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2010/07/14

Antibufala: Il cellulare che funziona senza campo

Telefonare col cellulare senza campo, davvero in Australia si può?


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "paolo_ab*" e "cermaria".

Secondo Panorama, "ad Arkaroola Sanctuary, un posto dimenticato da Dio a 700 chilometri da Adelaide" è stata effettuata "una chiamata con un normale telefonino in un’area senza nessuna copertura di rete". Per il Corriere, "un nuovo software permette di bypassare le torri della telefonia mobile e di chiamare in assenza di segnale" e "potrebbe costituire una svolta nel caso degli interventi di soccorso. O nei luoghi più remoti della terra." Titola La Stampa: "Telefonare con un cellulare senza alcuna copertura di campo? Adesso si può".

In realtà, come gli articoli linkati sopra spiegano solo in parte, non si tratta affatto di poter telefonare anche quando si è soli nel deserto o in caso di disastro. Il software proposto dai ricercatori della Flinders University di Adelaide, infatti, usa semplicemente i ricetrasmettitori Wifi integrati nei telefonini avanzati per creare una rete di comunicazione alternativa (mesh network). I cellulari presenti in una zona si possono quindi parlare fra loro senza passare per una stazione radio base, ma solo nei limiti di portata del loro segnale Wifi: in pratica, non più di qualche centinaio di metri in condizioni ideali.

Questo significa che il sistema funziona soltanto se nelle vicinanze ci sono altri telefonini, che a loro volta sono vicini ad altri telefonini, e così via, fino a che uno dei telefonini della catena è a portata di una stazione radio base della rete cellulare. Niente telefonate quando siete soli nel deserto, insomma. È semplicemente una versione evoluta e cellularizzata dei walkie-talkie tradizionali.

Del resto, articoli come quelli di Techworld e Physorg.com chiariscono che Serval, il sistema proposto da Paul Gardner-Stephen della Flinders University, è in realtà doppio: per i disastri prevede che vengano paracadutati nelle zone colpite delle piccole stazioni radio base autonome, autoalimentate e capaci di coordinarsi autonomamente per ripristinare le comunicazioni telefoniche. L'interconnessione diretta fra telefonini via Wifi è prevista invece solo per situazioni permanenti, per portare il servizio telefonico in luoghi nei quali installare una stazione radio base cellulare tradizionale sarebbe economicamente insostenibile oppure per interconnettere un gruppo di persone che si trovano in una zona non servita dalla rete cellulare senza dover ricorrere a un ricetrasmettitore apposito ma usando il normale telefonino.

Nulla di magico, insomma: alla fine i telefonini hanno bisogno di una rete di qualche genere che trasporti le loro chiamate, e le soluzioni che usano il Wifi per chiamare esistono già (Skype, per esempio). L'aspetto interessante di questo progetto australiano è che gestisce automaticamente l'instradamento delle telefonate, permettendo agli utenti di fare e ricevere chiamate usando il proprio numero cellulare normale. Ma se non ci sono apparecchi ripetitori, la sua portata è limitata appunto a qualche centinaio di metri. Ed è abbastanza difficile perdersi a così poca distanza. Anche in Australia.

11/9, complottisti annunciano nuove prove: subito smontate da loro stessi

I complottisti dell'11/9 cambiano ancora versione, poi si sbufalano da soli e s'insultano a vicenda. Triste spettacolo


Vari siti sostenitori delle tesi alternative sugli attentati dell'11 settembre, da quello di Pino Cabras a Megachip di Giulietto Chiesa passando per Antimafia Duemila, hanno pubblicato la storia di Tom Sullivan, uno che lavorava per una società di demolizioni controllate. Sullivan dice che le Torri Gemelle e il terzo grattacielo, il WTC7, furono sicuramente distrutti con delle cariche esplosive.

Ma qualcuno è andato a fare le pulci al signor Sullivan e ha scoperto che non è un esperto di demolizioni: è un fotografo che all'epoca dell'11/9 faceva l'apprendista demolitore da qualche mese. Poi ha scoperto che il brevetto che, secondo Sullivan, documentava l'esistenza di cariche da taglio radiocomandabili capaci di esplodere senza lasciare residui riguarda invece un accenditore per razzi.

Inoltre la tesi di Sullivan va contro tutto quello che i complottisti hanno detto finora: giuravano che non era stato usato esplosivo, ma soltanto della nanotermite applicata a pennello (non sto scherzando) e giuravano di averne anche trovate le tracce (Niels Harrit). Adesso che è arrivato Sullivan con le sue cariche esplosive, la nanotermite da pennellare non se la fila più nessuno e tutti parlano di cariche esplosive.

E chi è il qualcuno che ha fatto le pulci? Un debunker, un ufficialista, un servo di Bush? Noooo. Un altro complottista. Che accusa Sullivan di essere un sabotatore del "movimento per la verità".

Se volete tutti gli squallidi dettagli di quest'ennesima figuraccia dei complottisti, capaci solo di fare copiaincolla senza alcuno spirito critico e di rimangiarsi in un attimo tutte le loro asserite certezze senza il minimo imbarazzo, Undicisettembre.info ha pubblicato un ampio articolo.

iPhone 4, la saga continua

iPhone 4: problemi di ricezione confermati e in buona compagnia


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "s.poppi" e "shade".

Consumer Reports, una delle più autorevoli pubblicazioni di tutela dei consumatori, ha confermato in laboratorio le segnalazioni di problemi di ricezione dell'iPhone 4 fatte dai primi acquirenti, arrivando alla conclusione piuttosto pesante di non consigliarne l'acquisto. Per dare un'idea dell'importanza del giudizio di Consumer Reports negli Stati Uniti, il titolo di Apple è sceso di quasi il 3% quando si è diffusa la notizia del verdetto negativo.

Dice Consumer Reports: "Quando il dito o la mano tocca un punto sul lato sinistro del telefono – cosa facile, specialmente per i mancini – il segnale può degradare così significativamente da farvi perdere del tutto la connessione se siete in una zona di segnale debole. A causa di questo problema, non possiamo consigliare l'iPhone 4". Però dice anche che a parte questo problema di ricezione, l'iPhone 4 è il migliore smartphone sul mercato, dandogli il punteggio complessivo più alto.

Stando ai test di Consumer Reports e di Anandtech, tenere l'iPhone 4 senza una custodia con la mano sinistra, facendo quindi ponte fra le due antenne esterne che formano la fascia metallica intorno al suo bordo, può provocare un calo di segnale fino a 24 dB: un calo molto importante, che è sufficiente a far crollare la ricezione nelle zone dove il segnale della rete cellulare è relativamente debole. L'iPhone 4, dicono i test, è più sensibile dei suoi predecessori e quindi riesce a telefonare dove gli altri modelli falliscono, ma se impugnato con la sinistra questo vantaggio si attenua. Se usate il telefonino in zone nelle quali il segnale è forte, non dovreste avere problemi.

Parte del problema nasce dal modo in cui l'iPhone visualizza la potenza del segnale di rete: Apple ha dichiarato che la formula matematica che ha usato per calcolare quante tacche di segnale visualizzare "è completamente sbagliata". Indica spesso più segnale di quanto ce ne sia in realtà e quindi verrà distribuito un aggiornamento software che correggerà l'errore di indicazione. Ma Consumer Reports mette in dubbio queste affermazioni di Apple, e sono già partite le prime class action (azioni legali individuali che possono diventare azioni collettive) in California, Maryland e Texas.

Non capita spesso di sentire Apple che dice di aver sbagliato e un'autorità di difesa dei consumatori che dice che Apple non la racconta giusta, e questo decisamente fa notizia. Fa notizia anche il rimedio consigliato da Consumer Reports: coprire la fessura fra le due antenne con un pezzo di nastro isolante o altro materiale non conduttore. "Non sarà bello, ma funziona", dice la rivista. In alternativa, occorre comperare una custodia o mettere un elastico intorno al bordo dell'apparecchio.

Fa ancora più notizia il fatto, segnalato e documentato da ZDNet, Gizmodo e The Unofficial Apple Weblog, che nei forum di Apple vengano cancellate sommariamente le segnalazioni della recensione di Consumer Reports e degli altri problemi dell'iPhone 4, come la sua fragilità documentata in video da Ifixyouri.com con una caduta da un metro d'altezza (due lastre di vetro sul fronte e sul retro, per un oggetto che può cadere facilmente, non sembrano una scelta tecnica molto oculata) o le bizze del suo sensore di prossimità, che dovrebbe spegnere lo schermo quando si avvicina l'iPhone 4 all'orecchio ma invece fa cadere le chiamate.



Che fare? I problemi dell'iPhone 4 sono probabilmente risolvibili tramite un aggiornamento del software e l'uso di una custodia (rimedi che secondo Consumer Reports dovrebbero essere forniti gratuitamente), e quindi conviene aspettare. Riuscirete a resistere al canto delle sirene?

2010/07/13

Buzz Aldrin in Italia con Tito Stagno il 17/7 ad Avezzano (AQ). Ci vediamo là?

Sabato 17 luglio alle 17, Buzz Aldrin, uno dei primi due uomini a mettere piede sulla Luna insieme a Neil Armstrong nel luglio del 1969, sarà alla Multisala Astra di via Newton ad Avezzano, nell'ambito della manifestazione Il Cielo di Argoli 2010.

Sarà con lui anche il giornalista Tito Stagno, che insieme a Ruggero Orlando fece la telecronaca di quel primo sbarco umano sulla Luna.

Date un'occhiata al programma della manifestazione (PDF qui), che include visite guidate al Centro Spaziale di Telespazio e ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso.

Ci sarò anch'io alla loro apparizione, e la sera di domenica 18 alle 18, presso il Teatro Talia, terrò una miniconferenza sul cospirazionismo lunare e le missioni Apollo.

In entrambe le occasioni porterò con me un po' di oggetti lunari (compreso un pezzettino autentico di Luna), una piccola anteprima del mio documentario libero e gratuito Moonscape e una trentina di copie a colori del mio libro "Luna? Sì, ci siamo andati!" per chi fosse interessato ad avere una comoda copia cartacea del PDF scaricabile gratuitamente.

Siccome le copie che porto con me non sono tante e non voglio lasciare nessuno a bocca asciutta, vi chiedo di mandarmi una mail di prenotazione della vostra copia, così se siete in tanti faccio stampare e spedire delle copie supplementari dalla tipografia: il libro è autoprodotto per contenere tempi e costi.

Un'altra occasione per acquistare il libro in edizione cartacea è il 19 luglio a Ponsacco (Pisa), dove sarò dopo cena (in orario da precisare) in piazza Rodolfo Valli per un incontro pubblico informale sul mestiere di giornalista antibufala.

2010/07/10

Ho i riversamenti nuovi del 16mm dell’Apollo 11

Questa è la Luna mai vista di Moonscape



Questo è Buzz Aldrin durante il primo sbarco sulla Luna, mentre si appresta a scattare la celebre foto dell'impronta sul suolo lunare, nel luglio di 41 anni fa, ripreso a colori su pellicola 16mm dalla cinepresa automatica Maurer montata sul modulo lunare. Qui sopra vedete un esempio della differenza fra il riversamento precedente (a sinistra) e quello nuovo (a destra) che Footagevault mi sta consegnando in queste ore. Si tratta solo di una porzione del fotogramma completo, che invece vedete qui sotto integralmente in versione "vecchia" (sopra) e nuova (sotto).



Il riversamento precedente soffriva di un difetto di messa a fuoco ai lati: al centro era a fuoco, mentre a destra e a sinistra era fuori fuoco. Questo difetto non è presente nella pellicola originale.

Footagevault mi ha spiegato che si tratta di un errore di messa a fuoco avvenuto durante la duplicazione effettuata dalla NASA nel 2005: la pellicola originale, conservata a bassa temperatura, fu duplicata otticamente su un'altra pellicola (dalla quale fu generato il file digitale HD "vecchio"). Purtroppo in quell'occasione la NASA si accorse, dopo lo sviluppo e dopo che la pellicola originale era stata rimessa nella cella frigorifera, che la pellicola non era stata disposta correttamente in piano dentro la macchina per il riversamento (telecinema) e che quindi la copia era fuori fuoco ai lati.

Il problema fu rimediato effettuando una nuova duplicazione nel 2008, con relativa conversione in file HD. Questa copia migliore è rimasta sotto embargo fino a poche settimane fa e ve la presento quindi con molto piacere.

È insomma andato a posto un altro dei tasselli di Moonscape, il mio documentario libero e gratuito che mostrerà questa e tante altre immagini inedite e restaurate dello sbarco sulla Luna. Ora posso cominciare a lavorare al progetto come si deve.

Tutto questo è possibile soltanto grazie al contributo collettivo degli appassionati: acquistare questi riversamenti puliti in HD e i diritti di sfruttamento che mi permetteranno di distribuire gratis Moonscape non costa poco (guardate i prezzi voi stessi). Non ho parole per ringraziarvi per avermi dato quest'occasione.

Se volete saperne di più, e magari partecipare al progetto (con le vostre competenze tecniche o grafiche o con una donazione), date un'occhiata alla presentazione di Moonscape e al diario di lavorazione.

Il prossimo astronauta lunare? Si chiamerà R2

Robot umanoidi sulla Luna!


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "a.ferretti" e "verzasoft".

No, non è un titolo di un film di fantascienza degli anni Cinquanta: è la realtà. La NASA ha annunciato pochi giorni fa un progetto, denominato Project M, per far atterrare sulla Luna un robot umanoide operativo sulla Luna entro 1000 giorni. Il vettore dovrebbe essere realizzato dalla società privata Armadillo Aerospace.

La scelta di una forma umanoide sembra dettata sia da considerazioni d'immagine (bisogna pur convincere i politici e i contribuenti a finanziare l'impresa), sia da necessità pratiche: il robot, infatti, non sarà autonomo, ma sarà comandato da Terra e sarà in realtà una sorta di telepresenza. Un avatar, se volete. Una forma umanoide agevola e rende più intuitivo il controllo del robot.

Secondo quanto pubblicato dal Dallas Observer, il progetto è già in lavorazione in forma riservata dalla fine del 2009: l'annuncio di questi giorni lo rende pubblico. La Armadillo ha già iniziato la sperimentazione del veicolo di allunaggio, come si può vedere in questo video che risale a giugno 2010.



Questa è un'animazione degli obiettivi del progetto:


Robonaut, il robot del Project M, è già in costruzione dal 2007; un suo esemplare senza gambe (inutili in gravità zero) verrà portato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale già a novembre 2010 con lo Shuttle Discovery (STS-133); la versione lunare sarà dotata di gambe.

Il sito Nasa apposito è ricco di documentazione, e il White paper che descrive il progetto è scaricabile qui. Agli appassionati di fantascienza non sfuggirà l'allusione nel nome della seconda versione di Robonaut, battezzata R2.

Ecco un video di Robonaut in azione:


Altri video sono disponibili in questo articolo di Engadget.

La scelta di un robot, rispetto a un astronauta, permette missioni più lunghe a costi enormemente più bassi. Se un robot si guasta, non è una tragedia nazionale; un robot non ha bisogno di ossigeno, di un gabinetto, di cibo e di riposo, e non chiede di essere riportato a Terra. Basta cambiargli le batterie e può operare sulla Luna per mesi o anni.

Immaginate che Robonaut sia dotato di due telecamere HD per la visione stereoscopica, come è presumibile, e che ci siano chioschi dove si può andare a guardare attraverso i suoi occhi. Sarebbe come camminare sulla Luna in prima persona, senza i rischi di farlo davvero. Non paghereste per un'esperienza del genere?

2010/07/09

Il raggio della morte di Marconi (seconda parte)

Raggio energetico ecologico occultato dal Vaticano, risponde l'autore dell'articolo sul Giornale


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "masdeca" e "therunner".

Mi ha contattato Rino Di Stefano, autore dell'articolo "Il raggio che produce energia. Gratis" pubblicato dal Giornale in prima pagina il 6 luglio scorso e discusso in questo mio articolo. Mi ha chiesto di non pubblicare il contenuto del nostro scambio di mail e rispetto la sua richiesta. Mi ha però dato il permesso di segnalare le scansioni del "contratto" e della "relazione tecnico-scientifica" che Di Stefano cita come documenti nel suo articolo.

Scaricateli ed esaminateli: garantisco che ne vale la pena. Ci sono alcuni passaggi che saranno di indubbio interesse per i fisici che leggono questo blog. Eccone uno:

"Il processo attuato dalle apparecchiature ZAVBO è una scoperta scientifica che apre nuovi e sereni orizzonti ecologici, perché permette di realizzare LA TRASFORMAZIONE DELLA MATERIA IN ENERGIA. OGNI MATERIA ESISTENTE SUL PIANETA TERRA, ed in qualsivoglia quantità determinata, può essere IONIZZATA dall'apposita macchina ZAVBO. Ed è accertato e verificato che nel tempo della ionizzazione si PRODUCE UNA ENORME QUANTITA' DI ENERGIA ASSOLUTAMENTE PULITA".

Un altro:

"... i programmi ZAVBO sono capaci di smaltire completamente, IONIZZANDOLI, tutti i tipi di scorie e di rifiuti, di qualsiasi genere, radioattivi o tossici... E' quindi possibile ionizzare ed eliminare tutte le scorie radioattive, quelle tossiche, gli olii esausti, il piombo delle batterie, i rifiusi solidi urbani, gli escrementi dei suini, ecc. ecc."

Intanto vi propongo i dettagliatissimi schemi delle centrali energetiche super-ecologiche che vengono presentati nella "relazione tecnico-scientifica".


Se ci saranno ulteriori sviluppi del dibattito con Di Stefano, li segnalerò qui.

Intanto vi propongo una chicca: ricordate il mio liveblogging dal convegno ufologico di Lugano, in cui mi proibirono di mostrarvi le immagini del documentario della Rai dedicato al plurialienorapito Zanfretta? Ora ve le potete godere in tutto il loro splendore trash anni Ottanta qui. Sì, sul sito di Rino Di Stefano.

Aggiornamento (23:20): un lettore, Simone.G, mi segnala un fatto curioso. Di Stefano, nel suo articolo sul Giornale, dice che i documenti che ha visto erano "strettamente riservati", in particolare "la relazione tecnico-scientifica che il 25 ottobre 1997 la Fondazione Internazionale Pace e Crescita ha fatto avere soltanto agli addetti ai lavori". Allora come mai nei forum di Peacelink se ne parla a gennaio del 2001? Ecco la schermata:


Di Stefano ha inoltre reso pubblico un altro documento: la Relazione illustrativa della Fondazione Inrernazionale Pace e Crescita. Contiene altre perle, come questa: "L'apparecchio, infatti, è in grado di produrre ed emettere sino a notevoli distanza anti-atomi di qualsiasi elemento esistente sul nostro pianeta che, diretti contro una massa costituita da atomi della stessa natura ma di "segno" opposto, la disgregano ionizzandola senza provocare alcuna reazione nucleare.."

Il messaggio segreto del Cyber Command

La soluzione al quiz dello stemma dello US Cyber Command


Ieri ho proposto il quiz del codice segreto scritto nello stemma dello US Cyber Command. Ecco la soluzione, alla quale siete arrivati in tanti: complimenti, in particolare, a chi ha trovato la soluzione esatta fino all'ultima virgola.

Il codice scritto nell'anello dorato interno dello stemma è la sequenza di caratteri 9ec4c12949a4f31474f299058ce2b22a. Si tratta di una stringa lunga 32 caratteri, che contiene le cifre da 0 a 9 e solo le prime sei lettere dell'alfabeto: due caratteristiche che per chi fa informatica suggeriscono subito che si tratti di notazione esadecimale del prodotto di un algoritmo di hashing MD5, una funzione crittografica molto usata nel settore per cifrare dati negli anni Novanta e in uso tuttora per cifrare password o verificare l'integrità di un file trasferito.

Un algoritmo MD5 prende un file o un testo di qualunque lunghezza e lo analizza ed elabora fino a ottenere una stringa esadecimale di lunghezza standard basata sul contenuto dei file originale. Basta cambiare un singolo carattere del file o testo di partenza e si ottiene una stringa differente. Questo consente, appunto, di verificare che un file non sia stato manipolato (anche se il sistema non è a prova di bomba).

L'algoritmo, tuttavia, non è reversibile: dalla stringa di 32 caratteri non si può riottenere o dedurre il file originale. Nel caso del codice del Cyber Command, questo è un problema. Allora bisogna barare, procedendo per tentativi oppure cercando in Rete una soluzione. Infatti basta cercare su Google la sequenza in oggetto ed emergono i risultati. In particolare c'è un articolo di Wired, quello che ha dato il via alla sfida crittografica, nel quale una "fonte del Cyber Command" dice che il codice si riferisce alla "missione" del Cyber Command.

La "missione" è la definizione delle mansioni del Command, che è disponibile sul sito dello US Strategic Command qui o sul sito del Dipartimento della Difesa USA qui: "USCYBERCOM plans, coordinates, integrates, synchronizes, and conducts activities to: direct the operations and defense of specified Department of Defense information networks and; prepare to, and when directed, conduct full-spectrum military cyberspace operations in order to enable actions in all domains, ensure US/Allied freedom of action in cyberspace and deny the same to our adversaries.". Ma immettendo questa sequenza in un convertitore online o in un programma di conversione si ottiene una stringa MD5 molto diversa: 51c8a72393d0d69bf2ae2f0bc1325ff2. Siamo fuori strada?

No. Bisogna infatti togliere una virgola (quella fra "synchronizes" e "and") e un trattino (quello di "full-spectrum") e a quel punto si ottiene la stringa MD5 presente nel logo. Il contenuto del codice, insomma, è esattamente questo:

USCYBERCOM plans, coordinates, integrates, synchronizes and conducts activities to: direct the operations and defense of specified Department of Defense information networks and; prepare to, and when directed, conduct full spectrum military cyberspace operations in order to enable actions in all domains, ensure US/Allied freedom of action in cyberspace and deny the same to our adversaries.

Come si fa a sapere che occorre eliminare una virgola e un trattino? Anche qui bisogna barare: siccome altri si sono già cimentati immettendo varie combinazioni, in molti convertitori online basta immettere la stringa MD5 e si ottiene il testo esatto in chiaro. Non è una decifrazione vera e propria: questi siti di conversione a ritroso non fanno altro che confrontare la stringa MD5 immessa con un enorme database di stringhe e di testi corrispondenti già calcolati e vedere se la stringa è presente nel database.

Vi siete divertiti?

Fonti: The Register, Yahoo.

Il raggio della morte di Marconi (prima parte)

Il Giornale: il Vaticano ha insabbiato il segreto dell'energia gratuita e pulita scoperto da Marconi


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "alessio.m*" e "remo.ian*" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. L'immagine è fornita da Claudio C.

Il 6 luglio scorso il Giornale ha pubblicato in prima pagina un lungo articolo, a firma di Rino Di Stefano, nel quale si afferma con toni certi che è "tenuta nascosta l'invenzione del secolo": una macchina in grado di produrre energia pulita a costi irrisori, ma anche di funzionare come "raggio della morte". Per questo sarebbe stata insabbiata la sua esistenza, con tanto di appoggio del Vaticano, che nascose l'apparecchio sul suo territorio e fornì "diretto appoggio logistico-finanziario".

Nel racconto di Di Stefano c'è di tutto: c'è Guglielmo Marconi, che inventò il raggio della morte, "un apparecchio che emetteva un raggio elettromagnetico in grado di bloccare qualunque motore dotato di impianto elettrico" e "mandava in corto circuito l'impianto stesso, provocandone l'incendio". Fu dimostrato a Mussolini, ma Marconi "si fece prendere dagli scrupoli religiosi" e "si confidò con Papa Pio XII, il quale gli consigliò di distruggere il progetto della sua invenzione".

C'è una "misteriosa fondazione religiosa con sede nel Liechtenstein" che custodisce il segreto, c'è il coinvolgimento di Andreotti nella sperimentazione del macchinario che fu poi insabbiato, c'è il traffico d'armi, il coinvolgimento dei militari italiani, fino all'appello diretto a Papa Giovanni Paolo II per nascondere la prodigiosa macchina "per qualche tempo in Vaticano", per poi "istituire la fondazione e di far emigrare tutti i protagonisti della vicenda nel più tranquillo Liechtenstein". C'è il professore che muore prematuramente e si porta nella tomba il segreto dei suoi esperimenti: perché i Veri Professori non lasciano mai appunti. C'è anche Galileo Galilei, che fu riconosciuto dalla Chiesa come "lo scopritore della Logica del Creato" proprio in quegli anni. Sarà un caso?

Un bel racconto d'intrigo, la trama di un romanzo di spionaggio internazionale? No. Secondo Rino Di Stefano, sarebbero fatti reali. Tanto da meritarsi – si fa per dire – la pubblicazione in prima pagina. Anzi, precisa Di Stefano: "Sembra quasi di leggere un racconto di fantascienza, ma è soltanto la pura e semplice realtà".

Su cosa si basano le sue precise accuse d'insabbiamento di una scoperta così rivoluzionaria ed essenziale per tutto il genere umano? Su anni di ricerca, indagini approfondite, riscontri tecnici, reperti scientifici? Noooo. Stando a quanto dice l'articolo, esclusivamente sui "documenti in possesso dell'imprenditore genovese Enrico M. Remondini". Che includono "i piani per costruire centrali termoelettriche per produrre energia elettrica a bassissimo costo, smaltendo rifiuti." Centrali quasi tascabili, che "all'esterno appaiono soltanto come un paio di basse palazzine per uffici, circondate da un ampio giardino con alberi e fiori".

Una sola fonte è davvero un po' poco per asserire che ci viene nascosto un segreto così rivoluzionario. Specialmente se si considera la contraddizione di un segreto preziosissimo, al cui insabbiamento hanno lavorato interi governi per decenni, che viene però disinvoltamente presentato in prima pagina su un giornale. O se si considera che la tecnologia non cresce nel vuoto e che per arrivare a un risultato del genere di quello descritto ci vogliono tantissime ricerche e tappe intermedie, che lasciano tracce: progetti, documenti, pubblicazioni, contratti, ricadute tecnologiche in altri campi. Ma di tutti i passi che avrebbero portato all'energia low-cost tritarifiuti non c'è alcuna traccia.

Quello che ci viene descritto, inoltre, è totalmente incoerente con la tecnologia passata e attuale: dire che nel 1973 c'era già una strumentazione in grado di "produrre campi magnetici, gravitazionali ed elettrici interagenti, in modo da colpire qualsiasi materia, ionizzandola a distanza ed in quantità predeterminate" (sottolineo il gravitazionali, che farà sbellicare i fisici) è l'equivalente di affermare che gli antichi romani avevano di nascosto i televisori da polso ma combattevano con spade e corazze.

C'è poi un dettaglio intrigante, segnalato dai commenti qui sotto: Marconi morì nel 1937, ma Pio XII divenne papa nel marzo del 1939. Come avrebbe fatto Marconi, da morto, a confidarsi con lui? Lo fece prima che Pacelli diventasse papa o l'autore dell'articolo non ha verificato le date del racconto?

Inoltre gli ingredienti psicologici della buona leggenda metropolitana ci sono tutti. La consolazione per gli italiani di aver perso la guerra solo per il buon cuore di Marconi, che aveva le armi per stravincere ma non se la sentì di usarle; la visione messianica delle soluzioni pronte e pulite per risolvere la crisi energetica e anche quella dei rifiuti, che verranno tirate fuori dal cassetto quando servirà per salvarci, per cui non c'è bisogno di tirare i remi in barca e comportarsi responsabilmente.

Posso solo sperare che Di Stefano riveli in una prossima puntata che si trattava di un capitolo di un suo romanzo, pubblicato con la tecnica di Orson Welles de La Guerra dei Mondi per vedere da vicino l'effetto che fa. Perché spacciare a lungo per realtà questa montagna di panzane prive di ogni riscontro rischia di alimentare la diffusa voglia di fare gli incoscienti e ignorare i problemi energetici reali. L'articolo parla tanto di insabbiamenti storici, ma il suo effetto immediato è quello di spingerci a mettere la testa nella sabbia.

L'indagine prosegue nella seconda parte.

Facebook, qualche trappola da evitare

Facebook, occhio ai video-shock che si fanno "piacere" automaticamente


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La società di sicurezza AVG segnala una trappola che ha già ingannato circa 600.000 utenti di Facebook: una serie di pagine di Facebook intitolate in inglese "il 99% delle persone non riesce a guardare questo video per più di 25 secondi".

Cliccando sull'invito compare un'altra pagina con un fotogramma di un video e la spiegazione che per sbloccare il video occorre copiare e incollare nella barra degli indirizzi del browser un pezzo di codice. Il codice è Javascript, e la cosa curiosa è che se incautamente lo si immette nel browser si viene portati a una pagina che dice automaticamente a tutti i vostri amici di Facebook che vi piace l'applicazione e lo segnala in bacheca. AVG ha pubblicato un video che documenta l'attacco e il fatto preoccupante che si possano comandare via Javascript le azioni degli utenti in Facebook.


È Facebook posseduto, insomma. O forse lo era fino a poco fa, perché la pagina citata da AVG è scomparsa. In compenso ora circolano versioni più blande, come quelle mostrate qui sopra: l'esca è la stessa, il video-shock, ma adesso il meccanismo è differente. In pagine come questa, questa o questa c'è un fotogramma di un video, come prima, e c'è l'invito a "cliccare su 'Mi piace' per sbloccare il video". Ovviamente cliccando su "Mi piace" fate sembrare che il video vi piaccia e questo viene segnalato a tutti i vostri amici su Facebook, che a loro volta si fidano della vostra valutazione e cliccano anche loro su "Mi piace".


Chi volete che ci caschi, direte voi. Basta guardare l'immagine all'inizio dell'articolo: le tre pagine-esca hanno totalizzato 166.000 "Mi piace". Lo scopo, si presume, è rendere popolare la pagina per poi sfruttarla per scopi ostili e/o carpire i dati personali degli utenti.

Sono invece oltre 170.000, secondo Graham Cluley di Sophos, gli utenti di Facebook che hanno cliccato su un link che dice di portare a un video di una persona morta per aver inviato un SMS. L'esca è il titolo "Sono sotto shock!! Non manderò MAI PIU' un messaggino dopo che ho scoperto questa cosa" (solitamente in inglese). Chi clicca viene portato ad un'applicazione-trappola di Facebook: Facebook avvisa l'utente esplicitamente che l'applicazione sta chiedendo di accedere ai suoi dati e di scrivere sulla sua bacheca... e l'utente clicca lo stesso, senza chiedersi perché mai per vedere un video si debba dare questo genere di accesso. "A volte è come battere la testa contro un muro" scrive sconsolato Cluley.

Ovviamente il messaggio dell'applicazione, comparendo nella bacheca dell'utente, viene visto dagli amici di quell'utente, che a loro volta si fidano della scelta dell'amico e cliccano per vedere il video shock. E si ricomincia.

I commenti qui sotto segnalano altri casi analoghi in italiano, come per esempio "Guardate come e' diventato questo big mac dopo due settimane!!", che ha totalizzato 364,812 "mi piace".

Facebook può mettere tutte le avvertenze di privacy che vuole, ma se gli utenti le ignorano perché troppo attratti dall'esca di un video che parla di una cosa che li tocca emotivamente ("Morire per un SMS? Allora non posso più mandare messaggini?"), c'è poco da fare. È come pretendere che una falena non vada a bruciarsi contro una lampadina accesa in una notte d'estate.

Attacchi come questi, basati sull'emozione, sono all'ordine del giorno su Facebook. Se ci cascate, andate nelle impostazioni delle applicazioni in Facebook e cliccate sulla X per rimuovere l'applicazione che avete autorizzato per errore. Confermate la vostra richiesta e poi ripulite la vostra bacheca dai messaggi generati dall'applicazione. Infine chiedete di fare altrettanto agli amici che ve l'hanno segnalata e provate ad essere un po' più cauti in futuro.