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2015/07/14

Flash vecchio bloccato automaticamente in Firefox e Chrome; aggiornatelo

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento ore 16:55.

Se vi trovate con Flash bloccato anche se avete quella che vi sembra essere la versione più recente, è perché la vostra versione (la 18.0.0.203) è stata bloccata automaticamente in Firefox poche ore fa.

Aggiornamento (12:00): sul sito di Adobe è disponibile ora la versione 18.0.0.209 di Flash per i principali sistemi operativi.

Aggiornamento (16:55): La versione 209 è scaricabile anche da questa pagina di Adobe

Se le vostre impostazioni di aggiornamento automatico non hanno ancora reagito, occorre forzarli manualmente scaricando e installando l'aggiornamento. Un fenomeno analogo si sta verificando, stando alle segnalazioni di molti utenti, anche in Google Chrome, che prossimamente introdurrà il “blocco intelligente” degli elementi Flash.

Il primo tipo di blocco è dovuto alle vulnerabilità rivelate dalla fuga di dati da HackingTeam e insieme al secondo è una mazzata per gli inserzionisti pubblicitari che insistono a usare Flash per inserire le pubblicità nei siti e per tutti quelli che hanno costruito siti-vetrina in Flash.

Adobe dice che si sta adoperando per turare le falle del proprio prodotto e che oggi dovrebbe essere pronto un aggiornamento che elimina le vulnerabilità CVE-2015-5122 e 5123, ma dopo oltre una dozzina di aggiornamenti soltanto quest'anno si moltiplicano gli inviti ad abbandonare definitivamente questa tecnologia, sfruttatissima dai criminali informatici anche grazie alla sua onnipresenza.

Già lo aveva fatto Steve Jobs nel 2010; ora uno di questi inviti a mollare Flash viene da Alex Stamos, capo della sicurezza di Facebook, che propone di fissare una data entro la quale tutti i browser bloccheranno Flash. Sembra che quel giorno sia arrivato con un certo anticipo o che questo sia il primo rintocco della campana a morto per questo prodotto colabrodo di Adobe.


Fonti aggiuntive: Ars Technica.

2015/07/13

Il Corriere non sa distinguere Spider-Man da Superman: neanche con una fotografia davanti al naso

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/07/14 9:00.


Link (tramite Donotlink per non far salire di rango il link del Corriere).
Grazie a Leo Ortolani e al Bar del Fumetto per la segnalazione, che risale alle 20:10 di oggi.


Aggiornamento: Sono le 9:00 del 14 luglio e lo strafalcione è ancora in bella mostra. Un'occhiatina a Wikipedia no, eh?

Allora, Plutone è un pianeta o no? Parliamone con nuove immagini

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Ultimo aggiornamento: 2015/07/13 16:40.

Credit: NASA/JHUAPL/SWRI

Un'altra immagine di Plutone è stata pubblicata poco fa dalla NASA. È stata scattata l'11 luglio (fonte).

Qui sotto, invece, c'è una bella foto del suo satellite principale, Caronte, scattata lo stesso giorno (fonte):

Credit: NASA/JHUAPL/SWRI

In entrambi i mondi si vedono dettagli geologici: probabili crateri d'impatto (quello su Caronte, visibile in basso, misura circa 95 chilometri di diametro), avvallamenti e canyon.

Il passaggio della sonda New Horizons nel sistema plutoniano ha riacceso la discussione: ma perché Plutone non è più un pianeta e basta, e invece è classificato come un pianeta nano?

L'astronomo Neil DeGrasse Tyson ha riassunto ieri su Twitter alcuni concetti che spiegano il “declassamento” di Plutone avvenuto in via ufficiale nel 2006: la sua orbita irregolare, tanto che nel 1979 Plutone attraversò l'orbita di Nettuno e per vent'anni fu l'ottavo “pianeta” del sistema solare; le sue dimensioni minuscole (la Luna ha cinque volte più massa di Plutone; le lune Ganimede, Titano, Callisto, Europa e Io sono tutte più grandi di Plutone); quelle esagerate di Caronte, il satellite primario di Plutone, che è talmente grande che il centro di massa del sistema Plutone-Caronte non è all'interno di Plutone ma è nello spazio fra i due; e il fatto che gli unici oggetti del sistema solare le cui orbite intersecano quelle dei pianeti sono gli asteroidi, le comete e.... Plutone.

Insomma, questo mondo ha poco in comune con gli altri pianeti ed è più simile a corpi come Cerere. Ma allora perché fu definito un pianeta? In questo giocò molto il fatto che quando fu scoperto, nel 1930, si presumeva che fosse grande come la Terra. Soltanto nel corso dei decenni successivi le misurazioni più precise hanno permesso di conoscerne le reali e minuscole dimensioni,* ma a quel punto il danno era fatto e Plutone si era fissato nella cultura (specialmente quella statunitense, grazie anche a Disney, che chiamò appunto Pluto il famoso cane).

Ci si può accapigliare sulla definizione esatta di pianeta, ma alla fine la posizione più pratica è quella espressa dalla NASA: le etichette non interessano e quello che conta è che Plutone è un corpo celeste che decisamente merita di essere studiato.


*Aggiornamento: i dati da New Horizons fissano il diametro di Plutone a 2370 km, con un margine d'errore di 20 km, ossia poco più di Eris (2336 km con un margine d'errore di 12 km). Se considerate Plutone un pianeta, allora non dovrebbe esserlo anche Eris?

2015/07/12

Due nuove falle Flash emergono dai dati di HackingTeam; meglio disabilitare Flash in attesa di correzioni

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La diffusione dei dati sottratti a HackingTeam ha permesso di far emergere altre due falle di sicurezza in Adobe Flash che consentono a un aggressore di prendere il controllo del computer del bersaglio semplicemente facendogli visitare un link (una delle tecniche predilette di HackingTeam).

Queste due nuove falle non hanno per ora un aggiornamento correttivo e sono distinte da quella già corretta.

Adobe sta correndo per creare e distribuire l'aggiornamento che corregga queste falle, ma intanto i criminali informatici stanno già sfruttando almeno una di esse, per cui è altamente consigliabile disinstallare, disattivare o perlomeno bloccare l'esecuzione automatica di Flash. Fra l'altro, probabilmente non ne sentirete molto la mancanza; anzi, noterete che molti siti si caricheranno più velocemente perché i contenuti Flash (tipicamente pubblicità) non vengono letti.

Le falle Flash sono etichettate CVE-2015-5122 e -5123 e sono presenti nelle versioni Windows, Linux e OS X del plugin di Adobe. L'azienda che gestisce Flash ha detto che queste nuove falle verranno corrette la prossima settimana. Fino a quel momento, usate più prudenza del solito, anche sui siti di buona reputazione, perché molti attacchi provengono dalle pubblicità Flash, che non sono gestite dai siti stessi ma sono inserite da reti pubblicitarie separate, che vengono prese di mira dai criminali informatici.

Come consueto, le istruzioni per bloccare l'esecuzione automatica di Flash sono qui.

Antibufala: rischio di “mini era glaciale” nel 2030 per colpa del Sole!

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Ultimo aggiornamento: 2015/07/17.

La Rai ha pubblicato una notizia secondo la quale “gli scienziati” metterebbero in guardia sul “rischio che il sole vada (di nuovo) dormire”. La fonte è “uno studio riportato dall'istituto britannico Met Office – citato dal Daily Mail”.

Alt. Fermi tutti. La Rai che attinge al Daily Mail, nota fucina di fuffa? Già questo dovrebbe mettere una grossa ipoteca sulla credibilità della notizia (e anche sul modo in cui lavora la Rai), ma proviamo a fare quello che evidentemente alla Rai non hanno tempo o voglia di fare: andiamo alla fonte diretta.

L'articolo del Daily Mail dal quale ha pescato la Rai (il Met Office è l'ufficio meteorologico e con l'astronomia solare c'entra solo in parte) è presumibilmente questo, a giudicare dai riferimenti: cita infatti la professoressa Valentina Zharkova e il National Astronomy Meeting di Llandudno indicati dalla Rai.

Il National Astronomy Meeting si è concluso il 9 luglio scorso ed è un grande raduno di astronomi professionisti tenuto sotto l'egida della Royal Astronomical Society. Qui la Zharkova (professoressa di matematica alla Northumbria University) ha presentato uno studio, condotto insieme al professor Simon Shepherd della Bradford University, alla dottoressa Helen Popova dell'Università di Stato Lomonosov di Mosca e al dottor Sergei Zarkhov della Hull University. A giudicare dalla bibliografia della Zharkova, lo studio dovrebbe essere questo: Prediction of Solar Activity from Solar Background Magnetic Field Variations in Cycles 21-23, pubblicato sull'Astrophysical Journal nel 2014.

In sintesi, lo studio è un modello matematico predittivo dei cicli solari futuri, basato su un numero molto limitato di cicli di attività solare passata: soltanto tre, dal 1976 al 2008. Il modello propone che ci siano due “effetti dinamo” nel Sole: uno profondo e uno superficiale. Entrambi avrebbero una frequenza di circa undici anni e sarebbero sfalsate nel tempo, per cui a volte si rinforzano a vicenda e altre volte si annullano. Questo spiegherebbe le variazioni di attività solare meglio dei precedenti, ma è pur sempre un modello la cui precisione predittiva è ancora da verificare.

Il modello matematico fa infatti una previsione che ha attirato l'attenzione dei media: un calo del 60% dell'attività solare intorno al 2030. Va detto che questo calo non implica che il Sole scalderà il 60% in meno. L'espressione attività solare indica vari fenomeni solari, come il vento solare, le eruzioni e le macchie, ma non si riferisce direttamente all'irraggiamento termico della nostra stella.

Va anche detto, però, che un calo del 60% di quest'attività, secondo lo studio, sarebbe simile a quello avvenuto dal 1645 al 1715 circa, anni nei quali ci fu la cosiddetta piccola era glaciale, caratterizzata da inverni particolarmente rigidi in Europa e Nord America. Si ipotizza che ci sia un nesso fra il calo dell'attività solare e questa serie (peraltro irregolare) di inverni molto freddi, ed è anche questo che ha stuzzicato l'interesse mediatico, soprattutto in un periodo in cui si parla tanto di riscaldamento globale, con enormi interessi sociali ed economici in gioco.

Inoltre l'espressione era glaciale è ingannevole, perché fa pensare a un gelo continuo, ma in realtà le temperature estive rimasero sostanzialmente invariate. Anche il fatto, citatissimo, che il Tamigi gelò in quegli anni e poi non lo fece più fu in parte dovuto al drastico cambiamento del flusso fluviale, frenato fortemente dal vecchio London Bridge, che faceva da diga.

Fra l'altro, nota il Washington Post, la Zharkova non ha mai usato l'espressione “mini era glaciale” e il suo studio “non parla affatto di cambiamenti climatici”: queste sono estrapolazioni giornalistiche.

In altre parole, è sbagliato dire che “gli scienziati” prevedono una nuova piccola era glaciale: la previsione è fatta da quattro ricercatori e non rappresenta affatto l'opinione professionale della maggioranza degli esperti come invece suggerisce l'uso dell'espressione “gli scienziati”. Inoltre lo studio è un modello matematico ancora da verificare, basato su ipotesi a loro volta basate su ipotesi, e il nesso con gli inverni freddi è un po' fragile. Per la scienza, prima di dire che sicuramente nel 2030 ci sarà una “mini era glaciale” ci vuole ben altro; ma per un giornalista in cerca di notizie ad effetto tutto questo basta e avanza.


Fonti aggiuntive: Royal Astronomical Society, Snopes, Bufale un tanto al chilo, Astronomy Now.

Un ultimo sguardo a Plutone prima dell’incontro ravvicinato; evento al Planetarium Alto Adige

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Ultimo aggiornamento: 2015/07/12 15:15.

Credit: NASA/JHUAPL/SWRI

Le immagini di Plutone e della sua luna principale, Caronte, si fanno sempre più dettagliate. Dopo nove anni di attesa, nel giro di pochi giorni la sonda New Horizons sta trasformando quello che era un groviglio confuso di pixel in un mondo con una propria geografia affascinante.

L'immagine qui sopra e quella qui sotto sono state scattate ieri (11 luglio 2015) a circa quattro milioni di chilometri da Plutone.

Credit: NASA/JHUAPL/SWRI

Le chiazze scure su Plutone sono distribuite con una sorprendente regolarità lungo la sua fascia equatoriale e misurano circa 500 chilometri di larghezza. Si trovano tutte sulla faccia di Plutone rivolta permanentemente verso Caronte. Per ora non si sa se sono pianure, altipiani o semplicemente variazioni di colore di una superficie completamente liscia: lo scopriremo dai dati che la sonda ha memorizzato e che trasmetterà lentamente dopo questi giorni frenetici di attraversamento rapido del sistema plutoniano a cinquantamila chilometri l'ora.

Fissate bene queste immagini: sono le migliori che avremo di questa faccia di Plutone per i prossimi decenni. Infatti a causa della traiettoria e delle manovre della sonda non sono possibili altre immagini di questa faccia e non sono previste nuove missioni verso questo gelido mondo lontano cinque miliardi di chilometri. L'altra faccia di Plutone, invece, verrà fotografata in dettaglio molto maggiore.

C'è anche un'altra immagine, scattata il 9 luglio scorso da 5,4 milioni di chilometri di distanza da Plutone, che mostra una porzione diversa della superficie, che probabilmente rivedremo in dettaglio prossimamente.

Credit: NASA/JHUAPL/SWRI

E poi c'è questa foto, che mostra la reazione istintiva, di puro geekgasmo, di alcuni membri dell'equipe scientifica di New Horizons di fronte a queste immagini presso il Johns Hopkins Applied Physics Lab: da sinistra, Cathy Olkin, Jason Cook, Alan Stern, Will Grundy, Casey Lisse e Carly Howett. Quest'immagine riassume perfettamente cosa significa per chi fa scienza assistere o partecipare a una nuova scoperta: un piacere incontenibile che ti accompagna per tutta la vita.

Credit: Michael Soluri

Potete seguire l'evolversi della missione usando questi link e anche l'app Eyes on Pluto della NASA, basato sui dati reali della traiettoria.

Martedì 14 luglio dalle 13 alle 15 il bellissimo Planetarium di San Valentino in Campo (dove sarò il 22 agosto per una conferenza) organizza all'interno della propria cupola un viaggio virtuale e in tempo reale, con precisione al secondo, che seguirà l'avvicinamento della sonda New Horizons a Plutone. Cito: “Il planetario diventerà in tutto e per tutto identico alla sala di controllo della Nasa. Nel corso della diretta esperti e astrofisici racconteranno cosa sta facendo New Horizons a 5 miliardi di chilometri di distanza e risponderanno alle domande del pubblico presente in dieci planetari nel mondo, tra cui appunto quello di San Valentino in Campo. Infine per celebrare questo momento importante dell'esplorazione planetaria saranno organizzati due spettacoli dedicati a Plutone: in lingua italiana alle 17 e in lingua tedesca alle 16. La prenotazione è obbligatoria: direttamente sul sito internet, via E-Mail (info@planetarium.bz.it) o chiamando al numero 0471 610020. La lingua usata nella diretta sarà l'inglese, con traduzione simultanea del personale del planetario. Il viaggio virtuale durerà 120 minuti, mentre lo spettacolo circa 40 minuti.”


Fonti: NASA, NASA, Spaceflightnow.

2015/07/11

Il malware di HackingTeam che ora sarebbe una “minaccia importante” per tutti? È riconosciuto persino dagli antivirus gratuiti

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Ultimo aggiornamento: 2015/07/11 19:45.

Avete letto il catastrofico comunicato stampa di HackingTeam? Quello che dice che “esiste una minaccia importante perché dei criminali informatici hanno postato su Internet il software proprietario di Hacking Team” e che ora “terroristi, estorsori e altri possono installare a piacimento questa tecnologia”?

È lo stesso comunicato che dice “Prima dell'attacco, HackingTeam era in grado di controllare chi aveva accesso a questa tecnologia”. Certo, abbiamo visto come eravate in grado. Così in grado che non solo le vostre mail di lavoro e quelle dei vostri clienti, ma persino i codici sorgente del vostro malware sono ora spiattellati su mezza Internet.

Qualcuno vuol dare a intendere che è tutta colpa dei brutti cattivi che hanno trafugato e messo in giro il malware di HackingTeam. Non è colpa di chi invece stava giocando col fuoco e se l'è fatto sfuggire di mano perché non ha saputo prendere precauzioni adeguate al compito delicatissimo che gli era stato affidato.

Adesso, stando al comunicato di HackingTeam, il mondo intero sarebbe in pericolo. Balle. Persino il mio antivirus gratuito (Sophos per Mac) riconosce il malware di HackingTeam, e lo fa dal 6 luglio scorso, il giorno stesso della fuga dei dati:



Anche i prodotti di Kaspersky riconoscono le backdoor DaVinci/RCS di HackingTeam su PC Windows, su Mac e sui dispositivi Android, come descritto in questo articolo tecnico di giugno 2014 (grazie a Tommaso.M* per la segnalazione). E lo fanno già da tempo, da ancora prima che ci fosse la fuga di dati, anche i prodotti di F-Secure, mi dice Mikko Hypponen.

Gli altri produttori di antivirus non sono certo rimasti con le mani in mano: guardate quanti riconoscono il malware per Flash di HackingTeeam secondo Virustotal.



Quindi niente panico, gente. Se c'è qualcuno che deve avere un attimo di panico è semmai tutta la clientela di HackingTeam che ha sborsato (o fatto sborsare ai governi) centinaia di migliaia di euro per un malware che ora è del tutto inutilizzabile perché viene fermato dai comuni antivirus.

2015/07/10

Podcast del Disinformatico del 2015/07/10

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

A cosa serve realmente la rimozione sicura dei dispositivi?

È una di quelle domande che tutti si pongono mentalmente ma che molti non osano formulare pubblicamente per paura di fare brutta figura: ma la manfrina della rimozione sicura delle chiavette USB e dei dischi rigidi esterni è davvero necessaria?

Capita spesso, infatti, di rimuovere fisicamente di fretta uno di questi dispositivi dal computer senza passare dall'icona di rimozione sicura, eppure non succede nulla di male. Allora come stanno le cose?

La rimozione sicura è una compagna degli informatici sin dalla preistoria dei computer. Per tradizione, i sistemi operativi gestiscono i dispositivi di memoria di massa (all'epoca principalmente dischi e dischetti) presumendo che non spariscano di botto mentre è in corso una lettura o scrittura di dati su di essi. Ai vecchi tempi c'era addirittura un sensore meccanico che rilevava la presenza del disco o dischetto e alcuni computer, per esempio i Mac, bloccavano meccanicamente la rimozione del disco se non veniva dato un apposito comando.

Ma i dischi e le chiavette USB di oggi non hanno nessun meccanismo di blocco e l'utente può quindi toglierli da sotto il naso del sistema operativo. Che succede in questo caso? Se è in corso una scrittura o una lettura, ovviamente non verrà completata. A questo punto dipende da quanto è furbo il sistema operativo o il programma che stava leggendo o scrivendo: a volte va tutto bene, ma a volte si perdono dati in modo irrecuperabile.

Sembrerebbe abbastanza facile capire quando è in corso una lettura o scrittura, ma c'è il problema che molti sistemi operativi fanno di norma scrittura differita per migliorare le prestazioni, per cui quando si dà il comando di salvare un file molto grande, per esempio, in realtà il salvataggio viene scritto su disco più tardi, un po' per volta. Inoltre è sempre più diffusa la prassi di indicizzare (catalogare) il contenuto del disco rimovibile, approfittando dei tempi morti del computer e dell'utente per scrivere su di esso dei dati di gestione, per cui può capitare che sia in corso una scrittura anche se l'utente non sta facendo nulla.

La rimozione sicura dice al computer di finire tutte le operazioni di scrittura in corso, senza differirle, e avvisa tutte le applicazioni del fatto che il disco sta per essere rimosso e che quindi devono concludere le proprie attività sul quel supporto.

Il risultato di tutto questo è che se state soltanto leggendo file probabilmente potete fare a meno della rimozione sicura, mentre se state scrivendo su un dispositivo esterno non è il caso di rischiare e conviene passare da questa procedura, tenendo d'occhio la spia luminosa del dispositivo che indica tramite lampeggiamento che è ancora in corso dell'attività di scrittura o lettura.


Fonti:  Microsoft, Il Software.

Facebook è cambiato. Riuscite a notare la differenza?

Quand'è stata l'ultima volta che avete visto la schermata iniziale di Facebook? È passato tanto tempo perché non vi scollegate mai o usate l'app sul telefonino? Provate a guardarla. Notate niente di diverso?

Niente da fare? Eppure la differenza c'è. Facebook ha cambiato logo. Guardate in particolare la A, che ora è tonda invece di essere quella “a due piani” che c'era prima. E le lettere sono più arrotondate e spaziate.

Si tratta di un restyling per svecchiare uno dei loghi più visti al mondo, rimasto invariato dal 2005, e ottimizzarlo per l'uso sui dispositivi mobili da parte del miliardo e mezzo di utenti di questo social network, secondo quanto scrive il Wall Street Journal. Ma se non ve l'avessi fatto notare, ve ne sareste accorti? Di queste piccole grandi differenze, però, vive il marketing.

Prima che corriate a far vedere agli amici quanto siete osservatori, c'è un altro cambiamento sottile ma forse più importante da notare: l'icona delle richieste di amicizia non mette più l'uomo davanti, ma la donna, ed entrambe le silhouette sono state ridisegnate: ora la donna è grande quanto l'uomo.

Lo si nota soprattutto nella versione per dispositivi mobili; in quella per computer c'è ancora un misto di icone vecchie e nuove. La comunicazione dell'uguaglianza passa anche da queste piccole cose.


Fonti aggiuntive: Business Insider, Gizmodo.