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2010/06/18

Reuters e la gamba da salvare

Pompiere salva dall'alluvione una nonna. E una gamba?


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/06/19.

Non mi pare ci possano essere altre spiegazioni a questa foto bizzarra: o qualcuno ci teneva così tanto a una gamba finta da volerla portare in salvo dall'alluvione in Polonia ma l'ha trasportata ponendola in piedi in precario equilibrio, oppure Reuters ha omesso di controllare l'autenticità dell'immagine che ha distribuito e che è pubblicata (per esempio su Boston.com qui) con il credit REUTERS/Grzegorz Skowronek/Agencj.




Grazie al professor Sentimento Cuorcontento, del Cicap, per la segnalazione.

Aggiornamento: alcuni lettori suggeriscono che possa trattarsi della gamba di un bambino o di un adulto molto magro, che per un'infelice coincidenza è per il resto completamente coperto dal pompiere. Però la didascalia dice "A woman is evacuated by a fireman in the city of Czestochowa, southern Poland May 18, 2010". Può anche darsi che la didascalia sia sbagliata. Ho trovato un'altra versione della foto, con un'inquadratura più larga, su Tokfm.pl.

Qualcuno riesce a far luce su questa foto davvero curiosa? È stata photoshoppata per maggiore effetto drammatico ma commettendo una distrazione nell'eliminare una persona di troppo, oppure è autentica ma il fotografo è vittima di una bizzarria della prospettiva che fa sembrare che l'immagine sia stata alterata quando invece è autentica?

Credo sia un esempio interessante in ogni caso, ma specialmente se la fotografia è autentica: mostrerebbe come la realtà, certe volte, può sembrare un falso. Ho contattato l'agenzia della foto per chiarimenti.


Aggiornamento 2010/06/19


Le indagini dei lettori avvalorano il caso più interessante: la foto sarebbe autentica ma talmente strana da sembrare un fotoritocco. L'altro esemplare della stessa foto che ho citato prima è in realtà uno scatto leggermente differente, per cui i due scatti possono essere riscalati e abbinati per creare uno stereogramma che fornisce informazioni sulla tridimensionalità e la collocazione spaziale degli elementi delle foto. Fozzillo ha preparato uno stereogramma da guardare incrociando gli occhi:

L'esame stereoscopico non rivela correzioni vistose della fiancata del veicolo, dove si dovrebbe trovare il tronco di un'eventuale terza persona cancellata (la proprietaria della gamba extra). I riflessi nell'acqua, che tipicamente tradiscono il fotoritocco perché il ritoccatore si dimentica di correggerli, sembrano compatibili con la scena mostrata. Inoltre in fianco al volto del pompiere c'è una sottile area chiara che potrebbe essere il bordo del volto del proprietario della gamba, e accanto alla scarpa della gamba misteriosa c'è un'area scura che potrebbe essere una parte dell'altra scarpa.




Sulla base di tutti questi elementi, nonostante la mia impressione iniziale, a questo punto sono del parere che la fotografia non sia stata ritoccata ma sia un esempio di come la realtà possa essere ingannevole.

Grazie a tutti per aver collaborato a quest'esercizio d'indagine.

Mondiale di calcio, affare d’oro anche per spam, truffe e phishing

Truffe e frodi ispirate al Mondiale 2010, attenzione


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Visto che i criminali informatici sono sempre alla ricerca di nuove esche per le loro truffe, non potevano mancare i tentativi di raggiro ispirati alla passione calcistica di questi giorni. Conviene quindi tenere alta la guardia anche in questi momenti di euforia e distrazione sportiva.

Symantec segnala l'invio a un gran numero di utenti di annunci di vincite a fantomatiche lotterie abbinate al campionato mondiale sudafricano, con tanto di logo della FIFA. Come consueto, le vincite verrebbero sbloccate soltanto in cambio dell'invio di denaro da parte della vittima.

Ma ci sono anche attacchi mirati che usano tecniche più subdole. Per esempio, sempre Symantec documenta sin dalla fine di marzo l'invio di mail che si ispirano ai mondiali di calcio per catturare l'attenzione e la fiducia della vittima. Uno di questi attacchi usa un vero calendario interattivo della manifestazione, redatto in formato Excel, che è stato alterato per annidarvi istruzioni infettanti. Se la vittima apre il file modificato, parte il programma Excel, che però si richiude rapidamente e si riapre mostrando il calendario interattivo; nel frattempo viene depositato un file eseguibile in una cartella dei documenti dell'utente. L'eseguibile si collega a un motore di ricerca e poi a un indirizzo IP situato in Indonesia, e a questo punto il criminale informatico ha accesso al contenuto del computer della vittima.

Il phishing (furto di credenziali) legato al Mondiale, invece, gioca sugli sponsor ufficiali della manifestazione. Particolarmente pernicioso, perché molto simile a una campagna pubblicitaria reale, è un falso invito (mostrato qui sopra) a immettere nome e cognome e le coordinate della propria carta di credito per partecipare a un concorso che mette in palio un viaggio in Sudafrica per assistere alle partite. Il bello è che il concorso esiste davvero ed è organizzato dalla Visa. Questa è la sua pagina autentica, facilissima da confondere con quella fasulla mostrata a inizio articolo:

Chi finisce nel sito-trappola e immette i propri dati li trasmette ai truffatori, con conseguenze facilmente immaginabili. La trappola è ben congegnata: restituisce addirittura un "codice di gestione" apparentemente personalizzato (ma in realtà sempre uguale) che fa sembrare ancora più autentico tutto il raggiro.

Non poteva mancare, infine, anche lo spam a tema: stanno circolando mail il cui titolo si ispira ai mondiali, solitamente con titoli e testi che creano interesse o curiosità, come "Mondiale FIFA: brutte notizie" o "Scandalo al Mondiale FIFA 2010". Chi le riceve è fortemente tentato di aprirle: se lo fa, vi trova un allegato in formato HTML che contiene un Javascript offuscato, ossia cifrato in modo da non essere facilmente leggibile da una persona. Il Javascript racchiude ed esegue istruzioni che portano il browser dell'utente a un sito che vende prodotti farmaceutici destinati prevalentemente a un'utenza maschile e di validità tutt'altro che garantita.

Prudenza, dunque, in modo da non finire nelle grinfie degli imbroglioni della Rete che approfittano del Mondiale di calcio: sarebbe un brutto autogol.

2010/06/17

Aggiornamento di Mac OS X installa Flash vulnerabile

Mac OS X 10.6.4 installa molti rattoppi ma lascia Flash fallato


Pochi giorni fa Apple ha distribuito l'aggiornamento gratuito 10.6.4 del proprio sistema operativo Mac OS X (versione standard e server), che chiude 28 falle di sicurezza e introduce varie correzioni e ottimizzazioni.

Prima di installarlo, sottolineo la raccomandazione di Apple sull'importanza di effettuare un backup completo del vostro Mac, perché sono state segnalate numerose magagne, che spaziano dal fallimento totale dell'installazione alla scomparsa di cartelle alla corruzione dei font. Sono problemi occasionali, che probabilmente non colpiranno il vostro computer, ma è comunque prudente non rischiare.

L'aggiornamento include anche una nuova versione, la 10.0.45.2, del player Flash di Adobe, ma attenzione: si tratta di una versione nella quale sono già stati trovati 32 difetti di sicurezza, come avvisa Adobe stessa, per cui dopo aver installato l'aggiornamento di Mac OS X occorre installare l'ulteriore aggiornamento di Flash, se non lo avete già fatto per altre ragioni. Confusi?

Niente panico. Visitate questa pagina del sito di Adobe con ciascuno dei vostri browser e prendete nota del numero indicato dopo le parole "You have version". Se il numero è 10.1.53.64 siete a posto; se è inferiore, scaricate e installate l'aggiornamento dall'apposita pagina di Adobe.

Fra l'altro, per chi ha ancora un Mac con processore G3 (PowerPC), questo sarà, a detta di Adobe, l'ultimo aggiornamento di Flash.

Nuova falla in XP, è già usata dai criminali online

Dipendente di Google in Svizzera rivela falla in Windows XP; criminali la sfruttano subito


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "p2o5" e "luca.p*".

Tavis Ormandy, uno degli esperti di sicurezza informatica di Google che lavora in Svizzera, ha scoperto una falla molto grave in Windows XP e ha dato a Microsoft solo cinque giorni di tempo per realizzare e distribuire il rattoppo prima di annunciarne pubblicamente i dettagli nella lista Full Disclosure.

La falla, classificata con il codice CVE 2010-1885, riguarda il Centro assistenza di Windows (l'Help and Support Center) e consente all'aggressore di eseguire comandi a proprio piacimento sul computer della vittima semplicemente inducendo la vittima stessa a visitare un sito Web appositamente confezionato o a cliccare su un link in un messaggio di posta. L'attacco funziona con tutti i principali browser, compreso Internet Explorer 8 e quelli alternativi come Firefox o Chrome, ed è ancora più semplice da realizzare se il computer bersaglio ha installato Windows Media Player (che è installato automaticamente in tutte le versioni principali di Windows). Brutto affare.

La cosa non è piaciuta ad altri ricercatori di sicurezza (Graham Cluley di Sophos, Robert Hansen di SecTheory e Andrew Storms di nCircle Security, sentiti da Computerworld), che hanno ritenuto poco prudente la divulgazione dei dettagli della vulnerabilità: solitamente in questi casi si contatta Microsoft informandola con discrezione della falla scoperta, eventualmente si collabora alla sua correzione, e solo allora – quando gli utenti sono protetti – si divulgano i dettagli. Secondo Ormandy, invece, l'annuncio della falla dopo soli cinque giorni è stato necessario proprio a causa della sua gravità e perché Microsoft, a suo dire, avrebbe ignorato l'avviso se non fosse stato accompagnato da una dimostrazione funzionante.

Alcuni di questi ricercatori pensano che si tratti di una schermaglia nella guerra in corso fra Microsoft e Google: una sorta di "Vedete? Ve l'avevo detto" per giustificare la criticata scelta di Google, segnalata a fine maggio dal Financial Times, di eliminare Windows dai computer dei propri dipendenti e sostituirlo con Linux o Mac OS X, adducendo problemi di sicurezza. Non va dimenticato che Google presenterà ufficialmente il proprio sistema operativo, concorrente di Windows, entro la fine di quest'anno.

Il risultato di tutto questo è che è già stato segnalato il primo sito innocente nel quale è stata inserita dai criminali una forma di attacco che sfrutta la vulnerabilità divulgata da Ormandy per depositare un cavallo di Troia nei computer delle vittime. Il sito attaccato è stato ripulito e nel frattempo Microsoft ha pubblicato uno strumento di correzione che risolve temporaneamente la falla in attesa di un rattoppo formale e definitivo. Questo strumento va usato dagli utenti di Windows Server 2003 e Windows XP; chi usa Windows Vista, Windows Server 2008, Windows 2000 e Windows 7 non è a rischio. Un rischio che forse si poteva gestire un po' meno avventatamente.

Maggiori informazioni sulla falla sono disponibili nel blog di sicurezza di Microsoft Technet.com e nell'avviso di sicurezza 2219475 della stessa Microsoft.

No, Obama non ride di Beckham [UPD 2010/06/19]

La foto di Obama che ride dell'imbarazzo di Beckham è falsa


Sta circolando in Rete, ed è stata pubblicata da alcuni giornali, come il Boston Globe mostrato qui accanto, una foto fasulla che ritrae il presidente statunitense Obama mentre ride di fronte all'espressione di disappunto del calciatore David Beckham dopo la disastrosa parata mancata del portiere Robert Green durante la partita USA-Inghilterra. La foto è un falso perché l'immagine di Beckham nel teleschermo è sovrapposta digitalmente.

Il Globe ha successivamente rimosso la foto dall'articolo nel quale era pubblicata inizialmente. Altri giornali, invece, come il New York Magazine, la pubblicano tuttora, definendola "probabilmente Photoshoppata", ma c'è poco da dire "probabilmente", perché la falsificazione è rivelata da un indizio piuttosto evidente. Sapete trovarlo?

Ma soprattutto, sapete trovare da dove proviene la foto originale e documentare in che contesto è stata scattata?

Buona caccia agli aspiranti detective: se non doveste risolvere il quiz, darò la soluzione domattina nel Disinformatico radiofonico, in onda dalle 11 sulla Rete Tre della RSI e ascoltabile in streaming.


La soluzione


L'indizio rivelatore, come hanno indovinato molti ascoltatori della trasmissione e commentatori in questo blog, è nel riflesso dell'immagine televisiva sulla superficie lucida del tavolo, che non corrisponde a quanto mostrato sul teleschermo nella fotografia che circola in Rete. Ricordate di controllare sempre i riflessi, che i fotoritoccatori spesso sbagliano tradendosi.

Ma da dove proviene l'immagine allegra di Obama, e cosa lo fa sorridere così tanto? Una ricerca tramite il sito Tineye.com, specializzato in ricerche per immagini, rivela l'arcano: Obama era in collegamento audio-video con gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale e dello Shuttle Endeavour il 17 febbraio scorso. La foto originale è sul sito della Casa Bianca e la notizia è stata pubblicata sul medesimo sito e su SpaceflightNow.com.


Grazie a tutti per aver partecipato al gioco!

Rimedi informatici anti-vuvuzelas?

Fastidio delle vuvuzelas, occhio ai venditori di rimedi


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "anna1bucci" e "marco" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Fonte dell'immagine a lato: Wikipedia.

Entro brevemente nella polemica sulle vuvuzelas, le trombette il cui rumore è diventato un sottofondo continuo delle partite del Mondiale di calcio in Sudafrica, per mettere in guardia contro chi vende presunti rimedi via Internet all'irritazione provocata dal suono non proprio melodioso di questi dispositivi.

Come spesso accade in situazioni come questa, c'è chi specula sulla poca dimestichezza con le basi della scienza per proporre soluzioni che eliminerebbero il rumore: naturalmente in cambio di denaro tutt'altro che virtuale. Per esempio, ci sono siti come AntiVuvuzelaFilter punto com che propongono uno speciale file audio MP3, da riprodurre sul proprio impianto audio o computer o lettore MP3 o telefonino, che funzionerebbe grazie a una "cancellazione di fase" oppure una "cancellazione attiva del rumore".

Il problema è che la tecnologia di soppressione dei rumori denominata "cancellazione attiva del rumore" (Active Noise Canceling) esiste realmente e funziona, ma si basa sul fatto che il suono da cancellare viene analizzato in tempo reale per elaborare un "controsuono" sincronizzato (un suono in controfase). Un file audio MP3 preregistrato non può fare nessuna analisi e nessuna sincronizzazione: quindi le sue possibilità di funzionare sono pressoché nulle. Quelle di trovarsi con un rumore doppio e con un po' di soldi buttati via, invece, sono molto alte.

C'è però un rimedio che circola via Internet e funziona: basta elaborare l'audio facendolo passare attraverso un equalizzatore da impianto hi-fi, l'eventuale equalizzatore integrato nel vostro televisore, oppure attraverso la scheda audio di un computer, impostando dei filtri a forte pendenza centrati intorno alle frequenze sonore emesse dalle vuvuzelas, che sono 470 Hz e 235 Hz (ci sono anche delle armoniche ad altre frequenze più alte, ma queste sono le principali fonti del fastidio).

Se non siete in grado di effettuare da soli queste impostazioni, potete usare quelle predisposte dal Centre for Digital Music della Queen Mary University londinese e pubblicate presso Isophonics.net, dove trovate un plug-in gratuito, denominato Devuvuzelator, che è disponibile in versione Windows (formato standard VST, per qualunque programma compatibile) e in versione Mac OS X. Quest'ultima richiede il programma di elaborazione sonora Audio Hijack Pro, disponibile in prova gratuita. Per gli utenti Linux c'è una serie di proposte analoghe su CreateDigitalMusic.com.

Funzionano piuttosto bene: provate a confrontare l'audio originale con quello filtrato, nel quale il filtro entra in azione dopo un paio di secondi.

Fonti: BoingBoing, LifeHacker, Surfpoeten.de, New Scientist, Ars Technica, ANSA.

2010/06/16

Show di Fabio Fazio, niente viola in studio [UPD 2010/06/17]

Perché è vietato il viola a Che Tempo Che Fa?


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

"Non è permesso l’ingresso in studio con alcun capo di colore viola". Ma come: la superstizione, in un programma come Che Tempo Che Fa che più di una volta ha dileggiato le pseudoscienze (con memorabili interventi della Littizzetto), esce dalla porta ma rientra dalla finestra?

L'avvertenza è infatti scritta a chiare lettere nelle prenotazioni su Ticinonline per assistere alla trasmissione e anche in questo articolo dello stesso sito, datato 6 maggio 2010). E stando sempre al succitato Ticinonline la norma viene fatta rispettare, spiegando, secondo un "addetto ai lavori" non meglio identificato, che si tratta di superstizione (o di imprecisate esigenze di "uniformità dei colori in studio", secondo una costumista del programma).

Nessun divieto del genere viene riportato nelle istruzioni per partecipare alla trasmissione come pubblico presenti sul sito di Endemol Italia, ma dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo ho ricevuto da Ruggio81 copia delle mail, datate 2006, 2007 e 2008, con le istruzioni inviate al fan club di Laura Pausini per la selezione del pubblico: "Portare carta di identità (indispensabile) e, requisito IMPRESCINDIBILE, non indossare NULLA di colore VIOLA" (2006), "Documento di Identità personale + divieto ASSOLUTO di indossare indumenti di colore VIOLA" (2007), "divieto ASSOLUTO di indossare indumenti di colore VIOLA" (2008). Sempre Ruggio81 ha trovato questo commento nel newsgroup it.fan.musica.battiato, datato 2009, che ribadisce il divieto del viola indossato.

Non sembrano esserci motivi tecnici plausibili per questa norma, e pare improbabile che Ticinonline s'inventi una storia del genere, ma comunque ho scritto ai responsabili della gestione del pubblico di Che Tempo Che Fa per avere conferme o smentite di quanto pubblicato dalla testata ticinese. Non ho ancora avuto risposta.

Sta di fatto che il divieto scaramantico indossare il viola è un'antica tradizione teatrale e di tutto il mondo dello spettacolo e quindi è forte il sospetto che la motivazione sia decisamente poco razionale. Chi si fa portavoce della cultura intelligente e vuole presentarsi come compassato dispensatore di motti arguti dovrebbe lasciarsi alle spalle certi scivoloni.


Se in televisione lavora e comanda gente che è convinta che un colore possa portare iella, non c'è troppo da stupirsi se poi viene dato spazio a oroscopi, cartomanti, sensitivi e cialtroni assortiti, con licenza di rimbambire il pubblico perpetuando il business delle scemenze.

Se Apple decide cosa si può pubblicare: perché l'iPad è una polpetta avvelenata per gli editori

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "roami" e "dea selene". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento ore 21:15.

Tantissimi editori si stanno buttando a capofitto sull'iPad, investendo nella produzione di applicazioni apposite e di versioni su misura dei propri giornali e delle proprie riviste. Vedono l'iPad come un'ancora di salvezza per contrastare il declino delle loro vendite cartacee. La voglia di trovare un messia che li salvi è talmente forte che sono, a quanto pare, ciechi alle conseguenze delle loro scelte come una sedicenne che s'infila nel letto di una meteora del pop.

Il problema di dedicare i propri sforzi online esclusivamente alle piattaforme Apple è che in questo modo l'editore perde il controllo. Mette la propria rotativa in outsourcing, per così dire, a un'azienda che ha per contratto il diritto di decidere cosa viene o non viene stampato e pubblicato. E che decide con criteri talmente arbitrari e puritani da spingersi ben oltre l'indignazione per arrivare al ridicolo.

Esempio numero uno: TheBigMoney.com segnala che un adattamento a fumetti dell'Ulisse di Joyce, intitolato Ulysses Seen, è stato inizialmente respinto dall'App Store perché conteneva immagini di nudo inaccettabili. Ecco una delle immagini in questione:


E questa è un'altra:


Sì, queste sono le immagini respinte dall'App Store di Apple. Da notare che l'Ulisse originale di Joyce, con le sue descrizioni di attività sessuali esplicite, è invece in vendita su iBooks di Apple. Dopo che i creatori di Ulysses Seen hanno modificato i disegni, la società della mela morsicata ha accettato il fumetto nell'App Store (non ho ancora visto le versioni modificate; se qualcuno le trova, me lo faccia sapere); poi ha detto di aver commesso "un errore" e ha chiesto agli autori di sottoporre di nuovo i disegni originali. Però intanto censura con tanto di quadrettoni il fumetto di un bacio fra due uomini svestiti, ma non quello di una scena di sesso fra un uomo e una donna altrettanto svestiti. Un bel messaggio di tolleranza, non c'è che dire (aggiornamento: Apple ha fatto dietrofront anche in questo caso, secondo il Washington Post).

Come scrive lucidamente Kevin Kelleher sempre su The Big Money, è vero che il fumetto originale è disponibile altrove sul Web e quindi l'edizione per l'App Store è paragonabile a una versione di un film tagliata per mandarla in onda in prima serata, ma l'atteggiamento di Apple "obbliga gli artisti a scendere a compromessi sull'integrità della loro visione e punisce coloro che rifiutano il compromesso. Questo è particolarmente pericoloso quando il nudo non è osceno – come nel caso di Ulysses Seen – ma rinforza l'opera complessiva. Secondariamente, e in modo più pernicioso, può indurre gli artisti a tentare di interpretare anticipatamente la propria integrità censurando i contenuti ancor prima che Apple gliel'abbia chiesto... Joyce non scese a compromessi, neanche creando una seconda versione ripulita dell'Ulisse."

Editori di giornali, provate a sostituire artisti con giornalisti. E come potrete parlare obiettivamente dei prodotti Apple, sapendo che l'edizione online del vostro giornale o della vostra rivista dipende, per i propri introiti, dal placet di Apple? Gli editori tedeschi hanno dimostrato di aver capito il problema.

Se i criteri dell'App Store vi sembrano dettati da un puritanesimo al limite dell'assurdo, considerate il secondo esempio: The Sun. Sì, il giornale britannico noto più per le grazie dei suoi topless a pagina 3 che per la forbita sagacia dei suoi reporter. The Sun ha un'App nell'App Store che consente di leggere il giornale (a pagamento). Leggerlo, s'intende, compresa la suddetta pagina 3, che come documenta The Register offre in fotografia, ad alta risoluzione, il seno che disegnato a fumetti è invece inaccettabile per Apple. Riproduco qui le grazie di Chloe a bassa risoluzione per permettere la lettura di questo articolo senza causare disagi sul posto di lavoro: la versione più nitida, per gli interessati, è appunto su The Register.

Paidcontent spiega che Apple ha accettato il popputo ebdomadario britannico perché per scaricarlo sull'iPad è necessario confermare di avere più di diciassette anni. A quanto pare, la visione di un seno prima di quest'età può causare traumi indicibili. E come si fornisce la conferma, presentando un documento d'identità? No: molto più pilatescamente, cliccando su un pulsante e dichiarando di avere più dell'età mammocompatibile. Perché naturalmente nessun minorenne ormonalmente stimolato sarà così disonesto da mentire.

Sia chiaro: il problema non è dell'iPad, ma del modello commerciale scelto da Apple per l'iPad (e per l'iPhone), che esige il controllo totale e l'ultima parola sui contenuti. Si porrebbe per qualunque altra società che imponesse quello stesso modello monopolista su qualunque dispositivo.

Volete davvero che tutte le rotative siano gestite da un'unica società, con potere assoluto su cosa possono o non possono vedere e leggere i vostri lettori? Pensateci, editori, prima di mettervi a danzare con un elefante talebano.

Antibufala: il “maxi sequestro” di banconote dello Zimbabwe è una maxi bufala, abboccano in tanti

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "Cichela" e "marco.r*" e grazie alle segnalazioni di "angelo.g", "drpb*", "ohmnibus" e "xelloss".
L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: ore 14:35.

Vari giornali online hanno pubblicato la notizia del sequestro, alla frontiera di Chiasso, di tre banconote dello Zimbabwe che varrebbero "circa 4 milioni e mezzo di euro". Così scrive Repubblica, accompagnata ahimè in coro anche dalla stampa svizzera, come Ticinonline, il Corriere del Ticino e anche la RSI, oltre a Varese News e altri. Repubblica ha avuto, una volta tanto, la cautela di precisare che "il tutto andrà comunque valutato alla luce dell'altissima inflazione che sta colpendo il Paese africano", mentre le altre testate hanno presentato come dato indiscusso il valore delle banconote e la relativa sanzione per il cittadino italiano al quale sono state sequestrate: circa 1,8 milioni di euro.

Nessuno, purtroppo, si è fermato a porsi una semplice domanda: che senso ha produrre una banconota che da sola vale oltre un milione di euro?

Non ho ancora avuto modo di ottenere il comunicato stampa della Guardia di Finanza sul quale si basa la notizia (aggiornamento: un lettore l'ha trovato, è più sotto) e che forse è stato travisato dai giornalisti o dalle agenzie utilizzate dai giornalisti, ma sta di fatto che un minimo di buon senso avrebbe dovuto far riflettere sulla plausibilità della notizia e avrebbe dovuto anche impedire il sequestro.

Andando più a fondo, grazie alle segnalazioni dei lettori del Disinformatico, salta fuori che le banconote sequestrate sono fuori corso dall'anno scorso, da quando il dollaro dello Zimbabwe è stato sospeso a tempo indeterminato (BBC, 12 aprile 2009) a causa dell'iperinflazione. Ora in Zimbabwe si usano il rand sudafricano e il dollaro USA (Xe.com).

La CNN e Wikipedia in inglese, inoltre, indicano che il dollaro dello Zimbabwe ha avuto varie generazioni. La quarta era entrata in vigore a gennaio 2009 e toglieva dodici zeri alla precedente: mille miliardi di dollari della terza generazione erano un dollaro della quarta. Le banconote sequestrate sono della terza generazione (le foto di Repubblica mostrano che sono datate 2008) e quindi i loro due miliardi complessivi valgono due millesimi di dollaro nuovo. Che adesso è fuori corso.

Le banconote sequestrate, insomma, non hanno più alcun valore, se non come chicche per collezionisti, e quindi non c'è nessun "maxi sequestro". Può darsi che tutto sia nato dall'uso troppo disinvolto di un sito di conversione valutaria, visto che siti come Xe.com danno un valore di cambio pari a 4,4 milioni di euro. Ma lo fanno avvisando che la banconota è fuori corso. Davvero la Guardia di Finanza avrebbe proceduto a un sequestro e all'emissione di un comunicato (e, presumo, all'incriminazione di un cittadino) su basi così tenui?

Quello che colpisce è che nessuno, in tutta la faccenda, si sia chiesto che senso avesse la sua premessa.


Aggiornamenti


Un lettore, Max, mi segnala l'ANSA originale, che già include l'errata indicazione del valore delle banconote:

FISCO: SEQUESTRATE TRE BANCONOTE PER 2 MLD DOLLARI ZIMBABWE

(ANSA) - MILANO, 14 GIU - Tre sole banconote ma dal valore altissimo di 2 miliardi di dollari dello Zimbabwe pari a circa 4 milioni e mezzo di euro. E' quanto hanno sequestrato i funzionari della Dogana di Ponte Chiasso a un italiano residente in provincia di Milano.

I funzionari, in servizio presso il valico autostradale di Brogeda (Como), con la collaborazione dei militari del Gruppo della Guardia di Finanza locale, hanno sequestrato i tre biglietti di banca, due del valore di 500 milioni e uno da 1 miliardo di dollari dello Zimbabwe, di cui si sta accertando l'autenticita'.

La valuta non dichiarata per complessivi 4.509.500 di euro puo' costare una sanzione massima corrispondente al quaranta per cento dell'ammontare eccedente il limite di franchigia, quindi pari a 1.799.800 euro. (ANSA).

COM-EM
14-GIU-10 12:58 NNNN

Tukler ha trovato il comunicato stampa dell'Agenzia delle Dogane, che parla testualmente di "valuta non dichiarata per complessivi 2.000.000.000 di dollari dello Zimbabwe pari a circa 4.509.500 euro. Il testo integrale è questo:

Prot. n. 81536/RU Roma, 14 giugno 2010

COMUNICATO STAMPA

DOGANA DI PONTE CHIASSO
SEQUESTRATI 2 MILIARDI DI DOLLARI DELLO ZIMBABWE

Nell’ambito del contrasto al traffico illecito di capitali, i funzionari della Dogana di Ponte Chiasso in servizio presso il valico autostradale di Brogeda, con la collaborazione dei militari del Gruppo della Guardia di Finanza locale, hanno sequestrato valuta non dichiarata per complessivi 2.000.000.000 di dollari dello Zimbabwe pari a circa 4.509.500 euro.

I tre biglietti di banca, due del valore di 500 milioni e uno da 1 miliardo di dollari, di cui si sta accertando l’autenticità, erano in possesso di un cittadino italiano, residente nella provincia di Milano.

La sanzione massima prevista per l’omessa dichiarazione del trasporto di valuta, corrispondente al quaranta per cento dell’ammontare eccedente il limite di franchigia, è pari a 1.799.800 euro.

Avevo sperato in un errore d'interpretazione da parte dei giornalisti, ma mi devo ricredere sconsolato.

2010/06/14

Antibufala: se i Maya sbagliano, ci penserà il Sole

2012 fatti da parte: nel 2013 arriverà la Tempesta Solare Fine Di Mondo, garantisce la NASA


Image Credit and copyright: Robert Gendler.

Moriremo tutti: ma nel 2013, non nel 2012. O almeno così vorrebbero farci credere il Daily Telegraph britannico e tutti gli altri giornali che ne scopiazzeranno sicuramente l'incosciente articolo, che preannuncia una "super tempesta" solare: "scienziati esperti dell'agenzia spaziale ritengono che la Terra verrà colpita da livelli senza precedenti di energia magnetica proveniente dai brillamenti solari dopo che il Sole si sarà svegliato 'dal sonno profondo' intorno al 2013".

L'articolo prosegue con un elenco delle catastrofi che ne conseguiranno: la tempesta "potrebbe danneggiare i sistemi dei servizi d'emergenza, le attrezzature degli ospedali, i sistemi bancari e i dispositivi di controllo del traffico aereo, fino agli apparecchi comuni come i computer domestici, gli iPod e i navigatori satellitari". Rabbrividiamo. Soprattutto per gli iPod.

C'è di che spaventarsi, visto che vengono citate le dichiarazioni di Richard Fisher, che essendo direttore della divisione di fisica del Sole della NASA non parrebbe essere uno dei soliti menagramo che non sanno di cosa parlano ma sanno vendere bene i propri libri e programmi TV. Ma poi si va a vedere il link presentato dall'articolo, che porta a una pagina della NASA che spiega che sì, una tempesta solare molto potente, di quelle che càpitano una volta ogni secolo circa (quindi non "senza precedenti" come scrive il Telegraph) può causare gravi danni agli apparati elettronici, ma dice anche (e questo il Telegraph non lo scrive) che "gran parte dei danni è mitigabile se i responsabili sanno che c'è in arrivo una tempesta".

La NASA ha collocato da tempo nello spazio delle sonde scientifiche che permettono di avere un preallarme sufficiente a mettere in sicurezza gran parte degli apparati vitali di una nazione in caso di tempesta solare in arrivo: basta che gli addetti siano consapevoli del problema e preparino le procedure d'emergenza. Proprio per questo sono già quattro anni che si riuniscono nello Space Weather Enterprise Forum a Washington.

La prossima volta che qualcuno si mette a blaterare che andare nello spazio non serve a niente e che ci sono problemi ben più gravi qui sulla Terra, ricordategli che senza sonde come STEREO, SDO e ACE, appostate in modo da rilevare in anticipo macchie, eruzioni e picchi di vento solare che ci potrebbero colpire, gran parte della nostra tecnologia sarebbe letteralmente fritta. Ne abbiamo avuto un assaggio nel 1859, nel 1921 e nel 1989 (ne avevo scritto qui); un ruttino del Sole nel 1997 fece fuori un satellite Telstar.

Abbiamo, insomma, delle vedette di guardia: dobbiamo solo ascoltarle. È anche a questo che serve l'esplorazione spaziale.