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2021/01/30

Antibufala Classic: L’immagine delle “crepe” nello Shuttle Columbia (2003)

I sette del Columbia

I sette del Columbia: da sinistra, Rick D. Husband, William C. McCool, Ilan Ramon, David M. Brown, Michael P. Anderson, Laurel B. Clark, Kalpana Chawla. Per aspera ad astra.

 

Indagine iniziale: 2003/02/02. Ultimo aggiornamento: 2021/01/31 14:55. La versione originale di quest’indagine è pubblicata qui su Attivissimo.net. Alcuni link potrebbero essere obsoleti. I tempi verbali sono stati aggiornati per tenere conto del tempo trascorso.

 

English abstract (il resto è in italiano)

Following the Columbia Space Shuttle disaster in February 2003, many TV and press reports showed a photograph which allegedly depicted cracks in the structure of Columbia, suggesting them as the cause of her disintegration upon reentry, which killed all seven astronauts on board.

Actually, the photograph doesn’t show cracks; it shows folds of the thermal insulation inside Columbia’s payload bay, which has nothing to do with protection from the heat of reentry. The payload bay is closed during reentry, so the area shown in the photograph is not exposed to any heat at all.

 

Premessa

Questa non è la solita pagina antibufala semiseria. Sette persone morirono nell’incidente dello Shuttle Columbia, l’1 febbraio 2003. Intorno alle loro morti si fece molto pessimo giornalismo e soprattutto nacque un falso scoop su presunte immagini di “crepe” nella navetta, la cui smentita non fu pubblicata dai media tradizionali con la stessa risonanza con la quale fu pubblicata la notizia fasulla iniziale, scaturita da una vergognosa incompetenza dei giornalisti preposti nel riferire l’accaduto.

 

La foto delle “crepe”

Numerosi giornali, emittenti televisive e siti Web, fra cui Repubblica.it, Rai.it, Corriere.it e sicuramente tanti altri italiani ed esteri, pubblicarono con grande evidenza, e senza alcuno spirito critico, una foto che circolava su giornali e TV in Israele. L’immagine era tratta da un video ripreso durante la missione del Columbia e avrebbe mostrato delle “crepe” o dei danni alla superficie della navetta.

La versione del Corriere, per esempio, è qui (copia permanente). 


 

Qui sotto presento un paio delle tante versioni in circolazione, che sono state più o meno ritoccate digitalmente (non da me) per esaltarne i colori e i dettagli.

immagine delle presunte crepe in colori originali

 

immagine della presunta crepa in colori ritoccati

Le immagini delle presunte “crepe” dello Shuttle.

 

Perché l’immagine è fasulla

Il dettaglio mostrato nell’immagine non mostra l’ala dello Shuttle e non mostra delle crepe nel rivestimento esterno della navetta.

Infatti qualunque cosa siano i dettagli mostrati, sono sicuramente sulla parte superiore della navetta, non in quella inferiore (dove si ritenne inizialmente che fosse avvenuto l’impatto al decollo e che si fosse scatenato il danno che poi causò il disastro) e nemmeno sul bordo dell’ala (dove si scoprì in seguito che si era verificato il danno principale).

Lo si capisce da due considerazioni molto semplici:

  • la prima è che l’intera parte inferiore della navetta è nera (grigio molto scuro, per essere pignoli) e il bordo dell’ala è nero o grigio, mentre la zona mostrata nel video è bianca;
  • la seconda è che sullo Shuttle non ci sono finestrini che guardano sotto. E per questa missione non era presente il famoso braccio robotizzato (il Canadarm) che poteva portare una telecamera al di fuori della navetta. 
Potrebbe allora essere un dettaglio della superficie superiore delle ali? Molti analisti, compresi numerosi esperti aerospaziali, nella foga del momento smentirono quest’ipotesi dicendo che
"...da nessun finestrino della navetta è possibile vedere l’ala del veicolo... questa circostanza è stata appena confermata dagli esperti delle altre sei agenzie che partecipano alla realizzazione della ISS (la stazione spaziale internazionale): oltre a Nasa e Esa, le agenzie di Canada, Russia, Giappone, brasiliana".

Una dichiarazione analoga fu riportata ad esempio presso Repubblica.it.

Ma la smentita non era corretta. In realtà le ali erano almeno parzialmente visibili dai finestrini dello Shuttle rivolti verso il vano di carico. Lo dimostra questa foto Nasa, tratta proprio dalla sfortunata missione del Columbia. L’originale ad alta risoluzione è disponibile presso Spaceflight.nasa.gov:

Le ali dello Shuttle erano visibili eccome dalla cabina. Questa foto fu ripresa attraverso i finestrini rivolti verso il vano di carico.

 

In teoria, quindi, quell’inquadratura presentata dai media potrebbe mostrare un dettaglio della superficie superiore delle ali. Ma le ali non hanno nessun elemento nero sporgente come quello mostrato nella foto misteriosa. Questo per ovvi motivi tecnici: non si possono lasciare sporgenze così esagerate su una superficie di un’ala, perché causerebbero una resistenza aerodinamica assurda. È un fatto facilmente verificabile nelle innumerevoli foto dello Shuttle disponibili sul sito della Nasa.

La spiegazione al mistero viene proprio ricercando quell’elemento nero: come segnalato presso Strangecosmos.com, si tratta di uno dei perni di accoppiamento sui quali si innestano i portelloni del vano di carico dello Shuttle.

Sul sito della Nasa, per esempio, c’è un’immagine panoramica in formato Quicktime VR che inquadra il vano di carico ed è ripresa da una delle telecamere che erano montate all’interno del vano stesso negli Shuttle. Se la scaricate e la ruotate verso destra, compare indiscutibilmente una struttura estremamente simile all’oggetto nero ritratto nella foto misteriosa.

Qui sotto ho raccolto alcuni fotogrammi della panoramica, carrellando da sinistra verso destra:

fotogramma della panoramica

fotogramma della panoramica

fotogramma della panoramica

fotogramma della panoramica con perno

Eccolo lì: l’oggetto misterioso.

 

Ora che l’oggetto misterioso è identificato, è facile trovarlo in altre foto della Nasa e soprattutto capire il punto di vista dal quale fu ripresa l’immagine in discussione: dall’interno del vano di carico dello Shuttle, guardando verso la paratia anteriore o posteriore del vano stesso.

Nel vano di carico c’erano appunto delle telecamere, comandabili dall’interno della navetta, e il bordo superiore delle paratie del vano era dotato di sedici perni di accoppiamento (otto sulla paratia anteriore, otto sulla posteriore). Queste informazioni sono facilmente reperibili nel sito della Nasa usando le parole chiave bulkhead latches e payload bay e sfogliando l’archivio fotografico della Nasa.

Nel Press Kit del tragico volo del Columbia c’è, a pagina 12, una foto del vano di carico, esattamente come fu configurato proprio per questa missione, che mostra bene la collocazione della telecamera presente sulla paratia anteriore del vano (freccia verde) e di due dei perni di accoppiamento (frecce gialle):

In questa immagine il muso dello Shuttle Columbia è in alto a destra e si notano i due rettangoli scuri che sono i finestrini della cabina dai quali si poteva osservare il vano di carico.

 

Dettaglio dell’immagine precedente.

La freccia indica la collocazione della telecamera sulla paratia anteriore del vano di carico. Immagine tratta dal Press kit della missione finale del Columbia.

 

Nell’immagine Nasa mostrata qui sotto, tratta da un’altra missione, sono visibili una telecamera (cerchiata in arancione) e alcui perni (due dei quali sono cerchiati in verde).

vista telecamera e perni


Da questi elementi si capisce che nella foto misteriosa, la telecamera è stata orientata verso l’esterno, in modo da inquadrare appunto uno dei perni situati nelle sue vicinanze.

Di conseguenza, la “crepa” che nell’immagine misteriosa compare in basso al centro (quella che a detta di alcuni sarebbe tenuta insieme dal nastro adesivo) era con tutta probabilità semplicemente una delle normali giunzioni irregolari della copertura termica flessibile che riveste l’interno del vano di carico, e l’“ammaccatura” era quindi verosimilmente una semplice piega di questo rivestimento.

Il "nastro adesivo" più grande era probabilmente un riflesso interno della lente della telecamera, mentre il "nastro" più esterno sembra essere stato un dettaglio della superficie del vano di carico. Sicuramente sfogliando l’immenso archivio della Nasa si trovano delle conferme: lascio a voi il cimento. 

L’ideale sarebbe recuperare il video integrale dal quale è tratta l’immagine controversa, in modo da capirne il contesto e il punto di ripresa: non sono riuscito a trovarlo, ma secondo il Corriere dell’epoca si tratta di una ripresa fatta “durante la telefonata fra Sharon e Ramon”, ossia fra l’allora primo ministro israeliano Ariel Sharon e l’astronauta israeliano Ilan Ramon. Questa comunicazione, tecnicamente una in-flight conference, avvenne il 21 gennaio 2003, secondo le foto d’archivio di Getty Images.

Perni e rivestimento sono ben visibili in quest’altra immagine Nasa, disponibile ad alta risoluzione qui e relativa alla missione STS-109:

perni e rivestimento

Uno dei perni di innesto, situato sulla paratia posteriore del vano di carico (cerchio verde), e un esempio del rivestimento flessibile (cerchio arancione).

 

perni e rivestimento ingranditi

Ingrandimento di uno dei perni (la zona cerchiata in verde nell’immagine precedente). Notate anche quanto è irregolare e frastagliato il rivestimento termico: sembra "ammaccato".

 

dettaglio giunzioni

Un altro dettaglio delle giunzioni, di forma molto irregolare, del rivestimento termico all’interno del vano di carico.

 

Una delle telecamere del vano di carico è visibile insieme a un perno in quest’altra immagine, tratta dalla missione STS-103:

telecamera e perni

Una telecamera (riquadrata in arancione) e uno dei perni di innesto (riquadrato in verde).

 

telecamera e perni in dettaglio

Una telecamera esterna, in un ingrandimento della zona riquadrata in arancione nell’immagine precedente.

 

Le varie navette non erano tutte identiche: ognuna era leggermente diversa dall’altra. Anche le telecamere cambiavano da navetta a navetta, ma il concetto non cambia: ogni Shuttle aveva una o più telecamere nel vano di carico.

Per esempio, questa è una vista dall’alto della navetta Endeavour, presa dalla Stazione Spaziale Internazionale il 7 giugno 2002: mostra molto chiaramente una telecamera (di modello diverso da quella mostrata qui sopra) e i perni della paratia anteriore. L’immagine originale ad alta risoluzione è disponibile qui.

telecamera dell’Endeavour

Una telecamera (cerchiata in verde) della navetta Endeavour.

 

telecamera e perni dell’Endeavour

Un ingrandimento dell’immagine precedente: si vedono benissimo una telecamera (cerchiata in verde) e i perni (quelli del lato sinistro sono cerchiati in arancione).

 

Altre foto, trovate dagli utenti del newsgroup it.scienza.astronomia, mostrano chiaramente perni e telecamere. Per esempio, questa è una foto molto dettagliata della navetta Endeavour.

 

Conclusioni

Mistero risolto, dunque. Sarebbe stato bello che i media "ufficiali" si fossero  rimangiati la falsa notizia con la stessa enfasi con la quale la sbatterono maldestramente in prima pagina. Se ero riuscito a risolvere l’enigma io, con l’aiuto dei lettori, come mai non c’erano riusciti loro, pur avendo mezzi ben più potenti? Se vi vien voglia di mormorare "voglia di scoop", non siete soli.

Un lettore mi segnalò che il 3/2/2003 "...il TG5 aveva già smentito la notizia della crepa sulle ali e ammesso che invece si trattava del vano di carico." Io stesso fui intervistato da Caterpillar, la trasmissione di Radiodue, il 6/2/2003 per smentire questa foto. Ma tutto questo non impedì a Corrado Augias di ripresentare con enfasi la foto su Raitre, durante la trasmissione Enigma, il 7/2/2003. L’intervento di Augias era preregistrato, ma l’etica professionale avrebbe suggerito di non mandarlo in onda piuttosto che diffondere notizie sbagliate.

 

Ringraziamenti

Grazie ai tanti lettori che hanno contribuito a quest’indagine, segnalandomi dichiarazioni, dettagli tecnici e foto, e in particolare a glucrezi, Marco Fa** e Alex (un lettore di ZeusNews.it). Senza di loro, frugare negli archivi della Nasa e nella miriade di siti dedicati alla tragedia del Columbia sarebbe stato impraticabile.

 

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