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4 commenti

Otto anni di Twitter: aggirate il blocco in Turchia, scoprite il primo tweet di chiunque

Credit: Wikipedia
Il 21 marzo 2006 veniva inviato il primo tweet, ossia il primo messaggio su Twitter: era quello di Jack Dorsey, uno dei cofondatori di questo laconico sistema di microblogging e messaggistica che imponeva il drastico limite di 140 caratteri. Non diceva nulla di storico o retorico, ma semplicemente “just setting up my twttr”, ossia “sto impostando il mio Twttr” (agli esordi il nome era scritto così, senza vocali).

Otto anni più tardi, su Twitter ci sono 240 milioni di utenti che pubblicano oltre 500 milioni di messaggi ogni giorno, e può essere interessante vedere il debutto su questo canale di comunicazione di aziende e celebrità: per questo Twitter ha attivato First-tweets.com, un sito nel quale basta digitare il nome di un utente Twitter per vedere il suo primo messaggio: spesso cauto, tanto per provare, talvolta sfacciatamente autopromozionale, e magari in alcuni casi imbarazzante col senno di poi.

In questa rassegna di esordi si possono trovare il primo tweet dalla Stazione Spaziale Internazionale (2010), quelli di Pelé (2012), Barack Obama (2007), Shakira (2009), Madonna (2012), Miley Cyrus (2011), Katy Perry (2009) e del Papa (2013). Quello di ReteTre è del 2011; e se proprio ci tenete, quello del Disinformatico, datato giugno 2007, è qui.

Credit: @paulmasonnews
(foto non verificata)
Il compleanno di Twitter vede anche un tentativo di oscurarlo da parte della Turchia: il primo ministro Erdogan ha dichiarato di voler “debellare Twitter”, probabilmente perché via Twitter stanno circolando documenti che asseriscono di dimostrare casi di corruzione che lo riguardano, e che “tutti vedranno il potere della Repubblica Turca”.

In Rete abbondano i suggerimenti per eludere il blocco: Twitter stessa suggerisce di mandare i tweet via SMS: per Avea e Vodafone si manda la parola START al numero breve 2444, mentre per Turkcell si manda la stessa parola al 2555. In alternativa i circa 10 milioni di utenti Twitter in Turchia possono cambiare il DNS della propria connessione a Internet e usare il DNS di Google: le istruzioni sono per esempio su Wikileaks Supporters Forum. Si può anche usare Tor o una VPN. Va detto, tuttavia, che queste operazioni potrebbero facilitare il tracciamento degli utenti che eludono il blocco, per cui è il caso di valutare con prudenza il da farsi.
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Commenti
Commenti (4)
Tor non dovrebbe proteggere anche dal tracciamento?
Usare i DNS di Google non è un buon sistema. Infatti agli ISP basterebbe bloccare il routing di 8.8.8.8 e 8.8.4.4. Infatti, mi risulta che ora sono stati bloccati quegli IP.
Mai provato ma… e se ci si mettesse, come dns server, uno dei server root?
Ciao,
Ermanno
@domi84
Tor non dovrebbe proteggere anche dal tracciamento?

Da quello che so i multiproxy non proteggono nella "tratta" tra il tuo indirizzo IP assegnato dal provider fino al primo proxy. Quindi, se le autorità turche tengono d'occhio una lista di proxy e le connessioni dalla Turchia verso questi proxy ti beccano.
A questo aggiungi che esiste uno strumento, credo si chiami IDS, che è in grado di controllare i protocolli di comunicazione che sta usando un utente.
Mi spiego.
Se tu ti connetti attraverso un protocollo cifrato (ad esempio SSH) con un altro pc, un provider può non sapere che dati stai scambiando ma sa che hai aperto una connessione SSH. E questo può essere sufficiente per un'autorità non troppo aperta verso la libera circolazione delle informazioni per venire a "farti visita"..