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Rapinatore catturato: Facebook l’ha suggerito alla vittima come amico

Molti utenti si lamentano della funzione di Facebook che propone nuovi amici: spesso suggerisce persone che non c'entrano nulla con la loro cerchia di conoscenze oppure persone che avevano disperatamente cercato di eliminare dalla propria vita. Ma c'è sicuramente un utente che non ha di che lamentarsi: è la vittima di un criminale a Birmingham, nel Regno Unito. Il malvivente aveva rubato l'auto alla vittima minacciandola con un coltello.

Potete immaginare la sopresa della vittima quando Facebook ha mostrato, fra le persone che poteva conoscere, il volto del malvivente, che è stato identificato e arrestato: si tratta di un ventunenne che si era macchiato di altri reati gravi e ora è stato condannato a 17 anni di carcere, come riferisce la BBC. Gli inquirenti dicono che le informazioni fornite dal social network sono state cruciali per le indagini.

Come è possibile un caso del genere? Facebook incrocia varie fonti di dati: gli amici in comune, l'attività lavorativa, le scuole frequentate e i contatti di mail importati. L'ipotesi più credibile, per ora, è che Facebook abbia proposto il ladro come possibile amico della vittima sulla base dei luoghi frequentati da entrambi. Cosa spinga un criminale ad avere un profilo Facebook nel quale riversa i propri dati personali, compresa la geolocalizzazione e l'indirizzo, è meglio non chiederselo.
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Commenti
Commenti (15)
"Cosa spinga un criminale ad avere un profilo Facebook..."
Non è che uno faccia il delinquente a tempo pieno. Probabilmente 'sto tizio ha una vita grossomodo normale, a parte i momenti in cui si mette a rapinare o compiere queste o altre belle imprese.
Negli altri momenti è un ragazzo (ragazzaccio?) come gli altri, frequenta posti, vede gente, si cerca una ragazza, posta selfie sui social network...
è possibile che sia successo l'inverso: il delinquente potrebbe aver effettuato ricerche per pianificare l'aggressione ed il suo interessamento agli spostamenti della vittima e le coincidenze han fatto sovrapporre gli interessi dei due protagonisti.

Forse non sapeva che non connettersi a facebook durante le sessioni di documentazione non significa che facebook non sappia che siti stai visitando.
Nonostante il ritratto fatto dalle fiction, il criminale comune medio normalmente è abbastanza stupido o mentalmente disturbato. Se fosse intelligente, utilizzerebbe le sue risorse per guadagnarsi da vivere in maniera onesta, non perché sia "giusto", semplicemente perché è meno rischioso che rischiare di essere arrestato, pestato o ammazzato per (nella maggior parte dei casi) quattro soldi.
Io direi che è su facebook proprio per quello.... a caccia di informazioni utili, foto della casa, abitudini, eventi...
Io sono convinto che Facebook tenga traccia delle visite al mio profilo e poi me le proponga come possibili amicizie (e l'ipotesi che il malvivente abbia visitato la pagina della vittima mi sembra piuttosto verosimile).
Per un teppista facebook è importantissimo.
Ad un integrato può capitare che qualcuno mugugni perchè quando gli dici che non hai un profilo facebook, pensa che ti fai i bunga-bunga solo per il piacere di non invitarlo, ma è un fastidio irrisorio.
Allo stesso modo, l'integrato ha più argomenti di conversazione se segue qualche sport, ma non è obbligatorio.

Per il teppista, che in generale considera gli amici un tesoro inestimabile e condanna fortissimamente il tradimento, la reputazione è estremamente importante, qualunque sia il ruolo che ricopre nel suo ambiente.

Ia vita del teppista dipende dalla reputazione, se la ghenga ha facebook, lui deve iscriversi.
Recentemente Facebook mi ha suggerito che potrei conoscere la mia padrona di casa, donna che non vedo dal giorno della stipula del contratto e che sento saltuariamente al telefono se le arriva posta od altro. Evidentemente lei mi ha cercato su Facebook ed ora lui sa che ci conosciamo. Lo stesso deve essere accaduto tra ladro e vittima.
Il fatto che il furto sia avvenuto in presenza del proprietario, con tanto di minaccia fisica nei suoi confronti, fa pensare che il crimine avesse ben poco di pianificato. Non avrebbe alcun senso che un ladro si metta a spiare per giorni la sua potenziale vittima su FB (al punto che il social averbbe iniziato a tracciarlo), per poi aggredirlo in quel modo così plateale: non solo aumenta il rischio che la rapina possa finire male, ma, in caso di arresto, verrebbe accusato di altri reati molto più gravi, come aggressione e tentato omicidio.
Insomma, se vogliamo immaginare un ladro che per giorni studia i movimenti della sua vittima per rendere più sicuro il colpo, saremmo davanti a un caso di "criminale pasticcione" se poi questo furto si riduce a lui che aggredisce il proprietario con coltello alla mano: tanto valeva appostarsi nel parcheggio, senza dover perdere tempo su FB, e scegliere al volo la potenziale vittima.

Semmai è più probabile che il malvivente, dopo il furto, abbia iniziato a tenere d'occhio il profilo della vittima, per capire se era stato identificato o se c'erano stati testimoni. A quel punto FB potrebbe avere iniziato a tener conto delle interazioni tra i due profili.

PS. Non ho problemi ad ammetterlo:oltre al mio profilo FB reale, ne ho anche uno fake, da usare per esperimenti vari o per commentare in pagine in cui preferisco non espormi personalmente (es. pagine dove si parla di attualità o di politica). Trattasi di profilo blindato, privo di foto, post e amici. Eppure, dopo un po' di tempo, FB ha iniziato a suggerirmi come amicizie le stesse persone che mi sono amiche nel profilo reale. Capisco che in quel caso l'IP possa avere una sua influenza, ma non dovrebbero semplicemente essere persone della mia zona? Come è possibile che FB vada a beccare proprio le stesse amicizie?
" il criminale comune medio normalmente è abbastanza stupido o mentalmente disturbato. Se fosse intelligente, utilizzerebbe le sue risorse per guadagnarsi da vivere in maniera onesta, non perché sia "giusto", semplicemente perché è meno rischioso"

Se togli il "giusto" e lasci solo il "più (o meno) rischioso", potresti scoprire che certi sistemi non legali di arricchirsi (e anche parecchio) sono molto meno rischiosi di lavori perfettamente normali che, solo per sopravvivere, dovresti fare per più di 40 anni.

Anche "giusto" e "sbagliato" hanno il loro peso quando si vive in una società.
@Filippo, hai colto nel segno: ladri e rapinatori vanno sul profilo fakebook della vittima per conoscere i suoi spostamenti, peccato che poi il sito suggerisca come "amico" proprio il rapinatore.
semplicemente perché è meno rischioso che rischiare di essere arrestato

Non in Italia.
piu' che altro cosa spinga un criminale ad avere la geolocalizzazione attivata e a portarsi il telefono dietro durante un crimine (che e' la prima cosa che viene usata per vedere se eri o non eri sul luogo del misfatto)
Replicanti Cattivo

Parlo da ignorante, ma hai pensato ai cookie?
whatsapp e' di propriet'a di FB
ogni tot invia la vs posizione e 2 volte al giorno ravana nella vs rubbrica.


Se entrambi gli utenti lo usano FB e WA e il tipo ha pedinato la vittima il sistema lo ha scambiato per un amico.

WA e' il piu' grande ciucciadati del pianeta.
Chi paga la bolletta dei server se non ha pubblicita'?
A questa domanda io me la farei addosso se fossi uno stolto utente del sistema.
@CimPy
Come criminale comune intendo tutti i teppisti che si dedicano a crimini violenti per sbarcare il lunario (furti, rapine, scippi) con l'obiettivo di comprarsi lo smartphone ultimo modello per perdere tempo su Facebook. Converrai che si tratta di un mestiere rischioso e di una vita grama (dentro e fuori dal carcere quando funziona la giustizia, coltellata o pistolettata probabile quando sei a piede libero). Insomma, quel tipo di crimine non lo vedo come "vita facile".
Quelli che dici tu sono i grandi truffatori, evasori e gente dedita ad altri tipi di traffici non direttamente legati al crimine violento. E per il tipo di attività che praticano qualche dimestichezza in più con la prudenza on-line dovrebbero averla, a differenza del teppista che ti punta il coltello alla gola per farsi dare le chiavi della macchina.