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2006/04/27

Antibufala: Giulia e Eurobarre offrono ADSL gratis in cambio di pubblicità?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “ferro.e.fuoco” e “teobaz2002”.
L'articolo è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale in quanto risultava un falso positivo ai controlli di McAfee Site Advisor.

Sta circolando un invito abbastanza curioso che promette il recupero del canone ADSL in cambio della visualizzazione di pubblicità sullo schermo del computer (ho sostituito con asterischi le lettere "vi" per evitare eventuali accuse di linkare siti trappola:

Ciao a tutti, mi chiamo Giulia.

Penso di fare un favore a molti svelando un mio piccolo segreto, e cioè come da oltre due mesi mi ripago l'adsl con il metodo illustrato alla url che segue:

**********************************
http://adslgratis.alter**sta.org/
**********************************
E' un modo facile, semplice, sicuro, e soprattutto.... funziona!!!

Il resto scopritelo da voi!

Un saluto!

Giulia
(laureanda in scienze informatiche)

Chi sia questa Giulia non è dato saperlo, ma di certo sa fare spamming, visto che il suo invito disinteressato è arrivato a moltissimi utenti. Il sito raccomandato è una semplice sottopagina di Altervista.org, il cui intestatario non è quindi rintracciabile tramite il solito whois.

La pagina in questione contiene alcuni elementi curiosi, come questa serie di parole-chiave apparentemente senza alcuna correlazione con il tema dell'invito:

<input type="hidden" value="organetto corso corsi di organetto diatonico lezioni di organetto scuola Accademia del Mantice fisarmonica seminari estivi organettisti musica per organetto klezmer occitanica bouree francese tango pizzica tarantella tammurriata danze popolari delicq tesi junkera castagnari suonare milano torino bologna roma tablature partiture">

NOTA: Dopo la pubblicazione iniziale, qui e nel resto dell'articolo ho dovuto scrivere il nome del sito inserendovi la frase [togliere questa parentesi] perché altrimenti l'articolo finiva nella lista nera di McAfee SiteAdvisor. Il fatto che SiteAdvisor consideri quel sito poco raccomandabile la dice lunga e conferma i miei dubbi.

La pagina contiene inoltre rimandi a Eurobarre.com e a Extreme-dm.com. Sul primo link torno tra un attimo; il secondo è interessante perché redirige a sua volta a Extremetracking.com, e in particolare alla pagina (pubblicamente accessibile presso http://extreme[togliere questa parentesi]tracking.com/open?login=adslgra) che contiene le statistiche degli accessi alla pagina di "Giulia". Da queste statistiche risulta che l'attività è iniziata il 17 aprile 2006 e ha prodotto circa 500 visitatori, praticamente tutti (oltre il 93%) italiani.

L'analisi del testo della pagina indica che "Giulia", ammesso che esista, non è italiana, o perlomeno ha una dimestichezza con l'italiano davvero deludente per una laureanda, visto che inanella una serie spettacolare di strafalcioni linguistici ("il sito, si presenta in lingua francese, di cui non su una parola di, ma è tutto talmente semplice...").

Quello che lascia più perplessi è che il testo della pagina è creato tramite un'immagine, in modo da sfuggire ai motori di ricerca. Scelta intenzionale o semplice incompetenza? È comunque un comportamento molto strano e innaturale.

Inoltre quel riferimento all'imminente laurea in informatica di "Giulia", ribadito sul suo sito, suona come un tentativo di conferirsi autorevolezza e rassicurare il lettore. Tentativo che però stride con il fatto che "Giulia" dichiara di non sapere una parola di francese e quindi ammette implicitamente di aver sottoscritto alla cieca il servizio (mostrato con schermate in francese), per cui non ha modo di sapere che il servizio è davvero "facile, semplice, sicuro".

Il servizio in questione è quello offerto da tempo dalla società francese Eurobarre Sàrl presso Eurobarre.com.

Il servizio, dicevo, funziona così: si ospita sul proprio schermo una finestra pubblicitaria alta 72 pixel e in cambio si ottengono "punti" convertibili in denaro, al tasso entusiasmante di ben 6,65 centesimi di euro per mille punti (dati di febbraio 2006, gli ultimi attualmente disponibili, presso http://www.euro[togliere questa parentesi]barre.com/faq_fr.php). Non è chiaro quanti punti si ottengano per ciascuna pubblicità visualizzata, ma il fatto che il pagamento avvenga, stando a Eurobarre, dopo che si sono totalizzati 15 euro, non sembra promettere grandi guadagni.

Per partecipare occorre usare un computer Windows e installare un programma (http://www.euro[togliere questa parentesi]barre.com/install/ebsetup.exe?p=) che va lasciato in esecuzione continua e che verifica che l'utente sia presente e attivo. Un test effettuato da Salvatore Aranzulla indica che il programma non contiene pericoli, ma segnala anche che i guadagni rischiano di non coprire neppure le spese della corrente elettrica usata per tenere acceso il computer.

Ci sono vari trucchi per simulare la presenza dell'utente e maggiorare i guadagni violando il regolamento, ma anche in questo modo si arriva a guadagni davvero bassi: qualche decina di euro nei casi più fortunati. Ne vale la pena?


Aggiornamento (2008/10/29)


Nonostante io abbia eliminato i link, continuo a essere segnalato da Site Advisor come ospitante Eurobarre. Ho ulteriormente alterato i link rimanenti, che comunque non puntavano al malware ma che magari continuano a essere interpretati erroneamente da Site Advisor.

2006/04/25

Spiegato il video dell’Air Force One scarabocchiato

Come promesso, ecco lo spiegone del filmato che mostra qualcuno che scarabocchia con la vernice spray un motore del Boeing 747 presidenziale, detto anche Air Force One. La notizia, con relativa spiegazione, è stata pubblicata da varie testate (per esempio Wired e Fark), per cui la sorpresa è finita, ma vale comunque la pena di parlarne dal punto di vista dell'indagine antibufala.

Il filmato è una pubblicità concepita secondo il modello del "marketing virale": creare uno spot talmente bello o sorprendente da indurre la gente a parlarne e (grazie a Internet) farlo circolare.

Lo scopo di sorprendere è stato senz'altro raggiunto, e senza alcun trucco digitale, bensì con un approccio semplice ma efficacissimo: noleggiare un aereo simile all'Air Force One e dipingerlo con la livrea presidenziale. L'autore del video è Marc Ecko, titolare di una casa di moda, che ha speso una cifra non indifferente per realizzare questo spot. Come racconta Wired, Ecko ha noleggiato un Boeing 747 in versione cargo presso l'aeroporto californiano di San Bernardino e ne ha fatto dipingere un lato con la livrea dell'Air Force One mentre il velivolo era in un hangar.

Questo episodio insegna varie cose. Prima di tutto, dal punto di vista tecnico, insegna che anche il miglior effetto digitale non può competere con un effetto fisico: l'effetto digitale lascia comunque tracce della manipolazione, mentre un effetto fisico, se realizzato bene, non lascia segni di alterazione sulla pellicola o, in questo caso, nel file video. L'effetto digitale funziona bene al cinema, dove lo spettatore vuole farsi ingannare, ma non funziona quando lo spettatore ha l'occhio critico e cerca possibili manipolazioni. Quindi se volete realizzare il videoclip del secolo, magari filmando un bell'avvistamento di UFO o dello yeti, fatelo usando effetti fisici: gli esperti potranno esaminare il video (o il negativo) finché vorranno, ma non troveranno indicazioni di manipolazione.

La seconda cosa interessante è che questo caso mostra che ci sono persone disposte a spendere cifre molto elevate pur di ottenere un filmato ingannevole. Durante l'analisi di un filmato dubbio, quindi, non si può scartare a priori l'autenticità delle riprese soltanto perché sarebbero costate troppo da realizzare realmente.

Il terzo aspetto di rilievo per i detective antibufala è che le motivazioni per realizzare un falso da distribuire in Rete possono essere tante, e non sono tutte intuitive. Il marketing virale è una motivazione decisamente insolita: di norma si crea e si fa circolare un video controverso per ragioni politiche o personali, per propagandare un punto di vista o screditare un avversario; è meno intuitivo farlo per far pubblicità indiretta a capi di vestiario.

Dal punto di vista dell'analisi del filmato in sé, le osservazioni fatte dai lettori nei commenti al primo articolo su questo caso sono valide anche se la soluzione era già stata pubblicata da varie fonti: alcuni dettagli dell'aereo erano differenti da quelli dell'Air Force One vero. Per esempio, mancano tutte le antenne e le varie protuberanze presenti sull'aereo autentico.

Inoltre il filmato conteneva l'indicazione del sito Stillfree.com, il cui titolare è facilmente scopribile usando il servizio whois. Da lì si arriva a una costellazione di siti riguardanti Marc Ecko e le sue iniziative riguardanti principalmente l'abbigliamento, poco attinenti a un gesto sovversivo e molto pericoloso come quello mostrato nel video. A questo punto nasce il sospetto che si tratti di un'operazione commerciale, e la conferma si ha cercando in Google notizie sul video.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato all'indagine; spero vi siate divertiti.

I discografici fanno causa ai morti: la RIAA insegue i pirati del disco anche nell'oltretomba

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazione straordinaria di "editta.camp****".

La RIAA, l'associazione dei discografici statunitensi, non si ferma di fronte a nulla nella sua strenua lotta per la difesa della proprietà intellettuale contro l'orda dei pirati musicali. Li insegue persino al cimitero.

Riferisce Ars Technica che la signora Gertrude Walton è stata accusata in tribunale dalla RIAA di aver partecipato ai circuiti peer-to-peer mettendo in condivisione oltre settecento brani musicali non liberamente distribuibili. La signora Walton, tuttavia, non si è presentata di fronte al giudice, e per un'ottima ragione: è morta nel dicembre del 2004.

Potreste ipotizzare che la signora scambiasse musica prima della sua dipartita, ma a 83 anni, ne converrete, è abbastanza improbabile. Se poi considerate che non possedeva un computer e non voleva averne in casa, l'improbabile diventa impossibile.

La RIAA ha dapprima ignorato i chiarimenti forniti dalla figlia della signora Walton, con tanto di certificato di morte, ma di fronte alla consapevolezza della figuraccia, resa pubblica da vari siti Web, si è finalmente arresa e ha dichiarato, tramite il portavoce Jonathan Lamy, che la causa verrà abbandonata.

Per la RIAA, casi come questi sono banali errori amministrativi: non si può dire lo stesso per le loro vittime, costrette ad affrontare spese legali per dimostrare la propria innocenza. Chi rifonderà queste spese alla figlia della signora Walton e a tutti coloro che vengono accusati ingiustamente?

Antibufala: appello per la benzina a metà prezzo

Questo articolo vi arriva grazie alla donazione straordinaria di "editta.camp****".

Il prezzo della benzina sale e fa riemergere gli appelli-bufala dal letargo: stavolta è il turno della "idea geniale" di boicottare Shell ed Esso per indurli a far scendere il prezzo alla pompa. Il testo che circola è grosso modo questo:

COME AVERE LA BENZINA A META' PREZZO

Siamo venuti a sapere di un'azione comune per esercitare il nostro potere nei confronti delle compagnie petrolifere.

Possiamo far abbassare il prezzo della benzina ai colossi del petrolio, senza dover rinunciare ad acquistare benzina!!! Anche se non hai la macchina, per favore fai circolare il messaggio agli amici. È un'idea geniale!

Si sente dire che la benzina aumenterà ancora fino a 1.50 euro al litro.

Possiamo far abbassare il prezzo solo se ci muoviamo insieme, in modo intelligente e solidale.
Ecco come. Posto che l'idea di non comprare la benzina un determinato giorno ha fatto ridere le compagnie (sanno benissimo che, per noi, si tratta solo di un pieno.. differito, perché alla fine ne abbiamo bisogno!), c'è un sistema che invece li farà ridere pochissimo, purché si agisca in tanti.

La parola d'ordine è: colpire il portafoglio delle compagnie senza lederci da soli.

I petrolieri e l'OPEC ci hanno condizionati a credere che un prezzo che varia tra 0,95 e 1 euro al litro sia un buon prezzo, ma noi possiamo far loro scoprire che un prezzo ragionevole anche per loro é circa la metà.

I consumatori possono incidere moltissimo sulle politiche delle aziende.

Bisogna usare il potere che abbiamo.

La proposta è che, da qui alla fine dell'anno, non si compri più benzina delle due più grosse compagnie,SHELL e ESSO, che peraltro ormai formano una unica compagnia.

Se non venderanno più benzina, saranno obbligate a calare i prezzi.

Se queste due compagnie calano i prezzi, le altre dovranno per forza adeguarsi.

Per farcela, però dobbiamo essere milioni di clienti di Esso e Shell, in tutto il mondo.

Questo messaggio, proveniente dalla Francia, è stato inviato a una trentina di persone; se ciascuna di queste aderisce e a sua volta lo trasmette a...diciamo una decina di amici, siamo a trecento. Se questi fanno altrettanto, siamo a 3000, e così via.

Di questo passo, quando questo messaggio sarà arrivato alla... settima "generazione", avremo raggiunto e informato trenta milioni di consumatori!

Inviate dunque questo messaggio a dieci persone, chiedendo loro di fare altrettanto. Se tutti sono abbastanza veloci nell'agire, potremmo sensibilizzare circa 300 milioni di persone in otto giorni !

È certo che, ad agire così, non abbiamo niente da perdere,non vi pare?

Coraggio diamoci da fare!

Purtroppo l'appello non è per niente "geniale" e neppure "intelligente", e chi lo diffonde ha qualcosa da perdere eccome: la faccia. Infatti l'appello dimentica un fatto fondamentale: il prezzo alla pompa è costituito in larghissima parte da tasse, accise e imposte. Per esempio, i dati dei Ministero delle Attività Produttive italiano indicano questa composizione dei prezzi medi della benzina senza piombo ad aprile 2006, espressi in euro per mille litri:
  • Prezzo industriale: 505,41
  • IVA: 213,88
  • Accisa: 564,00
  • Prezzo finale: 1283,29

IVA e accisa, insomma, costituiscono oltre il 60% del prezzo finale. Di conseguenza, un boicottaggio non potrebbe dimezzare il prezzo della benzina neppure se il petrolio diventasse gratuito e le raffinerie e i benzinai decidessero di vivere d'aria e lavorare per beneficenza.

Quest'appello è una versione ricarrozzata di una vecchia conoscenza, risalente al 2003 e descritta a suo tempo dal Servizio Antibufala in un'indagine apposita.

In realtà il modo per ridurre subito la spesa affrontata al distributore c'è, e non richiede catene di sant'Antonio o improbabili boicottaggi. Basta guidare un po' più piano e meno nervosamente, magari rispettando i limiti di velocità cittadini, visto che il ciclo urbano di continue brusche accelerazioni e brusche frenate è quello che fa schizzare verso l'alto i consumi. Si potrebbe anche smettere di comperare auto assurdamente avide di carburante come i SUV. Pensateci.

2006/04/24

Pirati? No, custodi della cultura. La BBC chiede il loro aiuto

Tempo fa (2002) scrissi un articolo nel quale difendevo la pirateria video e musicale per i suoi meriti di conservazione della cultura:

...le copie pirata di film e DVD non contengono codici di protezione, e usano formati non proprietari per consentirne la massima diffusione. Quei formati sono indipendenti dal sistema operativo e sono pienamente documentati, per cui per le generazioni future sarà banale ricreare la tecnologia per leggerli. Lo stesso non si può dire per i formati benedetti dai grandi gruppi dell'industria del disco e del cinema, che ambiscono anche a blindare l'hardware, con soluzioni come TCPA e l'imminente Palladium.

Come gli amanuensi nel medioevo, questi mastri masterizzatori creano copie delle opere, che così non andranno perse per colpa della miopia collettiva di un'epoca. Certo non è questo lo scopo primario delle loro duplicazioni, ma è un gradevole effetto collaterale da non sottovalutare.

Da allora, il paventato arrivo di Palladium si è avverato, sia pure con altri nomi. E oggi anche il concetto del pirata come custode della musica, dei testi e dei film della nostra epoca trova una conferma forte: pochi giorni fa la BBC ha chiesto formalmente aiuto al pubblico per recuperare oltre cento puntate di un suo programma classico, il telefilm di fantascienza Doctor Who, di cui ha perso ogni traccia.

L'appello della BBC è accorato:

puntate che la BBC pensava fossero andate perdute per sempre sono riemerse nei mercatini dell'usato, dalle soffitte e da altri posti strani... il premio per chiunque trovi una puntata mancante è un Dalek [uno dei più temuti "cattivi" della serie Doctor Who, oggetto di culto nel Regno Unito] a grandezza naturale... decisamente vale la pena di chiedere alla vostra famiglia di controllare nelle soffitte, nei garage, e nelle camere da letto per gli ospiti se hanno vecchie bobine di pellicola che potrebbero recare la magica scritta 'Doctor Who' sull'etichetta.

Trovate l'elenco completo delle puntate perdute, risalenti agli anni 1963-1969, presso quest'altra pagina della BBC.

Molto pittoresco, per carità, ed è anche piacevole sapere che alcune puntate sono state già recuperate grazie a quest'appello, ma c'è un piccolo problema: quei recuperi sono frutto di pirateria.

Infatti le puntate mancanti sono state salvate grazie alle copie abusive fatte dai telespettatori usando registratori audio a bobine e a cassette e filmando il proprio televisore con cineprese 8 mm (non c'erano videoregistratori domestici, a quell'epoca). Questo era illegale all'epoca, e formalmente lo è tuttora nel Regno Unito, anche se nessuno fa rispettare il divieto.

Coloro che obiettano che non occorre la pirateria per custodire la cultura, perché a questo compito provvedono le biblioteche pubbliche e gli archivi cinematografici e televisivi, si trovano smentiti da casi come questi. Chissà quanti altri episodi della nostra cultura audiovisiva sono andati smarriti per sempre, o stanno marcendo in questo momento, per via dell'incuria degli archivisti ufficiali o addirittura a causa di loro atti intenzionali.

Infatti la Wikipedia nota che anche molti altri classici, come The Avengers, noto in Italia come Agente speciale (quello con John Steed e Emma Peel, per intenderci), hanno subito la stessa sorte di Doctor Who e in alcuni casi sono stati cancellati intenzionalmente per tutelare il diritto d'autore.

Spiega infatti la medesima pagina della Wikipedia:

Grosso modo fra il 1967 e il 1978, una notevole quantità di materiale archiviato dalla BBC su nastro video e pellicola fu distrutto o cancellato per fare spazio a nuovi programmi. La ragione principale fu che gli accordi con il sindacato degli attori e con altre organizzazioni commerciali limitavano il numero di repliche dei programmi: ne era concessa solitamente soltanto una, da effettuarsi entro un limite di tempo, in genere due anni.

Queste norme derivavano dal timore dei sindacati che se le emittenti avessero riempito di repliche i propri palinsesti, sarebbe calata la produzione di programmi nuovi, causando disoccupazione fra attori e addetti ai lavori. Questo ebbe l'effetto involontario di far distruggere molti programmi dopo che erano scaduti i loro diritti di replica, perché erano ritenuti inutili per le emittenti.

Il resto dell'articolo della Wikipedia è un viaggio affascinante nelle vicissitudini del recupero delle puntate mancanti di Doctor Who, alcune delle quali sono riemerse in posti impensabili come il Bahrein o Hong Kong. Purtroppo l'articolo è in inglese e mi manca il tempo di tradurlo integralmente.

Amici e lettori mi segnalano anche il caso di un altro telefilm-culto, Spazio: 1999. La RAI ha perso completamente il doppiaggio italiano dell'episodio L'ultimo tramonto. L'audio è stato recuperato e ripubblicato in DVD soltanto grazie alla registrazione artigianale fatta da un fan all'epoca della messa in onda dell'episodio da parte di matrigna RAI, quasi trent'anni fa.

Le stesse fonti mi segnalano che

anni fa in una trasmissione radiofonica raccontarono che ad esempio molti master delle puntate mitiche dell'altrettanto mitica e storica trasmissione radiofonica 'Alto Gradimento' [di Arbore e Boncompagni] sono finiti al macero.

In altre parole, non solo i pirati sono custodi della cultura, ma il diritto d'autore così com'è ora uccide la cultura, vietandone la conservazione.

Cari legislatori, siete ancora convinti di sapere chi sono i bravi e chi sono i cattivi?

2006/04/22

Neil Young offre gratis lo streaming in anteprima del suo nuovo album

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di "fcrvn".

Secondo una notizia di Billboard segnalatami da un lettore (grazie Strider), il prossimo album del celeberrimo Neil Young, intitolato "Living With War", verrà reso disponibile per l'ascolto gratuito integrale in streaming su Internet il prossimo 28 aprile.

L'album sarà ascoltabile collegandosi al sito di Neil Young. Non è noto quale formato verrà usato per lo streaming. Sarà poi scaricabile a pagamento a partire dal 2 maggio. Tutto questo avviene in anteprima rispetto alla distribuzione del CD, prevista per la metà di maggio.

Le dieci nuove canzoni saranno certamente provocatorie, con titoli come "Let's Impeach the President" ("Incriminiamo il presidente") accanto a parole di speranza nel brano "Lookin' for a Leader" ("In cerca di un leader") e una versione senza strumenti della patriottica "America the Beautiful".

Anche i testi delle canzoni sono disponibili sul sito del cantautore, che a sessant'anni sembra aver capito come funziona Internet e a cosa serve la musica online molto più di tanti altri suoi colleghi dinosauri.

Anticopia in conflitto usano il vostro PC come campo di battaglia

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "rampoldid" e "arturoben****".
L'articolo è stato aggiornato dopo la sua pubblicazione iniziale.


Logo creato da Julian Bond (Voidstar)
e liberamente utilizzabile.
I sistemi anticopia non vanno per il sottile. Pur di tutelare i loro mandanti, questi programmi di Digital Rights Management (DRM) non esitano a devastare il computer dell'acquirente onesto, quello che ha comperato la versione legittima, benedetta e bollata del CD, del DVD o del videogioco.

Racconta infatti CDR-Info.com che il sistema anticopia MediaMax della SunnComm, usati da alcuni CD audio, è incompatibile con il sistema anticopia usato dalla società russa StarForce. MediaMax, infatti, installa nel PC dell'utente un driver di nome SbcpHid, che causa malfunzionamenti del computer perché viola le regole di collaborazione fra driver all'interno del sistema operativo.

Il risultato è che un utente onesto che abbia acquistato legittimamente sia un CD protetto dall'anticopia MediaMax, sia un videogame protetto da StarForce, si trova col PC malfunzionante. Viene punito perché ha rispettato le regole.

The Inquirer fa inoltre una considerazione molto interessante sugli aspetti legali di questo caso: chiedere a un tecnico di riparare il vostro computer dopo che i due sistemi anticopia lo hanno usato come campo di battaglia potrebbe essere illegale. Infatti in molti paesi vigono leggi (DMCA, EUCD) che puniscono l'elusione o la rimozione dei sistemi anticopia da parte di chiunque non sia il legittimo gestore di tali sistemi. Così nessuno può aiutare l'utente a tirarsi fuori dai guai. E naturalmente né i discografici, né i produttori di videogame risarciranno l'utente per il danno subito.

E poi ci si chiede perché la gente si rivolge al peer-to-peer invece di comperare il prodotto legittimo. Come dice il logo qui sopra, il DRM sta uccidendo la musica, ed è una fregatura.


Aggiornamento


The Inquirer riferisce che la casa produttrice di videogiochi Ubisoft ha deciso di interrompere formalmente la propria collaborazione con Starforce. Ubisoft ne ha ben donde, visto che ha in ballo una causa da 5 milioni di dollari avviata dagli utenti dei suoi videogame, che accusano l'anticopia di Starforce, usato da Ubisoft, di aver compromesso la sicurezza dei loro computer. Ubisoft non ha però imparato a fondo la lezione: infatti adotterà un altro sistema anticopia.

L’aereo del presidente USA preso di mira dai graffitari

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "dgrass" e "amministrazione".

Presso Stillfree.com trovate un videoclip assolutamente eccezionale: la ripresa di un atto vandalico contro l'aereo del presidente degli Stati Uniti, il ben noto Air Force One.

Le riprese, pur essendo notturne e un po' sgranate, non lasciano molti dubbi: non si tratta di un trucco ottenuto con effetti digitali. La scritta viene effettivamente dipinta con una bomboletta spray su uno dei motori del Boeing 747 recante la ben nota livrea presidenziale.

Come è possibile? Davvero l'aereo presidenziale è così mal sorvegliato? Non è il caso che questo incidente induca a un rafforzamento della sicurezza intorno a un bersaglio così delicato? O si tratta di un falso, e in tal caso, come è stato realizzato?

Scoprire i segreti di questo filmato è, a mio avviso, molto educativo per qualsiasi detective antibufala. Se vi va, cimentatevi anche voi e proponete le vostre ipotesi nei commenti. Martedì pubblicherò la soluzione esatta. Buon divertimento.

2006/04/21

Guai di sicurezza in vista per Mac OS X

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “miecchi” e “mario.az****”.


Image credit: Steve Cooper
Secunia ha annunciato la presenza di varie falle "altamente critiche" in Mac OS X, che potrebbero consentire l'accesso da remoto al sistema operativo anche se sono stati installati tutti gli aggiornamenti di sicurezza e i rimedi provvisori suggeriti da Apple.

Le falle, scoperte da Tom Ferris, permettono a file ZIP, HTML, BMP, TIFF e GIF di essere veicoli di attacco, specialmente se si usa il browser Safari o il visualizzatore Anteprima.

La soluzione, in attesa dell'aggiornamento di sicurezza da Apple, è un imbarazzante "non visitate siti non fidati e non aprite file ZIP o immagini provenienti da fonti non fidate". Non si ha notizia, per ora, di siti o virus che sfruttino queste falle, ma è soltanto questione di tempo.

Stando a Tom Ferris, è più rischioso usare Safari che Firefox sul Mac per via di queste falle, che gli risulta verranno corrette nel prossimo aggiornamento di sicurezza di Mac OS X.

L’aggiornamento di Windows s’impalla su hardware HP, firewall Kerio e Office

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "francesco.lac***" e "robi_kali".
L'articolo è stato aggiornato rispetto alla sua pubblicazione iniziale.

Zio Bill comunica che l'aggiornamento di sicurezza di aprile per Windows XP, denominato MS06-015, ha un po' di problemi. Se avete installato quest'aggiornamento e vi siete accorti, per esempio, che non potete più accedere alla vostra cartella Documenti, o che Internet Explorer non risponde ai comandi, la probabile causa è l'aggiornamento fallato.

Tutti i sintomi sono descritti da Microsoft anche in italiano e includono, oltre a quelli accennati sopra, problemi nel salvare e aprire i file di Office se si trovano nella cartella Documenti; il blocco dell'applicazione se scegliete di aprire un file usando File > Apri; e la mancanza di risposta di Windows quando si espande una cartella in Esplora Risorse.

L'aggiornamento causa inoltre problemi con il software Share-to-Web di HP, allegato fino a poco tempo fa a scanner, stampanti, masterizzatori e fotocamere Hewlett-Packard.

Ci sono noie anche con il firewall Kerio, della Sunbelt Software, che blocca un componente nuovo di Windows installato dall'aggiornamento, denominato verclsid.exe. E' necessario dire a Kerio di accettare i tentativi di esecuzione di questo componente. Sospetto che il nome verclsid richiami i famosi e controversi CLSID che descrissi tempo fa.

La soluzione ai problemi prodotti dall'aggiornamento consiste nel modificare a manina il Registro, cosa da evitare se non si è esperti; in alternativa, si può attendere il prossimo aggiornamento di Windows, che (si spera) porrà rimedio a questi difetti. The Inquirer prevede che la correzione all'aggiornamento verrà distribuita la prossima settimana, e ZDNet indica martedì come data di distribuzione, aggiungendo che ci sono anche problemi con i driver Nvidia di versioni precedenti la 61.94. Eweek conferma la data di martedì 25 aprile e segnala anche problemi con Outlook.

Secondo una prassi comune da qualche tempo, Microsoft usa un programma di traduzione automatica per pubblicare inizialmente questi bollettini nelle lingue diverse dall'inglese e poi fa rivedere la traduzione da un traduttore umano. Il bollettino italiano riguardante questa falla è già stato riveduto, ma ho fatto in tempo a coglierne la versione originale e ho visto riconfermare una teoria che propongo da tempo: non solo il traduttore umano non rischia di essere rimpiazzato da una macchina, come sento periodicamente annunciare da oltre vent'anni, ma il vero pregio della traduzione automatica è che sa rivelare delle verità davvero profonde.

Per esempio, il bollettino Microsoft inglese dice, verso la fine, che "The third-party products that this article discusses are manufactured by companies that are independent of Microsoft." La traduzione pubblicata ora da Microsoft è abbastanza corretta: "I prodotti di terze parti citati in questo articolo sono forniti da produttori indipendenti". Ma la traduzione automatica aveva generato questa versione ben più pregna di significato, che potete vedere cliccando sulla cattura della pagina Web in alto a sinistra in quest'articolo: "Le società che sono indipendenti di Microsoft producono."

Non avrei saputo dirlo meglio.