Un blog di Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale
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2006/05/18
Demolizioni controllate al WTC?
Una delle affermazioni predilette dei sostenitori di ipotesi alternative agli attentati dell'11 settembre (non li chiamo "complottisti", perché altrimenti s'arrabbiano) è che le torri del World Trade Center siano state abbattute non dall'impatto degli aerei e dal conseguente incendio, ma da cariche esplosive piazzate precedentemente negli edifici.
Ho evidenziato la parola torri perché in quest'articolo parlo soltanto del WTC 1 e 2; il crollo dell'altro edificio assai controverso, il WTC 7, è un altro paio di maniche da discutere separatamente. Vi pregherei sin d'ora di limitare i commenti al tema specifico delle torri.
La "prova" principale portata a supporto di quest'affermazione è che il crollo delle torri è "troppo veloce": le torri, dicono, sono crollate a velocità simili a quella della caduta libera, senza alcun effetto frenante prodotto dalla resistenza dei piani sottostanti. L'effetto frenante manca, affermano costoro, perché i piani sottostanti non hanno opposto resistenza, e l'unico modo per far sì che non opponessero resistenza era farli saltare progressivamente con delle cariche accuratamente temporizzate.
Si può tentare di obiettare, usando un po' di buon senso, che una demolizione controllata di quelle dimensioni (due grattacieli di 400 metri, larghi 64 metri) non s'improvvisa e che i suoi preparativi non passerebbero inosservati. Oltretutto sarebbe bastato un minimo errore per fare una figuraccia colossale e rivelare il trucco. Ma i sostenitori delle realtà alternative controbattono con pagine su pagine di calcoli di accelerazioni, decelerazioni, resistenze dei materiali, analisi cronometrate dei filmati, reperti sismografici, e quant'altro.
Di fronte alla massa impressionante di calcoli dall'aria molto erudita si può restare intimiditi. Una controanalisi è alla portata di pochi, e comunque lascia il dubbio ed è poco comprensibile. Così molti si lasciano sedurre dall'apparente serietà del metodo matematico utilizzato e accettano la teoria della demolizione controllata. Sarà stato anche difficile minare di nascosto due grattacieli per un totale di oltre duecento piani di 3600 metri quadri ciascuno, ma se i calcoli dimostrano che non poteva cadere così in fretta come tutti abbiamo visto, vuol dire che i geni della CIA (o del Mossad o degli Illuminati, a seconda dei gusti) l'hanno fatto.
Invece di una controanalisi matematica, vorrei proporre un'argomentazione più semplice e diretta, comprensibile a tutti: una foto il cui contenuto mostra così chiaramente l'errore di fondo dei calcoli dei sostenitori della demolizione controllata da dissipare ogni dubbio. Una foto, oserei dire, taurocefalectomica.
Questa foto (e in Rete ne trovate molte altre analoghe) mostra la pioggia di frammenti durante il crollo di una delle due torri. I frammenti che stanno cadendo lateralmente si trovano, in quest'istantanea, molto più in basso della sommità di quel che resta della torre.
Poiché si tratta di frammenti metallici, alcuni dei quali hanno dimensioni notevolissime, possiamo escludere che stiano planando, frenati dall'aria. Vista la forma arcuata delle loro traiettorie (visibile nei filmati e testimoniata dalla forma della nube di polvere), inoltre, possiamo escludere che vengano spinti verso il basso da qualche forza che si aggiunge alla gravità.
Quei frammenti sono, quindi, in caduta libera, e cadono alla velocità e con l'accelerazione imposte dalla forza di gravità, senza sconti (salvo la trascurabile resistenza dell'aria) e senza aiutini. E' inoltre evidente che i frammenti provengono dalla parte della torre che in questa foto si è già sbriciolata, quindi provengono da una quota superiore o perlomeno uguale a quella dell'ultimo piano ancora intero.
Ma se quei frammenti sono in caduta libera e sono partiti da un'altezza superiore alla sommità del moncone della torre, e se si trovano una ventina di piani più in basso del punto più alto di quel che resta della torre, vuol dire che la torre sta crollando a una velocità inferiore a quella di caduta libera.
Pertanto, l'affermazione "le torri sono crollate a velocità di caduta libera" è falsa e non può essere usata come premessa per tentare di dimostrare l'ipotesi della demolizione controllata. Con buona pace di chi ha speso ore a sciorinare calcoli evidentemente basati su premesse fallaci.
Stasera la televisione svizzera spiega le truffe online adescando i truffatori. L’esca sono io
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili
donazioni di
"mb" e "giambattista". Ultimo aggiornamento: 2021/03/08
18:15.
Questa sera il programma d'inchiesta
Falò (TSI1, 21.00, in replica e in
streaming come indicato qui)
parlerà, in uno dei suoi servizi, di truffe perpetrate via Internet. Verranno
presentati esempi pratici, casi vissuti raccontati dagli infelici protagonisti
e un incontro-candid camera con i truffatori.
Ho partecipato alla realizzazione del programma, offrendomi fra l'altro come
esca sotto falso nome (Massimo della Pena) e mettendo in vendita la mia
auto su un sito di compravendita online. Un truffatore belga mi ha contattato
ed ha accettato senza fiatare il mio prezzo di vendita totalmente fuori
mercato (tipico sintomo di acquirente truffaldino), mandandomi un assegno per
un importo maggiorato.
Come descritto nella mia pagina antitruffa, il raggiro consiste nel fatto che l'assegno maggiorato è falso, ma la vittima onesta non lo sa (e la banca lo accetta e lo accredita, ma salvo buon fine) e così restituisce al truffatore l'eccedenza dell'importo mandandola tramite Western Union o metodi simili. Cosa che mi sono ben guardato dal fare, ovviamente: ma non è andata altrettanto bene ad alcune delle vittime contattate da Falò, che si sono trovate ad aver mandato irrevocabilmente soldi buoni al truffatore in cambio di un assegno fabbricato in casa (peraltro piuttosto bene).
La redazione ha poi realizzato un appostamento per contattare un altro genere di truffatori: quelli che si spacciano per rappresentanti di funzionari stranieri altolocati e dicono di voler acquistare immobili in Svizzera, pagandoli in parte in contanti. In realtà è solo un pretesto per indurre la vittima a varcare la frontiera (i truffatori operano in territorio italiano) con un sostanzioso importo in contanti che gli verrà scippato o, in alcuni casi, rapinato sotto la minaccia di una pistola.
Può sembrarvi improbabile che qualcuno abbocchi, ma la speranza di un guadagno facile, la pressione psicologica e l'abilità di persuasione di questi truffatori, organizzati in vere e proprie strutture gerarchiche, giocano brutti scherzi anche a chi crede di non essere ingenuo. Persino noi, che eravamo al corrente del raggiro, abbiamo faticato non poco per non cadere nei tranelli mentali confezionati dai criminali.
Abbiamo girato, come sempre, moltissimo materiale, e io stesso vedrò il servizio montato stasera per la prima volta, per cui sarà una sorpresa anche per me. Buona visione, e occhio alle truffe!
2006/05/18 23:50
Ho visto il servizio: è difficile per me valutarlo obiettivamente, perché ho in mente tutto il materiale girato che i tempi televisivi hanno imposto di tagliare (mi spiace in particolare per un gentilissimo direttore d'albergo a Stresa che avevamo intervistato sulle truffe alberghiere), ma spero che il messaggio di stare in guardia contro le offerte troppo allettanti sia passato. Spero vi sia anche piaciuta la scelta del mio nome d'arte :-)
2006/05/22 18:10
La puntata è disponibile in streaming Real qui.
2021/03/08 18:15
Purtroppo la puntata non è più online. Ne ho copia nei miei archivi, ma non posso pubblicarla senza il permesso della (oggi) RSI.
2006/05/17
Diffusi due nuovi video dell’impatto al Pentagono. Non si vede niente di risolutivo
L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Il Dipartimento della Difesa statunitense ha diffuso oggi due filmati che mostrano gli istanti dell'impatto avvenuto l'11 settembre 2001 al Pentagono.I filmati erano stati annunciati dall'associazione statunitense Judicialwatch.org come risolutivi nel “mettere a tacere le ipotesi di complotto riguardanti il volo American Airlines 77”, ma in realtà non mostrano praticamente nulla che non si fosse già visto nei fotogrammi pubblicati poco dopo gli attentati dell'11 settembre 2001. Chi sperava di trovare nei nuovi filmati immagini chiare di un aereo di linea che colpisce il Pentagono dovrà attendere ancora.
Infatti uno dei due filmati è quello della medesima telecamera di sorveglianza della quale erano già stati mostrati anni fa i fotogrammi più significativi; l'altro filmato, invece, proviene da un'altra telecamera situata a pochissimi metri di distanza dalla prima e quindi mostra gli eventi da un'angolazione pressoché identica. Entrambi i filmati sono in realtà una sequenza di immagini fisse a bassa risoluzione, e il numero di fotogrammi al secondo non consente una visione fluida.
I filmati sono disponibili in formato Youtube (Flash) su Judicialwatch (qui) in streaming (WMV) su Defenselink.mil (rispettivamente qui e qui), e in formato Real sulla BBC (qui e qui in sintesi con commento e analisi). Alcuni fotogrammi salienti sono qui.
Il primo filmato (quello mai visto prima) dura 3 minuti e 11 secondi e non mostra nulla di rilevante fino a 1:08, quando passa un'auto della polizia (forse la stessa visibile in alcune foto); a 1:24 avviene l'impatto (i tempi sono riferiti alla versione pubblicata su Judicialwatch). L'aereo è completamente invisibile, tranne forse in un fotogramma, quello che vedete qui sopra, nel quale si scorge qualcosa che potrebbe essere la parte anteriore di una fusoliera.
Si vede poi la palla di fuoco già nota e si scorgono frammenti molto grandi che vengono proiettati in alto verso l'interno del Pentagono. A 1:34 circa c'è un elemento nuovo: si scorgono alcuni frammenti di dimensioni modeste che cadono nelle vicinanze della telecamera. A 2:32, un'auto (forse quella vista prima) corre sul prato del Pentagono verso la zona dell'esplosione.
Il secondo filmato (quello del quale erano già stati pubblicati alcuni fotogrammi) è pressoché identico al primo e dura 3 minuti e 22 secondi. Rispetto ai suoi fotogrammi già pubblicati, l'inquadratura è leggermente più larga (si vede la vignettatura negli angoli). Il filmato inizia con l'arrivo dell'auto di polizia. A 0:24 mostra una macchia bianca che ha l'aspetto di una scia di fumo e un paio di pixel che precedono questa scia, sporgendo oltre il contorno degli alberi ed edifici sullo sfondo, e non sono presenti negli altri fotogrammi: questi pixel potrebbero mostrare la deriva di un aereo e la scia di fumo potrebbe essere polvere sollevata dall'oggetto o fumo rilasciato dai motori dopo aver aspirato i frammenti dei pali della luce colpiti durante l'avvicinamento.
Anche in questo secondo filmato si scorgono grandi frammenti proiettati oltre il Pentagono (0:28), una chiazza rosso fuoco a 00:29 nelle vicinanze della telecamera (un riflesso? un frammento?). A 0:34 c'è un repentino cambio di luminosità che produce una forte sovraesposizione: non è chiaro il motivo per cui si verifica. I frammenti caduti nelle vicinanze, visti nell'altro filmato, non sono visibili.
A 0:53 entra momentaneamente nell'inquadratura una persona. A 1:26 si vede sfrecciare l'auto della polizia sul prato del Pentagono. A 1:29 la sbarra del cancello d'ingresso si alza senza che passino auto (forse viene alzata per agevolare i soccorsi). A 2:02 si scorge qualcuno o qualcosa muoversi nella parte sinistra dell'inquadratura. A 2:51 entra di corsa un'auto bianca priva di insegne militari o di polizia. Nient'altro.
Uno dei pochi aspetti interessanti dei “nuovi” filmati è che permettono di notare più chiaramente la brevissima durata della palla di fuoco, sostituita subito da una colonna di fumo, e il suo sviluppo. Per la sua forma ed evoluzione, la palla di fuoco è compatibile con l'incendio di una grande quantità di materiale infiammabile e non con un'esplosione (che non formerebbe volute ma proietterebbe materiale in tutte le direzioni).
Vale la pena, inoltre, notare la ragione per la quale i filmati non sono stati divulgati prima: perché si attendeva la fine del processo contro Zacarias Moussaoui, accusato e condannato per aver partecipato alla preparazione degli attentati:
"This is in response to your December 14, 2004 Freedom of Information Act Request, FOIA appeal of March 27, 2005, and complaint filed in the United States District Court for the District of Columbia," wrote William Kammer, Chief of the Department of Defense, Office of Freedom of Information. "Now that the trial of Zacarias Moussaoui is over, we are able to complete your request and provide the video."
[da Judicialwatch.org]
Per il resto, nulla di nuovo. Gli appassionati delle ipotesi di complotto possono continuare a ricamare le loro trame più o meno sconclusionate.
Lo stillicidio dei filmati, tuttavia, potrebbe riservare qualche novità più ricca. Infatti Judicial Watch ha chiesto al governo USA, sulla base del Freedom of Information Act che consente ai cittadini di esaminare le informazioni governative, di pubblicare anche le registrazioni dell'attacco fatte dallo Sheraton National Hotel, dalla stazione di rifornimento Nexcomm/Citgo, dalle telecamere di sicurezza del Pentagono e dal Dipartimento dei Trasporti della Virginia. Ora che il processo Moussaoui è finito, è plausibile che verranno divulgati anche questi filmati. Staremo a vedere.
2006/05/16
Antibufala: la petizione contro i costi di ricarica dei cellulari prepagati
L'articolo è stato aggiornato dopo la sua pubblicazione iniziale.
Sta circolando freneticamente un appello che promuove una petizione per abolire i costi di ricarica per le schede prepagate dei telefoni cellulari. L'appello è autentico ma va precisato.
Subject: COSTI RICARICHE TELEFONICHE
facciamo un pò di democrazia economica:
Ciao,
In questi giorni è passata sotto esame alla Commissione Europea la richiesta di abolizione dei costi di ricarica per le schede cellulari (i famosi 5 euro sui 30 che paghiamo) presentata da un comune cittadino italiano. Questo fenomeno è tutto italiano,negli altri paesi del mondo il
credito telefonico corrisponde a quello che si ha pagato per la ricarica!
La notizia che la C.E. si stia mobilitando (e ha già preso contatti con l'Authority italiana) ci rinfranca moltissimo, ed è un segnale chiaro e pulito del fatto che qualcosa può cambiare. Per questo riporto qui sotto un link nel quale si può firmare (online) la petizione per l'abolizione dei suddetti costi di ricarica. Bisogna arrivare a quota 50000 firme ... siamo solo a 15000!
(Ma quand'è che noi italiani la smetteremo di farci prendere per il ....?!?!? - ndr)
Il primo link qui sotto e quello che permette di accedere alla petizione:
http://www.petitiononline.com/costidir/petition.html
Questo secondo link è quello che permette di accedere ad un articolo sul tema:
http://punto-informatico.it/p.asp?id=1473614&r=Telefonia
Più avanti ne trovate ulteriori versioni aggiornate.
La "petizione" citata è una delle tante iniziative online gestite da siti come Petitiononline.com, che non hanno alcun valore legale (non si tratta di "firme" vere, raccolte in senso giuridicamente valido, ma soltanto di adesioni) ma hanno un'efficacia simbolica, come una sorta di sondaggio online per valutare quanto è sentito un determinato problema.
Quando ho scritto la prima versione di questo articolo erano già state raccolte oltre 226.000 adesioni virtuali, e le "firme" hanno successivamente superato quota 700.000, per cui la frase "Bisogna arrivare a quota 50000 firme ... siamo solo a 15000!" dell'appello è ormai ampiamente obsoleta.
Aderire alla petizione di Petitiononline.com non comporta rischi significativi di infezione o di bombardamento di spam. Gli unici dati richiesti sono il nome e l'indirizzo di e-mail; immettere l'indirizzo postale è facoltativo. L'indirizzo di e-mail rimane riservato e noto soltanto al gestore della petizione (a questo proposito, vi invito a leggere i commenti e aggiornamenti qui sotto). Non vi è alcun controllo sull'autenticità dei dati immessi.
L'articolo di Punto Informatico citato dall'appello esiste e cita la lettera che l'UE ha inviato ad Andrea D'Ambra, autore della petizione, che dichiara nel sito Aboliamoli.eu di essere un "semplice studente/consumatore" (ci sono precisazioni in materia negli aggiornamenti qui sotto). Punto Informatico ha anche pubblicato un ulteriore articolo di aggiornamento.
Il problema sollevato dalla petizione è reale: le tariffe dei telefonini prepagati sono dichiarate dagli operatori senza tenere conto dei costi di ricarica. Come dice Punto Informatico, "Se acquistando 25 euro di traffico telefonico in realtà se ne pagano 30 perché 5 euro sono costo di ricarica, allora anche il prezzo delle chiamate cambia per l'utente: ciò significa che il profilo tariffario adottato, pubblicizzato dagli operatori, nei fatti non corrisponde alla realtà della spesa effettuata."
Il consumatore, tuttavia, non può lamentarsi di essere stato gabbato: queste condizioni sono scritte a chiarissime lettere nelle condizioni di vendita pubblicate dai vari operatori cellulari. Sta al consumatore fare due conticini e capire che il costo di ricarica altera il costo reale delle telefonate e degli SMS prepagati. Per esempio, un costo di ricarica di 5 euro su una ricarica da 30 euro (25 euro di traffico) comporta una maggiorazione del 20%.
Per quanto riguarda l'affermazione che si tratti di un "fenomeno... tutto italiano", gli aggiornamenti a quest'indagine segnalano che stando a PrepaidGSM.net i costi di ricarica esistono invece anche in altri paesi.
La frase "la C.E. si sta mobilitando" era inizialmente ingannevole, perché all'epoca della prima diffusione dell'appello l'Unione Europea aveva semplicemente scritto una lettera abbastanza standard all'autore dell'iniziativa, ringraziandolo per i dati forniti e promettendo di contattare le autorità italiane per saperne di più. Nella lettera dell'UE non vi era alcuna accusa di comportamento scorretto da parte degli operatori cellulari. Successivamente, tuttavia, vi sono stati degli sviluppi che documento negli aggiornamenti qui sotto.
La petizione, insomma, non è pericolosa per chi vi aderisce, ma al tempo stesso non ha valore legale e può essere considerata al massimo come un sondaggio d'opinione. Ha inoltre l'effetto positivo di portare all'attenzione del pubblico una questione che molti, finora, hanno probabilmente tralasciato di considerare; e in questo senso si è rivelata efficace, come descritto negli aggiornamenti.
Va detto, comunque, che non occorre attendere l'ipotetico intervento dell'UE o dell'Autorità per le Telecomunicazioni italiana per risolvere il problema: basta informarsi e fare due calcoli. Prima di tutto, esistono operatori che non fanno pagare costi di ricarica: Wind (sulle ricariche da 60 euro e oltre) e 3 (su quasi tutte le ricariche, ma parte della ricarica va spesa in servizi).
In secondo luogo, i costi di ricarica incidono maggiormente sulle ricariche piccole, per cui conviene adottare tagli di ricarica grandi: 5 euro su 100 sono il 5%, mentre 5 euro su 30 sono quasi il 17%. Ricaricare tre volte al mese con 30 euro per volta e pagare così 15 euro di costi complessivi di ricarica è stupido, quando si può fare la stessa ricarica spendendo soltanto 5 euro con una singola ricarica di taglio superiore.
In secondo luogo, conviene valutare l'ipotesi dell'abbonamento, che comporta sì il pagamento di 5,16 euro mensili di tassa governativa (per gli abbonamenti privati), di un anticipo conversazioni e di un'imposta di bollo una sola volta quando si attiva l'abbonamento, ma a lungo termine è spesso più conveniente della tariffa ricaricabile, perché elimina i costi di ricarica, in alcuni casi non ha costi di canone, e in genere offre costi al minuto più bassi rispetto alle tariffe ricaricabili.
Per contro, l'abbonamento comporta un maggior rischio in caso di furto del cellulare: una volta esaurito il credito disponibile su una tessera prepagata, il ladro non può più fare danni, mentre con un abbonamento può fare telefonate a iosa e addebitare una bolletta spettacolare al derubato (che però può difendersi facendo rapida denuncia di furto e chiedendo all'operatore di bloccare l'abbonamento).
In sintesi, la "petizione" è interessante, ma la sua efficacia rischia di essere modesta. E' molto più efficace e immediato usare la propria testa, senza attendere eventuali interventi dell'UE, e fare due conti senza farsi distrarre dal martellamento degli spot pubblicitari degli operatori telefonici.
In questo senso, mi spiace notare che l'intervento di Beppe Grillo nel suo blog, dove dice "bastano 50.000 firme per toglierci dai piedi la tassa sulla ricarica", è pura disinformazione demagogica.
Aggiornamento (2006/05/16 20:00)
Mi è stato segnalato che l'autore della petizione ha una reputazione online piuttosto controversa: stando alle segnalazioni che ho ricevuto, l'autore, noto su Internet come Skugnizzo e gestore di www.skugnizzo.it, avrebbe inserito "numerosi vandalismi e spam-link su Wikipedia Italia", e per questo sarebbe stato proposto di bandirlo. In effetti su Wikipedia Italia c'è un'ampia discussione in merito.
Alcuni lettori hanno inoltre espresso nei commenti dubbi sulla congruità della cifra richiesta dall'autore presso Aboliamoli.eu per stampare e spedire le adesioni all'Unione Europea. Altri lettori hanno ridimensionati questi dubbi; pertanto è opportuno leggere tutti i commenti prima di giudicare. D'Ambra ha pubblicato sul proprio sito le ricevute di spedizione e stampa e un rendiconto delle donazioni e delle spese.
D'Ambra mi ha contattato a proposito di queste accuse. Per ovvio diritto di replica, pubblico qui integralmente l'e-mail di chiarimento che mi ha inviato e vi invito a leggere le sue ulteriori spiegazioni nelle FAQ di Aboliamoli.eu.
Caro Attivissimo,
innanzitutto complimenti per il servizio che offri a tutta la rete grazie al tuo sito documentatissimo ed interessantissimo.
Venendo al dunque, in riferimento al post sulla petizione lanciata dal sottoscritto desidero fare alcune precisazioni:
1) Non ho mai asserito che le firme avessero valore legale ma hanno un valore simbolico notevole che la Commissione senz'altro prenderà in considerazione da quanto mi è stato detto. Le petizioni di petitiononline.com hanno avuto molti successi, basta vedere sulla home page del sito arrivando a far rispondere mostri sacri come la CNN, Google etc... su molte questioni...
Difficilmente una petizione petitiononline.com supera le 10,000 firme, la mia modestamente ne ha raggiunte quasi 250,000 in un mese;
2) L'info secondo cui la Commissione Europea si sta mobilitando non è falsa anzi, è in contatto con le autorità italiane in attesa di risposte in merito a questa questione;
3) Non ritengo giusta permettimi la frase " esistono operatori che non fanno pagare costi di ricarica " in quanto andrebbe fatto un inciso che andrebbe a modificare la frase nel modo seguente: " esistono operatori che PER ALCUNI TAGLI DI RICARICA ELEVATI non fanno pagare costi di ricarica";
4) Secondo voi perché li hanno tolti sulle ricariche elevate? Il giovane, ma non solo il giovane, dispone di 60 o 90 Euro alla volta o fa 6 ricariche da 10 magari a distanza di poco tempo pagando in questo modo un costo notevole in costi di ricarica? Secondo me quest'ultima è molto piu' vicina alla realtà quest'ultima ipotesi
5) L'efficacia è modesta, il sottoscritto non ha mai sopravvalutato la capacità della petizione, diciamo però che una petizione on-line su petitiononline.com che raccoglie 250,000 firme in un mese non se ne vedono tutti i giorni e speriamo tutti che otterrà i risultati che ci attendiamo;
6) Beppe Grillo non ha fatto altro che rilanciare l'obiettivo di 50,000 firme che mi ero preposto al lancio della petizione, non potevo mai immaginare che Grillo rilanciasse la petizione e arrivassero cosi migliaia di firme di cui non posso che essere felice;
7) per quanto riguarda wikipedia i cosiddetti vandalismi di cui parlano si riferiscono ad una notizia su napolitano citata dal quotidiano libero su rimborso spede di viaggio che napolitano avrebbe fatto (google è tuo amico), poi da quel pezzo che hanno censurato sono andati a tutti gli articoli inseriti dal sottoscritto e hanno tolto tutto, persinon cose che nelle altre lingue esistono e restano li senza problemi;
8) riguardo poi i dubbi espressi sulla congruità della cifra richiesta dall'autore presso Aboliamoli.eu per stampare e spedire le adesioni all'Unione Europea informo tutti che sulla home page c'è spiegato in modo chiaro ed univoco la giustificazione di tali spese.
Un pacco di circa 25-30 kg (tanto pesano 3.000 pagine a4) costa dai 165 Euro in su basta andare a controllare qui http://www.poste.it/online/pacchi_estero/privati/index.php
E la stampa di 3.000 pagine nessuno me la fa gratis, quello è il costo che verrà documentato con la fattura una volta stampate le pagine. Sarà anche inserita la ricevuta del pacco con la spesa effettuata in modo chiaro e trasparente per tutti.
9) Ci sono dipendenti di gestori che mettono in giro false informazioni sulla petizione e sul sottoscritto. Vi invito a visitare le faq del sito all'indirizzo http://www.aboliamoli.eu/faq.htm per qualsiasi dubbio e se non trovate la risposta alla vostra domanda potete scrivermi a info@aboliamoli.eu
10) Vi do' un'info in anteprima: fra pochi giorni l'iniziativa andrà in TV, non su un canale "secondario" ma sulla RAI. Per info e aggiornamenti visitate www.aboliamoli.eu
GRAZIE A TUTTI PER IL SOSTEGNO CHE MI STATE DANDO QUOTIDIANAMENTE!!! SIETE GRANDISSIMI!
Andrea D'AMBRA
www.aboliamoli.eu
Aggiornamento (2006/06/29)
Secondo quanto segnalato da D'Ambra, a seguito della sua iniziativa "Il Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Corrado Calabrò, ha deliberato oggi [7/6/2006] la formalizzazione dell'intesa con l'Autorità garante delle concorrenza e del mercato, per un'indagine congiunta sui costi di ricarica delle schede telefoniche prepagate."
Qualcosa si muove, per cui la petizione sembra avere avuto perlomeno questo effetto iniziale. Si tratta, per ora, di una semplice indagine conoscitiva e non di un provvedimento di abolizione o altro, per cui il risultato non è scontato. Tuttavia è già più di quanto avessero fatto le autorità garanti prima dell'iniziativa di D'Ambra.
Aggiornamento (2006/11/20)
Sono trascorsi sette mesi dall'avvio della petizione (datata aprile 2006), ma in sostanza non è cambiato nulla. I costi di ricarica ci sono ancora.
Certo, ne hanno parlato i giornali, l'autore della petizione è apparso più volte a Raitre e in altre trasmissioni radio e televisive, le adesioni (ancora chiamate impropriamente "firme") sono arrivate oltre quota 700.000, e le associazioni di consumatori hanno tentato un inelegante scippo dell'iniziativa presentandola come propria, mentre D'Ambra sottolinea che tutto è nato dalla sua petizione online e dalla sua parallela denuncia formale alla Commissione Europea.
La Direzione Generale Concorrenza della Commissione Europea ha scritto una lettera formale, che ha indotto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a svolgere una lentissima indagine conoscitiva (PDF) ricca di cifre molto interessanti, ma come dice lo stesso D'Ambra sul suo sito (19/11), "per ora sono soltanto tante belle parole e nulla di concreto". Le Authority invitano a una "rimodulazione" dei costi di ricarica, ma il loro invito per ora non ha alcuna efficacia formale.
E a proposito di efficacia, va chiarito che dall'ampia documentazione presente su Aboliamoli.eu risulta che la petizione fa rumore mediatico (che ha una sua utilità) ma non fa sostanza: la sostanza la fanno gli atti formali, come appunto la denuncia inviata da D'Ambra alla Commissione Europea. Tanti nomi, anche settecentomila, anche un milione, mandati via e-mail, non hanno alcun valore legale. Non sono firme.
In questo senso è fondamentale ricordare che la nuova versione dell'appello è una bufala quando parla di effetti automatici:
Dal blog di Beppe Grillo:
Un cittadino italiano ha finalmente deciso che gli fa troppo male pagare la tassa di ricarica sui cellulari e ha chiesto alla Commissione Europea l'abolizione dei costi di ricarica che esiste """solo""" in Italia. Una di tante innovazioni che ci rende (inconsapevolmente) poveri.
Lo hanno preso sul serio e la Commissione Europea ha contattato l'Authority, bastano 800.000 firme per toglierci dai piedi la tassa sulla ricarica.
Firmate la petizione!
Cogliamo questa opportunità e facciamone un'arma, anche per altre piccole battaglie.
Io l'ho giá fatto!!!
http://www.petitiononline.com/costidir/petition-sign.html
Purtroppo non è vero: non bastano affatto 800.000 nomi stampati su tanti fogli di carta (perché è soltanto questo che può generare la petizione) per abolire i costi di ricarica.
Esistono modi più efficaci per abolirli, indirettamente ma con effetto immediato, senza aspettare mesi e mesi: usare con parsimonia il cellulare, adottare tagli di ricarica più grandi sui quali il costo di ricarica incide meno, o passare all'abbonamento.
Aggiornamento (2007/06/05)
I costi di ricarica sono stati aboliti per decreto a febbraio 2007, con entrata in vigore il 4 marzo 2007, a distanza di undici mesi dall'avvio della petizione. Si può essere tentati di concludere che le petizioni online funzionano: tuttavia occorre tenere conto del fatto che la petizione online è stata accompagnata da una forte campagna mediatica tradizionale e toccava un argomento politicamente sfruttabile a livello governativo per far bella figura verso i cittadini a spese degli operatori cellulari.
Come previsto, i costi di ricarica sono stati ridistribuiti sulle nuove tariffe usando vari metodi, e la complicazione delle tariffe rende praticamente impossibile valutare quanto, alla fine, i cittadini abbiano effettivamente risparmiato.
2006/05/15
BBC scambia aspirante impiegato per guru informatico
L'articolo è stato aggiornato dopo la sua pubblicazione iniziale.
BBC News 24 voleva intervistare Guy Kewney, l'esperto informatico di Newswireless.net, a proposito della causa fra Apple (quella dei computer) e Apple (quella dei dischi dei Beatles), e lo ha portato nei propri studi. Ma per un errore alla reception, è stata trascinata in diretta e intervistata un'altra persona, che non sapeva nulla della causa Apple contro Apple ma ha comunque improvvisato, dopo un attimo di smarrimento, risposte più che dignitose, perlomeno per il livello medio degli esperti televisivi.Le prime cronache del pasticcio riferivano che la persona era un tassista che doveva venire a prendere Kewney, ma Kewney ha da poco scritto nel suo blog che la persona in questione è invece un laureato in economia e commercio proveniente dal Congo, che si trovava alla reception perché stava facendo domanda per un lavoro informatico ad alto livello all'interno della BBC. Siccome si chiama Guy, come Kewney, l'equivoco è stato facile. Evidentemente nessuno degli addetti all'intervista ha notato il particolare che Kewney ha la pelle molto, molto bianca. Eppure, dice la BBC, il produttore incaricato di portare Kewney in studio aveva visto la foto del vero Kewney.
A quanto dice Kewney, il suo impersonatore credeva che tutta la faccenda fosse una sorta di rito di iniziazione. Tassista o informatico che sia, le sue espressioni di totale smarrimento e le sue risposte assolutamente improvvisate ma geniali alle domande dell'intervistatrice sono imperdibili. BBC News 24 si è scusata, ma il filmato dell'intervista passerà alla storia.
Ne parlano il Times e il Mail on Sunday. Altre versioni del filmato sono su YouTube sotto "Kewney BBC".
Eccovi trascrizione (corretta rispetto ad altre circolanti) e traduzione dell'intervista. Karen Bowerman è l'intervistatrice della BBC.
Karen Bowerman: "Guy Kewney is the editor of the technology website Newswireless." ["Guy Kewney è il direttore del sito Newswireless, dedicato alla tecnologia."]
Espressione di panico e orrore, seguita da istantanea ripresa dell'aplomb, da parte di Mr Goma.
KB: "Hello, good morning to you." ["Salve, buongiorno a lei."]
Mr Goma: "Good morning." ["Buongiorno."]
KB: "Were you surprised by this verdict today?" ["L'ha sorpresa il verdetto di oggi?"]
Mr Goma: "I am very surprised to see... this verdict to come on me because I was not expecting that. When I came they told me something else and I am coming. «You got an interview» so is a very big surprise, anyway." ["Sono molto sorpreso di vedere... questo verdetto capitare a me, perché non me lo aspettavo. Quando sono venuto, mi hanno detto un'altra cosa, e io sto venendo. «Hai un colloquio di lavoro»" - qui forse l'equivoco si accresce per il doppio significato di "interview", che è sia "colloquio di lavoro", sia "intervista" - "e così è comunque una grandissima sorpresa."]
KB: "A big surprise, yeah, yes." ["Una grande sorpresa, sì, certo."]
Mr Goma:"Exactly." ["Precisamente."]
KB: "With regards to the cost that's involved, do you think now more people will be downloading online?" ["Per quanto riguarda il costo che ne deriva, lei ritiene che ora saranno più numerosi coloro che scaricheranno online?"]
Mr Goma: "Actually, if you can walk everywhere you are going to see a lot of people downloading to internet and the website everything they want. But I think it is much better for development and to inform people what they want and to get on the easy way and so faster if they are looking for." ["In effetti, se si può andare a passeggio, si vedranno ovunque molte persone che scaricano a Internet e il sito Web tutto quello che vogliono. Ma credo che sia molto meglio per lo sviluppo e per informare le persone quello che vogliono e avere il modo facile e quindi più veloce se stanno cercando."]
KB: "It does really seem the way the music industry's progressing now, that people want to go onto the website and download music." ["Sembra davvero il modo in cui progredisce ora l'industria musicale, ossia che la gente vuole andare sul sito Web e scaricare musica."]
Mr Goma: "Exactly, you can go everywhere, on the cybercafe and you can take, you can go easy. It is going to be a very easy way for everyone to get something to the internet." ["Precisamente, si può andare ovunque, sul cybercafé e si può prendere, si può andare facilmente. Sarà un modo molto facile per tutti di prendere qualcosa a Internet."]
KB: "Guy Kewney, thanks very much indeed." ["Guy Kewney, la ringrazio molto."]
2006/05/10
Attori e fan di “Star Trek” insieme a Bellaria per il week-end
Da domani e fino a domenica 14 maggio i fan di Star Trek si radunano a Bellaria (Rimini) per la ventesima edizione della Sticcon, convention dedicata alla celebre saga ma anche più in generale a tutto quanto ruota intorna alla fantascienza.Saranno ospiti della Sticcon gli attori Michael Dorn (Worf di La Nuova Generazione e Deep Space Nine), Cirroc Lofton (Jake Sisko in Deep Space Nine) e Dominic Keating (Malcolm Reed in Enterprise), oltre a Richard "capo dei Visitors" Herd e molti altri attori delle serie nuove e classiche.
Trovate tutti i dettagli della manifestazione sul sito della Sticcon. Io farò una capatina per tradurre per alcuni degli ospiti venerdì e sabato. Vi aspetto!
Aggiornamento (2006/05/20)
Ho finalmente riordinato e pubblicato le foto della Sticcon scattate da me e dal mio compagno di avventura Trek, Rodri van Click. Le trovate qui su Flickr, nella sezione Sticcon 2006, sotto licenza Creative Commons: vale a dire, potete usarle come preferite, basta che ne indichiate il rispettivo autore (io per tutte le KIF*.*, Rodri van Click per tutte le CIMG*.*). Qui sotto ne pubblico una selezione.
Il “Corriere” pubblica la bufala dei videogame modificati dai terroristi
Un lettore, pilia, mi segnala che il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo nel quale si beve senza alcuna esitazione la bufala dei videogame modificati dai terroristi, "documentata" dal filmato di Battlefield 2 con la voce fuori campo, come descritto alcuni giorni fa da un mio articolo.Complimenti all'autore dell'articolo-bufala del Corriere, Raffaele Mastrolonardo, che cita specificamente il falso filmato:
«Ero solo un ragazzo quando gli infedeli sono arrivati nel mio villaggio con elicotteri Blackhawk», racconta la voce narrante di uno dei videogiochi «islamizzati».
Peccato che la voce narrante non sia quella di un terrorista, ma sia tratta dall'americanissimo film satirico Team America, scritto dagli autori di South Park, e che il filmato sia un semplice montaggio di sequenze normali tratte dal videogioco non modificato.
Aggiornamento (2006/05/10 11:55). stefano.luc**** mi segnala che anche l'Espresso e TgCom hanno pubblicato articoli su videogame pro-islamici, ma senza citare il falso filmato, per cui non sono stati bufalati. La bufala, infatti, non sta nell'esistenza di videogame pro-resistenza islamica realizzati da Hezbollah e simili (che infatti esistono), ma nell'uso del falso filmato come "dimostrazione" della loro esistenza.
Violata la sicurezza dei Bancomat dei benzinai inglesi, utenti fregati due volte
Dal Regno Unito arriva una storia molto educativa a proposito della sicurezza delle transazioni elettroniche. Qualcuno ha trovato il modo di taroccare i lettori delle carte di credito e dei Bancomat dei benzinai Shell e usarli per acquisire tutti i dati delle carte, compreso il PIN. Con questa tecnica sono stati frodati circa 1,5 milioni di euro.La truffa è talmente diffusa da aver costretto seicento dei mille distributori Shell britannici a tornare al vecchio sistema della firma, come riferisce la BBC, dopo che con tanta enfasi l'intero Regno Unito si era convertito al "Chip & PIN", ossia alla carta di credito dichiarata "sicura" perché autenticata tramite un chip incorporato e la richiesta del PIN al posto della firma.
In realtà il sistema si è rivelato un colabrodo e ha causato maggiori danni agli utenti, perché mentre la firma è contestabile, la digitazione del PIN lo è assai meno, per cui per gli utenti è molto più difficile dimostrare di essere stati frodati e quindi si trovano derubati e impossibilitati a contestare gli addebiti fraudolenti. Doppia fregatura, insomma.
La tecnica usata è particolarmente interessante. Secondo The Inquirer, i malfattori si sono presentati presso i distributori spacciandosi per tecnici della manutenzione dei lettori di carte di credito (un classico metodo di social engineering) e hanno rimosso i lettori, reinstallandoli dopo averli modificati. I lettori così truccati registravano tutti i dati in transito, che venivano utilizzati per prelievi abusivi in altri paesi.
Questo è un sistema ancora più raffinato di quello in uso in Italia sugli sportelli Bancomat, dove viene applicata una mascherina contenente un lettore supplementare e il PIN viene registrato da una microtelecamera. Col metodo inglese, né il cliente né il rivenditore hanno modo di accorgersi della frode in atto, perché tutto il meccanismo è all'interno del normale lettore. L'unico modo in cui possono accorgersi della buggeratura è verificare le credenziali di ogni persona che si presenta come tecnico della manutenzione. L'assenza, finora, di questo controllo è una falla ovvia nella catena di sicurezza, secondo i più classici criteri dell'analisi di vulnerabilità: si pensa solo alla tecnologia e si dimentica il fattore umano.
I clienti si trovavano addebiti illeciti sul proprio estratto conto, ma non riuscivano a contestarli perché risultava digitato il PIN, e le condizioni di contratto prevedono che il PIN debba essere tenuto segreto sotto la responsabilità del cliente, per cui gli addebiti (teoricamente) dovevano essere stati autorizzati dal cliente.
Il lettore per carte di credito è il punto debole tecnologico di questo tipo di transazione, perché è il luogo nel quale convergono tutti i dati del cliente (numero della carta, scadenza e PIN) e perché in molti casi non utilizza il chip presente sulla carta, come discusso su SnakeOilLabs. Proprio per questo, i lettori sono dotati di dispositivi antimanomissione, che però nel caso del modello di lettore preso di mira (un Trintech Smart5000) evidentemente non ha funzionato.
La polizia britannica ha già effettuato otto arresti nel sud dell'Inghilterra, e l'indagine continua. Nel frattempo, chiunque abbia un lettore di carte di credito nel proprio negozio farebbe meglio a diffidare di chi si presenta come tecnico alla manutenzione e a verificarne l'identità telefonando alla società di gestione dei lettori... ovviamente senza usare eventuali numeri forniti dal "tecnico".
Tuttavia, stando ai commenti che potete leggere qui sotto, sembra che questo genere di truffa sia già sbarcato anche in Italia e che abbia forme ancora più sofisticate.
2006/05/09
Attenti al “video violento” via e-mail: ritorna la trappola del codec fasullo
Nuova versione di una vecchia trappola: "Mi hanno appena mandato questo video, lo passo a tutti quelli della mia rubrica perchè certe cose sono da vedere", dice il messaggio. Allegato al messaggio c'è un file di nome censu_red_video.asx.
Chi incautamente apre il file, sulla scia dell'emozione e della curiosità che fanno mettere da parte le regole della prudenza informatica, scopre che il video non parte, ma viene visualizzato il messaggio "Impossibile Trovare il Codec", con l'invito a seguire un link per scaricare il codec mancante. La cosa comincia a suonarvi familiare?
Il link non porta a un codec, ma a un file ostile, come si può notare aprendo l'allegato con un editor di testi come il Blocco Note di Windows:
<ENTRY>
<TITLE>Impossibile Trovare il Codec</TITLE>
<REF HREF="http://www.vcodecobtain.com/movies/video.avi"/>
<DURATION VALUE="60:00"/>
<BANNER HREF="http://www.vcodecobtain.com/movies/codec-alert.gif">
<ABSTRACT>Clicca qui per scaricare i codec aggiornati</ABSTRACT>
<MOREINFO HREF="http://www.vcodecobtain.com/download/VCodec1_01b.exe" />
</BANNER>
</ENTRY>
</ASX>
Un lettore, fc, mi segnala che ne esiste anche una versione che si intitola "Fw: devastazione uragano ivan, agghiacciante !!" e contiene il testo "Vi inoltro questo video... mai visto niente del genere nemmeno in tv :(", con un allegato che si spaccia per file video ma in realtà usa lo stesso meccanismo descritto qui sopra per portare a un file-trappola.
Luca.Berra****, invece, segnala una variante dal titolo "RE: Caccia ai cuccioli di foca, vergogna!", il cui testo è "a volte la tv non fa vedere certe cose... consiglio la visione del video allegato ad un pubblico "adulto" - buon lavoro a tutti": l'allegato è filmato_amato_riale_01.asx.
Il file-trappola (che non è l'allegato, ma il file EXE presente nel sito-trappola indicato dall'allegato) è stato identificato dopo qualche ora da Kaspersky come un trojan downloader: una roba assai tossica, insomma.
Fc mi segnala che una delle versioni dell'e-mail trappola che ha ricevuto "non funziona in quanto contiene un errore nel link. Se ci clicchi sopra, si apre il Media Player e ti dà un errore, ma non ci sono altri effetti". In ogni caso, è meglio starne alla larga. Ne parlo qui non tanto perché si tratta di una novità particolare, ma perché così chi ha il buon senso di cercare informazioni sul messaggio in Google troverà quest'articolo di avviso.
La regola è sempre la solita: non lasciatevi influenzare dal mittente apparente, dall'emozione o dalla tentazione nello scegliere quali allegati aprire. E' proprio su questo che contano i truffatori e i vandali della Rete.
Aggiornamenti
2006/05/09 19:00. Avevo segnalato a Netcraft l'URL a rischio, ma Netcraft ha rifiutato di aggiungerlo ai suoi siti bloccati perché non sono in grado di verificarne la pericolosità ("We cannot verify that this is a malicious executable"). Che testoni.
2006/05/09 21:30. Adesso Kaspersky riconosce il file ostile come Trojan-Downloader.Win32.Adload.ax. Ho aggiornato l'articolo per tenerne conto. Riprovo a inviare la segnalazione a Netcraft, con due parole di cordiale rimprovero.
2006/05/09 21:50. Arriva la risposta di Netcraft: "The URL you recently submitted could not be accepted as a phishing site by the Netcraft Anti-Phishing Team, for the following reason: We cannot verify that this is a malicious executable". Ci rinuncio.
2006/05/10 8:00. Dopo un mio nuovo e-mail di protesta, arriva una nuova risposta di Netcraft: dicono che bloccano il malware soltanto se Clamav o Bitdefender lo identifica come sospetto, e che pertanto dovrei segnalare il malware a questi due antivirus open source. Va bene: almeno adesso sappiamo come regolarci.
