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2007/08/28

Google Earth aggiunge il cielo stellato

Per vedere le stelle quando c'è nuvolo, usate Google Earth


La nuova versione 4.2 di Google Earth (Windows, Linux e Mac) ha aggiunto il cielo. Si può impostare qualsiasi luogo del pianeta Terra e sceglierlo come punto di vista per osservare stelle, costellazioni, galassie e pianeti. L'interfaccia è la stessa del Google Earth "terrestre": il cielo è zoomabile, e cliccando sugli oggetti compaiono informazioni di supporto.

La differenza fondamentale rispetto ai molti altri programmi di planetario è che in Google Earth le immagini sono fotografie autentiche, scattate dai migliori telescopi del mondo. Abbiamo insomma un'altra scusa per incantarci davanti allo schermo del computer a scoprire le meraviglie dell'universo. Ricordiamoci però di andare ogni tanto fuori a vedere il mondo reale: una pioggia di meteore, o un'eclissi di Luna come quella di questi giorni, non è uno spettacolo replicabile sul PC.

UFO a Haiti, il video del momento

Svelato il mistero degli UFO in video... o almeno questo è quello che vogliono farvi credere


Spopola in Rete, con oltre 3,2 milioni di contatti, un video di YouTube che sembra mostrare inequivocabilmente un sorvolo da parte di veicoli alieni in quel di Haiti. A differenza di molti altri filmati analoghi, qui gli oggetti si vedono in dettaglio. Cosa c'è sotto?

Cominciamo guardando il video:



Nel corso della diretta radio, esamineremo indizi e circostanze di questo filmato che ha subito scatenato in Rete la discussione ufologica. Come si indaga su un caso del genere? Sembra che ci sia ben poco a cui attaccarsi, ma un po' di esperienza e di buon senso permette di fare molte scoperte interessanti.

I primi sintomi della vera natura di questo video sono nell'audio: che senso ha che la persona fuori campo gridi dopo che sono comparsi gli "UFO" e dopo che ha iniziato la ripresa?

Secondo indizio: come mai i giornali haitiani o almeno il popolo dei blogger locali non parlano di quello che dovrebbe essere un evento straordinario?

Ma la smentita definitiva arriva in un modo molto semplice: basta risalire alla versione originale del video, quella pubblicata per prima dall'utente Youtube barzolff814, e immettere il suo nome in Google per trovare un articolo del Los Angeles Times che spiega l'arcano: barzolff814 è lo pseudonimo di un animatore digitale professionista che lavora nel settore da un decennio: ci ha messo 17 ore usando un laptop e programmi di animazione tridimensionale comunemente disponibili.

A che scopo tutto questo? Secondo Barzolff814, si tratta di una sperimentazione sociale per un film di cui si sta occupando per una società cinematografica francese: la storia riguarda, pensate un po', due persone che creano un finto evento ufologico così realistico che sfugge loro di mano. Molto calzante.

Per autenticare la paternità del video, l'animatore ha realizzato un ulteriore video per il Los Angeles Times, che potete vedere nella pagina Web dell'articolo.

Con la moderna tecnologia digitale, insomma, è estremamente facile creare video come questi, il cui realismo è facilitato dalla bassissima risoluzione di Youtube.

Questo significa che tutti i video sono falsi e che gli UFO non esistono? Niente affatto: vanno controllati uno per uno, e la semplice statistica (miliardi di galassie, ciascuna con miliardi di stelle e pianeti, facilità di formazione degli ingredienti chimici basilari della vita) suggerisce che non siamo soli. Ma il giorno che saremo accompagnati, lo sapremo senza ombra di dubbio in diretta TV mondiale, non grazie a un video amatoriale.

Radio: i temi di oggi

UFO haitiani, antipirateria Windows in tilt, Google Sky, iPhone sbloccato, nuovo NeoOffice


Ecco i temi della puntata odierna del Disinformatico radiofonico, in onda in diretta dalle 11 alle 12 sulla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana:
  • Risolto il mistero del popolarissimo video su Youtube che mostra chiaramente dei dischi volanti ad Haiti. O almeno così pare...
  • Il sistema antipirateria di Microsoft è andato in tilt e dice agli utenti legittimi che sono pirati. Il problema ora è risolto, ma la lezione è eloquente per tutti: i pirati non vengono bloccati da questi sistemi, ma gli utenti regolari ne pagano il prezzo.
  • Google Earth raggiunge il cielo: ora include un planetario con foto di milioni di stelle, i pianeti, le galassie, le costellazioni, così come appaiono da qualunque punto del mondo.
  • Un giovane smanettone sblocca l'iPhone, il telefonino di Apple, e permette di usarlo su qualsiasi rete cellulare. Ma occhio, ci vuole il saldatore! Ne vale la pena?
  • L'etichetta di una celebre bibita con zero calorie contiene davvero un messaggio nascosto sugli attentati dell'11 settembre? In vista della ricorrenza della tragedia, proliferano le voci; e non è la prima volta che le etichette dei prodotti vengono "interpretate" in questo modo.
  • NeoOffice, una variante di OpenOffice.org per Mac, esce in una versione aggiornata e più potente. Ma attenzione: se il vostro Mac non è particolarmente vivace, NeoOffice potrebbe rivelarsi spesso troppo pesante.

2007/08/22

Videorimborsi, Google ci ripensa

Google Video restituirà tutto


Secondo il blog ufficiale di Google, chi ha acquistato video da Google Video riceverà un rimborso completo sulla propria carta di credito anziché cinque dollari in buoni acquisto di Google. La scadenza dei video, lucchettati con il DRM, è stata inoltre prorogata di sei mesi.

Un cambiamento significativo rispetto alle intenzioni iniziali, ma gli aspetti riguardanti il DRM non cambiano: questo episodio è la dimostrazione che chi compra musica e video lucchettati con sistemi anticopia è alla mercé del venditore e non è mai veramente libero di fruire di quello che ha comprato.

2007/08/21

CIA e Vaticano fra i vandali blasonati della Wikipedia

Chi modifica la Wikipedia non è anonimo: i lettori sorvegliano


E' stato da poco rilasciato su Internet un servizio, Wikiscanner di Virgil Griffith, che permette a chiunque di identificare l'origine delle modifiche fatte alle voci dell'enciclopedia libera Wikipedia.

Le sorprese non si sono fatte attendere: fra gli autori di varie modifiche sono emersi la CIA, il Vaticano, la Reuters, la Disney e la BBC, identificati in base agli indirizzi IP dei computer dai quali sono state effettuate le alterazioni.

Fra l'altro, alcune delle alterazioni scoperte sono decisamente discutibili: tutt'altro che le normali revisioni e correzioni apportate dagli utenti. Per esempio, come segnalato da BoingBoing, Wired e Sydney Morning Herald, dei computer associati alla CIA sono stati l'origine di quasi trecento modifiche ad argomenti vari, compreso il presidente iraniano (al quale è stato aggiunto un "Wahhhhh" derisorio). Un computer situato al Vaticano è stato usato per cancellare riferimenti a prove che collegano Gerry Adams, il leader del movimento Sinn Fein, a un duplice omicidio di vari decenni fa.

Sarebbe interessante, inoltre, scoprire chi è il "rispettato giornalista italiano" nella cui voce di Wikipedia qualcuno, da un computer delle Nazioni Unite, ha inserito la qualifica di "razzista promiscuo". E qualche burlone alla BBC ha cambiato le cause delle palpitazioni cardiache dell'ex primo ministro britannico Blair da "caffé forte ed esercizio intenso in palestra" a "vodka e superlavoro in camera da letto"; per non parlare del computer della BBC dal quale il secondo nome del presidente Bush è stato "corretto" da Walker a Wanker (termine scurrile sul quale lascio al lettore ogni ulteriore indagine... solitaria) e di quello della Reuters che ha aggiunto "omicida di massa" alla descrizione di Bush.

Ma i nomi delle organizzazioni che hanno tentato di usare la Wikipedia per rifarsi una verginità o denigrare gli avversari non finiscono qui: Microsoft, il Congresso USA, la Diebold (coinvolta nello scandalo delle bacatissime macchine per il voto elettronico negli Stati Uniti), la catena di supermercati Wal-Mart, e così via. Buona caccia con il Wikiscanner.

I potenti, o coloro che si credono tali, faranno quindi bene a non tentare di autoincensarsi su Wikipedia, perché i lettori, a differenza che in passato con gli altri media, possono controllare chi effettua o commissiona le modifiche. Internet cambia davvero le carte in tavola: i sorveglianti diventano sorvegliati.

Antibufala: perché i lampioni si spengono quando passate?

Il mistero del lampione stregato


Sarà capitato anche a voi di osservare questo fenomeno strano e apparentemente inspiegabile: a volte, quando passate in auto o a piedi sotto un lampione, specialmente sotto uno di quelli che emana luce gialla, si spegne. Dopo che siete passati, si riaccende.

Il fenomeno è particolarmente impressionante lungo le strade deserte. C'è chi ipotizza campi elettromagnetici generati dalle auto, magari dalle autoradio maldestramente schermate, o dai telefonini dei pedoni, che interferiscono con i circuiti dei lampioni; e c'è chi passa direttamente a "spiegazioni" basate su aura e fluido paranormale. Gli innamorati litigiosi, per esempio, sarebbero più inclini a generare il fenomeno rispetto a una persona serena che passeggia per i fatti propri.

Come stanno le cose in realtà? Un'indagine realizzata dal sito The Straight Dope, dedicato alle dicerie e ai misteri di Internet e dintorni, presenta dei risultati che sono forse deludenti per gli amanti del fantastico ma molto interessanti dal punto di vista della psicologia.

Il fenomeno, infatti, esiste, ma non ha spiegazioni paranormali o pseudoscientifiche: tutto avviene nella nostra testa. I lampioni, infatti, si spengono e accendono ciclicamente anche quando non passa nessuno: ma ovviamente, se non passa nessuno non c'è nessuno che se ne accorge, per cui il fenomeno viene notato soltanto quando c'è qualcuno che passa. E' un processo mentale che si osserva in modo analogo in molti eventi apparentemente paranormali: tendiamo per natura a notare quando avvengono cose insolite e a dimenticare quando non avvengono. L'esempio classico è quando si pensa a una persona e poco dopo squilla il telefono per una chiamata della persona pensata.

In questo caso, The Straight Dope cita le osservazioni di uno specialista di settore della General Electric: i lampioni si accendono e spengono ciclicamente perché il reattore o alimentatore (ballast in originale) è in grado di mantenere l'arco voltaico soltanto con una certa tensione massima. Ma man mano che le lampade al sodio ad alta pressione invecchiano, la loro tensione aumenta, perché viene perso del sodio per via di vari processi chimici. A un certo punto il reattore riesce soltanto ad accendere la lampada quando è fredda e a scaldarla fino a che raggiunge la tensione massima sopportabile, e a quel punto la lampada si spegne e inizia quindi a raffreddarsi. Quando la sua temperatura è scesa a sufficienza, si riaccende, e così via.

25 anni di Compact Disc

Un quarto di secolo di CD


Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il 17 agosto di 25 anni fa fu fabbricato a Langenhagen, vicino ad Hannover, il primo Compact Disc di serie: la Sinfonia Alpina di Richard Strauss, condotta da Herbert von Karajan. Concepito insieme da Philips e Sony, la prima presentazione mondiale del CD avvenne però il 9 marzo del 1979.

Il CD nacque dalle ceneri del videodisco, che fu un flop commerciale ma va ricordato come il primo supporto audiovisivo che lavorava senza contatto fisico con il dispositivo di lettura.

Una chicca riguardante le origini del curioso formato di 12 centimetri e 74 minuti: il progetto originale di Philips prevedeva un'ora di musica, poco più del long playing di vinile, con un diametro di 11,5 centimetri. Ma il vicepresidente della Sony, Norio Ohga, voleva che sul CD ci stesse la Nona Sinfonia di Beethoven, la cui versione più lunga (una registrazione mono fatta al Bayreuther Festspiele nel 1951 e diretta da Wilhelm Furtwängler) durava appunto 74 minuti.

Una chicca invece temporanea e involontaria è il titolo de La Stampa dedicato alla ricorrenza, immortalato qui accanto. Grazie a Infinity999 per la segnalazione.

Aggiornamento (15:15): l'errore è stato corretto.

Ricordiamo anche il crollo dei prezzi dei lettori: i primissimi, come quello della Philips mostrato qui sopra, costavano l'equivalente odierno di 1500 euro (2300 franchi svizzeri). Per molti, come me, rimasero a lungo inarrivabili oggetti del desiderio. Oggi si comprano per poche decine di euro nei supermercati.

Il nome Compact Disc non fu scelto subito: ne furono proposti altri, fra cui Mini Rack, MiniDisc (proprio così) e Compact Rack. Alla fine fu scelto il nome attuale perché richiamava il nome della Compact Cassette, la popolarissima musicassetta.

La commercializzazione del CD fu esplosiva. I primi CD furono messi in vendita a novembre del 1982, e già nel 1985 l'album Brothers in Arms dei Dire Straits (il primo album DDD, ossia interamente digitale dalla registrazione alla vendita) vendeva un milione di copie in questo nuovo formato. Da allora sono stati venduti oltre 200 miliardi di CD.

Ma i tempi d'oro del CD sono passati: il picco fu raggiunto nel 2000, con 2,4 miliardi di album venduti. I dati 2006 indicano vendite per 1,7 miliardi di dischi.

Non va dimenticato, infine, che una delle ragioni del successo del formato CD fu la decisione di adottare uno standard aperto e unico invece di farsi la forca come sta avvenendo attualmente con la concorrenza fra HD-DVD e Blu-Ray: come ricorda Jacques Heemskerk, all'epoca ingegnere della Philips, "i dirigenti avevano detto di essere il più possibile aperti e di condividere tutto, perché era l'unico modo per avere successo".

Fonti: BBC, BBC, Philips, Wikipedia, CDMan.

Il grande blackout di Skype: colpa di zio Bill?

Skype tira in ballo Microsoft per il blackout

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Panico generale: da giovedì scorso, e per ben due giorni, i milioni di utenti di Skype, il popolarissimo programma di telefonia via Internet, si sono trovati tutti zittiti. Impossibile connettersi; i pochi che ci riuscivano non trovavano i propri amici e contatti. Ora le cose si sono sistemate, ma chi si era affidato a Skype per risparmiare sulla bolletta telefonica e per stabilire nuove amicizie s'è trovato tagliato fuori e ha avuto una buona occasione per riflettere su quanto era diventato importante l'uso di questo servizio.

Sono circolate le teorie più disparate: dal possibile attacco informatico al sabotaggio da parte delle compagnie telefoniche tradizionale, insidiate dal successo della telefonia via Internet. Il blog ufficiale di Skype, tuttavia, punta il dito contro un "colpevole" ben diverso: Microsoft.

Zio Bill è un colpevole involontario, s'intende: in realtà è stato soltanto il fattore scatenante di una serie di disguidi dovuti a falle del software di Skype.

In sintesi, il 16 agosto Microsoft ha rilasciato il blocco mensile di aggiornamenti del proprio software. Questo ha causato il riavvio pressoché simultaneo di milioni di computer in giro per il mondo, molti dei quali hanno installato Skype, configurandolo per riconnettersi automaticamente al circuito Skype dopo un riavvio.

L'elevatissimo numero di tentativi di riconnessione simultanei, combinato con una carenza di risorse di rete P2P, ha sovraccaricato Skype. Sovraccarichi di questo genere vengono normalmente gestiti dal software di Skype, che però conteneva un difetto che non era mai stato rilevato prima e che è emerso soltanto in queste condizioni molto particolari.

Secondo il blog di Skype, la causa del collasso è stata "identificata esplicitamente all'interno di Skype", e non ci sono stati pericoli per la sicurezza degli utenti: "Possiamo confermare categoricamente che non sono state ascritte attività ostili e che la sicurezza dei nostri utenti non è mai stata in pericolo".

Per evitare che il pasticcio si ripeta al prossimo aggiornamento di Microsoft, previsto per la fatidica data dell'11 settembre (un martedì, proprio come sei anni fa), "Skype ha identificato e già introdotto varie migliorie nel proprio software per garantire che i nostri utenti non verranno colpiti allo stesso modo nell'improbabile ipotesi che si verifichi di nuovo questa combinazione di eventi".

Speriamo in bene. Ora il servizio ha ripreso a funzionare egregiamente, ma la relativa reticenza delle fonti ufficiali di Skype lascia chiaramente spazio a dubbi e ipotesi alternative. GigaOm ha una discussione tecnica molto interessante sull'argomento, che ipotizza il coinvolgimento dei supernodi della rete Skype oltre che dei server di autenticazione di Skype.

L'architettura della rete, insomma, non è così distribuita e peer-to-peer come potrebbe sembrare; a questo punto diventa interessante valutare anche alternative come Gizmo, che nei giorni del blackout ha avuto un'impennata di iscritti davvero spettacolare. Gizmo è multipiattaforma e, a differenza di Skype, è basato su standard aperti; inoltre e integra varie funzioni supplementari che in Skype si pagano a parte, come la registrazione delle chiamate.

La lezione di questo blackout è che la popolarità, su Internet, si acquisisce in fretta, ma si perde altrettanto rapidamente.

Grazie a Inchiostro Simpatico per i dettagli tecnici della vicenda.

Radio: i temi di oggi

Blackout di Skype, 25 anni di CD, Wikivandali blasonati, lampioni stregati


Nel Disinformatico radiofonico di oggi, in onda come consueto alle 11 sulla Rete Tre della RTSI (streaming e podcast), toccherò alcuni argomenti disinformaticamente caldi di questa settimana:
  • il grande blackout di Skype: milioni di utenti si trovano privi della possibilità di chattare e telefonare via Internet per giorni. Circolano le voci più incontrollate, ma ora che il fumo s'è diradato sembra che il colpevole sia stato individuato.
  • Il Compact Disc compie 25 anni: breve storia di un supporto che ha cambiato per sempre il modo di fare e ascoltare musica.
  • La CIA e il Vaticano colti a taroccare le voci della Wikipedia grazie a un nuovo strumento software: il sorvegliante diventa sorvegliato grazie a Internet.
  • Antibufala: perché i lampioni si spengono quando vi passiamo sotto? Quali forze misteriose sono all'opera?
A fra poco!

2007/08/14

Antibufala: l’uomo che si ridusse i pollici per usare l’iPhone

Pollici troppo grossi per il cellulare? Ci pensa il chirurgo


Vediamo se riesco a prevenire l'arrivo nei media italiani di una bufala decisamente originale. Un articolo del North Denver News dell'8 agosto scorso ha descritto il caso di Thomas Martel, un ventottenne dai pollici molto grandi che se li è fatti ridurre chirurgicamente per poter usare i moderni cellulari con tutti i loro minuscoli bottoni e con i loro schermi sensibili al tatto, come quello del suo nuovo iPhone.

Martel, riferisce l'articolo, aveva problemi a toccare i tasti giusti e perdeva in continuazione gli stili utilizzati da alcuni cellulari. Ha dichiarato che la procedura è stata costosa, ma conta di recuperare la spesa nell'arco di dieci o quindici anni; e la frustrazione eliminata, chiaramente, non ha prezzo.

Il medico, il dottor Robert Fox Spars, è il creatore della procedura, secondo l'articolo, denominata whittling: una piccola incisione su entrambi i pollici e la limatura delle ossa, seguite da un'attenta correzione dei muscoli delle dita e dalla correzione delle unghie.

E' tutta una burla: l'articolo era costellato di indizi (non ci sono muscoli nei pollici e l'operazione con relativa convalescenza avrebbe richiesto molto più tempo di quello per il quale è stato disponibile l'iPhone), ma questo non ha impedito a molti di cascarci, come testimonia per esempio questa ricerca in Google.

Dopo pochi giorni di frenetico passaparola su Internet, il North Denver News ha deciso che era il caso di fermare la notizia prima che se ne perdesse il controllo e ha pubblicato la smentita. Si trattava di satira sul fatto che la società americana accetta tranquillamente la chirurgia plastica e la "deformazione decorativa" del corpo umano per motivi di vanità ma non per altre ragioni più pratiche e sull'ossessione per la tecnologia trasformata in oggetto di moda e tifoseria.

Si è trattato anche di un piccolo esperimento sociale: una dimostrazione efficace di quanto siano poco scettici i lettori, cosa che in questo momento (in cui si consultano sempre più le fonti online, comprese quelle prive di garanzie) può comportare errori dalle conseguenze molto serie. Quindi in futuro, mi raccomando, siate più cauti anche nei confronti delle notizie pubblicate dai media tradizionali: chiedetevi sempre se la notizia ha perlomeno una propria coerenza interna.