Cerca nel blog

2016/01/22

Aggiornate il vostro iOS per non farvi rubare gli account tramite Wi-Fi

Pochi giorni fa è uscito un aggiornamento per iOS che chiude una falla particolarmente grave, che consente a un accesso Wi-Fi di prendere il controllo degli account delle vittime. Come se non bastasse, la falla esiste da anni: è stata segnalata ad Apple dagli esperti di sicurezza di Skycure a giugno del 2013 ed è stata risolta soltanto ora.

La falla sta nel modo in cui iOS gestisce i cosiddetti captive portal, ossia quelle finestre che compaiono automaticamente sullo schermo quando un utente di iPhone, iPad o iPod touch si collega a un Wi-Fi pubblico. Queste finestre consentono di navigare nelle pagine Web locali (per esempio quelle dell’albergo o aeroporto in cui si trova l’utente) o di dare le proprie credenziali per connettersi a Internet.

Fino all’aggiornamento alla versione 9.2.1 di iOS appena uscito, questa finestra veniva gestita in modo promiscuo: aveva accesso ai cookie di Safari, col risultato che l’aggressore che creava un accesso Wi-Fi ostile poteva rubare questi cookie e usarli per spacciarsi per l’utente per esempio in un social network, prendendo temporaneamente il controllo dei suoi account. Il fatto che la finestra del captive portal si apre automaticamente facilita notevolmente il lavoro del truffatore.

Dalla versione 9.2.1 in poi questa falla non è più sfruttabile perché i cookie non vengono più condivisi. Aggiornarsi, insomma, non è un optional. Complimenti a Skycure, fra l’altro, per aver saputo mantenere il segreto per più di due anni in attesa che Apple sistemasse il problema.

Mail-truffa fingono di provenire da Facebook e WhatsApp: regole generali di difesa

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/01/22 15:20.

L’allerta diramato a proposito delle finte mail della Polizia Federale svizzera è una buona occasione per ripassare le regole di difesa principali contro questi attacchi molto diffusi, visto che oltretutto è stata segnalata un’ondata internazionale di spam rivolto agli utenti di Facebook e WhatsApp.

Non sono attacchi personali e i truffatori non sanno niente di voi. Sanno soltanto il vostro indirizzo di e-mail, ma non sanno se avete o no WhatsApp o Facebook: vanno a caso. Molte vittime si fidano del messaggio-truffa perché hanno l’impressione che sia rivolto personalmente a loro e pensano che solo i legittimi gestori di questi servizi possano sapere chi è utente e chi no.

ll mittente è quasi sempre un indirizzo che non c’entra nulla con quello legittimo del servizio citato dal messaggio. Per esempio, vedere un messaggio che dice di provenire dal servizio clienti di Whatsapp ma ha come mittente un indirizzo di Yahoo è un chiaro segno truffaldino. Tuttavia alcuni truffatori falsificano bene anche il mittente, per cui un indirizzo anomalo è sicuramente un sintomo d’inganno, mentre un indirizzo autentico non è garanzia di nulla.

Se vedete che da qualche parte nel titolo del messaggio c’è una sequenza di caratteri senza senso, è una trappola. Si tratta solitamente di codici usati dai truffatori per gestire l’ondata di messaggi che inviano.

Non cliccate sui link presenti nei messaggi inattesi che sembrano provenire dal servizio clienti di nessuna azienda. Spesso questi messaggi contengono link che portano a siti-trappola, dove risiede il malware o c’è una pagina che sembra quella legittima nella quale si immette la propria password per accedere a un servizio ma è in realtà una copia gestita dai truffatori. Se non siete stati voi a chiedere di ricevere una mail dal servizio clienti, per esempio perché avete richiesto un recupero password, cestinate tutto.

Non aprite nessun allegato a messaggi di questo tipo. Il malware di solito si annida lì. Se cestinate il messaggio senza aprire il suo allegato o cliccare sui suoi link non dovreste correre pericoli.

Usate applicazioni e sistemi operativi aggiornati e procuratevi un antivirus aggiornato.

– Prevenire è molto più facile che curare. L’attacco che sta bersagliando gli utenti di Facebook, per esempio, convince la vittima ad aprire un allegato. Questo allegato è malware che, spiega Microsoft, scrive nel Registro di Windows in modo da riavviarsi automaticamente ogni volta che viene riacceso il computer, blocca l’accesso ai siti dei produttori di antivirus, così il computer non può scaricare gli aggiornamenti che rivelerebbero l’infezione, e inibisce le notifiche del Centro Sicurezza di Windows. Fatto questo, si mette a rubare dati dal computer infettato.

Bolletta da quasi 5000 euro per aver giocato a FIFA sulla X-Box

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/01/22 15:15.

La settimana scorsa ho segnalato il caso di un bambino inglese che ha speso oltre 5000 euro giocando con l’iPad a un gioco inizialmente gratuito; stavolta è il turno di un ragazzo canadese di diciassette anni, che sulla sua Xbox One ha giocato a FIFA spendendo quasi 8000 dollari canadesi in acquisti all’interno del gioco.

Il padre, Lance Perkins di Pembroke, in Ontario, ha infatti ricevuto a fine 2015 una fattura da 7625.88 dollari canadesi (circa 4916 euro, 5370 franchi), addebitati sulla carta di credito che aveva affidato al figlio per le emergenze e per fare acquisti per il negozio di famiglia.

Il signor Perkins ha contattato immediatamente la casa produttrice di Xbox One, che è Microsoft, e dice che gli è stato risposto che l’addebito è valido e che la console di gioco ha varie funzioni di controllo parentale che impediscono gli acquisti non autorizzati. Il fatto che questi acquisti siano stati effettuati da un minore ha comunque spinto il servizio clienti di Xbox a dichiarare che riesaminerà il caso, ma finora non ci sono state novità. Invece la società che gestisce la carta di credito ha risposto al signor Perkins che l’unico modo per farsi annullare l’addebito sarebbe denunciare il figlio per frode.

Trovarsi in situazioni come questa è decisamente spiacevole e per molte economie domestiche addebiti di questo genere possono essere un problema molto serio. Meglio evitare, quindi, usando alcune precauzioni:

– usare i controlli parentali presenti sulle console di gioco;
– non affidare a minori carte di credito con limiti di spesa così elevati;
– attivare un avviso via SMS o mail per ogni transazione della carta di credito superiore a un certo ammontare;
– usare carte di credito prepagate, oppure le carte prepagate del produttore della console;
– imparare a gestire gli account di gioco, come descritto da Microsoft qui e qui.

Soprattutto è importante ricordare chiaramente ai minori (e probabilmente non solo a loro) che quando un videogioco parla di soldi o gemme o gioielli, molto spesso si tratta di oggetti virtuali che però si pagano in denaro molto reale.


Fonti: CBC, Inquisitr.

Videochicche spaziali: Saturno e ISS, Soyuz in time-lapse, ping pong acquatico sulla Stazione, test di SpaceX

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/01/27 13:30.

Aggiornamento (2016/01/24): ho rimosso il video di Julian Wessel che mostrava un passaggio della Stazione Spaziale Internazionale davanti a Saturno (JWAstronomy) perché è quasi sicuramente un falso, secondo le analisi tecniche.

Aggiornamento (2016/01/25): L’autore del video della Stazione ha ammesso la falsificazione, ma non prima che il video diventasse per qualche giorno la Astronomy Picture of the Day (APOD) della NASA nonostante le documentate analisi e proteste dei massimi esperti del settore. La APOD è stata rimpiazzata oggi.
 
Aggiornamento (2016/01/27): Phil Plait ha un’ottima analisi della vicenda e un vero video du un transito della ISS davanti a Saturno.


Un video in time-lapse a 4K del decollo della Soyuz che ha portato nello spazio il primo astronauta britannico, Tim Peake.



Nello spazio si può giocare a ping-pong con una pallina fatta d’acqua: basta avere delle racchette super-idrorepellenti, come dimostra Scott Kelly in questo video in 4K.



Intanto SpaceX sta collaudando la propria capsula per equipaggi, che sarà dotata di razzi di frenata e di atterraggio. Qui la vedete in un breve test di volo librato, sostenuta soltanto dalla spinta dei motori.



Questi stessi motori serviranno anche come propulsori d'emergenza per catapultare la capsula e l’equipaggio in caso di problemi gravi sulla rampa di lancio e poco dopo il decollo, portandola da 0 a 160 km/h in 1,2 secondi e raggiungendo una velocità massima di 555 km/h, con i risultati visibili in questi video di un pad abort test effettuato a maggio 2015.


2016/01/20

Allerta in Svizzera per false mail della polizia federale

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/01/21 21:55.

Se ricevete una mail come quella qui accanto, apparentemente proveniente dalla Polizia Federale svizzera, come sta succedendo da qualche giorno a molti utenti che hanno un indirizzo di e-mail .ch, cestinatela senza cliccare sui suoi link: è una trappola.

Anche se il suo testo in tedesco parla di un procedimento legale al quale bisogna replicare entro quindici giorni, si tratta infatti di una messinscena architettata da truffatori: la polizia non c’entra nulla (lo si nota dall’indirizzo del mittente, che non è delle autorità svizzere) e anzi ha messo in guardia gli utenti attraverso i media.

Chi la cestina senza cliccare sui suoi link non dovrebbe correre rischi: chi invece cade nella trappola e clicca sui link viene portato, secondo quanto riferisce la Polizia Cantonale, a una pagina Web nella quale, se si immette il numero di riferimento riportato nel messaggio “si scarica, molto probabilmente, un programma malevolo”.

Nel campione che ho esaminato io, i link portavano a un sito russo (lider07.ru) che al momento in cui scrivo effettua un redirect alla pagina di login di Google che non sembra particolarmente ostile (non è una finta pagina di login, fra l’altro). Può darsi che il redirect sia stato impostato da qualcuno per neutralizzare la campagna di e-mail truffaldine, o che nella pagina di login di Google ci sia del codice ostile in più: in ogni caso è meglio lasciar perdere cestinando il messaggio.

Nel frattempo ho segnalato a Netcraft il link contenuto nella mail truffaldina, per cui chi usa la barra anti-phishing di Netcraft verrà allertato se per caso clicca sui link.


Fonti: Giornale del Popolo, RSI, Tio.ch, TicinoNews.

Ci vediamo a Invorio oggi?

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

Oggi sarò a Invorio (Novara) per due incontri informatici: uno alle 11, riservato agli studenti, e uno alle 20:45, riservato agli adulti (per via dei temi trattati). Entrambi si svolgono alla Sala Curioni, in via Curioni 10.

Apple, aggiornamenti per OS X e iOS

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

Segnalo brevemente che sono usciti gli aggiornamenti Apple che portano OS X alla versione 10.11.3 (risolvendo alcuni problemi di funzionamento e di sicurezza) e iOS alla versione 9.2.1 (risolvendo anche qui varie magagne). Almeno una delle falle turate consente di prendere il controllo del dispositivo Apple semplicemente facendogli visitare un sito appositamente confezionato.

2016/01/19

Antibufala: il primo fiore cresciuto nello spazio!

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/01/21 22:00.

Moltissimi giornali e anche numerosi siti specialistici hanno annunciato pochi giorni fa che è sbocciato il “primo fiore nello spazio”: la zinnia mostrata qui accanto in una foto tweetata dall’astronauta Scott Kelly, che è a bordo della Stazione Spaziale Internazionale dove è spuntato questo fiore. Lo hanno fatto per esempio Repubblica, Corriere, Wired.it, Swissinfo, The Independent, CBS News, Engadget. Lo ha fatto persino Kelly stesso, annunciandola nel suo tweet come “First ever flower grown in space” (“Primo fiore mai cresciuto nello spazio”). L’ho fatto anch’io, fidandomi di Kelly e di altre fonti solitamente molto affidabili. Ma non è così.

NASAWatch, Science20 e CNN hanno infatti segnalato che nel 2012 l’astronauta Don Pettit fece sbocciare a bordo della Stazione un girasole nel corso di un esperimento personale, come documentato in queste foto. Pettit, fra l’altro, scriveva il proprio blog spaziale dal punto di vista delle piante di bordo, con risultati piuttosto surreali.

Ma anche il girasole di Pettit non detiene il record: infatti il Guinness dei Primati nota che nel 1982 l’equipaggio della stazione spaziale sovietica Salyut-7 fece crescere e sbocciare delle piante di Arabidopsis thaliana. Maggiori dettagli su questo vero primo fiore spaziale e sugli esperimenti di Don Pettit sono in questi vari articoli scientifici. Purtroppo sembra che non ci siano foto di quei primi fiori di Arabidopsis.

La zinnia sbocciata pochi giorni fa è quindi il primo esperimento formale di crescita di un fiore a bordo della Stazione, avvenuto nell’ambito della ricerca sul comportamento dei vegetali in assenza di peso (programma Veggie), ma non è affatto il primo fiore sbocciato nello spazio: i russi si aggiudicano anche questo delicato primato spaziale e lo fanno con ben 34 anni di vantaggio.

Foto ISS046E009646. Fonte: NASA Johnson su Flickr.


Fonti aggiuntive: NASA.

2016/01/17

SpaceX, lancio di satellite riuscito ma test di atterraggio fallito per un soffio

Credit: NASA/Bill Ingalls
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Pubblicazione iniziale: 2016/01/17 22:35. Ultimo aggiornamento: 2016/01/18 10:55.

Oggi SpaceX ha messo in orbita correttamente il satellite oceanografico Jason 3; il primo stadio lanciatore Falcon 9, partito dalla base di Vandenberg, in California, ha inoltre tentato un rientro controllato sperimentale, con l’intento di atterrare su una chiatta nell’Oceano Pacifico, ma le cose sono andate male: secondo quanto ha tweetato inizialmente SpaceX, l’atterraggio è stato centrato ma l’impatto è stato troppo duro e ha rotto una delle zampe.

Successivamente un tweet di Elon Musk ha dichiarato invece che la velocità di atterraggio era buona ma uno dei sistemi che bloccano le zampe in posizione estesa non si è innestato correttamente e quindi il razzo si è coricato dopo l’atterraggio, presumibilmente distruggendosi. Un altro tweet di SpaceX ha poi precisato che l’atterraggio è stato morbido, a 1,3 metri dal centro della chiatta, ma la zampa numero 3 non si è bloccata.

La diretta streaming dalla chiatta si è interrotta prima dell’arrivo del veicolo spaziale e le immagini dell’atterraggio presumibilmente registrate a bordo non sono ancora state rese disponibili: le segnalerò qui non appena verranno rese pubbliche.


2016/01/17 22:55


Ecco la prima immagine divulgata da Elon Musk, che ha tweetato: “almeno stavolta i pezzi erano più grossi! Non sarà l’ultimo Disassemblaggio Rapido Non Programmato, ma sono ottimista per il prossimo atterraggio su chiatta”.


In alcuni tweet pubblicati poco dopo l’atterraggio, Musk ha inoltre spiegato alcuni dettagli tecnici: la maggiore difficoltà di un atterraggio su chiatta, che è paragonabile a un appontaggio su portaerei, dove il bersaglio ha un’area molto più piccola e sta traslando e ruotando; gli atterraggi su chiatta sono necessari per le missioni che richiedono una velocità elevata, non per una questione di flessibilità o di risparmio sui costi del propellente, perché non è fisicamente possibile tornare al sito di lancio se la velocità alla separazione degli stadi è maggiore di circa 6000 km/h e una chiatta consente di non dover eliminare la velocità laterale e quindi la separazione degli stadi può avvenire fino a 9000 km/h.


2016/01/18 3:20


SpaceX ha tweetato un’altra immagine dell’atterraggio.



2016/01/18 10:55


È stato pubblicato un breve video dell’acchiattaggio.


Elon Musk ha scritto su Instagram che la causa del mancato blocco di una delle zampe in posizione estratta potrebbe essere l’accumulo di ghiaccio condensatosi dalla nebbia fitta presente al decollo. Comunque sia, SpaceX ha dimostrato ancora una volta di essere in grado di centrare con precisione il punto di atterraggio (che è la cosa fondamentale in termini di sicurezza) e di atterrare in modo morbido; stavolta c'è mancato davvero poco. Fra l’altro, dal punto di vista ecologico è andata benissimo, visto che con questo sistema c’è un razzo in meno in fondo all’oceano.

Complotti veri: il disastro sfiorato e taciuto della Soyuz 5

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/01/23 19:00.

Si parla tanto di fantasiosi e improbabili complotti americani per simulare lo sbarco sulla Luna, ma ci si dimentica spesso dei veri complotti: quelli per insabbiare i fallimenti e i dettagli imbarazzanti delle missioni spaziali, specialmente (ma non solo) da parte russa. Questa è la storia di uno di questi complotti reali, tratta dal mio e-book Almanacco dello Spazio, di cui ho pubblicato stamattina un aggiornamento scaricabile gratuitamente.


Il 16 gennaio 1969, con la gara sovietica e americana per raggiungere la Luna nel massimo fermento, l’Unione Sovietica mette a segno una missione congiunta spettacolare. Nei giorni precedenti ha lanciato in orbita intorno alla Terra due veicoli con equipaggio, la Soyuz 4 (con a bordo un solo cosmonauta, Vladimir Shatalov) e la Soyuz 5 (che trasporta Boris Volynov, Aleksei Yeliseyev e Yevgeny Khrunov), e ora la Soyuz 4 attracca alla Soyuz 5 con una manovra inizialmente automatica e successivamente manuale.

Credit: Gianluca Atti
I due veicoli spaziali vengono interconnessi con alimentazione, comunicazioni e comandi e formano per quattro ore e mezza quello che la stampa sovietica definisce un po’ iperbolicamente “la prima stazione cosmica sperimentale al mondo”. Come vedete dall’immagine qui accanto, anche la stampa italiana (perlomeno quella comunista) non si discosta molto da questa descrizione epica, anche perché non ci sono altre fonti d’informazione a parte quelle sovietiche, controllatissime e censuratissime.

Retorica a parte, è comunque il primo attracco fra due veicoli spaziali entrambi dotati di equipaggio nella storia dell’astronautica. C’erano stati attracchi precedenti, ma soltanto fra veicoli senza equipaggio oppure fra uno con equipaggio e uno senza.

Dopo l’attracco, due dei cosmonauti della Soyuz 5, Yevgeny Khrunov e Alexei Yeliseyev, si trasferiscono alla Soyuz 4 effettuando una passeggiata spaziale, che viene registrata dalle telecamere di bordo: è il primo trasferimento extraveicolare di un equipaggio da un veicolo spaziale a un altro. Un altro primato, insomma, conquistato dai russi. Queste manovre servono a collaudare le tecniche di attracco e trasbordo che verranno usate per lo sbarco sulla Luna che i sovietici, in gran segreto, stanno tentando di realizzare.

La Soyuz 4 rientra a terra senza problemi il 17 gennaio con Shatalov, Khrunov e Yeliseyev (immagine qui accanto, tratta da Spacefacts). La Soyuz 5 resta in orbita fino al giorno successivo, pilotata dal trentaquattrenne Boris Volynov.

Fin qui tutto bene, insomma. Ma al momento del rientro della Soyuz 5 succede di tutto.

Il modulo di servizio, che sta sul retro del veicolo di Volynov, non si sgancia correttamente dalla capsula di rientro dopo l’inizio della manovra di discesa. Rimane attaccato alla capsula, e siccome è la parte del veicolo che offre la maggiore resistenza aerodinamica si dispone spontaneamente dietro, mettendo la capsula e Boris Volynov davanti. Il problema è che questo assetto è il contrario di quello necessario per sopravvivere al rientro, perché la Soyuz a questo punto ha lo scudo termico dietro anziché davanti.

Il calore del rientro agisce quindi sulla parte meno protetta della capsula: Volynov, invece di essere schiacciato contro il proprio sedile dalla decelerazione, viene spinto in senso contrario, contro le cinture di sicurezza che lo trattengono, e assiste impotente alla progressiva combustione delle guarnizioni del portello, che riempiono di fumo la capsula. Il cosmonauta, oltretutto, non ha una tuta pressurizzata che lo protegga.

I tecnici al Controllo Missione russo, informati via radio da Volynov della situazione, hanno già capito che non c’è nulla da fare e uno di loro si toglie il cappello, vi mette dentro tre rubli e lo passa agli altri per iniziare la colletta per l’imminente vedova.

Fortunatamente il calore esterno fonde i collegamenti fra il modulo di servizio e la capsula di rientro poco prima che ceda il portello e quindi il modulo di servizio si sgancia violentemente, permettendo alla capsula di riprendere il proprio assetto normale: il suo scudo termico, finalmente in posizione corretta, assorbe il calore prodotto dall’attraversamento dell’atmosfera e la capsula decelera, ma lo fa brutalmente, sottoponendo Volynov a ben 9 g, perché i razzi di manovra, che normalmente dovrebbero ridurre la decelerazione imponendo un assetto che genera portanza e quindi produce una planata, non funzionano: il loro propellente è stato esaurito dal computer di bordo nel vano tentativo di orientare correttamente la capsula mentre era ancora vincolata al modulo di servizio.

Boris Volynov
Non è finita: i cavi del paracadute della capsula si ingarbugliano parzialmente e i razzi che servono per la frenata finale sono danneggiati dal rientro e non funzionano, per cui l’impatto con il suolo è durissimo, anche se la neve lo smorza lievemente: Volynov viene sbalzato dal proprio sedile e si spezza alcuni denti. Oltretutto la capsula è atterrata nei monti Urali, a centinaia di chilometri dal punto previsto in Kazakistan, per cui i soccorsi non possono arrivare prontamente. Fuori la temperatura è -38°C e nella capsula non c’è riscaldamento, ma Volynov viene raggiunto dai soccorritori circa un’ora dopo il suo fortunoso atterraggio. Il disastro sfiorato verrà tenuto segreto dalle autorità sovietiche fino al 1997.

Le peripezie di Volynov non sono ancora finite: pochi giorni dopo, il 22 gennaio, sarà coinvolto in un attentato al premier sovietico Brezhnev. Ma questa è un’altra storia, che trovate nell’Almanacco dello Spazio.


2016/01/17 19:00. Dai commenti sono emerse versioni contraddittorie sulle fasi finali della disavventura di Volynov, in particolare sulla sua permanenza o meno nella capsula dopo l’atterraggio. Io qui ho pubblicato inizialmente quella presentata dalle fonti più affidabili, ma datemi un po’ di tempo per fare ulteriori controlli incrociati e riepilogare le varie fonti.


2016/01/20 00:05. Sto raccogliendo altri dati; intanto ho corretto la parte finale per tenere conto delle due versioni degli eventi.


2016/01/23 19:00. Ho riscritto la parte finale dell’articolo per tenere conto delle nuove informazioni e in particolare della rettifica pubblicata da James Oberg e delle dichiarazioni più recenti di Volynov. Ho anche corretto l’Almanacco dello Spazio. Tutte le fonti e i dettagli del mio approfondimento sono qui su Complotti Lunari. Un grazie speciale a Giovanni Pracanica per l’abile caccia alle informazioni che mi hanno permesso di correggere il finale della disavventura di Volynov.