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2006/11/21

Disinformatico radiofonico: la diffida di Youtube agli scaricatori e chicche storiche della Rete

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "ilpiro73" e "paleari". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2006/11/22.

Nella puntata di stamattina del Disinformatico (RSI Rete Tre, ore 11) parliamo della diffida di Youtube agli utenti: i video non si devono scaricare e conservare, è questione di diritto d'autore e di contratto, come raccontato da Punto Informatico. Abbastanza ironico, detto da un sito che ha tratto gran parte della propria fortuna commerciale dalla pubblicazione di spezzoni di programmi e film altrui. Oltretutto, visto che le funzioni di scaricamento dei video sono direttamente integrate in molti browser (Safari, per esempio), sarà molto difficile vietarne l'utilizzo o bandire i programmi che consentono di salvare i filmati.

E se volete un esempio forte dei motivi per cui a volte è buona cosa registrare e conservare i video di Youtube e affini, guardate questo video che mostra uno studente della UCLA che viene colpito ripetutamente con le scosse elettriche del Taser dagli addetti alla sicurezza della biblioteca universitaria, persino quando è già ammanettato e a terra, semplicemente perché non aveva la tessera di riconoscimento dell'università.

Senza questo video, sarebbe una questione di "la mia parola contro la tua", un'accozzaglia di testimonianze magari contraddittorie: grazie agli onnipresenti e spesso contestati telefonini con telecamera, invece, abbiamo filmati che permettono di ricostruire chiaramente la dinamica degli eventi, che risulta molto imbarazzante per gli addetti alla sicurezza, come descritto qui (in inglese). E se gli utenti se lo salvano sul proprio computer, si evita il rischio che qualcuno a cui il video dà fastidio lo faccia sparire.

Per quanto riguarda la bufala della settimana, è a tema storico: molti pensano che Internet sia nata da un progetto militare per realizzare una rete di comunicazioni a prova di attacco nucleare, ma non è così. Internet nacque nei primi anni Sessanta come progetto per interconnettere i grandi computer delle università statunitensi. Fu soltanto in seguito, sulla base di un articolo intitolato "On Distributed Communications Networks" di Paul Baran, che descriveva la struttura della rete accademica e segnalava il potenziale militare della sua struttura distribuita, che nacque l'interesse del Dipartimento della Difesa statunitense.

Il tema principale della puntata è anch'esso storico: l'occasione dei sedici anni di Web fa da spunto per una carrellata di momenti clou della nascita della Rete, che è cosa ben differente dal Web. Ecco alcuni dei momenti citati nel programma:
  • 1962: J.C.R. Licklider e W. Clark, dell’MIT, pubblicano l’articolo "On-Line Man Computer Communication", che getta le basi di una rete, chiamata ambiziosamente Galactic Network (“rete galattica”).
  • 1969: il 20 ottobre viene effettuato il primo login remoto fra due computer. Il professor Leonard Kleinrock, considerato da molti il padre di Internet, riesce a far dialogare il proprio computer alla University of California di Los Angeles con un altro computer in un centro di ricerca separato, a Stanford, vicino a San Francisco. Pochi istanti dopo l'invio del messaggio (costituito in tutto da due lettere), il computer va in crash. Più tardi, quello stesso giorno, viene stabilito un login completo e corretto.
  • 1971: a ottobre, Ray Tomlinson invia il primo vero e-mail su Internet (anche se la rete non ha ancora questo nome). Tomlinson sta giocherellando con SNDMSG, un programma che consente lo scambio di messaggi fra utenti dello stesso computer. Crea un metodo per scambiare file fra computer distinti, e successivamente migliora il metodo in modo da poter consentire anche l'invio di messaggi. Risale quindi a questo periodo il primo scambio di e-mail. Tomlinson non ricorda il contenuto del fatidico primo messaggio, perché non riteneva che si trattasse di un evento particolarmente importante.
  • 1972: nasce la chiocciolina. L'e-mail non era prevista come funzione primaria della Rete, nata infatti per collegare fra loro i computer, non le persone. L'e-mail viene introdotta quasi per sbaglio, come accessorio. Bisogna scegliere un carattere che, nell'indirizzo di un utente, separi il nome dell'utente dal nome del computer presso il quale risiede; il già citato Ray Tomlinson nota la chiocciolina sulla tastiera della propria telescrivente, e nota che questo simbolo in inglese si legge "at", che significa "al valore di" ma anche "presso"; gli viene spontaneo pensare che sarebbe carino se gli indirizzi di e-mail fossero del tipo "utente presso computer", che in inglese è appunto "user AT computer". Ed è per questo che gli indirizzi di e-mail usano la chiocciolina.
  • 1978: il 3 maggio viene inviato il primo e-mail classificabile come spam. Gary Thuerk, un venditore della DEC (un grosso calibro dell'informatica dell'epoca), invia indiscriminatamente a tutti gli utenti di Arpanet, una delle reti da cui poi nascerà Internet, l'invito a partecipare alla presentazione del nuovo computer della sua azienda. La reazione della comunità della Rete non si fa attendere: un coro di proteste quasi unanime, con l'eccezione di un giovane Richard Stallman (quello del software libero, della licenza GPL, e di GNU), che inizialmente non capisce perché ci si scaldi tanto.

Ed ecco qualche immagine di com'era Internet nel 1994 per la maggior parte dei comuni mortali.

Il Web in formato testo: il browser risiedeva sul computer remoto. Visualizzare immagini? Scaricare filmati? Manco per sogno.

Prima di Firefox, prima di Internet Explorer, il padrone della Rete era Netscape: grande emozione nel poter vedere da casa le immagini meteo dai satelliti (ottobre 1995):
01-16.gif

E questa grafica ci sembrava fantasticamente evoluta (luglio 1995):
03-16.gif

Prima ancora di Netscape, c'era però Mosaic:
06-01.gif

E questo è il Web come lo vedeva nel 1993 il computer NeXTCube di Tim Berners-Lee, uno dei padri del Web insieme a Robert Caillau:

E qui vedete una copia della prima pagina Web (1991):
prima-pagina-www.jpg

Una foto di Tim Berners-Lee:

E una di Robert Caillau (sullo schermo si vede il logo originale del WWW, costituito da tre lettere W sovrapposte e sfalsate):

La prima immagine pubblicata sul Web: il "gruppo musicale" del CERN, Les Horribles Cernettes (1992):
LHC5.jpg

Per quanto riguarda invece il presente, ho ricordato due appelli-bufala che circolano in questi giorni e secondo i quali non bisogna assolutamente accettare comunicazioni da indirizzi come "redeimorti" o (in versione curiosamente ridotta) "redeirti", pena morte e devastazione del computer. Ripeto: sono bufale, come lo sono tutti gli allarmi di questo genere. Non è dall'indirizzo del mittente che si capisce se un messaggio è ostile o no: ci sono tecniche ben più sofisticate, e diffondere appelli contro indirizzi specifici rischia di creare un pericoloso senso di falsa sicurezza ("ah, questo non viene da 'redeimorti', quindi è sicuro"...).


Aggiornamento 2006/11/22: è disponibile il podcast della puntata.

2006/11/20

Petizione sui costi di ricarica: 800˙000 firme per eliminarli?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "dimario" e "sventra1". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sta circolando ancora, in una nuova variante, un appello iniziato alcuni mesi fa, che promuove una petizione per l'abolizione di costi di ricarica riguardanti le telefonate cellulari prepagate.

Dal blog di Beppe Grillo:

Un cittadino italiano ha finalmente deciso che gli fa troppo male pagare la tassa di ricarica sui cellulari e ha chiesto alla Commissione Europea l'abolizione dei costi di ricarica che esiste """solo""" in Italia. Una di tante innovazioni che ci rende (inconsapevolmente) poveri.

Lo hanno preso sul serio e la Commissione Europea ha contattato l'Authority, bastano 800.000 firme per toglierci dai piedi la tassa sulla ricarica.

Firmate la petizione!

Cogliamo questa opportunità e facciamone un'arma, anche per altre piccole battaglie.

Io l'ho giá fatto!!!

http://www.petitiononline.com/costidir/petition-sign.html

Purtroppo le cose stanno in realtà ben diversamente. Non basta affatto "firmare" la petizione e raggiungere un certo numero di "firme" per ottenere l'abolizione dei costi di ricarica. Una petizione fatta via Internet non raccoglie firme, che hanno un valore legale: raccoglie soltanto nominativi, che non ne hanno affatto.

Dietro questo appello-bufala, tuttavia, c'è una storia autentica che sta producendo qualche risultato e molte polemiche [leggete l'aggiornamento più sotto]. L'ha documentata presso Aboliamoli.eu Andrea D'Ambra, lo studente che ha creato la petizione online (che esiste realmente) ad aprile 2006 e ha inviato parallelamente una denuncia formale alla Commissione Europea in merito ai costi di ricarica (che stando a PrepaidGSM.net non sono un'anomalia solo italiana come scrivono in molti).

La Direzione Generale Concorrenza della Commissione Europea ha così scritto alle autorità italiane una lettera formale, che ha indotto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a svolgere una lentissima indagine conoscitiva (PDF) ricca di cifre molto interessanti e pubblicata pochi giorni fa.

Vista la popolarità della petizione, che ora ha superato le 700.000 adesioni (adesioni, non firme) ed è finita sulle prime pagine di alcuni quotidiani e in varie trasmissioni radiotelevisive, molti politici hanno fiutato l'occasione propizia per farsi belli e hanno promesso il proprio impegno, mentre le associazioni di consumatori hanno ingenerosamente tentato di scippare a D'Ambra il merito dell'iniziativa.

Tuttavia, come dice lo stesso promotore, "per ora sono soltanto tante belle parole e nulla di concreto". Le Authority confermano la validità delle obiezioni sollevate dalla petizione e invitano a una "rimodulazione" dei costi di ricarica, ma il loro invito per ora non ha alcuna efficacia formale.

Sono infatti trascorsi sette mesi dall'avvio della petizione, ma in sostanza non è cambiato nulla. I costi di ricarica ci sono ancora. Certo la petizione fa rumore mediatico (che ha una sua utilità) ma non fa sostanza: come si vede dalla documentazione presso Aboliamoli.eu, la sostanza la fanno gli atti formali, come appunto la denuncia inviata da D'Ambra alla Commissione Europea.

Tanti nomi, anche settecentomila, anche un milione, mandati via e-mail, non hanno alcun valore legale. Non sono firme. Sono semplicemente nomi stampati su tanti fogli di carta, perché è soltanto questo che può generare una petizione online.

Va detto, inoltre, che esistono modi molto efficaci per abolire o ridurre i costi di ricarica, indirettamente ma con effetto immediato, senza aspettare mesi e mesi: usare con intelligenza il cellulare, adottare tagli di ricarica più grandi (sui quali il costo di ricarica incide meno), o passare all'abbonamento.

Bisogna infine considerare che se dovessero essere aboliti i costi di ricarica, non è affatto detto che la spesa complessiva per il telefonino diminuirebbe: come già avvenuto in passato, quello che esce dalla porta rientra dalla finestra con un altro nome. Di certo si avrebbe una maggiore trasparenza tariffaria, e sappiamo tutti quanto sia diventato stupidamente complicato il mondo delle tariffe cellulari (e sulla complicazione, che ingenera confusione, i gestori ci marciano). Non voglio entrare nel merito della polemica e vorrei limitarmi al lato bufalino dell'appello in circolazione, ma consiglio di leggere questo commento di Andrea Trapani in proposito.

L'indagine antibufala completa sulla petizione è pubblicata qui.


Aggiornamento. I costi di ricarica sono stati aboliti per decreto a febbraio 2007, con entrata in vigore il 4 marzo 2007.

Radiopresenza via Skype, riproviamo; Disinformatico domattina

Un paio di appuntamenti radiofonici

Stasera, fra le 22 e le 23, sarò ospite via Skype di Radio Web Stereo, se la tecnologia e il coordinamento funzionano meglio della volta scorsa. La radio è ascoltabile in streaming. Se ci dovessero essere ulteriori problemi o rinvii, li troverete segnalati qui in tempo reale a partire dalle 21.30 circa.

Domattina, invece, c'è il consueto appuntamento col Disinformatico alla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana, anch'essa ascoltabile in streaming e come podcast. Il tema principale della puntata sarà un ripasso della storia della Rete, visto il recente compleanno del Web, con un po' di chicche che saranno nostalgici ricordi per chi già allora frequentava Internet e stravaganti arcaismi per chi in Rete c'è arrivato a cose fatte. Ci saranno anche le bufale della settimana e il consueto appuntamento con le ultime notizie informatiche.

Aggiornamento

Tutto ha funzionato, stavolta: la trasmissione è iniziata regolarmente, la connessione di Skype è caduta ogni tanto, ma per fortuna soltanto durante le pause del parlato (come se rilevasse l'inutilizzo, interessante). La radio mi ha detto che la registrazione del programma sarà disponibile quanto prima, e la trasmissione verrà replicata giovedì 23 alle 17.

2006/11/15

Il Web compie 16 anni

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "davide" e "pgolfari". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

13 novembre 1990, ore 15:17:00 GMT. Sedici anni fa. Questa è la data di ultima modifica della più vecchia pagina Web di Internet ancora esistente, che vedete qui accanto in tutto il suo spartano splendore e potete visitare qui. L'indirizzo non è più quello originale, ma il contenuto è invariato.

La pagina in questione fa parte di quelle realizzate sul primissimo server Web, nxoc01.cern.ch, successivamente ribattezzato info.cern.ch, che ospitò anche la prima pagina Web in assoluto, il cui indirizzo originale era http://nxoc01.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html. Oggi la potete contemplare qui in una versione leggermente modificata.

E a proposito di primissimo server Web, eccone qui accanto una foto: un computer NeXTcube, 8 mega di RAM, 256 mega di disco magneto-ottico, processore a 25 MHz. No, non sono errori di battitura. Confrontate queste specifiche con quelle del vostro attuale computer e chiedetevi perché diavolo continua ad essere lento.

Fra l'altro, la foto non mostra un computer NeXTcube, ma proprio l'esemplare sul quale girarono quelle prime pagine Web: è il computer appartenuto a Tim Berners-Lee e Robert Caillau, i due padri del Web. Quella macchina è la madre. E il papà di NeXTcube è un certo Steve Jobs. Il sistema operativo delle macchine NeXT gettò le basi per Mac OS X.

Il fatto che quell'antica pagina web sia ancora leggibile dai browser e dai computer di oggi nonostante siano passati sedici anni (un'eternità in informatica: nel 1990, se ricordate, furono introdotti i telefonini ETACS in Italia e fu presentato Windows 3.0) è un tributo eccezionale a due concetti spesso trascurati della tecnologia.

Il primo è che gli standard aperti e gratuiti generano ricchezza: fu la scelta di Berners-Lee e Caillau di pubblicare le specifiche, non chiedere royalty e concedere a tutti il libero uso dei loro standard di definizione delle pagine HTML a permettere la rapidissima adozione e diffusione del Web. Chi aveva tentato altre strade "chiuse" per le reti telematiche aveva creato tanti giardini cintati fra loro incompatibili, come Prodigy, Genie, Compuserve e tanti altri nomi che ormai sono stati dimenticati. Internet, invece, resta, e si è dimostrata un volano economico infinitamente più potente di tutti quei costosi giocattoli basati su "standard" inventati a capocchia da ciascuna azienda apposta per non essere compatibili con la concorrenza e fidelizzare a forza il cliente.

Il secondo è che i formati aperti e gratuiti restano leggibili; quelli proprietari no. Provate ad aprire, con i programmi di oggi, un documento scritto sedici anni fa con un programma di grafica o di elaborazione testi: potreste avere seri problemi, se avete usato per quel documento un formato che (come è probabile) non è più supportato dal software attualmente in circolazione. Quella pagina web di sedici anni fa, invece, è perfettamente leggibile. Come faranno gli storici del futuro a capirci, se tutto quello che lasciamo loro in eredità è un'accozzaglia indecifrabile di bit?


Aggiornamento (2006/11/16)


Tgcom ha pensato bene di copiare il mio articolo senza neppure citarne la fonte ispiratrice. Complimenti per la lezione di giornalismo. Ma non si era detto che eravamo noi utenti ad essere i pirati, quelli che violano il diritto d'autore?

Io li ho già diffidati, ma se scrivete anche voi due parole di educato incoraggiamento al rispetto del diritto d'autore, magari i signori di Tgcom cadono dalle nuvole un po' prima. Grazie a rodri per la segnalazione. Qui sotto trovate una cattura dell'articolo fatta il 16/11 alle 21:26.

plagio-tgcom-20061116-2126.jpg


Aggiornamento (2006/11/17 19:20)


Le proteste sono servite. Tgcom ha corretto l'articolo mettendo un rimando generico a questo blog. Purtroppo il resto dell'articolo rimane un pasticcio totale. Eppure c'è scritto a chiare lettere in cima a ogni pagina di questo blog: gli articoli che scrivo qui sono liberamente ripubblicabili, basta citarne la fonte. Pazienza; speriamo che almeno la lezione sul diritto d'autore sia stata capita.

2006/11/14

Radio: lo scanner che suona Beethoven, come registrare da Youtube, e un po’ di Netiquette

Stamattina la consueta puntata del Disinformatico (RSI, Rete Tre, alle 11) si occupa dell'indagine antibufala su un curioso filmato che mostra uno scanner "musicale", delle tecniche per salvare i filmati pubblicati da Youtube e siti analoghi prima che passi la scure della censura o del diritto d'autore, e di un po' di regole di base per l'uso della posta.


Registrare i videoclip di Youtube e altri siti di video: da quando è stato comperato da Google, Youtube è nel mirino dei titolari dei diritti sui video musicali e spezzoni di film e telefilm che hanno fatto la fortuna del sito. Prima erano tutti contenti di ricevere pubblicità gratuita ai propri programmi; ora che Youtube ha il portafogli bello grasso, si svegliano e reclamano di essere "compensati" persino quando qualcuno usa una canzone di sottofondo in un proprio video personale. Così spariscono molti video musicali introvabili, i filmati scomodi con le bugie dei politici di tutti i paesi, gli spezzoni di televisione che nessuno osa più trasmettere, e anche (e in questo caso forse è meglio) i video dei dementi che commettono atti vandalici o molestano chi è in realtà molto più intelligente di loro. Ci sono insomma molte ragioni per voler salvare un videoclip prima che sparisca o semplicemente per vederlo quando non si è collegati a Internet.

Una tecnica semplice per registrarli è quella di immettere l'indirizzo del videoclip in siti come Keepvid.com, che restituiscono un link che consente di salvare sul proprio computer il file video in formato Flash Video (FLV). Se usate Firefox, potete ottenere lo stesso risultato usando estensioni per Firefox come OOk. Questo file si può poi leggere con programmi gratuiti come FLV Player (per Windows) o VLC (multipiattaforma) e convertire in altri formati con programmi come Replay Converter (Windows), iSquint (Mac) o mplayer/ffmpeg (Linux).


Antibufala: il video di uno scanner che "suona" Per Elisa di Beethoven. Molti hanno pensato che si trattasse di una burla ben confezionata, ma il videoclip è autentico: si tratta di una funzione presente negli scanner HP Scanjet e descritta qui e qui. Qui ci sono le istruzioni per l'Inno alla Gioia (a qualcuno, in HP, piace Beethoven). Non è l'unico caso di funzioni nascoste negli apparecchi di ogni genere, tant'è che queste chicche hanno un nome (easter egg) e ci sono siti appositi per condividerle, come Eeggs.com.


Netiquette (galateo) per l'e-mail: ecco in sintesi i consigli dati durante il programma:
  • sicurezza: ricordate che il mittente di un messaggio può essere falsificato molto facilmente, per cui non fidatevi dell'indicazione apparente del mittente prima di aprire un allegato o dare per buono del contenuto di un messaggio.
  • allegati: a proposito di allegati, evitate quelli inutili. Se dovete mandare un testo non impaginato, copiatelo e incollatelo nel corpo del messaggio: non allegatelo sotto forma di documento separato (tipicamente Word), perché diventa molto più pesante e obbliga il destinatario ad avere il programma corrispondente e a lanciarlo soltanto per leggere il vostro messaggio. Se ripetete quest'operazione decine di volte al giorno, diventa rapidamente una grande scocciatura.
  • ancora allegati: chiedete il permesso prima di inviare allegati. Chi riceve può essere collegato a Internet a bassa velocità (magari col cellulare) e magari paga per ogni bit che riceve.
  • allegati adulti: se l'allegato è magari di natura un po' adulta, avvisate il destinatario, in modo che non lo apra in situazioni potenzialmente imbarazzanti. Se gli fate gemere di piacere il computer portatile intanto che è sull'autobus o in ufficio, non credo vi ringrazierà.
  • evitate la posta in formato HTML: usate il testo semplice. I messaggi diventano molto più leggeri e sicuri, perché nel testo semplice non si possono annidare virus e altri comandi ostili. E' una funzione prevista da tutti i programmi di posta.
  • copia carbone nascosta: non è cortese disseminare gli indirizzi di posta degli amici e dei colleghi. Più un indirizzo gira in Rete, più è facile che diventi bersaglio di pubblicità indesiderata (spam). Se dovete mandare lo stesso messaggio a tante persone e non volete rivelare gli indirizzi, usate la funzione CCN o BCC (copia carbone nascosta o Blind Carbon Copy), presente in tutti i programmi per la gestione della posta, anche quelli via Web.
  • questioni di stile: ricordate che è molto più faticoso leggere un messaggio a video che su carta, per cui usate paragrafi brevi, lasciate una riga vuota fra i paragrafi, NON SCRIVETE TUTTO IN MAIUSCOLO, siate concisi ("la mail deve essere come una minigonna, corta quanto basta per essere interessante ma lunga abbastanza da coprire l'argomento", dice un antico proverbio della Rete), usate le "righe antispoiler" (un blocco di righe vuote) in modo da non mostrare subito sul video eventuali informazioni, come il finale di un film, che non sapete se il destinatario vuol farsi rivelare; imparate il quoting, ossia come si citano i messaggi degli altri per facilitare la comunicazione e non perdere il filo del discorso (qui trovate un'ottima guida in italiano).

Aggiornamento (2006/11/15):


Il podcast della puntata, senza musica, è disponibile nell'apposita pagina della RSI.

2006/11/13

Stasera sono a Radio Web Stereo, streaming via Skype

Radio in Rete, stasera alle 22 sono a Radio Web Stereo

Se vi va, stasera intorno alle 22 provate a collegarvi in streaming con Radio Web Stereo. Io sarò in collegamento in diretta via Skype per parlare di informatica ed altro. E' la ripetizione di un esperimento fatto tempo addietro con la medesima emittente: se tutto va bene, l'effetto risultante è che la qualità audio del collegamento Internet fra me (a Lugano) e la radio (zona di Roma) è tale che sembra che io sia in studio con gli animatori.

E' lodevole che una piccola emittente riesca a fare quello che ancor oggi i grandi network rifiutano di sperimentare, obbligando gli ascoltatori a sentire interviste telefoniche dall'audio incerto e al limite della comprensibilità.

Qui trovate le coordinate per intervenire via mail e in chat. A stasera!

Aggiornamento (2006/11/13 23:10)

Causa problemi tecnici (non riuscivano a raggiungermi via Skype), l'intera faccenda è spostata a lunedì. Maggiori dettagli a breve. Mi dispiace per il bidone!

Bambina ustionata, notizie e coordinate bancarie

Aggiornamento sul caso della bambina polacca ustionata

Grazie al tempestivo intervento dei bancari in ascolto, ho maggiori informazioni sulle coordinate bancarie per le donazioni ad Alessandra, la bambina polacca oggetto di un appello circolante in Rete. Questi sono i dati formalmente corretti da usare per far pervenire un bonifico sul conto indicato nella pagina Web della TV polacca:
Intestazione Beneficiario: Fundacja im. Janusza Korczaka
Denominazione Banca: Bank Spoldzielczy Biecz
Filiale di: Jasle
Conto Corrente PL31862710112001000044280001
Il costo di un bonifico di questo tipo presso le banche italiane non è eccessivo: mi è stato segnalato che almeno un istituto chiede meno di tre euro, ma per ottenere queste tariffe è indispensabile fornire tutti i dati esatti, codice IBAN compreso.

Tramite amici di origine polacca che hanno colleghi che lavorano presso l'ospedale che ha in cura Ola/Alessandra (il mondo è davvero piccolo), ho potuto confermare che il medico citato nell'appello, Jacek Puchala, esiste realmente e che l'ospedale è di ottimo livello e certamente in grado di fornire le cure necessarie per un caso di ustione anche grave come quello descritto.

Le stesse fonti dicono inoltre di essere leggermente perplesse dal punto di vista medico sulla validità temporale di quest'appello. Le ustioni, osservano, non peggiorano come sembra dire il dottor Puchala: il danno avviene inizialmente e poi il corpo tende a ripararlo con del tessuto nuovo cicatriziale. Essendo trascorso ormai oltre un anno (l'incidente è avvenuto a giugno 2005), affermano le mie fonti mediche, è presumibile che le condizioni della bambina si siano ormai stabilizzate, riducendo perlomeno l'esigenza di viaggi continui e le spese mediche.

Per contro, persone che hanno esperienza di vita in Polonia mi dicono che è piuttosto comune che le persone non abbiano soldi per viaggiare, e che normalmente sulle case non c'è alcuna copertura assicurativa per incendio: se l'abitazione va a fuoco, la si perde, punto e basta.

Con questo non si intende mettere in dubbio la sincerità dell'appello, ma semplicemente chiarire maggiormente i termini della vicenda, per evitare equivoci e consentire una scelta informata sulla donazione. L'ipotesi in corso di verifica è che la raccolta di fondi prosegua per finanziare la chirurgia ricostruttiva del viso (Ola ha perso completamente un orecchio esterno e la pelle del volto è devastata), da effettuare negli Stati Uniti. Sto cercando di contattare il dottor Puchala per avere maggiori dettagli.

Tutte le informazioni che ho su questo caso sono raccolte in questa pagina d'indagine antibufala.

2006/11/12

Test webcam alternative per Mac

Webcam per Mac: prova della Extreme Gold

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "_scream73_" e "kenparke".

Uno dei punti deboli del Mac è la sua carenza di supporto per gran parte delle webcam in circolazione. Certo, i nuovi Mac (a parte il Mini e il Pro) hanno una webcam integrata, ma chi vuole aggiungerla a un Mac che non ne è dotato si trova in serie difficoltà: la maggior parte delle webcam in circolazione non ha i driver per Mac e non viene riconosciuta, anche se ci sono degli accrocchi per farle funzionicchiare (per esempio IoxwebcamX e Macam). Oltretutto Apple sembra aver fatto sparire la propria webcam, la iSight, che risulta impossibile da acquistare e comunque era molto costosa rispetto alle webcam per il mondo Windows (a fronte, va detto, di prestazioni superiori alla media).

Una soluzione possibile è l'uso di una videocamera digitale dotata dell'ormai diffusa FireWire; funziona egregiamente, ma significa tenerla costantemente impegnata, accesa e collegata al computer.

C'è una soluzione più semplice: acquistare una delle poche webcam economiche dotate di supporto Mac. Io ho comprato la Extreme Gold (Essedi, 38 euro) su suggerimento di Mac-community.it: dopo un inizio non proprio brillante (il primo esemplare era guasto, ma mi è stato prontamente sostituito), questa webcam si è dimostrata ben integrata con le applicazioni Mac, compreso Skype 2.0 e iMovie.

La messa a fuoco è manuale, ma la webcam è dotata di emettitori per visione notturna, di tre comodi LED bianchi per illuminare la tastiera e di un pratico pulsante per scattare istantanee che vengono aperte direttamente in Anteprima e salvate come file JPG sulla Scrivania. La confezione include anche uno spartano auricolare con microfono (che richiede una presa Line In, non presente nei vecchi iBook come il mio) e ovviamente i driver per Windows e Mac; quelli Mac funzionano sia con processori Power PC, sia con processori Intel.

Sul CD dei driver c'è anche un'applicazione, iChatUSBCam, che non funziona (MAC OS X non riconosce il file DMG), ma sul sito del produttore c'è una versione scaricabile dagli utenti registrati, che si può raggiungere tramite il codice di registrazione fornito sul CD. In ogni caso, serve principalmente per chi usa iChat e non è indispensabile per gli altri usi della webcam.

camImage007Gli ostacoli di installazione, insomma, non sono trascurabili, specialmente per chi è abituato a pretendere dal proprio Mac la sua proverbiale semplicità d'uso, e la "traduzione" italiana del manualetto non mancherà di suscitare sana ilarità, ma quello che delude di più è la resa dei colori, che è veramente molto modesta: per esempio, il maglione che indosso nell'inquadratura di test mostrata all'inizio dell'articolo, in luce diurna, dovrebbe essere rosso vivo, e la tazza dovrebbe essere blu scuro, come vedete nell'immagine qui accanto, acquisita mediante videocamera DV. Nonostante vari tentativi di regolazione, quello è il meglio che sono riuscito a ottenere dalla webcam.

In sintesi: se volete risparmiare, vi serve una Webcam per Mac molto compatta e tutto quello che dovete fare è farvi vedere via Web durante una chattata, la Extreme Gold è sufficiente. Ma se avete esigenze superiori, vi conviene attrezzarvi con hardware ben più sofisticato.

Zone Alarm, gaffe e suggerimenti subliminali

Zone Alarm ha problemi di vista e raccomanda il Mac

Mentre navigavo nel sito di Zone Labs, la società che produce il firewall Zone Alarm che mi ostacolava nell'installazione di IE7 (come descritto nell'articolo precedente di questo blog), ho notato un paio di chicche.

In questa pagina di pubblicità a Zone Alarm, infatti, non solo c'è scritto di proteggere il proprio "stile di vista digitale" (sì, con la S), ma la persona mostrata nella foto sta usando un Mac.

Considerato che Zone Alarm è un prodotto per Windows, non resta che fare i complimenti al reparto marketing per le diottrie (o è un'allusione voluta a Windows Vista?) e per il suggerimento subliminale di adottare un computer sul quale il prodotto reclamizzato non gira.

Aggiornamento (2006/11/13)

zonealarm-dettaglio.jpgHo preparato qui accanto un ingrandimento ruotato del laptop mostrato nella pubblicità per cercare di capire se è effettivamente un Mac, specificamente un iBook simile a quello sul quale sto scrivendo, visti i dubbi postati nei commenti.

La cerniera centrale corrisponde; corrispondono le due macchioline sopra la tastiera, che sono le griglie degli altoparlanti; corrisponde la macchiolina bianca sopra la tastiera, in alto a destra (il pulsante di accensione); corrisponde anche la forma dei tasti Invio e freccia.

In particolare, la tastiera dell'iBook ha due pulsanti quadrati lungo la fila di tasti funzione, e a me sembra proprio che questi due pulsanti molto caratteristici ci siano anche nella foto mostrata da Zone Labs.

mio-mac-blur.jpgQui accanto mostro, a titolo di confronto, una foto fatta di corsa al mio iBook 12" (un po' martoriato, lo so, ma sono due anni che va ininterrottamente) e sfocata digitalmente. Secondo me la somiglianza è notevole. Mi manca il bordo intorno alla tastiera, ma credo che sia perché quello di Zone Labs è un iBook (processore PowerPC) da 14", che ha appunto un bordo analogo. Ne trovate molte immagini in Google.

2006/11/11

Internet Explorer 7 e i CSS, piccolo test

Internet Explorer 7 rispetta gli standard? Proviamo

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Nonostante i miei ripetuti sforzi, Internet Explorer 7 non si installa sul mio PC Windows XP sacrificale (vedi aggiornamento qui sotto), per cui non riesco a fare un test che m'incuriosisce: IE7 ha realmente un supporto migliore per gli standard della Rete, in particolare per i CSS (Cascading Style Sheet) che permettono di gestire efficientemente lo stile delle pagine Web, come si dice in giro?

Se volete provarlo, usate IE7 per visitare questa pagina del sito www.attivissimo.net. Nei browser conformi agli standard, come Firefox, Opera, Mozilla, Camino e Safari, la pagina esibisce un bell'effetto "vetro traslucido" quando la fate scorrere, grazie a del codice CSS suggeritomi dal grande lavoro di Eric Meyer.

In Internet Explorer 6, invece, l'effetto è completamente rovinato: le immagini che compongono l'effetto si disallineano quando si fa scorrere la pagina. Siccome molta gente si ostina a usare IE, effetti grafici e funzionali come questo restano inutilizzabili, paradossalmente proprio perché sono conformi ai veri standard della Rete, che IE6 viola. E' anche così che si frena l'innovazione.

Aggiornamento (2006/11/12)

Dopo vari esperimenti e tentativi (li trovate nei commenti qui sotto), ho individuato la causa del problema: Zone Alarm, che per qualche strana ragione blocca l'aggiornamento del Registro (un firewall deve fare il firewall, senza ficcare il naso altrove, dannazione) nella versione 6.5 che avevo installato. Scaricando e installando la 6.5.737 italiana, l'installazione di IE7 è andata a buon fine e ho potuto verificare che la mia paginetta di test CSS viene effettivamente visualizzata in modo corretto.

Si può discutere su chi sia il colpevole di questo problema (IE7 non abbastanza furbo da dire "hai un programma che mi impedisce di aggiornare il Registro", o Zone Alarm non abbastanza furbo da dire "IE7 vuole aggiornare il Registro, glielo permetto?"), ma resta il fatto che per riuscire a installare IE7 ho dovuto leggere e decifrare un file di log e cercare su Google la soluzione. Queste non sono cose alla portata dell'utente medio (e l'utente medio non dovrebbe essere tenuto a saperle fare).

Non solo: il confronto con la concorrenza è piuttosto impietoso. Firefox 2.0 riesce a installarsi senza causare tutti questi problemi. Come mai IE7 non ce la fa? E soprattutto, è davvero una buona idea che IE7 sia configurabile da remoto tramite una pagina Web presente su Internet? Al primo avvio, infatti, IE7 va a una pagina apposita del sito Microsoft, nella quale dei menu permettono di configurare IE7. Può darsi che mi sfugga qualche dettaglio, ma permettere a una pagina remota di alterare le impostazioni del browser mi sembra un invito a nozze per i vandali della Rete. Inoltre la scomparsa della barra menu da IE7 non mancherà di confondere molti utenti (dove diavolo è finita la Cronologia? Ah, certo, sotto Tools-Toolbars-History, è ovvio). Mi tengo stretto il mio Firefox, grazie.