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“Wargames” compie trent’anni

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 14/06/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Buon compleanno a Wargames, uno dei primi (e ancor oggi pochi) film a parlare in termini grosso modo realistici del mondo dell'hacking e dell'informatica. Trent'anni fa esatti, a giugno del 1983, usciva al cinema quest'avventura frizzante in cui un giovane Matthew Broderick, nella parte dello “smanettone” informatico, cercava di collegarsi via modem ai computer delle società di sviluppo di videogiochi e incappava per errore in un supercomputer militare che gli proponeva di lanciare la Terza Guerra Mondiale a colpi di missili termonucleari. E lui, convinto di giocare a un videogame, accettava l'invito.

Rivederlo ora è un esercizio di nostalgia informatica che rivela quanto è cambiata la tecnologia in soli tre decenni: se lo guardate insieme a degli adolescenti, preparatevi a parecchie pause per spiegare cos'era un accoppiatore acustico, come facevano i computer a collegarsi tra loro se non c'era Internet, come mai i televisori erano così piccoli ma ingombranti e i telefoni avevano un aspetto così bizzarro, che cos'era l'arte ormai quasi dimenticata del wardialing... e che cos'era l'Unione Sovietica. È una buona occasione per apprezzare quanta strada abbiamo fatto.

Oggi, fra l'altro, possiamo arricchire il film proprio con i servizi offerti dall'informatica: per esempio, su Google Street View possiamo visitare i luoghi immortalati nelle scene di Wargames e scaricare per il nostro smartphone o tablet Wargames: WOPR, il gioco della Guerra Termonucleare Globale mostrato nel film (Android o iOS).

Una battuta del film (“Uno strano gioco: l'unica mossa vincente è non giocare”) è diventata storica: all'epoca si riferiva all'uso di missili intercontinentali armati di testate atomiche (era uno dei momenti più tesi della Guerra Fredda fra Stati Uniti e Unione Sovietica), ma vale ancora oggi per i venti di guerra informatici alimentati dal caso PRISM.
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