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2019/07/15

Antibufala: la foto dell’“ultima colazione” di Neil Armstrong

Ultimo aggiornamento: 2019/07/16 14:20. 

In questi giorni di anniversario del primo allunaggio ha ripreso a circolare una foto, quella mostrata qui accanto, che viene presentata come un’immagine di Neil Armstrong che mangia la sua ultima colazione sulla Terra prima di partire per la Luna a luglio del 1969.

È un errore molto comune: si tratta infatti di una foto scattata a marzo del 1969 e di sera, non di mattina. Lo scatto è opera di Ralph Morse e mostra Armstrong che sta cenando, non facendo colazione, e risale a marzo del 1969, non al giorno della partenza per la Luna. Inoltre fu scattata a casa di Armstrong a Houston, non al Kennedy Space Center, il centro di lancio, che sta in Florida.

La versione completa della foto è in Getty Images e la si trova in questa bella rassegna di foto degli astronauti di Apollo 11 pubblicata dalla rivista Time. Ê la foto numero 14, e viene descritta come segue:

Non pubblicata da LIFE [rivista del gruppo Time-Life]. Neil Armstrong e la sua abituale cena a ora tarda mentre legge il Wall Street Journal, marzo 1969. “Neil lavorava fino a tardi. La prima cosa che faceva quando arrivava a casa -- la famiglia aveva sempre già mangiato -- era sedersi a tavola e consultare i dati di borsa.”

Credit: Ralph Morse, Time/Life, Houston, marzo 1969.


In realtà, come notano i commenti, nell’istante in cui fu scattata la foto Neil Armstrong stava sfogliando la posta e non il WSJ, che era sul tavolo.

Il giorno della partenza per la Luna, Armstrong fece colazione insieme ai colleghi di equipaggio, Buzz Aldrin e Michael Collins, e insieme a Deke Slayton (direttore delle operazioni degli equipaggi NASA) e Bill Anders (astronauta che aveva volato intorno alla Luna con Apollo 8 e membro dell’equipaggio di riserva di Apollo 11). Erano le cinque del mattino e la colazione si svolse al centro di lancio in Florida: uova strapazzate, bistecca, toast e succo d'arancia, come previsto dalla loro dieta a basso residuo. Era presente anche il disegnatore Paul Calle, che realizzò dei magnifici schizzi.

A sinistra, Collins, Armstrong e Anders; a destra, Aldrin e Slayton.


Da sinistra: Borman, Armstrong, Collins, Aldrin, Slayton.


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2019/07/12

Puntata del Disinformatico RSI del 2019/07/12

È disponibile la puntata di oggi, 12 luglio, del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, condotto da me insieme a Luca Paltrinieri.

La versione podcast solo audio (circa 20 minuti) è scaricabile da questa sezione del sito RSI (link diretto alla puntata), qui su iTunes (per dispositivi compatibili) e tramite le app RSI (iOS/Android) o su TuneIn; la versione video (musica inclusa) questa settimana non c’è. Buon ascolto!

InVID, strumento di verifica per immagini e video

Capita spesso, nelle indagini giornalistiche, di aver bisogno di verificare la provenienza o la datazione di un video per capire se è vero o falso. Ora c’è uno strumento che semplifica e potenzia molto questo lavoro: InVID.

Si tratta di una serie di soluzioni software sviluppate nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea e disponibili presso www.invid-project.eu.

La principale di queste soluzioni è un’estensione per Firefox e Chrome che permette di ottenere rapidamente informazioni contestuali sui video di Facebook, Twitter e YouTube, di effettuare ricerche per immagini in Google, Yandex, Bing, Tineye, Baidu o Karmadecay (per Reddit), di estrarre ed elaborare fotogrammi dai video di Facebook, Instagram, Youtube, Twitter e Dailymotion, di svolgere ricerche più efficienti in Twitter, di leggere i metadati di video e immagini, controllare i copyright e applicare filtri di analisi forense alle immagini per rivelare manipolazioni.

Questo è un tutorial video di InVID:


Sto iniziando a esplorare le varie funzioni di InVID e sembra davvero potente. Provatelo anche voi: mi sa che sarà molto utile e che ne sentiremo parlare spesso da parte di chi fa giornalismo usando strumenti informatici.

Computer degli allunaggi modificato per generare bitcoin

Ars Technica segnala che un esemplare di AGC, il computer che portò gli astronauti delle missioni Apollo sulla Luna, è stato modificato per generare bitcoin.

Gli AGC erano il top della tecnologia informatica dell’epoca. Negli anni Sessanta, infatti, i computer erano grandi come frigoriferi o intere stanze, ma l’AGC pesava soltanto una trentina di chili. Fu anche uno dei primi ad adottare i circuiti integrati, che per quegli anni erano una novità sperimentale.

Generare bitcoin richiede calcoli matematici estremamente onerosi, che oggi vengono svolti usando hardware specializzato, capace di generare migliaia di miliardi di hash al secondo (un hash, semplificando, è una delle fasi di calcolo per tentativi necessarie per ottenere un bitcoin). Un AGC ci mette dieci secondi per calcolarne uno. Secondo i ricercatori, è così lento che generare un blocco di bitcoin richiederebbe circa un miliardo di volte l’età dell’universo. Ma l’AGC, insieme all’intelligenza degli astronauti e dei tecnici sulla Terra e alla potenza di calcolo installata nei grandi centri di elaborazione della NASA, fu sufficiente a realizzare gli allunaggi.

Ne abbiamo fatta, di strada, da allora. Perlomeno in termini di prestazioni tecniche: cosa ci facciamo, con tutta questa potenza di calcolo, a volte è meglio non chiederselo.

Instagram promette nuove funzioni anti-bullismo

Instagram ha annunciato due nuovi strumenti che dovrebbero aiutare chi è preso di mira dal bullismo online.

Il primo cercherà di riconoscere automaticamente i commenti offensivi prima che vengano pubblicati, dando la possibilità di cambiarli. Questo significa, presumibilmente, che Instagram è in grado di leggere quello che scrivete ancora prima di inviarlo. Fate quindi attenzione a cosa scrivete nelle bozze.

Il secondo strumento permetterà di attivare delle restrizioni sui follower che causano problemi e si aggiungerà alle funzioni attuali di blocco e defollow. I commenti dei follower a cui avete applicato restrizioni non compariranno pubblicamente (a meno che li approviate) e questi follower non potranno sapere quando siete attivi o quando avete letto i loro messaggi diretti, spiega Engadget.

Il riconoscimento automatico dei commenti potenzialmente offensivi è già in via di distribuzione fra gli utenti e usa tecniche di intelligenza artificiale per identificare i commenti che somigliano ad altri commenti che sono stati segnalati come offensivi.

Prevedo un bagno di sangue, perché è difficile per un software senza contesto capire se un’espressione è detta per ridere o per offendere, ma staremo a vedere.


Fonte aggiuntiva: Gizmodo.

Antibufala: aggiornamento NASA sui “nastri perduti” del primo allunaggio

In occasione del cinquantenario del primo allunaggio, la NASA ha pubblicato una pagina di chiarimento su uno dei tormentoni dei dubbiosi: i cosiddetti “nastri perduti”.

La traduco qui pari pari, visto che riassume egregiamente la situazione e chiarisce anche la natura dei nastri ritrovati che sono stati messi all’asta recentemente.

Con l’approssimarsi del cinquantesimo anniversario dell’allunaggio di Apollo 11 sono riemerse notizie riguardanti lo smarrimento, da parte della NASA, di alcune preziose riprese video di quella prima escursione sulla Luna.

Prima di approfondire i dettagli di due eventi separati che sembrano essersi mescolati, vale la pena di sottolineare tre concetti chiave:
  • La NASA ha cercato, ma non è stata in grado di localizzare, alcuni dei nastri di dati originali di Apollo 11 – “originali” nel senso che su di essi erano stati registrati direttamente dati trasmessi dalla Luna. Una ricerca approfondita negli archivi e nei registri ha concluso che lo scenario più probabile è che i dirigenti del programma decisero che non c’era più motivo di conservare i nastri, dato che tutta la parte video era registrata altrove, e furono cancellati e riutilizzati.
  • I dati su quei nastri, compresi i dati video, furono trasmessi al Manned Spacecraft Center (oggi Johnson Space Center) durante la missione e il contenuto video fu registrato al momento lì e altrove: non ci sono riprese video mancanti dell‘escursione lunare di Apollo 11.
  • La ricerca svolta ha scoperto delle versioni broadcast di alta qualità delle riprese. La NASA ha lavorato con la Lowry Digital, azienda di punta nel restauro di film, per elaborare questi video usando tecniche che non erano disponibili nel 1969. Il video restaurato è stato distribuito in HD nell’ambito del quarantesimo anniversario di Apollo 11.
Ulteriori spiegazioni comportano l’approfondimento di come Apollo inviò i dati verso la Terra e di come la NASA li ricevette.

I dati dalla missione Apollo 11 furono inviati dal veicolo spaziale a tre stazioni riceventi sulla Terra, una in California e due in Australia, che li ritrasmisero al Manned Space Flight Center a Houston. Queste stazioni, inoltre, registrarono i dati su nastri speciali da un pollice con 14 tracce; una di queste tracce era riservata al video. Le riprese video furono registrate in slow scan (videolento), ossia a 10 fotogrammi al secondo, e questo comportò che non potesse essere trasmesso direttamente sulla televisione commerciale. Il video fu convertito per la trasmissione, trasmesso verso un satellite e poi fu ricevuto a Houston, da dove fu diffuso in tutto il mondo.

All’inizio del 2005, in risposta alle richieste di veterani NASA e di altri, la NASA iniziò una ricerca per trovare questi nastri di dati a 14 tracce. Alla fine l’agenzia non fu in grado di trovare i nastri e appurò che molto probabilmente erano stati cancellati e riutilizzati, secondo la prassi standard dell’epoca. La ricerca, condotta dall’ingegnere della NASA Dick Nafzger, si concentrò sul reperimento dei nastri specifici, sapendo che i dati erano stati tutti registrati e salvati altrove.

"Non ci furono riprese video ricevute in slow scan che non furono convertite in diretta e inviate in diretta a Houston e diffuse in diretta al mondo," disse Nafzger in una conferenza stampa che presentò parte delle riprese restaurate nel 2009. "Quindi se qualcuno pensa che ci siano dei video mai visti, non è così."


Video: 16 luglio 2009, conferenza stampa sulla ricerca e sul restauro dei video di Apollo 11.

Tuttavia, durante la ricerca il gruppo coordinato da Nafzger si imbatté in video convertiti per la trasmissione televisiva che erano di qualità molto superiore a quella che avevano visto prima.

“Il gruppo di persone con il quale ho lavorato, e io stesso ovviamente, volevamo disperatamente fare qualcosa per la storia, se possibile,” disse Nafzger. “Durante la ricerca ci imbattemmo in nastri convertiti per la trasmissione televisiva che erano molto migliori di quelli che avevamo visto... abbiamo trovato nastri registrati a Sydney, in Australia, durante la missione, e trovato dei telecinema [kinescope] presso i National Archives che non erano stati guardati da 36 anni ed erano stati realizzati a Houston. Andammo agli archivi della CBS e trovammo nastri che erano stati trasmessi direttamente da Houston alla CBS... i dati grezzi, così come erano stati registrati e archiviati.”


Lavorando insieme a un’azienda californiana, la NASA restaurò parti del video e le elaborò per la visione in alta definizione, rilasciando i video HD Apollo 11 a luglio del 2009.

Nel 2019, un ex stagista della NASA ha messo in vendita quelli che descrive come videonastri dell’escursione lunare di Apollo 11 che aveva acquistato in un’asta di materiale governativo in eccedenza. Se i nastri corrispondono a quanto descritto nella documentazione di vendita, si tratta di nastri video da 2 pollici, registrati a Houston dal segnale video che era stato convertito a un formato trasmissibile sulla televisione commerciale e non contengono materiale che non sia stato archiviato presso la NASA.

Byoblu e la Luna: la top ten del complottista lunare

Mercoledì scorso Byoblu mi ha proposto di registrare un dibattito via Internet con un lunacomplottista, Massimo Mazzucco, ma mi sono rifiutato: sarei stato in viaggio nell’orario proposto e comunque conosco bene la Teoria della Montagna di M*: nei dibattiti, se non sono regolati in maniera più che ferrea, il complottista/fanta-astioso di turno ci mette tre secondi a partorire una presunta prova del complotto, mentre il debunking richiede tempo per raccogliere dati e verificare fonti. Pretendere che questo lavoro di verifica venga fatto in diretta è impraticabile.

Però Byoblu mi ha inviato la top ten (beh, una top fourteen) delle “prove” del complotto lunare secondo Mazzucco, chiedendomi di fornirne il debunking in sintesi. Queste “prove” sarebbero le conferme migliori delle tesi del lunacomplottista, i suoi assi da giocare. Le pubblico qui insieme alle mie risposte tecniche, che ho scritto di getto e inviato a Byoblu. Non so se le ha usate; sono in viaggio, appunto, e non ho seguito gli sviluppi.

Come vedrete, il complottismo lunare non riesce a inventarsi nulla di nuovo: sono sempre le stesse, trite argomentazioni. Tuttavia a qualcuno potrebbero interessare, così le pubblico qui come le ho ricevute, con le relative risposte.

Già che c’ero, ho inviato a Byoblu anche tre domandine mie al lunacomplottista. Anche qui, non so se le ha usate.


1. Si vedono i riflessi di luce sui cavi d'acciaio, nei video originali della NASA

Se fossero stati cavi d'acciaio, perché la NASA sarebbe stata così stupida da lasciarli visibili nelle riprese? Avrebbero potuto semplicemente rifare la scena, no?

Ci sono vari fenomeni che possono creare quei bagliori, dovuti alla tecnica televisiva di ripresa (infatti nelle riprese su pellicola mancano, che strano). Ma sono parecchio complicati da raccontare.


2. Le bandiere che sventolano da sole, in 3 casi diversi: A15, A16 e A14

Di nuovo: se non dovessero sventolare, perché la NASA sarebbe così cretina da lasciarle sventolare? Le ragioni tecniche sono varie: per esempio, l'asta viene toccata dagli astronauti; gli astronauti si avvicinano e attirano la bandiera per carica elettrostatica (la polvere lunare è molto carica); prima di decollare, viene sfiatata l'aria, che si espande nel vuoto e colpisce la bandiera; prima del decollo, vengono provati i motori di manovra, il cui getto colpisce la bandiera.


3. Le contraddizioni della NASA sulle Fasce di van Allen (nel 68 ci dicevano che le radiazioni equivalevano ad una lastra toracica, oggi ci dicono che "dobbiamo risolvere questi problemi prima di mandare delle persone in quella zona dello spazio")

Nessuna contraddizione: Orion è un veicolo nuovo e differente da Apollo e i veicoli nuovi si collaudano sempre a fondo prima di metterci dentro la gente. Lo stesso hanno fatto i russi, che mandarono Zond 5 intorno alla Luna con animali a bordo. Non è che siccome la Fiat ha testato la Panda nel 1980, non deve fare i crash test per le Cinquecento di oggi. Voglio dire, basta pensare un attimo prima di fare domande del genere. Dettagli della storia qui.


4. La mancanza del buco nella sabbia sotto il motore del LEM

Chi ha detto che ci deve essere un buco? Il motore spazza via la polvere di superficie e sotto c'è ROCCIA. Mica scava un buco. Neanche le sonde russe o cinesi sulla Luna scavano buchi. Dettagli qui.


5. La mancanza della fiamma sotto il motore quando riparte

Il propellente del LM non fa fiamme nel vuoto. Neanche i veicoli di SpaceX fanno fiamme. Foto e dettagli qui.


6. La inspiegabile "perdita" dei nastri originali della prima passeggiata lunare

Inspiegabile solo per chi non si ricorda com'era la tecnologia dell'epoca. Le registrazioni su quei nastri (fatte in formato non standard per via dei limiti tecnici della trasmissione dalla Luna) furono subito convertite al formato TV standard (NTSC). Non c'era alcun modo, all'epoca, di farne una conversione migliore. Quindi i nastri furono accantonati perché non più importanti: tanto c'erano copie di ottima qualità (per i criteri dell'epoca). Passarono gli anni e i nastri originali furono ritenuti inutili e riutilizzati. Prassi normale [spiegata proprio in questi giorni dalla NASA qui]. Sai quante ore di TV storica della Rai e della BBC sono state cancellate per riusare i nastri? Succede. È sfiga, ma vederci il complotto è da paranoici.


7. Il ritardo mancante negli audio originali della NASA, definiti "unedited" dagli stessi debunker

A volte gli astronauti sulla Luna rispondevano alla prima parte di una comunicazione che giungeva da Houston e poi la voce da Houston proseguiva, creando un intervallo apparentemente troppo breve. In altre occasioni, gli astronauti iniziavano spontaneamente dei propri commenti, senza attendere una comunicazione dalla Terra, dando però l’impressione di rispondere e di farlo in anticipo.

Ho provato anch'io, di recente, a trasmettere la mia voce dalla Terra alla Luna e ritorno grazie a un radiotelescopio in Olanda (i radioamatori lo fanno spesso): anche nel mio caso il ritardo sembra corto, ma solo perché l'eco dell'inizio delle mie parole arriva poco dopo che ho finito la frase. È normale.

Del resto, se fosse stata una messinscena, perché i suoi creatori sarebbero stati così stupidi da dimenticarsi di includere il ritardo radio?


8. La polvere lunare che si attacca dappertutto, nonostante l'assenza di umidità

La polvere lunare aderisce per effetto elettrostatico. È un fenomeno ben descritto dai geologi. Mazzucco ne ha consultato qualcuno? No, vero?

(Fra l’altro, ma questo non l’ho segnalato a Byoblu, i geologi studiano tuttora le rocce e la polvere riportate dagli astronauti lunari, che in parte sono ancora sigillate così come arrivarono 50 anni fa, permettendo a “scienziati non ancora nati di usare strumenti non ancora inventati per rispondere a domande non ancora poste”, come dice poeticamente nientemeno che l’American Geophysical Union)


9. Le impronte lunari, che gli stessi mythbusters non sono riusciti a replicare nella camera a vuoto

Se le impronte non dovessero avere quell'aspetto, perché mai la NASA dovrebbe sbagliarle? Se fosse stata una messinscena, perché la NASA si sarebbe dovuta complicare la vita inventandosi le impronte insolite? La replica di Mythbusters è riuscita solo in parte perché sono sulla Terra, con SEI VOLTE più gravità che sulla Luna. Ovvio. Comunque le sonde cinesi e russe sulla Luna fanno lo stesso tipo di tracce.


10. Le nuvolette di polvere, che restano in sospensione dietro alla ruota del rover, nonostante l'assenza di atmosfera

Questo è un falso fabbricato da Mazzucco: fa un fermo immagine per non far vedere che ricadono eccome.


11. La mancanza di danni da radiazione sulle pellicole

Non ci sono neanche nelle foto fatte dalle sonde lunari russe. False anche quelle? Oppure semplicemente la schermatura era sufficiente perché alla NASA non sono incapaci?


12. Le ombre convergenti, con fonte laterale, che dovrebbero invece essere parallele. Denunciano una fonte artificiale, piazzata pochi metri fuori dall'inquadratura.

No. Denunciano che Mazzucco non considera che la Luna non è una palla da biliardo liscia. Ha cunette e avvallamenti che deviano le ombre. E poi c'è, ovviamente, la prospettiva. E come al solito: perché la NASA sarebbe stata così scema da sbagliare le ombre? Non avevano soldi per fare un unico megariflettore lontanissimo?


13. Hotspots e fall-off, cadute di luce dappertutto, che rivelano l'uso di una fonte artificiale, e non la luce del sole

Come sopra: perché la NASA sarebbe stata così scema da sbagliare la luce? Non avevano soldi per fare un unico megariflettore capace di illuminare tutta la scena? Braccino corto? :-) Mazzucco pensa come un fotografo da studio, e si vede.


14. Le foto in controluce, impossibili da retro-illuminare in quel modo senza l'aiuto di panelli riflettenti o fonti secondarie.

Mazzucco quanta esperienza ha di foto nello spazio? Zero. Gli stessi effetti si vedono nelle foto russe e cinesi. Ancora una volta: perché la NASA sarebbe stata così maldestra da sbagliare le luci?

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Le mie domande:
  1. Il professor Guglielmo Righini, uno dei massimi radioastronomi italiani, ascoltò gli astronauti di Apollo 11 mentre erano sulla Luna puntando il radiotelescopio di Arcetri verso la Luna. Lo stesso fecero radioastronomi e astronomi ottici di tutto il mondo, russi compresi. Mazzucco come lo spiega? Scemi tutti? Tutti collusi?
  2. Come mai nessuno, ma proprio nessuno, degli addetti ai lavori russi, cinesi, europei, americani ha il minimo dubbio che gli allunaggi siano reali e i dubbi li hanno solo persone che non hanno alcuna esperienza spaziale? Tutti fessi? Tutti collusi?
  3. Luca Parmitano ha dichiarato ripetutamente che gli allunaggi sono avvenuti. Se la sente Mazzucco di dire che Parmitano mente o si è fatto gabbare? Mazzucco pensa di saperne di più di un astronauta?

Se pensate che possano esservi utili nelle discussioni con i lunacomplottisti, usatele pure.


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2019/07/10

Ci vediamo a Rovereto l’11 luglio per parlar di Luna?

Domani (11 luglio) alle 20:30 sarò a Rovereto (TN), alla Sala Convegni F. Zeni di Palazzo Parolari (Borgo Santa Caterina 41), per parlare di Luna, bufale e complottismi lunari in occasione della mostra "La Luna. E poi?". Con me ci sarà Paolo D'Angelo, giornalista e collaboratore ASI. L’ingresso è libero, ma i complottisti pagano una birra :-) Trovate tutti i dettagli qui.

Vi aspetto: intanto godetevi il bel video di presentazione di Tommaso Prugnola:

Un mio piccolo debunking lunare a Radio Capital

Al Worden (Apollo 15), Brian Eno, Walt Cunningham (Apollo 7), Brian May, Peter Gabriel, Rusty Schweickart (Apollo 9), Hans Zimmer e Chase Masterson. Credit: Rodri/Starmus.

Ieri sera sono stato ospite (telefonicamente) di Radio Capital, nel programma TG Zero, per parlare di lunacomplottismo, anche in risposta alle sciocchezze pubblicate dal Fatto Quotidiano a firma di Ivo Mej. Il mio intervento è qui, a partire da 1:18:15 fino a 1:29 circa. Se vi serve il mio libro gratuito dedicato ai complottismi lunari, è qui. Buon ascolto.

Mac, app consentono agli altri di accendere la vostra webcam. Anche dopo la disinstallazione

Ultimo aggiornamento: 2019/07/11 9:50.

L’app per videoconferenze Zoom per Mac ha un difettuccio. Una cosa da nulla: se l’avete installata, come hanno fatto circa 750.000 aziende nel mondo, permette a perfetti sconosciuti di accendere la webcam del vostro Mac quando vogliono e quindi cogliervi in un momento inopportuno oppure spiare e origliare. È sufficiente visitare un sito Web appositamente confezionato oppure cliccare su un link (tipo https://zoom.us/j/492468757) in un messaggio.

Il difettuccio è stato segnalato dal ricercatore Jonathan Leitschuh: a quanto pare l’azienda produttrice dell’app ha preso alla lettera il proprio slogan e ha reso un po’ troppo instant lo sharing. Il ricercatore ha anche preparato una pagina di test.



Non è finita: l’app installa sul Mac un server Web che accetta connessioni da altri dispositivi della stessa rete locale, e questo server continua a funzionare anche se si disinstalla Zoom. Un aggressore che stia sulla stessa rete locale (che può essere anche molto grande e popolata da sconosciuti, per esempio in un albergo) può usare questo server per forzare la reinstallazione dell’app e ricominciare a sbirciare a sorpresa gli altri utenti.

L’azienda ha promesso che distribuirà entro questo mese un aggiornamento correttivo. Non è l’unica ad avere questi problemi: è stata segnalata anche Bluejeans.

La cosa interessante, infatti, è che questa vulnerabilità è stata introdotta per evitare agli utenti di dover fare un clic in più.

Apple ha diffuso un aggiornamento silenzioso automatico di macOS che rimuove il server Web nascosto di Zoom, anche se gli utenti hanno disinstallato Zoom o non l’hanno aggiornato.

A questo punto quelli con il tappino adesivo davanti alla webcam non sembrano più così paranoici. Sì, io sono uno di loro.


Fonti: Ars Technica, Engadget, Graham Cluley.