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2012/02/16

Cyberlocker, mini-censimento

Morto un Megaupload se ne fa un altro


Se siete a caccia di cyberlocker, ossia di siti presso i quali collocare o scaricare file di grandi dimensioni, eccovi un elenco di micro-recensioni che aggiornerò periodicamente. I dati che cito si riferiscono all'uso per il download gratuito.

Non ho pretese di completezza: questi sono solo appunti sui siti che ho trovato e provato durante le mie peregrinazioni. Se avete suggerimenti, aggiunte o correzioni, indicatele nei commenti.

Bitshare.com – Pop-up irritanti, 60 secondi di attesa seguiti da un captcha, da un altro pop-up e poi un terzo pop-up quando si clicca sul pulsante di download.

Cramit.in – Indicazioni chiare anche per il download gratuito.

Depositfiles.com – Chiede sempre di attendere 60 secondi per il download. Propone un captcha.

Extabit.com - Nessun limite di dimensione dei file scaricabili, ma i link per lo scaricamento sono ben nascosti: il primo è scritto in piccolo verso il fondo della pagina e dice "I have no money, I want download for free"; il secondo, che compare dopo 30 secondi di attesa (che trascorrono solo se si tiene il focus sulla finestra del browser) e un captcha, è in cima alla schermata successiva e dice "Download file".

Filefactory.com – Pop-up pubblicitari e limite “temporaneo” (dicono) di 500 MB sul singolo file da scaricare. Chiede un captcha e poi un'attesa di 60 secondi.

Fileforth.com – Limite di 150 MB per singolo file scaricabile.

Fileserve.com – Pop-up irritanti, captcha, attesa, ma nessun limite di dimensione ai download.

Hotfile.com – 30 secondi di attesa e un captcha. Limite di scaricamento di un file ogni 30 minuti.

Letitbit.net – Finestra intermedia in cirillico.

Megashares.com – Spesso dice di essere “sovraccarico” e accessibile solo a pagamento.

Netload.in – 30 secondi di attesa, seguiti da un captcha e da altri 20 secondi di attesa. Scaricabili file singoli almeno fino a 1,4 GB.

Rapidgator.net – I file grandi (per esempio 1 GB) sono scaricabili solo a pagamento.

Rapidshare.com – Nessun limite di dimensione, istruzioni chiare, niente captcha, niente pubblicità o pop-up, download molto veloce.

Shareflare.net – Visualizza alcune pubblicità che potrebbero non essere adatte ai minori o a certi luoghi di lavoro. Dice di attendere il proprio turno con un conto alla rovescia di qualche decina di secondi, ma il conto riparte e il proprio turno non arriva mai.

Shragle.com – Visualizza pubblicità decisamente non adatte agli animi sensibili (webcam erotiche e simili). A parte questo, chiede un captcha ma non ha tempi di attesa. La velocità è limitata.

Turbobit.net – Chiede un captcha e poi un'attesa di 60 secondi. Nessun limite apparente di dimensioni (non ha rifiutato lo scaricamento di file da 2,26 gigabyte) ma la velocità è molto bassa e il download tende a piantarsi.

Ul.to / Uploaded.to – Circa 15 secondi di attesa, poi viene chiesto un captcha. È permesso scaricare un solo file ogni 60 minuti e la velocità è limitata.C'è un limite di 1 GB per singolo file, ma questo viene detto dopo l'attesa e il captcha.


Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “umbebovo”.

Il MIUR fa confusione: chi glielo dice che “doggy style” non è la traduzione di “pecorino” ma di “pecorina”?

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “fuffao”. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: ore 21:00.

Presto, correte sul sito del MIUR a questo link e salvate una copia della pagina. Non ve ne pentirete, così come non se ne sono pentiti i tantissimi che mi hanno segnalato questo capolavoro assoluto di faciloneria traduttiva.

Ecco la mia cattura:

Il titolo “Dalla pecora al pecorino” è stato tradotto in “From sheep to Doggy Style”. Solo che “doggy style”, in inglese, non è un tipo di formaggio: è una posizione erotica. Letteralmente significa “alla maniera dei cagnolini”. In altre parole, sul sito del MIUR, in questo momento, c'è un bando per assegno di ricerca intitolato “Dalla pecora alla pecorina”. Un'altra versione, con lo stesso straordinario errore, è pubblicata qui.

Vorrei scrivere qualcosa sulla patetica faciloneria che spinge l'italoburocrate a far tradurre qualunque cosa dal primo cane (o pecora) che passa, ma ho le lacrime dal ridere.

Fra l'altro, lo stesso svarione spettacolare compare anche qui sul sito della Commissione Europea (grazie a Guido S. per la segnalazione). Con ben 19.367 euro di budget. Cinquanta euro per pagare un traduttore decente non c'erano?

Non sono sicuro di voler sapere in che modo si è arrivati una traduzione così epicamente sbagliata. Ho paura della risposta. Non è frutto di Google Translate: ho provato con la frase intera, anche se “pecorino” da solo restituisce “Doggy”. Ma mi piacerebbe sapere chi è il citrullo che ha partorito quel “doggy style” (oltretutto in maiuscolo). Sarebbe ancora più divertente se il bando fosse stato stampato, per cui esisterebbe copia cartacea ufficiale di questa castroneria monumentale.


Aggiornamento 1 (1:30). Non so se il bando è stato stampato, ma è presente anche sul sito del prestigiosissimo Nature.


Aggiornamento 2 (21:00). Le pagine in questione sono state rimosse o corrette (almeno nel titolo incriminato) ed è emerso il colpevole insieme a una spiegazione del MIUR.

2012/02/15

Massimo Mazzucco, fine dicitore

Per tutti quelli che dicono che Luogocomune è un sito aperto al dialogo


Ogni tanto qualcuno mi scrive dicendo che Luogocomune.net non è un sito di svalvolati paranoici, ma semplicemente un luogo dove sono ammesse tutte le idee, anche quelle controcorrente, in modo democratico e pluralista. Mica come quegli integralisti del Cicap che pretendono il Pensiero Unico.

Indovinate da che sito è tratta questa citazione:

didodebby: Ti offro due alternative:

1 - Vai a cagare.

2 - Informati.

Scegli tu.

Ma tieni presente che qui fare il finto tonto serve a poco. Spero di essere stato chiaro.

Luogocomune.net, 14 febbraio 2012. Firmata direttamente dal gestore del sito, Massimo Mazzucco. Da incorniciare.


La lascio qui come promemoria. Penso possa essere utile a molti.

Google infetto? No, scivolone di Microsoft

No, Google non è infetto; è l'antivirus di Microsoft che sbaglia


Da Krebs On Security
Brian Krebs segnala che l'aggiornamento di San Valentino dell'antivirus di Microsoft (Security Essentials) ha qualche problemino: crede che Google sia un sito infetto. Lo identifica come malware JS/Blacole.BW. Le segnalazioni su Microsoft Technet abbondano. Ne parla anche l'Internet Storm Center.

Microsoft ha confermato il problema e dovrebbe aver già rilasciato l'aggiornamento/correzione quando leggerete queste righe. Non vengono cancellati o isolati file essenziali, come è successo in altri casi ad altri antivirus, ma è comunque una figura imbarazzante.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “attilio.criv*”.

Ci vediamo per una cena a Vigonza (PD) il 17?

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/02/18.

Venerdì prossimo alle 20 (un venerdì 17, guarda caso) sarò a Vigonza (Padova) per partecipare alla Giornata Anti-Superstizione organizzata dal CICAP in tutta Italia e per una cena-conferenza sul fascino e sui meccanismi delle bufale nei media.

Se davvero nel 2012 ci sarà la fine del mondo, è meglio arrivarci in allegria e con la pancia piena: nel corso della cena racconterò un po' di chicche e aneddoti della mia bizzarra attività di cacciatore di bufale, e sarà l'occasione per conoscerci e fare quattro chiacchiere di persona in un contesto informale.

Tutti i dettagli della cena (menu compreso), alla quale è indispensabile iscriversi in anticipo, sono sul sito del CICAP qui. Oggi (15 febbraio) è l'ultimo giorno disponibile per prenotarsi.

A tutti i complottisti e contestatori arrabbiati: statevene pure a casa, abbiamo installato dei bufal detector agli ingressi. E comunque nel vedere quanto si divertono gli Scettici Allegri vi andrebbe di traverso il pasto.


Post eventum


Wow! Eravamo quasi cento e il divertimento non è certo mancato, fra specchi da rompere e scale sotto cui passare nell'ambito della Giornata Anti-Superstizione. Il video della mia chiacchierata – decisamente poco formale – dovrebbe essere online tra pochi giorni. Intanto ringrazio tutti per essere venuti e per aver conosciuto un aspetto del CICAP che i media spesso trascurano. Ad astra!

2012/02/14

Alieno alto quattro metri in provincia di Udine

Alieno paralizza il traffico a Mortegliano (Udine). Così dice un unico testimone


Sembra che qualcuno stia facendo gli straordinari nel partorire e diffondere notizie demenziali che meriterebbero solo di raggiungere il cestino più vicino. Dopo il mammut siberiano e il serpente islandese arriva l'alieno gigante di Mortegliano.

La storia è inquietante: sabato 11 febbraio verso le 22:30 vari testimoni oculari avrebbero visto una creatura “alta circa quattro metri” che “camminava lungo la strada”, specificamente “la Napoleonica all'altezza della nuova rotonda di Mortegliano”. I cellulari misteriosamente muti avrebbero impedito di chiamare aiuto (e, guarda caso, di fare foto o riprese); le auto si sarebbero fermate in mezzo alla strada. Così almeno racconta, insieme ad altri dettagli, Unonotizie.it.

L'incontro ravvicinato sarebbe stato accompagnato da avvistamenti di UFO e da altri eventi misteriosi, come racconta Blitz Quotidiano, che fa il nome di uno dei testimoni del faccia a faccia con l'alieno a testa conica e con l'UFO: sarebbe “un operaio di 24 anni di Caffaro, Leonard D’Andrea, che ha deciso di portare la propria testimonianza al talk show di RaiDue “I fatti vostri”.”

Altre fonti (Tiscali.it, Il Gazzettino, Messaggero Veneto) aggiungono dettagli ulteriori. Ma in tutte le versioni della notizia manca un elemento fondamentale: il racconto degli altri testimoni. Si parla di una madre che “avrebbe nascosto i figli sotto i sedili posteriori” e di “due ragazze”, si dice che “molti avrebbero tentato di mettersi in contatto telefonico con le forze dell'ordine”, ma l'unico nome che viene fatto è quello di D'Andrea. Dove sono gli altri testimoni?

Più in generale, in un campo pieno di imbroglioni, ciarlatani, falsari e mitomani come quello dell'ufologia, in cui anche gli onesti (pochi, ma ce ne sono) dimostrano di essere creduli oltre ogni buon senso, come si può dare peso a una storia incredibile che ha un solo testimone e nessun riscontro concreto? Credereste sulla parola a uno che dice di aver visto un unicorno ma di non averne neanche una foto perché il telefonino era provvidenzialmente guasto e che dice che c'erano altre persone presenti ma non si sa chi siano? No? Appunto.

Ci sarebbe poi da chiedersi perché mai gli alieni, così tecnologicamente avanzati da valicare gli abissi interstellari, sarebbero così imbranati da farsi cogliere a passeggiare lungo la strada. Sono capaci di paralizzare i cellulari ma non dispongono di una tutina mimetica o del buon senso di star lontani dai terrestri? Siamo seri.

La “testa... tondeggiante... che terminava a forma conica”, con “gambe leggermente incurvate in avanti e con la parte posteriore formata da una sorta di tendini molto grossi” mi ispirerebbe una possibile spiegazione molto terrestre, ma mi trattengo. Sarebbe troppo assurdo che nella zona ci fosse un allevamento di struzzi dal quale fosse sfuggito, proprio alla stessa ora, un esemplare. Già. Proprio improbabile e assurdo.

Gli ufologi s'incazzino pure: per me queste storie sono solo boiate che ridicolizzano la vera ricerca di forme di vita extraterrestri.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “paolett*”.

Falso anche il video del mammut

Video del mammut: ennesimo falso. Ma quando impareranno?


Segnatevi questo nome: Michael Cohen. È già la seconda volta in pochi giorni che compare in relazione a un video che poi si rivela essere una bufala (la volta scorsa era l'avvistamento del fantasma di Lady Diana).

Questo “scrittore del paranormale”, come si definisce, promette bene. Promette di rovinare ulteriormente la già scarsa reputazione di chi si occupa di paranormale. I paranormalisti seri dovrebbero prendere questi ciarlatani e smascherarli. Ma non succede quasi mai. Chissà perché.

Cohen è tornato alla carica con un altro video straordinario. Moltissimi media hanno pubblicato il suo video di un mammut che attraversa un fiume siberiano, pubblicizzato in particolare dal tabloid britannico The Sun (noto pozzo di verità affidabili). Solo che Cohen gestisce All News Web, un sito dedicato alla pubblicazione di qualunque panzana (“Avvistato UFO nella cartolina ufficiale di Natale della Casa Bianca”, tanto per fare un esempio).

Il video del “mammut” puzza lontano un miglio. Come mai è così sfocato? È stato ripreso con una videocamera di cartone? Come mai il suo autore, di fronte a una visione così sensazionale, non fa una zoomata o non si precipita a riprendere la sensazionale scoperta da un'altra angolazione? Queste sono le domande che bisognerebbe porsi prima di dare credito a questi presunti scoop. Perché l'imbroglio è sempre in agguato.

Infatti è emerso il video originale, molto più nitido, ripreso da un escursionista, Ludovic Petho. E guarda caso il mammut non c'è.


Fine della storia: il mammut è una bufala. E il signor Cohen ha anche la pretesa di mettere sul video di Petho il proprio copyright. Simpatico.



Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “joancy”.

Il serpentone islandese è una bufala, che sorpresa

“Islanda, c'è un nuovo mostro di Loch Ness?” titola il Corriere. “No”, gli risponde il buon senso


Un video su Youtube sembra mostrare una creatura serpentiforme che si muove sulla superficie di uno specchio d'acqua gelato. Subito s'invoca il mostro e si teorizza che si tratti del mitico Lagarfljotsromurinn, che abiterebbe nel lago islandese di Lagarfljot, come cita il Corriere, che però, una volta tanto, lascia spazio all'ipotesi della frode. Idem fa, nelle lande del mio Maniero Digitale, Ticinonews.

Molto più sicuro, invece, il TGCom, per il quale si tratta senza esitazioni di “Un serpentone lungo circa 1,5 metri, che ricorda molto il mostro di Loch Ness”. Nessun dubbio che possa trattarsi di qualcosa di meno incredibile. Nessuna perplessità sul fatto che un rettile, a sangue freddo, nuoti in un lago gelato, o che un video che mostra un evento così straordinario sia sorprendentemente breve. Come mai chi l'ha ripreso non ha continuato a immortalare la scena?

Macché: la notizia è troppo ghiotta, costa poco pubblicarla e frutta un bel po' di clic con poca fatica. 

In realtà, se il giornalismo fosse svolto seriamente, questo genere di video non dovrebbe neanche approdare sui giornali e far sprecare tempo ai lettori senza essere stato prima oggetto di un minimo sindacale di ricerca, perché l'esperienza insegna che il campo della criptozoologia e dei video che la riguardano è ad altissimo rischio d'imbroglio o di (auto)inganno.

Infatti anche stavolta il mostro non c'entra nulla. Chi si è preso la briga di fare qualche verifica ha scoperto che nel video la “creatura” non si sposta affatto rispetto agli oggetti circostanti (come si vede qui sotto). Il suo avanzamento è un'illusione ottica.


Inoltre un articolo su IceNews pubblica le dichiarazioni dell'autore del video, Hjörtur E. Kjerúlf, che chiarisce che non si tratta di una falsificazione e che lui non ha mai affermato che si tratta di un mostro. Racconta che ha notato la scena nel fiume dalla finestra della sua cucina, ha continuato a bersi il caffè e poi ha pensato che potesse essere interessante registrare quello che stava guardando. Questi tempi lunghi dimostrano che la “creatura” non si stava affatto muovendo rapidamente e non è sparita di colpo.

L'autore chiarisce anche che non ha pubblicato il video su Internet, ma lo ha portato a un'emittente televisiva, che l'ha trasmesso. Da lì qualcun altro lo ha caricato su Youtube. L'oggetto nell'acqua è probabilmente una rete o un pezzo di stoffa con incrostazioni di ghiaccio, incagliato a un estremo e mosso dalla corrente.

In altre parole, in questo caso non c'è trucco digitale: l'effetto è fisico e si tratta di un'interpretazione sbagliata della realtà da parte dei nostri sensi. C'è, però, la voglia irresistibile di pubblicare qualunque cosa senza controlli preventivi.


Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “eba*”.

2012/02/10

Ci vediamo stasera a Leffe (BG)?

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/02/15.

Alle 20.30 di oggi (10 febbraio) sarò all'Auditorium Pezzoli di Leffe (Bergamo) per un incontro pubblico sul tema delle bufale e della disinformazione nei media.

Un simpatico esempio di questa disinformazione arriva proprio dall'Eco di Bergamo, che pubblica una serie di mie parole virgolettate che non ho mai pronunciato e che sono perlomeno fantasiose nei loro contenuti.

L'incontro è a ingresso libero ed è organizzato dal gruppo Leffegiovani.

A stasera!


Post eventum


Purtroppo la serata è stata interrotta bruscamente da un gruppo di complottisti undicisettembrini non appena ho toccato di striscio l'argomento degli attentati, che era del tutto marginale rispetto al tema dell'incontro.

Erano venuti già attrezzati per provocare (come vedete dai loro cartelli qui accanto, abbandonati dopo l'incontro) e il loro intervento ha dimostrato ancora una volta il motivo di fondo per il quale il cospirazionismo fallisce miseramente: l'incapacità di dialogare civilmente.

Quand'anche avessero ragione, presentandosi così squalificano subito la propria causa. Hanno fatto una figuraccia epica, rifiutando le mie ripetute offerte di dibattito, interrompendosi a vicenda e strillando insulti e slogan fra i quali spiccava un memorabile “Io sono Dio” (in confronto l'Uomo del Boiler di Verrès era un fine dicitore).

Se volete tutti i patetici dettagli, potete guardare la registrazione qui o qui. L'Eco di Bergamo ha pubblicato un resoconto della serata con una foto degli intrepidi contestatori. Segnalo questo commento sconsolato di uno spettatore-blogger, in cui qualche simpatizzante degli impavidi si paragona addirittura alle vittime dei campi di sterminio: “Per noi sentire Attivissimo è come per un deportato nei campi di concentramento nazisti o nei gulag di Stalin sentirsi dire che in campi non sono esistiti… ”. Non serve aggiungere altro.

Non c'è neanche da sperare che si tratti di un atteggiamento isolato: Sciechimiche.org e Massimo Mazzucco (responsabile di Lugocomune.net) esultano per il grande risultato.
A quanto pare per loro prendersela con un blogger di campagna, invece di andare per esempio in tribunale a denunciare i mandanti dei complotti di cui tanto parlano, è un trionfo nella ricerca della verità. A me sembra una misura della pochezza dei complottisti.

A parte questo, è stato bello vedere gente giovane darsi da fare per creare qualcosa di utile per il proprio paese. Grazie a tutti (o quasi tutti) di essere venuti: spero di aver fatto conoscere un aspetto poco conosciuto del giornalismo dal quale dipendiamo per conoscere il mondo.

Attenzione alle telecamere Trendnet, password scavalcabile


Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 2012/02/10 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

È davvero inquietante scoprire che basta digitare un indirizzo IP e una specifica sequenza di caratteri per scavalcare la password di protezione delle telecamere di sorveglianza via Internet, specificamente quelle della Trendnet. In Rete circolano elenchi di questi indirizzi, che permettono di guardare nelle case e negli uffici di chi ha acquistato e installato queste telecamere. Si vedono camere da letto, salotti, uffici, sale computer e tante, tante culle, come ha notato anche Wired.

Con poca fatica, inoltre, si riesce anche a localizzare il luogo in cui si trova la telecamera. A Zurigo c'è una famiglia che ha collocato una telecamera della Trendnet sul lettino del neonato per tenerlo d'occhio. Chissà se la famiglia sa che l'immagine del figlio è visibile in diretta a chiunque.

La Trendnet ha pubblicato un avviso che fornisce tutti i dettagli dei modelli vulnerabili e un aggiornamento del software per le proprie telecamere che corregge la falla di sicurezza, ma il vero problema è che è quasi impossibile avvisare i proprietari di questi apparecchi, che restano quindi esposti ai ficcanaso di tutto il pianeta.