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2014/08/10

Com’è una pioggia di meteore vista dallo spazio? Bellissima e terrificante

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “dicanioda” e alla segnalazione di @astropratica ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.


All'inizio guardi questa foto, scattata dalla Stazione Spaziale Internazionale, e pensi quant'è bella, con la Terra illuminata dal chiarore della Luna, la dorata traslucidità dei pannelli solari della Stazione, le forme rustiche e affidabili della Soyuz baciata dal sole, la sottilissima curva verde dell'atmosfera che ti fa capire quanto è tenue lo strato d'aria che ci permette di vivere. Pensi alla meraviglia di essere lassù e vedere queste cose dal vivo, con una nitidezza irreale per via della totale trasparenza dello spazio, con un contrasto che nessuno schermo e nessuna stampa fotografica possono sperare di offrire.

Poi guardi al centro dell'immagine e noti quella piccola scia bianca quasi verticale, e ti accorgi che c'è uno spettacolo nello spettacolo: una meteora che, dopo aver viaggiato per inconoscibili millenni nello spazio, conclude fiammeggiante la propria esistenza, consumandosi in un fugace ma devastante impatto ipersonico con l'atmosfera, facendosi ammirare da chi sta lassù e anche da chi è sulla madre Terra con un bagliore colorato lungo decine di chilometri.

Vedere una meteora che passa sotto di te ti fa capire che sei davvero nello spazio. Si, certo, soltanto quattrocento chilometri ti separano dalla superficie di quella grande perla azzurra, costellata di bagliori elettrici di città e di fulmini, che ti riempie i finestrini della Cupola, ma fanno la differenza. Sì, certo, altri esploratori si sono avventurati mille volte più lontano, fino alla Luna, ma resta il fatto ineludibile che le meteore schizzano e bruciano sotto i tuoi piedi. Non puoi pretendere un promemoria più intenso e chiaro del fatto che sei sull'avamposto più lontano dell'umanità e voli talmente veloce da girare intorno a tutto il mondo in un'oretta e mezza. Contempli l'intero pianeta, delicato mappamondo vivente dal quale mancano surrealmente le linee di confine, dall'interno di un palazzo celeste che nemmeno il più potente imperatore della Storia avrebbe potuto far costruire e abitare. Forse, per un breve istante, ti senti una divinità o una creatura mortale benedetta da un privilegio divino.

Ma subito ti rendi conto che quella meteora, grande forse quanto una biglia, si è consumata sotto di te perché tu sei sopra la coltre protettiva dell'atmosfera, e quindi avrebbe potuto colpire il tuo avamposto a qualche chilometro al secondo, trapassando come carta velina le sue pareti o il tuo corpo con effetti catastrofici. Altro che divinità. Sei un bersaglio indifeso persino contro le piccole sassaiole dell'Universo. L'unica cosa che ti dà sicurezza è la tua fiducia nella statistica. Razionalmente, sai che lo spazio è immenso e la probabilità che una meteora significativa passi proprio nel punto in cui si trova, in quel preciso istante, la piccola oasi artificiale d'aria nella quale vivi e fai scienza è modesta. Lo sai razionalmente, appunto: ma quel proiettile incandescente parla, inevitabilmente, anche alla tua parte emotiva.

Eppure la paura che ti passa per la testa per un nanosecondo è paradossalmente facile da tenere a bada, perché sei il tipo di persona che ha accettato l'idea che fra qualche mese, alla fine della tua missione, sarai dentro una stretta capsula che rientrerà nell'atmosfera esattamente come quella meteora, usando l'atmosfera e lo scudo termico per trasformare velocità in calore e frenare da ventottomila chilometri l'ora, fidandoti totalmente dei conti degli ingegneri e della diligenza dei costruttori. Tu e i tuoi compagni di viaggio sarete dentro una meteora che precipita.

Ed è per questo che avrai sempre la mia ammirazione e gratitudine.


2014/08/11


Per una felice coincidenza, poche ore dopo aver scritto queste righe ho trovato nel mio feed Twitter questo video nel quale l'astronauta Samantha Cristoforetti, che partirà per la ISS a novembre, parla proprio di paura e coraggio.



2014/09/11


L'astronauta Reid Wiseman ha scattato oggi questa fantastica immagine del rientro della capsula Soyuz TMA-12M, con a bordo tre astronauti. Sono davvero dentro una meteora.

20 commenti:

EpSiLoN74 ha detto...

La statistica gioca a loro favore ma non c'è neanche una sorta di allerta per un possibile impatto? Si ignorano completamente?

F ha detto...

diciamo che sai che desiderio esprimere... :D

Unknown ha detto...

Pura poesia.

Marco ha detto...

Articolo carico d'emozione che è arrivata e ha colpito forte al cuore. Grazie.

Francesco Coppola ha detto...

Domandina: ma Attivissimo, se gli offrissero la possibilità di farlo, ci andrebbe a farsi un week end lassù?

frankbat ha detto...

@F: "diciamo che sai che desiderio esprimere... :D"
Qualcosa come "speriamo che la prossima "pallina da flilpper" che passa da queste parti ci schivi come quella laggiu'?"

Paolo Attivissimo ha detto...

Francesco,

ma Attivissimo, se gli offrissero la possibilità di farlo, ci andrebbe a farsi un week end lassù?

Senza esitare neanche un nanosecondo.

Il problema non sarebbe andare su; sarebbe convincermi a scendere.

Paolo Attivissimo ha detto...

Epsilon74,

non c'è neanche una sorta di allerta per un possibile impatto? Si ignorano completamente?

Per le meteore di piccola dimensione (millimetri o centimetri) non c'è nulla da fare; non le puoi rilevare con sufficiente anticipo, per cui ti limiti (semplificando) a sperare che non ti centrino. Per i detriti spaziali la cosa è diversa, perché si muovono secondo orbite conosciute e quindi sono anticipabili (capita piuttosto spesso che si facciano manovre evasive).

manfar ha detto...

In poche parole hai evocato tutte le sensazioni il nostro cervello riesce vivere, compreso le umane contraddizioni. Bellissimo. Praticamente l'opposto di un discorso politico.

Vittorio ha detto...

Bellissimo articolo, complimenti!

Ermanno ha detto...

@frankbat:
La statistica ti "salva" per le meteore sporadiche, ma gli sciami meteorici si conoscono bene.
Proprio in questo periodo (meta' luglio-agosto) ci sono le Perseidi (AKA Lacrime di S. Lorenzo): uno degli sciami piu' famosi e piu' "popolati". In questo caso data la grandezza della ISS, la probibiita' di essere colpiti e' alta.
Per fortuna il tipico metoroide (spero sia il termine giusto, vado a memoria: il sassolino prima di entrare nell'atmosfera) e' piccolo. Le pareti dell'ISS possono assorbirli tranquillamente.
Paolo ha un po' esagerato. Pochi sono grandi come una biglia di flipper.
Ciao,
Ermanno

Massimiliano de Capua ha detto...

Wow!
D'ora in poi per me sarai Paolo "Sagan" Attivissimo.
Tanta roba davvero, bellissimo.

Andrea P. ha detto...

Paolo,
secondo me questo è il tuo articolo più bello di sempre.
In effetti, ricorda molto il "pallido puntino azzurro".
Grazie!

Roberto Camisana ha detto...

> Il problema non sarebbe andare su; sarebbe convincermi a scendere.

LOL, peggio degli alieni cattivi nei film :-)
Non riusciamo a liberarci di Attivissimo!
Non vuole saperne di andarsene e intanto ci mangia tutte le bustine di focaccia liofilizzata... :-DDD

puffolottiaccident ha detto...

@Francesco Coppola

Perchè, tu non ci andresti?

martinobri ha detto...

il tipico metoroide (spero sia il termine giusto)

Quasi; è meteoroide
:-)

Van Fanel ha detto...

Continuo a chiedermi perché Paolo non ha mai pensato di fare lo scrittore...

Paolo Attivissimo ha detto...

Van,

Continuo a chiedermi perché Paolo non ha mai pensato di fare lo scrittore...

In realtà ci ho pensato tante volte. Il problema è che finora mi sono limitato a pensare ;-)

Ma non escludo di scrivere qualcosa di questo genere a breve. Stay tuned.

Van Fanel ha detto...

@Paolo
In realtà ci ho pensato tante volte. Il problema è che finora mi sono limitato a pensare ;-)

Ah, se bastasse pensare probabilmente io avrei già scritto decine di volumi, ma nel mio caso sarebbe sbobba illeggibile...

Claudio (l'altro) ha detto...

Rispondo con largo ritardo all'argomento ma vorrei precisare un punto.
Per i meteoroidi di piccole dimensioni, quelli tipici di uno sciame di cosiddette "stelle cadenti", la ISS ha una protezione: sono schermi multistrato costruiti sul principio un po' controintuitivo del "Whipple Shield". Ovvero, semplificando molto, mettendo strati sottili di alluminio intervallati da strati sottili di kewlar e altri polimeri, opportunamente distanziati, date le energie in gioco, il meteoroide buca il primo strato e si frammenta, ma sull'ultimo strato, la parete vera e propria del modulo abitato, non arriva nulla. Questo tipo di scudi dovrebbe funzionare con oggetti fino a dimensioni di un paio di centimetri e densità dell'alluminio, non so quale è il limite massimo di dimensioni e massa che riesce a fermare.
Per chi volesse approfondire, c'è un PDF della NASA in inglese, con anche immagini interessanti:
http://ston.jsc.nasa.gov/collections/TRS/_techrep/TP-2003-210788.pdf