È importante esaminare anche le fonti citate dalla voce di Wikipedia. 

Se trovate errori, spendete qualche minuto a correggerli: è così, grazie al lavoro paziente di tanti utenti, che Wikipedia è cresciuta ed è diventata quello che è oggi. Non è un sistema perfetto, ma ha permesso di creare comunque una risorsa insostituibile.

X-Pire, immagini con data di scadenza

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La società tedesca X-Pire! è riuscita a far parlare molto di sé (per esempio su BBC, Slashdot, Yahoo, La Stampa) promettendo una funzione molto desiderata: una data di scadenza per le nostre fotografie in Rete. Chi spera in un rimedio infallibile agli imbarazzi del passato, però, farà bene a non essere troppo ottimista.

X-Pire propone infatti un plug-in (solo per Firefox) che permette di cifrare le immagini prima di pubblicarle su Internet, associandole a una data. Fino a quella data, chiunque abbia installato lo stesso plug-in potrà vederle automaticamente. Gli utenti normali, invece, vedranno solo riquadri neri con un invito a scaricare X-Pire, come quello mostrato qui sopra.

Passata la data di scadenza, le immagini non saranno più decodificate per nessuno. Il plug-in non costa nulla, ma si paga la codifica delle immagini (da 7 euro per tre mesi a 24 euro per un anno), che è permanente: le immagini restano codificate anche se si cessa di pagare l'abbonamento. La visualizzazione è invece completamente gratuita.

L'idea è originale e interessante, ma non va interpretata come una garanzia assoluta: gli stessi realizzatori di X-Pire sottolineano che il servizio non può impedire la copia intenzionale di immagini durante il periodo in cui sono visibili e non blocca le catture delle schermate (men che meno le fotografie ai monitor che mostrano un'immagine protetta). Restano quindi necessarie le normali cautele di difesa della privacy.

Il traduttore universale portatile di Google

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Google Translate è un dei tanti servizi di traduzione automatica presenti su Internet, ma Google ne ha annunciato una versione per tutti i dispositivi (tablet e telefonini) che usino la versione 2.1 o successiva di Android come sistema operativo. È scaricabile visitando l'Android Market oppure puntando il lettore di codici del dispositivo Android sull'immagine qui accanto.

Avere un traduttore portatile tascabile integrato nel telefonino è molto comodo, ma Google Translate per Android offre di più del solito sistema in cui si scrive una frase e si chiede a Google di tradurla nella lingua desiderata. Translate ha infatti un'intrigantissima opzione Conversation mode che riconosce la voce di chi parla, traduce la frase pronunciata e poi genera una voce sintetica (solo femminile) che legge la traduzione. Questa modalità supporta 15 delle 53 lingue gestite da Translate.

I risultati sono notevoli, anche se non perfetti: è importante che non ci sia rumore di fondo, che le parole siano ben scandite e che non ci siano giochi di parole o altre ambiguità. Non è necessario alcun periodo di addestramento per fargli riconoscere lo stile di pronuncia di una persona specifica. Il servizio funziona, in sostanza, per la comunicazione elementare: chiedere un paio di scarpe taglia 42, farsi dire gli ingredienti di un piatto al ristorante, e così via.

Google Translate sorprende particolarmente quando azzecca frasi apparentemente difficili o insolite. Lo fa ricorrendo a un trucchetto: cerca negli smisurati archivi di Google una frase corrispondente a quella pronunciata e poi ne cerca una traduzione nella lingua di destinazione desiderata. Per questo, frasi comuni o espressioni celebri tratte dalla letteratura vengono riconosciute e tradotte con precisione inquietante.

Per contro, l'analisi, l'elaborazione e la traduzione del parlato vengono effettuate trasmettendo l'audio dal dispositivo Android via Internet ai computer di Google, che poi ritrasmettono sempre via Internet il risultato corrispondente. Di conseguenza ogni utilizzo del sistema comporta una trasmissione di dati che, se effettuata su una rete cellulare, può risultare costosa. Se poi, come avviene spesso, si ha bisogno di Translate mentre ci si trova all'estero (e quindi in roaming cellulare), il servizio può comportare costosissime tariffe di roaming dati. A volte anche una spesa considerevole è giustificabile se permette di risolvere una situazione difficile, ma è opportuno cercare di usare Translate quando si è connessi a una rete Wi-Fi se possibile.